ZITOLO DA PERUGIA

0
166

Condottieri di ventura

1443      ZITOLO DA PERUGIA  (Citolo da Perugia, Giorgio Zaccagnini, Giorgio dei Gregori)

 1470 – 1510 (settembre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1499

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

………

Firenze

Pisa

 

 

Toscana

Milita agli ordini di Paolo Vitelli.

Ago. ott.

 

 

 

 

 

 

Toscana

Ad agosto prende parte all’attacco della fortezza di Stampace. Desideroso di bottino come altri combattenti si oppone inutilmente agli ordini del suo capitano allorché Paolo Vitelli decide di abbandonare le operazioni. Ad ottobre il suo capitano viene incarcerato dai fiorentini con l’accusa di tradimento; nell’occasione Zitolo da Perugia aiuta Vitellozzo Vitelli a fuggire nel pisano.

Dic. Chiesa Forlì   Romagna Agli stipendi di Cesare Borgia. Affianca Onorio Savelli, Vitellozzo Vitelli e Giampaolo Baglioni nell’ attacco portato dai pontifici ad Imola, difesa da Taddeo della Volpe. La località si arrende in breve tempo.
1500 Chiesa     Romagna  
1503          
Mag. Firenze Pisa   Toscana  

1504

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

Firenze

Pisa

110 fanti

Toscana

Ha ai suoi ordini 110 provvigionati.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Toscana

Si ammala al campo.

1505

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago.

Firenze

Comp. ventura

 

 

Toscana

Gli è riconosciuta una provvigione annua di 250 ducati;  gli è aumentata la condotta di 200 fanti. Partecipa alla battaglia di Campiglia Marittima nella quale è battuto Bartolomeo d’Alviano: nell’ intervenire a sostegno della cavalleria leggera di Paolo da Parrano e di Malatesta Malatesta da Sogliano subisce notevoli perdite.

Sett.

Firenze

Pisa

 

 

Toscana

Si trova sotto le mura di Pisa agli ordini di Ercole Bentivoglio. Con Piero del Monte a Santa Maria e Chiriaco dal Borgo (3000 fanti) conduce il primo assalto alla città dalla parte della Porta Calcesana: viene respinto con perdite relative da 300 fanti spagnoli comandati da Nuno de Ocampo. Ercole Bentivoglio lo utilizza anche per il secondo assalto alle mura;  ha l’incarico di attraversare l’Arno agli inizi del combattimento con Ceccotto Tosinghi. I suoi fanti giungono sino al ponte;  vengono bloccati da alcuni pisani appostatisi nelle rive del fiume. Il condottiero è ferito ad una coscia da un verrettone; i suoi fanti si ritirano nel rivellino della Porta delle Piagge. Sopraggiungono gli avversari ed i fiorentini  sono scacciati dalla posizione. Con la sconfitta ritorna al campo. A fine mese è inviato a Ripafratta con 80 provvigionati al posto di Carlo da Cremona. Lo accompagna Bernardino da Carrara con altri 30 provvigionati.

Nov.       Toscana Al campo di Cascina. Sequestra un forziere ad un balestriere, ex-capitano. Ne controlla il contenuto e lo consegna alle autorità competenti.

1508

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago.

Venezia

 

 

 

 

Veneto

Passa agli stipendi dei veneziani;  gli è concessa una provvigione annua di 300 ducati.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Istruisce in gran fretta 1000 cernite bresciane.

1509

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

Venezia

Francia Impero Ferrara

800 fanti

Lombardia

Effettua la rassegna della sua compagnia a Brescia nella piazza del Mercato Nuovo. Per galvanizzare gli animi dei cittadini simula alcune azioni militari.

