UGUCCIONE DELLA FAGGIUOLA

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1984
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UGUCCIONE DELLA FAGGIUOLA  Di Montecerignone (Casteldelci) o di Faggiuola presso Carpegna o Verghereto. Ghibellino.

Feudatario della Massa Trabaria (zona boschiva situata nelle Marche e confinante con Romagna, Toscana, Umbria e repubblica di San Marino) con sede a Corneto. Signore di  Pisa, Lucca, Sansepolcro, Lugo. Dei conti di Carpegna; secondo alcune fonti è invece figlio di un contadino. Padre di Neri.

1250 ca. – 1319 (novembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………………. Faenza  Cesena

 

Romagna

Milita agli ordini di Maghinardo da Susinana. Combatte i cesenati. Si abbandona ad un feroce saccheggio delle campagne circostanti. Messi, fienili, stalle vengono dati alle fiamme, famiglie intere di contadini sono massacrate, le donne giovani prima stuprate, poi uccise.

1275
Giu. Forlì Bologna Romagna

E’ segnalato al fianco di Guido da Montefeltro sul Senio.

1281 Forlì Chiesa
1282 Marche

Dà alle fiamme Mercatello sul Metauro e Pietrarubbia per vendicare la morte in battaglia di Taddeo da Montefeltro.

1286 Umbria

Si trova a Città di Castello;  presenzia come testimone alla  vendita di alcuni beni da parte di Tano degli Ubaldini.

1287 C.di Castello Arezzo

Per conto di Città din Castello appoggia l’arcivescovo di Pisa Ruggeri degli Ubaldini ai danni degli aretini.

1293
…………………. Toscana

Succede a Galasso da Montefeltro nella podesteria d’ Arezzo;  manterrà tale incarico per quattro anni. In un primo tempo  governa la città cercando di non alienarsi del tutto l’accordo con i Tarlati. Le necessità finanziarie del comune sono però destinate ad incidere nelle sue scelte politiche che lo portano a favorire nell’acquisto di terreni messi in vendita suoi partigiani ai danni di altri cittadini.  Sempre nel periodo, approfitta della sua posizione dominante per convincere il capitolo della cattedrale a cedergli in  permuta, in Val Tiberina,  il castello di Manciano e Vertola. Due anni dopo cederà tali beni a due abitanti di Città di Castello per 2000 fiorini.

Dic. Umbria

Accorre in difesa dell’ abate del monastero di Trevi.

1296
…………………. Forlì Chiesa Romagna

Lascia la carica di podestà d’Arezzo per potere intervenire in Romagna al fine di organizzarvi le file dei ghibellini locali.  Con Ribaldo della Faggiuola presta soccorso in Forlì  a Scarpetta Ordelaffi, capitano generale dei ghibellini romagnoli in lotta con i pontifici.

Mar.

E’ scomunicato da Bonifacio VIII con altri due capitani.

Apr. Romagna

Riconquista il castello di Roversano con Maghinardo da Susinana e Galasso da Montefeltro. Si reca a Faenza e da qui punta verso il Santerno in soccorso del marchese Azzo d’Este. Guada il fiume, attacca i bolognesi, forti di 4000 fanti e di molti cavalli che sotto la guida di Jacopo del Cassero si stanno muovendo in soccorso di Imola. I pontifici sono posti in rotta con la cattura di 2000 uomini.

Mag. Romagna

Ottiene Imola.

Lug. Emilia

E’ riconosciuto come il principale esponente della fazione ghibellina romagnola a seguito del ritiro in un chiostro di Guido da Montefeltro. Il della Faggiuola si ferma ad Argenta.

…………………. Romagna

Alla testa di molti fuoriusciti ottiene a patti Lugo; se ne fa signore, rafforza le difese del castello ed aggiunge nuovi bastioni alla rocca.

…………………. Romagna

 

Continua a guerreggiare i bolognesi comandati da Ugolino di Panico.

1297
Gen. Capitano g.le Romagna Viene eletto capitano generale della lega ghibellina al posto di Maghinardo da Susinana.
Feb. Romagna A fine mese  a Forlì a prendere le insegne del suo comando. Da qui si sposta a Faenza ed a Imola.
Primavera Emilia Inizia a scorrere nel bolognese.
Mag. Emilia Si accampa nelle vicinanze di Castel San Pietro Terme di fronte agli avversari. I rivali non accettano la battaglia campale e si ritirano sulle rive del fiume Sellaro. I ghibellini rientrano ad Imola.
1298
…………………. Emilia

Ritorna a depredare il bolognese. I nemici lo contrastano con forza sul Sellaro.

…………………. Marche

Al termine del conflitto rientra nel Montefeltro.

1299 Romagna

E’ costretto a cedere Lugo all’arcivescovo di Ravenna.

1300
………………….. Toscana

Esercita sempre l’incarico di capitano ad Arezzo.

Mag. Ghibellini Gubbio Marche e Umbria

Con Galasso da Montefeltro espugna il castello di Piega, presso Secchiano;  annienta la famiglia degli Olivieri signori del luogo. Con Federico da Montefeltro ed il conte di Ghiaggiolo Uberto Malatesta prende possesso  di Gubbio. Entra nella città per il Monte di Sant’Ubaldo.

Giu. Gubbio Chiesa Perugia Umbria

Intervengono Cante Gabrielli, il cardinale legato Napoleone Orsini ed i perugini;  costoro obbligano Gubbio alla capitolazione.

…………………. Cesena Chiesa Romagna

Diviene  capitano di Cesena con Federico da Montefeltro e Ciappettino degli Ubertini. Espugna  la fortezza cittadina con i mangani e fa mettere a sacco le case dei guelfi; depreda le campagne finitime facendo prigionieri e razziando bestiame.

1301
Mag. Cesena Fuoriusciti Romagna

E’ scacciato da Cesena da Raule dei Mazzolini.

1302
Gen. Toscana

Con Federico da Montefeltro ed i fratelli Ugo e Ribaldo firma la pace con Malatesta da Verucchio e Guido da Polenta; è assolto dal pontefice da ogni censura.  Viene nominato podestà di Arezzo; attende a pacificare ed a mettere ordine nella città. Negli stessi mesi conosce  Dante Alighieri.

Apr. Ghibellini Firenze Lucca Romagna Toscana A Cesena viene indetto dal vicario del conte di Romagna Carlo d’Angiò, Andrea da Cereta, il parlamento generale ove sono presenti  i ghibellini dell’ alta Italia ed i guelfi bianchi. Avversari sono i fiorentini ed i lucchesi. E’ messo a sacco dai ghibellini il pistoiese; di seguito costoro si spostano nel Mugello ove occupano gran parte dei beni degli Ubaldini. Segue una vana azione su Pistoia ed il rientro in Romagna.
…………………. Toscana

Impedisce ai guelfi bianchi, scacciati da Firenze dai guelfi neri, di rifugiarsi in Arezzo perché il allettato dal papa che gli ha dato la speranza di nominare cardinale un figlio. Sempre  tramite Bonifacio VIII, concorre ad un accordo tra i ghibellini moderati, i cosiddetti verdi, e  quelli più strettamente legati all’ impero, denominati a loro volta come i secchi.

Ott. Ravenna Cesena Romagna

Con Federico da Montefeltro accorre in aiuto di Bernardino da Polenta signore di Ravenna; assedia Cesena, occupa tutti i castelli del contado con l’eccezione di Roversano e di Fermignano, ha per trattato Cesenatico e ne fa interrare il porto.

1303
…………………. Toscana

Diviene podestà di Arezzo per la sesta volta. Conduce un’ ambasceria al papa e ne è ricevuto con  tutti gli onori.

…………………. Arezzo Firenze Toscana

Ritorna alla fede ghibellina e riapre le porte di Arezzo ai guelfi bianchi. Sotto la guida di Federico da Montefeltro appoggia Scarpetta Ordelaffi ai danni dei fiorentini. Assedia Pulicciano nel Mugello: assalito da Fulceri da Calboli, è costretto a desistere dalle operazioni. Per rivalsa si impossessa di Castiglion Fiorentino.

Lug. Toscana

Il Montefeltro e Ciappettino degli Ubertini lo sostituiscono nella podesteria di Arezzo: è divenuto sospetto per le sue esitazioni a combattere gli avversari.

