GIOVANNI DEGLI UBALDINI

0
249

Condottieri di ventura

2053      GIOVANNI DEGLI UBALDINI  (Giovanni d’Azzo) Di Castel Lombardo. Signore di Polenta.

+ 1390 (giugno)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1365
Ott.Comp. venturaFirenzeToscana

Fa parte della “Compagnia di San Giorgio” di Ambrogio Visconti e di Giovanni Acuto: a metà mese i fiorentini riconoscono ai venturieri 6000 fiorini contro l’ impegno a non offendere i territori della repubblica e dei loro aderenti per quattro anni. La convenzione è firmata oltre che dal Visconti e dall’Acuto, da Tommaso Merezal, da Ugolino Ethon e da altri quarantadue connestabili.

1372

 

Dic.

 

Ubaldini

 

FirenzeRomagna

Coadiuva il cognato Francesco di Dovadola a difendere Portico di Romagna  assalita da 600 fanti. E’ bandito dai fiorentini e su Giovanni degli Ubaldini, come su tutti i suoi della sua famiglia, è posta una taglia di 1000 fiorini a favore del suo uccisore.

1373
Mag. lug.Toscana

E’ assediato in Badia di Susinana da Obizzo da Montegarulli. I terrazzani si ribellano ai primi di luglio e lo consegnano agli avversari. Giovanni degli Ubaldini è condotto a Firenze con un figlio;  deve cedere ai fiorentini sugli Appennini, pena la decapitazione, la Val d’Agnello con la relativa rocchetta. Consegnato successivamente ad Obizzo da Montegarulli è fatto  rilasciare da tale condottiero.

1375
…………..ChiesaFirenzeRomagna

Alla testa di un buon numero di cavalli bretoni aiuta Francesco di Dovadola a rientrare in Portico di Romagna a spese dei fiorentini.

1377
Ott.FermoChiesaMarche

Con Lucio Lando, Azzo da Castello e Giovanni Acuto combatte a favore dei signori di Fermo (Rinaldo da Monteverde) e di Matelica contro Rodolfo da Varano.

1378
Mag.Comp. venturaFermo500 cavalliMarche

Soccorre gli avversari di Rinaldo da Monteverde. Raggiunge Sant’Elpidio a Mare e conquista una delle due bastie costruite per assediare la località. 40 cavalli degli avversari sorprendono i suoi uomini e li mettono in fuga con alcune perdite.

1379
Gen.Marche

Si impadronisce con un colpo di mano del castello di Sant’Elpidio a Mare che pone a sacco ed utilizza come base logistica per le scorrerie delle sue truppe.

Apr.Comp. venturaChiesaMarcheSpinto dall’ antipapa Clemente VI si dirige verso le Marche con Riccardo Ramsey e  Giovanni Acuto. I venturieri ricevono alcune taglie dalle città pontificie fedeli al papa Urbano VI.
Ago.Comp. venturaFermoMarche

Si riavvicina a Rinaldo da Monteverde;  lo raggiunge a Montegiorgio con Corrado Lando: lo appoggia contro i fermani che  hanno scacciato quest’ultimo dalla città.

………….Comp. venturaFanoMarche

Minaccia in Fano Galeotto Malatesta alla testa della “Compagnia della Stella” forte di 600 lance, tutti fuoriusciti dei vari stati italiani.

…………..SienaViterboToscanaAl comando di 2000 cavalli e di 1000 fanti collabora con Spinetta Malaspina ai danni di Francesco di Vico.
1380
…………..Marche
Mag.Umbria

Staziona nel territorio di Bettona.

Giu.Comp. venturaFermo Rimini CamerinoMarche

Con Lucio Lando e Niccolò da Monteverde cerca di prestare soccorso a Rinaldo da Monteverde assediato in Montefalcone Appennino; alla notizia della sua cattura e della sua esecuzione Giovanni degli Ubaldini dà il guasto al fermano. Riceve  vettovaglie da Rodolfo da Varano e 1500 fiorini (una taglia) dagli stessi fermani; si allontana dal territorio con Lucio e Corrado Lando per toccare i contadi di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Fossombrone. I Malatesta gli riconoscono altri 1200 ducati.

Lug. ago.ChiesaAntipapa200 cavalli e 200 fantiUmbria

Nell’orvietano;  passa al soldo del papa Urbano VI contro le truppe dell’ antipapa Clemente VII e quelle di Rinaldo Orsini. Procura molti danni alla fazione dei muffati/beffati, occupa Castel di Fiori e la badia di Acqualta.

Sett.DurazzoNapoliUmbria

Si trasferisce al servizio di Carlo di Durazzo ai danni di Giovanna d’Angiò. Si dirige nel perugino con Giannozzo da Salerno;  viene avvicinato dagli ambasciatori del comune affinché ostacoli le devastazioni del territorio.

Ott.Umbria

Si indirizza ancora nel perugino con Marsilio da Carrara: è ricevuto dai perugini con tutti gli onori;  gli sono fatte offerte affinché passi agli stipendi del comune.

