GIAN GIACOMO DA TRIVULZIO Detto il Magno

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GIAN GIACOMO DA TRIVULZIO  Detto il Magno. Di Crema. Guelfo. Conte di Musocco, Belcastro e Pezenas; marchese di Vigevano; barone di Loir; duca di Melfi e di Venosa. Signore di Castell’Arquato, Basilicagoiano, Torricella, Vespolate, Trecate, Bassignana, Castelnuovo Scrivia, Chiavenna, Musso, Colonno, Lezzeno, Ossuccio, Lenno, Mezzegra, Tremezzo, Cassolnovo, Villanova, Confienza, Borgomanero, Gambolò, Garlasco, Dongo, Sorico, Gravedona, Cropani, Zagarise, Opi. Figlio di Antonio; padre di Gianniccolò, Gianfermo e Camillo; cugino di Teodoro, nipote di Renato; suocero di Ludovico della Mirandola e di Antonio Maria Pallavicini. Cavaliere dell’ordine di San Michele. Maresciallo di Francia.

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1441 – 1518 (dicembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………….. Lombardia

Francesco Sforza chiama a corte, e fa allevare insieme con i propri figli, alcuni giovani delle grandi famiglie milanesi. Tra costoro vi è anche Gian Giacomo da Trivulzio che dal 1451 si accompagnerà ai giovani Sforza. Gode di una rendita annua di 800 ducati. Spende le sue risorse in giostre e tornei, accumula un debito di 1200 ducati che gli sarà saldato da Francesco Sforza. Il duca di Milano lo ha preso a benvolere.

1454
Apr. Lombardia

Assiste alle trattative tra Francesco Sforza ed i veneziani.

1459
Apr. Emilia e Toscana

Affianca l’erede al ducato Galeazzo Maria Sforza allorché costui si reca prima a Bologna e poi  a Firenze per rendere omaggio al papa Pio II.

1465
Ago. Milano Baroni ribelli Francia

Segue Galeazzo Maria Sforza in Francia nella cosiddetta guerra del Pubblico Bene combattuta a sostegno del re Luigi XI. Si distingue in un episodio che si svolge a Lione, un duello con due francesi che hanno abbattuto altrettanti italiani. Si getta da solo contro gli avversari, li atterra, li disarma e libera Giacomo da Cremona fatto prigioniero da costoro.

1466
Mar. Francia  Piemonte  Lombardia

Alla morte di Francesco Sforza lascia la Francia con l’erede al ducato Galeazzo Maria; supera alcune peripezie all’abbazia di Novalesa allorché i ducali si trovano circondati da numerosi contadini guidati dall’abate di Casanova Agostino da Lignana e dal sire d’Arbeno Ugonino Alamando. Galeazzo Maria Sforza è condotto prigioniero nel castello mentre Gian Giacomo da Trivulzio si salva in una piccola chiesa in cui vi resta nascosto due giorni. Ne esce di notte probabilmente dopo avere corrotto le sentinelle; negli stessi giorni il re Luigi XI interviene sul duca di Savoia e Galeazzo Maria Sforza viene liberato. Il nuovo duca colloca Gian Giacomo da Trivulzio nel secondo ordine dei suoi camerieri.

1467
…………….. Lombardia Entrato nel novero dei favoriti del duca ottiene con Giorgio del Carretto il comando di una piccola squadra di lance spezzate della famiglia ducale. Di più Galeazzo Maria Sforza assicura a Gian Giacomo da Trivulzio il matrimonio con il partito più conteso a corte, Margherita Colleoni, figlia di Nicolino, pavese, appaltatore e prestatore del duca che dispone di una dote di 7000 ducati.
Apr. Lombardia A Milano per la solenne festa di San Giorgio.
…………….. Milano Venezia Emilia

Combatte i veneziani capitanati da Bartolomeo Colleoni.

Ott. Ha una vertenza economica con alcuni fratelli che gli contendono il possesso delle entrate di Pontenure.
Nov. Milano Duca Savoia Piemonte

Si trova in Monferrato in appoggio al marchese Guglielmo di Monferrato contro i sabaudi. Segue presto la pace tra i contendenti. Fornisce una rilevante fideiussione a favore dei Rusconi.

1468
Sett. ott. Milano Duca Savoia Piemonte ed Emilia
Nov. Milano Correggio Emilia

Prende parte all’ assedio di Brescello alla testa della sua squadra di lance spezzate. Dopo tale spedizione gli è ampliato il numero degli uomini d’arme a sua disposizione.

1469
Mar. apr. Lombardia Il duca lo convoca ad un grande torneo organizzato per la festa di San Giorgio. Pochi giorni dopo, ai primi di aprile, succede che a lui ed a Piattino Piatti viene tolto il comando delle rispettive squadre della famiglia d’armi. Entrambi sono diffidati dal presentarsi in pubblico indossando la giornea “delle corone” divisa riservata ai famigliari d’armi. Gian Giacomo da Trivulzio riacquista presto il favore ducale tanto che a fine mese è segnalato alla festa di San Giorgio. Nell’ occasione regge gli stendardi ducali con i capisquadra della famiglia ducale Giampietro Bergamino, il Donbello, Guidantonio Arcimboldi, Giovanni Antonio Cotta, Anfitrione Fiaschi, figlio di Fiasco da Giraso, e Giancarlo Anguissola.
…………….. Milano Chiesa Romagna

Milita nella guerra di Rimini agli ordini di Federico da Montefeltro.

1470 Lombardia Con il Donbello (con il quale condivide a Galbiate un cancelliere per controllare i bollettini delle biade) ha il comando di una squadra di lance spezzate della famiglia ducale. Alla  testa di tali armati Gian Giacomo da Trivulzio controlla il contrabbando nel ducato. Nel contempo continua ad aumentare il suo patrimonio immobiliare puntando su acquisti massicci di proprietà fondiarie e sull’ occupazione di proprietà ecclesiastiche. Con tale spirito a marzo fornisce una fideiussione di 4000 ducati alla camera ducale a favore degli eredi di Ettore da Villanova.
1471 Toscana

Accompagna a Firenze il duca di Milano con la moglie  Bona di Savoia.

1472 Lombardia

Viene chiamato con Giampietro Bergamino a far parte della famiglia ducale.

1473
Ago. 12 lance Lombardia

Ha ai suoi ordini 60 cavalli.

Ott.

Gli sono concessi in feudo Pascalino e Opi confiscati a Giorgio di Gallese.

1475
Apr. Lombardia

Galeazzo Maria Sforza gli dona una livrea in occasione della festa di San Giorgio. Con Giampietro Bergamino affianca il duca nei suoi passatempi cortigiani quali feste, tornei, celebrazioni ufficiali varie.

…………….. Lombardia A causa di severi tagli alle spese di corte il duca minaccia di togliere la provvigione a Gian Giacomo da Trivulzio, a Giampietro Bergamino, a Cottino Cotta ed a Guido Antonio Arcimboldi. Da questo momento ha inizio il suo allontanamento dal duca di Milano  causato, a detta dei biografi di Gian Giacomo da Trivulzio, dalla libidine del duca e dall’ imposizione di nuove tasse.
1476

 

Apr. ott.

 

Israele

 

Chiede licenza e si reca in pellegrinaggio in Terrasanta con Guido Antonio Arcimboldi.

Nov. Milano Borgogna Piemonte

Combatte le truppe del duca di Borgogna Carlo il Temerario e del vescovo di Ginevra. Affianca Roberto da San Severino all’ assedio di San Germano Vercellese. In un assalto alle mura portato con le scale è ferito e fatto precipitare nel fossato.

Dic. Lombardia

Viene ucciso a Milano il duca. Gian Giacomo da Trivulzio resta fuori da ogni intrigo e si segnala per la fedeltà alla duchessa; sale negli onori, diviene senatore e fa sempre parte del consiglio segreto.

1477
Apr. Milano Fuoriusciti Liguria

Segue Roberto da San Severino in Liguria per domarvi la ribellione suscitata dai Fieschi. Si dirige a Busalla con Prospero Adorno per preparare l’avanzata al suo capitano.

Mag. lug. Governatore lance

spezzate

Liguria

Affronta Gianluigi Fieschi fortificatosi nei castelli di Torriglia e di Roccatagliata; a giugno lo incontra a Nervi per indurlo a deporre le armi in cambio del perdono, di una provvigione e di una condotta di 30/40 cavalli, nonché della liberazione del fratello Obietto catturato dagli sforzeschi. Risultati infruttuosi i colloqui raggiunge Quinto al Mare. A luglio contrasta gli avversari con  Giovanni Pallavicini, Pietro dal Verme e Giampietro Bergamino. Si sposta a Rapallo allorché una rivolta nel contado costringe  Gianluigi Fieschi a rinserrarsi sempre in Roccatagliata e Torriglia: in breve tempo costui è obbligato a consegnare le due fortezze. A seguito del buon esito delle operazioni al suo ritorno a Milano gli sono concessi i dazi del pane, del vino e della carne di Varese. Ha pure il  comando delle lance spezzate. Sempre nel periodo appoggia il cancelliere Cicco Simonetta contro le manovre di Roberto da San Severino e quelle di Ottaviano, di Sforza Maria e di Ludovico Sforza.

Nov. Lombardia

E’ investito di Vespolate già appartenente a Donato del Conte: in cambio si impegna di riconoscere ai conti di Balbiano il pagamento di 400 lire a compenso della valle di Chiavenna e di altri beni e diritti feudali.

1478
Mag. Lombardia

A Milano.

Giu. Milano Chiesa Napoli Maestro di campo Toscana

Si trasferisce in Toscana per prestare soccorso ai fiorentini in guerra con pontifici ed aragonesi. Si indirizza nella regione per la via di Pontremoli; si ferma ad Olmo nei pressi di Arezzo;  è nominato maestro di campo con Niccolò Orsini, Galeotto della Mirandola ed Alberto Visconti.

…………….. Toscana

Si trova a Poggibonsi dove viene coinvolto nei dissidi tra i vari capitani che bloccano ogni azione coordinata. Cavalca in Val di Mersa, vi distrugge i mulini, razzia il bestiame e vi fa molti prigionieri. Propone di assalire Siena; dopo qualche dissapore con  Niccolò Orsini si avvicina di notte alla città, oppressa dalla peste, con cinque squadre di lance e più di 200 fanti e dà fuoco ad un migliaio di case dei borghi.

Nov. Toscana

Si oppone inutilmente alla tregua voluta da Ercole d’Este; ritorna a Milano.

1479
Lug. Emilia

Difende Bona di Savoia contro i fratelli Sforza e Roberto da San Severino. Alla testa di 200 lance ha l’incarico con Giovanni Conti e Giovambattista dell’ Anguillara di soccorrere la rocca di Montanaro assediata da Ottaviano e Ludovico Sforza; la località cede prima del suo arrivo. Gian Giacomo da Trivulzio  colloca il suo campo al passo di Cento Croci; mette all’erta Compiano e la Val di Taro. E’ assediato in Borgo Val di Taro da Roberto da San Severino.

Ago. Lombardia Piemonte

Contatta Ludovico Sforza per farlo staccare dai suoi alleati: quando costui si trasferisce in Val di Sturla diretto a Tortona Gian Giacomo da Trivulzio esce da Borgo Val di Taro per infierire su coloro che hanno aiutato gli avversari fornendo loro vettovaglie; ne impicca alcuni ed altri invia prigionieri a Milano. Tocca quindi Voghera, ove si unisce con Guglielmo di Monferrato; saccheggia Pontecurone e punta su Tortona.

Sett. Lombardia

Ludovico Sforza e Roberto da San Severino entrano vittoriosi in Milano.

…………….. Lombardia

Ludovico Sforza si tiene caro Gian Giacomo da Trivulzio per averlo alleato ai danni del partito ghibellino.

1480
…………….. Lombardia

E’ chiamato a far parte del nuovo consiglio ducale.

Ott. Lombardia

Mantiene l’ordine a Milano con Roberto da San Severino dopo l’arresto del consigliere della duchessa Antonio Tassini.

Nov. Lombardia e Svizzera.