…………………. Fuoriusciti Arezzo Toscana

Si pone alla testa dei verdi e contrasta i secchi  capeggiati dai Tarlati di Pietramala.

1305/1307 Romagna e Marche

Alla morte di Bonifacio VIII ritorna in Romagna; allarga i suoi domini con pacifici acquisti nella contea di Bobbio, nella Massa Trabaria e nel Montefeltro. Nel 1307 in uno scontro urbano i verdi sono espulsi da Arezzo. Uguccione della Faggiuola si riavvicina a tale fazione.

1308
Ott. Donati Firenze Toscana

Appoggia il genero Corso Donati che vuole impadronirsi del potere in Firenze a spese dei guelfi neri. Quando viene informato che il congiunto si è asserragliato nelle sue case nel sestiere di Porta San Piero e vi è assediato dal popolo comprende che non può fare più nulla.  Si ferma a Remole verso Pontassieve. Nel periodo con il fratello Fondazza ed il nipote Paolozzo prende in enfiteusi dal monastero di San Donato a Pulpiano i castelli di Maiolo e di Rocca di Maioletto in prossimità di  San Leo.

Ott. Fuoriusciti Arezzo Toscana

E’ riammesso  in Arezzo dal podestà Francesco di Tano degli Ubaldini; il della Faggiuola si accorda con i Tarlati che gli fanno ottenere la carica di podestà al posto dell’Ubaldini. Si lega anche con il capitano del popolo Ciappetta da Montacuto, eletto a tale carica con il favore degli stessi Tarlati, per espellere costoro a causa della loro ostilità al movimento popolare     Si rappacifica con i fiorentini.

1309
…………………. Toscana

I guelfi sono riammessi in Arezzo.

Primavera Arezzo Tarlati Toscana

Lascia la carica di podestà di Arezzo a  Ciappetta da Montacuto, mentre egli assume l’incarico di capitano del popolo. Combatte i Tarlati; colloca due battifolli, uno verso Pietramala ed uno verso Penna. Viene in discordia con lo stesso Ciappetta riguardo al tema dell’autonomia da concedere al “popolo”; vi sono tumulti in Arezzo al cui termine, a fine aprile, Uguccione della Faggiuola riassume in sé le cariche di podestà e di capitano del popolo. Fa rientrare in Arezzo i Tarlati e ne scaccia verdi e guelfi.

…………………. Arezzo Firenze Toscana

Fronteggia, con scarsi risultati, i fiorentini e 300 cavalli catalani inviati in soccorso dei primi dal re di Napoli Roberto d’Angiò.

1310
Gen. Toscana

Sempre podestà ad Arezzo; bandisce dalla città due gonfalonieri del popolo ed un gonfaloniere di giustizia a lui ostili.

Feb. Toscana

Contrasta Diego della Ratta che dalla Valdarno sta devastando il territorio con 400 cavalli e 6000 fanti. Cerca di sorprendere gli avversari verso Cortona; sconfitto, deve lasciare nelle mani degli avversari tre bandiere. Riesce a raggiungere Arezzo. Non è più rieletto per l’anno seguente; i Tarlati si riconciliano con i Bostoli e con i guelfi che sono riammessi in città.

1311
Gen. feb. Impero Lombardia e Liguria

A gennaio, nel giorno dell’ Epifania, si trova a Milano con l’imperatore Enrico di Lussemburgo all’ incoronazione di quest’ultimo a re d’Italia. La cerimonia ha luogo   nella basilica di Sant’ Ambrogio. A febbraio viene nominato dall’ imperatore  suo vicario a Genova al posto del tedesco Aspromonte.

1312
Apr. Impero Firenze Toscana

A Pisa al fianco dell’imperatore.

Sett. Toscana

Al campo di San Salvi per assediare Firenze.

Dic. Toscana

Con Federico da Montefeltro e Roberto di Fiandra (700 cavalli) espugna  la rocca di Casole d’Elsa: vi è subito assediato da fiorentini e da senesi. La rilassata vigilanza dei fiorentini consentirà agli assediati, agli inizi del mese successivo, di riparare senza problemi al campo imperiale.

1313
Gen. Toscana

Viene sorpreso dai fiorentini alla torre di Cangaretto mentre si sta dirigendo contro il conte di Battifolle: fra i suoi vengono uccisi o sono catturati più di 150 uomini.

Apr. Toscana

Si trasferisce a Pisa. Opera ai danni di Pontremoli con Spinetta Malaspina.

Ago. Toscana

Sempre con Federico da Montefeltro raggiunge a Montaperti, con 200 cavalli e 2000 fanti aretini, l’imperatore che gli dà in signoria Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Devasta il senese con i suoi uomini che conducono in Arezzo un bottino valutato sui 20000 fiorini. A fine mese muore a Buonconvento l’imperatore;  l’esercito ghibellino si sbanda. Federico da Montefeltro rientra ad Arezzo ed Uguccione della Faggiuola si porta a Pisa.

Sett. Pisa Lucca Firenze Toscana

Viene nominato podestà, capitano del popolo e capitano di guerra di Pisa per dieci anni con uno stipendio di 6000 fiorini l’anno. Ai suoi ordini vi sono un migliaio di mercenari tedeschi,  brabantesi e fiamminghi con i  capitani Baldovino di Moncorneto e Tommaso da Sette Fontane. Enrico di Fiandra si offre, invano, di capitanare le truppe;   è,  al contrario, costretto ad abbandonare la città. Uguccione della Faggiuola combatte i lucchesi in modo continuo non dando loro tregua. Gli avversari gli inviano ambasciatori a Quota per trattare la pace: i negoziati si arenano sulla consegna ai pisani di Asciano. Il della Faggiuola si allontana dalla località dopo pochi giorni e, pur di proseguire nella campagna, dà in prestito ai pisani 1000 fiorini per garantire il soldo ai cavalli tedeschi. Occupa Asciano, attacca San Miniato, saccheggia Santa Maria del Giudice, dà alle fiamme Massa Pisana  e ne devasta il contado per otto giorni. Al fine di mantenere la disciplina tra i suoi uomini non esita a fa rtagliare il piede a dodici cavalieri usciti fuori dai ranghi per  compiere azioni individuali.

Ott. Toscana

Esegue una scorreria a Buti;  espugna due castelli sui tre posti alla difesa della località. Si ferma in tale territorio per dieci giorni.

Nov. Toscana

Esce da Pisa e punta in modo diretto su Lucca alla testa dei ghibellini e di numerosi cavalli tedeschi; penetra nella Valle di Compito, tocca Vorno (messa a ferro e fuoco) e Massa Macinaia: sono distrutti ottanta mulini ed una parte del campanile di Guamo; sconfigge a Pontemaggiore Pagano dei Quartigiani cui cattura 200 uomini; supera il Monte di San Giuliano; devasta Gattaiola (di cui sono distrutte le case con l’eccezione della chiesa); pone i suoi alloggiamenti  Pontetetto. I guelfi della Toscana predispongono una linea difensiva sull’ Ozzori a protezione  delle  mura di Lucca. Uguccione della Faggiuola fa passare a guado il torrente a molti cavalli pisani e toscani che portano in groppa  anche un fante. Il giorno di San Frediano assale i lucchesi con 500 cavalli e 2000 fanti. Divide le sue truppe in due schiere e piomba alle spalle degli avversari. E’ un altro massacro (restano uccisi 300 difensori). Il condottiero insegue i lucchesi sino all’ antiporto di San Piero Maggiore. Scorre sotto le mura di Lucca e dà alle fiamme il borgo di San Piero a Grado. In segno di vittoria i pisani gettano molte lance contro le porta della cinta muraria; si allontanano dopo avere collocato infissi a due  antenne due o quattro grossi specchi nel cui bordo inferiore è attaccato un cartello con la scritta: “Hor ti specchia Bontur Dati/ch’é lucchesi hai consigliati/lo die di S. Fridiano/alle porte di Lucca fu il pisano”. Bontura Dati, in precedenza, aveva infatti convinto i lucchesi a non cedere Asciano, aggiungendo con disprezzo che i lucchesi da tempo avevano messo sulle torri di tale località degli specchi perché, con il sole alto in cielo i pisani potessero più facilmente vedervi la loro vergogna. A fine mese, dopo otto giorni di campagna, al  della Faggiuola giunge  notizia dell’ arrivo in soccorso dei difensori di milizie senesi; per tale fatto,  anche a causa del rigore dell’ inverno, fa ritorno a Pisa. I lucchesi tentano di uccidere Bonturo Dati che a stento riesce a salvarsi nella chiesa di San Romano.

