CESARE DA NAPOLI

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CESARE DA NAPOLI  (Cesare Masi, Cesare Maggi) Di Napoli. Conte di Annone. Signore di Moncrivello.

1488 – 1568 (marzo)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1505

Campania

Forse figlio di un medico. Orfano, non ha buoni rapporti con il patrigno. A diciassette anni abbandona Napoli con soli 5 carlini in tasca in cerca di fortuna. Raggiunge Roma a piedi dopo avere cercato di arrivarvi via mare. Lascia  il servizio di un gentiluomo romano e si dà al mestiere delle armi. Milita agli stipendi dei veneziani come semplice fante nella compagnia di Andreazzo da Perugia. Ammalatosi, viene licenziato. L’anno successivo è notato da Renzo di Ceri che lo fa riassumere.

1514
Feb. ott. Venezia Milano Spagna

 Lombardia

Si segnala alla difesa di Crema. A febbraio, sempre agli ordini del Ceri, prende parte all’azione di  Castiglione d’Adda nella quale sono svaligiati 120 fanti e 50 uomini d’armi di Alessandro Sforza. Ad agosto, alla testa della prima squadra d’assalto, prende  parte alla battaglia di Ombriano. E’ il primo a salire sui bastioni che difendono l’accampamento sforzesco. A settembre si batte in campo aperto con il Grechetto a colpi di picca. Ad ottobre segue il Ceri nel suo ingresso in Bergamo. Ferito dai contadini sulla porta della città alla gola, ad un ginocchio ed a una coscia da una partigiana, cade esanime nel fossato.  Un suo commilitone, Giovanni Antonio da Parma, lo intravvede, si getta nell’acqua e lo mette in salvo. Viene trasportato a Crema per esservi curato. Con tutte queste azioni conquista sempre più la stima del Ceri tanto da ottenere in breve tempo la nomina a capitano. Il suo titolo, tuttavia, viene presto contestato.

1517 Chiesa Comp. ventura

Marche Lombardia

Il cardinale di Santa Maria in Porta lo raccomanda a Vitello Vitelli ed a Lorenzo dei Medici. Inserito nella compagnia di Pier Onofri da Montedoglio contrasta le truppe di Francesco Maria della Rovere teso alla riconquista del ducato di Urbino. Si segnala alla conquista di Fermo. Si accampa davanti alla chiesa della Nunziata. Negli stessi giorni litiga al campo con Giovannantonio da Capua perché, a suo dire, costui si è comportato in modo poco onorevole dando il sacco ad un convento. Cesare da Napoli lo sfida a duello,  prende le redini della sua cavalcatura  e lo getta a terra. Il rivale muore dopo pochi giorni per le ferite riportate. Con la vittoria del della Rovere scorta a Mantova Lorenzo dei Medici.

1521
Giu. Venezia Impero Chiesa

Lombardia

E’ segnalato con altri capitani a Castelleone.

Sett.

Emilia

All’assedio di Parma.

1522
Feb. 180 fanti

Lombardia

Al campo di Rovato, inquadrato nel colonnello di Antonio  da Castello.

Lug.

L’organico della sua compagnia è ridotto a 112 fanti.

Ago.

Lombardia

Si trova a Mantova per duellare con la spada e la partigiana con Battista da Goito.

1524
Gen. Francia Impero 300 fanti

Lombardia

Viene inviato con i suoi uomini nella rocca di Melegnano mentre alla difesa della città si pongono 500 lanzichenecchi. Attaccato dagli spagnoli (400 lance e 4000 fanti dotati di alcuni pezzi di artiglieria), si rinchiude nella fortezza: è costretto ad arrendersi a patti dopo l’ uccisione di 60 uomini.

Estate/autunno Liguria Francia In seguito a difficoltà nel ricevere le proprie spettanze lascia il campo e si ritira per qualche mese, probabilmente, a Genova. Decide di militare per gli imperiali come semplice fante. Ad agosto/settembre è in Francia all’assedio di Marsiglia. Alla morte del capitano Girolamo Marignanella gli è affidato il comando della compagnia di quest’ultimo. Si scontra nei pressi di Aix-en-Provence con le milizie di Federico Gonzaga da Bozzolo.
1525
Gen. giu. Impero Francia

Liguria Emilia Lombardia

A gennaio lascia Genova e per il piacentino raggiunge il pavese. Agli ordini di Ferdinando d’Avalos è presente all’assedio di Sant’ Angelo Lodigiano nel cui corso Pirro Gonzaga da Bozzolo è costretto alla resa. A febbraio è segnalato nei pressi di Pavia al parco di Mirabello con il Salcedo. Rimane ripetutamente ferito nella omonima battaglia in cui sono disfatti i francesi. A giugno, sempre con il marchese di Pescara, prende parte alla difesa di Lodi; catturato in una scaramuccia viene condotto a Crema. E’ subito liberato.

Sett.

Piemonte

Staziona con la sua compagnia nel marchesato di Ceva.

1526
Feb.

Piemonte

Ad Asti. Con Alfonso Galante viene più volte a contrasto con Fabrizio Maramaldo: è anche sospettato di tradimento per pretesi contatti con il marchese di Saluzzo o con i veneziani. Interviene il marchese di Vasto Alfonso d’Avalos e per un po’ di tempo si pensa che sia stato fatto giustiziare dagli imperiali. Viene, invece, licenziato per le sue ruberie.

Mag.

Lombardia

Presto riassunto, raccoglie numerosi fanti napoletani nel cremasco ed entra in Milano con Alfonso Galante: è sempre inquadrato nel colonnello di Fabrizio Maramaldo.

Giu. dic. Impero Venezia Francia

Lombardia Veneto Emilia Piemonte

A Soresina; si sposta alla guardia di Lodi.  Cerca inutilmente di mettere sull’avviso il Maramaldo nei confronti di Ludovico Vistarini. Allorché i veneziani penetrano nella città con l’aiuto proprio del Vistarini si rinchiude in alcune case per difendersi; all’alba si crede abbandonato ed accetta la resa. E’ rinchiuso nel castello di Crema; qui riesce a corrompere una guardia  e con altri prigionieri  tenta di impadronirsi della fortezza. La rivolta è domata; è subito trasferito a Venezia in un nuova prigione. Riesce a liberarsi dopo cinque mesi di carcere mediante l’ausilio  di un frate francescano di Lecce. Affamato e senza denari,  si porta prima a Ferrara e poi a Carpi dove è aiutato dal governatore della città Giovan Francesco Castaldo, fratello di Giovambattista. Si collega in Lombardia  ed in Piemonte (Tortona) con l’esercito imperiale capitanato da Antonio di Leyva.

1527
Giu.

Lombardia

E’ sorpreso dai veneziani presso Sant’Angelo Lodigiano;  tra i suoi uomini restano uccisi 60 fanti. Gli è pure tolta l’insegna. Si reca a Melegnano;  tenta di impedire l’attraversamento del Lambro agli avversari capitanati da Babone Naldi,  Giampaolo Manfrone,  Giacomo Novello,  Ambrogio da Landriano,  Antonio da Castello e  Gian Ludovico Pallavicini. Nello scontro è ferito ad un braccio.

