ANGELO DELLA PERGOLA

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Condottieri di ventura

1421      ANGELO DELLA PERGOLA  (Angelo del Fuoco, Agnello dalla Pergola) Nasce probabilmente a Pergola in contrada Madonna del Piano. Figlio di poveri contadini. Conte di Biandrate. Signore di Sartirana Lomellina e di Zeme. Padre di Antonio e di Leone.

1375 ca.- 1428 (aprile)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1397 Milita come uomo d’arme al servizio dei Malatesta signori di Fano.
1405
……….. Napoli Chiesa
Dic. Pisa

Comp. ventura

Firenze

 

Siena

600 cavalli Toscana

Al soldo di Pisa. I fiorentini assoldano Ludovico Migliorati che si trova nel senese. Quest’ultimo assale i suoi uomini mentre si fanno avanti in disordine dallo stato della Chiesa verso Siena. La sua compagnia è distrutta. Angelo della Pergola si dirige con gli sbandati in maremma: viene qui contrastato dai capitani della “Compagnia della Rosa”, al servizio dei senesi, Giovanni Malvicini e Cataluccio da Orvieto.

1407 Fermo Comp. ventura Marche

Diviene luogotenente generale con Pietro Navarrino del signore di Fermo Ludovico Migliorati. il della Pergola assedia Rocca Contrada (Arcevia); sconfitto da Braccio di Montone è obbligato a rientrare a Fermo nonostante la disparità di forze a suo favore.

1409
Feb. Firenze Napoli Marche

Lascia gli stipendi del Migliorati. Affianca Malatesta Malatesta contro le truppe di Ladislao d’Angiò. Cerca di impadronirsi  per trattato, nel fermano, di  Petritoli.

Giu. Toscana

Con Francesco Orsini (300 cavalli) coadiuva Malatesta Malatesta nel buon successo di un’ imboscata tesa a Bagno Vignoni ai danni di Gentile da Monterano.

Lug. Lazio

Con lo sbarco a Pisa di Luigi d’Angiò alla testa di 1500 cavalli entra nello stato della Chiesa;  occupa varie città agli avversari.

1410
……….. Siena Pitigliano Toscana

Ha l’incarico di combattere il conte di Pitigliano Bertoldo Orsini dopo il ritiro del re di Napoli dalla Toscana. Razzia numeroso bestiame in maremma;  si accorda con un abitante di Sovana, Antonio Querciuola, allo scopo di impadronirsi di sorpresa della località. Ha l’assenso del capitano del popolo Niccolò Bulgherini;  sono chiamati da Grosseto a coadiuvarlo nella sua iniziativa Tommaso da Castello da San Quirico, e Stangalino della Palude.

Apr. Toscana

Si avvicina a Sovana e colloca i suoi uomini in due punti vicini mentre Antonio Querciuola ed un francese, abile scalatore, si arrampicano per la via Cupa accompagnati da più soldati. Costoro salgono nella città alta dove non vi sono mura, aprono una porta e vi fanno entrare le sue truppe; anche i difensori della rocca si arrendono senza problemi; il centro è messo a sacco.

Sett. Toscana

Ottiene Saturnia. Scorta  ad Acquapendente Luigi d’Angiò;  si reca a Siena.

Nov. Siena Napoli Toscana

Occupa il castello di Montauto. Allorché è informato della perdita di Talamone ad opera degli angioini tenta di recuperare la località: è obbligato a desistere per le difficoltà incontrate nella sua azione. Firma una tregua con Bertoldo Orsini e rientra a Siena.

1411 Rimini Toscana Romagna

Lascia gli stipendi dei senesi e passa al servizio dei Malatesta. I fiorentini non gli concedono il passo;  dall’aretino attraversa l’Umbria e giunge a Rimini. Ha il comando di 700 armati.

1412
Ott. Cesena Fermo Antipapa Maeche

Combatte agli ordini di Andrea Malatesta contro Fermo ed i fautori dell’antipapa Giovanni XXIII.

Nov. Marche

Allorché Andrea Malatesta deve rientrare in Romagna Angelo della Pergola lo sostituisce per qualche tempo nel comando delle truppe.

1413
Gen. Marche

Entra con Andrea Malatesta in Monterubbiano alla testa di 600 cavalli.

Ott. 100 lance Marche

Si trova a Montegiorgio.

