FRANCESCO DI VICO Prefetto di Roma

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Condottieri di ventura

2135      FRANCESCO DI VICO  Prefetto di Roma. Signore di Viterbo, Montefiascone, Tuscania, Amelia, Terni, Tarquinia, Vetralla, Civitavecchia, Trevignano Romano, Montalto di Castro. Figlio di Giovanni, genero di Giordano Orsini.

+ 1387 (marzo)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1347  

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Vico Roma  

 

Lazio

Viene dato in ostaggio dal padre Giovanni a Cola di Rienzo in occasione della resa del congiunto. Si reca a Roma.

Nov. dic.  

 

 

 

 

 

Lazio

Si trova a Roma con il padre. E’ fatto imprigionare da Cola di Rienzo durante un banchetto perché è sospettato di tradimento. Verrà liberato più tardi dietro la promessa di sposare Perna Orsini  figlia di Giordano.

1353  

 

 

 

 

 

 

 

 

Dic. Vico Chiesa  

 

Umbria

Difende Orvieto dagli attacchi dei pontifici e dei fuoriusciti comandati da Petruccio e Nerone di Pepo. Gli abitanti lo pregano di cercare la pace.

1354  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Umbria

Reprime in Orvieto un tentativo  insurrezionale organizzato ad arte per potere colpire i guelfi cittadini. E’ assediato nella città dai pontifici.

Giu.  

 

 

 

 

 

Umbria

Deve arrendersi al cardinale Egidio Albornoz. Presenzia all’atto di sottomissione del padre Giovanni;  rientra a Viterbo con il congiunto.

Sett. Chiesa Agli stipendi dei pontifici con venti cavalli.
1355  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb. Chiesa Rimini 20 cavalli Lazio e Marche

Milita agli ordini di Giordano Orsini. Esce da Viterbo e si trasferisce nelle Marche  per combattervi i Malatesta.

Mar. giu.  

 

 

 

 

 

Lazio e Toscana

Lascia il campo e si reca a Roma per l’incoronazione di Carlo di Boemia. Affianca l’imperatore a Pisa: in conseguenza di tale fatto è privato di Corneto (Tarquinia) dai pontifici.

1360  

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Chiesa Milano  

 

Romagna

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Marche

Esce da Vetralla per seguire il cardinale Egidio Albornoz nella marca d’ Ancona.

1366
Apr. Muore il padre Giovanni;  eredita il titolo di prefetto di Roma.
1368  

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Lazio

Su pressione del papa Urbano V con i suoi  congiunti e Luca Savelli si riconcilia a Montefiascone con i rivali Pietro e Francesco dell’Anguillara, Francesco e Busio Orsini.

1369 Vico Chiesa  

 

Lazio

Si allea con i perugini e con Simonetto Orsini per combattere Urbano V.

1370  

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. mag.  

 

 

 

 

 

Lazio

I pontifici assediano Vetralla; attaccato nella città a maggio deve fare atto di sottomissione allo stato della Chiesa a Montefiascone. Abbandona l’alleanza con i perugini. Il pontefice impedisce che si batta a duello con Francesco Orsini.

1372  

 

 

 

 

 

Lazio

Sposa a Galeria Perna Orsini figlia di Giordano e sorella di Francesco. Riceve in dote la somma di 3500 fiorini; a sua volta consegna Bieda (Blera) a Francesco Orsini.

1374  

 

 

 

 

 

Lazio

Il papa gli fa restituire Vetralla.

1375  

 

 

 

 

 

 

 

 

Estate Lazio Cinque abitanti di Viterbo lo contattano e gli promettono la signoria della città alla condizione di scacciare il tesoriere generale della curia del Patrimonio Angelo Tavernini e di  eliminare il dominio dei pontifici.
Nov. dic. Firenze Chiesa Napoli Lazio

