MUZIO ATTENDOLO SFORZA Di Cotignola

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Condottieri di ventura

1843      MUZIO ATTENDOLO SFORZA  (Giacomo Attendolo) Di Cotignola. Conte di Serracapriola, barone di Torremaggiore. Signore di Chiusi,Bagno Vignoni, Benevento, Acerra, Manfredonia, Montecchio Emilia, Orbetello, Troia, Vasto, San Severo, Foggia, Serracapriola, Apice, Tito, Satriano, Montella, Savignano Irpino, Pietra Montecorvino, Maiori, Apricena, Lesina, Biccari, Orsara, Montecorvino, Torremaggiore, San Bartolomeo in Galdo, Castelluccio, Montenero, Acquapendente, Proceno, San Lorenzo Nuovo, Barletta, Trani. Padre di Francesco, Alessandro, Giovanni, Leone, Bosio; fratello di Bosio, Bartolo e Francesco; zio di Foschino e Marco; suocero di Ardizzone da Carrara e di Leonetto da San Severino.  Barbiano.

1369 (maggio) – 1424 (gennaio)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………. 

 

 

 

 

 

Romagna

Nasce nella famiglia influente e guerriera degli Attendolo, esponenti di un ricco ceto medio rurale, rivali della nobile famiglia dei Pasolini cui spesso contendono il predominio in Cotignola.

1382Comp. ventura 

 

 

 

Marche

Scappa di casa a tredici anni per divenire paggio di uno dei cavalieri che militano sotto Boldrino da Panicale, Scorruccio da Spoleto. Milita al suo servizio come saccomanno per due anni: altri due li trascorre come uomo d’arme sempre nella compagnia del Panicale. La leggenda parla, al contrario, di Muzio come di un giovane contadino che abbandona il lavoro dei campi dopo avere lanciato la zappa contro una quercia: lo strumento resta conficcato per cui si unisce con i soldati del Panicale con altri dodici compagni.

1385/ 86

 

Comp. ventura 

 

9 cavalliRomagna

Uccide un caposquadra di Boldrino da Panicale; è così costretto ad abbandonare la compagnia di quest’ultimo ed a rientrare a Cotignola. Nell’ occasione il padre gli regala quattro cavalcature da guerra con le relative bardature. Con il suo permesso entra nella compagnia di Guido d’Asciano prima e di Alberico da Barbiano poi, condottieri che lo raffinano nell’uso delle armi e nella tecnica militare. Al comando iniziale di quattro cavalli  presto se ne aggiungono al suo seguito altri cinque. Nel medesimo periodo nella compagnia sono presenti anche Braccio di Montone, il Tarantola, lo Scorpione e Giannino da Lugo con i quali Muzio Attendolo Sforza litigherà per la divisione di un bottino nonostante che in precedenza abbia avuto quanto di sua competenza. E’ chiamato Sforza, cioé il forte, il virile. Entra in amicizia con Braccio di Montone  condividendo con tale condottiero i colori della divisa, seppure alternati.

1388 

 

 

 

 

 

 

 

 
InvernoGuerra privataPasolini 

 

Romagna

Ritorna a Cotignola per trovare il padre ed i congiunti che sono in lotta con i Pasolini. Il fratello Bartolo vuole sposarsi con una donna di Cotignola di nome Giovanna; costei viene rapita da Martino Pasolini. Gli avversari uccidono a tradimento i fratelli Matteo e Tonduzzo ed egli stesso è ferito in uno scontro. Muzio Attendolo Sforza, alla testa di dieci lance, assale i rivali in Granarolo e li costringe a più miti consigli. Anni dopo verrà a trovarlo senza salvacondotto, al campo sotto Pisa, Martino Pasolini che gli chiederà di essere perdonato o ucciso. Lo Sforza lo farà alzare e lo rimprovererà amabilmente di essersi recato da lui senza alcuna sinecura, non tanto per timore nei suoi confronti quanto per l’odio che gli portano tuttora i congiunti Bosio, Lorenzo e Micheletto Attendolo.

Apr.Ferrara 

 

15 lanceEmilia

Forma con Lorenzo  Attendolo una compagnia di quindici lance e passa al soldo di Alberto d’Este: è seguito a Ferrara da Bosio e da Micheletto Attendolo. Rimane al servizio degli estensi per quattro anni.

1392 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mar.NapoliAngiò15 lanceRegno di Napoli

Ritorna con Lorenzo Attendolo agli stipendi di Alberico da Barbiano; combatte per Carlo di Durazzo contro Luigi d’Angiò.

1396 

 

 

 

 

 

 

 

Altri quattro anni ancora e si trasferisce, sempre con Lorenzo Attendolo, nella  compagnia di Ceccolo Broglia.

1398 

 

 

 

 

 

 

 

 
Sett.ChiesaPerugia200 cavalliUmbria

Ceccolo Broglia gli affida il comando di 200 cavalli (una compagnia di lance spezzate per altre fonti). Si trova sotto Assisi allorché Ceccolino dei Michelotti è scacciato da Perugia con i raspanti da Pandolfo Baglioni e dal partito nobiliare. Muzio Attendolo Sforza ottiene licenza dal Broglia, si reca nella città con Petrino da Tortona e vi sostiene la causa dei raspanti.

Ott.PerugiaMilano100 lanceUmbria

Forma con Petrino da Tortona una compagnia di 100 lance;  lotta per i perugini per due anni contro i viscontei.

…………. 

 

 

 

 

 

 

 

Respinge i viscontei ed infligge loro gravi perdite guadagnandosi il diritto ad un sostanzioso soprassoldo; gli è concessa la cittadinanza della città e gli sono donati dal comune alcuni vasi d’argento di grandissimo valore.

1400 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen.MilanoFirenze100 lanceUmbria

Perugia si dà in obbedienza al duca di Milano Gian Galeazzo Visconti; Muzio Attendolo Sforza passa al soldo di quest’ultimo con Petrino da Tortona.

………….FirenzeMilano50 lanceToscana

Il suo collega Petrino da Tortona lo accusa di essere fautore della causa guelfa di fronte ai viscontei: Muzio Attendolo Sforza, licenziato, fugge in Toscana con metà compagnia e prende servizio per i fiorentini. E’ assoldato per un anno.

1401 

 

 

 

 

 

Veneto

Riaffermato per un altro anno viene inviato nel Veneto con Baldassarre da Modena (Baldassarre Rangoni) e 200 lance per agevolare la calata in Italia di Roberto di Baviera ai danni dei viscontei. Ottiene dall’ imperatore, per lui e per tutti gli Attendolo, di aggiungere alla sua insegna un melo cotogno ed il leone rampante.

1402 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Veneto ed Emilia

Esce da Montagnana con i commissari fiorentini Rinaldo Gianfigliazzi e Filippo Corsini; contrasta i viscontei in Emilia a favore del signore di Bologna Giovanni Bentivoglio. Batte gli avversari a Massumatico.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

Muove con Giacomo da Carrara e Lancillotto Beccaria alla conquista di San Giovanni in Persiceto: a difesa della località giungono la sera Alberico da Barbiano, Facino Cane e Pandolfo Malatesta. Muzio Attendolo Sforza si scontra con quest’ultimo, i due condottieri si feriscono l’un l’altro; caduti a terra continuano il combattimento a piedi.

Giu. 

 

 

 

100 lanceEmilia

Partecipa alla battaglia di Casalecchio di Reno dove ha il comando con Fuzzolino Tedesco della prima schiera forte di 2000 cavalli. Lotta contro le truppe di Francesco Gonzaga; è sul punto di soccombere allorché interviene in suo soccorso la “Compagnia della Rosa” di Tommasino Crivelli. Spinge la sua cavalcatura contro un drappello di fuoriusciti bolognesi, scaglia una lunga lancia ed uccide un uomo di Giovanni Gozzadini. Investito da Facino Cane è sbalzato dalla sua cavalcatura rimanendo privo di sensi; è catturato dai viscontei a suo dire per colpa di Tartaglia. Nasce da tale circostanza una forte inimicizia con tale condottiero che durerà tutta la vita. Liberato da Alberico da Barbiano viene spogliato di armi e cavalcature con i suoi uomini; deve rientrare a Firenze a piedi con 300 cavalli parimenti appiedati. I fiorentini per ricompensarlo della diligenza impiegata nel riunire e nel ricondurre tali uomini gli concede una condotta di 500 cavalli.

1404 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr.Padova FerraraMilano 

 

Veneto

Combatte agli stipendi di Francesco da Carrara e del marchese di Ferrara Niccolò d’Este con i quali coopera alla conquista di Verona.

Giu.FerraraParma 

 

Emilia

Segue Uguccione Contrari alla volta di Reggio Emilia. Entra nella città ed assedia  la cittadella; giunge Ottobono Terzi e Muzio Attendolo Sforza è obbligato a ritirarsi.

Nov.FirenzeMilano 

 

Toscana

Viene inviato dai fiorentini in soccorso del cardinale Ludovico Fieschi per recuperare la parte di Pontremoli di pertinenza di quest’ultimo; respinto in un primo momento a novembre conquista la città.

1405 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ago.FirenzePisa125 lanceToscana

Affianca  Tartaglia contro Pisa.

Dic. 

 

 

 

 

 

Toscana

Gaspare dei Pazzi giunge a Radicofani; Muzio Attendolo Sforza ha l’incarico di assalire il condottiero con 600 cavalli sulla strada di Volterra. Nella città è raggiunto da Rosso dall’Aquila con 80 lance e da Pietrone da Castro con 200 fanti. Informato che anche Angelo della Pergola ha lasciato Massa per portarsi in Maremma cavalca tutta la notte per sessanta miglia con le sue genti, giunge a Suvereto ed intercetta i pisani sul Cornia mentre stanno uscendo da un bosco. Vince facilmente gli avversari inferiori di numero ed  avanzanti in modo disordinato; per altre fonti attacca il campo di Gaspare dei Pazzi di notte  cogliendolo di sorpresa nel sonno. Nelle sue mani cadono 500 cavalli con Paolo da Pisa; sfuggono alla cattura Gaspare dei Pazzi,  Cione Montanini, l’abate di San Paolo di Pisa ed il vescovo Gambacorta. Disarma i prigionieri e li lascia andare liberi sotto alcuni patti; il mattino seguente  all’alba lascia il campo e si impossessa di Castiglione della Pescaia. Vi fa entrare alcuni suoi uomini con giornee e bandiere tolte agli avversari;  nel contempo conduce un fiero attacco alla città dalla parte opposta. Castiglione della Pescaia è messa a sacco;  torna a Volterra. Si dirige successivamente a Vada con Lorenzo Attendolo ed occupa Guardistallo.

1406 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Toscana

Sempre con Lorenzo Attendolo ottiene a patti Montescudaio e Rasignano.

Feb. 

