FEDERICO GONZAGA DA BOZZOLO

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

FEDERICO GONZAGA DA BOZZOLO  Conte. Di Bozzolo. Duca di Sabbioneta. Cavaliere dell’ordine di San Michele.

Signore di Bozzolo, Viadana, Rivarolo Mantovano, San Martino dell’Argine, Isola Dovarese, Commessaggio, e di Monreale in Francia. Marchese di Baugé. Figlio di Giovanni Francesco Gonzaga; fratello di Ludovico Gonzaga da Bozzolo, Pirro Gonzaga da Bozzolo e Febo Gonzaga;  zio di Roberto da San Severino e di Cagnino Gonzaga; genero di Ludovico Orsini.

1480 ca.- 1527 (dicembre)

Anno, mese

 

Stato. Comp. ventura

 

Avversario

 

Condotta

 

Area attività

 

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1496
Ago.

 

Francia

 

 

 

 

 

Francia

 

Giovanissimo, alla morte del padre viene inviato a Napoli presso i parenti della madre Antonia del Balzo. Eredita con i fratelli la signoria di San Martino dall’Argine e  solo  con il fratello Ludovico la signoria di Bozzolo, Rivarolo Mantovano ed Isola Dovarese. Si dà al mestiere delle armi.

……………. Francia In Francia al seguito del re Carlo VIII.
1497

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Lombardia Rientra dalla Francia in Lombardia con il fratello Ludovico.
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

E’ investito di Bozzolo dall’ imperatore Massimiliano d’Austria che gli concede pure il diritto di battere moneta. Nello stesso mese si reca a Venezia per i funerali dell’ ambasciatore sforzesco Battista Sfondrato.

1500 E’ investito di Isola Dovarese con il fratello Gian Francesco.
1502

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Pavia;  davanti a Luigi XII si batte a duello con Pirro Gonzaga, da lui accusato di avere diffamato Francesco Gonzaga. Lo Chaumont, Gian Giacomo da  Trivulzio ed il maresciallo di Gié cercano di fare cessare  lo scontro: solo il re di Francia riesce in tale intento.

1503

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Venezia con il fratello Ludovico. Nella città alloggia a Cà Turlon in San Girolamo; è alla vana ricerca di una condotta.

1504 Sposa Giovanna Orsini, figlia del conte di Pitigliano Ludovico.
1509

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

 

Impero

 

Venezia

 

 

 

Veneto

 

Entra in Padova, appena conquistata dagli imperiali,  con il fratello Ludovico. Prende alloggio fuori della porta del Portello. Nel castello cittadino si pone Marco Sittich con 1000 fanti tedeschi. A fine mese lascia la città per unirsi con l’esercito imperiale a Castelfranco Veneto.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Si trova a Bassano del Grappa; con il fratello Ludovico (650 cavalli) va incontro all’ imperatore Massimiliano d’Austria. Si sposta a Cittadella.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Piombino Dese, alla rassegna dell’ esercito tenuta da Costantino Arianiti. Ottiene la rocca di Camposampiero e fa prigioniero il provveditore Antonio Querini; si sposta all’ assedio di Padova con 150 uomini d’arme. Deve assicurare i rifornimenti da Vicenza al campo, condurvi le artiglierie e  cercare di deviare le acque del Bacchiglione. Mentre sta svolgendo questa funzione è sorpreso di notte  a San Martino di Lupari, nei pressi di Longare, dagli uomini di Giano Fregoso, di Giovanni Greco e da quelli di Dimitri Megaduca (150 uomini d’arme, 120 balestrieri a cavallo e 120 stradiotti). Nel combattimento è catturato Filippo dei Rossi con 300 cavalli: il Gonzaga da Bozzolo riesce a fuggire per la montagna senza che i veneziani si preoccupino molto ad inseguirlo perché occupati nella ricerca del bottino.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Ritorna a Longare con il fratello Ludovico per cercare di deviare le acque del Bacchiglione.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Ai primi di ottobre gli imperiali abbandonano le operazioni di assedio di Padova. Il Gonzaga da Bozzolo conduce l’artiglieria estense a Montagnana ed affianca il cardinale Ippolito d’Este alla difesa di tale località.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto Emilia

 

Con la caduta di Montagnana in mano veneziana lascia tale territorio per riparare nel Polesine. Quando anche il Polesine è conquistato dalle truppe della Serenissima  ripara  a Ferrara.

Dic.

 

 

 

 

 

30 lance

 

Veneto

 

Si trasferisce alla guardia di Verona. Colloca il suo campo  a San Nazzaro.

1510

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Verona. Tenta una sortita con Carlo Baglioni e Sacramoro Visconti;  viene sconfitto a San Bonifacio dai cavalli leggeri di fra Leonardo Prato. Tra gli imperiali sono uccisi 60 balestrieri a cavallo e sono catturati 50 uomini d’arme e 200 cavalli leggeri italiani. Federico Gonzaga da Bozzolo si salva su un cavallo turco con l’aiuto dei francesi usciti in suo soccorso da Verona. Si allontana ancora dalla città con Giovanni Gonzaga; è ancora battuto a Villanova da fra Leonardo Prato (cattura di 100 cavalli, tra i quali 40 uomini d’arme borgognoni).

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Lascia Verona per Porta Vescovo con Giovanni Gonzaga ed il fratello Ludovico per depredare il territorio vicino:  razzia numerosi capi di bestiame e fa numerosi prigionieri.

Giu.

