CARLO DI MONTONE

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Condottieri di ventura

1187      CARLO DI MONTONE  (Carlo Fortebracci) Di Perugia. Conte di Montone. Signore di Montone, Fratta Todina, Gualdo Tadino e Assisi. Figlio di Braccio, fratello di Oddo, padre di Bernardino e di Braccio, genero di Sigismondo Pandolfo Malatesta, cognato di Roberto Malatesta.

1421 (sett.) – 1479 (giu.)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1421 Umbria Al suo battesimo sono presenti due cardinali e Guidantonio da Montefeltro.
1423 Mar. E’ combinato il suo matrimonio con Anna Colonna, figlia di Lorenzo. Non se ne farà nulla.
1428
Apr. Umbria e Marche

Con la morte del padre Braccio deve lasciare con la madre Città di Castello e rifugiarsi a Camerino presso gli zii Berardo e Gentile da Varano.

1434
Mag. Marche e Umbria

A Camerino, finché non è chiamato a Montone dai priori di Perugia che gli inviano 300 fiorini. I perugini esercitano pressioni sul papa Eugenio IV perché gli sia concessa la signoria di Rocca Contrada (Arcevia), di Gualdo Tadino e quella di Montone.

1435
Ago. Fortebraccio Chiesa Marche e Umbria

Ha le sue prime esperienze militari con Niccolò Fortebraccio. E’ presente allo scontro di  Fiordimonte in cui rimane ucciso il suo capitano:  riesce a fuggire a Visso con 200 cavalli. Assediato in tale località da Taliano Furlano, deve cedere e riparare ad Assisi. E’ proclamato signore di tale città.

Ott. Umbria e Toscana

Viene accolto a Perugia con tutti gli onori. Gli è dato dai fiorentini  un salvacondotto; con la scorta di due ambasciatori perugini si reca a Firenze per mettere a disposizione al papa tutte le terre da lui controllate. Eugenio IV gli concede in signoria Montone e Gualdo Cattaneo dietro il censo di un cane da caccia per la lepre. Il Montone si impegna nello stesso tempo a non avere ai suoi ordini più di 25 cavalli:  gli è conferita, a sua volta, una provvigione annua di 1500 fiorini. Rientra a Perugia, gli sono ancora riservate grandi accoglienze e gli sono donati 500 fiorini; fa liberare dalla prigionia Leone Sforza e si reca a Montone.

Nov. Toscana

Raggiunge nel senese le compagnie di Niccolò Piccinino per timore del patriarca Giovanni Vitelleschi: il prelato scaccia dalla rocca di Montone il castellano perugino e vi ammette propri uomini (Arcangelo dalla Marca e Rinaldo Sassirossi di Perugia).

1437

Chiede aiuto  al  Piccinino: quest’ultimo  gli fa ottenere dai perugini l’esenzione dalle tasse.

1438
Giu. Umbria

Rientra a Montone con fanti e cavalli.  Viene nominato conte di Montone.

1439
………… Milano Firenze Chiesa 200 cavalli
Estate

Il cardinale Vitelleschi assedia Montone.

1440
Giu. Milano Firenze Chiesa 200 cavalli Toscana

Stringe d’assedio Città di Castello;  ne viene respinto da Micheletto Attendolo. A fine mese prende parte alla battaglia di Anghiari; subito dopo la sconfitta si porta a Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) con Francesco Piccinino. Sono uccisi per rappresaglia uomini,  donne e bambini; il giorno seguente è consegnata la città ai pontifici.

1441 Umbria Sostituisce come castellano di Montone Sebastiano da Milano (già indicatogli dal Piccinino con il quale, peraltro, il Montone è entrato in discordia) con il congiunto Giobbe Fortebracci.
1442
Giu. Chiesa Sforza Umbria

Lascia Marsciano;  irrompe nel todino con il Piccinino, Pietro Giampaolo Orsini e Ludovico Gonzaga: ne danneggia i raccolti, razzia bestiame, vince gli avversari che per la montagna di Bettona vogliono entrare in Todi e cattura loro 250 fanti, saccheggia tre castelli. Al comando di 1000 uomini tra cavalli e fanti raggiunge San Gemini con Tartaglia da Torgiano per cacciare il  Sarpellione da Todi.

