GATTAMELATA

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Condottieri di ventura

0759      GATTAMELATA  (Erasmo Stefano da Narni) Di Narni. Secondo alcune fonti sarebbe nato a Castel Due Santi (città del padre) nel todino. Il suo vero nome è Stefano, mutato successivamente in Erasmo in omaggio al vescovo Sant’Erasmo, che aveva ai suoi tempi molti devoti nel Lazio e nell’Umbria. Signore di Valmareno. Padre di Giovannatonio, cognato di Gentile da Leonessa, suocero di Tiberto Brandolini, di Leonardo da Martinengo e di Antonio da Marciano. Fu soprannominato Gattamelata per la dolcezza dei suoi modi unita alla sua astuzia; secondo altre fonti il soprannome gli deriva semplicemente dal cognome della madre Melania Gattelli. Figlio di un fornaio o di un funaro, vale a dire un artigiano che intreccia le funi di canapa.

1370 – 1443 (gennaio)

Anno, mese

 

Stato. Comp. ventura

 

Avversario

 

Condotta

 

Area attività

 

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

 

1385
Primavera

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Compie i primi studi a Narni con i frati minori conventuali. A quindici anni lascia la famiglia per servire come paggio di un uomo d’arme della compagnia di Ceccolo Broglia.

1394
………

 

Chiesa

 

Perugia

 

10 lance

 

Umbria

 

Milita nelle compagnie di Ceccolo Broglia, signore di Assisi. Si fa notare da tale condottiero; col tempo gli è concessa una condotta di dieci lance; ottiene l’uso di due corazze, il diritto all’insegna, alla tenda propria, a un piatto (provvigione), ad un paggio,  a partecipare al seguito del capitano, a  prendere parte ai consigli di guerra, a comandare scaramucce.

Mag.UmbriaAffianca Ceccolo Broglia  all’ espugnazione della fortezza di Agello posta nei pressi di Porta Borgna di Perugia. E’ segnalato successivamente a Narni. Conosce Brandolino Brandolini.
1398
Apr.ChiesaPerugiaUmbriaAll’uccisione di Biordo dei Michelotti in Perugia affianca Ceccolo Broglia contro Ceccolino dei Michelotti ed i raspanti che dominano nella città. In segno di stima e di rispetto il condottiero piemontese dona a Gattamelata la propria lorica (corazza di cuoio).
1400
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ceccolo Broglia muore nella primavera per peste ad Empoli.  Gattamelata abbandona la compagnia per entrare a far parte delle schiere  del signore di Perugia Braccio di Montone. Ha l’incarico di “praefecus equitum”. Braccio di Montone gli concede di usare il suo stemma ed i colori delle sue sopravvesti.   Gattamelata non abbandonerà mai tali contrassegni.

1410UmbriaSposa Giacoma da Leonessa, figlia del Beccarino e sorella di Gentile da Leonessa (dote 500 ducati).
1411Firenze AntipapaPerugia  NapoliUmbriaAffianca Braccio di Montone alla conquista del castello di Cerqueto nel perugino.
1416Perugia

 

Antipapa

 

 

 

Umbria

 

Preda il territorio di Spoleto.

1417
Giu.PerugiaChiesa NapoliLazioAffianca Braccio di Montone alla conquista di Roma.
1418
Ago.

 

Perugia

 

Chiesa

 

 

 

Umbria

 

Devasta il contado di Norcia. Con Niccolò Piccinino conquista la rocca di Spoleto.

1419

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.UmbriaAppoggia Braccio di Montone nella sua azione contro Spoleto. Ne assedia la rocca.
Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

Partecipa alla battaglia di Montefiascone; con Brandolino Brandolini  affianca Braccio di Montone nell’assediare in Viterbo Muzio Attendolo Sforza.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Alla guardia di Capitone con Brandolino Brandolini viene sconfitto e catturato a San Gemini da Muzio Attendolo Sforza e dal Tartaglia.

………….

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Si libera con uno stratagemma;  da questo momento verrà soprannominato Gattamelata.

1420
Feb.ToscanaAccompagna a Firenze il signore di Perugia che rende omaggio nella città al papa Martino V.
1423

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug.

 

Re d’Aragona

 

Napoli

 

 

 

Abruzzi

 

Viene lasciato da Braccio di Montone all’assedio di      L’ Aquila.

