GUIDO RANGONI

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Condottieri di ventura

1578     GUIDO RANGONI  (Guido Piccolo Rangoni) Di Modena. Conte. Marchese di Longiano e di Savignano. Signore di Cordignano, Beauregard, Belleville. La Tour du Pin, Santarcangelo di Romagna e Vignola. Figlio di Niccolò Maria; fratello di Annibale, Francesco e Ludovico; padre di Baldassarre; cugino di Sigismondo Malatesta, Annibale, Ermes ed Alessandro Bentivoglio,  Claudio Rangoni; cognato di Luigi Gonzaga e di Cesare Fregoso. Cavaliere dell’ordine di San Michele. Patrizio di Modena.

1485 (luglio) – 1539 (gennaio)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1500
……….EmiliaSi dà presto al mestiere delle armi. Impara il maneggio delle armi bianche presso la “Scuola di Bologna”  con il maestro Guido Antonio de Luca. Alle lezioni assiste anche Giovanni delle Bande Nere.
Nov.BolognaEmilia

Alla morte del padre ottiene la sua prima condotta con i Bentivoglio.

1501
Gen.Veneto

E’ investito dai veneziani con i fratelli del feudo di Cordignano.

Dic.Lazio ed Emilia

Accompagna a Roma il cardinale Ippolito d’Este; rientra subito a Ferrara e presenzia alle nozze di Alfonso d’Este con Lucrezia Borgia.

1506
Ott.BolognaChiesaEmilia
Nov.Emilia

Lascia Bologna con i Bentivoglio di fronte alla pressione dei pontifici.

1507
Mag.BentivoglioChiesaEmilia

Appoggia i Bentivoglio contro le truppe del papa Giulio II. E’ convocato a Ferrara da Alfonso d’Este per giustificare il proprio comportamento.

1508
Gen.BentivoglioChiesaEmilia

Coadiuva ancora i congiunti Bentivoglio nel loro tentativo di rientrare in Bologna. Si ferma fuori Porta Saragozza nell’ attesa degli eventi finché non è costretto a ritirarsi: l’oste che lo ha ospitato viene impiccato.

Nov.Venezia

E’ scomunicato dal papa.

1509
Mag. giu.VeneziaChiesa100 cavalli leggeriRomagna Veneto ed Emilia

Contrasta i pontifici con 100 balestrieri a cavallo. Con la resa di Ravenna abbandona la città con 3000 bolognesi: tutti, contro i patti, sono svaligiati nel contado di Argenta. Ripara a Padova presso il governatore imperiale Leonardo da Trissino che gli rinnova l’investitura di Cordignano. Guido Rangoni  rientra nei suoi possedimenti.

Ago.VeneziaFranciaVeneto

Si riconduce con i veneziani e passa alla difesa di Padova.

Ott.Veneto

Con la fine dell’assedio di Padova molesta gli avversari in ritirata con i suoi cavalli.

1510
Gen.Veneto

A Lonigo, per la rassegna della sua compagnia.

Apr.Veneto

E’ segnalato a Bassano del Grappa.

Mag.Veneto

Il Consiglio dei Savi gli riconosce parte delle spese per la perdita di una cavalcatura.

Ago.VeneziaFrancia Impero Ferrara105 cavalli leggeriEmilia

Si muove nel modenese con Giovanni Vitelli alla testa di 100 lance, 250 fanti e 100 cavalli  leggeri per controllare l’esito di un trattato volto alla conquista del capoluogo.

Sett.Veneto

Si trova alla difesa di Montagnana; batte a San Zeno Bevilacqua 50 uomini d’arme, 100 arcieri a cavallo e 400 fanti che provengono da Legnago: gli avversari sono tutti ammazzati o fatti prigionieri. Nello scontro gli è uccisa la cavalcatura. Si ammala a Polesella;  anche per il ritardo delle paghe dei suoi uomini si rifiuta di assecondare fra Leonardo Prato in un’azione contro alcuni fanti estensi che hanno attraversato il Po. Per questo suo atteggiamento (che si unisce con la sua parentela con i Bentivoglio militanti nel campo francese) è sospettato di slealtà: interviene a suo favore il provveditore generale Andrea Gritti per cui viene semplicemente trasferito nel veronese al campo di San Martino Buon Albergo.

Ott.Emilia

E’ convocato a Bologna dal pontefice.

Nov.Veneto

Si colloca ad Albaredo d’Adige per impadronirsi di alcune barche uscite da Verona.

1511
Mag.Veneto

Lascia Cologna Veneta;  con Girolamo Pompei cattura sedici cavalli dei saccomanni; con le sue cavalcate arriva fin sulle porte di Verona.

Giu.162 cavalli leggeriVeneto

Gli è dato il comando della compagnia di Enea da Cavriana. Informa i veneziani che è stato contattato da Annibale Bentivoglio dal quale ha ricevuto l’offerta di capitanare le truppe bolognesi: preferisce rimanere al soldo della Serenissima.

Ago.Veneto

Agli ordini di Renzo di Ceri è attaccato dai francesi a Villanova: è obbligato a ripiegare di fronte ad un intenso fuoco di artiglieria. Compie una sortita a Montegaldella con alcuni stradiotti; si sposta poi  a Longare da dove ostacola i lavori di diversione delle acque del Bacchiglione.

Sett.Veneto

Si unisce con il provveditore Federico Contarini (300 lance, 1600 stradiotti, 2000 fanti e 5000 contadini). Esce da Padova, entra nel vicentino; con Domenico Busicchio  fra Villalonga e Sandrigo sconfigge 20/30 lance, 200 cavalli leggeri e 700 fanti guasconi che, per ordine del la  Palisse, stanno marciando da Verona a Vicenza per congiungersi con altre 300 lance francesi. Nel combattimento muoiono 400 fanti francesi (uccisi anche dai contadini fedeli alla Serenissima) e sono catturati il Mongirone e Luigi di Richebourg. Guido Rangoni dà il primo assalto; non seguito prontamente dai suoi nel corso del combattimento è scavalcato e fatto prigioniero da uno spagnolo; dopo un’ora  convince quest’ultimo a liberarlo ed insieme prendono la strada di Padova. A riconoscimento dei suoi meriti gli è dato il comando di 75 uomini d’arme che hanno militato con Lucio Malvezzi. E’ ricevuto a Venezia nel Collegio dei Pregadi.  Lascia nuovamente Padova con Giano Fregoso e Federico Contarini alla testa di 500   balestrieri a cavallo e degli stradiotti; tocca Camposampiero e  Castelfranco Veneto.  Dà alle fiamme la porta del secondo centro, cattura il luogotenente imperiale con dodici cavalli e venti fanti, si appropria di dieci carri di farina. Sempre con Federico Contarini giunge sotto Soave per cercare di catturarvi Federico Gonzaga da Bozzolo. Giunge all’alba di fronte alla città, si colloca davanti ad una porta con i suoi cavalli leggeri e 50   stradiotti mentre il resto si colloca nei pressi dell’ altra. Nel frattempo Sebastiano del Manzino scala con i suoi fanti le mura dietro la rocca  superando la resistenza di quindici difensori. I fanti urlano il nome di “San Marco”;  i cavalli leggeri incendiano entrambe le porte. Gli avversari  escono dalla località per una sortita e sono vinti dalla cavalleria leggera veneziana. Sono fatti prigionieri  con 300 cavalli e 30 fanti il conte di Melzo e Sebastiano d’Este (capitano di 50 cavalli leggeri).  Gli stradiotti catturano anche il conte Fernando Persico. Il contino di Melzo, appestato, è condotto a Padova in un carro: morirà  durante il viaggio. Sebastiano d’Este e Fernando Persico sono imprigionati prima a Padova e poi  a Venezia in carcere duro.

Ott.Veneto

A Padova. Esce dalla città con 400 cavalli leggeri e 200 stradiotti per controllare i francesi che stanno per  abbandonare l’assedio di Treviso.

Nov.Veneto

Segue inizialmente il provveditore Andrea Gritti e Giampaolo Baglioni alla riconquista di Vicenza; presto  ritorna a Padova.

Dic.Veneto

Entra in Belluno con 200 uomini d’arme.

1512
Gen.75 lanceVeneto

A Vicenza per la rassegna dei suoi uomini .

Feb.Veneto

A Villafranca di Verona;  con Giampaolo Baglioni è sconfitto dai francesi alla Torre del Magnano. Viene catturato per la rottura delle redini della sua cavalcatura.

Mar.68 lanceVeneto

Rilasciato dietro il pagamento di una taglia di 600 ducati, chiede ai veneziani un  aiuto economico da scontarsi sulle sue future paghe. Al campo di Vicenza.

Apr.Lombardia e Veneto

E’ segnalato ad Ostiglia; di seguito si reca a Venezia in collegio con il fratello Francesco cui è concessa una condotta. Si intrattiene con i capi del Consiglio dei Dieci ed ottiene la promessa di una condotta di 100 lance.