Lug. ott. Maestro di campo

Lombardia

A luglio sconfigge a Carate Brianza Gian Giacomo dei Medici. Antonio di Leyva lo invia presto alla difesa di Pavia con 300 fanti veterani. Ha l’incarico di maestro di campo. Suo capitano è Ludovico Barbiano da Belgioioso. I francesi attaccano la città dalla parte del castello, i veneziani (Francesco Maria della Rovere) alla darsena. Cesare da Napoli ne è alla guardia con Giovambattista Castiglione. Si congiunge  nel castello con il Belgioioso. Gli avversari chiedono la resa agli imperiali; salgono le mura. Cesare da Napoli fa sparare loro contro con la sua batteria di quattro cannoni. Ritorna alla guardia della darsena. Viene ferito leggermente alla testa (protetta da una celata) da un colpo di archibugio. I veneziani vengono respinti.

1528
Mar.

Lombardia

Affronta ancora il Medici nel comasco. Attraversa il ponte sull’Adda di Lecco ed irrompe sull’altra sponda del fiume nel bergamasco. Ercole Rangoni, che ha l’incarico di difendere il passo, si dà vilmente alla fuga.

Ott.

Lombardia

Contrasta veneziani e francesi tra Novara e Mortara ed in Lomellina. Viene trasferito alla guardia di Pavia assalita da francesi e veneziani. Fronteggia questi ultimi alla difesa della darsena.  Il Belgioioso si arrende di fronte agli avversari. A tale notizia lascia la darsena inseguito dai veneziani per rifugiarsi in una chiesa. Si arrende nelle mani di Roberto da San Severino. Il conte di Caiazzo lo presenta al Lautrec ed ai provveditori della Serenissima. E’ liberato dal San Severino senza il pagamento di alcuna taglia. Il di Leyva lo premia per la condotta tenuta a Pavia, mentre altri capitani sono puniti in quanto ritenuti responsabili della sconfitta. E’ avviato a Como al comando di un colonnello di fanti;  la carica di maestro di campo è ora assunta dallo spagnolo Aponte

1529
Gen. mag. Maestro di campo generale

Piemonte Lombardia

Si avvia alla volta di Domodossola. Nel corso della marcia viene assalito dagli uomini del Medici, guidati dal fratello di quest’ultimo Gabriele e da Federico Borromeo che, benché militino anch’ essi per gli imperiali, si impossessano di alcuni pezzi della sua artiglieria. Rientra in Lombardia. Respinge gli avversari da Caravaggio; provvede ad ispezionare le difese di Monza. Assale con Pietro d’Ibarra un bastione della Serenissima ad Ariozzo nei pressi di Melegnano. Difende Melegnano dagli attacchi portati dal Saint-Pol e dal  della Rovere. Giungono in suo soccorso Filippo Tornielli con la sua compagnia di cavalli e lo spagnolo Valacerca con 300 fanti. Gli avversari si ritirano.

Giu.

Lombardia

Prende parte allo scontro di Landriano. Con la vittoria assale il campo degli svizzeri. A Milano. Esce di notte da Porta Renza con il Tornielli e si dirige su Fagnano (quattro cannoni). la località è difesa da 200 cavalli e 500 fanti francesi. Trova aperta una porta, supera la breve resistenza opposta dal corpo di guardia. Sono catturati 300 uomini. Assedia poi la rocca nella quale si sono rinchiusi i nemici. Ne batte le mura con i quattro pezzi di artiglieria a sua disposizione. I nemici  non si arrendono nonostante le pressioni del Tornielli sul capitano francese, suo amico. Il Tornielli prosegue per Novara per cui Cesare da Napoli prosegue da solo nelle operazioni di assedio. A seguito del bombardamento il presidio si decide per la resa, salva la vita anche per i numerosi banditi da Milano. Duecentocinquanta sono le cavalcature di cui si impossessano gli imperiali.

Lug. 800 fanti

Lombardia

Esce da Milano;  giunge a Trezzo sull’Adda con il suo colonnello pronto ad attraversare il fiume ed a irrompere nel bergamasco. Viene contrastato dai cavalli leggeri e da 1200 fanti, che dispongono di quattro pezzi di artiglieria,   agli ordini di Lucantonio Cuppano e di Carlo Malatesta da Sogliano. Cesare da Napoli preferisce riattraversare subito l’Adda e distruggere il  ponte di barche utilizzato. Sono così lasciati sull’altra riva 100/150 fanti delle sue compagnie che sono tutti uccisi o fatti prigionieri dagli avversari.

Ago.

Lombardia

Occupa Brembate con Gianfrancesco Pusterla; trascorrono alcuni giorni ed è obbligato a rientrare a Trezzo sull’Adda.

Nov.

Lombardia

Prende parte alla conquista di Sant’ Angelo Lodigiano con 7000 fanti spagnoli e 3000 italiani. Respinto inizialmente sino ai borghi, la resistenza è superata, il castello cede e 400 fanti sono uccisi fra i difensori. Si sposta a Cassano d’Adda ed è firmata la pace tra le parti.

Dic.

Emilia

Si trova a Bologna con il di Leyva; è prima destinato a combattere i turchi; in un secondo momento è inviato con il suo colonnello di 1500 fanti in Toscana allo scopo di agevolare i pontifici nella  guerra contro i fiorentini. Si incontra con il papa Clemente VII.

1530
Gen. Chiesa Firenze 1500 fanti Toscana E’ accampato nel Mugello per tagliare da questo versante le linee di rifornimento a Firenze.
Feb. Chiesa

Romagna

Radunati 4000/5000 uomini si presenta davanti a Monte Poggiolo e taglieggia Modigliana.

Mar.

Romagna

Con Leonello da Carpi assedia Castrocaro Terme con sei pezzi di artiglieria; è respinto dalla località dal commissario Lorenzo Carnesecchi. Ingenti sono le perdite tra le sue truppe: i fiorentini cercano di subornarlo, gli promettono terre, onori, denari; Cesare da Napoli rifiuta ogni proposta. I pontifici gli consegnano 1395 ducati per il suo servizio.

Mag.

Toscana

Il principe d’ Orange lo invia in Ungheria con 2000 fanti per contrastarvi i turchi: vi è un contrordine per cui non lascia  la Toscana. Assale Marradi;  si sposta nel Mugello ove cattura uomini ed impone taglie a castelli e borghi. Suoi uomini mettono a sacco Fiorenzuola. Il fatto lo pone in cattiva luce nei confronti del principe d’Orange che lo minaccia di morte. Si muove in Valdarno; con la caduta in potere degli imperiali della cittadella di Arezzo punta su Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Gli aretini gli consegnano 3000 scudi; molti abitanti del contado si uniscono con i suoi uomini;  con costoro prosegue verso il Casentino che viene messo a sacco sino a Rassina.

Lug.

Toscana

Giunge a Barberino di Mugello ed impone una taglia al borgo di Mangona: vi invia quattro suoi emissari per quantificare la somma richiesta. I suoi uomini vengono uccisi dai contadini assieme ad alcuni dei suoi fanti: accorre prontamente e presto è trovato un accordo.

Ago.