1424

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. mag.

 

 

 

 

 

 

 

Abruzzi

 

E’ ancora impegnato all’assedio di      L’ Aquila.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Abruzzi

 

Partecipa alla battaglia di        L’ Aquila. Braccio di Montone non vuole ascoltare il suo consiglio di assalire gli avversari mentre  sono in movimento lungo la strada che da Rocca di Mezzo conduce alla volta dell’Aterno; il condottiero perugino preferisce aspettarli nella pianura.  Gattamelata ha il comando con Brandolino Brandolini  della quinta squadra;   con Niccolò Fortebraccio assale l’avanguardia condotta da Ludovico Colonna e da Menicuccio dell’ Aquila. In soccorso di questi ultimi arriva Federico da Matelica con molti cavalli;  i bracceschi sono così costretti a ripiegare. Fatto prigioniero, il Gattamelata viene  rinchiuso nel castello cittadino. Riesce a  fuggire, ripara ad Ocre con Niccolò Piccinino e da qui perviene a Paganica.

Lug.

 

Chiesa

 

Conti

 

 

 

Umbria e Lazio

 

Si trova a Narni;  passa agli stipendi dei pontifici. Con Andrea della Serra e Pietro Navarrino si dirige verso Valmontone ai danni di Avernino Conti.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

Staziona sempre nel territorio di Valmontone.

Nov.FirenzeMilano
1425

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Firenze

 

Milano

 

 

 

Romagna

 

Combatte i viscontei agli ordini di Niccolò Piccinino e di Oddo di Montone. E’ sconfitto dai Manfredi in Val di Lamone; nello scontro di Pieve d’Ottavo si salva dalla cattura pur essendo ferito alla gamba sinistra. Nel combattimento rimane ucciso Oddo di Montone; sono fatti prigionieri Niccolò e Francesco Piccinino, Guerriero da Marsciano, Niccolò da Tolentino e Niccolò Orsini.

Mag.

 

Chiesa

 

S. Severino Marche

 

 

 

Marche

 

Di stanza a  Macerata. Recupera allo stato della Chiesa San Severino Marche  scacciando da tale località Antonio da San Severino.

Sett.

 

Firenze

 

Milano

 

 

 

Romagna

 

Si scontra nell’imolese con Francesco Sforza.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana

 

E’ sconfitto ad Anghiari.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Resta al soldo dei fiorentini anche quando Niccolò Piccinino sceglie di passare agli stipendi dei ducali.

1426

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1427

 

Chiesa

 

 

 

 

 

 

 

Feb. mar.ChiesaS. Severino MarcheMarcheMilita al servizio dei pontifici con Brandolino Brandolini. San Severino Marche si ribella al papa Martino V: il Gattamelata è inviato con Sante Carillo e Francesco da San Severino contro la città. Questa viene espugnata ai primi di marzo dopo un breve assedio. Per punizione le mura sono smantellate in più punti;  sette capi della rivolta sono impiccati.
1428

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

Chiesa

 

C.di Castello

 

 

 

Umbria

 

Combatte le milizie dei  da Varano che si trovano alla difesa di Città di Castello per conto dei figli minori di Braccio di Montone. Raggiunge con 200 cavalli sotto la città il governatore di Perugia, il vescovo Piero Donato; si collega con l’esercito del prelato (2000 fanti e pochi cavalli), giunge a Fratta Todina e recupera Monte Castello di Vibio che si è ribellata ai pontifici. Narra la leggenda che scaccia da Montone la vedova di Braccio Nicolina da Varano. In una sala del castello trova la donna che lo attende impavida, con accanto il figlioletto Carlo: costui gli si avventa addosso. Gli si attacca con i denti alla sua mano sinistra così furiosamente che  Gattamelata sollevando d’istinto il braccio lo solleva di peso in aria con i denti confitti fino all’osso.

Apr.

 

Chiesa

 

Bologna

 

 

 

Emilia

 

Al termine delle operazioni con Micheletto Attendolo ha l’ordine di levare il campo da Città di Castello e di trasferirsi nel bolognese: ha l’incarico  di muovere contro il capoluogo insorto ai danni dello stato della Chiesa.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Raggiunto ad Imola dal legato pontificio, il cardinale Domenico di Capranica, da Antongaleazzo Bentivoglio, da Micheletto Attendolo, da Niccolò da Tolentino e da Jacopo Caldora contrasta i bolognesi.

