ANTONIO PORRO Di Milano

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

ANTONIO PORRO Di Milano. Ghibellino. Conte di Pollenzo. Signore di Vinzaglio, Torrione, Robbio, Pernasca, Motta de’ Conti, Vespolate, Pollenzo, Santa Vittoria d’Alba  e Venaria Reale.

Cosignore di Lentate sul Seveso.

  • 1404 (gennaio)
Anno, meseStato, Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1378     
…………………….   PiemonteGian Galeazzo Visconti lo invia con Pietro Murialto nella Val d’Ossola inferiore per sedarvi alcune discordie locali.
Ott.   LombardiaE’ segnalato come testimone nella cerimonia in cui a Jacopo dal Verme sono conferite dal conte di Virtù alcune concessioni feudali riguardanti Pianello Val Tidone, Pecorara e Borgonovo Val Tidone. Analoga cerimonia avverrà nel gennaio 1383. Sempre nell’anno presenzia alla pace tra il conte di Savoia Amedeo VI ed il Visconti.
1379   PiemonteEstende la propria influenza anche nel territorio alessandrino. E’ segnalata la sua presenza alla dedizione di Asti.
…………………….   PiemonteOttiene in feudo da Gian Galeazzo Visconti Torrione, Vinzaglio, Robbio, Pernasca e Motta de’ Conti lungo il corso del fiume Sesia. Di seguito è investito dal vescovo di Novara (su pressione del Visconti) del castello di Vespolate, cui seguono Pollenzo e Santa Vittoria d’Alba, scorporate dalla giurisdizione del comune di Bra.
1382   PiemonteFigura tra gli aderenti alla causa viscontei nel trattato di pace con il marchese del Monferrato.
1385     
Mag.

 

 

Visconti

 

 

Milano

 

 

 Lombardia

 

 

Con il dal Verme,  Guglielmo Bevilacqua ed Ottone da Mandello scorta il conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti da Pavia a Milano. Pernotta a Binasco dove si trovano 500 lance;  prosegue per il capoluogo. Giunto a Porta Ticinese, gira fuori dalle mura verso il castello di Porta Giovia. Alla pusterla di Sant’ Ambrogio si fa loro incontro  Bernabò Visconti, a dorso di una mula, con i figli Ludovico e Rodolfo. Zio e nipote si abbracciano e si baciano; si fanno vivi nel contempo gli   accompagnatori di Gian Galeazzo;  entrano tutti di gran carriera nel castello con Bernabò ed i suoi figli catturati nella circostanza. Subito dopo il Porro assale in Brescia Francesco da Sassuolo che cerca di difendere le ragioni di Bernabò Visconti. Quest’ ultimo è costretto a lasciare la città.

Giu.

 

 

   Lombardia

 

 

Ha l’incarico di pacificare il bergamasco ed il bresciano, nonché di ricevere in consegna le fortezze del territorio. Si porta a Bergamo con 500 lance ed assedia nella cittadella Pagano di Panico. A metà mese l’avversario cede in cambio di una somma di denaro.

1386     
Ago.

 

 

   Lombardia

 

 

Si trova a Pavia con il conte di Virtù ed Ottone da Mandello. Presenzia alla cerimonia che si svolge nel duomo nel cui corso sono armati cavalieri Niccolò Terzi e Guglielmo Suardi. Ottone da Mandello cinge ad entrambi quest’ultimo lo sperone sinistro mentre il Porro  allaccia loro  quello destro. Gian Galeazzo Visconti consegna la spada ai nuovi cavalieri. A tutti e due sono donati una mezza pezza di tessuto scarlatto, una pezza di drappo dorato, una pezza di velluto, 1500 pelli di ermellino, una spada con il fodero di velluto rosso ed i finimenti d’argento dorato, 6 torce, 4 scatole di confezioni, un bacile, una brocca e 2 coppe d’ argento dorato. Nel corso dell’anno fa erigere un castello a Pollenzo.

