VITELLOZZO VITELLI DI Città di Castello

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Condottieri di ventura

2188      VITELLOZZO VITELLI      (Niccolò Vitelli). Detto Vitellozzo. Di Città di Castello. Conte di Montone. Signore di Città di Castello, Monterchi ed Anghiari. Figlio di Niccolò; fratello di Paolo, Giulio, Giovanni, Camillo; cognato di Oliverotto da Fermo, genero di Paolo Orsini.

1458 ca. – 1502 (dicembre)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1484
Mag.ChiesaVenezia

Ha le sue prime esperienze militari nelle compagnie di Virginio Orsini.

1485
EstateC.di CastelloFuoriuscitiUmbria

Espugna il castello di Promano.

1494
Gen.ToscanaPrende parte a Firenze ad una grande giostra organizzata da Piero dei Medici. Sono pure presenti Rinieri della Sassetta, Ludovico da Marciano, Simonetto Baglioni e Renzo di Ceri.
…………..FranciaChiesa
1495
Giu.FranciaMilanoLiguria

Con i fratelli Camillo e Paolo Vitelli muove contro Genova (200 lance e 200 cavalli leggeri);  giunge fino a Chiavari per prestare soccorso a Rapallo; allorché la città è conquistata dagli avversari viene attaccato da un gran numero di montanari che tagliano le vie di ritirata ai vitelleschi. Si colloca all’ avanguardia mentre il fratello Paolo si pone alla retroguardia per impedire l’accerchiamento delle loro forze: al Monte Bracco, dopo un feroce combattimento, è superata la resistenza degli avversari.

Lug.PisaFirenzeToscana

Entra nel lucchese;  si reca a Pisa con i fratelli Paolo e Camillo Vitelli al comando di 190 lance e di 100 tra balestrieri a cavallo e stradiotti. Passa agli stipendi dei pisani per contrastare i fiorentini; si muove in Val di Serchio ed a Settimo; si pone alla difesa di Vicopisano;  respinge un attacco portatovi da Guidobaldo da Montefeltro che è costretto a ripiegare ad Albareto a causa del tiro delle artiglierie e delle sortite dei difensori.

Sett.FirenzePisaToscana

I fiorentini si accordano con il re di Francia e Paolo e Vitellozzo Vitelli si conducono al loro soldo contro i pisani. Si impadronisce della rocca di Stampace, la fortezza volta verso la porta che dà sul mare, ed entra nel borgo di San Marco. I pisani si ritirano fortificandosi sul ponte vecchio. Il castellano francese della cittadella invece di coadiuvare gli attaccanti (come da speranze dei fiorentini) fa sparare sul borgo in cui costoro si sono accampati. Vitellozzo Vitelli viene ferito da un sasso. Il commissario fiorentino Francesco Valori decide  di ritirarsi.

………………Toscana

Attacca ancora Pisa con Ranuccio da Marciano, il fratello Paolo Vitelli e Francesco Secco.

1496
………………Francia

A Lione, alla corte francese con Carlo Orsini ed il conte di Montorio Giovanni Antonio Carafa; con costoro convince il re Carlo VIII ad intervenire una seconda volta nel regno di Napoli.

Sett. ott.FirenzeImpero MilanoToscana

Dopo la resa di Atella lascia la Provenza, sbarca a Livorno con 1000 fanti trasportati da una flotta francese di 7 grosse navi; si pone con Carlo Orsini alla difesa della città assalita dalle truppe dell’ imperatore Massimiliano d’Austria. I  due capitani respingono l’assalto ed obbligano gli avversari a riparare nella flotta ancorata nei pressi.

Nov.OrsiniChiesaToscana

Gli imperiali lasciano l’assedio di Livorno;  Vitellozzo Vitelli prosegue per l’Umbria.

1497
Gen.Comp. venturaSienaUmbria  Lazio e Toscana

Si impadronisce di Citerna; raccoglie a Città di Castello 200 uomini d’arme e 1800 fanti umbri, entra in Monteleone d’Orvieto in aiuto di Bandino da Castel della Pieve; ottiene Ficulle, cerca di ottenere per accordo Sala e si colloca sotto Orvieto. L’ esperienza acquisita con i francesi gli permette di apportare nelle sue schiere alcune innovazioni che vanno  dall’ utilizzo del trasporto delle artiglierie su carri simili a quelli dei transalpini, più maneggevoli di quelli usati dagli italiani, all’ allungamento delle picche (settanta centimetri in più rispetto a quelle adoperate dai lanzichenecchi) ed all’ addestramento dei  fanti al combattimento in quadrato come gli svizzeri. Vitellozzo Vitelli si dirige verso Bracciano e si congiunge a Soriano nel Cimino con Carlo Orsini; mette a sacco Toscanella (Tuscania). Alla testa di tali truppe attacca i pontifici tra Soriano nel Cimino e Canepina: dopo un primo sfavorevole scontro di cavalleria spedisce i picchieri italiani contro 800 lanzichenecchi. I suoi uomini annientano il quadrato nemico ed i cavalli pontifici sono costretti a ritirarsi. Nello scontro sono catturati Guidobaldo da Montefeltro e Giampiero Gonzaga; sono feriti Muzio Colonna ed il duca di Gandia Giovanni Borgia: tra morti e prigionieri i pontifici perdono più di 500 uomini. Con la vittoria si collega con Bartolomeo d’Alviano; muove quindi su Monterotondo. Il papa Alessandro VI deve restituire agli Orsini le loro terre e liberare Paolo e Gian Giordano Orsini, seppure dietro il pagamento di una taglia di 50000 ducati. Vitellozzo Vitelli accetta le condizioni dietro le pressioni di Consalvo di Cordoba e di Prospero Colonna ed il riconoscimento della signoria su Città di Castello. Nello stesso periodo è contattato dai fuoriusciti senesi per assalire il capoluogo. Irrompe nel senese con molti fanti e cavalli ed assale San Casciano dei Bagni. Si impadronisce della località con l’aiuto degli stessi fuoriusciti. Allorché viene a conoscenza che a Siena è stata scoperta la congiura mette a sacco San Casciano dei Bagni e si ritira con il bottino a Città di Castello.

