NICCOLO D ESTE

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Condottieri di ventura

0615      NICCOLO’ D’ESTE  Di Ferrara. Marchese. Signore di Ferrara, Parma, Modena, Reggio Emilia, Bagnacavallo, San Giovanni in Persiceto, Nonantola, Lugo, Crevalcore, Rovigo, Castelnuovo Scrivia, Bar. Padre di Ercole e di Sigismondo, genero di Andrea Malatesta e di Francesco Novello da Carrara, suocero di Sigismondo Pandolfo Malatesta, Cocco Malatesta e di Carlo Gonzaga.

1383 (novembre) – 1441 (dicembre)

Anno, meseStato. Comp. ventura 

 

CondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

………….. 

 

 

 

 

 

Emilia

Viene affidato dal padre Alberto agli insegnamenti dell’umanista Donato Albanzani.

1393 

 

 

 

 

 

 

 

 
Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Succede nel marchesato al padre.

1395 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen.FerraraEsteEmiliaLa flotta estense, comandata da Francesco Bellai, blocca sul Po l’avanzata di Obizzo e Pietro da Polenta e di Cecco Ordelaffi alleatisi con Azzo d’Este ai  suoi danni.  I veneziani inviano sul Po di Primaro una galea e numerose imbarcazioni con 200 balestrieri che si posizionano sulle foci del fiume.
Feb.EmiliaGiunge a Ferrara Azzo da Castello per stabilire, insieme con i membri del consiglio di reggenza, le misure più opportune per contrastare Azzo d’Este. Niccolò d’Este gli chiede di fargli conoscere come si svolge un combattimento tra armati. Sono organizzate due squadre comandate, rispettivamente, dallo stesso Azzo da Castello e dal suo luogotenente Antonio degli Obizzi. Lo scontro avviene fuori le mura cittadine sul prato della residenza di Belfiore. In un attacco Antonio degli Obizzi colpisce involontariamente al ginocchio sinistro (peraltro già gravemente lesionato) Azzo da Castello. Il condottiero è condotto subito a Ferrara dove muore  la notte seguente.
Apr. 

 

 

 

 

 

 

 

Per condurre la guerra contro Azzo d’Este ottiene in prestito dai veneziani  50000 ducati mediante il pegno del Polesine e di Rovigo. I bolognesi inviano ai confini del loro stato con il ferrarese 100 lance e 100 fanti ed altre truppe (70 lance e 100 fanti) sono da essi spedite verso il modenese. Analogamente i veneziani inviano a Ferrara 270 balestrieri, seguiti, poco dopo, da cinque nobili con l’incarico (ufficiale) di difendere ed aiutare il marchese d’Este ed il suo consiglio di reggenza (Filippo Roberti, Tommaso degli Obizzi,  il cancelliere Bartolomeo della Mella, Giovanni del Sale e sei rappresentanti del popolo) nella difesa dello stato.

…………..EmiliaSi ribellano a Niccolò d’Este Consandalo, Migliaro e Massafiscaglia. Niccolò Roberti seda in breve l’insurrezione. Azzo d’Este giunge a Portomaggiore con gli alleati (i da Polenta e Cecco Ordelaffi, Giovanni da Barbiano) ed i fuoriusciti. A Niccolò d’Este, per contrastare l’avversario, giungono soccorsi da Bologna (300 lance e 500 fanti), Firenze (50 lance), Mantova (90 cavalli e 80 fanti), Padova (50 uomini d’arme e 100 fanti), Venezia (un numero imprecisato di barche con armati a bordo). Il comando delle truppe estensi è dato ad Astorre Manfredi (al comando, complessivamente, di 600 cavalli e di 1000 fanti). A metà luglio avviene lo scontro vittorioso con gli avversari.
1396 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Presenzia alle esequie del suo consigliere Filippo Roberti.

1398 

 

 

 

 

 

 

 

 
………….. 

 

 

 

 

 

 

 

Riconcilia Obizzo da Polenta con i fratelli.

Ago. 

 

 

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia con Francesco da Carrara; tocca, successivamente, Padova e rientra a Ferrara.

Ott. 

 

 

 

 

 

 

 

E’ aggregato alla nobiltà veneziana.

Dic.FerraraComp. ventura 

 

Emilia

Assolda  la “Compagnia della Rosa” per contrastare nel modenese Bartolomeo Gonzaga che con, 2000 cavalli, sta infestando tale territorio.

1399 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Giace in fine di vita a Ferrara. Il suocero Francesco Novello da Carrara raggiunge la città per impedirvi eventuali disordini.

Ago. 

 

 

 

 

 

Emilia

Viene riformato da Francesco Novello da Carrara il consiglio di reggenza, di cui è ora nominato presidente Alberto Roberti.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

Su pressione dei veneziani Niccolò d’Este stipula una convenzione con Astorre Manfredi per la quale riconosce al signore di Faenza ogni anno la somma di 2000 ducati a titolo di indennizzo per il mantenimento in prigionia di Azzo d’Este, che anni prima ha tentato di togliergli la signoria di Ferrara. Partecipa a Ferrara ad una giostra e, su decisione unanime, ottiene il primo premio.

1400 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si trova a Bologna per un pellegrinaggio al santuario di Santa Maria in Monte: nella città è ospitato nel monastero di San Domenico. Si incontra con i Gozzadini. A Modena.

Ago. 

 

 

 

 

 

Emilia

Fa catturare dai suoi uomini Gian Galeazzo Manfredi, figlio di Astorre, come rappresaglia per le continue richieste di denaro da parte del padre di quest’ultimo. Si interpongono nuovamente i veneziani che si fanno consegnare dal signore di Faenza Azzo d’Este: da parte sua, Niccolò d’Este riconosce alla Serenissima la somma di 3000 ducati per la custodia del congiunto.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ritorna a Bologna per sfuggire alla peste che sta desolando Ferrara: è ospitato dai Pepoli. Gli Anziani gli inviano in dono vino, spelta per i cavalli, cera e confetture.