1381
Mar. mag.Fuoriusciti

 

Comp. ventura

C.di Castello

Rimini

 

Toscana  Umbria Romagna e Marche

Si reca a Firenze;  chiede di passare al soldo della repubblica. Avuta risposta negativa a fine marzo lascia l’aretino, si collega con Giovanni Ordelaffi e compie alcune scorrerie nel contado di Città di Castello con i fuoriusciti. Sosta a San Giustino: le milizie castellane sconfiggono nella località i ribelli e catturano Ugolino del Monte a Santa Maria. Con Lucio e Corrado Lando molesta i contadi di Rimini, Pesaro , Fano e Fossombrone: è allontanato con il pagamento di forti taglie.

Giu. lug.SienaComp. ventura720 cavalli

 

Toscana e Lazio

E’ assoldato con Corrado Lando, Corrado di Altinberg ed il Boino (2000 cavalli e 1000 fanti) per due mesi dai senesi al fine di combattere la compagnia dei bretoni di Bernardo e di Guglielmetto della Sala che hanno occupato Montorio. Gli è riconosciuto uno stipendio mensile di 500 fiorini. Raggiunge Lucignano dove gli sono consegnati a titolo di prestanza 17000 fiorini dai commissari Goro Sansedoni e Giacomo di Pagno; a Giovanni degli Ubaldini, in particolare, sono anche riconosciuti 5000 fiorini perché non molesti il senese prima della firma dell’ accordo stesso. Parte delle truppe rimane a Lucignano in Val di Chiana; con i rimanenti uomini Giovanni degli Ubaldini devasta le terre dei Farnese e dei Baschi che sostengono i bretoni attraverso la fornitura di vettovaglie. Ottiene il castello di Marsiliana, ha a patti il castello di Sappano da Stefano di Ormanno e quello di Castell’Ottieri da Giovanni di Pietro; distrugge la fortezza di Ponte del Rigo controllata dalla stessa compagnia. Ritorna nel territorio dei Farnese e porta le sue scorrerie sino ad Acquapendente ed a San Lorenzo. La campagna costerà 17000 fiorini al comune di Siena.

Ago.Comp. venturaSienaToscana

Alla scadenza della ferma guerreggia i senesi; la compagnia si scioglie; parte si trasferisce nel regno di Napoli per favorirvi la causa di Carlo di Durazzo e parte resta con Giovanni degli Ubaldini. Il condottiero si ferma nell’ aretino travagliato da guerre interne;  si impossessa di più castelli quali Gargonza e Palazzuolo che provvede a  rivendere ai senesi per 4250 fiorini. Promette di non molestare il senese per due mesi.

Nov.Comp. venturaFermo RiminiMarche

Transita per Chiaravalle con Lucio Lando;  scorrazza nel territorio di Montottone. Tocca Montalto e Rotella, assedia Montottone; a fine mese mette a sacco il borgo e  rientra a Chiaravalle a causa della resistenza  riscontrata.

1382
Apr.Toscana

Viene scoperto a Firenzuola un suo trattato ai danni dei fiorentini. Sono  impiccati alcuni congiurati;  uno è fatto decapitare dal capitano del popolo di Firenze Obizzo Alidosi.

Lug.Comp. venturaFermoMarche

Ritorna nel fermano con Guglielmo Ferrebach e Guglielmo Cogno; si attenda vicino alla rocca del Girifalco, in un bosco chiamato Grifone;  si allontana solo con l’esborso di una taglia di 2000 fiorini.

…………..ChiesaAntipapaUmbria

Nell’orvietano con Ugolino da Montemarte e Simonetto Orsini; entra in Monteleone d’Orvieto ed in Montegabbione da dove sono espulsi   i da  Marsciano.

1383
Gen.Comp. venturaPerugia SienaLazio Umbria e Toscana

Esce dal contado di Roma con  Giovanni Acuto e Riccardo Ramsey;  penetra nel perugino; ottenuti 15000 fiorini si riversa in Val di Chiana; occupa Fabbrica ed assale Buonconvento. I senesi sono soccorsi dai fiorentini; i venturieri si ritirano nell’ aretino dopo avere lasciato propri presidi a Fabbrica. A Giovanni degli Ubaldini ed alla sua compagnia  sono consegnati 7000 fiorini dai senesi.

Mag.Comp. venturaSienaToscana

Ritorna nel senese con la compagnia dei bretoni e la “Compagnia della Rosa”; si ferma più tempo nel territorio fino al riconoscimento a suo favore di altri 15000 fiorini.

Giu.Lazio

Con il prefetto Francesco di Vico batte a San Lorenzo Nuovo i senesi capitanati da Guido d’Asciano e da Niccolò Malatesta.

Lug.Toscana

Si accampa nel contado di Cortona, ricostituisce con Giovanni Acuto e Riccardo Ramsey la “Compagnia della Rosa” e progetta di trasferirsi in Romagna per unirsi con Lucio Lando.

