La Dinastia Militare Attendolo-Sforza

Come gli Attendolo, borghesi rurali della Romagna, costruirono la dinastia Sforza, conquistando il Ducato di Milano con genio militare e matrimoni.

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Muzio Attendolo Sforza, Micheletto Attendolo Sforza
Muzio Attendolo, Micheletto Attendolo

Dalle faide di Romagna al ducato di Milano: ascesa e genealogia della dinastia Attendolo-Sforza (Nuova versione, aggiornata al 2026)

Dalle fertili pianure della Romagna al trono ducale di Milano, la traiettoria della famiglia Attendolo-Sforza rappresenta una delle più straordinarie saghe di ascesa sociale e militare del Rinascimento italiano. Nata come una casata della ricca borghesia rurale, invischiata in faide locali, sa trasformarsi in poco più di una generazione in una dinastia di condottieri il cui nome, “Sforza”, diviene sinonimo di potere, ambizione e arte della guerra. Questa epopea è costruita su due pilastri inscindibili: il genio militare dei suoi uomini ed una rete di alleanze strategiche in varie parti d’Italia, suggellate da matrimoni con figlie di nobili casate quali i Salimbeni e gli Aldobrandeschi in Toscana; la sorella di un favorito della regina di Napoli, Caterina Alopo, i da Marzano ed i San Severino in Campania; i Trinci in Umbria;i Ruffo in Calabria; i da Varano ed i da Montefeltro nelle Marche; i Visconti in Lombardia. La storia della casata è quella della trasformazione di un cognome romagnolo, Attendolo, in un marchio politico, Sforza, capace di dominare la scena italiana per un secolo. Una storia questa degli Attendolo/Sforza di molteplici luci ed ombre, luci che riguardano positivamente dal punto di vista dell’arte militare i tre principali esponenti della dinastia, Muzio Attendolo Sforza, il figlio Francesco e Micheletto Attendolo. Le ombre concernono gli ultimi due, con Francesco che raggiunge sì il massimo successo divenendo duca di Milano, ma a prezzo di un lungo elenco di malefatte che toccano anche la sua famiglia e Micheletto, vittima ques’ultimo di una sconfitta definitiva ad opera del nipote (la battaglia di Caravaggio). Viene rimosso dai veneziani che, dopo il suo passaggio nelle file dei fiorentini, al momento avversari della Serenissima, gli requisiscono anche la signoria di Castelfranco Veneto aaffidatagli in precedenza. Così finisce la parabola di questo guerriero che, dopo essere stato ritenuto uno dei più famosi condottieri del suo tempo, finisce nel dimenticatoio, signore in un piccolo feudo del Piemonte, offertogli dal nipote Francesco; negli ultimi anni della sua vita si lascia ingloriosamente coinvolgere in piccole guerre locali e nel contrabbando di granaglie lungo le terre di confine con la Liguria.

A) La prima generazione dei fratelli Attendolo

Muzio Attendolo Sforza1369-1424Patriarca della dinastiaFigli: Francesco, Alessandro, Leone, Giovanni, Bosio
Bartolo Attendolo+ 1412FratelloMuore di peste
Bosio Attendolo+ 1411FratelloMuore di malaria
Francesco Attendolo+ 1412FratelloMuore di peste
Crespolo AttendoloFratelloFiglio: Olivo
Matteo AttendoloFratelloUcciso nella faida con i Pasolini
Tonduzzo AttendoloFratelloUcciso nella faida con i Pasolini
Elisa AttendoloSorellaMoglie di Leonetto da San Severino e madre di Roberto
Margherita AttendoloSorellaMadre di Micheletto e di Lorenzo

Muzio Attendolo Sforza

(1369 maggio – 1424 gennaio) Nato a Cotignola come Giacomo Attendolo, Muzio Attendolo Sforza è la figura fondamentale da cui discende la casata Sforza. Vissuto tra il maggio 1369 e il gennaio 1424, proviene da una famiglia della ricca borghesia rurale, in perenne rivalità con i Pasolini per il predominio locale. Le fonti menzionano suo padre, che ne sostiene gli esordi nella carriera militare, ma non ne riportano il nome. I suoi fratelli, compagni nelle prime lotte e imprese, sono esplicitamente identificati come Bosio, Bartolo e Francesco Attendolo. Altri due fratelli, Matteo e Tonduzzo, sono uccisi a tradimento durante la faida con i Pasolini. Muzio è padre di ben 16 figli; le biografie distinguono nettamente la discendenza in base alle madri, un fattore determinante per lo status e le traiettorie future dei figli. Da Lucia Terzani, ha Francesco, Alessandro, Giovanni e Leone Sforza. Lucia è anche madre di Corrado da Fogliano, che diviene così fratellastro per via di madre dei figli di Muzio. Dalla sua prima moglie, Antonia Salimbeni, ha Bosio Sforza. L’adozione del soprannome “Sforza” da parte di Muzio, e la sua successiva formalizzazione come cognome da parte del figlio Francesco, non è un evento casuale, ma un atto deliberato di costruzione di un’identità politica. Questo passaggio segna la transizione da un nome di famiglia, “Attendolo”, legato a un’origine geografica (Cotignola), a un nome basato su una virtù personale, “Sforza”, che funziona come un marchio dinastico potente e riconoscibile.

