ROBERTO DA SAN SEVERINO

0
658

Condottieri di ventura

1827      ROBERTO DA SAN SEVERINO (Roberto da San Severino d’Aragona) Conte di Caiazzo, marchese di Castelnuovo, conte di Colorno. Signore di Lugano, Mendrisio, Colorno, Castelnuovo Scrivia, Pontecurone, Cittadella, Montorio Veronese, Solaro, Corte Madama. Figlio di Leonetto; padre di Giovan Francesco, Galeazzo, Gaspare, Antonio Maria, Giulio, Ottaviano e del Faccendino; nipote di Francesco Sforza (figlio della sorella di quest’ultimo, Elisa);  suocero di Francesco Maria Torelli, di Cristoforo Torelli, di Lucio Malvezzi e di Guido dei Rossi. Cavaliere dell’ordine dell’Ermellino.

1418 (maggio) – 1487 (agosto)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1440 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.MilanoFirenze 

 

Toscana

Segue in Toscana Niccolò Piccinino. E’ catturato nella battaglia di Anghiari.

1441 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.VeneziaMilano 

 

Lombardia

Passa al servizio di Francesco Sforza e combatte in Lombardia per conto  dei veneziani. Segue Giovanni Sforza;  è sconfitto e fatto prigioniero da Niccolò Piccinino a Chiari.

Mag.SforzaNapoli 

 

 

 

Alfonso d’Aragona gli toglie Caiazzo dopo un breve assedio.

1442 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

 

 

Viene dichiarato da Francesco Sforza suo collegato nella guerra contro gli aragonesi.

1443 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.SforzaChiesa Napoli 

 

Marche

E’ preposto alla guardia di Rocca Contrada (Arcevia).

Ago. 

 

 

 

 

 

Marche

Assalito da Niccolò Piccinino difende validamente Arcevia:  deve capitolare per il blocco del rifornimento idrico alla città effettuato dagli avversari.

Sett. 

 

 

 

 

 

Romagna

A Rimini.

1447 

 

 

 

 

 

 

 

……………….NapoliFirenze 

 

Toscana

Ottiene dal principe di Salerno l’omonimo Roberto da San Severino la conferma dell’ investitura di Corneto. Fronteggia i fiorentini in Toscana.

Ott.MilanoVenezia 

 

Lombardia

Passa al soldo della Repubblica Ambrosiana. E’ inviato da Francesco Sforza con Carlo di Campobasso a prendere possesso di Pavia; Matteo da Bologna vuole consegnare la cittadella personalmente nelle mani di Francesco Sforza. Roberto da San Severino  deve cedere a tale desiderio.

Nov. 

 

 

 

 

 

Emilia

Da novembre a dicembre prende parte all’assedio ed all’ occupazione di Piacenza.

1448 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Si muove nell’alto novarese con Giovanni Sforza.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Con Manno Barile passa alla difesa di Cremona alla testa di una banda di cavalli.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Assedia Caravaggio. Con Antonello da Corneto si distingue in un attacco portato da balestrieri e schioppettieri milanesi e tedeschi ai danni del campo veneziano.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Prende parte alla battaglia di Caravaggio. Con Corrado da Fogliano (fanti e quattro squadre di cavalli) difende inizialmente le trincee del campo tenute da Moretto da San Nazaro; si segnala  nell’ espugnazione degli alloggiamenti veneziani che conduce sempre con Corrado da Fogliano.

1449 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.SforzaMilano 

 

Lombardia

All’assedio di Milano. Si colloca con Amerigo, Bernabò e Francesco da San Severino prima al monastero di Baggio e poi  alle Porte Vercellina e Comacina.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ha l’incarico da Francesco Sforza di catturare nei pressi di Pavia Guglielmo di Monferrato sospettato di tradimento.

………………. 

 

 

 

 

 

Svizzera  Lombardia

Con Giovanni Ventimiglia e Franchino Rusca penetra con 4000 armati nella valle di Lugano;  obbliga Giovanni della Noce a rinserrarsi in Como. Alla testa di 1000 cavalli e di altrettanti fanti entra in Pizzighettone con l’aiuto dei due castellani Antonio ed Ugolino Crivelli;  vi cattura 500 cavalli e 300 fanti lasciativi da Francesco e Jacopo Piccinino.

Dic.SforzaMilano Venezia 

 

Lombardia

Sempre per i milanesi si collega con Giovanni, Stefano e Gioffredi Marliani;  insieme con costoro ottiene per trattato il castello di Trezzo sull’ Adda alla cui guardia sono deputati Bonifacio, Roberto e Isopino Villani. Da qui si sposta con Onofrio Rufaldo (sei squadre di cavalli e molti fanti) a recuperare Monte Calco in Brianza occupato di sorpresa da Matteo da Sant’Angelo con un contingente di fanti veneziani. Sale il monte con un lungo giro; ne conquista la cima; sono viceversa respinti i suoi attacchi portati alla chiesa di Sant’Agnese. E’ firmata la pace tra la Repubblica Ambrosiana e la Serenissima; contemporaneamente  nasce il conflitto di Francesco Sforza con i veneziani. Segue lo Sforza nella sua avventura.

1450 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Rimane ferito ad un braccio in un combattimento presso Calco.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ritorna all’assedio di Milano;  si posiziona a Vimercate; blocca la strada ai veneziani ed impedisce loro di vettovagliare la città; dà il guasto al territorio. E’ poi distaccato con Giacomo da Salerno ed è inviato sul Monte di Brianza per impegnarvi gli avversari con continue scaramucce. Alfine Milano si ribella a favore di Francesco Sforza;  sempre con Giacomo da Salerno Roberto da San Severino ha il compito di sorvegliare i movimenti degli avversari mentre Francesco Sforza può entrare nella città.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova a Lodi allorché Guglielmo di Monferrato fa solenne atto di rinuncia ad Alessandria ed a altre località piemontesi.

1452 

 

 

 

 

 

 

 

Lug.MilanoVenezia 

 

Lombardia

Milita sempre al servizio di Francesco Sforza divenuto duca di Milano. Con Bartolomeo Colleoni batte i veneziani a Genivolta.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Assiste a Leno al duello svoltosi tra due uomini d’arme sforzeschi Barone Manzolini ed il Picerio;  impedisce che il primo uccida il secondo.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si muove nel territorio di Asola; si trasferisce a Montichiari ove si scontra con Angelo Polibetti.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Con Bartolomeo Colleoni ed Alessandro Sforza conquista Abbadia Cerreto: molti veneziani muoiono nello scontro.

1453 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Contrasta Jacopo Piccinino a Castiglione delle Stiviere; si pone al suo inseguimento quando quest’ultimo decide di ritirarsi; si dirige verso Carpenedolo e vi viene a battaglia con Giannuzzo Guarini, Angelo Conti, Paolo della Rossa e Lazzaro da Pontoglio.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ costretto da Jacopo Piccinino a ritirarsi con Tristano Sforza nel mantovano.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Affianca Francesco Sforza nel suo attacco al bresciano. Lascia Pralboino ed occupa i borghi di Ghedi anticipandovi l’azione di Jacopo Piccinino; con Tiberto Brandolini porta numerosi assalti alla località, scorre il contado fino alle porte di Brescia impossessandosi di un ricco bottino, intercetta convogli di vettovaglie diretti al campo.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Tende un agguato a Montirone a Jacopo Piccinino, sconfigge gli avversari nei pressi di Ghedi e recupera  Castelleone da cui scaccia Matteo da Capua ed Orso Orsini.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si scontra ad Offlaga con Jacopo Piccinino ormai costretto sulla difensiva.

1454 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.EmiliaCon la firma del trattato di pace fra i contendenti le sue truppe sono acquartierate in Emilia. Presto sono consumate le risorse del territorio. La compagnia è quasi presa d’assedio dagli abitanti di Villanova sull’Arda a causa dei soprusi commessi dai suoi uomini.
Ago.MilanoDuca Savoia 

 

Piemonte

Richiamato per contrastare le truppe del duca di Savoia attraversa il Sesia e scorre il territorio con Tiberto Brandolini fino a Vercelli: Bassignana, Valenza ed altri centri ritornano sotto il controllo del duca di Milano. In tre giorni è recuperato quanto i sabaudi hanno occupato da tempo nel novarese e nel pavese.

Sett. ott.Lombardia ed EmiliaAl termine del conflitto 270 cavalli delle sue compagnie sono alloggiati nel cremonese, 100 in quello di Pandino e 30 nel parmense.
1455 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. apr.MilanoComp. ventura 

 

Emilia

Nel bolognese con Corrado da Fogliano per proteggere il contado dalle minacce della compagnia di Jacopo Piccinino ferma in Romagna. A Bologna alloggia all’osteria della Luna; a fine marzo si trova verso Cento con Galeazzo Marescotti.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lazio eToscana

Giunge sul lago di Bolsena; si collega con i pontifici e sconfigge Jacopo Piccinino a Castro al comando di 8000 uomini (2300 fanti). Obbliga il capitano avversario a fortificarsi in un primo momento in un bosco, poi a ritirarsi a Castiglione della Pescaia.

Sett. nov. 

 

 

 

 

 

Toscana

L’aria della Maremma decima gli eserciti; la mancanza di strame per la cavalleria e le difficoltà nell’ approvvigionamento delle truppe prolungano le operazioni senza potere arrivare ad una soluzione definitiva.

1458 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. dic. 

 

 

 

 

 

Veneto Croazia Albania Grecia Israele Palestina Egitto Marche

Viene insignito dei feudi di Colorno e di Pontecurone da Francesco Sforza; la madre Elisa gode, invece, della signoria di Biandrate. Roberto da San Severino concepisce l’idea di un pellegrinaggio in Terrasanta. Si reca a Venezia e vi è accolto con il bucintoro; si incontra con Alessandro Sforza ed il doge; salpa; costeggia la Dalmazia e sbarca a  Ragusa (Dubrovnik), ove è ospitato dal segretario cittadino Bartolomeo Sfondrati. Naviga di cabotaggio anche lungo le coste dell’ Albania;  ai primi di giugno visita Durazzo. Si indirizza verso Rodi sfuggendo alle insidie di una nave pirata genovese. Nell’isola alloggia nell’albergo degli italiani, ha un colloquio con il gran maestro dell’ordine gerosolimitano e con il patriarca; prosegue il viaggio verso la Terrasanta e sbarca a Giaffa. Tocca Lydda, Gerusalemme ed altri luoghi santi; ad agosto esce da Gaza, entra in Egitto e raggiunge Il Cairo dove può rendere omaggio al sultano tramite l’ambasciatore di Rodi. A settembre  riprende il viaggio di ritorno incontrando notevoli difficoltà per avere i necessari permessi.  Corrotti alcuni funzionari ritorna a Gerusalemme dove sono rimasti alcuni suoi accompagnatori;  solo verso metà ottobre, con l’arrivo dei venti favorevoli, può allontanarsi da Acri senza alcuna scorta nonostante il pericolo di incappare in navi corsare. Il viaggio è disagiato sia per la mancanza a bordo di acqua, vino e legna per riscaldarsi, sia perché reduce da una malattia che lo ha debilitato in Palestina. Dopo una navigazione tormentata da numerosi fortunali e dal vento si imbatte a fine novembre nella flotta dei cavalieri di Rodi, ha un colloquio con il legato pontificio che la comanda, il cardinale Ludovico Scarampo, e può sbarcare nell’isola di Mello. Naviga vicino a Cerigo, sbarca a Modone; vi è una nuova sosta forzata di ventidue giorni e solo ai primi di dicembre riprende il viaggio verso l’Italia. Si ferma ad Ancona, ospite di Rosso da Diano che ha militato con Francesco Sforza. Le autorità cittadine lo pregano di intervenire sul rettore della Marca, il cardinale di Pavia Giovanni Castiglione che protegge il corsaro Giovanni Gattilusio. Tocca Sirolo, Loreto;  a Macerata si incontra con il presule. Fallita nonostante tutto la missione raggiunge Osimo (ospite di un Guzzoni) ed Ancona.