Nov.Comp. venturaUmbria e ToscanaE’ segnalato ad Assisi. nella chiesa di Santa Maria degli Angeli giura un patto di alleanza con Giovanni Acuto e Riccardo Ramsey.
Dic.Comp. venturaSiena      C.di CastelloUmbria

I tre condottieri scorrono nel senese. Alla compagnia è  consegnata, una volta di più, una taglia di 8000 fiorini (5000 ufficiali e 3000 sotto banco). Irrompe nel tifernate con 2000 cavalli e 1000 fanti: ottiene vettovaglie dal cardinale Galeotto da Pietramala che sta a Citerna.

1384
Gen.Comp. venturaLuccaToscanaMinaccia Lucca con Richard Ramsey.
Mag.Comp. venturaSiena Pisa Lucca Ascoli PicenoToscana e Marche

Si muove nei pressi di Cortona;  da qui minaccia tutta la Toscana con Giovanni Acuto e Riccardo Ramsey: i senesi riconoscono ai tre capitani 7000 fiorini, li forniscono di vettovaglie e concedono il passo alle loro truppe; i pisani riconoscono loro 9000 fiorini ed i lucchesi altri 4000. Giovanni degli Ubaldini si trasferisce nella marca d’ Ancona; tocca Fermo con l’Acuto; attraversa il contado di Montegiorgio e, dietro la consegna di 1000 fiorini a testa per ciascuno dei due capitani, i venturieri depredano l’ascolano. Giovanni degli Ubaldini si colloca sopra Castignano, supera i piani del Tenna, si accampa a Sant’Elpidio a Mare provvisto di vettovaglie dagli abitanti del contado.

Giu.PerugiaFuoriuscitiUmbria

Si ferma a Mantignana;  vi è assoldato con gli altri due capitani per quindici giorni al fine di ridurre all’ obbedienza i Michelotti  coadiuvati da Boldrino da Panicale. Ha il compito di recuperare nel lago Trasimeno le isole cadute sotto il controllo degli avversari: la sua azione non sortisce alcun effetto.

Giu.VicoChiesa

Combatte i pontifici con Giovanni Acuto e le truppe del prefetto Francesco di Vico.

Ago.ToscanaSi offre ai fiorentini per contrastare la marcia di Enguerrand de Coucy.
Sett.AngiòArezzoToscana

Si collega   con Giovanni Acuto, Enguerrand de Coucy, Gaspare degli Ubaldini ed i fuoriusciti aretini capeggiati dai Pietramala: con costoro entra nottetempo in Arezzo. Nella città irrompe pure per i durazzeschi Alberico da Barbiano chiamato in gran fretta da Perugia. Vi sono più scontri per tre giorni al cui termine signore della situazione resta il Coucy.

Nov.Comp. venturaSienaToscana

Con la morte di Luigi d’Angiò  Enguerrand di Coucy vende Arezzo ai fiorentini per 50000 fiorini nonostante le resistenze dei ghibellini e dei fuoriusciti. Giovanni degli Ubaldini lascia la località e con Riccardo Ramsey, Giovanni Acuto, Corrado Lando e Rinaldo Orsini si dirige per Anghiari e Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) contro i senesi. Segue inesorabile l’usuale taglieggiamento.

Dic.Puglia

Prosegue la sua marcia con Riccardo Ramsey verso la Puglia.

1385
Gen.Emilia

Viene condotto dai senesi per fronteggiare Farnese, Tolomei e Salimbeni in cambio del saccheggio dei loro beni per due giorni; bloccato sui passi degli Appennini bolognesi verso la Toscana è costretto a ritornare indietro.

Feb.Comp. venturaFerraraEmilia

Si ferma nel modenese;   si sposta in Romagna. Si collega con Giovanni da Barbiano per combattere gli estensi; giunge a San Prospero. Attaccato dagli avversari, rafforzati da milizie fiorentine e bolognesi, li mette in fuga e li obbliga a rifugiarsi in Castel San Pietro Terme.

Apr.Romagna

Giovanni da Barbiano restituisce Zagonara agli estensi;  Giovanni degli Ubaldini esce da Barbiano con la sua compagnia. Nello stesso mese con Giovanni Acuto, Taddeo Pepoli, Everardo della Campana e Boldrino da Panicale costituisce una nuova “Compagnia della Rosa” forte di 3000 cavalli e di 1000 fanti tra italiani e tedeschi.

Giu.Comp. venturaBologna MilanoRomagna Emilia Lombardia

Abbandona la Romagna  e con gli altri condottieri della compagnia punta sulla Lombardia:  obiettivo è la liberazione di   Bernabò Visconti dal carcere in cui è stato rinchiuso dal nipote Gian Galeazzo Visconti. I bolognesi tentano inutilmente di impedirgli il passo; Giovanni degli Ubaldini devasta il loro territorio e si fa consegnare 30000/35000 fiorini (ufficialmente 15000);  raggiunta una composizione restituisce gli  ostaggi e prosegue pacificamente nella sua marcia.  I venturieri sono presto bloccati dai viscontei. Segue la separazione tra i  condottieri. Giovanni degli Ubaldini si dirige in Toscana ed entra nel territorio di Cortona con  Giovanni Acuto ed Enguerrand di Coucy. E’ morto nella città Matteo Grifoni. Giovanni degli Ubaldini vi si avvicina per difendere, a suo dire, i diritti di Francesco Senese e di Aloigi Casali discendenti entrambi da Bartolomea degli Ubaldini. la madre del signore di Cortona Uguccione Casali, Beatrice Castracani figlia di Francesco, contatta il condottiero mediante il suo consigliere Carlo Castracani.  L’Ubaldini  si  allontana dal territorio solo dopo che la sorella Tancia si sia sposata con Andrea Casali zio di Uguccione.  Le nozze sono celebrate solennemente.