Dic. Toscana Gli uomini della Val di Serchio catturano dodici soldati del presidio del castello di Avane; sono così informati che la guarnigione dispone di vettovaglie per più di due mesi.
1314
Gen. Toscana

Si accampa sul Serchio, distrugge case, vigneti, piantagioni. Ottiene a patti Ponte al Serchio; dà alle fiamme la località nonostante che abbia dato in precedenza assicurazioni sul suo comportamento. Si appresta ad assediare il castello di Avane dividendo le sue schiere in tre campi, uno sul monte sopra il castello, uno nella valle e l’altro al di qua del Serchio; fa pure costruire un ponte di barche sul fiume. Conquista subito il primo girone. Fa vestire i cavalli tedeschi con la sopravveste dei pisani: i  lucchesi si muovono loro incontro fiduciosi.  Sono facilmente messi  in rotta. Lo affronta Gherardo da Sant’Elpidio; il della  Faggiuola   non desiste dalla sua azione ed ottiene la resa a discrezione di Avane. Rimane in Val di Serchio per ventiquattro giorni, caratterizzati da pioggia e neve;  si impossessa del territorio circostante senza che venga alcuno a molestarlo.

Feb. Pisa Lucca Firenze Siena Toscana

Cavalca nel contado di San Miniato, dà alle fiamme Stibbio e porta la guerra anche ai senesi. E’ costretto per breve tempo  a rinunciare alla sua offensiva per la troppa pioggia; solo a fine mese  può è in grado di riprendere le operazioni.  Scorre in maremma fino a Massa Marittima portando ovunque la desolazione, conquista il castello di Campopetroso. A Pisa, tuttavia, non tutti approvano il suo operato; un gruppo di cittadini, guidato da Banduccio Buonconti, teme un attacco da parte degli angioini. I Consoli del Mare e gli Anziani inviano un’ambasceria a Napoli che conclude un trattato di pace: esso prevede la restituzione dei prigionieri ed il rispetto dello stato di fatto nelle terre controllate, nonché la consegna mensile di 5000 fiorini al re di Napoli per il finanziamento di una spedizione in Sicilia contro gli aragonesi. E’ un trattato poco onorevole per Pisa; per di più  è stato stipulato ad insaputa del della Faggiuola. Il condottiero, cui non manca l’appoggio di  Castruccio Castracani e dei  seguaci della parte ghibellina, si reca  subito a Pisa. Muove a tumulto il popolo mentre le sue masnade, con l’insegna dell’ aquila imperiale, scorrono nelle vie della città alla caccia dei guelfi. Banduccio e Pietro Buonconti si oppongono all’ iniziativa a nome del Consiglio degli Anziani. Il della Faggiuola affronta i fautori della pace, li accusa di tradimento e li fa arrestare.

Mar. Toscana

Banduccio Buonconti ed il figlio Pietro sono decapitati alle Piagge: lo stesso giorno, il  della Faggiuola riforma il Consiglio degli Anziani, di cui ora potranno farne parte solo i ghibellini di fede provata. Il suo governo diventa sempre più tirannico; viene accusato di appropriarsi delle ricchezze altrui e di attentare senza ritegno alla vita ed alla libertà dei cittadini (i guelfi).

Apr. mag. Toscana

Propone ai lucchesi un convegno a Ripafratta per modificare gli accordi  siglati a Napoli. Secondo la nuova versione i ghibellini ed i fuoriusciti di Lucca possono rientrare nella loro città; anche i pisani si sarebbero comportati nello stesso modo con i fuoriusciti e gli esuli guelfi. Tutti avrebbero dovuto essere reintegrati nei loro beni; infine, ai pisani sarebbe subito state la restituite  Asciano e  Viareggio; a queste due località avrebbe dovuto seguire, in un breve lasso di tempo, anche la consegna di Buti e di Bientina. Il tutto avrebbe dovuto essere accettato con la celebrazione di matrimoni da arsi tra membri delle due fazioni. Il della Faggiuola   pretende che tra i ghibellini da riammettere in Lucca vi siano anche coloro che siano stati dichiarati ribelli dalla cittadinanza, nonché i traditori ed i banditi in perpetuo. A questa richiesta ne segue un’altra che riguarda la consegna immediata ai pisani anche di Buti e di Bientina. I lucchesi si oppongono; è di nuovo guerra.

Giu. Toscana

Il comune di Pisa gli riconosce, per tutta la durata della guerra con Lucca, 13 fiorini al giorno con esenzione dalle gabelle, oltre lo stipendio che gli spetta per gli incarichi già ricoperti di podestà e di capitano del popolo. A metà mese il della Faggiuola esce da Pisa per la Porta al Parlascio con 1400 cavalli tedeschi e toscani e buona parte della popolazione, supera i colli di Asciano.  Giunge a Pontetetto, all’antiporto di San Piero Maggiore ed al prato di San Donato. Gli viene fatto il segnale di avanzare da parte dei ghibellini lucchesi: un lenzuolo bianco in cima della torre del Veglio, ora mozzata, che si trova in piazza San Salvatore in angolo con via Calderia. Secondo altre fonti il segnale consiste in un fuoco notturno. I guelfi con Lucio degli Obizzi assalgono le case dei ghibellini che si sono asserragliati vicino alla chiesa di San Frediano, quelle degli Onesti e dei Faitinelli. Castruccio Castracani si fortifica  invecenella torre delle Tre Cappelle. Nasce in   città uno scontro furioso;  è attaccato anche il portico della chiesa ed il campanile cui i guelfi danno fuoco causando la morte della maggior parte di coloro che vi si sono rifugiati. Nel frattempo il della Faggiuola, sempre di notte, con Matteo della Gherardesca fa dare fuoco alle Porte di San Frediano e di San Giorgio;  irrompe in Lucca. Il resto dell’esercito pisano entra per la Porta di San Pietro e per quella di San Giorgio, detta Porta Imperiale. Il vicario angioino Gherardo da Sant’Elpidio fugge con il presidio per la Porta di San Gervasio. La città viene sottoposta al sacco per tre o otto giorni secondo le fonti: i soldati del  della Faggiuola ardono, ammazzano, impiccano, squartano, violentano. Una delle donne rimaste vittime della soldatesca passerà alla storia con il nome di Petronella: essa viene trascinata per strada, denudata e stuprata da numerosi mercenari tedeschi. Durante il saccheggio viene anche  rubato nella sacrestia della chiesa di San Frediano il tesoro pontificio, valutato un milione di fiorini, collocatovi  temporaneamente, per essere trasferito in Francia ad Avignone. Gli oggetti preziosi sono inviati a Pisa per esservi venduti; tra essi vi sono anche i resti di un presunto trono d’argento dell’ imperatore Costantino. Alcuni mesi dopo ci si ricorderà pure dei beni lasciati dal defunto cardinale Gentile da Montefiore: il figlio del della Faggiuola, Francesco, invierà  il notaio Ventura dai frati del convento di San Romano a chiedere la consegna delle quindici casse di oggetti preziosi. A nulla varranno le proteste dei frati. Le truppe pisane danno alle fiamme in Lucca, con morte di grande numero di uomini, a 1400 abitazioni; sono distrutte dalle fondamenta quelle degli Obizzi, dei Chiavari, dei Raffanelli, dei Porcaresi. Durante il saccheggio hanno modo di distinguersi i ghibellini pistoiesi, che in tal modo sono in grado di vendicarsi sui lucchesi per il sacco subito dalla loro città nel 1306 da parte dei guelfi. Degli scampati alla strage molti riescono a  fuggire; circa 300 famiglie con gli Obizzi in testa trovano rifugio in alcuni castelli della Val di Nievole, in particolare a Montecatini, nella Valdarno, a Firenze, Bologna e Venezia. Grande è l’esultanza dei pisani per la vittoria: sono accesi fuochi in tutta Pisa, specie nell’odierna piazza dei Cavalieri allora residenza degli Anziani. Come ringraziamento a Dio ed alla Beata Vergine è stabilito di liberare tutti i carcerati dalle prigioni delle Sette Vie. Alla fine delle operazioni Uguccione della Faggiuola riforma le istituzioni di Lucca, nomina governatore della città  il figlio Francesco e ritorna a Pisa. I pisani in segno di gratitudine decidono di riconoscergli oltre lo stipendio di podestà un aumento della somma straordinaria già concessagli ai primi del mese; gli assegnano, infine, come cavaliere e compagno di guerra Vanni di Poppi da retribuire parimenti a spese del comune. Il condottiero entra in Pisa in trionfo per la Porta d’Oro preceduto dai prigionieri. I lucchesi sono obbligati a restituire ai pisani i castelli di Asciano, di Cuosi, di Avane, di Castiglione in Val di Serchio, di Nozzano, di Cotone, di Aquilata e di Castel Passerino, tutti  demoliti; i pisani si trattengono quello di Ripafratta, nonché  quelli di Motrone, di  Viareggio, di  Rotaia ed il borgo di Sarzana.

