VIRGINIO ORSINI

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Condottieri di ventura

1343      VIRGINIO ORSINI  (Virginio Gentile Orsini)  Duca di Bracciano. Conte di Albe e di Tagliacozzo. Conte di Campagnano. Signore di Vicovaro, Cerveteri, Avezzano, Manziana, Anguillara Sabazia, Formello. Figlio di Napoleone, padre di Carlo e Gian Giordano, cognato di Nicola Gaetani e di Bartolomeo d’Alviano, genero di Roberto Orsini. Cavaliere dell’ordine dell’Ermellino.

  1445 ca. – 1497 (gennaio)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1463

Napoli

Angiò

 

 

 

 

Viene insignito dell’ordine dell’ Ermellino.

1469

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago.

Chiesa

Rimini

 

 

Ronagna

Milita agli stipendi del papa Paolo II. Combatte agli ordini del padre Napoleone;  partecipa alla battaglia di Mulazzano in cui è fatto prigioniero da Federico da Montefeltro.

1472

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

Chiesa

Volter ra

 

 

Toscana

Ha il comando delle milizie pontificie nell’ impresa contro Volterra a sostegno dei fiorentini. Affianca a Siena  Federico da Montefeltro.

1474

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

Chiesa

C.di Castello

75 lance

Umbria

Contrasta Niccolò Vitelli. Prende parte all’assedio di Città di Castello;  si colloca con tre squadre di uomini d’arme verso il borgo posto sulla strada di Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) per appoggiare l’azione di Girolamo Riario.

1478

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ott.

Chiesa

Firenze

 

 

Toscana

Ha con Orso Orsini il comando di tredici squadre di cavalli. Si trova all’assedio di Monte San Savino: si incontra, in una pausa degli scontri, con Niccolò Orsini che milita nel campo avversario;  concorda con tale capitano una tregua tra le parti.

1480

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nov.

 

 

 

 

 

 

Abruzzi

Ottiene dal re di Napoli la signoria delle contee di Albe e di Tagliacozzo.

1481

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………..

Napoli

Impero Ottomano

 

 

Puglia

Combatte i turchi nella guerra d’ Otranto.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Ospita magnificamente in Bracciano il papa Sisto IV, i cardinali di San Crisogono e di San Clemente (rispettivamente Girolamo Basso della Rovere e Domenico della Rovere) fuggiti da Roma a causa della peste. Dopo un mese viene nominato conte di Campagnano.

1482

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Assiste al matrimonio di Gianandrea Cesarini con Girolama Borgia, figlia naturale del cardinale Rodrigo (il futuro papa Alessandro VI).

Giu.

Chiesa

Napoli

 

 

Lazio

Esce da Quinto, entra in Roma e colloca i propri alloggiamenti in San Giovanni in Laterano: vi è un accenno di rissa nel campo pontificio  rapidamente sedato dal suo intervento avvenuto contemporaneamente con quelli di Niccolò e Giordano Orsini. Alla notizia dell’ avvicinarsi dell’ esercito aragonese esce dalla Porta di San Giovanni in Laterano per una sortita e respinge gli avversari cui cattura 30 uomini.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Colloca i suoi alloggiamenti con Girolamo Riario nella basilica di San Giovanni in Laterano.  Lascia Roma con Niccolò Orsini (tre squadre di uomini d’arme) e punta su Marino per fronteggiarvi la compagnia del duca di Melfi Traiano Caracciolo. Vi è uno  scontro vicino al ponte che termina con la cattura di 200 uomini che sono  condotti a Marino. Dopo qualche giorno affronta otto squadre di lance che minacciano la capitale: gli aragonesi non si spostano ed i pontifici rientrano intimoriti al loro campo.

Ago.

 

 

 

 

100 lance

Lazio

Agli ordini di Roberto Malatesta prende parte alla battaglia di Campomorto dove ha con Paolo Orsini il comando del secondo squadrone forte di 400 cavalli. Con il congiunto mette in fuga 500 arcieri turchi che difendono i trinceramenti. Dopo la vittoria segue il Malatesta nel suo ritorno trionfale a Roma: gli aragonesi gli confiscano le contee di Albe e di Tagliacozzo che vengono restituite ai Colonna.

Sett.

Chiesa Napoli

Venezia

100 lance

Marche

Il papa muta alleanza;  Virginio Orsini viene condotto congiuntamente (200 lance) da pontifici e da aragonesi. Questi ultimi gli promettono la restituzione dei beni confiscatigli in precedenza. Si porta a Fano con 400 cavalli e 300 fanti per proteggere la città da eventuali colpi di mano dei fuoriusciti.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Romagna

Si collega in Romagna con Girolamo Riario.

Nov.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Rientra nel contado di Roma.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Esce da Roma per raggiungere il ferrarese e contrastarvi i veneziani.

1483

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Toscana

Transita per Firenze; giunge nel ferrarese con il duca di Calabria Alfonso d’Aragona.

