FEDERICO II GONZAGA

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Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

FEDERICO II GONZAGA  Di Mantova. Marchese e duca di Mantova; marchese del Monferrato per avere sposato Margherita e Maria Paleologo.

Figlio di Francesco Gonzaga.

1500 (maggio) – 1540 (giugno)

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Tiziano, Ritratto di Federico II Gonzaga (1529)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1509
Mag.LombardiaViene nominato erede al marchesato di Mantova allorché il padre Francesco è catturato dai veneziani ad Isola della Scala.
1510
Ago.Emilia Marche e LazioSi trova a Bologna. Quando il padre viene liberato dai veneziani è condotto in ostaggio a Roma da Girolamo della Mirandola. Dopo una breve sosta ad Urbino sarà ospitato negli appartamenti del papa Giulio II sino al febbraio dell’anno seguente. Diventa in breve il beniamino del pontefice.
1511
Apr.LazioRitorna a Roma. Vi rimane fino alla morte di Giulio II avvenuta nel marzo 1513.
1512
Mag.LazioViene segnalato all’apertura del concilio in San Giovanni in Laterano.
Lug.LazioRiceve la cresima a Roma dalle mani del cardinale di San Giorgio Raffaello Riario.
1515
Ott. nov.LombardiaSi reca a Milano per rendere omaggio al re di Francia Francesco I;  offre in dono al sovrano quattro  tra le più belle cavalcature dei suoi allevamenti.
Dic.EmiliaA Bologna, per l’incontro tra il re francese ed il papa Leone X.
1516
Gen.Lombardia e  FranciaEsce da Milano e si porta a Lione al seguito di Francesco I: la sua presenza è stata richiesta come garanzia che il marchesato di Mantova non cambi politica. Nel periodo è nominato cavaliere dell’ ordine di San Michele.
Apr.60 lanceHa il comando di 60 lance. Suo luogotenente è Alessandro da Trivulzio.
Ago.FranciaAi funerali del Longueville.
……E’ combinato il suo matrimonio con l’erede del marchesato del Monferrato Maria Paleologa. Quest’ultima ha solo otto anni; è pertanto stipulato un contratto nuziale nel quale si decide che il matrimonio sarebbe stato celebrato al compimento dei sedici anni da parte della ragazza. Durante questo lasso temporale il Gonzaga cambia idea perché il marchese del Monferrato Bonifacio sembra avere superato i problemi di salute che lo hanno angustiato fin dalla più tenera età. Viene così inscenato un finto complotto ai danni dell’amante del Gonzaga, Isabella Boschetti,  cui avrebbero aderito Maria Paleologa e la madre Maria d’Alençon. Il marchese di Mantova riesce così a farsi annullare dal papa il contratto matrimoniale. Carlo V propone allora a Federico Gonzaga le nozze con la zia Giulia d’Aragona, figlia di Federico d’Aragona, più anziana di lui e sterile. Con la promessa di matrimonio sarebbe arrivato anche il titolo ducale.
1517
Apr.LombardiaLascia Parigi per Casale Monferrato e Mantova.
Mag.Veneto e LombardiaIn visita ufficiale a Venezia: è alloggiato nel palazzo già del marchese di Ferrara. Il Collegio dei Pregadi decide di venire incontro alle sue spese riconoscendogli la somma giornaliera di 25 ducati. Si incontra con il doge Leonardo Loredan; partecipa ad una seduta del Gran Consiglio;  si sposta a Padova ospite di Vico da Camposampiero, da sempre al servizio dei Gonzaga. Da Chioggia raggiunge Mantova.
1518
Apr.FranciaAd Amboise, per il battesimo di un figlio di Francesco I.
Mag.FranciaPartecipa ad una giostra.
Sett.PiemonteSegue il padre Francesco a Casale Monferrato.
1519
Apr.LombardiaAccompagnato da Francesco Maria della Rovere è nominato marchese di Mantova alla morte del padre. La cerimonia avviene nella chiesa di San Pietro a Mantova. Nell’occasione arma 14 cavalieri. Nei suoi primi anni di governo un peso predominante lo ha la madre Isabella d’Este, che fa allontanare o perseguitare alcuni dei più influenti segretari del marito, primo tra tutti Tolomeo Spagnoli, il quale trova riparo a Milano presso il Lautrec e poi a Roma.
Ago.LombardiaOffre riparo ai fuoriusciti del ducato milanese. A fine mese il Lautrec spedisce Jacques de Sante Colombe per chiedere la consegna di coloro che trovandosi nel mantovano continuano a compiere incursioni nei vicini territori controllati dai francesi. Il Gonzaga provvede ad emettere una grida ai danni dei banditi.