Toscana e Emilia

Con la resa della repubblica fiorentina scende dalla Valdarno e si presenta all’ improvviso davanti a Firenze alla Porta di San Gallo; tenta di entrare nella città;  ne è respinto. In lite con il Maramaldo si volge allora verso Piacenza dove è fermo il  di Leyva. A fine mese si trova  a Montevarchi; domanda ancora agli aretini 2000 fiorini per le necessità dei suoi uomini. Gli sono fornite solamente vettovaglie. Carlo V gli fa riconoscere una pensione annua di 200 scudi.

1531
Mar. Impero  Medici

Lombardia

A Mantova sfida a duello il Maramaldo; il marchese Ferrante Gonzaga si oppone all’ effettuazione dello scontro ed impedisce che sia consegnato al suo rivale il cartello di sfida. Più tardi è segnalato con il Cosco alla guardia di Como. Fronteggia le milizie del Medici.

1532
Gen. Medici Milano

Lombardia

Lascia gli stipendi degli imperiali per passare con il Cosco al servizio del marchese di Musso ai danni degli sforzeschi. Lo seguono 400 fanti calabresi provenienti dal napoletano. Dopo qualche giorno i suoi uomini eludono la sorveglianza del Vistarini ed entrano in Lecco.  Riesce ad introdurre  in tale centro  molti capi di bestiame razziati nelle valli vicine.

Feb.

Lombardia

Gli è dato il comando di un colonnello;  gli sono consegnati 600 scudi per arruolare nel bresciano e nel bergamasco 400 fanti. I veneziani si oppongono al loro reclutamento e gli frappongono molti ostacoli anche su pressione del duca di Milano. Cesare da Napoli si reca a Lecco e ne esce con il Cosco alla testa di 300 fanti; sbarca nella baia di Parè, risale alle spalle la rocca di San Dionigi ed assale con i fuochi artificiati il campo di Malgrate dove è alloggiato Accursio da Lodi con 300 fanti. Il capitano nemico viene ucciso nello scontro; sono catturati 100 fanti e prelevati tre pezzi di artiglieria. Cesare da Napoli saccheggia tutta la valle e conduce molto bestiame in Lecco. A metà mese segue il Medici in una sortita da Musso.

Mar. Impero

Lombardia

Con la resa di Gian Giacomo dei Medici lascia Musso con il Cosco, Niccolò Pelliccione, Frate da Modena e Domenico del Matto. Ritorna agli stipendi degli imperiali.

Lug. Impero Impero Ottomano

Austria

Affianca il di Leyva in Austria: prima di partire chiede al della Rovere l’armatura  indossata dal duca di Urbino alla rassegna dei suoi uomini d’arme tenuta a Ghedi. Ottiene una risposta negativa.

1535 Impero Francia

Piemonte

Assale invano Vische alla cui difesa si trovano Andrea di Solero ed il feudatario  locale: finge di abbandonare l’impresa salvo a riproporre l’attacco non appena si allenta la sorveglianza degli avversari. La località è espugnata e messa a sacco.

1536
Mar.

Piemonte

E’ costretto a lasciare Torino ed a riparare a Vercelli: negli stessi giorni 300 fanti delle sue compagnie si ribellano ed occupano Cavallermaggiore; in due giorni i suoi uomini ne vengono scacciati dai francesi di Marco Antonio Cusano.

Giu. lug.

Piemonte

Viene preposto alla guardia di Volpiano. Con Giacomo Folgore di Piossasco affronta il Cusano allorché quest’ultimo esce da Torino per assalire Savigliano.

Ago.

Piemonte

Assedia Torino;  viene battuto con Paolo Luzzasco da una sortita dei difensori.

1537
Feb.

Piemonte

Segue con Luigi Gonzaga e Brunoro Gambara il marchese di Vasto Alfonso d’Avalos nella sua controffensiva in Piemonte. Fallisce un suo tentativo di occupare di sorpresa Torino,  respinto da pochi soldati.

Mar. giu.

Piemonte

Coadiuva il marchese Francesco di Saluzzo al recupero di Carmagnola. Con Brunoro da Thiene si impadronisce della località quasi senza combattere; assedia il castello difeso da Stefano Malabaila. Dopo qualche giorno il marchese di Saluzzo viene ucciso da un colpo di archibugio mentre sta indicando ai suoi artiglieri i punti più deboli della fortezza. A tale vista gli imperiali si gettano con ferocia contro le mura ed espugnano il castello. Il marchese di Vasto fa impiccare Stefano Malabaila;  i soldati del presidio sono  avviati alle galee come rematori. Cesare da Napoli si dirige su Moncalieri con Camillo Colonna; con 600 fanti cerca di opporsi all’avanzata su Susa dei rinforzi francesi condotti dal gran connestabile Anne de Montmorency. Di seguito attraversa il Po a Pontestura, si incammina alla volta di Trino, Crescentino, Livorno Ferraris, Bianzé, Santhià, San Germano Vercellese. A Livorno Ferraris invia Biagio di Somma per predisporvi il campo per la compagnia. Costui cade in un’imboscata a Ciglione ed è fatto prigioniero dagli avversari. A tale notizia punta anch’egli su Ciglione; affronta un contingente francese sulla Dora Baltea con 50 cavalli e 300 archibugieri mentre sta attraversando il fiume. Molti nemici annegano, molti sono catturati. Si riporta a  Ciglione ed intima la resa al presidio. Il capitano francese si arrende a patti se entro il termine di tre giorni non siano giunti soccorsi a suo favore. Entra in Ivrea; ottiene Foglizzo e Caluso. Attraversa la Dora Baltea e punta su Volpiano. I francesi ne abbandonano l’assedio; lasciano pure Lombardore e Feletto. Alla notizia che Gabriele Serbelloni è assediato in Lanzo Torinese, esce  nottetempo da Ciglione e costringe i transalpini ad allontanarsi. Andrea Marra si muove su Montalenghe con 300 fanti. Cesare da Napoli prende con sé 300 celate, cattura il capitano avversario con parte dei soldati. Nello scontro è colpito al viso da molti colpi di picca. Perviene nelle sue mani il vessillo avversario; il bottino ascende a 3000 scudi. I prigionieri sono liberati senza il pagamento di alcuna taglia. Rientra a Volpiano. Nello stesso periodo si incammina su Romano Canavese con 200 cavalli; il presidio francese lascia la località senza contrasto. Lascia in silenzio Volpiano con 2000 fanti italiani e sette compagnie di fanti tedeschi.  Si dirige su Mazzé, guada la Dora Baltea in più punti. Intima la resa a Emilio Greco. Anche Mazzé perviene in suo potere. Punta su Chivasso;  ottiene Strambino e Caluso.

Lug.

