CONTE LANDO /KONRAD VON LANDAU

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

CONTE LANDO/KONRAD VON LANDAU  (Konrad Wirtinguer von Landau)  Originario di Burg Landau, borgo nei pressi della cittadina sveva di Ertingen.

Conte di Landau nel Wurtemberg. Padre di Corrado Lando, Lucio Lando ed Everardo Lando, fratello di Broccardo Lando.

+ 1363 (aprile)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1338 Venezia Verona Veneto

Combatte le milizie di Mastino della Scala.

1339
Gen. Comp. ventura Milano Veneto e Lombardia

Fa parte con Lodrisio Visconti, il Malerba e Guarnieri di Urslingen della “Compagnia di San Giorgio” finanziata da Mastino della Scala. Muove da Vicenza con 2500 cavalli, 800 fanti e 200 balestrieri per lo più svizzeri;  invade il ducato di Milano retto da Azzone Visconti. Attraversa l’Adige, si getta nel bresciano e nel bergamasco.

Feb. Lombardia

Supera l’Adda a Rivolta, giunge a Monza ed a Castelseprio con Lodrisio Visconti, si fortifica a Legnano. Mette a sacco Parabiago; viene sconfitto a Canegrate da Ettore di Panigo nonostante un iniziale successo messo in evidenza dalla cattura di Luchino Visconti. Nella battaglia muoiono d’ambo le parti 4000 cavalli e molti più fanti (di parte milanese 500 cavalli e 3000 fanti).

1346 Venezia Milano Emilia

Contrasta i viscontei nel parmense. Supera il Po su un ponte di barche alla testa di 800 cavalli e di 1000 fanti, si collega con le milizie di Francesco da Carrara e punta su Guastalla: tentatane, senza successo l’assedio, è costretto a ritirarsi.

1347
Lug. Saluzzo Milano Monferrato Piemonte

Preposto alla difesa di Savigliano, è obbligato a cedere agli avversari.

…………… Comp. ventura Rimini Marche

Attraversa il territorio di Fossombrone.

1348 Ungheria Napoli Puglia e Campania

Contrasta gli angioini con Corrado Lupo, Guarnieri di Urslingen e Fra Moriale.

1349
Mag. Puglia e Campania

Mette a sacco  Lucera, Troia e Canosa; si avvicina a San Severo e ne devasta le campagne con Giovanni Pipino d’Altamura. Sempre con Corrado Lupo prende parte al sacco di Capua.

Giu. Campania

Giunge ad Aversa;  sconfigge gli angioini a Melito di Napoli. Corrado Lupo e Guarnieri di Urslingen fingono una rissa nel campo tra mercenari tedeschi ed ungheri: il conte Lando è nello stesso tempo posto in agguato nelle vicinanze con 300 arcieri a cavallo ungheri. Gli avversari sono così invogliati ad uscire allo scoperto ed  attaccare battaglia: in un primo  tempo lo scontro è loro favorevole, finché il suo intervento alle spalle della cavalleria nemica cambia l’esito finale. Per la vittoria il comandante dell’ esercito, il voivoda  Stefano di Transilvania, è costretto a riconoscere ai venturieri la somma di 150000 fiorini, derivante dai riscatti dei prigionieri a compenso delle paghe arretrate. Il voivoda resiste alle aspettative crescenti dei vari condottieri: il conte Lando si unisce con Corrado Lupo, Guarnieri di Urslingen e fra Moriale, cerca di uccidere il capitano ungherese e lo obbliga a rinchiudersi in Manfredonia.

Lug. dic.

 

Campania

 

Rimane ad Aversa con Corrado Lupo e Guarnieri di Urslingen fino a Natale; infesta la Terra di Lavoro ed affama Napoli.

1350
Gen. Campania

Stipula con il re di Napoli Luigi di Taranto un accordo, mediante il quale cede per 120000 fiorini Capua, Aversa ed altre località nelle mani del cardinale legato Annibaldo da Ceccano, inviato del papa: nell’occasione, tra i soldati è diviso un bottino di 500000 fiorini. Il conte Lando segue Guarnieri di Urslingen nell’Italia centrale.

Mag. Faenza Forlì Chiesa Romagna

Aiuta Giovanni Manfredi e Francesco Ordelaffi contro Astorgio di Durafort.

Ott. Chiesa Verona Milano Emilia

Affianca Guarnieri di Urslingen all’assedio di Bologna.

1351
Feb. Emilia

L’esercito pontificio si scioglie nei mesi invernali per mancanza di denaro;  il conte Lando si trova a  Dozza e passa il periodo in molta miseria.

Mar. Verona

Al servizio di Mastino della Scala per tre mesi.

Giu. Puglia

Si accorda con il signore di Milano, si divide da Guarnieri di Urslingen e si collega in Puglia con fra Moriale.

Sett. Perugia Firenze Tarlati Milano Toscana

Viene sorpreso ad Olmo da Pier Saccone Tarlati mentre sta per unirsi con gli alleati fiorentini.

1353
Estate Perugia Vico Lazio

E’ inviato dai perugini in soccorso del cardinale Egidio Albornoz per il quale affronta il prefetto Giovanni di Vico.

Ago. Lazio

Si trova alla conquista di Abbadia al Ponte (Ponte Abbadia).

Nov. Fermo Rimini Marche

Segue fra Moriale contro Malatesta Malatesta Guastafamiglia;  combatte a favore del signore di Fermo Gentile da Mogliano. Libera Fermo dall’assedio posto dagli avversari.

1354
Gen. mar. Comp. ventura Rimini Marche

Devasta la marca di Ancona con fra Moriale, occupa e distrugge numerosi castelli controllati dai Malatesta.

Apr. mag. Comp. ventura Siena Firenze Pisa Umbria e Toscana

Affianca ancora fra Moriale nella sua incursione in Umbria ed in Toscana che termina con la riscossione di taglie da Siena (16000 fiorini), da Firenze (28000 fiorini) e da Pisa (15000 fiorini ed una cavalcatura del valore di 1000 fiorini): a tutte queste città-stato viene promesso dai venturieri di non molestare più i loro territori per sei anni.

Giu. Comp. ventura Rimini Umbria e Marche

Al comando di 3000 tedeschi cala dai piani di Gualdo Cattaneo;  per la via Flaminia giunge a Fano. Si accampa lungo il Metauro e ne devasta i dintorni.