……….Avverte tempestivamente Alfonso d’Este di un tentativo ai danni del ducato di Ferrara  perpetrato dal vescovo di Ventimiglia Alessandro Fregoso e da Alberto Pio  per  conto del papa Leone X.
1520
Gen.Francia100 lancePiemonteHa l’incarico di luogotenente del Boucar;  il campo invernale viene collocato nell’ astigiano: disgustato dal comportamento del capitano francese il Gonzaga decide di abbandonare gli stipendi dei transalpini.
Feb.LombardiaPrende parte ad una giostra a Mantova.
Mar.VenetoSi offre ai veneziani. E’ segnalato a Sanguinetto, ad Albaredo d’Adige ed a Lonigo.
Mag.Veneto e LombardiaIn incognito a Venezia con il della Rovere per assistere alle feste legate allo “sposalizio del mare”. Prende alloggio alla Giudecca;  è accolto nella compagnia degli “Immortali”. Accompagnato da 20 gentiluomini veneziani e da 25 “Immortali” viene ricevuto in Collegio dal doge. A Mantova è contattato dai francesi tramite Alessandro da Trivulzio.
Ago.I francesi si lamentano ancora per la protezione che presta ai fuoriusciti del ducato.
Ott.ChiesaFrancia Ferrara VeneziaGonfaloniere dello stato della ChiesaLazioViene nominato dal pontefice gonfaloniere dello stato della Chiesa: prima di accettare la carica restituisce al re di Francia il collare dell’ordine di San Michele.
1521
Gen.LombardiaGli è riconosciuta una provvigione annua di 33000 ducati ed un piatto di 3000 ducati. A seguito di tale condotta (300 lance e 200 cavalli leggeri), il della Rovere deve abbandonare Mantova. Il Gonzaga invia a Roma alcuni cavalli berberi per correre i palii organizzati in tale città. Ha il titolo di capitano generale dei pontifici solo di nome; di fatto, il comando si trova nelle mani di Prospero Colonna.
Lug.40 lanceViene contattato dal Lescun che gli offre una condotta di 100 lance, una pensione annua di 10000 ducati ed il titolo di capitano dell’ avanguardia o della retroguardia, a sua scelta. Rifiuta.
Ago.EmiliaOccupa il castello di Concordia;  ha modo di litigare con il Colonna. Si sposta all’assedio di Parma. E’ inviato con 200 cavalli leggeri, le artiglierie e 2000 provvigionati incontro a 8000 fanti tedeschi che da Trento stanno scendendo verso il Monte Baldo nel veronese.
Sett.Gli vengono consegnati il bastone del comando e lo stendardo dello stato della Chiesa.
Ott.EmiliaConquista Cento.
Nov.LombardiaAl fianco del Colonna a Gerolanuova ed a Torlengo; attraversa l’Oglio sotto il fuoco dell’artiglieria nemica di Orzinuovi; tocca Vailate e supera anche l’Adda su un ponte di barche a Rivolta. Da Pandino punta su Milano ed entra nella città per Porta Ticinese con il Colonna ed il cardinale legato Giuliano dei Medici (il futuro Clemente VII). A Milano alloggia nel palazzo di Teodoro da Trivulzio, cui presta una fidejussione di 4000 ducati per la sua liberazione. Si dirige, quindi, alla volta di Como con Ferdinando d’Avalos;  i suoi uomini catturano in Brianza Mercurio Bua in fuga da Milano; penetra in Lodi con 200 lance e 200 cavalli leggeri.
Dic.Lombardia ed EmiliaCon la morte di Leone X si offre nuovamente ai veneziani, tanto più che è scaduta la sua ferma con i pontifici: in tale ottica libera il Bua e non pretende alcun riscatto. Giunge a Piacenza ed i suoi uomini alloggiano a discrezione nelle case dei cittadini.
1522
Gen.EmiliaAlla difesa di Parma con 50 uomini d’arme e 700 fanti italiani: viene attaccato da Federico Gonzaga da Bozzolo, dal Buonavalle e da Marcantonio Colonna che conducono 5000 fanti e 600 lance. Respinti gli avversari, occupa Monticelli d’Ongina; si unisce con Vitello Vitelli, Guido Rangoni, il Colonna, Antonio di Leyva e Ferdinando  d’Avalos per fronteggiare il Lautrec, che si sta muovendo per prestare soccorso a Federico Gonzaga da  Bozzolo ed al Lescun. I francesi si accampano dietro l’Enza e si ritirano.
Mar.Gonfaloniere dello stato della ChiesaEmilia e LombardiaA Piacenza. Si collega con il duca di Bari Francesco Sforza: il papa Adriano VI lo riconferma nella carica di gonfaloniere dello stato della Chiesa. Il Gonzaga raggiunge Pavia con 300 uomini d’arme e da qui si sposta verso Gambolò; respinge sul Ticino un attacco portato dal Sainte-Colombe, dal Ribrac (ucciso) e dal Rocheposay (gravemente ferito). Nulla può, al contrario, di fronte a Federico Gonzaga da Bozzolo che conduce 400 lance e 7000 fanti fra svizzeri ed italiani. Non riesce ad impedire che Novara cada nelle mani di tale capitano e di quelle   del Lescun.