Milita agli stipendi dei fiorentini contro i pontifici nella guerra degli Otto Santi. A metà mese con la ribellione di Città di Castello allo stato della Chiesa si introduce di nascosto una domenica, il giorno dei Santi Pietro e Paolo, in Viterbo travestito da contadino. Entra per una breccia nelle mura dove passa il fosso d’Arcione (nei pressi della Porta di San Matteo di Sonza); il fratello Battista vi entra per la Porta di San Sisto travestito da fascinaio. In due giorni riunisce 50 seguaci e con costoro si getta arditamente per le strade; presto è seguito da una grande folla; giunge nella piazza del Comune; vi si fa proclamare signore. E’ dato alle fiamme nella piazza il libro delle condanne per malefizi. Angelo Tavernini ed il rettore del Patrimonio Niccolò Orsini riparano nella rocca fatta costruire dal cardinale Albornoz. il Vico ne inizia l’assedio; va ad abitare nel palazzo del tesoriere cui sono confiscati i beni; si reca con la popolazione alla villa di costui presso Santa Maria del Paradiso, ne devasta le piantagioni e la costruzione che sarà demolita. Il fratello Battista colloca i suoi alloggiamenti nel palazzo della Fontana del Separi, il fratello Giovanni Sciarra nel palazzo di San Pietro dell’Olmo e lo zio Ludovico di Vico in uno sito a San Simone. Dopo pochi giorni sopraggiunge Giovanni Acuto che irrompe nella città con 3000 cavalli per la Porta di Santa Lucia  data alle fiamme dagli attaccanti. I pontifici sono, tuttavia, costretti a ritirarsi; i fiorentini, da parte loro,  inviano in soccorso al  Vico 200 lance e 30 balestrieri ungheri agli ordini di Enrico Paher. Con l’arrivo dei rinforzi il Vico può continuare ad assediare la rocca con più forza; la espugna a dicembre a seguito di un assalto generale preceduto dallo scavo all’altezza delle fondamenta di due gallerie sotterranee che dalla piazza conducono all’interno della fortezza. Il rettore è fatto uscire salvo; il tesoriere si sottrae con la fuga al popolo. La rocca sarà rasa al suolo dagli abitanti che lasciano in piedi solo il moncone della gran torre presso la Porta di Santa Lucia.

1376  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lazio

Toscanella (Tuscania), Tarquinia, Amelia e Terni lo acclamano loro signore. A Tarquinia è fatta strage dagli abitanti degli uomini della compagnia di Bernardo della Sala.

Feb. mar.  

 

 

 

 

 

Lazio

E’ aggredito da milizie romane che agli ordini di Giovanni Cenci si accampano tra Tuscania e Montalto di Castro. Perde Tarquinia;  si impadronisce invece ai danni dei romani della rocca di Carcari.

Apr. Lazio Il papa Gregorio XI lancia l’interdetto sulla città di Viterbo.
Giu.  

 

 

 

 

 

Lazio ed Umbria

Rafforzato da contingenti fiorentini condotti da Enrico Paher e dall’Olfo, muove verso Vetralla.  Sconfigge a Capranica gli angioini che, capitanati da Luigi da Capua, sono stati inviati dalla regina Giovanna d’Angiò in soccorso dei pontifici: sono catturati 150 uomini d’arme, con 600 cavalcature e molte salmerie. Con la vittoria assale il contado di Montefiascone e ne distrugge mulini e vigneti; stessa sorte subiscono i territori di Vitorchiano, Ronciglione, Tarquinia, Bracciano e Palazzolo

Dic.  

 

 

 

 

 

Umbria

Batte ancora i pontifici nei pressi di Orvieto. Negli stessi giorni gli abitanti di Tarquinia accolgono con grandi festeggiamenti il pontefice giunto da Avignone.

1377  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. apr.  

 

 

 

 

 

Lazio

Respinge un attacco ai danni di Viterbo condotto da 400 lance: tra morti e prigionieri le perdite degli avversari ammontano a 200 cavalli. Ottiene per trattato Bolsena; finge di muoversi verso Viterbo e fa spargere la voce di un suo prossimo ritorno a Bolsena con una esigua scorta. I pontifici assalgono allora la località con 300 lance capitanate da Raimondo di Turenna. I bretoni si pongono in agguato; quando Francesco di Vico è informato che costoro stanno per avvicinarsi fa uscire all’improvviso da Bolsena tutte le sue truppe.  Gli avversari, colti di sorpresa, vengono battuti. E’ catturato Raimondo di Turenna con venti cavalieri dallo sperone d’oro, parenti tutti del papa e di cardinali. Il Vico è scomunicato con aggravio di tutte le pene spirituali in cui, peraltro, è già incorso; in particolare si ricorda l’esercizio della pirateria, che ha praticato da Civitavecchia ai danni dei pellegrini. I fiorentini, a seguito di sue ambigue minacce di lasciare l’alleanza, gli inviano in soccorso numerosi fanti per continuare la guerra nel Patrimonio.

Mag. giu.  