1459 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche Romagna Veneto Lombardia

Tocca Senigallia, si incontra a Fano con Roberto Malatesta, a Pesaro con Costanzo Sforza, a Rimini con Giovanni Malatesta, Marco Pio e Carlo Pio. Si reca quindi a Cesenatico, protetto a distanza dagli uomini di Jacopo Piccinino e di Federico da Montefeltro, in guerra con Sigismondo Pandolfo Malatesta, che gli inviano in dono due cavalcature. Nel corso del viaggio transita per Cervia e Ravenna dove il podestà Marino Malipiero lo va a trovare nel suo albergo. Attraversa il Po di Primaro e per barca raggiunge Chioggia e Venezia dove è ospitato dall’ambasciatore sforzesco. Si incontra ancora con il doge Pasquale Malipiero, si porta a Padova accoltovi da alcuni suoi servitori e dai capitani Ludovico Malvezzi e Francesco da San Severino. Visita la basilica di Sant’Antonio;  prosegue per Vicenza (ospite di Antonio da Thiene), Verona e Brescia dove è ricevuto da Cesare da Martinengo. Ha un ultimo incontro con l’amico Antonio da Martinengo e raggiunge Milano: ad aspettarlo nel borgo della Porta Orientale è Gaspare da Vimercate. Da qui si reca a palazzo atteso da Francesco Sforza e da altri capitani come Ludovico Gonzaga, Alessandro Sforza, Guglielmo di Monferrato, Corrado da Fogliano, Amerigo e Bernabò da San Severino.

……………LombardiaPresenzia con Gaspare da Vimercate al battesimo di Bernardino Corio.
……………ToscanaGiudice di una giostra a Firenze.
1460 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.LombardiaScoppia una violentissima lite tra Gabriella Gonzaga, figlia naturale del marchese di Mantova e moglie di Corrado da Fogliano, e la moglie di Roberto da San Severino Giovanna da Correggio su chi abbia diritto a precedere l’altra nelle cerimonie della corte sforzesca. Il dissidio durerà alcuni anni coinvolgendo le rispettive parentele. Alfine nel maggio 1464 il problema sarà discusso nel consiglio segreto e nel consiglio di giustizia:  a camere unite si stabilirà una volta per tutte  l’ordine di precedenza tra le due contendenti e le altre donne di casa Sforza, tra cui Bona Caterina, sorella del duca e moglie di Troilo da Rossano ed Isotta, moglie di Giovanni da Tolentino.
………………. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ottiene la cittadinanza di Lodi.

Giu.NapoliAngiò 

 

Toscana Lazio Campania

E’ inviato da Francesco Sforza in soccorso del re di Napoli Ferrante d’Aragona contro i baroni ribelli e Giovanni d’Angiò. Durante il viaggio di trasferimento con le sue truppe sosta a Corsignano (Pienza) per rendervi omaggio al papa Pio II. A Formia  è ricevuto dal sovrano; si porta a Baia ed ha subito un successo distaccando dagli avversari il conte di Marsico, l’omonimo Roberto da San Severino, con la promessa del principato di Salerno ed il permesso di battere moneta.

Lug. 

 

 

 

 

 

Campania

Irrompe nel Sannio;  non riesce ad impedire che Jacopo Piccinino ne devasti il territorio.

Ott.LazioA Roma con 413 cavalli. Si appresta ad affrontare Jacopo Piccinino. Nella città dà il suo contributo nel domare una rivolta ai danni del pontefice.
Nov.CampaniaIl re di Napoli gli concede in feudo la contea di Caiazzo.
1462 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.Milano500 cavalli e 300 fantiLazioE’ segnalato a Roma. Negli stessi giorni gli è assegnata dagli sforzeschi una condotta di 500 cavalli e di 300 fanti.
Feb.LombardiaRientrato a Milano a fine mese accoglie nella città con altri gentiluomini e condottieri ducali il marchese di Mantova Ludovico Gonzaga.
Mag.LombardiaAccetta un ridimensionamento della sua condotta in cambio di 14000 ducati in contanti e di altri 4000 sotto forma di assegni a fronte delle paghe arretrate. Si avvia nuovamente verso il regno di Napoli.
Giu. 

 

 

 

 

 

Campania

Invade il territorio di Grottaminarda con Ferrante d’Aragona, Orso Orsini, Antonio Piccolomini e Bernabò da San Severino (45 squadre di cavalli).

Lug. ago. 

 

 

 

 

 

Puglia

Assedia Accadia difesa da una forte guarnigione: ai primi di agosto il castello cede sotto il tiro delle bombarde ed è messo a sacco; sono uccisi 50 uomini sui 100 difensori rimasti. Prende parte alla battaglia di Troia.

Ott. 

 

 

 

 

 

Puglia

Toglie Serracapriola a Cola di Monforte. Alloggia a Gesualdo.

Dic.Il re di Napoli lo infeuda del castello di Pivanello. Litiga al campo con il conte di Fondi Onorato Gaetani logoteta e protonotario del regno di Napoli.
1463 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.LazioA Gaeta al fianco di Ferrante d’Aragona.
Lug. 

 

 

 

 

 

Campania

Ha il comando delle truppe con Antonio Piccolomini (26 squadre di cavalli e 2000 fanti) contro il duca di Sessa e principe di Rossano Marino di Marzano. Si accampa presso la Fontana del Pioppo; attacca all’alba la rocca di Riardo che sbarra il passo alla piana di Sessa Aurunca; ne segue un fiero  combattimento in cui sono catturati 50 uomini d’arme e molti fanti.

Ago. sett.CampaniaOpera sul fiume Savone presso la torre di Francolise.
Ott.CampaniaColloca il campo presso Triflisco.
Nov.PugliaAffianca il re di Napoli Ferrante d’Aragona in Puglia. A metà mese si trova prima presso Manfredonia poi nel bosco di Santa Maria di Quarantana. Cadono in potere degli aragonesi Manfredonia, Bestia e la rocca di Sant’Angelo.
Dic.PugliaEntra in Taranto.
1464 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.PugliaIn Terra d’Otranto. Chiede al re di Napoli il permesso di potere raggiungere negli Abruzzi e nelle Marche le sue sette squadre di uomini d’arme ivi alloggiate.
Feb.LombardiaA metà mese con Tommaso Tebaldi rientra a Milano dal regno di Napoli. Affianca Francesco Sforza nel ricevere all’esterno di una porta cittadina l’ambasciatore veneziano Girolamo Barbarigo.
Mar. mag. 

 

 

 

 

 

Abruzzi Campania

Si muove verso L’Aquila con Matteo da Capua ed Alessandro Sforza: gli aquilani si danno al re di napoli. Affianca gli aragonesi nelle ultime operazioni contro i feudatari ribelli (Cola di Monforte e Giacomo Montagano).

Lug.AbruzziE’ segnalato nei pressi del bosco di Staffoli vicino a Castel di Sangro. A metà mese assale Civitaluparella: con la resa dei caldoreschi muove contro Palena e Pescocostanzo.
Ott.CampaniaRientra ad Aversa; vi si ferma anche il mese successivo.
1465 

 

 

 

 

 

 

 

………………. 

 

 

 

 

 

Campania

Lascia il regno di Napoli irritato con il sovrano perché Ferrante d’Aragona non ha tenuto fede a tutte le sue promesse; nuovamente al servizio di Francesco Sforza.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Pavia per salutarvi Ippolita Sforza che si sta recando a Napoli per sposarsi con il duca di Calabria.

……………….FranciaNobili 

 

Francia

E’ inviato in Francia per combattervi a favore del re Luigi XI.

1466 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.100 uomini d’armeLombardiaAlla morte di Francesco Sforza gli è rinnovata la condotta di 100 uomini d’arme.
………………. 

 

 

 

 

 

 

 

Si obbliga con il re di Cipro di raggiungerlo nell’ isola con 700 cavalli e 1000 fanti per aiutarlo a recuperare il regno: gli sono promessi uno stipendio di 60000 ducati, le spese di viaggio ed il titolo di capitano generale.

Giu. sett. 

 

 

 

 

 

Campania ed Emilia

Rientra dal regno di Napoli con Bosio e Costanzo Sforza e si ferma nel contado di Bologna fino a metà settembre. Ad agosto interviene prontamente con Costanzo Sforza allorché Ercole d’Este e Giovan Francesco della Mirandola si pongono sui confini del Frignano in appoggio ai fuoriusciti fiorentini ai danni di Piero dei Medici.

Ott.Si riaprono tra reciproche incomprensioni le trattative con il nuovo duca di Milano per il rinnovo della condotta (richiesta di Roberto da San Severino: 1200 cavalli e provvigione annua di 12000 ducati).
1467 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.Rifiuta le nuove condizioni di condotta che gli sono  proposte da  Galeazzo Maria Sforza. Segue una rappacificazione anche perché il duca di Milano, contro il parere della madre Bianca Maria Visconti, sostiene la sua candidatura a capitano generale dell’esercito fiorentino.
Mag.FirenzeVeneziaCapitano g.le 1000 cavalli

 

Toscana e Romagna

Lascia il pisano; si dirige in Romagna con 2500 cavalli ed altrettanti fanti per contrastarvi i veneziani di Bartolomeo Colleoni che sostengono la causa dei fuoriusciti fiorentini.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Partecipa alla battaglia di Molinella dove ha il comando della seconda squadra; con Donato del Conte urta ferocemente al fianco gli avversari. Si segnala per il suo valore.

……………….MilanoDuca Savoia 

 

Piemonte

Appoggia Guglielmo di Monferrato in un breve conflitto con il duca di Savoia.

Nov. 

 

 

 

 

 

Toscana

In visita a Lucca con Federico da Montefeltro ed il duca di Calabria. Sempre nell’anno muore di parto la prima moglie Giovanna da Correggio una delle prime donne della corte sforzesca.

1468 

 

 

 

 

 

 

 

……………….Firenze 

 

 

 

Toscana

E’ inviato con numerosi  fanti a Prato per una rivolta cittadina; giunge a Campi Bisenzio.  E’ informato che la ribellione è già stata domata: i sobillatori sono condotti a Firenze per esservi decapitati.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano per l’ingresso nella capitale di Bona di Savoia sposa del duca Galeazzo Maria Sforza.

1469 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano come giudice di una giostra organizzata dai Medici.

Ago.FirenzeChiesa 

 

Romagna

In Romagna per agevolare in Rimini la signoria di Roberto Malatesta. Partecipa alla battaglia di Mulazzano.

………………EmiliaLe sue milizie sono alloggiate nel bolognese. Roberto da San Severino pone la sua residenza a Bologna dove, grazie all’appoggio dei Bentivoglio, ha grandissima autorità ed influenza tanto da suscitare qualche timore nella cittadinanza che guarda con sospetto alla magnificenza del suo stile di vita e dei suoi palazzi.
1470
Gen.Scade la sua ferma con i fiorentini. Il duca di Milano inizia le pratiche per ricondurlo al proprio servizio. Le trattative avranno inizio a maggio.
1471 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.ToscanaA fine mese stipula a Firenze la condotta con Galeazzo Maria Sforza con inizio  fine marzo. La durata è di quattro anni per uno stipendio annuo di 18000 ducati e l’investitura di un feudo che si aggiungerà alle altre signorie. Ha l’obbligo di mantenere 150 uomini d’arme in tempo di pace e di 200 in tempo di guerra. Gli sono concesse le stanze e gli alloggiamenti per 800 cavalli.
Mar. 