Lug. Capitano g.le

 

Toscana

A metà mese è eletto capitano generale della lega tra Pisa e Lucca: per le cariche accumulate gli sono assegnati nel complesso 6000 ducati l’anno. Sistema le cose a Lucca lasciandovi come vicario il figlio Francesco, mentre all’altro figlio Neri è assegnato il vicariato di Pisa. Nel proseguimento del conflitto il della Faggiuola marcia contro i pistoiesi fino a Carmignano e contro i volterrani. Assale Buggiano e Serravalle Pistoiese; ottiene la seconda località dal castellano cui fa consegnare del denaro; la fortezza è  presidiata come avviene per Castellina, Casore del Monte, Marliana, Momigno, Montagnana e Vinacciano. I suoi soldati desolano le campagne aggravando lo stato di carestia già esistente nel circondario. Il della Faggiuola stringe di assedio Montecatini Alto in Val di Nievole con molti battifolli. E’ la sola fortezza rimasta in potere dei guelfi tra Lucca e Pistoia. Si muove nei pressi di Pescia, tocca il borgo San Pietro in Campo dove in uno scontro si distingue il figlio Francesco (202 morti tra i fuoriusciti di Lucca e 300 fanti), tra i pisani 150 morti ed altrettanti feriti. Per vendetta il  della Faggiuola ordina agli abitanti del borgo di abbandonare le proprie case entro il tramonto pena l’impiccagione e la tortura. Le abitazioni saranno date alle fiamme con l’eccezione della chiesa. Marcia indi verso San Martino in Colle e da lì piomba su Viminaia e Montechiaro; giunge sino al castello del Cerruglio. Ne dà l’assalto e lo conquista lo stesso giorno.

Ott. Toscana

Espugna il castello di Gallena: 80  uomini del presidio, fatti prigionieri, sono tutti impiccati.

Dic. Toscana

Al comando di 1000 cavalli e di 4000 fanti accompagnati da molti fuoriusciti, cerca di impadronirsi di notte, mediante un trattato con alcuni ghibellini, della Porta di Ripalta a Pistoia. Questa viene occupata da 50 suoi soldati; nella città irrompono 300 fanti e 70 cavalli. Suonano le campane per avvisare gli abitanti dell’ aggressione. Il vicario angioino della città, il catalano Simone della Culla, interviene  per bloccare l’ ingresso degli attaccanti che, non sostenuti dal resto delle truppe, vengono facilmente respinti. Uguccione della Faggiuola a causa di una folta nebbia giunge infatti in ritardo sotto le mura di Pistoia; vede l’ efficace azione di risposta dei difensori al suo attacco; decide di  ritirarsi e di rientrare a Lucca. In questo periodo Dante Alighieri consegna a frate Iblaso una copia  dell’ “Inferno” con l’incarico di farla recapitare al condottiero. Secondo il Boccaccio la cantica è dedicata allo stesso Uguccione della Faggiuola.

1315
Mar. Toscana

Si propone una volta di più di assediare   Montecatini Alto  alla cui difesa si sono posti 2000 guelfi. Decide di circondare la città e di tagliarne ogni comunicazione con le zone vicine per impedirne il vettovagliamento e prendere la città per fame. Assedia vanamente la località per quindici giorni. Durante le operazioni il della Faggiuola deve recarsi a Pisa perché i cittadini protestano per la carestia,  per la pressione fiscale e per la mancanza di libertà: riesce a calmare il popolo. Negli stessi giorni si schiera per Ludovico il Bavaro di Wittelsbach contro Federico il Bello d’Asburgo, altro aspirante al trono imperiale. Per il suo appoggio ottiene un diploma di investitura; viene pure infeudato di Fucecchio, di Castelfranco, di Santa Croce, di Santa Maria in Monte e di Montecalvoli.

Apr. Toscana

Entra nel contado di Montopoli in Val d’Arno con 2000 cavalli e 2500 fanti: sono tagliati alberi, vigneti, e foraggi; si avvicina a San Miniato, assedia Ciolo e si impossessa a patti della torre di San Romano; conquista Stibbio ed infesta il contado vicino a Santa Gonda.

Mag. Toscana

Costringe alla resa il castellano di Cigoli Benedetto Mangiadori; gli si arrende a patti Montecalvoli e fa disporre altri cinque battifolli attorno a Montecatini Alto.  Le località conquistate sono messe a sacco.

Giu. Si muovono da Napoli in soccorso dei fiorentini il fratello del re Roberto d’Angiò, Filippo di Taranto ed il figlio diciottenne di quest’ultimo Carlo d’Angiò.
Lug. Toscana

Uguccione della Faggiuola raduna 1300 mercenari stranieri, 600 fuoriusciti italiani ed arma 20000 pisani per  rispondere alle minacce dei fiorentini.

