TARTAGLIA

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Condottieri di ventura

1918      TARTAGLIA  (Angelo da Lavello, Angelo Broglio, Tartaglia da Lavello) Di Lavello. Detto Tartaglia perché balbuziente. Secondo alcuni biografi Tartaglia non è un soprannome, ma il suo vero cognome. Secondo la Cronaca Malatestiana scritta dal figlio Gaspare, sarebbe nato nel 1350  come figlio naturale di Raimondo Orsini del Balzo; di seguito sarebbe stato adottato da Andrea da Lavello, signore di tale località. Conte di Toscanella. Signore di Lavello, Tarquinia, Canino, Acquapendente, Tuscania, Montalto di Castro, Marta, Civitella d’Agliano, Sipicciano, Gradoli e Sutri.

 1370 ca. – 1421 (ottobre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……………..

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovanissimo, milita  nelle compagnie di Ceccolo Broglia. Ai suoi ordini apprende i primi rudimenti dell’arte della guerra. Viene adottato da tale condottiero di cui  Tartaglia assume il cognome ed il vessillo. Alla  morte di Ceccolo Broglia gli succede al comando della  compagnia.

1385

 

 

 

 

 

 

 

 

Combatte nelle compagnie di Alberico da Barbiano. Ha l’occasione di conoscere Muzio Attendolo Sforza.

1401 Firenze   100 lance    

1402

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

Firenze

Milano

 

 

Emilia

Si distingue per le sue ripetute scaramucce. Con Fuzzolino Tedesco e lo Scorpione assale Alberico da Barbiano a Massumatico: gli avversari sono messi in fuga e cercano scampo nel castello; il fossato colmo d’acqua impedisce la salvezza a molti.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Emilia

Ha numerose vittoriose scaramucce con i viscontei. Gli avversari a fine mese attaccano il campo di Casalecchio di Reno.  Tartaglia ha l’incarico di sorvegliare  il ponte sul Reno. Abbandona invece la postazione per gettarsi nel combattimento  lasciando in tal modo sguarniti gli accampamenti dal suo lato. La “Compagnia della Rosa” si trova senza appoggio, è travolta e si dà alla fuga. Fatto prigioniero Muzio Attendolo Sforza gli addebita la colpa della disfatta: sorge tra i due condottieri un odio insanabile che non impedirà loro di militare assieme per qualche anno.

1403   Firenze Siena Toscana E’ condotto ad Arezzo da Niccolò Ridolfi con Cocco Salimbeni e Giovanni da Pavia (240 lance e 50 fanti) per scacciare da Siena il governatore visconteo Giorgio del Carretto.

1404

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

Firenze

Milano

 

 

Veneto

Si trova a Padova.

Apr.

 

 

 

 

 

 

Veneto

Affianca i carraresi alla conquista di Verona. Giunge a San Martino Buon Albergo ed entra nel capoluogo dopo avere superato la resistenza di Ugolotto Biancardo.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene inviato con 300 lance in soccorso del signore di Cremona Ugolino Cavalcabò per contrastare i viscontei.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Emilia

Coadiuva  Pietro dei Rossi ai danni di Ottobono Terzi. E’ battuto da tale condottiero tra Rossena e Rossenella;  gli sono catturati 360 cavalli.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Emilia

E’ nuovamente sconfitto da Ottobono Terzi presso Felino; sono ancora fatti prigionieri numerosi cavalli della sua compagnia.

……………..

 

 

 

 

 

 

Toscana

Viene avviato con Cocco Salimbeni e Giannino da Pavia alla volta di Siena per liberare la città dalla dominazione viscontea.

……………..

 

 

 

 

 

 

Toscana

Negozia con il capitano ducale della rocca di Montalcino Filippo da Pontremoli;  consegna la fortezza ai senesi di stanza a Montalcinello dietro la somma di 5000 fiorini.

1405

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

……………..

Siena

Comp. ventura

 

 

Toscana

Contrasta in Maremma le truppe sbandate di Gaspare degli Ubaldini che stanno depredando il territorio.

Ago.

Firenze

Pisa

135 lance

Toscana

 

 

1406

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.         Alla morte del padre diviene signore di Lavello.

Mar.

 

 

 

 

 

 

Toscana

I fiorentini si accampano a San Piero a Grado. Nel giorno dell’ Ascensione l’Arno in piena rompe un ponte fortificato che unisce due bastie poste sulle rive.

Giu. sett.

 

 

 

 

 

 

Toscana

I pisani muovono all’attacco della bastia rimasta isolata sulla loro sponda: Tartaglia  si getta a cavallo nel fiume subito dietro Muzio Attendolo Sforza anche per mettere in salvo il bestiame che vi ha lasciato nei giorni precedenti; le truppe seguono i due condottieri.  I pisani si ritirano. Insegue gli avversari in fuga e fa molti prigionieri. Continua sempre il suo  dissidio con Muzio Attendolo Sforza,   accusato da Tartaglia di un tentativo di avvelenamento ai suoi danni.  Interviene il commissario Gino Capponi, amico di entrambi, a sedare gli animi.  Tartaglia prosegue le operazioni di assedio da Colognole mentre lo Sforza si colloca a Vicopisano da dove inizia ad impedire il vettovagliamento ai difensori.