Apr.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova nella Riviera di Salò a Polpenazze del Garda; a fine mese si congiunge con Franco dal Borgo e Meleagro da Forlì per compiere una scorreria oltre l’Adda. Giunge fino alle porte di Lodi, razzia molto bestiame ed arreca gravi danni al territorio circostante; si muove successivamente attorno a Crema per passare, infine, a Pontevico dove è inquadrato nella terza colonna comandata da Antonio Pio.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Prende parte alla battaglia di Agnadello.  Con i suoi fanti appoggia l’iniziale azione vittoriosa di Bartolomeo d’Alviano con Piero del Monte a Santa Maria e Saccoccio da Spoleto. Alla fine il quadrato dei fanti veneziani (4000 uomini) è stritolato da 3000 svizzeri, 2000 o 3000 guasconi e da 1000 uomini d’arme capitanati dallo stesso re Luigi XII. Nel combattimento fra le truppe della Serenissima muoiono pochi uomini d’arme e 6000 fanti dei quali 700 appartengono alla  compagnia di Zitolo da Perugia. E’ fatto prigioniero lo stesso Bartolomeo d’ Alviano; anche Zitolo da Perugia, ripetutamente ferito (cinque volte) subisce la medesima sorte ad opera di alcuni balestrieri a cavallo di Galeazzo Pallavicini. Condotto nel castello di Agnadello è fatto medicare; paga la taglia che gli è stata imposta e viene rilasciato.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia; gli va incontro un membro del Consiglio dei Savi che gli consegna del denaro: a  suo dire la colpa della sconfitta ricade sul mancato intervento degli uomini d’arme di Antonio Pio e, soprattutto, al comportamento tenuto  da Giacomo Secco. I veneziani provvedono a farlo curare perché le sue ferite non sono ancora rimarginate. E’ accolto nel Collegio dei Pregadi dal doge Leonardo Loredan: gli è aumentata la provvigione a 400 ducati l’anno e gli è data una condotta di 1000 fanti da raccogliere nel perugino. E’ chiesto a lui ed a Lattanzio da Bergamo un parere sui lavori di  forticazione inerenti il campo di Marghera.

Lug.

 

 

 

 

300 fanti

Veneto

Raggiunge Mestre con 300 fanti;  con Taddeo della Volpe e Lattanzio da Bergamo irrompe in Padova per Porta Codalunga lasciata semiaperta per il passaggio di alcuni contadini con tre carri carichi di frumento. In breve la resistenza del governatore imperiale Leonardo da Trissino (300 fanti tedeschi) e di Brunoro da Serego (50 uomini d’arme) è sopraffatta; Zitolo riporta due leggere ferite nello scontro. Gli imperiali ripiegano in parte verso il castello ed in parte verso il Palazzo del Capitaniato, si difendono per breve tempo e si arrendono. Con Lattanzio da Bergamo Zitolo da Perugia fa porre  a sacco i palazzi di famiglie ribelli quali quelle di Antonio Capodivacca; il provveditore generale Andrea Gritti lo incarica di distogliere gli uomini di Sebastiano  Bernardi che vogliono depredare alcune case; gli si oppone Stefano Moneta che gli ammazza la cavalcatura ed uccide un suo caposquadra. Nonostante ciò si reca a Venezia a chiedere la grazia per il Moneta: per il suo operato viene lodato in sede di Consiglio dei Savi. Ha il compito di raccogliere da 250 a 800 fanti; gli sono donati  una casa in Padova ed alcuni beni, che comportano una rendita annua di 200 ducati, già appartenenti ai ribelli. Supervisiona le difese del castello di Stra sempre con Lattanzio da Bergamo.

Ago.

 

 

 

 

900 fanti

Veneto

Alcuni stradiotti informano Zitolo da Perugia del tentativo di Francesco Gonzaga di subornarli; si congiunge con Lucio Malvezzi e sorprende ad Isola della Scala il Gonzaga. Finge di uscire in ricognizione sulla linea di Castelbaldo e Montagnana verso i confini con gli estensi con parte delle truppe che proseguono via terra e,  parte, imbarcate via fiume; punta con decisione su Legnago; qui si collegano con i suoi uomini Vincenzo Cassina, Piero Spolverini, Girolamo Pompei e 1500 contadini del territorio. Inviati in avanscoperta alcuni cavalli che gridano “Turco”, “Turco”, soprannome con cui è conosciuto il Gonzaga, per fare credere agli uomini del campo che stanno arrivando gli stradiotti disertori, entra nottetempo nella località, trova una debole resistenza e fa prigioniero lo stesso Francesco Gonzaga con il Boisy: nell’ iniziativa sono catturati cavalcature, artiglierie, gioielli  ed armi per un valore di 20000 ducati. Rientra a Padova  assalita dalle truppe dell’ imperatore Massimiliano d’Austria; ha l’incarico di difendere i bastioni di Codalunga con 2050 fanti.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Con 300 fanti ed un buon numero di schioppettieri coadiuva Lucio Malvezzi nel contrastare gli imperiali che cercano di deviare con una chiusa le acque del Bacchiglione alla Porta di Santa Croce: gli avversari sono respinti e costretti a riparare dietro un muro; interviene Niccolò Orsini che fa piazzare due falconetti ed un cannone e la  situazione è risolta. A fine mese vi è un intenso bombardamento nel tratto Codalunga/Ognissanti in cui rimane ferito ad una gamba per i detriti provocati da un colpo di artiglieria; subito dopo, cinque bandiere di fanti, cui sono stati promessi 5000 ducati in caso di vittoria, si gettano contro il bastione di Codalunga. Zitolo da Perugia fa brillare le mine predisposte nel fossato e queste operano grandi varchi nelle file nemiche. Nonostante la ferita conduce il contrattacco che porta a mettere fuori uso sette pezzi di artiglieria (tre grossi e quattro minori) ed a incendiare i depositi di polvere da sparo. 250/300 fanti spagnoli e tedeschi restano morti sul terreno o fra le macerie del fossato ed altrettanti sono feriti.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Sono respinti altri attacchi portati da fanti tedeschi; Zitolo da Perugia  è ancora ferito ad una gamba da una scheggia provocata di un colpo da artiglieria. Poiché gli assedianti per abbattere le mura del bastione di Codalunga usano i “gatti” (specie di arieti) il condottiero fa più volte alzare su una pertica una gatta. Gli imperiali sono in tal modo sfidati a venirsela a prendere al canto “Su,su, chi vol la gatta,/venga innanti del bastione/dove in cima de un lanzone/la vedrete star legata/su, su, su chi vol la gatta?”.