Muzio Attendolo Sforza lega il suo nome ad una delle due scuole di guerra in cui si divide la milizia italiana nel secolo XV: la sforzesca in contrapposizione a quella braccesca di Braccio di Montone. Il condottiero romagnolo viene considerato come seguace di una strategia prudente, che prevede l’avanzare a piccoli passi per puntare al logoramento delle forze avversarie, mentre quella del suo rivela si sviluppa secondo una logica, che prevede tempi rapidi alla ricerca dell’azione decisiva. Lo Sforza preferisce grandi schiere ben addestrate, in modo da minimizzare le perdite umane; Braccio di Montone procede con un’azione basata sull’uso di piccole squadre, che si alternano nel corso della battaglia allo scopo di frastornare il nemico e di privarlo di validi punti di riferimento. Pianificatore delle sue azioni, lo Sforza con i nemici è generoso, inesorabile con i traditori, severo nella disciplina; l’accumulare ricchezze non è propriamente un suo obiettivo primario. Decisamente inferiore appare, invece, come politico, risultando talora come strumento delle ambizioni altrui, dai pretendenti al regno di Napoli ai favoriti di corte. Pur essendo un abile uomo di guerra, al contrario del figlio Francesco , gli manca la capacità di saper approfittare delle favorevoli situazioni che, di volta in volta, gli si presentano per costruirsi una propria signoria autonoma. Sposa, in prime nozze, Antonia Salimbeni, vedova di Francesco Casali, signore di Cortona (in dote feudi in Toscana); in seconde, Caterina Alopo, sorella del Gran Siniscalco del regno di Napoli Pandolfello Alopo (5 castelli in Calabria); in terze, Maria di Marzano, vedova di Luigi d’Angiò e del conte di Celano Nicola Berardi (alcuni feudi in Terra di Lavoro).

B) fratelli di Muzio

Bartolo, Bosio e Francesco Attendolo. Sono i fratelli di Muzio che affiancano in Umbria il grande condottiero in una delle sue prime campagne. Il primo è ricordato per essere il padre di Micheletto e di Lorenzo. La loro sorte è identica. Muoiono tutti per malatie contratte nella stessa campagna; sono sepolti a Marsciano nel perugino. Muzio fa erigere nella località un sepolcro, posto in una piccola cappella, nella quale sono deposte le loro ceneri.

Crespolo Attendolo. Fratello di Muzio, padre del condottiero Olivo Attendolo.

Elisa Attendolo. La sua presenza è un esempio lampante di come le alleanze matrimoniali siano un pilastro del potere familiare. Sorella di Muzio, sposa Leonetto da San Severino. Da questo matrimonio nasce il celebre condottiero Roberto da San Severino, nipote di Muzio e cugino di primo grado di Francesco Sforza. L’intera carriera di Roberto è costruita su questa parentela.

Margherita Attendolo. Madre dei condottieri Marco e Foschino Attendolo.

C) La progenie di Muzio Attendolo Sforza

La generazione successiva, guidata dai figli di Muzio Attendolo, è quella che trasforma il nome di famiglia in un simbolo di potere. Adottando il cognome Sforza, questi eredi si distinguono in lignaggi separati con differenziati destini politici.