Ott.

Siena

 

 

150 lance

Toscana

Le schermaglie tra i due condottieri continuano anche con la conquista di Pisa allorché i fiorentini consegnano 50000 fiorini a Giovanni Gambacorta per ottenere la signoria della città.   Tartaglia spinge per entrare nella città per la Porta di San Marco,  il rivale propende per la Porta dei Prati. Decide il Gambacorta aprendo ai fiorentini la Porta di San Marco.

1406          
Nov. Firenze     Toscana Milita agli stipendi dei fiorentini per soli cinque giorni. Ad ogni lancia della sua compagnia sono riconosciuti 13 fiorini mentre la sua provvigione personale ascende a 150 fiorini. E’ segnalato a Pisa.
1407          
  Siena   150 lance e 100 fanti Toscana A causa dei suoi continui screzi con Muzio Attendolo Sforza preferisce passare agli stipendi dei senesi con una condotta di 150 lance e di 100 provvigionati. La durata della condotta è stabilita in un anno. Ha l’incarico di proteggere il papa Gregorio XII, partito da Roma alla volta di Savona dove avrebbe dovuto incontrarsi con l’antipapa Benedetto XIII. Il pontefice, provenendo da Poggibonsi, giunge a Siena ai primi di settembre;   rimarrà in tale città fino ai primi giorni del gennaio dell’anno seguente allorché ripartirà alla volta di Lucca per incontrarvisi con il suo antagonista al soglio papale.

1408

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………….. Comp. ventura Salimbeni   Toscana Alla scadenza del contratto lascia Siena per puntare su Roma. Durante la marcia di trasferimento mette a sacco, lungo la via Cassia, alcune terre di Cocco Salimbeni poste tra Cotignano e Radicofani.

Apr.

Napoli

Antipapa

 

 

Lazio

Agli stipendi del re di Napoli Ladislao d’Angiò. Prende parte alla conquista di Roma.

Lug.

 

 

 

 

 

Toscana

Nel periodo si impadronisce  a spese di Paolo Orsini  di Toscanella (Tuscania); vi si insedia con le sue masnade e sparge il terrore su tutte le terre vicine.

1409

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

Napoli

Firenze Siena Antipapa

 

 

Umbria

Staziona nel perugino. E’ qui raggiunto da alcuni ambasciatori inviatigli da Perugia.

Apr.

 

 

 

 

 

 

Toscana

Ai primi del mese si muove con Paolo Orsini (ora al servizio del re di Napoli);  si dirige alla volta di Valli e di Siena giungendo sino alle porte della località. I due condottieri sono costretti ad abbandonare le operazioni a seguito di alcune scaramucce.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Marche

Si trasferisce nella marca d’ Ancona con Martino da Faenza e Ceccolino dei Michelotti alla testa di 3000 cavalli. Contrasta Ludovico Migliorati a Servigliano, si impossessa di Smerillo consegnata a Rodolfo da Varano; assedia la rocca di Monturano.

Lug.

 

 

 

 

 

 

Marche

A Fiastra è affrontato da Ludovico Migliorati che conduce 500 cavalli. Lo scontro avviene a Lauro/Monte San Giacomo; le truppe napoletane hanno la peggio con l’uccisione di tre caporali e di 100 cavalli, contro i venti degli avversari. Tartaglia finge di abbandonare le Marche per  collocarsi nel contado di Montecosaro in località Fontanelle.

…………….. Città di Castello     Umbria Agli stipendi di Città di Castello con Miglioruccio di Baccio e Bartolomeo da Castello.

1410

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Napoli Perugia Firenze  Siena Antipapa   Umbria E’ chiamato alla difesa di Perugia con Ceccolino dei Michelotti. La rivalità tra i due capitani fa sì che nella città entrino anche Pieretto de Andreis ed Angelo da Sutri.

Ott. nov.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

Difende Todi dagli attacchi di Muzio Attendolo Sforza; si collega  con Ceccolino dei Michelotti e Conte da Carrara per respingere le minacce portate da Braccio di Montone. Preposto alla guardia di Marsciano, cattura nei pressi Giacomo degli Arcipreti. A novembre respinge un assalto portato alle mura di Perugia da Braccio di Montone, da  Muzio Attendolo Sforza e da Paolo Orsini con 3000 fanti e 2000 cavalli.  Tartaglia esce con la cavalleria dalla città e mette in fuga gli avversari con l’aiuto degli abitanti.  Per il valore dimostrato in tutte queste azioni i perugini gli concedono la loro cittadinanza, una provvigione annua di 300 ducati nonché case ed immobili appartenenti ai della Cornia che si sono uniti con i fuoriusciti.

1411

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

Toscana

Entra in Radicofani con Ceccolino dei Michelotti e mette a sacco la località; scorre a Corsignano (Pienza), Monticchiello e San Quirico d’Orcia facendo prigionieri e razziando bestiame. Ottiene  Radicofani in comproprietà con Vanni Piccolomini. Alla guardia della località si ferma Nanni di Spinello.

Mar.       Umbria Gli sono consegnati dai perugini 300 fiorini per impedire che Collelungo cada in potere degli avversari.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Toscana  Lazio ed Umbria

Vende la sua parte di Radicofani ai senesi per 8000 ducati. Nello stesso mese è assediato con il prefetto Giacomo di Vico in Civitavecchia da Braccio di Montone: giungono da Napoli 7 galee e 2 uscieri carichi uno di destrieri di razza frisone (in quanto Tartaglia è rimasto privo di cavalcature rimaste uccise nelle precedenti scaramucce) e l’altro di vettovaglie; esce dalla città, si congiunge con Ceccolino dei Michelotti.  Contrasta ancora Braccio di Montone in Umbria. Muove da Perugia con molti popolani per impadronirsi di Torgiano;  è sbaragliato da Braccio di Montone, da Muzio Attendolo Sforza e da Paolo Orsini. Gli sono  catturati 600 cavalli. Molti perugini sono fatti prigionieri e sono costretti a pagare un riscatto per ottenere la libertà. 

Giu.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Con la firma della pace di San Felice si reca a Roma. Con Braccio di Montone, Muzio Attendolo Sforza e Giovanni Colonna  prende parte ad una grande festa organizzata da Paolo Orsini fuori Porta San Paolo, alla Navicella.

Ott.       Umbria Gli è rinnovata la condotta dai perugini.

1412

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.       Lazio A fine mese l’esercito napoletano entra nel Patrimonio con 5000 cavalli agli ordini del luogotenente regio Giacomo dei Galgani di Aversa. Ne fanno parte oltre a Tartaglia, altri condottieri come il Malacarne, Ceccolino dei Michelotti e Fabrizio da Baschi detto il Ciarfaglia. Si presenta davanti a Viterbo: i cittadini gli si arrendono spontaneamente  senza alcuna condizione. Da tale località le truppe angioine si spargono per il Patrimonio;  in breve tempo, occupano senza trovare alcun contrasto Montefiascone, Tuscania,   Bagnorea (Bagnoregio), Acquapendente, Proceno e Corneto (Tarquinia). Assale Orvieto.
Lug.       Umbria Anche Orvieto cede a Tartaglia alla condizione di non ricevere in soccorso 1000 cavalli entro il termine di quindici giorni.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

 

La provvigione annua riconosciutagli dai senesi ascende a 300 fiorini;  gli è pagata con i proventi della “gabella dei cenci”.

1413

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

 

Capitano generale

 

Lazio ed Umbria

Si presenta davanti alle porte di Viterbo con 500 cavalli e molti fanti; si sposta poi  con 1000 lance nell’orvietano; saccheggia Castel Rubello, espugna Porano, Lubriano, Torricella e Castelluzzo; dà alle fiamme Sugano; sono incendiati i borghi di San Quirico, di Santa Croce, di San Donato e di Casa dei Preti.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Alle foci del Tevere con Ladislao d’Angiò. Entra in Roma dopo sette giorni di combattimento. All’alba rompe le mura vicino a Santa Croce, tra la Porta Maggiore e l’Asinaria;  vince la resistenza frapposta da Giovanni Colonna, da Cristoforo Gaetani e da Francesco Orsini. Rimane incerto tutta la mattinata nei pressi del Laterano perché nessuno si muove per affrontarlo; l’antipapa Giovanni XXIII balza a cavallo, abbandona il palazzo Orsini e fugge da Roma con la sua corte prima verso Sutri e poi verso Viterbo. La città è messa a sacco. In Roma entra il re di Napoli Ladislao d’Angiò che si sistema in Laterano. I  cavalli di Tartaglia inseguono i fuggiaschi sulla via Cassia per nove miglia; alcuni prelati muoiono durante la marcia per la stanchezza;  gli stessi venturieri che dovrebbero proteggere la vita dell’ antipapa derubano i membri della curia. Il re di Napoli nomina Giulio Cesare da Capua governatore di Roma mentre a Pieretto de Andreis è affidato il comando della zona di Trastevere.

Lug.

 

 

 

 

Capitano g.le

 

Lazio

Tartaglia è segnalato a Sutri;  ha un colloquio con i rappresentanti del popolo e con il cardinale di Sant’Angelo. Già nominato capitano generale per la conduzione delle operazioni ottiene da Ladislao d’Angiò la carica di   governatore delle terre di Tuscania, Sutri e Acquapendente. Si stabilisce a Tuscania. Alla corte napoletana ricopre la carica di “primo confidente del re”.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio

A Roma. Tratta una tregua con gli avversari allorché nella città entrano numerose milizie dell’ antipapa.

Autunno

 

 

 

 

 

 

Lazio ed Umbria

Si trasferisce nel Patrimonio con Muzio Attendolo Sforza (che ora milita al servizio del re di Napoli), il Malacarne e Buzino da Siena; con 600 lance e 500 fanti scorrazza nelle campagne facendo prigionieri e compiendo ruberie ai danni degli orvietani. Si incontra  a Città della Pieve con Ceccolino dei Michelotti per intensificare le distruzioni nell’orvietano.

Dic.         Le sue milizie si impadroniscono di alcune località ancora fedeli all’autorità dell’ antipapa.

1414

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

Umbria

Stringe d’assedio Orvieto.

Giu.

 

 

 

 

 

 

Umbria

Si unisce con Conte da Carrara e Ceccolino dei Michelotti e si colloca sui confini dello spoletino; infesta il contado di Trevi e di Spoleto verso Azzano e Beroide, giunge sino a Bazzano, Eggi e Santi Apostoli.

Lug.

Napoli

Spoleto

 

 

Umbria e Lazio

Si accampa a Busano ed al ponte Bari; da qui ritorna verso Spoleto sino al Tessino davanti alla Porta di San Gregorio. Assedia la località con Ceccolino dei Michelotti e Conte da Carrara;  da Coldiluce bombarda la città; rompe in due punti la condotta delle acque.  Rodolfo da Varano, che ne è alla difesa, si arrende in breve tempo. Negli stessi giorni  Tartaglia è compreso come collegato di Ladislao d’Angiò nella pace stipulata tra il re di Napoli ed i fiorentini.

Ago.

Perugia

Napoli

 

 

 

 

 

Alla morte del sovrano angioino ritorna agli stipendi di Perugia. Contrasta gli angioini a favore dell’ antipapa Giovanni XXIII.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

I senesi per ingraziarselo gli regalano un prezioso elmetto coperto di velluto, decorato con un leone in rilievo e rose bianche d’oro e d’argento sui fianchi,   opera dell’ orafo Giovanni di Turino. Il dono è accompagnato da  una cavalcatura, il tutto per un valore di 600 fiorini. Nello stesso mese  Giovanni XXIII lo nomina vicario generale di Tuscania e della regione circostante; gli è affidato l’incarico di assoggettare per conto dell’ antipapa Viterbo e Tarquinia. Si intitola “specialis commissarius pro S. Romana Ecclesia rector patrimonii”.

Ott.       Lazio Accoglie in Tuscania il cardinale di Sant’Eustachio Giacomo Isolani. Conquista Tarquinia, mette a sacco la località e ne fa prigionieri un grande numero di cittadini.
Nov.         Gli abitanti di Viterbo per ingraziarselo gli inviano un dono del valore di 100 fiorini.
Dic.       Lazio Sempre dalla comunità di Viterbo gli viene concesso un prestito di 500 ducati.

1415

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Chiesa

 

 

Lazio

Occupa nel viterbese i castelli di Sipicciano e di Celleno: il cardinale legato Giacomo Isolani gli ordina di restituire Viterbo allo stato della Chiesa.

Mar.         I viterbesi su sua sollecitazione lo raccomandano con grandi lodi ai padri del concilio di Costanza affinché possa ottenere una condotta dalla Santa Sede.
Mag. Comp. ventura     Umbria Giovanni XXIII è deposto dal concilio di Costanza; Gregorio XII, a Rimini, fa atto di rinuncia al papato tramite Carlo Malatesta; solo Benedetto XIII, a Valenza, non accetta la sua deposizione decretata dai padri conciliari. Tartaglia approfitta di questa situazione caotica per assalire e depredare in Umbria il castello di Foce nei pressi di Amelia. Il nipote Cristoforo da Lavello è da lui preposto al governo delle città che fanno parte della sua signoria.

……………..

Siena

 

 

 

 

Umbria

Milita al soldo dei senesi timorosi di un’azione da parte di Bertoldo Orsini. Al termine delle breve ferma  chiede una prestanza di 1170 ducati di cui una parte è rappresentata da un suo credito verso Giannetto d’Acquasparta (900 ducati): i Dieci lo vogliono obbligare al patto di non combattere per i prossimi due anni a fianco degli avversari del comune. Si rifiuta di rispettare la condizione, insiste ed ottiene lo stesso il denaro.

Lug.

Comp. ventura

Chiesa

 

 

Lazio

Su sollecitazione dei romani ribellatisi allo stato della Chiesa decide di occupare Roma ai danni del cardinale Isolani, governatore della città per conto del concilio di Costanza. Entra nel portico di San Pietro con 300 cavalli e ne scaccia Arrigo della Tacca.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Si reca nei suoi possedimenti di Tuscania;  vi fa decapitare il Farina ed il Beccarino, sospettati di volerlo uccidere su istigazione di Muzio Attendolo Sforza.

Sett. Chiesa Napoli   Lazio Combatte le truppe della regina di Napoli Giovanna d’Angiò. Come compenso della condotta gli sono conferiti dallo stato della Chiesa il vicariato di Tuscania, di Canino, di Civitella d’Agliano e di Sipicciano dietro il censo di un falcone. E’ nominato conte ed ha i poteri di capitano e rettore del Patrimonio.

1416

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

600 cavalli

Toscana  Lazio ed Umbria

Si rifornisce a Siena di quanto è necessario per mettere in ordine le sue compagnie (scudi, balestre, coperte per le cavalcature). Raggiunge Frascati. Viene contattato da Braccio di Montone che lo convince ad appoggiarlo nella guerra contro Perugia; in cambio gli è assicurato il possesso dei beni di Muzio Attendolo Sforza.

Mag.

Montone

Perugia

 

 

Umbria

Si congiunge con Braccio di Montone a Ponte San Giovanni; conquista Cerqueto, Papiano, Morcella e Marsciano; dopo un vano tentativo di impadronirsi di Perugia con un assalto condotto alla Porta di Fontenuovo, attacca il castello di Corciano: ne è respinto ed è ferito ad una coscia da un verrettone.

Lug.

 

 

 

 

800 cavalli

Umbria

Partecipa alla battaglia di Sant’Egidio dove con 800 cavalli ha il comando dell’avanguardia: nello scontro cattura Carlo Malatesta e Ceccolino dei Michelotti; molti soldati del secondo condottiero sono da lui fatti gettare nel Tevere.  Tartaglia consegna prigionieri e prede a Braccio di Montone che lo ricompensa con la somma di 10000 ducati.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Umbria

Con Ludovico Colonna uccide a tradimento a Colfiorito Paolo Orsini che ha fronteggiato Braccio di Montone per conto dei perugini: si presenta  dal rivale come latore di una proposta e lo ammazza mentre insieme stanno   discutendo alcuni dettagli in una passeggiata attorno alle mura del castello. Le truppe di Paolo Orsini cercano  di catturarlo;  Tartaglia è salvato dalle milizie braccesche che sgominano gli avversari. Nell’occasione riesce a catturare Niccolò Orsini, figlio di Bertoldo, e lo fa rinchiudere nel carcere di Orte. Riceve 1500 fiorini dagli abitanti di Spoleto affinché non ne molesti il territorio;  si dirige nell’alto Lazio per impadronirsi di alcune terre  già controllate da Paolo Orsini. Nel periodo accetta l’incarico offertogli dai senesi per contrastare il conte di Pitigliano Bertoldo Orsini. Chiede ai priori della Signoria un mutuo di 3000/4000 fiorini; gliene sono concessi 2000. Consiglia i senesi di iniziare subito le operazioni preliminari di guerra perché di lì a poco anch’egli si sarebbe mosso contro Pitigliano e Sorano.

Sett.

Chiesa

Orsini

 

 

Lazio Toscana

Invia 100 cavalli in soccorso dei senesi. Non può, viceversa, intervenire di persona a loro favore  perché contattato a Sutri dal cardinale Stefaneschi, da Renzo Staglia, da   Nardo Venedettini e da Giovanni Cenci.  Si accorda con il popolo romano: gli sono ceduti i due maggiori cespiti di entrata della città, quello del sale e del focatico e la quarta parte della tassa del bestiame. Assume il titolo di rettore del Patrimonio e si obbliga a difendere Roma e lo stato  della Chiesa;  si impegna anche a recuperare alla Santa Sede Bracciano, Campagnano di Roma ed altre terre occupate dal figlio di Paolo Orsini e da altri baroni.

Ott. nov.

Siena

 

Pitigliano

 

 

 

Lazio

Ritorna a Tuscania. Poiché le operazioni di assedio di Pitigliano e di Sorano vanno a rilento viene contattato dagli ambasciatori senesi Nicolaccio di Terocco e Cristoforo di Andrea  che reclamano il suo soccorso pper  prendere parte attiva alla guerra contro Bertoldo Orsini.  La stipula del contratto  (novembre) prevede a suo favore la consegna di 5200 fiorini da versarsi in tre rate: 500 subito da riscuotere a Viterbo, 500 a Siena per metà dicembre, i restanti 4200 entro un mese dalla fine del conflitto. Gli sono promessi il rifornimento delle vettovaglie per le truppe a sua disposizione, nonché materiali militari quali barili di polvere da bombarda, tre casse di verrettoni, altre di rotelle, armi varie e due spingarde. Negli stessi giorni suoi uomini, agli ordini di Grasso da San Lupidio, si impadroniscono a Capalbio di 200 maiali che sono condotti prima a Montalto di Castro e poi venduti ai suoi avversari a Pitigliano. I senesi gli impongono di recuperare i 200 maiali.

Dic.       Toscana I senesi cercano ora di ammansirlo promettendogli un dono di 1400 fiorini per la prossima Pasqua da incassare sempre in tre rate (500 a Viterbo, 500 a Siena e 400 direttamente al suo cancelliere Giacomo da Orvieto). Gli è anche chiesto di trasferire Grasso da San Lupidio da Montalto di Castro in altra località.

