Artiglieria

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Dal francese artillerie, che deriva dall’antico artillier (fornitore di strumenti bellici), nome collettivo dato alle armi da fuoco pesanti. Le più antiche artiglierie sono dei vasi di ferro che lanciano grosse frecce, di solito incendiarie. Fin dal 1300 si cono scono le prime bombarde, il cui uso è segnalato nel 1311 all’assedio di Brescia: in pratica queste sono ancora piuttosto piccole, fuse in bronzo o costruite con verghe di ferro riunite fra loro come le doghe di una botte. Con l’invenzione della polvere da sparo, si caricano dalla culatta alla quale si assicura, mediante una bietta, il mascolo o cannone ripieno di polvere, dopo avere messo nella tromba una palla di pietra calcare o di marmo. Per far fuoco si accosta al focone del mascolo un’asta di ferro arroventata. Delle bombarde ne parla anche il Petrarca nel 1358; dopo il 1370 bombarde e cannoni sono sempre più comuni in Italia. Grosse bombarde iniziano ad essere impiegate, con successo, nelle operazioni di assedio durante la guerra di Treviso tra veneziani ed austriaci. Le capacità tecno logiche di allora permettono la realizzazione, per fusione, solo di pezzi dalle dimensioni non eccessive. Le bombarde risultano così costituite di due pezzi: la tromba (la canna vera e propria) ed il cannone, che è la parte posteriore dove si mette la polvere. Presto questo secondo termine viene attribuito genericamente alle armi da fuoco non portatili, aventi calibro superiore ai 20 millimetri ed anima lunga, di norma più di 20 calibri. Accanto alla bombarda, che regna sovrana fino alla fine del 1400, sorgono bocche da fuoco di calibro inferiori ma decisamente più maneggevoli: sparano proiettili di ferro calibrati al loro diametro interno. I fonditori sono ora in grado di colare in bronzo o in ferro fuso anche i pezzi più grossi. I nomi dei pezzi di artiglieria sono associati spesso a nomi parti colari di animali per distinguerne lunghezza e portata. Questi vanno a poco a poco in disuso e verso la metà del 1500 si incomincia a seguire una regola più certa nella denominazione, come nei calibri dei pezzi. Si distinguono così il cannone intero con palla di ferro da 50 libbre e si riducono tutti gli altri a proporzione di questo con le denominazioni di mezzo cannone, quarto ed ottavo. Altre suddivisioni riguardano le colubrine ed i cannoni a canna lunga ed i mortai o petrieri (cannoni a canna corta) che scaraventano palle ca riche, carcasse, scaglie, ferracci, catene. Sino a metà 1400, le grosse armi da fuoco hanno un’influenza trascurabile nello svolgimento del combattimento; per contro, nella guerra ossidionale tali armi, che già possiedono grande calibro e potenza distruttiva rilevante, costituiscono l’elemento principale della lotta. Sulla fine del secolo, con la calata di Carlo VIII, l’artiglieria subisce una rivoluzione dal punto di vista del trasporto. In precedenza i cannoni sono montati su affusti di legno massiccio e sono trasportati a parte su appo siti carri: un sistema lento, dato il cattivo stato delle strade (qualora esistenti). I cannoni di cui dispone il re di Francia, invece, sono realizzati in bronzo, anziché in ferro fucinato, e, quindi, sono molto più leggeri. Il pezzo può essere montato su ruote e trainato nella sua interezza; anche gli spostamenti sono relativamente più celeri. Infine, i nuovi affusti rendono più facile l’alzo, il brandeggio del pezzo e garantiscono una maggiore stabilità. Nel secolo XVI, l’azione dell’artiglieria aumenta progressivamente, sebbene gli effetti materiali contro truppe in campo aperto non siano molto diversi da quelli delle artiglierie dell’epoca precedente. Con la sola eccezione della battaglia di Ravenna, le artiglierie continuano ad essere impiegate in linea ed il tiro consiste in un’unica scarica iniziale. Sempre attivo rimane, peraltro, il ruolo della sperimentazione: durante la guerra di Ferrara, nel 1482, Alvise da Venezia ha dalla Se renissima il permesso di sperimentare all’assedio di Ficarolo palle di cannone con nuovi metalli. Analogamente nel 1488, Alvise dei Malganti può utilizzare dei proiettili a frammentazione. Il campo più fertile rimane quello dell’artiglieria leggera dove, già nel 1467, Bartolomeo Colleoni ha modo di usare le spingarde in campo aperto alla battaglia di Molinella. Inchiodare le artiglierie: piantare un chiodo nel focone dei pezzi di artiglieria per renderli inutilizzabili. L’uso è già noto in Italia dopo la metà del secolo XV. Principali tipi di artiglierie sulla fine del 1500, secondo la lunghezza e la gittata: nome lunghezza proiettile tipo di tiro BOMBARDA 1520 piedi pietra di 20/300 libbre orizzontale (metri 4.0566.760) MORTAIO 56 piedi pietra di 200/300 libbre in arcata CANNONE COM. 10 piedi palla di pietra di 50 libbre O MEZZANO CORTALDO 12 piedi ca. pietra di 70/100 libbre PASSAVOLANTE 18 piedi palla di piombo con un dado di ferro in mezzo (32/42 libbre) BASILISCO 2225 piedi palla di bronzo o di ferro del peso di 48100 libbre SAGRO palla di piombo o di ferro del peso di 812 libbre FALCONE palla di ferro del peso di 67 libbre COLUBRINA 810 piedi palla di piombo di 23 libbre FALCONETTO specie di colubrina palla di ferro di 24 libbre SPINGARDA 8 piedi palla di piombo di 1015 libbre

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