Francesco Sforza1401-1466Lucia TerzaniDuca di Milano
Alessandro Sforza1410-1473Lucia TerzaniSignore di Pesaro
Leone Sforza1406-1440Lucia TerzaniConte di Cotignola
Giovanni Sforza 1407-1451Lucia TerzaniSignore di Teramo e Fabriano
Corrado da Fogliano1410-1470Lucia TerzaniMarchese di Viguzzolo (fratellastro per via di madre)
Bosio Sforza1411-1476Antonia SalimbeniConte di Santa Fiora

FRANCESCO SFORZA

(1401 luglio-1466 marzo) Francesco Sforza sposa Polissena Ruffo, principessa di Rossano in Calabria, Maria Caldora, figlia del condottiero abruzzese Jacopo (il matrimonio è annullato dopo sei anni dal papa Martino V) e Bianca Maria Visconti, figlia del duca di Milano Filippo Maria. Tra tutti i condottieri che raggiungono la signoria Francesco Sforza è quello più baciato dalla “fortuna”, un riconoscimento quest’ultimo ricordato da più commentatori: anche se da mettere in risalto è, piuttosto, la sua capacità di destreggiarsi nella complessa situazione in cui versa l’Italia del Quattrocento. A differenza di tanti capitani del suo tempo, parimenti valorosi ed ambiziosi, non è solo un uomo d’arme, ma un personaggio in cui si uniscono le doti del genio militare a quelle dell’abile politico, qqualità queste ultime che gli permettono di raggiungere le mete via via prefissate, per arrivare alla fine alla conquista di uno dei più prestigiosi stati italiani, il ducato di Milano. Abile guerriero, eguaglia il padre Muzio nel valore e nel coraggio; lo supera nel consiglio, portando la casata degli Sforza al suo massimo splendore. In questo contesto di gloria e potere vi è però in lui la presenza di tutti i vizi del suo tempo: la sua “fortuna” è collegata ad un insieme di perfidie e malefatte, peraltro comuni in quell’epoca, ma certo non disdegnate dal condottiero. Si incomincia con l’episodio della morte di Braccio di Montone, che lo vede protagonista, così dice la tradizione, di un suo intervento con la mano inguantata sullo specillo del chirurgo che sta esaminando la ferita del condottiero umbro. La morte è così istantanea. Giuseppe Cavalcanti (Istorie fiorentine) riferisce della prigionia, con false lettere da lui fatte avere agli avversari, per fare catturare dal nemico re di Napoli Alfonso d’Aragona i due condottieri che lo hanno abbandonato: il cognato Troilo da Rossano e Pietro Brunoro. Altre vittime della sua vendetta, sempre per lo stesso motivo, sono il Sarpellione e Niccolò da Pisa. Tale comportamento non muta quando arriva a raggiungere l’agognato obiettivo. La prigione o la morte toccano ora Guglielmo di Monferrato, il marchese di Crotone Antonio Ventimiglia, Carlo Gonzaga, Tiberto Brandolini ed altri capitani che sono, talora, gettati nelle prigioni di Pavia senza ragioni sufficienti. E’ pure corresponsabile della morte di Jacopo Piccinino, pianificata con il re di Napoli Ferrante d’Aragona. D’accordo con quest’ultimo, convince il genero (il condottiero ha sposato di recente la figlia Drusiana) a raggiungere il regno aragonese dove gli sono stati opportunamente offerti una provvigione di 70000 ducati in tempo di pace (90000 in tempo di guerra) ed altri benefici. La fine del Piccinino è nota. Presto viene arrestato, è torturato affinché confessi un preteso tradimento, è strangolato in carcere. Francesco Sforza è pure ricordato per il suo smodato libertinaggio. 35 sono i suoi figli, di cui 26 illegittimi, avuti da varie amanti durante le sue campagne d’Italia. Colpito da tempo da una grave forma di idropisia e dalla gotta, muore agli inizi del marzo 1466, tra le braccia della sua ultima amante, Elisabetta da Robere, detta anche “dalle Grazie”. Il decesso avviene nel suo palazzo milanese, la corte dell’Arengo, nella camera del Cane.

ALESSANDRO SFORZA

(1410 ottobre-1473 aprile) Figlio naturale di Muzio, diviene signore di Pesaro dando origine a un ramo della dinastia Sforza che governerà la città per tre generazioni. Alessandro Sforza è padre di Costanzo Sforza e di Battista Sforza, moglie di Federico da Montefeltro. Si tratta di un esperto condottiero che ha l’opportunità di esercitare il mestiere delle armi in più parti d’Italia (Umbria, Lazio, Marche, Veneto, Abruzzi, Emilia, Romagna, Lombardia, Campania e Puglia), nonché in Francia e nel Belgio al servizio del re di Francia Carlo VII. Investito del vicariato apostolico di Pesaro dal papa Niccolò V, deve difendere la sua signoria dalle insidie tesegli in continuazione dal signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta. Dopo la sua lunga carriera militare può ritirarsi in pace a Pesaro. Raccoglie nella città una splendida biblioteca; trascorre il suo tempo dilettandosi di astrologia e leggendo testi di teologia come le opere di San Tommaso d’Aquino. Sposa Costanza da Varano e Sveva da Montefeltro, sorellastra di Federico. Ha una vita sessualmente attiva come il fratello Francesco; porta a corte diverse amanti. In particolare, da una sua relazione nascono quattro figli, due femmine e due maschi. Dopo pochi anni rimanda la donna dal marito perché si è invaghito di una cugina della donna, anch’essa sposata. La sua seconda moglie Sveva da Montefeltro ha soli 23 anni al momento del suo decesso: entra nel monastero delle clarisse del Corpus Domini di Pesaro prendendo il nome di Serafina. Nel 1754 il papa Benedetto XIV la proclamerà beata.