 

Impero

 

Venezia Chiesa

 

 

 

Veneto

 

Esce da Vicenza con il fratello Ludovico e 600 cavalli: è una volta di più  sconfitto da Taddeo della Volpe, da Meleagro da Forlì e da Giovanni Greco che gli catturano 100 cavalli.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Staziona tra Rosà, San Giorgio in Bosco e Cittadella; prende parte alla conquista di Monselice.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Vicenza : senza denari è costretto ad abbandonare il campo di Olmo ed a riparare a Verona allorché la città è attaccata dai veneziani.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

 

Si apre il passo nel mantovano tra le truppe pontificie e veneziane; alla testa di 7000 uomini giunge a Ferrara in soccorso di Alfonso d’Este. Lavora al rafforzamento delle fortificazioni della città.

1511

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

1000 fanti

 

Romagna

 

Con Alfonso d’Este, lo Chatillon ed Annibale Bentivoglio sorprende e sbaraglia sul Santerno veneziani e pontifici condotti dal vescovo Antonio Orfeo di Caricola e dai condottieri Guido Vaina, Meleagro da Forlì e dallo spagnolo Verdejo, giunti nel ferrarese per assediare la bastia del Zaniolo/Genivolo con 600 cavalli, 500 cavalli leggeri e 400 fanti (5000 fanti e 400 cavalli leggeri per altre fonti). Nello scontro sono uccisi 3000 uomini, in gran parte veneziani, ed è fatto a pezzi il contingente spagnolo del Verdejo. Federico Gonzaga da Bozzolo rientra a Verona con 200 cavalli  portando con sé venti carri di vettovaglie.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Si distingue nella battaglia di Casalecchio di Reno. Al termine dello scontro fa liberare a Ferrara alcuni fanti veneziani catturati dagli estensi  che il duca Alfonso d’Este vorrebbe fare giustiziare per le loro precedenti devastazioni. In città assiste al duello che vede impegnati i due capitani spagnoli Azevedo e Giovanni di Santacroce.

Ago.

 

Francia

 

Venezia Chiesa

 

 

 

Verona

 

Con il fratello Ludovico raccoglie 2000 fanti e 300 lance: i denari necessari per il loro arruolamento sono forniti dai francesi. Ritorna alla difesa di Verona.

1512

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. mag.

 

 

 

 

 

1000 fanti

 

Romagna

 

Partecipa alla battaglia che si svolge nei pressi di Ravenna al comando di 1000 fanti italiani: è posto alla retroguardia accanto a 3000 unità tra arcieri e stradiotti. L’esercito francese è comandato da Gastone di Foix, dal la Palisse, da Ivo d’ Allègre, dal Baiardo, da Jacopo di Ems e da Filippo di Freiberg; esso è composto di 1900 lance, 5000 fanti tedeschi, 8000 fanti tra guasconi e piccardi, 5000 fanti italiani, 3000 tra arcieri e cavalli leggeri. Nel combattimento il Gonzaga da Bozzolo riporta sei ferite; cattura il legato del papa Giulio II, il cardinale Giovanni dei Medici (il futuro Leone X)  dopo avere scacciato alcuni cavalli albanesi che  hanno circondato il presule per consegnarlo al cardinale Federico da San Severino, vecchio amico del prelato. Assedia con 800 fanti la cittadella di Ravenna, dove si è rinchiuso Marcantonio Colonna; lo costringe, in breve tempo, alla resa a patti. Con 1000 fanti obbliga ad arrendersi anche Giulio Vitelli che si è  asserragliato nella rocca. In un assalto rimane nuovamente ferito da un sasso.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’arrivo di 20000 svizzeri, assoldati da veneziani e da pontifici, arruola in fretta 6000 fanti italiani per sostenere l’azione del la Palisse.

1513

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inverno

 

Impero

 

Venezia Francia

 

 

 

Emilia

 

Soccorre i guelfi del piacentino, minacciati dai ghibellini locali comandati da Pietro Buso Scotti.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Alla difesa di Verona con 200 cavalli.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Esce da Verona con Guglielmo di Rogendorf (600 cavalli e 2000 fanti);  sorprende a San Bonifacio 300 cavalli leggeri e 600 fanti veneziani condotti dal provveditore Sigismondo Cavalli e da Giovanni Forti. Con la fuga degli avversari mette a sacco la località e fa prigionieri tutti i soldati. Viene pure saccheggiata Soave dopo che è stato dato dato alle fiamme un ponte sull’Adige;  tenta senza esito di impadronirsi di Vicenza, alla cui difesa si portano molti contadini del territorio.

1514

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Guelfi

 

Ghibellini

 

 

 

Emilia

 

Con Troilo dei Rossi attacca nel piacentino i ghibellini di Pietro Buso Scotti;  costringe quest’ ultimo a rifugiarsi in Carpaneto Piacentino.

1515

 

 

 

 

 

 

 

 

 

………………

 

Chiesa

 

 

 

Capitano g.le fanteria

 

 

 

Milita al servizio del papa Leone X. Giuliano dei Medici lo nomina capitano generale della fanteria pontificia.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

E’ segnalato a Roma alla cerimonia in cui sono consegnati a Giuliano dei Medici il gonfalone della Chiesa ed il bastone di capitano generale. Giuliano dei Medici si ammala;  il suo successore, Lorenzo dei Medici, non rinnova al  Gonzaga  il mandato.

Sett.

 

Francia

 

Spagna

 

 

 

 

 

Contatta Bartolomeo d’Alviano ed i veneziani; ritorna, viceversa, agli stipendi dei francesi.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si trova a Milano a rendere omaggio al nuovo re di Francia Francesco I.

