GIOVANNI SFORZA Conte di Cotignola

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1295

Condottieri di ventura

1840      GIOVANNI SFORZA  Conte di Cotignola. Signore di Pesaro e Gradara. Figlio naturale di Costanzo, fratello di Galeazzo, cognato di Francesco Gonzaga.

1466 (luglio) – 1510 (luglio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1489
Nov. Marche

Costringe la matrigna Camilla Marzano d’Aragona a lasciargli il governo di Pesaro.

1490
Ago. Muore di parto la prima moglie Maddalena Gonzaga sorella di Francesco.
1493
Feb. Viene firmato in Vaticano l’atto di matrimonio con Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI, alla presenza dell’ ambasciatore del duca di Milano e del mandatario del pontefice. Giovanni Sforza è rappresentato dal suo procuratore Niccolò da Saiano. La figlia del papa riceverà una dote di 31000 ducati oltre ad altri 10000 ducati sotto forma di abiti, gioielli e mobili che dovranno essere consegnati dal fratello della donna Giovanni Borgia duca di Gandia. Niccolò da Saiano infila la fede matrimoniale all’ anulare della sposa davanti al notaio.
Giu. Lazio

Ai primi del mese, accompagnato da 280 cavalli, fa il suo ingresso in Roma per  Porta del Popolo; è accolto dal sacro collegio, dal duca di Gandia Giovanni Borgia e da Cesare Borgia oltre che da alcuni ambasciatori. Dopo pochi giorni il matrimonio viene celebrato nel Palazzo Apostolico dal vescovo di Concordia alla presenza del pontefice. Il suo abito alla cerimonia nuziale consiste in una tunica alla francese; indossa pure  una magnifica collana presa a prestito dal marchese di Mantova. Il vescovo di Concordia infila gli anelli alle dita degli sposi mentre Niccolò Orsini, capitano generale dello stato della Chiesa, alza la sua spada sopra le loro teste. Al termine degli sponsali Alessandro VI gli conferisce l’ordine di San Pietro. Giovanni Sforza ottiene una condotta dai pontifici e dal duca di Milano Ludovico Sforza.

Ago. sett. Lazio e Marche La peste che infierisce su Roma gli serve da pretesto per tornare nelle sue terre pesaresi senza farsi accompagnare dalla moglie. Il matrimonio, si accorge,  è stato molto impegnativo dal punto di vista economico  per cui scrive al suocero chiedendogli 5000 ducati con i quali pagare i propri debitori. Alessandro VI gli promette non solo di rifondergli le spese per l’ammontare richiesto ma di aggiungere alla somma richiesta i 30000 ducati della dote a condizione che egli consumi il matrimonio.
Nov. Lazio ed Umbria

Fa ritorno a Roma per rendere omaggio al pontefice e per raggiungere la sua sposa. Affianca il papa ad Orvieto.

1494
Mag. giu. Lazio e Marche Lascia Santa Maria in Portico a causa della pestilenza presente in Roma; accompagna a Pesaro la moglie Lucrezia, Adriana Orsini, Giulia Farnese e Juana de Moncada tutte legate da vincoli di parentela o per altre motivazioni al pontefice. Il viaggio dura nove giorni; sono attraversate la Sabina, le campagne umbre e quelle marchigiane. A Fano ed a Pesaro.
Lug. Chiesa Francia Milano Romagna

Con la minaccia dell’invasione francese al regno di Napoli il papa gli fa proporre di abbandonare il servizio dello zio Ludovico Sforza, alleato dei transalpini, e lo invita a militare per gli aragonesi. Non sapendo decidersi in un senso o nell’altro finisce con il tenere il piede in due staffe: accetta di passare al soldo del re di Napoli e, nel contempo, informa i parenti milanesi sulle forze ed i movimenti dell’  esercito aragonese. Si trasferisce in Romagna per collegarsi con gli aragonesi.

Sett. Emilia

E’ segnalato a Castel San Pietro Terme con sei squadre di cavalli.

Nov. Romagna

Giunge a Sant’Agata con Guidobaldo da Montefeltro; con l’arrivo senza ostacoli dei francesi in Toscana abbandona l’esercito aragonese e si ritira nei propri stati.

1495
Giu. Venezia Francia Umbria

A Perugia con la moglie e 100 cavalli a rendere omaggio al pontefice.

Lug. Marche

Invia al suo posto il fratello Galeazzo all’assedio di Novara preferendo  restare nelle Marche.

Ott. Lazio

Si trova nuovamente a Roma.

1496

 

Mar.

 

100 lance

 

Lazio e Marche

 

Lascia Roma per le Marche.

Apr.

 

Venezia Francia Lazio

Ritornato a Roma si dirige nel regno di Napoli con 400 cavalli e venti balestrieri a cavallo per contrastarvi i francesi.

