FILIPPO SCOLARI

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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FILIPPO SCOLARI/PIPPO SPANO  (Filippo Buondelmonti degli Scolari)  Di Villa di Tizzano, presso Bagno a Eipoli. Conte di Ozora e di Temeswar. Signore di Timisoara. Detto Spano dal tedesco “gespann” capo o capitano.

1369 – 1426 (dicembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1382
Sett. Ungheria

Di famiglia decaduta a tredici anni si trova in Ungheria al seguito del mercante Luca del Pecchia.

1383/90 Ungheria

Fattosi conoscere passa al servizio del tesoriere del re Sigismondo di Boemia che gli dona il castello di Simonsthurm; è quindi a Strigonia (Esztergom) presso il vescovo della città (il cardinale Demetrio Kaniszai);  procura il denaro per combattere i turchi che minacciano il Danubio. Il re di Boemia Sigismondo, divenuto nel frattempo re d’Ungheria, gli dà la responsabilità di sovraintendere alle miniere d’oro del paese. Solo dopo questa esperienza assume i primi incarichi militari: ha il comando di alcuni reparti di cavalleria.

1391 Ungheria Rivoltosi Ungheria e Bosnia

Affronta i ribelli al sovrano;  cattura a Dobor, in Bosnia, Giovanni Unghero: consiglia Sigismondo d’Ungheria di uccidere tutti i trentadue nobili ungheresi catturati. Costoro sono ammazzati a coltellate, due alla volta, nel suo castello di Ozora.

1396
Sett. Ungheria Impero Ottomano 250 lance Bulgaria

Fronteggia i turchi a Nicopoli (Nicopolis Ad Istrum) con l’esercito crociato prende parte  all’omonima battaglia che si conclude con la cattura di Enguerrand de Coucy e di altri capitani francesi. Filippo Scolari riesce a salire con il re, il cardinale Kaniszai, il conte Ermanno di Cilla su di una piccola imbarcazione ed a fuggire verso la foce del Danubio ove è raccolto e portato in salvo dalle galee veneziane.

1400 Ungheria Rivoltosi Ungheria

Si ribella a Sigismondo d’Ungheria il barone magiaro Stefano Lackfi alleatosi con il re di Napoli Ladislao d’Angiò: con Niccolò di Gara lo Scolari fa divulgare una serie di calunnie ai danni  dei rivali per dividere i nobili ungheresi. Sigismondo d’Ungheria si dice disposto alla clemenza, convoca un parlamento per trattare la pace ed invita Stefano Lackfi, cui è consegnato un salvacondotto, a prendervi parte con i suoi fautori. In un’assemblea cui è presente Niccolò di Gara, Ermanno di Cilla e lo Scolari si gettano sul Lackfi e sul fratello che si sono presentati inermi e li uccidono alla presenza del sovrano; un terzo fratello, Andrea, è incarcerato con i suoi partigiani: tutti saranno uccisi in segreto mesi dopo su consiglio dello stesso Scolari, di Niccolò di Gara e di Ermanno di Cilla. Gli immensi possessi dei Lackfi, comprensivi di otto fortezze e di duecentocinquanta villaggi, sono divisi tra il re ed i suoi fedeli.

1401
Apr. Ungheria

I grandi baroni si presentano a Sigismondo d’Ungheria e ne chiedono la deposizione nel castello di Buda; il re è imprigionato ed è rinchiuso nel castello di Visegrad dove, quindici anni prima, è stato ucciso a tradimento Carlo di Durazzo. Lo Scolari cerca di salvargli la vita; corre il rischio di essere ucciso;  è difeso dal cardinale Kaniszai che pure fa parte della congiura. Scoppiano forti contrasti fra i baroni a seguito dei quali Niccolò di Gara assume l’impegno di indurre Sigismondo d’Ungheria a dedicarsi interamente al governo sotto il controllo dei nobili. Il sovrano e lo Scolari sono  liberati.

1402
Autunno Ungheria

Sigismondo d’Ungheria rimuove dalla direzione del governo i magnati e nomina Niccolò di Gara conte palatino.

1403
……….. Ungheria Napoli Ungheria

I baroni ungheresi chiamano in loro soccorso Ladislao d’Angiò figlio di Carlo di Durazzo. L’esercito angioino giunge a Zara; lo Scolari si allontana da Esztergom e ripara ad Ozora dove raccoglie 700 cavalli ed altre truppe; conquista il castello di Visprino e contrasta i ribelli che sconfigge sul fiume Raab.