Lug. Toscana

Staziona per ventiquattro giorni a Borgo San Sepolcro (Sansepolcro).

Ago. Lega Milano  Marche Romagna ed Emilia

Rientra nel riminese per incassare il resto della somma promessa a suo tempo dai Malatesta alla “Grande Compagnia”: valica gli Appennini, tocca Sant’Angelo in Vado, Sassocorvaro, Rimini, Vecciano, Vezzano. Il conte Lando ha il comando della “Grande Compagnia” allorché fra Moriale si reca a Roma con 300 cavalli. Accetta gli stipendi della lega antiviscontea: la ferma viene stabilita in quattro mesi; gli sono assicurati 150000 fiorini.  Asseconda l’azione del capitano generale Francesco da Carrara nel bolognese, depreda i villaggi dei dintorni e giunge presso le mura del capoluogo. L’esercito della lega ammonta a 5000/ 7000 cavalli ed a più di 10000 fanti: tra uomini e donne vi sono più di 40000 persone al suo seguito. Il conte Lando assedia Bologna: la città non perviene in potere degli alleati per la sua azione volta più al saccheggio che a fini militari. Si ferma a Budrio cinque giorni e fa man bassa di tutto; dà alle fiamme il castello; seguono similari azioni a Vedrana, ad Argile, ad Argelato, alla Riccardina, a Medicina ed in quasi tutte le  località ad est del fiume Reno. Tocca, di seguito, con le sue ruberie e razzie Borgo Panigale, Zola  Predosa, Anzola dell’Emilia, Olmedola, Casalecchio di Reno, Vizzano; si ferma per altri cinque giorni e giunge fino a Porta  Galliera senza operare alcun assalto a Bologna. I guasti procurati al territorio sono valutati in 200000 ducati. Sempre con il Carrara prosegue verso Modena per liberare tale città dall’assedio.

Sett. Emilia

Affronta invano (con molte perdite tra i suoi uomini) una delle due bastie fatte costruire in precedenza da Francesco d’Este a Sant’Ambrogio sul Panaro: il suo comportamento si rivela tanto ambiguo che Francesco da  Carrara, il quale già per conto suo teme di essere avvelenato da alcuni padovani spinti a ciò dallo zio Jacopino, rinuncia al comando  generale delle truppe a favore di Feltrino Gonzaga per fare ritorno a Padova. Il conte Lando supera il Tanaro al ponte del Navicello e punta sul Po: al suo inseguimento si pongono 100 bandiere di cavalli e fanti di cui 40 provenienti dalla Romagna.

Ott. Emilia  Lombardia e Veneto

Assedia Guastalla, mette ogni cosa a ferro e fuoco; respinto, forse, dalla città (le fonti sono controverse), tenta di impadronirsi del ponte che collega il territorio di Guastalla con il cremonese. Giunge a Borgoforte ed attraversa il Po. Dà il guasto al cremonese finché un po’ con le preghiere ed un po’ con gli ordini l’imperatore  Carlo di Boemia induce la lega a licenziare la sua compagnia. Si reca a Peschiera del Garda, riceve del denaro dai veneziani e si allontana da Guidizzolo.

Dic. Comp. ventura Milano Emilia e Romagna

Si trova nuovamente nel modenese; si distingue a San Giovanni in Persiceto, a Budrio ed a Medicina sempre con le solite devastazioni. Si spinge in Romagna, su sollecitazione di due nobili tedeschi che vogliono vendicare la morte della loro sorella che si è recata in pellegrinaggio a Roma nell’anno del giubileo quattro anni prima. Durante il suo viaggio, infatti, la donna è stata fatta rapire da Bernardino da Polenta; condotta a Ravenna ha preferito uccidersi piuttosto che sottostare alle voglie del signore della città. Sono molti i racconti popolari che fioriscono attorno a questo episodio chiamato “Il fatto della bella contessa”.

1355
Gen. Comp. ventura Ravenna Romagna

Saccheggia il ravennate; Bernardino da Polenta gli promette 12000 fiorini affinché abbandoni il territorio. Il conte Lando prende, subito dopo, la strada di Napoli con 4000 cavalli per passare al servizio di Luigi di Durazzo e vendicarsi in tal modo del re Luigi di Taranto, che non vuole più riconoscere alla “Grande Compagnia” il tributo di 40000 fiorini convenuto anni prima.

Feb.mar. Abruzzi

A febbraio invade il regno di Napoli. A marzo occupa San Flaviano (Giulianova); gli abitanti lasciano la città e vi si accampa con le sue truppe per qualche tempo. Di seguito si impadronisce di  Francavilla al Mare e di Pescara; mette fuoco a Spoltore. Assale invano Chieti;  ritorna ancora sotto Pescara e si accampa a Lanciano. Respinto, punta su Guardiagrele e si attenda sotto Vasto. Saccheggia la città, che pure gli ha aperto le porte per vendere ai suoi uomini (a caro prezzo) le derrate alimentari di cui hanno bisogno. Si impossessa di Monteodorisio.

Apr. Durazzo Napoli Puglia

Irrompe in Puglia con 4000 barbute e molti masnadieri; depreda i territori di Lucera e di Foggia. A San Severo si congiunge con Luigi di Durazzo e Luigi Pipino di Altamura.

Mag. Campania

Staziona in Terra di Lavoro; si attenda a Sarno ed a Maddaloni, continua a scorrere le campagne. L’imperatore gli ordina di lasciare il regno di Napoli; il conte Lando  non se ne dà per inteso e continua con le sue abituali devastazioni.

Giu. Campania

Perviene a Napoli e provoca danni per ogni dove.

Lug. ago.

 

Campania

 

Colloca i suoi alloggiamenti a Giugliano in Campania. Da Napoli nessuno osa farglisi contro: alla sua compagnia si congiungono, anzi, anche 1000 barbute tedesche e francesi, assoldate in Toscana, nella marca di Ancona ed in Romagna dal gran siniscalco Niccolò Acciaiuoli che hanno disertato dal campo regio per il ritardo delle paghe. Niccolò Acciaiuoli si accampa    vicino al campo del conte Lando a ridosso di un colle. Il condottiero  sposta in fretta i suoi in luoghi scoscesi e muniti dal   punto di vista naturale. La scelta si rivela negativa perché preclude al suo esercito la possibilità di ricorrere alle abituali scorrerie. I  saccomanni sono impegnati senza posa alla ricerca di foraggio per le  cavalcature e di vettovaglie; spesso sono oggetto di piccoli scontri; molti sono uccisi o fatti prigionieri. Vi è un feroce attacco al suo campo.