Ago. Marche

Contrasta gli sforzeschi tra Montefortino ed Amandola. Viene sconfitto nei pressi della seconda località da Pietro Brunoro, da Troilo da Rossano e da Sigismondo Pandolfo Malatesta.

Sett. Umbria

I todini assalgono il Montone per togliergli Fratta del Vescovo (Fratta Todina): viene  soccorso da Giovanni Malavolti, che assale il campo avversario e cattura 800 uomini.

Nov. Umbria

Affianca il Piccinino alla conquista di Assisi;  entra di notte nella città per le condotte di un acquedotto; insegue i difensori in fuga che riparano nella cittadella; i suoi uomini, tutti umbri, al contrario del resto dell’ esercito, non si macchiano di alcuna infamia; costringe alla resa 800 fanti forestieri che si sono asserragliati nella rocca e rispetta i capitoli della resa.

1443
Gen. Umbria

A Perugia.

Mar. Umbria

Ritorna a Perugia;  vi è ospitato da Braccio Baglioni. Rimane nel perugino in qualità di luogotenente del  Piccinino.

Giu. Lazio

A Terracina con Niccolò Piccinino allorché il condottiero  si incontra in tale località con il re di Napoli Alfonso d’Aragona.

Sett. Marche

Prende parte all’ assedio di Fano;  in un’azione cattura Antonello da Corneto.

Nov. Marche

Agevola Giovanni da Varano nel suo rientro in Camerino.

1444
Gen. Marche

Si accampa a Montecchio (Treia) con il Piccinino.

Giu.  Marche ed Umbria

Esce da Treia con Jacopo Piccinino e Braccio Baglioni, si porta a Sterpeto e vi cattura Antonello della Torre, accusato di volere uccidere Niccolò Piccinino o per lo meno di volerlo imprigionare al fine di consegnarlo a Francesco Sforza.

Ago. Marche e Umbria

Prende parte alla battaglia di Montolmo (Corridonia) al fianco di Francesco Piccinino: si dà alla fuga allorché si accorge che Alessandro Sforza, Manno Barile e Dolce dell’ Anguillara con una manovra aggirante sono giunti alle spalle dei pontifici. Salvatosi con 40 cavalli si rifugia a Camerino; da qui prosegue per Perugia per avere un colloquio con gli ambasciatori del comune. Viene incitato a restare sui confini della marca d’ Ancona per difendere gli interessi dello stato della Chiesa.

Sett. Umbria

Entra in Assisi con Jacopo Piccinino;  si impadronisce del locale castello con la scusa di un colloquio con Cristoforo da Tolentino.

Ott. Umbria

Alla morte di Niccolò  Piccinino si reca a Montone allo scopo di ricostituirvi la propria compagnia.

Nov. Umbria

A Perugia, ospite di Braccio Baglioni. Con Jacopo Piccinino chiede in prestito al comune 2000 fiorini e cento corbe di frumento; gli è consegnato il cereale ed è donata a ciascun capitano la somma di 300 fiorini. Sempre con Jacopo Piccinino raggiunge Assisi alla testa di 4000 uomini; chiede ed ottiene dagli abitanti un certo quantitativo di denaro per potersi recare in Lombardia agli stipendi del duca di Milano Filippo Maria Visconti. Nella città si incontra con il maggiore dei fratelli  Piccinino; entra in discordia con Francesco perché costui pretende di avere il comando delle compagnie. Rientra a Montone  con  il Baglioni;  ritorna al soldo dei pontifici.

1445
Mag. Chiesa Sforza 800 cavalli e 400 fanti Marche

Milita per i pontifici agli ordini del Malatesta. Si reca a Pesaro. Gli viene riconosciuto uno stipendio mensile di 1500 fiorini.

Lug. Umbria

Molesta il contado di Gubbio con Antonello da Castel Durante;  ne depreda il territorio fino alle porte del capoluogo: i magistrati perugini protestano per il suo operato.

Ago. Romagna e Marche

Si trova a San Salvatore con 500 cavalli e 200 fanti; si unisce a Fossombrone con Giacomo da Caivana.  Scorta verso Fano il cardinale Ludovico Scarampo.

