GIOVANNI PIPINO D ALTAMURA

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Condottieri di ventura

0042      GIOVANNI PIPINO D’ALTAMURA  Conte palatino di Minervino e di Altamura. Signore di Molfetta, Bisceglie, Giovinazzo, Veglie, Loseto.

               + 1357 (dicembre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1333

Altamura

San Severo

 

 

Puglia

Acquista San Severo dalla regina di Napoli;  assedia la località allorché i cittadini rifiutano di obbedirgli. Interviene a suo favore il re di Napoli Roberto d’Angiò.

1334          
Gen.       Campania A Napoli nella chiesa di Santa Chiara. E’ presente alla cerimonia in cui Giovanna d’Angiò presta solenne atto di omaggio alla Santa Sede di fronte all’ inviato del papa Clemente VI, il cardinale Amerigo di Chalus.

1338

Altamura

della Marra

 

 

Puglia

Coglie a pretesto le lotte in Barletta tra i della Marra ed i della Gatta per organizzare un esercito a nome del re di Napoli. Invade le terre dei rivali della Marra ed arriva sino ad Andria. E’ costretto dai suoi avversari a ritirarsi in Minervino. A settembre il re invia in Puglia Bernardo Siripando per indire una tregua tra i combattenti e dare in tal modo tempo al sovrano di emettere la sua sentenza.

1339

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

 

Puglia

Viene un nuovo ordine di Roberto d’Angiò alle due fazioni di stare in pace. Pipino d’Altamura è convocato a Napoli; si rifiuta di obbedire.

………………       Puglia Il padre Pietro Pipino, conte di Vico e di San Severo, è spogliato delle sue signorie a favore di vari feudatari del regno.

1341

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

Altamura

 

Napoli

 

 

Puglia

E’ dichiarato ribelle. Viene assalito in Minervino. Gli vengono contro il conte di Terlizzi, i San Severino, Raimondo del Balzo ed i della Marra.

Primavera

 

 

 

 

 

 

Campania

Ridotto in cattive condizioni è convinto dalla madre Giovannella d’Altamura ad arrendersi a patti con due fratelli. Giunto a Napoli (maggio), è dichiarato ribelle, condannato al carcere perpetuo in Castel Capuano e spogliato dei suoi beni. I suoi seguaci sono sterminati da Raimondo del Balzo,cui è consegnata Minervino.

1343

 

 

 

 

 

 

Campania

A gennaio il cardinale Giovanni Colonna, su preghiera della madre, ne chiede la liberazione; è visitato in carcere da Francesco Petrarca per conto del prelato. Sarà liberato solo  dopo la morte di Roberto d’Angiò su iniziativa del marito della nuova regina di Napoli Giovanna d’Angiò, Andrea d’Ungheria. Conduce a Napoli la stessa vita di prima.

1345

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

 

 

 

Ungheria

A metà mese. A seguito dell’ uccisione di Andrea d’Ungheria, abbandona in gran fretta Napoli con i fratelli a causa dei tumulti sorti nella città.  Decide di recarsi in Ungheria dal re Ludovico per comunicargli la morte del congiunto.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Veneto

E’ arrestato dai veneziani mentre sta attraversando i loro territori; il Senato ordina subito la sua liberazione.

1346       Ungheria Lombardia Emilia Abruzzi Dall’Ungheria si porta a Milano. Domanda il passo per gli ungheri che devono raggiungere il regno di Napoli. Analoghe richieste rivolge agli scaligeri, agli estensi ed al signore di Bologna. Giunge a L’Aquila dove induce Lallo dei Camponeschi a ribellarsi alla regina di Napoli.
1347          

Autunno

Ungheria

Napoli

 

 

Puglia

E’ assoldato da Goffredo di Marzano, uno dei 3 vicari generali del regno. Contrasta le truppe di Luigi di Taranto. E’ costretto ad abbandonare il regno di Napoli.