Nov.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Nel bresciano, a Bagnolo Mella con 300 cavalli. Favoriti dalla nebbia, giungono  sotto la località le avanguardie veneziane che assediano il castello e tagliano le comunicazioni con Ghedi e Manerbio. Dopo cinque giorni di resistenza Virginio Orsini consegna la terra a patti a Sigismondo Brandolini, a Rodolfo Gonzaga, a Deifobo dell’ Anguillara ed a Gaspare da San Severino. Prima di allontanarsi  si incontra con i capitani avversari ed il provveditore Marco Antonio Morosini sulla porta del castello.

1484

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

Chiesa

Colonna

 

 

Emilia e Lazio

Lascia Ferrara e ritorna a Roma per lamentarsi con il papa perché ancora non ha ottenuto la restituzione delle sue terre abruzzesi. Negli stessi giorni Sisto IV pattuisce con il protonotario Lorenzo Colonna un’operazione complessa che prevede, da un lato, la restituzione di Marino ai colonnesi e, dall’altro, la consegna da parte di questi ultimi a Virginio Orsini della contea di Albe in cambio di 14000 ducati. Il papa muta  un articolo della convenzione a svantaggio dei colonnesi;  costoro si rifiutano di adempiere alla consegna del territorio dei Marsi. Lorenzo Colonna, anzi, si impadronisce di Porta Maggiore a Roma. Virginio Orsini e Leone da Montesecco hanno l’incarico di recuperare la posizione e di scacciarne i colonnesi. Vi è un tentativo di composizione diplomatica, cui segue uno scontro. Con Girolamo Riario assale presso la fontana di Trevi i palazzi di Oddone Colonna e del cardinale Giovanni Colonna che sono espugnati. Il protonotario è catturato in due ore di combattimento in cui sono uccisi Filippo Savelli ed altre 52 persone d’ambo le parti; il palazzo è messo e sacco e dato alle fiamme. Due volte, lungo il tragitto, il Riario si scaglia contro il Colonna con la spada in pugno ed in altrettante occasioni Virginio Orsini ne prende le difese. Conduce il prigioniero davanti al pontefice che lo fa rinchiudere in Castel Sant’  Angelo.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Lazio ed Abruzzi

Occupa Vicovaro. Decide di recuperare anche le contee di Albe e di Tagliacozzo di cui è commissario per gli aragonesi il duca di Melfi; gli consegna 14000 ducati ed in pochi giorni ottiene Carsoli, Tagliacozzo ed altre terre: scarsa è la resistenza che incontra. Lorenzo Colonna ritratta le confessioni che gli sono state estorte con la tortura e viene decapitato nel cortile della prima cinta di Castel Sant’ Angelo: Virginio Orsini assiste all’esecuzione con Girolamo Riario dalla galleria della fortezza.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Lascia Roma con molti balestrieri e fanti per raggiungere il resto dell’ esercito pontificio a Grottaferrata; conquista Cave da cui escono Fabrizio Colonna ed Antonello Savelli a seguito di un intenso bombardamento portato dalla strada che dà a Valmontone.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Occupa Capranica, assale inutilmente Cotigliano ed assedia in Paliano Prospero Colonna. Alla notizia della morte del pontefice avvenuta a metà mese si allontana dal campo con Girolamo Riario, tocca Isola Farnese e giunge sotto le mura di Roma a Ponte Molle (Ponte Milvio). I cardinali ordinano loro di arrestarsi a Tor di Quinto; la moglie del Riario, Caterina Sforza, si barrica in Castel Sant’ Angelo. L’ingresso dei Colonna e dei Savelli lo obbliga a trasferirsi con l’alleato per un mese a Viterbo e poi nei suoi possedimenti in Sabina.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Ospita a Bracciano Alfonso d’Aragona di ritorno dalla Lombardia.

1485

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

Orsini

Colonna

 

 

Lazio

Ha nuovi scontri con i Colonna; interviene a favore del cognato Girolamo d’Estouteville (Girolamo Tuttavilla).

Feb.

Chiesa

 

 

 

 

Lazio

Con i congiunti Giulio e Paolo Orsini passa agli stipendi del nuovo papa Innocenzo VIII.

Mar.

Orsini

Colonna

 

 

Lazio

Si ammala il pontefice. Con Paolo Orsini tenta di impadronirsi di Porta del Popolo a Roma; pervengono  in suo potere i Ponti Milvio, Salario ed il Nomentano. Si ritira non appena si accorge che le condizioni di Innocenzo VIII non sono molto gravi. E’ questo il segnale di una nuova guerra con i Colonna. Si pone in imboscata nelle vicinanze di Cerveteri con 200 cavalli e 400 fanti in attesa del previsto passaggio di Antonello Savelli, di Giovanni Savelli e di Costantino Castriota che, con 300 uomini tra cavalli e fanti, hanno l’intenzione di impadronirsi della località con la connivenza del cardinale Giuliano della Rovere. Gli avversari sono preavvertiti del pericolo e desistono dall’ azione.

Mag.

Fuoriusciti

Siena

 

 

Toscana

Affianca i fuoriusciti senesi; si porta a San Quirico.  Vi è fronteggiato dal capitano fiorentino Ranuccio Farnese con 60 balestrieri a cavallo.