 

 

 

 

 

Toscana

Entra in Crespina ed inizia l’assedio del castello. Viene a conoscenza dalle sue spie che si stanno avvicinando alla località per sorprenderlo 400 fanti e 300 cavalli; affronta subito costoro con Antonello della Regina e li batte in poco più di un’ora: sono fatti prigionieri quasi tutti gli uomini d’arme.

Mar. mag. 

 

 

 

 

 

Toscana

Si accampa a San Piero a Grado. Cerca in un primo momento di abbassare il livello dell’Arno con l’intento di allagare Pisa;  sono costruite due forti bastie collegate da un ponte. Il manufatto, prima di essere ultimato, è distrutto da una fiumana.

Giu. sett. 

 

 

 

 

 

Toscana

I pisani assalgono la bastia costruita sulla loro sponda; Muzio Attendolo Sforza attraversa l’Arno su un piccolo battello con due soldati; è seguito da Tartaglia ed insieme respingono gli avversari. Seguita il suo attrito con tale condottiero che lo accusa, davanti alle compagnie, di avere cercato di avvelenarlo: solo la frapposizione del commissario Gino Capponi, amico di entrambi, impedisce che la situazione degeneri. L’assedio riprende con più energia; lo Sforza si colloca a Vicopisano e Tartaglia a Colognole; ottiene Ripoli, San Casciano e la torre dei Galletti nei pressi di Pisa. Giovanni Gambacorrta cerca di fare uscire dalla città le bocche inutili a causa della mancanza di vettovaglie. Chi è sorpreso uscire da Pisa viene impiccato; le donne sono marcate a fuoco con il giglio sulle guance,  oppure viene tagliato loro il naso. Di costoro nessuno può rientrare in città, nessuno si  può allontanare dalle mura; tutti  se ne devono stare fermi davanti alle mura in attesa di morire di fame.

Ott. 

 

 

 

 

 

Toscana

Continuano le sue schermaglie con  Tartaglia che si manifestano anche in occasione della resa di Pisa e della consegna da parte fiorentina di 50000 fiorini a Giovanni Gambacorta: l’uno propende per entrare nella città per la Porta dei Prati e l’altro per quella di San Marco. I fiorentini concedono a Muzio Attendolo Sforza una provvigione annua di 500 fiorini che gli sarà erogata fino al momento in cui non passerà al soldo del re di Napoli.

1407FirenzeToscanaContinuano i suoi screzi con  Tartaglia; quest’ultimo preferisce passare agli stipendi dei senesi.
1408 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr.FerraraParmaCapitano g.le 250 lanceToscana ed Emilia

Attraversa in grande pompa Firenze;  si dirige in Emilia per combattervi il signore di Parma Ottobono Terzi per conto del marchese di Ferrara Niccolò d’Este.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

Raggiunge Modena con le sue lance utilizzando una serie di accorgimenti tecnici quali improvvisi cambiamenti di strada e marce notturne per eludere le imboscate degli avversari. Ne esce per la Porta Baggiovara e fronteggia Ottobono Terzi che ha ai suoi ordini 2500 cavalli e 400 fanti. Lo mette in rotta in due ore di combattimento.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Sconfigge ancora Ottobono Terzi nei pressi di Castelponzone in uno scontro dalle fasi alterne in cui anch’egli corre il pericolo di essere ucciso. Si collega a Navicello con Niccolò d’Este ed entra con il marchese di Ferrara in Modena.

Nov. 

 

 

 

 

 

Emilia

Esce da Modena con Jaches della Mirandola e Giberto da Correggio e giunge a Correggio. Si ferma sotto la bastia del Cantone per espugnarla; attaccato da Ottobono Terzi ha la peggio e deve ripiegare su Reggiolo; anche tale centro cade nelle mani del signore di Parma. Respinto dalle bombarde è costretto a retrocedere. Invia 200 cavalli a difendere 12000 capi di bestiame che, razziati dagli estensi, sono stati condotti a Guastalla. E’ segnalato a Novi di Modena ed a Modena. I suoi cavalli vengono assaliti dagli avversari e 100 ne sono uccisi in combattimento; le prede sono recuperate dagli avversari; sono fatti prigionieri da Ottobono Terzi Lorenzo e Micheletto Attendolo e Santo Parente. I tre condottieri sforzeschi  saranno fatti torturare per mesi dal signore di Parma fino al momento in cui essi riusciranno a fuggire dalla prigione in cui sono stati rinchiusi.

1409 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Emilia

Effettua continue incursioni nel reggiano e nel parmense; con Galeazzo da Correggio toglie Dinazzano a Carlo da Fogliano;  dà la località alle fiamme.

Mag. ott. 

 

 

 

 

 

Emilia

Ottobono Terzi chiede di parlamentare con il marchese d’Este in un punto sito tra Reggio Emilia e Rubiera: Muzio Attendolo Sforza, che teme qualche insidia, colloca in un bosco vicino molti uomini armati; si dirige poi all’ appuntamento con i Lorenmzo e Micheletto Attendolo portando una pancera sotto la giornea. Quando vede avvicinarsi il rivale lo assale con Micheletto Attendolo e lo ferisce mortalmente al petto; i suoi uomini, che sono in agguato, catturano i seguaci del signore di Parma. Acquista subito per gli estensi i castelli controllati  da Carlo da Fogliano quali Montecchio Emilia, San Polo d’Enza e Traversetolo dove si imbatte in 300 cavalli di Giovanni Malvicini (ne cattura 200). A questi successi seguono la caduta di Reggio Emilia, Parma (dove colpisce con le bombarde la rocchetta del ponte di Donna Zilia e la cittadella gli è consegnata da Niccolò Terzi), Borgo San Donnino (Fidenza) ed altri trenta castelli.

Nov. 

 

 

 

 

 

Emilia

Al termine delle operazioni è infeudato di Montecchio Emilia da Niccolò d’Este.

1410 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Emilia

Gli viene concessa la cittadinanza di Parma.

Giu.AntipapaNapoli600 lanceToscana  Lazio ed Umbria

Viene arruolato per quattro mesi dal legato dell’ antipapa, il cardinale Baldassarre Cossa e dai fiorentini per combattere le truppe del re di Napoli di Ladislao d’Angiò: gli è data la facoltà di non lottare contro Niccolò d’Este e di poterlo coadiuvare in caso di sua necessità. Recupera Talamone conquistata poco prima dai napoletani; irrompe in Roma dopo avere superato le resistenze dei difensori ai Prati di Nerone. Cerca invano di prestare soccorso a Bertuccio da Corneto assediato in Castel Sant’ Angelo; a fine mese viste le difficoltà che incontra si sposta verso Monte Gentile, lascia Roma, passa sotto Monterotondo, guada il Tevere (molti sono gli annegati tra i suoi uomini) e rientra in Umbria per affrontare  Tartaglia nel todino.

Lug. 

 

 

 

 

 

Toscana

Si porta a Chiusi; Luigi d’Angiò comincia a dubitare del suo operato: l’ambasciatore fiorentino Jacopo Salviati si reca a trovarlo; Muzio Attendolo Sforza lo rassicura.

Ago. 

 

 

 

 

 

Toscana e Lazio

I fiorentini gli consegnano 18300 fiorini a Montepulciano a saldo delle paghe pregresse. Muzio Attendolo Sforza si reca a Siena e si sposa con la figlia di Cocco Salimbeni Antonia, vedova del signore di Cortona Antonio Casali, che gli porta in dote Montegiovi, Montenero, Ripa, Bagno Vignoni e Chiusi. Peggiorano intanto  i suoi rapporti con Paolo Orsini che tenta di arruolare uomini delle sue compagnie: lo abbandonano per recarsi a Narni Giovanni di Michele ed altri uomini d’arme per un totale di 100 cavalli. Lo Sforza si sposta nel reatino e vi conquista sei castelli.

Sett. 

 

 

 

 

 

Toscana e Lazio

Si trova ad Arezzo,  raggiunge Roma con Luigi d’Angiò. Nella città prende alloggio nel borgo di San Pietro con Paolo Orsini e Gentile da Monterano. E’ creditore di paghe arretrate e  la ferma è in scadenza: gli è rinnovata la condotta le cui spese sono sopportate per il 50% dall’Angiò, per il 33% dal cardinale Cossa e per il restante 17% dai fiorentini.

Ott. nov. 

 

 

 

 

 

Umbria

Si trasferisce nel todino e vi combatte  Tartaglia. Muove verso Torgiano e rimane alla difesa del centro mentre Braccio di Montone dilaga nel todino e nel ternano; a novembre attacca Perugia con il Montone e l’Orsini alla testa di 2000 cavalli e di 3000 fanti. Viene respinto dalla difesa di Tartaglia.

1411 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Toscana

Da Roma transita per Siena con Luigi d’Angiò.

Feb.Ferraradella Palude 

 

Emilia

Soccorre gli estensi contro i della Palude che hanno occupato Neviano degli Arduini; costruisce una bastia in tale località.

Mar.AntipapaNapoli 

 

Toscana  e Lazio

Arreca alcuni danni al senese provocando le proteste dei fiorentini. I senesi gli concedono la loro cittadinanza e gli restituiscono Montenero, Bagno Vignoni ed il ponte di Chiusi dietro il pagamento di un censo. Si trasferisce a Chiusi con l’ obiettivo di impadronirsi di Cortona per trattato. Quando gli angioini recuperano il porto di Talamone Muzio Attendolo Sforza invia in soccorso dei senesi Bosio e Micheletto Attendolo con 300 uomini i quali recuperano la terra e la rocca. Giunge a Civita Castellana con la moglie e si unisce con le sue lance a quelle di Luigi d’Angiò.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lazio

Con Paolo Orsini e Gentile da Monterano affianca Luigi d’Angiò e l’antipapa Giovanni XXIII (il cardinale Cossa) nel loro solenne ingresso in San Pietro a Roma. Attraversa il Garigliano a ponte Corno.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lazio ed Umbria

Sconfigge gli avversari a Roccasecca. Entra sull’imbrunire per primo in battaglia e vi fa prigioniero il conte Cola di Campobasso; gli effetti della vittoria si perdono, a suo dire, per colpa di Paolo Orsini che non gli ha dato il permesso di inseguire gli avversari in rotta per timore di incorrere in una qualche  imboscata predisposta in precedenza. L’antipapa ritorna a Roma; Muzio Attendolo Sforza si sposta a Rieti che ottiene a forza con lo Scornabecco, tocca Casteltodino e Spoleto dove muore il fratello Bosio: ne fa trasportare il cadavere a Marsciano. In una piccola cappella saranno qui sepolti due fratelli ed un figlio. Negli stessi giorni stipula un’alleanza con Niccolò d’Este: l’atto è firmato a Ferrara da suoi procuratori nel palazzo di Schifanoia. Con Braccio di Montone e Paolo Orsini sbaraglia a Torgiano  Tartaglia e Ceccolino dei Michelotti: 600 cavalli sono catturati e molti perugini per riottenere la libertà devono pagare un riscatto.