1348

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

Colonna

Roma

 

 

Lazio

Si presenta a Roma con 150 cavalli e con alcune truppe fornitegli  dal capitano del Patrimonio. Si incontra a Montefiascone con il legato pontificio Bertrando de Deux; cerca di ingaggiare milizie per conto del re Ludovico d’ Ungheria.  Viene chiamato in giudizio da Cola di Rienzo per alcune scorrerie compiute nel contado di Terracina. Si allea con i Colonna, gli Orsini e Luca Savelli, entra nella città, si barrica nel circo Flaminio e fa suonare a stormo le campane di Sant’Angelo in Pescheria. Mette in fuga una bandiera di cavalli tedeschi. Cola di Rienzo si rinchiude in Castel Sant’ Angelo;  successivamente, si dà alla fuga travestito da frate. Il condottiero è tento orgoglioso di questa vittoria da farsi chiamare “Giovanni Pipino, conte di Minervino, patrizio e liberatore di Roma, e de’ principi romani, ed illustre propugnatore di S. Chiesa”.

Lug.

Napoli

Ungheria

 

 

Campania

Deluso nelle sue speranze di recuperare le terre paterne da tempo possedute da Raimondo del Balzo e da Tommaso da San Severino, abbandona il partito di Ludovico d’Ungheria e ritorna al servizio di Giovanna d’Angiò e del nuovo marito di quest’ultima, Luigi di Taranto. Entra in Napoli con Guarnieri di Urslingen e 1500 cavalli tedeschi.

Nov.

 

 

 

 

800 cavalli

Abruzzi

Contrasta Corrado Lupo. Si trova al ponte del Biferno; con Giovanni di Asperg (800 cavalli) tenta, inutilmente, di bloccare a Corrado Lupo i passi degli Appennini che conducono dagli Abruzzi alla Puglia. Si sposta all’ assedio di Lucera. In questo periodo, per i suoi servizi ed in compensazione dei beni perduti, ottiene in signoria (o forse gli vengono semplicemente promesse) Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo e Monopoli con il titolo di principe di Bari.

1349

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. apr.

Ungheria

Napoli

500 cavalli

Puglia

Stefano di Transilvania recupera Lucera, Foggia, Cerignola, Corneto, Canosa ed altre località della Capitanata. Giovanni Pipino d’Altamura si trova a Bisceglie e pensa di portarsi a Bari con 500 cavalli tedeschi. Il voivoda Stefano di Transilvania e Corrado Lupo si accostano a Barletta con 10000 uomini tra cavalli e fanti. Alla difesa del castello vi è Raimondo del Balzo che cede dopo pochi giorni. Gli abitanti di Giovinazzo e di Molfetta si danno agli ungheri. Giovanni Pipino d’Altamura rimane solo nella lotta a causa della cattura, e successiva morte, dell’alleato Giacomo Cavalcanti e della diserzione a favore degli ungheresi di Guarnieri di Urslingen. In ogni caso da Bisceglie è in grado di sorvegliare la costa che da Bari raggiunge Manfredonia ed Altamura. Ciò gli permette il controllo della strada che da Gravina in Puglia da ovest porta a Muro Lucano, a Genzano di Lucania e nella valle del Bradano ed a sud-est a Matera, a Montescaglioso ed a Taranto. Per tale motivo  si incontra  a Trani con Ludovico d’Ungheria sul ponte della Masseria di Lama; si trasferisce anch’egli al servizio del sovrano;  in cambio, gli sono riconosciuti i suoi diritti su Molfetta e Giovinazzo.

Mag.