Mag.Veneto

Al Campo di Marte di Vicenza per la rassegna dei suoi uomini (70 lance).

Giu.Veneto

Con Vitello Vitelli si congiunge a Villafranca di Verona con gli alleati svizzeri (20000 uomini);  irrompe in Lombardia al loro fianco.

Lug.66 lancePiemonte  Lombardia

Al campo di Novi Ligure; con l’esercito veneziano supera il Po e si dirige verso Casalmaggiore.

Ago.Veneto e Lascia Lombardia

Lascia Albaredo d’Adige; transita per Castiglione delle Stiviere; scorta con le sue truppe le artiglierie destinate al campo nei pressi di Brescia;  prende parte all’ assedio della città.

Sett.Veneto e Lombardia

Ha il compito con Babone Naldi di recuperare Peschiera del Garda: fa presente che la città fa parte della giurisdizione di Verona, controllata dagli imperiali, e che con costoro vige al momento una tregua.

Ott.Lombardia

L’Aubigny cede Brescia agli spagnoli. Guido Rangoni si trova al campo, viene alle mani con il collaterale generale Piero Antonio Battaglia e lo sfida a duello. Solo l’intervento di Giampaolo Baglioni e, soprattutto quello del provveditore generale Paolo Capello di cui è amico, valgono a calmarlo.

Nov.78 lanceVeneto e Lazio

Il Consiglio dei Savi gli prolunga la condotta per un altro anno. E’ segnalato a Malcesine ed al campo di Roncà; si reca a Roma.

Dic.Veneto

A Venezia. Riferisce in Collegio le informazioni raccolte a Roma sull’alleanza tra il papa Giulio II e l’imperatore Massimiliano d’Austria. Negli stessi giorni Leonardo Emo lo accusa davanti al doge di essere entrato in combutta con il vice collaterale Domenico da Malo ed altri funzionari, nonché di essere connivente con Paolo Capello che, a suo dire, ha trafugato allo stato 37000 ducati.

1513

 

Gen. feb.

 

86 lance

 

Veneto

Guido Rangoni chiede di essere interrogato affinché siano sentite anche le sue ragioni. Si incontra a Venezia con i membri del Consiglio dei Dieci e ritorna al campo di San Bonifacio: in pratica non si sposta da Arzignano perché le sue lance da tempo non ricevono le loro paghe.

Mar.Veneto Emilia e Lazio

Il suo comportamento nella recente guerra è elogiato in Collegio da Paolo Capello. Si allontana da Rovigo senza permesso e per Ferrara si reca a Roma a rendere omaggio al nuovo papa Leone X.

Apr.88 lance

I veneziani si alleano con i francesi;  Guido Rangoni viene richiamato al servizio della Serenissima. Forte è l’opposizione in Collegio al suo utilizzo;  numerose sono però le lance della sua compagnia ed esse non sono sostituibili nel breve.

Mag.VeneziaSpagnaVeneto

Rientra al campo di San Bonifacio. Positivo è il giudizio nei suoi confronti di Bartolomeo d’Alviano.

Lug.Veneto

Si muove in perlustrazione nel vicentino;  è preposto alla difesa di Padova dove ha l’incarico di sorvegliare la cinta muraria dalla Saracinesca a Porta San Giovanni. Con Marcantonio  della Motella, Giulio Manfrone e Giampaolo da Sant’Angelo respinge un attacco al Bassanello. E’ nuovamente lodato da Bartolomeo d’Alviano. Esce dalla città con il fratello Francesco e 70 uomini d’arme;  si scontra ad Albarà con uno squadrone spagnolo. Respinto, si ritira fino al ponte del Bassanello dove a suo sostegno entra in funzione l’artiglieria. Nell’azione sono catturati venti cavalli.

Sett.Veneto

Opera verso Frassine con il provveditore Niccolò Vendramin;  con 100 lance spalleggia l’incursione dei cavalli leggeri di Galeazzo Rapetta e di Marco di Calabria; ritorna ancora a Frassine con Bernardino Antignola;  tocca Albarà con suoi uomini d’arme e 500 cavalli leggeri. Affrontato dagli avversari è messo in fuga. Tra i veneziani sono catturati l’Antignola ed il Rapetta. Si scontra con gli spagnoli a Fusina: respinto ancora una volta, ripara a Mestre.

Ott.60 lanceVeneto e Lombardia

Esce da Padova inquadrato nell’ avanguardia: tocca  Limena e prende parte alla battaglia di Creazzo. E’ presente al primo assalto al centro dello schieramento ed al fianco  di Bartolomeo d’Alviano, di Ermes Bentivoglio e di Mercurio Bua. La sua azione è rigettata da 4000 fanti spagnoli. Ferito, riesce a sfuggire alla cattura. Si dirige con 100 lance e 200 cavalli leggeri alla volta di Crema: durante la marcia i suoi uomini assalgono nel veronese un convoglio di mercanti genovesi e milanesi che sono derubati dei  loro beni ed in parte trucidati. Al ritorno a Padova ha l’incarico di controllare con il fratello Francesco il tratto di mura dalla Saracinesca al bastione Impossibile. Bartolomeo d’Alviano fa pressioni affinché sia reintegrata nell’organico la sua compagnia.

Nov.Veneto

Presenzia a Padova in Sant’Antonio alle esequie del capitano spagnolo Alfonso di Carvajal ed a una messa solenne nel duomo a fianco di Bartolomeo d’Alviano e di Giampaolo Baglioni.

Dic.Veneto e Lazio

Lascia a Padova la sua compagnia;  ha il permesso di recarsi a Roma dove è chiamato dal cardinale Curzense per conto del papa Leone X.

1514
Gen.ChiesaLuogotenente 100 lanceLazio Veneto ed Emilia

Passa agli stipendi dei pontifici con il titolo di luogotenente. L’ambasciatore veneziano Vittore Lippomano cerca ripetutamente di contattarlo; Guido Rangoni non si fa trovare. Da Roma giunge a Badia Polesine con 200 cavalli e da qui raggiunge Modena.

Feb.Emilia

Arruola fanti a Bologna. E’ sfidato a duello da Ugo Pepoli: la sfida non avrà luogo a maggio, come previsto a Milano, per l’opposizione del papa.

Giu.Emilia

A Piacenza.

Dic.PioChiesaEmilia

Prende possesso a nome dello stato della Chiesa della rocca di Modena  consegnatagli dal governatore imperiale della città, il Vitfurst. Negli stessi giorni il suo ruolo di signore dinastico o di capo parte   prevale su quello di capitano pontificio tanto  che non esita a prestare soccorso ad Alessandro Pio,  entrare  nottetempo in Sassuolo e vincervi la resistenza di Nicodemo dalle Coltre che ne è alla guardia.

1515

 

Mar.

 

Rangoni

 

RangoniEmilia

Allo scadere di una tregua con i rivali della fazione avversa alla sua si scontra con i fautori di Gherardo Rangoni; è stipulata una nuova tregua; irrompono in Modena 300 suoi partigiani per Porta Baggiovara;  costoro costringono i rivali a rifugiarsi nel castello cittadino. Una messa in Santa Cecilia pone termine alle contese.

Apr.ChiesaFranciaEmilia

A Modena con 200 lance.

Mag.

 

Rangoni

 

RangoniEmilia

Entra a forza in Modena con i suoi fautori tra i quali si segnala Cato da Castagneto;  pone a sacco il palazzo di Gherardo Rangoni. Quest’ ultimo si rifugia con 300 uomini in un suo castello. Guido Rangoni  raduna 5000 uomini e si presenta davanti ad esso con due pezzi di artiglieria: assedia il rivale che fugge nottetempo a Carpi.

Ago.ChiesaFranciaEmilia e Lombardia

A Parma con 150 lance; è quindi a Piacenza ed a Rubiera dove è entrato lo Stanghella su mandato del luogotenente pontificio di Piacenza Goro Gheri. Guido Rangoni entra in urto con tale funzionario  sia perché non controlla l’indisciplina dei suoi soldati, sia perché costui gli impedisce di rientrare a Modena. Occupa  Rubiera: il capitano generale della Chiesa Lorenzo dei Medici lo convince a cedere la località in cambio di 2000 ducati. Sempre nel mese è inviato a Lodi con Rinieri della Sassetta, Ludovico Orsini, Niccolò Guerra da Bagno, Ludovico Euffreducci e Rinaldo Zatti per scortare il cardinale di Sion, Matteo Scheiner, che ha il comando delle milizie svizzere. Poiché il viceré di Napoli Raimondo di Cardona non si collega, come previsto, con gli alleati rientra presto a Piacenza con il della Sassetta e l’Euffreducci.