Ott. Marche

A Fano con Taliano Furlano, il Malatesta, il fratello di quest’ultimo Domenico e Roberto da Montalboddo.  Si accampa ad Osimo con tali condottieri. A fine mese stipula una tregua con Federico da Montefeltro, lascia l’Umbria e si dirige verso la Lombardia per contrastare i veneziani al servizio dei viscontei.

………… Milano Venezia Lombardia
1446
Mag. Milano Sforza Lombardia Si muove nel cremonese in soccorso di Francesco Piccinino  che è impegnato nel cremonese contro le truppe dello Sforza.
Giu. Chiesa Sforza Marche e Umbria

Rientrato nella marca d’ Ancona, con 1000 uomini, cerca di tagliare la strada allo  Sforza di ritorno dalla Toscana e dall’Umbria per raggiungere i suoi possedimenti. Lascia Montone con 400 cavalli e molti fanti per scorrere nel territorio di Gubbio;  marcia nel contado di Todi per prestare soccorso a Fratta Todina assediata dai cavalli sforzeschi. Dopo qualche giorno si incontra con lo stesso  Sforza a Montone.

Nov. Milano Venezia Romagna

Tocca Coriano e Savignano sul Rubicone con 800 uomini: ritorna in Lombardia al servizio del Visconti: al governo di Montone resta Giacoma di Montone, una zia vedova di Malatesta Baglioni. Nella sua marcia sosta a Forlì ed a Faenza: nella prima località i suoi uomini ricevono vettovaglie da Antonio Ordelaffi.

Dic. Lombardia

Transita per il bolognese, entra nel cremonese ed occupa Casalmaggiore.

1447
Mar. Lombardia Opera nel cremonese per prestare soccorso a Foschino Attendolo, che è minacciato dai veneziani a seguito del voltafaccia dello  Sforza nei confronti della Serenissima.
Mag. Venezia Milano 600 cavalli Lombardia

Nemico dello Sforza, che negli stessi giorni è stato assunto dal  Visconti, diserta nel campo veneziano con 600 cavalli bracceschi.

Giu. 600 cavalli e 100 fanti Lombardia

Gli viene concessa dalla Serenissima una condotta di 600 cavalli e di 100 fanti per un anno di ferma ed uno di rispetto.

Nov. Lombardia

Si trova nel bresciano da dove fronteggia le truppe avversarie.

1448
Ago.

Ordina ad un suo capitano di conquistare Reschio, castello del perugino, in possesso degli eredi di Francesco Montemelini suoi debitori per 650 ducati.

Sett. Lombardia

Si segnala tra i condottieri cosiddetti marcheschi. Spinge a battaglia Micheletto Attendolo. E’ sconfitto e fatto prigioniero  nella battaglia di Caravaggio.

1449
Lug. 800 cavalli

Gli è rinnovata la condotta dai veneziani per un anno di ferma ed uno di rispetto; questa è portata a 800 cavalli, comprensivi di 100 cavalli concessi a Braccio Vecchio di Montone e di altri 100 dati allo zio Deifobo da Varano.

1452
Mag. Venezia Milano Lombardia

Contrasta le truppe dello  Sforza divenuto duca di Milano. Attraversa l’ Adda a Rivolta con Carlo Gonzaga e Tiberto Brandolini su un ponte di barche allestito in precedenza; con i due capitani conduce una scorreria fino al canale Muzza nei pressi di Melzo;  si impossessa di alcune bastie.

Lug. Lombardia

Con Matteo da Capua giunge ad Abbadia Cerreto, attraversa l’Adda e vi fa costruire un ponte di barche protetto da bastie su entrambe le rive. Scorre nel lodigiano dove è affrontato da Pietro Maria dei Rossi e da Antonio da Landriano (1000 cavalli) che, uniti con Alessandro Sforza, hanno il compito di distruggere bastie e ponte. Gli attacchi dei primi due condottieri sforzeschi vengono respinti; Alessandro Sforza è disfatto con la cattura di 800 cavalli un giorno che Carlo di Montone riesce a sorprenderlo in disordine con i soldati alla ricerca di vettovaglie. I nemici riparano a Lodi.

Sett. Lombardia

Compie molte scorrerie nel cremonese e nel milanese, dove si scontra con Antonio da Landriano. I nemici ricevono soccorsi ed il Montone deve ritirarsi con la cattura di 25 cavalli e la perdita del bottino.