Piemonte

Scaccia Cesare Fregoso da Chivasso.  Si colloca sotto San Giorgio Canavese alla cui difesa si trova Tolosano di San Dalmazzo con 300 fanti. Intima la resa.  Bombarda la località. In un’ispezione sulle linee riporta una ferita ad un fianco per un colpo d’archibugio. E’ aperta una breccia nella cinta muraria. Il successivo assalto porta alla conquista contemporanea di borgo e castello. Al primo soldato che varca le mura sono consegnati 50 scudi, 25 al secondo. Le perdite per gli imperiali ammontano a 70 uomini tra morti e feriti. Decide poi di ripetere il tentativo di prendere possesso di Torino dove alla guardia della città sono restate le sole compagnie del Wartiz e dell’Angart. Corrompe un caporale guascone del presidio  che gli promette di fargli trovare aperto il bastione di San Giorgio vicino alla chiesa di Nostra Signora. Lascia  di notte Volpiano con dieci insegne di fanti e 200/300 cavalli. Giunto al bastione sono poste le scale, è aperta la porta ed entrano in città cinque insegne di fanti al segnale convenuto. La porta è chiusa alle spalle degli aggressori: secondo la leggenda da quattro santi comparsi all’ improvviso sulle mura. I torinesi credono che siano i tre santi martiri di Tebe, Solutore, Avventore ed Ottavio dei quali sono conservate le reliquie in una cappella vicino al bastione scalato dagli avversari. Cesare da Napoli è costretto a ritirarsi. Lo Humières giunge in Piemonte in soccorso di Torino. I francesi con Tolosano di San Dalmazzo (2000 fanti italiani) si collocano ad Aglié, nei pressi di San Giorgio Canavese ed Ivrea.  Cesare da Napoli si ferma a Vische. Con 2000 fanti ed i suoi cavalli, assecondato anche dal principe di Bisignano (alcuni pezzi di artiglieria, cavalli e fanti tedeschi), conquista il paese (sono sparati duecento colpi di artiglieria);  cattura nuovamente Tolosano di San Dalmazzo. Entra in Chivasso senza trovare resistenza; ha mano libera per assalire Torino.   Conduce un vigoroso assalto su tre lati che costa la vita a 120/140 uomini; i soccorsi previsti non arrivano per cui è ancora una volta obbligato a ritirarsi non senza avere abbandonato nel fossato trenta o quaranta scale.

Ago.

Piemonte

Alfonso d’Avalos riceve in soccorso 12000 lanzichenecchi  cosicché è in grado di attaccare Cherasco: la città è espugnata con la cattura di Baldassarre della Massa e del  guascone Ramon.

Sett.

Piemonte

Il Maramaldo viene nominato maestro generale di campo: per il dispetto Cesare da Napoli è sul punto di chiedere licenza agli imperiali. Rassicurato da Giambattista Castaldo e da Alfonso d’Avalos, è inviato oltre il Po con 3000 fanti e 500 cavalli. Si dirige su Susa per ostacolare l’arrivo dei fanti tedeschi  di Enrico Ludovico di Landberg.

Ott.

Piemonte

Assalito nella  marcia di avvicinamento da un contingente agli ordini del Brissac, rafforzato a sua volta da molti archibugieri di Guglielmo di Furstenberg, riesce a battere gli avversari ed a togliere loro la maggior parte dei bagagli.

………………… Piemonte Per rivalsa i francesi cercano, a loro volta, di impossessarsi di Volpiano.
1538
…………………. Piemonte Il Termes lascia Torino per puntare su Chivasso. Si prepara a contrastarlo Cesare da Napoli con Giovanni di Guevara, Lorenzo di Mendoza ed Andrea di Solero, passato nel frattempo anch’egli al servizio degli imperiali e Pietro da Lignana (nel complesso 200 fanti spagnoli, 200 italiani, 200 tedeschi e 150 cavalli). Impedisce agli avversari di attraversare la Dora Baltea; i francesi sembrano retrocedere a Settimo Rotaro per dirigersi in un secondo momento su Chivasso. Cesare da Napoli tallona gli avversari;  Martino Albanese spia da vicino le  loro mosse. I francesi deviano su Caselle Torinese. Il condottiero cela la sua fanteria in un bosco e la cavalleria in un prato nei pressi. Martino Albanese si imbatte in un suo compatriota militante nel campo avverso (Teodoro Bedegno, 100 celate). Dopo un colloquio con il capitano nemico si dà alla fuga verso il prato. I francesi cadono nell’agguato con la perdita di 80 celate. Il Termes (14000 fanti e 800 cavalli) si mette all’inseguimento degli imperiali cosicché  Cesare da Napoli è costretto a riparare a Volpiano. Riesce a raggiungere il centro dopo avere subito alcune perdite.  Ad  agosto occupa Moncalieri agli ordini di Alfonso d’Avalos.
1539
………………… Piemonte Esce da Volpiano con 1500 fanti, quattro compagnie di cavalli e quattro cannoni;  scorre il territori di Cirié e di Rivoli. Le sue squadre si impadroniscono di numerose mandrie di bovini razziati nelle campagne vicine. Il bestiame è venduto in Lombardia. Per tale impresa il condottiero non sarà più chiamato Cesare da Napoli, ma “Cesare delle vacche”. Il Langey, governatore  del Piemonte per conto del re di Francia, esce subito da Rivoli. E’ messo in fuga dagli imperiali; fugge ad Avigliana lasciando i carriaggi in balia dei nemici. Rafforzato da diverse compagnie di fanti tedeschi e da 100 guastatori Cesare da Napoli punta a sua volta su Avigliana alla cui difesa si trovano due insegne di fanti guasconi. La località si arrende a patti ed i soldati transalpini sono accompagnati in salvo fino a Susa. Il condottiero tenta allora di conquistare tale città alla cui difesa si sono collocati il Langey e Giampaolo di Ceri con molti cavalli. I francesi abbandonano Susa lasciando nella città molti fanti tedeschi ai loro stipendi ammalati di peste. Il Brissac si volge su Susa. Cesare da Napoli invia loro contro il Cosco ed il Bigotto. Costoro sono catturati. Vi è la controffensiva da parte imperiale: i nemici sono costretti a retrocedere. Al passo del Ghiglione si presenta un notevole corpo di fanteria francese (Guglielmo di Wuttemberg con 6000 lanzichenecchi. Il suo intervento permette di frenare il loro attacco. Si muove su Avigliana con Camillo Colonna. Vengono uccise in una scaramuccia le cavalcature ad entrambi i capitani: sono salvati dalla cattura dal fuoco degli archibugieri. Fa rientro a Volpiano con il compito di presidiare Ivrea, Crescentino, Trino, Palazzuolo Vercellese e San Germano Vercellese.
………………… Piemonte Si accorda con un caposquadra della compagnia del capitano guascone Rinat, di guardia al bastione San Giorgio di Rivoli presso la chiesa della Consolata. Lascia nottetempo Volpiano e si porta sotto il bastione. Trova la porta malamente aperta. Viene dato l’allarme e Cesare da Napoli si ritira.
1541 Impero Francia

Piemonte

Alla difesa di Trino.

1542
Feb.

Piemonte

Prepara quattro/ cinque grossi carri carichi di fieno;  in ciascuno di essi vi sono nascosti sei soldati. I carri sono portati nottetempo a Torino da alcuni contadini affiancati da un prete; si rompe una fune all’ingresso nella città, i fanti sono scoperti dai  guasconi di guardia alla città. Tutti, con l’eccezione di uno, vengono uccisi. Appostato nei pressi della porta il condottiero non fa in tempo a capire i segnali che gli sono inviati dai suoi uomini; dalla città escono molti cavalli condotti da Teodoro Bedegno per cui, persa ogni  speranza di soccorso, deve rientrare a Volpiano.

