BRUNORO II ZAMPESCHI Di Forlì. Signore di Forlimpopoli.
Vicario pontificio di Forlimpopoli, Signore di San Mauro Pascoli.
1540 (luglio) – 1578 (aprile)
| Anno, mese | Stato. Comp. ventura | Avversario | Condotta | Area attività | Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| 1551 | |||||
| Sett. | Romagna | Il padre Antonello II acquista nel 1535 la signoria di Forlimpopoli dietro un prestito di 10000 scudi alla Camera Apostolica. Alla sua morte Brunoro Zampeschi ne eredita la signoria. Il cardinale legato della Romagna, Girolamo Capoferro, lo fa arrestare nonostante la sua giovane età: viene liberato solo quando la matrigna Laura Conti consegna ai pontifici la rocca cittadina. Lo Zampeschi sarà poco dopo reintegrato nei suoi diritti dal papa Giulio III. | |||
| …….. | Urbino | Marche | Milita inizialmente agli stipendi del duca di Urbino Guidobaldo I della Rovere. | ||
| 1555 | |||||
| Autunno | Chiesa | Carafa | Lazio | Prende parte all’occupazione del ducato di Paliano a spese di Antonio Carafa. | |
| 1556 | |||||
| Gen. | Chiesa | Bagno | 50 celate | Romagna | Agli ordini di Ascanio della Cornia partecipa alla campagna contro Giovan Francesco da Bagno, accusato di ribellione dai pontifici. Si impadronisce dei castelli di Gatteo, Ghiaggiolo e Montebello. |
| Mar. sett. | Chiesa Francia | Impero | Lazio | Alla difesa di Roma contro gli imperiali del duca d’Alba. | |
| 1557 | |||||
| Apr. | 60 celate | Abruzzi | E’ segnalato negli Abruzzi al fianco delle milizie francesi comandate dal duca di Guisa Francesco di Lorena. | ||
| Estate | Romagna | Si ritira nei propri feudi. Chiede al cugino, il marchese Giuseppe Albicini, dei cani da caccia (bracchi). | |||
| Ott. | Ferrara | Parma | 100 celate e 1000 fanti | Emilia e Toscana | Al servizio del duca di Ferrara Ercole II d’Este. Ha il compito di contrastare l’invasione dei territori estensi da parte del duca di Parma Ottavio Farnese, alleato degli Asburgo. |
| 1559 | Venezia | Lombardia | Agli stipendi della Serenissima. Si trova a Crema alla testa di una compagnia armata a proprie spese. | ||
| 1561 | Lazio | A Roma, per patrocinare la causa della comunità di Forlimpopoli, colpita da molti aggravi fiscali, nonostante che le siano stati rinnovati i privilegi concessi in precedenza dal papa Pio IV. | |||
| 1562 | |||||
| Apr. | Venezia | Lombardia e Veneto | Il senato veneziano gli affida il comando del presidio di Crema. In un secondo momento gli è concesso anche l’incarico di governatore della città e, con il titolo di colonnello, il comando delle milizie di stanza nel padovano. | ||
| 1565 | Toscana e Spagna | A Firenze. Si reca in Spagna con l’arciduca Francesco dei Medici a prelevarvi la promessa sposa di quest’ultimo, figlia dell’imperatore Ferdinando I d’Austria. | |||
| 1566 | Romagna | Inattivo nei suoi feudi romagnoli. | |||
| 1567 | Duca Savoia | Ugonotti | 100 cavalli | Francia | E’ inviato in Francia dal duca Filiberto di Savoia in soccorso del re Carlo IX per combattervi gli ugonotti. Arma una compagnia di 100 celate; muove verso Lione agli ordini del capitano generale Alfonso d’Este, marchese di Montecchio. A novembre prende parte alla battaglia di Saint-Denis. |
| 1568 | |||||
| Giu. | Romagna | Rientra a Forlimpopoli a seguito della pace di Longjumeau. | |||
| Lug. | Venezia | Impero Ottomano | Romagna | Invia in Francia il proprio luogotenente Pietro Bardi per affrontare nuovamente gli ugonotti. Da parte sua ritorna al servizio dei veneziani. | |
| Ott. | Francia | Ugonotti | Francia | Al dilagare della terza guerra di religione in Francia, offre i propri servizi al re Carlo IX. Si procura una licenza dai veneziani e ritorna in Francia a combattervi gli ugonotti. | |