Apr.Lombardia ed EmiliaViene assediato in Pavia dal Lautrec. Il Colonna invia subito in rinforzo ai 2000 fanti che ha disposizione, altri 1000 fanti corsi e 4 compagnie di fanti spagnoli. I soccorsi, sotto la guida del Corbera, rompono l’accerchiamento e penetrano nella città. Il Lautrec batte le mura con l’artiglieria da due punti, al borgo di Santa Maria in Pertica verso il Ticino ed a Borgoratto. Sono gettate a terra trenta/quaranta braccia di mura: le forti piogge ostacolano l’effettuazione dell’assalto generale. L’arrivo, infine, del Colonna con gli uomini d’arme, di Ferdinando d’Avalos con le fanterie e di Girolamo Adorno con i cavalli leggeri inducono i francesi ad allontanarsi da Pavia. Il Gonzaga si trasferisce con 800 cavalli nel modenese; si sposta, infine, a Bologna a seguito di un tentativo dei Bentivoglio di recuperare la signoria della città.
Mag.ImperoGli vengono riconosciuti dall’ imperatore Carlo V uno stipendio annuo di 10000 franchi ed una condotta di 100 lance.
Ago.LazioA Roma, per accogliervi il pontefice e reggere il suo baldacchino.
Dic.ImperoRiminiRomagnaAl comando di 3000 spagnoli minaccia in Rimini Pandolfo Malatesta;  lo costringe a recarsi a Roma dal papa Adriano VI ad implorare la sua benevolenza.
1523
Gen.Carlo V gli concede in feudo i beni di Federico Gonzaga da Bozzolo; sempre l’imperatore gli assegna come arma araldica il simbolo del monte Olimpo con l’Altare delle Fede per il valore dimostrato nella difesa di Pavia.
Ago.Chiesa FirenzeCapitano g.le 300 lance 400 cavalli leggeriGli viene riconosciuto uno stipendio annuo di 100000 scudi, con le ritenzioni ordinarie e piatto per la sua persona di 10000 carlini. Ha sempre il comando di altri 100 uomini d’arme per conto degli imperiali; i pontifici, inoltre, gli concedono a parte una condotta di 400 cavalli leggeri.
Sett.Chiesa FirenzeFrancia FerraraLombardiaE’ inviato alla difesa di Lodi con 250 uomini d’arme, 300 cavalli leggeri e 500 schioppettieri: alla notizia dell’arrivo del Baiardo, di Renzo di Ceri e di Federico Gonzaga da Bozzolo con 400 lance e 5000 fanti rompe il ponte sull’Adda e lascia la città. Si incontra a Castelleone con il provveditore generale veneziano Leonardo Emo per concertare linee comuni per la difesa di Cremona; si posiziona a Pontevico nel territorio della Serenissima;  invia in soccorso degli assediati Sigismondo Gonzaga e Ludovico da Fermo con 100 uomini d’arme, 100 cavalli leggeri e 400 fanti. Altri soldati fa entrare in Cremona nei giorni successivi, specie 600 fanti che hanno disertato dal campo francese.
Ott.Lombardia ed EmiliaCon la ritirata degli avversari entra in Cremona per provvedere al pagamento del soldo della guarnigione; spedisce 50 cavalli leggeri a Pizzighettone. E’ lodato dagli imperiali; solo i veneziani si lamentano per la condotta molesta tenuta dalle sue truppe nel territorio di Pontevico. Si sposta nel modenese per contrastarvi gli estensi.
Nov.LombardiaIl Colonna lo avvia di nuovo  alla difesa di Pavia; nella città è accolto con tutti gli onori da Antonio di Leyva e dalle salve ben auguranti degli schioppetti delle fanterie spagnole. Ha il compito di tagliare le linee di rifornimento ai francesi che assediano Milano. Con il suo arrivo i francesi gettano sul Ticino un secondo ponte di barche a Turbigo.
Dic.LombardiaAmmalatosi, ritorna a Mantova dopo avere lasciato 100 lance e 800 fanti alla guardia di Piacenza.
1524
Gen.Capitano g.leLombardiaIl papa Clemente VII lo riconferma nel suo incarico di capitano generale;  gli invia a Mantova, dove è sempre ammalato, 4000 ducati per i suoi uomini alloggiati nel cremonese: 100 uomini d’arme pagati dagli imperiali, 300 lance stipendiate da pontifici e da fiorentini, 400 cavalli leggeri  al soldo dei soli pontifici.
Mar.LombardiaRitornato al campo, fa caricare nottetempo su alcune chiatte duecento lunghe scale perché si propone di occupare di sorpresa Pizzighettone. Giunge all’alba, è respinto ed è obbligato ad abbandonare chiatte, scale e fuochi artificiati.