1401 

 

 

 

 

 

 

 

 
………….. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna ed a Modena, sempre a causa della peste che imperversa in Ferrara.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

Transita per Parma; si reca a Milano per rendere visita a Gian Galeazzo Visconti: è  accompagnato da 400 cavalli.  Nel corteo si segnalano Uguccione Contrari, Ugo Boiardi e Nanne Strozzi.

1402EmiliaAppena raggiunta la maggiore età trasforma il consiglio di reggenza (cambiandone i componenti scelti a suo tempo dal suocero) in consiglio privato. Affida le occupazioni di governo all’amico fraterno Uguccione Contrari, mentre egli preferisce dedicarsi al mestiere delle armi.
1403 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Veneto

A Chioggia con Francesco Terzo da Carrara per attendervi l’arrivo di Belfiore da Varano, sposa di Giacomo da Carrara,  A Padova partecipa ad un torneo in cui si affrontano due schiere, una azzurra, l’altra verde. Niccolò d’Este, che comanda la squadra azzurra, ha condotto da Ferrara 60 torneatori: gli è aggiudicato il premio spettante alla sua squadra, mentre quello dei verdi va a Taddeo d’Este.

Mar.ChiesaMilanoCapitano g.leEmilia

Vengono a trovarlo a Ferrara Alberico da Barbiano, Manfredo da Barbiano, Ludovico da Zagonara e Pietro da Polenta per indurlo a militare per lo stato della Chiesa contro i viscontei. E’ nominato capitano generale della lega per volontà del cardinale Baldassarre Cossa, legato del papa Bonifacio IX. Oltre il soldo di 12000 fiorini (ed una provvigione personale di 1000 fiorini) gli è promessa la restituzione di Nonantola, di Bazzano ed il recupero di Parma e di Reggio Emilia. Gli è pure ridotto il censo dovuto alla Camera Apostolica. Ha ai suoi ordini 3600 lance.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

Irrompe nel parmense, pone il campo al ponte dell’Enza ed effettua alcune scorrerie fino a San Lazzaro; punta su Brescello, razzia 2000 capi di bestiame e fa 200 prigionieri. Arretra, indi, ad Argelato nel bolognese e si attenda sull’ Idice. Prende possesso di Crevalcore, i cui abitanti gli si sono dati in signoria il mese precedente.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Gli è consegnato nella cattedrale di Ferrara il bastone simbolo del suo comando.  Sfida l’esercito visconteo, nella persona del governatore di Bologna Leonardo Malaspina e si impossessa della fortezza dell’ Uccellino male sorvegliata. Con Alberico da Barbiano e Carlo Malatesta espugna il castello del Poggio ed ottiene Argelato.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Assedia Bologna con Paolo Orsini: attaccato da Facino Cane, respinge nella città con gravi perdite il condottiero visconteo con l’aiuto di Uguccione Contrari e di Paolo Orsini.

Ago. 

 

 

 

 

 

Emilia  Lombardia Romagna

Devasta il parmense ed il reggiano; assedia Parma e fa costruire un ponte di barche che però viene distrutto dai Pallavicini; si ritira a Mezzano Inferiore, occupa Coenzo ed attraversa il Po. Si reca a Cremona;  vi si incontra con Ugolino Cavalcabò che cerca di spingere i pontifici in Lombardia. E’ messo in fuga a Casalmaggiore da Ottobono Terzi;  non riesce ad impossessarsi dei castelli di Nonantola e di Bazzano. Niccolò d’Este ritorna a Navicello, riattraversa il Panaro ed assale ancora Argelato; respinto dopo quattro giorni, punta su Imola per costringere Ludovico Alidosi ad abbandonare l’alleanza con i viscontei. Alla stipula della pace di Caledio, rientra a Ferrara.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si reca a Bologna e rende omaggio al cardinale legato.

Nov. 

 

 

 

 

 

Emilia

Appoggia il cardinale Cossa nel tentativo di rivolta organizzato in Bologna dai Gozzadini.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

Il cardinale gli regala una cavalcatura confiscata a Bonifacio Gozzadini.

1404 

 

 

 

 

 

 

 

 
…………..PadovaMilano 

 

Veneto

Si reca a Padova con 500 lance per prestare soccorso al suocero Francesco Novello da Carrara ed ai della Scala ai danni dei  Visconti.

Apr. 

 

 

 

 

 

Veneto

Attacca Verona;  è tra i primi a scalarne le mura con numerosi provvigionati e balestrieri assieme con Giacomo da Carrara, Brunoro ed Antonio della Scala. Francesco Novello da Carrara fa rompere la cinta muraria in due punti diversi. Al rumore intervengono Ugolotto Biancardo e Bartolomeo Gonzaga in aiuto alle sentinelle sugli spalti: i balestrieri li accolgono dall’alto con i loro verrettoni e bloccano in tal modo l’ azione degli avversari.  Niccolò d’Este tenta di impadronirsi del ponte delle Navi e di superare l’Adige alla cui difesa si trova il fuoriuscito padovano Giovanni Dente; la città  è conquistata, tutte le fortezze (con l’eccezione della cittadella) pervengono nelle mani degli assalitori. Al termine degli scontri Niccolò d’Este arma cavalieri Giacomo da Carrara, Brunoro della Scala ed il suo capitano generale Filippo da Pisa;  presenzia in Verona ai funerali di Guglielmo della Scala e si trasferisce nel vicentino per assediarne per qualche giorno il capoluogo; ritorna, da ultimo, a Padova; si reca a Venezia.