 

 

 

 

 

 

Puglia

Recupera Minervino dopo un breve assedio; minaccia Trani e Barletta;   reclama il sacco di Molfetta e di Giovinazzo per accontentare i suoi uomini. Il voivoda di Transilvania giunge a Trani con Corrado Lupo ed i due capitani ungheri chiedono di incontrarlo. Giovanni Pipino d’Altamura accetta, il colloquio avviene a Bisceglie; si accosta loro senza sospetto con la scorta di due soli armati. Risponde in modo arrogante a Stefano di Transilvania pretendendo che gli ungheri si allontanino da Molfetta e da Giovinazzo. E’ catturato ed è condannato a morte per la sua insolenza. Intercedono a suo favore Corrado Lupo e  Guarnieri di Urslingen. Giovanni Pipino d’Altamura giura fedeltà agli ungheri sul Vangelo e rientra a Bisceglie mentre i nuovi alleati si muovono verso Barletta.

Giu.       Campania A Napoli alla testa di 300 barbute.

1350

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Primavera giu.

Napoli

 

Ungheria

 

 

 

Puglia

Diserta nel campo avversario. E’ segnalato trova a Veglie; ritorna sotto Molfetta. Si presenta con poche truppe sotto le mura cittadine. Gli abitanti lo affrontano con una sortita. L’Altamura si fa inseguire fino a Santa Maria dei Martiri dove, in precedenza, ha posto in agguato la maggior parte del suo esercito. Fa più di 100 prigionieri che conduce a Bisceglie: costoro sono liberati con la resa della località. Di seguito punta su Giovinazzo, distrugge gli oliveti e si porta con le macchine ossidionali sotto le mura cittadine. Gli abitanti si arrendono; gli consegnano gli ostaggi richiesti ed una somma di 100 once d’oro, condizione non prevista dai patti di resa. Si getta su Bitonto. Si ferma all’ abbazia di San Leone ed invia propri messaggeri alla città: ne chiede la sottomissione per conto della regina di Napoli e l’accettazione della sua signoria come principe di Bari. La risposta alle sue richieste è negativa. Giovanni Pipino d’Altamura inizia a   devastare le campagne circostanti, a dare alle fiamme ad oliveti ed a distruggere i frantoi. Si avvicina alle mura con le macchine da guerra: dura è la reazione dei difensori fra i quali si trovano un migliaio di balestrieri. Si salva a stento; un suo valletto, che si trova al suo fianco, viene ferito mortalmente. Dopo diciassette giorni di assedio gli abitanti gli chiedono un colloquio: gli sono riconosciute 100 once d’oro per una tregua; gli è promessa la resa alla regina di Napoli nel caso in cui non ricevano soccorsi dagli ungheri tali da poterlo affrontare sul campo di battaglia di San Leone (dove sono posti i suoi accampamenti). L’Altamura riceve il denaro, si reca a Bari, chiede di potere entrare nella città e di esserne riconosciuto come principe. Le sue richieste sono respinte; si porta allora su Monopoli. Rinfrancatosi più giorni in tale località, fa ritorno a Bisceglie. Non cessa dalla sua politica depredatrice imponendo taglie ai vari centri pugliesi anche perché i suoi soldati non ricevono le loro paghe da tre mesi.

Lug. ago.

 

 

 

 