Sett.Emilia

Si riconcilia con l’ex governatore imperiale di Modena Cesare Colombo. Staziona alla Motta verso Piacenza: incorre nuovamente nelle ire di Goro Gheri perché 100 cavalli della sua compagnia hanno saccheggiato numerose case dei nobili del circondario.

Dic.Emilia

Ospita a Modena il re di Francia Francesco I che si deve incontrare a Bologna con il papa.

1516
Gen.Toscana

E’ convocato da Leone X a Firenze presso Lorenzo dei Medici per una riconciliazione generale delle fazioni a Modena; l’ordine si ripeterà ad aprile ed a maggio allorché sarà raggiunto l’accordo tra le parti.

Mar.Emilia

A Bologna con 100 lance.

Mag.ChiesaUrbinoRomagna

A Rimini, pronto ad attaccare il duca di Urbino Francesco Maria della Rovere.

Dic.

E’ minacciato di licenziamento dal papa perché si batte a Gazzuolo a duello con Ugo Pepoli: i due si fronteggiano a piedi, si feriscono reciprocamente in modo leggero, il Rangoni alla gola e l’avversario in faccia.

1517
Gen.ChiesaComp. venturaEmilia e Romagna

Preposto alla guardia di Modena con il governatore Francesco Guicciardini provvede a rafforzare le difese della città per rispondere alle minacce di Francesco Maria della  Rovere. Quest’ultimo, infatti, alla testa di 6200 fanti spagnoli e 8000 fanti spagnoli si sta  volgendo alla riconquista del ducato di Urbino. Guido Rangoni si porta ad Imola.

Feb.Marche

Tenta di impadronirsi di Secchiano e di soccorrere San Leo;  è battuto due volte da Gurlotto Tombesi e da Costantino Boccali. Gli riesce invece un terzo tentativo che porta a termine con l’aiuto della nebbia.

Mar.100 lanceRomagna

A Rimini. Conquista San Costanzo, messa a sacco dai soli fanti guasconi, e Sassolungo; si sposta  a  Pesaro con Jacopo Salviati al comando di 60 uomini d’arme, 60 cavalli leggeri e 300 fanti. Ha il governo della città; si incarica del vettovagliamento delle truppe ed assicura la sicurezza dei convogli che provengono dalla Romagna. Dopo la battaglia di Mombaroccio fa uscire i suoi cavalli dalla città e salva parte dei carriaggi di Lorenzo dei Medici diretti a Pesaro carichi di bottino. Lascia ancora la città alla notizia che   Zuchero è stato sconfitto e svaligiato dai feltreschi. Si rivela il più attivo tra i condottieri pontifici.

Ago.Romagna

Ritorna alla difesa di Rimini a causa delle minacce di Francesco Maria della Rovere.

1518
Sett.Emilia

A Piacenza per incontrarvi il duca di Urbino Lorenzo dei Medici.

Dic.Viene investito del feudo di Longiano; più di due anni dopo otterà anche Vignola, sempre a fronte di crediti nei confronti dello stato della Chiesa.
1520
Gen.ChiesaFerraraEmilia

A Bologna con le truppe pontificie. Il vescovo di Tortona Uberto Gambara ha un trattato con Rodolfo Hell che, per 2000 ducati si offre di fare trovare aperta una Porta di Castel Tedaldo a Ferrara: gli viene comandato di muoversi da Modena con Francesco Guicciardini per occupare e difendere la postazione fino all’arrivo dei rinforzi. Il capitano tedesco fa il doppio gioco e rivela ogni disegno al duca Alfonso d’Este.

Sett.Marche

Coadiuva il legato della marca Niccolò Bonafede a Montefortino ed a Montemonaco.  Libera il territorio dei Monti Sibillini dalla presenza dei banditi.

1521
Gen.Marche

Gli è dato del denaro per arruolare 1000 fanti con i quali si dirige nel fermano.

Mar.ChiesaFrancia Ferrara100 lance e 100 cavalli leggeriLazio

Con la partenza per Roma i suoi soldati si comportano in modo tale da provocare quasi una rivolta in Fermo. Lascia poi Roma e si reca a Rieti dove vi sono 300 fanti corsi ed a Cittaducale dove sono giunti molti fanti spagnoli datisi alla ventura:   assolda tutti a nome dello stato della Chiesa. Gli è aumentata la condotta.

Giu.Emilia

Si sposta alla difesa di Reggio Emilia verso cui tendono il Lescun (Tommaso di Foix), Federico Gonzaga da Bozzolo ed il Buonavalle con 400 lance e 1000 fanti.

Lug.Emilia

Presidia Modena con 500 alabardieri per parare le minacce degli estensi; collabora  con Prospero Colonna all’ assedio di Parma.

Ago.Lombardia ed Emilia

Punta verso Mantova con Luigi Gonzaga e Guido Vaina (500 cavalli leggeri); ha il compito di  scortare 6000 fanti tedeschi e svizzeri che da Trento stanno giungendo a Monte Baldo per unirsi  con il resto delle truppe imperiali. Conclusa la missione si ritrova a Montecchio Emilia per ostacolare il flusso dei rifornimenti ai francesi che difendono Parma.

Sett.Capitano g.le fanteria italianaEmilia

E’ segnalato ancora all’ assedio di Parma; riprende con lena i lavori relativi alle trincee e gli scavi di gallerie sotto le mura destinate ad essere minate.  I francesi devono abbandonare Codiponte e ritirarsi al di là del fiume: l’avanzata del Lautrec al Taro e del duca di Ferrara a Finale Emilia ed a San Felice sul Panaro persuadono Prospero Colonna a rispedire Guido Rangoni con Guido Vaina alla guardia di Modena con 200 cavalli leggeri e 800 fanti. Il condottiero vi rafforza le opere difensive;  fa costruire alcuni cavalieri di terra su cui piazzare le artiglierie; si collega con Melchiorre Ramazzotto e si incammina sulla vicina montagna per scacciarvi gli estensi. Raggiunge Campagnola Emilia, obbliga gli avversari a ripiegare e conquista in poco tempo tutto il Finale. Rientra a Modena;  i suoi uomini sono alloggiati nei borghi.

Ott.Emilia

Con Vitello Vitelli e Melchiorre Ramazzotto irrompe in Bondeno che viene data alle fiamme.

Nov.Emilia

Entra in Piacenza con 7000 fanti, 200 lance e 150 cavalli leggeri.

Dic.Emilia

Alla morte del pontefice si rinchiude in Modena con Vitello Vitelli per difendersi dagli estensi; non presta soccorso a Parma quando la città è investita dal Buonavalle, da Federico Gonzaga da Bozzolo e da Marcantonio Colonna. A Modena fa murare la porta del castello e Porta Baggiovara;  anche per il giorno di Natale impedisce ogni adunanza cittadina.

1522
Gen.Emilia

A Modena seda una rissa sorta tra soldati spagnoli ed italiani;  munisce la città di nuove opere di difesa.

Feb.Emilia

E’ nominato governatore di Modena;  ospita Alberto Pio destinato al governatorato di Reggio Emilia. Per dare la paga ai soldati della guarnigione prende a prestito dal Pio e da altri cittadini 2500 staia di frumento.

Mar.Benti voglioChiesaEmilia

Esce da Modena con alcuni uomini d’arme e 1000 fanti svizzeri licenziati nei medesimi giorni dai Medici perché nemici scoperti dello stato della Chiesa; vuole aiutare i Bentivoglio a rientrare in Bologna. Costretto a rientrare a Modena per una sollevazione popolare si attiva per trovare il denaro delle paghe delle truppe.

Apr.FirenzeComp. venturaGovernatore g.le 100 lance 100 cavalli leggeri e 2000 fantiToscana

Nominato dai fiorentini governatore generale raggiunge il senese con 2000 fanti svizzeri, 500 lanzichenecchi, 1000 fanti toscani, 500 lance, 400 cavalli leggeri e otto pezzi di artiglieria. Affronta Renzo di Ceri: si pone come obiettivo quello di allungare i tempi del conflitto per gli avversari in modo che la mancanza di denaro e di un flusso regolare di vettovagliamento agiscano da fattori di disgregazione della compagnia di Renzo di Ceri finanziata dai fuoriusciti di Siena. Invia a tale scopo a Torrita di Siena 100 uomini d’arme e 150 fanti che respingono un assalto degli avversari; precede anche in Siena con 200 cavalli leggeri l’arrivo di Renzo di Ceri bloccando sul nascere ogni tentativo insurrezionale.

Mag.Emilia

Ottiene in feudo dai pontifici Santarcangelo di Romagna. Arresta a Bologna un figlio di Melchiorre Ramazzotto che ha accompagnato il padre ad Imola e lo ha aiutato ad uccidere Gentile da Sassatello.

