PIETRO NAVARRO/PEDRO NAVARRO Di Roncal in Navarra

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PIETRO NAVARRO/PEDRO NAVARRO  (Pedro de Roncal) Di Roncal in Navarra. Di famiglia appartenente alla piccola nobiltà. Conte di Oliveto e di Alvito. Signore di Settefrati, Posta Fibreno, Belmonte Castello, Vicalvi, Campoli Appennino, Atina, Picinisco e di  Carde in Biscaglia. Detto “El Salteador”.

1454 – 1528

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………..

Ha inizialmente l’incarico di staffiere del cardinale di Aragona; solo in un secondo momento si darà alla professione delle armi.

1487
………….. Re d’Aragona Granada Spagna Milita agli stipendi del re d’Aragona Ferdinando il Cattolico contro l’emiro Abou Abdallah, il Boabdil delle cronache. Pietro Navarro appronta una mina che apre una breccia nei bastioni della fortezza di Velez nelle vicinanze di Malaga.
………….. Firenze Genova Toscana  Liguria

Passato al soldo dei fiorentini combatte in Lunigiana agli ordini di Piero del Monte a Santa Maria contro i genovesi. Si fa notare per le sue doti di ingegnere militare.  Gli è concessa una provvigione mensile di 30 ducati. E’ segnalato a Sarzana.

1495 Napoli Francia

Al servizio del re di Napoli Federico d’Aragona.

1497
Gen. In proprio

 

Sicilia

Esercita la guerra di corsa nelle acque siciliane presso Palermo; sulle coste africane si impossessa di una nave veneziana “La Contarina”. Si dirige verso l’isola di Favignana e l’isola di Capo Passero alla ricerca di altre prede.

Mar. Sicilia

L’operato di Pietro Navarro è sconfessato dal re di Napoli.

Apr. In proprio Napoli Toscana

Attaccato dalla flotta aragonese perde un vascello nelle acque di Piombino: si rifà in breve tempo, recupera la nave ed uccide molti avversari.

Mag. ago. Calabria e Lazio

Si reca a Napoli dove arma un galeone e 2 fuste per la guerra di corsa. La sua base di appoggio è ora in Calabria, a Roccella, un feudo appartenente al marchese di Crotone Antonio di Centelles. Si impadronisce nei pressi di Civitavecchia di un galeone genovese carico di frumento e di altre merci di proprietà di Andrea Lavagnino; anche navi veneziane pervengono nelle sue mani e spesso membri degli equipaggi sono da lui fatti impiccare. Nel periodo sono pure affondati dai corsari ai suoi ordini 11 navi.

Sett. In proprio Venezia Calabria

Gli muovono  da Cattaro contro Pietro Navarro 4 galee della Serenissima comandate da Domenico Malipiero: in breve la sua flottiglia è sgominata e le sue navi sono date alle fiamme. Pietro Navarro viene attaccato in Roccella; dopo un combattimento di sei ore, in cui è aiutato anche dal marchese di Crotone, viene sconfitto: dei suoi, diciassette uomini sono uccisi ed altri 80 feriti. Seppure ferito alla coscia ed alla spalla riesce a sfuggire alla cattura;  ripara presso Antonio di Centelles che lo protegge dai veneziani. E’ posta sulla sua testa una taglia di 100 ducati se consegnato vivo, di 50 se morto; anche Consalvo di Cordoba fa sapere alla Serenissima di un suo prossimo intervento per punire Pietro Navarro.

1498
Ott. Napoli Impero ottomano Grecia E’ segnalato nel Peloponneso. Diviene ben presto  l’uomo di fiducia di Consalvo di Cordoba.
1499
Gen. In proprio

 

Venezia

 

Sicilia

Scorre i mari sempre per conto del marchese di Crotone; ha una barza nella quale sono imbarcati 400 uomini. Presso Palermo si impossessa di un mercantile veneziano. Punta su Trapani e minaccia altre navi della Serenissima.

Feb. Fa incendiare nel porto di Trapani una nave veneziana.
Mar. In proprio Genova Sicilia Giunge all’isola di Favignana e si appropria di un bastimento genovese, di 500 botti di stazza, carico di frumento e di formaggi e diretto a Genova. A Capo Passero con altri cinque corsari marsigliesi.
Mag. In proprio Genova Napoli Francia Toscana Esce da Marsiglia con 2 barze;  si impossessa di una barza e di un galeone genovesi. Buono è il bottino. Gli vengono contro le galee del re di Napoli; viene catturata una sua nave nel mare di Piombino. Nel corso del combattimento Pietro Navarro riesce a recuperare la sua imbarcazione con l’uccisione degli aragonesi saliti a bordo all’ abbordaggio.
Giu. In proprio Venezia Grecia Esercita la guerra di corsa nelle acque di Corfù con una propria flottiglia e 300 uomini ai suoi ordini. Assale una nave veneziana, “La Marcella”;  nell’ attacco gli è incendiata dagli avversari la caravella che viaggia di conserva con la sua barza. Nottetempo approfitta dell’ oscurità per allontanarsi con la sua squadra (che comprende anche un brigantino) rafforzata dalla  galea venuta in suo possesso.
1500
Mag. Il re di Napoli gli toglie la propria protezione. Opera con una barza di 700 botti.
Giu. In proprio Ragusa Campania Cattura nelle acque di Capri alcune imbarcazioni di Ragusa (Dubrovnik).
Lug. In proprio Spagna Sicilia Toscana Viene assalito da 4 barze spagnole; è costretto ad abbandonare le acque di Palermo. Si trasferisce nel canale di Piombino. Il fratello è vinto da una barza portoghese; muore e la nave affonda.
Nov. Spagna Impero Ottomano Sicilia e Grecia

Milita per gli spagnoli agli ordini di Consalvo di Cordoba contro i turchi. Salpa da Messina e giunge a Corfù per soccorrervi i veneziani la cui flotta è comandata dal provveditore generale Benedetto Pesaro. Espugna Cefalonia grazie ad una mina fatta da lui brillare con Antonello da Trani sotto la rocca.

1501
Gen. Sicilia Rientra in Sicilia.
Feb. In proprio Ragusa Nell’ Adriatico si appropria di una caravella ragusea.
Mar. Naviga nelle acque di Parenzo.
Primavera Sicilia A Messina o a Milazzo secondo le fonti. Un capitano biscaglino reclama davanti a Consalvo di Cordoba il versamento della paga dovutagli. Il reclamo è spalleggiato da tutti gli uomini della compagnia di quest’ultimo. Pietro Navarro mette mano alla spada per prevenire ogni tentativo di ammutinamento. Consalvo di Cordoba riesce a calmare gli animi.
1502
Giu. Spagna Francia Puglia

Combatte in Puglia i francesi. Viene lasciato da Consalvo di  Cordoba con il Cuello e Fernando di Peralta alla difesa di Canosa di Puglia alla testa di 1200 uomini.

Lug. Puglia

E’ assediato in Canosa di Puglia dai francesi forti di 850 lance e di 5000 fanti, di cui 500 tedeschi e 800 svizzeri: le difese cittadine vengono bombardate per quattro giorni continui. Segue un violento attacco, sferrato da 150 uomini d’arme e da 1500 fanti guasconi. Questo  è respinto. Fanno seguito nuovi bombardamenti e nuovi assalti, anche più impetuosi, che portano tutti allo stesso risultato negativo. Consalvo di Cordoba non può inviargli soccorsi e lo invita a lasciare la posizione: Pietro Navarro intavola trattative con il duca di Nemours ed accetta le condizioni di resa offertegli dai francesi, che gli danno in ostaggio Andrea Giovanni d’Arbouville ed il la Crote. 900 fanti escono da Canosa e sono scortati dall’Aubigny fuori della città con le bandiere spiegate, a suon di trombe e di tamburi.  Raggiunge Barletta; porta con sé anche i feriti che sono trasportati a cavallo. Consalvo di Cordoba esce dalla città per oltre un miglio, lo abbraccia e lo loda davanti a tutti i capitani.

Sett. ott. Puglia

Viene inviato con 600 spagnoli (100 cavalli e 500 fanti) a Taranto. Si colloca nei pressi con Luigi di Herrera;  a Pulsano sorprende Fabrizio Gesualdo e Giulio da Capua con 33 uomini d’arme, 50 arcieri a cavallo e dieci stradiotti. Degli avversari solo tre uomini sfuggono alla cattura o alla morte. Sempre con Luigi di Herrera ottiene per trattato dai terrazzani Castellaneta: fra i francesi sono catturati o uccisi altri 50 uomini d’arme e 100 arcieri a cavallo con il capitano Saint-Bonnet. Conquista poi Massafra. Altre località della Terra d’Otranto si danno agli spagnoli.

1503
Feb. Puglia

Sollecitato dagli abitanti di Rutigliano tende un agguato presso Corato ad Andrea Matteo Acquaviva che sta tentando di congiungersi con il duca di Nemours a Barletta con 56 lance, 150 cavalli leggeri e 300 fanti. Il duca di Atri viene gravemente ferito nello scontro  ed è fatto prigioniero. Negli stessi giorni Pietro Navarro lascia Taranto, di cui è stato eletto governatore, per assalire in mare la squadra di Prégeant de Bidoux che ha tentato di opporsi all’avanzata della flotta aragonese comandata da Bernardo  Villamarina e da Juan de Lezcano. Il capitano francese deve fuggire verso Otranto.