Lug.Comp. venturaFirenzeEmilia ed Umbria

Si trova a Cavezzo nel modenese; i fiorentini gli forniscono 10000 fiorini perché non tocchi la Toscana. Ritorna nel perugino.

Sett.PadovaVerona Venezia2000 cavalliVeneto e Friuli

Si incontra a Treviso con il patriarca di Aquileja Filippo di Alençon; raggiunge il Friuli per contrastare veneziani e scaligeri. Ottiene Portogruaro da Rizzardo da Valvasone, conquista il castello di San Vito al Tagliamento, occupa Spilimbergo e Savorgnano nonostante la resistenza dei veneziani. Assedia Udine e ne depreda il territorio.

Ott.Capitano g.leFriuli

E’ segnalato sotto San Daniele del Friuli; in breve le piogge ed i cattivi flussi di rifornimento lo mettono a mal partito. Guada nuovamente il Tagliamento con la perdita di molti uomini che affogano nel suo attraversamento; si ferma alcuni giorni tra Zoppola e Castiglione, dà alle fiamme Maniago e ne assedia invano il castello.

1386
Feb.Veneto

Muove contro il territorio scaligero con Cermisone da Parma che è al comando di 2000 provvigionati; vince a Ponte di Barbarano la resistenza delle milizie condotte da Cortesia da Serego e da Benedetto da Malcesine;  scorre nelle terre di confine sul Brenta. Molti sono i prigionieri;  i capi di bestiame razziati  sono condotti a Padova.

Mar.Veneto

Sbarra a Curtarolo il passo a Cortesia da Serego che sta puntando su Montagnana.

Apr.Veneto

Contrasta ancora Cortesia da Serego nel territorio di Montegalda.

Giu.Veneto

Un’abile manovra di Cortesia da Serego alle Brentelle distoglie le truppe padovane condotte da Giacomo da Carrara  permettendo in tal modo al nerbo dell’ esercito scaligero di rompere le difese dalla parte di Brusegana e di spingersi quasi sotto le mura di Padova. Alla notizia Giovanni degli Ubaldini lascia Rovolon e si porta a Tencarola: invia in avanscoperta Ceccolo Broglia con 100 lance per spiare gli alloggiamenti scaligeri e cercare una scaramuccia. Poiché Cortesia da Serego è già sotto Padova si colloca alle Maddalene fuori la Porta di Santa Croce. A sera il successo degli scaligeri pare sicuro;  i soldati veronesi si  disperdono per darsi al saccheggio. Giovanni degli Ubaldini ristabilisce la situazione;  alle prime luci del giorno seguente sono nuovamente riordinate le sue schiere, rinforzate anche da cittadini e contadini padovani. Cortesia da Serego invia all’attacco le squadre di Facino Cane e di Francesco da Sassuolo che sbaragliano i carraresi mettendosi al loro inseguimento; il resto dell’ esercito si abbandona alle depredazioni   disperdendosi per la campagna. L’Ubaldini si accorge che Cortesia da Serego è rimasto con poche truppe a sua disposizione; ordina a Pagano da Rho ed a Giacomo da Carrara di assalire alle spalle gli avversari che stanno tallonando i padovani in fuga verso la città. Dispone pure che  Antonio Pio (che innalza il gonfalone del Carro) e, soprattutto, Cermisone da Parma lo affianchino con  1800 fanti per l’attacco finale ai danni degli avversari. Può così cogliere gli scaligeri in piena crisi di movimento, disorganizzati; con un poderoso assalto in meno di due ore travolge ogni resistenza e cattura i principali comandanti nemici tra cui lo stesso Cortesia da Serego con Facino Cane, Ostasio da Polenta, Giovanni Ordelaffi ed Ugolino dal Verme. Nella battaglia, su 10000 combattenti, ne sono fatti prigionieri 7910 (4460 fanti e cavalli e 3450 uomini di bassa  condizione); i morti sono 821;  nel conteggio vengono compresi anche quelli annegati nel tentativo di fuggire dalla cattura. Sono pure fatti prigionieri dai padovani centoventi mercanti con duecentoquaranta carri di vettovaglie; duecentoundici prostitute trovate al campo e  pure esse condotte a  Padova; in potere dei carraresi pervengono infine cinquantadue bombarde tra grandi e piccole, centosettantadue trabucchi e 6350 cavalcature. Ai soldati è concessa paga doppia e mese compiuto. Giovanni degli Ubaldini viene armato cavaliere da Pagano da Rho: il signore di Padova Francesco da Carrara si reca a Porta Savonarola per accoglierlo.

