ETTORE DI PANIGO

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Porta Saragozza, Bologna, xilografia
Porta Saragozza, Bologna, xilografia

ETTORE DI PANIGO  (Ettore di Panico, Toto di Panaco, Goro di Panigo, Ettore da Bologna) Di Bologna. Conte. Ghibellino. Padre di Pagano di Panico.

1295 ca. – 1345 (maggio)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……….EmiliaGiovanissimo, ha il suo apprendistato militare al seguito della famiglia ora esule, ora al potere, nelle alterne fasi della vita politica di Bologna.
1325
Nov.GhibelliniChiesaEmiliaPrende parte alla battaglia di Zappolino.
1327
EstateLuccaTrentinoA Trento presso l’imperatore Ludovico il bavaro su incarico del signore di Lucca Castruccio Castracani.
1328
Mar.ChiesaImperoEmiliaIl legato pontificio Bertrando del Poggetto concede a tutti i fuoriusciti bolognesi di potere rientrare nella loro città. Sono così riammessi i Pepoli, i Galluzzi ed i conti di Panico. Tra questi ultimi Ettore di Panigo viene nominato rettore di Modena per il primo semestre. Viene  riconfermato in tale incarico anche per il secondo semestre e per il primo relativo all’anno successivo.
1329
Mar.EmiliaViene scacciato da Modena con tutti i guelfi locali.
Giu. lug.EmiliaDopo la sottomissione di Parma e Reggio Emilia al legato pontificio Bertrando del Poggetto si avvicina a Modena. Gli abitanti aprono le porte agli ecclesiastici ed Ettore di Panigo ne è nuovamente designato come vicario.
Ott.ImperoChiesaEmilia

Muta partito ed entra in Modena come vicario imperiale. Si collega con i Rossi tesi alla liberazione del loro congiunto Rolando, catturato a tradimento dal cardinale legato Bertrando del Poggetto. Si collega poi con l’arciprete di Bologna della famiglia Galluzzi, con Guido dei Sabatini, con Nanni dei Dotti ed Alberghettino Manfredi per fare ribellare Bologna. E’ previsto che le truppe pontificie escano dalla città per affrontare le milizie imperiali in avvicinamento a Parma: Ettore di Panigo ha il compito con Guidinello da Montecuccheri di scendere dalla montagna con 500 uomini e di presentarsi alla Porta di Borgo Pradello o di Sant’Isaia; nell’azione dovrebbe essere assecondato dal fratello Galeotto, di cui è prevista l’introduzione nella città con altri 1000 uomini. Il cardinale Bertrando del Poggetto (Bertrand du Pouget) scopre la trama per una delazione: tutti i partecipanti sono catturati tranne Ettore di Panigo che si trova negli Appennini a preparare le milizie. Il legato in un primo momento non punisce i colpevoli per timore di una sollevazione generale; riceve in rinforzo da Firenze 300 cavalli e 400 balestrieri e da Perugia 200 cavalli agli ordini di Bernardino da Marsciano. Ora può fare decapitare  nella piazza di Bologna i congiurati; solo l’arciprete, in quanto ecclesiastico, è fatto morire di fame in carcere.

Nov.Lombardia

Ettore di Panigo è bandito da Bologna, scomunicato e perseguitato a morte dal cardinale del Poggetto; si trasferisce a Milano come vicario di Ludovico il Bavaro.

Dic.VeronaChiesaVenetoAl servizio del signore di Verona Mastino della Scala. Ha il comando di un contingente di mercenari tedeschi.
1330Gli viene tolto il bando. Nonostante ciò preferisce non rientrare in Bologna.
1331
Ago.VenetoE’ segnalato a Castelbaldo con Spinetta Malaspina, Marsilio da Carrara e Bonacio Gangalandi, dove sono poste le condizioni per un’alleanza tra Verona, Mantova e Ferrara allo scopo di contrastare le mire egemoniche di Giovanni di Boemia.
1334
Feb.VeronaChiesa ImperoEmilia

Combatte con i da Correggio le truppe di Carlo di Boemia, figlio del re Giovanni. Cavalca a Brescello e vi costruisce un ponte di barche sul Po. Saccheggia il reggiano;  sorpreso di notte con 400/600 cavalli a Massumatico, è catturato dai Rossi, dai da Fogliano e dai pontifici. E’ riscattato da Mastino della Scala con altri connestabili catturati nella medesima circostanza quali Gottifredo e Niccolò da Sesso e Giovanni Manfredi. Per la loro liberazione i reggiani ricevono dal signore di Verona 6600 fiorini.