Giu.Emilia

Ospita a Modena il nuovo viceré di Napoli Carlo di Lannoy giunto nella città con un seguito di 300 cavalli: il nobile spagnolo si offre come padrino di battesimo per un suo figlio. Guido Rangoni invia a Campogalliano 100 cavalli leggeri: vi è razziato del bestiame che viene condotto a Modena. Il tutto per punire Ercole d’Este che non vuole accettare nella località una guarnigione pontificia.

Ago.Emilia

E’ sempre più in ristrettezze economiche: vende al duomo di Modena alcuni suoi beni per essere in grado di dare un acconto ai soldati; invia pure 200 cavalli e 100 fanti a Rubiera per riscuotere dalla comunità una provvigione concessagli dai pontifici e che gli deve essere pagata dagli abitanti. I cittadini si rifiutano di ottemperare alle sue richieste e si scontrano con i soldati. Invia ancora i suoi uomini a Rubiera:  per incassare 105 ducati sono sequestrati 199 capi di bestiame bovino.

Nov.Emilia

Con il ritorno di Francesco Guicciardini al governatorato di Modena lascia la città con i fratelli e ritorna a Spilamberto.

1523
…………..Emilia

Coadiuva Domenico Morotti nella sua azione contro Virgilio da Castagneto; invia contro il rivale di fazione una banda di cavalli agli ordini di un capitano spagnolo.

Lug.Emilia

Si incontra a Modena con Francesco Guicciardini perché Girolamo Pio si è impadronito di Sassuolo ai danni di un figlio di Alessandro Pio.

Ago.ImperoFrancia FerraraEmilia

Assoldato dagli imperiali è inviato con 100 lance, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti a Carpi per recuperare la località a favore dei Pio.

Sett.Emilia

Si trova a Modena con 3000 fanti. Alla morte del papa Adriano VI con il governatore Francesco Guicciardini, con il quale si è rappacificato dopo alcuni dissensi, ostacola i progetti di Alfonso d’Este e di Renzo di Ceri (200 lance e più di 2000 fanti) tesi alla conquista di Modena e di Reggio Emilia. L’ingresso nella città di 1000 fanti spagnoli persuade il duca di Ferrara a fermarsi a Reggio Emilia: non uguale effetto ha l’avvio a Reggio Emilia di 500 fanti agli ordini di Vincenzo Maiato (che porta con sé del denaro per arruolarne altri) perché Renzo di Ceri si impossessa della cittadella con pochi tiri di artiglieria. Guido Rangoni riceve nel suo palazzo di Modena Fernando Alarcon. Dubbioso sulle capacità di  difesa della città spedisce molti suoi beni a Spilamberto.

Ott.Emilia

Gli avversari si impadroniscono di Rubiera. Guido Rangoni a Modena fa dare alle fiamme alcune case nel borgo di Cittanova ed espelle dalla città molti esponenti del partito filoestense; i suoi cavalli leggeri sorprendono sul Secchia alcuni avversari.

Nov.Emilia

A Nonantola con 100 lance, 100 cavalli leggeri e 400 fanti tra schioppettieri e picchieri; è  preceduto da 25 cavalli dei saccomanni che  si fanno inseguire dagli estensi. Costoro sono colti  in un agguato predisposto in precedenza: sono catturati 40 cavalli con Briga Rangoni, Tommaso Ronchi e Battista di Cambio. A metà mese è eletto al soglio pontificio Clemente VII: il fatto è occasione di disordini nella città. Francesco Guicciardini, che si presenta con Guido Rangoni nella piazza, è derubato della mula dai suoi alabardieri.  Il popolo minaccia di mettere a sacco il suo palazzo. Il Rangoni dona la  sua cavalcatura al capitano dei suoi schioppettieri Girolamo Falloppia e dispone truppe davanti alla sua abitazione; protegge parimenti le case degli ebrei che i popolani vogliono spogliare dei loro beni. Sul fronte di guerra il Panaro in piena lo blocca per qualche tempo per cui non è in grado di attaccare alcune compagnie di Teodoro da Trivulzio che stazionano sul Secchia. Si dirige  a Sassuolo e vi fa spianare 50 case appartenenti ai Mario favorevoli alla causa estense; scorre pure presso Nonantola  sequestrandovi 60 carri carichi di fieno, paglia e strame. Iniziano nel frattempo le trattative di pace con gli estensi che lo coinvolgono personalmente in quanto tra le condizioni accampate vi è quella di un suo matrimonio con una figlia naturale del cardinale Ippolito d’Este (con dote di 10000 ducati).

Dic.Emilia

Al termine del conflitto ospita ancora a Modena Carlo di Lannoy di passaggio nella città con le sue truppe. Prospero Colonna gli ordina di lasciare Modena e di raggiungere Milano per fare sì che la città pervenga nelle mani del duca di Ferrara in cambio di 50000 ducati e della promessa di mutare alleanza nel corso della guerra. Guido Rangoni e Francesco Guicciardini si rifiutano di obbedire e persuadono i 1000 fanti spagnoli del presidio a non muoversi fino al momento in cui non ricevano un espresso ordine dal duca di Sessa Luigi Fernandez di Cordoba sulla cui disposizione sono entrati nella città. Il papa gli impone di abbandonare Modena e di trasferirsi in Lombardia. Nell’ anno gli è concesso il marchesato di Savignano.

1524
Gen.Lazio

Si reca a Roma con nove cavalli;  affianca il pontefice in una cerimonia religiosa con il fratello Ludovico; Clemente VII gli concede il passo di Sant’ Ambrogio, un castello nell’ agro romano e gli dà il denaro per il saldo delle paghe dei suoi uomini.

Mar.Emilia e Romagna

Rientra a Modena;  accompagna in Romagna Francesco Guicciardini  nominato presidente di tale territorio.

Apr.Emilia

E’ segnalato a Modena nel duomo con tre delegati della città rientrati da Roma.

Mag.Emilia

Invia le truppe ad alloggiare nel parmense; ospita a Modena Vitello Vitelli.

Lug.Emilia

A Modena arma cavaliere Gaspare Ferrari; sempre nella città vi organizza un palio.

Ott.Lombardia

Si trova nei pressi di Pavia con 60 lance.

Nov.

Si parla di una sua possibile condotta di 100 lance con i francesi: le trattative non vanno in porto. Restituisce su disposizione del papa Montecchio Emilia agli estensi e riceve in Modena, con il governatore Filippo Nerli, il cardinale Giovanni Salviati. Per un solo ricevimento nel suo palazzo spende più di 500 scudi.

1525
Gen.Emilia

E’ occupato a Modena nelle feste di carnevale durante le quali organizza giostre e palii vari o riceve varie personalità quali Ercole Gonzaga fratello del marchese di Mantova.

Feb.Emilia

Festeggia la vittoria degli imperiali a Pavia con giostre in piazza della Gatta (di fronte al suo palazzo), cene e balli  per tenere a bada gli umori della cittadinanza: accentua nello stesso tempo  le misure di sorveglianza rafforzando le guardie ed allagando i fossati della cinta muraria.

Mar.Emilia

Favorisce nell’ ombra una  congiura ai danni del duca di Ferrara organizzata dal bolognese Aldobrandino Piattesi, dall’ imolese Niccolò Tartagni e dal ferrarese Ercole Pasqualetto: quest’ ultimo  informa della trama Alfonso d’Este e con alcuni sicari uccide il Piattesi. Il Tartagni viene catturato ed è strozzato in carcere. Guido Rangoni si sposta a Parma allorché nel piacentino prendono alloggio i lanzichenecchi reduci dalla vittoria di Pavia in attesa del saldo delle loro paghe.

Mag.Emilia

Contrasta nel modenese Fabrizio Maramaldo che il mese precedente ha avvicinato per farlo defezionare nel campo pontificio. Si dedica a nuove feste cui invita il governatore e centinaia di cittadini e gentiluomini.

Giu.Emilia

Esce da Modena con le sue truppe;  muove verso Piacenza: fa costruire un ponte di barche che viene abbattuto dalla piena di un fiume: molti sono gli annegati.

Ago.Emilia

A Modena.  Si oppone alle pretese di Ferdinando d’Avalos e di Fernando Alarcon che gli chiedono di preparare gli alloggiamenti per i loro uomini.

Ott.Emilia

Ha ai suoi ordini 150 lance.

Dic.Emilia

Arma 100 archibugieri per la difesa di Modena e mette in ordine le sue compagnie.

1526
Gen.108 lanceEmilia

Passa in rassegna a Modena sul piazzale di San Pietro le lance della sua compagnia.

Feb.Emilia

Il duca di Milano Francesco Sforza richiede il suo operato; rimane invece agli stipendi dello stato della Chiesa;  gli sono consegnati 2000 ducati. Raccoglie 1500 fanti;  ostacola nuovamente le richieste degli imperiali di accamparsi nei territori pontifici; cerca, anzi,  di spingere Fabrizio Maramaldo ad agire nel reggiano ai danni degli estensi.