| 1569 | |||||
| Estate | Francia | Prende parte alla difesa di Poitiers, assediata dalle truppe dell’ammiraglio Gaspard de Coligny. Si distingue in modo particolare nei combattimenti, tanto da meritarsi il titolo di cavaliere dell’ordine di San Michele. Al riguardo, secondo alcuni commentatori, il suo nome non compare nei ruoli di tale ordine. | |||
| ……. | Venezia | Croazia Friuli e Veneto | Ha il comando di un colonnello; viene trasferito in Dalmazia con 225 fanti ed i suoi capisquadra. E’ richiamato nel Friuli e ne viene nominato governatore generale. Fa ricostruire le mura di Udine, rafforza le difese di Monfalcone e di Cividale del Friuli. Quando i turchi minacciano Cattaro è chiamato alla difesa di Venezia: fa edificare un forte inespugnabile nel porto di Malamocco. | ||
| 1570 | Si offre di raccogliere per i veneziani 3000 fanti per contrastare i turchi a Cipro. | ||||
| 1571 | |||||
| Lug. | Abbandona il servizio attivo e rientra nei suoi possedimenti. | ||||
| 1573 | |||||
| ……. | Il papa Gregorio XIII esercita su di lui forti pressioni per sedare le sue controversie con Alberto Pio. | ||||
| Ago. | Urbino | Marche | Milita al servizio del duca Guidobaldo II della Rovere; interviene in Urbino per domare una ribellione nella città. | ||
| Sett. | Venezia | Impero Ottomano | Grecia | Si imbarca sulla flotta con 2000 fanti; ad Ancona è raggiunto dalla notizia della pace tra le parti. Prosegue la navigazione per Candia (la capitale dell’isola di Creta) di cui è eletto governatore. | |
| 1574 | Grecia | Ispeziona le difese dell’isola; vigila, in particolare, sulle operazioni di guardia; suggerisce una riforma riguardante l’organizzazione del presidio. | |||
| 1577 | |||||
| Feb. | Romagna | Lascia l’incarico di governatore di Candia per rientrare in Romagna. L’abbandono trova le sue motivazioni sia per le sue condizioni di salute, aggravatesi nel corso degli anni, sia per i contrasti che ha in continuazione con il suo superiore Paolo Orsini. Rientrato in Italia, viene accolto trionfalmente in Forlimpopoli: è rappresentata a spese della comunità anche una commedia in suo onore. | |||
| 1578 | |||||
| Apr. | Muore a metà mese a Forlimpopoli senza lasciare eredi, cosicché con lui si estingue la casata degli Zampeschi. E’ sepolto nella chiesa di San Ruffillo, nel monumento fatto costruire, anni dopo (1591), dalla moglie Battistina Savelli, di fronte a quello del nonno Brunoro da Forlì (Brunoro I Zampeschi). Autore dell’arca funeraria in pietra d’Istria, che lo rappresenta armato a cavallo, è lo scultore Formaino di Ravenna. A Brunoro II Zampeschi il poeta Torquato Tasso dedica un sonetto, inserito nella sezione conclusiva della prima parte delle “Rime”. Autore, a sua volta, di “L’innamorato”, un manuale di comportamento e buone maniere per il giovane nobile e gentiluomo. Amico di numerosi letterati: oltre al Tasso, di Girolamo Ruscelli, di Girolamo Muzio, di Celio Magno e dello storico Girolamo Rossi. |
CITAZIONI
-“Lui è gentilissimo signor et amorevolissimo et il suo studio è di far piacer sempre a tutti, lui se ha affaticato per accomodar molte differentie che erano tra gentilhomeni (a Crema).” Da una relazione di Piero Venier al Senato veneziano.
-“Che è giovane di valore et ha una bellissima compagnia, benissimo armata et soldati da guerra, bona parte de loro meriteriano esser capitanei et li riconosce con la sua provision, qual fa dispensar a li soi soldati, secondo la condition loro.” Da una relazione di Leonardo Pesaro al Senato veneziano.