1429

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Scorta a Forlì con 100 cavalli il legato pontificio.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Bologna si arrende ai pontifici.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Con la firma del trattato di pace si ritira dal contado e si sposta nel forlivese.

1430

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug.

 

Chiesa

 

Bologna

 

 

 

Emilia

 

Si trova nelle vicinanze di Bologna allorché nella città si accendono nuove ostilità nei confronti dei pontifici ad opera dei Canedoli. Agli ordini di Jacopo Caldora e del vescovo di Tarpeja si ferma a Corticella ed a San Giovanni in Persiceto.

1431

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Al termine del conflitto con Micheletto Attendolo e Brandolino Brandolini sorprende sui confini tra Bologna e Modena un condottiero, licenziato negli stessi giorni dai fiorentini,  che gode di un salvacondotto del marchese di Ferrara. Il venturiero è catturato con la scusa che sta per passare al soldo dei bolognesi: interviene Niccolò d’Este che lo fa liberare e gli fa restituire parte dei beni di cui è stato derubato.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Accompagna a Bologna il nuovo governatore pontificio, Giovanni Bosco, con 150 cavalli e 80 fanti.

………….

 

 

 

 

 

 

 

Romagna ed Emilia

 

Soccorre in Forlì il governatore Tommaso Paruta che ha scoperto una congiura ordita dai partigiani di Antonio Ordelaffi. Doma la ribellione. Ritorna a Bologna ancora in subbuglio per i disordini provocati dai Canedoli.

1432

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

A Forlì.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Esce da Villafranca e da Casemurate con Brandolino Brandolini ed  entra in Forlì per la Porta di Schiavonia;  da qui penetra nella rocca di Ravaldino. Viene di seguito segnalato a Forlimpopoli con 300 cavalli.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Lascia Forlimpopoli; raggiunge la Val di Lamone per impedire una guerra privata tra Francesco del Malandrino ed i suoi rivali. Intercetta costui a Feragano; nello  scontro  Gattamelata rimane ferito ad una coscia: anche alcuni suoi uomini d’arme subiscono la stessa sorte. Cattura il Malandrino, lo conduce a Forlimpopoli e, seppure a gran fatica, lo induce a rappacificarsi con i suoi rivali.  Gattamelata viene chiamato a Bologna dove, con l’aiuto di un nipote del governatore pontificio Fantino Dandolo, deve occupare la Porta di Santo Stefano: la città è sempre tormentata dai tumulti provocati dai partigiani dei Canedoli e da quelli degli Zambeccari. Il condottiero giunge in ritardo. Ludovico Canedoli  controlla infatti l’entrata nella città per cui  Gattamelata non può che ritornare ad Imola. Fantino Dandolo è obbligato ad abbandonare Bologna.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

Si reca a Roma dal papa Eugenio IV con alcuni ambasciatori di Forlì.

Ott.

 

Chiesa

 

Urbino

 

 

 

Romagna

 

Esce da Villafranca con i suoi uomini ed entra in Imola con Brandolino Brandolini per impedire che la località cada nelle mani dei ribelli dello stato della Chiesa: avverte il castellano, sospettato di tradimento, di essere venuto per pagare il riscatto di alcuni prigionieri. Costui fa abbassare il ponte levatoio;  Gattamelata entra nel castello con la piccola scorta con cui si è presentato. Una volta di fronte al funzionario gli rovescia addosso del denaro: l’uomo si precipita a contarlo ed è arrestato dai suoi uomini. Si sposta, quindi, nel riminese molestato dalle scorrerie di Bernardino degli Ubaldini della Carda; vi  contrasta Guidantonio da Montefeltro. E’ costretto a rientrare in Forlì con un nulla di fatto per l’avvicinarsi in Romagna del condottiero visconteo Francesco Sforza.

Nov.

