LUCANTONIO CUPPANO

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Condottieri di ventura

0590      LUCANTONIO CUPPANO  (Lucantonio di Montefalco, Lucantonio da Fermo, Lucantonio de’ Cuppis) Di Montefalco. Detto Gazissa.

+ 1560 ca.

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………….

Milita nelle Bande Nere agli ordini di Giovanni dei Medici. Ha conosciuto giovanissimo tale capitano frequentando casa Salviati.

1523
Nov. Impero Francia Lombardia

Si trova alla difesa di Milano. Con Piermaria dei Rossi cattura Morgante da Parma colpevole di tradimento: il capitano è passato per le armi dai propri compagni.

1524
Nov. Francia Impero Lombardia

Affianca il Medici all’ assedio di Pavia.

1526
Apr. mag. Chiesa Impero Marche

A Fano con il Medici.

Ago. 200 fanti Lombardia

Al campo di Lambrate.

Sett. Lazio

Viene inviato in soccorso del papa Clemente VII con sette bande di fanti.

Ott. Lombardia

A Trebbio.

Nov. Lombardia

Partecipa allo scontro di Borgoforte dove il Medici è ferito mortalmente da un colpo di falconetto: insieme con Pietro Aretino conduce il condottiero a Mantova nel palazzo di Luigi Gonzaga.

Dic. Chiesa Colonna Lazio

Si unisce con Battista Farina per fronteggiare i colonnesi. Spiana Mantro, dà alle fiamme Rocca di Papa e Montefortino (Artena) anche se non riesce ad impadronirsi delle relative le rocche; rovina Genazzano, Ceccano, Supino e Santo Stefano.

1527
Gen. Lazio

Si sposta alla difesa di Frosinone quando la città è attaccata dagli imperiali;  si distingue per il suo valore in uno scontro avvenuto nei pressi della città.

……………. Firenze Impero

Licenziato dal pontefice che si è accordato con i Colonna, si trasferisce al soldo dei fiorentini.

Mag.  Chiesa

 

Impero

 

Lazio

Si trova alla guardia di Roma allorché la città viene conquistata dai lanzichenecchi del Connestabile di Borbone. Combatte nel quartiere di Parione alla difesa dei tratti di mura tra le Porte Santo Spirito e Torrione (Monte Santo Spirito, Facciafronte e Camposanto). La sua compagnia è sterminata con l’eccezione di pochi uomini. Ferito nel corso del combattimento, è fatto prigioniero da Luigi Rodomonte Gonzaga: liberato, raggiunge Francesco Maria della Rovere ad Isola Farnese.

Giu. 400 fanti Lazio

Al campo di Vetralla. Ha il comando di 400 fanti delle Bande Nere.

Sett. Umbria

Agli ordini di Federico Gonzaga da Bozzolo e del  della Rovere assedia 400 fanti e 200 cavalli imperiali nell’ abbazia di San Pietro in Valle, vicino a Trevi. Dopo alcuni assalti persuade Piermaria dei Rossi, Alessandro Vitelli e Braccio Baglioni a cedere a patti; gli altri avversari sono, al contrario, costretti alla resa a discrezione.

…………….  Firenze

 

Impero

 

Viene condotto dai fiorentini per un anno di ferma ed uno di beneplacito: gli è concessa una provvigione di 300 scudi l’anno in tempo di pace.

1529
Giu. Venezia Impero 400 fanti

Su indicazione del della Rovere il Consiglio dei Savi gli concede una condotta di 400 fanti ed una provvigione di 40 ducati per paga, per otto paghe l’anno.

Lug. Lombardia

Con Carlo Malatesta da Sogliano è inviato dal  della Rovere con tutta la cavalleria, 1200 fanti e quattro pezzi di artiglieria, sulle rive veneziane dell’ Adda per sorprendervi alcune compagnie di fanti spagnoli comandate da Cesare da Napoli e distruggere, nel contempo, un ponte di barche allestito dagli avversari. Gli imperiali, informati dell’ azione, riattraversano il fiume e demoliscono il manufatto.

Ago. Lombardia

A Sant’Eufemia della Fonte con 341 fanti.

Sett. Firenze Impero Umbria e Veneto

A Spello con 600 archibugieri quando la località è attaccata dagli imperiali. Costretto alla resa, ritorna in Lombardia con i veneziani. Asseconda Roberto da San Severino;  con tale capitano, cade prigioniero a Valeggio sul Mincio in un agguato teso loro da 1000 cavalli tedeschi e da 600 archibugieri.

1530
Gen. 25 fanti Veneto

Dopo la firma della pace con gli imperiali viene trasferito a Verona con 25 fanti.

1534
Autunno Urbino Chiesa  Marche

Milita agli stipendi del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere. Ha il comando di un colonnello di fanti;  è inviato in soccorso di Camerino.