1414
Lug.

E’ compreso come collegato dei Malatesta nella pace stipulata tra il re di Napoli e l’antipapa.

Nov. Rimini Fermo Marche

Combatte per Carlo Malatesta contro Ludovico Migliorati e Rodolfo da Varano.

1415
Feb. Marche

Sorprende a Montottone Simone dell’Aquila e Bartolomeo Smeducci che, con 60 cavalli e venti fanti, hanno lasciato Monteverde per compiere una scorreria nel territorio di Montegiorgio: cattura i due capitani con 30 uomini. Simone dell’Aquila sarà liberato solo con la consegna di Monteverde.

1416
Lug. Perugia Montone Umbria

Sempre agli ordini di Carlo Malatesta contrasta Braccio di Montone;  partecipa alla battaglia di Umbertide o Sant’Egidio al comando dell’ avanguardia (1000 cavalli e 800 fanti). Assalito dalla retroguardia del Tartaglia, in un primo momento sembra prevalere sui nemici; i bracceschi sostituiscono squadre fresche a quelle stanche;  con l’arrivo sul terreno di Cherubino da Perugia il della Pergola deve  arretrare finché è costretto  ad una fuga disordinata. Si salva  con 400 cavalli nel folignate; i Trinci lo catturano e svaligiano i suoi uomini.

1417
……….. Rimini Romagna

Ritornato al servizio dei Malatesta arresta a Rimini Martino da Faenza con l’accusa di tradimento: il condottiero sarà più tardi decapitato a Fano.

Giu. Bologna Ferrara 200 lance e 100 fanti

 

Emilia

Ha l’incarico di recuperare il castello di San Giovanni in Persiceto che si è ribellato ai bolognesi per darsi agli estensi. Assedia la località con Gozzadino Gozzadini, Bartolomeo Mangili, Simone da Canossa e Giacomo da Perugia; respinge una sortita degli avversari ed  entra nel centro dopo che gli è stata aperta una porta per trattato. Gli abitanti  fuggono temendo per la propria vita.  San Giovanni in Persiceto viene messa  orrendamente a sacco.

Ago. Milano Cremona Lombardia

E’ condotto dal duca di Milano Filippo Maria Visconti per combattere il signore di Cremona Gabrino Fondulo. Entra in Lodi con 300 cavalli; si sposta con Opicino Alciati e Giovanni da Cremona alla difesa delle terre del cremonese che sono state appena conquistate dal Carmagnola (Pescarolo, Soresina, Casalbuttano, Casalmorano, Grumello Cremonese). Attaccato da Niccolò da Tolentino, viene sconfitto a Pieve Delmona.

1418
Mar. Marche

A Montecassiano con 60 cavalli.

1419
Sett. Chiesa Perugia 100 lance Umbria

Passa al servizio del papa Martino V.  Contrasta ancora una volta le truppe del Montone agli ordini di Muzio Attendolo Sforza. Staziona nel territorio di Gubbio con Conte da Carrara, Bernardino degli Ubaldini della Carda e Ludovico dei Michelotti (nel complesso 2000 cavalli).

Ott. Umbria

Si accosta nottetempo ad Assisi presso il convento di San Francesco dove un frate gli indica una piccola porta male murata e senza sorveglianza. Irrompe nella città con 2000 cavalli e 1200 fanti e perviene nella piazza maggiore con Conte da Carrara e Bernardino degli Ubaldini della Carda:  respinge i fautori di Braccio di Montone.

Dic. Marche

Si porta ad Ancona con Angelo da Sant’Elpidio.

1420
Gen. Umbria

Con Guidantonio da Montefeltro e Bernardino degli Ubaldini della Carda respinge un attacco condotto dagli avversari a Gubbio.

Feb.

Rende omaggio al legato pontificio il cardinale di Siena Michele Condulmer.

Mar. Romagna A fine mese si reca a Forlì con Carlo Malatesta, Ludovico Alidosi ed Obizzo da Polenta per incontrarsi nuovamente con il cardinale di Siena: obiettivo, la preparazione del piano di guerra per la prossima campagna contro i bolognesi.
……….. Chiesa Bologna 700 cavalli Emilia

Combatte il signore di Bologna Antongaleazzo Bentivoglio con il Montone e Ludovico Migliorati. Mette a ferro e fuoco il contado.