Giu.

Orsini

Colonna

 

 

Lazio

Invia in soccorso di Lanuvio, che appartiene a  Girolamo d’Estouteville, Paolo e Troiano Savelli con 100 cavalli leggeri e 50 fanti: la località è assediata da 100 uomini d’arme e da 2500 fanti.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Esce da Vicovaro e si accampa vicino a  Tivoli con sedici squadre di uomini d’arme, 400 provvigionati, 400 fanti veterani e 200 balestrieri a cavallo. Occupa Ciciliano;  un breve pontificio lo costringe a ritirarsi. Nella marcia di ritorno a Roma transita sotto Marino, schiera le milizie in ordine di battaglia e sfida inutilmente a combattere i colonnesi. Gli avversari compiono un’incursione a Galeria: il papa si fa vivo nuovamente ed ordina a lui ed al congiunto Paolo di mettersi all’ inseguimento dei rivali con 200 cavalli leggeri e 100 uomini d’arme.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Si incontra a Roma con Innocenzo VIII ed il cardinale Giuliano della Rovere. Al termine del colloquio Giovanni della Rovere lo accompagna a Porta Viridaria: da qui Viirginio Orsini prende la strada per Monterotondo e Vicovaro. Rifiuta di passare agli stipendi dei pontifici per combattere gli aragonesi; suoi fautori trasportano via da Roma una bombarda che viene trasportata al suo campo.

Nov.

Napoli

Chiesa

Capitano g.le

Lazio

E’ condotto dagli aragonesi; fiorentini e sforzeschi concorrono alla spesa del suo arruolamento per i due/terzi; gli è concessa una provvigione di 70000 ducati in tempo di guerra (40000 in tempo di pace) ed una condotta complessiva (comprese quelle di Giulio, di Paolo e di Vicino Orsini) di 800 uomini d’arme. Il papa gli invia a Bracciano il fratello Orsino, vescovo di Teano, per indurlo a recedere dai suoi propositi: tutto è inutile. Riceve rinforzi a Vicovaro dagli aragonesi ed inizia a compiere alcune scorrerie.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Si dirige verso Roma;  si impadronisce del Ponte Nomentano sull’Aniene, lo munisce di trincee, di artiglierie e di soldati. Entra in Roma  e si spinge fin sotto le mura del palazzo Vaticano e la Porta del Viminale. E’ accusato di volere catturare il cardinale della Rovere per ucciderlo; i suoi uomini sono respinti da Giovanni della Rovere che recuperano non solo buona parte delle prede, ma anche Capo di Bove nei pressi di Roma. Per rappresaglia viene dato alle fiamme in città il suo palazzo di Monte Giordano dai cardinali Giambattista Savelli e Giovanni Colonna. Virginio Orsini si trasferisce nel viterbese e continua le sua razzie in tale territorio.

1486

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Perde il Ponte Nomentano ad opera di Roberto da San Severino; non ha il coraggio di intervenire allorché lo stesso capitano abbatte le mura e la torre di Mentana. Con il cardinale Orsini preferisce riavvicinarsi al pontefice.

Primavera

 

 

 

 

 

 

Lazio

Ricambia opinione, ritorna a militare con gli aragonesi e si unisce a Campagnano di Roma con Alfonso d’Aragona. Toglie a Giovanni Antonio Caldora ed a Lucio Malvezzi il bestiame predato da costoro nel contado di Bracciano.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Lazio e Toscana

Staziona a Palo sulla via Aurelia con diciotto squadre di uomini d’arme, 150 balestrieri a cavallo e 100 giannizzeri per proteggere l’arrivo di una flotta aragonese venuta a rifornire di vettovaglie le terre degli Orsini. Batte a Montorio Roberto da San Severino: i disordini causati dalla sua richiesta delle paghe arretrate impediscono agli aragonesi di trarre qualche frutto dalla vittoria. Con Niccolò Orsini saccheggia i territori nemici senza che compaia il San Severino.

Giu. ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio ed Abruzzi

Perviene ad Anguillara Sabazia e si accampa presso Isola Farnese con 75 squadre di uomini d’arme, diciotto di cavalli leggeri, 5000 fanti e 1000 cernite: Roberto da San Severino abbandona il viterbese e punta anch’egli su Roma. Virginio Orsini tocca Montalto di Castro, assedia vanamente Toscanella (Tuscania) con il duca di Calabria, Niccolò Orsini e Jacopo d’Appiano; raggiunge Corneto (Tarquinia) e da qui muove verso Roma. Si porta nella Marsica per fronteggiarvi Fabrizio Colonna e Ruggero Accrocciamuro. Viene prima stipulata una tregua di quindici giorni fra le parti; segue  la firma della pace: fra le condizioni poste da Innocenzo VIII vi è quella che Virginio Orsini deve presentarsi davanti al pontefice a piedi nudi e con il capestro al collo e che, sempre nudo, chieda misericordia.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Umbria e Romagna

Si trova nel perugino, a San Bartolomeo di Solfagnano in occasione di un duello tra Malatesta di Polidoro Baglioni e Miccia Oddi; insegue Roberto da San Severino, abbandonato dal pontefice, nel faentino. Il condottiero avversario si rifugia a Ravenna nel veneziano. Raggiunge il duca di Calabria a Forlì; con Alfonso d’Aragona viene ospitato nella città da Girolamo Riario. Fanno parte della comitiva anche Gian Giacomo da Trivulzio ed Antonio Maria della Mirandola.