Sett. Ungheria

Attacca Esztergom dove si è fortificato il cardinale Kaniszai; affronta Tommaso da San Severino che muove dalla Bosnia e con la sua energica azione fa in modo che i baroni ribelli abbandonino gli angioini. Il San Severino è costretto a rientrare a Zara.

……….. Austria

A Vienna. Nella città Sigismondo d’Ungheria gli conferisce il titolo di conte di Temeswar (Timisoara). Marcia  contro i congiurati alla testa di milizie boeme;  con la sua ferocia persuade i riottosi a ricercare il perdono del re da lui consigliato in tal senso.

……….. Ungheria Impero Ottomano Ungheria

Combatte e vince i turchi sul Danubio. Le sue vittorie sugli ottomani  sono almeno diciotto in corrispondenza di  altrettante campagne.

1408
……….. Ungheria Serbia Capitano g.le Croazia e Bosnia

Muove contro il re di Serbia Tvartko II che assedia Sebenico. Libera la piazzaforte e conquista Dobor dove entra accolto con tutti gli onori. E’ armato cavaliere dallo stesso Sigismondo d’Ungheria; gli è conferito il titolo di ispan (conte: da cui il nome italianizzato Spano) e gli è affidato il governo della Bosnia e di parte della Bulgaria. Centosessantadue ribelli, ospitati dal re di Serbia, sono catturati e decapitati su sua proposta.

……….. Ungheria

Divenuto molto ricco aiuta a salire nella scala sociale anche il fratello Matteo ed Andrea Scolari che diviene vescovo di Varadino; sempre per la sua influenza non pochi fiorentini hanno cariche e ricchezze in Ungheria. I fiorentini gli raccomandano Francesco Capponi che si sta recando in Ungheria per prendere possesso del priorato della chiesa Veranense.

Dic. Ungheria

Viene chiamato a far parte dell’ ordine dei Dragoni, i cui membri, ventiquattro nobili scelti dal re, si obbligano a difenderne la persona in qualsiasi circostanza.

1410
………….. Ungheria

Sigismondo d’Ungheria è nominato imperatore; peggiorano le relazioni con i veneziani che nell’anno precedente hanno avuto modo di acquistato Zara dal re di Napoli. Lo Scolari si reca in Italia per preparare con l’antipapa e con i fiorentini un accordo ai danni di Ladislao d’Angiò. Organizza con grande pompa la sua ambasceria, si fa accompagnare da numerosi gentiluomini e da una scorta di 300 cavalli.

Giu.  ago. Toscana ed Emilia

Raggiunge Firenze;   si ferma per quaranta giorni in un palazzo posto all’angolo tra il Canto dei Giraldi ed il borgo degli Albizzi fatto costruire dal fratello Matteo con il suo denaro. E’ accolto a Ferrara da Niccolò d’Este;  ad agosto si incontra a Bologna con l’antipapa Giovanni XXIII.

Sett. Veneto

E’ segnalato a Venezia ed a Padova: si parla di una sua partecipazione ad una congiura ai danni della Serenissima ed a favore di Brunoro della Scala e di Marsilio da Carrara.

1411
Apr. Impero Venezia Capitano g.le Friuli e Veneto

Investe Marano Lagunare e Portogruaro che sono messe a sacco.

Nov. Friuli e Veneto

Occupa Aquileja;  giunge sul Livenza con 11000 ungheri: vi è fronteggiato da Taddeo dal Verme. Cividale del Friuli gli apre le porte.