1388    E’ nominato tra gli esecutori dettato dal conte di Virtù
1391     
Lug.

 

 

Milano

 

 

Padova Firenze

 

 

 Lombardia e Veneto

 

 

Con Ugolotto Biancardo ed Antonio Balestrazzo molesta Giovanni Acuto nella sua ritirata dalla Lombardia al Veneto conseguente alla sconfitta subita a Castellazzo dai francesi di Giovanni d’Armagnac.

Ott.

 

 

   Veneto

 

 

Sempre con il Biancardo ed il Balestrazzo assedia Castelbaldo. Sono costruite nei pressi due bastie per potere continuare le operazioni. Compare Conte da Carrara ed i viscontei arretrano. Il Carrara riesce ad intercettare i viscontei ed a porli in fuga. I carraresi si impadroniscono di duecentottanta carri di vettovaglie e munizioni, di 22 barche con a bordo 12 grosse bombarde, più altro materiale.

1392   LombardiaPredispone nel bergamasco una tregua tra le fazioni guidate dai Rivola e quelle dei Suardi.
1393     
Feb.    Ha parte nelle trattative matrimoniali (fallite) tra Agnelesia Visconti, una delle figlie di Bernabò, con Federico di Brandeburgo.
Dic.   LombardiaA Pavia, per la stipula del contratto di nozze di Elisabetta Visconti figlia di Bernabò con il duca Giovanni di Baviera.
…………………….    Sempre sul piano diplomatico segue le trattative con Stefano di Baviera per la conquista di Padova, la pacificazione di Milano e le città della lega antiviscontea. Da ultimo, l’alleanza con Taddeo di Monferrato (1394).
1395    Il suo nome figura per primo nell’elenco dei nobili, familiari ed ufficiali della corte del Visconti.
1397     
Mar.

 

 

Milano

 

 

Mantova

 

 

 Veneto e Lombardia

 

 

Contrasta i gonzagheschi ed i loro alleati nel mantovano agli ordini drl dal Verme. Con il Biancardo, Galeazzo da Mantova ed il Balestrazzo cerca invano di penetrare nel serraglio che difende Mantova. Si accampa a Pontepossero ed a Erbé. Respinto, si dirige su Ostiglia.

1398     
Feb.

 

 

Milano

 

 

Firenze

 

 

 Toscana

 

 

Giunge a Pisa con Corrado di Altinberg (300 lance) ed il vescovo di Novara Pietro Visconti per impedire che vadano in porto le trattative di pace tra Jacopo d’Appiano da un lato, fiorentini e lucchesi dall’altro, nonché per ottenere la liberazione di Paolo Savelli imprigionato in precedenza dal signore della città. Si fa mallevadore per la somma di 3000 fiorini nei confronti del Savelli.

…………………….   LombardiaAccompagna alla cresima i due eredi di Gian galeazzo Visconti, i figli Giovanni Maria e Filippo Maria.
1399     
Feb.   Toscana e LombardiaRitorna a Pisa per acquistare da Gherardo d’Appiano la signoria della città per conto di Gian Galeazzo Visconti. Lo affiancano Baldassarre Spinola, Pagano Aliprandi, Corrado Lando, Ottobono Terzi e Galeazzo da Mantova con 3000 cavalli e 1500 fanti. A Gherardo d’Appiano sono concessi 2000 fiorini, la signoria di Piombino, Scarlino, Suvereto, Campiglia Marittima e tutta l’isola d’Elba. A fine mese i pisani inviano a Pavia alcuni ambasciatori al Visconti: al duca di Milano vengono presentati 2 gonfaloni: uno tutto rosso, stemma della comunità di Pisa ed uno rosso con la croce bianca arma del popolo pisano. A questa seconda cerimonia sono presenti con il Porro anche il Mandello e Marcoardo dalla Rocca. E’ nominato governatore della città.
1401     
Nov.MilanoFirenze Padova Impero LombardiaPrende parte alla battaglia di Nave nel bresciano.
1402     
…………………….   Lombardia e PiemonteE’ escluso dal consiglio ducale ad opera di Francesco Barbavara. Si trasferisce nelle terre del principe d’Acaia e del duca di Orleans, confinato nel suo feudo di Venaria Reale. Entra in urto con il governatore di Asti Jean de Fontaines.
Sett.    Sempre a causa del suo dissidio con il Barbavara non prende parte con i fratelli alla cerimonia funebre di Gian Galeazzo Visconti. Sposa la causa dei ghibellini che si oppongono alla vedova del duca, Caterina Visconti,  ed agli uomini che la attorniano, il Barbavara in testa.
1403     
Giu. lug.