Giu. Emilia

Si scontra con Gabrino Fondulo: è salvato dalla sconfitta dall’intervento del Montone. Con la vittoria i due capitani decidono di togliere l’acqua alla città: il Fondulo consiglia Antongaleazzo Bentivoglio di espellere dalla città tutti gli inabili alla difesa. Nascono disordini nel campo bolognese che portano all’ingresso dei pontifici in Bologna.

Ott. Emilia e Romagna

Si incontra a Borgo Val di Taro con Pietro dei Rossi. Si trasferisce nel forlivese con 3000 uomini tra cavalli e fanti.

1421
……….. Comp. ventura Chiesa Emilia

Non riesce ad essere soddisfatto dai pontifici nelle sue spettanze; si impadronisce allora di Castel San Pietro Terme e preda il territorio vicino. Il cardinale legato cede alle sue richieste; Angelo della Pergola restituisce quanto occupato e libera gli ostaggi dopo avere ricevuto 9000 ducati.

Sett. Romagna Si trasferisce nel forlivese con 1000 cavalli;  si ferma a Bagnolo per nove giorni con il permesso del signore di Forlì Giorgio Ordelaffi. Si sposta nel territorio di Meldola: dal capoluogo gli vengono forniti vettovaglie e foraggi per la cavalleria.
Ott. Comp. ventura Cunio 1000 cavalli Emilia

A Castel Bolognese. Firenze gli invia Averardo dei Medici che gli fa consegnare del denaro dal legato il cardinale dei Santi Quattro Alfonso Carillo; a metà mese è raggiunto da Francesco Tornabuoni che lo persuade ad allontanarsi dalla regione.  Devasta i territori di Barbiano e di  Cotignola.

1422
Feb. mar. Milano Duca Savoia Emilia e Piemonte

Muove dal bolognese per occupare l’Ossola caduta in potere del duca di Savoia. Occupa Domodossola ai piedi del Sempione e prosegue per il San Gottardo;  si impossessa anche di tutta la Val Levantina.

Giu. Milano Cantoni Svizzeri Svizzera

Partecipa alla battaglia di Arbedo dove ha il comando della seconda schiera per  contrastare 4000 svizzeri. Aggredisce gli avversari prima che costoro si organizzino mentre il Carmagnola li attacca sul fianco: cadono a terra 400 cavalcature cui è stata squarciata da terra la pancia dalle alabarde dei fanti nemici. Angelo della Pergola ordina ai suoi di combattere a piedi. Riprende il combattimento che dura dal mattino fino alla sera; gli svizzeri sono sconfitti con la perdita di 3000 uomini.

Lug. Lombardia

Per i suoi meriti a fine mese viene infeudato di Sartirana Lomellina;  gli sono donati dal duca di Milano Filippo Maria Visconti 10000 fiorini. Tra i testimoni dell’atto vi è Erasmo da Trivulzio. Presta giuramento di fedeltà.

1423
Mag. Milano Forlì Emilia e Romagna

Si trova con Secco da Montagnana nel bolognese alla testa di 4000 cavalli e di 1000 fanti: in apparenza è stato chiamato in soccorso dal legato pontificio per recuperare Castel Bolognese occupata da Antongaleazzo Bentivoglio, in realtà suo obiettivo è la conquista di Forlì. La città si è infatti ribellata a Lucrezia Alidosi che  governa lo stato per conto del figlio minorenne Tebaldo Ordelaffi, il cui padre, morendo, ha nominato come tutore  il duca di Milano. Angelo  della Pergola entra in Forlì a nome del marchese di Ferrara Niccolò d’Este (alleato dei viscontei); tra i suoi primi atti vi è quello di liberare Antonio Ordelaffi dalla sua prigionia che dura da dodici anni.

Ago. Milano Rimini Romagna

I fiorentini gli spingono contro i Malatesta.

Sett. Milano Firenze Imola Romagna

Si scontra al ponte di Ronco con le truppe comandate da Pandolfo Malatesta e da Niccolò da Tolentino. Secco da Montagnana ferma l’avanzata degli avversari; quando è sul punto di cedere intervengono le squadre di riserva condotte da Angelo Belmamolo e da Drago Lampugnani. I due condottieri occupano un piccolo ospedale, già caposaldo del Malatesta ed ora sguarnito di difensori;  colgono gli avversari alle spalle. Ultimo ad entrare in azione è il della Pergola che blocca la ritirata ai fiorentini. I ducali ritornano a Forlì in trionfo accolti da luminarie e dal suono delle campane.