Mar. Puglia

Esce da Taranto per unirsi a Grottaglie con Juan de Lezcano; sorprende un contingente francese in marcia (200 uccisi e 50 prigionieri); tocca Otranto e vi raduna 1200 fanti spagnoli, 60 lance e 300 cavalli leggeri; assale in Ostuni Luigi d’Ars, che conduce 300 cavalli e 300 fanti. Gli avversari sono obbligati a riparare ad Oria. Pietro Navarro è richiamato da Consalvo di Cordoba a Barletta con Luigi di Herrera e Juan de Lezcano (400 uomini d’ arme, 100 cavalli leggeri e 600 fanti).

Apr. Puglia

Prende parte alla battaglia di Cerignola;  vi si distingue con Garcia di Paredes. Al comando delle fanterie si contrappone al quadrato dei picchieri svizzeri. Tra i francesi restano uccisi una cinquantina di uomini d’arme e 3000 fanti, fra i quali si annoverano il duca di Nemours e lo Chandée; gli spagnoli lamentano la perdita di un centinaio di uomini tra morti e feriti.

Giu. Campania

I fanti di Pietro Navarro, grazie ad una poderosa mina preparata sempre con Antonello da Trani, si impadroniscono di Castelnuovo a Napoli. Conquista poi la torre di San Vincenzo a seguito di un intenso bombardamento portato da terra e dal mare.

Lug. Campania

Sempre a Napoli ottiene Castel dell’Ovo: fa tagliare il monte su cui poggia la fortezza ed invia alcune barche con tetto rinforzato sotto le sue mura. I guastatori scavano sotto di esse e vi collocano una mina dalla parte che guarda Pizzofalcone. A metà mese il castello salta in aria.

Ago. Lazio

Alla testa di 3000 fanti spagnoli e di 500 cavalli leggeri guida l’assalto generale contro Gaeta dove si sono asserragliati Ivo d’Allègre e Ludovico di Saluzzo con 3000 fanti: anche in questa occasione utilizza le tecniche usate a Napoli scavando lunghe gallerie per le mine e facendo togliere con l’artiglieria le merlature dalle mura. Il tiro preciso dei cannoni francesi impedisce il progredire della sua opera provocando la morte di molti capitani spagnoli. A metà mese è superata la resistenza degli avversari; gli spagnoli penetrano nella città e fanno strage dei soldati del presidio come degli abitanti della località. Si salvano solo 400 francesi che sono inseguiti dai cavalli leggeri spagnoli.

………….. Lazio

Scaccia i francesi da Roccaguglielma.

Nov. Lazio

Allorché il Villalba viene assediato in Roccasecca da Francesco Gonzaga è inviato in soccorso di tale centro con Prospero Colonna e Diego di Mendoza: fa impiccare un trombetta venuto ad intimare la resa,  già da lui diffidato  ripresentarsi  al suo campo.

Dic. Lazio

Comanda con Garcia di Paredes l’avanguardia nella battaglia del Garigliano (3500 fanti spagnoli, 100 schioppettieri e poche lance spezzate di Bartolomeo d’Alviano). Con i suoi fanti e la cavalleria dell’ Alviano ha l’incarico di inseguire i francesi subito dopo la colonna di cavalli leggeri di Prospero Colonna inviata in avanscoperta. Sorprende e sconfigge nella via Appia alcuni avversari che si apprestano ad occupare Roccaguglielma; prosegue per Fondi e vi cattura alcune squadre di cavalli; si impadronisce dei borghi di Formia e di Monte Orlando, posto sopra Gaeta ed abbandonato dagli avversari. Vi pianta alcuni piccoli pezzi di artiglieria spintivi a mano dai soldati: la città si arrende a patti.

1504
Gen. Campania A Napoli. E’ nominato conte di Oliveto.
Feb. mar. Puglia

Si dirige verso la Puglia con Bartolomeo d’Alviano per contrastarvi Luigi d’Ars che controlla Venosa ed Altamura.

Mag. Campania

Arresta a Napoli Cesare Borgia,  rifugiatosi con un salvacondotto di Consalvo di Cordoba per sfuggire alla sorveglianza del papa Giulio II.

1506
Apr. Spagna

Lascia Napoli;  si reca in Spagna dove è stato chiamato dal re Ferdinando il Cattolico.

Dic. Puglia

Ha l’ordine di trovare in Puglia alloggiamenti per 5000 fanti.

1507
Gen. Spagna Tunisi Tunisia

Assale a Gerbe i berberi  con 4000 fanti imbarcati su 6 galee e su 4 navi.

Mag. Campania

Rientra a Napoli; è investito della contea di Alvito, tolta a Ristagno Cantelmi, che comprende Settefrati, Posta, Gallinaro, Belmonte Castello, Vicalvi, Campoli Appennino, San Donato Val di Comino, Atina e Picinisco.

Lug. Campania

Liguria e Spagna

Conduce la flotta spagnola (15 navi, 16 galee e molti fanti) da Napoli a Savona. A bordo si trova il re di Spagna che si deve incontrare in tale città con il re di Francia Luigi XII. Il colloquio tra i due sovrani avviene sulla nave ammiraglia francese “La Générale”. Ad esso presenziano tutti i capitani francesi e spagnoli fra cui Consalvo di Cordoba (caduto  in disgrazia a corte per la sua ambizione), Bernardo Villamarina e Prégeant de Bidoux. Dopo tre giorni Pietro Navarro prosegue il suo viaggio per la Spagna.

Dic. Spagna Ribelli spagnoli Spagna

Al comando di 10000 fanti e di un buon numero di cavalli fronteggia il duca di Nazara che non vuole cedere a Ferdinando il Cattolico le fortezze da lui controllate.

1508
Mar. Spagna

Raccoglie 8000 fanti per comandare una nuova spedizione africana.

Estate Spagna Comanda le truppe che hanno il compito di domare la rivolta di Cordova ad opera di Pedro Fernandez, primo marchese di Priego e nipote di Consalvo di Cordoba.
Ago.

Sorveglia i mari per impedire che navi genovesi o veneziane possano rifornire di armi i berberi.

Nov. Spagna Tunisi Algeria

Fronteggia i mori su incarico del primate di Spagna Francisco Jimenéz de Cisneros; occupa il Pennone di Velez de la Gomera (Badis), posto tra Ceuta ed Alcadia, in quel tempo uno dei più attivi nidi della pirateria barbaresca.

1509 Algeria e Marocco

Si impadronisce del porto di Mazanchibir ed espugna Orano: tale porto diviene   base per espandere la sua azione nel territorio circostante All’ indomani della presa della città scoppia un diverbio tra Pietro Navarro ed il cardinale de Cisneros il quale non intende rinunciare ad imprimere uno scopo religioso-sociale alla campagna dal prelato vissuta come una crociata di supporto all’ evangelizzazione. Le operazioni sono ora dirette dal sovrano spagnolo.

1510
Gen. Tunisia

Si muove con Diego de Vera per assalire a Bougie alla testa  di una flotta di 30 barze e di 9 galee. L’esercito consiste in 5000 uomini e gode di un nutrito parco d’artiglieria. Ai difensori non giovano la superiorità numerica ed i 200 cannoni piazzati sulle mura. Il re locale Mulay Abderrahman raccoglie 10000 fanti ed alcune centinaia di cavalli che non riescono a fermare la massa d’urto spagnola. Gli aggressori formano quattro battaglioni e scalano le mura in  punti diversi travolgendo le difese ed occupando la città.

Mag. Tunisia

Costringe il re di Tunisi a dichiararsi vassallo del re di Spagna.

Giu. Tunisia e Sicilia

Lascia Bougie con 8000 uomini;  si dirige a Favignana per attendervi la flotta spagnola ed attaccare Tripoli.

Lug. Sicilia Malta e Libia

Si allontana da Favignana con 56 barze, 34 caravelle, 10 galee, 30 fuste, numerosi brigantini ed altri navigli; sosta a Malta per raccogliervi altre 5 fuste: ha ora a disposizione 20000 uomini di cui 15000 combattenti. Attacca Tripoli; sbarca con 6000 uomini dei quali una metà assale la città mentre l’altra metà rimane alla guardia del campo per fronteggiare gli abitanti del territorio. Con il concorso della flotta conquista subito un tratto di mura e due torri; si impadronisce in un secondo momento della torre sovrastante la Porta degli Arabi. Gli spagnoli la superano ed irrompono nella città che cade in loro potere dopo un accanito combattimento strada per strada: fra i mori si registrano 2000/5000 morti e 6000 prigionieri. Poche centinaia (150/170 per alcune fonti) sono viceversa le vittime fra gli spagnoli. Sono catturate nel porto una caravella, una galeotta, 2 fuste, varie barche. Nei giorni successivi cadono nelle mani degli attaccanti altre navi provenienti da Alessandria d’Egitto e dal Levante. Quattro giorni dopo la conquista di Tripoli gli arabi delle campagne si presentano a Pietro Navarro per trattare la pace: gli viene offerto il vettovagliamento per le truppe.