Ott. Lombardia

Lascia alla guardia di Abbadia Cerreto Evangelista Savelli;  con altri capisquadra continua a desolare il milanese; fa prigionieri 60 cavalli e ritorna a Crema con ingenti prede. Al ritorno è attaccato nottetempo in Abbadia Cerreto da Alessandro Sforza.

Dic. Lombardia

Ha l’incarico con Matteo da Capua ed il  Brandolini di provvedere alla difesa di Abbadia Cerreto e dei castelli finitimi.

1453
………… Comp. ventura Chiesa Umbria

Combatte il Baglioni in una guerra che si conclude con la cacciata dei pontifici da Todi.

Lug. Venezia Milano Lombardia

Richiamato dai veneziani, con Orso Orsini e Roberto d’Atene (cinque squadre di cavalli e 500 fanti) scorre fin sulle porte di Pavone: ripiega a causa dell’ attacco sforzesco che   proviene da Pralboino. Il Montone punta su Seniga; con la sua azione riesce a liberare parte della fanteria veneziana circondata dagli avversari;  vince i ducali e con Matteo da Capua cattura Bartolomeo Quartero.

Ago. Lombardia

E’ sconfitto a Ghedi.  A metà mese assale Castelleone con Matteo da Capua e Giovanni Villano: incomincia a bombardare il locale castello;  all’alba è colto di sorpresa da un attacco del  Brandolini (che ora milita con gli sforzeschi) e di Corrado da Fogliano. I nemici lo mettono in fuga con la perdita delle bombarde.

Sett. ott. Lombardia

Scorre di nuovo nel milanese. Ad ottobre deve ripiegare con Antonello da Corneto a Ghedi in conseguenza di una scaramuccia da lui condotta  contro il parere di Jacopo  Piccinino.

Nov. Veneto

Staziona nel veronese.

1454
Sett. Venezia Toscana E’ inviato dai veneziani nel senese.
1458
Mar.

Viene contattato dal suocero Sigismondo Pandolfo Malatesta per passare al suo soldo alfine di combattere gli aragonesi che sono comandati da Federico da  Montefeltro e da Jacopo Piccinino.

Mag. Veneto

Affianca Bartolomeo Colleoni a Venezia, allorché tale capitano riceve dal doge il bastone di capitano generale.

1460 Umbria

E’ aiutato dal suocero nel suo tentativo di fare ribellare Perugia ai pontifici.

1461

Il Malatesta lo contatta nuovamente affinché lasci gli stipendi dei veneziani per venire in suo soccorso contro i pontifici di Pio II: la Serenissima si oppone al disegno.

1462
Mar. Rimini Chiesa Lombardia Umbria e Marche

Si trasferisce con le sue compagnie nel bresciano. Invia Guido Benzoni in soccorso del suocero; con milizie veneziane tenta un colpo di mano su Perugia. L’impresa fallisce; si dirige allora su  Carpegna da dove scaccia le genti del  Montefeltro.

Ago. Marche

Punta su Ancona per prestare soccorso al suocero in difficoltà: ordini severi da Venezia lo costringono a recedere dai suoi propositi.

Sett. Venezia

Gli viene rinnovata la condotta per impedirgli di recarsi a combattere gli aragonesi nel regno di Napoli: ciò non gli è di ostacolo per spedire ancora in Romagna un discreto numero di cavalli e di fanti a favore dei Malatesta.

1463
Ago. Venezia Trieste V. Giulia

Prende parte all’ assedio di Trieste con Antonio da Marciano, Gerardo da Martinengo ed Antonello da Corneto alla testa di molti fanti e di 1500 cavalli. I veneziani si accampano alla fontana di Geppa verso Roiano, Scorsola, Chiadino e Sant’ Andrea, mentre dal mare la città viene bloccata da molte navi e da quattro pontoni armati con grosse bombarde.

Dic. Si parla di un suo possibile utilizzo come capitano generale in Morea contro i turchi.
1466
Mar. Veneto

A Grancona nei colli Berici; si reca a fargli visita il Malatesta di ritorno nei suoi possedimenti.

1467
Apr. Lombardia

Nel bresciano.

1468
Mag. Lombardia

E’ segnalato sempre nel bresciano.

Autunno Romagna

Segue in Romagna il provveditore Fantino Coppo.