Mag.LombardiaSi trova con il della Rovere allorché Federico Gonzaga da Bozzolo si arrende a patti in Lodi.
……….LombardiaRitorna alla guardia di Pavia.
1525
Apr.EmiliaI suoi uomini alloggiano prima nel bolognese e, poi, nel modenese.
Mag.EmiliaA Concordia.
Ott.EmiliaRaccoglie a Parma 4000/5000 fanti per i pontifici.
Nov.EmiliaA Piacenza.
1526
Mar.VenetoSu sua richiesta ottiene la cittadinanza di Verona.
Mag. giu.Chiesa Firenze200 lance e 240 cavalli leggeriRinnova la condotta con pontifici e fiorentini per altri quattro anni con l’espressa condizione di non essere tenuto a combattere gli imperiali. Gli è riconosciuta una provvigione annua di 33250 ducati. A giugno i suoi uomini d’arme sono inviati alla difesa di Piacenza.
Ago.Il papa riconferma il Gonzaga nella sua carica. Federico, come altri marchesi di Mantova del passato, comincia la politica del doppio binario: è sì nemico degli imperiali, però non può, ovvero  non vuole ostacolare il passo ai lanzichenecchi.
Nov.LombardiaSi dichiara neutrale e permette agli imperiali di attraversare i suoi territori; ne favorisce la fornitura di vettovaglie, apre loro un passaggio al Serraglio concentrando a Borgoforte tutte le barche disponibili del mantovano per facilitare il tragitto dei lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg. Nel contempo nega il passo a Curtatone a Giovanni dei Medici per tutta una notte per impedirgli di assalire gli avversari. Al Frundsberg invia in dono cinquecento ostriche, due botti di malvasia, pesce, formaggio cui seguiranno il giorno seguente quindici paia di pernici, venticinque capponi, prosciutti, salami, spelta. Carlo V, più tardi, per il suo aiuto manifesterà al Gonzaga la sua riconoscenza. Allorché Giovanni dei Medici viene ferito in modo mortale a Governolo in uno scontro con i lanzichenecchi, i suoi indugi per il trasporto del ferito da Castelgoffredo a Mantova provocano un peggioramento delle condizioni fisiche del condottiero. Visita il morente solo su preghiera dell’Aretino.
Dic.LombardiaAi primi del mese partecipa a Mantova con il della Rovere alle esequie del Medici. E’  chiamato in suo soccorso dal papa. Il Gonzaga accampa scuse di ogni sorta per ritardare la marcia dei suoi soldati perché non vuole inimicarsi l’ imperatore. Ha anche l’impudenza di reclamare le sue spettanze e fa sottrarre dall’archivio papale, attraverso la corruzione di un funzionario effettuata per mezzo di Baldassarre Castiglione, un documento che attesta il suo obbligo di marciare contro tutti i nemici del pontefice. Continua sempre nella sua politica ambigua, fatta di incontri con il provveditore generale veneziano Agostino da Mula, con la fornitura di cavalcature ad un capitano imperiale, il principe d’ Orange, al bando dai suoi territori di un altro capitano imperiale, Sigismondo Malatesta, che da Ponte Molino ha compiuto una scorreria nel veronese.
1527
Mag.ImperoFranciaRompe gli indugi: al soldo degli imperiali dopo il sacco di Roma.
Ott.FirenzeImpero85 cavalli leggeriNuova capriola diplomatica:  su pressione del Lautrec entra nella confederazione filofrancese.
Dic.Rinnova i capitoli con l’esercito della lega: i suoi stati passano sotto la protezione di francesi e veneziani.
1528
Gen.LombardiaRestituisce a Ludovico Gonzaga da Bozzolo i beni del fratello Federico, già confiscati a suo favore dall’ imperatore.
Apr.Fornisce al Lautrec 80 uomini d’arme per la sua spedizione nel regno di Napoli.
Mag.ImperoFranciaSi delinea la sconfitta dei francesi. Il Gonzaga  aderisce nuovamente al partito imperiale.
Giu.EmiliaSi reca a Parma ed a Piacenza;  appoggia i lanzichenecchi del duca di Brunswick, impegnati in Lombardia ai danni di sforzeschi e veneziani.
1529
……….Veneto e LombardiaAsseconda l’attacco dei lanzichenecchi del conte Felice di Werdenberg contro Peschiera del Garda. Muove verso Cremona per assediarvi il duca Francesco Sforza.
Ago.LiguriaA Genova, per rendere omaggio a Carlo V.
Sett.Capitano g.le 400 lanceHa il comando delle truppe imperiali operanti in Italia. Si iniziano le trattative per le sue nozze con la figlia del duca di Clèves, anziché con Maria Paleologo: suo obiettivo è quello di diventare duca di Milano al posto di Francesco Sforza. Per raggiungere tale scopo può avvalersi di potenti paladini quali il papa, Andrea Doria, Antonio di Leyva ed il vescovo di Vaison.