Si reca a Como;  acquista dal conte Giampietro di Sacco il castello di Musocco (Mesocco) nella Valle Mesolcina. Fa rafforzare tale fortezza ed acquista altre proprietà nel Rheinwald e nel Safiental, controllati dai grigioni, di cui viene investito dal vescovo di Coira. Poco dopo Biagio Malacrida gli trasferisce la proprietà di Musso con l’assicurazione di rimanerne al governo.

1481
Feb. Svizzera

In visita a Mesocco.

1482

 

Gen. feb.

 

Milano

 

San Severino

 

 

Piemonte

Ad Alessandria con 600/700 cavalli leggeri; costruisce una bastia a Sale.

Feb. Milano Rossi Venezia Piemonte ed Emilia

Assedia Roberto da San Severino in Castelnuovo Scrivia; quando quest’ultimo riesce a fuggire in una sortita ottiene la resa dei difensori. Si volge  nel parmense ed ottiene a patti Colorno altro feudo del San Severino. Subito dopo attacca Pietro Maria dei Rossi ed assedia con Costanzo Sforza il castello di San Secondo Parmense.

Mar. apr. Emilia

A metà mese ha il comando delle truppe con Giampietro Bergamino al posto di Costanzo Sforza. Emana una grida contro i Rossi ed i loro fautori che sono considerati alla stregua di ribelli; assedia il castello di Sant’Andrea nonostante che le relative operazioni siano ostacolate dalla pioggia. Ha forti contrasti con il luogotenente ducale Sforza Sforza; con il riprendersi delle condizioni atmosferiche, a fine aprile, si dirige a Noceto e bombarda la località con le artiglierie. Lascia il campo con Borella da Caravaggio.

Mag. 375 cavalli Emilia

Nominato governatore di Parma  è inviato in soccorso di Ercole d’Este per contrastare i veneziani.

Giu. Emilia

Staziona a Stellata agli ordini di Federico da Montefeltro (5500 cavalli, 4000 fanti e 10 galeoni milanesi) con altri condottieri quali Borella da Caravaggio, Sigismondo Brandolini, Borso da Correggio, Marsilio Torelli, Giacomo Torelli e Federico Gonzaga. Invia a Ficarolo al campo di Roberto da San Severino, capitano generale dei veneziani, tre sicari per uccidere il rivale; due, scoperti, sono impiccati ed il terzo confessa ogni trama.

Lug. ago. Emilia e Lombardia

Si colloca alla difesa di Pontelagoscuro con 4000 cavalli e molti fanti. Rimane nel ferrarese fino ad agosto allorché viene sostituito da Cottino Cotta a causa di un un attacco di lue. Si ritira a Casalmaggiore per esservi curato.

Ott. Lombardia

E’ ospitato a Revere dal marchese di Mantova; guarito ritorna in azione, entra nel bergamasco con 4000 cavalli e 2000 fanti e si spinge sotto le porte del capoluogo facendo numerosi prigionieri; conquista in tre giorni Romano di Lombardia anche per i maneggi di alcuni abitanti del luogo.

Nov. Governatore g.le Emilia

Viene richiamato nel ferrarese. Roberto da San Severino attraversa il Po alla Vallice (Bonello) su un ponte di barche: informato di tale fatto lascia Pontelagoscuro con quattro/sette squadre di cavalli e 300 fanti. E’ respinto con facilità; deve abbandonare Pontelagoscuro e fortificarsi in Ferrara. Sempre nel mese respinge gli attacchi veneziani portati al capoluogo; si fortifica nella Certosa e nel convento di Santa Maria degli Angeli da dove opera alcune scaramucce con Marco Pio. Ha nuovi contrasti con Sforza Sforza per cui chiede di rientrare a Milano: deve intervenire Ludovico Sforza per calmare gli animi. Alla difesa di Bondeno.

Dic. Emilia

E’ raggiunto a Ferrara da Costanzo Sforza. Presto deve lasciare il territorio estense per ritornare in Lombardia. Gli abitanti della Valtellina, infatti, su sollecitazione dei veneziani hanno assalito i suoi feudi.

1483
Feb. Lombardia

Concentra le sue truppe nel territorio di Soncino.

Mag. Emilia

Combatte ancora i Rossi cui toglie Torricella e Basilicagoiano: la seconda località  gli è concessa in feudo da Ludovico Sforza.

Giu. Lombardia

Ritorna a Soncino con l’arrivo nel bresciano di Roberto da San Severino. Si trasferisce in Ghiaradadda da dove muove con il suo colonnello appostato tra Casalmorano, Casalbuttano, Bordolano, Corte de’ Cortesi, San Vito e Modesto, Robecco d’Oglio, Monasterolo, Corte de’ Frati, Binanuova e Gabbioneta.

Sett. Veneto

Si accampa nei pressi di Valeggio sul Mincio con Francesco Secco nel tentativo di occupare Peschiera del Garda: interviene Roberto da  San Severino con 4000 cavalli e 2000 fanti.  Gian Giacomo da Trivulzio viene ricacciato da Valeggio sul Mincio. Si allontana dal campo per il ritardo delle paghe. Ha ai suoi ordini diretti cinque squadre di cavalli.

Nov. Lombardia

Staziona a Bordolano.

Dic. Lombardia

Sorprende in un’imboscata a Martinengo 500 cavalli, capitanati da Giovanni Antonio Scariotto, che stanno recandosi agli alloggiamenti invernali di Crema: vengono catturati 200 cavalli.

1484
Gen. Lombardia

Fortifica Calcio.

Feb. Lombardia

Scorre sotto le mura di Crema; sono fatti prigionieri 40 uomini, ne sono uccisi otto e vengono razziati 280 capi di bestiame che sono condotti a Soncino.

Mar. apr. Lombardia

E’ bloccato al campo di Soncino dove sorgono gravi disordini per il ritardo delle paghe. Fa impiccare alcuni saccomanni colpevoli di rapine e di omicidi. Gli altri, irritati per l’insolito rigore, si accordano e formano una banda mettendo a capo di essa un papa, attorniato da cardinali, arcivescovi e vescovi. Costoro decidono che ogni qualvolta si gridi “Falcetta” ci si debba armare ed ammazzare chi osi affrontarli. I sediziosi stanno per costringere il duca di Calabria Alfonso d’Aragona ad abbandonare il campo. Gian Giacomo da Trivulzio convince quest’ultimo a rimanere; domina la rivolta facendo strangolare il capo dei rivoltosi ed uccidendone alcuni con le proprie mani.

Mag. Lombardia

Si muove nei pressi di Pontevico.

Giu. ago. Lombardia

Cerca di prestare soccorso a Pumenengo minacciata da un attacco di Gaspare da San Severino. Sempre al campo usa tutta la sua influenza con Antonio da Marciano per sedare una rissa sorta tra i soldati delle loro due compagnie. Inizia per i collegati le prime trattative di pace con Roberto da San Severino: queste sfociano ad agosto nella pace di Bagnolo.

…………….. Lombardia

A seguito del trattato di pace è nominato arbitro per la restituzione di alcuni beni tolti a Roberto da San Severino nell’espugnazione di Castelnuovo Scrivia e per il pagamento di vecchi stipendi dovuti dagli Sforza a tale capitano. Chiamato  a decidere sulla destinazione dei beni dei Rossi nel parmense giunge alla conclusione del mantenimento dello status quo.

…………….. Lombardia

Con la sconfitta di Giampietro Bergamino in Valtellina ad opera dei grigioni si dirige anch’egli in tale territorio; tocca Vogogna;  ottiene l’incarico da Ludovico Sforza e dagli stessi grigioni dell’ arbitraggio della vertenza. Le trattative hanno luogo a Roveredo, in Val Mesolcina, e si concluderanno con l’abolizione di alcuni dazi da parte milanese.

1485
Giu.

Il doge di Genova Paolo Fregoso si oppone all’  assunzione di Gian Giacomo da Trivulzio da parte del Banco di San Giorgio per fronteggiare i fiorentini.

1486
Gen. Milano Chiesa Lombardia

Lascia la Lombardia con 200 uomini d’arme, 50 balestrieri a cavallo, 50 stradiotti e 1000 provvigionati per contrastare i pontifici in Toscana.

Feb. Toscana

Si congiunge a Montepulciano con il duca di Calabria.

Apr. Lazio

Cavalca a Montalto di Castro e vi razzia 700 capi di bestiame grosso ed altrettanti di minuto; sconfigge i pontifici in una scaramuccia.

Mag. Toscana

Con Virginio Orsini assedia Montorio presso Sovana; nei pressi si scontra con Roberto da San Severino in un combattimento dall’esito incerto e che dura  quattro ore. Combatte all’ala destra, gli è ucciso una cavalcatura,  un’ altra gli è ferita;  è trafitto leggermente ad una mano ed a una coscia. L’intervento dei suoi fanti riesce a bloccare l’avanzata della cavalleria pesante di Roberto da San Severino che, agli inizi della battaglia, sembra aver la meglio.

Ago. Lazio

Allla fine del conflitto si reca a Roma con il cardinale Ascanio Sforza;  è ospitato  dal cardinale di Sant’ Angelo nella torre del Pincio. Giorni dopo la stipula ufficiale degli accordi si incontra con Roberto da San Severino; insegue il condottiero allorché viene a conoscenza che costui, non compreso tra i collegati del papa, si sta ritirando con le sue compagnie verso la Romagna.

Sett. Umbria

Si ferma nel perugino a San Bartolomeo di Solfagnano per assistere al duello tra Malatesta di Polidoro Baglioni e Miccia Oddi; tallona le schiere di Roberto San Severino che, da parte sua, scioglie a Ronco le truppe per rifugiarsi a Ravenna. Gian Giacomo da Trivulzio raggiunge  Forlì con Alfonso d’ Aragona. Nella città vi è ospitato da Girolamo Riario. Fanno parte della comitiva anche Antonio Maria della Mirandola e Virginio Orsini.

Ott. Lazio

Guida a Roma un’ambasceria sforzesca presso il papa Innocenzo VIII con l’arcivescovo di Milano Branca Castiglione e Guido Antonio Arcimboldi.

Dic. Campania

Si porta a Torre del Greco con il duca di Calabria;  da qui si trasferisce a Napoli per esservi ricevuto dal re Ferrante d’Aragona.

1487
Apr. Napoli Governatore g.le lance Campania

E’ infeudato dal re di Napoli della contea di Belcastro (già appartenente a Giovanni Antonio Petrucci) con Cropani e Zagarise; gli è pure concessa una condotta di 500 cavalli con una provvigione annua di 2000 ducati. E’  nominato governatore generale degli uomini d’arme. Alle cerimonie è pure presente il congiunto Teodoro.

Mag. Chiesa Osimo Lazio e Marche

Lascia Napoli ed è ricevuto dal papa a Roma. Passa agli stipendi dello stato della Chiesa per assediare in Osimo Boccolino Guzzoni. Deve intervenire in un campo in disordine per il ritardo delle paghe e per le discordie tra i vari capitani.

Giu. Marche

Fa abbattere tutte le piante intorno ad Osimo e fa impiccare cinque turchi che hanno cercato di entrare nella città. Colpisce Osimo con tre bombarde che abbattono la torre maestra sulla strada delle Cinque Torri, un rivellino e buona parte delle mura.

Lug. Marche

I pontifici si ammutinano per il ritardo nel pagamento delle loro spettanze  ed abbandonano il campo; anche Gian Giacomo da Trivulzio minaccia di allontanarsi se entro otto giorni non giungano denaro e rinforzi. In realtà vende ed impegna le sue argenterie ed altri gioielli e con il ricavato assolda 1200 fanti che sostituiscono gli sbandati. Colloca le truppe vicino a Castelfidardo;  allo scadere di una tregua ripete i suoi assalti. Dopo cinquanta giorni di scontri conquista il Monte dei Cipressi, su cui piazza due grandi cannoni di bronzo che rovinano il riparo di una delle porte ed il tratto delle mura circostanti. Segue la resa di Osimo.