Ago. Toscana

Filippo di Taranto e Carlo d’Angiò si collegano a Firenze con il vicario Piero d’Angiò, altro fratello del re di Napoli. A metà mese le milizie guelfe si muovono contro i pisani (4000/5000 cavalli e 50000 fanti provenienti non solo da Firenze, ma anche da Bologna, Siena, Perugia, Città di Castello, Gubbio, dalla Romagna, da Pistoia, da Volterra e da Prato). Uguccione della Faggiuola si accampa, come fanno peraltro anche gli avversari, sul Nievole;  con i rinforzi giunti da Arezzo, dai conti di Santa Fiora, dai ghibellini toscani e da quelli milanesi capitanati da Marco Visconti può contare su un esercito di 3000 cavalli e 30000 fanti. I fiorentini e gli angioini occupano Buggiano, San Martino in Colle,  Vivinaia   tagliando in tal modo non solo il flusso dei rifornimenti al suo campo, ma anche ogni possibilità di collegamento con Lucca. Le scelte compiute dai nemici tendono pure a sbarrare la strada ai rinforzi,   segnalati  in arrivo sugli Appennini che gli sono stati      inviati da   Cangrande della Scala. Gli viene inviato il guanto di sfida; rifiuta lo scontro. Filippo di Taranto intercetta una  colonna avanzata del della Faggiuola a San Martino in Colle appropriandosi  di quaranta carri di viveri e di molti buoi. Febbricitante, il della Faggiuola, si rende  consapevole del pericolo crescente,  non vuole tentare la giornata perché inferiore di numero rispetto ai nemici; inizia a reagire; decide di lasciare l’assedio, di incendiare i battifolli e di spingersi verso Pisa. Invia Castruccio Castracani ed Azzone Visconti a recuperare il castello di Viminaia ed a quello di San Martino in Colle. Per la strada di Buggiano occupa il bosco di Trinciavelli dove dovrebbe accamparsi l’esercito avversario. Il maresciallo angioino Guglielmo Borello pensa che stia per darsi alla fuga; attacca i pisani per impadronirsi delle loro salmerie. Le milizie di Filippo di Taranto lo assalgono in modo disordinato dopo avere varcato il corso d’acqua che li divide. Carlo d’Angiò ha il comando del primo contingente; Piero d’Angiò ha ai suoi ordini il secondo e Filippo di Taranto, che  in quel giorno si trova anch’egli febbricitante  si tiene il comando del terzo. Uguccione della Faggiuola divide invece il suo esercito in quattro schiere, una delle quali è ai suoi ordini; le altre tre sono affidate rispettivamente ai figli Francesco e Neri ed a Castruccio Castracani. Secondo altre fonti il condottiero dà il comando dell’ avanguardia al figlio Francesco; l’ala costituita dalla cavalleria pesante straniera è affidata ad un cavaliere francese cugino del defunto imperatore Enrico di Lussemburgo;  il resto delle truppe rimane al suo comando. Ordina innanzitutto alle truppe di affrontare il nemico mantenendo l’ordinanza: ogni cavallo ed ogni fante non deve in nessun modo uscire dalle proprie file; anche in caso di successo è  vietato a tutti di scendere dalla cavalcatura e di rompere lo schieramento per darsi alla ricerca delle spoglie dei soldati abbattuti prima della definitiva conclusione della battaglia. Uguccione della Faggiuola capisce che gli si  è presentata un’occasione unica,; si ferma e con azione fulminea fa assalire i senesi e le truppe di Colle di Val d’Elsa, che difendono alcuni argini, da 150 cavalli guidati da Giovanni Giacotti Malespini e dal figlio Francesco che ha con sé la bandiera imperiale di casa Wittelsbach. Costoro sconfiggono le milizie guelfe, giungono fino alla cavalleria fiorentina di Piero d’Angiò e di Diego della Ratta che sono costrette a riordinare le loro linee al di là di un torrente: muoiono nella mischia Carlo d’Angiò e Francesco della Faggiuola. Al termine del combattimento le loro salme sono trovate una accanto all’ altra per cui si disse che si fossero uccisi l’un l’altro. Alla notizia della morte del figlio Uguccione della Faggiuola si getta nella mischia, fa richiamare 800 cavalli tedeschi e 4000 pisani armati di balestre e di lunghe lance. Intervengono  pure da Viminaia e da San Martino in Colle Castruccio Castracani e Matteo Visconti da lui inviati in un primo tempo su quei colli per tenere libera la strada verso Lucca. L’esito della battaglia è ora capovolto; sono  sbaragliati i fanti nemici, colti in disordine, così come parte della cavalleria angioina non ancora del tutto preparata per attacco. Nella battaglia, solo di parte fiorentina, muoiono 2000 uomini ed altri 1500 sono fatti prigionieri; molti soldati muoiono annegati nelle paludi che allora circondavano Montecatini Alto. Muore pure Piero d’Angiò ed il suo cadavere non viene trovato: sembra che sia annegato  nella palude nel tentativo di riparare a Fucecchio. Filippo di Taranto riesce a mettersi in salvo nel castello di Monsummano. Per circa ventuno chilometri i vincitori inseguono i fuggiaschi. Dopo la battaglia (cominciata la mattina e finita prima del termine della sera) Uguccione della Faggiuola viene armato cavaliere, davanti al cadavere dell’erede al trono angioino, da Rinieri della Gherardesca. Con la vittoria si arrendono nelle sue mani Montecatini Alto, Monsummano a patti (dove alcuni prigionieri sono mandati a morte) e Motrone; ottiene Vinci; blocca Prato e Serravalle Pistoiese;  ottiene anche Buggiano. Si fa consegnare Ubaldo degli Obizzi;  costui è decapitato sulla porta del castello di Monsummano su un mucchio di letame. I fiorentini con il loro nuovo capitano generale Beltramone del Balzo se ne restano inattivi. Il della Faggiuola nomina podestà di Lucca il figlio Neri e fa ritorno a Pisa dove è accolto in trionfo. Sono condotti nella città due insegne reali, tutte le altre bandiere, il tesoro raccolto, i bagagli, le armi, le cavalcature ed i prigionieri.

Sett. Toscana Ai primi del mese giungono in suo soccorso le milizie scaligere: queste sono utilizzate per controllare le vie di comunicazione, per impedire eventuali sortite da parte guelfa mentre le sue truppe sono intente a depredare il territorio finitimo. Ritorna ad assediare Montecatini Alto. Divide le truppe in più contingenti, al Cozzo, alla Porta Ricciarda, alla Porta Signorelli ed a quella di Santa Margherita. Ordina l’attacco generale; segue la capitolazione. Vanni di Baseglia, nei medesimi giorni, completa l’opera  con la  conquista di Serravalle  In sostanza dopo la battaglia non è in grado di approfittare della favorevole nuova situazione.  Si accontenta di ottenere il maggior numero possibile di prede e di porre taglie ai prigionieri.
………………. Lazio Invia 700 cavalli, per lo più tedeschi, in soccorso dei Filippeschi e di altri fuoriusciti di Orvieto. A tali truppe si uniscono quelle del prefetto di Vico, di Sciarra Colonna, quelle del conte dell’ Anguillara, del conte di Santa Fiora, del signore di Bisenzo, dei da Baschi e  di altri ghibellini del Patrimonio e di Todi. Le milizie puntano su   Acquapendente alla cui difesa si trovano Pietro Farnese e Monaldo Monaldeschi. Da ultimo, i ghibellini, delusi nelle loro aspettative di rapido successo, si volgono su Torre Alfina, il cui castello è espugnato. Tutto il territorio circostante è messo a ferro e fuoco.
1316
Gen. Toscana

Si dirige con 3000 soldati su Fucecchio dove è  organizzato un trattato a suo favore. Il complotto viene scoperto, sedici uomini sono impiccati e molti sono tra i pisani i caduti nel successivo scontro. Al ritorno da tale cavalcata Castruccio Castracani fa uccidere a Massa Macinaia 30 persone che hanno tramato nei suoi confronti.

Feb. Toscana Uguccione della Faggiuola entra con furia  nel senese e lo devasta. Espugna ed incendia Torranieri: parte dei difensori rimane uccisa nel combattimento; i rimanenti sono trascinati via  come prigionieri. Delle donne, le più belle e le più giovani sono costrette a seguire i vincitori; le altre sono abbandonate seminude nella località. Sulla strada del ritorno sono date alle fiamme  in Val di Nievole Montesoulo Grisi, Corsignano (Pienza), Buonconvento, Castel Rozzi e più di seicento case. Il della Faggiuola fa rientro a Pisa con un grande bottino.
Apr. Toscana

Il figlio Neri, prendendo a pretesto l’uccisione dei 30 abitanti di Massa Macinaia, su suo ordine condanna a morte a Lucca il Castracani. Il condottiero lucchese, in effetti, è diventato troppo popolare in Lucca ed, inoltre, come vicario dell’ aspirante al trono imperiale Federico d’Asburgo attua una politica differente da quella dei della Faggiuola. Neri  richiede l’ intervento del padre per potere eseguire la condanna a morte del rivale. Uguccione della Faggiuola si avvia verso Lucca alla testa di 400 cavalli; supera il Monte di San Giuliano e si ferma a pranzo nel paese di Santa Maria; mentre è a tavola è informato che Pisa si è ribellata alla sua signoria su istigazione di Coscetto dal Colle e di altri cittadini. Decide di rientrare subito in Pisa;  trova le porte della città sbarrate. Gli avversari hanno corrotto i suoi mercenari ed hanno saccheggiato il suo palazzo facendovi strage dei familiari. In questo frangente il conte Neri della Gherardesca, da un lato, invia a Lucca ad Uguccione un messaggio urgente, dall’altro, si accorda con gli abitanti e si fa nominare prima podestà e poi  capitano del popolo. Uguccione della Faggiuola decide  di continuare la strada per Lucca dove, peraltro, si ripete una situazione analoga ai danni del figlio Neri. Il condottiero è, alfine, costretto a rifugiarsi nelle terre di Spinetta Malaspina.

………………….. Verona Capitano g.le Emilia e Veneto

A Modena e nel Montefeltro;  passa al servizio di Cangrande della Scala, a Verona. Viene nominato capitano generale delle truppe scaligere.

1317
…………………. Verona Brescia Lombardia

Infesta il bresciano, dà alle fiamme Castiglione delle Stiviere; si accampa a Lonato. Assedia Brescia.