 

Chiesa

 

Milano

 

 

 

Romagna

 

Staziona ancora nel riminese; alla notizia di un possibile tentativo di Antonio Ordelaffi di rientrare in Forlì ritorna in tale città. Dopo un giorno si porta con 100 cavalli alla Cosina, un fiumicello che segna il confine con il faentino; il Brusco, un capitano di Astorre Manfredi, retrocede per un miglio al fine di farlo cadere in un’imboscata.  Gattamelata fiuta l’inganno e si ritira. Tocca prima Forlì e, poi, Imola.

1433

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

Chiesa

 

Fuoriusciti

 

 

 

Romagna  e Emilia

 

Si allontana nottetempo da Forlì per avvicinarsi a Bologna: i Canedoli gli ostacolano l’ingresso. Appoggia allora l’abate Carlo Zambeccari, i Griffoni ed Antongaleazzo Bentivoglio;  rientra ad Imola solamente alla conclusione di un accordo fra le parti. I veneziani, tramite l’ambasciatore Antonio Contarini, cercano di convincere Gattamelata a passare al soldo della Serenissima. Risponde che deve avere prima il consenso del papa.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Penetra nella rocca di Castelfranco Emilia  con l’astuzia;  si fa aprire la porta con la scusa di dovervi giudicare due suoi uomini d’arme accusati di tradimento; entra ed imprigiona il castellano con i suoi famigliari. Giorni dopo fa dare alle fiamme di nascosto alcune case poste fuori del castello sulla strada verso Modena; nel trambusto generale gli abitanti   ne escono fuori per spegnere l’ incendio. Gattamelata approfitta della situazione   per introdurre nella fortezza molti soldati; ne fa anche chiudere chiudere le porte.  Le case dei terrazzani sono poste a sacco dai suoi uomini;  il castello di Castelfranco Emilia perviene in suo potere.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna e Emilia

 

Ad Imola; si accorda con i Griffoni; si allontana dalla città con 600 cavalli e cerca di entrare in Bologna. Giunge in ritardo all’ appuntamento dato ai “Crociari” per cui è costretto a fare rientro ad Imola.

Sett.

 

Chiesa

 

Bentivoglio

 

 

 

Emilia

 

Nel continuo rivolgimento delle alleanze è ora Antongaleazzo Bentivoglio a divenire nemico dello stato della Chiesa.  Gattamelata esce da Castelfranco Emilia con Brandolino Brandolini;  giunge a Monteveglio, alla cui guardia è preposto con 200 fanti Giovanni Bianchetti, suo amico. Lo persuade ad arrendersi a patti facendogli credere che esiste un trattato ai suoi danni all’ interno del castello. La località è messa a sacco. Giovanni Bianchetti, sulla strada per Bologna, viene ucciso dagli uomini di Antongaleazzo Bentivoglio, uscito anch’egli da Monteveglio con Bolognino dalle Fiubbe.

Nov.

 

Chiesa

 

Milano

 

 

 

Emilia

 

A Monteveglio;  sorveglia i movimenti di Giuliano da Siena e di Antonello Ruffaldi (che conducono 1000 cavalli viscontei delle compagnie  di Niccolò Piccinino) in marcia dal Panaro verso il Samoggia.

Dic.Le pratiche per l’assunzione da parte della Serenissima del Gattamelata e di Brandolino Brandolini incontrano serie difficoltà.
1434

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Chiesa

 

Sforza

 

 

 

Emilia

 

Tenta di porre in difficoltà Francesco Sforza teso al tentativo di ritagliarsi un suo stato nella marca di Ancona a spese dei pontifici.  Gattamelata si colloca alla bastia di Castelfranco Emilia. Informa il popolo di Imola delle trattative portate avanti da Troilo da Rossano, che milita con il condottiero avversario, con il castellano cittadino.

Apr.

 

Venezia

 

 

 

400 lance e 400 fanti

 

 

 