Ago. Libia e Tunisia

Per rendere più sicuro il possesso di Tripoli Pietro Navarro  si accinge ad una nuova spedizione contro Gerbe (Djerba). Salpa con 8 galee e 4 navi: gli abitanti non vogliono cedere per cui è costretto a rientrare alla base di partenza. A metà mese passa in rassegna le sue truppe (15000 uomini); ne lascia di guarnigione 3000 a Tripoli ed il resto viene imbarcato su 15 navi e 3 vascelli con destinazione sempre Djerba. La flotta raggiunge l’isola; segue uno sbarco nella mattinata sotto un sole cocente. Il nemico aspetta gli spagnoli in un’oasi dove si trovano i pozzi d’acqua. E’ tesa loro un’imboscata; gli spagnoli sono sconfitti con la morte del duca d’Alba Garcia Alvarez di Toledo e di 3000 fanti. Pietro Navarro l’ultimo giorno del mese a causa di una tempesta fa vela verso Tripoli dopo soli diciannove giorni di campagna.

Sett. Libia

Spedisce a Palermo 1400 schiavi che sono venduti all’asta per un prezzo variabile dai tre ai 25 ducati a testa.

Ott. Libia

Riprende il mare e lascia a Tripoli Diego di Vera con 4000 fanti, di cui un migliaio ammalati: la tempesta lo risospinge a Tripoli.

Nov. Tunisia e Sicilia

Abbandona di nuovo l’Africa: la guarnigione rimasta alla difesa di Tripoli è lasciata senza denaro; non dispone neppure di acqua potabile per la carenza di pioggia. Pietro Navarro si ritira a Monastir ed a Lampedusa dove si ferma fino al successivo gennaio.

1511
Gen. Sicilia

Smpre a Lampedusa: fa raccogliere molta calce per potere costruire una fortezza a Djerba.

Apr. Tunisia

La flotta è ancorata alle isole Qarganato o Kertene utilizzate come base di raccolta dell’acqua necessaria per gli usi dei soldati impegnati all’ impresa contro Djerba. Anche questa iniziativa ha un esito infelice: 400 armati  lasciativi per purificare i pozzi sono assaliti nottetempo dai mori (probabilmente per il tradimento di un alfiere) e sono tutti massacrati. Con costoro si trova anche il colonnello veneziano Girolamo Vianello che dirige i lavori.

Lug. Campania

Richiamato dal re di Spagna raggiunge Capri con la flotta ridotta a 23 navi; l’organico dei combattenti a sua disposizione è ora di 4000 fanti. Raggiunge Napoli con 500 fanti in attesa del resto delle truppe.

Sett. Spagna Francia Ferrara Capitano g.le fanteria Campania

A Capri; i suoi uomini protestano per il ritardo delle paghe. Ha il comando della fanteria spagnola (10000 uomini) con la quale si dispone a combattere  i francesi in ausilio del papa Giulio II.

Ott. Lazio

Sbarca a Gaeta con 6000/8000 fanti di cui molti sono di origine maghrebina.

Nov. Abruzzi Romagna

Staziona negli Abruzzi: i suoi uomini (di cui molti  armati di schioppetto) sono piuttosto male in ordine.   Tocca  Lugo;  con Giovanni Vitelli assale la bastia del Zaniolo/ Genivolo alla cui difesa si trova Vestitello Pagani con 150 fanti.

Dic. Romagna

Si ferma a Coriano con 700 cavalli e 6000 fanti. Si muove nel forlivese e nel faentino dove ottiene per accordo Villafranca; la stessa cosa si ripete a Russi; transita per Imola dove si incontra con il legato pontificio il cardinale Giovanni dei Medici (il futuro Leone X). Bombarda ancora una volta la fortezza del Zaniolo/Genivolo con tre pezzi di artiglieria: i fanti ne danno l’assalto superando il fossato su alcune travi; quasi tutti i difensori, con il loro capitano, sono uccisi. Si allontana e gli estensi recuperano la  bastia dopo averla bombardata con nove pezzi di artiglieria. Segue il viceré di napoli Raimondo di Cardona e Fabrizio Colonna in un attacco ai danni di Bologna. Si avvia a Budrio, si avvicina alla città. Ne inizia il bombardamento;  alla  difesa della località si trova il La Fayette. Dopo che le artiglierie hanno abbattuto un tratto della cinta muraria il viceré  dà l’ordine di attacco cui partecipano fanti spagnoli,  veneziani e pontifici nonché due squadroni di cavalleria pesante. Pietro Navarro, affiancato dal Moriglione ha il comando della prima schiera.  La seconda squadra si muove agli ordini di Francesco Maldonado: in essa sono compresi anche i fanti di Giovanni Naldi, di Babone Naldi, di Giovanni da Imola e del Ramazzotto. Sono respinti con notevoli perdite quattro assalti degli attaccanti (due per squadra).

1512
Gen. Emilia

Le forze alleate continuano nelle operazioni di assedio. Numerosi pezzi di artiglieria sono piantati contro Porta Santo Stefano; Pietro Navarro ha il compito di predisporre una galleria sotterranea verso Porta Castiglione (all’altezza della cappella del Barracano). I bolognesi adottano alcune contromisure per difendersi dall’insidia  collocando nel terreno, lungo le mura, bacili di rame e sonagli vari in modo che questi strumenti recepiscano le vibrazioni provocate dai lavori di scavo. Il rumore permette così  ai difensori di individuare la direzione presa dai guastatori nemici, di trivellare il terreno e di bloccare le operazioni.

Feb. Emilia

Pietro Navarro fa dare  fuoco alla mina: il tentativo fallisce perché le macerie della cappella e delle mura ostruiscono il passaggio agli attaccanti. L’avvicinarsi  di truppe francesi in soccorso dei difensori  lo obbliga a ripiegare a Castel San Pietro Terme.

Apr. Romagna e Emilia

Partecipa alla battaglia di Ravenna contro Gastone di Foix dove ha il comando della fanteria spagnola (6000 uomini) posta all’avanguardia. L’esercito della lega è composto di 1700 uomini d’arme, da 13500 fanti con ventiquattro cannoni e da 1500 cavalli leggeri; quello francese di 1900 lance, di 5000 fanti tedeschi, di 8000 fanti tra guasconi e piccardi, di 5000 italiani, di 3000 tra arcieri e cavalli leggeri, cinquanta pezzi di artiglieria. Data la loro inferiorità numerica di circa un terzo i collegati decidono di mettersi sulla difensiva salvo a contrattaccare in modo energico al momento opportuno.   Sul fronte dietro un fossato si colloca Pietro Navarro; posiziona una cinquantina di carrette a due ruote, munite dalla parte esterna di una picca e di un duplice ferro ricurvo a guisa di falce. Queste trincee mobili hanno il compito di ostacolare la carica della cavalleria e di rompere nello stesso tempo la compattezza della fanteria attaccante: fra una carretta e l’altra sono posti un paio di archibugi a cavalletto. Le due artiglierie si fronteggiano a centocinquanta metri di distanza l’una dall’altra; i  cannoni del Navarro provocano profondi vuoti nella fanteria francese. Alfonso d’ Este, che ha il comando dell’ artiglieria avversaria,  fa spostare i  suoi pezzi con gli arcieri lateralmente in contrapposizione  all’ala destra spagnola. La nuova dislocazione permette al tiro del duca di Ferrara di  colpire sul fianco ed alle spalle l’esercito ispano-pontificio colpendo con “fuoco amico” anche le linee avanzate dei francesi. Pietro Navarro fa ritirare i suoi uomini in un punto basso vicino all’argine di un fiume in modo che i suoi fanti non siano colpiti. La cavalleria pesante spagnola  viene messa particolarmente in difficoltà perché si trova senza possibilità di qualsiasi riparo. Fabrizio Colonna chiede invano al Navarro di muoversi in suo soccorso; inascoltato decide  di  iniziare il suo attacco. E’ fronteggiato dagli uomini d’arme di Gastone di Foix e dalle forze di riserva (i fanti guasconi) di Ivo d’Allègre. Pietro Navarro dà anch’egli l’ordine ai suoi uomini  di appoggiare la cavalleria amica.   I fanti spagnoli sembrano prevalere al centro; sui fianchi, viceversa, ha la meglio la cavalleria francese che incontra una minore resistenza. I transalpini ottengono  la vittoria. Gli spagnoli addebitano la responsabilità della sconfitta a Pietro Navarro che ha fatto troppo avvicinare i cavalli ed i fanti avversari prima del suo intervento. Il suo appoggio si è rivelato così tardivo perché  verificatosi proprio quando la cavalleria ispano -pontificia è sul punto di cedere. Nel complesso sono uccisi 7000/12000 soldati dell’ esercito della lega contro 3000/4000 di parte francese con Gastone di Foix, Yves d’Allègre, Jacopo di Ems ed il Molard. Pietro Navarro è catturato da Vincenzo de la Fayette detto il Gran Diavolo; con lui sono fatti prigionieri Fabrizio Colonna, Ferdinando d’Avalos, Giovanni Francesco Acquaviva ed il cardinale legato. Viene condotto a Ferrara ed a Bologna dove presenzia ai funerali di Gastone di Foix.