Ago. sett.Comp. venturaFirenzeVeneto Romagna e Marche

Conquista la bastia di Rovolon ed espugna le torri di Longare nel vicentino. Si trasferisce in Romagna; si unisce con Giovanni Acuto e Giovanni Tedesco da Pietramala e muove con costoro in soccorso di Antonio da Montefeltro da cui è legato da amicizia e da vincoli di parentela. Con la sua sola presenza in otto giorni costringe i fiorentini a trovare un accordo con il signore di Urbino.

Ott.PadovaVeronaVeneto

Riprende il conflitto con gli scaligeri al cui comando è ora Lucio Lando. Un’ azione diversiva nel veronese lo fa rientrare a Padova carico di prigionieri e di bestiame.

Nov.Veneto

Si lega con Gian Galeazzo Visconti mediante un trattato che lo obbliga a riunire a tempo debito in una sola compagnia genti che combattono sia al servizio dei carraresi che degli scaligeri: il conte di Virtù gli fa consegnare (apparentemente a mutuo) la somma di 12000 fiorini. Giovanni degli Ubaldini esce da Padova con 1000 lance per soccorrere le torri di Novaglia (punto strategico per il controllo del regime idrico del territorio) assediate da Lucio Lando. In piena notte giunge a Longare, fa gettare un’imbarcazione nel Bacchiglione.  Con il  primo viaggio sono consegnate ai difensori delle torri tre carrette cariche di verrettoni, di polvere da bombarda e di altre armi; a questo rifornimento fa seguito una seconda spedizione, sempre senza che gli scaligeri se ne accorgano,  comprendente 50 fanti.

Dic.Veneto e Romagna

Approfitta del freddo pià aspro del solito e si reca a Faenza per arruolare al soldo dei carraresi Giovanni Acuto (500 lance) e Giovanni Tedesco da Pietramala (1000 cavalli). Cede  spontaneamente il comando delle truppe al condottiero inglese.

1387
Gen. Veneto

Si muove nel veronese con Francesco Novello da Carrara; ottiene il passo dagli estensi a Carmignano di Brenta, giunge a Castelbaldo e supera la resistenza di Giovanni Ordelaffi alla Fossa Imperiale, irrompe nel veronese.

Feb.Veneto

Informato che anche Giovanni Acuto ha attraversato l’Adige gli invia incontro Bernardo Scolari;  si collega a Cerea con il condottiero inglese. Al consiglio di guerra tenuto con Francesco da Carrara sono presenti anche Ceccolo Broglia, Giovanni Tedesco da Pietramala, Ugolotto Biancardo, Bernardo Scolari, Conte da Carrara, Filippo da Pisa, Antonio Balestrazzo ed Antonio Lupo. Nell’ occasione depone ufficialmente la carica di capitano generale e la affida a Giovanni Acuto. E’ presa la decisione di puntare su Verona per depredare i territori di Bussolengo e di Cavaion Veronese; con l’Acuto vuole impadronirsi del ponte di Bussolengo per penetrare in Valpolicella: ne è dissuaso dallo Scolari. Mancano le vettovaglie al campo. Per venti giorni i soldati non dispongono di  pane e di carne;  sono obbligati a nutrirsi con legumi e rape; alcuni per sfamarsi uccidono le loro cavalcature. Spesso le compagnie si disperdono alla ricerca di vettovaglie.

Mar.Veneto

Ripiega su Castelbaldo dove è tenuto un nuovo consiglio di guerra. Gli scaligeri, agli ordini di Giovanni Ordelaffi, decidono di attaccare i carraresi: prima del combattimento Giovanni degli Ubaldini  con Giovanni Acuto arma cavalieri Conte da Carrara e Bernardo Scolari. Nella battaglia ha il comando della seconda schiera di 1000 cavalli con Giovanni Tedesco da Pietramala, Filippo da Pisa e Borso Gambara. Si scontra con il conte di Anchre;  respinge con Antonio Balestrazzo e Filippo da Pisa le prime schiere nemiche che hanno superato il fossato. Al termine della giornata si contano tra gli scaligeri 716 morti, 846 feriti e 4620 prigionieri con Giovanni Ordelaffi, Ostasio da Polenta e Benedetto da  Malcesine. Giorni dopo fa rientro a Padova con i prigionieri ed è accolto sulla porta dal signore della città che a sera invita a cena tutti i condottieri, sia i vincitori che i vinti.

Apr.MilanoVerona350 lanceVeneto

Ritorna nel veronese per la via di Monselice e di Montagnana; con Giovanni Acuto e Francesco Novello da Carrara supera a forza i serragli di Villanova e di Soave, giunge a Verona a Porta Vescovo e dà alle fiamme tutti i villaggi trovati per strada sino a Montorio Veronese. Dopo una settimana rientra a Padova carico di spoglie e di prede. Nello stesso mese ha il permesso di militare per i Visconti per combattere ancora gli scaligeri.