Rifiuta le offerte del duca di Milano e del principe di Salerno Antonio Colonna;  passa con Brandolino Brandolini agli stipendi dei veneziani. Eugenio IV accetta la situazione, anche perché debitore nei confronti dei due capitani di 10000 ducati. E’ loro concessa una condotta di 400 lance e di 400 fanti che sei mesi più tardi sarà ampliata di altri 100 uomini d’arme per fare fronte alle esigenze dei loro figli Giovannantonio e Tiberto. Sono riconosciuti 60 ducati ad ogni lancia, per cui il costo iniziale complessivo della compagnia risulta di 24000 ducati l’anno. Ad ogni lancia è concessa una prestanza di 60 ducati. I due condottieri ottengono, inoltre, un prestito immediato di 2000 ducati. I veneziani si impegnano anche a riconoscere loro i 10000 ducati vantati verso il pontefice: a malleveria del credito Gattamelata e Brandolini possono controllare la bastia di Castelfranco Emilia (custodita da 100 fanti) fino al momento in cui la Camera Apostolica non  sia in grado di saldare  il suo debito nei confronti della  Serenissima. La condotta è stabilita in un anno di ferma ed in uno di rispetto e prevede la loro presenza in ogni parte d’Italia.

Mag.

 

Venezia

 

Milano

 

 

 

Emilia

 

A Bologna con Brandolino Brandolini. Difende la città dagli attacchi portati da Niccolò Piccinino e da Gaspare Canedoli.

Giu.

 

Venezia

 

Bologna

 

 

 

Emilia

 

Viene soccorso da 800 uomini, tra cavalli e fanti, condotti da Taddeo d’Este; occupa Piumazzo e Manzolino;  intima ai bolognesi di liberare il governatore della città, il vescovo di Avignone. Riconquista a Gaspare Canedoli il castello di San Giovanni in Persiceto con il sostegno di alcuni abitanti della località, che lo aiutano a penetrarvi ed a catturarvi con facilità l’avversario con tutto il presidio. Bologna, tuttavia, insorge su istigazione di Battista Canedoli.  Gattamelata riceve nuovi rinforzi portatigli da Giovanni Malavolti, da Guerriero da Marsciano e da Marino di Canaruto; può così riprendere l’iniziativa nel circondario.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

 

E’ respinto da San Giorgio di Piano; con Guidantonio Manfredi conquista, invece, Castel San Pietro Terme, Castel Bolognese e Sant’ Agata Bolognese. Da ultimo, entra in Bologna con il nuovo governatore, l’arcivescovo Bartolomeo Zabarella. Attacca anche i viscontei nell’ imolese;  rifiuta l’idea prospettatagli da qualcuno di divenire signore di Imola. Preferisce esercitare l’attività di condottiero.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Nuovo legato pontificio è il vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi. Anche Niccolò  Piccinino si trasferisce in Romagna avendo ai suoi ordini 6000 cavalli e 3000 fanti; il condottiero visconteo si fortifica a San Lazzaro di Savena mentre l’esercito avversario, di pari forze, staziona a Castel Bolognese.  Gattamelata cade nella trappola tesagli dal comandante avversario che in una scaramuccia iniziale  fa in modo che siano catturati 200 cavalli delle sue compagnie: i capitani della lega si imbaldanziscono ed accettano la battaglia campale che avviene sulla strada maestra che da Imola porta a Castel Bolognese. Veneziani, fiorentini e pontifici sono totalmente sconfitti sulle ghiaie del rio Sanguinario subendo la cattura di 3500 cavalli e di 1000 fanti. Dei capitani, solo il vescovo Giovanni Vitelleschi, Guidantonio Manfredi, Brandolino Brandolini ed il Gattamelata (nonostante le ferite riportate al torace ed a una   gamba) non sono fatti prigionieri.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Viene obbligato da Erasmo da Trivulzio a fortificarsi in San Giovanni in Persiceto.

Nov. dic.

 

 

 

 

 

500 lance e 400 fanti

 

Romagna

 

E’ assediato dai bolognesi in Castelfranco Emilia: a costoro si collega anche Niccolò Piccinino. Le forti piogge dei primi giorni di dicembre inducono gli avversari ad abbandonare le operazioni. Sempre a novembre, presso Marsciano, è rapita e rapinata dei suoi bagagli (valore 3000 fiorini), da alcuni soldati di Francesco Sforza,  la moglie Giacoma, sorella di Gentile da Leonessa. I prigionieri sono condotti nel vicino castello di Ripabianca.