1417

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.         Manca ancora il suo intervento nella guerra contro Bertoldo Orsini. I senesi tornano alla carica con nuove sollecitazioni; gli è fatto notare che Grasso da San Lupidio, dopo un mese di assenza, è ritornato a Montalto di Castro.
Feb.         Altre richieste di aiuto gli giungono a febbraio anche da parte di Ranuccio Farnese che ha il comando delle truppe della repubblica. A tale data i maiali non sono ancora stati restituiti.  Tartaglia chiede che alcune famiglie possano lasciare Pitigliano con un salvacondotto: la sua richiesta è rigettata.
Mar. Siena Pitigliano   Toscana I cardinali del concilio di Costanza premono perché si ponga termine al conflitto in essere. Anche  Tartaglia, come rettore del Patrimonio, è invitato dal collegio dei cardinali ad abbandonare la causa dei senesi; d’altro canto i senesi premono ancor più per la sua entrata in campo. Finalmente il condottiero rompe gli indugi e si accampa sotto le mura di Sorano dietro la consegna di 1500 fiorini, in parte regalati, in parte sotto forma di mutuo.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

 

Regala a Carlo Malatesta una cavalcatura dal pelame bianco allorché il signore di Rimini viene liberato dalla prigionia.

Mag.       Toscana Fa pressioni sui senesi affinché sia fatta giustizia alla nipote Giacomina, moglie di Cristoforo da Lavello, che deve riscuotere del denaro da alcuni abitanti di Santa Fiora. E’ accontentato in larga parte.

Lug.

Perugia

Chiesa Napoli

400 lance

Lazio

Abbandona la Toscana per raggiungere a  Roma Braccio di Montone;  si acquartiera nel borgo di San Pietro con 300 cavalli e molti fanti.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio

All’arrivo di Muzio Attendolo Sforza si colloca con i suoi uomini d’arme nella piazza di San Giovanni in Laterano: gli avversari sono costretti inizialmente a ripiegare per la via Ostiense. Ciò non impedisce loro di effettuare un ampio giro, di calare su Roma da Monte Mario e di impadronirsi della città.  Tartaglia lascia Roma con Braccio di Montone e Berardo da Varano per la Porta Viridaria; attraversa il Ponte Milvio ed il Ponte Salario e rientra a Tuscania. A fine mese è siglato a Sorano un trattato di pace tra i senesi e Guido Orsini. Chiede il rinnovo della condotta ai senesi: gli è risposto che al momento non vi è bisogno dei suoi servizi.

Sett.       Lazio Con il cardinale Stefaneschi, Battista ed Antonio Savelli, Giacomo Colonna e Riccardo della Molara offre  all’ antipapa Benedetto XIII di consegnargli Civitavecchia e Roma in cambio del deposito su un banco di Firenze della somma di 60000 fiorini. Ambasciatore di tale missione  è il suo segretario Giovanni Vitelleschi, il futuro patriarca. Fallito tale obiettivo  Tartaglia ritorna a Tuscania. Da qui sguinzaglia, al solito, le sue bande ai danni delle terre vicine senza distinguere fra amici e nemici.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Muzio Attendolo Sforza fa correre alcuni cavalli leggeri sotto le mura di Tuscania mentre il resto dell’esercito (400 cavalli) si pone in agguato nelle vicinanze. Ingannato dalle apparenze  Tartaglia esce dalla città, cade parzialmente nell’imboscata ed è sconfitto dopo un combattimento della durata di tre ore. Ferito, riesce a salvarsi entro le mura della località dopo avere fatto abbassare in fretta la saracinesca. Un terzo delle sue truppe è fatto prigioniero con il fratello Donato da Lavello. A fine mese si congiunge con Braccio di Montone a Montefiascone (2000 cavalli e 1000 fanti).

Nov.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Roma si solleva ai danni di Muzio Attendolo Sforza per richiamare nella città sia Braccio di Montone che  Tartaglia. Intervengono il conte di Tagliacozzo (Gian Antonio Orsini) e Francesco Orsini a sedare  gli animi. E’ stipulata a Montefiascone tra i contendenti una tregua di sei mesi.

1418

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.       Toscana Tre ambasciatori di Siena  consegnano a Tartaglia un dono particolare.

……………..

Perugia

 

 

 

 

Toscana

Fronteggia in Toscana Micheletto Attendolo.

……………..

Siena

 

 

 

 

Toscana

Nel corso dell’anno i senesi consegnano a Tartaglia altri 6000 fiorini. In pochi anni, stando nel Patrimonio, il condottiero riceve nel complesso dal comune di Siena 30000 fiorini.

……………..         Il nuovo papa Martino V, eletto dal concilio di Costanza, non gli rinnova l’incarico di rettore del Patrimonio.

1419

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.       Umbria Sposa la nobile orvietana Agnese Monaldeschi della Cervara (dote di 3000 fiorini, dono di nozze del comune di Orvieto, 30 ducati).

Feb.

Siena

Salimbeni

 

 

Toscana

Invia in soccorso dei senesi 100 cavalli per assediare Cocco Salimbeni  rinchiusosi in una torre del castello di Tentennano.

Giu.

