ANTONIO RIDO

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ANTONIO RIDO  (Antonio Rizzo, Antonio da Rio) Di Padova. Signore di Ardea ed Ariccia.

+ 1450 (settembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1433 Chiesa Milano  

 

Lazio  
1435  

 

 

 

 

 

Lazio

Cattura Lelio Maddalena e Valeriano Maffei; entra in Castel Sant’Angelo con il cardinale Francesco Condulmer nipote del papa Eugenio IV.

1439 300 cavalli Lazio Ha il comando di 300 cavalli.
1440  

 

 

 

 

 

 

 

 
Mar.  

 

 

 

 

 

Lazio

Imprigiona sul ponte di San Pietro, nei pressi di Castel Sant’ Angelo, il cardinale Giovanni Vitelleschi accusato di connivenza con il duca di Milano Filippo Maria Visconti. Il Rido esce dalla fortezza,  afferra le redini della cavalcatura del presule e fa abbassare  la saracinesca della porta del castello mentre alle spalle  cala anche quella della porta del borgo. Sbucano fuori nel contempo molte guardie del castellano che con le alabarde in pugno corrono verso il cardinale per proteggere il Rido.  Sorpreso il Vitelleschi snuda la spada; il cognato Giampaolo Sacchi grida alle milizie di scorta di muoversi in suo soccorso. Essendo sbarrato ogni passaggio i soldati che sono davanti alla saracinesca della porta del castello non possono tornare indietro e quelli che seguono dopo non sono in grado di avanzare a causa della saracinesca della porta del borgo. Il Rido ferisce il cardinale con un verrettone alla coscia (o ad un ginocchio secondo un’altra versione)  mentre un suo familiare   blocca il cardinale  con un’alabarda al viso. Il  Vitelleschi, ferito alla coscia, alla mano, alla testa è gettato giù dalla sua cavalcatura ed è trascinato insieme con Giampaolo Sacchi nel castello. Gli accompagnatori del cardinale, tra cui vi è Everso dell’ Anguillara, nulla possono fare nell’ occasione. Il Rido agli inizi tratta con amabilità il prigioniero; durante la prigionia il cardinale organizza una trama per potere fuggire dal carcere corrompendo gli otto guardiani dietro la promessa di corrispondere loro un premio di 10000 ducati se avessero ucciso il Rido e lo avessero aiutato ad impadronirsi della fortezza. Uno di costoro rivela l’intrigo al castellano. Il Rido fa catturare i traditori che moriranno tutti nelle prigioni del Campidoglio. Ordina pure di imprigionare il presule nel carcere di San Marocco, uno dei più duri di Castel Sant’Angelo. Il cardinale  Vitelleschi morrà nei primi giorni del mese seguente dopo avere fatto testamento ed avere lasciato in eredità al pontefice gran parte dei suoi beni. Il prelato muore ufficialmente per le ferite riportate; secondo una versione fiorentina mentre il chirurgo cerca di operarlo  Luca Pitti afferra la mano del medico e gliela ficca nel cervello procurandogli la morte. I più sospettano  che il Vitelleschi sia stato ucciso per veleno.  Il Rido si assume ogni colpa dell’ uccisione del Vitelleschi facendola passare per una specie di vendetta privata anticipatrice della volontà dell’ avversario tesa alla sua morte. Eugenio IV, il mandante dell’operazione, davanti all’ opinione pubblica viene così assolto da ogni colpa.

Mag. Chiesa Civitavecchia  

 

Lazio

E’ confermato nella sua carica dal cardinale legato Ludovico Scarampo. Affianca quest’ ultimo a Civitavecchia per togliere la città a Pietro Vitelleschi con Ludovico dei Michelotti, Antonello della Serra e Simonetto da Castel San Pietro. 400 fanti sono introdotti nella città; il cardinale Scarampo lascia Civitavecchia; il Rido rimane ad assediarne la rocca.

Ago. Lazio Il papa amplia la sua giurisdizione di castellano di Castel Sant’Angelo e gli conferscei il potere di punire qualsiasi ecclesiastico a Roma e nelle province del Patrimonio, della Campagna e della Marittima.
Nov. Lazio Fa liberare Giampaolo Sacchi dopo averlo fatto torturare per conoscere i termini dell’ accordo del cardinale Vitelleschi con il duca di Milano. Per ottenere la libertà il congiunto del Vitelleschi deve pagare una taglia di 8000 ducati (richiesta iniziale, 12000).
1442  

 

 

 

 

 

 

 

 
Estate Chiesa Sforza  

 

Lazio

Fronteggia le truppe di Francesco Sforza. Si unisce con Pietro da Bevagna, raccoglie 800 uomini a Soriano nel Cimino e vi si collega con Angelo di Roncone. Si porta alla selva di San Giovanni per assalire in Toscanella (Tuscania) il Sarpellione.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lazio

Assedia con 2000 uomini Bernardo d’Utri in Proceno. Fa costruire due bastie.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lazio

Con la diserzione di Francesco da Bologna nel campo sforzesco fa dare le fiamme ad una bastia, lascia nell’altra 400 fanti forniti di vettovaglie per parecchi mesi e si ritira ad Acquapendente.