Sett. Napoli

Comp. ventura

Altamura

Firenze Pisa

Campania e Puglia

Contattato da Giovanni Malatacca durante la vendemmia, si compone con il re di Napoli: ottiene 120000/150000 fiorini di cui 30000/35000 subito e 90000/115000 in due rate. A salvaguardia delle obbligazioni si colloca con la sua compagnia e gli ostaggi (tra i quali un figlio dello stesso Acciaiuoli) in Puglia. Nella regione affronta a Bitonto Luigi Pipino di Altamura. Lascia la Puglia e si trasferisce in Toscana. Seguono scorrerie nel fiorentino cui la repubblica rimedia facendogli avere del denaro. Si trasferisce nel pisano: gli sono consegnati 15000 fiorini ed una cavalcatura del valore di 1000 fiorini. Prima di abbandonare tale territorio assicura che non avrebbe più toccato il pisano per sei anni.

1356
Feb. Basilicata

Occupa, contro i patti sottoscritti, Rapolla e Venosa.

Mar. mag. Napoli Comp. ventura Puglia

Gli sono saldati i suoi crediti e si avvia verso la Toscana. Due connestabili, che comandano 500 barbute (il Matarazzo ed il Muscherada) disertano dalle  sue file per riparare in Terra d’Otranto presso il conte di Minervino Giovanni Pipino d’Altamura. Il conte Lando ritorna indietro, obbliga il re di Napoli ad unire le sue schiere con le sue e si porta in Puglia. Catturati i ribelli, chiama Luigi di Taranto a decidere se traditori devono essere considerati i due connestabili o egli stesso. Il re naturalmente lo assolve e decreta che i due capitani siano trattenuti prigionieri nelle mani del conte Lando.

Lug. Abruzzi e Marche

Prende la strada di Giulianova ed abbandona gli Abruzzi; tiene la strada del mare, guada il Tronto e si accampa tra Fermo ed Ascoli Piceno con 2500 barbute e 1000 masnadieri: altre seimila persone, tra uomini e donne, fanno parte del suo seguito. Fronteggiato da Fernando Blasco di Belviso sotto Ripatransone, viene a patti con il cardinale Egidio Albornoz.  Promette di attraversare in dodici giorni le Marche senza chiedere taglie ai vari centri che, in cambio, avrebbero dovuto sovvenirlo di vettovaglie. Albertaccio Ricasoli e Leggeri Andreotti gli promettono inoltre 500 fiorini, per conto del cardinale legato, affinché si astenga dal danneggiare i territori dello stato della Chiesa fino ai primi giorni di settembre (è in corso la mietitura).

Ago. Forlì Chiesa Ravenna Romagna

Giunto a Cesena soccorre Francesco Ordelaffi contro i pontifici comandati da Bernardino da Polenta; collocati i suoi uomini all’esterno dei borghi di Tronco e di San Giovanni, ha numerose scaramucce con gli avversari che costringe a levare l’assedio dalla città ed a riparare nel faentino. Si getta ancora una volta sul ravennate; Bernardino da Polenta, infatti, rifiuta di pagargli la taglia di 12000 fiorini che gli ha promesso a suo tempo  preferendo risarcire ai suoi sudditi i danni subiti.

Sett. Lega Milano Romagna  Emilia e Lombardia

Non si accontenta più dei 500 fiorini che gli sono stati promessi da Albertaccio Ricasoli; aumenta le sue pretese a 2500 fiorini.  Per dimostrare le sue intenzioni cavalca su Faenza traendone grandi prede. Il cardinale Albornoz, dopo quarantuno giorni dall’ inizio delle sue scorrerie, lo convince con una grossa somma di denaro a non depredare le terre dello stato della Chiesa per tre anni. I fiorini gli sono consegnati da Cristoforo da Montesanto che, non potendo passare con sicurezza per via di terra, è costretto a noleggiare una barca e recarsi per mare a Cervia. Il conte Lando si avvia alla volta della Toscana: le fortificazioni approntate dai fiorentini sugli Appennini lo  consigliano a tralasciare l’iniziativa ed a ricondursi per quattro mesi agli stipendi della lega formatasi ai danni dei Visconti. Si accampa tra Bologna e Modena;  sbaraglia i viscontei a Castiglione delle Stiviere; indi, agli ordini di Astorgio Markwald, marcia alla volta di Parma con Dondaccio da Piacenza e Raimondo Lupo. La città è difesa da 4000 barbute tedesche e borgognone comandate da Francesco d’Este. L’assedio si rivela una burla; gli alleati devono rimuovere dal territorio le truppe del conte Lando per inviarle a saccheggiare altri siti: nello stesso tempo le barbute viscontee sono allontanate da Bernabò Visconti con il pretesto che esse obbediscono agli ordini imperiali di essere trasferite a Milano.

Ott. Emilia e  Lombardia

Giunge a Castel San Giovanni ed a Arena Po, attraversa il Ticino ed irrompe nel milanese; fa tappa a Rozzano. Si ferma a Magenta e mette a sacco le ricche contrade del territorio;  si porta a Pavia in seguito al rafforzamento dell’esercito milanese. Ritorna  ad Arena Po, supera il fiume, si impadronisce di Castano Primo ed infligge gravissimi danni agli abitanti del circondario. Le prede sono condotte a Pavia i cui cittadini si  arricchiscono con le taglie dei prigionieri e la vendita delle derrate ai combattenti.