1487

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………..

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella sua impresa araldica aggiunge le insegne dell’Ermellino e quella aragonese.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Ritorna a Roma con la sostituzione del governatore di Castel Sant’Angelo (che gli è ostile), l’arcivescovo di Ferrara Bartolomeo della Rovere, fratello del cardinale Giuliano, con l’arcivescovo di Benevento Lorenzo Cybo, nipote del papa. Si riconcilia con Innocenzo VII tramite il figlio di quest’ultimo Franceschetto.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Entra in sordina a Roma e con Paolo Orsini è ricevuto dal pontefice. Riceve a Ponte Milvio Gian Giacomo da Trivulzio reduce dalla vittoriosa azione contro Osimo.

…………..

 

 

 

 

 

 

 

 

Entra in conflitto con Niccolò Orsini piuttosto critico nei suoi confronti.

Nov.

Firenze

Genova

 

 

Lazio e Liguria

Ospita a Bracciano Lorenzo dei Medici e si trasferisce in Liguria. Il signore di Firenze gli dona le terre di Cerretere e di Monterrano.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Campania

Raggiunge il duca di Calabria a Torre del Greco.

1488

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

 

Toscana

Si trova a Magione ed a Arezzo al fianco di Lorenzo dei Medici.

1489

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………..

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia gli stipendi dei fiorentini.

Mar.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Litiga con il cardinale Latino Orsini e fa bastonare a morte un messaggero di quest’ultimo: il delitto è lasciato impunito dal papa.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Umbria

Si incontra a Todi con Guido Baglioni.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

A Bracciano. E’ chiesto il suo intervento per prestare soccorso ai fuoriusciti di Siena assediati in Castelnuovo Berardenga dai senesi comandati da Jacopo d’Appiano. Tarda a muoversi ed i difensori sono costretti alla resa a discrezione.

Ott.

Napoli

 

 

Capita no g.le

Campania

 

 

1490

 

 

 

 

 

 

Campania

Viene aggregato alla nobiltà napoletana.

1492

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………..

Napoli

Chiesa

 

 

Marche

Fronteggia ancora i pontifici in difesa di Ascoli Piceno: giunge a Monsampaolo del Tronto con 40 squadre di cavalli e 4000 fanti.  Obbliga Niccolò Orsini ad allontanarsi da tale territorio.

Mar.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Ospita a Bracciano il cardinale Giovanni dei Medici.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Muore Innocenzo VII;  si reca a Roma a sostenervi la candidatura a papa del cardinale della Rovere.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

 

Su invito del cardinale della Rovere e di Piero dei Medici acquista per 40000 ducati (dei quali 20000 gli sono dati in prestito dal re di Napoli) da Franceschetto Cybo Anguillara Sabazia, Cerveteri ed altri piccoli centri. Il fatto suscita le ire del nuovo pontefice Alessandro VI.

1493

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Giunge ad Ostia e, con il sostegno del re di Napoli, si allea con i Colonna.

Feb.

 

 

 

 

 

 

Campania e Lazio

Presenzia a Napoli nella chiesa di San Domenico ai funerali di Ferrante d’Aragona.  Difende in Ostia il cardinale della Rovere dalle minacce dei pontifici.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Il nuovo re di Napoli Alfonso d’Aragona teme che nella vicenda degli acquisti di Anguillara Sabazia e di Cerveteri si intromettano i francesi: Virginio Orsini è così costretto a cedere ed a riconoscere al papa il versamento di 35000 ducati per l’investitura  di Anguillara Sabazia in quanto feudo ecclesiastico. Virginio Orsini si prodiga ancora per il cardinale della Rovere; si reca ad Ostia e rientra a Bracciano a seguito di colloqui infruttuosi con alcuni cardinali.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Seda le ostilità esistenti tra il cardinale Giuliano della Rovere ed Alessandro VI. Si avvia verso Roma con il primo.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Dona Manziana a Giorgio di Santacroce.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Ospita a Bracciano a  pranzo il pontefice.

1494

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

Lazio e Campania

Si trova a Roma. A metà mese con Ferrante Dixer lascia la città per scortare a Napoli Jofré Borgia destinato a sposarvi Sancia d’Aragona figlia naturale di Ferrante.

Mag. giu.

 

 

 

 

 

 

Campania

A Napoli, per l’incoronazione a re di Alfonso d’Aragona; nella città assiste pure al matrimonio di Jofré Borgia con Sancia d’Aragona. Cavalca per Napoli al fianco del principe di Altamura Federico d’Aragona ed al principe di Squillace; con Virginio Orsini vi è anche il figlio Gian Giordano.