 

 

 

200 lance

 

Emilia e Romagna

Galeazzo Maria Sforza gli rinnova l’investitura di Colorno e di Pontecurone: alla cerimonia è presente anche Ludovico Sforza fratello del duca. La sua compagnia (600 cavalli) è acquartierata tra Bologna, Cotignola ed Imola.

……………EmiliaA Bologna con Tristano Sforza ed Antonio da Tolentino. Chiede alle autorità cittadine le tasse dei cavalli nelle vicinanze del capoluogo per i suoi luogotenenti e per 120 cavalli della sua “famiglia” in modo da potere ottenere facilmente dai contadini le forniture di strame; esige per i suoi uomini buoni alloggiamenti in pianura, non in luoghi sterili. La sua presenza risulta per i bolognesi assai problematica.
1472 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.Milano

 

Imola

 

 

 

Emilia e Romagna

A Bologna con cinque figli per il matrimonio di una figlia di Pirro Malvezzi. Entra in Imola per conto del duca; Taddeo Manfredi non mantiene l’impegno di consegnare la rocca in cambio della signoria.  Roberto da San Severino si accinge ad assediarlo per incarico del duca di Milano. Il commissario sforzesco Alessandro da Foligno persuade il Manfredi a cedere ed a recarsi a Milano.

Feb.Il suo credito verso il duca ascende a 32000 ducati. A novembre riceverà una rata di 1666 ducati.
Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ritorna a Bologna per i funerali della figlia di Pirro Malvezzi.

Lug.Milano 

 

 

 

 

 

Agli stipendi dei ducali. Gli sono consegnati 18000 ducati per mettere in ordine i suoi uomini d’arme.

Sett.La cancelleria ducale prevede di aumentargli la provvigione fino a 5000 ducati e di concedergli in feudo il castello di Montecollare (Corte Cavalcabò, oggi Corte Madama) nei pressi di Castelleone già appartenente a Bianca Maria Visconti.
Dic. 

 

 

 

200 lanceEmilia

Si reca a Bologna per ricevervi, con il signore della città Giovanni Bentivoglio, la zarina della Russia che da Roma sta rientrando nel suo paese. A Milano il consiglio segreto ducale fissa l’ordine di precedenza di signori e condottieri nelle varie cerimonie ufficiali: primo viene il marchese di Mantova Ludovico Gonzaga. Seguono poi Taddeo Manfredi, Pino Ordelaffi, Roberto da San Severino, Giovanni Conti e Giovanni Bentivoglio.

1473 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ritorna sempre a Bologna; è accolto alla Porta di Santo Stefano da Giovanni Bentivoglio e da altri cittadini con più di 500 cavalli. Viene ospitato nella città da Bartolomeo da Sala presso San Giorgio. Abituato allo status dei grandi capitani coltiva personali canali diplomatici.

Ago. 

 

 

 

200 lanceLombardia

Gli è concessa dal duca una condotta di 200 lance con una provvigione annua di 30000 ducati in tempo di pace e di 50000 in tempo di guerra. Non è previsto alcun termine al suo impegno.

Sett.Toscana e LombardiaLascia la Toscana, dove è stato ospite di Lorenzo dei Medici, per rientrare a Milano. Al suo fianco si trova il poeta Luigi Pulci autore del poeta eroicomico “Morgante”: il viaggio è ricordato da quest’ultimo in due sonetti parodianti il dialetto milanese i cui gli abitanti sono definiti come “mangia-ravizze”.
Ott.EmiliaLe sue compagnie sono alloggiate nel bolognese. A metà mese riceve l’ordine di mettersi a disposizione del papa.
1474 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

A Bologna per la cerimonia in cui Annibale Bentivoglio è armato cavaliere dal re Cristiano di Danimarca. Roberto da San Severino a sua volta è nominato marchese di Castelnuovo Scrivia al posto di  Taddeo Manfredi. In precedenza ha anche ottenuto beni ed entrate a Villanova ed una tenuta a Castelleone.

Mag.EmiliaSi deteriorano i suoi rapporti con il duca di Milano. Vive e continua a mantenere le sue compagnie nel bolognese; da tempo non riceve gli stipendi. Compra un palazzo in città. Bologna, infatti, dopo alcuni anni di sua sostanziale inattività diviene una sorta di esilio per il condottiero deluso perché i suoi disegni di signoria non hanno trovato le opportunità per realizzarsi.
Giu.EmiliaL’oratore sforzesco a Bologna, Domenico Cerruti, segnala con allarme a Cicco Simonetta la cattiva disposizione d’animo verso Galeazzo Maria Sforza da parte di Roberto da San Severino. Il condottiero, in effetti, si sta guardando attorno in attesa di una buona occasione: coltiva l’ambizione di insignorirsi d’ Imola con l’appoggio dei Medici (si imparenta con Lorenzo dei Medici e cerca appoggi a Firenze per i figli Giovan Francesco, Gaspare e Galeazzo); ha frequenti contatti con il re di Francia Luigi XI che gli offre una ricca condotta per contrastare il duca di Borgogna Carlo il Temerario e con il papa Sisto IV. Gli stessi bolognesi temono che abbia delle mire sulla città.
1475 

 

 

 

 

 

 

 

Ott. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna per la giostra di San Petronio organizzata da Antonio Trotti.

Dic. 

 

 

 

 

 

 

 

Il suo credito verso il duca di Milano ascende a 10000 ducati. Nel periodo chiede al duca di Milano di essere lasciato libero per ritornare agli stipendi dei fiorentini. Galeazzo Maria Sforza, indispettito e preoccupato, non acconsente alla sua richiesta.

1476 

 

 

 

 

 

 

 

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

A causa di contrasti con il duca si trasferisce definitivamente a Bologna. Si trova a Modena per i festeggiamenti dati in onore di Ercole d’Este. Nel frattempo le sue compagnie sono mobilitate in Romagna a causa di un tentativo insurrezionale a Genova.

Sett. ott.MilanoBorgogna 

 

Piemonte

Combatte le truppe del  reggente del ducato di Savoia comandate da Filippo di Bresse e quelle del duca di Borgogna Carlo il Temerario. Attraversa il Sesia con 3000 cavalli, avanza fino ad Asigliano Vercellese; mette a sacco Santhià e, con Giovanni Conti, assedia in San Germano Vercellese Michele di Piemonte che vi si è rinchiuso con due figli e 900 fanti. Dopo cinque giorni di intenso fuoco di artiglieria sono respinti due gagliardi assalti; Roberto da San Severino chiede la resa ed al suo rifiuto ricomincia il bombardamento. I terrazzani si arrendono a patti. E’ catturato Michele di Piemonte con i figli. Viene reggiunto al campo da Galeazzo Maria Sforza. Di seguito lascia Santhià, tocca Moncrivello e, sempre con Giovanni Conti, muove contro Filippo di Bresse. Depreda il vercellese.

Nov. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Raggiunge le vicinanze di Torino;  assiste con il duca di Milano alla rassegna delle lance della sua compagnia.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Con l’uccisione a Milano nella chiesa di Santo Stefano di Galeazzo Maria Sforza rientra in fretta in Lombardia. E’ chiamato a far parte del consiglio ducale. Con Giovanni Bentivoglio presidia la cittadella di Pavia ed il parco di Mirabello.

1477 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Chiede al cancelliere Cicco Simonetta una condotta ed uno stipendio pari a quelli goduti da Federico da Montefeltro. Con la risposta negativa favorisce i fratelli del defunto duca, Sforza Maria e Ludovico ai danni della duchessa Bona di Savoia e dello stesso Simonetta.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Ai primi del mese con i due fratelli Sforza incarica il sicario Ettore Vimercati di uccidere Cicco Simonetta nelle stanze di quest’ ultimo poste nel Castello Sforzesco. Il cancelliere sfugge all’attentato a seguito dell’ avviso di proprie spie. Nel piano dei congiurati, rivelato sotto tortura da Ettore Vimercati, a Sforza Maria sarebbe dovuto andare il castello di Sartirana Lomellina, feudo dello stesso Simonetta. Negli stessi giorni Roberto da San Severino con Giovanni Pallavicini appoggia in Parma il partito avverso ai Rossi. A fine mese il condottiero assiste in Milano alla cerimonia nel cui corso ai fratelli del defunto duca vengono conferiti dalla duchessa Bona di Savoia una provvigione annua di 12000 ducati a testa, una condotta di 100 uomini d’arme e le chiavi di una fortezza.

Mar.MilanoFieschi FregosoCapitano g.lePiemonte e Liguria

Genova si ribella ad opera dei Fieschi e dei Fregoso a seguito della liberazione dal carcere di Prospero Adorno da parte di Cicco Simonetta. Roberto da San Severino muove contro la città alla testa di 10000 uomini (8000 provvigionati, 1000 balestrieri delle Langhe, 100 schioppettieri tedeschi e 200 lombardi, 500 cavalli). Giunge a Serravalle Scrivia mentre Obietto Fieschi assedia nella città il Castelletto.

Apr. 

 

 

 

 

 

Liguria

Invia in avanguardia Prospero Adorno con 30 lance e Gian Giacomo da Trivulzio con 2500 fanti per spingere i partigiani degli Adorno e degli Spinola ad unirsi con gli sforzeschi. Raggiunto in tal modo a Busalla da altri 2000 uomini assale gli avversari. Varca un torrente ed attacca all’alba gli avamposti nemici: i milanesi sono respinti da una sortita dei genovesi. Roberto da San Severino fa scendere dalle loro cavalcature gli uomini d’arme ed ordina che con scuri e ronche demoliscano i ripari dei genovesi; nel contempo questi ultimi sono assaliti alle spalle dai difensori del Castelletto agli ordini di Carlo Adorno. Con l’occupazione della città Prospero Adorno ne viene nominato governatore; vi entra pure Roberto da San Severino con Ludovico ed Ottaviano Sforza. Presto cadono le fortezze di Savignone e di Montaggio che appartengono ai Fieschi; Obietto Fieschi raduna 5000 contadini cui si aggiungono gli abitanti della Val Polcevera condotti da Giovanni Battista Guarco. Roberto da San Severino trattiene il Guarco con ingannevoli negoziati e disperde le milizie del Fieschi. Obietto Fieschi deve così ritirarsi nella montagna con qualche perdita: segue riconciliazione tra le parti.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte Francia

Dopo tale successo si associa con Ludovico ed Ottaviano Sforza per mutare il governo di Milano: nel quadro complessivo delle alleanze la divisione prevede per Obietto Fieschi la signoria di Genova e per Roberto da San Severino quella di Parma. Il cancelliere Cicco Simonetta viene informato della trama e fa arrestare Donato del Conte il principale agente della congiura. Alla notizia Roberto da San Severino esce dal suo palazzo con altri cospiratori e chiama il popolo alla rivolta; è presa Porta Tosa; Ludovico Sforza si oppone al disegno di scatenare gli abitanti al saccheggio del tesoro e del granaio pubblico. Alla fine la duchessa Bona di Savoia riesce a dividere i congiurati: come risultato  ciascuno dubita della lealtà degli altri congiurati e tutti sono costretti a darsi  alla fuga. Ottaviano Sforza affoga nell’Adda mentre sta scappando, Sforza Maria e Ludovico Sforza si recano in esilio; Roberto da San Severino, inseguito dai ducali, esce con Obietto Fieschi ed alcuni suoi veterani per Porta Vercellina; supera il Ticino a Boffalora e taglia il ponte alle sue spalle. Ripara in un primo momento nelle terre di Giovanni Francesco di Cocconato, cui fa credere di inseguire Borella da Caravaggio (viceversa è tale condottiero a dargli la caccia per ordine della duchessa). Borella da Caravaggio non ha con sé alcun mandato ducale per cui le sue parole non vengono credute da Francesco di Cocconato. Il San Severino ha così la possibilità di rifugiarsi ad Asti con Scarampo Scarampi e da qui proseguire il suo viaggio in Francia con la scorta di 25 arcieri savoiardi fornitigli dal duca di Orleans. A Milano è condannato in contumacia alla decapitazione e gli sono confiscati i suoi beni a favore di Ercole d’Este (Castelnuovo Scrivia ed il suo palazzo milanese).  Lorenzo dei Medici lo ammonisce a non tentare colpi di testa.

