ETTORE DI PANIGO

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Condottieri di ventura

1380      ETTORE DI PANIGO  (Ettore di Panico, Toto di Panaco, Goro di Panigo, Ettore da Bologna) Di Bologna. Conte. Ghibellino. Padre di Pagano.

1295 ca. – 1345 (maggio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………  

 

 

 

 

 

Emilia

Giovanissimo, ha il suo apprendistato militare al seguito della famiglia ora esule, ora al potere, nelle alterne fasi della vita politica di Bologna.

1325
Nov. Ghibellini Chiesa Emilia Prende parte alla battaglia di Zappolino.
1327  

 

 

 

 

 

 

 

 

Estate Lucca  

 

 

 

Trentino

Si reca a Trento presso l’imperatore Ludovico il Bavaro su incarico del signore di Lucca Castruccio Castracani.

1328 Chiesa Impero  

 

Emilia

Nel secondo semestre ricopre l’incarico di rettore di Modena.

1329  

 

 

 

 

 

 

 

 

…………  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ riconfermato altre due volte nel mandato di rettore di Modena.

Ott. Impero Chiesa  

 

Emilia

Muta partito ed entra in Modena come vicario imperiale. Si collega con i Rossi tesi alla liberazione del loro congiunto Rolando, catturato a tradimento dal cardinale legato Bertrando del Poggetto. Si collega poi con l’arciprete di Bologna della famiglia Galluzzi, con Guido dei Sabatini, con Nanni dei Dotti ed Alberghettino Manfredi per fare ribellare Bologna. E’ previsto che le truppe pontificie escano dalla città per affrontare le milizie imperiali in avvicinamento a Parma: Ettore di Panigo ha il compito con Guidinello da Montecuccheri di scendere dalla montagna con 500 uomini e di presentarsi alla Porta di Borgo Pradello o di Sant’Isaia; nell’azione dovrebbe essere assecondato dal fratello Galeotto, di cui è prevista l’introduzione nella città con altri 1000 uomini. Il cardinale del Poggetto scopre la trama per una delazione: tutti i partecipanti sono catturati tranne il Panigo che si trova negli Appennini a preparare le milizie. Il legato in un primo momento non punisce i colpevoli per timore di una sollevazione generale; riceve in rinforzo da Firenze 300 cavalli e 400 balestrieri e fa decapitare  nella piazza di Bologna i congiurati; solo l’arciprete, in quanto ecclesiastico, è fatto morire di fame in carcere.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Il Panigo è bandito da Bologna, scomunicato e perseguitato a morte dal cardinale del Poggetto; si trasferisce a Milano come vicario di Ludovico il Bavaro.

Dic. Verona Chiesa  

 

Veneto

Passa al servizio del signore di Verona Mastino della Scala.  Ha il comando di un contingente di mercenari tedeschi.

1330  

 

 

 

 

 

 

 

Gli viene tolto il bando; nonostante ciò preferisce non rientrare in Bologna.

1334  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Verona Chiesa Impero  

 

Emilia

Combatte con i da Correggio le truppe dell’ imperatore Carlo di Boemia. Cavalca a Brescello e vi costruisce un ponte di barche sul Po. Saccheggia il reggiano;  sorpreso di notte con 400/600 cavalli a Massumatico, è catturato dai Rossi, dai da Fogliano e dai pontifici. E’ riscattato da Mastino della Scala con altri connestabili catturati nella medesima circostanza quali Gottifredo e Niccolò da Sesso e Giovanni Manfredi. Per la loro liberazione i reggiani ricevono dal signore di Verona 6600 fiorini.

1335  

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu. lug. Mantova  

 

 

 

Emilia

E’ nominato da Luigi Gonzaga podestà di Reggio Emilia. Nella città alloggia nel Palazzo Pubblico che provvede a fortificare. Fa abbattere sui monti vicini i forti di Castelnuovo, di Albinea e di Mozzadella; fa costruire una fortezza a Rubiera.

Ago. Verona  

 

 

 

 

 

Ritorna al servizio di Mastino della Scala.

1337 Verona Venezia Firenze  

 

 

 

Combatte le truppe della lega guelfa al comando di un gruppo di venturieri tedeschi.