Feb.LazioDa Nepi punta su Bolsena nel cui territorio si accampa per quattro giorni.
Lug.Comp. venturaOrvietoUmbriaA fine mese assale il territorio di Orvieto verso Meana e Castelgiorgio. Razzia numerosi cavalli.
1498
Feb.Firenze Francia

Viene condotto con il fratello Paolo Vitelli dai fiorentini e dai francesi che gli riconoscono una condotta di 200 lance e di 200 cavalli leggeri ed uno stipendio complessivo netto di 40000 scudi. Nel caso in cui il re di Francia non accetti tale contratto è prevista una riduzione dello stipendio a 36000 scudi in caso di guerra ed a 33000 in quello di pace.

Mag.FirenzePisa VeneziaToscana

La condotta è variata in 300 uomini d’arme ed in 1200 fanti; lo stipendio viene portato a 40000 ducati per un anno. Da fronteggiare sono i pisani. Con la sconfitta patita da Ranuccio da Marciano a San Regolo il fratello Paolo Vitelli viene nominato capitano generale.

Giu.Capitano g.le fanteriaToscana

Ai primi del mese giunge da Montevarchi a Gaiole in Chianti. E’ diretto alla volta di Pisa per conto dei fiorentini.

Sett. ott.Toscana

Taglia la ritirata a 200 cavalli leggeri ed a molti fanti pisani che hanno tentato di conquistare il bastione della Dolorosa sopra Vicopisano. Assedia Ripafratta finché ad  ottobre è obbligato ad abbandonare il campo per i dolori provocatigli dalla lue.

Nov.Toscana

A Pratovecchio con 2000 fanti.

Dic.Toscana

Dopo la perdita del bastione di Stagno vicino a Livorno ritorna nel pisano con numerosi fanti, 400 cavalli leggeri e 100 lance;  transita per Vicopisano, Bientina e Pontedera. Rafforza le difese di Livorno e ne recupera il bastione a spese dei pisani; rientra nel Casentino, si impossessa della rocca di Banzena e tiene lontano Bartolomeo d’Alviano da Pratovecchio; converge, indi, su Bibbiena con il fratello Paolo Vitelli, Giampaolo Baglioni e Gaspare da San Severino. Soffre la mancanza di denaro a Poppi; da qui muove alla conquista di Montefattecchio ove precede l’arrivo di rinforzi veneziani. A metà mese con l’abate Basilio, abate di San Felice in Piazza, occupa Marciana e vi sorprende 84 uomini d’arme (tra cui un nipote dell’Alviano) e 180 fanti.

1499
Gen.Umbria e Toscana

A Città di Castello per raccogliervi 500 fanti e 200 guastatori; ritorna a Pieve Santo Stefano dove i soldati per riscaldarsi distruggono le case di legno della località.

Feb.Toscana

Assedia Bibbiena con il fratello Paolo Vitelli, Gaspare da San Severino e Francesco da Montedoglio (4000 fanti e 500 uomini d’arme).

Apr.VitelliColonnaUmbria

Fronteggia i Colonna ed i loro partigiani; lotta contro Brandolino Valenti che i suoi uomini catturano nell’ espugnazione di Castel Rubello. Negli stessi giorni con il fratello Paolo Vitelli appoggia i fuoriusciti di Siena Lucio Bellanti e Giacomo Buoninsegni per aiutarli a rientrare nella città a spese di Pandolfo Petrucci.

Ago. sett.FirenzePisaToscana

Attacca Pisa;  conquista la rocca di Stampace. Il  fratello decide di ritirarsi  perché reputa necessaria un’ulteriore preparazione di artiglieria: ha l’incarico di fare rispetatre l’ordine. Si colloca davanti ai fanti e ne uccide uno con lo stocco perché si rifiuta di obbedire.