Nov. Lombardia

A metà mese i viscontei si accampano presso Casorate Primo e lanciano la sfida per una battaglia in campo aperto. Nella notte il capitano generale della lega Astorgio Marckward di Randeck, vescovo di Augusta, dà l’ordine di attraversare il Ticino per rientrare a Pavia: la manovra è però intercettata grazie ad un’intuizione di Lodrisio Visconti e di Francesco d’Este alla testa di 6000 cavalli. I due eserciti si scontrano. Da una parte e dall’altra è collocata la fanteria in mezzo ai vigneti dove la cavalleria pesante non può muoversi. I cavalli viscontei si posizionano sulla strada in modo talmente stretto da impedire fisicamente il passo. All’opposto il conte Lando, che ha ordinato le sue schiere all’aperto, non vuole deviare dalla strada principale. L’avanguardia dell’esercito della lega si abbatte su una compagnia di 300 cavalli che, agli ordini di Valeriano Castracani si ritira ad arte per fare cadere gli avversari in un’imboscata predisposta  in anticipo.  I fanti milanesi cominciano a colpire da tutti i lati le cavalcature dei soldati avversari con gli archi e le balestre senza che costoro possano né difendersi né arretrare. Quando quasi tutte le cavalcature sono abbattute i viscontei si gettano sugli avversari a terra. Il conte Lando è catturato con 600/1500 uomini, tra i quali vi sono anche lo stesso Markwald, Dondaccio da Piacenza e Raimondo Lupo. I due soldati tedeschi che  hanno fatto prigioniero il conte Lando si lasciano corrompere e lo mettono in salvo; la sua compagnia, quantunque dimezzata, riesce a rifugiarsi a Pavia ed a Novara.

1357
Gen. Piemonte  Lombardia

E’ nuovamente assoldato per quattro mesi; trascorre il periodo invernale nei borghi di Novara: gli abitanti, infatti, non lo fanno entrare e gli concedono gli alloggiamenti nel borgo di Sant’Agapito, nelle case dei Foschini e dei Damiani, messe peraltro a sacco dai suoi uomini. Depreda i contadi di San Pietro e di Mosezzo; guerreggia le città del vercellese e distrugge i territori sulle due rive del Ticino. Conquista il castello di Novara con Azzo da Correggio e Francesco di Monferrato.

…………… Lombardia Piemonte

Si reca a Pavia; con Ugolino Gonzaga compie molte scorrerie nel vercellese e nel Canavese; espugna e saccheggia Gattinara, Arborio e Cavaglià; pone l’assedio a Sant’Agata.

Giu. Comp. ventura Siena Firenze Emilia e Romagna

Alla scadenza della ferma, anche a causa dei suoi contrasti con Ugolino Gonzaga, prende licenza dai confederati;  con il permesso del signore di Bologna Giovanni Visconti da Oleggio raduna i suoi uomini a Borgo Panigale, alla Riccardina ed a Budrio per un totale di 1500 cavalli e di 1500 fanti. La compagnia si presenta minacciosa ai confini romagnoli con la Toscana per entrare nel Mugello per la cosiddetta via dello Stale. Il Conte Lando minaccia i senesi che gli inviano a Faenza 13000 fiorini in contanti; altri 500 fiorini sono destinati al suo cancelliere Cechino da Imola: compresi i doni particolari assegnati ai vari condottieri al comune l’operazione viene a costare più di 20000 fiorini. I fiorentini non cedono alle sue intimidazioni; si alleano con gli Ubaldini e rafforzano i passi della via dello Stale con 3000 balestrieri, 3000 fanti (di cui 1500 forniti dagli Ubaldini stessi ed adibiti alla costruzione di opere di fortificazione) e 800 cavalli. Utilizzando il legname dei vicini boschi di faggi viene eretta una barriera di un miglio e mezzo fra due monti che impedisce ogni transito. Il conte Lando è costretto a mutare i propri progetti ed a   trasferirsi sui monti del modenese.

Lug. Forlì Chiesa Romagna

Si attenda a Ronco, nei pressi di Forlì, con 4000 cavalli e 1600 tra fanti e balestrieri: al suo seguito vi sono, al solito, un grande numero di uomini e donne che  vivono anch’essi del saccheggio sistematico operato dalla compagnia. Presta soccorso a Francesco Ordelaffi contro i pontifici: è  scomunicato e viene predicata la crociata ai danni della “Grande Compagnia”. Ha numerose scaramucce con gli avversari che devono levare l’assedio da Forlì e ritirarsi a Faenza. Attacca i pontifici tra Bertinoro e Forlimpopoli: in due ore di combattimento i nemici sono messi in fuga con la cattura di 200 uomini del vicelegato Androino de la Roche e la morte ed il ferimento di molti altri. Orgoglioso per la vittoria ottenuta, invia un araldo al cardinale Albornoz e lo  sfida senza esito a battaglia.

Ago. Lega Milano 1500 barbute e 1500 fanti Romagna

A metà mese il conte Lando si accorda con i pontifici: rientra in Lombardia e promette di non scorrere per tre anni le terre dello Stato della Chiesa, di Firenze, di Pisa, di Perugia e di Siena a partire dal prossimo dicembre; riceve in cambio 15000 fiorini dai pontifici (che gli cancellano la scomunica) ed altri denari dai pisani e da alcuni comuni della Toscana per un totale complessivo di 50000 fiorini. Ritorna al soldo della lega antiviscontea per quattro mesi;  gli sono garantiti 12000 fiorini il mese dal signore di Bologna, 8000 fiorini dal marchese di Ferrara, 3000 da quello di Mantova, 2000 dai pavesi, 2000 dagli abitanti di Novara e 4000 dai genovesi.

Sett. Emilia

Ritorna a Budrio, si trova a pranzo a Bologna con Giovanni Visconti da Oleggio; si reca a Poggio Renatico. Unisce le sue masnade con quelle di Ugolino Gonzaga.  3000 barbute lasciano il bolognese: parte si appostano nel mantovano e parte nel vercellese insieme con le truppe del marchese Francesco di Monferrato per tentare la conquista di Vercelli. Pretende dai veneziani 7000 ducati a saldo delle sue spettanze, confermate, peraltro, anche dall’ imperatore; dopo un abboccamento con Giovanni Contarini ne accetta 2500, rinuncia ad ogni ulteriore vertenza e promette di non arrecare alcuna molestia ai territori della Serenissima  pena il pagamento di un’ammenda di 1000 marche d’argento.

Nov. dic. Lombardia Piemonte

Occupa Governolo e Borgoforte;  restringe l’esercito avversario nel serraglio di Mantova: 1000 barbute e 500 masnadieri puntano sul milanese, si impadroniscono di Magenta e di Castano Primo. Il conte Lando varca il Ticino,  infesta il novarese e si spinge ad occidente del Sesia nel vercellese. Sono ancora messe a sacco Gattinara, Cavaglià, Livorno Ferraris, Brianzé; tenta invano Santhià. Il Visconti fa assediare Castano Primo: la località è liberata dai venturieri a dicembre.