1543

Estate

Piemonte

Per i suoi meriti il marchese di Vasto gli fa ottenere una rendita annua di 1000 scudi nel regno di Napoli. Con il recupero di Carignano da parte di Alfonso d’Avalos è lasciato a Carmagnola con alcune insegne di fanti italiani. Depreda il territorio vicino; risparmia, viceversa, i raccolti del torinese in cambio di 300 scudi; razzia, infine, molto bestiame a Rivalta di Torino i cui abitanti non accettano le sue condizioni. Nel frattempo muore a Barge il governatore di Fossano Pietro d’Apport. Alla notizia Cesare da Napoli invia subito nella località tre compagnie di fanti con Biagio di Somma: costoro si rifiutano di muoversi se non con la scorta della cavalleria. Blaise de Monluc sorprende la colonna e mette in rotta i cavalli spagnoli. Cesare da Napoli si allontana da Carmagnola con 500 archibugieri a cavallo ed altri 500 cavalli leggeri; si pone nei pressi di Vinovo e di Vigone con l’obiettivo di cogliere in agguato il capitano francese. Le milizie di Guido di Bouttières sfruttano la sua assenza per occupare due località rimaste senza alcun presidio: vi è una scaramuccia. Cesare da Napoli  decide di allontanarsi da Carmagnola per rifugiarsi a Chieri. Sulla fine dell’anno invia i suoi stradiotti sulla Stura al passo di Laini; ordina a Demetrio Basta di operare una scorreria su Torino. Con 150 cavalli sorprende 50 uomini d’arme francesi che cercano di attraversare il fiume. Il Bouttières , alla notizia, si ritira con ulteriori perdite. Tempo dopo, lasciati di guardia a Volpiano il Basta ed il Pozzo si pone in imboscata nei pressi. Gli avversari assalgono Volpiano; i difensori, come da accordi, sparano un colpo di artiglieria per avvisarlo del loro arrivo. Cesare da Napoli si muove con Giovanni di Guevara e raggiunge la località. Demetrio Basta si avventa su 50 cavalli leggeri di Francesco Bernardino da Vilmercate e su 80  archibugieri a cavallo dell’Aussun. Cesare da Napoli finisce l’opera sorprendendo i nemici con i suoi cavalli.

1544
…………………. Maestro di campo

Piemonte

E’ nominato da Alfonso d’Avalos  maestro di campo. A Carmagnola, di cui si colloca alla difesa con 2000 fanti tedeschi e qualche insegna di fanti italiani. Con Girolamo Silva e Carlo Gonzaga si muove in soccorso di Pirro Colonna assediato in Carignano.  Si muove su Villastallone con i carriaggi. Alla retroguardia colloca Lorenzo di Mendoza; verso Bottigliera; rimette in ordine le fanterie. Incrocia il Rosales e Giovanni di Vagnes (200 cavalli) messi in fuga dagli avversari. Aggrega costoro alle sue truppe; è raggiunto anche dal Silva con tutta la sua cavalleria, inseguito anch’egli dai francesi. Entra a forza nella località, ove si trova già Raimondo di Cardona. Richiama Carlo Gonzaga (200 cavalli). Rinnova i combattimenti con esito non sempre felice. Finge di affrontare i francesi; in realtà si dirige verso il  Monferrato e Volpiano. Pirro Colonna è sempre più in difficoltà per la carenza di viveri.

Apr.

Piemonte

Punta su Ceresole Alba dove a metà mese, collocato all’ avanguardia, alla testa di 4000 fanti italiani, viene a battaglia campale con i francesi. Lo scontro si svolge nell’ altopiano della Gerbola. Sono presenti per gli imperiali Eriprando Madruzzi, fratello del cardinale di Trento Cristoforo, al comando di diecimila lanzichenecchi; Raimondo di Cardona con i veterani di Spagna e di Germania; Ferrante da San Severino, principe di Salerno, con le fanterie italiane; Filippo di Lannoy, principe di Sulmona, con la cavalleria leggera. Alfonso d’Avalos è il capitano generale. I francesi sono capitanati dal duca d’Enghien Francesco di Borbone. Altri capitani sono il Termes, Paolo de la Barthes che comanda la cavalleria leggera, Blaise de Monluc e Martino du Bellay, barone di Langey e governatore di Torino. Costoro sono coadiuvati da Guido di Bouttières, da Giovanni di Thays che è alla testa dei veterani; alla retroguardia sono Claudio di Clermat, barone di Dampierre (uomini d’arme ed arcieri a cavallo), il d’Escros ed il Drosio con 3000 fanti italiani; segue il luogotenente del conte di Grueres con 4000 fanti svizzeri. Agli inizi la vittoria sembra arridere agli imperiali; con il da San Severino occupa una collina dove sono collocati alcuni falconetti il cui fuoco procura gravi perdite ai cavalli francesi.  Cede però la fanteria tedesca del Madruzzi di fronte ai fanti guasconi e svizzeri mentre resistono sulla sinistra i 6000 fanti italiani agli ordini di Cesare da Napoli e di Ferrante da San Severino; anche i fanti spagnoli sono travolti dagli avversari. Alfonso d’Avalos, ferito da un colpo di mazza ferrata alla mano sinistra e da un colpo di archibugio al ginocchio destro, decide di ritirarsi con le sue schiere verso Asti. Anche Cesare da Napoli e Ferrante da San Severino, che hanno combattuto contro  la cavalleria leggera del Termes, decidono di darsi alla fuga.  Inseguiti dai francesi, solo a notte  sono in grado di raggiungere Asti. Gravi sono le perdite d’ambo le parti. Tra i francesi è catturato il Termes nello scontro con la cavalleria fiorentina di Rodolfo Baglioni; restano invece uccisi Giovanni Battista Grimaldi, il D’Escros,  il Drosio, Ercole ed Attilio da Martinengo,  Vagnone di Trufarello al governo di Mondovì.  Tra gli imperiali sono catturati Raimondo di Cardona, maestro di campo e comandante dei fanti spagnoli, il marchese di Gazzuolo Carlo Gonzaga che ha il comando della cavalleria italiana ed il Madruzzi coperto di ferite. Nel complesso tra gli imperiali sono uccisi 10000 fanti per lo più spagnoli (13000 sono i morti d’ambo le parti).

Mag.

Emilia

Affronta nel piacentino Piero Strozzi; su ordine di Alfonso d’Avalos tallona da vicino la  retroguardia nemica.

Giu.

Emilia  Lombardia Piemonte

Con la cavalleria e 3000 fanti, condotti anche da Ferrante da San Severino, blocca l’avanzata di Piero Strozzi a Stradella. Lo sconfigge sul fiume Scrivia, tra Serravalle Scrivia e Novi Ligure, dove ha il comando della seconda schiera. A fine mese lascia Volpiano con Giuliano Cesarini;  con i suoi fanti cerca di prestare soccorso in Carignano a Pirro Colonna, Felice d’Arco e Michele Spagnolo assediati da tempo in tale centro.