Mag.FerraraMilano Parma 

 

Emilia

A Ferrara. Con Uguccione Contrari ed i guelfi entra in Reggio Emilia; si ferma davanti alla cittadella. La dilazione permette ad Ottobono Terzi di intervenire e di scacciare gli estensi.

Sett.FerraraVenezia 

 

Veneto

Entra in guerra con i veneziani: obiettivo è quello di risolvere con la forza il problema della restituzione del vecchio prestito di 50000 ducati e di rioccupare il Polesine. Muove in soccorso di Francesco Novello da Carrara, cui invia truppe condotte da Alberico e da Manfredo da Barbiano. Su consiglio dei suoi ingegneri Bertolino da Novara e Domenico da Firenze fa costruire il castello di Sant’Alberto ed altre fortificazioni sul Po di Volano ai  passi di Corbola, di Ariano Polesine e di Tieni. Con i fanti carraresi di Luca Lion irrompe nel Polesine da Ficarolo; conquista Lendinara, Badia Polesine, Arquà Polesine, Villa del Duca e San Martino di Venezze. Giunge da Padova un nuovo contingente di  fanti condotto da Crescimbene d’Albania e Cermisone da Parma; con costoro e 400 cavalli molesta Rovigo e cattura 60 veneziani che non fanno in tempo a rifugiarsi nella città. Occupa i borghi; si allontana, di seguito, dal centro e con Alberico da Barbiano si volge verso Padova stretta d’assedio dai veneziani. Attacca nottetempo a Limena il campo di Paolo Savelli, vi sorprende gli avversari e fa prigionieri 600 cavalli e 3000 fanti; si sposta, indi, nel trevigiano dove è ripiegato Malatesta Malatesta.  Con Ugo di Monforte vi acquisisce un ricco bottino con molti prigionieri. Assale Taddeo dal Verme, che con 300 lance sta scortando 200 carri di vettovaglie da Mestre a Vigodarzere: i veneziani sono battuti ed il dal Verme si arrende nelle sue  mani. Entra, infine, in Padova con i prigionieri ed un bottino valutato sui 40000 ducati.

Ott. 

 

 

 

 

 

Veneto

Riprende vigorosamente l’assedio di Rovigo con Francesco Novello da Carrara; si accampa nel borgo di San Bartolomeo ed in quello delle Fornaci vicino all’Adige. E’ dato l’assalto generale. In breve tempo deve allontanarsi dal campo perché affetto da una forte febbre; anche il suocero abbandona le operazioni in seguito alle ferite   causate da un sasso staccato da un colpo di bombarda. All’assedio di Rovigo resta il solo Manfredo da Barbiano perché il padre Alberico è stato richiamato nel regno di Napoli.

Nov. 

 

 

 

 

 

Emilia

I veneziani danno alle fiamme Comacchio ed espugnano il castello di Sant’Alberto. Niccolò d’Este si porta ad Argenta, vi arma una flotta di 16 galeoni ed altri navigli e si avvia con Uguccione Contrari (che lo segue da terra con 700 cavalli) al recupero della fortezza sul Po. E’ respinto con la perdita di numerose navi; si ritira ad Argenta ed i veneziani occupano anche la bastia del Zaniolo/Genivolo.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

Consegna ai pontifici Crevalcore.

1405 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Recupera Ariano Polesine; giunge a Massa Fiscaglia e protegge il passo di Tieni.

Feb. 

 

 

 

 

 

Veneto

Con Uguccione Contrari e Filippo da Pisa sconfigge Giovanni da Tossignano,  costretto a fuggire sulle galee di Giovanni Barbo: nello scontro è ferito il Contrari e sono   catturati tre connestabili di fanteria. Niccolò d’Este è attaccato dai Gonzaga;  deve lasciare in fretta e furia il Polesine.

Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

Capitola con i veneziani anche a causa della carestia che ha colpito i suoi territori.

Apr. 

 

 

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia e vi è accolto con grandi onori: abbandona i carraresi alla loro sorte.  Deve cedere ai eveneziani il  Polesine con Camponovo, San Martino di Venezze, Sant’Alberto e Castelguglielmo.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna con Carlo Malatesta, per trovare un accordo tra l’antipapa ed Alberico da Barbiano.

Sett. 

 

 

 

 

 

Romagna

Si fa promotore di una tregua di quindici giorni tra Manfredo da Barbiano e Paolo Orsini.

1406 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ago. 

 

 

 

 

 

 

 

Viene considerato alleato dello stato della Chiesa in occasione di una pace stipulata tra i pontifici ed il re di Napoli.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

Trascorre il giorno di Natale a Parma per il battesimo di un figlio di Ottobono Terzi.

1407 

 

 

 

 

 

 

 

 
Sett. 

 

 

 

 

 

 

 

Persuade Gabrino Fondulo, signore di Cremona, a rappacificarsi con la vedova di Ugolino Cavalcabò signora di Viadana.

Ott. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ha un debito complessivo verso la Serenissima di 126679 ducati che si impegna a rimborsare in rate mensili di 1000 ducati a partire dal successivo gennaio.

1408 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Accoglie in Ferrara Alfonso del Portogallo reduce dalla Terrasasanta.

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Il cardinale Cossa tenta inutilmente a Poggio Renatico di riconciliarlo con Ottobono Terzi.

Mag.FerraraParma 

 

Emilia

Si allea con i Visconti, con il signore di Brescia Pandolfo Malatesta e con quello di Cremona (il Fondulo) per combattere assieme Ottobono Terzi che continua a devastare il modenese.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

E’ a Bondeno; è raggiunto a Navicello da Muzio Attendolo Sforza; si dirige a Modena con 600 cavalli, seguito daUguccione Contrari, da Filippo da Pisa, da Ludovico di San Bonifacio, da Roberto da Tossignano, da Gherardo e Feltrino Boiardi, da Alberico da Zagonara, da Niccolò degli Obizzi e da Nanne Strozzi. Ricevuta in tale località l’atto di sottomissione di Obizzo da Montegarulli, provoca invano a battaglia Ottobono Terzi a Reggio Emilia; lascia al governo di Modena Filippo da Pisa e ritorna a Ferrara.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia

Riceve a Ferrara Carlo Malatesta.