…………..Lombardia

Si trova al campo di Desenzano del Garda dove gli sono consegnati 7000 ducati da due famigliari del conte di Virtù. Il marchese d’Este e Francesco Gonzaga gli concedono il passo.

Lug. ott.Capitano g.leVeneto e Lombardia

Assale i castelli del lago di Garda; quasi senza resistenza cadono in suo potere Peschiera del Garda, Bardolino, Garda, Castione Veronese, Brenzone, Torri, Rivoli e Malcesine. La sola Lazise lotta per sei giorni ed è data a sacco dai suoi uomini a  metà ottobre. Gian Galeazzo Visconti lo elegge capitano generale a Milano nella chiesa di Sant’ Ambrogio. Si reca poi a Brescia, vi raduna 6000 uomini, attraversa il Mincio e si  colloca vicino a Valeggio ove è raggiunto anche da alcune schiere inviate dai carraresi. A Verona dilagano la confusione e lo sgomento; alcuni preparano in segreto la consegna della città al Visconti. Esuli veronesi quali Guglielmo Bevilacqua, Antonio e Spinetta Malaspina, Antonio Nogarola raggiungono il  campo di Giovanni degli Ubaldini. Guglielmo Bevilacqua promette ad un connestabile della Porta di San Massimo, Correggiotto da Piacenza,  5000 ducati ed una condotta di 150 fanti se gli fa trovare aperta la porta. In Verona entra il Bevilacqua con 300 fanti; si avvicina alle mura, è calato il ponte levatoio e non vi sono più ostacoli al suo ingresso in città. Per le fonti milanesi sono invece alcuni uomini d’arme di Giovanni degli Ubaldini a penetrare nel borgo fingendosi prigionieri di alcuni cittadini; costoro si impossessano della porta uccidendone il capitano con le sentinelle e l’ aprono all’ esercito visconteo.

Nov. dic.Comp. venturaBologna  Forlì  Ravenna RiminiVeneto  Emilia e Romagna

Si incontra a Codevigo con Francesco Novello da Carrara, si trasferisce nel modenese con 1500 lance e con la sua presenza fa interrompere i lavori di seminagione nei campi. Firenze spedisce in soccorso dei bolognesi 300 lance e 500 balestrieri;  a dicembre i bolognesi gli riconoscono 15000 fiorini ed i fiorentini liberano lui ed i figli da ogni bando; per un decennio gli è anzi promessa una provvigione annua di 1800 fiorini. Si dirige in Romagna ad Oriolo (Riolo Terme) per agevolare Giovanni Ordelaffi che vuole insignorirsi di Forlì a spese dei congiunti Pino e Cecco. Sono respinti alcuni assalti portati dalle sue milizie a Fiumana ed a Rocca delle Caminate;  si impossessa  di più castelli del cesenate e del ravennate (quattordici, con Lugarara, Casalbuono, Polenta e Coglianello) che ottiene a forza o a patti. Guido da Polenta lo spinge contro Carlo e Pandolfo Malatesta; è bloccato a Cervia da quest’ ultimo. A Bertinoro litiga con Giovanni Ordelaffi  che, mutato di pensiero, preferisce militare al soldo dei Malatesta. Ne segue una violenta disputa tra i due condottieri;  Giovanni degli Ubaldini  accusa l’Ordelaffi di tradimento anche perché costui si è trattenuto 4000 fiorini di sua proprietà. L’Ubaldini viene ora attaccato anche dai bolognesi.

1388
Mar.Romagna

Ripara nel ravennate con il permesso di Guido da Polenta;  la sua compagnia si sfalda. Raggiunge Forlì per trattare la pace con la mediazione dei viscontei; i negoziati non hanno alcun successo. Negli stessi giorni gli si ribellano in Toscana alcuni castelli; subito   i fiorentini si impegnano al loro recupero.

Mag.Romagna

Si accorda con i Malatesta e rimangono in suo potere i castelli di Coglianello e di  Polenta; a fine mese si collega con Pandolfo Malatesta e Bartolomeo da Pietramala con il disegno di avanzare in Toscana senza curarsi della convenzione stipulata solo pochi mesi prima.

Giu.Toscana

E’ contattato dai fiorentini che gli offrono per un mese la condotta di 300 lance per combattere nel pisano Jacopo d’Appiano: l’iniziativa non si realizza.

…………..

Gli è ordinato da Gian Galeazzo Visconti di cavalcare nel padovano contro i carraresi: si rifiuta per l’amicizia che lo lega a Francesco da Carrara. Viene allora dirottato verso la Toscana con 1000 lance; in tale esercito si contano molti senesi, perugini, i Tarlati ed altri fuoriusciti toscani. A novembre Francesco Novello da Carrara si arrende ai viscontei a discrezione e chiede il  sostegno di Giovanni degli Ubaldini.

1389
…………..EmiliaE’ segnalato nel bolognese.
Mar.Toscana

Giunge a Siena; invia in segreto a Firenze un proprio agente, Jacopo di Montepulciano, che è scoperto ed arrestato con l’accusa di complotto a favore dei Visconti.