1358
Mar. Lega Milano Lombardia

Perviene nel bergamasco, dà alle fiamme Verdello dove 300 persone muoiono soffocate dalle fiamme in una torre in cui si sono rifugiate, Comun Nuovo ed altre località. Invade il bresciano;  con Ugolino Gonzaga (2000 barbute) batte 1500 cavalli al ponte di Montichiari. E’ catturato Giovanni da Bileggio con venti connestabili e 400 cavalli; nello scontro muoiono 300 uomini per lo più di parte viscontea. Marcia sino a Mantova ed obbliga gli avversari ad allentare la morsa sulla città.

Mag. Lombardia

Il conte Lando contrasta i nemici con insolita bravura e fedeltà.  Il Visconti è costretto alla pace con la lega avversa.

Giu. Emilia

Si trova nel modenese, a Bastia de’ Cesi dove gli sono consegnate le paghe.

Lug. Comp. ventura Firenze Emilia  Germania Romagna  Toscana

Prosegue per Modena e Bologna; prende commiato da Giovanni Visconti da Oleggio e giunge a Budrio. Da qui prende la strada per la Germania al fine di comprarvi terre e castelli; ottiene dall’imperatore il titolo di vicario imperiale di Pisa e, forse, di quello della Toscana. Si presenta nel frattempo ai suoi uomini la necessità di attraversare l’Appennino, motivata  dalla richiesta dei senesi che vogliono condurre la “Grande Compagnia” per depredare il territorio di Perugia per un mese. Firenze si oppone ufficialmente al transito e mette sulla testa del condottiero una taglia di 5000 fiorini; viene promessa una condotta a vita di venti cavalli o fanti per chi lo uccida o lo faccia prigioniero. Nello stesso tempo la repubblica incarica propri ambasciatori a trattare con l’intenzione di guadagnare il tempo sufficiente per una migliore preparazione; si dichiara così disposta a fare transitare la compagnia nel suo territorio a dieci bandiere per volta ed alla condizione che sarebbero state pagate le vettovaglie consumate durante il trasferimento. La proposta è respinta da Amerigo del Cavalletto e da Broccardo Lando che al momento  hanno il comando della compagnia. Risulta vana anche una seconda ambasceria composta da Manno Donati, da Giovanni dei Medici, da Amerigo Cavalcanti e da Ranieri Peruzzi. Costoro ricordano alcuni patti giurati e sottoscritti anni prima i quali sanciscono la salvaguardia del loro territorio.  I fiorentini stringono una nuova alleanza con gli Ubaldini; sono chiusi e fortificati i passi dell’Appennino; inoltre, temendo che la “Grande Compagnia” possa risalire la Val di Lamone ed irrompere nel Mugello per il passo della Colla, rafforzano le difese in più luoghi fino a Razzuolo ed a Pulicciano, nei pressi di Ranta, sull’antica via Faentina. Sono informati del pericolo i Guidi in Romagna ed in Val di Sieve gli abitanti di San Gaudenzio e di San Bavello; sono pure sollecitati gli abitanti di Dicomano a costruire una torre di avvistamento ai confini del loro territorio. Firenze, tuttavia, tenta ancora una volta la via diplomatica. In segreto è inviato un altro ambasciatore, Filippo Machiavelli, con il mandato di spendere fino a 6000 fiorini purché i mercenari non entrino nel suo contado. Nel frattempo ritorna dalla Germania il conte Lando con la sua nomina a vicario imperiale ed istruzioni segrete di provocare danni ai fiorentini. Raggiunge con gli emissari fiorentini l’accordo: il percorso fissato attraversa i contadi che appartengono ai Manfredi di Marradi, ai Guidi ed ai Bardi. Giunta a Biforco la “Grande Compagnia” avrebbe dovuto prendere la strada delle Scalelle, scavata tra dirupi e fitti boschi, risalire il fosso di Campigno per  arrivare al passo delle Scalelle ed alla chiesa di San Domenico.  I venturieri, indi, avrebbero dovuto attraversare l’Alpe di San Benedetto; da qui avrebbero dovuto incominciare la discesa  per avvicinarsi al castello di Ampinana; avrebbero toccato Casa Romana e raggiunto Dicomano. Sarebbe, quindi, stata interessata dal loro passaggio Vicorato e, dopo l’attraversamento dei contrafforti della Falterona (Isola, San Leolino) avrebbero proseguito per Bibbiena nel Casentino. La “Grande Compagnia” si muove alla volta della Toscana. La colonna è composta di 3500 cavalli, seguiti dai fanti e dalle salmerie. La sera è piantato il campo a Biforco; i soldati si appropriano delle vettovaglie preparate dai valligiani senza pagarle. Sono commessi furti e sono violentate donne. Gli abitanti della Val di Lamone, di Biforco, fedeli dei Battifolle, si congiungono con quelli di Castiglione (sudditi dei Manfredi) e decidono di vendicarsi con l’ausilio dei Guidi, degli Ubaldini, del signore di Marradi Giovanni di Alberghettino Manfredi ponendo un agguato ai mercenari in marcia. Il conte Lando non dà gran peso agli avversari. Il mattino seguente le schiere si inoltrano in una chiusa e stretta valle solcata dal torrente Campigno: un canalone lungo quasi tre chilometri che finisce in una piccola gola dove la strada scorre parallela al corso d’acqua. Viene affrontato il difficile passo delle Scalelle. Il conte Lando invia in avanguardia Amerigo del Cavalletto con gli ambasciatori fiorentini Giovanni dei Medici, Amerigo Cavalcanti, Manno Donati e Simone Peruzzi; alla retroguardia si pongono i connestabili con gli uomini d’arme, 800 cavalli e 500 fanti agli ordini di Broccardo Lando. L’avanguardia è lasciata passare dai montanari; il secondo contingente è viceversa assalito a colpi di pietra e da tronchi d’albero gettati dall’alto dei monti. I venturieri sono costretti a ripiegare con gravi perdite. Il conte Lando, resosi conto della situazione, fa smontare da cavallo 100 arcieri ungheri e li dispone sulle falde della montagna per allontanare gli attaccanti. Costoro sono troppo pochi e presto vengono sopraffatti dal più grande numero degli avversari aiutati anche da un corpo di balestrieri fiorentini. Gli uomini d’arme si  inviliscono e non sono più in grado né di avanzare né di retrocedere perché la via è sbarrata su entrambi i fronti da grossi macigni. Il conte Lando cerca di resistere; alla fine, malconcio, si arrende; appena si toglie l’elmo viene ferito alla testa da un contadino con un colpo di lancia. Dei suoi uomini ne sono uccisi 300 e molti più (altri 1300) sono spogliati di armi e  cavalcature. Un enorme bottino in oro ed in argento, frutto di ladronerie e di rapine in ogni parte d’Italia, cade nelle mani dei valligiani. Il conte Lando si salva riuscendo a convincere i suoi carcerieri a risparmiargli la vita; viene trasferito da un padrone all’altro, da un ufficiale del conte Guido di Battifolle, al quale promette 2000 fiorini, a Giovanni di Alberghettino Manfredi ed a Gioacchino degli Ubaldini a Castel Pagano; da ultimo è consegnato a Giovanni Visconti da Oleggio che lo fa curare a Bologna. Nella città è alloggiato nelle case dei Lambertini.