Mag. Lombardia e Francia

E’ condotto prima a Milano e poi  in Francia dove, ad ottobre, viene rinchiuso nel carcere di Lochies con Bartolomeo d’Alviano.

1514
Gen. Francia

Il re di Spagna chiede invano la sua liberazione.

1515
Mar. 10000 fanti Francia

Il re di Francia Francesco I paga il suo riscatto di 20000 scudi. Pietro Navarro, sdegnato con Ferdinando il Cattolico perché il sovrano non ha voluto fare fronte al pagamento della sua taglia ed, inoltre, perché gli è stata addebita la responsabilità della sconfitta rinuncia al suo feudo di Valle Siciliana negli Abruzzi per passare al servizio del re Francia  con l’incarico di capitano generale della fanteria guascona. Gli è dato anche il comando di 12 galee; è nominato ciambellano e gli viene concessa una rendita di 6000 franchi.

Mag. Francia

Dopo la conquista di Blessy si trova a Lione con 10000 fanti pronto a trasferirsi in Italia.

Lug. Francia

A Grenoble.

Ago. Francia Spagna Milano Impero Chiesa Liguria e Piemonte

Giunge a Genova per mare; da qui si sposta in Piemonte;  ispeziona con il Lautrec  alcuni passi alpini, indicati ai francesi dal nobile sabaudo il conte di Morette, in grado di fare attraversare le montagne all’ esercito e di eludere la sorveglianza delle milizie svizzere. In base al rapporto dei due capitani sono inviati in avanscoperta  4000 guastatori per preparare la strada.  Pietro Navarro passa a guado il Durance e si avvia per l’Argentera ed il passo di Gillestre, tocca la fortezza di Saint- Paul fra Embrun e Barcelonette. Prosegue nel lato italiano della rocca di Piè di Porco e punta verso Alessandria e Tortona. Giunge a Vercelli con 4500 fanti; conquista il castello di Novara.

Sett. 10000 fanti Lombardia

Si dirige su Milano e prende parte alla battaglia di Melegnano alla testa di 10000 fanti baschi e guasconi. Tenta di difendere una batteria di sette pezzi di artiglieria dall’ attacco della fanteria svizzera: i suoi uomini vengono respinti dall’ avanguardia nemica.  L’assalto è tamponato solo con l’intervento della  cavalleria di Gian Giacomo da Trivulzio e del Connestabile di Borbone. Nel proseguimento del combattimento Pietro Navarro recupera quattro dei pezzi perduti inizialmente e costringe gli avversari a ritirarsi in un boschetto: le sue sortite sono respinte dagli svizzeri. Gli avversari sono posti in fuga dall’intervento della cavalleria veneziana di Bartolomeo d’Alviano. Pietro Navarro entra in Milano ed assedia con 8000 fanti guasconi il Castello Sforzesco dove si sono rinchiusi con 2000 uomini Giovanni Gonzaga e Girolamo Morone. Tolta l’acqua agli assediati si impadronisce di una casamatta del fossato posta nel fianco del castello verso la Porta Comasina; si accosta al fossato con le macchine ossidionali (i gatti) che proteggono i lavori dei guastatori e fa scavare un secondo fossato; prepara mine sotto le mura della fortezza e fa puntellare queste ultime in attesa del momento opportuno; si accinge, infine, a battere il castello con le artiglierie (venti cannoni e tre colubrine) dal lato del convento dei frati del Carmine.

Ott. Lombardia

L’assedio termina rapidamente perché Giovanni Gonzaga si arrende nelle mani del Connestabile di Borbone: Pietro Navarro si ribella di fronte alla capitolazione perché si è impegnato con il re di espugnare il Castello Sforzesco in trenta giorni dietro la promessa di un premio di 30000 scudi. Protesta e, senza darsene per inteso, continua il bombardamento con più forza; si spinge troppo in avanti nel fossato per dirigere il tiro o per mostrare una miccia al Vendome. E’ colpito da due pezzi di un merlo staccatosi dalle mura perché abbattuto da una palla di cannone. Tramortito dal colpo è trasportato su una barella in casa del senatore Girolamo Cusano;  è fatto curare con ogni sollecitudine dal sovrano. Si riprende in pochi giorni.

Nov. Lombardia ed Emilia

Viene a trovarlo a Milano l’ambasciatore veneziano Andrea Gritti per indurlo a passare all’ assedio di Brescia. Lascia Milano con pochi uomini;  corre il rischio di essere catturato da una pattuglia spagnola. Raggiunge il Monte di Brianza e da qui tocca Travagliato alla testa di 5000 fanti guasconi e di 3000 venturieri. Accompagna con il Lautrec a Bologna il re Francesco I che vi si deve  incontrare con il papa Leone X. Inizia le operazioni di assedio di Brescia con Teodoro da Trivulzio. Appena giunto (è seguito anche dai suoi carriaggi personali), vuole visionare le difese cittadine: è colto alla sprovvista da un improvviso attacco della guarnigione che si appropria di quindici muli delle sue masserizie; anche Gian Giacomo da Trivulzio ed il provveditore generale Domenico Contarini corrono il rischio di rimanere vittime di colpi di archibugio. I suoi ospiti vogliono dargli 500 ducati per rifonderlo delle perdite subite: rifiuta.

Dic. Lombardia

Chiede ai veneziani che sia liberato a Venezia un suo vecchio commilitone lo spagnolo Rodrigo Alonso. Intanto sotto Brescia incomincia ad usare le sue solite arti: si colloca davanti a Porta Pile tra le chiese di Sant’Apollinare, di San Fiorano e di San Salvatore; fa costruire una trincea sotterranea che deve condurre entro la città e vi  colloca le mine. I difensori si accorgono dai rumori della manovra, scavano alcune controtrincee, le riempiono di polvere da sparo, vi appiccano il fuoco e rovinano il suo lavoro procurando la morte a molti guastatori. E’ portato l’assalto generale alla città dai suoi fanti biscaglini e guasconi; le pentole piene di zolfo e di altre sostanze infiammabili ed i fuochi artificiati lanciati dalle mura spengono presto ogni velleità offensiva. Il fallimento dei tentativi perpetrati e l’avvicinarsi di 8000 fanti tedeschi provenienti dalla Germania convincono i veneziani a ripiegare a Ghedi con le artiglierie più grosse e quasi tutti i carriaggi. Pietro Navarro si reca a Milano;  i suoi uomini sono alloggiati negli accampamenti invernali di Calvisano.

1516
Gen. Lombardia

Ritorna al campo di Lonato e presenzia ad un consiglio di guerra tenuto con Gian Giacomo da Trivulzio,  Domenico Contarini, Andrea Gritti ed il Lautrec.

Feb. Lombardia

Si trova a Rezzato con 5000 fanti;  con Teodoro da Trivulzio stringe sempre più da vicino Brescia su tutti e quattro i lati; respinge una sortita di 500 fanti, per lo più  schioppettieri, usciti dalla città.

Mar. Lombardia

Staziona sul Po nei pressi di Cremona per difenderne le sponde. Viene richiamato a Milano allorché la capitale del ducato è assalita dagli avversari. Si scontra con gli imperiali e li respinge fino a Peschiera Borromeo.

Apr. Lombardia

Affianca il Lautrec verso Trezzo sull’Adda e Melzo; sorveglia le rive dell’Adda quando gli svizzeri si ritirano da Lodi verso Bergamo.

Mag. Lombardia

Occupa i passi delle valli nelle prossimità di Brescia; ritorna all’ assedio della città con il Connestabile di Borbone;  si collega a Mompiano con Teodoro da Trivulzio. I francesi si accampano presso Porta Pile, i veneziani dalla parte del Garza. Da tale punto otto pezzi di artiglieria sparano contro le mura di Brescia provocando gravi danni; i francesi bombardano verso la porta di San Giovanni. Inutili si rivelano le sortite dei fanti spagnoli. Capitano generale dell’ esercito (1300 lance e 1500 arcieri a cavallo) è il Connestabile di Borbone.   Pietro Navarro ha a sua disposizione 12000 fanti.  Incomincia a predisporre alcune mine provocando ampi spazi nelle mura; Teodoro da Trivulzio fa scavare alcune gallerie sotto le fondamenta delle  mura;  i cunicoli vengono puntellati con travi di legno destinate ad essere date alle fiamme. Si arriva ad una tregua di venti giorni fra le parti; si prevede la resa della città se non dovessero giungere soccorsi ai difensori entro tale termine. Il presidio avrebbe avuto l’onore delle armi ed a ogni soldato sarebbero state date tre paghe. Discendono gli imperiali dalle Alpi sotto la conduzione di Guglielmo di Rogendorf e del conte Ludovico di Lodrone; i due capitani  entrano in Brescia alla testa di 7000 fanti. Con il ritiro degli imperiali dall’ assedio di Asola ed il trasferimento dell’ imperatore Massimiliano d’Austria a Milano alla difesa di Brescia rimangono solo 650 fanti spagnoli ed altri 400 di varie nazionalità. Giunge il Lautrec al campo. Dopo un fitto tiro di artiglieria, che dura parecchi giorni, segue un attacco alla città portato da cinque punti diversi. I fanti guasconi di Pietro Navarro, che cercano di entrare per le brecce aperte nelle mura, sono respinti. Il governatore di Brescia, Icart,  tratta la resa a patti con il Lautrec: la città si sarebbe consegnata ai francesi se non fossero arrivati soccorsi entro otto giorni (per soccorso è considerato un contingente superiore agli 8000 uomini); il presidio sarebbe uscito con armi e bagagli; sarebbero stati forniti dal  Lautrec e dal provveditore generale Andrea Gritti di un salvacondotto valido per ogni località con esclusione Verona; la città non sarebbe stata oggetto di saccheggio. Nella realtà accade  il contrario: vi sono ruberie e sono uccisi alcuni fanti spagnoli. Il Connestabile di Borbone fa subito impiccare dodici fanti veneziani, ne sono uccisi altri otto sorpresi a rubare in alcune case. Il capitano generale francese contro i patti dell’alleanza franco-veneziana non vuole consegnare Brescia alla Serenissima: fa entrare nella località 7000 fanti guasconi e 500 lance, 400 fanti guasconi nel castello. I veneziani si accampano nella cittadella dopo avere messo a sacco le case dei Gambara e di altri fautori della causa ghibellina filo-imperiale. I francesi sono costretti a scortare fino a Ponton i soldati spagnoli della guarnigione diretti contri i patti a Verona; di costoro molti sono uccisi dai soldati veneziani, dagli stradiotti e dagli stessi abitanti.

Giu. Emilia Lombardia

Attraversa il Po con 2000 fanti e si avvia verso Mirandola per controllare le truppe di Prospero e di Muzio Colonna che stanno rientrando nel regno di Napoli: negli stessi giorni i veneziani rilasciano, su sua richiesta, 30 fanti spagnoli con il capitano Cugnido, trattenuti prigionieri a Venezia. Entra in Concordia per sostenere la signora della località Francesca da Trivulzio, figlia di Gian Giacomo, ai danni di Giovanni Francesco della Mirandola. Allontana  pontifici ed imperiali dalla località. A fine mese lascia Concordia per collegarsi con il campo francese posto a Revere. Si oppone al transito di un contingente di fanti spagnoli diretto a Verona.

Ago. Francia

Si trova a Marsiglia per armare una flotta con la quale deve assalire e predare le coste maghrebine. Lascia la corte a Tours e gli sono consegnati 20000 ducati. La spedizione africana, provocata dalla conquista di Algeri da parte di Arouj Barbarossa, prevede l’imbarco di 6000 fanti su 18 navi.

Ott. dic Tunisia e Francia Salpa da Marsiglia.  Le condizioni climatiche sono pessime;  le tempeste si rivelano di rara intensità: 2 galee di Bernardino d’Ornesan sono costrette a rientrare anzitempo in Francia. Durante la navigazione i suoi equipaggi sono tormentati dalla mancanza di vettovaglie, dal freddo e dalle malattie. A fine novembre si presenta davanti al porto di Marsiglia: le condizioni in cui versa la sua flotta è tale che il consiglio cittadino ne impedisce l’entrata nel porto non facendo abbassare la catena di difesa. La flotta è posta In quarantena.
1517
Gen. Francia Vessato dal cattivo tempo e dalle epidemie sorte a bordo della flotta deve riprendere il mare per puntare su Nizza dove giunge ai primi del mese. L’iniziativa in Africa si è conclusa con un risultato decisamente negativo.
Feb. Francia Rientra a Marsiglia.
Apr. Francia

A corte, a Parigi.

Mag. Francia Corsari barbareschi Francia Liguria

In Provenza, ove allestisce un’altra flotta per fronteggiare i corsari barbareschi lungo le coste africane. Lascia Marsiglia con 6/7 navi non bene in ordine. Nel passare per Genova la sua squadra viene rafforzata da qualche imbarcazione della  città.

Sett. Sardegna

Naviga al largo della Sardegna con 1500 uomini imbarcati su 13 navi, un galeone ed una caravella.

Ott. Algeria Bombarda Mehedia. I difensori con i loro pezzi di artiglieria affondano una barza ed abbattono l’albero di un’altra; al momento dello sbarco nascono poi alcune discordie fra le milizie francesi ed i 1500 spagnoli trasportati dalla flotta. A causa della esiguità delle forze a disposizione  Pietro Navarro può condurre più che altro un’azione dimostrativa. Si indirizza verso la Sicilia e l’isola di Favignana. Punta su Marsiglia.
Nov. Lazio

Si incontra a Roma con il pontefice; lo scorta a Civitavecchia: si dichiara sempre disponibile a combattere i turchi.

Dic. Lazio

Raduna 400 fanti nell’agro romano e gli sono consegnati 4000 ducati.

1518
Gen. Lazio e Toscana

Conduce le truppe raccolte a Terracina; si dichiara pronto a riprendere la lotta con i turchi. Lascia Porto Santo Stefano con 5 navi ed alcuni brigantini.

Giu. lug. Sicilia  Tunisia e Francia

Salpa da Favignana con 9 galeoni, 5 brigantini e 2000 fanti per attaccare Monastir. Durante il tragitto sosta a Lampedusa alla ricerca di prede; assale Monastir. A causa della resistenza riscontrata fa vela per Favignana, la Sardegna e Marsiglia nonostante l’opposizione di Ugo di Moncada che cerca, invano, di contrastare tale decisione.

Ott. Lombardia

Visita a Milano il Lautrec di cui è amico.

Dic. Francia

A Parigi;  il re gli assicura una flotta di 12 galee per combattere i mori.

1519
Feb. Francia

In Provenza, per visionare i preparativi della flotta.

Mar. Francia

A Lione; è sempre occupato nella predisposizione della flotta con cui combattere i barbareschi.

Mag. Francia Francesco I gli affida il comando della squadra delle galee di Levante. L’armamento di tali navi procede a rilento per le difficoltà legate al reclutamento dei galeotti.
Lug. Francia e Liguria

Da Marsiglia a Genova per raccogliervi un certo numero di fanti. Viaggia in ordinanza fino all’isola di Embiez: si solleva all’improvviso un forte mistral e le sue navi sono costrette ad andare alla deriva. Superato l’ostacolo tocca Genova.

Sett. Francia Corsari barbareschi

 

Liguria  Toscana e Lazio

Lascia Genova con la flotta e punta su Piombino; giunge a Civitavecchia con 2 galee;  viene accolto da alcuni cavalli pontifici che lo scortano a Roma per rendere omaggio a Leone X. Dopo un lungo colloquio rientra a Civitavecchia e salpa per Portovenere.

Ott. Francia

Si colloca con 10 vascelli davanti a Mehedia per combattere il corsaro Sinan. Rivelatisi vani i suoi sforzi fa rientro in Provenza. Mette le sue navi nei bacini di carenaggio di Toussaint: parte degli equipaggi è stremata dalla fame e parte dalle malattie.

1520
Lug. Sicilia

Naviga al largo dell’isola di Favignana con la flotta francese.

Sett.

Attacca i corsari barbareschi sulle coste africane con 2 galeoni e 2 caravelle.

Ott. Francia

Deve ancora una volta desistere dalle operazioni e fare vela per la Provenza.

1521
Apr. Francia

Lascia Nizza (città in cui gode di una provvigione annua di 3000 ducati);  si reca a Milano dove è stato chiamato dal Lautrec. Prende parte ad un consiglio di guerra.  Con Federico Gonzaga da Bozzolo e Giulio da San Severino ha l’incarico di supervisionare le difese dei passi di confine della Lombardia e delle terre della Serenissima.

Lug. Lombardia

Dalla corte francese rientra a Milano.

Ago. Francia Impero Emilia

Si dirige sotto Busseto, castello dei Pallavicini, con 300 lance e 2000 svizzeri;  è fronteggiato da 700 fanti e da 400 cavalli. Si ritira a causa della  pioggia insistente e del mancato arrivo dell’ artiglieria. Si sposta a Cremona;  partecipa con il Lautrec, il marchese di Saluzzo e Giulio da San Severino a vari consigli di guerra. Entra in Parma con Marcantonio Colonna e Francesco Maria della Rovere per esaminare lo stato delle fortificazioni cittadine. Gli imperiali attraversano il Po a Brescello mentre i francesi superano il fiume al ponte delle Torreselle nei pressi di Casalmaggiore.

Nov. Lombardia

Con la caduta di Milano in potere degli imperiali si porta a Ponte San Pietro ed a Palazzolo sull’ Oglio con il Lautrec, Marcantonio Colonna, Francesco Maria della Rovere ed il provveditore generale Andrea Gritti per studiare azioni congiunte atte a fronteggiare gli avversari.

1522
………….. Lombardia

Tenta di liberare il Castello Sforzesco di Milano dall’assedio postovi da Prospero Colonna; il tentativo non ha successo; con il Lescun e Pietro Baiardo si trasferisce perciò in Lomellina. Ottiene in un giorno la resa del castello di Vigevano.