1516

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Pavia con 3000 fanti.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Lautrec gli dà l’incarico di radunare 1000 fanti italiani con i quali unirsi ai veneziani all’ assedio di Verona.

Sett.

 

 

 

 

 

1266 fanti

 

Veneto

 

All’assedio di Verona: a ciascuno dei suoi uomini viene anticipata la paga di un mese (due scudi e mezzo a testa). Prende parte ad un consiglio di guerra con il provveditore generale Andrea Gritti;  conduce i primi assalti alle mura della città. Con Rizino d’Asola entra nottetempo in un bastione e respinge alcuni cavalli e fanti usciti dalla trincea prospiciente il Campo di Marte.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Giungono ai difensori di Verona notevoli rinforzi, inviati dall’imperatore Massimiliano d’Austria. Federico Gonzaga da Bozzolo si sposta al campo di Villafranca di Verona. Con Mercurio Bua intercetta a Peri un convoglio di vettovaglie diretto al capoluogo:  nello scontro sono uccisi 25 veneziani contro 70 tedeschi. Con i suoi fanti, 200 uomini d’arme e tre sagri è inviato in soccorso di Babone Naldi costretto ad abbandonare Groara. Recupera tale località e fa ritorno a Povegliano Veronese.

Nov.

 

 

 

 

 

1008 fanti

 

Veneto

 

A Villafranca di Verona, per la mostra dei suoi uomini.

1517

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

Comp. ventura

 

Chiesa

 

 

 

Lombardia Emilia e Marche

 

Alla fine del conflitto i suoi uomini sono licenziati. Tratta con i fanti spagnoli impegnati all’ assedio di Verona e li assolda per conto di Francesco Maria della Rovere per riconquistare il ducato di Urbino ai danni di Lorenzo dei Medici e dei pontifici. Giunge a Sermide con 1000 soldati tra uomini d’armi e cavalli leggeri; lascia la cittadina nonostante gli inviti del Lautrec a non muoversi. Nell’attraversare il bolognese mette a sacco Budrio; arriva presto nelle Marche ed assedia Mondavio. Lorenzo dei Medici deve ritirarsi.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Entra in Urbino; punta su Fano;  ne è respinto da Troilo Savelli in quanto dispone di soli cinque pezzi di artiglieria e di scarse munizioni. In un assalto perde 150 uomini; un altro attacco viene respinto dalla resistenza opposta da Fabio da Gallese. L’arrivo via mare da Pesaro di 500 fanti inviati da Renzo di Ceri lo induce  a rifugiarsi con il della Rovere a Mombaroccio.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

I pontifici si presentano nei pressi di Mombaroccio: dopo un primo scontro i nemici  puntano su Fossombrone inseguiti dai feltreschi; giunti sul Metauro, costoro ritornano indietro per occupare le sue basi di partenza. Ol  Gonzaga da Bozzolo comprende il pericolo insito nella manovra, abbandona i bagagli e raggiunge Tavernelle.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Il Gonzaga da Bozzolo viene scomunicato dal pontefice come ribelle allo stato della Chiesa.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Marche  Umbria e Toscana

 

Si muove tra Fossombrone, Cagli e Gubbio. Blocca ad Apecchio Gentile Baglioni che  cade in un’imboscata. Si sposta in Umbria con il della Rovere; a Ponte Valleceppi ha il compito di istruire il processo che porta alla condanna a morte di Pietro Maldonado trovato colpevole di tradimento. Obbliga i perugini a pagare una taglia di 10000 ducati ai feltreschi; si trasferisce in Toscana; la pressione dei pontifici lo costringe a rientrare nelle Marche.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Staziona sotto Ancona;  si volta verso Fermo.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Con Carlo Baglioni (alla testa di fanti guasconi e di due compagnie di cavalli) si imbatte a Chiaravalle in Ludovico Euffreducci che   conduce 6000 fanti: ordina alla cavalleria  di arretrare e di farsi inseguire dal nemico che viene in tal modo attratto in un agguato dove sono stati appostati in precedenza i suoi fanti. Sconfigge gli avversari e si appropria di ventidue insegne.

Ago. sett.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Obbligato a ritirarsi con il della Rovere per l’intervento di 300 lance francesi del   Lescun (Tommaso di Foix) e di 6000 fanti (2000 svizzeri e 4000 tra grigioni ed italiani) viene sconfitto dai pontifici a Rimini al borgo di San Giuliano; nello scontro rimane ferito leggermente al petto. E’ raggiunto  l’accordo con gli avversari; liberato da ogni censura ecclesiastica ripara a Mantova con le truppe italiane (100 cavalli e 600 fanti).

1518

 

 

 

 

 

 

 

 

 

………….. Lombardia A Casalmaggiore per le nozze della nipote Camilla, figlia del fratello Ludovico, con il marchese di Atripalda Alfonso Castriota.
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Piemonte

 

Accompagna Francesco Gonzaga a Casale Monferrato.

1519

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

Francia

 

 

 

 

 

 

 

Ha l’incarico di raccogliere 6000 fanti per conto dei francesi.

Nov.

 

Concordia

 

Mirandola

 

 

 

Emilia

 

Difende Concordia dalle mire di Giovan Francesco della Mirandola.

1520

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Acquista nel bresciano 250 palle di ferro destinate alle artiglierie dei suoi castelli.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Contrasta Giovan Francesco della Mirandola.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Viene insignito dal re di Francia del collare dell’ordine di San Michele: l’onorificenza gli è conferita a Milano dal Lautrec nella chiesa di San Francesco. A fine mese con lo stesso Lautrec, Bernabò Visconti ed altri dignitari ispeziona lo stato delle difese di Milano al fine di attuare rapide misure per il rafforzamento della cinta muraria.