Lug.

Napoli

Francia

Gran Connestabile Capita no g.le

Lazio

A Roma. Si incontrano  nel suo castello di Vicovaro il re di Napoli ed il papa per decidere la comune politica ai danni dei francesi del re Carlo VIII: si stabilisce che il sovrano aragonese si sarebbe collocato nella Marsica, che Virginio Orsini sarebbe rimasto nell’agro romano con 200 uomini d’arme pontifici e con una parte dei cavalli leggeri per agire da contrappeso alle truppe colonnesi; che in Romagna sarebbero andati Niccolò Orsini e Gian Giacomo da  Trivulzio con il duca di Calabria Ferdinando d’Aragona.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Sono travolte dai francesi le linee di difesa in Romagna. Virginio Orsini pensa di opporsi all’ avanzata nemica nel viterbese; i tumulti che sorgono a Roma ad opera dei colonnesi lo  distolgono da tale intenzione. Nonostante il ruolo coperto nell’esercito consente che i figli Carlo e Gian Giordano militino con i francesi contro le sue truppe; provvede, anzi, al vettovagliamento degli avversari mentre attraversano i suoi possedimenti nella Campagna romana.  In sovrappiù dà loro in garanzia il possesso di Campagnano di Roma dietro la promessa di riottenere la località dopo il passaggio dell’ esercito transalpino. Arriva a Capo di Bove per contrastare i colonnesi; entra in Roma con 30 squadre di cavalli ed alcuni fanti e se ne resta inattivo con Niccolò Orsini, invano sfidato a battaglia da 5000 fanti corsi comparsi sulle porte della città. Su invito del papa lascia Roma e si dirige prima a Tivoli e poi nel regno di Napoli.

1495

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Si ferma a San Germano (Cassino) per bloccare l’avanzata francese.

Feb.

 

 

 

 

 

 

Lazio e Campania

Con la conquista di Monte San Giovanni Campano da parte delle truppe del maresciallo di Gié e la fuga degli aragonesi da Cassino si ritira verso Capua con Gian Giacomo da Trivulzio e Niccolò Orsini. Il nuovo re di Napoli Ferdinando d’Aragona deve accorrere nella capitale per un principio di ribellione; il Trivulzio si arrende ai francesi cedendo loro Capua; Virginio e Niccolò Orsini non trovano di meglio che rifugiarsi a Nola. Entrambi credono di essere coperti da un salvacondotto de le di Francia  e, sebbene dispongano ancora di 400 uomini d’arme, si arrendono a 200 cavalli leggeri della compagnia di Luigi d’Ars. Le contee di Albe e di Tagliacozzo passano al suo rivale Fabrizio Colonna; egli è rinchiuso prima a Castellamare di Stabia e, in un secondo momento, nella rocca di Mondragone. Le sue truppe sono svaligiate.

Mar.

 

 

 

 

 

 

Campania

Gli è imposta una taglia di 50000 ducati. E’ condotto a Napoli dal Ligny con Niccolò Orsini. Prospero Colonna gli fa avere la propria malleveria e paga il riscatto: non viene liberato per i timori suscitati dalla prossima creazione della Lega Italica.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Gli è proposto di passare al soldo del re di Francia con una condotta di 100 uomini d’arme. Si reca a Roma per trasferirsi in Francia.

Lug.

Lega

Francia

 

 

Emilia e Piemonte

Durante la battaglia di Fornovo fugge dal campo e passa nei ranghi della lega. Partecipa all’ assedio di Novara agli ordini di Francesco Gonzaga;  con Niccolò Orsini tenta di opporsi a questo progetto perché la città è ben difesa ed è in grado di ricevere facilmente soccorsi dall’ esterno.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia Romagna e Lazio

Si dirige a Bologna con venti cavalli;  vi è ospitato da Giovanni Bentivoglio. A Milano. Ottiene il permesso dai veneziani e dal duca di Milano Ludovico Sforza di rientrare nei suoi possedimenti; transita per Forlì dove è ricevuto con grandi accoglienze da Caterina Sforza (si incontra pure con Polidoro Tiberti).  Rientra a Bracciano.

Sett.

Medici

 

Perugia

Firenze

 

Foligno

 

 

Lazio ed Umbria

Raccoglie 600 uomini d’arme e 3000 fanti e si unisce con Piero dei Medici che gli procura 10000 ducati: con l’appoggio di Giovanni Bentivoglio, di Caterina Sforza e dei Baglioni di Perugia si propone di rimettere i Medici nella signoria di Firenze. I Baglioni gli forniscono anch’essi del denaro per avere il suo aiuto nell’assedio di Gualdo Cattaneo; ne riceve anche dai folignati affinché non dimostri eccessivo zelo nel corso delle operazioni. Dopo alcuni attacchi infruttuosi portati con Astorre e Giampaolo Baglioni l’azione si conclude con una tregua.

Ott.