1478 

 

 

 

 

 

 

 

……………….FranciaBorgogna 

 

Francia

Raccoglie truppe per conto del re Luigi XI al fine di contrastare i borgognoni.

Apr. 

 

 

 

 

 

Francia

Quattro arcieri provenienti da Milano tentano di assassinarlo: scoperti, sono tutti impiccati.

Giu. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Prospero Adorno approfitta della situazione di incertezza in cui versa il ducato, si ribella,  si proclama doge e chiama in suo soccorso Roberto da San Severino (che si trova ad Asti), Gianluigi Fieschi ed i marchesi del Carretto.

Lug.GenovaMilanoCapitano g.leLiguria

Rientra in Genova ed assedia il Castelletto. Fortifica tutta la montagna che cinge la città a ponente e la separa dalla Val Polcevera; in particolare munisce il colle del Diamante e sbarra con un muro a secco la sella che divide questo colle dall’altura dei Due Fratelli; provvede pure a rafforzare le difese della Valle del Bisagno con un analogo muro fornito anch’esso di torri lungo il letto ghiaioso del torrente.

Ago. 

 

 

 

 

 

Liguria

Gli vengono contro Sforza Sforza, Pietro Francesco Visconti, Giampietro Bergamino e Cristoforo da Montecchio con 8000 fanti (di cui molti svizzeri), 6000 cernite e 2000 cavalli. Roberto da San Severino si lascia alle spalle le due cittadelle ancora in potere delle guarnigioni sforzesche e chiude le gole degli Appennini in Val Polcevera. Per stimolare maggiormente i cittadini alla resistenza fa leggere davanti al popolo da un frate domenicano una lettera (che dice intercettata) in cui è promesso ai soldati avversari il sacco di Genova. La battaglia è combattuta sotto il colle dei Due Fratelli dove Roberto San Severino ha preparato la più solida difesa. Arcieri e balestrieri colpiscono i fanti che avanzano con difficoltà per la strettezza dei luoghi e per l’impossibilità di manovrare. Dopo sette ore gli sforzeschi sono disanimati sia per la stanchezza del combattimento e per la precedente lunga marcia di avvicinamento attraverso i monti, sia per il mancato arrivo delle salmerie; al loro scoraggiamento contribuiscono infine le grida dei montanari “carne, carne” lanciate contro di essi. Secondo le fonti genovesi l’esercito aggressore subisce forti perdite (600 morti e moltissimi feriti); per quelle milanesi non muore nessuno mentre moltissimi sono i prigionieri. Il San Severino impedisce ai suoi di inseguire gli avversari per timore di una qualche imboscata; gli sforzeschi  si danno ad una fuga disordinata  buttando via le armi. I genovesi si avventano  su di essi ed i montanari fanno rotolare loro addosso grossi macigni dalle cime dei monti. I soldati sono spogliati di tutto, perfino delle loro vesti e molti sono quelli che rientrano in Lombardia coperti di soli ramoscelli.

Ott. nov. 

 

 

 

 

 

Liguria

La duchessa Bona di Savoia ricorre in tale frangente al solito sistema, vale a dire suscita in Genova le lotte tra le fazioni. Roberto da San Severino fa impiccare alcuni partigiani dei Doria che favoriscono la causa milanese; i ducali sovvenzionano Battista Fregoso ed Obietto Fieschi, che a fine novembre riescono a scacciarlo dalla città con Prospero Adorno e Giulio Orsini. Si rifugia nella Riviera di Levante.

1479 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb.SforzaMilano Firenze Venezia 

 

 Toscana e Liguria

Spinto dal papa Sisto V combatte i fiorentini alleati degli sforzeschi. A fine gennaio è a Pietrasanta. Con Ludovico Fregoso ed Obietto Fieschi attraversa il Magra e tenta di entrare in Sarzana alla testa di 200 cavalli e di alcuni fanti: respinto con sensibili perdite si sposta in Lunigiana, si rafforza tra Avenza e Carrara e rimane tre settimane nella regione dove è raggiunto con una notevole somma di denaro da Sforza Maria e da Ludovico Sforza che hanno rotto il confino di Napoli. Con il favore anche del re di Francia può radunare 500 cavalli e 4000 fanti con i quali si avvicina a Ponzano Superiore. Attacca la località da cui  è ancora respinto dopo sei ore di combattimento (150 uomini tra morti e feriti tra i suoi soldati contro un solo uomo ed otto feriti, fra cui due donne tra i difensori).

Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia Liguria e Toscana

Si trova in cattive condizioni anche perché a causa della mancanza di foraggio le cavalcature dei suoi uomini d’arme sono costrette a nutrirsi con sarmenti e foglie d’olivo. E’ dichiarato ribelle dal governatore di Parma Giacomo Bonarello;  ai suoi uomini è ordinato dalle autorità di rientrare alle proprie case entro il termine di otto giorni: a Pontremoli sono impiccati due suoi fautori ed  è squartato un terzo. Fallisce un suo attacco a Bullano (difesa da 300 fanti) che si conclude con la perdita di altri 140 uomini tra morti e feriti; sempre negli stessi giorni fa impiccare vicino alle mura di tale castello due uomini d’arme cremonesi che hanno attentato alla sua vita. Entra  in La Spezia; da qui si trasferisce in Val di Serchio e nel pisano ove razzia del bestiame. Con Giulio Antonio Acquaviva si impossessa del castello di Filetto e costringe alla resa i terrazzani di Santa Maria; tenta Ripafratta e distrugge molti mulini del contado. Manca sempre di vettovaglie e di denaro; cerca di attraversare l’Arno per unirsi con gli aragonesi, si ferma a San Giuliano Terme. Alla difesa di Pisa entra Sigismondo d’Este con i commissari fiorentini Bongianni Gianfigliazzi e Jacopo Guicciardini.

Apr. 

 

 

 

 

 

Toscana

Porta fin sulle porte di Pisa una molesta guerriglia per fare ribellare la città al dominio fiorentino: l’attività si trascina per più tempo con gravi danni al territorio. Al comando di 6000 uomini vince sul Serchio 16000 uomini capitanati da Ercole d’Este e cattura Marco Pio con più di 1000 cavalli. Fronteggiato dai veneziani condotti da Carlo di Montone e da Deifobo dell’ Anguillara è costretto ad abbandonare il pisano.

Mag. 

 

 

 

 

 

Toscana e Liguria

Rientrato in Lunigiana tenta di impadronirsi di Fivizzano e di Castiglione; ottiene Carrara per trattato;  la sua marcia è presto bloccata da Ludovico Gonzaga. Tallonato anche da Ercole d’Este e da Carlo di Montone si ritira verso Avenza in attesa di avere 25000 ducati promessigli dagli aragonesi per pagare le sue truppe. Assale invano il castello di Avenza difeso da Balzarino da Lodi con 300 fanti; ne inizia l’assedio, cerca di corrompere il capitano avversario e minaccia di impiccarlo in caso di sua cattura; fa preparare un ponte sul Magra in caso di attacco delle milizie fiorentine. I lucchesi smettono di provvederlo di vettovaglie per cui deve interrompere le operazioni ed a puntare ancora una volta su La Spezia. Ercole d’Este e Ludovico Gonzaga lo chiudono in una valle sotto il castello di Vezzano Ligure.

Giu. 

 

 

 

 

 

Liguria

Riesce a rompere l’accerchiamento e penetra nel ducato milanese. Tenta ancora Ponzano Superiore e si rafforza in Varese Ligure;  si collega nuovamente con Ludovico Fregoso ed Obietto Fieschi sui confini del genovese con il piacentino.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Conquista il castello di Montanaro ed entra nella Valle del Taro con Ludovico e Sforza Maria Sforza. Giovanni Conti, Giovambattista dell’ Anguillara e Gian Gian Giacomo da Trivulzio si posizionano a Borgo Val di Taro. Si ritira a Varedo, dove a fine mese   muore all’ improvviso, forse per veleno, il duca di Bari Sforza Maria Sforza. Il titolo passa al fratello di quest’ultimo Ludovico. Roberto da San Severino si impadronisce con quattro giorni di assedio della rocca di Montetatano; penetra nella valle di Compiano ed ottiene a patti il castello; assedia Gian Giacomo da Trivulzio in Borgo Val di Taro con Ludovico Sforza ed Obietto Fieschi.

Ago. 

 

 

 

 

 

Piemonte Lombardia

Supera il passo di Cento Croci con 8000 uomini, entra in Castelnuovo Scrivia ed in Tortona dove il castellano Donato Raffagnino gli fa trovare aperta una porta: la città è conquistata a nome della reggente Bona di Savoia e dell’erede legittimo Gian Galeazzo Sforza. Subito dopo pervengono in suo potere Pontecurone, Viguzzolo (datogli da Ludovico da Fogliano), Pioppera, Bassignana e Valenza; attraversa il Po su un ponte di barche allestito a Bassignana ed irrompe nel pavese. Gli si fanno contro Ercole d’Este, Gian Giacomo da Trivulzio ed altri condottieri; le milizie di Guglielmo di Monferrato incendiano i suoi accampamenti ed in una scaramuccia catturano il Faccendino, suo figlio naturale, che, peraltro, viene quasi subito liberato dai suoi fanti.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Entra in Milano a seguito della  riconciliazione di Ludovico Sforza con la cognata, la duchessa Bona di Savoia. Prezzo della pace è il sacrificio del Simonetta fatto giustiziare per volontà del San Severino. Al condottiero  sono restituiti i  beni;   ottiene pure in feudo Lugano, la Pieve di Balerna e Mendrisio. E’ chiamato a far parte del consiglio ducale.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si rappacifica con Pietro Maria dei Rossi.

1480 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna con i suoi famigliari;  è ricevuto nella città con tutti gli onori da Giovanni Bentivoglio che lo ospita nel suo palazzo; molti membri della sua corte alloggiano invece nel palazzo di sua proprietà nei pressi di San Giorgio.

Apr. 

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze con molte lance a causa della notizia di un’alleanza tra pontifici e veneziani. Gli è concessa in feudo Solaro già di proprietà di Cocco Malatesta.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Colorno ed a Guastalla per trovarvi una figlia.

Giu. 

 

 

 

 

 

Toscana

A Siena con tre figli a colloquio con Alfonso d’Aragona; alloggia nel palazzo degli Spannocchi fuori la Porta Camollia; le autorità gli fanno avere varie some di biada, pane, capretti, capponi, fiaschi di vino, candele, marzapani e confetti.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

In visita a Ferrara con Giovanni Bentivoglio: dai balconi del palazzo ducale assiste ad una giostra al fianco della marchesa d’Este Eleonora d’Aragona. Ad essa  prende parte anche il figlio Gaspare da San Severino.