Puglia

Gli ungheri, fermi a Barletta, vengono presto a conoscenza delle sue difficoltà economiche e si preparano ad inviare soccorsi a Bitonto. Diserta dalle file del conte di Minervino, con molti cavalli tedeschi, Filippo di Sala (Filippo di Sulz) detto anche Malespirito: costoro  puntano su Andria e passano agli stipendi del re d’Ungheria dietro la promessa di 1000 fiorini per la prima paga e del sacco della città a fronte della altre due. Verso Bitonto gli ungheri avviano pure alcune bandiere tedesche, 100 cavalli comandati da Guido Magno ed altri dal Colino; seguono altri 200 cavalli con Tommaso da Portanova ed un della Rosa. Tali truppe prendono la strada di Corato e si impadroniscono della località, che viene messa a sacco (il bottino è, peraltro, scarso). Dalle file di Giovanni Pipino  d’Altamura diserta pure lo Hebinger con altri 100 cavalli. Alla data convenuta di metà luglio gli abitanti di Bitonto si portano al campo di San Leone e dichiarano guerra al condottiero. Gli ungheri danno alle fiamme il castello di Auricarro; puntano su Palo del Colle (data alle fiamme): solo un capitano unghero, Angelo di Guarnieri, riesce a salvare tale terra dalla completa distruzione impedendone il saccheggio alle masnade. Grumo Appula apre loro le porte:  il borgo viene lo stesso messo a sacco. Anche in questo caso interviene Angelo di Guarnieri che riesce a salvare le donne del paese radunandole tutte in una chiesa. E’ messa successivamente a sacco anche Torritto, che peraltro non oppone resistenza; gli abitanti si sparpagliano nei boschi vicini con le masserizie più preziose. La preda è immensa ed occorrono tre giorni per trasportarla via sui carri. Dopo un nuovo tentativo ai danni di Palo del Colle, gli ungheri assalgono Bitetto, controllata da Francesco del Balzo. Ottenuti gli ostaggi, l’esercito si dirige alla volta di Bari. Modugno è trovata deserta. In questo frangente si avvicina Giovanni Pipino d’Altamura che, riorganizzatosi, si indirizza contro ungheri e tedeschi. Filippo di Sala spinge gli altri condottieri ad assalire l’avversario invece di aspettare il suo arrivo. L’esercito è diviso in tre parti; tutte si dirigono verso Loseto; si fermano a Balsignano per abbeverare i cavalli; vengono a sapere che il conte di Minervino sta avanzando per il piano di Bitetto con molti cavalli e fanti. 30 arcieri a cavallo ungheri si muovono in avanscoperta, seguiti dagli altri cavalli e dalla fanteria cittadina di Bitonto. Quando questi ultimi arrivano l’Altamura è già stato messo in fuga, raggiunto e catturato dallo Hebinger e da altri tre cavalli che lo stanno conducendo prigioniero. Il fratello Ludovico assale costoro con quattro cavalli; l’Hebinger è ferito mortalmente ed il conte di Minervino è liberato. Tutti riparano nel castello di Loseto: gli attaccanti si ritirano la stessa sera a Modugno dopo avere tentato inutilmente  di impadronirsene. Giovanni Pipino d’Altamura si rafforza in Veglie mentre gli avversari iniziano ad assediare Bari; gli ungheri puntano su Rutigliano che viene messa a sacco. Alcuni difensori si rifugiano in un campanile; viene accatastata della legna sotto di esso ed a essa è dato fuoco. Filippo di Sala sta per accettare la loro resa allorché viene ferito al viso. Il campanile brucia; alcuni difensori sono nondimeno salvati dagli altri capitani ungheri che li fanno calare sulle cornici dove sono appoggiate lunghe scale. Ad agosto Bari è nuovamente assalita e tutti gli attacchi sono rintuzzati. L’Altamura si trova a Bisceglie; allorché viene informato  dello sbandamento degli avversari, in parte ritiratisi a Trani, in parte a Bitonto per controllare i lavori della vendemmia, ed  in parte con Filippo di Sala ad Andria. Esce nottetempo con 200 cavalli e si apposta nei pressi di Barletta. All’ alba cattura 110 abitanti usciti dalla città per svolgere alcuni lavori in campagna. Si avvicina con costoro sotto le mura e minaccia di ucciderli se non gli vengono aperte le porte. Respinta la sua ingiunzione, tenta di penetrare nel convento di San Francesco, ma ne viene respinto dai frati e dai difensori. Punta sulla chiesa di Santa Chiara, molto vicina alle mura, e ritorna verso Bisceglie dopo avere fatto uccidere i prigionieri. Gli abitanti di Barletta, nei giorni seguenti, catturano 75 tedeschi delle sue masnade con l’aiuto degli ungheri ed uccidono i soldati che si sono loro arresi.