1538
Nov. Urbino Umbria e Marche

Alla morte del della Rovere ha l’incarico di difendere Gubbio, Cantiano e Pergola da un eventuale attacco pontificio. Si trasferisce a Cagli con il nuovo duca Guidobaldo per coordinare con gli altri capitani feltreschi il piano di guerra.

……………. Firenze Toscana

Al servizio del duca di Firenze Cosimo dei Medici, figlio di Giovanni.

1543 Firenze Impero Ottomano Toscana

Si porta alla difesa di Pisa con 800 fanti quando arriva la notizia della comparsa nel Tirreno della flotta turca del Barbarossa; in breve tempo si sposta con Rodolfo Baglioni alla guardia di Piombino. Al termine delle operazioni fa rientro a Pisa.

1544 Toscana

Prende la via di Volterra, giunge a Casole d’Elsa e soccorre i senesi minacciati anch’ essi dai turchi.

1547
……………. Toscana

E’ nominato governatore di Piombino.

Estate Toscana

Ha il compito di raccogliere 1000 fanti, di avviarsi a Pisa e di essere pronto ad imbarcarsi per Napoli: la città si è infatti ribellata al viceré don Pietro di Toledo a causa dell’ introduzione del tribunale dell’ Inquisizione.

1552 Toscana

Con Girolamo degli Albizzi prende ufficialmente possesso di Piombino a nome del duca Cosimo dei Medici.

1553
……………. Firenze Francia Toscana

Raccoglie 200 fanti e dà il guasto alla maremma.

Ago. Toscana Respinge  l’attacco portato a Portoferraio dalla flotta turca  comandata da Dragut e da quella francese di Paulin de la Garde. Lo coadiuva  la squadra toscana di Jacopo d’Appiano (4 galee) che, dall’imboccatura del porto, bombarda gli avversari. I turchi sbarcano a ridosso del Capo Bianco. Con l’aiuto dell’ Appiano, che anticipa gli avversari facendovi sbarcare a sua volta dalle galee 50 archibugieri, riesce con il fuoco d’artiglieria ad indurre gli attaccanti alla ritirata. 40 morti tra gli ottomani.
1554
……………. Toscana

Non riesce ad impedire le scorrerie dei senesi nel territorio di Piombino per la scarsità degli effettivi a sua disposizione.

Nov. Toscana

Occupa Massa Marittima con Carlo Gonzaga.

1555
Gen. Toscana

Sempre governatore di Piombino. Molesta i senesi, ottiene Scarlino attraverso l’indicazione di un abitante che gli ha indicato un punto  debole e mal sorvegliato della cinta muraria.

Lug. Toscana

Assume con energia la difesa dell’isola d’Elba assalita nuovamente dalla flotta di Dragut, alleata con i francesi: ottiene da Livorno alcuni rinforzi  trasportati da Simeone Rossermini con una galea. Affronta gli avversari sbarcati sulla spiaggia di Acquaviva con un piccolo contingente di 70 archibugieri e 30 isolani. Di fronte all’incalzare del nemico finge di retrocedere fino a farsi raggiungere da costoro sotto le mura di Portoferraio. Dalla fortezza, ad un suo segnale, viene aperto il fuoco contro i turchi che sono costretti, a loro volta, a ritirarsi dopo avere subito forti perdite (100 uccisi e molti più feriti, la buona parte dei quali muore a bordo delle galee). Seguono nuovi scontri terminanti sempre nel medesimo modo.

1560

Muore. In corrispondenza con Pietro Aretino che lo ricorda ripetutamente nelle sue lettere. Molte informazioni sulla vita di Giovanni dei Medici provengono dai suoi ricordi.

 CITAZIONI

“Due occhi aveva il sempieterno Giovanni (dei Medici) ne la fronte de l’affezione, Lucantonio e Pietro Aretino; ma egli era il destro e io il sinistro..Certamente che egli, per disciplina di guerra, per lunghezza di servire e per istabilità di fede, è degno di favore e di preminenza; ché (oltra le faccende fatte, si può dire, da la sua puerizia a Fressolone (Frusolone) e ne la perdita di Roma, dove solo con la compagnia commisse nel suo coraggioso avedimento, combattendo con una sconcia ferita, dimostrò che pure in lui s’era transferito lo spirto di chi lo allevò), i costumi, la gentilezza e la cortesia di sì splendido e generoso capitano avanzano di qualunche altro costumato, gentile e cortese giovane che sia.” Da una lettera a Cosimo dei Medici di PIETRO ARETINO

“Soldato molto esperto.” LAMBARDI

“Soldato di gran pregio.” AVICENNA

“O Capitano mio pien di valore,/ Lucanton, dico, che m’amava assai,/ se fusti vivo di creparé il core!” Da un lamento scritto per la morte di Giovanni dei Medici di G.B. VERINI riportato da MEDIN-FRATI

“Non esser manco gratioso, gentile et cortese, che nell’arme esperto, et valoroso.” CIAMPI