Giu.LazioCon la firma della pace di San Felice ritorna a Roma. Con Braccio di Montone,  Tartaglia e Giovanni Colonna presenzia ad una grande festa organizzata da Paolo Orsini alla Navicella fuori Porta San Paolo.
Lug. 

 

 

 

 

 

Umbria

Si incontra con Ceccolino dei Michelotti, Berardo da Varano e Manfredo da Barbiano i quali, a nome del re di Napoli, gli offrono la signoria di Cortona in cambio della sua diserzione.

Ago. ott. 

 

 

 

 

 

Lazio ed Emilia

Con Braccio di Montone accompagna a Roma l’antipapa alla testa di 200 cavalli; sempre con il condottiero perugino segue Giovanni XXIII a Bologna: gli è concessa in feudo Cotignola per 14000 ducati a fronte di un suo credito per paghe arretrate. La terra è eretta in contea e di essa ne sono investiti anche il figlio Francesco e gli altri Attendolo dietro il censo annuo di uno sparviero. Niccolò d’Este gli dona due case a Ferrara.

Nov. 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Esce da Bologna e rientra nello spoletino. Compie una scorreria ad Amatrice e fa rientro ai quartieri invernali di Civita Castellana.

1412 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Lazio

Vi è un incendio a Cotignola che distrugge tutto il paese con l’eccezione della sua casa e  quella di Lorenzo Attendolo costruite entrambe in pietra. Muzio Attendolo Sforza viene incontro agli abitanti e presta loro il denaro affinché ricostruiscano le loro residenze; fornisce pure i mattoni e dà loro in prestito del frumento perché possano sfamarsi. Si reca a Roma con Gentile da Monterano per difendere la città da Ladislao d’Angiò. Aumenta nel frattempo la sua inimicizia con Paolo Orsini che tenta sempre di arruolare uomini d’arme provenienti dalle sue compagnie.

Mag. ago.NapoliAntipapa 

 

Lazio

Defeziona nel campo del re di Napoli per una serie di motivazioni che vanno dallo sdegno per Paolo Orsini, al ritardo cronico nell’incasso delle paghe ed alla promessa di una maggiore condotta e di feudi nel regno di Napoli. Chiede il commiato e si allontana da Roma: invia a Ladislao d’Angiò in ostaggio Micheletto Attendolo, Gherardo da Cotignola e Bettuccio Attendolo con una squadra di 300 cavalli. Si accampa sul monte Algido tra Tuscolo e Velletri per proseguire verso Napoli. L’antipapa tenta di impedire la sua diserzione;  gli invia 36000 fiorini per mezzo del cardinale di Sant’  Angelo non a saldo delle paghe pregresse ma per affrontare le spese causate dalla nuova condotta. Muzio Attendolo Sforza se ne sta sostanzialmente inattivo in attesa che scada la ferma accontentandosi solamente di rifornire Roma di frumento e di foraggio che gli è garantito dai nobili romani suoi amici. Subito dopo si unisce a Cancello con le  truppe regie comandate da Conte da Carrara e da Pieretto de Andreis e procede su Roma ed Ostia. L’antipapa (agosto) lo fa dipingere impiccato per il piede destro su tutti i ponti e le porte di Roma mentre tiene nella destra una zappa da contadino e nella sinistra un cartello che lo svillaneggia per dodici tradimenti fatti alla Chiesa. E’ sfidato a duello da Paolo Orsini: tutto finisce in nulla con una serie di lettere oltraggiose.

Sett. 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Al fallimento dell’incursione su Roma colloca i suoi alloggiamenti nel perugino con Ceccolino dei Michelotti;  muove contro Marsciano. Conquista Orvieto; pervengono pure nelle sue mani Acquapendente, Torre Alfina e San Lorenzo di Val di Lago.

Ott. 

 

 

 

 

 

Campania

Richiamato in Campania si reca a Napoli con 200 cavalli; invia a corte il figlio Francesco mentre gli altri figli, come Leone e Giovanni, continuano a studiare in casa di Marco da Foligno. Ripreso il conflitto mette a sacco Alife ed il castello di Airola.

1413 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb.mar. 

 

 

 

 

 

Marche ed Umbria

Si attesta nei pressi di Caldarola e di Sarnano per tagliare la strada verso Roma a Paolo Orsini giunto a Monterubbiano in soccorso di Ludovico Migliorati. Ritorna nel perugino.

Mag. 

 

 

 

 

 

Marche

Con Conte da Carrara, Malatesta Malatesta e Guidantonio da Montefeltro assedia in Rocca Contrada (Arcevia) Paolo Orsini; interviene Braccio di Montone a favore del rivale.

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Accolto in Perugia con doni e feste con Ceccolino dei Michelotti, Conte da Carrara, il Malacarne e Fabrizio da Capua fronteggia a Ponte Pattoli Braccio di Montone e Paolo Orsini per quaranta giorni. Persuade Niccolò d’Este ad accettare l’ufficio di capitano generale dell’esercito napoletano con uno stipendio annuo di 30000 fiorini; il marchese di Ferrara dopo qualche tergiversazione rifiuta l’incarico trattenendosi la prestanza erogatagli. Nonostante ciò Muzio Attendolo Sforza viene sollevato da Ladislao d’Angiò dalla malleveria prestata a favore del marchese d’Este.

Autunno 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Irrompe nel Patrimonio con più di 600 lance e 500 fanti; scorrazza quotidianamente per le campagne, danneggia gli interessi degli orvietani, si incontra a Castel della Pieve (Città della Pieve) con Ceccolino dei Michelotti per intensificare l’opera distruggitrice.

1414 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mag. 

 

 

 

 

 

Umbria

Si collega con Paolo Orsini che ha abbandonato la causa dell’ antipapa: insieme assediano Braccio di Montone in Todi; salva la vita a Paolo Orsini a seguito di un’improvvisa sortita degli avversari. Viene sospettato con Giovanni Mostarda di un tentativo di avvelenamento del rivale. Chiede al sovrano 10000 fiorini di cui è creditore; gliene sono concessi 5000, meno 100 fiorini da lui dovuti al Malacarne per una precedente fornitura di salnitro.

Giu. 

 

 

 

 

 

Umbria

Si collega con Paolo Orsini, Micheletto Attendolo e Malatesta Malatesta ed assedia in Foligno Lorenzo Attendolo che difende la città per conto dei fiorentini. Ritorna a Todi;  si trova a Perugia allorché è firmata la pace tra i contendenti. In essa è compreso come collegato del re di Napoli.

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

A Perugia arresta su ordine di Ladislao d’Angiò Paolo Orsini;  fa in modo che la compagnia di tale condottiero non sia svaligiata. Ad agosto ha il comando delle truppe in occasione del rientro a Napoli del sovrano che vi morrà in pochi giorni. A questa notizia i mercorini di Orvieto lo fanno entrare nella città; Muzio Attendolo Sforza ne prende possesso a nome della nuova regina Giovanna d’Angiò. Investito di alcuni castelli (Orbetello, Piancastagnaio, Penne e Marta), Muzio Attendolo Sforza invia il nipote Foschino dal viceré Giovanni Caracciolo per farsene consegnare i relativi i contrassegni dietro l’esborso di 1000 ducati. Il Caracciolo ne domanda 1500 per Orbetello; il nipote perde tempo a raccogliere la somma richiesta ed i senesi si impossessano della località.

Sett.NapoliAntipapa 

 

Umbria e Lazio

Leva il campo da Todi e con Giacomo Colonna ed i Savelli tenta di entrare in Roma con 4000 uomini per ricondurre la città all’ obbedienza angioina. E’ introdotto nella città per il Ponte Milvio, giunge alla Porta del Popolo;  superatala si trova nella piazza di Santa Maria Nova. Sotto una pioggia battente si reca in Campidoglio per parlare con i conservatori della città; costoro non si fanno trovare. Muzio Attendolo Sforza prosegue la sua cavalcata   nelle piazze vicine di Sant’Angelo di Pescaria e di quella dei Giudei. Trova molte strade sbarrate dai romani con i quali ha alcune scaramucce in cui sono uccisi molti dei suoi seguaci. Di notte si ritira a San Giovanni in Laterano dove pernotta; il giorno  seguente per  Prati si spinge sino al borgo del  Vaticano ed al portico di San Pietro con l’obiettivo di entrare in Castel Sant’Angelo dove si è rinserrato Perino Attendolo. Continuano i combattimenti con le truppe del cardinale Giacomo Isolani; in uno di questi è ferito ad una mano presso la chiesa della Minerva da un grosso sasso lanciatogli da una finestra. Cade a terra per il dolore ed è calpestato dai cavalli: è salvato dal suo caposquadra Lorenzo Sordo che lo rimette in sella sulla sua cavalcatura. Con il fallimento del tentativo di calare giù da Monte Mario deve ripiegare per la via Flaminia con Battista Savelli, Giacomo e Corradino Colonna. A Viterbo.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lazio

Riprende il conflitto nel Patrimonio, occupa Montalto di Castro, Canino, Abbadia Le Grotte (Grotte di Castro), Gradoli, Acquapendente, Proceno, Rocca Ripesena, Orte, Bassanello, Lubriano, Venzo, San Severo, Castiglione in Teverina, Celleno. A fine mese lascia l’esercito nelle mani di Micheletto Attendolo, di Foschino Attendolo e di Santo Parente e ritorna a Napoli da Giovanna d’Angiò con 200 cavalli.

Nov. 

 

 

 

 

 

Campania

Si incontra ad Aversa con Pandolfo Alopo, favorito della regina.

Dic. 

 

 

 

 

 

Campania

Sospettato di volersi insignorire di Capua viene catturato nella torre della Beverella dove è programmato un suo colloquio con la regina. Sarà incarcerato per quattro mesi in Castelnuovo a Napoli con il figlio Francesco ed un cancelliere; nella stessa prigione si trovano anche Paolo Orsini, Orso Orsini e Micheletto Attendolo.

1415 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mar. 

 

 

 

 

 

Campania

Viene salvato dallo stesso Alopo che ha bisogno del suo sostegno armato. Fatto liberare gli sono consegnati 30000 ducati e gli è data in moglie da Pandolfo la figlia Caterina, bella anche se un po’ balbuziente. A garanzia dell’ accordo Muzio Attendolo Sforza consegna in ostaggio al futuro suocero i figli Francesco, Leone, Giovanni, Alessandro, la figlia Lisa, la sorella Margherita, i nipoti Foschino e Marco, Moriano Attendolo, figlio di Lorenzo, ed i capitani Bettuccio Attendolo e Gherardo da Cotignola. Al governo delle sue terre rimane Lorenzo Attendolo coadiuvato da Foschino e da Santo Parente; sempre a Lorenzo Attendolo invia  per nave  una somma di denaro affinché prepari in Toscana un nuovo esercito di 4500 cavalli e di 500 fanti.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lazio

Si dirige ad Acquapendente; raduna le truppe raccolte a Chiusi da Lorenzo Attendolo;  è pronto a marciare contro i nemici della regina Giovanna d’Angiò.