Lug.

Emilia

Con Rodolfo Baglioni molesta la retroguardia di Piero Strozzi, impegnato in un nuovo  tentativo di entrare in Piemonte.

1545 Trentino Austria Germania Viene sostituito nel governo di Volpiano da Biagio di Somma. Ferrante Gonzaga lo chiama a combattere i protestanti in Germania. Si ammala a Trento. Ripresosi, prosegue per Innsbruck e la  Germania al comando di un contingente di cavalli leggeri.
1546
Estate autunno Impero Protestanti

Germania

Contrasta in Germania le truppe del duca Giovanni Federico di Sassonia e del landgravio Filippo d’ Assia. Milita agli ordini del duca d’Alba. Lo affiancano altri condottieri italiani come Giambattista Castaldo (maestro di campo generale), il Medici, Francesco d’Este. Pirro Colonna Si reca a Ratisbona con quest’ultimo; lascia  la città per molestare l’esercito protestante in marcia verso Ingolstadt. Ha una scaramuccia con gli avversari che termina con l’uccisione di 25 cavalli della sua compagnia e di altri uomini di Adriano Baglioni. Affronta ancora i nemici sotto Augusta; con il Castaldo, Alessandro Vitelli, Giulio Orsini, Pirro Colonna e Paolo Vitelli raggiunge Ulm. Viene inviato in avanscoperta con 600 archibugieri italiani e spagnoli e 60 cavalli leggeri; con Tommaso Coccapani ed Astorre Baglioni cade in un’imboscata presso un’abbazia dopo che gli avversari si sono nascosti in un bosco. Riesce a fuggire in una foresta dove rimane nascosto fino al calare della sera. Ha il compito di scortare duecento carri di vettovaglie destinate al campo imperiale. L’azione ha successo grazie anche alla presenza di 400 archibugieri del Vitelli. I protestanti si ritirano a Nordlingen.  I fanti italiani si collocano all’ala destra, alla sinistra si trovano gli  spagnoli con 3000 cavalli del conte di Buren; i tedeschi si pongono al centro dello schieramento. In una primo scontro sono coinvolti anche il duca Ottavio Farnese e Giambattista Savelli che assalgono le fanterie di Sebastiano Schartlin (inizi di settembre). Cesare da Napoli si muove con 2000 cavalli ed intima la resa agli avversari con la promessa di salvare la vita ed i loro beni. Il landgravio è costretto a ritirarsi perché il suo alleato deve  rientrare nelle sue terre in quanto queste sono state assalite da Maurizio di Sassonia. I difensori  si arrendono ed i loro capitani possono lasciare  la località. L’esercito prosegue verso la Sassonia.

1551
………………… Impero Francia Piemonte Rientra a Volpiano. E’ nominato da Ferrante Gonzaga maestro generale di campo in Piemonte. I francesi passano all’offensiva recuperando Chieri, San Damiano d’Asti e gran parte della regione. Cesare da Napoli si colloca alla guardia di Asti. Con Giorgio Costa, signore di Trinità, e Battista della Chiesa recupera Cuneo per conto del marchese Ludovico di Saluzzo. La città è messa a sacco.
Sett. ott.

Piemonte

Alla notizia dell’ ingresso di Ludovico da Birago in Saluzzo è spinto da Ferrante Gonzaga a varcare  il Po con la fanteria ed avviarsi alla volta di Livorno Ferraris e di Crescentino. In un secondo momento con Niccolò Secco si dirige su Saluzzo. Il rivale abbandona la località. Conquistato il castello, questo viene fatto diroccare. Nella località rimane il Serbelloni.   Con il Gonzaga assale poi  Braimarate. Non cedono gli abitanti; il castello è conquistato ed il duca di Savoia Emanuele Filiberto fa impiccare i prigionieri perché si sono ribellati in precedenza alla sua autorità. Attacca  Dragoniere. Ne batte le mura per quattro giorni con i pezzi di artiglieria a sua disposizione. Alla fine i difensori si arrendono salve le robe e le persone, mentre gli abitanti devono riconoscere agli imperiali (pena il saccheggio) 4000 scudi di taglia. Successivamente gli si arrende a patti anche il presidio di Montemale (resa se non  arrivano soccorsi entro il termine di tre giorni). Sconfitto a Chivasso, è costretto a ritirarsi ad Asti con Ferrante Gonzaga. Punta sulle Langhe, costeggia il Bormida ed entra nel marchesato di Ceva. Suoi luogotenenti a Volpiano sono ora Federico Savelli e Pietro da Lignana.

Nov.

Piemonte

Soccorre Lanzo Torinese con sei compagnie di fanti italiani.

1552
Mar. giu.

Piemonte

Lascia Lanzo Torinese per trasferirsi a Volpiano. I francesi ne approfittano per puntare su San Martino e penetrare nel Canavese. A Mango si collega con Alvaro de Sande; insieme assalgono Alba dove si trova già nei dintorni Ferrante Gonzaga. All’assedio  prende pura parte Ludovico Vistarini. Gli imperiali si trovano presto in cattive condizioni operative. Persa ogni speranza di successo, ripara a Nizza Monferrato con Alessandro Gonzaga ed il de Sande. Spinge per un’azione offensiva su san Damiano d’Asti. L’esito è incerto. A seguito di un sanguinoso scontro  ripara ad Asti. Nell’estate si trova alla guardia di Asti; da tale località si muove a favore di Verrua Savoia. Il suo intervento si rivela tardivo per cui viene spostato da Ferrante Gonzaga alla difesa di Crescentino.

Lug. ott.

Piemonte

Segue Ferrante Gonzaga all’assedio di Casale Monferrato;  il Brissac entra in Vercelli. Cesare da Napoli esce da Volpiano il Demetrio Basta e si dirige su Ivrea e San Germano Vercellese. L’azione su Vercelli termina con un nulla di fatto. E’ il Brissac ora a minacciare Volpiano. Si muove da Rivarolo Canavese con metà fanteria per attaccare il campo francese di San Martino. Uno scontro  si svolge davanti alla porta che guarda Chivasso. Solo a stento riesce a ricacciare i francesi. Seguono ulteriori assalti da parte del Brissac. Il presidio, nel frattempo, viene rafforzato con l’arrivo di numerosi rinforzi di fanti spagnoli condotti dal de Sande e da altri capitani.

Nov. dic.

Piemonte

Il Brissac si allontana per puntare su Valenza, recupera le Langhe ed Acqui Terme. Cesare da Napoli, dopo avere  liberato Volpiano dall’ assedio, espugna la fortezza di Ponte che viene distrutta dalle fondamenta;  rientra a Rivarolo Canavese. Si unisce nei pressi di Acqui Terme con i fanti tedeschi di Alberico di Lodrone, il colonnello di Giovan Francesco da San Severino, quattro compagnie di cavalli e quattro cannoni al fine di riconquistare le località perdute. Gli abitanti di Acqui Terme rifiutano di fornire alloggiamenti e vettovaglie alle  truppe. Sono convinti a cedere solo dopo che Cesare da Napoli minaccia di mettere a sacco la città in caso di sua conquista. L’esercito attraversa il Bormida; ottiene Melazzo senza colpo ferire; attacca Cartosio e ne bombarda il borgo. Alberico di Lodrone e Giovan Francesco da San Severino entrano nel centro dopo un assalto alle mura. E’ risparmiata la vita ai difensori che possono allontanarsi dalla località senza armi con i soli vestiti. Cesare da Napoli si indirizza su Ponzone. Non ha forze sufficienti per cui preferisce unirsi a Casale Monferrato con Gomez Suarez de Figueroa. Il Brissac minaccia una volta di più Volpiano. Si porta alla difesa del centro con Giovanni di Guevara.