Mag. Verona Padova Veneto

Informato che i padovani sono sotto Vicenza per impadronirsi della città per trattato, si allontana da Brescia ed entra travestito in Vicenza. Si nasconde nel palazzo dei Nogarola, convince i traditori a mutare partito e li spinge a persuadere i padovani ad assalire la città. Fa calare i ponti levatoi ed assale nel borgo di Porta Berica le truppe nemiche: le mette in fuga e le insegue di notte sino a Montegalda facendone strage. Sono uccisi tutti coloro che non conoscono la risposta alla parola d’ordine degli scaligeri (San Giorgio); molti, infine, sono quelli che annegano nel Bacchiglione. Nello scontro viene catturato Vanni Scornazzani ed è ferito mortalmente Vinciguerra di San Bonifacio.

Lug. Veneto

Viene eletto podestà e rettore di Vicenza al posto di Bernardino Nogarola: indice un processo contro i fuoriusciti fatti prigionieri. 52 guelfi vicentini  sono trascinati per le vie cittadine a coda di cavallo per essere in un secondo momento impiccati; molti altri sono rinchiusi in carcere duro a Verona.

Ago. Faggiuola Pisa Toscana

Con l’aiuto di Spinetta Malaspina all’ esterno e dei Lanfranchi e dei della Sassetta all’interno, tenta di rientrare in Pisa. I congiurati sono scoperti;  quattro membri della famiglia dei Lanfranchi sono fatti uccidere da Gaddo della Gherardesca alleatosi per l’occasione con Castruccio Castracani. I lucchesi scacciano Spinetta Malaspina dai suoi possedimenti;  gli tolgono Fosdinovo, Verruca (Verrucolette) e Buosi.

Dic. Verona Padova Veneto

Esce da Vicenza per la strada di Lonigo con il conte Enrico di Gorizia e Bernardino Nogarola; supera nottetempo Teolo, Carbonara ed Arquà Petrarca per presentarsi all’ alba davanti a Monselice. Gli scaligeri trovano una porta aperta; il podestà Bresciano Buzzaccarini si rifugia nel castello e si arrende alcuni giorni dopo.

1318
Gen. Veneto

Si dirige segretamente verso Piove di Sacco; respinto da Roncaglia, guada il Brenta e mette in fuga i padovani che sono inseguiti fin sulle porte della città. Si attenda a Ponte San Niccolò, entra nel borgo di San Giovanni e lo dà alle fiamme (500 fra case e palazzi sono così distrutti).

Feb. Veneto

Decide di attaccare Padova; gli abitanti, tramite Giacomo da Carrara, si arrendono.

Sett. Verona Treviso Veneto

Si incontra in segreto a Fontaniva con i ghibellini di Treviso.

Ott. Veneto

Esce nottetempo da Vicenza con 500 cavalli e si apposta sotto Treviso perché gli è stato promesso che avrebbe trovato  aperta la Porta di Santi Quaranta. Una forte nebbia impedisce l’arrivo nei tempi previsti di 1000 fanti, condotti dal ghibellino Artico Tempesta al luogo di incontro, una chiesa nei pressi della porta. Uguccione della Faggiuola viene avvistato all’alba dalle guardie mentre sta aspettando i rinforzi;  teme di cadere in un’ imboscata. Prende la decisione di    ripiegare a Quinto di Treviso e da qui ritornare a Vicenza. Dopo qualche giorno rientra nel trevigiano ed occupa senza colpo ferire Noale, Brusaporco, Asolo e Montebelluna che gli sono consegnate dai ghibellini.

Dic. Lombardia

Si reca a Soncino dove i capi del partito ghibellino si incontrano per costituire una lega e per fare in modo che Cangrande della Scala ne sia eletto capitano generale.

1319
Primavera

Il papa Giovanni XXIII emette un breve nei suoi confronti.

Giu. Verona Padova Treviso Veneto Riconquista Monselice.
Lug. Veneto

Leva l’assedio da Treviso a seguito dell’ ingresso nella città del suo nuovo signore, il conte Enrico di Gorizia.

Ott. Veneto

Si trasferisce all’assedio di Padova che viene parimenti soccorsa dal conte di Gorizia.

Nov. Veneto

Sempre intento all’assedio di Padova. Si ammala di malaria nelle paludi del Brenta; è condotto a Vicenza ove muore. E’ sepolto a Verona nella chiesa dei domenicani di Sant’Anastasia; per altre fonti in quella dei frati minori di San Fermo. Ritratto da Andrea Orcagna  nel Camposanto di Pisa nel “Trionfo della Morte”; è pure raffigurato in un’incisione di Francesco Allegrini da Gubbio. Genero di Corso Donati Amico di Dante Alighieri. Alcuni commentatori della Divina Commedia pensano che ad Uguccione della Faggiuola alludi il poeta allorché nell'”Inferno” afferma che verrà il Veltro il quale disperderà la cupidigia dominante nel mondo. La tesi, espressa da Carlo Troja, nei primi decenni del 1800, è stata confutata da Niccolò Tommaseo. In ogni caso essa ha ispirato Cesare Balbo per la sua “Vita di Dante”. Giosué Carducci lo ricorda nell’ode “Faida di comune”. Stemma araldico: aquila nera in campo rosso.

 CITAZIONI

” Uguccione della Faggiuola certamente è stato uno dei più famosi guerrieri del secolo XIV. Forte, astuto, valentissimo nel condurre la guerra, è stato lodato, specie per questo, dagli storici. Il suo straordinario valore personale era leggendario: a Cerone, durante una lotta accanita, abbandonato dai suoi, colpito sul suo scudo da quattro dardi e tredici verrettoni. ferito ad una gamba e con la celata ammaccata dai colpi, era riuscito a ritirarsi nelle sue schiere. Egli più che ad un principe condottiero somigliava ad uno di quei capitani di ventura che negli anni successivi diventeranno famosi. Di essi aveva la crudeltà ed il modo di comportarsi. Non si era fermato mai a lungo in un luogo; dei capitani di ventura aveva anche il modo di guerreggiare e di devastare. I saccheggi e le rovine portate dalle sue soldatesche furono le peggiori nella storia di quel periodo. Albertino Mussato, che pure era ghibellino, scrive che Uguccione della Faggiuola, in poco più di due anni, aveva mandato in rovina, devastandola tutta, la provincia della Toscana. Molti storici del tempo lo lodarono; lo chiamarono: virum acrem et strenuum, da non poter dire se fosse più pronto ad intraprendere cose grandi o più moderate dopo averle prosperamente condotte, sagax, avvisato saggio e valoroso signore e così via nelle lodi, mentre altri, dopo la cacciata da Pisa e specie se di colore diverso, mettevano in risalto le sue qualità negative di tiranno crudele e grossolano. Storici successivi al periodo delle gesta del Faggiolano hanno dati giudizi anche positivi sulle sue qualità di governante, a parte il valore militare da tutti riconosciuto notevole. Così Ranieri Sardo lo chiama “buon podestà di Pisa”, il Manuzio “Persona di molto ingegno ed accorto”, Giovanni Villani considera le gesta di Uguccione grandissime. Aveva impressionato in modo particolare gli storici il terrore che Uguccione aveva provocato in Firenze, tanto che alcuni lo consideravano un vero e valente continuatore dell’opera di Arrigo VII. Stando però ai fatti e al di fuori della passione politica dei tempi, Uguccione non può essere considerato un condottiero, tale da dare un fine concreto a tutte le sue imprese guerriere e un politico capace di ideare e compiere un disegno programmato. per quanto riguarda poi il reggimento delle città, affidate alla sua amministrazione o prese con la forza, non possiamo considerarlo un amministratore sagace e prudente. Non aveva le qualità per reggere con diplomazia uno Stato ed amministrarlo con giustizia. Le ribellioni delle città da lui governate e le ragioni delle sue cacciate lo confermano.” LUCARELLI