Giu.NapoliBaroni ribelliGran ConnestabileAbruzzi Campania

A L’Aquila. Dispone la sua ordinanza ed allontana alcune squadre di cavalli per assalire alle spalle gli aquilani. Gli avversari gli vengono incontro a piedi; dopo una breve zuffa costoro sono volti in fuga e cercano di ripararsi entro le mura cittadine. Con Lorenzo Attendolo libera la cittadella di L’Aquila dall’ assedio postovi da Antonuccio dell’ Aquila e da Jacopo Caldora; seguono trattative al campo di  Reginale a seguito delle quali Jacopo Caldora è nominato governatore della città e L’Aquila passa sotto il controllo della regina di Napoli. Gli abitanti gli danno in garanzia 20000 ducati da restituirsi alla fine dell’anno. Si sposta ad Itri ed obbliga Cristoforo Gaetani a rappacificarsi con la sovrana assieme con il duca di Sessa; è poi a Capua, vince la resistenza di Giulio Cesare da Capua ed obbliga anche costui a riconciliarsi con Giovanna d’ Angiò. Rientra a Napoli e si sposa con Caterina Alopo nello stesso Castelnuovo. Gli è dato l’incarico di Gran Connestabile con una provvigione annua di 8000 ducati;  gli sono concesse in signoria alcune terre in Basilicata ed in Campania quali Tito, Pietrafitta, Satriano, Miglionico, Pisticci, Montella, Cassano, Bagnoli Irpino, Scurano, Nusco e Mirabello Sannitico. Delle ultime due non ne entra in possesso per alcune controversie;  mette perciò a sacco il secondo centro.

Lug. 

 

 

 

 

 

Campania

E’ inviato da Giovanna d’Angiò incontro al suo prossimo sposo Giacomo di Borbone conte de la Marche: Muzio Attendolo Sforza ha l’incarico di salutarlo come principe di Taranto e duca di Calabria, non come re. Condottieri quali Giulio Cesare da Capua e Pieretto de Andreis  si alleano con Giacomo di Borbone contro Pandolfo Alopo ed i suoi favoreggiatori. Lo Sforza ha subito un alterco con Giulio Cesare da Capua. Aspetta Giacomo di Borbone al passo del Calore sotto Padula; sospetta qualche inganno, guada il fiume e si colloca sull’ altra riva.

Ago. 

 

 

 

 

 

Campania

Raggiunge Benevento;  qui si rinnova la lite con Giulio Cesare da Capua: entrambi sono arrestati dal gran siniscalco Pieretto de Andreis per avere sguainata la spada nel palazzo. E’ gettato in carcere con il figlio Francesco, Foschino e Domenico Attendolo; il rivale viene, viceversa, rilasciato. Gli è tolto l’ufficio di Gran Connestabile che è affidato al francese Lordin di Saligny. Anche le sue squadre sono svaligiate; la moglie ed i figli, che si trovano nella casa di Cristoforo Gaetani sono rinchiusi in Castelnuovo.

Sett. ott.

 

 

 

 

 

 

 

Campania

 

E’ condotto in un primo tempo nel castello di Fregnano appartenente al conte di Campobasso e, successivamente, a Napoli in Castelnuovo; ai primi di ottobre è decapitato Pandolfo Alopo nella piazza del Mercato a Napoli. Muzio Attendolo Sforza viene torturato per avere i contrassegni delle fortezze da lui possedute in modo che la sorella Margherita possa consegnare a Giacomo di Borbone Tricarico e le altre terre della Basilicata. Nello stesso tempo i senesi colgono l’occasione per impossessarsi, contro ogni patto, di Montenero, Chiusi, Piancastagnaio, Ripa, Bagno Vignoni e Montegiovi.

1416 

 

 

 

 

 

 

 

 
Nov. 

 

 

 

 

 

Campania

In prigione; narrano le cronache che vede in sogno San Leonardo che lo conforta e gli assicura la libertà il giorno della sua festa. E’ liberato ai primi del mese per una serie di concause che vanno dalle depredazioni di Lorenzo e Micheletto Attendolo, alla resistenza offerta dalla sorella Margherita (che ha imprigionato e minacciato di morte i commissari regi da lei catturati), ad una nuova congiura di palazzo ordita sempre da Giulio Cesare da Capua e da Giovanni Caracciolo, alle vittorie di Braccio di Montone in Umbria e nel Lazio.

1417 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

Gran Connestabile

 

Campania

Con l’ incarcerazione di Giacomo di Borbone è reintegrato nella carica di Gran Connestabile ed è infeudato di Troia con Apice, Orsara di Puglia, San Bartolomeo in Galdo, Biccari, della baronia di Torremaggiore (con centri come Lesina ed Apricena), di Benevento e di Serracapriola con il titolo di conte. E’ inoltre fatto capitano di Agnone e gli viene concessa Minervino con il titolo di capitano.

…………. 

 

 

 

 

 

Umbria e Toscana

Attraversa Umbria e Toscana per raggiungere Chiusi. I perugini gli inviano alcuni doni.

Mag.NapoliPerugia 

 

Toscana Campania

A Siena ratifica la vendita alla repubblica dei suoi possedimenti nella regione per 18000 fiorini; per ringraziamento è dichiarato nobile della città. Combatte ora Braccio di Montone, divenuto signore di Perugia, ed il suo alleato Tartaglia. Si acquartiera al Mazzone delle Rose presso Capua.

Giu. lug. 

 

 

 

 

 

Lazio

E’ nominato castellano e capitano di Manfredonia. Muove alla volta di Roma alla testa di un forte esercito; si ferma nelle vicinanze di Frosinone per attendervi Jacopo Caldora, il conte di Monteodorisio Perdicasso Barile e Conte da Carrara che si sono fermati all’ abbazia di Casamala con 1200 cavalli. Costoro entrano in contatto con Braccio di Montone per attaccare alle spalle Muzio Attendolo Sforza. Informato dei fatti il condottiero romagnolo invia il suo cancelliere Buoso da Siena da Jacopo Caldora e gli offre come ostaggio il figlio Francesco Sforza ed il nipote Marco Attendolo per rassicurarlo. Il  Caldora e Conte da Carrara non si fidano delle sue offerte; Perdicasso Barile raggiunge invece il suo campo ed è qui arrestato dal suo connestabile Pietro da Milano. Muzio Attendolo Sforza raduna gli uomini d’arme, attacca di sorpresa Jacopo Caldora nelle ore più  calde della giornata (o all’ alba secondo le fonti), lo fa prigioniero e lo fa condurre a Salvaterra. Si mette quindi in marcia su Roma affiancato dai caldoreschi e da Conte da Carrara; Francesco e Gian  Antonio Orsini  si uniscono invece alle sue truppe a Marino.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lazio

Compare all’alba sotto Roma alla Marmorella, presso la Porta di San Giovanni in Laterano;  è respinto dalla fanteria perugina; ripiega verso Ostia con 5000 cavalli e da qui invia al suo emulo il guanto insanguinato in segno di sfida. Braccio di Montone non accetta la sfida e trattiene le truppe sulla spiazzo davanti al Laterano. Muzio Attendolo Sforza da Ostia transita per i colli Albani,  attraversa il Tevere su un ponte di barche che fa incendiare alle sue spalle; indi a bandiere spiegate compie un ampio giro verso Monte Mario e  scende dall’ alto su Castel Sant’ Angelo. Braccio di Montone abbandona Roma dopo avere occupato la città per settanta giorni. Lo Sforza alloggia le sue milizie nel borgo di San Pietro;  si ferma nelle camere pontificie del Palazzo del Vaticano, libera il cardinale Giacomo Isolani e rinchiude in Castel Sant’Angelo il cardinale che ha favorito la causa di Braccio di Montone. Con la conquista di Roma combatte Giacomo Colonna nemico degli angioini; punta su Palestrina ed a Zagarolo sconfigge e cattura Niccolò Piccinino.

Sett. 

 

 

 

 

 

Campania

Stipula una tregua con Braccio di Montone e ritorna a Napoli; ha con sé Jacopo Caldora; Perdicasso Barile è, invece, lasciato a Gaeta nelle mani dei Gaetani.

Ott. nov. 

 

 

 

 

 

Lazio

Si reca a Viterbo per proteggere i lavori della semina. In una mischia è ucciso tra i nemici il Mezzobudello.  Muove su Toscanella (Tuscania) contro  Tartaglia che sorprende in un agguato con 400 cavalli e fanti: spedisce in effetti sotto le mura della località alcuni cavalli leggeri che attirano gli avversari e si fanno inseguire in un punto prestabilito. Ritorna di notte a Viterbo e, come altre volte, fa liberare i prigionieri tra i quali vi è un fratello di Tartaglia, Donato da Lavello. A novembre segue a Montefiascone la firma di una nuova tregua di sei mesi  con  Tartaglia e Braccio di Montone. A fine mese Roma si solleva alla presenza dello Sforza per richiamare nella città Braccio di Montone e  Tartaglia. Intervengono il conte di Tagliacozzo Gian Antonio Orsini e Francesco Orsini. Dopo qualche giorno è stipulata una tregua a Montefiascone tra i contendenti.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lazio e Campania

E’ nominato papa dal concilio di Costanza Martino V: Muzio Attendolo Sforza lascia alla guardia di Roma il nipote Foschino Attendolo e con 900 cavalli ritorna a Napoli. Si allea con il nuovo favorito della regina il gran siniscalco Giovanni Caracciolo.

1418 

 

 

 

 

 

 

 

 
………….NapoliSan Severino 

 

Calabria Campania

Combatte i San Severino nel Vallo di Diano. Presto si accorda a Scafati con costoro.

Apr. mag.SforzaNapoli 

 

Campania

Adirato con Giovanni Caracciolo che non lo ha aiutato nel recente conflitto  si ferma con le sue truppe ai Mazzoni ed alla Torre degli Schiavi presso Francolise. Si allontana  da Napoli,  si reca con pochi cavalli in Basilicata per dirimervi una contesa sorta tra il genero Leonetto da San Severino con Tommaso da San Severino circa il possesso di Caiazzo e di Cerreto. Sulla strada del ritorno è informato che Giovanni Caracciolo ha posto un agguato ai suoi danni a Scafati; ad Eboli si accorda con Francesco Mormile, invia in avanscoperta i suoi uomini d’arme, li segue travestito da stalliere o da saccomanno per la serra di Paterno e Palma Campania; si inoltra per la strada di Acerra e  raggiunge le sue truppe ferme ai Mazzoni. Marcia su Napoli con il Mormile e si accampa davanti alla Porta del Carmelo o borgo delle Corregge.

Sett. 

 

 

 

 

 

Campania

Si lascia vincere dalle lusinghe di Francesco Orsini che gli è inviato da Giovanni Caracciolo; viene attaccato all’ improvviso dall’ Orsini che esce da Castelnuovo e gli cattura 600 cavalli. Costretto a ritirarsi ripara per la via di Piedigrotta a Casal di Principe da dove invia messaggeri e lettere ai baroni per incitarli a liberarsi del gran siniscalco. Rifornisce di vettovaglie la rocca di Benevento mentre Francesco Orsini si assenta per andarsi a sposare con la contessa di Troia vedova di Pieretto de Andreis.