Perugia

Chiesa Napoli

 

 

Lazio

Muove verso il lago di Bolsena incalzato da Muzio Attendolo Sforza. Intercetta con Braccio di Montone, a Moiano, 500 fanti inviati in soccorso agli avversari dal Gatto (Giovanni Gatti);  giunge a Castel Cardinale presso Tuscania. Gli avversari si ritirano da Montefiascone verso Viterbo. La fuga avviene in disordine perché tra gli sforzeschi escono senza preavviso Niccolò Orsini e Petrino da Siena; Braccio di Montone approfitta della circostanza e batte Muzio Attendolo  Sforza.  Tartaglia assedia Viterbo ed è sconfitto nelle vicinanze da Francesco Sforza e da Micheletto Attendolo che gli catturano 562 cavalli tra i quali si trova anche  Niccolò Piccinino. A Tuscania.

Ago.

 

 

 

 

 

 

Lazio

Assale nuovamente Viterbo;  si accampa  tra le mura e Bagnaia: con gli abitanti di Montefiascone, di Tuscania e di Tarquinia fa tagliare i vigneti che circondano la città. Con l’arrivo a Canepina di Muzio Attendolo Sforza preferisce allontanarsi.

Sett.

Chiesa

Perugia

Gonfaloniere dello stato della Chiesa    300 lance

Lazio Toscana e Umbria

Corrotto dal papa Martino V si riavvicina a Muzio Attendolo Sforza,   Si reca a Firenze con Muzio Attendolo Sforza, si incontra con il pontefice e nella chiesa di Santa Maria Novella stipula per un anno la condotta di 300 lance; gli è assegnato uno stipendio di 39000 fiorini; gli sono confermati i vicariati di Tuscania, Canino, Sipicciano e Cencelle già ottenuti dall’ antipapa Giovanni XXIII, e gli sono promessi quelli di Montalto di Castro, Abbazia a Ponte, Marta, Castel Araldo, Musignano, Pianzano, Grona e Castel Cardinale. E’  eletto Gonfaloniere dello stato della Chiesa. Da parte sua deve restituire alla Chiesa Sutri e Tarquinia.    Si collega con Muzio Attendolo Sforza per prestare soccorso ai difensori della la rocca di Spoleto  ribellatisi a Braccio di Montone; si avvia verso Narni e conquista Capitone.  Nello stesso mese si lega in parentela con lo Sforza mediante il matrimonio di una figlia con Giovanni Sforza.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Sconfigge a San Gemini  Gattamelata e Brandolino Brandolini. Assale Orvieto. Toglie l’acqua alla località asportando le condutture in piombo del locale acquedotto. Cattura un cittadino di Orvieto che per avere salva la vita si presta ad organizzare un trattato per fargli avere la città. Malatesta Baglioni si accorge del complotto e ne avvisa Braccio di Montone. Il condottiero perugino, noncurante di Muzio Attendolo Sforza, esce da Spoleto con 800 cavalli e costringe il traditore a fare un triplice gioco, vale a dire invitare con urgenza  Tartaglia a farsi avanti. Quest’ ultimo esce  da Montefiascone con 300 cavalli e 300 fanti, invia i suoi uomini sotto le mura ed aspetta, prudentemente da lontano, che gli sia aperta la porta come da accordi. I pontifici sono sbaragliati; Tartaglia riesce a fuggire a Sovana dove è assediato per tre giorni da Braccio di Montone. 

Dic.

 

 

 

 

 

 

Umbria

E’ segnalato con Muzio Attendolo Sforza ad Amelia;  da qui rientra nei suoi possedimenti di Tuscania.

1420          

……………..

 

 

 

 

 

 

Umbria

Invade il territorio di Todi e vi occupa molti castelli; ripiega con il sopraggiungere dei bracceschi.

Lug. Chiesa Comp. ventura   Lazio Attacca Soriano nel Cimino alla cui difesa si trova Giannetto di Magnamonte al comando delle ultima bande bretoni operanti in Italia. Il venturiere si arrende a patti dietro la consegna di 9000 fiorini da versarsi su un banco di Firenze.
Sett.         Dall’ottobre 1419 al settembre di quest’anno gli sono consegnati dalla Camera Apostolica 27150 fiorini.

1421

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.         Da ottobre 1420 a maggio gli sono forniti dai pontifici altri 19863 fiorini.

Ago. sett.

 

Chiesa

 

Napoli Re d’Aragona

 

 

Campania

E’ inviato in soccorso di Luigi d’Angiò con 800 cavalli ed alcuni fanti contro la regina Giovanna d’Angiò ed Alfonso d’Aragona. Si dirige ad Aversa dove si è fortificato Muzio Attendolo Sforza; cavalca a Castellamare di Stabia con 12000 uomini tra fanti e cavalli per liberare la rocca dall’assedio dei bracceschi. I due schieramenti si fronteggiano per diciotto giorni sul Sarno con piccole scaramucce nelle quali Braccio di Montone usa un metodo amichevole nei confronti dei suoi soldati fatti prigionieri (rimandati liberi con le armi e le cavalcature) ed uno vessatorio nei riguardi di quelli dello Sforza (invio alle galee come rematori). Sempre a settembre il papa lo eleva al rango di conte ereditario e lo investe di Tuscania.

Ott.