LEONE SFORZA

(1406 maggio-1440 luglio) Indivisibile compagno del fratello Francesco, combatte al suo fianco acquistando fama di esperto capitano. Affronta Niccolò Fortebraccio agli stipendi dei pontifici. E’ fatto prigioniero dal capitano avversario, nei pressi di Montefalco, mentre sta giocando a scacchi e il suo corpo di guardia si trova impreparato a reagire con efficacia. Ferito alla testa, viene rinchiuso nella rocca di Assisi. Muore a soli 34 anni all’assedio di Caravaggio, colpito mortalmente all’inguine da un colpo di schioppetto o, secondo un’altra fonte, da un colpo di bombarda ad una gamba. Sposa Marsabilia Trinci dei signori di Foligno. Muore senza lasciare figli.

GIOVANNI SFORZA

(1407-1451) Anch’egli come il fratello Leone combatte fedelmente per il fratello Francesco. Nel 1432 Giovanni Sforza viene impiegato dal congiunto come governatore delle sue terre nel regno di Napoli. Al termine della carriera vive a Pavia, ove conduce una vita triste sia per la malferma salute che lo tormenta da tempo, sia per le ristrettezze economiche. Chiede al fratello, ora duca di Milano, che gli sia donata la casa in cui abita e del panno per potere offrire un vestito ai suoi servitori. Francesco Sforza ordina al capitano del parco di Pavia di permettere ai suoi servitori di recarvisi per tagliare legna da ardere. Muore a Pavia due mesi dopo nel dicembre 1451. E’ sepolto di notte nella chiesa di San Francesco con il saio di frate minore. L’eredità è costituita da un mantello e da un vecchio vestito scarlatto che vanno ai suoi due servitori. Tutti gli altri suoi beni sono stati dati in pegno ad usurai ebrei di Novara. Sposa Lavinia da Lavello, figlia del condottiero Tartaglia.

CORRADO DA FOGLIANO/CORRADO SFORZA

(1410-1470 dicembre) Figlio di Marco da Fogliano e di Lucia Terzani, Corrado è il fratellastro dei figli di Muzio da parte di madre. Condottiero sempre fedele alla causa sforzesca, ne riceve onori, ricchezze e vari vantaggi. Il legame è tanto forte che alcuni cronisti del tempo registrano le sue gesta non più come opera di Corrado da Fogliano, bensì come quelle di Corrado Sforza. Si distingue, in particolare, nella battaglia di Romagnano dove, agli ordini di Bartolomeo Colleoni, affronta le truppe sabaude comandate dal signore di Gruffy Giovanni di Campeys (6000 cavalli e molti arcieri piccardi). Lo scontro è terribile. Ad ogni soldato che cade nelle mani dei francesi è tolto l’elmo per essere scannato. La situazione è incerta, finché l’arrivo della cavalleria sforzesca e di quella veneziana (al momento Francesco Sforza è alleato con la Serenissima) muta le sorti del combattimento. I nemici subiscono la perdita di 2000 cavalli e la cattura di altri 1000. Le perdite dei collegati ammontano a 600 uomini. Il condottiero è sempre presente dove vi sono gli avversari dello Sforza, ormai duca di Milano. Si segnala pure nel domare nel piacentino una rivolta dei contadini. Al suo termine accusa Tiberto Brandolini di connivenza con i ribelli. Tale capitano, già caduto in disgrazia per il suo comportamento, è anche accusato di avere avuto contatti con Jacopo Piccinino e con Giovanni d’Angiò pretendente al regno di Napoli. La fine non può essere che la decapitazione, dove il Brandolini, tra le tante imputazioni, è ritenuto autore di ogni tipo di malvagità. Corrado da Fogliano sposa Gabriella Gonzaga.