Apr.Emilia

Ospita a Modena Pietro Navarro  appena stato liberato dagli imperiali a Napoli. Negli stessi giorni i Tassoni uccidono nella città Matteo dal Forno: per impedire il riaccendersi della lotta tra le fazioni trova subito i colpevoli e li fa giustiziare da Filippo Nerli. Una messa di ringraziamento è il suggello finale allo scampato pericolo.

Mag.ChiesaImpero125 lance e 240 cavalli leggeriEmilia

Sono pure assoldati dai pontifici 120 fanti come sua guardia del corpo. Gli sono consegnati 40000 ducati.

Giu.Governatore g.leEmilia e Lombardia

Esce da Modena con 6000 fanti, 200 lance e 200 cavalli leggeri; tocca Marzaglia, rinforza alcune guarnigioni e si dirige su Parma e Piacenza dove si congiunge con Vitello Vitelli e Giovanni dei Medici. A Piacenza ha a sua dsposizione 5000 fanti (di cui 1800 archibugieri), 400 lance e 200 cavalli leggeri; scarsa è viceversa l’artiglieria che ammonta a soli quattro falconetti. Ha l’incarico di radunare altri 2000 fanti; agli inizi, per mancanza di ordini al riguardo, è costretto a rimanere  inattivo  sul Po   provocando in tal modo  la reazione dei veneziani capitanati da Francesco Maria della Rovere. Ottiene alfine l’ordine dal papa di uniformare la sua linea di condotta con quella degli alleati. Invia Roberto Boschetti al campo della Serenissima per dare avvio ad iniziative comuni. Si trova a Lodi con il della Rovere;  si trasferisce all’assedio di Milano con 10000 fanti pontifici.

Lug.Lombardia

Attacca Milano per prestare soccorso al duca di Milano assediato nel Castello Sforzesco. Asseconda Francesco Maria della Rovere quando il capitano veneziano decide di ripiegare nottetempo a Melegnano a seguito di un infruttuoso assalto portato con i suoi uomini a Porta Comacina. Si muove ancora a favore degli assediati;  colloca il suo campo tra l’abbazia di Casoretto e Lambrate. Allo stremo delle forze gli assediati del Castello Sforzesco  fanno uscire dalla fortezza più di 300 persone tra fanti feriti, donne e bambini. Anche gli uomini di Francesco Sforza si arrendono a patti. Nel proseguio delle operazioni disertano dal campo pontificio 1800 fanti per cui Guido Rangoni si trova ad avere a sua disposizione 9832 fanti, 487 lance e 850 cavalli leggeri.

Ago.Lombardia

Litiga al campo con Giovanni dei Medici; si lamenta del comportamento di tale condottiero con il pontefice finché la mediazione di Francesco Maria della Rovere e dello stesso Clemente VII  appiana ogni attrito. Si sposta al campo di Lambrate quando il della Rovere sostituisce Malatesta Baglioni nelle operazioni di assedio di Cremona. Il suo operato è elogiato dal procuratore veneziano Alvise Pisani.

Sett.Lombardia ed Emilia

Tenta  di subornare un capitano di Fabrizio Maramaldo che, in cambio di una condotta di 1000 fanti, promette di insegnare ai pontifici un buon modo per penetrare in Milano. Al campo è raggiunto da Niccolò Fregoso  inviatogli da Andrea Doria con la richiesta di 4000 fanti per attaccare Genova. Vi è un consiglio di guerra cui partecipano il commissario Francesco Guicciardini, Giovanni dei Medici, Luigi Gonzaga, Vitello Vitelli. E’ atteso il parere del della Rovere. Trascorrono pochi giorni ed il papa firma autonomamente una tregua con gli imperiali: Guido Rangoni rientra alla guardia di Parma e Piacenza. Prima di partire ha modo di avere un colloquio con il marchese Michelantonio di Saluzzo che ha raggiunto il campo con 4000 fanti e 400 lance.

Ott.Emilia

Protegge a Modena i Pacchioni che infestano con le loro depredazioni i territori degli estensi: costoro sono assediati da Alberto Pio nella rocchetta di Marano. Guido Rangoni invia a loro sostegno Girolamo Falloppia con 400 archibugieri ed i suoi cavalli leggeri. Alberto Pio  è obbligato a desistere dalla sua iniziativa.

Nov.Emilia

Alla notizia che si stanno avvicinando a Modena i lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg raccoglie 3000 fanti per la difesa della città; provvede pure al  vettovagliamento della stessa ed al foraggiamento della cavalleria.

Dic.Emilia

Francesco Guicciardini lo invia alla difesa di Piacenza; i veneziani avviano nella città Babone Naldi con 1000 fanti che, presto, si riducono a 400 per il ritardo delle paghe. E’ segnalata la presenza di Guido Rangoni a Borgo San Donnino (Fidenza).

1527
Gen.Emilia

Per la difesa di Piacenza dispone di 6000 fanti; spinge più volte i cavalli leggeri di Claudio Rangoni e di Paolo Luzzasco a molestare gli avversari.

Feb.Emilia

Respinge con Babone Naldi un attacco a Piacenza. Con Paolo Luzzasco ha un colloquio con Alfonso d’Avalos perché il capitano veneziano si è appropriato in una scorreria di due cavalcature del marchese di Vasto. I lanzichenecchi abbandonano il piacentino: Guido Rangoni ritorna a Modena con cinque bandiere di fanti e 400 cavalli.

Mar.Emilia

Lascia Modena ove ha fatto rovinare tutte le case del borgo di Cittanova per impedire che vi si accampino i lanzichenecchi; raggiunge Bologna con 1500 fanti, 100 lance e 200 cavalli leggeri. Con Giovanni Naldi ha una scaramuccia con gli imperiali sul ponte del Reno: i suoi uomini sono battuti ed in potere degli avversari cadono 40 archibugieri ed alcuni cavalli. A Bologna fa arrestare Manfredo da Correggio inviato dal Connestabile di Borbone a Francesco Maria della Rovere: inevitabile è l’ira del duca di Urbino.

Apr.Emilia  Romagna Toscana e Umbria

Esce da Bologna con Ugo Pepoli, punta su Castel San Pietro Terme, Imola e Faenza dove gli abitanti non vogliono introdurre i 1500 fanti pontifici: anch’ egli è colpito da un sasso che gli è  lanciato contro dall’alto delle mura. Ha un consiglio di guerra ad Imola con Francesco Guicciardini, Michelantonio di Saluzzo e Federico Gonzaga da Bozzolo; si sposta  nel Casentino per tallonare da vicino i lanzichenecchi che sembrano dirigersi su Firenze. Giunge ad Arezzo;  con Roberto da San Severino (500 cavalli e 5000/8000 fanti) ha il compito di appoggiare in Roma Renzo di Ceri che ha chiesto il suo intervento con 600/800 archibugieri. Perde  tempo a San Casciano in Val di Pesa; sempre più lenta rispetto a quella dei lanzichenecchi è la sua marcia verso Roma. Tocca San Giovanni Valdarno, Cortona, Castiglione del Lago, Orvieto.

Mag.Lazio

Giunge a Roma al Salario solamente il giorno dopo la conquista della città da parte dei lanzichenecchi;  il Tevere in piena blocca la sua marcia. Perde così l’occasione di assalire gli avversari in disordine e sbandati in quanto sempre intenti al saccheggio della città.  Ripiega  ad Otricoli ed a Isola Farnese dove si collega con Francesco Maria della Rovere. Il capitano generale appoggia la sua prudenza ed è scettico sulla possibilità di liberare il pontefice assediato in Castel Sant’ Angelo.

Giu.RasponiVeneziaLazio e Romagna

Lascia il campo di Vetralla con Roberto da San Severino, Guido Vaina ed il legato pontificio Bernardino della Barba per ritornare in Romagna. Si muove nel ravennate con 400 cavalli e 1000 fanti;  con l’aiuto dei Rasponi attacca il capoluogo; respinto, si dirige a Cesenatico;  chiede ai veneziani una fusta per recarsi a Venezia.

Lug.FranciaImperoVeneto

Raggiunge Venezia, alloggia nella sua casa di San Patrignano a cà Contarini;  si   incontra in Collegio con il doge Andrea Gritti. Gli è chiesto di passare al servizio della Serenissima; domanda la carica di governatore generale. Le parti non trovano l’accordo per cui preferisce passare al servizio dei francesi. Alfonso d’Este gli fa restituire i suoi beni che gli sono stati  confiscati in precedenza.

Ago.Lombardia

Prende parte all’assedio di Pavia;  con Roberto da San Severino affianca le truppe della Serenissima sotto le mura di Porta Chiossa e quella di Santo Stefano.

Ott.Francia

Viene insignito in Francia dal Rodobaude del collare dell’ordine di San Michele.