1335
Giu. lug.MantovaEmilia

E’ nominato dal signore di Mantova Luigi Gonzaga podestà di Reggio Emilia. Nella città alloggia nel Palazzo Pubblico che provvede a fortificare. Fa abbattere sui monti vicini i forti di Castelnuovo, di Albinea e di Mozzadella; fa costruire una fortezza a Rubiera.

Ago.VeronaRitorna al servizio di Mastino della Scala.
1337VeronaVenezia FirenzeCombatte le truppe della lega guelfa alla testa di un gruppo di venturieri tedeschi.
1338
Nov.VeronaVenetoSi incontra a Verona con Mastino della Scala.
1339
Feb.MilanoComp. venturaLombardia

Milita agli stipendi del signore di Milano Azzone Visconti. Alla testa di 700 cavalli (di cui 200 di Bologna e 300 forniti dal conte di Savoia) contribuisce alla vittoria di Luchino Visconti a Canegrate contro la Compagnia di San Giorgio di Lodrisio Visconti, di Guarnieri di Urslingen, del Malerba e del conte Lando. Mette subito in fuga 400 cavalli lasciati da Lodrisio Visconti alla guardia di Parabiago con i prigionieri dello scontro avvenuto la notte precedente, e perso da Luchino Visconti (1500 cavalli) in un combattimento  durato sei ore. Il successivo intervento del Panigo nella battaglia di Canegrate si verifica con gli avversari che si sono dispersi alla caccia di prede e di prigionieri. Il suo arrivo cambia radicalmente l’esito della battaglia in corso. Nello scontro muoiono d’ambo le parti 4000 cavalli e molti più fanti. Per la vittoria è eretta in onore di Sant’Ambrogio una chiesa tra Parabiago e Nerviano. La leggenda vuole che da una nuvola bassa e grigia spunti dal cielo Sant’Ambrogio a cavallo; il santo rianima le schiere dei viscontei, le convince ad invertire il passo e le conduce alla vittoria. Il racconto è ripreso in una formella del portale di sinistra del Duomo di Milano.

1340
Feb.Lombardia

Si porta a Mantova per presenziare alla nozze di Ugolino Gonzaga con una sorella di Mastino della Scala. Durante i festeggiamenti viene armato cavaliere.

1342
Sett.Comp. venturaSiena PerugiaToscana e Umbria

Fonda con Guarnieri di Urslingen e Mazarello da Cusano la Grande Compagnia, forte di 3000 barbute e finanziata dai signori di Milano, Mantova, Padova, Parma e Forlì. Guidato da Francesco Ordelaffi, attraversa la Toscana, saccheggia la Val di Chiana e costringe senesi e perugini a riconoscere una forte taglia ai venturieri.

Ott.ForlìChiesaRomagnaAlla difesa di Forlì.
Nov.Comp. venturaBologna FirenzeRomagna Toscana

Prosegue per Imola e Bologna. Respinto dai mercenari bolognesi e dalle fortificazioni poste sul Lamone nei pressi di Faenza, ricorre all’aiuto di scaligeri e di viscontei per cercare di impadronirsi di Bologna. Bloccato, si sposta negli Appennini ove si scontra con le masnade degli Ubaldini che lo obbligano a riparare a Laterina nel contado di Arezzo. E’ assediato dai fanti e dai cavalli di Gerozzo Bardi, che conduce le truppe del duca di Atene Gualtieri di Brienne. Il Panigo viene obbligato ad arrendersi a patti per la mancanza di vettovaglie. E’ rilasciato con la promessa di non muovere guerra ai fiorentini per un anno e di non unirsi con Guarnieri di  Urslingen in caso di attacco a Bologna da parte di quest’ultimo. Simula di prendere la strada per la Lombardia e si porta invece in Romagna.

Dic.RiminiFanoRomagna Marche

Aiuta Malatesta Malatesta Guastafamiglia a combattere Ferrandino Malatesta ed a recuperare Fano.  Subito dopo raggiunge i resti della Grande Compagnia, sempre bloccati sulle rive del Lamone.

1343
Gen.Comp. venturaEmilia

Il signore di Bologna Taddeo Pepoli permette alla Grande Compagnia di attraversare i suoi territori;  riconosce  pure ai venturieri una taglia di 60000 fiorini: Ettore di Panigo non può invece rientrare in Bologna.