1424
Feb. Romagna

Esce da Lugo e si reca di nottete ad Imola mentre i fiorentini rimangono fermi a Modigliana. Si avvicina con le scale alle mura della rocca di cui alcuni disertori gli aprono le porte: ha così la possibilità di entrare nella città  occupata che viene occupata con qualche contrasto. Ludovico Alidosi è imprigionato; è condotto a Milano per essere rinchiuso nei Forni  di Monza.

Mag. Lombardia

Milano, castello di Porta Giovia. Filippino Cane gli cede la contea di Biandrate ed il castello di Zeme: titolo e signoria diventono effettivi solo dopo la morte di Filippino Cane.

Lug. Romagna

Difende Forlì dagli attacchi dei fiorentini. Attua un’azione diversiva;  assale Zagonara alla cui difesa si trova Alberico da Barbiano.  Circonda il castello con fortilizi lungo il fossato e fa erigere un secondo anello munito di palizzate, bastie e trincee per difendersi da attacchi  esterni.  Costringe gli assediati ad arrendersi a patti nel caso in cui la rocca non riceva soccorsi entro il termine di quindici giorni. Alla notizia l’esercito fiorentino si allontana da Forlì.  Preavvertito, Angelo della Pergola fa allagare con le acque del vicino Senio i campi di Zagonara, peraltro già zeppi d’acqua per le forti piogge in corso, in modo da renderli impraticabili alla carica della cavalleria pesante nemica. Il della Pergola  punta sul temperamento del capitano avversario Carlo Malatesta con cui ha militato per parecchi anni;   si pone sulla difensiva con 4000 cavalli e 4000 fanti. E’ assalito da 8000/ 9000 cavalli; il primo attacco è portato da Ardizzone da Carrara, ad esso seguono quelli condotti da Niccolò e da Gentile Orsini. Guido Torelli, che affianca il della Pergola, arretra ad arte verso un luogo paludoso:  vede perdere di vigore la furia dei fiorentini per cui ordinare, a sua volta, il contrattacco. Gli avversari si danno alla fuga dopo molte ore di scontro;  tra i fiorentini sono catturati 3200/5000 cavalli e 2000 fanti con Carlo Malatesta. La sconfitta costa a Firenze 300000 fiorini tra riscatti dei prigionieri, armi perse e cavalcature da reintegrare negli organici delle varie compagnie. Il della Pergola lascia Lugo e punta su Bagnolo.

Ago. Milano Rimini Pesaro Romagna

Espugna Savignano di Rigo che viene messa a sacco; occupa Forlimpopoli, Belfiore e Rocca delle Caminate; saccheggia Savignano sul Rubicone, Verucchio e Santarcangelo di Romagna; ne  ottiene il possesso del castello da Zucca da Mondaino. Giunge nei pressi di Rimini.

Sett. Romagna

Assedia Rocca San Casciano: a seguito di un trattato il castellano ed il podestà Piero Gianni si arrendono a patti e gli cedono la fortezza dietro l’esborso di 300 fiorini: minaccia di fare impiccare il podestà che gli si è rivolto con fare amichevole a causa della sua vile condotta. Ha Monte Cerro, Predappio, Monte Sacco, Monte Cornetto e Tredozio, castelli caduti tutti senza combattere. Un’estrema resistenza trova invece nei difensori di Montepetra: il della Pergola fa incendiare tutto il terreno attorno al castello per costringere Biagio del Melano, che ne è alla difesa, ad arrendersi. Costui fa gettare capi di vestiario e paglia dall’alto e vi getta sopra due suoi figli; egli si lascia viceversa morire soffocato dalle fiamme nonostante che i viscontei gli porgano scale e funi per salvarsi. I giovani vengono fatti consegnare da Angelo della Pergola ai loro parenti.

Ott. Romagna

Ottiene Portico di Romagna: gli è condotto davanti il podestà Zanobi dal Pino che lo spinge ad allontanarsi dagli Appennini romagnoli per puntare direttamente sulla Toscana. Sdegnato per il tradimento, lo fa vestire con un panno di lino grezzo dipinto con gigli rovesciati. Gli è rasato il capo e gli sono dipinti sopra altri gigli: chi gli sputa in faccia, chi gli strappa i peli della barba, è schernito da tutti; sono strappati dei fogli dipinti a bisce e gli sono messi in bocca perché da guelfo impari a divenire ghibellino. L’uomo muore soffocato.