1469
Ott. Veneto Ad Asolo.
1472
Mar. Ordina al castellano di Montone di rafforzare la guarnigione del castello di 20 o 25 uomini fidati, di provvedere a  fornire di vettovaglie il presidio;  lo mette  in guardia nei confronti di ser Innocente: quest’ ultimo sta cercando di metterlo in cattiva luce nei confronti della Serenissima per potersi impadronire di Montone. Ordina pure che i nipoti dell’uomo in questione si rechino da lui pena la vita e la confisca dei loro beni.
Ago. Fa imprigionare nella torre di Montone ser Innocente con un  famiglio.
1473 Venezia Impero Ottomano Lombardia e Friuli

Viene trasferito da Brescia in Friuli per assumere il comando delle truppe  contro i turchi;  con soli 1400 cavalli ha il compito di sorvegliare i confini dello stato.

1475 Toscana

Abbandona il soldo dei veneziani per potersi trasferire  in Toscana.

1476
………… Venezia Impero Ottomano Friuli

Rientrato in Friuli al servizio dei veneziani, rafforza le difese di città e castelli della regione rendendoli insuperabili.

Dic. Romagna

Lascia Rimini con numerosi cavalli e fanti.

1477
Mar. Comp. ventura Chiesa Umbria

Ritorna a Montone: convinto da Lorenzo dei Medici punta alla conquista di Perugia. Viene raggiunto in Umbria da un grande numero di veterani e di venturieri.

Giu. Comp. ventura Chiesa Siena Umbria e Toscana

Il legato pontificio di Perugia gli ingiunge di lasciare  Montone. Il condottiero si colloca sul Nicone con 300 cavalli e 500 fanti e con tali uomini saccheggia i dintorni di Città di Castello con la connivenza dei fiorentini desiderosi di fare rientrare nella città Niccolò Vitelli. Nella vicina Perugia cerca di ravvivare il partito braccesco; minaccia  la città prendendo a pretesto un tentativo di avvelenamento che è stato tentato  ai suoi danni dal Baglioni. Da Perugia gli si muovono contro i condottieri pontifici Giovanni Francesco Gonzaga, Giovanni Francesco da Bagno ed Antonello da Forlì con 430 cavalli e 100 fanti. Anche il Montefeltro lascia Montone su ordine del pontefice. Carlo di Montone si allontana da Pieve al Toppo e penetra in Val d’ Ombrone nel senese con il pretesto di recuperare crediti di cinquant’anni anni prima vantati dal padre nei confronti della repubblica.

Lug. Toscana

Razzia bestiame,  fa molti prigionieri: ai suoi ordini militano molti perugini come Gentiluomo degli Arcipreti ed Everardo da Montesperelli. Costruisce un ponte di barche e supera la Chiana, si impossessa di Campiglia dei Foci e di Laticastelli; assedia per otto giorni Torrita di Siena. Non accetta la resa a patti proposta dai difensori e dà alle fiamme case, capanne e raccolti delle vicinanze. Scende nel pisano, fa mietere e trebbiare il frumento che è venduto a Foiano della Chiana ed a Montepulciano; dà alle fiamme il suo campo  e si sposta in prima maremma e poi sui monti dell’Amiata dove razzia quindicimila capi di bestiame, di cui cinquemila bovini. Conduce le prede a Chianciano;  occupa Bagno Vignoni; cavalca in Val d’Asso, occupa anche Altesino. E’ bloccato nei pressi di Salentippo e Sant’Anna da Luca di Rieti e da Onorato da Fermo; sconfigge 2500 senesi venuti a contrastarlo con il Possa, capitano di fanti aragonesi;  si mette in salvo nel fiorentino. Secondo fonti senesi viene invece sorpreso dagli avversari,  rafforzati da molti contadini, in una stretta valle: è salvato dalla disfatta grazie all’intervento  degli abitanti di Montepulciano e dei fiorentini con l’aiuto dei quali può superare le difficoltà con un lungo ed aspro combattimento. Si porta ancora a Chianciano;  cerca senza esito di spingere i perugini a non dare il passo alle truppe del  Montefeltro che si stanno muovendo ai suoi danni.