“Nei suoi scritti Dante non nomina mai Uguccione della Faggiuola, però nel canto XII dell’Inferno cita, accanto a Rinier Pazzi, un Rinier da Corneto (padre di Uguccione), dicendo che entrambi “fecero a le strade tanta guerra”. E non si pensi che la menzione sia disonorevole: Dante sta parlando non di banditi da strada, ma di grandi feudatari, non a caso ghibellini, in lotta contro l’espansionismo territoriale dei Comuni, cioé di “ribelli” nel senso politico della parola.” SANTAGATA

“Questi non ciberà terra né peltro,/ ma sapienza, amore e virtute,/ e sua nazion sarà tra feltro e feltro.” ALIGHIERI

“Non vi ricorda di Montecatini/ Come le mogli e le madri dolenti/ Fan vedovaggio per li ghibellini,/ E babbi, e frati, e figliuoli, e parenti?.” F. DA SAN GEMIGNANO

“Uguccione de la Faggiola/ messo ha in punto la masnada./ Tutto ferro l’ampio busto,/ ed il grande capo ignudo,/ sta su ‘l grande caval bianco/ e imbracciato ha il grande scudo,/ che ben quattro partigiane/ regge, e, come fosser ceci,/ de’ lucchesi i verrettoni/ regge infitti a dieci a dieci.” CARDUCCI

“Questi eseguì luminosissime imprese fino a quando tenne in esercizio la virtù sua: ma come incominciò ad impazzare nelle prosperità, cadde precipitosamente nell’abisso…Uguccione, di povero divenuto subitamente ricco, non seppe celare né moderare la sua nuova fortuna, e mutò la parsimonia in prodigalità, la semplicità del vivere in isfoggio di lusso, la rigidezza dei costumi in sensualità sfrenata e a suo capriccio si appropriò delle altrui sostanze, né tenne più conto dell’onore, della libertà, della vita dei cittadini.” LOMONACO

“Uomo di fiera vista, molto grande e robusto del corpo, e per questo adoperando armi grandissime e di maggior peso che gli altri uomini communalmente non costumavano..E o ricordato da lui artifiziosamente, o pure risorto a caso, andava molto per le bocche degli uomini un fatto suo molto illustre; che essendo in una certa battaglia fatta a Cerone abbandonato dai suoi, e poco meno che posto in mezzo da’ nimici, egli ferito in una gamba, e ammaccatogli grandemente la celata, valorosamente ritirandosi, riportò a’ suoi in un targone lungo da pedone quattro partigiane e tredici verrettoni tirati da belestre piccole.” AMMIRATO

“Fu meno fortunato che valoroso, perché l’opera sua fu misconosciuta da quelli stessi ai quali la aveva votata.” ARGEGNI

“Vissuto tra le cospirazioni di parte e le audacie indomite delle civili discordie, invecchiato negli odi e nel rimorso di non aver ghermita, negli anni verdi, la fortuna: uomo adatto a riprendere, chiusa la parentesi imperiale, la vecchia tradizione toscana dei conflitti eterni tra Ghibellini e Guelfi, tra Firenze e Pisa.” CAGGESE

“Uomo vigoroso, e oltre all’esperienza dell’arte militare temperato nella pace e di buoono consiglio.” L. ARETINO

“Persona di gran cuore, e molto valoroso nel mestier dell’arme.”  RONCIONI

“Capitano assai famoso in quel tempo.” MALAVOLTI

“Valoroso capitano de’ cavalli dello Scaligero.” BONIFACCIO

“Uomo di gran valore.” CECINA

“Uomo di grandissima fama, e di sommo valore.” CASTELLINI

“Un grande Capitano, il maggiore e migliore condottiero della sua epoca.” DOMINICI

“Huomo in quel tempo di gran nome nelle cose di guerra.” FOGLIETTA

“Ricordavi del pezzimo Uguccione,/ Che Luccha conquistò per tradimento,/ E della morte e dello uccizione/ De’ ciptadini fecie mortal tormrnto.” da un poema riportato dal SERCAMBI

“Veder mi par za quel de la Faggiola/ Re di Toscana: et dico di Uguzone/ Il qual teria le volpi tutte a scola.” P. DE FAYTINELLI

“Maneggiò l’arme in molte occasioni valorosamente..Era Uguccione di persona grande e molto forte, di volto colorito, d’occhi azzurri e di capelli neri.” ROSCIO

“Con uccisioni, incendii e ruine di ville, in ogni luoogo s’haveva fatto conoscere per huom terribile e grandemente valoroso.” GIOVIO

“Questi c’ha larghe spalle, e largo petto,/ Et ch’al volto crudel Marte assomiglia:/ Uscendo fuor d’oscura e vil famiglia,/ Abbraccia la militia con diletto:/ Poscia havendo animoso ardir concetto,/ Et Fortuna che ‘l guida, e lo consiglia,/ Del bel lito Toscan l’impero piglia,/ troppo sdegnoso a stare altrui soggetto./ Et la medesima sorte a lui rubella/ mentre a le due città reggeva il freno,/ All’improvviso lo levò di sella./ Non creda al volto hor torbido, hor sereno/ De la Fortuna molto alcun, perch’ella/ A’ Regni dona, e toglie in un baleno.” A. PANOZZO. Da un sonetto raccolto dal GIOVIO

“Viso nobil et probo.” G. DA BAZZANO

“Qualis palma fuit, qualis victoria, cives/ Quam tulit ingratis Uguicio tunc dominatus/ Marchia quem genuit titulatus de Fagiola!.” GRANCHI

“Caporionende’ Ghibellini in Toscana e gran maestro di guerra.” GENNARI

“Naturam, vultumque viri singulari ingenii Ugucionis de Fagiola paucis dicere locus admonet. Fuit origine juxta..nobiles de Fagiola comitatus Ariminensis oppido. Calliditus incredibilis, quem faciei hilaritas et omnis facundia fulciebat. Cujus ingenii profunditas, ut magna quaeque negotia simularet ac dissimularet studium praebebat, amicitiis facile conquirere. Ingentium facinorum dubium, an aggredi promptus, an in susceptis perseverasse moderatius: in ambiguoque certatum est, an astutior, an fortunatior.” MUSSATO

“Ghibellino uscito dagli appennini, il di cui nome forma una delle nostre celebrità.” LITTA

“Huomo in quei tempi di somma riputatione nel mestiere dell’ armi..Capitano valente.” SARAINA

“Grandi racconti faceansi della sua forza e del suo coraggio: solo sostener l’impeto di un esercito e ristorar le battaglie; aver bisogno d’inusitate arme per coprire membra vastissime; fier e paurosa la vista bastare per volgere in fuga il nemico: insolita copia di cibi appena essere da tanto che sostentassero così gagliarda persona. I quali detti potrebbero per avventura dipingerlo alle nostre menti quale rozzo ed ingordo accoltellatore: nondimeno chi lo conobbe afferma che fu allegro il volto di lui, e che straordinaria robustezza del corpo si congiungeva in esso all’ingegno ed alle arti del favellare.. Uguccione fu molto destro nei motti: la somma ilarità dell’ aspetto impediva per giudizio di Albertino (Mussato), che altri lo giudicassero capace di alcuna dissimulazione. Pure egli sapeva dissimulare, alto nascondendo il segreto nel petto: ma vinti dall’eloquenza i cuori si aprivano ad esso. Cauto e lento deliberava, senza indugio eseguiva; valoroso nei consigli, audacissimo in campo, lasciò dubitare se in lui la fortuna superasse l’arte o l’industria. Barbaramente usò in Lucca della vittoria: ma il terrore nei suoi nemici e la fama delle valide membra crebbero la voce delle sue crudeltà. Uguccione fu ristoratore sommo del ghibellinismo.” TROYA

“Fu ammirabile nelle opere sue.” G. VENTURA

“Ugucio humilibus parentibus natus, sed ingens corpore ac viribus praevalens, inter montanos egrestes, factiososque homines, per caedes et facinora magnum sibi nomen et auctoritatem fecerat.” Dalla biografia di un monsignor Graziani riportata dal TROYA

“Chi era Ghibellino e potentissimo nella Toscana.” TARCAGNOTA

“Vir militari virtute celeberrimus.” D’INUNDA

“Ducem diebus illis eximium.” MANFREDI

“Uno de’ primari capi della ..fazione ghibellina, di cuore fallace ed accorto.” G. BONOLI