Ago. 

 

 

 

 

 

Romagna

Si reca a Forlì con Giovanni Bentivoglio alla morte di Sinibaldo Ordelaffi allo scopo di impadronirsi della città: è preceduto da Girolamo Riario che ne se ne fa signore.

Sett. ott. 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

Lascia Bologna; giunge a Parma ed a Milano. Briga per diventare tutore del decenne Gian Galeazzo Sforza;  mantiene l’ordine nella capitale dopo l’arresto di Antonio Tassini, consigliere/amante della duchessa Bona di Savoia.  Con il ghibellino Pietro Pusterla contribuisce a mettere in cattiva luce il ministro Cicco Simonetta: costui è imprigionato nel castello di Pavia ed è decapitato ad ottobre di fronte al rifiuto di pagare una taglia per la sua liberazione.

………………. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Poiché dà ombra a Ludovico Sforza è in breve allontanato dall’amministrazione dello stato a vantaggio di una specie di triumvirato composto dallo stesso Sforza, da Giovan Francesco Pallavicini e da Filippo degli Eustachi.

1481 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte

Ha contatti con Ercole d’Este da cui riceve alcuni doni per sé e per la moglie Lucrezia Malavolti. A Milano litiga in continuazione con Ludovico Sforza. A settembre esce dalla città con la motivazione che il consiglio di reggenza ha ricusato la sua richiesta di aumento delle paghe dei suoi uomini. Raggiunge Alessandria dove è ospitato da Antonio Trotti; in un secondo momento raggiunge i suoi possedimenti di Castelnuovo Scrivia.

Nov. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Vengono a trovarlo da Milano gli ambasciatori aragonesi e fiorentini che lo invitano a rientrare nella capitale.

1482 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Giovan Francesco Pallavicini ed Antonio Marliani lo avvicinano anch’essi per farlo ritornare a Milano; a questo seguono altri avvisi del medesimo tenore via via più minacciosi in quanto viene  accusato di ribellione ed è minacciato il sequestro dei suoi beni. Non demorde; stimola anzi a sollevarsi contro Ludovico Sforza Pietro dal Verme, Pietro Maria dei Rossi ed Obietto Fieschi.

Feb.San SeverinoMilano 

 

Piemonte Liguria e Toscana

Gli sono concessi tre giorni per pentirsi. Gli viene contro un esercito di 4000 cavalli e 2000 fanti capitanato da Costanzo Sforza. Assediato in Castelnuovo Scrivia fugge con 80 cavalli  e molti fanti aprendosi un varco fra le file avversarie; ripara nel genovese, si imbarca con tredici uomini;  raggiunge Piombino e Siena le cui autorità gli fanno dono di 500 ducati.

Mar. 

 

 

 

 

 

Umbria Marche e Veneto

E’ nel Chiugi con 70 cavalli, tocca Panicarola con un ambasciatore veneziano ed il vescovo di Orvieto, entra in Perugia accolto dal commissario pontificio, dal podestà e da Rodolfo Baglioni: nella città alloggia all’osteria di San Marco. Si dirige ad Ancona dove vengono a prelevarlo 5 galee sottili comandate da Cristoforo Duodo;  perviene a Venezia; è ricevuto con il bucintoro e viene accompagnato al palazzo del marchese di Ferrara.

Apr.VeneziaFerrara MilanoLuogotenente g.leVeneto

E’ assoldato dalla Serenissima con il titolo di luogotenente generale per tre anni di ferma ed uno di rispetto. Gli è concessa una condotta di 1350 cavalli; gli è riconosciuto uno stipendio annuo di 80000 fiorini metà dei quali gli sono  subito anticipati. tra le condizioni vi è l’esenzione da rassegne, il riconoscimento della giurisdizione civile e militare sulle truppe con l’eccezione dei reati di ribellione, tradimento, assassinio, incendio, falsificazione di monete, di competenza dei capitani delle città in cui si svolgono i fatti. Si impegna a combattere in qualsiasi parte d’Italia, a consegnare le città e le terre conquistate ed i condottieri catturati dietro la consegna di metà taglia a suo favore. L’atto è firmato nella città lagunare. Si imbarca a Chioggia con i figli Antonio Maria e Galeazzo da San Severino, è ricevuto con il bucintoro e si incontra con il doge Giovanni Mocenigo. E’ creato nobile della repubblica e gli è regalata una cavalcatura del valore di 200 ducati. Si svolge a Padova un consiglio di guerra con il provveditore Antonio Loredan.

Mag. 

 

 

 

 

 

Veneto

Si porta  sulle rive dell’Adige, simula un attacco alla torre Marchesana e fa attraversare nottetempo il fiume alle truppe a Legnago ed a Badia Polesine. Il giorno seguente Antonio da Marciano con 300 guastatori gli prepara in due giorni una strada nelle paludi, fatta di fascine e di altro legname, lunga cinque/sette miglia: i fanti possono così arrivare al canal Tartaro con alla testa Andrea da Parma e Tommaso da Imola e lanciare un attacco di sorpresa. Il capitano avversario, Federico da Montefeltro si rivela all’altezza della necessità, fa sbarrare alla svelta il canal Tartaro ed inonda la strada appena costruita. Roberto da San Severino non si perde d’animo;  fa tagliare un altro argine nel ferrarese per il quale le acque refluiscono tutte nel Po dopo avere sommerso i campi e le case sotto il livello del fiume. Esce dalle paludi ed assedia Melara e ne batte con le bombarde la rocca difesa da 50 fanti con i connestabili Bonaventura Tassoni e Demetrio Albanese. La fortezza cade in tre giorni; investe Bergantino ed in otto giorni ottiene a patti anche Castelnuovo Bariano antemurale di Ficarolo: in tale località gli sono consegnati da Piero da Molin e da Niccolò Michiel lo stendardo di comandante ed il relativo bastone d’argento. Seguono scorrerie verso Trecenta ed Occhiobello. Quando il passo della flotta veneziana sul Po è bloccato dalle artiglierie del duca di Urbino, collocate a Stellata, si porta a Badia Polesine per tamponare le scorrerie di Cristoforo da Montecchio; rientra a Castelnuovo Bariano e fa attaccare gli equipaggi di 5 galeoni milanesi fermatisi in un’isola del Po. Rilascia i 70 prigionieri.

Giu. 

 

 

 

 

 

Veneto ed Emilia

Alla testa di 30 squadre di uomini d’arme, molti cavalli leggeri, balestrieri a cavallo e 6000 fanti assedia Ficarolo, difesa da Paolo Albanese con 1000 fanti e  300 cavalli; pianta le artiglierie e costruisce i ripari per i suoi uomini; vince la resistenza di Stellata, bombarda sulla punta del Mezzanino la rocca di San Biagio delle Vezzane. Mentre è intento ad edificarvi un bastione è sorpreso da un assalto portato da Ercole d’Este, da Niccolò da Correggio, da Giovanni Bentivoglio e da Giovanni Antonio Ventimiglia (dodici squadre di lance, 300 schioppettieri e 300 fanti di Federico da Montefeltro). Si salva saltando su una barca che lo porta sull’altra riva; tra i suoi uomini sono uccisi o muoiono annegati 150 soldati per lo più schiavoni. Riprende ad assediare Ficarolo con otto bombarde e molte passavolanti; anche il campanile della chiesa è utilizzato per colpire il castello. Lo contrastano il Montefeltro e Federico Gonzaga che tagliano l’argine sinistro del Mincio ed obbligano le sue truppe a combattere nel fango e nell’acqua. Negli stessi giorni sventa un nuovo tentativo di assassinio organizzato dagli sforzeschi che si conclude con l’impiccagione di due uomini e la confessione di un terzo sicario inviato nel suo campo da Gian Giacomo da Trivulzio. L’ultimo giorno del mese in un attacco portato a Ficarolo muoiono 150 soldati.

Lug. 

 

 

 

 

 

Veneto

Assedia sempre Ficarolo con l’uso di molte macchine da guerra, il lancio di fuochi artificiati e l’azione combinata della flottiglia di Damiano Moro che spezza la catena che sbarra il Po: 30 barche con a bordo alcuni carri superano l’ostacolo e permettono di collocare le artiglierie sotto la fortezza. Vi è un nuovo violento cannoneggiamento, seguito da un assalto condotto da Tommaso da Imola, Pietro Carlino e dagli uomini d’arme appiedati di Bernardino di Montone che dura nove ore. Dopo quaranta giorni (si contano 1647 colpi di bombarda), i 600 difensori rimasti si arrendono: si vocifera naturalmente di tradimento ed uno spagnolo è impiccato. Con la vittoria invia nel Polesine i figli Gaspare ed Antonio Maria da San Severino con il provveditore Piero Marcello. Dopo la resa di Ficarolo conquista un bastione fatto erigere dal duca di Ferrara a Carola alla confluenza del Castagnaro con il canale Tartaro.

Ago. sett. 

 

 

 

 

 

Veneto

Costruisce un ponte di barche per attraversare il Po a Bonello: Ercole d’Este lo assale durante i lavori, sotto una pioggia dirotta, con 3000 uomini armati di schioppetti e di balestre. I suoi guastatori sono costretti  ad abbandonare i lavori. Roberto da San Severino fa distruggere le barche; undici di queste sono date alle fiamme. Entra la peste nel campo; anch’egli ne è colpito; è portato prima a Trecenta e poi a Padova in fin di vita per essere curato. Il collegio dei Pregadi incarica Sebastiano Badoer ed Antonio Vitturi di andare a visitarlo;  gli è pure procurato un medico veronese di fiducia.

Ott. 

 

 

 

 

 

Veneto

Guarito, raduna l’esercito di fronte a Pontelagoscuro; consiglia un’azione diversiva verso Modena e Reggio Emilia e si sposta anch’egli tra Pieve di Cento e Cento.

Nov. 

 

 

 

 

 

Emilia

Attraversa il Po con 50 squadre di cavalli e 2000 fanti su un ponte di barche collocato alla Vallice (Bonello) con la protezione di 2 galee e di un galeone. Gian Giacomo da Trivulzio esce da Pontelagoscuro con quattro/sette squadre di cavalli e 300 fanti per ostacolare la sua avanzata. I fanti veneziani respingono gli assalitori che perdono 27 uomini. Gli estensi appiccano il fuoco alle loro fortificazioni di Pontelagoscuro, gettano nel fiume i cannoni e si ritirano precipitosamente in Ferrara. Roberto da San Severino, con il figlio Gaspare da San Severino scaccia il Trivulzio da un ponte verso Francolino, avanza sino a Confortino e minaccia da vicino Ferrara. I veneziani irrompono nel Barco (residenza estiva degli estensi) e ne distruggono stalle, serragli per gli animali e frutteti. Nessuno si muove a suo favore; lascia una testa di ponte sulla riva  destra e ritorna su quella sinistra.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

La situazione militare muta radicalmente quando Girolamo Riario ed il papa Sisto IV mutano alleanza e si rappacificano con Ercole d’Este per combattere i veneziani.

1483 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.VeneziaFerrara Milano Napoli Chiesa 

 

Veneto

All’avvicinarsi del nuovo capitano generale della lega il duca di Calabria Alfonso d’Aragona, di Niccolò Orsini e di Virginio Orsini Roberto da San Severino ritorna sulle posizioni difensive a sinistra del Po.  Nell’esercito aragonese vi sono anche 800 turchi, passati al  servizio degli avversari alla fine della guerra di Otranto: di costoro 300 disertano subito nel campo veneziano; altri seguiranno il loro esempio per unirsi con gli stradiotti;  Alfonso d’Aragona è  così costretto ad ordinare a Niccolò Orsini l’uccisione di tutti i turchi rimasti a Ferrara.

Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

Sfugge a stento, presso Ferrara, ad un’imboscata organizzata da alcuni cavalli aragonesi. Ripara nel bastione di Pontelagoscuro.

Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

Con il figlio Gaspare, Galeotto della Mirandola e Rodolfo Gonzaga (20 squadre di cavalli e 4000 fanti) si muove da Francolino e da Pontelagoscuro verso il Barco; avanza fino alla Certosa ed a Belfiore, si ferma per due ore nella chiesa di Santa Maria degli Angeli: gli estensi bombardano l’edificio da Santa Caterina. Roberto da San Severino ritorna al bastione di Pontelagoscuro appropriandosi di numerosi pezzi di artiglieria e di munizioni. Sorgono tumulti al campo a causa del ritardo   delle paghe e della mancanza di rifornimenti: sono impiccati alcuni sediziosi.

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Fa liberare Ugo da San Severino in cambio della liberazione del figlio Giorgio (il Faccendino), prigioniero degli svizzeri.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

Parte da Pontelagoscuro con i figli Giovan Francesco, Galeazzo e Gaspare, 1000 cavalli e 1000 provvigionati, sostituito nel comando dal duca Renato di Lorena. Si dirige nel bresciano ad Orzinuovi;  scorre oltre l’Oglio cercando di ravvivare lo zelo dei partigiani della duchessa Bona di Savoia.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ritenta la carta della quinta colonna ed invia alcune lettere a Filippo degli Eustachi, con le quali lo esorta a liberare il ducato dalla persona di Ludovico Sforza: costui tradisce la sua fiducia.  Roberto da San Severino è dichiarato ribelle per la terza volta. Attraversa l’Adda su un ponte di barche, costruito a Verona, con il provveditore Marcantonio Morosini ed il capitano di Bergamo Pietro Diedo; arriva vicino a Trezzo sull’Adda con 17 squadre, 2000 provvigionati e 3000 fanti; alla testa del ponte colloca una bastia di legno, rifornita di artiglierie. Il castellano non si lascia convincere;  rientra nel bergamasco. Recupera Urgnano e Cologno al Serio; ripiega a Bergamo quando gli avversari si avvicinano;  controlla lo stato delle fortificazioni cittadine, varca l’ Oglio, tocca Palazzolo sull’Oglio e si ferma ad Orzinuovi. Inferiore di forze agli avversari, si guarda bene dal ricercare la battaglia campale, adotta una tattica di “mordi e fuggi”, che lo porta da un castello all’altro con continue perdite e riconquiste. Con la sua tattica attendista Federico Gonzaga rompe ogni indugio e passa apertamente nel campo avversario.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si ritira a San Zeno Naviglio; si sposta a Rezzato ed ha una piccola scaramuccia a Santa Giustina. Ha ai suoi ordini diretti 18 squadre di cavalli.

Sett. 

 

 

 

 

 

Veneto

Con 4000 cavalli e 2000 fanti si oppone a Peschiera del Garda ed a Valeggio sul Mincio al duca di Calabria ed a Francesco Secco (12000 cavalli, 400 balestrieri e 5000 fanti); tiene a bada e tallona da vicino gli avversari; assale un convoglio di 110 carri, che trasporta munizioni e cannoni, e si impossessa di un centinaio di bovini che conduce a Valeggio sul Mincio.

Ott. 

 

 

 

 

 

Emilia e Veneto

Con la perdita di Asola, affronta i gonzagheschi che si stanno dirigendo su Ferrara; marcia di notte a Legnago con il figlio Gaspare per sessanta miglia e li previene a Melara. Giunge a Pontelagoscuro; sulla strada del ritorno sorprende a Melara 50 cavalli che sono svaligiati; subito dopo, recupera Vigasio e Villafranca di Verona con il castello.

Nov. 

 

 

 

 

 

Veneto

Si ferma nei pressi di Valeggio sul Mincio con il provveditore Antonio Vitturi; gli avversari mettono a sacco il veronese e ritornano nel bresciano; Roberto da San Severino recupera quanto perso in precedenza; raggiunge   Calcinate. Alfonso d’Aragona si ritira ad Ostiglia; il San Severino lo segue ancora per presidiare le rive del Po verso il mantovano. I veneziani non perdono mai la fiducia nei suoi confronti, neppure quando a giugno defezionano nel campo sforzesco i figli Giovan Francesco e Galeazzo.  Si accampa nei pressi di una torre a Soncino di cui è entrato in possesso per denaro. Sempre negli stessi giorni Alfonso d’Aragona lo ingiuria pubblicamente;  cerca anche di farlo assassinare  suscitando con ciò i rimproveri del padre Ferrante che, al contrario, lo stima. Recupera nel veronese alcuni castelli ed ottiene (nuovamente) a patti la resa di Villafranca di Verona.

Dic. 

 

 

 

 

 

Veneto

Gli sono date dalla Serenissima in signoria Cittadella e Montorio Veronese dietro il censo di 10 libbre di cera da consegnarsi alla chiesa di San Marco a Venezia per la festa del santo; gli è donato un palazzo sul Canal Grande in contrada Sant’Agnese del valore di 10000 ducati; è concessa alla moglie una provvigione mensile di 100 ducati ed a una figlia, sposata con Guido dei Rossi, una dote di 10000 ducati.

1484 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia; vi è ricevuto con il bucintoro; ha colloqui con il doge ed è consultato dal Collegio.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Entra in Brescia per la Porta di San Giovanni; gli abitanti gli riservano un’accoglienza trionfale. Si dirige a Orzinuovi, si sposta a Verolanuova con il provveditore Niccolò Pesaro allorché il duca di Calabria entra in azione; lascia la città con Luca Pisani e supera l’Oglio a Palazzolo. Alla testa di 20 squadre, 3000 fanti e 500 stradiotti si unisce con i fautori della fazione guelfa (nel complesso 9000 uomini) e conquista il  castello di Calcio, che è messo a sacco; è pure catturato Fermo Secco con 40 uomini d’arme. Fronteggia Renato e Gian Giacomo da Trivulzio minacciando di volta in volta Genivolta o Pumenengo. E’ scoperto a Milano un suo trattato con Luigi da Vimercate, che tende a restituire il potere nel ducato alla duchessa Bona. Ritorna nel bresciano e si scontra con gli avversari al ponte della Maestà a San Zeno: sono uccisi molti balestrieri d’ambo le parti ed è ferito anche la sua cavalcatura da un verrettone; invia il figlio Antonio Maria da Alfonso d’Aragona per sfidarlo a duello. Il duca di Calabria si fa sostituire da un uomo d’arme, che viene scavalcato; Roberto da San Severino sfida vanamente a battaglia l’avversario, si avvicina a Bergamo e con i valligiani si impossessa del  territorio finitimo.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Scorre a Gabbioneta ed a metà mese si trova a Scorzano.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Con l’avvicinarsi di Alfonso d’Aragona a Romano di Lombardia ed a Martinengo con 46 squadre di cavalli, si leva da Orzinuovi e con il provveditore generale Niccolò Pesaro si posiziona a Verolavecchia.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Sempre a  Verolavecchia.

Giu. ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Staziona tra Roncadelle, Torbole e Mompiano; ritira le sue forze sulla linea del Naviglio di fronte alla pressione nemica. Si scontra con gli avversari al ponte della Maestà: è ferita ancora da un verrettone la sua cavalcatura.  Disarcionato, sale su un altro corsiero ed incita il figlio Antonio Maria a spingersi contro il duca di Calabria. Lo scontro termina con molti morti dopo un’ora. Sfida sempre vanamente a battaglia il duca. Possono finalmente lasciare Milano la moglie e la nuora Margherita, moglie del figlio Gaspare; i veneziani liberano a loro volta Todeschina moglie di Antonio da Marciano. Ai primi di luglio, esce da Verolavecchia e fronteggia i nemici a Gabbiano. Inizia con Gian Giacomo da Trivulzio delle trattative. La sua iniziativa suscita  inizialmente i sospetti dei veneziani: in realtà con la sua condotta di guerra ha rivelato presto come la sua azione abbia perseguito i veri interessi della Serenissima. A luglio ha il permesso dal Consiglio dei Dieci di trattare una tregua; si incontra a San Zeno con Ludovico Sforza ed a agosto firma il trattato di pace di Bagnolo. Vi è un pranzo di gala a Brescia offerto da Pietro Gambara a lui ed al duca di Calabria; Roberto da San Severino ha il compito con il Trivulzio di fare da paciere nella vertenza che divide Galeotto da Antonio Maria della Mirandola; sempre con il condottiero milanese, è nominato arbitro per giudicare sulla proprietà dei beni già dei Rossi nel parmense e detenuti al momento dai ducali. Con l’accordo è eletto capitano generale della lega italiana per nove anni; gli sono riconosciuti una condotta di 600 lance ed uno stipendio annuo di 120000 ducati, di cui 6000 a carico del pontefice, 8000 del re di Napoli, 50000 di Venezia, 50000 del duca di Milano e 6000 di Firenze. Gli sono inoltre restituiti i beni da lui detenuti nel regno di Napoli e nel milanese; al figlio Giovan Francesco resta la contea di Caiazzo.  Si reca a Cittadella con i provveditori generali Luca Pisani e Niccolò Pesaro; le sue genti (900 cavalli) sono alloggiate nel padovano.

Sett. 

 

 

 

 

 

 

 

Ottiene da Alfonso d’Aragona la restituzione di Asola in cambio delle terre conquistate dai veneziani nel Salento. Si reca a Venezia con il figlio Gaspare; il doge Giovanni Mocenigo gli viene incontro con il bucintoro a Santa Marta. Gli sono concessi 30 ducati il giorno per le spese di permanenza nella città.

1485 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Veneto

A Venezia con la moglie.

Feb. 

 

 

 

 

 

Veneto

Presenzia a Venezia ad una grande giostra indetta in piazza San Marco cui partecipano anche i figli. Ne nomina gli arbitri fra i suoi condottieri e ne stabilisce i premi. Accoglie nella città il duca Ercole d’Este. Durante i festeggiamenti sono impiccati nottetempo, senza che ne sia avvertito,  tre suoi soldati che hanno provocato gravi disordini a Rialto. Invano invia dal doge il figlio Gaspare da San Severino per chiederne la liberazione: l’esecuzione è già avvenuta. Nel battistero di San Marco è battezzata l’ultima sua figlia; è pure data una festa pubblica nel Palazzo Ducale in onore della moglie. La Compagnia della Calza, che la organizza, vince un apposito appalto.

Apr. 

 

 

 

 

 

Veneto

In visita a Verona.

Lug. 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

A Milano E’ accusato èdi complotto ai danni di Ludovico Sforza: molte persone sono impiccate e tra essi anche un segretario ducale. Gli sono confiscati i suoi beni nel ducato che gli procuravano una rendita annua di 70000 ducati. Esce da Cittadella e si dirige nel bresciano con 100 balestrieri a cavallo. I veneziani si oppongono ad ogni suo progetto di rivalsa, gli bloccano i beni da lui posseduti nello stato e lo minacciano.

Sett. 

 

 

 

 

 

Friuli

Ritrovata l’intesa, si trasferisce nel Friuli con 70 lance a seguito delle intimidazioni degli ungheresi. E’ contattato negli stessi giorni dal vescovo di Cervia Tommaso Cattanei per conto del papa Innocenzo VIII.