Ago. Toscana e Umbria

Vince a Chianciano Antonio da Montefeltro; ritorna all’ improvviso nei pressi di Perugia dove una parte del partito nobiliare è favorevole alla sua causa. La trama è scoperta, l’ispiratore Giovanni della Caterina è decapitato.  Carlo di Montone si ritira prima a Montone e poi a Firenze (prende alloggio nelle case dei Martelli) da dove incoraggia i suoi alla resistenza.

Sett. Toscana

Il castello di Montone viene in potere dei pontifici: il cognato Roberto Malatesta convince, infatti, la moglie Margherita ad arrendersi un giorno in cui il figlio di Carlo, Bernardino, si trova accampato con le truppe fuori le mura. Il condottiero è privato del titolo di conte di Montone dal papa Sisto IV.

Ott. Toscana

Si reca a Firenze e gli sono donati 1000 fiorini.

………… Venezia Impero Ottomano

Ritorna al servizio dei veneziani al fine di combattere i turchi in Friuli: gli è concessa  una prestanza  di 50 ducati per lancia al fine di ricostituire la sua compagnia. La ferma è stabilita in 800 cavalli ed in 200 fanti.

1478
Gen. Veneto A Verona.
Mar. Romagna e Emilia

Lascia Ravenna con otto squadre di lance, transita per Ferrara;  vi è ospitato dal duca Ercole d’Este. Nel partire dalla città è scortato per un miglio dal signore estense.

Mag. Governatore g.le  720 cavalli e 200 fanti Veneto

Presenzia alla rassegna delle sue compagnie che si tiene a Noale (720 cavalli invece dei 778 previsti dalla condotta). Il Senato gli invia 2000 ducati per mezzo del collaterale Lorenzo Loredan. E’ nominato governatore generale al posto di Cola di Monforte. Appena giunto i suoi uomini cominciano a vessare la popolazione locale: il che produce subito i risultati voluti. i veneziani inviano in fretta i cancellieri con il denaro; arriva sul posto anche Lorenzo Loredan, il collaterale generale, per dare inizio a fine mese alla mostra. Il Montone presenta 720 cavalli su una condotta prevista di 778.

Giu. Veneto e Friuli

Ai primi del mese si trova a Mestre dove dà un saggio della professionalità dei suoi uomini. A costoro si uniscono anche una compagnia di balestrieri a cavallo ed  una di fanti, pagati  dallo stesso  Montone.  Dopo la parata si avvia nel Friuli per prendere il comando di parte delle truppe. La sua azione si rivela subito positiva anche se non mancano proteste da parte di qualche suo uomo d’arme perché trattiene il loro soldo ed agisce in modo arrogante.  Giunge a Gradisca d’Isonzo, rifornisce la località di vettovaglie e rafforza le sue difese facendo ampliare il fossato ed erigere trincee e steccati.

Lug. Friuli

A Fogliano Redipuglia con 2000 cavalli, dei quali 600 sforzeschi e 300 estensi;  pochi sono i fanti.

………… Friuli

Iskanderbeg Michaloghli, pascià della Bosnia, giunge sull’Isonzo con 15000 cavalli;  è costretto a fermarsi sotto Gradisca d’Isonzo. Il capitano ottomano fa di tutto per provocare a battaglia il Montone facendo correre i suoi cavalli fin sotto i ripari veneziani; lo  attende nel campo per dodici ore. Il Montone, di molto inferiore di forze, non esce dalle trincee. Nonostante il suo comportamento volto alla prudenza non esita a ricercare lo scontro quando gli è possibile;  ha la meglio sui turchi in una scaramuccia presso Cividale del Friuli. Gli avversari, dopo inutili tentativi di penetrare nella regione, valicano le montagne e si riversano in Austria: conducono via con loro ottomila persone, dopo averne uccise altre ottomila tra vecchi, donne e bambini. Ammalatosi, Carlo Montone raggiunge Udine per curarsi.

1479
Feb. Romagna

Viene trasferito a Ravenna.

Apr. Venezia Chiesa Napoli Capitano g.le Romagna Toscana

Lascia Ravenna, tocca Ferrara; giunge a Firenze con 50 cavalli assieme con Deifobo dell’Anguillara per essere eletto capitano generale della lega. Obbliga Roberto da San Severino ad allontanarsi dalle rive del Serchio ed a ripiegare in Lunigiana.