Ott. dic.Lombardia EmiliaRimane deluso nelle sue speranze di divenire duca di Milano. A fine novembre si trova a Bologna all’incontro che avviene nella città tra Carlo V ed il papa Clemente VII.  Aspira ora di ottenere la consegna dai veneziani di Asola, di Lonato, di Peschiera del Garda e di Sirmione; in linea subordinata si dichiara propenso di accontentarsi di Casalmaggiore, di Spineda, di Calvatone, di Piadena e di Sabbioneta. Le risposte che  vengono date alle sue richieste sono negative.
1530
Mar.LombardiaLa sua ambizione è (parzialmente) soddisfatta: ottiene da Carlo V il titolo di duca di Mantova. A fine mese giunge all’improvviso la notizia della morte di Bonifacio di Monferrato per una caduta da cavallo. Si assiste, a questo punto, ad un suo ritorno di fiamma per Maria Paleologa, ritornata ad essere l’erede designata del marchesato del Monferrato dal momento che il successore diretto di Bonifacio, Giangiorgio, zio di Maria, è  ammalato in modo serio. In un tentativo di far perdurare la linea maschile dei Paleologo Giangiorgio accetta la proposta imperiale di sposare lui Giulia d’Aragona. Il Gonzaga rompe così gli accordi matrimoniali con Carlo V che, da parte sua, perdona l’affronto dietro l’esborso di 50000 scudi. L’imperatore agisce in modo da convincere il papa ad annullare la precedente decisione ed a rendere nuovamente valido il contratto matrimoniale con Maria Paleologa. Tutti questi complotti sono resi vani dalla morte improvvisa della donna avvenuta pochi giorni prima del breve papale riaffermante la validità del contratto. Anna d’Alençon, nel timore che il Monferrato cada in potere dei francesi o dei duchi di Savoia decide allora di offrire a Federico Gonzaga la mano della secondogenita Margherita.
Apr.LombardiaOspita a Mantova l’imperatore proveniente da Bologna.
1531
Mar.LombardiaSi oppone al duello che deve svolgersi a Mantova tra i due capitani imperiali Cesare da Napoli e Fabrizio Maramaldo.
Ott.PiemonteSi reca in Monferrato; si incontra a Gropello Cairoli con Roberto da San Severino.
1532
………ImperoImpero OttomanoAustriaPrende parte alla difesa di Vienna contro i turchi. Ha il comando dei cavalli leggeri.
Nov.VenetoA Vicenza. Con il della Rovere accoglie l’imperatore nella città. A metà mese si sposa con Margherita di Monferrato che gli porta in dote il marchesato.
Dic.EmiliaViene ospitato a Modena da Guido Rangoni: affianca il duca di Ferrara per il solito atto di omaggio nei confronti di Carlo V.
1533
Ago.EmiliaA Piacenza. E’ ospite dei Landi.
Nov.PiemonteMuore Giangiorgio di Monferrato. Si reca nel Monferrato per prendere possesso del marchesato: a Casale Monferrato viene attaccato da molti fanti guasconi che militano per i francesi.
1537LombardiaAccetta inizialmente di fare svolgere a Mantova il concilio di riconciliazione con i protestanti. A marzo il papa Paolo III gli invia l’onorificenza della Rosa d’Oro.   Pretende un presidio che sorvegli i lavori conciliari ai suoi ordini e che, nello stesso tempo, sia finanziato dagli altri stati. Il pontefice si oppone al suo progetto collegato con l’aspetto della giurisdizione dei numerosi partecipanti alle sessioni.
1540
Giu.LombardiaMuore a fine mese di sifilide nella sua villa di Marmirolo . Il suo corpo è trasportato a Mantova per essere sepolto nel monastero di San Paolo accanto alla madre Isabella d’Este. E’ sepolto con il saio francescano. Alla sua corte vive Baldassarre Castiglione che compie alcune missioni diplomatiche per suo conto. Ritratto di Tiziano (conservato nel museo del Prado a Madrid), di Francesco Rabolini  e di Giorgio Vasari nella sala di Giovanni in Palazzo Vecchio a Firenze. Amico di Pietro Aretino, che gli dedica la prima stesura della “Marfisa”, anche se i suoi rapporti con tale umanista non furono sempre cordiali. Promuove la costruzione del palazzo del Te, residenza affrescata da Giulio Romano, da Benedetto Pagni di Pescia e dal Primaticcio, fuori dalla cinta muraria di Mantova; l’edificio è costruito per l’amante Isabella Boschetti. E’ celebrato da Ludovico Ariosto nell'”Orlando furioso”.