-“Tanta è la satisfattione, et contentezza, ch’io sento delle buone relationi. et fatiche dell’Illustrissimo Signor Brunoro Zampesco, devotissimo et diligentissimo servitore di Vostra Serenità..tutti i favori che la farà a questo gentilissimo cavaliere saranno collocati in persona benemerita, et degno d’honore, et d’ogni premio.” Da una relazione del provveditore generale Michiel al doge Mocenigo. Riportato da SPADA
-“Avorum merita et bellicis gradus exaequaret.” VIVIANI
-“Vir bello inclytus, et militari virtute, quae multis se orbis partibus ostenderat, clarissimus.” G. ROSSI
-“Fu cavaliere valoroso, amato, riverito a tal’hora temuto perché haveva perfetta cognizione degli huomini, degli affari e dei paesi e benché fosse di singolare intendimento nulla di meno non riputava gli altri ignoranti, né presumeva di sapere egli ogni cosa; camminava sempre col medesimo passo, né mai si scostava dal buon sentiero. Nelle sue opinioni non ammetteva cosa che sentisse di sfacciataggine, d’adulazione, né di frivolezza. Niente risolveva con fastidio, con dispetto, con collera, o con troppa celerità.” VECCHIAZZANI
-“Saggio d’amor guerrier, guerrier di Marte,/ a cui crescon gli allor, crescono i mirti,/ che agguagli, e vinci i più famosi spirti,/ ch’habbian l’antiche, o le moderne carte:/ tu la penna, e la spada apri con arte/ che può la strada a mille beni aprirsi,/ e Venere e Bellona amiche unirsi,/ spargendo tu lor glorie in ogni parte.” TASSO
-“Anima franca e sicura, temprata alle guerre e alle pugne, tuttavia ingentilita dai sensi d’amore e dalle finezze della letteratura.” SANTINI
-“Signor pieno di ardir militare, di accortissimo e desto ingegno, di vivace spirito e tanto magnanimo che nulla più. Ama i virtuosi, et dato non pur all’armi, ma alle lettere ancora, le favorisce, et esalta, esercitandosi anco talhora in quelle con molta sua gloria…Signor singolare e meritevole di qual si voglia grado per le sue mirabili qualità, veramente degne d’eterna memoria.” SANSOVINO
-“Egli fu colta persona ed amante della poesia.” PROMIS
-“Capitano del secolo XVI.” BOSI
-“Brunoro II è l’ultimo discendente della nobile famiglia guelfa degli Zampeschi i cui membri, tra Quattrocento e Cinquecento, sono stati signori di San Mauro, Montiano, Roncofreddo, Santarcangelo e Forlimpopoli, nonché cittadini ravennati (dove possedevano un palazzo vicino alla basilica di San Vitale)…(Brunoro II), come i suoi avi e com’era consuetudine per i nobili dell’epoca, iniziò presto a imparare “il mestiere delle armi”, combattendo nell’esercito pontificio nelle grandi e piccole guerre dell’epoca, durante le quali partecipò anche alla battaglia di San Quintino…Brunoro II non fu, però, solamente uomo d’armi: infatti, scrisse sonetti d’amore e anche un dialogo intitolato “L’innamorato”, che è un manuale di comportamento e buone maniere per il giovane nobile o gentiluomo, come andava di moda all’epoca, sul modello del “Cortegiano” e del “Galateo”. Il titolo è dovuto al fatto che l’autore vuole insegnare ai giovani di sangue blu come condursi per conquistare l’amore della propria dama.” GIOVANNI MANUCCI in Forlimpopoli Cittartusiana
-“Zampeschi possedeva una buona cultura: l’inventario dei suoi beni reca notizia di almeno ottanta-novanta volumi posseduti. Era stato accademico dei Filergiti di Forlì e amico di Torquato Tasso, che gli dedicò il sonetto “Ch’il pelago d’amor a solcar viene”. Anche Diomede Borghesi, letterato senese, aveva dedicato a Zampeschi diversi suoi componimenti poetici. Egli stesso aveva composto rime.” DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI






