UGOLINO CAVALCABO

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Condottieri di ventura

0438      UGOLINO CAVALCABO’  Marchese di Viadana. Signore di Cremona, Bozzolo e Rivarolo Mantovano. Padre di Guglielmo, cugino di Marsilio e di Guglielmo, suocero di Pietro dei Rossi. Guelfo.

               1355 – 1406 (gennaio o luglio)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1366

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova a Viadana.

…………….       Lombard Il signore di Milano Bernabò Visconti rilascia a lui ed ai fratelli e nipoti del marchese di Viadana Marsilio, Guglielmo e Giberto le ragioni sul fiume Po da Fossacaprara sino a Pomponesco e dal territorio di Sacca sino alla bocca dell’Oglio nei pressi di Viadana. Del beneficio ne beneficiano anche Guglielmo, Ugolino e Giacomo fratelli e nipoti di un altro figlio del marchese.

1375

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

Viadana

Cavalcabò

 

 

Lombardia

Viene ferito gravemente a Bozzolo dai cugini Pandolfo, Luigi e Bertolino i quali uccidono il padre Guglielmo ed il fratello Giovanni. Fugge a Rivarolo Mantovano;  informa dell’ accaduto il marchese di Mantova Luigi Gonzaga. I congiunti tentano di impadronirsi della rocca di Viadana.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Muove contro i parenti che si trovano nel territorio di Suzzara.

Ago. 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Tra agosto ed ottobre compie pesanti scorrerie nel territorio di Suzzara.

Nov.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

I congiunti si impadroniscono di Viadana e cedono la località a Bernabò Visconti. Il signore di Milano vi invia un proprio vicario con l’ordine di allontarne tutti i Cavalcabò.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova a Bozzolo;  cerca di espandere il suo potere verso Commessaggio.

1376

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Rivarolo Mantovano.

1377

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Viadana.

1378

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene segnalato a Pavia.

…………….

Milano

 

 

 

 

 

 

Milita al servizio di Bernabò Visconti.

1386

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si offre al servizio di Gian Galeazzo Visconti con 800 fanti e 200 cavalli.

1387

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

Milano

Verona

200 cavalli e 800 fanti

Lombardia

Combatte gli scaligeri. Divide i suoi fanti in quattro schiere al cui comando pone i nipoti Carlo, Guglielmo, Cesare e Marsilio; Gabrino Fondulo ha il governo dei 200 cavalli.

Mar.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Esce da Viadana, attraversa l’Oglio vicino a Marcaria.

Apr.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Raggiunge a Desenzano Giovanni degli Ubaldini.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Si impadronisce del castello di Garda;  affianca Giovanni degli Ubaldini nel suo attacco a Verona.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Vi è una rivolta in Verona provocata dai partigiani di Guglielmo Bevilacqua; Ugolino Cavalcabò entra nella città per la Porta di San Massimo.

…………….

 

 

 

 

 

 

Veneto

Il conte di Virtù lo lascia alla guardia di alcune terre del cremonese mentre Carlo Cavalcabò e Gabrino Fondulo assecondano Jacopo dal Verme contro i carraresi.

1390

Milano

Firenze Padova

 

 

Veneto e Lombardia

E’ costretto ad abbandonare il vicentino ed il veronese di fronte all’ offensiva portata da Giovanni Acuto; si rifugia a Viadana e si accorda con gli avversari cui permette di alloggiare nei suoi possedimenti. Scoperto, è fatto arrestare da Gian Galeazzo Visconti; è rinchiuso nel castello di Milano.

1397

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………….

Milano

Mantova

 

 

Lombardia

Viene liberato dal carcere. Ritorna a militare per i Visconti agli ordini di Jacopo dal Verme.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ ferito e fatto prigioniero nella battaglia di Governolo.

1402

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autunno

Guelfi

Milano

 

 

Lombardia

Alla morte di Gian Galeazzo Visconti si avvicina al partito guelfo tramite Alberico da Barbiano. Occupa Maccastorna ai danni di Galeotto Bevilacqua. Ha il comando delle truppe guelfe di Cremona, Brescia, Crema e Lodi.

1403

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………….

 

 

 

 

 

 

Lombardia

I fiorentini gli inviano in aiuto 1300 cavalli; altri soccorsi riceve da Ottobono Terzi, da Pietro dei Rossi, da Giovanni da Vignate, dai Suardi di Bergamo, da Bartolomeo e Paolo Benzoni e dai guelfi bresciani. Ugolino Cavalcabò esce da Viadana e si collega con Giovanni Ponzoni (capo della fazione dei maltraversi, neutrale rispetto alle altre due fazioni, ma antivisconteo); ai suoi uomini si uniscono pure Guglielmo e Carlo Cavalcabò, nonché Giovanni di Sommo capo della fazione maltraversa.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Raccoglie le truppe presso Casalmaggiore, si congiunge nottetempo con i maltraversi in alcuni boschi lungo la riva sinistra del Po ed irrompe all’ improvviso in Cremona. A fine mese entra nuovamente in Cremona con Giovanni Ponzoni dalla Porta del Foro Boario.

Giu. lug.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Scacciato da Cremona il vicario ducale Giovanni Castiglione, investe le rocche di San Luca, di San Michele ed il castello di Santa Croce intorno al quale si accampa Gabrino Fondulo. I ghibellini, spaventati, si danno alla fuga. Giorgio Crivelli resiste nel castello di Santa Croce a nome del duca di Milano Giovanni maria Visconti. Ugolino  Cavalcabò ordina allora al Fondulo di allargare le lineee del blocco a tale castello e di assediare, invece, con maggior forza le rocche di San Luca e di San Michele, mal presidiate e mal provvedute di vettovaglie. All’ assedio del castello di Santa Croce rimane Marsilio Cavalcabò. In meno di tre giorni i 2 castelli si arrendono: la fortezza di San Luca verrà ampliata mentre quella di San Michele sarà più tardi distrutta. Riceve molti soccorsi dagli alleati tanto che in breve si trova a disporre di 12000 fanti e di 4000 cavalli, senza contare le milizie rurali. Si incontra a Cremona con Paolo Orsini ed incita inutilmente i pontifici ad attraversare il Po per invadere il milanese. Giovanni Ponzoni però, stimolato dalla propria ambizione ed ancor di più da quella del figlio Ponzino, comincia a boicottare l’azione del Cavalcabò; abbandona l’impresa su richiesta dello stesso Cavalcabò. I ghibellini incominciano a dilagare in maniera disordinata nei territori finitimi devastando campagne, razziando bestiame ed uccidendo uomini. 4000 di costoro, per lo più bresciani, agli ordini di Pietro Gambara si avvicinano nottetempo sotto il castello di Santa Croce difeso da Giorgio Crivelli. Il Gambara è costretto a ritirarsi precipitosamente. Giorgio Crivelli si rifugia nella rocca di Pizzighettone ove da tempo hanno trovato rifugio numerosi ghibellini. Ugolino Cavalcabò lascia il nipote Carlo a continuare le operazioni di blocco del castello ed invia Gabrino Fondulo alla volta di Pizzighettone con 3000 fanti e 600 cavalli. Quest’ultimo prende d’assalto tale castello: nel combattimento restano uccisi più di 400 ghibellini. I prigionieri sono condotti a Cremona. Ugolino Cavalcabò fa liberare i soldati non cremonesi mentre quelli di origine cittadina sono rinchiusi nella rocca di San Luca ed in altre carceri. Giovanni Ponzoni, negli stessi giorni, con una parte dei maltraversi abbraccia il partito ghibellino, si collega con Rolando Pallavicini ed occupa di sorpresa il castello di Soncino. Sono uccisi molti amici di Gabrino Fondulo, compresi alcuni suoi parenti. Pietro Gambara si collega con i ghibellini fuoriusciti di Cremona capitanati da Corrado Dovara. Gli avversari si accampano ad Isola Dovarese dopo avere distrutta e data alle fiamme la terra di Carzago Riviera, possedimento della sua famiglia. Ugolino Cavalcabò prende la via di Cicognola e di Monticelli Ripa d’Oglio e sorprende gli avversari nel loro campo. In tre ore i ghibellini sono disfatti. Sono ora assalite le terre di Rolando Pallavicini.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Rientra a Cremona e ritorna ad assediare il castello di Santa Croce alla cui guardia si trova sempre Giorgio Crivelli. Inizia il bombardamento della fortezza; il Crivelli accetta di arrendersi a patti a causa della mancanza di vettovaglie ed all’ impossibilità di ricevere soccorsi; a fine mese il capitano ducale prende la strada di Milano con i suoi armati ed i suoi carriaggi. Su consiglio del Fondulo Ugolino Cavalcabò persuade Giovanni Ponzoni a rientrare in Cremona. La duchessa Caterina Visconti, da parte sua, ordina che il Cavalcabò sia ritratto come traditore a Parma con Pietro dei Rossi e Giovanni Rozzoni. Jacopo dal Verme non fa eseguire la pittura infamante.