1444  

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. mar.  

 

 

 

 

 

Lazio

Si trova sempre ad Acquapendente. Vi fa incarcerare Bernardo d’Utri passato, nel frattempo, nel campo pontificio. Nel periodo gli sono concessi i feudi di Ariccia, e di Ardea ed il dominio dei castelli di San Pietro in Formis (Campomorto) e di Borghetto confiscati al ribelle Cola Savelli.

1445  

 

 

 

 

 

 

 

 
………..  

 

 

 

 

 

Abruzzi Umbria e Marche

Si sposta negli Abruzzi, è sotto Pescara con gli aragonesi;  è messo in fuga dagli sforzeschi con la perdita di molti uomini tra morti e prigionieri. Penetra nella marca d’ Ancona dal ducato di Spoleto.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

E’ segnalato a San Salvatore, presso Rimini, con Sigismondo Pandolfo Malatesta.

Sett.  

 

 

 

 

 

Marche

Transita per Fabriano; a San Severino Marche è assalito dalle milizie sforzesche che ne sono alla guardia; a stento ripara a Recanati dopo avere perso molti uomini ed i carriaggi. Gli abitanti sono costretti a riconoscere a lui ed al Malatesta 500 ducati.

Ott.  

 

 

 

 

 

Marche e Romagna

Sempre con il Malatesta conduce un vano attacco alla Porta di Capodimonte di Ancona; giunge sul Chienti e segue una politica attendista nei confronti degli avversari. A metà mese si porta nel forlivese con il cardinale Scarampo ed il Malatesta: le truppe sono rifornite dal capoluogo di vettovaglie e di foraggio per la cavalleria.

Nov. dic.  

 

 

 

 

 

Marche

Entra in Fermo;  con Taliano Furlano assedia nella rocca del Girifalco Alessandro Sforza e Santo Parente. Fallisce un primo tentativo portato dopo avere scavato profonde gallerie sotto la fortezza; pensa di forare il monte, di riempire una nuova cava di botti piene di polvere da bombarda e di dare fuoco ad esse. Alessandro Sforza si arrende a patti e si fa consegnare dagli abitanti di Fermo 11000 ducati.

1446  

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb.  

 

 

 

 

 

Marche

Controlla con altri sei cittadini i lavori di demolizione della rocca del Girifalco: con i materiali di risulta è rafforzata la cinta muraria di Fermo e sono costruiti nuovi bastioni.

Lug.  

 

 

 

 

 

Marche

Si muove tra Fossombrone e Fano. Partecipa al consiglio di guerra in cui si decide di proseguire la campagna fino alla definitiva cacciata dello  Sforza dalla Marca.

Ago.  

 

 

 

 

 

Marche

Occupa Montefabbri.

1447  

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr.  

 

 

 

 

 

Lazio

Cessa dal suo incarico di castellano di Castel Sant’ Angelo.

Lug. Il papa Niccolò V conferma la vendita del  suo feudo di Campomorto al Capitolo di San Pietro per la somma di 9000 ducati.
Ago.  

 

 

 

 

 

Marche

Ritorna nella marca d’ Ancona ed entra in Montecassiano con 50 cavalli.

1449  

 

 

 

 

 

 

 

 
Sett. Lazio Alcuni suoi uomini d’arme si trovano di presidio a Bolsena.  Niccolò V gli ordina di impedire che da tale località si conducano azioni ostili ai danni di Orvieto.
Dic.  

 

 

 

 

 

 

 

Fornisce di 300 fanti i fuoriusciti di Orvieto perché scaccino dalla città Gentile della Sala, che ne è momentaneamente assente.

1450  

 

 

 

 

 

 

 

 
Sett.  

 

 

 

 

 

Lazio

Muore di peste a Montefiascone. E’ sepolto a Roma nella chiesa di Santa Maria Nuova o Santa Francesca Romana. Gli viene eretto un mausoleo con statua di marmo. Raffigurato nel battente sinistro del portale di San Pietro con l’imperatore Sigismondo d’Ungheria ed il papa Eugenio IV.

 CITAZIONI

“Huomo di guerra, e apparecchiato a fare ogni grande impresa.” GIOVIO

“Vir spectatae nobilitatis et industria militaris, et armorum studiis excellentissimus.” SCARDEONE

Sulla sua tomba è riportato il seguente epitaffio “B.M./ Antonio Rido Patavino sub/ Eugenio Pont. Max. arcis Rom./ Praefecto ac Niccolai V copiaru./ Duci Ioannes Franciscus filius/ Ex testamento fieri C.”

Fonte immagine: flickr

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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