Dic. Friuli e Veneto

Dopo avere superato una breve resistenza entra in Udine con 200 cavalli e riceve la città a nome di Sigismondo d’Ungheria: fa inalberare il vessillo imperiale dell’aquila nera bicipite sopra le torri della rocca. Tristano Savorgnano, rimasto fedele ai veneziani, chiama il popolo alla rivolta; pochi dei suoi aderenti prendono le armi per cercare di recuperare la fortezza. Il Savorgnano è messo in fuga; è dichiarato ribelle; gli vengono saccheggiate le case e gli sono confiscati i beni. Gli abitanti, tramite Michele di Rabatta, promettono di aiutare lo Scolari e di proteggerlo nelle sue imprese. Lo Scolari espugna Marano Lagunare e Portogruaro; dà alle fiamme i serragli di Visandone, Blessagno e Valeriano (o Variano); ottiene a forza il castello di Torreano, la bastia di Montereale: a 40 balestrieri veneziani è tagliata una mano ed è tolto un occhio. Occupa la fossa di Cangone nei pressi di Polcenigo e vi sbaraglia il dal   Verme che si salva nella fortezza; irrompe nel Veneto, saccheggia Ceneda e Serravalle (Vittorio Veneto) e vi cattura il podestà Niccolò Barbarigo. Si trasferisce nel bellunese ove continua nella sua politica del terrore sistematico;  cinquecento contadini si ribellano per unirsi sul colle di San Vito con l’intenzione di assalire il capoluogo. Gli abitanti di Belluno  aprono le porte allo Scolari,  giurano obbedienza all’ imperatore  sostituendo le bandiere di San Marco con l’aquila nera in campo d’oro. Ne seguono l’esempio Feltre, Sacile, Brugnera, Cordignano, Valdimareno e Castelnuovo. Solamente Conegliano (difesa dai cittadini e dal podestà Marino Gritti), Castelfranco Veneto ed Asolo respingono i suoi attacchi. Un aneddoto legato a questo periodo. Narra il Redusio che dopo avere conquistato un castello in Friuli abbia perso la testa per una bella fanciulla. Quando questa gli resiste lo Scolari la fa stuprare da alcuni dei suoi uomini tanto che la ragazza, dalla vergogna, si uccide.

1412
Gen. Veneto

Rinnova l’attacco ai veneziani al comando di 16000 ungheri e boemi; si impadronisce delle fortezze di Covolo e di Scala, occupa Motta di Livenza per la viltà dei difensori.  Biagio Magno e Giacomo Querini, che ne sono alla difesa, sono incarcerati a Venezia. Ai  veneziani catturati lo Scolari fa tagliare la mano destra, il naso e gli orecchi per vendicare la morte di un barone ungherese ucciso da una freccia: ottantadue mutilati giungono a Venezia suscitando con la loro vista orrore e desiderio di vendetta.

Ago. Veneto

Alla notizia che Carlo Malatesta si è accampato presso Motta di Livenza lascia Cividale del Friuli con 3000 cavalli, conduce con sé le guarnigioni di Udine e di altre località e si avvicina in silenzio al campo veneziano. Divide il suo esercito in tre parti, due composte di ungheresi, tedeschi e friulani; la terza di boemi. Le tre colonne attaccano il campo e  colgono gli avversari alla sprovvista. Carlo Malatesta non si perde d’animo; coadiuvato dal  dal Verme e dagli altri capitani inquadra i reparti e predispone la resistenza; l’intervento finale di Crasso da Venosa e di Ruggero Cane Ranieri muta le sorti della battaglia.

……….. Veneto

Si presenta ad Oderzo dove è respinto da Matteo Querini; Boldrino da Gazo gli apre una porta. Lo Scolari  si impossessa della  città che viene messa a sacco. Occupa Portobuffolé,  devasta il contado di Collalto. Attacca Treviso;  si presenta davanti al borgo di San Tommaso con scale ed altre macchine da guerra; deve lasciare il terreno con alcuni morti e più di 150 feriti.

Dic. Friuli

Alla testa di 1000 cavalli ungheri è sconfitto da Pandolfo Malatesta.

1413
Gen. Friuli e Veneto

Ritorna in Friuli;  costringe alla resa Tristano Savorgnano. Si sposta nel trevigiano con 16000 cavalli; con lo Scolari vi sono anche Brunoro della Scala e Marsilio da Carrara. Intima ai cittadini di arrendersi; il tentativo di conquistare Treviso fallisce; prende allora la via di Cittadella e di Villa del Conte e perviene a Vigodarzere nei pressi di Padova. Gli manca il foraggio per la cavalleria per cui non può intraprendere le desiderate operazioni di assedio; si indirizza su Bassano del Grappa dove è respinto dalle bombarde e dalle baliste cittadine. Indispettito per la resistenza incontrata, guada il Brenta a Cartigliano, al passo dei Tedeschi (da allora chiamato degli Ungheri) e punta su Marostica. E’ qui respinto da Martino da Faenza; gli abitanti catturano 60 ungheri dei quali molti sono uccisi. Si vendica mettendo a ferro e fuoco il vicentino; si volge su Vicenza ed è prevenuto alla difesa della città ancora da Martino da Faenza. Il condottiero romagnolo si collega     con Pandolfo Malatesta,   attacca lo Scolari  sulla strada che porta a Verona e  costringe l’avversario a ritirarsi sulle colline. Lo Scolari assale Vicenza;  è di nuovo sconfitto dai due condottieri che gli infliggono la perdita di 400 uomini e la cattura di altri 320. E’ respinto anche da Verona.