Dic.60 lance

I francesi gli concedono una condotta di 60 lance e di 120 arcieri a cavallo. Il papa (secondo alcune fonti) gli concede in feudo Fano.

1528
Gen. feb.Romagna e Umbria

Il Lautrec lo incarica di consegnare Rimini allo stato della Chiesa; convince così il cugino Sigismondo Malatesta a cedere la città in cambio di Meldola, Sarsina e Bertinoro: deve restituire al congiunto Rimini allorché è chiaro che il pontefice non è in grado di mantenere gli impegni assunti. A fine mese si reca ad Orvieto con Paolo Camillo da Trivulzio per persuadere Clemente VII a scoprirsi a favore della lega; conclusasi la missione con un nulla di fatto raggiunge il Lautrec a Recanati e lo segue nella sua impresa nel regno di Napoli.

Mar.Puglia

Raggiunge Lucera. Allorché gli imperiali si ritirano verso Napoli con il Vaudemont e Valerio Orsini consiglia il Lautrec di inseguire la retroguardia degli avversari in fuga verso Napoli. Si oppone Pietro Navarro che spinge, invece, ad assalire in Molfetta Giovanni Caracciolo. Il Lautrec segue tale consiglio e la guerra è persa.

Mag.Campania

Si sposta all’ assedio di Napoli; con il marchese Michelantonio di Saluzzo si colloca davanti alla Porta Nolana. Nello stesso mese si ammala a Capua; guarito, ritorna ad assediare il capoluogo.

Ago.

sett.

50 lance

 

Campania

Lazio

Di stanza a Somma Vesuviana la sua compagnia vi è sorpresa nottetempo dagli  uomini di Ferrante Gonzaga (sono catturati e svaligiati diciassette uomini d’arme). Tiene nascosta per qualche giorno la notizia della morte del Lautrec;  con il nuovo capitano generale dei francesi il marchese di Saluzzo, Pietro Navarro e Paolo Camillo da Trivulzio decide di ritirarsi approfittando di una forte pioggia. Si  pone alla testa delle truppe; gli imperiali si accorgono della manovra e si mettono al suo inseguimento. Ammalato, ripara ad Aversa con soli 3000 fanti; respinto un primo assalto portato dagli avversari sopraggiungono il principe d’Orange e Ferrante Gonzaga che fanno puntare le artiglierie contro i francesi. Il marchese di Saluzzo è ferito ad un ginocchio da una scheggia di un sasso spezzato da un colpo di cannone;  il capitano generale dei transalpini decide di arrendersi a discrezione contrastato invano in tale decisione dallo stesso Guido Rangoni. Il condottiero è inviato a trattare le condizioni della capitolazione con il principe d’Orange. Subito dopo l’accordo si dà prigioniero a Ferrante Gonzaga con il quale è legato da vincoli di parentela. Il Gonzaga non lo consegna al principe d’Orange ed il Rangoni sarà in breve tempo liberato. Per uno storico contemporaneo, incarcerato a Napoli, viene fatto rilasciare da Alfonso d’Avalos che lo accompagna ad Ischia; qui il marchese di Vasto lo avrebbe fatto caricare su una nave diretta ad un porto vicino a Roma; per altri ancora il Rangoni non vuole ratificare le condizioni di resa previste dall’ accordo,  protesta per non essere obbligato alla sua osservanza. Aversa è messa a sacco ed i prigionieri francesi sono rinchiusi nelle scuderie di Maddaloni dove moriranno quasi tutti per i postumi delle ferite e della peste. A Roma Guido Rangoni si incontra con il papa.

Ott.Lazio

Si trova a Viterbo.

Nov.Veneto ed Emilia

A Venezia, nel suo palazzo di San Patrignano ed a Modena, ora controllata dagli estensi. Il duca Ercole d’Este si reca in visita alla città; Guido Rangoni gli fa avere un presente che comprende cera bianca, forme di formaggio, fagiani pavoni, pernici, capponi, vitelli, manzi, vino e spelta per un valore di 200 scudi.

Dic.Veneto

Si ferma per qualche tempo a Venezia con la moglie Argentina Pallavicini ed un seguito di 50 persone.

1529
Gen.FranciaImperoPiemonte
Feb.Veneto Lombardia

E’ ricevuto a Venezia in Collegio dal doge con l’ambasciatore francese; si accomiata e raggiunge Pizzighettone.

Mar.Piemonte

Affianca il Saint-Pol (Francesco di Borbone) ad Alessandria.

Apr.Lombardia

Ha il compito di occupare Mortara;  colloca le artiglierie senza l’ usuale protezione di trincee e di altre opere similari. E’ attaccato all’ alba dai difensori che sorprendono i suoi artiglieri ed inchiodano due pezzi.

Mag.Lombardia

Contatta Gian Giacomo dei Medici per farlo defezionare a favore dei francesi; partecipa quindi ad un consiglio di guerra a Belgioioso con Francesco Maria della Rovere ed il Saint-Pol in cui è studiata una strategia comune per attaccare Milano.

Giu.Lombardia

Vi è un nuovo incontro a Binasco; attraversa subito dopo il Lambro ed al comando dell’ avanguardia si dirige con i carriaggi sulla strada per Genova. Antonio di Leyva sorprende i collegati a Landriano. Il centro dello schieramento francese è attaccato da 600 cavalli spagnoli: costoro si ritirano e portano gli inseguitori in un bosco in cui sono appostati 1000 archibugieri. I picchieri tedeschi al servizio dei francesi si sbandano per il fuoco della fucileria; analogo vile comportamento  è tenuto dai soldati francesi e dagli italiani. Guido Rangoni ripara con 2000 fanti a Pavia mentre sono fatti prigionieri dagli avversari il Saint-Pol, Stefano Colonna, Claudio Rangoni, il Carbone ed il Lignac. I francesi gli addebitano la responsabilità della sconfitta causata, a loro dire, dalla velocità della sua marcia, eccessiva rispetto a quella degli  altri corpi.  L’intervallo di spazio tra i vari contingenti provocato dall’ andatura dei suoi uomini è stata la causa   della rotta.  Si giustifica affermando che ha solo ubbidito agli ordini. Vi è una sfida verbale  risolta salomonicamente da Francesco Maria della Rovere che rileva come entrambi gli operati (sia quello del Rangoni  come quello del Saint-Pol)  siano stati  adeguati alla logica militare.

Lug.Veneto

Si reca a Venezia per conto dei francesi con Teodoro da Trivulzio ed il de Vaulx.

Ott.Francia

A Parigi. Seguirà nei mesi seguenti la firma della pace tra i contendenti.

1530
Mar.Veneto

A Venezia. Anche nei primi di giugno si ferma in questa città.

Lug.Emilia

A Bologna.

Ago.Veneto

Presenzia a Padova ad una giostra.

Ott.

E’ lasciato libero dai suoi impegni dai francesi a causa delle sue lamentele per la riduzione della pensione.

1531
Feb.Veneto

Si trova sempre a Venezia.

Lug.

I francesi gli fanno pressione affinché ritorni ai loro stipendi.

1532
Gen.Veneto

Restituisce ai francesi il collare dell’ ordine di San Michele.  Soggiorna per qualche tempo a Venezia.

Giu. lug.ImperoImpero Ottomano

Si accorda con gli imperiali, tramite Alfonso d’Avalos, che gli promette il comando della fanteria; ottiene invece il comando di un colonnello di 3000 fanti per passare alla difesa di Vienna contro i turchi del sultano Solimano. Fabrizio Maramaldo ottiene al suo posto la carica promessagli; Guido Rangoni viene a contrasto con Alfonso d’Avalos, rifiuta le proposte fattegli e si accontenta di far parte del corteo di cinquanta gentiluomini che accompagnano l’imperatore Carlo V nel teatro delle operazioni.

Ago.Veneto e Trentino

Raggiunge Verona; prosegue per Peschiera del Garda a seguito di un ammutinamento dei fanti spagnoli;  attraverso la Valpolicella si indirizza verso Trento. L’imperatore, per rabbonirlo, gli concede entrate per 2000 scudi e lo invita a far parte della sua corte.

Ott.Veneto e Friuli

Con il ritiro dei turchi da Vienna viene inviato a Venezia con l’ambasciatore imperiale: è indisposto e soffre per la lue che lo ha colpito. Si incontra con il doge e gli riferisce del prossimo passaggio delle truppe imperiali per i territori della Serenissima. Si sposta a Venzone per anticipare l’arrivo di 6000 fanti italiani che, abbandonate le insegne imperiali, stanno saccheggiando i contadi che toccano nel loro transito.

Nov.Veneto e Lombardia

Ad Albaredo d’Adige al fianco di Carlo V: l’esercito imperiale attraversa il fiume e rientra in Lombardia.