Ago. Marche e Lazio

Scorta Boccolino Guzzoni a Senigallia, rientra ad Osimo;  gli è affidato l’incarico di sovrintendere alla costruzione di una rocca. Nel lasciare la città si appropria di due colonne scannellate di marmo pregiato, di una statua di marmo con il suo basamento e di un’iscrizione dedicatoria all’ imperatore Marco Antonino, di un’altra di maggiore valore di bronzo, rappresentante Esculapio e, stando alla tradizione, anche delle teste di alcune statue che trasportate a Milano saranno collocate nel palazzo comunale. Da allora gli osimani sono stati chiamati “senza testa”. Gian Giacomo da Trivulzio rientra a Roma ed è accolto a Ponte Milvio da Franceschetto Cybo, da Virginio Orsini e da altri nobili romani che lo accompagnano in concistoro dal papa. Viene insignito della Rosa d’Oro, una collana d’oro del valore di 1000 ducati con un pendente costituito da una rosa di diamanti e da grosse perle.

Sett. Lazio e Toscana

Esce da Roma con il cardinale Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II) e raggiunge Firenze ove viene alloggiato in Santa Croce.

…………….. Napoli Campania

Rientra a Napoli, si sposa con Beatrice d’Avalos, sorella del duca di Calabria;  assume in pianta stabile gli incarichi datigli dal sovrano. Nel corso dell’anno, a seguito di un’invasione dei grigioni in Valtellina, il castellano di Musso Biagio malacrida chide di essere protetto dal Trivulzio, signore delle valli Mesolcina e Renana.

1488
Mag. Lombardia A Milano con la moglie Beatrice d’Avalos.  Per l’occasione viene decorato da Bernardino Scotti il palazzo di via Rugabella.
Giu. Lombardia  Campania

Si stabilisce per un certo periodo di tempo a Milano; vedendosi posposto ad altri favoriti nelle grazie di Ludovico Sforza  ritorna a Napoli.

Dic. Campania Presenzia a Napoli al matrimonio per procura tra Isabella d’Aragona con l’erede al ducato Gian Galeazzo Sforza. Nella città entra in contatto con il capo della cancelleria, l’umanista Giovanni Pontano che guida l’Accademia Pontaniana.
1492
Inverno Lombardia Svizzera Campania

A Milano perché il castellano di Mesocco, Gian Antonio Giocaro si  è accordato con Arrigo di Sacco per consegnare a qust’ultimo il castello. Informato dal fratello Erasmo dei vari maneggi Gian Giacomo da Trivulzio scrive ad Antonio Giocaro;  gli promette in moglie la figlia Francesca in premio della sua fedeltà. Si incontra a Vigevano con Ludovico Sforza, si reca a Mesocco e vi cattura il castellano che sostituisce con Vincenzo Brocco; si reca a Milano e fa rientro a Napoli con i figli Gianniccolò e Francesco.

1493 Abruzzi

E’ nominato viceré degli Abruzzi. E’ contattato dal re di Francia Carlo VIII che lo invita a passare al suo servizio.

1494
Ago. Napoli Francia Governatore g.le Umbria Marche Romagna

A Bastia Umbra, al comando di 25/30 squadre, assieme con il duca di Calabria Ferdinando d’Aragona e Niccolò Orsini; attraversa la Toscana e giunge a Pennabilli dove si unisce con Guidobaldo da Montefeltro. Ludovico Sforza, alleato con i francesi, gli confisca i suoi beni nel ducato.

Sett. Romagna

Si accampa tra Cotignola e Sant’Agata sul Santerno; sfida invano a battaglia Giovan Francesco da San Severino.

Ott. Romagna

I francesi rifiutano ancora lo scontro proposto a Sant’Agata sul Santerno; d’altra parte anche Niccolò Orsini non cerca la battaglia campale; agisce anzi in modo tale che gli avversari possano passare indenni tra i suoi alloggiamenti e quelli degli aragonesi. A fine mese Gian Giacomo da Trivulzio raggiunge Imola per conoscere le intenzioni di Caterina Sforza nei confronti della lega.

Dic. Lazio

E’ costretto a ritirarsi verso Roma;  abbandona anche questa località con il duca di Calabria, 22 squadre di cavalli e 1500 fanti su invito del papa Alessandro VI. Si dirige verso Tivoli e verso il regno di Napoli con Virginio e Niccolò Orsini.

1495
Gen. Lazio

Si ferma a San Germano (Cassino) con Virginio e Niccolò Orsini.

Feb. Francia Napoli 100 lance e 100 cavalli leggeri Lazio e Campania

Con la conquista di Monte San Giovanni Campano da parte del maresciallo di Gié e la fuga degli aragonesi si ritira verso Capua con Niccolò Orsini. Mentre il nuovo re di Napoli Ferdinando d’Aragona accorre nella capitale per sedarvi un principio di ribellione Gian Giacomo da Trivulzio tratta con i francesi, si incontra a Calvi con il re Carlo VIII  cui promette a nome del sovrano aragonese la consegna di Capua, un tributo di 100000  ducati l’anno e l’invio di truppe per combattere i turchi. Ha un colloquio ad Aversa con Ferdinando d’Aragona; il sovrano non accetta le condizioni da lui ottenute e lo lascia libero dai suoi impegni. Gian Giacomo da Trivulzio passa allora con il figlio Gianniccolò agli stipendi dei francesi con una provvigione di 10000 ducati l’anno e la riconferma della contea di Belcastro; gli vengono anche concesse case e ville che appartengono al marchese di Pescara Ferdinando d’Avalos site a  Napoli, Aversa, Pozzuoli e Foggia. Ritorna a Capua e consegna la città ai francesi; Niccolò e Virginio Orsini fuggono a Nola, mentre egli assedia Ferdinando d’Avalos in Castelnuovo a Napoli ed obbliga alla resa i difensori della torre di San Vincenzo.

Mag. Francia Venezia Milano Campania

Inviata la moglie in Piemonte si collega con i francesi che si ritirano dal regno di Napoli per guadagnare la strada della Francia.

Giu. Lazio e Toscana

Tocca Roma, giunge con il Gié a Pontremoli; i francesi conducono un assalto al castello che termina con l’uccisione di 40 fanti. I difensori si arrendono a patti; gli svizzeri  irrompono nella città con furia, la saccheggiano infierendo sugli abitanti;  minacciano di morte i soldati di Gian Giacomo da Trivulzio che si sono impadroniti del castello. Tenta di fare sollevare Parma agli Sforza con l’aiuto della fazione guelfa; gli avversari  cercano di corromperlo per farlo defezionare nel loro campo.

Lug. Emilia

Si accampa a Fornovo;  ha con il maresciallo di Gié il comando dell’ avanguardia (450 lance francesi ed italiane, altrettanti arcieri e balestrieri a cavallo e 3000 svizzeri). Attacca i collegati comandati da Francesco Gonzaga,  supera le loro linee. Su suo consiglio i francesi abbandonano incustoditi i loro carriaggi per far sì che gli stradiotti veneziani si diano al saccheggio trascurando lo scontro;  fa muovere l’ala sinistra. La cavalleria francese ha la meglio sugli avversari in un’ora; dopo la vittoria con Francesco Secco e Camillo Vitelli propone ai francesi di inseguire gli italiani in fuga oltre il Taro. Non è ascoltato. Nel ritirarsi verso Piacenza provvede con i cavalli leggeri all’approvvigionamento delle truppe avvalendosi del sostegno dei guelfi locali.

Ago. Piemonte

Staziona a Vercelli con 40 lance nell’ attesa dei necessari rinforzi per prestare soccorso a coloro che sono assediati dagli avversari in Novara. Fa ammutinare nel campo sforzesco 500 svizzeri che entrano nella città e ne rafforzano il presidio. E’ dichiarato ribelle da Ludovico Sforza ed è bandito dallo stato; a Milano è dipinto in più parti impiccato per i piedi come previsto per i traditori. Il re Carlo VIII gli conferisce il ducato di Melfi, confiscato a Troiano Caracciolo, e gli attribuisce (sempre a titolo simbolico data l’evoluzione della guerra) la contea di Monteodorisio.

Ott. Piemonte

E’ stipulata la pace tra i contendenti dopo essere stato contattato a Vercelli da Roberto Boschetti per conto di Francesco Gonzaga. Segue le trattative che portano alla consegna di Novara a Ludovico Sforza. Gian Giacomo da Trivulzio è assolto da ogni bando e gli sono restituiti i suoi beni nel ducato milanese. E’ insignito del titolo di duca di Venosa e gli è riconfermata da Carlo VIII la condotta di 100 lance e di 100 balestrieri a cavallo; ha pure il comando di 3000 fanti. E’ segnalato ancora a Vercelli con il re, Camillo Vitelli e Troiano Papacoda; si trasferisce ad Asti di cui è nominato governatore con 500 lance; le truppe devono presto allontanarsi dall’ Italia per seguire in Francia il sovrano.

1496
Gen. Francia

Segue la corte a Lione per persuadere il re ad intervenire con più forza nel regno di Napoli; ottiene in signoria la contea di Pezenas in Linguadoca con una rendita annua di 5000 franchi e, poco dopo, la baronia di Loir.

Feb. Francia

Ad Amboise è decorato con il collare dell’ordine di San Michele.

Mar. apr. Francia

Carlo VIII lo invia a Parigi con Antonio Maria da San Severino per convincere il parlamento cittadino sulla bontà della guerra in Italia; rientra a Lione ad aprile.

Mag. Piemonte

Ritorna ad Asti con 400 cavalli. La sua prima preoccupazione è quella di rafforzare le difese cittadine e di mettere in grado la località di sostenere un lungo assedio.

Ago.

Stipula un trattato di alleanza con la lega dei grigioni.

Sett. ott.

 

100 lance

 

Piemonte

Ad Asti ha ai suoi ordini, compresa la sua compagnia, 700 lance francesi. Ad ottobre gli viene concessa la cittadinanza e può comprarvi un palazzo appartenente alla famiglia Falletti. Attraversa il Tanaro con le truppe a sua disposizione e si impadronisce del castello di Brettola; con un intenso bombardamento costringe alla resa Novi Ligure difesa da 700 fanti. La rocca è espugnata a seguito di un assalto di cinque ore e tutti i soldati del presidio sono uccisi. E’ bloccato temporaneamente al passo di Altare da Gaspare da San Severino.

…………….. Viene torturato e messo a morte a Venezia il suo agente Placidio Amerino sorpreso a rubare alcuni avvisi del Senato della repubblica.
1497
Gen. Francia

 

Milano Venezia

 

Piemonte e Liguria

Ha il compito di coadiuvare Battistino Fregoso ed il cardinale della Rovere nel loro attacco su Genova con 1000 lance, 3000 svizzeri e 3000 fanti guasconi. Esce da Asti (dà al commiato un banchetto cui sono presenti 1000 persone), ottiene da Frate da Pavia il castello di Novi Ligure per cui la città viene abbandonata da Giovan Francesco da San Severino; occupa Bosco Marengo, Frugarolo, Pozzolo Formigaro;  si ferma per puntare sulla Liguria come da ordini reali. Respinto da Savona si dirige su Genova.

Feb. mar. Liguria e Piemonte

Gli sforzeschi vengono rafforzati da numerosi contingenti veneziani; Gian Giacomo da Trivulzio si ritira nell’astigiano per la via di Nizza Monferrato dopo avere dato alle fiamme Sicici, Castello della Spina, Bosco Marengo e Frugarolo. Si collega con Battistino Fregoso ed opera alcune scorrerie a Castellazzo Bormida. La pressione di Niccolò Orsini combinata con la scarsa volontà dei comandanti della fanteria ad  ubbidirgli lo obbligano a stipulare una tregua di dieci giorni ed a rientrare ad Asti. Nello stesso periodo il duca di Milano dà nuovamente l’incarico ad un pittore di dipingerlo come traditore, impiccato per un piede, accanto a Pietro Maria dei Rossi con appeso al collo il seguente cartello “Io son Zoan Iacomo trivulzo, ingrato servitore et traditore il mio signore.” Il cartello è posto in alcuni punti di Milano.

Apr. Liguria e Piemonte

Con Battistino Fregoso ed il Serenon ripete il tentativo nella Riviera di Ponente alla testa di 5000 uomini; assale Albenga, entra nel marchesato di Finale: tutto è vano.