Ott. nov.Toscana Umbria e Lombardia

Il fratello viene fatto decapitare dai fiorentini con l’accusa di tradimento. I commissari fiorentini Braccio Martelli ed Antonio Canigiani, con i condottieri Piero del Monte a Santa Maria e Pirro da Marciano, si recano a Vicopisano dove si trova Vitellozzo Vitelli con l’intenzione  di catturarlo nel suo padiglione. Il condottiero si è infatti detto ammalato ad una precedente richiesta di recarsi a Cascina con il fratello.  Finge di ubbidire, si veste e con l’aiuto delle sue lance spezzate, tra le quali spiccano Antonio da Castello e Zitolo da Perugia, fugge a Pisa seguito da 150 cavalli e da 100 fanti. Vuole puntare ai danni di Livorno mentre i pisani fanno pressioni affinché si rechi a Ripafratta e da qui scorra in Val di Serchio. Dopo breve tempo lascia Pisa per  raggiungere Città di Castello. Si dirige poi a Milano presso il re di Francia a chiedere vendetta per la morte del fratello. In Lombardia si mette al servizio di Cesare Borgia.

Dic.ChiesaForlìRomagna

Transita per Cesena con 300 cavalli. Riceve 500 ducati. Assale Imola, difesa da Taddeo della Volpe, con Onorio Savelli, Giampaolo Baglioni e Zitolo da Perugia.  Induce presto alla resa Dionigi Naldi assediato nel locale castello.

1500
Gen.Romagna

Assedia Caterina Sforza nel castello di Forlì. Con Ivo d’Allègre ed Achille Tiberti costringe il balivo di Digione Antonio di Baissay a rinunciare alla Sforza, catturata  da quest’ultimo, a favore di Cesare Borgia.

Feb.Lazio ed Umbria

Entra in Roma con il duca Valentino alla testa dei mercenari italiani, guasconi, tedeschi e svizzeri. A fine mese giunge ad Orvieto con 200 cavalli e molti fanti; si ferma all’albergo di Giuliano del Tede e vi si incontra con il vescovo Giorgio della Rovere che fa trovare per lui e per i suoi uomini capponi, galline (lesse ed arrosto), capretti, marzapane, torte, vino e pane.

………………VitelliFirenzeToscana

Assale i fiorentini ad Anghiari.

Mag.ChiesaPesaroMarche

Raduna i suoi fanti a Città di Castello e muove contro Pesaro.

Giu. lug.Vitelli

Perugia

 

 

Firenze

Baglioni

 

Romagna Toscana e Umbria

Si sposta verso Rimini; a luglio saccheggia il territorio di Cortona; tocca  Pantalla,  a  San Martino in Campo collega le sue truppe con quelle di Giampaolo Baglioni. Aiuta quest’ultimo a recuperare Perugia ai danni di Carlo Baglioni: entra nella città a seguito di un duro combattimento davanti ad una porta in cui sono uccisi 300 uomini. Mette a soqquadro il rione di Sant’Anna. In riconoscenza del soccorso prestato gli è concessa la cittadinanza di Perugia. Negli stessi giorni invia un proprio emissario a Pisa per confortare la popolazione a continuare la guerra con i fiorentini; spedisce pure alla difesa della città un ingegnere militare e quattro suoi capisquadra tra cui Romeo da Pisa e Griso da Pisa.

Ago. sett.Chiesa

Chiesa

Chiaravalle

Viterbo

Umbria e Lazio

Con 300 lance, 1000 fanti e molte cernite (10000 uomini) assedia in Acquasparta con Giampaolo Baglioni Altobello da Canale; la località è espugnata a settembre dopo quattro giorni di intenso fuoco di artiglieria ed un assalto generale durato sei ore. Altobello da Canale è posto su un tavolo da macellaio ed è fatto a pezzi; alcuni si cibano delle sue carni, altri le gettano nel fuoco; è decapitato Girolamo da Canale che pure ha riportato dieci ferite nello scontro; altri fuoriusciti di Todi, Terni e Narni sono parimenti decapitati. Acquasparta è messa a sacco, il castello è dato alle fiamme ed è completamente demolito. Vitellozzo Vitelli ottiene Monte Campano, dirocca metà castello e lo fa incendiare; si accampa sotto Amelia. I ghibellini riconoscono ai pontifici 10000 ducati. Si dirige a Celleno;  irrompe in Viterbo per la porta della rocca con Giampaolo Baglioni e Paolo Orsini. Sembra permettere agli avversari politici, i gatteschi ed i colonnesi, di raccogliere i loro beni ed a permettere loro di abbandonare la città; blocca, al contrario, loro l’uscita e spoglia gli esuli. Tutte le case della città, appartenenti sia agli avversari come ai fautori dei maganzesi, sono derubate dalle sue truppe: il bottino condotto a Città di Castello è valutato in 50000 ducati. Nei vari scontri rimangono uccise 500 persone. A settembre Vitellozzo Vitelli si reca a Foligno con il papa e Cesare Borgia; a fine mese è segnalato a Roma in piazza San Pietro per la rassegna delle sue compagnie.