“Uno dei capi più potentidel partito ghibellino ed uno dei migliori condottieri del secoli XIV.” BOSI

“Ugon d’Arecio.huomo alto et notabile,/ Qual contro gl’hosti fece opra mirabile.” DEL CARRETTO

“Uomo che era..dotato di intelligenza non comune e che lasciò larga traccia di sé nella storia di quei tempi; ma la cui fama rimase macchiata dalla esagerata presunzione e dalla sconfinata ambizione, nonché dalla perfidia dell’animo feroce e crudele.” DOMPE’-GANDOLFO

“Animo audax et ferox, ingens corpore, ad iram atque vim promptior.” Da un manoscritto riportato dall’ANGELUCCI

“Uomo vigilante ed accorto.” BALDISSERONI

“Bellici negotii prudentia et proelio strenuum hominem..Erat Ugutio Guelphi nominis hostis acerrimus..Militaris negotii expertissimus.” MERULA

“Godeva di grande rinomanza fra le truppe.” ORSI

“Capo dei ghibellini e signore di Pisaal principio del 14° secolo.” PAOLINI

Con Federico da Montefeltro “Valenti capitani.” PARDI

“Etait un homme actif, ambitieux, en quete de gloire.” MOLLAT

“Clari nominis ghibellinorum partium ducem, et ut natalium splendorem imparem, ita militari virtute anteferendum..Nactusque saeculum bellorum ferax, a prima aetate arma tractaverat. Corpus illi ingens, viresque corpori pares. Manu aeque ac consilio strenuus; et fortiter facere, et sapienter prospicere, ubi res posceret, gnarus. Pluribus praeliis nobilitatus, sed praecipue insigni ad Caeronium pugna, ubi a suis desertus, solus, dux, miles, exercitus fuit: quatuor pilis, tredecim verutis tormento excussi clypeo exceptis, altero crure vulnerato, galea ictibus collisa ad suos reversus, parem periculo famam tulit.” BEVERINI

“Gli storici concorrono tutti a fare di questo intrepido personaggio il più eccellente capitano de’ tempi suoi: e difatti parea che la natura formato lo avesse alle più dure fatiche e al maneggio delle armi.” SEZANNE

“Ebbe gran nome Uguccione nominato vari anni prima dalle memorie tifernati tra i capitani famosi de’ suoi tempi.” G. MUZZI

“Uguccio humilibus et patria sua obscuriobus parentibus, sed ingens corpore, et animo audax et ferox, ac viribus praevalens, inter montanos agrestes, factiososque homines, per caedes et facinora magnum sibi nomen et auctoritatem fecerat.” GRAZIANI

“Se ad Uguccione della Faggiuola non fecero difetto il coraggio, il valore, la forza e quella prudenza necessaria a chi conduce soldati, se egli può dirsi uno dei più illustri guerrieri del secolo XIV, pur nondimeno si deve credere incapace a formare un disegno politico che potesse tornar proficuo alla parte di cui era zelante campione..Ci sembra perciò che la vita di Uguccione della Faggiuola abbia molti tratti di somiglianza con quello dei capitani di ventura che saranno tanto famosi negli anni successivi: il Faggiolano non si fermò giammai lungo tempo in un luogo, ebbe un esercito composto di avventizi spesso gente bassa, delittuosa e crudele: passò la vita fino dalla sua prima gioventù fra il rumore delle armi e fra i disagi del campo. Anche lo assomiglia ai capitani di ventura il modo di guerreggiare. Orribili e dei maggiori in tutta la storia del medio evo sono i saccheggi, i guasti, le ruine che ebbero luogo per opera sua e delle sue masnade.” VIGO

“Di verso Massa (la Massa Trabaria) di pià alti faggi/ Un gran gigante apparve nel qual Marte/ Grazia gli infuse co’ suoi forti raggi./ F. DEGLI UBERTI

“Esperto e valoroso nel mestiero delle armi.” CINCI

Nel periodo di Arezzo. “Tra verdi e sechi se facea vendetta/ e ghelfi e ghibellin non si contava,/ essendo dentro podestà Ciappetta/ el quale co’ Uguccion se gareggiava,/ a cui spiacevan l’opere volpine/ e il modo della guerra che menava.” B. DI GORELLO

“Deh per mio amor, lettore, alquanto nota/ Come fortuna in brieve mise al piano/ Uguccion che era al sommo della ruota/ E nota il guiderdon che dal Pisano/ E’ ricevette, avendolo innalzato/ D’onor più ch’altro comune Italiano.” PULCI

Con Niccolò Piccinino,Castruccio Castracani, Lodrisio Visconti, Giovanni Acuto, Facino Cane, Bartolomeo Colleoni, il Carmagnola “Furono capi notissimi per le loro imprese.” AGOSTINI

“Uno dei più notevoli personaggi della guerra condotta per mercede..Si dice che Uguccione fin da piccolo dimostrasse un vero culto per le armi alle quali si sentiva morbosamente portato. Le agiografie e le storie di cappa e spada che si occupano della sua figura vogliono e pretendono che il nostro abbia giocato a comandare ragazzini imberbi come lui, in una sorta di anticipazione scherzosa, ma anche crudele, del suo destino.. Forte, agile come una gazzella, capace di affrontare notevoli disagi senza danno, di pernottare all’addiaccio e di digiunare a lungo.” ADAR

“Appartenente alla piccola nobiltà di confine tra Umbria, Toscana e Romagna..Uguccione della Faggiuola costruì la sua carriera unicamente sulla base delle sue abilità di soldato e capitano.” SCARDIGLI

“E così in picciolo tempo a Uguccione fu mutata la fortuna, e l’una città e l’altra (Pisa e Lucca) tratta della sua tirannica signoria. Questo fu il guiderdone che l’ingrato popolo di Pisa rendé a Uguccione da Faggiuola, che gli avea vendicato di tante vergogne, e racquistate loro tutte loro castella e dignità, e rimisigli egli nel maggiore stato, e più temuti da’ loro vicini che città d’Italia.” VILLANI

“Essere additato come il probabile destinatario della prima cantica della Commedia contribuì in maniera determinante alla fama del condottiero; tanto più che addirittura ci fu chi riconobbe in lui il misterioso veltro della profezia dantesca, quale salvifico levriero che avrebbe preso..a morsi la lupa simbolo dell’avidità. Se l’attribuzione si rivelerà errata, figlia di una “svista” del Boccaccio, non miglior sorte patirà l’identificazione, apparsa troppo debole al vaglio degli esperti: eppure i due errori restano, al netto dei dovuti distinguo, chiari segni di quanto la gloria di Uguccione fosse marcata..Chi lo conobbe afferma, che fu allegro il volto di lui, e che straordinaria robustezza del corpo si congiungeva in esso all’ingegno ed alle arti del favellare…La sua dipartita segnò la scomparsa di uno dei più celebri guerrieri del XIV secolo. Forte, astuto, valentissimo nel condurre la guerra, è stato capace di attrarre le lodi dei cronisti, oltre a coloro che nemici o amici ebbero a che fare con lui sul campo di battaglia. Fu in buona sostanza l’antesignano di quei capitani di ventura che da lì a poco imperverseranno nelle campagne italiane. Di essi aveva la crudeltà, il modo di guerreggiare e soprattutto quello di devastare: gli scempi compiuti dalle sue soldatesche furono tra i peggiori di quel periodo.” STAFFA

“Non è facile formulare un giudizio, al di fuori dei suoi tempi, su Uguccione della Faggiuola, che certamente è stato..uno dei più illustri guerrieri del secolo XIV…Nei suoi riguardi nessuno gli ha negato in generale quel coraggio e quell’ardore guerresco riconosciuto dai suoi contemporanei, ma al contrario i giudizi sulle capacità di reggimento delle città, affidate alla sua amministrazione o conquistate con la forza, non sono stati favorevoli: egli non aveva la capacità di reggere con diplomazia uno Stato ed amministrarlo con giustizia.” LENZI

“Era  Uguccione di statura grande, e molto forte: di volto colorito: d’occhi azurri: e capelli neri.” CAPRIOLO

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-Eugenio Lenzi. Uguccione della Faggiuola e Castruccio nel trecento toscano.

Immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/Uguccione_della_Faggiuola