CITAZIONI

-“E’ graciado signor, non molto grande, ben fato et bello in ciera, molto acostumato et reverente.” SANUDO

-“Dimostrò..essere non dissimile dal padre nella militia.” ALBERTI

-“Era di statura grande e gagliardo, di carnagione bianca, d’occhi, barba e capelli neri.” ROSCIO

-“Si dimostrò splendido e generoso in ogni sua attione.” LOSCHI

-“Fu questo principe non punto minore del padre nell’arte della guerra.” MAZZELLA

-“Fu il più splendido principe dell’età sua.” MAGENTA

-“Federico è un principe riputato di molto merito. Fu grande amico delle belle arti.” LITTA

-“Dimostrò Federico essere non dissimile dal padre nella militia.” SANSOVINO

-“Il qual nel valor e prudenza e liberalità non fu punto inferiore al padre..Fu il duca Federico huomo di grande animo e valore: di comune statura, più tosto corpulento che delicato; havea gli occhi grandi radiggianti come due stelle; fu di pelo rosso e bianco di natura..Et in somma fu buono e virtuosissimo.” ULLOA

-“Ma la mia mente innamorata et vaga/ Di celebrar l’honor del tempo antico/ Nulla sa dir se prima non s’appaga/ Ne l’util gratia vostra, Federico./ O magnanimo duca di Gonzaga/ Solo della malconcia Italia amico,/ Doveia poi che in me non può il valore/ Aiutarmi ciascun a farvi honore.”  P. ARETINO