Ott.Umbria e Marche

Mancano i denari;  gli è concesso di recuperarli attraverso il saccheggio del contado di Montefalco; si sposta nelle Marche con le artiglierie: quattro/cinque cannoni, una colubrina, due sagri, quattro/sei falconetti ed altri pezzi di calibro minore.  Si ferma nel fanese. Nel contempo le truppe spagnole militanti pure esse al servizio di Cesare Borgia mettono a sacco Deruta distruggendo ogni cosa che pervenga in loro potere.

Nov.ChiesaFaenzaRomagna

Ai primi del mese giunge a Cesena: ha il compito di sorvegliare le artiglierie con 400 fanti delle sue compagnie e gli spagnoli. Occupa Brisighella e le fortezze della Val di Lamone con l’aiuto di Dionigi Naldi; conquista la torre del Gesso mentre il Naldi dà alle fiamme le case dei Buosi e quelle di Castagnino da Castagneto; Vitellozzo Vitelli si impadronisce anche della rocca di Rontana, di La Preda e di Torre di Ceparano. Si dirige ad Imola ed a Forlì per un consiglio di guerra e per una nuova rassegna dei suoi uomini. A Ronco traghetta le artiglierie, raggiunge Meldola e con 1000 fanti assedia Faenza; al soldo dei pontifici si trovano anche altri condottieri quali Giulio e Paolo Orsini, Dionigi Naldi e Giampaolo Baglioni. Dopo una settimana di incessante cannoneggiamento da parte dei suoi pezzi di artiglieria cade una torre. All’alba i soldati si spingono avanti in un’azione disordinata. Molti degli assalitori, tra cui Onorio Savelli, restano uccisi mentre stanno attraversando la linea del fuoco (si parla di 400 morti d’ambo le parti). Vitellozzo Vitelli, rimasto ferito nello scontro, si deve ritirare dopo altri quattro giorni sia per la resistenza riscontrata,  sia (in modo particolare) per le cattive condizioni atmosferiche. Tutti gli alberi e tutte le case attorno a Faenza sono stati abbattuti per cui  mancano  ripari per gli attaccanti. Conquista e mette a sacco Oriolo (Riolo Terme), assale il castello di Montemaggiore: il castellano Camperino d’Aireno opera una sortita nella quale restano uccisi dodici uomini delle sue compagnie; ancor più sono i feriti. Per il dispetto Vitellozzo Vitelli fa dare alle fiamme tutte le case del borgo.

Dic.RomagnaSi avvicina a Faenza e si porta fino a San Giuliano. Non vi sono movimenti nella città a favore dei pontifici per cui Cesare Borgia spedisce le sue truppe agli accampamenti invernali.
1501
Gen. apr.ChiesaFaenza  BolognaRomagna ed Emilia

Riprende ad assediare Faenza. Conquista Solarolo con un breve fuoco di artiglieria; cattura il bombardiere del castello e prima di rimandarlo a Faenza gli fa togliere un occhio e mozzare una mano; entra in Russi con 600 cavalli e 300 fanti. Molesta continuamente i vicini territori appartenenti alla Serenissima sicché i veneziani non gli forniscono le armi che ha ordinato a Brescia (marzo). Suoi soldati razziano del bestiame nel ravennate ed uccidono alcuni contadini: alle nuove rimostranze fa impiccare due razziatori e ne invia altri legati al podestà di Ravenna affinché faccia giustizia. Ottiene subito le armi ordinate. Ad aprile cede Faenza: tra i  prigionieri vi è Bernardino da Marciano. Vitellozzo Vitelli gli salva la vità e gli fa restituire le armi. Attacca i Bentivoglio, signori di Bologna; ottiene la rocca di Castel San Pietro Terme, mette a sacco la città e vi cattura due ambasciatori di Giovanni Bentivoglio. Si impossessa di Fiumicino e di Castel Guelfo di Bologna: con la cessione di Castel Bolognese ai pontifici ha l’ordine di fermarsi.

Mag. giu.ChiesaFirenze PiombinoEmilia e Toscana

Entra in Medicina, vi cattura Pirro da Marciano, altro fratello di Ranuccio, lo fa decapitare:  il cadavere è gettato, con un sasso al posto della testa, nel fossato del castello. Scorre il bolognese fino a Varignana ed all’Idice. Guerreggia ora i fiorentini per vendicare la morte del fratello Paolo Vitelli: si accampa a Campi Bisenzio.  Ottiene subito la liberazione del cancelliere del fratello, Cerbone del Monte a Santa Maria. Opera sotto Malmantile ed Empoli. Scorre il territorio finitimo distruggendo i raccolti di frumento e tagliando alberi e vitigni; tutto è messo a sacco; in particolare sono rapite fanciulle e donne avviate tutte al mercato della prostituzione di  Roma. Raccoglie a Pisa otto pezzi di artiglieria;  assedia il castello di Pomarance vicino a Volterra: ne è respinto dai terrazzani con la perdita dell’artiglieria utilizzata dopo un assalto di sette ore. Richiamato da Cesare Borgia assedia in Piombino Jacopo d’ Appiano. A metà giugno lascia il campo di Piombino e si trasferisce a Pisa con 100 uomini d’arme, 200 cavalli leggeri e 500 provvigionati. Persuade la popolazione a non cedere ai fiorentini facendo in tal modo fallire alcune trattative di pace portate avanti da Benedetto Buonvia.