Ago. Proseguono sotto traccia le trattative volte ad una sua riconciliazione con il duca di Milano.
Sett. Piemonte e Francia

E’ chiamato a far parte del consiglio reale che si tiene a Vercelli.

Ott. Piemonte Rientra ad Asti. Sottostanno ai suoi ordini 800 lance francesi. Falliscono definitivamente le trattative con Ludovico Sforza.
Nov. Piemonte Sempre ad Asti. Si parla di un rinnovo della tregua in corso tra francesi e sforzeschi.
Dic. Piemonte

Viene segnalato ancora ad Asti dove si trattiene con il Ligny.

1498
Apr. Piemonte

I veneziani gli offrono il comando generale delle loro truppe al posto di Francesco Gonzaga: sembra accettare.

Mag. giu. Piemonte Francia

Espelle da Asti i sudditi del ducato milanese: a Milano è ancora dipinto per le strade come un traditore. Accusa gli abitanti di Spigno Monferrato, di Prunetto e di altri villaggi di frontiera di avere compiuto alcune scorrerie nell’astigiano. Invia lettere di protesta al commissario ducale di Alessandria Lucio Malvezzi e dà inizio a rappresaglie che culminano nel sacco di Cortemilia. A giugno si accorda con Lucio Malvezzi;  viola subito i patti sottoscritti; si reca a Lione e gli vengono consegnati 60000 ducati necessari per il soldo degli svizzeri.

Ago. Piemonte Viene raggiunto ad Asti dagli ambasciatori di Ludovico Sforza Lorenzo da Mozzanica ed Agostino da Trivulzio. E’ presto raggiunto l’accordo per la stipula di una nuova tregua.
Lug. ott. Piemonte Francia

E’ ricontattato dai veneziani;  chiede alla Serenissima  il titolo e le condizioni economiche concesse a suo tempo a Bartolomeo Colleoni. Si incontra con gli ambasciatori veneziani; gli è conferita la carica richiesta per tre anni di ferma ed uno di rispetto; gli sono garantiti uno stipendio di 60000 ducati l’anno ed una condotta di 200 uomini d’ arme senza l’obbligo di alcuna rassegna, una provvigione personale e 1000 ducati l’ anno per la moglie. Ad agosto i francesi gli danno il comando delle truppe che devono combattere nel regno di Napoli; si porta in Francia ed a ottobre è ancora ad Asti con il Ligny. I francesi si oppongono alla sua condotta con i veneziani.

Dic. Piemonte

Viene avvicinato segretamente da Ludovico Sforza che gli invia Giovan Francesco da San Severino con la scusa di chiedergli in moglie una sua figlia: obiettivo è quello di sabotare l’alleanza franco-veneziana.

1499
Gen. Piemonte

Visita a Torino il duca di Savoia;  si incontra con l’ambasciatore sforzesco. Ad Asti.

Mag. Piemonte

Invia 50 lance agli svizzeri in guerra con l’imperatore Massimiliano d’ Austria.

Giu. Piemonte

Incarica Giano Fregoso di recarsi a Torino e di porsi come paciere nelle controversie che dividono il duca di Savoia con il marchese del Monferrato.

Lug. Francia venezia

 

Milano

 

Piemonte

Spinge il nuovo re di Francia Luigi XII ad allearsi ufficialmente con i veneziani ai danni del duca di Milano: promette la conquista della Lombardia in tre mesi. Denuncia la tregua e con l’Aubigny ed il Ligny (1600 lance, 5000 svizzeri, 4000 fanti guasconi ed altri 4000 fanti francesi); si impossessa di alcuni piccoli castelli nell’alessandrino (Solero, Cordero e Quargnento).

Ago. Piemonte Lombardia

Sempre duro con la disciplina non esita ad entrare in urto con il Ligny facendo impiccare un uomo d’arme francese colpevole di saccheggio. Punta su Alessandria ove, agli ordini di Galeazzo da San Severino, sono 1200 lance, 1200 cavalli leggeri, 3000 fanti italiani. Ottiene Spigno Monferrato (sono uccisi 100 difensori su 700) e, sulla riva del Tanaro, Rocca d’Arazzo (massacrati, sempre per incutere il terrore negli avversari 500 fanti e 50 uomini d’arme); negli stessi giorni ottiene anche Incisa Scapaccino e Castello di Annone (consegnatagli dal castellano Donato Raffagnino, corrotto dal Trivulzio   dopo appena quattro colpi di bombarda). Fatte spianare le fortezze svaligia a Valenza 800 fanti comandati dal Badino e da Ottaviano da San Severino;  si impadronisce senza trovarvi resistenza di Bassignana, Caselle, Casteggio, Castelnuovo Scrivia, Pontecurone, Broni, Stradella, Voghera e Tortona, abbandonata da Antonio Maria e da Cristoforo Pallavicini. Inizia il fuoco dell’artiglieria su Alessandria; sulla sera vi è una sortita dei cavalli leggeri sforzeschi respinta con alcune perdite da parte della cavalleria francese. Dopo due giorni Galeazzo da San Severino si dà alla fuga; Gian Giacomo da può prendere possesso della città; si spinge a Mortara ed ottiene anche Piacenza.

Sett. Lombardia

Entra in  Milano  con il Ligny e 200 cavalli francesi quattro giorni dopo la fuga di Ludovico Sforza. Nella città penetra per Porta Ticinese; accolto dalla fazione guelfa smonta al duomo. Tre giorni dopo vi irrompono i soldati francesi che sono collocati a San Francesco, a Sant’ Ambrogio ed a Santa Maria dell’Incoronata: grande è la violenza da parte dei soldati transalpini. Gian Giacomo da Trivulzio cerca di ristabilire in fretta l’ordine facendo impiccare senza processo i fanti ed i cavalli francesi sorpresi a rubare (alcuni pani, una gallina) o colpevoli di molestie sessuali. Assedia il Castello Sforzesco che cede senza eccessivi contrasti dopo soli quindici giorni mediante la corruzione  del governatore Bernardino da Corte. Per i suoi meriti gli è concessa una pensione di 10000 lire, è nominato maresciallo di Francia, ufficio vacante per la morte del Debaudricourt:  ha in feudo Castelnuovo Scrivia, tolto a Galeazzo da San Severino. Viene pure  creato marchese di Vigevano con Cassolnovo (acquistata da Ludovico Tornielli), Villanova, Garlasco, Confienza, Vespolate, Borgomanero, Gambolò: il titolo marchionale gli è conferito per la sua rinuncia all’ artiglieria del Castello Sforzesco (di sua spettanza) valutata in 11000 ducati. Si riposa per quattro giorni a Vigevano ed è subito  pronto per una grande partita di caccia  al cervo ed ai caprioli che si svolge a Gropello Cairoli. A metà mese intima ai conti Federico e Marcantonio dal Verme, arroccattisi nei loro possessi montani, di consegnare Rocca d’Olgisio e la Val Pecorara (Zavattarello, Ruino, Romagnese, Trebecco) a Bernardino da Corte come prezzo del suo tradimento.

Ott. Lombardia

Raggiunge il Monte Braulio in Valtellina. Si accinge ad assediare Tirano alla cui difesa si trova Luigi Quadrio con 500 fanti tedeschi. Bombarda la città con quattro pezzi di artiglieria. I fanti preposti alla difesa si ammutinano ed aprono ai francesi le porte del castello. Con la vittoria Gian Giacoomo da Trivulzio distacca quattro insegne di fanti svizzeri e grigioni verso Bormio: costoro entrano nella località senza trovare resistenza. Concede alla città l’esenzione dei dazi per 500 carri di vino ed accorda il dimezzamento del censo dovuto per dieci anni; ha Chiavenna ed in cambio lascia ai Balbiano alcuni comuni limitrofi di cui è divenuto proprietario per la donazione fattagli da Francesco Bernardino Visconti. Tutta la Valtellina è controllata dai francesi. Gian Giacomo da Trivulzio si reca a Pavia dove è ricevuto con tutti gli onori; è pure presente con l’Aubigny al solenne ingresso di Luigi XII in Milano, occasione in cui ha modo di consegnare le chiavi della città al sovrano.

Dic. Lombardia

Viene nominato luogotenente reale e governatore generale della Lombardia. Stabilisce la sua residenza nella corte vicina al duomo con una guardia di 300 tedeschi. Il suo governo è aspro e facilita il malcontento ai danni dei francesi; il suo stato di guelfo, inoltre, gli calamita l’avversione dei ghibellini e dei partigiani degli Sforza sempre presenti in città. Nella piazza del macello uccide personalmente alcuni macellai che si sono rifiutati di pagare i dazi;  anche questo episodio non facilita la sua immagine di pacificatore. Analoghi risentimenti suscita a Piacenza allorché vi interviene con 4000 cavalli e numerosi fanti per imporre nuovi dazi alla cittadinanza.

1500
Gen. Francia Sforza Lombardia

Ludovico Sforza, affiancato da Badino Parravicini e da Annibale da Balbiano,  irrompe in Valtellina alla testa di 8000 svizzeri, 500 cavalli borgognoni, 1500 lance e moltissimi fanti italiani. Alla notizia Gian Giacomo da Trivulzio  riceve 400 cavalli dal marchese di Saluzzo e fa fortificare con le artiglierie il duomo di Milano; altri aiuti riceve dalla Savoia e dal Monferrato. Muove verso Comocon il Ligny; fa allestire una squadra lacuale di 4 grosse imbarcazioni munite di cannoni; punta su Tre Pievi per prestare soccorso a Biagio Malacrida asserragliatosi nel castello di Musso. Il Malacrida è sconfitto ed il castello è messo a sacco e diroccato dagli sforzeschi.  Con la perdita di Como si ritira verso Milano e si rifugia, sempre con il Ligny, nel parco attiguo al Castello Sforzesco. Sfugge con l’aiuto di Francesco Bernardino Visconti (o grazie all’azione di 60 cavalli sabaudi del Coursinge) ad un tentativo di omicidio perpetrato da Giovanni Antonio della Somaglia; lascia nel castello 300 lance e 200 svizzeri, comandati dal d’Espy e da Codeber Carre, ed abbandona Milano. Nella città viene  nuovamente impiccato in effigie come traditore. Per strada mette a sacco Sedriano e Cusano Milanino, tocca Magenta, Vigevano e Voghera.

Feb. Piemonte Lombardia

Presidia Novara con 400 lance ; si ferma a Mortara in attesa dei rinforzi che devono arrivare dalla Francia.

Mar. Lombardia

Piemonte

Saccheggia Lonate;  contatta gli svizzeri che militano con Ludovico Sforza affinché tradiscano il duca di Milano. Esce di notte da Mortara e raggiunge San Nazzaro presso Novara; con  Luigi d’Ars preferisce sorvegliare l’evoluzione degli eventi; per irritare gli svizzeri al servizio dello Sforza consiglia gli abitanti di Novara di aprire le porte le porte cittadine ai ducali  a patto di non subire alcun saccheggio (come, invece, è stato promesso ai soldati in caso di sua conquista). Compie frequenti incursioni in Lomellina; si muove  tra Mortara e Novara; coglie in imboscata 500 fanti tedeschi e 150 cavalli leggeri catturando Giovanni da Casale ed Ottaviano Bonsignori. La sua tattica temporeggiatrice non viene compresa dai capitani francesi come Ivo  d’Allègre che hanno espressioni roventi nei suoi riguardi.