Apr. Lombardia

Assedia Pavia: le forti piogge lo inducono ad allontanarsi ed a spostarsi a Lardirago nelle vicinanze del campo imperiale di Prospero Colonna. Tallona gli avversari in ritirata verso Milano; nel campo franco-veneziano sorgono da un lato contrasti tra il Lautrec ed Andrea Gritti, dall’altro gli svizzeri  protestano sempre più per il ritardo delle paghe. Questi ultimi decidono di aspettare ancora  quattro giorni prima di rientrare alle loro terre. I collegati si risolvono a dare battaglia alla Bicocca prima della prevedibile dissoluzione dell’  esercito. Pedro Navarro si oppone invano all’attacco frontale voluto dagli svizzeri. La battaglia  si conclude con una disfatta per i francesi del Lautrec.

Mag. Lombardia e Francia

Si trasferisce con il Lescun e Giacomo di Sainte-Colombe (400 lance) alla difesa di Cremona. Con la resa a patti della città rientra in Francia. Raggiunge Marsiglia con Andrea Doria. A fine mese lascia la città via mare con 8 galee per porsi alla difesa di Genova attaccata da Prospero Colonna e da Ferdinando d’Avalos.

Giu. Francia e Liguria Giunge con 4 galee alla difesa di Genova.  Entra nella città con 800 fanti; vengono intavolate alcune trattative durante le quali i fanti spagnoli approfittano della negligenza dei difensori per conquistare e saccheggiare la città. Pedro Navarro è catturato con Ottaviano Fregoso da Giovanni d’Urbina che ha militato anni prima come luogotenente ai suoi ordini diretti. E’ fatto prigioniero, secondo le fonti, nella sua camera o in piazza mentre sta combattendo: trattato all’inizio con singolare umanità è condotto a Napoli da un partigiano degli Adorno, Bernardo Gallo, per essere dato in consegna al viceré Carlo di Lannoy. E’ fatto rinchiudere da Ferdinando d’Avalos nel castello d’Ischia.
1526

 

Mar. mag.

 

Campania Lazio ed Emilia

Viene liberato a seguito della pace tra il re di Francia e l’imperatore Carlo V attraverso uno scambio di prigionieri (il principe d’Orange, Filiberto di Chalons). Si reca a Roma e si incontra con il nuovo papa Clemente VII che lo accoglie benevolmente: si lamenta per il trattamento che gli è stato riservato dagli spagnoli. Nel rientrare in Francia viene ospitato a Modena da Guido Rangoni.

Giu. Francia

Ha il comando della flotta di Levante. Si ferma all’ abbazia di Saint-Victor nei pressi di Avignone.

Lug. Francia e Liguria

Giunge a Marsiglia ai primi del mese. Non tutti i capitani accettano di sottostare ai suoi ordini. Salpa dalla Provenza per unirsi con la flotta veneziana e quella pontificia: gli è riconosciuta   una provvigione mensile di 200 ducati sia da parte francese che da quella veneziana.  Appoggiano la sua capitana nella spedizione Bernardino d’Ornesan con un galeone e 2 galee, il Saint-Blancard con 6 galee, Magdalon d’Ornesan e Maurice de Jonas con 2 galee a testa, Antonio Doria con una galea;  3 galee, infine, sono guidate da altri capitani. Suo luogotenente è Bernardino d’Ornesan. Pedro Navarro, alla testa di 14 galee, di 4 galeoni e di alcuni legni minori conquista la rocca di Portovenere.

Ago. Liguria

Tocca Villafranca (Villefranche), vi sorprende alcune navi mercantili genovesi. Una di queste è affondata ed un’altra è catturata: i loro equipaggi sono avviati al remo. A metà mese giunge a Savona dove è accolto trionfalmente. Blocca dal mare il flusso dei rifornimenti destinati a Genova.  Assale la città e la stringe d’assedio. Si impadronisce con Andrea Doria e le galee veneziane di 32 navi cariche di frumento: le derrate sono sbarcate parte a Savona e parte a Livorno. A fine mese fallisce un suo tentativo condotto con il Doria ed i veneziani ai danni del capoluogo ligure.

Sett. Capitano g.le flotta Liguria

Propone di anticipare i movimenti del nemico per dare alle fiamme la flotta imperiale ferma a Cartagena: nonostante l’opposizione di Andrea Doria e del provveditore veneziano Alvise d’Armer, che gli fanno presente le difficoltà della navigazione nell’ autunno inoltrato, lascia Savona e si dirige alla volta di Villafranche accompagnato da 2 galee veneziane e da 2 genovesi. Attende invano i rinforzi promessigli a Marsiglia da Annes de Montmorency, alcuni vascelli comandati da Claude Villiers d’Ancienville e le galee che gli devono essere condotte da Antonio Doria: i vascelli non sono ancora pronti. Antonio Doria deliberatamente ha fatto ritardare l’ultimazione dei lavori delle sue 2 galee. Pedro Navarro rientra a Savona e riprende ad assediare Genova con 16 galee e 4 galeoni francesi, 13 galee veneziane e 11 pontificie. Richiede a Francesco Maria della Rovere l’invio di 4000 fanti affinché coadiuvino la flotta nelle sue operazioni. Respinge con l’aiuto dei veneziani e di Filippino Doria un attacco della fanteria nemica  alla sua flotta ormeggiata a Portofino: non manca, come altre volte nel passato, di qualche gesto di cavalleria nei confronti dei suoi ex-commilitoni come quando fa liberare un figlio dell’amico Fernando  Alarcon catturato a bordo di una nave.

Ott.  nov. Liguria

E’ raggiunto finalmente a Savona dai vascelli del Villiers d’Ancienville. E’ informato sul fatto che la flotta imperiale, nella quale si trovano Carlo di Lannoy e Ferrante Gonzaga (20 galee, 22 navi da carico nelle quali sono imbarcati 4000 fanti), è stata colta da una tempesta ed ha dovuto fermarsi sulle coste della Corsica. Manda a chiamare Andrea Doria che staziona tra Lerici e La Spezia; lascia alla guardia di Savona 400 fanti, i vascelli del Villiers d’Ancienville e 2 galee di Magdalon d’Ornesan;  con il Saint-Blancard punta su La Spezia. Si indirizza su Portofino; da qui si muove con Andrea Doria (6 galee francesi, 5 pontificie, 5 veneziane) per intercettare 24 navi imperiali a punta Chiappa. A fine novembre si trova all’altezza di Sestri Levante; un brigantino lo informa che l’armata avversaria naviga a poche miglia di distanza. Pedro Navarro decide nottetempo di cercare lo scontro con gli imperiali. Il combattimento dura quattro/cinque ore. La galea ammiraglia degli avversari, “la Portonda”, viene rasa come un pontone dall’ artiglieria di Pedro Navarro; Andrea Doria si getta con la sua nave in mezzo a 2 vascelli, demolisce il primo con i falconetti e le bombarde che sparano ad alzo zero e cola a picco il secondo con un colpo di rostro. Nella battaglia muoiono un migliaio di soldati e molti galeotti e marinai della flotta imperiale. Si alza all’improvviso un vento impetuoso che ostacola la navigazione alle galee. Le navi francesi sono obbligate a puntare su Civitavecchia; quelle veneziane riguadagnano Portofino.

Dic. Lazio e Toscana

Si reca a Viterbo ed a Roma per essere ricevuto dal pontefice; è segnalato a Firenze dove provvede alle difese cittadine; raggiunge Pisa per acquistare vettovaglie per la cambusa delle sue navi ed a Civitavecchia per preparare una spedizione contro il regno di Napoli (all’ormeggio vi sono 28 galee francesi, veneziane e pontificie). L’azione viene rimandata.

1527
Gen. Emilia

Alla difesa di Bologna  minacciata dai lanzichenecchi.

Feb. Liguria

Si sposta a Savona e ritorna a bloccare Genova dal mare. Il ritardo delle paghe riduce  il numero degli uomini a sua disposizione.

Mar. Liguria

Prosegue nell’opera di rafforzamento delle opere difensive di Savona: gli abitanti protestano.

Giu. Liguria e Piemonte

Esce da Savona;  si volge su Asti per unirvisi con il Lautrec che ha lasciato la Francia con 500 lance e 10000 fanti. Si avvia nell’ alessandrino.  Assale Alessandria alla testa di 7000 fanti: la città è difesa da 1500 lanzichenecchi e da 500 fanti italiani agli ordini di Giovanni Battista di Lodrone e di Alberigo Barbiano da Belgioioso.

Lug. Piemonte

Sconfigge Giovanni Battista di Lodrone, scava trincee ed allestisce una mina; in breve costringe gli avversari ad arrendersi dietro la promessa di non militare per sei mesi contro l’esercito francese.

Ago. Piemonte

Assedia il castello di Bosco Marengo con 10000 svizzeri ed altri 6000 fanti: nella località si trova ancora Giovanni Battista di Lodrone con 1000 fanti, di cui 600/700 sono lanzichenecchi. Con le sue mine rovina quasi tutta la cinta muraria del castello: gli avversari si arrendono a discrezione e sono svaligiati.