Feb. Veneto Friuli ed Ungheria

Si dirige ancora verso Bassano del Grappa;  tenta un nuovo assalto; punta su Asolo;  assale Pederobba dove è parimenti respinto. Tutti questi insuccessi lo spingono a rientrare in Friuli; si muove sotto Collalto e San Salvatore  devastando i territori appartenenti ai conti Schinella e Pietro da Collalto. Non ottiene alcun risultato significativo se non la cattura di Scalabrino da Treviso, fatto prigioniero allorché tale condottiero osa contrastarlo nella sua ritirata. Si ammala; lascia forti presidi a Motta di Livenza ed a Sacile e si fa condurre in Ungheria. Per tale scelta sarà più tardi tacciato di tradimento da alcuni storici veneziani che riferiscono come si sia fatto corrompere dai veneziani nonostante avesse la vittoria in pugno: la leggenda parla di un suo imprigionamento da parte dell’ imperatore che lo fa giustiziare facendogli stillare oro fuso in bocca. L’accusa e la morte straziante sono smentite da molte circostanze e da parecchi biografi.

Apr. Viene stipulata a Trieste un tregua di cinque anni tra le parti con la mediazione del duca d’Austria.
Sett. Friuli

Ritorna in Italia;  offre l’aiuto delle sue armi ai fiorentini in difficoltà di fronte alle truppe di Ladislao d’Angiò.

……….. Lombardia

Accompagna l’imperatore a Lodi per un incontro con Giovanni da Vignate.

1414
Mar. Germania

Presenzia ai lavori del concilio di Costanza;  gli è data l’incombenza di sorvegliare l’antipapa Giovanni XXIII che viene trattenuto prigioniero. Il presule riesce a sfuggirgli con l’appoggio dell’ arciduca Federico d’Austria.

1415
Feb. Cechia

Assiste ai supplizi di Giovanni Huss e di Girolamo da Praga.

1416 Toscana

Si reca a Firenze per una nuova ambasceria.

1417 Impero Impero Ottomano Romania

Sconfigge i turchi due volte in Valacchia.

1418 Serbia

Sorveglia le frontiere del regno contro eventuali incursioni degli ottomani cui infligge una grave sconfitta presso Belgrado.

1419 Ungheria Bosnia e Romania

Muove da Varadino in direzione della Bosnia: dopo qualche giorno batte gli avversari presso Nissa; raggiunge le Porte di Ferro e prosegue la sua azione verso la Valacchia. Ritorna a Varadino e vi stipula una tregua di cinque anni con i turchi.

1420 Impero Protestanti Cechia

Fronteggia in Boemia gli eretici hussiti comandati da Giovanni Zizka.

1421
Ott. nov. Capitano g.le Cechia

A seguito di ripetute sconfitte dell’ esercito crociato ha il comando della cavalleria ungherese forte di 15000 uomini. Attraversa il confine con la Moldavia. L’imperatore Sigismondo lo segue alla testa di truppe tedesche della Slesia e della Lusazia cui si uniscono anche l’arcivescovo di Omolouc ed il duca Alberto d’Austria. Penetra con rapidità nel territorio nemico, si accampa a Ledetz e punta su Praga. Giovanni Zizka organizza la difesa del castello di Kutna Hora. Filippo Scolari lancia un attacco di cavalleria contro i rivali (i cosiddetti taboriti) che si sono asserragliati in tale località. Con l’ausilio della notte fa aggirare dai suoi cavalli il fianco  destro dello schieramento nemico sino a raggiungere la porta occidentale della città dove alcuni abitanti  lasciano entrare i suoi uomini che si uniscono loro nel massacro dei taboriti. Con l’avvicinarsi dell’ inverno lo Scolari consiglia l’imperatore ad evacuare Kura Hotna poiché i soldati a causa del rigore invernale si sono dispersi nel circondario in case private. L’esercito  a causa della  disorganizzazione si ritira dalla città; i taboriti vi rientrano prima che sia data alle fiamme dagli imperiali.