 

 

 

 

 

Lazio

Riprende le ostilità contro Montefiascone guastando vigne ed oliveti del territorio. Depreda il contado di Roma; respinge un assalto condotto da Niccolò Orsini al comando di 400 lance. A giugno assedia Vitorchiano con le bombarde;  si impossessa  nel contado di seicento some di frumento e di una considerevole quantità di orzo, di lino e di legumi. E’ assalito dalle bande bretoni condotte da Giovanni di Maléstroit e da Silvestro di Budes, che si precipitano nel Patrimonio dopo avere messo a sacco Bolsena e averne massacrati gli abitanti. Assalito in Viterbo da Silvestro di Budes, esce dalla città con 700 uomini armati alla meno peggio. Con il primo attacco riesce a fare indietreggiare gli avversari; il Budes riesce a rimettere in ordinanza i suoi cavalli e con una carica fa strage della  fanteria del Vico. 200 viterbesi rimangono sul terreno tra morti e prigionieri. Francesco di Vico è costretto a rientrare subito in Viterbo. Dopo tre giorni ritorna nel territorio di Vitorchiano con alcune bombarde: due bombardieri impegnati nell’ azione di tiro sono entrambi originari di Viterbo.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lazio

Si riconcilia con i pontifici (con l’intermediazione di Guido da Pruina e del podestà di Viterbo Pietro dei Tolomei) ed abbandona l’alleanza con i fiorentini.

ott. dic.  

 

 

 

 

 

Lazio

Il pontefice proferisce da Anagni la sua sentenza. Il Vico stipula l’accordo di pace con il quale rinuncia a Carcari, alla Rocca del Sasso ed a Trevignano Romano; deve risarcire i danni causati da lui e dallo zio Ludovico di Vico e da fratello Giovanni Sciarra di Vico; deve pagare i censi arretrati e consegnare Fabrica da lui sottratta all’ Ospedale di Santo Spirito: a  tre cardinali è dato l’incarico di arbitri per decidere a chi spetta la proprietà di tale castello. Sono annullate le confische e le ammende su Rispampani e su Civitavecchia;  è obbligato a riconoscere per il loro possesso un censo annuo al popolo romano. Una tregua di cent’anni è il suggello finale di questa apparente riconciliazione. Il Vico ratifica il trattato nonostante le resistenze dei fiorentini. A fine dicembre Gregorio XI emana una bolla con la quale sospende le pene ecclesiastiche inflitte ai Vico, a Viterbo, ad Amelia ed a Terni. Il prefetto si reca  a Roma.

1378  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb.  

 

 

 

 

 

Lazio

Ospita a Viterbo il cardinale di Amiens; il papa fa da padrino di battesimo ad una sua figlia.

Apr. mag. Vico Chiesa Lazio Viene eletto papa Urbano VI. Il pontefice desidera recuperare Viterbo allo stato della Chiesa, punta sul partito guelfo ed invia la compagnia di Bernardo della Sala per sostenere le ragioni dello stato della Chiesa. Scoppia la rivolta; il Vico riesce non solo a domarla, ma è in grado anche di imprigionare molti dei suoi rivali politici e di liberarsi nel contempo di altri costretti tutti a fuggire dalla città. Alla notizia Urbano VI fa incarcerare la moglie Perna e la figlia Giacoma che si trovano al momento a Roma; il pontefice fa pure incarcerare, e trattenere in prigione per cinque mesi, quattro ambasciatori  inviati da Francesco di Vico per chiedere la liberazione dei congiunti. Neppure l’intervento di un frate francescano riesce a raggiungere tale obiettivo. Il prefetto ricorre anch’egli alla rappresaglia; ordina l’arresto di Pietruccio di Raniero, ambasciatore papale a Viterbo ed organizzatore della rivolta guelfa; gli confisca i beni e lo condanna a morte in contumacia; riesce ad incarcerare due nipoti di quest’ ultimo; uno di essi è sottoposto alla tortura e viene rilasciato solo dietro il pagamento di 1000 fiorini.
Lug. Lazio Appoggia apertamente la causa dei cardinali francesi avversi ad Urbano VI. Recupera, senza alcun contrasto, le terre di Ancarano e di Castel Glorio (o Ghiorio) tra Tarquinia e Toscanella.
Nov. Antipapa Chiesa  

 