Spoleto

Terni

 

 

Umbria

Dà il guasto al ternano alla testa degli spoletini.

Nov.

Medici

 

Francia

Firenze

 

Napoli

 

 

Umbria e Toscana

I perugini, scontenti del risultato da lui ottenuto a Gualdo Cattaneo, si rifiutano di aiutarlo a favore dei Medici; d’altra parte, essi stessi usufruiscono dei soccorsi dei fiorentini ai danni dei fuoriusciti e degli Oddi. Virginio Orsini si muove verso Panicale ed Ossaia. E’ scoperta, nel contempo, a Cortona una congiura tenuta per conto di Piero dei Medici da Paolo Orsini. L’avvicinarsi  a Cortona di 300 uomini d’arme e di 2000 fanti condotti da Ranuccio da Marciano e da Poggibonsi di Guidobaldo da Montefeltro con altri 1500 fanti e 330 lance persuadono Virginio Orsini ad allontanarsi. Si porta con Piero dei Medici in Val di Chiana alla testa di 300 uomini d’arme e di 3000 fanti e si riduce nel senese tra Montepulciano, Chianciano, Torrita di Siena e Sinalunga. Opera qualche scorreria in Val d’Ombrone ed in Val d’Asso mentre i fiorentini si collocano a Monte San Savino per controllare i loro movimenti. I senesi non vogliono accorrere in ausilio dei Medici e si limitano a fornire a Virginio Orsini 2 pezzi di artiglieria ed alcuni archibugi trovati a Montepulciano. Quando anche Giovanni Bentivoglio non gli invia i rinforzi promessi si ritira a Rapolano Terme. E’ qui raggiunto da Camillo Vitelli e da Antonio di Gemel che gli propongono a nome dei francesi una condotta di 600 uomini d’arme. Accetta nonostante il parere contrario del papa; invia il figlio Carlo in ostaggio a Lione e riceve 20000 scudi. Alla scelta di campo concorre anche il fatto che Prospero e Fabrizio Colonna sono passati al servizio del re di Napoli ed hanno occupato le sue terre negli Abruzzi.

1496

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Umbria

Entra a forza in Monteleone d’Orvieto ed ottiene alloggiamenti e vettovaglie per i suoi uomini; si trasferisce nel todino ufficialmente per combattervi i fautori della causa ghibellina. Non si allontana dall’Umbria a causa del ritardo delle paghe; i soldati si danno ovunque a razzie ed a furti. A Castelfranco, presso Todi, è raggiunto da ambasciatori del papa e della Lega Italica che cercano di persuaderlo ad abbandonare gli stipendi dei francesi, gli offrono 40000 ducati e lo minacciano nei suoi stati: si mantiene fedele alla parola data. I fiorentini gli inviano del denaro e si sposta.

Feb.

 

 

 

 

 

 

Lazio ed Abruzzi

Tocca Leonessa con 150 uomini d’arme, 60 cavalli leggeri ed alcuni fanti; punta su Civita Castellana con 500/600 lance, 600 cavalli leggeri e 1500 provvigionati: con lui si sono collegati i vitelleschi ed i fuoriusciti di Perugia. Si sposta negli Abruzzi con il marchese di Martina e Carlo di Sangro per prelevare i denari legati alla dogana delle pecore. Entra a L’Aquila: nella città è alloggiato presso Bartolomeo Prato. Invia truppe a Popoli contro Ristagno Cantelmi: queste ritornano con un nulla di fatto. Prosegue per Lanciano; a Roma viene dichiarato ribelle da Alessandro VI.

Mar.

 

 

 

 

 

 

Abruzzi

Conquista alla causa francese Teramo; mette a sacco Giulianova e Villamarina: in breve si ammala sicché la sua conduzione militare in questo periodo non è molto appariscente. Sfidato a battaglia dal re Ferdinando d’Aragona non accetta il combattimento  preferendo muoversi nella fascia pedemontana.

Apr.

 

 

 

 

 

 

Puglia

Giunge a San Severo nella Capitanata con 300 uomini d’arme; si collega a Selvapiana con il Montpensier e con Mariano Savelli. Ora l’esercito francese conta nel complesso su 1100 lance, 1400 cavalli leggeri, 6000 fanti tra svizzeri e tedeschi, 10000 fanti tra calabresi, abruzzesi e guasconi. Virginio Orsini viene fronteggiato da Cesare d’Aragona, da Prospero Colonna, da Annibale da Varano e da Luigi da Capua che gli uccidono 80 uomini mentre altri 24 uomini d’arme sono fatti prigionieri. Invano cerca di ostacolare le razzie di bestiame perpetrate dagli avversari (600 lance, 800 cavalli leggeri e 1500 fanti); interviene, viceversa, con successo sul fiume Chilone dove appoggia l’azione di Camillo e di Paolo Vitelli che porta all’ annientamento di un corpo di fanteria tedesco. Con la sua avanzata il re di Napoli si rafforza in Foggia, Fabrizio Colonna a Troia e Prospero Colonna a Lucera.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Campania e Puglia

Si dirige a Circello ed a Fragneto Monforte proprio quando gli aragonesi sono intenti al saccheggio della località. Spinge i francesi ad attaccare gli avversari; il Précy non lo vuole ascoltare;  svizzeri e tedeschi tumultuano per il ritardo delle paghe. Camillo Vitelli il giorno seguente cade in un assalto portato alle mura di Circello. Iniziano le diserzioni dal campo francese;  questo fatto, unito con la mancanza di vettovaglie, contribuisce a diminuire notevolmente gli organici a disposizione. Virginio Orsini ed il Montpensier si muovono in continuazione per non essere obbligati a battaglia campale. La mancanza d’acqua lo costringe ad allontanarsi da Montecalvo Irpino e da Casalbore per rientrare in Puglia. 