La linea dei Conti di Santa Fiora

BOSIO SFORZA

(1411-1476 marzo) Figlio di Muzio e della sua prima moglie, Antonia Salimbeni; fratellastro, quindi, dei figli di Lucia Terzani. Bosio Sforza attraverso il suo matrimonio con Cecilia Aldobrandeschi, eredita la contea di Santa Fiora. Diviene in tal modo il capostipite del ramo della famiglia Sforza di Santa Fiora (ramo estintosi nel 1712) e di quello collaterale degli Sforza-Cesarini, tuttora esistente. Trascorre tutta la sua vita negli accampamenti, combattendo sopratutto al servizio del fratello Francesco. La figlia Anastasia sposa Braccio Baglioni, signore di Perugia.

BOSIO II SFORZA

+ 1535 (agosto) Undicesimo conte di Santa Fiora. Beneficia di un patto stipulato dal padre Federico, che prevede per il primogenito maschio il diritto di avere la contea. Padre di Sforza, Mario Sforza, Carlo e Paolo. Suocero di Sforza Pallavicini e di Girolamo Orsini. Sposa Costanza Farnese, figlia del cardinale Alessandro (futuro papa Paolo III), fratello del cardinale Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora. I suoi figli, tutti famosi condottieri, sono la dimostrazione della durata e della capacità di adattamento della casata Sforza. Un secolo dopo Muzio, i suoi discendenti sono ancora protagonisti della scena militare anche se in un contesto politico mutato.

SFORZA SFORZA

(1520 – 1575 ottobre) Figlio di Bosio II e fratello di Mario, Carlo e Paolo. Famoso capitano; uno dei più illustri condottieri del suo tempo, esperto nell’architettura militare per quanto attiene le opere di fortificazione. Religioso, prudente, liberale sono i termini più frequenti espressi nei suoi confronti dai commentatori di oggi e di ieri. Sforza Sforza è insignito dell’ordine spagnolo del Toson d’Oro. Milita agli stipendi di pontifici, imperiali, dei duchi di Parma e di Firenze, degli spagnoli. Al servizio di questi ultimi prende parte alla battaglia di Lepanto contro i turchi. Sposa Luigia Pallavicini, vedova di Cagnino Gonzaga, ed in seconde nozze Caterina de’ Nobili, pronipote del papa Giulio III.

MARIO SFORZA

(1531 ca. – 1591 gennaio). Figlio di Bosio II e fratello di Sforza, Carlo e Paolo. Pratico, prudente, valoroso, d’ottimo consiglio, nobile, di grande esperienza sono, nel suo caso, gli aggettivi degli scrittori coevi nei suoi riguardi. La sua lunga attività è spesso contrassegnata dal passaggio (al termine dei contratti stipulati o per motivi privati) da un fronte a quello avverso. Mario Sforza milita così per gli imperiali, i pontifici (alla difesa di Parma), i francesi nella guerra di Siena. Catturato (o fattosi catturare) dai fiorentini, passa al loro servizio per fronteggiare i francesi nello stesso conflitto. Ritorna al servizio di questi ultimi (gli è concesso il collare dell’ordine di San Michele); è la volta poi dei fiorentini (gli è concesso il cavalierato dell’ordine di Santo Stefano) per finire con gli imperiali allo scopo di combattere i turchi. Ritiratosi dopo tanti anni nei suoi feudi, muore a Roma. Sposa Fulvia Conti che gli porta in dote Segni, Valmontone ed altri castelli minori del Lazio.

PAOLO SFORZA

(1535 – 1597) Figlio di Bosio II e fratello di Sforza, Mario e Carlo. Paolo Sforza affronta ripetutamente i turchi alla difesa di Malta per conto dei pontifici; prosegue a favore degli imperiali in Grecia, ove prende parte, come il fratello Sforza, alla battaglia di Lepanto. Altre gesta lo vedono in Ungheria a contrastare una volta di più le truppe dell’impero ottomano.

CARLO SFORZA

(1524 – 1571) Al contrario dei fratelli la sua attività guerresca si svolge in mare, prevalentemente nell’ordine dei cavalieri di Malta, di cui per un certo periodo ha il comando delle galee. Costretto ad abbandonare l’ordine, in seguito ad una rissa che ha comportato alcuni morti nell’ambito dell’ordine stesso, Carlo Sforza ripara a Roma ove ottiene il comando della flotta pontificia. Suo obiettivo militare sono sempre i turchi ed i corsari barbareschi. Prende parte all’impresa di Algeri. L’ultimo suo servizio è a favore del re di Francia. E’ così coinvolto al loro fianco nella guerra di Parma ed in quella di Siena, dove affianca il fratello Mario. Per gli ultimi suoi giorni rientra nell’ordine gerosolomitano. Una sua scheda più completa la si può consultare nel sito corsaridelmediterraneo.it

D) I rami collaterali: gli Attendolo

Mentre i figli di Muzio adottano il cognome Sforza e puntano ai vertici del potere, i loro cugini, discendenti dei fratelli del patriarca, continuano ad onorare il nome Attendolo, affermandosi come condottieri di primo piano. Le loro carriere si intrecciano, secondo le circostanze, con quelle degli Sforza in un complesso rapporto di alleanza, servizio e, talvolta, di rivalità.