Nov. Romagna

Conquista a patti Dovadola; si dirige verso Faenza;  vi è accolto con tutti gli onori da Guidantonio Manfredi. Tocca Bagnolo ed invade le terre dei Malatesta di Pesaro.

Dic. Marche e Toscana

Entra in Gradara, dove è ricevuto con tutti gli onori da Galeazzo e Carlo Malatesta: ciò non gli impedisce di dichiarare prigionieri i suoi ospiti e di porre a sacco il castello. Attacca la fortezza di Cozzano feudo di Giovanni Gambacorta: vani sono i suoi assalti, anche se affiancati dallo scavo di gallerie sotterrane per fare franare le mura. Nel ritirarsi colloca alcuni suoi uomini in imboscata; costoro uccidono sedici difensori usciti dal castello per sorvegliare i movimenti dei viscontei. Rientra nelle Marche;  mette a sacco Gabicce, Fiorenzuola di Focara, Casteldimezzo e Granarola. I prigionieri e le prede sono condotti a Forlì. Nell’ allontanarsi da tale località gli giunge l’ordine dal duca di Milano di rilasciare tutti i prigionieri. Colloca i suoi alloggiamenti invernali a Faenza.

1425
Gen. Romagna

Contrasta ancora Pandolfo Malatesta nel cesenate e nel riminese; lo obbliga  a recarsi di persona a Milano per trattare la pace con i ducali.

Apr. Milano Conte Savoia Piemonte Si porta ad Asti per combattere le truppe sabaude comandate dal maresciallo Manfredo di Saluzzo, da Ludovico di Savoia-Acaia e da Luigi Costa signore di Carrù, Bene e Trinità. In breve tempo l’ingrossarsi dei fiumi alle sue spalle, che  preclude il flusso dei rifornimenti alle sue truppe, lo induce a ritirarsi.
Giu. 1000 cavalli Lombardia

Transita per il cremonese con la sua compagnia; si incontra a Cusago con il duca di Milano.

Lug. Milano

 

Conte Savoia

 

Luogotenente ducale  

Piemonte

Ritorna in Piemonte. Procede all’ espugnazione del castello di Borgo San Dalmazzo, alla cui difesa si trova Oddone di Ceva. Il marchese di Ceva viene fatto prigioniero con i suoi famigliari. Negli stessi giorni Filippo Maria Visconti gli chiede di esonerare Malatesta Malatesta dal pagamento delle taglie che gli sono state imposte. Il della Pergola è nominato luogotenente ducale.

Ago. Piemonte Romagna

E’ segnalato a Forlì; nella piazza maggiore fa decapitare un suo uomo d’arme sorpreso a rubare nella casa di un cittadino.

Sett. Milano Firenze Faenza Romagna

Esce da Forlì con Secco da Montagnana, entra nel faentino,  giunge a Villafranca ed a Reda; da Lugo è raggiunto da  da Francesco Sforza.  Insieme i due condottieri si dirigono a Santa Lucia dove fanno tagliare viti ed alberi fin sulle porte di Faenza. Rientra a Lugo con Secco da Montagnana: i loro uomini incominciano ad ammutinarsi per il ritardo delle paghe. Saldate le  competenze dovute, lascia Forlimpopoli e rientra nel faentino sempre con Secco da Montagnana ed Angelo Belmamolo per ostacolare i lavori nelle campagne degli avversari. il Manfredi non impedisce da Faenza le loro scorrerie. E’ minacciata Castrocaro Terme.

Ott. Umbria e  Toscana

Si sposta in Umbria ed in Toscana, tocca Citerna, Montecchio, Borgo San Sepolcro (Sansepolcro);  con Guido Torelli ai primi del mese approfitta delle discordie esistenti tra i condottieri fiorentini per sconfiggere nell’alta Val Tiberina, ad Anghiari, Ardizzone da Carrara, Niccolò Piccinino e Bernardino degli Ubaldini della Carda.