Ott. Lombardia

Assedia Pavia: un violento fuoco di artiglieria (undici pezzi) abbatte la parte del castello volta verso il Barco; l’altezza dell’acqua nel fossato  ostacola ogni possibilità di attraversamento.  Nella notte successiva Pedro Navarro ordina di svuotare il fossato e di riempirlo con fascine al fine di giungere con facilità sotto le mura. La città è presa d’assalto ed è messa a sacco. Subito dopo si allontana con 8000 fanti (3000 guasconi, 3000 tra lanzichenecchi e svizzeri, 2000 italiani) e blocca verso Abbiategrasso un contingente imperiale uscito da Milano con 2000 fanti, 50 uomini d’arme e quattro pezzi di artiglieria. Antonio di Leyva si impadronisce di Abbiaterasso; Pedro Navarro si porta  a Casalpusterlengo ed  a Lodi. Si collega con i veneziani comandati da Giano Fregoso;  insieme i due capitani pongono il campo a Casorate Primo. Con un breve fuoco di artiglieria i difensori si arrendono a discrezione: la terra e la rocca sono date al saccheggio.

Nov. Lombardia ed Emilia

Transita per  Lacchiarella;  minaccia Monza. 1600/1800 fanti guasconi si ammutinano per il ritardo delle paghe. Per tale fatto deve abbandonare il centro e puntare su Vigevano; supera l’Adda, tocca Treviglio, muove su Parma per collegarsi con il Lautrec.

Dic. Capitano g.le fanteria

Ai suoi ordini militano 2690 fanti francesi, 4060 guasconi e 3633 italiani.

1528
Gen. Romagna

E’ segnalato a Bologna ed in Romagna.

Feb. Marche e Abruzzi

Lascia Fermo con 12000 fanti, la metà francesi;  irrompe negli Abruzzi. Lungo la marcia  gli si arrendono Teramo e Giulianova; prende la strada di Leonessa seguito dal marchese di Saluzzo e, più lontano, da Orazio Baglioni con 150 cavalli leggeri e 4000 fanti delle Bande Nere. Nell’ aquilano espugna Penne ed altri quattordici castelli. L’Aquila gli apre le porte perché il principe di Melfi Giovanni Caracciolo si ritira alla notizia del suo arrivo. Si ferma di fronte a Castel di Sangro.

Mar. Puglia

Si spinge in Puglia per riscuotere 80000 ducati derivanti dalla dogana che pagano i pastori per trasferirsi dalla regione ai pascoli abruzzesi. E’ presto a Lucera (dove si congiunge con il Lautrec) ed a Foggia con 10000 uomini; aggredisce un colle vicino a Troia con 2000 archibugieri. Il Vaudemont, Guido Rangoni e Valerio Orsini consigliano il Lautrec di inseguire la retroguardia imperiale che si sta ritirando verso Napoli. Pedro Navarro spinge invece il capitano generale francese a puntare su Molfetta alla cui difesa si trova Giovanni Caracciolo con la sua compagnia di uomini d’arme, due compagnie di fanti spagnoli e quattro di italiani.  Assale la città con i fanti veneziani di Camillo Orsini. Due attacchi terminano con la morte di 500 uomini che cadono sotto il fuoco degli archibugi; la notte il Lautrec fa avere nuovi pezzi di artiglieria;  giungono anche i fanti di Orazio Baglioni. Gli abitanti tumultuano e Giovanni Caracciolo si ritira nel castello con 1000 uomini. Gli imperiali si arrendono a discrezione;  la terra è messa a sacco  con l’uccisione di 3000 persone compresi i soldati del presidio.

Apr. Puglia Basilicata Calabria

A Venosa con 4000 fanti: la rocca, difesa da 400 fanti tra spagnoli e lanzichenecchi, si arrende a discrezione in tre giorni: i capitani sono trattenuti prigionieri ed i soldati sono rilasciati senza le armi. Conquista Ascoli Satriano ed espugna Capistrano: durante l’assalto è ferito Biagio di Montluc. I guasconi che militano ai suoi ordini per vendicare il capitano francese uccidono gli abitanti ed incendiano le loro case. Andria, Cerignola, Tricarico, Matera ed Altamura gli aprono le porte. Resiste solo Manfredonia presidiata da 1000 fanti.

Mag. giu. Campania

Si sposta all’assedio di Napoli con i suoi fanti guasconi. Si accampa a Poggioreale sulle colline che guardano il Monte di San Martino (sorvegliato da Giovanni d’ Urbina con 1000 archibugieri e quattro pezzi di artiglieria) e la Porta di San Gennaro; l’Aigremont si colloca di fronte alla Porta di San Gennaro che immette nel borgo delle Vergini; Guido Rangoni ed il marchese Michelantonio di Saluzzo si trincerano di fronte alla Porta Nolana. Pedro Navarro incomincia a bombardare la città dalla Montagnetta ora Moiarello; costruisce un forte a San Martino; inizia a fare scavare  trincee. Alcuni fanti spagnoli escono dalla Porta di Santa Maria del Carmine e sorprendono i paggi del Lautrec mentre stanno abbeverando le cavalcature nel fiume Sebeto ed a Poggioreale. Per rivalsa il Navarro fortifica una casetta posta tra Poggioreale e colloca la cavalleria francese  nei pressi del ponte della Maddalena. Gli imperiali prevengono le sue intenzioni inviandovi  Giovanni d’ Urbina (che per poco non lo cattura mentre è impegnato nel sorvegliare i lavori di trinceramento), il Baracane ed il Beredo con truppe scelte. Interviene a suo sostegno Orazio Baglioni. Giovanni d’Urbina si ritira. Orazio Baglioni, sorpreso disarmato con un giubbone di raso cremisino, è ucciso da un fante biscaglino con un colpo di alabarda alla spalla.

Lug. Campania

Deve interrompere i lavori di scavo delle trincee allorché Filippino Doria defeziona nel campo avversario: i marinai veneziani, che sostengono i suoi lavori dalla spiaggia, devono tralasciare tali opere per potere svolgere dal mare le operazioni di intercettamento dei rifornimenti a Napoli prima svolte dalle galee di Filippino Doria. Nella circostanza Pedro Navarro, contro il parere di Renzo di Ceri, appoggia il Lautrec nella  decisione di quest’ultimo  di non trasferire gli accampamenti dai luoghi paludosi, dove essi al momento si trovano, ad Aversa in un punto più salubre. La peste falcidia  l’esercito francese.

Ago. Campania

Anche Pedro Navarro si ammala di peste. Nonostante la cattiva salute cerca di recuperare Capua i cui abitanti hanno aperto le porte agli imperiali. A fine mese con il nuovo comandante dei francesi (il Lautrec è morto) il marchese di Saluzzo, Guido Rangoni e Paolo Camillo da Trivulzio stabilisce di ritirarsi approfittando di una forte pioggia: abbandona il Monte di San Martino con 800 fanti e si colloca alla retroguardia. Attaccato da Giovanni d’ Urbina sul Monte Lanzata tenta di raggiungere Aversa: i suoi uomini, per lo più ammalati come lo stesso Navarro, non hanno la forza di resistere e si arrendono: sono rilasciati senza le armi. Il capitano spagnolo è catturato dagli stradiotti mentre sta cercando di fuggire a dorso di un mulo per una strada secondaria: viene condotto a Napoli ed è ospitato nel palazzo di Brizio Giustiniani.

………….. Campania

L’imperatore Carlo V ordina la sua decapitazione. Il governatore di Castelnuovo Luigi Icardo lo fa strozzare in prigione o lo fa soffocare a letto mentre dorme per impedire che sia pubblicamente giustiziato (altra fonte riferisce che sia stato ucciso a bastonate). Agli inizi del 1600 il duca di Sessa, nipote di Consalvo di Cordoba, fa traslare la salma di Pietro Navarro dalla chiesa del castello dove giace senza onore nella sua cappella in Santa Maria  Nuova a fianco del Lautrec. Nella medesima occasione, infatti, anche il corpo del capitano francese, morto a suo tempo di peste, è trasferito nella stessa cappella dalla tomba iniziale sita in una masseria del duca di Montalto. Il duca di Sessa  fa collocare entrambi i capitani in due tombe scolpite da Annibale Caccavello con  iscrizioni riprese da Paolo Giovio.   Ritratto da Giorgio Vasari nella sala di Giovanni in Palazzo Vecchio a Firenze mentre sta combattendo nella battaglia di Ravenna.