1521

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

Francia

 

Impero Chiesa

 

 

 

 

 

Raduna molti fanti per i francesi.

Apr.

 

 

 

 

 

50 lance

 

Lombardia

 

A Milano, per un consiglio di guerra con il Lautrec ed il provveditore generale  Andrea Gritti. Alla conferenza prendono pure parte il Lescun, il Vandenesse (Jean de Chabannes), Giulio da San Severino, Otto Visconti, Ugo Pepoli, Alessandro e Girolamo da Trivulzio.  Sono concordati i piani per il prossimo conflitto. Ha il compito, con Pietro Navarro e Giulio da San Severino, di supervisionare le difese dei passi di confine della Lombardia e delle terre della Serenissima.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Informa il Lescun di movimenti di truppe imperiali diretti da Trento e dalla Brianza verso Milano e Como. Si pone alla difesa di Parma; da qui con 1300/1400 fanti appoggia il Lescun che cerca di sorprendere Reggio Emilia ove si trovano i principali fuoriusciti del ducato ed uno scarso presidio agli ordini commissario pontificio Francesco Guicciardini. Il Lescun è fatto prigioniero in un tafferuglio sorto mentre pontifici e francesi sono impegnati in trattative. Il Gonzaga  libera il Lescun e blocca gli uomini d’arme francesi che si sono dati alla fuga a seguito del fatto.  Occupa per otto giorni Cavriago e ritorna alla difesa di Parma.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raduna  per i francesi molti fanti con Pietro Francesco Barbiano da Belgioioso. A fine mese segue un nuovo consiglio di guerra con il Lautrec, Teodoro da Trivulzio, Michelantonio di Saluzzo, Giulio da San Severino ed il Pepoli.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Ancora alla difesa di Parma: la città  viene attaccata dalle milizie pontificie di Prospero Colonna e del Guicciardini. Alla diffesa della città si trovano 5000 fanti italiani agli ordini del Gonzaga, 400/500 comandati dal Lescun e 7000 svizzeri.  Gli avversari sono raggiunti dopo tredici giorni a San Lazzaro  dagli imperiali guidati da Ferdinando d’Avalos. Seguono regolari operazioni di assedio. Resiste con vigore  agli attacchi di imperiali e pontifici, forti di 1625 uomini d’arme, 900 cavalli leggeri e 18000 fanti.  Ha anche modo  di prestare soccorso con 1000 fanti alla guarnigione di Piacenza quando tale centro viene investito dagli avversari. Con il Buonavalle sconfigge i fuoriusciti capitanati da Ettore Visconti: costoro sono posti in fuga sui monti con la perdita di 500 fanti. Viene respinto un primo assalto ad un bastione diroccato dalle artiglierie.  Il Gonzaga  attraversa il Po con tutte le artiglierie per diminuire la lunghezza delle proprie linee difensive.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Ai primi di settembre i francesi sono costretti a lasciare la parte della città detta di Codiponte, dove gli imperiali si abbandonano al saccheggio ed alla rapina. Nell’espugnazione  di Codiponte è ferito ad un braccio da un colpo di schioppetto. Il Lescun informa il  Lautrec, che i difensori si trovano allo stremo e che non possono resistere più di due giorni. L’avvicinarsi di rinforzi, condotti dal Lautrec al Taro,  dei veneziani a Fontanelle ed a San Secondo Parmense e degli estensi di Alfonso d’Este a Finale Emilia ed a San Felice sul Panaro, convincono gli imperiali a ritirarsi da Parma per accamparsi a San Lazzaro.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Raduna 4000 fanti e si porta alla guardia di Milano.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

A fine mese, a causa della situazione del ducato di Milano, lascia Parma con 1500 fanti, 120 lance e 17 pezzi di artiglieria.  Si dirige verso Piacenza che ha aperto le porte ai pontifici di Vitello Vitelli. Durante la sua assenza il Vitelli ed il vescovo di Pistoia Antonio Pucci si impadroniscono anche di Parma.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

 

Il Lautrec lo invia al recupero di Parma  con Marcantonio Colonna ed il Bonneval (300 lance e 5000 fanti). L’attacco si arena dopo la presa di Codiponte, cui segue un vano assalto di quattro ore. A Cremona. Alla morte del papa Leone X lascia tale città.

1522

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Punta al recupero di Parma con il Buonavalle ed il Colonna (5000 fanti e 600 lance). La città, alla cui difesa si trovano il marchese di Mantova Federico   Gonzaga ed il governatore Guicciardini con 700 fanti italiani e 50 uomini d’arme, è attaccata all’ improvviso con le scale. Il Gonzaga irrompe in Codiponte; è condotto un feroce assalto di quattro ore dalla parte verso il Po e verso Porta San Michele.  La stanchezza, infine, prende gli assalitori ed il mattino seguente l’esercito franco-veneziano abbandona Parma per ritornare al di là del Po.    Attraversa il fiume e scorre il territorio; è affrontato dai Pallavicini che gli catturano 60 cavalli e mettono in fuga 200 fanti.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte

 