1422
Gen. Cechia

Lo Scolari è attaccato presso Nemecky Brod da Giovanni Zizka: ripiega in grande disordine e migliaia dei suoi uomini muoiono annegati mentre stanno tentando di varcare  il fiume Sazava, la cui crosta di ghiaccio si rompe sotto il peso degli armati. Con la vittoria gli hussiti si appropriano di sette bandiere e di cinquecento carri carichi di oggetti preziosi, libri e denaro.

Sett. Impero Impero Ottomano Romania

Si avvia un’ultima volta contro i turchi penetrati in Valacchia alla falsa notizia della sua morte. Su richiesta del despota di Serbia Stefano Lazarevic e del nipote di questi Giorgio Brankovic muove contro gli avversari alla testa di 5000 cavalli e di 10000 uomini. Giunge a Golombaz e vince in battaglia campale i turchi che subiscono la perdita di 20000 uomini: non ha però il tempo di assaporare il frutto della vittoria. Gli viene un collasso per gli strapazzi sopportati e perde quasi la parola.

Dic. Ungheria e Romania

Ripresosi si reca a Varadino; si ammala e viene condotto a Lippa (Lipova, in Romania) dove muore a fine mese. E’ sepolto in Ungheria ad Alba Reale (Székesfehérwar, Stalvaisemburg), nella chiesa della  Prepositura in una cappella a fianco di quella in cui sono sepolti i re d’Ungheria. Ai suoi funerali  presenzia anche l’imperatore Sigismondo d’Ungheria. Fa costruire un ospedale a Lippa, una chiesa ed un palazzo ad Ozora i cui giardini ricevono l’acqua dal lago Balaton, vari edifici a Temeswar. Nel 1517 Lorenzo Buondelmonti fa dipingere da Jacopo di Michele, detto Jacone, sulla facciata di un palazzo di fronte a Santa Trinita a Firenze le imprese del condottiero, andate di seguito perdute. Viene rappresentato in un affresco  da Andrea del Castagno in Sant’Apollonia a Firenze;  un altro ritratto si trova nel deposito della Galleria degli Uffizi a Firenze, copia di Cristoforo dell’Altissimo. Amante dell’arte,  è lo Scolari a chiamare in Ungheria Masolino da Panicale che stava lavorando agli affreschi della cappella Brancacci terminati dal Masaccio. Lo Scolari, infine, compare nella novella del “Grasso legnaiuolo” (attribuita ad Antonio Manetti), dove si tratta di un ebanista che, a seguito di una crudele beffa, si rifugia in Ungheria divenendo ricco.

CITAZIONI

“In virtù della lunga esperienza di guerra contro i turchi, Pippo Spano si fece abile in tecniche militari che in genere non rientravano nel corredo della maggior parte dei condottieri italiani. Infatti, era un comandante temerario della cavalleria ed era uso combattere fino alla morte. La sua crudeltà verso i prigionieri, la rapidità e la spietatezza dei suoi atti sbalordirono i veneziani e Carlo Malatesta nelle prime fasi della guerra tra ungheresi e Venezia. Tuttavia, gradualmente l’impostazione tattica più metodica e più cauta dei condottieri italiani ebbe la meglio e Pippo andò incontro alla sconfitta. A Firenze, dove era venuto in visita come rappresentante dell’ imperatore, Pippo fu guardato con sospetto e anche un po’ di apprensione. Sia il ricordo del suo casato sia l’ostentazione smaccata di ricchezza e di altezzosità che egli affettò lasciarono del tutto sbalorditi i suoi concittadini. E sebbene diversamente da tanti altri esiliati non desse segno di volere riavere nella città nativa una posizione autorevole, egli però continuò sempre ad amare Firenze. I fiorentini furono sempre bene accetti alla sua corte in Ungheria e fu lui a portare in Ungheria Masolino perché gli dipingesse la cappella che aveva ad Albareale. Inoltre fornì i fondi per la costruzione a Firenze di una cappella, la Rotonda di Santa Maria degli Angeli, progettata da Brunelleschi. Fu anche un appassionato collezionista e al suo mecenatismo si dovettero in Ungheria molte opere architettoniche.”  MALLETT

“Divenne così invitto e valoroso capitano, che in ventitre battaglie campali ruppe e disfece i turcheschi eserciti.” NARDI