Ott.ChiesaNapoli Milano FirenzeGonfaloniere dello stato della ChiesaVeneto Emilia Romagna e Marche

Ha il permesso dai veneziani di passare agli stipendi dello stato della Chiesa per combattere gli aragonesi ed i loro alleati. E’ nominato Gonfaloniere dello stato della Chiesa e gli è assicurata una provvigione di 30000 ducati. Lascia Cittadella con 34 compagnie di cavalli e 1500 fanti, giunge a Ficarolo, tocca nel ferrarese il forte del Zaniolo/Genivolo e Bondeno,  a Bologna. E’accampagnato fino a Granarolo  da Annibale Bentivoglio; nell’ imolese è accolto da Girolamo Riario e nel faentino da Galeotto Manfredi; è quindi nel forlivese ed a Cesena dove ad attenderlo si trova l’ambasciatore pontificio. Punta sulla marca d’ Ancona, giunge a Fano e da qui prende la strada per Roma.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lazio

Entra in Roma ed è ricevuto nella Porta di Santa Maria del Popolo dai cardinali (fra cui Giuliano della Rovere) e dagli ambasciatori. Gli è consegnato in San Pietro il gonfalone della Chiesa da Gian Francesco da Tolentino ed il bastone dallo stesso papa. A fine mese esce dalla città superando la resistenza degli Orsini che cercano di ostacolare la sua marcia sulla via Flaminia al colle della Guardia; assale il Ponte Nomentano con il cardinale Giovanni Colonna. Dopo questa azione dimostrativa passa in rassegna le sue truppe in Campo dei Fiori (30 squadre di lance); si vede  subito dopo con Innocenzo VIII assieme con i figli Antonio Maria e Gaspare da San Severino.

1486 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Lazio

Lascia Sant’Agnese fuori le mura con pochi fanti e 32 squadre di uomini d’arme;  si dirige verso il Ponte Nomentano; fa bombardare il castello  attaccato dal figlio Gaspare da San Severino; rinnova l’assalto dopo il ferimento del figlio.  Dei pochi difensori sopravissuti alcuni sono trucidati. Conquista Mentana a Paolo Orsini dopo un intenso bombardamento; distrutte le abitazioni civili fa distribuire ai soldati il grano immagazzinato nelle grotte vicine ed assedia il palazzo. Ne ottiene la resa in due  giorni; la moglie di Paolo Orsini ne esce con i suoi gioielli e vestiti, le mura della località sono abbattute e la torre è fatta saltare in aria. Virginio Orsini ed il duca di Calabria, che sono nei pressi, non hanno il coraggio di intervenire. Nel proseguimento  della sua azione costringe gli Orsini a consegnare al papa anche Monterotondo. Alfonso d’Aragona decide di ripiegare di fronte alla sua avanzata e di fortificarsi a San Germano (Cassino). Roberto da San Severino invia i suoi uomini negli alloggiamenti invernali e si riconcilia con Virginio Orsini: Innocenzo VIII incomincia invece a lesinare nella  somministrazione delle paghe per cui le sue truppe si rivalgono sulla popolazione civile. Il condottiero si dimostra tollerante nei confronti degli abusi perpetrati.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lazio

Recupera Lanuvio difesa da Giambattista Caracciolo e da Bartolomeo d’Alviano.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lazio

Assedia vari castelli degli Orsini nell’alto Lazio; si colloca nei pressi di Viterbo, Sutri, Toscanella (Tuscania) e Capranica; assale Acquapendente e con 42 squadre di cavalli e 2000 fanti impedisce a Niccolò Orsini di congiungersi con gli altri Orsini fermi a Bracciano; mette in rotta vicino a Pitigliano Alfonso d’Aragona (440 lance e 2000 fanti contro 480 lance e 3000 fanti).

Mag. 

 

 

 

 

 

Toscana e Lazio

Il duca di Calabria si avvicina a Castellottieri nel senese e Roberto da San Severino si accampa a due miglia dal suo campo. Si sposta a Montorio perché un suo condottiero, Niccolò Gambara, ha disertato dal suo campo con 40 cavalli; colloca 1000 fanti in un bosco agli ordini di Lucio Malvezzi e gli ordina di attaccare gli avversari e di ritirarsi lentamente verso un punto in cui è preordinata un’imboscata. Lucio Malvezzi  si lascia prendere dall’ entusiasmo ed entra nel campo aragonese con inevitabile sconfitta di fronte a Virginio Orsini ed a Gian Giacomo da Trivulzio; ne segue uno scontro di cavalleria pesante dall’esito sostanzialmente sfavorevole ai pontifici, condotto fiaccamente dalle due parti ed interrotto dalla notte. Roberto da San Severino ripiega e con tale movimento consente il ricongiungimento di Niccolò Orsini con gli aragonesi. Il San Severino tramite  Fabio Malvezzi incomincia ad avviare colloqui di pace con gli aragonesi mentre nel campo avversario Virginio Orsini ed altri condottieri pretendono il saldo delle loro paghe. Il duca di Calabria  stabilisce di rientrare nel napoletano per fronteggiarvi i baroni ribelli. Resta Niccolò Orsini a contrastare i pontifici.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lazio

Si trasferisce dall’alto Lazio e per San Lorenzo Nuovo ed il lago di Bolsena prende la strada di Roma. Entra nella città;  i suoi soldati hanno continue scaramucce con gli avversari; scongiura invano il pontefice di dargli del denaro per arruolare nuovi soldati e potere così organizzare la resistenza; chiede un cappello cardinalizio per il figlio Federico. Innocenzo VIII, stanco del conflitto, inizia le trattative di pace con l’ambasciatore sforzesco Guido Arcimboldi; gli uomini del San Severino, non pagati, vessano sempre più la popolazione civile.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lazio Umbria Marche

Sospettato di connivenza con il duca di Calabria che lo  fa articiosamente credere Roberto da San Severino è abbandonato al suo destino dal papa. E’ conclusa dai pontifici una pace separata con gli avversari che esclude il condottiero da ogni capitolato. Licenziato si porta a Monte Sperello nei pressi di Perugia con 30 squadre di cavalli e molti fanti; saccheggia il contado di Torgiano e, sempre inseguito dagli aragonesi, prende la strada di Fano. Questa volta non è fatto entrare nella città con la motivazione della peste.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia Romagna e Veneto

Anche i bolognesi, agli ordini di Pirro Malvezzi, gli bloccano il passo; giunge a Cantalupo Selice dove scioglie le compagnie: parte dei suoi uomini passano al soldo degli aragonesi e moltissimi sono svaligiati dai contadini. Si mette in salvo a Ravenna (dove ha inviato i suoi carriaggi) con 100 cavalli leggeri; da qui si reca a Cittadella con 50 cavalli. Raggiunge Venezia, chiede una condotta; si prende tempo da parte della Serenissima.

Nov. 

 

 

 

 

 

Veneto

Gli è concessa una provvigione annua di 12000 ducati.

1487 

 

 

 

 

 

 

 

Mag. lug.VeneziaAustriaLuogotenente g.leVeneto e Trentino

E’ condotto per un anno di ferma ed uno di rispetto per combattere Sigismondo d’ Austria in un conflitto sorto per ragioni di dazi. E’ nominato luogotenente generale; l’accordo è concluso dal genero Lucio Malvezzi e dal suo ambasciatore a Venezia Davide da Basilea dopo essere stato contattato da Antonio Grimani e da Domenico Bolani. E’ esonerato da rassegne e controlli. A fine mese si porta subito a Serravalle (Vittorio Veneto). Da una relazione inviata a Venezia da tale campo risulta che negli stessi giorni Roberto da San Severino stia trattando una condotta con i genovesi allora in guerra con Firenze.   Venezia, intanto, dà corso ad un tentativo di corruzione nei confronti del comandante nemico Gaudenzio di Matsch cui è promessa  la signoria di Trento e di altre terre appartenenti al duca Sigismondo d’Austria; in cambio avrebbe dovuto applicarsi per una rapida conclusione del conflitto. Il San Severino viene a conoscenza di tali trattative, aumenta le sue pretese chiedendo un aumento considerevole dello stipendio; in caso contrario avrebbe abbandonato il comando. A metà giugno la Serenissima gli aumenta il soldo a 60000 ducati di cui 10000 destinati ai figli Gaspare ed Antonio Maria da San Severino; gli sono pure affidate le trattative segrete con Gaudenzio di Matsch. A metà luglio il capitano avversario smonta le artiglierie, riunisce l’esercito e risale la Val d’Adige. Transita per Trento senza fermarsi, invia un contingente verso la Valsugana e raggiunge Innsbruck.  Roberto da San Severino dispone di 4200 fanti e di 3000 cavalli. Lascia al campo Guido dei Rossi e si muove con Giulio Cesare da Varano. Il piano generale prevede un’avanzata lungo la Val Lagarina, l’occupazione di Rovereto, un’offensiva contro Arco e una in Valsugana; obiettivo finale è la conquista di Trento. Si acquartiera nei pressi di Rovereto: unicamente un bosco separa i campi dei due eserciti. Esce in perlustrazione con Giulio Cesare da Varano e 200 cavalli. I tedeschi lo  assalgono a Ravazzano; il sacrificio del figlio Antonio Maria da San Severino e quello di Venanzio da Varano salvano i due capitani dalla cattura. Occupa Rovereto;  dalla Val Lagarina punta su Trento. Allestisce il campo a Pomarolo che diventa il fulcro dell’attacco al sistema di fortezze che sbarrano la via per Trento. Conquista Nomi con le bombarde dopo qualche giorno di assedio; la rocca è messa a sacco. Con l’arrivo di 800 fanti ricompone le compagnie da cui allontana i soldati più indisciplinati; gli sono pure inviati molto denaro, munizioni, materiale da assedio e guastatori.

Ago. 

 

 

 

 

 

Trentino

Ha a sua disposizione 5000 fanti e molti uomini d’arme; fa costruire un forte bastione a Castel Pietra;  getta nelle vicinanze un ponte di barche sull’ Adige. Occupa Castel Ivano e Beseno: i veneziani gli promettono di chiedere al papa il vescovado di Trento ed il cappello cardinalizio per il figlio Federico. Per conquistare Castel Pietra è imprendibile da sud; con una manovra a tenaglia il San Severino  decide di traghettare le truppe, previa costruzione di un ponte di zattere, nella piana di Calliano;  spedisce  sui fianchi delle montagne Francesco Grasso e Marco da Rimini con 1200 fanti (nella realtà 500) per appoggiare la sua azione; un corpo di cavalli leggeri si avvia, da ultimo, verso Trento con molti saccomanni. Alla guardia del campo rimane Franco dal Borgo. Gli uomini inviati verso Rovereto per accerchiare Castel Pietra da nord giungono a Mattarello;  si spargono per le campagne; al campo pochi sono coloro che  obbediscono agli ordini ricevuti di scavare un fossato al fine di  rafforzarne le difese. Tutti pensano a riposarsi e depongono le armi senza avere apprestato le dovute sentinelle. I veneziani, attaccati dagli avversari, sono  colti impreparati e si danno alla fuga. Roberto da San Severino e Gian Francesco da Tolentino cercano di raddrizzare la situazione;. Il San Severino tenta di trattenere i fuggiaschi e di respingere i lanzichenecchi che stringono i suoi uomini; si sforza nel contempo di sostenere sotto Beseno l’impeto dei nemici che, condotti da Giorgio Pietrapiana stanno scendendo dai monti. Dopo quattro ore di combattimento i veneziani si dirigono verso il ponte mentre dodici squadre di cavalli colleoneschi (su 25) abbandonano il campo; anche Franco dal Borgo dà il suo contributo alla sconfitta facendo tagliare le funi che tengono avvinto il ponte di barche. Molti soldati sono in tal modo costretti a gettarsi armati nelle acque dell’ Adige. Il San Severino è travolto nella rotta, è ferito  (si parla anche di un uomo d’arme colleonesco che lo trafigge con lo stocco), la sua cavalcatura stramazza, cade nel fiume e muore annegato. 1000 sono i morti tra i veneziani per lo più uomini d’arme: tra essi vi sono anche Malatesta Baglioni, Gian Francesco ed Antonio da Tolentino; all’incirca uguali sono le perdite tra i tedeschi. Il suo cadavere viene recuperato in un’ansa dell’Adige,  è condotto a Trento per essere sepolto con solenni esequie nella cripta del duomo (monumento di Luca Moro). Anni dopo con il permesso dell’ imperatore Massimiliano d’Austria la salma sarà traslata a Milano per essere inumata in San Francesco, in una cappella da lui fatta costruire. Più tardi la tomba andrà distrutta a causa di uno dei vari rifacimenti della chiesa. Ritratto di Piero di Cosimo. Ricordato da Luigi Pulci nelle sue lettere. Sposa Giovanna da Correggio,   Elisabetta da Montefeltro, vedova di Roberto Malatesta e Lucrezia Malavolti.

