ANTONIO DA MARCIANO

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Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

ANTONIO DA MARCIANO  (Antonio Bulgarelli, Antonio da Marsciano) Di Migliano. Conte di Marsciano.

Signore di Attigliano, Monte Giove e di Guardea. Padre di Ranuccio da Marciano, Ludovico da Marciano, Bernardino da Marciano e Pirro da Marciano; nipote di Guerriero da Marsciano; genero del Gattamelata; cognato di Tiberto Brandolini e di Giovanni Antonio di Gattamelata.

1429 (dicembre) – 1484 (ottobre)

Anno, meseStato Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

………E’ battezzato con il nome di Tommaso. Viene educato sin dalla sua prima giovinezza al mestiere delle armi dallo zio paterno Guerriero da Marsciano, da Gentile da Leonessa e dal Gattamelata.
1439A dieci anni è combinato il suo matrimonio con la cugina Paola Bianca, detta Todeschina, figlia del Gattamelata, di quattro anni,  che gli porta in dote 600 ducati. Lo zio materno, Gentile da Leonessa, da parte sua, dota la nipote con altri 2000 fiorini. Dal matrimonio nasceranno 13 figli.
1440/ 1461Venezia

Milita al soldo dei veneziani con gli zii Guerriero da Marsciano, fratello naturale del nonno Manno, e con Gentile da Leonessa, dal quale apprende l’arte della guerra. Nel 1456 ottiene il comando degli uomini che hanno militato agli ordini del Gattamelata, di Gentile da Leonessa e del figlio dello stesso Gattamelata, che sono stati arruolati nelle file veneziane come lance spezzate. Costoro sono  denominati “Gatteschi” anche se il loro nome ufficiale è quello di “Società di San Marco”. Nello stesso tempo il Marciano è sempre titolare di una propria compagnia. Nel 1459 per i suoi meriti la Serenissima gli conferisce alcuni feudi. Nel 1461 ha il comando di tutte le lance spezzate della Serenissima.

1463
Ago.VeneziaTriesteCapitano g.le fanteriaV. Giulia

Ha il comando della fanteria. Prende parte all’assedio di Trieste con Carlo di Montone, Gerardo da Martinengo ed Antonello da Corneto.

………Nel periodo sostiene una forte lite con i congiunti per il lascito della suocera Giacoma da Leonessa all’Arca del Santo di Padova. Altre discussioni avranno luogo anche da parte dei suoi discendenti riguardanti la cappella dove sono sepolti il suocero Gattamelata ed il cognato Giovannantonio di Gattamelata. Nel 1471 diviene signore di Monte Giove; anni dopo, nel 1479, acquista la metà della Fratta Baldo.
1476VenetoGli è dato il comando di 5 compagnie di lance spezzate, già militanti con altri condottieri come Antonello da Corneto, il Cimarosto, Bartolomeo Colleoni e Gentile da Leonessa. Nell’anno fa testamento a Verona: in esso proibisce ai suoi eredi la divisione del suo patrimonio sotto pena di maledizione paterna.
1477
EstateVeneziaImpero Ottomano250 cavalliFriuliE’ distaccato in Friuli per le ultime fasi della guerra contro i turchi.
1478
Feb.Friuli

Si trova alla difesa di Gradisca d’Isonzo.

Ago.Friuli

Affronta nuovamente i turchi a Fogliano Redipuglia.

1482
Apr.VeneziaFerraraGovernatore g.le 80 lanceVeneto

Ha il comando di 400 cavalli. Roberto da San Severino gli ordina di superare l’Adige con l’avanguardia. La traversata del fiume  avviene a Legnago poco distante dalla frontiera mantovana. Gli è,  affidato l’incarico di sovrintendere, con i suoi uomini e 300 guastatori, alla costruzione di una strada nelle paludi utilizzando fascine ed  altro legname uniti tra loro, lunga cinque/sette miglia (la fassinata). I fanti veneziani possono in tal modo arrivare al Canal Tartaro con alla testa Andrea da Parma e Tommaso da Imola. Antonio da Marciano si scontra a Melara con le truppe sforzesche supportate da una squadra fluviale estense.

Mag.Veneto

E’ lasciato alla guardia di Merlara e della strada appena tracciata; costruisce un bastione su un’isola di fronte a Ficarolo: durante i lavori numerosi soldati abbandonano la postazione per darsi al saccheggio nei territori finitimi.