1351

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Primavera

Altamura

Ungheria

 

 

Puglia ed Ungheria

Approda a Manfredonia il re d’Ungheria. Giovanni Pipino d’Altamura viene assalito in Bisceglie da terra dagli ungheri capitanati da Giovanni Chutz e dal voivoda Pietro Lengyel, e dal mare con 2 galee. E’ assediato in Minervino, si rifugia a Trani, dove è attaccato dal re d’Ungheria con 10000 cavalli. Esce dalla città “col capestro in collo e in camiscia”, è perdonato ed è riammesso nei suoi stati. E’ condotto prigioniero in Ungheria.

1352

Ungheria

Napoli

 

 

 

 

Rientra nel regno di Napoli per fronteggiarvi la compagnia di frà Moriale.

1354

Altamura

Napoli

 

 

 

 

Si ribella a Luigi di Taranto; si allea con Luigi di Durazzo e fronteggia gli angioini.

1355

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

………………

 

 

 

 

 

 

Puglia

Appoggia la “Grande Compagnia”, si impadronisce di Bari, combatte San Severo, è respinto da Castelnuovo della Daunia. Il re di Napoli gli invia alcuni ambasciatori per addivenire ad un accordo;  le trattative non hanno alcun esito.

Mag. lug.

Altamura

Napoli

 

 

Campania e Puglia

E’ ammonito dal papa Innocenzo VI per l’aiuto prestato alle compagnie di ventura operanti nel regno di Napoli. Non se ne dà per inteso e si collega con il conte Lando;  scende con tale condottiero in Terra di Lavoro. Depreda i territori di Maddaloni, Acerra ed Arienzo, Casalnuovo di Napoli  giungendo fino a Giugliano in Campania. Ritorna in Puglia a seguito del riconoscimento a suo favore di una taglia da parte degli abitanti.

Sett.

 

 

 

 

 

 

Puglia

Viene affrontato a Bitonto dal conte Lando, che ora milita per il re di Napoli.

1356

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

………………

 

 

 

 

800 barbute

Puglia

Assedia San Severo e preda tutta la zona collinare. Le strade del regno sono sempre più insicure per la sua attività di brigantaggio.

………………

 

 

 

 

 

 

Puglia

Avanza nel principato di Taranto, assale Mottola.

1357

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

 

 

 

Puglia

E’ rafforzato da molti uomini della compagnia del conte Lando; gli viene contro Luigi di Taranto. Punta inizialmente su Ascoli Satriano; sconfitto in battaglia campale, si rinchiude in Matera con 300 lance e molti fanti.

………………

 

 

 

 

 

 

Basilicata

E’ assediato nel castello di Matera da Filippo di Taranto.

Dic.

 

 

 

 

 

 

Basilicata e Puglia

Costretto alla resa, esce dalla fortezza di Matera utilizzando il vecchio espediente, “in camiscia con un capestro al collo”. Viene condotto ad Altamura, consegna il castello; è impiccato ai merli delle mura dopo essere stato legato sopra un’asina, scalzo, spogliato e cinto di una corona di carta per essersi fatto chiamare re di Puglia. Il suo cadavere è squartato in quattro parti che vengono collocate in diverse località. Una di queste, scolpita in pietra con sotto lo stemma dei Pipino, è posta sulla porta di Matera. I resti di tale memoriale saranno distrutti nel 1648 in occasione della ristrutturazione delle mura cittadine. Alla sua morte il fratello Luigi si arrocca nel castello di Minervino: assediatovi, un soldato lombardo  lo uccide. L’ultimo Pipino superstite, Pipino, conte di Vico, riesce a fuggire ad Avignone dove morirà quattro anni dopo mettendo fine alla famiglia.

 CITAZIONI

“Ambiziosissimo..e vario, ricettatore di fuorusciti ed altri malvagi.” PETRONI

“Illustre bandito del regno di Napoli.” BOSSI

“Che era Soprericco,/ conte de Minervino;/ Facese cangnare lo nome/ et dicere Paladino;/ Non fo de casa Francia,/ fo de messere Janni Pepino.” B. DI RANALLO

“Sempre ostinato nel male, e sempre intento alla propria rovina.” ANTINORI