 

 

 

 

 

 

Campania

Si dirige con Muzio Attendolo Sforza nel territorio di Sessa Aurunca;  da qui ritorna ad Aversa dove contatta Braccio di Montone tramite il genero Luigi Monaldeschi della Cervara. E’ accusato presso il papa di tradimento da Muzio Attendolo Sforza e dal suocero Luca Monaldeschi della Cervara, nonché di avere avuto rapporti con il re d’Aragona e Braccio di Montone. Per ordine del papa è catturato  di notte in Aversa mentre sta dormendo. E’ processato  e torturato; in seguito alla sua confessione viene decapitato nel mercato vecchio.   Secondo altre fonti è fatto giustiziare da Martino V per i suoi ladrocini e le sue razzie. E’ sepolto ad Aversa nella chiesa di Sant’Andrea. Parte delle sue milizie si unisce con gli avversari.  In Tuscania fa costruire un palazzo fortificato, chiamato “Lavello” e la “torre della vela”. La sua corte è frequentata dall’ umanista Simone Serdini, detto il Saviozzo. A Tuscania è ricordata la  morte del Tartaglia con un corteo storico denominato “processo e decapitazione del capitano di ventura Angelo da Lavello.” Sposa in prime nozze Anna Oditea Orsini del Balzo ed in seconde Agnese Monaldeschi della Cervara. Suo stemma araldico è il leone che compare nelle insegne poste ai lati della Torre di Lavello a Tuscania.

 CITAZIONI

“Capitano mediocre e di nessuna fede..altro forte uomo d’arme” CUTOLO

“Rinomato Condottier d’armi.” MURATORI

“Huomo nella guerra veloroso, e honorato..Huomo che valeva assai col discorso, e giudicio, ma molto più con le mani.” CAMPANO

“Huomo volubile.” CORIO

“Gran Capitano de suoi tempi.” SANSOVINO

“Di molto degno nome.” ROSCIO

“Valente e notabele homo d’arme.” P. DI MATTIOLO

“Famoso condottier d’armi.” LITTA

“Anch’ei celebre Condottiere.” PIGNOTTI

“Ciò che emerge (dalla sua biografia) è..la grande ambizione di un capitano di ventura, che si è saputo costruire un ruolo importante, divenendo rettore di alcune terre del Patrimonio della Chiesa.” CHIATTI

“Inter militares duces ea tempestate celebris.” FACIO

“Celebre condottieri d’armi, resosi famoso nella fine del secolo XIV e nel principio del XV secolo..Valoroso soldato e generale mediocre era più idoneo ad effettuare i progetti altrui che a formarne.” BOSI

“Insignis illius temporis Dux.” F. ADAMI

Con Mostarda da Forlì, Brandolino Brandolini, Paolo Orsini e Tommasino Crivelli “Nell’armi riescirono maestri espertissimi.” P. BONOLI

Con Martino Polsort, Tommasino Crivelli, Fuzzolino Tedesco, Lancillotto Beccaria, Muzio Attendolo Sforza “Tutti capitani provatissimi e già in fama per coraggio e per valentia.” POGGIALI

“Capitan valente.” CIMINELLO

“Gran Capitano de suoi tempi.” M. MONALDESCHI

“Esperto condottiero d’infanteria e cavalleria.” TALLEONI

“Um grande caporale..gran capitanio.” ZAMPOLINI

“Famoso condottiero.” SANSI

Con Muzio Attendolo Sforza e Micheletto Attendolo “Bravissimi ufiziali.” MAGRI

“Muy famoso capitan.” ZURITA

“Altro celebre capitano.” AMIANI

“Uno dei più valorosi condottieri del suo tempo.” GOZZADINI

“Animoso e gagliardo.” MINUTI

“Feroce capitano…/ L’altro fu quel valente paladino/ Tartaglia del Lavello, che sempre vinse,/ cavaliero valoroso ciesarino,/ Costui di tanto honor, fama si cinse,/ che non si fosse stata la lancia di Giuda/ storia di lui più degnia mai se pinse/…/ Questo franco signior tanto honorato,/ nato di dignia prole et sangue degnio,/ passato sì el seguio/ chi merita honore excielso et glorioso,/ da tucti li altri di pregio aprovato/ signior d’ogni virtù più copioso,/ eterno e glorioso,/ che si pò darli in arme il più felice stato,/ questi innanzi agli altri è honorato/…/ Seguì l’arte militare, in modo che al suo tempo per capitano trovò pochi che di gagliardia se li confacesse, per tucti li modi espettanti nel mestiere de l’arme, e per sua magna vertù fece cose meravigliose de laude e d’aquisto di signorie delle cittade, undici di vicariato; molti grandi honori ave e vittorie, con lialtà sempre.” BROGLIO

“Uomo baldanzoso, mutevole, audace, buon soldato sotto eccellente capitano.” TARTAGLIA

In uno scontro sotto il castello di Corciano “Il campo era d’intorno tutto unito/ A voler dentro entrar, onde il Tartaglia/ Nel fosso fu d’un verretton ferito.” SPIRITO