Ago.

 

Forlì

 

Chiesa

 

Romagna

Liberato, raggiunge Lucio Lando ed Anichino di Baumgarten in Romagna per puntare sulla Toscana: viene respinto dalle fortificazioni predisposte al passo dello Stale (12000 fanti alla sua difesa). Rimane in Romagna e combatte ancora una volta a favore di Francesco Ordelaffi contro i pontifici. Assedia Imola; entra in Forlì, ne esce per  Porta  San Pietro ed affronta a Ronco le truppe del cardinale de la Roche che respinge oltre il fiume (nello scontro sono uccisi 200 uomini e molti più sono i feriti). Solo l’  intervento del resto dell’ esercito ecclesiastico impedisce che nelle sue mani cada la bastia a difesa del ponte. Rafforzato da molti fuoriusciti perugini e senesi, a fine  mese si sposta nel riminese, si allarga a Savignano sul Rubicone ed a Gatteo, vi si ferma tre giorni ed espugna Giovedia. Con il bottino viene rifornita di vettovaglie Forlì.

Sett. Romagna

Affronta con Francesco Ordelaffi gli avversari alla bastia di San Bortolo ed a Villanova. Ricevuti nuovi rinforzi attacca i pontifici sulle due direttrici di Cassirano e di San Lazzaro. Gli avversari sono posti in fuga; Galeotto Malatesta Ungaro viene costretto a riparare nella bastia di Villanova con 2000 soldati. Giorni dopo il conte Lando viene di nuovo avvicinato dagli emissari del cardinale Albornoz. Si trova senza denaro e senza vettovaglie; si incontra con l’Ordelaffi ed abbandona Forlì.

Ott. Romagna Marche

Scorre la Val di Lamone; assale Modigliana. Tenta di entrare in Mogliano con l’aiuto di alcuni fautori di quest’ultimo che hanno il compito di guidare una rivolta all’interno del castello. La congiura è scoperta ed i suoi aderenti sono condannati a morte.

Nov. dic. Comp. ventura Rimini Romagna e Marche

Cavalca a Massa dove riceve soccorsi dal signore di Bologna Giovanni Visconti da Oleggio. Apre trattative inconcludenti a Castel San Pietro Terme con emissari del cardinale Albornoz. Spinto dalla fame di tre giorni,  si ferma a Savignano sul Rubicone ed espugna in quattro assalti il castello di Sogliano al Rubicone: nell’attacco sono uccisi centotrentaquattro abitanti, tutti gli altri sono catturati. Di seguito una parte della compagnia conquista Borghi e ne uccide tutti i difensori (centocinquantacinque);  si impossessa di San Martino in Converseto. Da qui i suoi uomini sciamano nel riminese, nel cesenate, nel Montefeltro ed a Sant’ Agata Feltria. Piccoli castelli come Montecodruzzo, Raggiano, Piandimeleto, Strigara, Campiano, gli si arrendono per paura. Il conte Lando si attesta a San Lazzaro da Terzo e tiene Rimini sotto assedio.

1359
Gen. Romagna

Lascia a Sogliano al Rubicone i feriti (un centinaio) con un piccolo presidio: tutti saranno fatti a pezzi dagli avversari. Da ultimo, con gli uomini indeboliti dalla fame e dal gelo, si allontana dal riminese e ritorna nel forlivese. Sigla un accordo con i pontifici: gli sono riconosciuti 47000 ducati; è concesso un mese di tregua al suo alleato e non viene richiesta la sua presenza per combattere il signore di Forlì.

Feb. Comp. ventura Rimini Fabriano Camerino Fermo Romagna e Marche

Prende commiato dall’ Ordelaffi, esce dalla città per  Porta  Cotogni e devasta i territori di Fano e di Urbino. Occupa Montefabbri con l’inganno e vi rinviene le vettovaglie di cui ha bisogno; fallite le trattative per passare agli stipendi del duca d’Austria muove verso Fabriano, supera Rocca Contrada (Arcevia) e Sant’Angelo. Si incontra con Anichino di Baumgarten; occupa il castello di Serra San Quirico con 400 fanti e minaccia Rodolfo da Varano. Ai suoi ordini sono ora 4500 barbute, 600 ungheri, 400 cavallari, 400 provvigionati e più di 8000 fanti, dei quali solo 2000 bene armati (nel complesso ventimila uomini).  Il signore di Camerino gli riconosce 4000 fiorini; altrettanti il conte Lando ottiene   da quello di San Severino Marche, Smeduccio Salimbeni. Il condottiero tenta di impossessarsi del castello di Falerone nel fermano;  subisce notevoli perdite durante le operazioni.

Mar. Comp. ventura Napoli Marche Abruzzi Umbria

Il legato pontificio lo convince ad allontanarsi dalle Marche con la promessa della tregua di due mesi per l’Ordelaffi e della somma di 30000/ 50000 ducati per la sua compagnia. Si impegna a non mettere piede nello stato della Chiesa per  cinque anni: rimangono suoi ostaggi Roberto Alidosi, Berardo da Varano ed un figlio di Smeduccio Salimbeni. Punta  sugli Abruzzi;  trova opposizione nel viceré, il conte di Nola Niccolò Orsini e negli aquilani. I contadini gli bloccano il passo alle Forche di Penne. Decide di spostarsi in Toscana;  discende per l’Umbria nell’ alta valle del Tevere.