Apr. Piemonte Lombardia

E’ raggiunto a Mortara dal la Trémouille e dalla fanteria del balivo di Digione Antonio di Baissay; con il Ligny ora dispone di 1500 lance, 10000 svizzeri e 6000 fanti francesi. Si sposta a Vercelli, divide l’esercito in due parti  di cui una si dirige a Trecate e l’altra a Vespolate, sia per tagliare le linee di rifornimento agli sforzeschi, sia per recuperare i ponti sul Ticino e togliere agli avversari ogni via di fuga. Lo scontro decisivo ha luogo a San Nazzaro dove Gian Giacomo da Trivulzio ha il comando della retroguardia: i fanti italiani e francesi vengono a contatto; gli italiani al servizio del dua di Milano danno segni di cedimento,  Ludovico Sforza cerca di farli sostenere dalla cavalleria pper cui dispone a fare entrare in azione gli svizzeri ai suoi stipendi. Questi ultimi si rifiutano di combattere e trasferiscono la loro indisciplina anche ai lanzichenecchi; nasce una grande confusione nel casmpo milanese che si propaga anche alla cavalleria. Tutto ciò avviene mentre avanza compatto l’esercito francese; la cavalleria transalpina sopravanza quella sforzesca e taglia ogni via di ritirata verso il Ticino. I ducali si rifugiano confusamente in Novara;  alcune schiere  si difendono valorosamente mentre  altre prendono la fuga verso nord. 4000/5000 sono i morti d’ambo le parti; sono catturati, travestiti da soldati svizzeri Ludovico Sforza, Galeazzo,  Gaspare ed Antonio Maria da San Severino. Gian Giacomo da Trivulzio si fa condurre davanti a sé l’ex-duca di Milano e gli rinfaccia il suo comportamento passato; si ferma a Trecate per tenere sotto controllo i disordini causati dai soldati tedeschi e borgognoni, già al servizio degli sforzeschi, che pretendono di essere pagati. A fine mese rientra a Milano per Porta Vercellina con il nuovo governatore il cardinale di Rouen Giorgio d’Amboise. Nella città abita  nel suo palazzo di Porta Romana. A titolo di compensazione dei danni subiti durante la rivolta gli sono concesse le sostanze di tutti i sudditi dei suoi possedimenti che hanno agevolato la causa nemica. Partecipa ad un consiglio di guerra che si tiene ad Abbiategrasso e che ha per tema l’ordine pubblico: a francesi e borgognoni viene proibito l’ingresso in Milano.

Mag. Lombardia

La sua stella impallidisce; segue il cardinale di Rouen a Pavia ed a Como dove tratta (con il la Trémouille) un accordo con gli svizzeri per Bellinzona.

Giu. nov. Maresciallo g.le lance Francia e Lombardia

Si reca a Grenoble per un consiglio generale della corona; a luglio si trasferisce a Lione. Si inimica nuovamente con il Ligny. La sua ambizione lo incoraggia alla signoria di Pisa per cui cerca di persuadere il re ad avere mano libera nella città. A novembre può finalmente partire da Blois e ritornare in Lombardia; si riposa a Vigevano.

Dic. Lombardia

Raggiunge Milano per rendere omaggio al governatore francese.

1501
…………….. Francia Cantoni Svizzeri Lombardia Svizzera

Affronta gli svizzeri che hanno incendiato molte case a Dongo ed a Gravedona. Procede a grandi marce su Lugano  dilaniata dalle lotte di fazione; si porta a Ponte Tresa con lo spagnolo Roche Martin al comando di 100 lance e di 4000 fanti lombardi e piemontesi. Respinge gli avversari da Locarno; gli svizzeri si ritirano verso Bellinzona.

Sett. ott. Trentino Lombardia

Lascia Milano con il cardinale di Rouen diretto a Trento per le trattative di pace tra francesi ed imperiali. Non può proseguire oltre Rovereto perché sprovvisto del necessario salvacondotto di parte imperiale. Rientra a Milano.

1502
Mar. Lombardia Emilia

Agli inizi dell’anno arma sul lago di Como una flottiglia di barche; colloca un presidio di fanti guasconi a Tre Pievi riuscendo ad ottenere il controllo del lago di Como. A marzo Luigi XII lo insignorisce di Castell’Arquato.

Giu. Emilia

A Parma. Agevola il genero Ludovico della Mirandola a rientrare in Mirandola a spese del fratello Giovan Francesco.

Lug. Lombardia

Affianca il re a Milano.

Ago. Lombardia

A Pavia per assistere al duello di Federico Gonzaga da Bozzolo con Pirro Gonzaga:  interviene inutilmente con lo Chaumont ed il maresciallo di Gié per fare recedere i due contendenti dal combattimento.

Nov. Lombardia

Viene associato al governo di Milano con Antoine de Baissay. Nel periodo rifiuta un’offerta dei fiorentini che lo vorrebbero assumere per combattere i pisani.

1503
Feb. Lombardia

E’ segnalato a Milano.

Mar. giu. Francia Cantoni Svizzeri Lombardia Svizzera

Gli svizzeri si ripresentano minacciosi sui confini del ducato milanese. Gli sono richieste le artiglierie che si trovano nel suo castello di Mesocco: pur di non farle cadere in potere degli avversari provvede a disattivarle. Con la perdita di Locarno si sposta con il presidio di Gallarate, 300 cavalli leggeri e ventisei pezzi di artiglieria per tendere su Bellinzona.

Lug. Emilia e Lombardia

Si incontra a Parma con il la Trémouille e Francesco Gonzaga pronti ad invadere il regno di Napoli. A Vigevano per curarsi da una grave malattia.

Dic.

Chiede ai veneziani di usufruire dei privilegi goduti da Renato da Trivulzio nei territori della Serenissima.

1504
Gen. Lombardia

Giace ammalato a Vigevano.  Anche nel successivo febbraio è riscontrata la sua presenza in tale località.

…………….. Lombardia

Invia un figlio con alcuni armati contro una banda di predoni che ha la meglio nei loro confronti. Si reca a Varese per la rassegna delle sue compagnie.

1505
Feb. Lombardia

Assiste a Lodi ad una giostra che vede affrontarsi sei campioni francesi e sei italiani.

Giu. Lombardia

A Milano.

1506
Ott. Lombardia

Al governo di Milano in occasione di un’assenza dalla città del cardinale di Rouen e dello Chaumont (Carlo d’Amboise) impegnati in un conflitto con i Bentivoglio.

1507
Apr. Francia Genova 100 lance Piemonte Liguria

Esce da Asti e si reca in Liguria.

Mag. Lombardia

Entra in Milano con Luigi XII. Dà in onore del sovrano una grande festa nel suo  palazzo: tutte le strade che portano ad esso, dal Malcantone e da Sant’Eufemia, sono decorate con archi di trionfo e colonne; è pure costruito un padiglione nella piazza di San Nazzaro e Celso. I festeggiamenti  costano a Gian Giacomo da Trivulzio 50000 ducati.

Ott. Emilia e Lombardia

A Parma. Fa costruire nella città trediici nuovi bastioni tra le porte: a causa dell’entità della spesa prevista è costretto a rinunciare all’incamiciatura della muratura ed a costruire tali opere in legno ricoperti da terra compattata. A fine mese rientra a Milano: un capitano francese ed un ingegnere pisano Giacomo Nuvalino hanno l’incarico di seguire l’ andamento dei lavori.

Dic. Emilia e Lombardia

Ritorna a Parma a metà mese alla testa di 100 uomini d’arme e di 200 arcieri a cavallo. La sua compagnia (tutta italiana) colloca i suoi alloggiamenti a San Paolo; egli viene ospitato a Porta Nuova nella casa di Giovan Francesco Garomberto in contrada San Tommaso. Con Galeazzo Pallavicini presenzia alla rassegna della compagnia di Iacopo Corso che si svolge al prato della Nunziata. A seguito dell’arrivo di 1200 fanti tedeschi, che dal Trentino si stanno spostando verso il centro Italia attraverso i territori della Serenissima, staziona nel parmense con i suoi uomini per bloccare costoro sul confine del ducato di Milano. I fanti tedeschi riparano a Bozzolo.  Gian Giacomo da Trivulzio si incontra a Viadana con Francesco Gonzaga e prosegue il suo viaggio per Milano. Al solito a Parma nessun creditore viene soddisfatto nelle sue richieste di rimborso per le spese sopportate a favore dei soldati.

1508
Gen. feb. Francia Venezia Impero Lombardia Veneto e Trentino

E’ inviato dal re con 400 lance francesi e 3000 fanti spagnoli ed italiani in soccorso dei veneziani impegnati in un conflitto con  l’imperatore Massimiliano d’ Austria.  Dal cremonese e dal mantovano raggiunge il veneziano. Si incontra a Valeggio sul Mincio con Niccolò Orsini, Lucio Malvezzi ed il provveditore Giorgio Emo; si collega con i veneziani a Bussolengo. Ispeziona i passi di Brentonico e di Rovereto con Niccolò Orsini ed il provveditore generale Andrea Gritti; i suoi uomini procurano gravi danni alla popolazione locale.

Mar. Trentino

Ispeziona Serravalle all’Adige, Ala e Castel Pietra; si acquartiera dietro i veneziani allo sbocco della Val Lagarina sulla direttrice Rovereto-Riva del Garda. Invia truppe alla difesa del secondo centro dove il convento e la chiesa di San Francesco vengono bombardati per due giorni da 2000 fanti del vescovo di Trento Giorgio di Neideck. Alla notizia del tradimento di alcuni spagnoli Gian Giacomo da Trivulzio vuole licenziare i soldati di tale nazionalità: costoro protestano, sono scoperti due colpevoli che sono passati per le picche dai loro stessi commilitoni. Le loro teste sono infilzate su due lance poste davanti a Castel Pietra.

Apr. Trentino

Sorgono presto discordie fra Gian Giacomo da Trivulzio e Niccolò Orsini sull’ interpretazione autentica dell’ alleanza franco-veneziana (difensiva o offensiva?). Risultano quindi impossibili azioni combinate tra i due contingenti: si giunge al punto che i francesi negano agli alleati l’utilizzo di 2000 fanti, pagati peraltro dai veneziani, per un attacco a Castel Pietra. Gian Giacomo da Trivulzio ottiene a patti con Niccolò Orsini i castelli di Agresta e di Castelnuovo; il giorno di Pasqua organizza un assalto a Castel Pietra con 2500 uomini tra balestrieri, schioppettieri a cavallo, uomini d’arme, stradiotti e due pezzi di artiglieria, fatti portare all’ avanguardia. 3500 fanti veneziani di Giovambattista Caracciolo assalgono Calliano; sono costretti a ripiegare di fronte ai difensori di Castel Pietra ed all’arrivo di rinforzi provenienti in loro soccorso da Trento. Anche Gian Giacomo da Trivulzio decide di ritirarsi;  arretra su Rovereto.

Mag. giu. Trentino  Veneto e Lombardia

Dopo altre infruttuose incursioni si sposta a Riva del Garda e dà inizio ad alcuni colloqui con gli imperiali che si concluderanno a giugno. Abbandona il fronte con 4000 fanti, 400 cavalli leggeri e 400 lance: tocca Peschiera del Garda ed ancora una volta i suoi uomini danneggiano i contadi per cui transitano. Altri danni toccano al bresciano; a metà mese transita davanti alla porta del capoluogo di Sant’Alessandro alla testa di 12000 uomini tra spagnoli, francesi, guasconi, italiani e stradiotti. Giunge a Pontoglio e da qui rientra nel milanese: il campo francese è spesso sconvolto da scontri tra italiani e spagnoli. Andrea Gritti lo accompagna fino a Milano.

Lug. Lombardia

Riceve a Milano il re di Francia, al solito splendidamente.

Ago. Lombardia

Invitato a recarsi in Francia, si ferma a Vigevano accampando vari pretesti. Nello stesso mese entra in possesso del castello di Musso.

…………….. Pisa Firenze Toscana

E’ inviato dallo Chaumont nel pisano con 300 lance, non tanto per soccorrere la repubblica contro i fiorentini, quanto per impedirne il collasso prima della consegna da parte dei pisani di 100000 ducati al re di Francia.

Nov. Lombardia

A Milano.

1509
Mar. Francia

A Lione per consultazioni per la prossima guerra contro i veneziani. A Milano si accomiata con l’ambasciatore veneziano Giovanni Giacomo Caroldo e gli confessa di vergognarsi per il prossimo conflitto con la Serenissima che ritiene ingiusto.

Apr. Francia Venezia Governatore g.le 100 lance Lombardia

A Lodi.