1435

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. mag.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Si unisce con Guidantonio Manfredi e Pietro Testa;  supera il Savio su un ponte di barche; ostacola in tale modo il passo a Niccolò Piccinino, lo costringe ad abbandonare le sue posizioni ed a portarsi alle Canove.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Affidata la guardia di San Giovanni in Persiceto e di Castelfranco Emilia a 600 cavalli ed a 700 fanti, muove con Antongaleazzo Bentivoglio verso Bologna;  assale la città alla Porta di Santo Stefano. Alcuni suoi uomini rompono le chiavarde esterne ed abbassano il ponte levatoio; Pietro Alberto da Modena cerca di scardinare le serrature dall’ interno. Il tentativo viene scoperto; il suono delle campane a stormo della chiesa di San Giuliano richiama alle mura molti difensori per cui l’attacco è facilmente respinto.  Gattamelata si ritira allora con il Bentivoglio a Sant’Agata Bolognese con 300 fanti, per lo più cernite, e 300 cavalli.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

Niccolò Piccinino tenta di sorprendere  Gattamelata a Piumazzo; il condottiero si congiunge con Brandolino Brandolini e Francesco Sforza nel cesenate. Alla conclusione di una tregua è inviato nelle Marche in soccorso dei pontifici contro Niccolò Fortebraccio. Prende la strada di Ravenna, ritenuta più sicura.

Ago.

 

Venezia

 

Fortebraccio

 

 

 

Marche

 

Scende  per la via di Visso con 800 cavalli e si scontra con Niccolò Fortebraccio a Fiordimonte nei pressi di Camerino: il capitano avversario muore in combattimento.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Richiamato in Lombardia si accampa nel bresciano.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Restituisce ai pontifici i castelli di San Giovanni in Persiceto, di Sant’Agata Bolognese e di Manzolino da lui custoditi.

1436

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

400 lance e 200 fanti

 

Lombardia e Veneto

 

Da Brescia si reca a Venezia nel Collegio dei Pregadi; vi è accolto con attestazioni di stima e di affabile cordialità; è riconfermato con Brandolino Brandolini nella ferma per due anni con uno di rispetto. La condotta è ridotta da 500 a 400 lance e da 400 a 200 i fanti. Nello stesso tempo viene concesso ai due condottieri il feudo di Valmareno (due castelli e venti villaggi) nel trevigiano, dietro la consegna di un cero di dieci libbre  ogni fine  aprile alla chiesa di San Marco a Venezia. Peggiorano, nel frattempo, i  rapporti del Gattamelata con il Brandolini a causa della gelosia di quest’ultimo.

1437

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. apr.

 

Venezia

 

Milano

 

 

 

Toscana  Lombardia

 

Affianca Francesco Sforza all’assedio di Lucca per conto dei fiorentini. Niccolò Piccinino si vede chiusi i passi, che dal capoluogo portano alle alture vicine, da un triplice schieramento di forze appoggiate da grosse artiglierie. L’urto è  violentissimo ed i viscontei devono allontanarsi dalla lucchesia e cercare la salvezza oltre gli Appennini.  Gattamelata ritorna in Lombardia per muovere, agli ordini di Gian Francesco Gonzaga, direttamente contro Milano. Suggerisce di costruire nottetempo un ponte di barche per attraversare l’Adda; con alcuni soldati guada il fiume presso Medolago e prende terra sulla sponda opposta. Già le due teste di ponte stanno per unirsi allorché una violenta fiumana, cagionata dalle forti piogge del giorno e della notte, ostacola la continuazione dell’ opera.  Gattamelata non può più ricongiungersi con il resto dell’esercito: è attaccato all’alba da Luigi da San Severino e da numerosi abitanti del luogo. Consiglia i suoi di guadare l’Adda, anziché impegnarsi in un combattimento perso in partenza per la disparità delle forze in campo. Con pochi uomini copre la ritirata ai suoi che si gettano nel fiume; alla fine sprona la sua cavalcatura, si getta anch’egli nell’Adda e supera nel guado le difficoltà date dal  peso dell’ armatura e dalla forza della corrente.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si accorge presto delle intese di Gian Francesco Gonzaga con Filippo Maria Visconti;  avverte la Serenissima dei suoi sospetti; si allontana dal campo per comportarsi come ritiene più opportuno.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si rafforza sull’Oglio con trincee e steccati.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Affianca Gian Francesco Gonzaga a Calcinato sull’ Oglio. Cade in un agguato tesogli da Niccolò Piccinino; salvatosi a stento ed inferiore di forze, abbandona il campo, invia a Palazzolo sull’ Oglio i carriaggi.  Gli avversari si avventano su questi.  Gattamelata  approfitta dell’ occasione per portarsi a Pontoglio. I viscontei si fermano a Caleppio per assediare tale castello.  Gattamelata può così uscire anche da Pontoglio, puntare sul mantovano e  dirigersi su Brescia. Elude le insidie portategli da Gian Francesco Gonzaga e le nuove imboscate proposte da Niccolò Piccinino ai suoi danni a Soncino.