Apr. Comp. ventura Firenze Umbria

I fiorentini assoldano per difendersi 2000 barbute, 500 ungheri e 2500 balestrieri; altre truppe giungono dal Visconti (1200 barbute e 1000 masnadieri), da Francesco da Carrara (200 cavalli), dal marchese di Ferrara (200 cavalli), da Luigi d’Angiò (300 cavalli), dal cardinale Albornoz (300 cavalli), dal napoletano e da altri comuni per un totale di 4000 cavalli e 4000 fanti. Il conte Lando è, invece, aiutato dai perugini, che comprano la pace riconoscendogli 4000 fiorini l’anno per cinque anni e che lo forniscono di vettovaglie lungo il suo passaggio; in modo analogo si comportano i senesi che gli consegnano 12000 fiorini, ed i pisani.

Mag. Umbria e Toscana

Ai primi del mese attraversa il territorio di Gubbio con 5000 cavalli, 1000 ungheri e più di 2000 masnadieri; è sempre rifornito, durante il suo passaggio, di pane, di vino e di altre vettovaglie dai perugini. Tocca l’abbazia di Santa Maria del Figliolo presso Città di Castello e si avvia verso Fratta Todina e Cortona. Nel proseguo del viaggio perviene a Monte Castello di Vibio, a San Casciano ed a Civitella sul Tevere, mentre Anichino di Baumgarten si colloca nei pressi del castello di Primano. Entrambi i condottieri sono bloccati dal Tevere in piena. Negli stessi giorni il conte Lando è contattato dal marchese del Monferrato per trasferirsi al suo soldo.

Giu. Umbria e Toscana

Muove verso Bettona con 1000 barbute per contrastare il passo a 300 cavalli napoletani condotti da Niccolò Orsini.  Costringe quest’ultimo a rinchiudersi in Spoleto; non riesce, tuttavia, ad impedire che l’Orsini raggiunga Firenze con i suoi uomini. Il conte  Lando danneggia il contado di Todi ed il comune è obbligato a riconoscergli una taglia. Raggiunge Buonconvento e Bagno Vignoni, dove i senesi gli consegnano le vettovaglie pattuite. Il capitano generale dei fiorentini Pandolfo Malatesta si spinge sulla Pesa e lo contrasta a Pratolino; il conte Lando si sposta prima a Pontedera, poi a San Piero in Campo nel lucchese dove gli vengono contro 500 cavalli guidati da Ricciardo Cancellieri, ed a Pieve a Nievole.

Lug. Toscana

Si lascia alle spalle il volterrano ed entra nel pisano con Amerigo del Cavalletto, Anichino di Baumgarten e Corrado Lando. Tocca Laiatico, Fabbrica e Peccioli; attraversato lo Scopeto di Treggiaia  sotto Forcoli, si accampa tra Ponsacco e Petriolo depredando le vicinanze fino a Collesalvetti: gli abitanti della Val d’Era e della Valdarno sono obbligati ad abbandonare tutti i loro beni. Dà alle fiamme Cevoli; si accorda con il rappresentante dell’ imperatore nella pieve di Vicopisano. Al suo cancelliere, Dinuccio d’Asolano, sono consegnati dagli Anziani di Pisa 2000 fiorini destinati per le paghe di alcuni caporali e delle loro squadre. Tale denaro, peraltro, viene speso in Pisa come contropartita di armi e di altre cose. Il conte Lando attraversa l’Arno sotto Cascina, prende la strada di Montecalvoli e per Cerbaia penetra nel contado di Pescia nei pressi di Buggiano. Durante il tragitto sono fatti molti prigionieri, è razziata una grande quantità di bestiame, sono derubati magazzini di biade e strame per le cavalcature. Fiducioso nell’aiuto dei pisani sfida a battaglia Pandolfo Malatesta, cui invia un guanto coperto di sangue, tagliato in più parti, con una lettera con la quale chiede battaglia. La proposta è accettata. Per alcuni giorni i due eserciti si fronteggiano senza combattersi: solo una notte il conte Lando invia 300 cavalli e 300 masnadieri per una piccola scorreria verso Castelfranco che porta alla cattura di alcuni mercanti di Firenze e di Empoli  di ritorno da Pisa. Si riduce al ”campo delle mosche”, una collina circondata da torrenti e pendii scoscesi in territorio pisano; si accorge che il Malatesta tende a tagliargli le vie di rifornimento; di notte dà alle fiamme i suoi alloggiamenti e si allontana in fretta senza essere inseguito dai fiorentini che non vogliono sconfinare nelle terre di un altro stato.

Ago. Emilia Piemonte

Scorre nel piacentino. Riceve dal Visconti 25000 fiorini per non assalire i suoi territori; se ne fa imprestare altri 40000; gli viene lasciato aperto il passaggio per Piacenza e cala in Monferrato con il Baumgarten: per 28000 fiorini passa al servizio del marchese Francesco di Monferrato proprio contro Bernabò e Galeazzo Visconti. Compare sul Po a Bassignana ed è in grado di introdurre in Pavia molte vettovaglie; i viscontei si ritirano.

Sett. Piemonte

Viene abbandonato da gran parte dei suoi uomini che preferiscono militare per i Visconti contro i monferrini.

Ott. Milano Monferrato 1500 barbute Piemonte

E’ sconfitto dai viscontei che sono aiutati anche da 1000 barbute fiorentine; dei suoi uomini sono catturati tre connestabili con 200 cavalli; molti altri sono uccisi o feriti. Ripiega nel vercellese, si accosta a Villata ed a Candia Lomellina;  attiva delle trattative con gli avversari. Alla fine tradisce anch’egli la causa del marchese di Monferrato e si impegna a militare per un anno al soldo di Bernabò Visconti.

Nov. Piemonte

Anche il  Baumgarten segue il suo esempio. Il conte Lando assedia Pavia e blocca il flusso dei rifornimenti diretti alla città per terra e per fiume.