Mag. Piemonte Lombardia

Viene incontro ad Asti a Luigi XII con Antonio Maria e Galeazzo Pallavicini; compare ancora al fianco del re a Milano in una messa a Santa Maria delle Grazie. Attraversa l’Adda senza trovare resistenza mentre i soldati di Bartolomeo d’Alviano sono occupati nel saccheggiare Treviglio e Niccolò Orsini si è  fermato in un campo trincerato. E’ sicuro della vittoria finale per non aver trovato alcun ostacolo nell’attraversamento del fiume. Si volta verso Rivolta d’Adda (data alle fiamme), Vailate e Pandino per tagliare le linee di rifornimento da Crema a Cremona alle milizie nemiche. Alla testa dell’avanguardia con lo Chaumont (500 lance e 6000 svizzeri) attacca ad Agnadello l’Alviano (800 lance ed i migliori fanti veneziani) mentre il condottiero avversario si sta spostando da un campo trincerato all’altro secondo la tattica veneziana. All’inizio Gian Giacomo da  Trivulzio sembra soccombere di  fronte agli avversari; con i rinforzi condotti dallo stesso re (altre 500 lance) si capovolge  l’esito del combattimento.  I veneziani sono pesantemente sconfitti. Con la cavalleria aggredisce la colonna di Antonio Pio, costituita in gran parte di cernite bresciane giunte al campo da soli tre giorni; le linee di tali fanti si scompigliano per darsi presto alla fuga. Nella battaglia, che dura tre ore, muoiono pochi uomini d’arme e 6000 fanti veneziani con i condottieri Piero del Monte a Santa Maria e Saccoccio da Spoleto; vi è ferito Zitolo da Perugia e vi è catturato Bartolomeo d’ Alviano; i francesi si impossessano pure di ventitre cannoni. A fine mese Gian Giacomo da Trivulzio entra in Brescia al seguito del re di Francia con 5000 fanti e 10000 cavalli.

Giu. Lombardia e Veneto

Assedia la rocca di Cremona; si sposta  a Peschiera del Garda ed a Desenzano per timore della peste presente nel campo francese. Conquista la rocca di Legnago.

Ago. Veneto

A Verona; nella città prende alloggio con Ludovico della Mirandola (600 lance) nel borgo di San Zeno. Si trasferisce a Valeggio sul Mincio ed a Isola della Scala con 300 lance;  sosta in tale località in attesa di 3000 fanti. Ogni suo transito è caratterizzato dai danni che i suoi uomini provocano nel territorio attraversato. Vengono uccisi molti contadini di Villafranca di Verona e sono razziati più di 4000 capi di bestiame: le case dei contadini, d’altronde, sono piene di oggetti rubati nelle case di campagna abbandonate dai loro proprietari per timore della guerra.

Autunno Veneto

A Peschiera del Garda.

1510
Gen. Veneto

Fa rilasciare i veneziani Giovanni Gradenigo, Alessandro Zorzi e Felice Calbo e li invia a Venezia con un suo incaricato per concludere uno scambio di prigionieri. Per la liberazione dei patrizi, di Vincenzo Naldi e di due altri condottieri sono scarcerati quattordici capitani francesi.

Feb. Emilia

A Mantova ed a Mirandola: in quest’ultima località è ospite della figlia Francesca.

Apr.

Rilascia, senza il pagamento di alcuna taglia, alcuni rettori veneziani catturati in Lombardia: prima di farli partire li ospita a pranzo con il figlio Gianniccolò.

Mag. Lombardia e Veneto

Raggiunge Goito con 1200 svizzeri; fa costruire un ponte di barche ad Ostiglia sfuggendo alla sorveglianza di Giovanni Paolo Gradenigo. Si dirige nel Polesine con il la Palisse e Ivo d’Allègre. Entra in Rovigo ed in Montagnana dove libera il provveditore Andrea Baseggio in cambio di Biasino Crivelli.

Giu. Francia Venezia Chiesa Cantoni Svizzeri Veneto

Ristabilitosi dopo una breve malattia invia otto uomini d’arme a Montagnana per rilasciare Giampaolo Manfrone in cambio del Boissy; si prepara ad assalire Monselice. Si trova vicino a Cittadella; i suoi cavalli leggeri si scontrano con gli avversari;  nelle file francesi   sono uccisi 40 uomini.

Lug. Veneto

E’ segnalato al campo di Santa Croce Bigolina sul Brenta con 100 lance e 200 svizzeri; mancano le vettovaglie e deve allontanarsi. Giunge a Vicenza con lo Chaumont, conquista Monselice, punta su Este.

Ago. Capitano g.le Veneto

Con la partenza dello Chaumont ha il comando dell’esercito che conduce verso San Bonifacio e Legnago; a Lonigo ha l’ordine di proseguire nella campagna nonostante il suo desiderio di rientrare in Lombardia; fa ritorno a Vicenza.  Si rifiuta di muoversi allorché il principe di Anhalt, per conto  degli imperiali, gli chiede di trasferirsi in Friuli. La minaccia degli svizzeri sul confine lombardo induce lo Chaumont a richiamarlo a Milano con le sue 100 lance, 2000 archibugieri e 2500 fanti.

Sett. Lombardia

Si trova a Como con il la Palisse. Si ritira  di fronte agli svizzeri  collocandosi sull’Adda per seguire meglio la costruzione di un ponte di barche: obbliga i veneziani a ritirarsi con 100 lance e 600 fanti.

Ott. nov. Lombardia e Francia

A Vigevano ed in Francia dove viene convocato dal re. Più effervescente si fa il suo rapporto con lo Chaumont.

Dic. Lombardia ed Emilia

A Milano. E’ pungolato a muoversi in aiuto del duca di Ferrara Alfonso d’Este con 450 lance; esce da Parma, tocca Correggio e da qui tenta di prestare soccorso alla figlia Francesca assediata in Mirandola dai pontifici e dai veneziani.

1511
Gen. Emilia

Non può impedire la caduta di Mirandola il cui presidio di 400 fanti, comandato da Alessandro da Trivulzio, si arrende a patti ai pontifici guidati personalmente dal papa Giulio II. I suoi uomini sono respinti dai veneziani di Troilo Savelli; sono incalzati fin nei pressi di Carpi; gli avversari si impossessano di un buon bottino. Gian Giacomo da Trivulzio giunge a Parma e, da qui, si dirige verso Reggio Emilia con 800 lance e 6000 fanti. Sempre a Parma, dove ha il compito di sedare con lo Chaumont gli animi degli uomini d’arme di Luca Savelli e di Muzio Colonna insorti per l’uccisione di un loro commilitone da parte di Astolfo Tagliaferri.

Feb. mar. Capitano g.le Emilia e Lombardia

Attraversa il Secchia su tre ponti; a Guastalla raccoglie 8000 fanti che unisce ai 2000 guasconi già presenti nelle sue file; si muove verso Carpi, Correggio e Bagnolo in Piano. A marzo si accampa a Revere; entra nel mantovano con l’appoggio di Francesco Gonzaga. Il movimento obbliga i collegati a ritirarsi lasciando presidi a Sermide ed a Mirandola. Gian Giacomo da  Trivulzio punta su Modena e su Bologna. Muore lo Chaumont; è ora Gian Giacomo da Trivulzio ad avere il comando delle truppe. Ridà impulso alla disciplina e prende l’offensiva con 1200 lance, 2400 cavalli leggeri, 9500 fanti, di cui 2500 lanzichenecchi condotti da Giorgio Frundsberg. A Sermide, per sostenere l’azione di Alfonso d’Este.

Apr. Emilia

Getta un ponte di barche tra Stellata e Ficarolo ed un altro ne fa costruire dagli estensi di fronte a Bondeno. Invia  Gastone di Foix, nipote del sovrano francese, a saccheggiare il territorio nemico con 100 lance, 400 cavalli leggeri e 500 fanti fino alle sbarre dell’ accampamento di Bondeno. L’iniziativa fallisce per la piena del Po e per il taglio degli argini operato dai veneziani. Si ritira a Cavezzo, richiama da Verona 2000 fanti tedeschi e chiede l’arruolamento di 3000 fanti grigioni: non viene accontentato perché alla corte francese si spera nella pace.

Mag. Emilia

Espugna Concordia in un giorno con 1200 lance e 7000 fanti; assedia Bomporto ed avvia a Massa Finalese Gastone di Foix con 300 fanti e 500 cavalli. Attraversa il Panaro e si accampa a Gaggio; si volge su Piumazzo, si ferma nei pressi di Casalecchio di Reno, conquista in un giorno Castelfranco Emilia e, sempre poco contrastato da Francesco Maria della Rovere e dal provveditore generale Paolo Capello, punta su Bologna con Teodoro da Trivulzio all’ avanguardia e Gastone di Foix alla retroguardia. Sosta sul Reno a Lavino. Bologna si ribella ai pontifici;  al campo arrivano anche i lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg. Il mattino seguente ha inizio a Casalecchio di Reno la battaglia che segna una disfatta per i collegati (morte di 3000 fanti nemici, cattura di capitani quali Orsino Orsini e Giulio Manfrone, e conquista di un grande bottino in termini di cavalcature e di artiglierie, rispettivamente 2200 e quaranta pezzi di vario calibro. Entra in Bologna;  impone alla città una taglia di 40000 ducati, si dirige a Castel San Pietro Terme ed a Imola.

Giu. Emilia e Lombardia

Recupera il castello di Mirandola che restituisce alla figlia Francesca;  impedisce al governatore imperiale di Modena Vitfurst di entrare in tale castello con 200 soldati tedeschi e di prenderne possesso come da richiesta di Giovan Francesco della Mirandola. Ottiene anche Concordia. Avvia alla difesa di Verona 500 lance e 1300 fanti tedeschi agli ordini di Jacopo di Ems e congeda le rimanenti forze, con l’eccezione di 2500 fanti guasconi capitanati dal Molard e da Francesco di Maugiron distribuiti in varie parti della Lombardia.

Lug. Lombardia

Convocato dal re a Milano depone la carica di luogotenente e di capitano generale a favore di Gastone di Foix. Si rifiuta di raggiungere l’imperatore.

Ago. Lombardia

Interviene a favore di alcuni Crivelli che hanno ucciso dei francesi in una rissa.

Sett. Lombardia

A Brescia a settembre ed a Crema a ottobre: è rieletto governatore di Milano.

Nov. dic. Lombardia

Raduna a Milano con Gastone di Foix e Teodoro da Trivulzio 500 lance, poco più di 2000 fanti ed alcuni pezzi di artiglieria.  Muove contro 16000 svizzeri che dal confine stanno  avanzando senza trovare opposizione su Varese, Gallarate e Busto Arsizio per raggiungere lo stato della Chiesa. Allorché il Lautrec ed il la Palisse vengono battuti al ponte di Boffalora sopra Ticino Gian Giacomo da Trivulzio si acquartiera a Legnano;  a dicembre si sposta a Milano.  Rifiuta lo scontro frontale, inizia delle trattative per il rientro degli avversari nelle loro terre (avendone una  richiesta di 100000 ducati e di 30000 stera di frumento);  gli svizzeri si vedono abbandonati da pontifici e veneziani e ritornano nei cantoni di provenienza dopo avere  saccheggiato numerosi centri.

1512
Gen. Piemonte

Fronteggia ancora gli svizzeri a Domodossola.

Feb. Lombardia

Con la riconquista di Brescia da parte dei veneziani muove senza indugio contro gli avversari; corre a Bergamo e ne impedisce la defezione; analoghi successi riporta a Crema ed a Cremona dove accresce le locali guarnigioni. Con il recupero (ed il saccheggio) di Brescia da parte di Gastone di Foix fa pressione su quest’ultimo affinché la stessa sorte non subisca anche Bergamo. Attacca il castello di Pontevico: a Brescia rende visita al provveditore Andrea Gritti fatto prigioniero nell’ occasione.

Mar. Emilia

Supera il Po a Brescello ed apre contatti con alcuni amici veneziani per una pace separata. Si ammala tanto gravemente che in un primo momento viene dato per morto.

Apr. Toscana Lombardia

Guarito si porta a Pisa per visitarvi un figlio ammalato e rientra a Milano. Nella battaglia di Ravenna fra gli avversari è catturato il nipote Ferdinando d’Avalos: preme  sul re di Francia affinché costui possa riscattarsi mediante il pagamento di 6000 ducati.