Micheletto Attendolo 1370 ca. – 1463figlio di Bartolonipote di Muzio
Lorenzo Attendolo1351ca. – 1442 ca.figlio di Bartolonipote di Muzio
Olivo Attendolo+1450figlio di Crespolonipote di Muzio
Foschino Attendolo1392 (giugno) – 1465 ca.figlio della sorella MargheritaNipote di Muzio
Marco Attendolo+1465 ca.figlio della sorella MargheritaNipote di Muzio
Perino Attendolo+1421 (ottobre)figlio di Micheletto
Raimondo Attendolo+1475 ca.figlio di Micheletto
Pietro Antonio+1480figlio di Micheletto

MICHELETTO ATTENDOLO

(ca. 1370 – 1463) Figlio di Bartolo Attendolo, fratello di Lorenzo, nipote di Muzio e cugino di primo grado di Francesco Sforza, padre di Perino, Raimondo e Pietro Antonio. La sua compagnia ha un’esistenza continua dal 1425 al 1448. In questo arco temporale sono 512 i condottieri che hanno firmato un contratto per militare ai suoi ordini. Soldato esperto e prudente, per quasi tre decenni è considerato come uno dei capitani di maggior fama nel panorama militare italiano, tanto da pareggiare in alcune circostanze quella del cugino Francesco Sforza.

LORENZO ATTENDOLO

(1351 ca. – 1442 ca.) Figlio di Bartolo, fratello di Micheletto, nipote di Muzio e cugino di Francesco Sforza. Anche nel suo caso alcuni figli si dedicano al mestiere delle armi, senza, tuttavia, particolare successo. Dopo le sue prime esperienze nelle compagnie di Alberico da Barbiano e di Brandolino Brandolini, ha modo di dimostrare le sue capacità di condottiero della scuola sforzesca agli stipendi di angioini, pontifici, fiorentini, estensi, veneziani. In diverse circostanze lo si trova al dianco dello zio Muzio. Con il fratello Micheletto coopera alla liberazione del congiunto, imprigionato a Benevento da Giacomo di Borbone, marito della regina di Napoli Giovanna d’Angiò. E’ il regno di Napoli, infine, che lo vede protagonista, tanto che riesce ad acquisire una propria signoria in Puglia riguardante alcune località come Corato, Bisceglie e Ruvo di Puglia.

MARCO ATTENDOLO

(+ 1465 ca.) Figlio di Margherita, sorella di Muzio, e di Giovanni de Manegoldi di Cotignola; fratello di Foschino. E’ considerato capitano valoroso, onesto e dotto. Marco Attendolo milita nelle schiere dello zio Muzio e del cugino Micheletto contro aragonesi e viscontei. Dopo alcuni anni abbandona le compagnie di quest’ultimo per passare agli stipendi di un altro cugino, Francesco Sforza. Affronta i veneziani comandati dal congiunto Micheletto. Autore di una vita di Muzio, il cui unico manoscritto è conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

FOSCHINO ATTENDOLO

(1392 giugno – 1465 ca.) Figlio di Margherita, sorella di Muzio, e di Giovanni de Manegoldi di Cotignola; fratello di Marco. Foschino Attendolo milita anch’egli nelle compagnie dello zio Muzio. E’ fatto prigioniero dagli avversari due volte nella sua vita, di cui la prima da parte delle truppe di Braccio di Montone. In tale occasione è recluso nella rocca di Marta, un’isola del lago di Bolsena. Contrariamente al fratello, alla morte dello zio per annegamento nel fiume Pescara, affianca sempre nelle sue imprese il cugino Francesco Sforza, dai suoi esordi fino alla conquista del ducato di Milano. Sposa Emilia Attendolo, dama di corte della duchessa Bianca Maria Visconti.