Dic.Emilia

A Modena, per l’incontro tra l’imperatore ed il duca di Ferrara; ha più colloqui con il cugino Claudio, Alfonso d’Avalos e Federico Gonzaga:  ospita quest’ultimo nel suo palazzo.

1533
Feb.Emilia

Si trasferisce a Bologna. A Modena sfida a duello Piermaria dei Rossi che ha attentato alla vita del fratello Ludovico;  aiuta a sfuggire alla giustizia estense Amelio Belencini che ha assassinato  Alberto Tassoni. Fa prelevare il Belencini da 50 archiugieri a cavallo spagnoli a Scandiano, dove si è rifugiato nel castello dei Boiardi, e lo fa condurre a Roccabianca presso il fratello Ludovico.

Mar.

Carlo V avoca a sé la sua sfida con Piermaria dei Rossi;  di questa non si saprà più nulla.

1536
Apr.ChiesaEmilia

Si trova a Piacenza. Non interviene con Sforza Monaldeschi e Niccolò da Tolentino allorché i fanti francesi di Giovanni di Torino e di Piero Corso saccheggiano il territorio di Gossolengo. Si oppone inutilmente anche alle iniziative degli abitanti volte a colpire i razziatori.

Mag. giu.FranciaImperoLuogotenente g.leEmilia e Veneto

Con Sforza Monaldeschi, Niccolò da Tolentino ed Alessandro da Terni è inviato dal governatore di Piacenza, il vescovo d’ Ivrea, a Roccabianca  occupata dal fratello. Il prelato rifiuta l’accordo da lui concluso con Ludovico; come risposta a metà giugno passa al servizio dei francesi. Francesco I gli affida il comando delle truppe in Italia. Si reca a Venezia e cerca di ottenere l’alleanza della Serenissima nella prossima guerra con gli imperiali: è congedato con un rifiuto.

Lug.Emilia

Si trovano a Mirandola 10000 fanti italiani e 600 cavalli: 2000 sono raccolti direttamente da Guido Rangoni, altrettanti da Cagnino Gonzaga e da Cesare Fregoso (quest’ultimo dispone anche di 200 cavalli leggeri), 1000 a testa da Bernabò Visconti, Piero Strozzi e Baldassarre  della Massa; 500 da Berlingieri Caldora e da Giovanni di Torino; Paolo Averoldi ed il toscano Bandino raccolgono, infine, 400 fanti e 200 cavalli leggeri.

Ago.Emilia Lombardia Piemonte Liguria

Marcia tra Parma e Reggio Emilia; tocca Castelguelfo e Cadè: da Piacenza gli è somministrato a pagamento strame e fieno per la cavalleria. Tocca Broni, attraversa il Trebbia e si avvicina a Tortona dove deve affrontare alcuni problemi causati dalla scarsità d’acqua; trova la via per Torino sbarrata da molti fanti e cavalli borgognoni; leva il campo in tutta fretta e si dirige a Serravalle Scrivia. Supera la Val Polcevera e marcia su Genova: la città è messa in preallarme per le dichiarazioni di un disertore lucchese che ha militato ai suoi ordini. Giunto a Rivarolo Ligure chiede ai genovesi la resa a nome del re di Francia; con la risposta negativa si accampa tra due colli, il Fazzuolo ed il Granarolo, ad un miglio dalla località. Genova è assalita da due lati: da Bernabò Visconti e da Cesare  Fregoso alla porta verso il Bisagno dopo che tali condottieri si sono introdotti nel circondario attraverso  alcuni sentieri di montagna; da Guido Rangoni verso la Porta di San Tommaso dopo essere salito con le sue milizie sulle colline di Rivarolo Ligure. Nel corso del suo assalto è ammirato il coraggio di un alfiere: costui si arrampica mediante una scala sulle mura e vi pianta la bandiera francese finché non viene rovesciato nel fossato da Battistino Corso.  Gli attaccanti sono respinti con la perdita di 100 uomini;  Guido Rangoni fa suonare  la ritirata,  ripara in Val Polcevera anche perché nel capoluogo non vi sono stati gli sperati segnali di rivolta a favore di Cesare Fregoso. E’ tallonato da quattro insegne di fanti che ripiegano appena è dato da Guido Rangoni il segnale di attaccare gli avversari; prende la strada di Ovada ed è qui raggiunto da Bernabò Visconti e da Cesare Fregoso. I suoi soldati vagano per gli  Appennini alla ricerca di  vettovaglie. Non trovano che un po’ di frumento per le cavalcature ed un po’ di castagne per il loro sostentamento: tutti gli abitanti sono fuggiti sui monti recando con sé i loro beni e le loro scorte alimentari. Sono incendiati alcuni villaggi e saccheggiati dei castelli da cui è tratto un bottino risulta parimenti magro; è guadato il Tanaro ed è  raggiunta Ceresole Alba.

Sett.Piemonte

Il marchese Francesco di Saluzzo abbandona la causa francese per  quella imperiale. Guido Rangoni è inviato nel marchesato con il fratello di quest’ultimo Giovanni Ludovico. Ottiene a patti Carmagnola, Chieri, Cherasco, Chivasso, Pinerolo; Cesare Fregoso, da parte sua, espugna Racconigi.

Ott.Piemonte

Fa puntare alcuni pezzi di artiglieria fornitigli dall’Annebault ed occupa Carignano alla cui difesa si trovano 60 fanti napoletani: i difensori si arrendono nelle mani di Cagnino Gonzaga che si appropria ad  insaputa di Guido Rangoni delle cavalcature trovate nella fortezza. Preso dall’ira il condottiero con la collaborazione del cognato Cesare Fregoso perseguita il Gonzaga: il re di Francia è costretto ad inviare in missione ispettiva il Langey per conoscere i fatti e mettere d’accordo i contendenti per la buona armonia dell’esercito. 3000 sacchi di farina, trovati nel castello di Carignano, sono portati in parte a Torino per sopperire alle necessità degli abitanti. Il capoluogo viene liberato dall’ assedio e gli imperiali sono costretti a ripiegare in Asti. Il Rangoni si muove verso Pinerolo e Rivoli.

Nov.Piemonte e Francia

Si sposta in Savoia;  sconfigge in battaglia gli avversari (4000 morti tra gli imperiali e 200 italiani tra i francesi).

Dic.Piemonte

Lascia la Francia e ritorna a Torino. Con il denaro che reca con sé sono a tutti consegnate due paghe in contanti ed una sotto forma di panno e cuoio per permettere ai soldati di vestirsi ed avere delle vere scarpe. Fa impiccare un tesoriere francese trovato ad  imbrogliare sul denaro destinato alle paghe dei soldati.

1537
Gen.Piemonte

A Pinerolo, alla testa di 12000 fanti italiani, 8000 guasconi e 6000 lanzichenecchi.

Feb.Piemonte

Muove contro Barge: la località perviene in suo potere dopo esserne stato inizialmente respinto; vi cattura Annibale Brancaccio. Si porta a Savigliano.

Mar.Piemonte

Alfonso d’Avalos fa impiccare un francese fatto prigioniero; Guido Rangoni gli invia un trombetta per conoscere la motivazione dell’ esecuzione: anche costui è ammazzato. Per tutta risposta il condottiero fa catturare alcuni uomini che scortano un convoglio di 70 carri di vino e li fa tutti uccidere dopo averli fatti spogliare delle armi. La reazione provoca sbigottimento nel marchese di Vasto e negli spagnoli che militano ai suoi ordini. Guido Rangoni rientra a Pinerolo; il governatore di Torino, il Burie, lo informa che si sta per portare con Cristoforo Guasco (1200 fanti italiani) ed altri condottieri un attacco a Casale Monferrato dove un capitano napoletano, Damiano Curvale, gli ha promesso di fargli trovare aperta una porta. Si avvia in ritardo all’ appuntamento, sicché la città è recuperata da Alfonso d’ Avalos. L’operazione termina con la cattura del Burie e l’uccisione di Cristoforo Guasco. Viene subito accusato del cattivo andamento dell’ iniziativa per lo scarso coordinamento delle sue forze con quelle del governatore di Torino.

Mag.Piemonte Lombardia e Veneto

Si impadronisce di due castelli;  tutti i difensori sono passati per le armi; il marchese di Vasto si comporta in modo analogo. Si reca a Crema ed a Venezia con tre cardinali fiorentini sia per ottenere dalla Serenissima il permesso di fare transitare per i suoi territori 15000 svizzeri che devono giungere a Mirandola, centro di raccolta per le milizie combattenti a favore dei francesi, sia per indurre la repubblica a schierarsi a favore dei fuoriusciti contro Cosimo dei  Medici. Nello stesso mese gli è data in signoria Tour du Pin nel Delfinato.