Nov. 

 

 

 

 

 

Romagna ed Emilia

Acquista da Ludovico da Zagonara la rocca di Conselice. A Ferrara ospita Polissena da San Severino, moglie di Andrea Malatesta, che da Venezia si sta volgendo a Cesena.

1409 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Partecipa ad un consiglio di guerra a Finale Emilia con Pandolfo ed Andrea Malatesta: argomento, la conduzione della guerra in corso; riconosce come legittimo pontefice l’ antipapa Alessandro V.  Si reca a Pianoro ad ossequiarlo.

Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna con Pandolfo Malatesta ed il cardinale Cossa, sempre per discutere sulla guerra in corso contro Ottobono Terzi.

Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

L’antipapa gli conferisce l’ordine della Rosa d’Oro. Niccolò d’Este espugna Dinazzano, che appartiene a Carlo da Fogliano alleato di Ottobono Terzi.  Fa dare alle fiamme la località.

Mag. giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Dopo molte scaramucce e depredazioni da una parte come dall’altra Ottobono Terzi chiede di parlamentare con Niccolò d’Este in un luogo posto sulla strada tra Reggio Emilia e Rubiera: si reca al colloquio accompagnato da Uguccione Contrari, da Muzio Attendolo Sforza  e da 100 cavalli; Ottobono Terzi si presenta, invece, con il figlio Niccolò, il fratello Jacopo, Carlo da  Fogliano e 90 cavalli. Appena si trovano vicini al Terzi lo Sforza e Micheletto Attendolo uccidono il signore di Parma; altri uomini d’arme che  sono loro accanto fanno 35 prigionieri con Guido Torelli; fra gli estensi è ucciso Alidosio Forzaté. Niccolò d’Este ritorna a Bologna per i funerali dell’ antipapa Alessandro V.  Ha l’incarico di sorvegliare i lavori del conclave che si concludono con l’elezione del cardinale Baldassare Cossa  (l’antipapa Giovanni XXIII). Ritorna al campo ed assale le terre dei da  Fogliano; ottiene la resa delle rocche di Dinazzano e di Salvaterra, giunge a Muzzadella ed assale in Guardasone Jacopo Terzi. Invia presidi a San Polo d’Enza ed a Montechiarugolo per raccogliervi vettovaglie; si ferma a Panocchia per sei giorni. I veneziani si sono infatti frapposti al proseguimento delle operazioni perché hanno preso in protezione i Terzi. Durante le trattative Niccolò d’Este impedisce che il parmense sia saccheggiato; si sposta, successivamente, all’assedio di Reggio Emilia e si acquartiera a San Maurizio. Con la caduta di Guardasone marcia deciso su Parma. Simone ed Alberto da Canossa gli si arrendono con quattro castelli, fra i quali vi sono Canossa e Gesso. Lo raggiunge l’ambasciatore veneziano Francesco Foscari; Niccolò d’Este assale Parma e toglie l’acqua alla città: Giberto, Giovanni e Martino di San Vitale inducono gli abitanti a ribellarsi ai Terzi ed a darsi in sua signoria. L’Este penetra in Parma per la Porta di San Michele, si ferma al vescovado ed indice un consiglio generale; fa assediare da Uguccione Contrari la cittadella in cui si è rinchiuso Jacopo Terzi. Dopo quattro giorni si impadronisce anche Reggio Emilia la cui cittadella gli si arrende in breve tempo.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Conquista a Parma il castello di Porta Nuova e Madregolo con le bombarde. A Ferrara.

Ago. sett. 

 

 

 

 

 

Marche  Romagna  Lombardia

Con Feltrino Boiardi si reca in pellegrinaggio al santuario di Loreto. Si incontra a Cesena con i signori di Imola, di Forlì e di Faenza e gli ambasciatori veneziani per trattare i termini di una riconciliazione tra Carlo Malatesta, che appoggia il papa Gregorio XII, e l’antipapa Giovanni XXIII. E’ segnalato a Mantova per presenziare alle nozze di Gian Francesco Gonzaga con una figlia di Andrea Malatesta.

1410 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si reca di notte nella chiesa di San Romano a Ferrara e fa disseppellire una cassetta di piombo che contiene le ossa del santo: questa viene portata in processione in città.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Accoglie a Ferrara Filippo Scolari, ambasciatore dell’imperatore Sigismondo d’Ungheria.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna allorché Giovanni XXIII nomina Uguccione Contrari Gonfaloniere dello stato della Chiesa e capitano generale.

1411 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna con Luigi d’Angiò e Paolo Orsini.

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Sempre a Bologna;  accompagna l’antipapa per un lungo tratto di strada verso Firenze.

Mag.FerraraForlì 

 

Romagna

Assedia Forlì con Guido Torelli; penetra nella città e ne è proclamato signore.

Giu. 

 

 

 

 

 

Romagna

E’ costretto a restituire Forlì a Giorgio Ordelaffi su pressione dell’ antipapa. Ottiene dai bolognesi Nonantola per l’aiuto loro prestato a San Giovanni in Persiceto contro Carlo e Pandolfo Malatesta; raggiunge presto un accordo anche con costoro su intermediazione di fiorentini e veneziani.

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si offre di servire i veneziani contro l’imperatore Sigismondo d’Ungheria con 300 lance.  Viene esonerato dalla Camera Apostolica dal pagamento del censo.

1412 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ott. 

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze;  è alloggiato nelle case degli Alberti.