Lug.ChiesaNapoli

Piombino

Lazio Abruzzi Campania Marche e Toscana

Lascia Roma con Cesare Borgia e   Giampaolo Baglioni alla testa di 400 fanti indossanti la livrea del  duca Valentino, gialla e cremisi, e di 100 lance francesi. Affianca i transalpini nel regno di Napoli contro gli aragonesi. Conquista L’Aquila;  costringe Ludovico Franchi a dargli in ostaggio due figli ed a ritirarsi in Puglia; anche Muzio Colonna abbandona la difesa della città. A tappe forzate raggiunge Cesare Borgia sotto Capua. Assedia nella città Fabrizio Colonna; vi  irrompe durante le trattative di resa: la località è messa a sacco.  Si racconta che faccia uccidere Ranuccio da Marciano facendogli cospargere del veleno sulle ferite. Ritorna a L’ Aquila e vi cattura il conte di Montorio che fa condurre a Città di Castello. Lascia il regno di Napoli con Oliverotto da Fermo per proseguire nelle operazioni dell’ assedio di Piombino. Transitando nel territorio di Camerino i due condottieri mettono a sacco il castello di Casavecchia: inutili si rivelano le proteste di Giulio Cesare da Varano.

Ago.Comp. venturaTerniLazio ed Umbria

Con gli spoletini promuove un trattato ai danni dei ternani. Nel reatino chiede agli abitanti del castello di Contigliano che siano fornite vettovaglie ai suoi uomini; si avvicina alle mura ed è ferito da un sasso lanciatogli da una donna. Immediata è la replica che si conclude con l’espugnazione del castelletto, l’uccisione della donna e di altre 130 persone (di cui 127 uomini). Tocca Terni dove gli sono consegnati 4000 ducati; transita per Corbara, Sugano e Porano (danni per 1000 fiorini in tale castello). Da qui alla testa di 500 cavalli e di molti fanti punta su  Acquapendente e Bolsena. Nel suo passaggio chiede ed esige vettovaglie per i suoi soldati. Ad Acquapendente ha un colloquio con Piero dei Medici.

Sett.Toscana

Ai primi di settembre si accampa sotto Piombino al comando di 4000 uomini tra fanti e cavalli. Non avviene alcun assalto. Causa la mancanza di vettovaglie i difensori si arrendono a condizione di non ricevere soccorsi entro il termine di dodici giorni. Vitellozzo Vitelli si impossessa di tutto il territorio. A fine mese è segnalato a Scarperia con Michelotto Coreglia.

Dic.Toscana

A Borgo San Sepolcro (Sansepolcro).

1502
Gen.Emilia e Romagna

Si reca travestito da balestriere da Ferrara a Cesena.

Mar.Toscana

A Massa con Giampaolo Baglioni  al seguito del papa Alessandro VI.

Mag. giu.Chiesa

Chiesa

Camerino

Firenze

Umbria Marche e Toscana

E’ nominato conte di Montone dal pontefice. Assedia in Camerino Giulio Cesare da Varano con Oliverotto da Fermo e Francesco Orsini. Il commissario pontificio Niccolò Bonafede accusa i loro uomini di introdurre a caro prezzo nella città, a favore degli assediati, notevoli quantità di frumento. I tre capitani vengono tutti redarguiti con un breve dal pontefice. Nel gioco delle parti i condottieri ritorcono l’accusa ai danni di Niccolò Bonafede scrivendo ad Alessandro VI che la città avrebbe già ceduto alla fame senza i soccorsi alimentari approntati dal presule ed ammontanti a 10000 some di grano. Presto Vitellozzo Vitelli lascia l’assedio di Camerino con 3500 fanti:  si è accordato con alcuni cittadini di Arezzo affinché organizzino una sommossa in tale località. Il commissario fiorentino Guglielmo dei Pazzi fa arrestare due suoi aderenti; si solleva Arezzo e costoro sono liberati. A giugno Vitellozzo Vitelli esce da Città di Castello; occupa Monterchi e si accampa a Colle di Val d’Elsa; transita per lo Scopetone; invia alcuni uomini al castello di Giovi che si arrende subito a patti; occupa Subbiano ed altri castelli dell’Arno casentinese. Entra in Arezzo sotto le insegne dei Medici con 120 lance, 1000 archibugieri a cavallo e molti fanti per un totale di 3500 uomini. Cattura Guglielmo dei Pazzi ed il capitano della città Alessandro Galilei; giungono a suo sostegno alcuni pezzi di artiglieria, trainati da buoi, ed i soccorsi inviati dal cardinale Giovanni dei Medici e da Piero dei Medici (100 cavalli e 300 fanti). Si congiungono con i suoi uomini anche Fabio Orsini e Giampaolo Baglioni. Con tali forze si accampa fuori la Porta di San Clemente che guarda verso Quarata;  intima alla fortezza cittadina la resa entro due giorni. Invia, pure, dei distaccamenti sul colle di San Fabiano per sorvegliare la strada che porta ad Anghiari. Bombarda la cittadella dopo avere ricevuto le munizioni da Siena. Ostinato nel portare a compimento la sua vendetta sui nemici del fratello  cattura Bernardino Tondinelli, già cancelliere di Ranuccio da Marciano, e lo fa uccidere con tutti i figli; fa decapitare il vescovo Giacomo dei Pazzi perché a suo tempo non si è opposto alla condanna a morte del fratello; è pure impiccato sulla Porta di San Clemente un soldato colpevole di avere mietuto del frumento contro i suoi ordini. Lascia all’assedio il fratello Giulio Vitelli ed esce da Arezzo trasportando con sè le campane cittadine e parte dei beni del Monte di Pietà a fronte delle taglie imposte agli abitanti. Punta su Firenze con 800 cavalli e 3000 fanti: con Giampaolo Baglioni affronta il commissario Antonio Giacomini. Si ferma a Petrognano, sulla riva sinistra dell’Arno, di fronte al campo degli avversari posto a Castelluccio al Borro (Castelluccio). Bloccati i fiorentini rientra ad Arezzo, sposta le artiglierie da San Clemente, le colloca su tre bastioni di gabbioni di fronte alla fortezza dalla parte di Porta Calcitrone. Nella stessa giornata è aperta una breccia e la fortezza viene presa d’assalto. Subito dopo con il Baglioni si rivolge contro il castello di Quarata e mette in fuga i 200 fanti del presidio. I fiorentini retrocedono a Montevarchi.