 CITAZIONI

“Uomo di grande valore e sagacia.” CONTI

“Uomo di questo secolo in allacciar piazze e batter città senza dubbio il primo per il continuo uso ed eccellentissimo giudizio.” SANTORO

“The explosive mine was ..brought to perfection by Pedro Navarro. To this interesting personage, who began his career as a private soldier and who lived to be the most trusted military adviser first of Spain and then of France, military engineering owes a debt similar to that which strategy and tactics owe to the marquis of Pescara. Both were animated by the same enterprising and experimental spirit. Both represented on the military side the intellectual audacity, the freedom from the bonds of tradition and routine, which characterized the Italian Renaissance.” TAYLOR

“Il quale, fondato in tutti gli aiuti d’una vera virtù senza alcuna commendazione de’ suoi maggiori, fu famoso nelle avversità parimente e nelle cose prospere, s’avrebbe veramente acquistato fama di grandissimo capitano se l’insolente fortuna non l’avesse precipitato in queste miserie dell’ultima prigione..Di fantaccin privato fatto per lo suo valore Capitano…Capitano molto famoso per le vittorie ottenute..Il quale ingegnere, e artefice d’opre meravigliose, per amminar le rocche, s’acquistò fama in tutto ‘l mondo, hebbe questa dispositione mezzo contadina d’habito e di volto.” GIOVIO

“Singulare espugnatore e difenditore delle fortezze per comune judicio d’ognuno.” NARDI

“Sopra ogn’altro capitano illustre, peritissimo delle fortificazioni, e dell’espugnazioni delle terre, e del maneggio delle artiglierie.” SEGNI

“Al quale si trova gram valento homo et homo de granda suoa esparencia et masime le grande immortalità facto nel sopra scrito regno de Barbaria.” BERNARDI

“Strenuissimo uomo di guerra.” GUERRAZZI

“Homo di grandissimo valore et ingegno.” Da una cronaca riportata dal FRATI

“Era a questo tempo il Navaro in gran concetto e riputatione, perché espertissimo dell’arte di espugnare le Città, rendeva vana, e inutile ogni fortezza delle terre de’ nemici, e con nuovo modo di combattere, era solito di riportarne la vittoria: e per certo usava egli tant’arte, e industria nel cavare le mine, e nell’adoperare altre varie, e inusitate machine, che dava a tuti di se grandissima maraviglia.” PARUTA

“Di privato fantaccino era salito a grado di Capitano generale per il merito del suo valore.” BUONFIGLIO

“Soldato di molto valore, che teneva fama d’espugnatore delle fortezze.” BELTRANO

“Petit homme maigre du val de Roncal, lequel avoit faict beaucoup de belles choses sur les Turcs et au royaume de Naples; et homme ingénieux pour prendre places et les deffendre, et s’enterdoit aussy pour faire mines et contre-mines.” DE LA MARCK

“C’estoit un homme de grand esprit, auquel monsieur de Lautrec, qui ne croyait guere personne, avoit grande creance.” MONTLUC

“Uomo eccellente nell’arte di escavar sotterra le mine.” DIEDO

“Capitano di gran nome e huomo di grande ingegno, e pronto e accorto nel trovare nuovi partiti.” FOGLIETTA

“Quel che sia vinto havere il suo nemico,/ Non con forza e ardir, ma con ingegno,/ Et sicuro alloggiar lo stuolo amico:/ Come talhor si possa far disegno,/ Cavando mine a guisa di consiglio,/ De minare ogni edificio degno,/ Mostrò il Navarro, huomo chiaro per consiglio,/ Et per valor di mano, il qual già pose/ Africa tutta in paura e ‘n periglio./ Vid’io a Trapani già quando e’ compose/ Di molte navi armate, entrando in mare,/ Quando Fortuna al suo desio rispose:/ E tosto ch’ei con esse in Libia appare/ Con ruina di molti, vincitore/ Tripoli e altre terre soggiogare:/ Le navi Hispane di spoglie e d’honore/ Carche solcano il mare, e ricche prede/ Egli s’ascquista, e nome di valore./ Ma se Fortuna non volgeva il piede/ Contro si bella e si lodata impresa/ D’Africa fora il di Spagna herede.” Da un sonetto di F. BALAMIO riportato dal GIOVIO

“Che aveva un sommo credito per l’attacco delle piazze.” LAUGIER

“D’incognito, che prima era, divenne non poco illustre, per virtù di guerra..Era il Navarro alto e di volto bruno: di occhi, barba e capelli neri.” ROSCIO

“Omni re bellica celebratissimum, ac tunc militiae pedestris magistrum.” ARLUNO

“Capitano di grido.” G. BONOLI

“Ch’ebbe fama del più abile de’ suoi tempi in quell’arte (della fortificazione)” PIGNOTTI

“(Con il Lautrec) dont le premier étoit le plus hardi officier de l’armée et le second le plus adroit.” VARILLAS

“Capitano e ingegnere, celebre per le sue mine.” GOZZADINI

“Dux bellica virtute clarissimus.” RAYNALDO

“Capitano in quei tempi di gran fama.” ROSEO

“Che di fante privato era del suo molto valore stato a primi gradi della militia assunto.” TARCAGNOTA

“Astuto e ingegnoso huomo, benché mal consigliato cavaliero, per essersi con poco giudicio partito dal servitio del suo legitimo signore..In cose di mine haveva maraviglioso giudicio, et certo fu il primo huomo di suo tempo in queste cose..Con l’artificio di prendere et fortificare le città, si haveva acquistato gran credito e riputatione.” ULLOA

“Grando inzignere.” DE’ BIANCHI

“Ingenio acer, perspiciens.” BEAUCAIRE

“Ducem rei militaris peritissimum.” CAPELLA

“Valoroso Navarro, tu sempre fusti avvezzo a vincere e a mettere in fuga i nemici..Il quale non solamente era di animo invitto e guerriero, ma era ancho di ingegno sottile e sagace.” CANTALICIO

“Espertissimo in quei tempi nell’arte degli assedj.” A. MOROSINI

“Inventeur de l’art des mines.” PERRENS

“Uno de’ più celebri Capitani di quel secolo.” GALLIZIOLI

“Famoso corsar di mare e eccellentissimo cavator di mine.” RUSCELLI

“Capitan de tanto nombre como sus valerosos hechos merecian..Fue tan singular hombre de guerra Pedro Navarro, asi por mar como per tierra, que se podia poner con los mas famosos espanoles de su siglo..Otras muchas virtudes de sabio y prudente capitan. Fue venturoso la mayor parte de su vida, y estimado de los reyes. Su consejo era maduro y sano en trazar y asentar un real, y en hacer las trincheras y otros reparos; ninguno le tuzo ventaja en su vida y pocos se le igualaron.” SANDOVAL

“Habille a merveilles en faict de mynes.” J.D’AUTON

“Tra i tanti famosi uomini d’arme del suo tempo egli è il solo cui mai nessuna cronaca attribuisca un fatto o un detto cavalleresco: elemento di “diversità” del tutto coerente con l’immagine pubblica di un personaggio antieroico.” PUDDU

“Homo valente et de grande ingiegno.” CASTELLAR

“Que era un muy valiente soldado.” ZURITA

“Excellente signore.” NOTAR GIACOMO

“Le comte  Petre de Navarre/ Du roi a la commission/ De mener sur la mer grand guerre/ Et amasser des compaignons./ La tour qui nous fist n’est pas bon,/ Car nous sommes très mal nourrys/ Pour l’amour du roy l’enduron/ Puisque la foy luy ons promis.” da un canto di M. DE LINCY raccolto dal BRANTOME. Assedio di Amalfi.

“Homo di forza d’ingegno e cervello..El famoso ghuerriere …Valoroso e forte.” Da GUERRE IN OTTAVA RIMA

A Vercelli “Venia con tutta la sua compagnia/ per dar ali nemici morte/ e farli correr con gran vigoria.” DEGLI AGOSTINI

“Divenne ben presto il più celebre esperto della sua epoca nella guerra d’assedio. In gioventù si era dedicato alla carriera marinara, un’occupazione comune al popolo della Navarra, ma poi, in cerca di maggiori avventure, andò a combattere in Italia, dove imparò come sbriciolare le mura dei castelli scavandovi sotto delle gallerie che poi venivano riempite di polvere da sparo e fatte saltare.” DONVITO-CRISTINI

“Astuto stratega.” PELLEGRINI

“Un compagno di combattimento (per Consalvo di Cordoba), più che un amico…Era un uomo dall’aspetto torvo e dall’espressione ferma come tutti gli abitanti di quella regione del Nord della Spagna. Ma né il desiderio di avventura, né la leggenda che parlava di lui come “Roncal l’assaltatore” riuscirono ad alterarne la lucidità di uomo del Rinascimento. .. Genio militare possedeva la capacità di inventare marchingegni al servizio della guerra.” RUIZ-DOMENEC

“Fu nelle cose di guerra uomo d’eccellente ingegno, e nello scavare mine empiendole di polvere d’artiglieria con la violenzia del fuoco riluttante, buttava a terra le torri, le terre ed i castelli.” G.B. DELLA PORTA

“Il braccio destro del Gran Capitan (Consalvo di Cordoba) nella riorganizzazione della fanteria spagnola.” SCARDIGLI

Sulla sua tomba compare il seguente epitaffio “Ossibus et memoriae Petri Navarii, Cantabri solerti, in expugnandis urbibus arte clarissimi. Gonsalvus Ferdinandus, Ludovici filius, magni Gonsalvi nepos, Suessiae princeps, ducem Gallorum partes secutum pro sepulchri munere honestavit; cum hoc in se habeat virtus, ut vel in hoste sit admirabilis.”