Giu. Lombardia

I francesi sono ora in difficoltà; i mercenari tedeschi abbandonano le loro file su ordine dell’imperatore; il la Palisse retrocede da Pizzighettone a Sant’ Angelo Lodigiano ed a Pavia di fronte ai più numerosi avversari. Gian Giacomo da Trivulzio si allontana da Milano con Antonio Maria Pallavicini e Galeazzo Visconti dopo avere convocato un consiglio generale nella chiesa del Santo Sepolcro. Attua ancora una politica attendista, consiglia il ripiegamento, non dà precise disposizioni e ripara ad Asti con 800 cavalli in attesa dei previsti rinforzi.

Sett. Francia

Chiede a Luigi XII 600 uomini d’arme e 10000 fanti per recuperare il ducato di Milano. Viene scomunicato da Giulio II per la sua militanza.

Ott.

Gian Giacomo da Trivulzio si fa promotore di un’alleanza tra francesi e veneziani in funzione antispagnola; fa incontrare Andrea Gritti, sempre prigioniero, con il sovrano francese.

Nov. dic. Piemonte

Ha un colloquio a Torino con i rappresentanti dei cantoni svizzeri. A dicembre si porta a Susa; sul piano diplomatico invia il suo cancelliere Costante Ferrero a Venezia.

1513
Gen. mar. Svizzera

Continuano pure i suoi tentativi di staccare gli svizzeri dall’ alleanza con pontifici e spagnoli. Si ferma a Coira (alloggia all’osteria dell’Uomo Selvatico) e contende ai grigioni il contado di Chiavenna; si reca ad Altdorf ed a Lucerna ma non può proseguire oltre. Viene dichiarato ribelle dall’ imperatore.

Apr. Francia Milano Spagna Impero Francia e Piemonte

Più successo hanno le sue trattative con i veneziani; si incontra a Cahors con Bartolomeo d’Alviano e Teodoro da Trivulzio; attraversa le Alpi con l’esercito francese comandato ora dal la Trémouille e forte di 1500 lance, di 800 cavalli leggeri e di 15000 fanti (8000 tedeschi e 7000 francesi). Ad Asti.

Mag. Giu. Piemonte Lombardia e Francia

Assedia in Novara Giovanni Gonzaga ed il duca di Milano Massimiliano Sforza che ha ai suoi stipendi 12000 svizzeri. Batte le mura della città con le artiglierie; frequenti sortite degli avversari rintuzzano gli attacchi dei francesi. Come altre volte vi è una contrapposizione fra la foga predicata dai capitani transalpini (Roberto de la Marck) ed i suoi suggerimenti volti a privilegiare la cautela ed a garantire le operazioni riguardanti i flussi di rifornimento piuttosto che a ricercare lo scontro frontale. Induce così il la Trémouille a collocare il campo francese dietro Ariotta, vicino ad un’abbazia ed al canale Mori e, poi, a Trecate, sempre nei suoi possedimenti, tra rogge e canali di irrigazione, un terreno malagevole per gli spostamenti di cavalleria. Gli svizzeri (10000), agli ordini del Mottino, stabiliscono di assalire di notte il campo francese (1200 lance e 20000 fanti) con tre quadrati al centro ed alla sinistra;  il più numeroso alla destra avendo di fronte il quadrato dei lanzichenecchi. Cedono i fanti guasconi non sostenuti dalla cavalleria ed anche i fanti tedeschi sono circondati e vinti. Gian Giacomo da Trivulzio (che rimane ferito) ed il la Trémouille dopo due ore danno il segnale della ritirata per timore che arrivino agli avversari rinforzi portati dall’ Altosasso. Nel combattimento muoiono 1500 svizzeri con il Mottino da un lato e 10000 fanti tra guasconi, tedeschi e francesi di cui la  maggior parte mentre sta tentando di fuggire, dall’altro; sono altresì presi ventidue pezzi di artiglieria con tutti i carriaggi. Gian Giacomo da Trivulzio si rifugia a Vigevano ed a Asti con 7000 uomini;  si sposta in Francia.

Sett. Francia

E’ chiamato a Lione a seguito della sconfitta del la Trémouille in Borgogna ad opera degli svizzeri. Dà inizio ad alcune trattative che si concluderanno con un nulla di fatto.

Nov. Francia

Si trova a Digione ed a Narbona; a dicembre si incontra a Parigi con il re.

1515
Gen. Francia

Alla morte di Luigi XII il nuovo re di Francia Francesco I gli concede in Francia nuove entrate per 6000 franchi. E’ presente alla cerimonia dell’  incoronazione di tale sovrano.

Mar. Francia

Affianca il Lautrec (800 lance) in Borgogna contro gli svizzeri.

Apr. lug.

 

100 lance

 

Francia

A Lione con il Lautrec, il la Palisse ed il Connestabile di Borbone (1000 lance e 10000 fanti) pronto a passare in Italia. A luglio è a Digione; con le artiglierie prende un difficile sentiero tra l’Urbayette e la Stuira di Demonte, utilizzato sempre dai pastori ma mai dalla cavalleria.

Ago. Francia e Piemonte

12000 guastatori lavorano sul sentiero per alcuni giorni per renderlo meno impraticabile; in cinque giorni le artiglierie sono condotte al di là delle Alpi nel marchesato di Saluzzo senza trovare alcuna resistenza perché gli svizzeri si sono piazzati a Susa  sorvegliando gli usuali passi del Moncenisio e del Monginevro. Giunto a Villafranca di Piemonte con 400 lance vi coglie alla sprovvista Prospero Colonna e  Cesare Fieramosca che vengono catturati; tocca Alessandria, Tortona e Vercelli in cui  entra con l’avanguardia del Connestabile di Borbone. Assedia il castello di Novara. Conquista in breve Novara, Vigevano ed Alessandria.

Sett. Lombardia

Esce da Pavia, giunge a San Cristoforo dove i patrizi milanesi gli rendono omaggio; si presenta a Porta Ticinese per fare ribellare Milano agli Sforza. Si accampa a San Martino in Strada ed a Melegnano. Partecipa a Lodi ad un consiglio di guerra con il re, il Connestabile di Borbone, l’Alençon da un lato e Bartolomeo d’Alviano con Teodoro da Trivulzio per i veneziani. Combatte a Melegnano inserito nell’ala destra e si segnala ancora una volta per il suo zelo; gli viene uccisa la cavalcatura e corre il rischio, ad un certo punto, di essere fatto prigioniero. La battaglia risulta la più sanguinosa di quegli anni; muoiono dagli 8000 ai 14000 svizzeri e dai 3000 ai 6000 francesi con un grande numero di capitani. Gian Giacomo da Trivulzio può ora entrare in Milano dopo che un suo araldo ha corso il rischio di essere impiccato dagli svizzeri per avere loro intimato la resa; riceve il sovrano al suo ingresso nella città; invia il Tempestino ad assediare la rocca di Vigevano.

Ott. Venezia

 

Milano Spagna Impero

 

Capitano g.le Lombardia

Alla morte di Bartolomeo d’Alviano raggiunge i veneziani (4500 fanti) all’assedio di Brescia con 700 lance e 7000 fanti. Nominato capitano generale si accampa a Sant’Eufemia della Fonte con i provveditori Giorgio Emo e Domenico Contarini; rimprovera il congiunto Teodoro per avere scelto l’obiettivo di assalire Brescia anziché Verona; fa impiccare quattro stradiotti che hanno derubato un ambasciatore spagnolo munito di un suo salvacondotto. Si ammala al campo.

Nov. Lombardia

Ripresosi licenzia i lanzichenecchi che non vogliono combattere gli imperiali; il re di Francia gli invia in loro sostituzione 5000 fanti guasconi. Riprende a bombardare ininterrotattamente Brescia con quarantadue pezzi di artiglieria dislocati su quattro lati (Sant’Eufemia, verso il castello, San Fiorano sul monte, Mombello). Una sortita degli spagnoli dalla parte del Garza mette in fuga i veneziani (300 uccisi) nonostante la resistenza di Giampaolo Manfrone. Distrutti gli affusti e gettato nei fossati i pezzi di artiglieria, date alle fiamme le munizioni i difensori rientrano entro le mura di Brescia. I veneziani, nottetempo, recuperano solo tredici cannoni ed altri dieci li ripescano dai fossati. Gian Giacomo da Trivulzio vista l’inutilità delle operazioni si ritira a Coccaglio in attesa dell’arrivo di 8000 uomini tra fanti guasconi e venturieri agli ordini di Pietro Navarro.

Dic. Lombardia

Scarseggiano i denari;  per raccogliere almeno 2000 ducati impegna le sue argenterie. Giungono dalla Germania, in soccorso dei difensori, 7000 fanti tedeschi (di cui 5000 cernite); Gian Giacomo da Trivulzio ordina di controllare tutti i passi e concorda con la guarnigione cittadina la resa alla condizione che non ricevano rinforzi entro venti giorni. Si sposta a Ghedi dove spedisce i pezzi di artiglieria di più grosso calibro e tutti i carriaggi. A causa della sua età e del cronico ritardo delle paghe aumenta il disordine nel campo;  i veneziani gli affiancano Giano Fregoso. Chiede il permesso di lasciare le operazioni; i veneziani, proprio per la situazione esistente negli accampamenti, fanno di tutto per farlo recedere dal suo proposito.

1516
Gen.

Invia a Venezia nel Collegio dei Pregadi Pietro da Parma cui sono restituiti i denari  anticipati da Gian Giacomo da Trivulzio per il soldo delle truppe. Invitato a rimanere al campo dal sovrano stringe sempre più l’assedio attorno a Brescia ed impedisce il vettovagliamento della città.

Feb. Lombardia

Accetta Teodoro da Trivulzio come governatore generale e rientra a Milano: prima di partire emana una grida che prevede l’impiccaggione per chiunque porti messaggi (o qualsiasi altra cosa) dentro e fuori Brescia.

Mar. apr. Lombardia

L’imperatore scende in Italia con 15000 svizzeri; è davanti a Milano; in aiuto dei francesi, malgrado il contrario avviso del governo, intervengono altri 12000 svizzeri. Gian Giacomo da Trivulzio provvede con energia alla difesa della città in cui fa concentrare tutte le truppe abbandonando anche Monza. L’imperatore non ha i mezzi per sostenere a lungo la campagna e rientra quasi subito in Tirolo. Un corriere del Trivulzio si fa catturare ad arte; gli sono sequestrate lettere dello stesso Trivulzio dirette ai capitani svizzeri Giacomo Stapfer e Goldhill dalle quali risultano chiari accordi per un loro tradimento. Le truppe nemiche si sbandano, saccheggiano Lodi e Sant’Angelo Lodigiano e Milano è salva. Negli stessi giorni Gian Giacomo da Trivulzio scopre nella città una congiura organizzata da elementi filoimperiali (dei quali molti saranno impiccati) e concede in prestito al provveditore Andrea Gritti quasi 5000 ducati necessari per il soldo delle fanterie veneziane.

Mag. dic. Lombardia

Rimane alla guardia di Milano con 100 lance e 1500 fanti. A giugno ottiene in signoria Gravedona, Dongo e Sorico; a luglio, si incontra con quattro ambasciatori dei grigioni per trattare una possibile alleanza; ad agosto presenzia ai funerali del cardinale Federico da San Severino; ad ottobre conclude l’accordo con i grigioni che gli riconoscono il possesso delle località sopracitate. Non riesce, invece, a concludere un patto analogo con  tredici cantoni svizzeri. Al suo rientro a Milano, a dicembre, impone alla cittadinanza un prestito forzoso di 200000 scudi che ottiene facendo incarcerare i contribuenti più riottosi.

1517
Gen. Lombardia

E’ firmata la pace tra francesi e spagnoli; sono licenziate anche dieci lance della sua compagnia per il ridimensionamento generale delle spese di guerra; si incontra a Cremona con il Lautrec e conferisce a quest’ultimo il collare dell’ordine di San Michele.

Mag.

Rifiuta l’offerta fattagli dal papa Leone X di divenire capitano generale dello stato della Chiesa: si sente troppo vecchio per l’ incombenza.