Lug.Toscana

Con Giampaolo Baglioni sorprende Anghiari;  per la via di Santa Fiora cala su Sansepolcro che viene messa a sacco. Ottiene Monte San Savino, Castiglion Fiorentino, Pieve Santo Stefano, Cortona (a patti); giunge a Rassina e vi fa impiccare il connestabile che, a suo tempo, ha militato ai suoi ordini; chiede la resa di Poppi. Nel frattempo Antonio Giacomini, soccorso da 200 lance francesi del Lancre, lascia Laterina e gli si fa incontro a San Giovanni Valdarno ed a Montevarchi dove Vitellozzo Vitelli si è spostato con Giampaolo Baglioni. A Castiglion Fibocchi fa uscire la cavalleria pesante divisa in due squadroni staccati; lo spazio intermedio viene coperto da uno squadrone maggiore di archibugieri e di balestrieri a cavallo che devono muoversi fino ad un punto prefissato, qui scaricare le loro armi e ritornare in buon ordine al punto di partenza. I fiorentini ed i francesi, comandati questi ultimi dal Lamière, disorientati dalla nuova tattica si ritirano con sensibili perdite. Vitellozzo Vitelli si fortifica a Ponte a Buriano di fronte al castello di Rondine; si dirige in Casentino per spingere i nemici a battaglia. Invia 30 cavalli e 80 fanti al commissario di Arezzo Nerone da Pantameo che si impossessa del castello di Battifolle. Nella carneficina che ne segue sono lasciati vivi solo i bambini e le donne. Il borgo è dato alle fiamme; i beni non sottoposti a sacco vengono distrutti. Con l’arrivo di ulteriori rinforzi francesi ai fiorentini (altre 200 lance capitanate da Imbault Rivoire) Vitellozzo Vitelli si ritira dai Monti della  Verna e rientra sotto Rondine. Cesare Borgia, nel frattempo, sollecitato dal re di Francia con il quale si è incontrato a Pavia, riceve una grossa somma dai fiorentini ed ordina sia a Vitellozzo Vitelli che a Giampaolo Baglioni di abbandonare l’impresa di Arezzo e di restituire le località occupate. Il Vitelli si intrattiene a Sinalunga con Piero e Giovanni dei Medici e Pandolfo Petrucci per decidere sul da farsi. Il Baglioni ed il Petrucci persuadono gli altri a cedere; anche il Vitelli, alla notizia del prossimo arrivo del Lancre ne deve seguire l’esempio;  a metà mese entra in Arezzo. I fiorentini di Antonio Giacomini  si accampano a Laterina; i francesi del Lancre a Montevarchi e quelli di Imbault Rivoire a San Giovanni ed a Terranuova Bracciolini. Vitellozzo Vitelli fortifica le mura cittadine e la collina del duomo vecchio; utilizza 600 guastatori per abbattere tutte le case entro il raggio di un miglio dalle mura della città. Gli aretini lo dichiarano signore di Monterchi e di Anghiari per ingraziarselo; alla fine preso atto dell’ impossibilità di ogni resistenza induce gli abitanti a sottomettersi ai francesi. Si incontra con Imbault Rivoire proveniente da Laterina; il Lancre chiede ufficialmente ai fiorentini il perdono per gli aretini coinvolti nella ribellione. Imbault Rivoire, senza nulla fare sapere ad Antonio Giacomini, si reca di notte ad Arezzo e capitola con le forze avversarie. Vitellozzo Vitelli, Giampaolo Baglioni e Piero dei Medici devono consegnare ai francesi le terre da essi controllate; il Vitelli dave dare in ostaggio ai transalpini un nipote ed il Baglioni un figlio. A fine mese il Vitelli abbandona Arezzo per la Porta di Calcitrone, la stessa per la quale è entrato il mese precedente, con alcune compagnie di fanti, i carriaggi, i cannoni (quattro passavolanti e tutti i pezzi di artiglieria della città invano reclamati dai fiorentini e condotti a Città di Castello). Il resto dell’ esercito esce per la Porta di Santo Spirito. Imbault Rivoire entra in Arezzo alla testa di 40 arcieri.