1553
Feb.

Piemonte

A Cortemilia; si oppone  ai francesi usciti da Alba.

…………………. Maestro di campo fanteria

Piemonte

E’ nominato maestro di campo della fanteria italiana;  ha l’incarico di riconquistare Alba: assedia la città per diciassette-diciotto giorni e la batte con le artiglierie per una settimana; fa pure brillare due mine dopo avere fatto scavare alcune gallerie che dal fossato portano alle mura. Espugna il campo di San Martino.

Nov. dic.

Piemonte

Con Francesco d’Este  si avvia al recupero di Vercelli. Si muove alla testa di 1500 cavalli e di altrettanti fanti portati sulle groppe delle cavalcature, mentre il resto dell’esercito imperiale prosegue più lentamente. I francesi si ritirano dalla località tallonati da Cesare da Napoli. Prima di abbandonare Vercelli gli avversari spogliano la tomba del duca Carlo di Savoia tumulata nella chiesa di Sant’ Eusebio. A dicembre Cesare da Napoli invia milizie alla difesa di Ivrea. Ludovico da Birago assale con grande impeto il centro: il capitano spagnolo che ne è alla guardia, il Morales, si arrende a patti prima dell’arrivo dei rinforzi che si sono mossi in suo soccorso.

1554
Ago.

Piemonte

E’ segnalato a Volpiano; il Brissac opera attorno a Valfernera. Cesare da Napoli invia alcune spie a Torino, tratta con un soldato francese di guardia a Porta Palazzo.  Il trattato è scoperto. Nella notte stabilita le compagnie del Remonet e gli abitanti si presentano in massa sulle strade che conducono dalla chiesa di San Domenico a quella di San Michele attigue alle mura. Cesare da Napoli si avvicina;  ha modo di accorgersi dell’imboscata che è stata preparata ai suoi danni. Si allontana.

1555
Mag. Maestro di campo fanteria e capitano g.le artiglieria

 

Piemonte

Alla difesa di Valenza con il Figueroa. Assalito dal Brissac, conduce numerose sortite con il marchese di Pescara Ferdinando d’Avalos ed il de Sande.

Lug. ago.

Piemonte

Varca il Po ed ottiene senza combattere Torrione; spinge il duca d’Alba ad assediare Santhià. Dopo venti giorni è costretto a ripiegare per la resistenza trovatavi.

Sett.

Piemonte

Assale Ponzone; ha il comando della spedizione (quattro compagnie di fanti e quattro di cavalli leggeri) inviata in soccorso del presidio di Volpiano. Dei capitani imperiali solo Emanuele di Luna riesce a penetrarvi con 200 uomini. Molti  sono i morti e 72 i prigionieri: l’Aumale, che assedia la piazza, fa impiccare 25 fanti spagnoli ed altri 25 invia alle galee come rematori. Cesare da Napoli scorre il contado e conquista Robella; a fine mese Volpiano cade in potere dei francesi.

Nov.

Piemonte

Sconfigge alcune compagnie nemiche con il marchese di Pescara. Con tale capitano ed il Castaldo si pone in agguato presso Incisa Scapaccino: il Vecchialanza  attira gli avversari ed i francesi subiscono notevoli perdite.

1557
Primavera estate Maestro di campo generale Capitano g.le artiglieria

Piemonte Emilia

Appoggia Raimondo di Cardona all’assedio di Santhià. I francesi tentano di occupare Volpiano. Gli imperiali sono costretti a ritirarsi da Santhià e da Volpiano dopo diciannove giorni di bombardamento. E’ nominato maestro di campo generale. Propone di soccorrere Cuneo assediata dal Brissac. E’ presto dirottato a Guastalla per aiutare il presidio di Correggio in difficoltà. Si collega con Sigismondo Gonzaga; centocinquanta carri di munizioni sono introdotti nel centro. Decide poi di scorrere nel territorio vicino. Viene respinto dagli avversari. Negli stessi giorni il Figueroa gli affida il comando generale dell’ artiglieria in Piemonte ed in Lombardia. Mette in atto una nuova missione di soccorso a Correggio con Ottavio Farnese (duecento carri di munizioni). Entra di notte nella località, fa riposare i soldati di scorta al convoglio ed ai buoi che hanno trainato i carri e ritorna indietro a Guastalla. Si dirige con quattro cannoni a Brescello, da dove i francesi impediscono la navigazione sul Po. Sono intercettati 300 fanti; molti sono i prigionieri che cadono in suo potere, come molti carri di masserizie. E’ tempo di mietitura; i raccolti sono trasportati a Guastalla. A Casalmaggiore. Deve rientrare in Piemonte.

Lug. ago.

Piemonte Lombardia

Espugna Ponzone. Ha quindi l’incarico di riprendere Gattinara, Candia Canavese ed altre località site nei pressi. Ha a  sua disposizione cinque compagnie di uomini d’arme, sei di cavalli leggeri e quattro cannoni. Lo appoggia Marco da Ems che guida la fanteria tedesca. Supera il Sesia; ad agosto ottiene la resa di Gattinara, alla cui difesa sono rimasti 200 francesi con il Barasse ed alcune schiere italiane con Giovan Paolo Cusano. Anche San Lorenzo e Masserano subiscono la medesima sorte. Di seguito pervengono in suo potere Candia Canavese, Gaianino ed il castello di Zumaglia (nel cui assalto Cesare da Napoli rimane ferito da un colpo di moschetto ad una mano). Si ritira a Pavia per esservi curato.

1558 Francia A Nizza nella prima parte dell’anno; funge da consulente per il governatore sabaudo Andrea Provana: obiettivo è quello di rafforzare  alcune opere difensive cittadine quali Monte Albano ed il forte di Sant’Elmo.
1559
…………………. Spagna

Agli stipendi del re Filippo II.