Nov. Milano Cantoni Svizzeri Capitano g.le Romagna Emilia  Lombardia Piemonte

Viene richiamato dalla Romagna con Erasmo da Trivulzio per fronteggiare in Lombardia gli svizzeri al comando di 1800 cavalli e 500 fanti. Esce da Forlì per la  Porta  Schiavonia; si incontra con Pietro dei Rossi, tocca Borgo Val di Taro, attraversa la Lombardia ed entra in Val d’Ossola ove affronta Peterman Rysig, del cantone di Svitto, che ha invaso la Val Formazza con 500/600 armati.

1426
Gen. Emilia

Si trova a Malandriano con 1200 cavalli divisi tra Montecchio Emilia, Castelnuovo, Casalpò e Cavriago: proibisce ai suoi uomini di depredare i territori estensi.

Feb. Milano

Milano

Firenze

Duca Savoia

Umbria  Toscana Piemonte

In Umbria con 4000 cavalli; si accampa a Monte Santa Maria Tiberina,  depreda il territorio tra Cortona, Arezzo e Sansepolcro. E’ trasferito ad Asti per difendere il marchese di Ceva, raccomandato dei Visconti, da una possibile azione offensiva da parte del duca di Savoia.

Mar. Milano Firenze Venezia Mantova Romagna

Rientra in Romagna. E’ contattato dai veneziani che gli offrono una condotta di 1000 cavalli e di 200 fanti, nonché la signoria di Imola (da conquistare): le trattative non hanno alcun successo.

Apr. mag. Romagna Emilia e Lombardia

Lascia definitivamente la Romagna;  a fine aprile si porta alla bastia di Cantone; si collega con  Erasmo da Trivulzio che lo raggiunge da Parma con 1000 fanti e 50 cavalli.  Insieme marciano verso il Panaro per allestire un ponte di barche a Bomporto. Bloccato sulle rive del fiume, ai primi di maggio giunge a Trecasali e si trasferisce nel bolognese; supera un canale presso San Giovanni in Persiceto su un ponte di botti e sorprende la compagnia di Guido da Fabriano. Penetra nel modenese, approfitta dell’ immobilità di Niccolò d’Este sul Panaro e raggiunge a Casa del Bosco, presso Vignola, il Torelli con 2000 cavalli: con lui vi sono numerosissimi guastatori che gli aprono una strada nel bosco. E’ gettato un nuovo ponte sul Panaro;  i viscontei lo attraversano senza essere in alcun modo disturbati dai fiorentini. Ha l’ordine di muoversi verso Brescia per congiungersi con lo Sforza. Sorgono continue dispute nel campo visconteo tra il Piccinino e lo Sforza da un lato, ispiratori di una strategia offensivista, e dall’altro il della Pergola ed il Torelli  che invitano ad una maggior prudenza.

……….. Capitano g.le Lombardia

Gli è dato il comando supremo delle truppe contro il Carmagnola. Ai suoi ordini militano 15000 cavalli. Depreda il mantovano e trova poco contrasto in Gian Francesco Gonzaga: fa allagare il territorio rompendo gli argini dei fiumi vicini, devasta ed incendia ogni cosa con tale furore da essere soprannominato Angelo del Fuoco. Un’altra versione afferma che tale nome se lo sia conquistato agli inizi della sua carriera, allorché in un assalto notturno, per fare credere agli avversari di avere a disposizione un maggiore numero di armati, sia ricorso ad un famoso stratagemma di Annibale facendo accendere dei fuochi sulle corna di molti buoi.

Nov. Lombardia

Brescia cade in potere dei veneziani.

Dic. Lombardia

Viene stipulata una tregua tra le parti.

1427
Mar. 1000 cavalli Emilia e Lombardia

Assedia ed espugna Brescello a seguito di un intenso bombardamento; presto è ricacciato dal castello con la perdita delle salmerie e di alcuni cavalli. E’ sostituito nel capitanato generale da Carlo Malatesta (dei Malatesta di Pesaro) a causa delle sue continue diatribe con il Piccinino, lo  Sforza ed anche il Torelli. Riprendono le ostilità;  marcia con il Piccinino nel cremonese; conquista Casalmaggiore con l’aiuto della flotta ducale del Po (20 galeoni, 3 grandi ganzere ed altre 12 imbarcazioni fluviali) nonostante l’ostinata resistenza del provveditore veneziano Fantino Pisani. Gli avversari si arrendono a patti alla condizione di non ricevere soccorsi entro tre giorni.