Nov.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

A metà mese nella cattedrale di Cremona, su proposta di Leonardo di Sommo viene eletto signore di Cremona e del suo circondario (Pizzighettone, Castelleone, Maccastorna, Binanova, San Giovanni in Croce, Castelponzone, Cappella de’ Picenardi, Rivarolo del Re, Vidiceto, Gussola e Casalmaggiore). Seguono festeggiamenti per più giorni ed un torneo in cui ha modo di distinguersi Gabrino Fondulo. Gli sono inviati in soccorso 2500 uomini dal genero Pietro dei Rossi e da Ottobono Terzi.

Dic.

Cremona

Milano

 

 

Lombardia

Dà il comando delle truppe a Gabrino Fondulo e lo invia in soccorso dei Benzoni per scacciare da Crema i ghibellini di Gentilino Suardi.

1404

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Stronca in Cremona una congiura fomentata dal duca di Milano Giovanni Maria Visconti: essa termina con la decapitazione di dieci nobili sulla pubblica piazza.

…………….       Lombardia Invia un proprio sicario a Vidiceto per uccidervi un potenziale rivale politico che vive tranquillo in tale località. Fa avvelenare Giovanni Ponzoni, accusato di essere stato a conoscenza della precedente congiura.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

A metà mese si muove verso il territorio di Pontevico con 7000 fanti e 200 cavalli per portarvi il guasto o, secondo le fonti, per incontrarvi Pandolfo Malatesta. Lo affiancano Marsilio e Cesare Cavalcabò che hanno il comando delle due ali. Gli viene contro Astorre Visconti che conduce 10000 fanti e 300 cavalli; sull’ala destra di tale schieramento si trova Pietro Gambara, sulla sinistra Rolando Pallavicini; Taddeo dal Verme è alla retroguardia mentre Astorre Visconti si colloca al centro. Ugolino Cavalcabò si scontra nottetempo con gli avversari a Manerbio: attaccato sui fianchi, le sue truppe sono messe in disordine. Dopo cinque ore di combattimento decide di fare intervenire le forze di riserva collocate in precedenza nelle vicinanze. Commette l’errore di volerle andare a chiamare personalmente con la sola compagnia dei nipoti Marsilio e Cesare e di sei uomini d’arme: è sorpreso da un folto manipolo di soldati bresciani, nascosti in un bosco vicino, che afferrano le briglie del suo destriero e lo catturano con tutti i suoi accompagnatori. Gabrino Fondulo, informato dell’ accaduto, chiama l’adunata dei suoi; Carlo Cavalcabò ordina la ritirata e propone una tregua ad Astorre Visconti indicando il percorso dell’ Oglio come confine delle terre da essi controllate. I guelfi rientrano a Cremona dopo avere subito la perdita di 200 uomini. Ugolino Cavalcabò viene trasferito la stessa notte a Soncino per essere condotto a Milano il mattino seguente. Carlo Cavalcabò si proclama signore di Cremona e rientra nella città accompagnato dal Fondulo.

1406

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. lug.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Nei primi giorni del mese, approfittando del disordine generale, corrompe alcune guardie e riesce a fuggire da Milano con i nipoti Cesare e Marsilio. Si reca a Maccastorna presso Gabrino Fondulo.  Costui si offre di accompagnarlo a Cremona con Maffeo Moro. Supera Acquanegra Cremonese, giunge alla chiesa di Cava Tigozzi e gli viene incontro con numerosi armati Carlo Cavalcabò. Gabrino Fondulo si interpone come paciere. A luglio il Fondulo, in occasione della nascita del suo primogenito, invita i due contendenti ad un banchetto nel suo castello di Maccastorna per trovare un accordo comune sulla divisione della signoria. I due Cavalcabò accettano e si recano al castello accompagnati dai loro gentiluomini. Al termine del convito il Fondulo ordina ai suoi scherani di uccidere tutti i convitati. Ugolino e Carlo Cavalcabò sono assassinati con 70 dei principali cittadini di Cremona. Gabrino Fondulo è riconosciuto signore. Per altre fonti Ugolino e Carlo Cavalcabò sono uccisi nel sonno. Una differente versione riporta che Ugolino, arrestato a Cava Tigozzi su ordine di Carlo Cavalcabò, è    ucciso e decapitato in carcere da Maffeo Moro, uomo di fiducia del Fondulo. La sua testa è esibita come prova del suo assassinio.

 CITAZIONI

“Cuius multofaria ludicrii belli seditione, perplexo cuius prone imperio se iam ditaverat, leges improperare non potuit; cuius simulacrum oraverat, deludentis sacrificia non renuit.” MARZAGAIA