1413 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr. lug. 

 

 

 

 

 

Veneto Croazia Grecia Cipro  Israele Emilia

Su consiglio della sua amante Stella dei Tolomei parte da Venezia per un pellegrinaggio a Gerusalemme: lo accompagnano 52 persone tutte vestite di nero con una croce rossa sul petto: nel viaggio tocca Pola, Zara, di cui è capitano Taddeo d’Este, Corfù, Modone, Stampalia, Rodi e Cipro. Sbarca a Zaffo ed al Santo Sepolcro arma cavalieri alcuni del suo seguito come Pietro dei Rossi, Alberto del Sale, Francesco da Roma, Feltrino Boiardi e Tommaso Contrari. A Gerusalemme trascorre diverse notti in preghiera, coricato sul pavimento, le braccia allargate in croce. Sul Golgota Alberto del Sale gli calza uno sperone d’oro al piede sinistro; Niccolò d’Este, infatti, si riserva di indossare l’altro relativo al piede destro dopo un pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella. Di seguito giunge a Betlemme e si imbarca nuovamente a Zaffo: rivela la sua identità a Cipro, punta su Nicosia per rendere omaggio al re Giacomo di Lusignano e vi incontra  il bailo veneziano Marco Giustinian. A luglio rientra a Ferrara. Durante la sua assenza, a giugno, il re di Napoli Ladislao d’Angiò lo ha nominato capitano generale contro i fiorentini e le truppe  dell’ antipapa; gli è riconosciuto   uno stipendio di 30000/36000 fiorini e gli è inviato il bastone di capitano generale. Nell’ occasione Uguccione Contrari nomina come fiduciario a firmare l’atto Giovanni da Ferrara.

Ott. 

 

 

 

500 lance e 300 cavalliEmilia

Rifiuta l’incarico su pressione di Giovanni XXIII;  si tiene il denaro inviatogli a titolo di prestanza (22800 fiorini). Accetta, invece, di passare agli stipendi dei fiorentini contro il medesimo re di Napoli per un anno di ferma ed uno di beneplacito. Il re di Napoli invia a Ferrara Monaco d’Anna per esigere la restituzione della somma fatta avere a Niccolò d’Este.

Nov. 

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze per incontrarvi Giovanni XXIII.

1414 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

Riceve a Ferrara l’antipapa; lo accompagna con Uguccione Contrari al monastero di Sant’ Antonio;  conduce la mula dell’ antipapa fino all’ ingresso nel vescovado.

Mar.EmiliaSu pressione dei veneziani restituisce a Ladislao d’Angiò la somma ricevuta a suo tempo a titolo di prestanza. A luglio sarà, pertanto,  compreso nella pace stipulata tra il re di Napoli, l’antipapa ed i fiorentini.
Giu. sett. 

 

 

 

 

 

Marche Lombardia Emilia Liguria Spagna Francia Piemonte ed Emilia

Compie un altro pellegrinaggio a Loreto; rientra a Ferrara, prende la strada di Mantova e di Parma e, sempre vestito da pellegrino con 23 compagni, prosegue per gli Appennini; tocca Fornovo, Borgo Val di Taro e si imbarca a Genova per la Spagna. Visita il santuario di San Giacomo di Compostella; sulla via del ritorno sosta nel Delfinato a Sant’Antonio di Vienne;  si dirige a Parigi dove si incontra con il re di Francia. Raggiunge il santuario di Mont-Saint-Michel. Tocca ancora Sant’Antonio di Vienne, arriva nei pressi di Mondovì al castelletto di San Giacomo dove è catturato a tradimento da Manfredo del Carretto, marchese di Ceva.  Il del Carretto cerca di venderlo al duca di Milano per 10000 oppure per 40000 ducati; Filippo Maria Visconti si rifiuta;  gli è allora imposta una taglia di 11000 ducati ed il pagamento di una ricca veste per la moglie del marchese. Interviene il re di Francia che impone al suo feudatario il conte Amedeo di Savoia di risolvere la questione alla radice. Costui attacca il marchese di Ceva, gli spiana il castello, lo cattura e lo fa decapitare. Niccolò d’Este continua il suo viaggio per il saluzzese, perviene a Savona e da qui raggiunge in incognito Genova. Ad ottobre è segnalato Parma; nella città  è alloggiato nel vescovado. A luglio è compreso tra i collegati dei fiorentini in occasione della pace stipulata da questi ultimi con Ladislao d’Angiò.

…………..FerraraCanossa 

 

Emilia

Toglie Castelnuovo e Felino a Bonifacio da Canossa.

1415FerraraMilano 

 

 

 

 
1416 

 

 

 

 

 

 

 

 
Lug. 

 

 

 

 

 

 

 

Firma con il duca di Milano una tregua di due anni. Nello stesso anno muore la prima moglie Gigliola da Carrara.

1417 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna. Si impegna a fare avere al comune San Giovanni in Persiceto.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Cede San Giovanni in Persiceto ai bolognesi in cambio di 24000 fiorini.

1418 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr. 

 

 

 

 

 

Romagna

Si reca a Ravenna.

1419 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ospita a Ferrara il papa Martino V, reduce dal concilio di Costanza.

1420 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mag.FerraraBologna 

 

Emilia

Affianca i pontifici nella guerra contro Bologna.

Nov. 

 

 

 

 

 

 

 

A Rocca delle Caminate, per una partita di caccia bandita da Pandolfo Malatesta.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Raggiunge Milano dove è ricevuto con grandi attestazioni onorifiche.

1421 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Filippo Maria Visconti gli dona Scandiano, Castellarano, Roteglia e San Martino in Rio.

Feb. 

 

 

 

 

 

 

 

Si propone come mediatore fra veneziani e viscontei.