Ott. 

 

 

 

 

 

Campania

Ricevuti alcuni rinforzi giunge con l’esercito ad Afragola e da tale località dà il guasto al territorio intercettando le derrate dirette alla capitale. Conquista Acerra, Pomigliano d’Arco ed Ottaviano. I napoletani si sollevano ed obbligano Giovanna d’Angiò a scacciare dal governo il suo favorito, a relegarlo nell’ isola di Procida ed a liberare i fautori di Muzio Attendolo Sforza. Gli sono saldati i vecchi stipendi (due anni) e gli è riconosciuto come risarcimento la somma di 24000 ducati per i danni subiti ad opera di Francesco  Orsini.

1419 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

Gonfaloniere dello stato della ChiesaCampania e Lazio

Parte per Napoli dove è ospitato da Ottino Caracciolo presso Porta Capuana; fa entrare in Castelnuovo Francesco da Ortona e ne espelle i seguaci del gran siniscalco. Si reca a Roma e vi è eletto dal fratello del papa Giordano Colonna Gonfaloniere dello Stato della Chiesa. A Napoli ottiene la riconferma dei feudi di Benevento e di Manfredonia.

Feb. 

 

 

 

 

 

Campania

Viene liberato a Napoli Giacomo di Borbone. Il prigioniero esce da Castelnuovo ed alloggia con Muzio Attendolo Sforza nelle case di Ottino Caracciolo.

Apr.Napoli ChiesaPerugia 

 

Campania

Si prepara a combattere una volta di più Braccio di Montone. A Napoli rientra Giovanni Caracciolo che gli deve dare in ostaggio a Benevento due suoi figli; tra i due dignitari angioini  è stabilita anche una parentela per la quale Chiara Attendolo, sorella di Foschino e di Marco, si dovrà sposare con il  conte di Sant’Angelo Marino, fratello di Giovanni (dote di 7000 ducati).

Mag. 

 

 

 

 

 

Campania e Lazio

A Napoli con 150 cavalli; viene a conoscenza della fuga di Giacomo di Borbone. Lascia la Terra del Lavoro, supera il Volturno e giunge a Roma. Alle sue milizie si congiungono  Leonetto da San Severino, il conte Niccolò Orsini  e Nanni di Spinello.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lazio

Staziona a San Giovanni tra Montefiascone e Viterbo; si dirige verso la prima località e cerca di ostacolare il congiungimento delle truppe di Braccio di Montone con quelle di Tartaglia; chiede a Giovanni Gatti l’invio di 500 fanti che sono vinti e fatti prigionieri dagli avversari. Spedisce il Sacco ad assalire Braccio di Montone; invita anche Niccolò Orsini, Petrino da Siena e Nanni di Spinello ad eseguire la medesima operazione. Costoro lo dissuadono dall’ attaccare Tuscania ove si trova il campo nemico: Muzio Attendolo Sforza stabilisce di rientrare a Viterbo con 2000 cavalli e molti fanti. Precede a Montefiascone con 50 cavalli  le truppe; un movimento avventato di Niccolò Orsini scompagina le sue file. Braccio di Montone approfitta del disordine che nasce dall’ imprevisto, batte pesantemente lo Sforza e gli cattura 2300 cavalli dei quali molti (almeno 1300) riusciranno a fuggire nel corso del combattimento. Lo Sforza è inseguito fin sulle porte di Viterbo ove si  rifugia per la Porta di San Sisto con 1000 cavalli. Tenta di convincere a seguirlo per una sortita gli uomini di Niccolò Orsini che se ne stanno disarmati; si fa aprire la Porta di Santa Lucia e ne esce con gli abitanti e 40/60 cavalli. Respinto deve rientrare nella città con Santo Parente dopo essere stato ferito al collo da Brandolino Brandolini. Assediato in Viterbo da Braccio di Montone e da Gattamelata convince il figlio Francesco Sforza  ad assalire i due capitani avversari con Micheletto Attendolo.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lazio

Con il ripiegamento di Braccio di Montone raggiunge Roma con 500 cavalli per facilitare l’accordo tra Cristoforo Gaetani e la regina di Napoli. Scorre a Capitone e nel contado di Lubriano; conquista il ponte della Chiana e muove su Perugia. Prigionieri, granaglie e bestiame razziato sono condotti a Viterbo.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lazio

Ritorna a Viterbo ed assale il campo nemico; fa prigionieri 100 uomini d’arme e propone uno scambio con coloro che, catturati a giugno da Braccio di Montone, sono stati imprigionati in un’isola del lago di Bolsena. La sua proposta è respinta: fa costruire tre piccole imbarcazioni, le fa navigare nel lago e sono liberati alcuni suoi condottieri con l’eccezione di Foschino Attendolo e di Andrea della Serra. Espugna il castello di Lubriano dal quale trae una grande quantità di granaglie e di altre derrate che sono tutte mandate a Viterbo. Mette a sacco Santa Severa e Bagnorea (Bagnoregio); controlla tutte le strade sulle quali scorre il flusso dei rifornimenti per gli avversari.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lazio  Toscana e Umbria

Agli inizi del mese deciso a vendicarsi degli abitanti di Montefiascone a lui sempre ostili conduce i viterbesi a dare il guasto ai loro vigneti. Tanto  tribola gli abitanti di tale località da obbligarli ad arrendersi a patti. Ottiene  Montefiascone; contemporaneamente  Tartaglia defeziona nel campo pontificio. Muzio Attendolo Sforza si reca a Firenze con tale capitano e  Giovanni Gatti per rendere atto di omaggio a Martino V;  promuove le nozze del figlio Giovanni con una figlia del suo antico nemico: a seguito dell’ accordo sono liberati il nipote Foschino Attendolo e gli uomini d’arme sforzeschi ancora prigionieri nell’ isola del lago di Bolsena. Il suo esercito è anche rafforzato dall’ arrivo di Angelo della Pergola e di Conte da Carrara. Guada il Paglia ed invia in avanscoperta i saccomanni: costoro sono affrontati da 300 cavalli bracceschi che li mettono in fuga e tolgono loro il bottino. Muzio Attendolo Sforza si avvia verso Narni, conquista Capitone e muove in soccorso della rocca di Spoleto.

Ott. 

 

 

 

 

 

Umbria e Campania

Cattura a San Gemini  Gattamelata e Brandolino  Brandolini,  staziona ad Amelia; nello stesso tempo Braccio di Montone perde Assisi. Il capitano rivale  lo induce, con uno stratagemma a rallentare la sua marcia di avvicinamento alla località ed ha il tempo di recuperare Assisi. A fine mese Muzio Attendolo Sforza si dirige a Napoli per l’incoronazione della regina.

Dic. 

 

 

 

 

 

Umbria

Sta sempre ad Amelia. Lascia l’Umbria e  rientra nei suoi possedimenti ad Acquapendente. Ad Amelia resta Foschino Attendolo con 1400 cavalli.

1420 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Umbria

Riprende le ostilità e dà il guasto con  Tartaglia al todino.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lazio

Al sopravvenire di una tregua da Acquapendente si porta con 60 cavalli a Firenze dove è stato convocato dal pontefice: deve inviare alla corte pontificia il figlio Alessandro Sforza che risiede a Ferrara. Peggiorano le sue relazioni con Giovanni Caracciolo che non lo sostiene adeguatamente dal punto di vista finanziario. Con Martino V chiama dalla Francia Luigi d’Angiò e lo spinge a trasferirsi nel regno di Napoli. Allo scopo invia Berardo da Varano in Francia.

…………. 

 

 

 

Gran Connestabile

 

 

 

Il duca d’Angiò lo nomina viceré e Gran Connestabile; gli fa avere del denaro (39000 ducati); il papa gli promette nascostamente la signoria di Viterbo.

Mag.AngiòNapoli Re d’Aragona 

 

Lazio e Campania

Lascia Viterbo; si incontra a Roma con il gran cancelliere Ottino Caracciolo. Muove su Acerra e la Terra di Lavoro con la moglie di Micheletto Attendolo, Polissena da San Severino; ha con sé 6000 uomini tra cavalli e fanti. Danneggia il territorio solo dopo avere inviato a Napoli il bastone di capitano generale, restituito le bandiere ed avere notificato alla regina che ora milita con Luigi d’Angiò.

Giu. lug. 

 

 

 

 

 

Campania

Entra in Acerra e si accampa a Napoli tra Formello e Casa Nova di fronte a Porta Capuana: si parla di ingiurie e di inviti all’ abdicazione rivolti alla sovrana. Si fortifica nei pressi e compie numerosi saccheggi nei dintorni.

Ago. 

 

 

 

 

 

Campania

Giunge Luigi d’Angiò con 5 navi cariche di frumento e 9 galee; Muzio Attendolo Sforza si porta sulla spiaggia presso la torre di Rossena o Resina per agevolare lo sbarco dei provenzali. Ottiene la rocca di Acerra da Francesco Gattola e stringe ancor più di assedio Napoli; a fine mese arrivano 4 galee aragonesi.

Sett. 

 

 

 

 

 

Campania

Si collega con Luigi d’Angiò;  insieme con le milizie angioine, attraverso alcune paludi, giunge al ponte della Maddalena dietro il borgo del Carmine; colloca nei pressi diciotto squadre di cavalli;  ordina a Bifo da Cotignola di dirigersi con 200 fanti dietro le mura dei giardini presso la Porta della Marina per assalire i nemici alle spalle in un probabile scontro. Costui disubbidisce, ritiene pericolosa la posizione assegnatagli e si colloca in un altro punto non  toccato dal combattimento. Jacopo Caldora, Orso Orsini e Bernardino degli Ubaldini della Carda escono in perlustrazione da Napoli; Muzio Attendolo Sforza e Luigi d’Angiò fanno superare il ponte a dieci squadre ed assalgono gli avversari; giunge la  flotta aragonese di Raimondo Periglios a sostegno delle truppe di Giovanna d’Angiò. Dalle galee sono colpiti gli attaccanti con le bombarde ed altri pezzi di artiglieria.  La vittoria arride allo Sforza dopo quattro ore; il condottiero romagnolo sosta davanti alle mura della città per mettere la bandiera angioina su una sbarra vicino alla Porta della Marina. E’ qui raggiunto da Bifo da Cotignola;  non lo fa impiccare per la sua disubbidienza solo perché originario del suo stesso paese. Si ritira a Nola.

…………. 

 

 

 

 

 

 

 

Consegna Montecchio Emilia a Filippo Maria Visconti.