Sett.Toscana

Sempre irrequieto fa avvicinare dal suo connestabile Giovanni Piccinino di Vallereno, Ugolino da Panico per fare ribellare la montagna bolognese al comune di Bologna.

Ott.

Gian Galeazzo Visconti ed i fiorentini concludono una specie di alleanza.

1390
Feb.Umbria e Toscana

E’ segnalato a Perugia ed a Siena. Le autorità lo accolgono con tutti gli onori e gli fanno avere in dono confetti, vini, cera,foraggio; è offerto a lui ed ai suoi uomini un pranzo di diverse portate.

Apr.SienaFirenzeToscana

Esce da Siena con 300 lance; lo affiancano nella sua spedizione contro i fiorentini vari condottieri quali Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini, Cristoforo di Santa Fiora, Cocco Salimbeni e Giovanni Tedesco da  Pietramala. I fiorentini lo considerano un ingrato per i favori che gli sono stati elargiti e per la provvigione che gli è stata concessa; lo condannano a morte. Si dirige in Val d’Ambra,  ottiene a patti sei castelli (100 prigionieri;  molto bestiame viene condotto a Siena per l’occasione). Prosegue la sua avanzata e, tramite il suo cancelliere, il frate domenicano Antonio da Castel San Giovanni, tesse un trattato con Giampaolo Ricasoli per ottenere Castel San Giovanni (San Giovanni Valdarno). Lascia nottetempo Siena, entra in Valdarno, si presenta davanti alle mura credendo di trovare aperta una porta come da accordi. I terrazzani si oppongono al tradimento. Giovanni degli Ubaldini  è costretto a ritirarsi a Leona ed a Siena.

Mag.MilanoFirenzeToscana

Gian Galeazzo Visconti dichiara ufficialmente la guerra ai fiorentini; Giovanni degli Ubaldini lascia ancora Siena con 500 cavalli per Porta Ovile;  cattura in tre imboscate a Camposervoli 110 uomini; si volge in Val di Chiana ed assale il castello di Lucignano in cui entra per primo Giovanni Tedesco da Pietramala. Ritorna a Siena; trenta guelfi mettono sulla sua testa una taglia di 10000 fiorini; egli ne promette una di 2000 fiorini per chiunque ammazzi una persona di tale lista. Il giorno dell’ Ascensione esce dalla città con 3000 cavalli, 4000 fanti, tra cui vi sono molti balestrieri, e 800 guastatori: si colloca sotto Montepulciano e procura gravissimi danni alle campagne ed ai luoghi vicini alle mura. La località è sul punto di cedere allorché i fiorentini mettono a sacco la Val di Strove; si sposta per venire loro contro e trova che gli avversari si sono già allontanati. Respinto dal castello di Foiano della Chiana si trasferisce in Val d’Ambra dove gli si arrende San Pancrazio (cattura di 30 fanti). Subito dopo ottiene Palazzuolo, Gargonza, Bucine, Capannole, Badia a Ruoti, Cennina; si avvicina ad Arezzo, espugna e mette a sacco Battifolle. Si ferma con Giovanni Tedesco da Pietramala più giorni sotto le mura del capoluogo, si impadronisce di altri sei castelli appartenenti ai Tarlati allorché viene richiamato nel senese.  Costringe i fiorentini a retrocedere in Val d’Elsa, depreda il contado di Volterra e saccheggia alcuni piccoli castelli.

Giu.Toscana

A Siena presenzia alla cerimonia in cui gli abitanti di Lucignano si sottomettono al comune. Riprende le operazioni nel Chianti; si rivolge al castello di San Giusto alle Monache da dove i fiorentini hanno compiuto numerose scorrerie nel senese: perde molti uomini in più assalti. Si procura da Siena due bombarde (le prime utilizzate in Toscana) e dopo pochi colpi (pietre di 300 libbre) i difensori si arrendono a patti. Il castello è messo a sacco e distrutto dalle fondamenta. Ammalatosi al campo rientra a Siena per curarsi. Muore a fine mese nella città non senza sospetto di veleno propinatogli dai fiorentini in un paniere di ciliegie. In mezzo ad una città in lutto e con le botteghe chiuse la sua salma viene trasportata su una bara circondata da droppieri d’oro foderati di pelliccia di vaio, ornata di un drappo d’oro e di altre stoffe preziose. La scortano trentasei cavalcature coperte di seta e montate da cavalieri muniti di bandiere, armati di spada, indossanti le barbute con i loro cimieri e gli speroni. Dietro di essi sfilano 400 persone tutte vestite di bruno che fanno parte della sua compagnia. 800 torce e più di 500 doppieri, montati su aste, onorano il condottiero. La Signoria della città è presente al completo; il corteo funebre è seguito infine da 15000 persone. Il corpo è condotto nella cattedrale; la messa è concelebrata dal vescovo di Siena e dall’abate di San Galgano. Giovanni degli Ubaldini è sepolto presso l’altare di San Savino. Le esequie costano complessivamente al comune 3000 fiorini cui si devono aggiungere altri 2000 fiorini per le spese della sepoltura. Il suo ritratto, collocato dietro la porta maggiore, sarà fatto distruggere nel 1506 da Pandolfo Petrucci.