All’assedio di Milano. Cerca di far disertare con un trattato 2200 fanti che militano nel campo imperiale. E’ ferito da un colpo di schioppetto tra il gomito e la  mano sinistra mentre sta ispezionando alcune trincee. Si collega ancora con il Lescun (400 lance e 7000 fanti svizzeri ed italiani) e costringe a rinchiudersi in Pavia Federico  Gonzaga che ha  cercato di bloccargli il passo a Gambolò. Muove, di seguito, su Novara, batte la città con le artiglierie e la conquista con tre assalti: sono catturati, oltre Filippo Tornielli, anche alcuni fuoriusciti milanesi.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Assedia Pavia con Giovanni dei Medici;  si impadronisce del tratto di terreno che intercorre tra Borgoratto e la Porta Calcinaria: abbattute con le artiglierie quaranta   braccia di mura, si prepara all’ assalto finale. Questo non ha alcun esito sia per la mancanza di denaro che frena lo slancio dei soldati, sia per le forti piogge che impediscono un corretto proseguimento delle operazioni. Il Gonzaga  prende parte alla battaglia della Bicocca in cui è sconfitto da Prospero Colonna e da Ferdinando d’Avalos. A seguito della disfatta si avvia alla guardia di Lodi con il Buonavalle ed il Medici (300 lance e 3000 fanti). Viene assalito dal  d’Avalos mentre le sue truppe stanno prendendo posizione nella città: Lodi è messa a sacco dagli imperiali.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Ripara a Crema; nel contempo i suoi possessi allodiali e feudali gli sono confiscati  da Carlo V a favore del marchese di Mantova. Si sposta con il Medici alla difesa di Cremona con 3000 fanti. A metà mese il Lescun e gli altri capitani francesi si arrendono a patti nelle mani di Prospero Colonna; anche il Gonzaga li segue in tale scelta effettuata alla condizione che non arrivino rinforzi dalla Francia entro il termine di pochi giorni. Allo scadere di tale data rientra nel mantovano.

Lug.

 

Ferrara

 

 

 

 

 

 

 

Agli stipendi di Alfonso d’Este.

1523

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett.

 

Francia

 

Impero Milano Venezia

 

50 lance

 

Lombardia

 

Ritorna al soldo dei francesi. Raccoglie con Renzo di Ceri 4000 fanti nel ducato di Ferrara e nel mantovano, si unisce sull’Adda con 1000 fanti, 400 uomini d’arme e dieci pezzi di artiglieria condotti dal Baiardo. Rioccupa Lodi e ne scaccia Federico Gonzaga, che ne è stato preposto alla difesa con 500 cavalli e 500 fanti. Attraversa l’Adda su un ponte di barche e soccorre i difensori del castello di Cremona, che si impegnano ad arrendersi  entro la fine del mese a meno di non ricevere soccorsi dall’esterno. Nella città sono introdotti dagli imperiali   vettovaglie e munizioni. Il Gonzaga decide, pertanto, di  dare l’assalto a Cremona la cui guarnigione, negli stessi giorni, è stata rafforzata dalla presenza di 100 uomini d’arme, di 100 cavalli leggeri e di 400 fanti inviati dal marchese di Mantova. Inizia a bombardare le mura con l’artiglieria;  dà  invano battaglia; si ritira a San Martino al Lago ove aspetta il Ceri che  proviene dal reggiano con 2000 fanti e 200 cavalli.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Sono colpite con le artiglierie le mura di Cremona alla Porta di San Luca e vi è fatto un largo varco. Il Gonzaga ed il Ceri si preparano a dare il colpo finale per la conquista della località quando inizia a cadere per quattro giorni una pioggia torrenziale che ingrossa torrenti e fiumi  ostacolando di fatto il flusso dei rifornimenti al campo francese. Gli assalitori sono così indotti a ritirarsi per non incorrere in mali peggiori. Il Gonzaga mette a sacco Gramignana e ripara a Pizzighettone dopo avere subito un assalto dei veneziani del Bua uscito da Pontevico. Si trasferisce  a Soncino e, con il Baiardo, ottiene a patti dal castellano Leonardo Tortora la rocca di Caravaggio. Prende parte all’assedio di Milano; viene rimproverato dai francesi e preso a  male parole con il Ceri per il cattivo esito dell’impresa di Cremona. Impedisce ai veneziani di prestare soccorso a Prospero Colonna.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia e Francia

 

Gli è concesso un salvacondotto;  tenta di trattare una tregua di sei mesi tra le parti. Si reca in Francia per avere direttive sulla conduzione della guerra; al rientro raggiunge Abbiategrasso dove con il Bonnivet e Galeazzo Visconti deve fare da paciere tra le truppe francesi ed italiane a seguito dell’ uccisione di Carlo da San Severino da parte di un luogotenente dello Chandée.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Entra in Lodi con la sua compagnia e 500 schioppettieri; rafforza le difese cittadine.

1524

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Incominciano le diserzioni tra i suoi fanti; si uniscono ai suoi uomini 80 cavalli leggeri licenziati dal marchese di Mantova. Il Gonzaga  sorprende di notte  a Gorgonzola, in disordine, 400 fanti e 400 cavalli guidati da Bartolomeo da Villachiara e da Francesco Masino.