1421 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Campania

Si reca di notte sotto Napoli con la speranza che la città gli sia consegnata da 1000 partigiani di Luigi d’Angiò che si sono raccolti presso la Porta di San Gennaro; è praticato un foro nelle mura nei pressi e nella città possono entrare 500 soldati. I difensori si accorgono dal rumore del loro ingresso e respingono gli attaccanti.

Mag. 

 

 

 

 

 

Campania

Assedia Capua;  riduce Napoli con il suo blocco sempre più a mal partito.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Campania

 

Raggiunto da 800 cavalli pontifici condotti da Tartaglia si volge su Castellamare di Stabia per liberare la rocca dall’assedio postovi dei bracceschi. I contendenti si accampano sul Sarno dove si affrontano per diciotto giorni in piccole scaramucce. Quando Braccio di Montone punta su Napoli Muzio Attendolo Sforza fa costruire un ponte di barche, supera un fiume ed  insegue il condottiero perugino sotto un caldo cocente in cui alcuni suoi uomini muoiono per la sete. Si accampa con  Tartaglia nei pressi di Napoli, tocca Acerra ed  Aversa. Ripiega in Aversa all’avvicinarsi degli avversari con 3000 cavalli.

Sett. ott. 

 

 

 

 

 

Campania

Si sposta a Sessa Aurunca e da qui ritorna ad Aversa per la strada di Castel Volturno. Braccio di Montone usa un modo vessatorio nei confronti dei suoi soldati allorché costoro sono fatti prigionieri (invio alle galee come rematori) ed uno più amichevole nei riguardi dei soldati dei Tartaglia rilasciati, viceversa, con armi e cavalcature. Ciò è sufficiente per riacutizzare in Muzio Attendolo Sforza le antiche inimicizie verso  Tartaglia; risse sorgono pure tra le schiere dei due capitani. Invia Micheletto Attendolo e Buzino da Siena a Nocera con 400 cavalli per precedervi gli avversari; lascia Marcianise per tagliare la strada a Braccio di Montone, si ferma a Bagnoli, si dirige su Napoli; al ponte della Casolla è bloccato da Giovanni  Ventimiglia, da Niccolò Piccinino e da Braccio di Montone che gli catturano 200 cavalli. Negli stessi giorni Muzio Arrendolo Sforza ha la possibilità di liberarsi dell’ odiato Tartaglia da lui accusato di intese occulte con gli avversari: su ordine del papa si reca di notte ad Aversa, fa circondare la sua residenza, lo cattura e lo consegna al podestà della città ed al commissario pontificio Cola Quarto.  Tartaglia è subito decapitato dopo avere confessato, almeno per gli autori vicini allo Sforza, di essere in trattative con Braccio di Montone ed Alfonso d’Aragona. Muzio Attendolo Sforza occupa i possedimenti del condottiero nel Patrimonio (Tuscania, Sutri, Montalto di Castro, Canino, Gradoli). Le truppe di Tartaglia in parte disertano, in parte rimangono a militare per i pontifici.

Nov. 

 

 

 

 

 

Campania

Invia nottetempo alla difesa di Acerra 80 uomini d’arme con Santo Parente, Bettuccio Attendolo e Perino Attendolo. Si incontra ad Aversa con gli ambasciatori fiorentini Michele Castellani e Rinaldo degli Albizzi, venuti per verificare la possibilità di trattative di pace tra i contendenti. Assedia Capua.

Dic. 

 

 

 

 

 

Campania

Alcuni uomini di Muzio Attendolo Sforza catturano gli ambasciatori fiorentini: lo Sforza interviene prontamente e fa restituire i loro beni. Si scontra ancora con Braccio di Montone tra Capua ed Aversa;  è battuto con la cattura di 400 uomini. La campagna finisce per cui invia le sue truppe ai campi invernali di Benevento.

1422 

 

 

 

 

 

 

 

 
…………. 

 

 

 

 

 

Campania

E’ bloccato a Benevento dove i suoi uomini protestano per il forte ritardo delle paghe: il papa non gli fa avere il denaro necessario.

Apr. 

 

 

 

 

 

Campania

E’ avvicinato da Braccio di Montone che agisce su incarico della regina e del gran siniscalco Giovanni Caracciolo;  è richiesto il suo aiuto per combattere gli aragonesi. Muzio Attendolo Sforza si porta a Telese mentre Braccio di Montone si sposta nel ducato di Sessa; i due condottieri hanno un colloquio di due ore a Selva dei Saccommanni (Presenzano) a seguito del quale termine sono poste le basi di una nuova alleanza. Lo Sforza mette in salvo Giovanna d’Angiò nel castello di Aversa: per la perdita di Acerra toltagli dagli aragonesi viene compensato con il riconoscimento delle signorie di Benevento, Troia, Bari, Barletta, Trani e della terza parte delle rendite del porto di Manfredonia con altri castelli.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lazio

Si reca a Gaeta per rendere omaggio alla regina di Napoli ed al re d’Aragona; si ferma fuori le mura della  città per ventidue giorni a causa della peste;  ha frequenti contatti con dignitari catalani. Consegna Aversa ad Alfonso d’Aragona; costui medita di invitarlo a Terracina sulla sua galea, di imprigionarlo e di farlo giustiziare: ne viene dissuaso dai consiglieri e dall’ arrivo del legato pontificio, il cardinale di Sant’ Angelo.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lazio Campania e Puglia

Muzio Attendolo Sforza lascia Gaeta. Anche dopo la firma dei capitoli di pace continua negli intrighi di corte; è segnalato a Villafranca, presso Benevento, ed a Troia dove fa incarcerare il suo cancelliere Benedetto da Fiore con l’accusa di avere alterato alcune parti del  trattato a favore degli avversari.

1423 

 

 

 

 

 

 

 

 
Giu.NapoliRe d’Aragona 

 

Campania

Giovanni Caracciolo è arrestato dagli aragonesi e Giovanna d’Angiò è assediata nel castello di Porta Capuana: Muzio Attendolo Sforza esce da Benevento con soli 600 cavalli e 300 fanti: i suoi uomini non sono molto in ordine per la lunga serie di rovesci e per la mancanza dello stipendio da molti mesi. Gli aragonesi, agli ordini di Bernardo Centelles, gli si fanno contro a Formello presso la Porta Capuana con 4000 cavalli e fanti; vi è uno scontro di sei ore. Lo Sforza abbatte un muro che gli chiude il passaggio ed attacca alle spalle gli avversari con i fanti e 200 cavalli di Bettuccio Attendolo e di Gerardo Parente  che si sono nascosti in precedenza negli orti e nei giardini vicini. Cattura Cicco Antonio de Caris che regge lo stendardo reale; sono pure catturati venti nobili siciliani e catalani tutti rinchiusi in Castelnuovo. I prigionieri  sono condotti a Pomigliano d’Arco dal nipote Marco Attendolo; saranno poco dopo liberati dal nipote Foschino Attendolo in cambio del rilascio del gran siniscalco Giovanni Caracciolo. Fra beni e riscatti il bottino ascende a 200000 ducati. Esce da Aversa a seguito dell’ ingresso in Napoli, per la Porta Petruccia, di milizie aragonesi sbarcate da 8 grossi vascelli e da 22 galee agli ordini di Giovanni di Cardona. Giunge nella città e trova che sussistono ancora alcuni scontri nei pressi della chiesa di Santa Chiara: è respinto dagli avversari giunti fino al Nido; ripiega  verso Castel Capuano, vi preleva la regina e la conduce prima a Pomigliano d’Arco ed il giorno seguente a Nola la cui rocca gli è consegnata per 4000 fiorini da Giannotto di Pertusa. Per tale fatto la famiglia di quest’ ultimo, in Catalogna, sarà fatta sterminare dal re d’Aragona. 5000 persone, tra uomini e donne, seguono a Nola Giovanna d’Angiò.

Ott. 

 

 

 

 

 

Campania e Abruzzi

Giovanna d’Angiò rinnega l’adozione di Alfonso d’Aragona che sta alla base dell’ alleanza precedente ed elegge a proprio figlio Luigi d’Angiò. Muzio Attendolo  Sforza conduce un nuovo tentativo per impossessarsi di Napoli, supera la resistenza di Jacopo Caldora alla Porta del Mercato;  deve ritirarsi a causa della conformazione viaria della città che ostacola l’uso della cavalleria pesante; l’unica soddisfazione che trae dall’azione è data dal posizionamento del suo stendardo nel rivellino di una torre presso la Porta del Carmine. Richiama dalla Calabria il figlio Francesco Sforza ed a fine mese si avvia verso gli Abruzzi con 4000 cavalli: con lui sono anche Luigi da San Severino, Taliano Furlano, Colantonio Zurlo, Foschino e Micheletto Attendolo. Obiettivo è quello di distogliere Braccio di Montone dall’assedio di L’Aquila. Recupera Vasto (tolta a Jacopo Caldora), occupa Torino di Sangro, Lanciano ed Ortona dove gli sono consegnati 12000 ducati da emissari di Filippo Maria Visconti; vince gli avversari in un paio di scaramucce a Lanciano ed a Francavilla al Mare.

Dic. 

 

 

 

 

 

Abruzzi

Trascorre il giorno di Natale ad Ortona. Dopo gli uffici religiosi, durante i festeggiamenti con i suoi capitani, racconta un suo sogno della notte precedente. Gli sembra di trovarsi in mezzo ad un lago, di vedere da lontano San Cristoforo e di chiedere il suo aiuto. Il Santo gli volta la faccia. I suoi gli chiedono inutilmente di differire la partenza il giorno seguente. Poiché si trova nel cuore dell’inverno si vede obbligato ad usare la litoranea invece di puntare direttamente su L’Aquila. Giunge a Pescara e si trova la strada sbarrata dal fiume omonimo in piena e dai bracceschi che controllano la città. Decide di guadare il fiume alla foce.

      1424 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Abruzzi

Guada il Pescara e si trova sulla sponda opposta quasi solo perché la maggior parte delle sue truppe non trova il coraggio di attraversare il fiume gonfio d’acqua a causa del libeccio che spinge le onde del mare nell’alveo del fiume. Non ha altra scelta che quella di ritornare indietro e di guidare personalmente i suoi a superare la difficoltà. Ripete l’operazione; uno dei suoi paggi scivola e sta per annegare; Muzio Attendolo Sforza cerca di recargli aiuto, la cavalcatura scivola e cade anch’egli di sella. Annega per il peso della corazza e delle sue armi. Il suo corpo trasportato dalla corrente non sarà mai trovato. Si sposa una prima volta con Antonia Salimbeni, vedova di Francesco Casali signore di Cortona, che gli porta in dote Chiusi ed alcuni castelli in Val di Chiana; in seconde nozze con Caterina Alopo (dote di cinque castelli in Calabria) ed in terze con la contessa di Celano Maria di Marzano vedova di Luigi d’Angiò e del conte di Celano (alcuni feudi in Terra di Lavoro). Ritratto di Bernardino Luini, Castello Sforzesco di Milano; sua miniatura alla Biblioteca Nazionale di Parigi da parte di un Pseudo Antonio di Monza. Epigramma in suo onore di Antonio Francesco Ranieri E’ stato dato il suo nome ad un incrociatore leggero della Regia Marina Italiana, appartenente alla classe condottieri. Varata nel 1934, la nave è stata affondata nella seconda guerra mondiale nel dicembre 1942.