Giu.Piemonte e Francia

Esplode una nuova controversia con un condottiero che milita ai suoi ordini: la vicenda ha le sue origini nel semestre precedente quando il Tolosano, originario di Cuneo, si impadronisce di Chieri con i suoi venturieri. Guido Rangoni avvia alla difesa della città Baldassarre dalla  Massa con due insegne di fanti e 500 uomini delle bande dei da Birago. Il dalla Massa respinge due attacchi degli avversari; questo risultato   lo spinge a  comportarsi in modo arrogante nei confronti del suo capitano generale. Guido Rangoni reagisce;  ritiene che eventuali meriti per la conquista di Chieri debbano essere accreditati al Tolosano piuttosto che a Baldassarre a dalla Massa. Il Langey compila un nuovo rapporto;  il re di Francia sostituisce Guido Rangoni nell’ incarico di luogotenente generale   con l’Humières.  Si reca a Villeneuve, vicino a Nizza, per l’incontro che vi si svolge tra il sovrano ed il papa Paolo III, colloqui che sfoceranno nella firma di un trattato di pace.

Lug.Emilia Romagna e Veneto

La campagna finisce con il suo ritorno a Mirandola. Si sposta a Longiano da dove presta soccorso ai fuoriusciti fiorentini Filippo Strozzi, Bartolomeo e Filippo Valori ai danni di Cosimo dei Medici. Raggiunge Venezia.

1538
Apr.Francia

I francesi gli concedono in feudo Belleville nel Beaujolais ed il contado di Beauregard.

Mag.Francia

A Lione;  gli è conferita la cittadinanza francese senza alcuna spesa.

……..Veneto

Si trasferisce a Venezia: la sua situazione economica è completamente mutata rispetto a due anni prima in quanto è passata da un passivo di 30000 scudi ad un capitale di 60000 scudi investito nelle banche veneziane.

Nov.Emilia

Lascia Venezia per raccogliere truppe a Mirandola.

1539
Gen.Veneto

Muore a metà mese a Venezia non senza sospetto di veleno. E’ sepolto nella città nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo;  il feretro è portato a spalla dai suoi capitani Battistino da Rimini, Rego di Maffeo, Chiaro da Brescia, Ludovico Ronchi, Cornelio Marsili, Stefano Moreno e Geminiano dalle Selle. Compie i suo primi studi con l’umanista Antonio Maria Visdomini; ha per maestri anche Demetrio Anascopulo, Giglio Giraldi e Guido Postumo. Suo segretario è Bernardo Tasso; Matteo Bandello gli dedica alcune novelle; il Giraldi uno dei suoi dialoghi sulla storia dei poeti; il ravennate Tommaso Giannotti l’opuscolo “De optima hominum felicitate” e il “De morbo Gallico”; Agostino Niso il “De auguuriis” e Fausto da Longiano un suo commento su Francesco Petrarca; altri autori, come Francesco Marcolini, Antonio Brucioli e Francesca Beffa, non mancano nel rivolgere le loro opere all’attenzione di Guido Rangoni. Achille Marozzo gli dedica l'”Opera nova chiamata duello, o vero fiore dell’armi de singulari abattimenti offensivi & difensivi”. In corrispondenza con Pietro Aretino.

 CITAZIONI

“Personaggio di grado e di molta reputazione nelle cose della guerra.” SANTORO

“Degno, zentil e animoso condutier.” SANUDO

“Tenuto per uno de’ primi spadacini e capitani del tempo.” SORBELLI

“Ebbe..rinomanza di uno de’ più valorosi capitani d’Italia.” CAMPORI

“Homme de grande réputation parmy les gens de guerre.” DU BELLAY

“…quel valente/ signor Guido Rangon, esperto ne l’armi.” MANGO

“L’un de plus célèbres condottieri du XVI siècle.” PICOT

“Il quale era tenuto Capitan molto pratico..Il quale d’esperienza di guerra, e di prontezza d’ingegno era il migliore di gran lunga de’ capitani Francesi. GIOVIO

“Fu questo valoroso Capitano non isperto solamente nell’armi, ma etiamdio litterato, eloquente, liberale, e dei virtuosi ottimo padrone.” ALBERTI

“Capitano in arme laudato.” BUGATI

“Riputato comunemente degno tra Capitan..Fu di statura giusta e di volto bianco; gli occhi, la barba e i capelli hebbe neri.” ROSCIO

“Il quale per gloria di fatti e per grandezza d’animo, vinse senz’alcun dubbio, non pure i primogeniti suoi, ma anco quasi tutti i capitani de suoi tempi; conciosiacosa che nessuno si paragonò a lui, o di gagliardia e destra essercitatione e ferma (fermezza) di corpo, o di indomito vigor d’animo militare, o desiderio di gran lode, percioché egli per concessione d’ogniuno: fra i valorissimi Capitani di guerra quasi unico: era fra i magnanimi il primo e con invitta mano sapeva vincere in battaglia il nemico che gli veniva innanzi, e in disciplina d’accamparsi, e di mettere in ordinanza le schiere superava gli altri, e fra tutti gli huomini valorosi di guerra, sapeva acquistarsi fama di vero honore: e lode di perpetua e smisurata liberalità non tenne talmente vita reale, che il suo nome fu celebre per tutta Europa..Fu questo valoroso capitano non isperto solamente nell’ arme, ma etiandio letterato, eloquente, liberale e de i virtuosi ottimo padrone.” SANSOVINO

“Fra tutti gli uomini illustri, che questa nobil famiglia ebbe nel secolo XVI, niuno giunse ad eguagliare la gloria del conte Guido, che come tra’ Condottieri d’esercito ebbe pochi pari a suo’ tempi, così tra’ fautori e protettori delle lettere meritò i più magnifici elogi de’ dotti.” TIRABOSCHI

“Uomo rinomatissimo nelle armi..Oltre di essere uno de’ condottieri d’eserciti, ch’ebbe pochi pari a’ suoi tempi, fu uomo di grande dottrina.” LITTA

“Essempio de la milizia e paragon del valore.” P. ARETINO

“Sorpassò in fama tutti i suoi antenati e gli storici contemporanei lo annoverano fra i più valorosi e celebri capitani.” SPRETI

“Virum acrem.” VERI

“Magni nominis virum.” CAPELLA

“Uomo riputatissimo nelle armi.” BOSI

“Notissimo nella storia d’Italia.” ALBINI

“Capitano generoso.” RAINIERI

“Fortificando Pinerolo, nel far cavar e’ fossi, volse che si lasciasse fra ‘l muro e ‘l fosso una panca di terreno larga di otto braccia in circa. Poi la fece tagliare dal cominciar della muraglia fino al fondo del fosso, si che si venne a fare scarpa. Per la qual cosa il fosso più largo divenne, e la muraglia non rimase scalzata.” MAGGI

“Questo sig.r conte Guido è lo più grande e honorato sig.r e zentil homo che sia nasuto de Modena asai tempo fa; è benemerito, perché sua ill.ma sig.a è è sempre stato liberalissimo e splendido più che niuno de casa Rangona.” DE’ BIANCHI

“Esperto in l’arme.” CELEBRINO

“Famosissimo Capitano de’ suoi tempi.” BONIFACCIO

Alla difesa di Brscia “Alhor si fece inanzi il conte Guido,/ mosso dal rumor e longo strido./ Animoso era questo e di gran cose,/ né mai in la sua vita fé falanza (errore),/ ben che alcun non li facesse honore;/ con la sua forte e ben membruta lanza/ al primo che ritrova passa il core,/ l’altri seguin lui a simil danza;/ francesi cavaler ristrecti insieme/ adosso a lui a ella sua gente preme.” Da “La rotta e presa fatta a Bresa per li Francesi” riportata dal FRATI

“La carriera di Guido Rangoni rappresenta quella a cui Pallavicini e Rossi avrebbero potuto aspirare; infatti la svolta decisiva nella sua carriera di medio condottiere veneziano..era stata compiuta col pontificato di Leone X e il passaggio di Modena alla Chiesa, che per lui e i suoi avevano significato concessioni di feudi e governi nelle altre province dello Stato, condotte e comandi nell’esercito..Aveva cumulato feudi e posizioni militari nel parmense, contro lo ius loci, aveva rivaleggiato con successo con Giovanni dalle Bande Nere, spingendolo ad abbandonare l’esercito pontificio e a cercare miglior fortuna, e, dopo la sua morte, aveva perfino preteso il comando delle riluttanti Bande, di cui erede avrebbe dovuto essere Pietro Maria (Piermaria dei Rossi)..Il contrasto tra Rossi e Rangoni, che diventa particolarmente violento a partire dal 1532, viene espresso in termini di onore militare, attraverso cartelli di sfida che più che al duello mirano a stabilirne l’impossibilità per indegnità dell’avversario, quasi ad eliminare uno dei concorrenti ai sempre meno numerosi impieghi disponibili, nel quadro di smobilitazione che segue la pace di Bologna.” ARCANGELI