1360
Mar. Comp. ventura Piemonte

Con il Baumgarten interviene nella guerra in corso tra il conte Amedeo VI di Savoia ed i principi di Acaia. I loro soldati superano la resistenza di Savigliano. La località è messa a sacco. Gli abitanti sono costretti a riscattarsi mediante il pagamento di una taglia. Ai renitenti a tale imposizione ad alcuni sono tagliate le mani, ad altri piedi ed a altri ancora gli orecchi. Sono affogati quelli dai quali  non è possibile ricavare nulla.

Estate Comp. ventura Siena Toscana
…………… Germania

Rientra in Germania.

1361
Mar. Milano Chiesa

Viene richiamato dal Visconti;  ritorna in Italia dalla Germania con 10 bandiere di cavalli malgrado che l’imperatore, il duca d’Austria ed il marchese di Brandeburgo proibiscano a chiunque di prendere le armi contro i pontifici.

1362
Primavera Milano Monferrato Toscana Piemonte

Affianca Nicola Unghero alla difesa di Tortona, minacciata dalle scorrerie della “Compagnia Bianca” di Alberto Sterz. Dà alle fiamme i raccolti del circondario e fa mettere a sacco i beni dei ribelli al dominio visconteo. Entra in Piemonte. Contrasta con scarso successo gli avversari.

Giu. Milano Chiesa Emilia

Con Ambrogio Visconti agisce intorno a Mirandola: non si decide ad attaccare battaglia con i pontifici in quanto si accontenta di organizzare solo complotti per fare defezionare nel campo milanese  alcuni connestabili tedeschi. Undici di costoro vengono scoperti e sono decapitati.

Ago. Lombardia

E’ fatto entrare nella rocca di Pontevico, difesa da numerosi cavalli e da molti fanti: gli avversari sono colti in disordine e sono facilmente messi in fuga. Si arrendono nelle sue mani ventotto bandiere di cavalli e di fanti.

Dic. Milano Monferrato Piemonte

Rientrato in Piemonte, si incontra a Valenza, per conto di Galeazzo Visconti, con i rappresentanti del marchese di Monferrato, Ottone di Brunswick ed Alberto Sterz: si parla di pace, ma non si conclude nulla. Affronta, sempre con scarso successo, i venturieri di Alberto Sterz.

1363
Gen. Piemonte

Affronta ancora la “Compagnia Bianca” dello  Sterz. Rimane inerte a Novara nonostante le sollecitazioni di Galeazzo Visconti.

Apr. Piemonte

A fine mese mentre sta banchettando in Novara nel palazzo del vescovo da lui requisito come suo quartiere generale viene spronato dal capitano cittadino Giovanni Caimi a muoversi contro i monferrini che da Romagnano Sesia sono scesi a saccheggiare il territorio circostante. Il conte Lando esce da Novara con gli ungheri ed i tedeschi per recuperare in parte il bottino trafugato nelle recenti scorrerie; lascia Tortona per cercare un accordo con lo Sterz; è informato di un trattato che riguarda Broni;  cavalca alla testa di 400 barbute. Gli avversari stanno ritornando al castello di Santa Fede; i carri rallentano la loro marcia a causa dell’entità del bottino. Il conte Lando sorprende e sopraffà al ponte Canturino, nei pressi di Ghemme, la scorta delle salmerie; da un castello vicino arrivano in rinforzo ai monferrini gli inglesi della “Compagnia Bianca”. Gli ungheri agli ordini del conte Lando rifiutano di seguirlo nella sua azione per non combattere contro i commilitoni presenti nella parte avversa. Il  Lando si trova allora a contrastare con pochi uomini la cavalleria nemica. E’ ferito da una pietra al viso e da un colpo di lancia alla bocca; viene pure colpito al’ascella del braccio destro; fatto prigioniero, muore dopo pochi giorni.  Soltanto un piccolo numero di venturieri, di quella che era stata la “Grande Compagnia” passa al servizio del Baumgarten. Esiste un  ritratto del conte Lando  in una lastra murale posta nella chiesa parrocchiale di Avane nei pressi di Pisa.

 CITAZIONI

“Costui poco si curava di spargere il sangue per altrui.” MURATORI

“Lo quale era stato cum de molte compagnie in questa Ytalia ed era thodesco; et per certo ello era uno de’ mazuri Thodischi che fusse pochi mai de zà.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

“Publicus latro, qui quasi totam Italiam expoliaverat.” SOZOMENO

“Todesco gagliardo.” CORNAZZANO

“Viro nefario.” RAYNALDO

Con frà Moriale “His belli gerendi eo ratio erat, ut singularum civitatum agros hactenus infestarent, otiumque earum sollicitarent, donec populi magno precio ab eis pacem redimere, cogerentur.” SEPULVEDA

Capitano di ventura famoso.” GABOTTO

“Tremendo condottiero.” I. CANTU’

“Uomo di corrotti costumi.” V. DE CONTI

“Svevo di nazione, Capitano di ventura per mestiere.” MUZZI

“Famoso capitano di ventura.” RAIA

A Quarrata “E combattendo fin presso le porte/ del cerchio mio, fu da lor sconficto/ e de sua gente assai provar la morte.” B. DI GORELLO

Alle Scalelle “Florentini pararoselli/ et ficero tale defenza/ che uno caporale occisero/ con tanti; questa penza:/ che foro plu de trecento,/ che abero gran perdenza.” B. DI RANALLO 

“A drunken German captain, who passed too much time drinking wine at the banquet table (secondo le parole di AZARIO)..He had terrorized the whole of Italy and yet the clever Count died indiscreetly, snuffed out by robbers and unarmed infantrymen.. What benefit was nobility, power, good looks, industry, uprightness..when..with one motion, when not looking, he was cut down and made a corpse…The most successful of the German captains of the decade of the fifties (del 1350).” CAFERRO

“It is our custom to rob, sack and pillage whoever resists. Our income is derived from the funds of the provinces we invade; he who values his life pays for peace and quiet from us at a steep price” Da un messaggio del conte Lando al cardinale Albornoz riportato dal CAFERRO

“Quando Val di Lamone tu vedesti/ atterrar mia bandiera,/ la vostra ispada fiera/ di provar darme non valse un bottone;/ di rendervi a prigione/ non vi volleno udir que’ pecorai.” Da uno scritto di ANONIMO riportato dal TANZINI riguardante la cattura del Conte Lando alla battaglia delle Scalelle.

Fonte immagine: Death of “conte Lando”

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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