Le carriere parallele dei cugini Attendolo e Sforza rivelano rivelano un cammino asimmetrico. Se nelle prime fasi Muzio, Micheletto e Lorenzo agiscono come quasi-pari, l’ambizione di Francesco Sforza altera profondamente gli equilibri. Mentre gli Attendolo si affermano come comandanti militari d’élite al servizio di grandi potenze come Venezia, lo Sforza persegue con forza l’obbiettivo di una sua signoria. Il successo politico di Francesco crea un’attrazione gravitazionale che agisce in particolare sui figli di Micheletto. Anche la carriera di Micheletto, come si è anticipato, risente alla fine di questo stato di sudditanza.

OLIVO ATTENDOLO

(+1450 ca.) Figlio di Crespolo fratello di Muzio. Noto semplicemente come Olivo, milita nelle compagnie prima in quelle dello zio e, successivamente, fino alla morte in quelle del cugino Micheletto. Notevole è il suo contributo, agli stipendi dei pontifici, alla lotta contro Niccolò Fortebraccio. Milita sempre al fianco del cugino anche al servizio dei veneziani in lotta con i viscontei. Grazie al mestiere delle armi è investito di due picole signorie in Basilicata.

PERINO ATTENDOLO

(+1421 ottobre) Figlio di primo letto di Micheletto. Valoroso capitano, noto soprattutto per la sua audacia.

RAIMONDO ATTENDOLO

(+1475) Figlio di Micheletto e fratello di Pietro Antonio. Dopo avere affiancato il padre agli inizi della propria carriera militare, passa al servizio del cugino Francesco Sforza e del suo successore, il figlio Galeazzo Maria. Muore lontano dalla Lombardia.

PIETRO ANTONIO ATTENDOLO

(+1480) Figlio di Micheletto e fratello di Raimondo. La sua carriera militare è simile a quella del fratello. Ugualmente conflittuali sono i suoi rapporti con il duca Galeazzo Maria (figlio di Francesco), tanto che il suo feudo di Gropparello gli è più volte requisito. Oberato dai debiti contratti con alcuni usurai ebrei di Piacenza, lascia il mestiere delle armi per allontanarsi dal ducato e potere in tal modo sfuggire ai creditori. Risolti i suoi problemi, rientra nelle sue terre nel piacentino.

Oltre al ramo ducale di Milano ed a quello comitale di Santa Fiora, la discendenza di Muzio Attendolo dà vita ad altre due importanti linee dinastiche, che ne continuano per qualche decina d’anni il nome e l’influenza.

E) La linea di Pesaro

Il ramo pesarese, fondato da uno dei figli più brillanti di Muzio, diviene un centro di cultura e potere nelle Marche.

Costanzo Sforza1447-1483Figlio di AlessandroSignore di Pesaro
Giovanni Sforza1466-1510Figlio di CostanzoSignore di Pesaro
Galeazzo Sforza1469-1515Figlio di CostanzoSignore di Pesaro

COSTANZO SFORZA

(1447 luglio – 1483 luglio) Figlio di Alessandro, padre di Giovanni e di Galeazzo. Soldato di valore, amico delle lettere, tra i migliori principi del suo tempo, venerato dai suoi sudditi: non mancano gli apprezzamenti nei suoi confronti da parte di commentatori di ogni età. L’intensa sua vita militare non gli impedisce di essere un mecenate delle arti e, nello stesso tempo, di godere di una buona fama come poeta. Pur essendo tra i più famosi condottieri del suo tempo, non sono ricordati a suo carico episodi di violenza gratuita. In guerra con estensi e pontifici, si sente male all’improvviso. Trasportato a Pesaro, muore nel suo letto pochi giorni dopo, vegliato dalla moglie Camilla Marzano d’Aragona. E’ stato, con molta probabilità avvelenato dai nemici della Serenissima, per i quali al momento milita, forse anche su istigazione dell’infido parente, il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza, consigliato in questo senso da Ludovico Sforza (Ludovico il Moro).

GIOVANNI SFORZA

(1466 luglio – 1510 luglio) Valoroso nelle armi, ma non quanto il padre; a lui molto differente, inoltre, per quanto riguarda il suo carattere maligno e vendicativo. Giovanni Sforza è noto in particolare per essere stato il primo marito di Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI. Costretto dalla pressione dei pontifici e del duca di Milano, il parente Ludovico Sforza, dopo sei anni di matrimonio firma l’attestato della propria inadempienza maritale alla presenza di dottori e di teologi. Per vendicarsi è autore dell’insinuazione che accusa il padre-papa di avere abusato della figlia, già sua moglie. E’ dichiarato decaduto dalla signoria di Pesaro per non aver pagato il tributo dovuto per il suo vicariato allo stato della Chiesa. Abbandonato da tutti, deve riparare a Venezia. Rientra a Pesaro alla morte di Alessandro VI. Assetato di vendetta, infierisce contro i ribelli della città: confische, incarcerazioni e condanne a morte (con torture, squartamenti e strangolamenti nelle celle, come nel caso dell’umanista Pandolfo Collenuccio) sono il suo modo di affrontare l’opposizione. Prende parte alla cosiddetta guerra della Lega di Cambrai contro i veneziani per conto dei pontifici di Giulio II. Colpito dalla febbre a Gradara, si fa portare a Pesaro dove muore, forse per una forma di peste. Sposa Maddalena Gonzaga, sorella del marchese di Mantova Francesco, Lucrezia Borgia e la veneziana Ginevra Tiepolo.