1338  

 

 

 

 

 

 

 

 

Nov. Verona  

 

 

 

Veneto

Si reca a Verona e vi si incontra con Mastino della Scala.

1339  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Milano Comp. ventura  

 

Lombardia

Milita agli stipendi di Azzone Visconti. Alla testa di 700 cavalli (di cui 200 di Bologna e 300 forniti dal conte di Savoia) contribuisce alla vittoria di Luchino Visconti a Canegrate contro la “Compagnia di San Giorgio” di Lodrisio Visconti, di Guarnieri di Urslingen, del Malerba e del conte Lando. Mette subito in fuga 400 cavalli lasciati da Lodrisio Visconti alla guardia di Parabiago con i prigionieri dello scontro avvenuto la notte precedente, e perso da Luchino Visconti (1500 cavalli) in un combattimento  durato sei ore. Il successivo intervento del Panigo nella battaglia di Canegrate si verifica con gli avversari che si sono dispersi alla caccia di prede e di prigionieri. Il suo arrivo cambia radicalmente l’esito della battaglia in corso. Nello scontro muoiono d’ambo le parti 4000 cavalli e molti più fanti. Per la vittoria è eretta in onore di Sant’Ambrogio una chiesa tra Parabiago e Nerviano. La leggenda vuole che da una nuvola bassa e grigia spunti dal cielo Sant’Ambrogio a cavallo; il santo rianima le schiere dei viscontei, le convince ad invertire il passo e le conduce alla vittoria. Il racconto è ripreso in una formella del portale di sinistra del Duomo di Milano.

1340  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si porta a Mantova per presenziare alla nozze di Ugolino Gonzaga con una sorella di Mastino della Scala. Durante i festeggiamenti viene armato cavaliere.

………… Comp. ventura  

 

 

 

 

 

Si dà alla ventura; nella sua compagnia vi sono molti partecipanti militi della “Compagnia di San Giorgio”.

1342  

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Comp. ventura Siena Parugia  

 

Toscana e Umbria

Fonda con Guarnieri di Urslingen e Mazarello da Cusano la “Grande Compagnia”, forte di 3000 barbute e finanziata dai signori di Milano, Mantova, Padova, Parma e Forlì. Guidato da Francesco Ordelaffi, attraversa la Toscana, saccheggia la Val di Chiana e costringe senesi e perugini a riconoscere una forte taglia ai venturieri.

Ott. Forlì Chiesa  

 

Romagna

Alla difesa di Forlì.

Nov. Comp.. ventura Bologna Firenze  

 

Romagna Toscana

Prosegue per Imola e Bologna. Respinto dai mercenari bolognesi e dalle fortificazioni poste sul Lamone nei pressi di Faenza, ricorre all’aiuto di scaligeri e di viscontei per cercare di impadronirsi di Bologna. Bloccato, si sposta negli Appennini ove si scontra con le masnade degli Ubaldini che lo obbligano a riparare a Laterina nel contado di Arezzo. E’ assediato dai fanti e dai cavalli di Gerozzo Bardi, che conduce le truppe del duca di Atene Gualtieri di Brienne. Il Panigo viene obbligato ad arrendersi a patti per la mancanza di vettovaglie. E’ rilasciato con la promessa di non muovere guerra ai fiorentini per un anno e di non unirsi con  l’Urslingen in caso di attacco a Bologna da parte di quest’ultimo. Simula di prendere la strada per la Lombardia e si porta invece in Romagna.

Dic. Rimini Fano  

 

Romagna Marche

Aiuta Malatesta Malatesta Guastafamiglia a combattere Ferrandino Malatesta ed a recuperare Fano.  Subito dopo raggiunge i resti della “Grande Compagnia”, sempre bloccati sulle rive del Lamone.

1343  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Comp. ventura  

 

 

 

Emilia

Taddeo Pepoli permette alla “Grande Compagnia” di attraversare i suoi territori;  riconosce  pure ai venturieri una taglia di 60000 fiorini: il Panigo non può invece rientrare in Bologna.

Apr. Comp. ventura Mantova Ferrara  

 

Emilia

Penetra nel modenese e nel reggiano che pone a sacco.  I componenti della compagnia si dividono il bottino e poi ognuno prende il suo cammino.