 CITAZIONI

“Non è vero che fosse venuto dal nulla, come sostennero i suoi panegiristi, ebbe infatti sempre alle spalle il sostegno di un grosso casato di gente rotta al mestiere delle armi (molti dei suoi parenti servivano nella sua compagnia) e aveva sempre potuto contare su Cotignola come efficiente base di reclutamento. E’ vero però che il suo successo era stato spettacolare e dovuto in molta parte alla sua bravura di soldato, ma anche ad alcuni tempestivi cambiamenti di parte e ai suoi tre successivi matrimoni che gli recarono possedimenti cospicui e altro prestigio. Un cronista (il Broglio) così delineò la figura dello Sforza:”Di persona bellissimo più che comunale, con aspetto feroce e robusto, gagliardissimo in sua persona, e savio e grande simulatore vel dicitore di nobilissimi sermoni faceva alle sue giente d’arme.” E’ certo che sapeva infondere nei suoi soldati un inconsueto sentimento di lealtà verso la sua persona e piegarli ad una rigorosa disciplina. Anzi, fu proprio la disciplina che riusciva ad ottenere a fargli attribuire la fama di innovatore militare. Grazie alla disciplina e all’accurata preparazione che faceva procedere ad ogni atto di guerra, egli era in grado di controllare i suoi nel campo di battaglia come mai non si era visto. Lo Sforza era un convinto assertore di una tattica prudente, realizzata da grandi masse di soldati ben addestrati, non solo cavalieri, ma anche fanti, ai quali diede importanza particolare. La cosa non era abituale al suo tempo. Lo Sforza ebbe minor successo come uomo politico e a Napoli, dopo la morte di Ladislao, si trovò giocoforza immischiato negli intrighi politici. In quegli anni napoletani fu messo in prigione due volte e fu salvato solo dalla fermezza dei suoi familiari e dei suoi soldati, che seppero esercitare le opportune pressioni militari perché fosse rilasciato. Sul campo di battaglia egli si trovò spesso di fronte Braccio da Montone, la cui veemenza e le cui brillanti manovre lo mettevano in una certa difficoltà. Il suo ruolo in quegli anni fu sempre quello di comandante militare delle forze di questa o quella fazione politica di Napoli e non pare che mirasse a procurarsi nel regno un suo stato indipendente.” MALLETT 

“A man who…was universally acknowledged to be one of the first generals and politicians of the day.” POLLARD URQUHART

“Signore glorioso, magnanimo, liberalissimo, e capitaneo invictissimo; homo de singulare virtute, fortissimo de corpo, et de grandissima prudencia, et de optimo consiglio in gubernare et antivedere le future cose: pacientemente suportava ogni grande fatica, né sete né fame lo disturbava da le cose che aveva a fare, né fredo né caldo molto lo ofendeva, né lo disturbava nel suo gueregiare; et ne lo combatere, cosa veruna, benché pericolosa fusse, lo sbigottiva, ma intrepido inanti a tutti, sempre faceva animo a’ suoi: et fu di tanta previdencia e pericia in gubernare lo exercito et apiciare la zufa, che da tutta Italia, dignamente, era reputato primo capitaneo ne l’arte militare.” CAGNOLA

“Indubbiamente un valoroso capitano di ventura, che seppe costruirsi una fortuna nel Regno di Napoli..agognava anche al potere, ma questo gli sfuggì sempre, forse perché non aveva la capacità realizzatrice dell’uomo politico.” SANTORO

“Uno dei più arditi ed intrepidi uomini, uno de’ più valorosi generali e de’ più esperti politici che avesse fino allora prodotti l’Italia.” SISMONDI

“Prima di ogni altra cosa egli era, se non un grande capitano, almeno un grande soldato, e poteva vantarsi di un corpo sano, robusto ed esperto in ogni genere di esercizi; attirava la popolarità co’ suoi modi franchi e schietti, e possedeva una meravigliosa memoria, che gli faceva ricordare anche dopo molti anni tutti i suoi soldati, lo stato del loro servizio, i loro cavalli ecc. Colto non era che nella letteratura italiana; ma nelle ore d’ozio amava erudirsi nella storia, e fece tradurre dal latino e dal greco molti scrittori per suo personale diletto.” BURCKHARDT

“Era lo Sforza uomo di statura mediocre, ma ritta, ripiena di nervi e con poca grossezza, le di lui mani erano grandi e le gambe piene di muscoli..Nel sembiante era di colore olivastro ed oscuro e l’aspetto minaccioso. Aveva gli occhi alquanto infossati e le ciglia alte e pelose, le labbra convenienti e ben colorite e denti bianchissimi. Volle sempre i capelli tosi e barba rasa ed essendo uomo più saturnino che gioviale, le di lui vestimenta nella qualità e nel colore furono oneste. Usava portare in testa una berretta di color paonazzo che s’inalzava con tre ordini di pieghe, alla guisa di piramide accannullata.” BONOLI

“Uno dei più arditi ed intrepidi uomini, uno de’ più valorosi capitano e dei più esperti politici che avesse allora prodotti l’Italia.” DE MINICIS

“Questo gran Capitano vinse molte guerre con la prudenza, e avedimento suo, molte con la virtù de’ valorosi soldati, ma generalmente in tutto si valse d’una incredibile, e maravigliosa prestezza.” CAMPANO

“Fu il più avventurato guerriero della sua età. Hebbe a’ suoi anni l’armi di tutta l’Italia.” DE’ CRESCENZI

“Illustris armorum capitaneus et dominus civitatum.” ANNALES FOROLIVIENSES

“Cuius strenuitas tanti fuit, ut hostibus terrori atque formidini esset.” G. DA FERRARA

“Fortissimus equitum ductor.” PALMIERI

“Huomo del mestier dell’armi famosissimo..Fortissimo e valorosissimo Capitano.” PELLINI

“Era Sforza di persona alta e traversata e di membri molto gagliardi; il volto hebbe rubicondo, gli occhi azzurri e i capelli neri.” ROSCIO

“Sfortia isto tempore magnus profecto vir erat, et in quo rei militaris peritiam alii maiorem esse quam in Braccio, alii parem existimabant. Hic quoque multas ac magnas res gesserat, et ea per omnes milie gradus ad fame ac gloriae culmen ascenderat. Inter hunc et Braccium amicitia tamdiu fuit, quamdiu minores utrique fuerunt. Auctos vero atque potentes emulatio atque contentio irritavit.” SOZOMENO

“Avanzò costui in valore non pure i maggiori Capitani del suo tempo, ma s’agguagliò ancora co’ più famosi antichi.” LOSCHI

“Lo Sforza…privilegiava l’uso di grandi masse di uomini, il che gli permetteva di eseguire delle manovre più complesse, come aggirare i fianchi degli avversari.” N. CAPPONI

“Un aspetto della personalità di Muzio che non è stata finora adeguatamente sottolineata, forse a motivo dell’astorica valutazione che di queste figure spesso si è fatta, ora trasportandole in un’aura di romantico ed eroico titanismo, ora, al contrario, colpendole con gli strali di una moralistica condanna che risale per lo meno ai tempi del Machiavelli e della polemica da lui suscitata contro le armi mercenarie, è il suo collocarsi al vertice di una piramide di famigliari e di compaesani che lo accompagnava, lo proteggeva e gli forniva supporto ed aiuto ovunque.” MASCANZANI

Con Lorenzo e Micheletto Attendolo, Jacopo caldora, Pieretto de Andreis, Fabrizio da Capua “Capitani e condottieri di esserciti in quei tempi molto famosi.” CIRILLO

Con Braccio di Montone “Erano i più insigni capitani del tempo.” GOTHEIN

Con Braccio di Montone “Huomini per opere d’arme ecelenti.” MUZIO

Con Martino Polsort, il Tartaglia, Tommasino Crivelli, Fuzzolino Tedesco, Lancillotto Beccaria “Tutti capitani provatissimi e già in fama per coraggio e per valentia.” POGGIALI

” Si può giudicare ch’egli fosse più valente di mano che di consiglio, conciosiacosa che per poco accorta facilità, o per contumacia quasi contadinesca, era le più volte spinto a prendere quei partiti, onde non se ne vedeva alcuna felice riuscita..Non passò mai da una parte all’altra, non si partì mai dall’ufficio se non per cagioni grandi, talche non mai fatto nimico all’ improvisa mise mano all’armi, ma prima rinuntiò l’amicitia e rimandò gli stendardi, e ciò al fine di ributtare con quel fatto in altrui la cagion della discordia, e per far conoscere a ogn’un come egli era per mover guerra per mantener lo honor suo non già con insidie e con inganni, ma con vera virtù..Era nel portamento e vestir suo più tosto temperato ch’elegante e sontuoso. Haveva in odio l’attillature delle vesti..Ma però desiderava lo splendor delle sopraveste e dell’armi, che veggendo in alcuni le macchie e la ruggine le gastigava con villanie e talhora con battiture ..Constantissimamente mantenne sempre questo tenore di prudenza e giudicio militare fino al fine di sua vita..Egli era naturalmente d’animo candido, e più tosto aperto che doppio e astuto..Mostrò anchora sempre una maravigliosa fortezza d’animo et patienza nelle cose avverse in sopportare ogni dolore..Fu di statura di corpo dritta, e rilevata più che ‘l mediocre, e di carnagione più tosto magro che grasso di membra molto gagliarde..: haveva una mano molto grande e lunga, e così forte per la congiuntura delle dita che, pigliando un ferro di cavallo in mano felicemente l’apriva e spezzava in due parti, e alzava da terra pigliandola dal calcio una lunghissima lancia da huomo d’arme..Era di volto mezzo contadino e poco allegro, e quasi nero per un certo suo colore quasi di piombo, e gl’occhi suoi di color molto azzurro con minacciosa apparenza si stavano molto riposti in dentro, e le ciglia haveva molto pelose e molto rilevate..Andò sempre con i capelli tosi et con la barba rasa.: perocché così tornava bene a quei che portavano l’elmo chiuso. Portava sempre in capo una beretta pagonazza, la quale per due gradi s’inalzava a foggia d’una alta e accanalata piramide..Udiva ogni dì la messa, e se era impedito l’udiva l’altro giorno, e ogni anno con animo divoto e pentito confessava i suoi peccati e riceveva il sacramento dell’Eucarestia..Soleva dire che ufficio di buono et honorato capitano era seguitare chi haveva più honesta cagione di far guerra, non lasciar rubare le chiese, difender l’honestà delle donne prese, non far ammazzare i soldati fuor di proposito, né si rallegrava della morte dei nemici. .In Sforza si lodavano una semplicità di natura, senza alcuna liscia né fondamento di lettere, e un saldo e indomito vigore d’animo aperto.” GIOVIO