GALEAZZO SFORZA

(1469 – 1515 aprile) Figlio di Costanzo, fratello di Giovanni. Alla morte del fratello, Galeazzo Sforza assume in Pesaro il potere per conto del nipote Costanzo II. Il papa Giulio II gli chiede una notevole somma di denaro per tributi non pagati allo stato della Chiesa; la cittadinanza non vuole più accettare la presenza degli Sforza al governo cittadino. Obbligato ad abbandonare la località, ricopre per qualche tempo, per conto dei pontifici, l’incarico di governatore di Bologna; da ultimo, finisce alla corte di Massimiliano Sforza, dove gli Sforza, dopo alcuni anni, sono riusciti a recuperare il ducato di Milano. Mentre si sta dirigendo con il duca verso il Castello Sforzesco, incappa in una ronda che sta cercando tre malfattori. Non sa rispondere alla parola d’ordine; è gravemente ferito alla spalla da un colpo di scoppietto. Muore poco dopo, forse per setticemia.

F) Gli ultimi condottieri di casa Sforza

Anche il ramo ducale principale, con i figli naturali, continua a produrre figure militari; una testimonianza questa della persistenza nel tempo della vocazione guerriera della famiglia.

Alessandro Sforza1453-1523Figlio naturale del duca Galeazzo Maria SforzaConte di Borgonovo
Giampaolo Sforza1497-1535Figlio naturale del duca Ludovico il MoroMarchese di Caravaggio

ALESSANDRO SFORZA

(1453-1523) Figlio naturale del duca Galeazzo Maria Sforza, fratello di Caterina Sforza. La sua carriera, tra incarichi ecclesiastici abbandonati e comandi militari, illustra il ruolo dei figli illegittimi di alto rango: risorse strategiche per la famiglia, il cui destino è legato alle fortune del ramo principale. Alessandro Sforza diviene capitano generale delle truppe milanesi sotto suo nipote, il duca Massimiliano Sforza. Bandito dal ducato a seguito della vittoria dei francesi nella battaglia di Melegnano, si muove in continuazione tormentato dalla gotta. Sposa Margherita (o Barbara) Barbiano di Belgioioso e, in seconde nozze, una nobildonna bresciana.

GIAMPAOLO SFORZA

(1497 marzo – 1535 dicembre) Figlio naturale del duca Ludovico Sforza (Ludovico il Moro). Quella di essere prode uomo d’arme è l’unica citazione nei suoi confronti. La carriera di Giampaolo Sforza si svolge durante le tumultuose guerre d’Italia, combattendo gli imperiali a favore del fratello, il duca Francesco II. Alla morte del congiunto, cerca di succedergli alla guida del ducato milanese: la sua pretesa si basa su un antico privilegio dell’imperatore Massimiliano d’Austria. Il documento è fatto sparire da cortigiani vicini agli spagnoli, i quali si sono subito impossessati del territorio. Si mette in viaggio per Napoli per far valere davanti all’imperatore Carlo V i suoi diritti. Giunto a Firenze, vi muore per malattia o, più probabilmente, per veleno fattogli propinare dal governatore del ducato, lo spagnolo Antonio de Leyva.

La traiettoria degli Attendolo-Sforza è una delle più straordinarie del Rinascimento italiano: da casata della borghesia rurale romagnola a creatrice di un marchio politico italiano, fino alla conquista del ducato di Milano. Il successo poggia su due pilastri fondamentali: l’abilità militare e la capacità di trovare strategiche alleanze matrimoniali. La storia della famiglia si dirama in varie ramificazioni: la linea ducale destinata a governare Milano, il ramo collaterale che mantiene il nome Attendolo, la prestigiosa signoria di Pesaro e la duratura linea dei Conti di Santa Fiora, capace di prosperare per secoli. Insieme, questi rami compongono il complesso e affascinante arazzo di una delle più note dinastie italiane.

Immagine in evidenza: Wikimedia

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