-“Era il duca principe rigoglioso di corpo, religioso, magnanimo e liberalissimo, affabile, disinteressato e sincero. Non vi fu vizioso che non fosse da lui odiato, né buono o virtuoso che non l’amasse. Non mai negò udienza ai poveri, cui rimandava contenti. Era pure prode e perito nell’arte della guerra, come ne dimostrò in varii incontri..E in fine restò il suo nome celebre nel mondo, e la sua fama vivrà eternamente gloriosa.” V. DE CONTI

-“Prencipe non inferiore a suoi avoli nell’arti della guerra, e ne’ meriti della pace, se non havesse talhora divertito l’animo a’ piaceri e alle delitie; ma religioso nondimeno, magnanimo e liberalissimo.” MAFFEI

-“Dedicatario di vari scritti – dal “Monumentum Gonzagium” (ove è personaggio di spicco) di Giovanni Bonavoglia al “Labirinthus” di Vincenzo Barsio, dal “Belisardo, fratello del  conte Orlando” di Marco Guazzo, al “Marescalco” aretiniano – protettore di Folengo (riaccolto, grazie a lui, tra i benedettini), Bandello (Federico s’adoperò per ottenere per lui dalla Curia la secolarizzazione), Antonio Pigafetta (che dovette alle sue pressioni il conferimento d’una commenda dell’Ordine gerosolomitano), avvalentesi quale segretario del dotto Giovanni Giacomo Calandra, corteggiato..dall’Aretino che avrebbe voluto essere il suo cantore ufficiale.., elogiato come valoroso guerriero dal Giovio.., celebrato dall’Ariosto.., dipinto dai più celebri pennelli tra i quali quello di Tiziano. Federico in quest’eccezionale convergenza a suo riguardo di letterati ed artisti, acquistò una statura di gran lunga eccedente i suoi effettivi peso specifico e peso relativo.” LAZZARINI

-“L’unico principe italiano che possa, ragionevolmente, uguagliare, in virtù, il re di Spagna, Francia e Inghilterra.” CASTIGLIONE (Il Cortigiano)

-“Come statista Federico fu carico di difetti, spesso rasenta l’incapacità. Non ebbe il senso della giustizia; fu privo di rigore amministrativo; adoperò la finanza pel mantenimento d’una corte sovrabbondante, pletorica che si gonfiò sini ad ottocento fameliche “bocche”, ove non si distingueva tra quanti svolgevano funzioni, adempivano dei compiti, avevano delle responsabilità e quanti, invece, vi vivevano parassitariamente; concepì la pressione tributaria, gravante sui ceti più umili, penalizzante i contadini, quale strumento per alimentare la spirale del dispendio e dello sperpero… La malvagità di Federico – documentabile: per capriccio, ad esempio, fece trucidare di soppiatto Giovanni Stefano Rozzoni, già suo precettore…Piccolo principe di piccolo Stato, invischiato in una dimensione irrimediabilmente subalterna nella quale si muove con furberia e, se è il caso, con bassezza, e però ingigantito dallo sfondo d’una corte spropositatamente ipertrofica cui è riconducibile la rinomanza artificiosa della menzione di letterati e dei ritratti dei pittori.” BENZONI

-“Era di statura grande, e gagliardo: di carnagion bianca: d’occhi, barba, e capelli neri.” CAPRIOLO

-“(Il) marchese di Mantova vale poco.” GUICCIARDINI

-“Nell’agevolare il passo a’ Lanzichenecchi, Federico Gonzaga obbediva non soltanto a un sordido interesse politico, ma anche ad un ignobile risentimento personale contro Giovanni de’ Medici. L’ultimo de’ grandi capitani di ventura..non aveva mai dissimulato un infinito disprezzo per quello rammollito Gonzaga, già vecchio a ventisei anni, irreperibile ormai sui campi di battaglia e baloccantesi con gli onori (senza i rischi) di capitano generale “in partibus” della chiesa e de’ fiorentini.” LUZIO

-“Si mostrò egli simile al padre nell’arte militare.” MAINARDI

-“Il bilancio del regno di Federico fu sicuramente in attivo tranne che sotto il profilo finanziari. Come già avevano fatto i suoi genitori, egli profuse cifre folli per appagare l’innato desiderio di fasto e soprattutto per abbellire la sua capitale, valendosi dell’opera di uno degli artisti più brillanti del tempo: Giulio Romano.” BRAGLIA

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