Giu.

 

 

 

 

 

 

Basilicata

Espugna e mette a sacco Atella;  è bloccato nella città dagli aragonesi di Consalvo di Cordoba, dai veneziani e dai pontifici. Incomincia ad  essere deficitario il flusso dei rifornimenti; cerca inutilmente di convincere il Montpensier ad abbandonare la località anziché asserragliarvisi in attesa di rinforzi. Sul fronte di guerra ha una scaramuccia sotto Venosa con gli stradiotti: casca da una mula, si rompe un braccio ed è salvato dai suoi uomini d’arme.

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

Basilicata

Il Montpensier pattuisce una tregua di trenta giorni nella vana attesa di rinforzi dalla Francia. Quando  ha la consapevolezza di non potere avere soccorsi il capitano francese si arrende a patti, esce da Atella e punta su Castellamare di Stabia e Baia per attendervi le navi che devono riportarlo al suo paese. Virginio Orsini, contro le condizioni trattate, è tratto prigioniero dal re di Napoli su pressione del papa; i suoi uomini sono uccisi o svaligiati dai contadini mentre stanno rientrando negli Abruzzi.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Campania

Viene incarcerato con il figlio Gian Giordano e Paolo Orsini prima ad Acerra e poi a Castel dell’Ovo a Napoli.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Campania

Sono confiscati da Alessandro VI i beni a lui ed ai suoi famigliari.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Campania

Non si arrende alle costrizioni e non vuole intervenire sugli altri Orsini che hanno ripreso le armi contro lo stato della Chiesa per difendere i loro possedimenti.

1497

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Campania

E’ scomunicato per avere combattuto per i francesi. Muore in Castel dell’Ovo, non si sa per febbre o per veleno fattogli propinare dal papa. E’ prima sepolto nel  convento di Santa Maria delle Grotte fuori Napoli ed a aprile a Roma nella chiesa di San Paolo fuori le Mura. Infine la salma sarà tumulata a Bracciano nella tomba di famiglia della chiesa di Santa Maria Novella; più tardi a Cerveteri. Ritratto di Piero di Cosimo e nella sala pubblica del castello di Bracciano da Antoniazzo Romano. Fa costruire il castello di Campagnano Romano ed ultimare quello di Bracciano su uno schema che ricorda Castelnuovo di Napoli. Fu umanista dotto e mecenate, amico di intellettuali come Giovanni Pontano e Gabriele Altilio, di artisti come il Pollaiolo, di architetti come Francesco di Giorgio Martini. Sposa Trifalda Orsini, figlia di Roberto.

 CITAZIONI

“Illustre in pace per magnificenza di modi e copia di averi, famoso in guerra per infinita tardità, che allora teneva quasi luogo di scienza, trapassò egli lagrimato non solo da quelli della sua schiatta, che come capo il veneravano, ma dai Vitelli, dai Conti, dai Baglioni e dagli Anguillari, che tutti, uscendo dalla scuola di lui, erano saliti in nome di valenti capitani.” RICOTTI

“Guerriero mediocre e troppo esaltato dal Giovio, fu sommo intrigante, tipico rappresentante di quei capitani di ventura avvezzi a vedere nella guerra un’operazione finanziaria e diplomatica, elementi negativi nella storia dell’arte militare di questo periodo.” PIERI

“Tra tutti i capitani d’Italia riputatissimo.” PORZIO

“Buona scuola di milizia tenne, e della quale sono molti dotti capitani usciti.” DA PORTO

“Huomo di grandissima lunga illustre fama fra gli altri dell’età sua, per li supremi honori, ch’egli haveva havuto alla guerra; perciò che oltra ch’egli era stimato valentissimo huomo nelle cose della guerra, la qual cosa è riputata assai al tempo nostro, avanzava anco i concorrenti suoi baroni Colonnesi di molta magnificenza, di vita liberale, di splendidezza di famiglia, e finalmente d’auttorità confermata appresso a gli huomini fattiosi del nome Romano..Fu pianto non altramente che ottimo padre, e maestro d’una perfetta disciplina, da’ suoi nobilissimi allievi, così dalla propria famiglia Orsina, come de’ Conti, Vitelli, Anguillari e Baglioni, i quali uscendo dalla casa da lui, come di scuola illustre, riuscirono poi valorosi Capitani di guerra..Il quale in quel tempo per lo splendor della casa et per molti honori acquistati nella militia era chiarissimo fra tutti i baroni Romani.” GIOVIO