Mag. 175 lance Liguria e Toscana

Tallona il da San Severino in direzione di Avenza. Ha ai suoi ordini sette squadre di lance. Inizia a fortificare il campo di Poggio Imperiale (Poggibonsi); si sposta nel senese e scorre fino ai borghi del capoluogo: dà alle fiamme case, razzia bestiame e fa prigionieri.

Giu.  Toscana e Umbria

Le sue truppe vengono alle mani con quelle di Costanzo Sforza;  per tale motivo Carlo di Montone è trasferito in Umbria. Dalla Val di Chiana penetra con risolutezza nel perugino al comando di quaranta squadre di cavalli: il Malatesta, Gentiluomo e Carlo degli Arcipreti sono al suo fianco. La sua presenza solleva in tutta la regione la fazione braccesca: ottiene a patti Passignano sul Trasimeno ed assedia in Perugia il Baglioni. Con parte dei suoi uomini si accosta alla Porta di Sant’Angelo sperando nell’aiuto dei fautori degli Arcipreti che sono a capo della contrada. Respinto dal protonotario apostolico Giovambattista Savelli, fa distruggere fuori le mura tre mulini ed alcune case e palazzi, cattura centocinquanta uomini di taglia e razzia cinquecento capi di bestiame. Persevera nella sua azione offensiva;  in pochi giorni gli si arrendono senza colpo ferire più di venti castelli (Fontignano, San Feliciano, Zocco, Montecolognola, Magione, Castel Ringione, Antria, Mantignana, Capocavallo, Preggio, Monte Gualandro, la rocca di Angelo Piccinino). Gli vengono contro il Montefeltro ed il duca di Calabria Alfonso d’Aragona. Il Montone si sposta in Val di Pierla;  a seguito della perdita di Passignano sul Trasimeno si dirige a Cortona. Muore in tale città alcuni giorni dopo nella chiesa di Sant’ Agostino: si sospetta che sia stato avvelenato dal suo capitano Andrea Corso su istigazione dei pontifici. Il suo corpo è trasportato a Firenze. Ode in suo onore di Cambino Aretino; Francesco Materazzo gli dedica un carme intitolato “Ad Carolum Imperatorem Illus. Victoria; Lorenzo Spirito lo ricorda in “Lamento di Perugia soggiogata”; Giovanni Antonio Campano gli consegna la prima copia della biografia del padre “De gestis et vita Braccii”. Fa erigere un altare a metà della parete di sinistra della chiesa di San Francesco a Montone come ex-voto per la nascita del figlio Bernardino.

 CITAZIONI

“Ello nela Milizia lo splendore,/ Lumiera  spechio di tutta sua parte/ Come si vede al triumphante onore/…/Al mondo non fu mai alma perfetta/Simile a te oprandoi tuo potere/Vedi ltempo volar come saeta./… E spero ancor per te vedere strutta/ La venenosa vipra e sua sementa (gli Sforza)/ C’ham fatto Italia adulterata putta.” CAMBINO ARETINO

“Valentissimo nell’arte della guerra.” CONTI

“Era dissoluto dall’altri costumi, e portava barba longa, e non si mutava panni, alloggiava sotto a verdure senza tende.” DI JUZZO

“Gran Capitano di guerra.” MARCELLO

“Capitano famoso.” GUAZZO

“Chiarissimo Capitano di quel tempo.” SANSOVINO

“Bracchii maximi ducis filius.” PORCELLIO

“El conte Carlo, el qual perdette el nido (Montone)/ presso al suo fine e d’alto honor fu casso.” SANTI

“Militò a Venezia, ove acquistò credito e forza.” G. MUZZI

“L’amor l’ingegno la vivida gloria/ El placido e quieto preliare/ lo honor braccesco e i premi di vittoria/ O conte Carlo di animo preclare/Cantar comincierà nostra Talia/ Di quanta fama in Ciel fa triumphare.” MATERAZZO

“Il quale haveva seco tutta la militia Braccesca Perugina, che era la più valorosa, che all’hora fusse in Italia.” LAZARI

“Il conte Carlo era un condottiero vecchio stile, che sapeva tenere a freno i suoi uomini, ma che sapeva anche tutto ciò che occorreva fare perché i rapporti con Venezia funzionassero al meglio.” MALLETT

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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