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Consegna Parma e Colorno al duca di Milano dopo lunghe trattative; mantiene, al contrario, Reggio Emilia;  gli è consegnata la somma di 28000 fiorini.

………….. 

 

 

 

 

 

Romagna

Ottiene il vicariato di Argenta dall’ arcivescovo di Ravenna dietro un censo annuo di 200 ducati. Per estinguere il suo debito verso Venezia, salito ora a 166000 ducati, si offre, tramite Uguccione Contrari, agli stipendi della Serenissima con un soldo di 12000 ducati l’anno da scontare sulla cifra da lui dovuta: la proposta viene rifiutata.

1423 

 

 

 

 

 

 

 

Si riavvicina a Filippo Maria Visconti che gli concede il castello di Lugo; alla morte di Giorgio Ordelaffi chiede la guardia di Forlì e la tutela del figlio Teobaldo. Viene raggiunto da Guido Torelli che si sposta nell’ imolese per affrontarvi Ludovico Alidosi.

1424 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

 

 

Si incontra con gli ambasciatori fiorentini Rinaldo degli Albizzi, Giuliano Davanzati e Vieri Guadagni: si pone  come mediatore di pace fra la repubblica ed i Visconti.

Apr. 

 

 

 

 

 

Veneto

Ad Abano Terme per curarsi; si incontra con Rinaldo degli Albizzi.

1425 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

E’ informato da un servitore che la moglie Parisina Malatesta lo tradisce con il figlio naturale Ugo. Fa praticare un foro sul soffitto della stanza in cui si incontrano i due amanti, grazie al quale con un sistema di specchi si può vedere tutto ciò che accade nella camera sottostante. Fa  arrestare il figlio e la moglie con Aldobrandino Rangoni ed alcune cameriere; vi è  un frettoloso processo al cui termine tutti sono condannati alla decapitazione nonostante il parere contrario dei suoi consiglieri Uguccione Contrari ed Alberto del Sale. Tutti sono sepolti nottetempo nella chiesa di San Francesco. Ipocritamente Niccolò d’Este ordina che alle adultere della città sia riservata la stessa sorte di Parisina.

1426 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Romagna

Fa costruire una bastia a Lugo.

Mar.FirenzeMilanoCapitano g.le 500 lanceEmilia

A Ferrara nel vescovado:  a metà mese gli sono consegnate le insegne del comando dal commissario Palla Stozzi; lo stesso giorno Antonio Contarini e Fantino Michiel gli fanno avere per conto dei veneziani lo stendardo di San Marco. Al suo comando militano 3000 lance e 600 fanti.

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Entra nel parmense e dalle rive del Po facilita il passaggio di una flotta veneziana, capitanata da Francesco Bembo, diretta a molestare il cremonese.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si accampa a San Cesario sul Panaro, Spilamberto e Vignola con l’obiettivo di opporsi a Guido Torelli, a Carlo Malatesta ed a Angelo della Pergola che provengono dalla Romagna con 4000 cavalli e 1000 fanti per rientrare in Lombardia. E’ informato da un fante di Taliano Furlano, il Belacqua, che i viscontei si sono attestati sulle rive del Panaro; nonostante ciò tiene un comportamento ambiguo, non mette all’erta i suoi uomini e permette agli avversari di attraversare il fiume a Vignola senza ostacoli. Viene sospettato di connivenza con i Visconti.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia

Riceve a Ferrara il nuovo legato pontificio, il cardinale Niccolò Albergati.

1427 

 

 

 

1200 cavalli 

 

 
1429 

 

 

 

 

 

 

 

 
Sett. 

 

 

 

 

 

Romagna

A Rimini, per i funerali di Carlo Malatesta.

Dic. 

 

 

 

 

 

 

 

Pervengono nelle sue mani alcuni castelli della Garfagnana, quali Castelnuovo di Garfagnana, Gallicano, Trassilico, Cascio, Perpoli, Molazzana, Lupinaia, Verni, Cardoso e Bolognana. Nell’ anno si sposa con Ricciarda di Saluzzo, figlia del marchese Tommaso.

1430 

 

 

 

 

 

 

 

Si mantiene neutrale nella guerra fra veneziani e ducali anche se permette al figlio Borso di militare al soldo della Serenissima con una condotta di 200 lance.

1431 

 

 

 

 

 

 

 

Gli è concesso dal re di Francia Carlo VII la possibilità di inserire nel suo stemma i gigli d’oro in campo azzurro.

1432 

 

 

 

 

 

 

 

 
Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Viene investito a Parma dall’ imperatore Sigismondo d’Ungheria di Castelnuovo di  Garfagnana, di Gallicano, di San Pellegrino, nonché di Bar nelle Ardenne.

1433 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr. mag. 

 

 

 

 

 

 

 

Con il marchese Ludovico di Saluzzo è autore di un compromesso fra veneziani e viscontei.  A maggio è firmato a Ferrara il trattato di pace.

Giu. 

 

 

 

 

 

Francia

Visita il feudo di Bar.

Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia

Accoglie a Ferrara l’imperatore Sigismondo d’Ungheria che arma cavalieri i figli e lo infeuda di 25 castelli posti nel modenese e nel reggiano (Garfagnana compresa).

Dic. 

 

 

 

 

 

Emilia

Fa incarcerare per tentata ribellione il proprio segretario Giacomo Giglioli ed il figlio di quest’ultimo Gigliolo, capitano di Reggio Emilia. L’accuusa è quella di  avere espresso un’energica disapprovazione circa la successione del figlio Leonello rispetto a Borso: entrambi saranno  condannati a morte nel successivo gennaio ed i loro beni (il cui valore è di 200000 ducati) saranno confiscati; analoga sorte spetta a Niccolò ed a Marchesino Bergamino.

1434 

 

 

 

 

 

 

 

 
Giu. 