“Capitano di stima grande..Era Virginio di giusta e quadrata statura e forte assai, di volto rubicondo, d’occhi azzurri e capelli neri.” ROSCIO

“Di autorità grandissima fra baroni del regno et il primo huomo che havesse allora la Casa..Era questo huomo in Italia divenuto grandissimo di riputation militare, conciossiacosache havendosi con modi honorati acquistato nel generalato che egli hebbe della Chiesa, nome di valorosissimo Capitano e di saldo e indomito vigore, d’un animo aperto, e havendogli il concilio di Basilea, accresciuta molta maggior riputatione col chiamarlo solo rifugio delle cose afflitte d’Italia, s’era fatto potente, non pur con la Chiesa, ma nel regno ancora, e con gli Aragonesi havea fatto progressi molto honorati..Fu pianta la morte di questo huomo eccellente quasi da tutta l’Italia, perché oltre ch’esso era tenuto prudentissimo nella militia, sosteneva con la persona sua uno di quegli antichi e famosi conducitori d’esserciti, che solevano con la virtù loro mantener la riputatione della grandezza Romana. Et certo che per molto tempo innanzi non s’era veduto chi fosse più bello di forma di corpo, né più nobile per altezza d’erudito ingegno, né più gagliardo per grandezza di seguito e di forze, né finalmente (quel che è dono della virtù e della fortuna) più chiaro né più eccelso per honorate vittorie di lui. Conciosia ch’essendo d’ampio petto, di robuste membra e attamente disposte, con faccia assai grata, con occhi allegri, e di copiosa eloquenza, si rivolgeva sempre nell’animo cose grandi.” SANSOVINO

“Historie, Archi, Trofei, Colossi, e Marmi/ Meritando costui, da un Re crudele/ Hebbe empia morte, onde gli fu infedele/ Quel ch’ei salvò con la fede, e con l’armi” D. SPIRITO, da un sonetto riportato dal SANSOVINO

“Illustrissimo Capitano del secolo suo.” EGNAZIO

“La più celebrata spada di allora.” ROSETTI

“Lo S. Virginio è valente homo senza dubio, ma io ho mala opininione di tutti li grassi, et tanto più de ipso, per essere guelfo, che comunemente sono parabolani et lo facto loro va in fumo.” Da una lettera del PONTANO all’ALBINO

“Fu Virginio uno de’ più valorosi e giudittiosi cavallieri della sua età, e se non che egli a quel modo ne finì miseramente dentro una prigione la vita, si sarebbe per le sue rare parti e per la gloria delle sue cose passate potuto chiamare felice.” TARCAGNOTA

Con Niccolò Orsini e Gian Giacomo da Trivulzio “Celeberrimo tota Italia, ac gloria militari clarissimi duces.” BEAUCAIRE

Con Paolo Orsini “Condotieri di riputatione.” CERRETANI

“Uomo di guerra esperto.” PIVA

“Che per le sue virtù s’acquistò il soprannome di Grande.” GAMURRINI

“Denique, ut scias, non inani fundamento, haec stetisse peritiam rei militaris in illo considera, conijcies ex eo, quod plerique, illa tempestate, armis illustres viri comites Vitellii, Anguillarii, Balleonii, praeter gentiles Ursinos, infertumque Ursinis Livianum (Bartolomeo d’Alviano), ex suis domo tamquam e scola prodere, Virginium uti parentem, exactaeque disciplinae magistrum, tunc quidem alumni nobiles secuti, postea vero, clari bello duces Virginii fortitudinem immitati.” Dall’elogio del gesuita FAMIANO riportato dal GAMURRINI

“Uno dei più potenti ma anche, per tradizione e per carattere, dei più riottosi e turbolenti baroni romani.” PONTIERI

“The Roman baronial condottiere and the Florentine merchant prince (Lorenzo dei Medici) had much in common, and the importance of their association should no longer go unrecgnised.” SHAW

“Prode capitano.” GUERRINI

“Qui erat familiae princeps, pollebatque auctoritate et gratia.” FABRONIO

“personaggio per sangue, parentado, potenza, età ed esercizi delle armi, veramente principe fra tutti gli altri dinasti.” LEONETTI

“Ch’era appresso di lui (il re carlo VIII) in grado di capitano molto honorato.” DE LELLIS

“Era grandissimo signore considerato alla pari dei sovrani.” BRIGANTE COLONNA

“Condottier veramente honorato e di molta reputatione.” CIRILLO

“Questo famoso capitano di ventura..finalizzò tutte le operazioni militari nel contesto della lotta per la supremazia con i Colonna; in questo senso la sua figura, sotto certi aspetti troppo esaltata da alcuni come il Giovio nell’arte della guerra, là dove invece spesso si dimostrò mediocre, assume una grande personalità nell’intrigo diplomatico finanziario di Roma negli ultimi vent’anni del Quattrocento.” RENDINA