Apr.Comp. venturaMantova FerraraEmilia

Penetra nel modenese e nel reggiano che pone a sacco.  I componenti della compagnia si dividono il bottino e poi ognuno prende il suo cammino.

…………MilanoPisaToscana

Ritorna al soldo del nuovo signore di Milano Luchino Visconti. Raggiunge Pisa con 200 cavalli, ufficialmente per sposarsi con una sorella di Arrigo e Valeriano Castracani, nella realtà per tramare con i figli di Castruccio ai danni del conte di Donoratico Fazio della Gherardesca, signore di Pisa. La congiura è scoperta ed è scacciato dalla città; abbandona  il servizio dei Visconti per passare a quelli del signore di Mantova Ugolino Gonzaga.

1344
Dic.MantovaFerrara VeronaEmilia

Ha l’incarico di occupare Reggio Emilia. Al comando di 600/900 cavalli e di molti fanti si unisce con Ugolino Gonzaga per assalire a Rivalta l’avanguardia dell’ esercito estense, cui, peraltro, il Gonzaga ha concesso un salvacondotto per il transito. Assale di sorpresa gli estensi tra i torrenti Crostolo e Modolena: sono catturati Giberto da Fogliano e Giovanni da Correggio; il marchese Obizzo d’Este si salva, viceversa, con la fuga. I prigionieri sono condotti a Mantova.

1345
Gen.Veneto  Emilia Lombardia

Alla testa di 600 cavalli e di 2000 fanti irrompe nel veronese, tocca Isola della Scala, Melara, Bergantino, raggiunge Pontelagoscuro, devasta e dà alle fiamme tutto ciò che trova. Rientra a Mantova e, dopo pochi giorni, cavalca a Reggio Emilia con Ugolino Gonzaga portando ovunque gli usuali guasti. E’ poi a Campogalliano ed a Quarantoli:  è costretto, infine, a desistere da ogni iniziativa per la mancanza di rifornimenti.

Mar.MilanoPisaCapitano  g.leToscana

Passa agli stipendi dell’ arcivescovo di Milano (signore della città) Giovanni Visconti; scende in Garfagnana dopo avere superati gli Appennini con 700 barbute e 2000 fanti per lo più  balestrieri. Batte i pisani che tentano di sbarrargli la via a Cavalormo sul Serchio;  lascia la Toscana per il contemporaneo attacco di scaligeri e bolognesi nel reggiano.

Apr.Toscana Lombardia

Ai primi del mese si ferma a Rotaia perché gli è bloccato il passo; avvia delle trattative con i nemici;  si reca a Milano per averne l’approvazione. Fa ritorno al  campo in otto giorni con una risposta negativa; gli incontri proseguono.

Mag.Toscana

Il signore di Mantova Ugolino Gonzaga ottiene l’appoggio di Giovanni Visconti. Ettore di Panigo cavalca in Garfagnana per fare restituire ai pisani i castelli appartenenti ad essi prima del conflitto. Raggiunge il ponte di Bracciano; chiede di incontrarsi con Niccolò da Gragnano, che accetta di avere un colloquio con il condottiero da solo sul colle di San Lorenzo. I due discutono; dalle parole passano alle armi. Ettore di Panigo cerca di colpire l’avversario con la spada. Reagisce un seguace di Niccolò da Gragnano che lo ferisce e lo scavalca con un colpo di lancia al petto; è finito da Niccolò da Gragnano che lo colpisce mortalmente con una stoccata, la quale gli oltrepassa la corazza tra il petto e l’ombelico.

 CITAZIONI

-“Fu condottiero valoroso e si acquistò buona fama.” ARGEGNI

-“Et questo misser Hettor fé bene dé grandissimi facti.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

-“Vir nobilis.” G. DI BAZZANO

-“(Appartenente ad una) schiatta indocile, fomentatrice di odi e di fazioni, che si valeva delle sue forze nel contado per usurparne dentro la città (Bologna) il comando, o per turbare a chi ve lo avesse usurpato.” RICOTTI

-“Diversa è la fama del motivo d’una tal morte: alcuni tengono che per comodo del nostro Pepoli (Taddeo Pepoli, signore di Bologna), persecutore di banditi, venisse purgata la terra da sì pernicioso individuo, perché voleva togliere a lui certe sue terre e castella, per consegnarle a Luchino Visconti, col quale tenevasi in relazione.” MUZZI

Fonte immagine in evidenza: wikimedia

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