Feb. mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si impadronisce per trattato di Castelleone;  la città viene messa a sacco; i suoi cavalli leggeri occupano inoltre Caravaggio: fa restituire ai veneziani le prede trafugate dai suoi uomini nel cremasco. Si accampa nelle vicinanze di Abbiategrasso; da Lodi effettua continue scorrerie nel territorio per impedire il vettovagliamento agli imperiali che controllano Milano. A marzo lascia Lodi con il fratello Pirro alla testa di 1000 fanti e di 500 cavalli per sostenere i soldati del castello di Cremona giunti all’estremo della resistenza. Saccheggia per strada Sambedo ed invia in avanscoperta un suo esploratore per avvertire i difensori del suo prossimo arrivo. Costui è scoperto; il Gonzaga cade in un agguato preparato dagli sforzeschi;  deve ritirarsi  con l’abbandono  nelle mani dei nemici delle vettovaglie approntate per i difensori del castello. Per rivalsa i suoi uomini, sulla strada del ritorno, distruggono tutto ciò che possono, fanno molti prigionieri e predano molti capi di bestiame.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Esce nuovamente da Lodi con 1500 fanti e diversi cavalli per congiungersi con l’esercito francese: viene intercettato a Lacchiarella da 10000 uomini usciti da Milano;  deve pertanto rientrare. Invia, allora, a Stradella 500 schioppettieri per tagliare le linee di rifornimento al campo imperiale di Gambolò. La località è assalita da 2000 fanti spagnoli;  i suoi soldati sono costretti ad arrendersi a patti. Assale Pizzighettone, dove è castellano Marco Antonio Cipello con soli tredici abitanti: il Cipello si accorda con il Gonzaga  e lo fa entrare. Con la disfatta del Bonnivet  a Romagnano Sesia si rinserra in Lodi con 2000 fanti che non ricevono le paghe da tempo.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si arrende a patti ai veneziani entro il termine di quindici giorni per verificare l’effettivo ritiro in Francia del Bonnivet. Si incontra con Alessandro Donato; un suo emissario attesta la partenza dei francesi dal pavese; ha nuovi colloqui con Luigi Gonzaga, che milita per i veneziani;  si arrende nelle mani del marchese di Mantova Federico Gonzaga e del della Rovere cui consegna le artiglierie.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte e Francia

 

Abbandona Lodi, a bandiere spiegate, con 80 uomini d’arme, 200 cavalli leggeri, 1000 fanti e tutti i carriaggi; raggiunge Torino e Susa con la scorta dei veneziani del  della Rovere. Mette a sacco la città perché gli abitanti si sono rifiutati di aprire le porte alle sue truppe. Con il Ceri e Giulio da San Severino conduce in Francia 5000 uomini, compresi altri fanti italiani che provengono da Alessandria.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

In Provenza;  si trasferisce con 1500 fanti alla difesa di Aix-en- Provence e Tolone.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

Si sposta alla guardia di Arles con 1600 fanti;  da Aix-en-Provence cerca di soccorrere più volte il Ceri, assediato in Marsiglia dagli imperiali.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

Gli avversari sono costretti ad abbandonare il campo  con l’arrivo da Avignone di 6000 svizzeri assoldati da Francesco I: con il la Palisse ed Anne de Montmorency il Gonzaga tallona da vicino il Connestabile di Borbone che ripiega  su Savona.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si impossessa del castello di  Sant’Angelo Lodigiano con la sua compagnia e 2000 fanti;  si muove attorno  a Lodi. Supera il Ticino e punta su Pavia alla cui difesa si trova Antonio di Leyva. Alla testa dei suoi fanti italiani si accampa con il maresciallo de Montmorency nell’ isola formata a sud da due rami del Ticino.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Inizia a bombardare Pavia con sei pezzi di artiglieria; conduce un primo assalto alla  città cui segue un secondo portato vicino al monastero di Sant’Angelo.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

 

A Pavia. Fa costruire un cavaliere dalla parte del Ticino per riprendere a bombardare alcuni tratti delle mura. La sua compagnia perde molti effettivi a causa del ritardo delle paghe. Attraversa il Po ed accompagna il Medici nel prelevare a Rubiera molti carri di munizioni e 50000 ducati inviati da Alfonso d’Este ai francesi. Scorre nel piacentino a Pontenure;  affianca il Medici a Borgo San Donnino (Fidenza); conquista Fiorenzuola d’Arda con i cavalli leggeri;  si incontra con il duca di Albany, Giovanni Stuart, diretto verso il regno di Napoli. Rientra all’ assedio di Pavia;  effettua la rassegna dei suoi uomini.

1525

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Pavia. Attacca il bastione di Santa Margherita, o di messer Torrello, dopo che le artiglierie hanno aperto nelle mura un varco di sessanta braccia; l’assalto viene respinto in tre ore con la perdita di 400 fanti tra i francesi e di 20 uomini, con molti feriti, tra gli imperiali. Si allontana allora temporaneamente dal pavese con il la Palisse ed il Medici per impedire che Melegnano cada in potere degli avversari.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Gli imperiali riescono ad entrare dentro il parco di Mirabello di Pavia: al Gonzaga è dato l’incarico di assalire con Filippo di Brion la retroguardia rimasta ancora fuori. Incomincia un crudele combattimento in cui i fanti imperiali sono inizialmente obbligati a riparare in un bosco vicino sotto l’incalzare della cavalleria e del fuoco  dell’ artiglieria. Il Gonzaga entra anche nel bosco: alla fine la battaglia è vinta dagli avversari.  Il condottiero, una volta di più ferito, è fatto prigioniero con lo stesso sovrano ed altri capitani quali Enrico d’Albret, Renato di Savoia, il Montmorency, il Saint-Pol, il Brion, Galeazzo e Bernabò Visconti; perdono la vita, invece, 20 capitani francesi tra i quali Giacomo d’Amboise, il Lescun, il Bonnivet, il la Palisse, il la Trémouille, l’Aubigny e Galeazzo da San Severino. Nella battaglia muoiono di parte francese 8000  uomini e 700 di parte spagnola, tra cui un solo capitano, il marchese di Sant’Angelo Ferrando Castriota. Altri 1300 uomini muoiono annegati nel Ticino durante gli scontri, di cui 400 tra gli imperiali. Il Gonzaga viene condotto prima nel castello di Pavia e poi nel palazzo della marchesa di Scaldasole, da lui molto amata.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Gli è imposta una taglia di 3000 scudi (che il della Rovere si offre di pagare in sua vece). Durante la sua detenzione ha una disputa con lo  Zuchero sulla conduzione della battaglia di Pavia.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Gode di un regime di semilibertà;  segue il Connestabile di Borbone a Voghera.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia e Liguria