Giu.Veneto  Emilia e Lombardia

Con Bartolomeo Falgaro ed una flottiglia di imbarcazioni guidata da Damiano Moro conduce un attacco alla Punta di Ficarolo. Colto alla sprovvista è fatto prigioniero con il Falgaro da Ercole d’Este, da Giovanni Bentivoglio, da Niccolò da Correggio e da Giovanni Antonio Ventimiglia a San Biagio delle  Vezzane: viene incarcerato nel Castelvecchio di Ferrara; in un secondo momento è condotto a Milano dove viene presentato a Ludovico Sforza. Nel combattimento viene ucciso per un colpo di spingarda il figlio Girolamo.

Sett.LombardiaSempre prigioniero a Milano. Alla notizia della morte di Federico da Montefeltro Ludovico Sforza desidera incontrarlo.
1483
Ago.FirenzeVeneziaCapitano g.le 800 cavalliLombardia

E’ liberato con il permesso di non dover combattere i veneziani per sei mesi. E’ assoldato dai fiorentini per un anno di ferma; gli è assicurato uno stipendio di 24000 fiorini  in tempo di guerra, di 16000 in tempo di pace. Viene raggiunto in Lombardia dai figli Ranuccio ed Alberto che hanno disertato dal campo veneziano; la moglie Todeschina sarà trattenuta prigioniera a Legnago, con gli altri figli, fino al giugno 1484.

1484
Giu.Lombardia

Si congiunge nel bresciano con il duca di Calabria alla testa di sei squadre di cavalli. Al campo di Quinzano d’Oglio sorge una rissa tra i suoi uomini ed i soldati sforzeschi che termina con notevoli danni ai suoi alloggiamenti, la perdita di cavalcature e di numerosi carri. Antonio da Marciano interviene con Gian Giacomo da Trivulzio per sedare gli animi.

Ago.FirenzeGenovaLiguria

Con la firma della pace di Bagnolo gli è consegnato del denaro dai fiorentini raggiungere Sarzana e combattervi i genovesi.

Ott.Toscana e Liguria

Giunge sotto Pietrasanta (appartenente alla Banca di San Giorgio) e si ammala di malaria. Nonostante l’ infermità partecipa agli assalti contro Sarzana. Viene ucciso da un colpo di archibugio(o di cannone) al ventre in un tentativo di impadronirsi della bastia che domina la città dall’alto. E’ sepolto a Pisa nella chiesa di San Michele Fuori Le Mura. Lascia nel testamento un lascito per la costruzione di venticinque piccole chiese. Possiede una piccola raccolta di 40 manoscritti e libri a stampa, in prevalenza titoli militari; è proprietario pure di alcune opere umanistiche di Francesco Barbaro, del Guarino e di Matteo Palmieri.

 CITAZIONI

-“Strenuo condottiere, e di fede verso la Repubblica nostra in ogni spedizione manifesta.” SANUDO

-“Huomo degno fra cotanti.” SANTI

-“Grand’huomo nell’armi.” VERDIZZOTTI

-“Giovane umano, grazioso, stimato per la virtù d’animo, per la valentia in guerra e per il ruolo di conduttore di lance al soldo della Veneta Repubblica.” BASSETTI

-“Celebre conduttiero della Republica Fiorentina, molto versato nelle belle lettere, e curioso indagatore della veneranda antichità..Fu quest’huomo de’ più segnalati della sua Famiglia nell’Arte militare.” UGHELLI

-“Alla perizia delle armi congiunse lo studio delle buone lettere; e lasciò un testamento pregiabile per memorie istoriche de’ suoi illustri antenati, e perché vi traspare un’anima sollecita dell’onor suo, credente, benefica. A’ figli lasciò una pingue eredità, e, che più è, un nome chiaro per virtù e per militare valentia.” FABRETTI

-“Condottiero prudente e uomo colto, nel 1476, al momento della stesura del testamento, possedeva 32 manoscritti e otto libri a stampa. Tra gli autori della sua biblioteca erano scrittori di argomenti militari quali Vegezio, Frontino e il contemporaneo Roberto Valturio, e storici come Livio, Cesare, Polibio, Svetonio e Plutarco.” MANTOVANI

-Durante la sua prigionia a Milano “Il Fabretti dice che lo storico milanese Bernardino Corio gli temperò le amarezze della prigioni.” ARGEGNI

Fonte immagine: wikipedia

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