“Essercitò la guerra con ogni ferina crudeltà, passando contro prigioni alla mutilatione de’ membri, alla privatione de gli occhi, e ad ogni maggior empietà.” MOROSINI

“Si dice lui essere stato excellentemente dotato: facundo nel parlare, bello e grande d’aspetto, amplo nelle forze, di velocie ingegnio, victorioso nelle battaglie, recto nel giudicio..E anchora fu uomo magnanimo et piacevole a largire; e dare elemosine fu inclinato e pronto, e alle povere chiese e agli orfani et alle xenodochie, o vogliam dire spedali.” Da una cronaca riportata dal POLIDORI

“Fu capitano esperto, ma uomo avaro e venale.” POLIDORI

“Dicesi, lui essere stato di mediocre forma, d’occhi neri, di pelo bianco, di faccia allegra e quasi simile a uno che rida, di corpo magro, di buona valetitudine: se non che negli ultimi anni fu dalle gotte molestato. Usò la barba lunga; e’ capelli insino in sulle spalle lunghi, secondo il costume di quelle gente; le veste insino in terra lunghe, e sempre di seta. Fu di grande eloquenza, e d’ingegno in modo facile, che oltre alla fiorentina ed unghera lingua, la tedesca, la pollaca e la boema..e la valacca lingua..ben sapea.” IACOPO DI MESSER POGGIO

“Valente e sagace capitano.” BONIFACCIO

“Eccellente Captano.” BERTONDELLI

“Lo Re Sigismondo lo fece cavaliero, e lo maggiore che fusse in la sua Corte, e donoli molte ricchezze et deli conducta de vinte milia cavalli.” DIARIO FERRARESE

“Capitano veramente grande, e sotto la cui militar disciplina molti divennero egregi Condottieri d’esserciti..Fu lo Scolari di carnagione bianco; gli occhi hebbe vivaci e neri; la barba e i capelli biondi.” ROSCIO

“Miles florentinus apud Sigismundum imperatorem honore et auctoritate primus habetur. Hic copiarum dux et imperator ab imperatore factus XX magnis preliis variis temporibus Sarmatos et Theucros (i turchi) in christianos Europa ruentes superavit, eos propriis quiescere sedibus compulit.” SOZOMENO

“Sommo maestro di guerra..Fu questi..di mezzana statura; hebbe gli occhi neri e lucenti, e anzi che no grandi e proporzionati al suo volto. Il colore delle sue carni era più presto bianco che altrimenti, e quello de’ capelli e della barba fu nell’età giovanile di lui assai somigliante al colore delle biade mature, il quale col crescere de gl’anni andò sempre biancheggiando più. La faccia sua era allegra, e lo aspetto grazioso e ridente. Fu gracile: ma di tutte le membra ottimamente disposto e ben complessionato, e di ottimo temperamento. Percioché egli fu sempre sano, eccetto che ne gl’ultimi anni della sua vita ne’ quali egli fu aspramente tormentato dalle gotte. Usò portare la barba lunga, e i capelli infino in su le spalle secondo il costume Ungaresco; e così ancora i vestimenti dicevoli e in tutto conformi all’usanza di quella gente, ma sempre di seta. Fu di grand’eloquenza, e hebbe facilità incredibile nello sprimere qualunche suo concetto, e ingegno stupendo e presto in apparare ogni cosa, e in particolare le lingue..Dispiacquegli sommamente la licenza militare: e però in ogni suo potere s’ingegnò di tenere i soldati essercitati nelle armi, e occupati ne’ più virtuosi essercizi, che per lui si potesse..Odiò in tanto le contese vane e le discordie, e le maldicenze de’ soldati, che da’ suoi esserciti le tolse via come dannosissime al Capitano.. Dimostrossi in ogni suo affare, e nell’habitare e nel modo di vivere, e nel farsi sevire magnifico, splendido e di squisita pulitezza, inperoché la casa sua era sempre di ricchi abbigliamenti adornata, e a tutte le stagioni dicevola..Fu del mangiare e del bere in ogni tempo e in ogni luogo temperatissimo; ma dell’atto carnale in tanto continente..Fu clementissimo e liberalissimo, non volle mai alcuno per guardia della sua persona, né chi beendo egli gli facesse la credenza. Fu singolarmente humano e affabile, e paziente in sostenere da gli amici gli avvertimenti: e quello che più di ogn’altra cosa importa religioso e buono.” MELLINI