Lug.    Concordia

 

   Mirandola

 

Emilia

Si trova a Mirandola. Difende contro i ghibellini e Giovan Francesco della Mirandola i diritti vantati  su tale località dalla figlia Francesca.

Sett. Lombardia

Il nuovo governatore di Milano, il Lautrec, impone ai cittadini una nuova taglia di 100000 ducati (di cui 50000 per aumento di dazi) da versare agli svizzeri come è previsto dal trattato di pace. Gian Giacomo da Trivulzio si rifiuta di dare il suo consenso; non vuole neppure consegnare a Galeazzo da San Severino Castelnuovo Scrivia restituita a quest’ultimo dal re Francesco I.  Il Lautrec lo descrive a Francesco I come un uomo che aspira al dominio della Lombardia  traendo argomenti alle sue tesi dall’ amicizia di Gian Giacomo da Trivulzio con i veneziani ed all’ alleanza conclusa dallo stesso mesi prima con i grigioni che pvede, tra l’altro, la riedificazione del castello di Musso e l’istituzione in esso di una zecca per sopperire alle necessità dei lavori. Gian Giacomo da Trivulzio si dirige in Valtellina perché i grigioni con l’aiuto di Matto da Brinzio si sono impossessati delle Tre Pievi; viene assalita la casa in cui costui si è rifugiato. Matto da Brinzio cerca di fuggire per i tetti; scoperto viene ucciso con un colpo di archibugio.

Nov. Lombardia

Si trasferisce a Vigevano.

1518
Giu. Svizzera

Si reca a Mesocco per visitare un nipote ammalato. Da qui  raggiunge le terre di grigioni per stipulare una nuova lega con costoro volta in particolare  a difendere i suoi interessi di feudatario. Ciò desta sospetto nei francesi tanto che, quando si ammala il Lautrec, solo con difficoltà ha il permesso di rendergli visita.

Estate

Il Lautrec e Galeazzo Visconti giungono in Francia per sostenere con maggiore forza le accuse nei suoi confronti. Nello stesso periodo Gian Giacomo da Trivulzio perde la causa intentatagli da Galeazzo da San Severino riguardante la signoria  di Castelnuovo Scrivia nel tortonese. A suo tempo questa era stata assegnata  al figlio Gianniccolò;  alla sua morte desiderio del  Trivulzio è quello di trasferirla al nipote Gianfrancesco; contrariamente alle sue aspettative il re di Francia  la  attribuisce invece a Galeazzo da San Severino. Il consiglio della corona gli dà torto e lo condanna al risarcimento delle spese.

Ott. dic. Francia

Si reca a sua volta in Francia per appellarsi a Francesco I. Attraversa la Val  Mesolcina. I francesi temono una sua ribellione armata;  appena entrato in Francia lo fanno arrestare. A Milano, nel contempo, il Lautrec mette agli arresti domiciliari la moglie ed il nipote Gianfrancesco. Gian Giacomo da Trivulzio è caduto in disgrazia anche per i maneggi dello Chateau-Briand. Discolpato dalle accuse e liberato il condottiero cerca vanamente di incontrarsi con il sovrano.  A Chartres non riesce neppure a farsi ricevere in udienza; rinuncia all’accordo con gli svizzeri e concede metà della sua compagnia al figlio naturale Camillo che  lo ha  anch’egli accusato a corte. Muore a Chartres a dicembre con sospetto di avvelenamento. Gli sono tributati funerali solenni dallo stesso re.  La sua salma viene esposta per quattro giorni nella chiesa di San Francesco. Il suo cadavere è successivamente condotto a Milano per essere sepolto in un primo tempo a Sant’Eustorgio e poi  nella chiesa di San Nazzaro e Celso in una cappella opera del Bramantino. Per le esequie che si svolgono a Milano sono spesi 4000 ducati; ad esse sono presenti il Lautrec ed il congiunto Teodoro. L’orazione funebre è tenuta da Antonio Telesio insegnante di retorica a Milano. Le  ossa del Trivulzio sono stato rimosse due volte dalla sua tomba finché se ne sono perse le tracce. Commissiona a Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, la serie degli Arazzi dei Mesi (progetto portato a termine da Benedetto da Milano) ed a Cristoforo Solari, detto il Gobbo, sei medaglioni in marmo per il palazzo di via Rugabella. A Leonardo da Vinci dà l’incarico di progettare il suo monumento funebre (una statua equestre); in realtà al suo posto sarà costruito il mausoleo trivulziano, opera sempre del Bramantino, collocato davanti alla chiesa di san Nazzaro e Celso. A Vigevano fa ultimare la costruzione della chiesa della Misericordia. Ritratto di Bernardino dei Conti, di Giovan Gaspare Pedoni (a Cremona),  del Pinturicchio in Castel Sant’Angelo, a Roma, con Niccolò Orsini e Cesare Borgia. Sonetti in suo onore di Partenio Parravicini e di Girolamo Volpe. Piattino Piatti gli dedica gli “Epigrammata” e le sue “Epistole latine”. Anche Angelo Callimaco scrive un panegirico in suo onore con una miniatura del Trivulzio a cavallo.

 CITAZIONI

“Gian Giacopo Trivulzio was a classical scholar who took a historical interest in his profession.” TAYLOR

“Era conosciuto per superbia e implacabile severità militare.” CANTU’

“Era Gian Giacomo Trivulzio uno di quegli uomini i quali non hanno amici ma o devoti ammiratori, o accaniti accusatori. Cattivi all’ubbidire, eccellenti al comandare, facili verso l’uomo abbattuto, ma quanto meno aborrenti dell’altrui avvilimento altrettanto sdegnosi di ogni eguale; di quegli uomini in somma i quali hanno bisogno di una continua operosità e fortuna per coprire i minori difetti, e son tutto quando ottengono quasi a viva forza, gloria, onori, riverenza ed affezione: ma guai ad uomini così fatti quando cadono nel vivere privato. Restano loro i vizi acquisiti nell’esercizio del potere, e manca il potere che l’aveva prodotti…Di animo fu superbo, iracondo, violento, parziale, più atto a conquistare stima e morale preponderanza, che a conservarla..Era uomo da non volere e proseguire sia il bene sia il male, se non se sempre con foga e pienezza. Generoso, liberale, amico dell’ordine, prode, attivo, severissimo, sovente soccorreva i soldati col proprio denaro, sovente colla propria spada li castigava.” RICOTTI

Con Niccolò Orsini e Virginio Orsini “Celeberrimo tota Italia, ac gloria militari clarissimi duces.,Natura nimis insolens.” BEAUCAIRE

“Uomo a giudizio di tutti (come avevano confermato molte esperienze) di valore grande nella disciplina militare, e sottoposto per tutta la vita alla incostanza della fortuna, che ora lo abbracciava con prosperi successi, ora lo esagitava con avversi; e a chi meritatamente si convenisse quello che, per ordine suo, fu inscritto nel suo sepolcro: riposarsi in quello sepolcro Gianiacopo da Triulzi, che innanzi non si era mai riposato.” GUICCIARDINI

“Il quale essendo pieno d’ogni qualità di virtù fu nondimeno per questa incomparabil lode chiarissimo, che spesse volte senza ferita de’ suoi ruppe eserciti grandi de’ nimici..Antico e gran Capitano.” GIOVIO

“Il Trivulzio fu un gran soldato, un signore magnifico e d’animo reale. L’ambizione sua però fu rivolta più a soggiogare i nemici viventi ed a vendicarsene, che a procacciarsi una fama generosa presso la posterità..Con la sua ambizione rovinò la patria, scaccionne i naturali suoi duchi, e la immerse nelle miserie che l’afflissero per più di un secolo. Egli non ha diritto veruno alla nostra riconoscenza.” VERRI

“A me pare il primo leone che sia estimato in questo exercito, zoé in le cose che dipendono da la militia.” SANUDO

“Chef du parti français en Lombardie, et qui, vieilli sous les armes, avait conservé la réputation d’un infatigable et habile capitaine.” MIGNET

“Era questo Trivulzio di bassa statura et di colore vivo, col naso adunco et alta fronte; non adornato di mondezza, ma di virile et militare virtù risplendente; iracondo, animoso, liberale in sua gioventù, ma in senectute scarso divenuto, ancora che ricco fussi di circa un milione e mezzo d’oro.” PRATO

“Famoso per la sua avarizia, avrebbe..risposto a Luigi XII di Francia, che voleva invadere il Milanese: Pour faire la guerre avec succés, trois choses sont absolument nécessaires: premièrement, de l’argent, deuxièment de l’argent, et de troisièment de l’argent.” TOSI

“Il quale, a quei tempi era in grandissima riputatione, per la multa isperienza, che era stimato avere delle cose militari.” PARUTA

“Gentil-homme de Milan bien apparenté, bon cappitaine et grand homme de bien.” COMMYNES

“L’era..assai robusto, picolo, ed alquanto grosso. Si delectava de lettere, aveva un ragionar facetissimo, dittava benissimo e brevemente e nel parlare sempre interseriva qualche autorità istorica ovver pratica e, nello scrivere, qualche bella e grave sentenza. Expediva facilmente, e non era mai in ozio; accarezava cadauno e con bona gravità e, benché fusse cogitabondo, sempre tamen stava alegro. De l’arte militar era expertissimo.” ALBERI

“Milanese, etiam lui expertissimo in le arme per essere antiquissimo in simel mestiero.” PRIULI

“Grandissimo signoore in Lombardia, e capitano famosissimo per molti generalati.” DI COSTANZO

“Est un grand capitaine italien, toute les fois très-bon François, et qui fit de tres-grandes monstres d’armes poue le service da la France.” BRANTOME

“Egli fu il maggiore nelle cose della militia, c’havesse questa famiglia..Fu supremo per i servitii fatti da lui alla corona di Francia.” SANSOVINO

“Tal fu il Trivultio, già d’Insubria honore/ mentre al mondo mostrò forze e consiglio./ Nacque in riva al gran Po tanto valore:/ Et fu di Marte e di Bellona Figlio./ Tre volti hebbe, e tre alme, e per favore/ Del ciel, tre volte doppio anco l’artiglio./ Tal che tre volte morto esser dovea:/ L’uccise a un colpo solo l’invidia rea.” A.F. RINIERI. Da un sonetto raccolto dal GIOVIO

“Eccellentemente tanto in progresso di tempo con egregi fatti divenne illustre, che tenuto era tra primi Capitani di quella età..Fu il Trivultio di statura alta e quadrata; e assai forte; di volto bianco; d’occhi castagnicci e di capelli neri.” ROSCIO

“Fu..questo Triulzo l’ornamento e splendore dell’Italia nel mestiero dell’armi.” FINO

“Capitano di gran grido.” LETI

“Eccellentissimo capitano.” MAZZELLA

“Capitano di gran fama.” ROSEO

“Magni nominis ducem.” ANGELITA

“Inter Insubres familia ortus, litteris ac liberalibus disciplinis juxta atque doctissime eruditus, prima munia militaria sub Galeacio Sfortia admodum adolescens strenuissime exercuit; animo ingenti, gloriae et honoris cupidus, laborum patientissimus; adeo ut ab negotiis nulla eum voluptas unquam remorata sit; summae vigilantiae, vitae frugalioris, corpore vegeto, ac tereti, toroso pectore, facie elata, altitudinis ingenii incredibilis, firmae memoriae, rarae eloquentiae, in conviviis splendidus ac lautus, in omnes liberalis et munificus, fidei cultor ac observantissimus. His virtutibus, suis charus, apud exteros clarus habebatur..Viro bello et pace clarissimo.” FLORO

“Dux alioquin egregius et bellator insignis.” A.M.GRAZIANI

“Viri magni nominis.” CIRNEO

“Valoroso guerriero.” MARTORELLI

“Uno deì più distinti capitani del suo tempo.” BOSI

“Uno’ de’ famosissimi e valorosissimi guerrieri dell’età sua.” GHILINI

“Animo excelso, ut inimici interpretabantur, inquieto, opibus nimiis.” RIPAMONTI

“Bello paceque gestarum claritate rerum insignis, magnoque ad peregenda omnia ingenio natus..Omne bellica virtute praestantem, omnique castrensi scientia praeditum.” ARLUNO