Nov.

 

 

 

 

 

Governatore g.le

 

Lombardia

 

Raccoglie a Brescia 3000 cavalli;  mantiene saldo l’esercito quando il marchese di Mantova diserta ufficialmente dal campo veneziano con 400 cavalli. A seguito della rottura definitiva dei suoi rapporti con Brandolino Brandolini  Gattamelata ottiene l’intera condotta di 400 lance e 200 fanti; gli è riconosciuto uno stipendio mensile di 300 ducati.  Viene nominato governatore generale anziché capitano generale perché agli stipendi della Serenissima milita ancora con tale titolo Guidantonio Manfredi.

1438

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

I bresciani gli presentano le proprie felicitazioni e gli donano formaggi, cere, confetture, dolci e spelta per le cavalcature.

Mar. apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Approfitta dell’ assenza di Niccolò Piccinino;  in breve tempo recupera le terre conquistate dai ducali nel bresciano e nel bergamasco, quali Ponte San Pietro e la Valle di San Martino; nel cremonese ottiene il forte di Menala, dove cattura l’intera guarnigione.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Staziona sull’ Oglio ad Acquanegra sul Chiese con 9000 cavalli e 6000 fanti, accampati tra Mariana Mantovana, Gazzuolo, Baschi, Canneto sull’ Oglio, Casalmoro, Volongo e Castelnuovo. Impedisce il passo a Niccolò Piccinino.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Niccolò Piccinino getta un ponte di barche di fronte al campo del Gattamelata e simula un attacco diretto; contemporaneamente fa attraversare il fiume al grosso delle sue truppe nottetempo su tre ponti di barche allestiti da Gian Francesco Gonzaga tra Marcaria e Canneto sull’ Oglio. La manovra ha successo perché i veneziani fino all’ultimo non vogliono credere al voltafaccia del Gonzaga, tanto da fare inchiodare sulla piazza di Brescia un povero fante per gli orecchi perché costui li ha avvisati dei movimenti delle truppe gonzaghesche ai danni della Serenissima. I ducali cercano di sorprendere  Gattamelata nei suoi alloggiamenti: il governatore generale riesce fortunosamente a prevenire i loro movimenti grazie alle rivelazioni di un disertore catturato dai suoi fanti, un certo Beretta di Gottolengo, che per salvare la vita, in quanto nel passato ha pure abbandonato le file veneziane, gli rivela ogni cosa. Fa levare nottetempo il campo e punta con una veloce marcia su Bagnolo Mella e Brescia; il Piccinino cerca di tagliargli le comunicazioni con il Garda e Verona;  Gattamelata, per ovviare alla nuova situazione si sposta su Gussago e Gardone Riviera per difendere Gavardo e Salò. Il Piccinino a metà mese è raggiunto da 2000/ 4000 cavalli e da 2000 fanti condotti dal Gonzaga per cui  può riprendere l’offensiva ed attacca Gardone Riviera.  Gattamelata non accetta la battaglia campale;  ripiega su Brescia; i suoi uomini lasciano il campo di Bagnolo Mella e collocano i loro alloggiamenti  nei borghi cittadini di San  Giovanni, di Sant’ Alessandro e delle Pile.  Gattamelata affida a Taddeo d’Este l’incarico della difesa di Sant’ Alessandro, ad Antonio da Martinengo quello di provvedere alla guardia della Porta delle Pile; Pietro Navarrino è inviato ad Orzinuovi e Bartolomeo Colleoni a Palazzolo sull’ Oglio.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Con il governatore di Brescia Francesco Barbaro è costretto a sedare un tentativo di insurrezione nella città, causato dagli scontri tra i fautori della causa guelfa e quelli della fazione ghibellina che propendono a favorire i ducali: di questi ultimi alcuni sono  giustiziati. L’esercito veneziano, in effetti, si trova in forti angustie non solo per la presenza di un nemico quanto mai agguerrito, ma anche per la mancanza di vettovaglie, per la presenza della peste e per le frequenti diserzioni di soldati. Chiari è conquistata dagli avversari:  Gattamelata invia Guerriero da Marsciano e Michele Gritti (300 fanti e 150 cavalli) alla sua riconquista;  anche tali capitani sono catturati. Niccolò Piccinino assedia Rovato.  Gattamelata decide di soccorrere la località ed esce da Brescia. Lo seguono verso Passirano, Paderno Franciacorta e Bornato molti guastatori con Leonardo da Martinengo e 2000 abitanti del contado. Niccolò Piccinino, di fronte all’ improvvisa sortita, invia 2000 uomini sui monti di Calino che, sebbene cadano in un’imboscata, impegnano i veneziani in una battaglia che dura molte ore:  i viscontei sono battuti con la perdita di 400 uomini e la cattura di altri 400. Tra i veneziani gli uccisi sono 200 (100 cavalli e 100 fanti) con il provveditore Federico Contarini. I ducali ripiegano a Calogna; la vittoria non porta, tuttavia, alcun giovamento ai veneziani.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia Trentino e Veneto