 CITAZIONI

“Primo tra ‘primi per tempo e per valore fu certamente Giovanni d’Azzo degli Ubaldini, rampollo di que’ forti vassalli, che salvaticando nelle aspre castella degli Apenninni, erano stato per lunga pezza guida o terrore delle città vicine. Arrivava la costui brigata a 2000 cavalli e 1000 fanti italiani, tedeschi, brettoni d’ogni razza e costume.. Capitano il più sperimentato dei sui dì, per testimonianza del medesimo Acuto.” RICOTTI

“Morte molto dannosa a’ suoi, essendo l’Ubaldini tenuto per uomo valoroso di sua persona, per intendentissimo dell’arte militare e ..fidatissimo alla parte.” AMMIRATO

Maestro di guerra.” MURATORI

“Di lui fece le più ampie lodi lo stesso Acuto che lo aveva sempre tenuto in gran concetto.” ARGEGNI

“Aveva acquistato grande potenza e fama nell’arte militare.” L. ARETINO

“Celebre nella scuola della Milizia italiana.” CANESTRINI

“Capitano di Nobilissima Stirpe, degno di somme lodi, peritissimo nell’arte militare, e pratichissimo sopra tutti gli altri, che furon al tempo suo.” MALAVOLTI

“Era costui il migliore conducitore di gente d’arme ch’avesse Italia e veramente valente uomo; e per la morte di lui rimase la gente del Conte (Gian Galeazzo Visconti) sanza capitano valente, e molto, sbigottiro tutti gli altri suoi soldati.” MINERBETTI

“Vir bellicosus.” ANNALES FOROLIVIENSES

“Rei militaris peritia clarus.” BIONDO

“”Onorevole famoxo homo..Era di lialli cavalieri e proveduto e prò e sagacie in fatti d’arme ch’a quei giorni s’acatasse.” GATARI

“Huomo scaltro e avvezzato nel mestiero dell’armi.” SARAINA

“Maestro di guerra.” LANCETTI

“Valente capitano.” PAGANO

“Che in virtù militare si paragonava all’Auguto.” PIGNOTTI

“Egregium ea tempestate belli ducem..Vir nobilitate gentis clarus, et scientia rei militaris suae aetatis peritissimus, ut qui ab Auguto caeteris Italiae ducibus prudentia et bellicis artibus praeferretur.” BRACCIOLINI

“Ubaldinum Johannem, stirpe magnifica natum, disciplina preditum militari, in celorum Regine templo Senarum urbe, in pauperis ac miserande fortis hospicio, marmora porrigiunt.” MARZAGAIA

“Di nobilissima stirpe e degno di somma lode per essere stato peritissimo nell’arte militare e prudentissimo sopra tutti gli altri che furono al tempo suo secondo il giudizio di Giovanni Aguto..Di lui e di Giovanni Aguto fa menzione il vescovo di Foligno nel suo quadriregio dove dice: “Dite a Giovanni Aguto il nostro affanno,/ Et a Gio: d’Azzo agli altri compagnoni,/ Che per centauri su nel mondo stanno,/ che la lor condotta gli fu prigione.”.” GAMURRINI

“Prode capitano di quel tempo.” DE STEFANI

“Qui erat praecipuus belli dux.” SANT’ANTONINO

“Capitanio famoxo..e fortissimamente operado in multi grandi fatti,” G. DI M. PEDRINO

“Fiero Ghibellino.” PEZZANA

Con Giovanni Ordelaffi “Horum uterque ea tempestate optimi belli duces habebantur.” BUONINCONTRI

Con Giovanni Tedesco da Pietramala “Ambo armis exercitati, et viri bello praestantes.” BUONINCONTRI

Con Lucio Lando “Uomini di ventura usi alle rapine.” A. MARINI

“Il più famoso capitano italiano del secolo XIV, prima di Alberico da Barbiano.” FRANCESCHINI

“An able soldier and a pleasant fellow.” TREASE

“Famous Italian mercenary..An excellent soldier, who would forge a close relationship with John Hawkwood.” CAFERRO

“Ora desidera l’anima mia che mutiate modo, e che pigliate il soldo e la croce di Cristo Crocifisso, e tutti i vostri seguaci e compagni; sì che siate una compagnia di Gesù, ad andar contra a’ cani infedeli che possiedono il nostro Luogo santo, dovve si riposò e sostenne la prima dolce Verità, morte e pene per noi.” Dalle lettere di SANTA CATERINA DA SIENA

“Who was described by a Florentine diarist as “horrible beyond measure.”” STONOR SAUNDERS

“Sulle orme di Alberico da Barbiano si muove Giovanni di Azzo degli Ubaldini, che raccoglie una masnada di bretoni, italiani, tedeschi e altri sbandati di precedenti compagnie di ventura.” ADAR