Lazio ed Umbria

Su istigazione del cardinale di Amiens parteggia sempre più a favore dell’antipapa Clemente VII. Gli si solleva Viterbo; per rappresaglia fa imprigionare molti cittadini ed impiccare un ambasciatore del papa con altri abitanti. Confisca i beni della Chiesa, assolda bande di bretoni ed assedia Tuscania. Alcuni abitanti si offrono di consegnargli la città per trattato. Vi si reca, trova le porte aperte e vi entra con parte dei soldati. Il trattato si rivela doppio; gli abitanti saltano all’improvviso addosso ai suoi uomini; 50 cavalli sono uccisi tra cui alcuni nobili viterbesi, altri vengono catturati. Ai morti è tagliata la testa. Con Giovanni  Rinaldo e Giordano Orsini ed Onorato Gaetani il Vico assedia Roma da più lati, taglia alla città ogni via di accesso e la riduce alla fame. Giordano Orsini si separa presto dagli alleati: tale diserzione muta presto il corso della guerra il cui baricentro si sposta più lontano nella Campagna. A fine mese il Vico è scomunicato; viene privato dell’ufficio di prefetto, è proclamato fellone, detestabile, infame.

Dic. Lazio L’antipapa gli invia in soccorso 227 cavalli bretoni i quali pongono i loro alloggiamenti in Viterbo: da qui con continue scorrerie i venturieri flagellano tutti i paesi fedeli alla causa di Urbano VI.
1379  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. apr.  

 

 

 

 

 

Lazio

Si collega con la compagnia dei bretoni e desola per due volte il territorio di Tarquinia; dà il guasto alle campagne, cattura cinquanta contadini; si trasferisce nell’agro romano dove sono razziate dodicimila pecore, seicento vacche, quattrocento bufale e molte cavalle. Il bestiame è condotto a Viterbo. Depreda la Val Tiberina. Ad aprile i bretoni si impossessano del castello di Lubriano, che trasformano in loro base logistica rifornendolo   di frumento, orzo, spelta, legna ed altri beni. Da parte sua il Vico introduce in Viterbo una notevole quantità di frumento e di foraggio.

Mag. giu.  

 

 

 

 

 

Lazio

E’ attaccato in Viterbo dai pontifici;  vi è assediato per sessantadue giorni dalla “Compagnia di San Giorgio”, capitanata da Alberico da Barbiano. Si rinserra nella città mentre i venturieri, aiutati da molti romani, si danno alla distruzione delle campagne. Per dare il soldo alle sue truppe il Vico impone al clero cittadino una taglia di 5000 fiorini; per raggiungere la somma programmata vengono fusi quattordici libbre di ex-voto d’argento.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lazio

Con il ritiro degli avversari mette a sacco Ronciglione, appartenente al conte Pietro dell’Anguillara che milita con i pontifici; nell’occasione viene introdotta in Viterbo una notevole quantità di uva. Due giorni dopo si presenta inaspettato sotto le mura di Tarquinia e di Tuscania ove fa distruggere tutte le vigne ed i giardini prossimi alle città; mette a sacco Vetralla. Esce da questo centro con i bretoni di Bernardo e Guglielmetto della Sala e vi lascia 100 soldati italiani; costoro vendono la città ai romani. Il Vico riprende a forza Vetralla ed espugna Bracciano che consegna ai bretoni di Guglielmetto della Sala. Ritorna a Viterbo carico di vettovaglie. La località è stata travagliata dalla carestia a causa della distruzione dei raccolti effettuata dalla “Compagnia di San Giorgio”. In Viterbo si è stati costretti a mangiare erbe cotte senza pane ed il sangue degli animali preso nei macelli.

1380  

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Lazio

Depreda il territorio di Vitorchiano per tre giorni; rientra a Viterbo carico di granaglie.

………..  

 

 

 

 

 

Umbria

Si unisce con Corrado Monaldeschi, i beffati di Orvieto ed i ghibellini di Viterbo con i quali irrompe nel todino; assale i degli Atti in Castelfranco.

1382  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Toscana

Devasta i territori del conte di Soana Guido Orsini.

Lug. I senesi si lamentano per le vessazioni cui sono soggetti da parte della compagnia dei bretoni e per la cattura di un loro concittadino, Angelo Mini, rinchiuso nella rocca maremmana della Castellaccia che appartiene allo stesso Francesco. Il prefetto promette, senza alcun effetto, di intervenire.
Dic.  

 

 

 

 

 

Lazio

I senesi stanchi delle sue parole si affidano a Guido d’Asciano, assalgono i territori di Francesco di Vico  giungendo sino ad Acquapendente.