“Costui valoroso nell’armi, fu il primo Capitano dell’età sua, e fondò la grandezza della sua famiglia, non solamente col nome, chiamandola Sforza, ma col stato.” SANSOVINO

“Statim militiae clarum celebremque fuis imperatoribus extitisse, nam postmodum et Neapolitani regni diu assertor fuit it quamvis interdum varia fortuna sit usus, summa etiam fide, summaq. liberalitate et reliquis virtutibus excellens omnibus carus, admirandusque etiam hostibus fuit.” EGNAZIO

“In effetto egli col suo molto valore si fé di grado in grado la strada a’ primi honori della militia; anzi non hebbe egli in Italia chi nel valore e prudenza militare il pareggiasse, fuori che Braccio di Montone..Il primo capitano del suo tempo.” TARCAGNOTA

“Gran maestro di guerra..fu ingenuo, affabile, cordiale, religioso, doti a capitano singolarissimo.” HERCOLANI

“Nomen amplissimum, qui ob miram rei militaris experentiam, ac relatas ab hostibus victorias pene ad laudem veterum imperatorum pertingere videbatur.” VIVIANI

“Devint le plus fameux partisan de l’Italie, Son courage, sa prudence et ses succés le rendirent..célèbre.” DUCLOS

“Eccellente capitano.” UGOLINI

Belli pacisque artibus inter omnes, quos patrum nostrorum vicit aetas, princeps longe excellens.” CRIVELLI

“Famoso capitano di ventura.” FRANCIOSI

“Intrepido, prudentem perseverante.” AMBROGETTI

“La sua vita non fu propriamente una successione ininterrotta di battaglie e campagne militari, come avvenne per altri condottieri, quanto piuttosto un alternarsi di impegni militari e fatti d’arme, non molti in verità, con i combattimenti più ardui sostenuti nell’ambito della corte di Napoli per difendere la sua posizione di soldato affermato e ricco. Certamente lo distinse la qualità che si richiedeva in quei tempi a questi uomini d’arme, cioé la fedeltà.” ARGIOLAS

“Fece quasi sempre la guerra avendo ad avversario Braccio di Montone e soccombendo quasi sempre.” PAOLINI

“Folgore di guerra.” CAMPI

“Glorioso de’ primi che vivessero in quei tempi.” GHILINI

“Illustre Capitano.” REPOSATI

“Questo signore conte Francesco (rispetto a Muzio) seppe meglio simulare al suo tempo che tucti li altri signori che fossero in Italia di più centenara d’anni..Il quale al suo tempo fu maestro dell’arte militaria..Il quale fu pure alievo di meser lo Broglia; di persona bellissima, più che comunale, con aspetto feroce e robusto, gagliardissimo di sua persona e savio e gran simulatore, bel dicitore, di nobilissimi sermoni faceva alle sue gienti d’arme; regnava in questo homo ogni prudentia e, si non avesse avuto alquanto del volpino, serria stato el più compito capitano et signore di fortuna che avesse conseguito nel suo tempo ..Illustrissimo e virile capitanio..El breve de l’illustrissimo Sforza era dipinto con dui bandiere in mano; diceva: “Questi sonno li miei triumphi et li miei honori che aquistai per mia valentia di spirituale e temporale signore.” BROGLIO

“(Con Braccio di Montone) I due più celebri Condottieri della loro età.” PIGNOTTI

“Erat per idem tempus Sfortia, magnus et ipse profecto vir, et in quo rei militaris peritiam alii majorem esse, quam in Braccio, alii parem exstimabant. Hic quoque multas ac magnas res gesserat, et per omnes militiae gradus ad famae atque gloriae culmen ascenderat.” L. ARETINO

“Fu uno dei più grandi condottieri del secolo XIV.” LITTA

“Uno dei più celebri condottieri del secolo XIV.” BOSI

“Questo grande capitano di avventura si affermò ai servizi di Giovanna II e divenne, da uomo d’arme, abile politico e diplomatico.” CUTOLO

Con Braccio di Montone “Huomini per opere d’arme eccelenti.” MUZIO

“L’Attendolo fu certamente uno dei migliori condottieri italiani, e legò il suo nome a una delle due grandi scuole in cui si divise la milizia italiana nel secolo XV; egli sarebbe stato maestro d’una condotta di guerra lenta e studiata contrapposta a quella rapida e portata alla ricerca dell’azione decisiva di Braccio di Montone. In realtà entrambe le scuole seguivano la prassi del tempo, in cui trionfava la guerra di logorio; ma negli uni la manovra valeva in maggior misura a minacciare gli avversari, ed era meno portata a cedere il posto al combattimento e alla battaglia. Fin dove l’Attendolo dovesse il suo modo di guerreggiare all’insegnamento di Alberico da Barbiano, è difficile dire; ma non pare che gli dovesse molto. Certo egli ci appare ben presto capace di far fronte e rimediare a situazioni assai difficili..Dove’ poi esercitare sui suoi soldati un particolare fascino pur cercando di frenare crudeltà e saccheggi. Come politico appare certamente inferiore, spesso strumento delle ambizioni dei pretendenti al regno e dei favoriti di corte.” PIERI

“A rough and illitterate Romagnol condottiere.” TREASE

“Valente Capitano.” PASSI

“Egli è quel Sforza, el qual per rapide onde/ lasciò la vita, e doppo sè ancor lassa/ sì chiare gente nobil e’ gioconde.” SANTI

“Valoroso capitano.” MARCUCCI

“valorosissimo Capitano.” VEDRIANI

“Sforza aprez avoir passé par tous les dégrez de la basse milice, ne commanda d’abord que cent hommes, mais sa reputation en attira dans la suite jusq’à sept mille sous ses enseignes.” VARILLAS

“D’un coraggio, d’una forza e d’una volontà indomabile, più che un generale era un soldato che si gettava nella mischia, e scannava i nemici colle proprie mani.” VILLARI

“Venuto su alla scuola militare italiana della seonda metà del secolo XV, trasformò l’arte della guerra in conseguenza dei progressi fatti dalle armi da fuoco alla fine di quel secolo.” A. VISCONTI

“Uno degli uomini più intrepiidi e più valenti che l’Italia avesse ancora prodotti.” SISMONDI-FABRIS

“La struttura morale del cotignolese è quella d’un capitano di ventura, che al suo mestiere, genialmente esercitato, aveva domandato più la potenza che la gloria. La sua forza fu la sua compagnia, ch’egli seppe tenere unita intorno a sé col fascino delle sue qualità di condottiero e col prestigio del suo nome, facendone il fulcro della sua potenza personale. Cospicua fu la fortuna che Muzio si costruì nel regno di Napoli, traendo profitto dalle guerre intestine..Entrato nel vortice di quelle guerre, il condottiero agognò pure il potere, ma questo gli sfuggì sempre. Gli mancò non tanto il genio, quanto la capacità realizzatrice dell’uomo politico che in determinate circostanze sa anche ricorrere all’audacia. Invece, per quanto Muzio sapesse essere ardito sul campo di battaglia, altrettanto facile al compromesso fu sul terreno politico: infatti uomini più scaltri, più freddi e più spregiudicati di lui lo tenenro a bada ingrandendogli di volta in volta i domini feudali, ma impedendogli di sconfinare dall’ambito di quelle funzioni militari ch’erano poi la sua istintiva passione.” PONTIERI

Con Braccio di Montone “Los dos mas senalados capitanes de sus tiemps.” ZURITA

“Dux, et ipse strenuus non minoris aestimationis fuit (alii enim rei militaris peritia maiore in eo quam in Braccio, alii parem arbitrabantur) hic multas et magnas res gesserat et per omnes militiae gradus ad famae, atque culmen gloriae ascenderat.” SANT’ANTONINO

“Il più valoroso, forte e prudente Capitano de suoi tempi a sorta ch’era chiamato da chi il folgore della guerra e da chi il Marte di quella età.” G. BONOLI

“Famosissimo guerriero.” CRISPOLTI

“Grande condottiero.” PAGNANI

“Condottiero d’arme di gran fama e d’alto valore.” MAFFEI

“Capitano valentissimo.” MUZZI

Con Lorenzo Attendolo “Il fiore de’ capitani.” P. BONOLI

“Capitano per que’ tempi di singolare valore e perizia, caro ornamento di quella terra (Cotignola), di Faenza medesima.” RIGHI

“Capitano di tanta stima e valore, che ha stancato le penne de più celebri scrittori, ornamento e personaggio singolarissimo non solo di quella terra (Cotignola), ma di Faenza ancora, e per ciò meritevole d’essere annoverato tra i più insigni campioni di essa.” TONDUZZI

“Oltre essere gran capitano, ebbe anche alcuni pregi naturali. Inclinato a benignità più che a crudezza di animo perdonò Martino Pasolini che gli aveva uccisi due fratelli e lui stesso ferito: sentì tal trasporto per le lettere, sebben affatto illetterato, che donò una casa con orto a certo Porcellio che tradusse di latino in italiano i commentarii di G. Cesare e le storie di Sallustio: buon medioevale, amava la religione serbandosi poi di dimenticarla a tempo e luogo: faceto era nel conversare, ma ruvido ed aspro nei modi, amorevole coi soldati. Il suo aspetto era brutto e sinistro: la faccia olivastra ed oscura, ciglia grandi, pelose, sguardo minace e truce, al quale univa voce grossa e risonante. Alto di persona, di spalle larghe, di robustissima nervatezza, era fornito di tanta forza che con una mano presa nel calcio una lunga lancia (era di tre o quattro metri) con facilità l’innalzava tenendo il braccio teso e diritto, e con disinvoltura torceva e spezzava un ferro di cavallo. Portava sempre capelli e barba rasi, in capo una beretta di color pavonazzo, che terminava in piramide a tre ordini di pieghe, raro portava l’elmo. Fu tenero della patria sua, Cotignola, dei parenti, degli amici.” SOLIERI

“Sforza era di statura più che comune homo, et non però troppo grande, né magro, né grasso, bene membrato, et tutto nervo, forte et robusto et de bona natura, et sano de la persona. La effigie et cera molto terribile et oscura da guardare, con li occhi concavi in testa, naso aquilino, et bruno assai che dal collare del giupone in suso pretendeva più al nigro che al bruno, pure però sotto panni era tutto più candido che armellino, belle et ferme braze un poco pelose le mane et un poco curte et rotonde; respecto a la persona bellissimo pecto, strecto in cintura, le anche grosse, sotto al corpo le coscie et gambe assai rotonde et grosse: non troppo bellissimo et facondissimo parlatore et dicitore, ma era dotto, astuto et savio al consiglio, et che intendeva assai bene, et di tanta animosità et gagliardezza.” MINUTI

Con il Tartaglia e Micheletto Attendolo “Bravissimi uffiziali.” MAGRI

“Unus ex eiusdem Alberico (da Barbiano) disciplina, animo et corpore aeque bonus.” FACIO