 

Si reca anche a Crema ed a Milano; affianca il  Borbone verso Savona. Corrompe alcuni soldati spagnoli e decide di fuggire con il Saint-Pol (Francesco di Borbone) quando si paventa la possibilità di un loro trasferimento in Spagna.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si parla di una sua assunzione da parte dei veneziani come capitano generale della fanteria con una condotta di 100 lance.

1526

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Francia

 

 

 

50 lance

 

Emilia Veneto Lombardia e Francia

 

 

 

Si trova dapprima a Colorno, dove con Roberto da San Severino presenzia alla pace generale firmata dai Dovara da un lato, e dai Moreschi e Chiozzi dall’ altro, per porre termine alla sequela di omicidi che hanno dilaniato la vita di Casalmaggiore negli ultimi anni. Di seguito raggiunge a Legnago il della Rovere; tocca Verona, Milano e Lione con un salvacondotto degli imperiali.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

Si ammala a Bordeaux.

Giu.

 

 

 

 

 

40 lance

 

Francia

 

Gli viene ridotto dai francesi a 40 il numero delle lance a sua disposizione.

Ago.

 

Francia

 

Impero

 

 

 

Piemonte

 

Ha il comando di 1000 fanti svizzeri. Entra in Valenza con Giovanni da Birago alla testa di 700 fanti; si trasferisce a Carmagnola e si dirige verso Asti per collegarsi con le truppe del marchese  Michelantonio di Saluzzo.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Al campo di Lambrate; tocca Crema dove si incontra con il duca di Milano Francesco Sforza e con il della Rovere.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Il della Rovere fa pressioni per farlo nominare capitano generale delle fanterie della lega con una provvigione mensile di 200 ducati. Il Gonzaga  non è in grado di giungere in tempo a Monza per sedare alcuni disordini sorti nel campo ad opera dei fanti grigioni.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Al campo di Vaprio d’Adda.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

 

Partecipa ad un consiglio di guerra con il provveditore generale Giovanni Vitturi. E’ presa la decisione di attraversare il Po: il Gonzaga con la sua compagnia, uno squadrone di scozzesi e 200 archibugieri prende la strada dei monti.  Si dirige a Piacenza con l’  obiettivo di tagliare il flusso dei rifornimenti ai lanzichenecchi. Sono uccisi 70 imperiali per strada e ne sono catturati solo tre per avere informazioni. Si trasferisce a  Cortemaggiore ed a Fidenza; i lanzichenecchi  si fermano a Fiorenzuola d’Arda.

1527

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

A Sissa vi è un nuovo consiglio di guerra cui prendono parte anche Paolo Camillo da Trivulzio, Ugo Pepoli, Michelantonio di Saluzzo, Giovanni Vitturi ed il commissario pontificio Guicciardini;  si sposta poi a Parma ed a Modena dove viene ospitato nel palazzo di Guido Rangoni. Si avvia alla guardia di Bologna;  raggiunge la città dopo avere ottenuto in prestito 200 ducati dal provveditore veneziano. I suoi soldati, d’altra parte, a causa del ritardo delle paghe si comportano verso i cittadini come i lanzichenecchi.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Toscana

 

E’ inizialmente a Modena ed a Parma; viene inviato a Firenze dal  Guicciardini allo scopo di supervisionarne le difese.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana  Emilia

 

Da Firenze raggiunge Pistoia; è inviato a Faenza con 3000 fanti perché sembra che i lanzichenecchi stiano puntando sulla Romagna. L’ordine viene revocato;  il Gonzaga si ferma a Sasso Marconi per ostacolare il transito agli avversari.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

RomagnaToscana

 

Si incontra ad Imola con Guido Rangoni, il marchese di Saluzzo ed il Guicciardini. Prosegue per Firenze per precedervi gli avversari; invia 500 cavalli nel senese per rovinarvi i mulini; ha un ulteriore consiglio di guerra a Barberino di Mugello con Michelantonio di Saluzzo, il Guicciardini ed il della Rovere. Rientra a Firenze;  trova la città in rivolta contro i Medici. Si ferma all’Orto di San Michele;  viene informato che la piazza della Signoria è in mano ai rivoltosi. Con i suoi armati irrompe  nella piazza, penetra nel palazzo con Lorenzo Cybo e riesce a convincere i ribelli a desistere dai loro propositi. Costoro  sono perdonati dal legato pontificio ed i relativi atti sono siglati anche dal della Rovere e dai provveditori veneziani.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana Umbria e Lazio

 

A San Casciano in Val di Pesa; si trasferisce ad Orvieto ed a Otricoli :  in tale località viene a conoscenza della caduta di Roma nelle mani dei lanzichenecchi. Dopo una vivace e contrastata riunione con gli altri capitani si muove verso Roma con Ugo Pepoli e Michelantonio di  Saluzzo per prestare soccorso  con 500 cavalli e 2000 fanti al papa Clemente VII assediato in Castel Sant’ Angelo. Da Castiglione in Teverina transita tra Corciano e Fabrica di Roma,   tocca Civita Castellana, Magliano Sabina, Formello. Nel viaggio cade dalla sua cavalcatura,  la sella di ferro gli fracassa il petto: il Gonzaga non può pertanto proseguire la sua marcia. Viene condotto come morto a Viterbo.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