 

 

   Lombardia

 

 

A fine mese il popolo di Milano, su istigazione di Antonio Visconti, degli Aliprandi, dei da Baggio e degli Arese, di Galeazzo ed Antonio Porro si solleva al governo della vedova di Gian Galeazzo,  Caterina Visconti. In breve 15000 persone si raccolgono nella piazza del castello di Porta Giovia. Il Barbavara si dà alla fuga. Antonio Porro viene chiamato a far parte del consiglio di reggenza con Antonio Visconti, Jacopo dal Verme, Ambrogio Visconti, Cesare Visconti e Francesco Visconti, richiamato dall’esilio. Tornato in seno al consiglio ducale ottiene la conferma di tutte le precedenti investiture feudali. Da questo momento il potere si concentra in un triumvirato composto dal Porro, da Francesco Visconti e dall’arcivescovo di Milano Pietro di Candia. La duchessa è costretta a cedere alla situazione: viene emessa una taglia  sulla testa di Francesco e Manfredo Barbavara: 10000  fiorini per chi avesse consegnato Francesco vivo, 5000 a chi lo avesse riportato morto. La cifra è ridotta per Manfredo rispettivamente a 6000 e 3000 fiorini.

1404     
Gen.

 

 

   Lombardia

 

 

Ai primi del mese è  arrestato nella fortezza di Monza da Pandolfo Malatesta, da Jacopo dal Verme e da Delfino di Brivio su ordine di Caterina Visconti. Stessa sorte subiscono  il fratello Galeazzo,  Antonio Visconti,  Giovanni e Galeazzo Aliprandi, Giovanni da Baggio ed altri capi ghibellini. Solo Francesco Visconti riesce a sfuggire alla cattura. La sera medesima, eccetto  Antonio Visconti, sono tutti decapitati nel castello di Porta Giovia a Milano davanti alla cappella di San Donato. Il giorno seguente le loro teste, ed i relativi corpi, vengono esposti al pubblico al Broletto Nuovo, in piazza dei Mercanti. I cadaveri sono tutti vestiti di nero,  come richiamo al fatto di avere tradito l’eredità del defunto duca e di non averne pianto la sua dipartita. Le salme sono tumulate dai frati nella chiesa di San Marco. Antonio Porro è ritratto  nell’oratorio di Santo Stefano di Lentate. Il solo suo capo, tagliato, è disegnato a margine delle righe dedicate agli eventi milanesi del gennaio 1404 dal “Chronicon bergomiense”. Sotto di essa si legge la scritta “ohi mihi”.

 CITAZIONI

-“Primo capitano del popolo attestato dalle fonti, ma anche feroce leader della parte più radicale del ghibellinismo milanese.” DEL TREDICI

-“Interessante la testimonianza  “in presa diretta” (poiché redatta nel 1403) che di questi fatti (l’allontanamento di Francesco Barbavara) diede Angela Nogarola, poetessa della corte viscontea protetta dal Barbavara: nella sua “Egloga” il pastore mecenate, schermo proprio del Barbavara, racconta come la sua permanenza nella “selva” (la città), all’ombra di due piccoli virgulti (gli eredi del duca defunto) alla cui difesa egli provvedeva personalmente, fosse stata stravolta dall’irruzione del pastore Porreus e di altri pastori, che avevano depredato le sue greggi ..con evidente allusione ai fatti dell’estate del 1403.” PAGNONI

-“Aveva tutti i numeri per imporsi ai colleghi di partito (ghibellino)…Richiamato precipitosamente dalle notizie della rivoluzione, giunse a Milano, conosceva più di tutti i suoi compagni di avventura la tecnica dei colpi di mano e il modo di imporsi agli uomini, sfruttandone le passioni più basse: cioè l’arte politica nella sua forma elementare quale occorreva in quelle contingenze e per quegli avversari.” VALERI

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