1383  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Vico Siena Lazio Si accampa sotto Montefiascone con Rinaldo Orsini; per otto giorni sono condotte a Viterbo grandi quantità di frumento, orzo e legumi. Di seguito invia lo zio Ludovico di Vico ad Acquapendente affinché si accordi con la fazione contraria ai senesi e prepari la ribellione di questa località.  Informato che tutto è pronto muove da Viterbo e si avvia verso Acquapendente. Per strada viene assalito all’improvviso da Guido d’Asciano; è battuto e messo in fuga. Lo zio  Ludovico è catturato e sarà messo a morte ad Acquapendente.
Giu.    

 

Lazio

Occupa Palazzolo, presso Bassano in Teverina. Si congiunge con Bernardo e Guglielmetto della Sala per infestare la maremma senese. E’ attaccato a sua volta nel viterbese dall’Asciano e da Niccolò Malatesta; quando i senesi si accampano tra San Lorenzo Nuovo ed il lago di Bolsena coglie l’occasione per colpire gli avversari con i bretoni. I nemici sono vinti; è catturato Niccolò Malatesta con molti fanti e 1000 cavalli; si appropria pure della cassa del comune di Siena trovata al campo.

Ago.  

 

 

 

 

 

Toscana

Sigla a San Quirico in Osenna la pace con i senesi dalla quale sono esclusi i due capitani bretoni.

1385  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Vico Chiesa  

 

Lazio

Aggredisce il contado di Montefiascone alla cui difesa si trova Simonetto da Castel di Piero con uno scarso presidio; si accampa nei pressi e vi razzia molti bovini e ottocento pecore. Spedisce a pascolare le greggi nei campi seminati; dietro ad esse sono spinti i buoi che con l’aratro distruggono i solchi. Chiama il vescovo della città, appartenente al partito dell’antipapa (che da qualche tempo si è rifugiato nel suo campo), e lo invia presso i suoi diocesani per riferire che avrebbe continuato nella distruzione delle campagne fino alla loro resa.

Apr.  

 

 

 

 

 

Lazio

Gli abitanti di Montefiascone finiscono con l’arrendersi;  inviano a Viterbo tre nobili in ostaggio. Anche gli animali razziati sono condotti nella medesima località Gli stessi abitanti, ora, lo coadiuvano nell’assedio della rocca; sono scavate sotto di essa delle gallerie sotterranee; sono utilizzate le bombarde. Gli attaccanti riescono ad atterrare un largo tratto delle mura ed entrano per la breccia. E’ catturato il rettore pontificio; costui viene consegnato alla compagnia dei bretoni ed è condotto prigioniero nel castello di Marta. Grato per lo zelo dimostrato dagli abitanti, il prefetto di Roma spedisce in città cento some di frumento.

Giu. Lazio Dà il guasto a Tuscania ed a Tarquinia: incendia tutto ciò che viene trovato fuori le mura cittadine.
1386  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Lazio

A Viterbo. La chiesa di Sant’Angelo in Spata offre il cero benedetto a lui ed al figlio Rolandino.

Apr. lug.  

 

 

 

 

 

Lazio

Conquista Tuscania e Montalto di Castro: per festeggiare l’avvenimento a Viterbo sono coniati due tipi di monete. Il Vico è ora assalito dal cardinale di Manoppello Tommaso Orsini e da Taddeo Pepoli (200 lance) che attraversano la Toscana ed a metà mese sono a Narni. Gli avversari entrano  nel Patrimonio e si accampano nella Val Tiberina. Alla notizia il Vico sbarra loro la strada, li attacca e li sconfigge  a Civitella d’Agliano ed a San Michele in Teverina impadronendosi di parte delle loro salmerie. Il cardinale Tommaso Orsini e Taddeo Pepoli riattraversano il Tevere e riparano ad Alviano. Qui si rafforzano con le milizie di Ugolino da Montemarte e con quelle di Tommaso d’Alviano;  dopo pochi giorni con una marcia rapidissima si avviano verso Montefiascone. Alla difesa della rocca vi sono solo pochi bretoni ed il capitano Bernardino di Battifolle. I pontifici riconquistano la rocca con l’aiuto degli abitanti; Simonetto Orsini ne diviene il nuovo castellano. Con la caduta di Montefiascone lo spirito di rivolta si diffonde sempre più tra i vassalli del Vico stanchi delle ruberie dei bretoni.