Mag. Emilia e Lombardia

Assale di nuovo Brescello che viene soccorsa dalla flotta veneziana. Con il Piccinino, lo Sforza, il Torelli ed altri capitani predispone un’imboscata a Gottolengo al Carmagnola: il condottiero veneziano  è colto con i suoi uomini in disordine. Il della Pergola, il Torelli e Cristoforo da Lavello escono dal castello e vincono Nanne Strozzi che comanda 400 cavalli. L’esito dello scontro rimane incerto a causa dell’ intervento finale di Gian Francesco Gonzaga, che vale in un certo qual modo a riequilibrarne le sorti a favore dei veneziani.

Lug. Lombardia

Con il Torelli e lo Sforza aggredisce il Carmagnola nel suo campo fortificato di Castelsecco nelle vicinanze di Pizzighettone: raggiunge il fossato e si batte con la fanteria avversaria. Invia avanti ai suoi uomini i numerosi contadini che  seguono le sue file per eventuali saccheggi nel campo nemico. Costoro non possono fuggire,  vengono uccisi senza pietà dalle truppe avversarie; il della Pergola trova nel muro formato dai carri un punto meno difeso, vi penetra con impeto sino al centro del campo. Ne segue una nuova lotta ed una terribile confusione;  dopo quattro ore i ducali sono respinti e devono ripiegare a Cremona inseguiti dai veneziani fin quasi sulle porte della città. Parecchi sono i morti e 500 i prigionieri tra i viscontei.

Ott. Lombardia

E’ sconfitto dal Carmagnola a Maclodio: in realtà con il Torelli tenta di opporsi alla tattica di Carlo Malatesta, del Piccinino e dello Sforza tesa a condurre le truppe su una strada elevata a guisa di argine intorno alla quale si  trovano paludi impraticabili alla cavalleria e macchie di bosco in cui i veneziani (in precedenza) hanno posto molti arcieri e balestrieri. I ducali sono disfatti. Nello scontro sono catturati 10000 uomini tra i quali il figlio Antonio ed il capitano generale Carlo Malatesta. I prigionieri sono quasi subito tutti liberati dal Carmagnola, come presuppone l’uso dei tempi, per non dover dare da mangiare a tanti uomini quando le vettovaglie non sono abbondanti. Secondo alcune fonti anche Angelo della Pergola  cade in un primo momento nelle mani degli avversari salvo ad essere liberato dall’ intervento dello Sforza.

1428
Feb. Lombardia

Si accampa a Palazzolo sull’Oglio con il Piccinino al comando di 3000 cavalli e di 4000 fanti; si mette in marcia con l’aiuto di Avelonio Suardi; approfitta dello sparpagliamento dell’ esercito veneziano nel territorio circostante per riprendere il controllo della zona; penetra nella Valle di San Martino e vi commette devastazioni e violenze di ogni genere fra le quali restano memorabili quelle inflitte alla Val Caleppio. Occupa una bastia alla cui difesa si trova Giovanni da Deruta; entra in Caprino Bergamasco ove cattura Scaramuzza da Pavia e Pietruccio di Calabria.

Mar. Milano Firenze Monaco e Liguria

Si trasferisce nella Riviera di Levante per togliere Monaco ai Grimaldi alleati dei fiorentini.

Apr. Lombardia

Muore all’improvviso a Bergamo per uno sbocco di sangue. Per altre fonti muore a Cremona. Suoi stemmi sono in un primo tempo quello dei Montaini, una fiamma divisa in cinque punte e, poi, quello conservato dalle memorie di Siena, una testa di bue.

 CITAZIONI

“Venturiere d’alta fama om quei tempi.” FABRETTI

“Uno dei più famosi Capitani di quel tempo.” AMMIRATO

“Personaggio spigoloso, ma intraprendente.” DECEMBRIO

“Uno dei migliori capitani viscontei.” COGNASSO

“Molto sperto in maneggiar l’armi, e condurre ne i tempi della guerra.” ALBERTI

“Famosissimo Capitano di quei tempi.” PELLINI

“Capitan molto famoso.” GIOVIO

“Angelum rei bellicae gloria clarum.” BIONDO

Con Francesco Sforza e Niccolò Piccinino “Soldati di alto valore.” MAGENTA

“Valoroso capitano di ventura de que’ tempi.” GAMURRINI

“Fortissimus dux.” F. ADAMI

“Comandante di grido.” BONOLI

“Locumtenens meus, qui erat ut ita dixerim alter ego, et fide, ac strenuitate ceteris excedebat, nullis pro me parcens laboribus, nec expensis, sed patienter, et constantissime incomodo quoque perferens, qui profecto ille erat, de quo majus poteram facere capitale.” Da una memoria di Filippo Maria Visconti raccolta dal DAVERIO