  CITAZIONI

“Uomo turbolento e fazioso nei consigli, ma ottimo capitano.” SISMONDI

“Capitano di gran credito in questi tempi..Uomo avvezzo a pescare nel torbido.” MURATORI

“Tunc temporis uno dei primi de Italia in arte militari.” SANUDO

“Allora..primo capitano d’Italia.” PORZIO

“Valentissimo nell’arte della guerra.” CONTI

“Huomo nelle guerre fra tutti del suo tempo famosissimo.” PILONI

“Col Sanseverino l’Italia perdé l’ultimo de’ grandi capitani di ventura, una delle figure più notevoli del Quattrocento. Il Sanseverino può tra gli uomini d’arme rappresentar bene il suo tempo, del quale ebbe tutti i pregi e i difetti, le virilità e le debolezze, le virtù e le colpe..Fu poi un uomo politico forse più ancora che un condottiero, né prese mai le armi per le armi, ma per servire alle sue idee e alle sue ambizioni, e seppe ottenere tanta autorità, che i più grandi stati d’Italia lo trattarono come una potenza. Fu un’anima irrequieta perché si vide sempre sfuggire la meta delle sue fatiche: ed il suo sogno era uno stato proprio, indipendente.” RAMBALDI

“O il primo o, senza dubbio, fra ‘ primi del suo tempo..Capitano famoso e grande di corpo e d’animo.” BALDI

“El qual gran capitano di valore/ signor Ruberto da San Severino/ di ‘Talia è stato un sol splendore,/ enfra de’ capitani il guerrier fino/ piacea a ciaschuno il famoso Signore/ ornato et valoroso San Severino/ et ben però sospirar Italia bella/ ch’era il primo campion ch’avessi in sella.” Da un cantare coevo riportato dal RAMBALDI

“Est le type echevé de ces grands condottieri italiens, toujours prets à combattre pour le prince ou pour la république qui sait payer leurs services.” PICOT

“Il Marte dell’Italiana milizia.” DE’ CRESCENZI

“Di molto valore.” GHIRARDACCI

“Vir in ipsis castris cum imperio semper versatus.” GALLO

“Vir illustris in agendo diligentia.” DECEMBRIO

“Tanto celebrato dagli scrittori di nostra età..Il qual con gran gloria trattò l’armi per l’Italia.” ALBERTI

“Huomo bellicoso et nella vittoria sempre nutrito.” PONTANO

“S’acquistò luogo tra ‘ Capitani chiarissimi..Era Roberto alto e forte, di volto bianco, e d’occhi e capelli castagnicci.” ROSCIO

Con Alessandro Sforza “In essa guerra (contro Giovanni d’Angiò) fu notabile la virtù excellente de Alexandro et de Roberto, quali non solo se dimostrarono ne la impresa prestantissimi capitanei, ma ancora, dove bisignoe, fecero effecti et opere de gagliardissimi et fortissimi soldati.” SIMONETTA

“Eccellentissimo capitano e degno d’esser preposto a i grandissimi capitani di quel tempo.” GIOVIO

“In quel tempo era tenuto intendentissimo delle cose della guerra.” FOGLIETTA

“El ditto signore Roberto era uno belo homo et era molto grando.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSIUM

“Capitano fra gli altri nella milizia celebre.” ROSMINI

Con Alessandro Sforza, Giovanni Sforza, Leone Sforza, Domenico Malatesta “Uomini eccellentissimi in fatti d’arme.” SABELLICO

“Capitano illustre de suoi tempi..Capitano in quei tempi di molto grido..Ilcui valore lo fece di gran lunga maggior di molti altri de suoi passati.” SANSOVINO

“Famosissimo Capitano di quell’età.” DEZA

“Illustre capitano.” GABOTTO

“Duci et sanguine et armis clarissimo..Dux quidem clarissimus.” PORCELLIO

“Capitano famosissimo.” DOGLIONI

“Vir belli assuetus.” FLORO

“Non potendo per forza ingegno ed arte/ Spenger il tuo valor constante e forte/ L’empia fortuna s’accordò con Morte/ Che te assediaro da ciascuna parte./ Ma non fé mai di se tal prova Marte/ Qual fatto hai tu con le tue squadre accorte/ Ed hai morendo tante genti morte/ Che di te sarà scritto in mille carte./ Nulla giova acquistare in terra onore/ Ed ogni nostro affaticare è vano;/ Quel solo ha gloria eterna che ben more;/ Morto, Roberto, sei con l’arme in mano:/ Bel fine a te, che gliè gran disonore/ Morir in su le piume un capitano.” TEBALDEO

“Celebre capitano di quei tempi.” BARBACOVI

“Condottiero di gran rinomo.” UGOLINI

“Illustre e famoso Capitano de suoi tempi.” AMMIRATO

“Capitaine de grand renom, mais turbolent et factieux.” PERRENS

“Haec monstrare volent sua quanta potentia saeclis/ Plurima preteritis hominum sublimia fecit/ Pectora sed nostro non usa minoribus aevo/ Viribus illustrem belli pacisq., Robertum/ Protulit officiis: se seq. affudit in illum.” BATTISTA MANTOVANO

Soldato famoso e principale di quei tempi.” GHILINI

“Valoroso capitano del secolo XV.” BOSI

“Qui tot et tanta fecit miranda..Magnus armorum Capitaneus.” RIPALTA

Con Dolce dell’Anguillara “Ambidue Capitani d0assai chiaro nome.” SPINO

“Uno de’ più riputati condottieri del tempo.” BATTISTELLA

Con Roberto Orsini “Insignes eo bello duces (contro Bartolomeo Colleoni).” FABRONIO

“Sotto la disciplina sua (di Francesco Sforza) era divenuto valorosissimo nell’arte militare.” AFFO’

“Famosissimo guerriero.” PUCCINELLI

“D’ardir, d’ingegno e di valor coperto/…/ El qual veramente a gran distino,/ più che signor de Italia, la famiglia/ hebbe feroce e d’ardir pelegrino.” SANTI

“Famoso condottiero.” GAMURRINI

“One of the most experienced and prestigious militay commander in Italy.” MALLETT

“Era come condottiero, molto meno valente di quanto volesse far credere la fama che lo circondava; e pur tuttavia, per la sua ambizione a procurarsi uno stato e per le milizie mercenarie che capitanava, era allora ritenuto un elemento insidioso ai normali rapporti tra gli stati.” PONTIERI

“Celebre comandante d’eserciti.” G. BONOLI

“Capitano celeberrimo.” AMBROSI

“Guerriero di fama luminosa, ebbe però tutti i vizi dei venturieri, sleale, traditore, ribelle; non troviamo nella sua vita un atto solo di generosità, ma però il sagrificio di tanti uomini, le rapacità, le distruzioni, gl’incendii acquistarono a lui non invidiabile, ma grandiosa rinomanza.” I. CANTU’

“Accorto capitano.” GALANTINO

“Forse con una certa esagerazione – era reputato il miglior condottiero del tempo.” SHAW

“Capitano di supremo valore.” PEZZANA

“Perito e vecchio capitano.” VARESE 

“Non fu del manco scudero et gagliardo del padre.” MINUTI

“Homo strenuo et in facto de le arme molto experto.” BERNABEI

“Roberto che fortuna comandi/ e ‘n prode ha Marte.” BELLINCIONI Ode riportata da MALAGUZZI VALERI

“Famoso Capitano de i suoi tempi.” CIRILLO

“Uno dei più brillanti capitani del tempo.” BORTOLAMI-CESCHI

“Si come a francho e vero paladino/ si come egli è il vero per certo/ gagliardo in l’arme francho experto./…/ Gran capitano di valore/../ d’Talia è stato il guerrier fino/ piacea a cischuno il famoso signor/ ornato e valoroso San severino/ e ben può sospirar Italia bella/ ch’era il primo campion ch’avessi in sella.” Da GUERRE IN OTTAVA RIMA

“..ben che ferito, el San Severino/ in mezo de nemici si cacciava/ com’armigero et vero guerrier fino,/ et col cavallo facea come un leone/ che mai tanto non fé Scipione./ El sir Ruberto un po’ d’acqua passoe/ per andare a un greto rilevato,/ ma lui e ‘l cavallo sotto acqua andoe,/ onde fue della sella traboccato,/ alla riva alcuni salci s’attachoe/ dubitando annegare il sire ornato,/ ma Alamanni assai gli fue adosso/ e morto fue sulla riva del fosso.” Da una canzone popolare di ANONIMO composta in occasione della sua morte

“Un condottiero di rango..Grande condottiero, nobile di origine meridionale, parente stretto degli Sforza.” COVINI

“Dal 1476 al 1482 tutti gli assedi sono ormai un rimbombare di bombarde; il condottiero Roberto di Sanseverino fa muovere i suoi fanti su ponti costruiti con otri gonfiati, e cavalieri e carriaggi su ponti di barche; per scalare le mura si serve di scale, di macchine e di ferramenta, mentre riesce con accortezza a sfuggire da certe valli anguste e paludose nelle quali era stato imbottigliato dal nemico.” SETTIA

“Uno dei più titolati condottieri in circolazione…Illustre condottiero, nipote di Francesco Sforza; la tempestosa vicenda politica e militare del Sanseverino, nominato Signore di Cittadella, si conclude sul campo di battaglia nella guerra del Trentino.” GROSSI-JORI

Epigrafe sulla sua tomba di Trento “Italiae victor Severina stirpe Robertus,/ Sigismundum australem sensit in arma ducem,/ Ter proceres veneti bello petiere Tridentium/ Ter victi, hic victus ecce Robertus adest.”

A Venezia, nel Palazzo Ducale, sempre a ricordo della sua morte, è posta la seguente iscrizione “Bellorum domitor, Severina stirpe Robertus/ Alter qui nostro tempore Cesar erat,/ Cuius virtutem Feraria ferrea sensit/ Horruit Aemilia celsasque Roma tremit./ Frenavit Janue partes Liguremque superbum/ Italiae terror teutonicusque metus,/ Fortuna invida regat posta fata Tridenti,/ Quod non vita sibi, mors inopina dedit.”