 

 

 

 

 

Francia

In pellegrinaggio nel Delfinato a Sant’Antonio di Vienne.

1436 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr.MarcheE’ segnalato nelle Marche. Si incontra ad Osimo con Alessandro Sforza.
Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si reca a Bologna a rendere atto di omaggio al papa Eugenio IV: ottiene in feudo i castelli di Lugo (dietro l’esborso di 14000 ducati e di 100 moggia di frumento), di  Massa Lombarda e di Zagonara; nella città è alloggiato nel palazzo di Girolamo Bolognani, nella strada di San Stefano.

1437 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ospita a Ferrara il pontefice.

Apr. 

 

 

 

 

 

Marche

Tocca Fano (accoltovi da Sigismondo Pandolfo Malatesta);  è diretto al santuario di Loreto dove viene accolto da Alessandro Sforza.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ospita a Ferrara Gian Francesco Gonzaga allorché il marchese di Mantova si accorda con il duca di Milano ai danni dei veneziani: promette di impedire il passo alla flotta della Serenissima nel caso che questa avanzi sul Po.

Ago. 

 

 

 

 

 

 

 

Invia Uguccione Contrari a Venezia.

1438 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

Giungono a Ferrara anche l’imperatore ed il patriarca di Costantinopoli per i primi lavori del concilio generale della Chiesa indetto da Eugenio IV.

Ago. 

 

 

 

 

 

Emilia

Pur di averlo proprio alleato i veneziani gli restituiscono il Polesine con Rovigo, Camponovo, Castelguglielmo e San Martino di Venezze; gli è pure abbonata parte del debito.

1439 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia e Toscana

Il concilio è trasferito a Firenze anche perché Niccolò d’Este non riesce più a far fronte alle spese; scorta Eugenio IV fino a tale città per evitare le insidie di Niccolò Piccinino. Transita per Finale Emilia, Modena ed il Frignano.

Feb.Venezia FirenzeMilano3000 cavalli e 1000 fantiEmilia

Il costo della sua nuova condotta è coperto per i due-terzi dai veneziani. In tempo di guerra gli è riconosciuta una provvigione mensile di 1000 ducati, una prestanza di 30 ducati per lancia per 2000 cavalli e di 50 ducati per gli altri 1000; in tempo di pace la condotta scende a 1000 cavalli ed a 300 fanti: il contratto è stipulato a Ferrara nelle sale del Palazzo Ducale.

Mar. 

 

 

 

 

 

Emilia

Riceve a Ferrara l’imperatore di Costantinopoli.

Apr. 

 

 

 

 

 

Toscana

Transita per Siena nel recarsi a Bagni di Petriolo.

1440 

 

 

 

 

 

 

 

 
………….. 

 

 

 

 

 

Toscana

Accompagna fino a Modena ed a Firenze il pontefice.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

Accoglie la figlia del marchese di Saluzzo, di passaggio per Ferrara e diretta a Cipro per sposarsi con il re.

Sett. 

 

 

 

 

 

Romagna

Acquista per 11000 ducati da Eugenio IV, tramite il patriarca Ludovico Scarampo, Bagnacavallo e Massa Lombarda che sono state appena conquistate da Francesco Sforza a Guidantonio Manfredi.

1441 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

Accompagna da Ferrara a Milano Bianca Maria Visconti che deve sposarsi con Francesco Sforza; le trattative falliscono per cui rientra con la donna nella sua città. Le nozze, alfine, saranno celebrate nel successivo novembre alla conclusione della pace di Cavriana. Niccolò d’Este è nominato da Filippo Maria Visconti governatore del ducato; vi si dirige con Uguccione Contrari  lasciando il marchesato nelle mani del figlio Leonello.

Sett. 

 

 

 

 

 

Romagna

Visita Lugo e Bagnacavallo.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene assalito da un’improvvisa malattia che lo porta a rapida morte a Milano, tanto che si parla, verosimilmente, di veleno fattogli propinare da Francesco Sforza. Secondo la sua volontà, è sepolto, nudo, a Ferrara nella chiesa di Santa Maria degli Angeli senza alcuna pompa. Lascia quattro figli legittimi e ventidue naturali. Due decenni dopo la sua morte gli estensi faranno erigere da un artista fiorentino, Antonio di Cristofano, allievo del Brunelleschi, una statua equestre di bronzo che lo raffigura. La statua è originariamente posta nel mezzo della piazza della cattedrale; in un secondo momento sarà trasportata a lato dell’ ingresso principale del palazzo estense. Il monumento sarà distrutto nel 1796. Ricordato in alcune novelle di Matteo Bandello.

 CITAZIONI

“Fu Niccolò huomo..daggio, prudente, magnanimo, di grand’ingegno. A cui altra cosa non parea mancare, eccetto le lettere.” ALBERTI

“Fu di natura formato di quello aspetto, e habito di volto, che tra gli armati fosse molto honorato, e fra senatori pacifici mostrasse anchora gravità regia, e persona molto riposata, e civile.” GIRALDI

“Riuscì Nicolò..savio, magnanimo, prudente, e di grande ingegno, a cui altro non pareva mancasse che le lettere.” LOSCHI

“Formato dalla natura con doni eccellenti per la robustezza della persona quadrata, rispondente a ben proportionata costruttura di capo, che in fronte grave e serena haveva occhi ridenti e moderati di non mediocre possanza: sì come anche nel ragionare e nel conversare molto potea con la facondia e con le grate maniere: formato ancora da propria virtù, acquistate non meno per diligenza indefessa, che per beneficio di lunga esperienza.” PIGNA