“Tre anni dopo la morte dello Sforza e di Braccio spariva così dal teatro della guerra uno dei più valorosi guerrieri che aveva con essi contribuito a rialzare le sorti della milizia italiana. Meno fortunato nella storia, non però indegno di stare a fronte ai due grandi campioni, egli ebbe tutte le qualità caratteristiche di un valente condottiero, e nella sua lunga vita, passata fra il tumulto delle armi, diè prova di una meravigliosa energia, di un’audacia insuperabile. La storia non ci ha tramandato il suo ritratto, ma dalle azioni narrate balza fuori una maschia figura, dai lineamenti decisi, dall’occhio fiero: una tempra ferrea, avvezza alle fatiche, domata fra gli stenti della vita venturiera.”

Con Antonello da Milano, Fabrizio da Capua e Secco da Montagnana “Qui in re militari admodum praestabant.” BRACCIOLINI

Con Secco da Montagnana, Angelo Belmamolo, Fabrizio da Capua, Bertolino di Zambuono, Petrino da Tortona, Guido Torelli “Conductores et armorum viri illustrs.” REDUSIO

Con Gaspare dei Pazzi “Utriqui viri fortes et bello clari.” CRIVELLI

“Invecchiato nell’armi.” ROSMINI

Con Guido Torelli “Condottieri viscontei di buona fama.” OPERTI

“Uno dei più prodi ed esperti condottieri del secolo XV.” BOSI

“Fu uno de’ più celebri capitani del suo secolo.” UGOLINI

Con il Carmagnola “Esperti nella guerra moderna.” ROVELLI

“Possa ne vien colui che inver rimosse/ de sì alta fama Carlo Malatesta,/ col tempo usando ardire, ingenio e posse,/ Angelo egli è, per cui ancor fa festa/ la pergola, sua patria..” SANTI

“Capitano invitto.” CIMARELLI

“Molto esperto in maneggiare l’armi e condurre cavallerie in tempo della guerra.” COLUCCI

“Uomo ardito e pugnace.” A. MARINI

“Il Della Pergola scelse in questa battaglia (Zagonara) metodi di combattimento quali la diversione, la rapida e incalzante successione dei tempi, lo scontro diretto per risolvere in tempi brevi il combattimento – che gli furono propri anche in altre occasioni. Nelle sue battaglie più famose, il Della Pergola si affidò soprattutto alla forza delle armi usando tattiche rudimentali, ma in definitiva al condottiero visconteo va riconosciuto un indubbio ardimento e coraggio nella guerra combattuta, e specialmente in questa battaglia, che fu dura e feroce, e fu presa ad esempio da W. Block (Die Condottieri, Berlin, 1913), per confutare la nota tesi machiavelliana delle “battaglie senza sangue” di quell’epoca. Dopo Zagonara, per diversi mesi, continua a seminare il terrore in Romagna conquistando castelli e terre dei Malatesta, quando si dirige verso la Toscana senza risparmiare il saccheggio e la spoliazione dei territori e delle popolazioni:  in tale speciale attitudine alla brutalità il della Pergola si mostrò erede dei costumi feroci delle compagnie di ventura del XIV secolo piuttosto che partecipe delle innovazioni introdotte da Braccio (di Montone) e Sforza (Muzio Attendolo Sforza) nelle tecniche di cvombattimento.” COVINI

“Fu uno dei più valorosi capitani di venturadel XV secolo, noto come Angelo dal Foco…E’ tra i personaggi storici della tragedia di Alessandro Manzoni il Conte di Carmagnola. Dal Foco è raffigurato come un prudente consigliere che cerca di dissuadere l’inesperto Malatesta (Carlo) dall’affrontare la battaglia (di Maclodio). Di fronte all’ostinazione e alla voglia di combattere del Malatesta, l’anziano condottiero si schiera in prima fila e si batte valorosamente.” WIKIPEDIA

 

   BIOGRAFIE SPECIFICHE

-B. Fagioli. Angelo della Pergola. Capitano di ventura del secolo XV.

 

 

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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