Ago.Umbria e Toscana

Aumenta la sua diffidenza nei confronti di Cesare Borgia; si ritira a Città di Castello ove si ammala di febbre quartana. Impedisce a francesi e fiorentini datisi allo sbando di scorrere nel tifernate;  in un’imboscata fa strage di una compagnia di 300 fanti guasconi. Sosta  a Cortona.  A Città di Castello.

Sett.ChiesaCamerinoMarche e Umbria

Toglie Camerino a Giulio Cesare da Varano. Teme per i suoi possedimenti e complotta ai danni di Cesare Borgia; si ferma a Città di Castello con la scusa della lue.

Ott.CondottieriChiesaUmbria e Marche

Devastato dal mal francese si reca in lettiga al convegno di Magione dove si incontra con gli altri congiurati (gli Orsini, Giampaolo Baglioni, Oliverotto da  Fermo, Ermes Bentivoglio in rappresentanza dei suoi famigliari, Ottaviano Fregoso per conto di Guidobaldo da Montefeltro, Guido Pecci ed Antonio da Venafro per il signore di Siena Pandolfo Petrucci). E’ decisa la guerra con il duca Valentino. Con altri membri della sua famiglia entra solennemente in Città di Castello preceduto da un vitello d’oro. Lascia la località per dirigersi verso Urbino; ottiene Sant’Angelo in Vado e giunge ad Urbino sempre affetto dal mal francese: qui fa impiccare parecchi funzionari di Cesare Borgia  catturati in tale località. Con Paolo e Francesco Orsini sconfigge a Calmazzo le truppe avversarie condotte da Ugo di Cardona (fatto prigioniero) e da Michelotto Coreglia;  infligge ai pontifici la perdita di 500 uomini. Ottiene a patti Fossombrone in cui entra con 500 lance, 500 cavalli leggeri e 1000 fanti: ne escono 40 soldati con molti muli che sono scortati dai suoi armati. Appena costoro abbandonano l’urbinate (per l’attraversamento di tale territorio hanno un salvacondotto) vengono assaliti dai fanti di Oliverotto da Fermo che li depredano dei loro beni. Vitellozzo Vitelli punta su Pesaro con Francesco Orsini e Giampaolo Baglioni; scende su Fano, conquista parecchi castelli tra cui Mombaroccio. Iniziano nel contempo delle trattative per passare direttamente al soldo dei francesi sulla base di uno stipendio di 18000 franchi e la condotta di 100 lance. Ritorna a Città di Castello per curarsi del suo male.

Nov.Romagna e Marche

Depreda il riminese; da un lato accetta con diffidenza il trattato concluso da Paolo Orsini con Cesare Borgia e dall’altro aiuta Guidobaldo da Montefeltro a rientrare nel ducato di Urbino; invia anche a Città di Castello tutto il bestiame razziato nei territori di Pesaro, Fano e Senigallia. A Cesena.

Dic.Marche

Su ulteriore pressione di Paolo Orsini firma con gli altri condottieri l’atto di rappacificazione con Cesare Borgia. Da Fano si dirige a Camerino: costringe alla fuga Giovanni Maria da Varano da poco rientrato in tale località; abbandona Guidobaldo da Montefeltro, almeno in parte, perché lo protegge a Città da Castello dalle insidie dei pontifici; occupa Senigallia alla cui difesa si trova Andrea Doria. Con Paolo Orsini, Francesco Orsini ed Oliverotto da Fermo invita Cesare Borgia a lasciare Pesaro ed a trasferirsi a Senigallia per prendere possesso della città perché Andrea Doria vuole arrendersi personalmente solo nelle sue mani. Si reca disarmato incontro al duca Valentino; i due si abbracciano; l’ultima sera dell’anno, in un momento in cui si trova lontano dai suoi uomini, viene arrestato con Oliverotto da Fermo. Sfodera lo stocco e ferisce uno degli assalitori mentre Oliverotto da Fermo tenta di uccidersi con un pugnale. Bloccati dopo una feroce lotta i due condottieri sono legati su un unico scanno, schiena a schiena, nella chiesa di San Martino.  Entrambi sono strangolati da Michelotto Coreglia con una corda di violone. Muoiono (si dice) entrambi senza dignità: con l’uno che scarica tutte le sue colpe sull’altro e Vitellozzo Vitelli che implora pietà e l’assoluzione dei peccati dal papa. I loro cadaveri sono esibiti nella piazza di Senigallia per tre giorni prima di essere tumulati nella chiesa di Santa Maria della Misericordia. Ritratto di Luca Signorelli, Firenze, Settignano, Fondazione Berenson; ritratto nel palazzo Vitelli di Città di Castello con Giampaolo Baglioni, Oliverotto da Fermo e Paolo Orsini. Il personaggio di Vitellozzo Vitelli, insieme con quelli di Oliverotto da Fermo, Fabio Orsini e Michelotto Coreglia sono stati inseriti nel videogioco “Assassin’s creed: Brotherhood”, prodotto dalla Ubisoft. Sposa Porzia Orsini, figlia di Paolo.