………… Milano Pisa  

 

Toscana

Ritorna al soldo di Luchino Visconti. Raggiunge Pisa con 200 cavalli, ufficialmente per sposarsi con una sorella di Arrigo e Valeriano Castracani, nella realtà per tramare con i figli di Castruccio ai danni del conte di Donoratico Fazio della Gherardesca signore di Pisa. La congiura è scoperta ed è scacciato dalla città; abbandona  il servizio dei Visconti per passare a quelli di Ugolino Gonzaga.

1344  

 

 

 

 

 

 

 

 

Dic. Mantova Ferrara Verona  

 

Emilia

Ha l’incarico di occupare Reggio Emilia. Al comando di 600/900 cavalli e di molti fanti si unisce con Ugolino Gonzaga per assalire a Rivalta l’avanguardia dell’ esercito estense, cui, peraltro, il Gonzaga ha concesso un salvacondotto per il transito. Assale di sorpresa gli estensi tra i torrenti Crostolo e Modolena: sono catturati Giberto da Fogliano e Giovanni da Correggio; il marchese Obizzo d’Este si salva, viceversa, con la fuga. I prigionieri sono condotti a Mantova.

1345  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto  Emilia Lombardia

Alla testa di 600 cavalli e di 2000 fanti irrompe nel veronese, tocca Isola della Scala, Melara, Bergantino, raggiunge Pontelagoscuro, devasta e dà alle fiamme tutto ciò che trova. Rientra a Mantova e, dopo pochi giorni, cavalca a Reggio Emilia con il Gonzaga portando ovunque gli usuali guasti. E’ poi a Campogalliano ed a Quarantoli:  è costretto, infine, a desistere da ogni iniziativa per la mancanza di rifornimenti.

Mar. Milano Pisa Capitano  g.le Toscana

Passa agli stipendi dell’ arcivescovo di Milano Giovanni Visconti; scende in Garfagnana dopo avere superati gli Appennini con 700 barbute e 2000 fanti per lo più  balestrieri. Batte i pisani che tentano di sbarrargli la via a Cavalormo sul Serchio;  lascia la Toscana per il contemporaneo attacco di scaligeri e bolognesi nel reggiano.

Apr.  

 

 

 

 

 

Toscana Lombardia

Ai primi del mese si ferma a Rotaia perché gli è bloccato il passo; avvia delle trattative con i nemici;  si reca a Milano per averne l’approvazione. Fa ritorno al  campo in otto giorni con una risposta negativa; gli incontri proseguono.

Mag.  

 

 

 

 

 

Toscana

Il Gonzaga ottiene l’appoggio di Giovanni Visconti. Il Panigo cavalca in Garfagnana per fare restituire ai pisani i castelli appartenenti ad essi prima del conflitto. Raggiunge il ponte di Bacciano; chiede di incontrarsi con Niccolò da Gragnano che accetta di avere un colloquio con il condottiero da solo sul colle di San Lorenzo. I due discutono; dalle parole passano alle armi; il Panigo cerca di colpire l’avversario con la spada. Reagisce un seguace di Niccolò da Gragnano che lo ferisce e lo scavalca con un colpo di lancia al petto; è finito da Niccolò da Gragnano che lo ferisce mortalmente con una stoccata la quale gli oltrepassa la corazza fra il petto e l’ombelico.

 CITAZIONI

“Fu condottiero valoroso e si acquistò buona fama.” ARGEGNI

“Et questo misser Hettor fé bene dé grandissimi facti.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

“Vir nobilis.” G. DI BAZZANO

“(Appartenente ad una) schiatta indocile, fomentatrice di odi e di fazioni, che si valeva delle sue forze nel contado per usurparne dentro la città (Bologna) il comando, o per turbare a chi ve lo avesse usurpato.” RICOTTI

“Diversa è la fama del motivo d’una tal morte: alcuni tengono che per comodo del nostro Pepoli (Taddeo Pepoli, signore di Bologna), persecutore di banditi, venisse purgata la terra da sì pernicioso individuo, perché voleva togliere a lui certe sue terre e castella, per consegnarle a Luchino Visconti, col quale tenevasi in relazione.” MUZZI

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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