Lug. Duca Savoia Svizzera Milita al servizio del duca di Savoia Emanuele Filiberto. Il duca, dopo la pace di Chateau-Cambresis, si propone di recuperare ai suoi domini Ginevra, città in cui domina Giovanni Calvino. In tale centro vi si reca  un avventuriero napoletano che si finge protestante e che, con denari del duca, acquista in città la baronia di Vitry. Anche Cesare da Napoli si reca a Ginevra e prepara un piano per occupare la località: il progetto  prevede l’impiego di 20000 fanti e di 1500 cavalli. Il piano  non va in porto per l’ostilità dei francesi (hanno grossi problemi con gli ugonotti) e lo scarso appoggio da parte degli spagnoli.
1561/1562 Duca Savoia

Piemonte Lombardia Marche Lazio

E’ proprietario con il capitano Giovanni Moretti di Nizza di mezza galea corsara ancorata nel porto di Villefranche. In questo periodo il nuovo governatore del ducato di Milano, il duca di Sessa Consalvo Ferrante di Cordoba, lo avvia con Giovambattista d’Arco (fanteria tedesca) alla conquista di Centallo. L’artiglieria apre una breccia nella cinta muraria; è tolta l’acqua dal fossato; segue il vittorioso assalto finale. Il papa chiede il suo operato. Gli è data licenza dagli imperiali per tre mesi. Nel giugno 1562 è segnalato ad Urbino (visita al duca Guidobaldo della Rovere); a metà luglio è a Roma. E’ accolto nella città da numerosi cardinali; nel palazzo di San Marco incontra il papa Pio IV. Gli viene dato il comando della fanteria pontificia. Rifiuta perché scade presto il termine dei tre mesi ed il comando generale dell’artiglieria gli comporta una pensione annua di 3000 scudi. A Milano ed a Fossano dove si trova il duca di Savoia.

1565
………………….

Lombardia Emilia Toscana

Ha l’incarico dal re di Spagna di raccogliere 3000 fanti da avviare alla difesa di Malta: lascia la Lombardia, tocca Piacenza e Pontremoli dove transita con 4000 fanti. Alloggia per tre giorni all’Annunziata, alla pieve di Saliceto, alla Costa, a Campoli ed a Vico. I suoi uomini arrecano ovunque gravi danni.

Dic.

Piemonte

Il duca di Savoia gli conferma l’acquisto di Moncrivello.

1566

Piemonte

Ha il compito da Emanuele Filiberto di Savoia di ispezionare le fortificazioni sabaude sul confine svizzero.

1568
Mar. Spagna

Lombardia

Ottiene il comando delle artiglierie del ducato di Milano. Muore (forse ad Asti) a metà mese. E’ sepolto nel santuario del Sacro Monte di Varallo, di cui è uno dei più devoti benefattori, in una cappella da lui fatta erigere sulla salita verso il santuario. Una leggenda popolare narra che in una spedizione contro gli abitanti della Valsesia, il suo cavallo appena si sia trovato in vista del Sacro Monte si sia inginocchiato tre volte e con le zampe abbia fatto una grande croce sulla strada. Fa parte dell’Accademia degli Affidati di Pavia, un circolo letterario legato alla vita politica della Lombardia spagnola. Sposa Gabriella Valperga, dei marchesi di Masino.

 CITAZIONI

“Uno dei più vecchi, ed il più astuto e ardito tra i capitani che servivano a Spagna..Soldato vecchio e di valore..Soldato vecchio e di lunga sperienza.” ADRIANI

“Capitano accorto e intraprendente.” ARGEGNI

“Soldato spertissimo e vigilante, ma poco fortunato nelle sue spedizioni.” BOTTA

“Capitano dell’artiglieria; questo solo è soldato consumato nella guerra già molti anni.” ALBERI

“Colonnello vecchio di fanteria, il quale più che alcuno altro era stato alla guerra, si come quel che trenta anni continui con intera fama di valore, e di fede havea servito l’imperatore.” GIOVIO

“Homme vigilant, subtil et entrepenant, mais peu herreux en ses entreprises.” DU BELLAY

“Uno de’ più pregiati Capitani, che stati sieno d’assai tempo addietro..Era Cesare di persona giusta e forti membra; il volto hebbe alquanto rubicondo; occhi, barba e capelli neri.” ROSCIO

“Huomo bellicoso, vigilante nel fato della guerra, e che sempre cercava di opprimere i nimici con qualche artificio.. Capitano molto esperto.” ROSEO

“In historiis clarus.” PUTEANO

“Senza contrasto è stato sempre in nome e in effetti col valor del corpo e col consiglio, uno de’ primi e migliori Capitani de’ tempi nostri.” RUSCELLI

“Ottimo soldato..Esperto duce italiano.” SEGRE

“Homme qui pensoit plus à remplir la bourse qu’à bien servir.” GOMEZ DE SILVA

“A esté un fort grand capitaine, vigillant, subtil et entreprenant, mais pourtant peu heureux en ses entreprises, qui furent neanmoins belles et bien inventées.” BRANTOME

Alla battaglia di Ombriano “E Cesare da Napoli anchor esso/ fa meraviglia col suo ardire, e forza/ e di nemici con il capo fesso/ ne mandò più d’un par sul pian a l’orza./ Chi potrebbe narrar tanto successo/ sendo mortal, e di fraggida schorza/ perché forse non fu sopra la terra/ fra così poca giente maggior guerra.” DEGLI AGOSTINI

“Unendosi agli ufficiali e condottieri italiani che servirono gli eserciti dei conquistatori, il Maggi poté sviluppare, negli anni, le sue doti di soldato e le sue capacità strategiche, mostrando di saper rispondere adeguatamente alle nuove modalità di combattimento proposte dalle innovative milizie spagnole. Destinato a seguire un percorso di ascesa nella scala del prestigio militare e sociale, divenne fin dai primi tempi capitano di fanteria, alla testa di unità di media portata, composte quasi sempre da italiani, e seppe sfruttare abilmente le prospettive di vittoria offerta dall’artiglieria. Combinò con successo l’abilità nel guidare le truppe allo scontro aperto con la strategia dell’incursione rapida e continua, dell’attacco a sorpresa, della difesa del territorio. Non rinunciò, al tempo stesso, ad agire con l’astuzia e all’occorrenza con l’inganno, né a compiere scorrerie e incursioni, saccheggi e violenze.” TEODORI

“Era solito di salvare e rispettare i luoghi Ecclesiastici…Oltre alla virtù sua militare, mostrò sempre di poco stimare la sua vita, dove conosceva il servigio del suo Re et la reputatione della sua patria et tanti sono i suoi meriti che coloro, i qualinelle molte fattioni di guerra lo videro…Diciamo di gratia il vero, in tante fattioni dove non mostrò atto di crudeltà, massimamente che in quei giorni si faceva professione di ammazzare le genti per poca cosa, anzi la gloria consisteva nella crudeltà, nella biastemma et in altri vitij indegni dell’essercitio militare….Fu Cesare sempre mirabil soldato e invitto Capitano, percioche egli nel guidarele imprese persuadeva e animava i suoi, facendo e tacendo e quel poco che diceva era molto in sustantia….Fu accettato con molta mirabil contentezza nell’accademia degli Affidati di Pavia, dove egli mostrò segno di liberalità. ” CONTILE

“Chi considererà l’intrepidezza di cuore, la sagacità grande, e arte singolare di guerra, con le quali Cesare da Napoli  sapeva così notabilmente offendere il nemico, e tanto ben guardarsi da lui, senza dubbio il reputerà per un de’ più pregiati Capitani, che stati siano d’assai tempo adietro..Era Cesare di persona giusta; e forti membri: il volto hebbe alquanto rubicondo: occhi, barba, e capelli neri. Ricevé egli in dono dall’Imperatore Carlo V in Lombardia un Marchesato, con due Contadi.” CAPRIOLO

“Capitano vecchio di grand’esperienza…Capitano di tanta virtù.” LAZARI

 

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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