CITAZIONI

“L’iconografia che lo riguarda ci offre l’immagine di un tipo nerboruto e sanguigno, dai grossi occhi sporgenti. L’apparente placidezza della faccia massiccia farebbe pensare a un umanista dall’umore contemplativo. Era invece un uomo d’azione dotato di una ribollente energia, acceso da furibonde passioni e da una spaventosa capacità d’ira, di odio, di violenza. Specialmente di odio. Lo si era visto un giorno buttarsi in ginocchio dinanzi al Valentino, con occhi grondanti di lacrime, per supplicarlo a mani giunte di consentirgli la vendetta contro i Fiorentini. La sifilide da cui era affetto esasperava questa sua torbidezza d’istinti, trascinandolo talvolta a gesti d’insana brutalità.” FUSERO

“Arditisimo giovane e capitano di gagliardi cavalieri.” CONTI

“Se Vitellozzo somigliò suo padre (Niccolò)fu troppo crudele, che venendogli innanzi un fanciullo della parte contraria (della famiglia dei Fucci), mandato dalla sua madre, e gittandosi ginocchioni chiedendo perdonanza e misericordia, si cavò da lato un coltello e ammazzollo di sua mano: e arse le torri piene di donne e di famigli e molte gienti colla roba, che non vi campò niente vivi, con grandissime urla e strida. E questo suo figliuolo imparò da suo padre, che non à uno temuto Iddio, ànno mandato accattando le centinaia di contadini per vendicare le loro passioni, e sonsi vendicati con chi non à fatto loro male veruno, come uomini vili che non temono la mano del Signore, né conoscono come ella è grande, e come è presso a loro.” LANDUCCI

“Prode ed eccellente guerriero.” BONAZZI

“Era lo più valent’homo che fusse in quello tempo.” TEDALLINI

“Guidava..squadre e compagnie di soldati di grandissimo valore ..Fu Vitellozzo il primo, ch’ordinò in Italia la ordinanza di fanteria secondo la disciplina Tedesca de’ suoi castellani, a’ quali a imitatione de gli stranieri, diede et picche, et alabarde, et pettorali di ferro, et celate: et ordinò loro che imparassero a correre serrati insieme in battaglia, fare alto, ritornare et correre a chiocciola, senza guastar punto l’ordinanza.” GIOVIO

“Fu egli il primo in Italia che ordinasse bene la fanteria, la quale armò di celate e pettorali di ferro, e con picche e alabarde: ammaestrolla anche senza intrico veruno a correr serrata insieme, e far ‘alto e la biscia (movimenti di fanteria) e tornare indietro. Era Vitellozzo grande e assai forte, di volto bianco, d’occhi e capelli castagnicci.” ROSCIO

“Bellator ea tempestate maxime insignis.” A.M. GRAZIANI

“Era uomo grande nelle cose di guerra, guidò sempre squadre di gran valore, ed era stato il primo che avesse accostumato le fanterie itliane a presentarsi serrate in battaglia. Egli le aveva armate con celate e pettorali di ferro, con picche ed alabarde.” LITTA

“Capitano di buona fama.” BOSI

“Di spirito non inferiore (a Giampaolo Baglioni) e di valore.” VERMIGLIOLI

“Un des meilleurs condottieri de l’époque.” BRION

“Numque Vitellotius clara de stirpe Tipherni,/ Agmina mirando robore ductor agens.” Da un poema di F. PANFILI riportato dal COLUCCI

Con Carlo Orsini “Très braves et vaillans capitaines.” BRANTOME

Con Bartolomeo d’Alviano “Uomini veramente eccellenti in tal mestiero.” G.G. ROSSI

Con Giampaolo Baglioni, Paolo Orsini e Bartolomeo da Capranica “Tutti capitani di buon nome.” ALVISI

Commento per l’azione di Cesare Borgia “Né molto tempo perdé nel condurli,/ Che il traditor di Fermo, e Vitellozzo,/ E quello Orsin che tanto amici furli,/ Nelle sue insidie presto dier di cozzo/ Dove l’Orso lasciò più di una zampa,/ Ed al vitel fu l’altro corno mozzo.” MACHIAVELLI