Ago. Lazio Si rinchiude e si fortifica in Viterbo con Bernardo della Sala. Nella città sono presenti alcuni emissari del cardinale Orsini pronti ad organizzare una sollevazione ai danni del prefetto. Il Vico ne cattura due troppo importanti per potere essere mandati a morte:  sono Tuccio di Pepo (per il quale si muovono i perugini, i quali offrono per la sua liberazione la consegna di alcuni suoi caporali che, militando ai suoi ordini sono stati catturati ed imprigionati) ed il vescovo di Narni, nonché tesoriere del Patrimonio Francesco Bellanti (per il quale si interpongono i senesi ed il doge di Genova).
1387  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Per la guerra che deve sostenere il suo comportamento diventa sempre più tirannico: costringe il clero di Terni a pagargli le decime dovute allo stato della Chiesa. Devasta nuovamente la Campagna con Onorato Gaetani. Amelia e Terni si ribellano al suo dominio ed aprono le porte al cardinale di Manoppello ed a Niccolò Orsini. I pontifici irrompono nel viterbese con 1500 cavalli e 8000 fanti.

Mar.  

 

 

 

 

 

Lazio

Viterbo è pronta ad una sollevazione generale. Gli abitanti insorgono inneggiando allo stato della Chiesa; tentano di prendere d’assalto il suo palazzo presso la chiesa di San Silvestro (ora del Gesù). Il Vico ne fa uscire i fanti e la cavalleria bretone che respingono i rivoltosi fino alla piazza del Comune dove sono dispersi. Il giorno seguente,  credendosi ormai al sicuro, ordina una ricognizione del campo nemico;  invia fuori  città Bernardo della Sala con la cavalleria. Il loro allontanamento è il segnale di una nuova e più tremenda ribellione. Si fanno entrare i fuoriusciti, si corre alla piazza di Santo Stefano e da lì i ribelli si muovono all’assalto dei fanti del prefetto che da due giorni sono accampati nella piazza del Comune pronti a soffocare ogni movimento sovversivo. Dopo alcune ore il fronte il battaglia si è spostato solamente al portico di Sant’Angelo posto all’ingresso della stessa piazza. All’ improvviso cade in mezzo agli attaccanti la bandiera issata sul campanile per la festa dell’arcangelo Michele che ricorre in quel giorno. La caduta del vessillo appare agli abitanti come un prodigio, un segno della prossima vittoria. Riprende il combattimento con più forza; i fanti del Vico sono posti in fuga. Lo stesso prefetto, al quale nel corso della battaglia è stato uccisa la cavalcatura, viene travolto dalla folla. Preso dalla paura, si dà alla fuga; entra in una casa di un suo fautore dietro la chiesa di San Biagio e vi è ammazzato a colpi di pugnale dal fuoriuscito Angelo Palino del partito dei Tignosi. L’uccisore getta il suo cadavere da un ponte in un orto. La salma viene trascinata nella piazza del Comune e per ludibrio la bocca è messa davanti alle natiche della sua cavalcatura rimasta uccisa in precedenza. Al cadavere sono tagliati una mano ed un orecchio per essere inviati al cardinale di Manoppello; il cadavere è lasciato per terra per due giorni fino a quando non viene recuperato dai frati francescani. I religiosi lo ripongono in una bara e lo trasportano, al buio e senza preghiere, nell’orto del loro convento per esservi sepolto in terra non consacrata perché scomunicato al momento della morte. Per altre fonti Francesco di Vico potrebbe essere stato sepolto nella chiesa di Santa Maria in Grado a fianco dei famigliari.

 CITAZIONI

“Soldato e capitano valoroso al pari degli altri del suo casato; diplomatico sottile e volpino. Sapeva bene di essere odiato; ma reputava che l’odio fosse la naturale posizione dei vassalli verso chi li dominava. Seguiva diritto la sua strada, non curando le ire e le lacrime da lui seminate nel suo passaggio. La questione religiosa non lo interessava in modo particolare. Benché legato da tanti interessi alla causa dell’antipapa, si mantenne neutrale nelle diatribe di carattere religioso. Prendeva parte indifferentemente alle funzioni sacre delle due fazioni, anche se, come era naturale, sceglieva i suoi commissari nel clero seguace della causa di Clemente VII.”

“Era costui molto malvagio e molto trattava male i Viterbesi, e sempre poi che n’era istato signore, sempre li avea tenuti in guerra.” MINERBETTI

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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