Nov.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Si ammala e non segue l’esercito alla conquista di Vicenza.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Convalescente, si porta a Venezia per essere ricevuto in Collegio e dal doge.

1510

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

510 fanti

Veneto

E’ inviato in Polesine; si collega con Antonio Pio e Giovanni Greco, esce da Badia Polesine con il provveditore Giovanni Paolo Gradenigo;  giunge a Castelnuovo sul Po per opporsi agli estensi. Si muovono in avanscoperta 25 cavalli che alla vista del nemico ripiegano in un luogo predisposto per un’imboscata: sono catturati 30 uomini d’arme, 60 balestrieri a cavallo e 100 fanti estensi.

Apr.

 

 

 

 

 

 

Veneto

I suoi uomini mugugnano per il ritardo delle paghe; è segnalato  a Monselice con Antonio Pio per controllare lo stato delle fortificazioni del castello. Chiede il permesso di recarsi a Venezia per protestare perché non sono state mantenute le promesse fattegli.

Mag.

Venezia

Francia Impero

645 fanti

Veneto

Si lamenta delle sue condizioni; domanda che moglie e figli possano raggiungerlo dall’Umbria; si esprime sfavorevolmente su un’eventuale condotta per Piero Gentile e favorevolmente per Pier Onofri da Montedoglio. Gli è riproposto un aumento di 100 ducati della provvigione annua e gli è dato il permesso di completare l’organico della sua compagnia a 800 fanti. Prende parte ad un consiglio di guerra con il provveditore Giovanni Paolo Gradenigo allorché i francesi si accingono ad attaccare il Polesine;  fa pressioni per abbandonare Rovigo. Si trasferisce agli accampamenti di Brentelle presso Padova;  entra a contesa con Dionigi Naldi in modo tale da chiedere di lasciare il campo: è accontentato con il trasferimento a Treviso che raggiunge per la via di Camposampiero e di Noale con 645 fanti. E’ convocato a Venezia dove si indaga sulla ritirata dal Polesine: difende le scelte del provveditore Gradenigo e spiega che non si può difendere un territorio così vasto con soli 60 uomini d’arme e 600/700 fanti di fronte all’intero esercito francese. Nei medesimi giorni partecipa ad una seduta del Gran Consiglio in cui è presente anche Francesco Gonzaga; in Collegio chiede un aumento di 100 ducati della propria provvigione, una condotta di 800 fanti e, soprattutto, di non sottostare agli ordini di Dionigi Naldi. Viene rimandato a Treviso con la promessa del comando di 900 fanti, la provvigione gli è elevata a 600 ducati ed i suoi famigliari possono trasferirsi a Padova. Con il denaro preso a prestito dal podestà di Treviso Girolamo Marin può dare un acconto ai suoi uomini; marcia sulla strada che porta a Fiera di Primiero per impedire l’avanzata di fanti tedeschi che provengono da Agordo.

Giu. lug.

 

 

 

 

600 fanti

Veneto

Chiede che sia aumentato il numero degli uomini a sua disposizione; si ammala e subisce alcuni salassi. Ristabilitosi fa venire, anche a sue spese, alcuni fanti ed invia Giannino del Conte a Venezia affinché riferisca sul precario stato delle fortificazioni di Treviso. Gli è dato del denaro per reclutare 100 fanti;  ha l’incombenza di sovrintendere ai lavori di miglioramento delle difese cittadine: non mancano battibecchi con il provveditore Alvise Mocenigo. Nella sostanza rafforza il bastione di Santi Quaranta e con Chiappino Vitelli spinge affinché sia abbattuto il bastione di Nodari voluto a suo tempo da fra Giocondo. Segue sempre l’esecuzione delle opere difensive anche se non manca di scaramucciare con le milizie nemiche stanziate verso il Piave. Ritorna a Venezia, chiede di potersi muovere verso Cittadella ed il saldo delle paghe arretrate. Ha  il permesso da Alvise Mocenigo di raggiungere la località.