Mag. Lazio e Campania

Si porta a Fondi; da qui raggiunge  Paduli dove si unisce con Francesco Gonzaga. Tenta invano di entrare in Benevento, si ritira a Morcone;  a Fragneto Monforte con il resto  dell’ esercito (1200 uomini d’arme, 1500 cavalli leggeri e 4000 fanti).

Sett. Lazio

Assedia i francesi in Gaeta con Guidobaldo da Montefeltro e Prospero Colonna.

1497
Gen. Il papa, dopo avere chiesto inutilmente il suo ausilio per combattere gli Orsini, gli ordina formalmente di rientrare a Roma.
Mar. Lazio e Marche

Appoggia Consalvo di Cordoba all’assedio di Ostia dove si è asserragliato il corsaro francese Monaldo di Gueira. La domenica delle Palme con il cognato Giovanni Borgia, duca di Gandia, a Roma, sfila in testa al corteo trionfale delle truppe pontificie reduci dall’impresa di Ostia. La domenica delle Palme è ancora segnalato al fianco del cognato nella Cappella Sistina. Nello stesso periodo, tuttavia,  Alessandro VI decide di fare annullare il suo matrimonio con la figlia Lucrezia in non buoni rapporti con il marito; Giovanni Sforza è minacciato dal cognato Cesare Borgia di morte per il suo rifiuto di addivenire al divorzio ed è accusato di essere il mandante dell’ assassinio del duca di Gandia Giovanni Borgia, da molti sospettato di avere avuto rapporti incestuosi con la sorella. Un  ciambellano del signore di Pesaro, che si trova casualmente negli appartamenti della moglie, coglie un colloquio tra Lucrezia Borgia ed il fratello Cesare nel quale si parla di un suo possibile omicidio. Una sera della settimana santa Giovanni Sforza monta a cavallo e, con il pretesto di fare una passeggiata, fugge da Roma con una piccola scorta;  in ventiquattro ore attraversa gli Appennini e ripara nella sua città. All’arrivo la sua cavalcatura, stremata, stramazza morta a terra. Per alcune fonti è invece incarcerato a Roma e viene liberato dai pontifici solo su pressione dei veneziani.

Giu. Lombardia

Si reca a Milano a sollecitare l’aiuto di Ludovico Sforza e del cardinale Ascanio Sforza: le necessità della politica obbligano i congiunti a restare neutrali. Si parla ancora di un suo coinvolgimento nell’ assassinio di Giovanni Borgia. Il papa invia al genero come proprio emissario fra Mariano da Genazzano, padre generale degli agostiniani, il quale gli espone la richiesta di Alessandro VI: accettare l’annullamento del matrimonio per la sua mancata consumazione o il divorzio per l’esistenza di precedenti accordi stretti con il primo fidanzato di Lucrezia don Gaspare da Procida. Accetta la seconda soluzione. I cardinali incaricati dell’ inchiesta esprimono il parere che tale pretesto non è sufficiente ed invocano la non consumazione delle nozze. Giovanni Sforza accetta; la moglie firma la domanda di annullamento in cui si precisa che in tre anni di convivenza non vi sono stati fra gli sposi congiungimenti carnali.

Lug. Urbino Perugia Umbria Contrasta i Baglioni con Guidobaldo da Montefeltro e Giovanni della Rovere. Assedia Assisi; gli si arrendono i difensori della rocca.
Sett. Milano Lombardia e Veneto

Parte per Milano e chiede la protezione allo zio Ludovico Sforza. Passa al suo soldo;  riceve il consiglio di dare dimostrazione della sua virilità davanti a testimoni o con la stessa Lucrezia, da convocarsi a tale scopo, o con un’altra dama della città, a sua scelta. Il duca di Milano accusa il nipote di non voler rinunciare alla moglie Lucrezia solo per non dovere restituire i 31000 ducati della sua dote;  ordina che Giovanni Sforza sia esaminato da un tribunale presieduto dal legato del papa Giovanni Borgia cardinale di Monreale. Il signore di Pesaro rifiuta di sottoporvisi.  Si reca a Brescia per prendere parte ai festeggiamenti dati nella città in onore dell’ex-regina di Cipro Caterina Corner. A Venezia.

Nov. Marche Cede alle pressioni congiunte di Alessandro VI (che gli concede il trattenimento della dote) e del duca di Milano. A metà mese nel palazzo di Pesaro firma l’attestato della propria inadempienza maritale alla presenza di dottori e teologi;  autorizza, nel contempo, il cardinale Ascanio Sforza a muovere i primi passi necessari per ottenere l’annullamento del matrimonio. Per vendicarsi è autore dell’insinuazione che accusa il padre-papa di avere abusato della figlia già sua moglie.
1499
Lug.

Chiede invano una  condotta al duca di Milano.