“La sua inclinazione agli amori era proverbiale e, se Matteo Bandello in una delle sue novelle riferisce il detto popolare a Ferrara che “dietro il fiume Po, trecento figli del Marchese Nicolò hanno tirato l’altana delle navi” alludendo ai suoi svaghi villerecci e plebei, altra cantilena ferrarese era che “di qua e di là dal Po sono tutti figli di Nicolò” ed il cronista Caleppini, il quale gli attribuisce la bella cifra di “octocento donzele”, illustra l’irrefrenabile successo del marchese con le dame francesi, quando Nicolò nel 1414 compì un pellegrinaggio all’Abbazia di Sant’Antonio di Vienne nel Delfinato:             Quando questo signore zunse in la Franza/ le donne vedendo pur el signor zentile/ più se inamorava de lui cha de li mariti,/ e da quelli baroni gli era fati grandi inviti….Se l’abilità di Nicolò consistette soprattutto nell’opera di mediatore fra le maggiori potenze italiane in lotta fra di loro e se il suo equilibrio si manifestò nel sapersi a tempo liberare dai pericolosi disegni di guerre rovinose combattute in vista di molto ipotetiche conquiste, alcune manovre ben congegnate gli fruttarono non trascurabili espansioni territoriali. Nel 1430 la Garfagnana, per evitare l’invasione fiorentina si consegna a Nicolò, il quale se ne farà investire dall’imperatore Sigismondo, quando tre anni dopo passerà da Ferrara: si tratta di una regione montuosa, scarsamente produttiva, ma per gli Estensi significa una porta aperta verso il Tirreno e verso la Toscana. Con l’esborso di somme di denaro vengono acquisiti al dominio estense anche i territori romagnoli di Lugo, Bagnacavallo e Massalombarda. E quando nel 1440 il figlio Borso d’Este passa dal servizio nell’esercito veneziano a quello del duca di Milano con un voltafaccia chiaramente consigliato dal padre nonostante le ipocrite dichiarazioni di costui alla Serenissima (Nicolò arriva a togliere la propria grazia al figlio ed a fingersi malato per tanto dolore), si aggiungono alcuni grossi feudi come Crema, Novara e Castelnuovo di Tortona.” CHIAPPINI

Per l’uccisione di Ottobono Terzi, dall'”Orlando Furioso”. “Tardi di questo s’avvedrò il Terzo Otto,/ E di Reggio e di Parma aspro titanno;/ Ché da costui (Niccolò d’Este) spogliato a un tempo fia/ E del dominio e de la vita ria.” ARIOSTO

“Fu questo Capitano eminente, non solo nel valor militare, ma in ogni altra parte degna di principe. Seppe maneggiar le guerre: ma, nel trattar anche le paci, e compor l’altrui differenze, hebbe maravigliosa destrezza e felicità. Amò singolarmente gli huomini dotti: e tenne appresso di sé con premi e honori grandi i più famosi di quel secolo in tutte le professioni..Era di giusta e quadrata statura, di carnagione bianca, di occhi azzurri e capelli neri.” ROSCIO

“Fu Nicolò huomo saggio, prudente, magnanimo e di grand’ingegno. A cui altra cosa non parea mancare, eccetto le lettere.” SANSOVINO

“Fu in pace e in guerra eccellente principe.” TARCAGNOTA

“Principe di gran senno e di cuor generoso.” G. BONOLI

“Affidato in gioventù dal padre Alberto alla tutela e all’ insegnamento del celebre letterato Donato Albenzani, l’Este non divenne propriamente un principe umanista, e la sua cultura rimase ad un livello, secondo i canoni correnti, assai superficiale. E tuttavia provvedimenti quali la riapertura dell’università di Ferrara, la fondazione di quella di Parma, l’ordinamento della biblioteca marchionale, l’ospitalità prestata a prestigiosi uomini di scienza denotano una particolare sensibilità intellettuale..In Fiandra l’Este scritturò cantori, ma protesse ogni genere di arte e di industria: orologeria, oreficeria, ricamo, arazzeria, miniatura, musica. Chiamò dalla Toscana i miniatori Giovanni Falconi e Iacopino d’Arezzo, a Verona contattò il Pisanello;..stipendiò artisti fiamminghi per la tessitura di arazzi. Realizzò in tutto il dominio, e soprattutto a Ferrara, castelli, chiese, palazzi – tra tutti  basta citare quello di Belriguardo – ponti…La misteriosa – e brusca  scomparsa dell’Este privò la scena italiana di uno dei suoi più brillanti protagonisti. Nel corso della sua lunga esperienza di governo egli seppe superare gravissime difficoltà sul piano interno, con un potere che gli fu duramente contestato; ma soprattutto riuscì, in una situazione politica generale assai movimentata, caratterizzata dalla formazione e crescita di aggregazioni statali più vaste, gli stati regionali, a garantire la sopravvivenza della signoria.” MENNITI IPPOLITO

“Vir pinguis, laetus, voluptati deditus..concubinas habuit multas ex quibus liberos plurimos suscepit.” PICCOLOMINI

“Illustrem, cujus egregia virtus magnus in rebus bello et pace claruit.” CRIVELLI

“D’imponente aspetto, talvolta magnanimo, tal’altra crudele, astuto e bonario; Niccolò III seppe guadagnarsi rispetto e considerazione da ognuno, tanto che nel suo lungo regno fu designato più volte a trattare alleanze e negoziati di pace.” FRANCIOSI

“Né peggiore né migliore di tanti altri Niccolò ha i vizi e le virtù del tempo suo. Principe colto e raffinato, protettore di artisti e di letterati, amante del lusso, delle feste, delle gaie radunanze, volle essere il principe della pace, ed è veramente l’iniziatore della grandezza della sua casa.” NISSIM ROSSI

“Fu Niccolò principe giusto et amato perfettamente dal popolo.” SARDI

“Uomo..prudente, pacifico e savio, sensibile alle piaghe e alle miserie cagionate all’Italia dalle matte e ambiziose voglie dei principi e sudditi.” BASSETTI