Sett.

 

 

 

 

Capitano g.le artiglieria

Veneto

Si porta a Montebello Vicentino;  costringe gli avversari a ritirarsi; si trova a San Martino Buon Albergo con Chiriaco dal Borgo dove il collaterale generale Pietro Antonio Battaglia lo accusa di imbrogli nel pagamento dei suoi uomini. Con Chiriaco dal Borgo e Lattanzio da Bergamo decide di bombardare Verona da Porta Vescovo al castello di San Felice: si accampa nei pressi con la sua compagnia. Ha il comando delle artiglierie allorché il capitano bergamasco è ferito mortalmente. Da Porta  San Martino escono per una sortita 1800 fanti tedeschi ed alcuni cavalli francesi per impadronirsi delle artiglierie: si arma, interviene con coraggio senza celata e respinge l’assalto dei lanzichenecchi. Muore per le ferite riportate alla testa. Varie sono le versioni sulla sua morte: chi lo dice ucciso da un tedesco con uno spadone a due mani e chi per un colpo di alabarda infertogli alla testa da un suo caposquadra. I suoi fanti, addolorati per la morte del loro capitano, scacciano i nemici dalla postazione, uccidono 40 fanti e ne catturano altri 50 con tre capitani, fra i quali Francesco Maldonado. E’ sepolto con tutti gli onori a Padova nella basilica di Sant’Antonio di fronte alla tomba di Lattanzio da Bergamo. A Padova gli è dedicata una via nei pressi del duomo.

 CITAZIONI

“Uomo di grande esperienza.” MACHIAVELLI

“Astuto, fosco di colore, minaccevole nel sembiante, grave, robusto di forze, e buon parlatore.” FABRETTI

Colonnello molto stimato di fanti.” GUICCIARDINI

“La morte del qual è stata de grandissima molestia a tutto questo exercito, per trovarse pochi par homeni in Italia de fanti a pé.” SANUDO

“Le cui opere in questa guerra furono tali, che non mai debbono invecchiare o’ annullarsi.” MOCENIGO

“Fu reputata la sua morte a tutta la città (Perugia) dannosa, per aver carestia de pari suoi.” MATARAZZO

” Eccelso e degnio/…pien di valore/ exemplo di fortezza, e di bontate,/ costui per acquistar ne l’arme honore/ andava sol fra mille schiere armate.”/ (All’assedio di Verona) “Cittol fu il primo il qual con una ronca/ fé quel dì cose inusitate, e nove,/ tal che con la sua falce in man adunca/ sembrò la morte a tante extreme prove./ Questo guerrier ardito, e valoroso/ nel combatter, parea che mettessi ale/ e si mostrò quel dì tanto animoso/ ch’el nemico da lui fuggir non vale./ Et era tutto quanto sanguinoso/ e più che combattea facea più male/../Quivi il corpo de Cittolo fu accolto/ da marcheschi con pianto, e con dolore./ E quel da poscia in un bel panno avolto/ mandato fu a vinetia a grande honore.” DEGLI AGOSTINI

“Era di primi fanti a piedi de Italia.” AZIO

“Huomo fortissimo.” MARCELLO

Con Saccoccio da Spoleto “Uomini ed eglino d’eccellente e chiara virtù.” BEMBO

Con Lattanzio da Bergamo “Ambi valorossi et valentissimi homeni et vigilantissimi in ogni loro operatione et pratici di fortifichare citade.” PRIULI

“Huomo illustre e chiaro in guerra.” P. GIUSTINIAN

Con Lattanzio da Bergamo “Due de lor (i veneziani) primi, e più riputati capitani.” GIOVIO

“Capitano valoroso.” GUAZZO

“Viro armis praeclaro..Vir militia incomparabilis.” VERI

“Tante volte nominatosi con fama e grido.” VERDIZZOTTI

“Sotto la disciplina dell’Orsini (Niccolò) e del Vitelli (Paolo), divenuto Capitano di gran fama.” CRISPOLTI

“Che a dir di lui/ vorrebbe un Tullio arpino.” CORDO

“Ardito e presto.” SACCHINO