Sett. dic. Marche e Veneto

Una bolla papale lo dichiara decaduto dai suoi possedimenti per non avere mai pagato il tributo dovuto allo stato della Chiesa. Cerca inutilmente l’appoggio dell ‘imperatore Massimiliano d’Austria, cui pure, nei mesi precedenti si era offerto di fare da padrino al battesimo di un suo figlio. Giovanni Sforza invia anche un proprio ambasciatore a Venezia a chiederne la protezione. Viene ospitato nella città dal suocero Giacomo Antonio Tiepolo (nell’ intervallo temporale si è infatti risposato). Il Collegio dei Pregadi non lo vuole ricevere ed è fatto segno di persecuzione da parte dei suoi creditori. Offre Pesaro ai veneziani in cambio di un’altra signoria. La Serenissima non ne vuole sapere per non inimicarsi lo stato della Chiesa.

1500
Giu. Marche

E’ scomunicato.

Ago. Marche

A Mombaroccio la popolazione approfitta di una festa per tentare di ucciderlo: l’ impiccagione di sette uomini e lo squartamento di altri due sono la sua risposta ai segnali di rivolta.

Sett. nov. Pesaro Chiesa Marche

E’ assalito da Cesare Borgia: è soccorso da Francesco Gonzaga che gli invia 100 fanti con Giacomo Albanese. Offre nuovamente Pesaro ai veneziani e gli è reiterato il diniego da parte della Serenissima. Ad ottobre spedisce i suoi beni via mare in Dalmazia; ribellatasi Pesaro si rinchiude nella rocca con Giorgio da Cotignola. L’avvicinarsi di Ercole Bentivoglio lo costringe a fuggire con  Giacomo Albanese a Mercatello sul Metauro ed ad Urbino. Alla difesa di Pesaro rimane il fratello Galeazzo. A novembre è segnalato a Bologna e quindi a Venezia presso il suocero Gian Giacomo Tiepolo.

1501
Gen. Lombardia Germania

Transita per Crema e Trento; è diretto verso la Germania per incontrarvi  l’imperatore Massimiliano d’Austria.

1502
Lug. Lombardia

A Vigevano. Chiede al re di Francia Luigi XII il suo soccorso per potere recuperare  il suo stato pervenuto in potere di Cesare Borgia. Ottiene una risposta negativa.

Ott. Veneto e Lombardia

A Venezia. Alla notizia della ribellione di alcuni condottieri nei confronti di Cesare Borgia vorrebbe ritornare a Pesaro; ne è dissuaso dai veneziani. Nel periodo si muove tra Venezia e Mantova.

1503
Sett. Marche

Rientra a Pesaro con la morte del papa e la contemporanea malattia di Cesare Borgia.  Assetato di vendetta infierisce contro i ribelli della città con confische, con il carcere e condanne a morte. Nelle sue mani cade anche l’umanista Pandolfo Collenuccio richiamato da Ferrara con false promesse di perdono. Lo condannerà a morte a metà luglio dell’anno seguente per avere sostenuto la causa di Cesare Borgia nella sua qualità di ambasciatore del duca Ercole d’Este. L’umanista verrà strangolato nella sua cella.

1504
Gen. Lazio

Si reca a Roma;  il nuovo papa Giulio II gli rinnova il vicariato di Pesaro.

Ott.

Giovanni Sforza è costretto dai veneziani a condurre a Pesaro la moglie Ginevra Tiepolo.

1505
Mag. Marche

Timoroso dei pontifici si rinchiude nella rocca di Pesaro.

Giu. Pesaro Fuoriusciti Marche

Reprime una nuova rivolta alimentata dai fuoriusciti coadiuvati da Giovanni da Sassatello. Arma un gran numero di contadini, respinge gli avversari e fa impiccare dodici cittadini tra cui un cognato. Paga subito al papa il censo dovuto.

1506
Sett. ott. Marche

Ad Urbino a rendere atto di omaggio al pontefice. Chiede sempre la protezione dei veneziani; ad ottobre rientra a Pesaro.

1509
Mag. Marche

Fa arrestare alcuni mercanti veneziani nonostante che in precedenza abbia loro fornito un salvacondotto: la disposizione in tal senso gli è stata imposta da Giulio II.

1510
Lug. Marche

Colpito dalla febbre a Gradara si fa portare a Pesaro dove muore. Sposa Maddalena Gonzaga, Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI, e Ginevra Tiepolo.

 CITAZIONI

“Prode nell’armi.” HERCOLANI

“Di gran lunga inferiore a lui (il padre Costanzo) nella grandezza dell’animo, nel valore dell’arme, e nella piacevolezza de’costumi.” BALDI

“Il qual molto si dilettava di filosofia.” SANSOVINO

“Il qual molto si dilettava di filosofia..Governò molto humanamente questa città (Pesaro).” ALBERTI

“Aveva fama di intelligenza e di una certa cultura, sebbene fosse senza dubbio vanitoso e interessato, e con un carattere violento e rancoroso che l’educazione non aveva saputo mitigare.”

“Uomo robusto, dalla fisionomia gradevole, ravvidata dai lunghi capelli ondulati come la barba. Il naso dalla lieve curva aquilina imprimeva carattere al viso, la fronte scoperta e convessa indicava vivacità di mente.”