“Famosissimo Capitano generale dell’imperatore Sigismondo.” GAMURRINI

“Capitano del secolo XIV.” BOSI

“Di natura mitissimo e clementissimo..Fu del mangiare e del bere continentissimo; ma di lussuria molto più continente: in modo che, infermando lui nella Magna, e nell’estremo pericolo della vita essendo, promettendogli i medici la pristina sanità se il coito usare volesse, con costante animo recusò ciò fare; molto meglio essere dicendo, onoratamente morire, che bruttamente per lussuria e vizio vivere..Dicesi, lui essere stato di mediocre forma, d’occhi neri, di pelo bianco, di faccia allegra e quasi simile a uno che rida, di corpo magro, di buona valitudine: se non che negli ultimi anni fu dalle gotte molestato. Usò la barba lunga; e’ capelli insino in sulle spalle lunghi, secondo il costume di quella gente.” J. BRACCIOLINI

“Il Fessler lo giudica capitano esperto, ma uomo avaro e venale che, nell’ocupazione delle città del Friuli e del Trevigiano, e specialmente in quella di Serravalle, si mostrò sopratutto sollecito nel condurre i soldati alla rapina. Pretese sempre che i soldati non tralasciassero gli esercizi..di piazza d’armi, che marciassero in ordine perfetto, ubbidissero con prontezza agli ufficiali, non infrangessero la disciplina..Pretese inoltre che non fossero maldicenti e che andassero d’accordo fra di loro..Ma nonostante la sua intransigente severità, i soldati gli volevano bene e gli ubbidivano ciecamente..Nella guerra contro Venezia Pippo Spano si rivelò un coraggioso comandante, ma un mediocre stratega, come fu un valoroso combattente, ma un mediocre comandante, nella prima guerra contro gli Ussiti..Fu un personaggio eminente che arrecò lustro al nome di Firenze, anche se, come condottiero di eserciti la sua fama di invincibilità fu superiore ai suoi meriti, e come politico non sempre riuscì nei suoi compiti..Come uomo non fu quello stinco di santo che i suoi biografi ci descrivono, ma fu spesso crudele, talvolta lussurioso, sempre avido di ricchezze. Fu, insomma, un uomo del suo tempo. E se consideriamo che costruì la sua fortuna nell’ infido ambiente di corte, fra intrighi, congiure, ribellioni, il fatto di essersi mantenuto per tutta la vita fedele al re che aveva contribuito a stabilizzare sul trono, costituisce indubbiamente per lui un non comune titolo di merito.” UGURGIERI

“Entrò dal Friul messer Pipispanno/ Contra Venetia per L’Imperio gionto,/ Come cignal, che in caccia arma la sanna;/ Un essercito odioso, e al sangue pronto/ D’Ongari havea, che rimetter gli usciti / Di verona, e di Padova tenne conto;/ In campo fur con lui tutti i banditi./ Et Tedeschi in gran numero pur per questa/ Simil subversion gli erano uniti.” CORNAZZANO

“Custode per 22 anni di una zona limitata del regno magiaro fino alla morte.” PELLEGRINI

“Il quale aveva appreso alla perfezione le tecniche di guerra applicate della cavalleria ungherese; inoltre durante i combattimenti di frontiera contro i Turchi era già venuto a contatto con la brutalità e l’impeto di questi scontri..Quando ritornò in Italia i suoi contemporanei rimasero colpiti dai suoi metodi rigorosi e spietati. Tanto per citare un esempio, prima di rilasciarli faceva tagliare a tutti i suoi prigionieri la mano destra.” NEWARK

“Capitano veramente grande, e sotto la cui militar disciplina divennero molti egregi condottieri d’eserciti..Fu lo Scolari di carnagion bianca: gli occhi hebbe vivaci, e neri: la barba, e i capelli biondi.” CAPRIOLO

Sulla sua tomba è inscritto il seguente epitaffio “Sepulchrum Egregii et Magnifici Domini Philippi de Scolaribus/ de Florentia Comitis Themesvaricensis et Ozonae./ Qui obiit anno Domini 1426 die XXVII Mensis Decembris.”

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-D. Mellini. Vita di Filippo Scolari, volgarmente chiamato Pippo Spano.

-I. di Messer Poggio. Vita di messer Filippo Scolari cittadino fiorentino.

Immagine: Filippo Scolari, l’ascesa da condottiero fiorentino a conte di Temesvar

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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