Va a trovarlo a Viterbo, di cui è stato nominato governatore, il della Rovere.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Cattura a Perugia Gentile Baglioni mentre è a pranzo: l’accusa è di  tradimento. Lo consegna alla custodia di Gigante Corso. Nonostante ciò Gentile Baglioni è ucciso la sera stessa con due nipoti da sicari di Orazio Baglioni.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Con il marchese Michelantonio di Saluzzo ed il della Rovere (400 cavalli e 500  fanti) sconfigge nei pressi di Perugia 300 cavalli e 500 fanti italiani: costoro si trincerano nell’ abbazia di San Pietro in Valle presso Trevi. Piermaria dei Rossi, Braccio Baglioni ed Alessandro Vitelli sono assaliti nottetempo: dopo una difesa di alcune ore gli avversari si arrendono a discrezione con l’eccezione dei tre capitani che  possono uscirne senza danni.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

A Narni. Sempre con il marchese di Saluzzo ed il duca di Urbino (600 cavalli e 2500 fanti) tenta di svaligiare di sorpresa 700 cavalli leggeri spagnoli fermi a Monterotondo ed a Mentana senza l’opportuna sorveglianza. L’azione non ha successo.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Si trova ancora a Narni ed a Todi. Incontra ad Orvieto il pontefice uscito da Castel Sant’ Angelo;  con il marchese di Saluzzo ed il della Rovere riceve da Clemente VII il fermo invito ad allontanarsi con le truppe dallo stato della Chiesa. Esce da Bevagna per recarsi a Todi: nel viaggio il freddo acuisce il dolore che gli è procurato dalle coliche di cui soffre in continuazione. Muore a Todi in tre giorni dopo avere fatto testamento a favore del fratello Pirro, di Luigi Rodomonte Gonzaga e di Cagnino Gonzaga ed avere preso gli ultimi sacramenti. E’ sepolto a Bozzolo. Amico di Pietro Aretino cui commissiona la “Marfisa” e di Matteo Bandello.

 CITAZIONI

“Con le fanterie, uomo valoroso e nelle opere della guerram e nel fortificare e difendere le città valentissimo.” GIOVIO

“Homo valoroso nel mestier di le arme.” SANUDO

“Fu huomo molto prode in trattar l’armi, e valoroso capitano di soldati.” ALBERTI

“Riuscì un guerriero valoroso e infaticabile, e non cambiò mai partito essendo sempre rimasto fedele ai francesi.” LITTA

“Fu costui grave nella presenza e di grata maestà nella daccia. Eccellentissimo nelle cose belliche e di molto nome, per le quali fu stimato da tutti i principi d’Italia..Dignissimo capitano.” SANSOVINO

Soldato famoso di que’ tempi.” LEONI

“Abile Capitano al soldo francese.” ROTH

“Assai rinomato condottiero d’armi in quei giorni.” CECCONI

“Uno de’ più valenti condottieri nell’oste Francese.” RIGHI

“Che non teme suoi futuri danni/ da Bozzolo Federigo l’alma inquieta.” Da “L’assedio di Pavia” in GUERRE IN OTTAVA RIMA

In uno scontro con i veneziani “Che li marcheschi molto danneggiava/ al qual come crudel aspro nemico/ senza teemendo speronando audace./ E il stocco cacciò ne l’ombelico/ sì che sul piano morto lo mandava/ poi con furor ad un altro si volse/ e come quello di la sella il tolse.”/…/ (Alla battaglia di Ravenna) “Era con questo il franco Phederico/ signior da bozol ch’è tanto animoso/ e forte in guerra assai più che non dico./ Di la persona leve, & poderoso/ costui per esser de franciesi amico/ era assai più degli altri disioso/ de retrovarsi in qualche ciuffa drento/ per mostrar suo valor, & ardimento./…/Federico da bozol valoroso/ corre anchor lui pel campo come un drago/ senza temer d’incendio impetuoso/ e più combatte è di combatter vago./ Non fu mai hom di cor tanto animoso/ e quinci, e quindi diguazzava il lago/ scorrendo d’ogni intorno come un vento/ o come un folgor quasi in un momento./” (In un assalto a Fano) “Costui dal capo al piede coperto/ d’un gran pavese, e da guerrier pregiato,/ essendo ne le guerre molto experto,/ sotto l’alte muraglie n’era andato/ dove mostrava il suo valor aperto./ Et uno scalon a quelle hebbe appoggiato/ sprezzando i sassi che da lor cadeano,/ e solfi, e fochi ch’adosso i pioveano./…/ (Gierra di Urbino) El valoroso signior Phederico/ inanimava la sua giente franca/ di ben oprarsi contra lo inimico/ senza mostrarsi né pigra, né stanca/ e con furor assai più che non dico/ … /… con voglia aspra, & rea/ come un feroce Alcide combattea.” DEGLI AGOSTINI

Alla battaglia di Pavia “Guidati da colui che non spaventa/ et che non teme suoi futuri danni,/ da Bozolo l’alma inquieta.” M. VERRI

“Militante nelle schiere francesi, considerato tra i primi in Italia a comandare squadre regolari di fanteria.” RENDINA

“Cavaliero a quei tempi principale.” CONTILE

Condottiero di valore.” GHIDONI

 

Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Gonzaga_(da_Bozzolo)#/media/File:Federico_Gonzaga_von_San_Martino.PNG

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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