 

Francesco Barbaro a causa della crescente penuria di viveri convince  Gattamelata ad allontanarsi da Brescia ed a spostarsi nel veronese in ausilio di tale centro. Il condottiero tenta dapprima di guadare il Mincio; il fiume in piena e le squadre di Gian Francesco Gonzaga e di Luigi dal Verme lo persuadono a desistere dall’ impresa ed a rientrare in Brescia prima che Niccolò Piccinino gli precluda ogni via di ritirata. In quaranta ore, senza cibo e senza riposo, i soldati guadagnano la via di Brescia. A fine mese  Gattamelata ripete nottetempo il tentativo; lascia nella città Taddeo d’Este con 600 cavalli e 1000 fanti e si avvia a marce forzate verso est con 3000 cavalli, 2000 fanti e 200 esperti guastatori. Inviati in avanscoperta Giacomo Antonio Marcello e Giovanni Villano, si sottrae alla sorveglianza nemica girando a nord del lago di Garda per la Val di Sabbia (Nave) e per le montagne di Lodrone: Paride di Lodrone gli concede il passo dietro l’esborso di 1500 ducati. Si tratta, in effetti, di una strada mai praticata fino ad allora da grosse formazioni militari e non tenuta sotto stretto controllo dai ducali. Lungo il percorso sono sconfitti i posti di blocco delle truppe del vescovo di Trento che gettano sui soldati che avanzano numerosi massi dalle montagne. 300 fanti agli ordini di Guglielmo Cavalcabò e di Guido Rangoni respingono i montanari dalle cime. Giunti in pianura, i veneziani si trovano la via sbarrata al salto Petrano, vicino ad Arco, dalle milizie di Luigi dal Verme e da quelle di Antonio, Galeazzo e Vinciguerra d’Arco.  Gattamelata spedisce nottetempo all’ avanguardia Girolamo Piloso con 400 o 1000 fanti che fingono di attaccare gli avversari. Nel contempo il Piloso colloca altri fanti in una parte del bosco presso la cima del monte che sa male sorvegliata. Quando i difensori del passo sono assaliti gli uomini di guardia del bosco abbandonano le loro posizioni e si spingono a dar man forte ai loro compagni. Girolamo Piloso fa accendere delle lanterne sulle punte delle lance dei suoi uomini  facendo credere di ritirarsi; gli avversari si allontanano  per sorvegliare i movimenti dei veneziani; con ciò permettono ai fanti appostati nel bosco di impadronirsi del sentiero.  Gattamelata guada così il Sarca ed entra in Rovereto dopo avere subito molte perdite nei cavalli (300/600) e nei carriaggi. I disagi cessano solo con il raggiungimento del Monte Baldo che segna il confine fra il Trentino ed il Veneto; il quinto giorno, dall’inizio della ritirata, perviene a Verona conducendo l’esercito sostanzialmente in salvo.

Ott.

 

 

 

 

 

Capitano g.le 1500 cavalli

 

Veneto

 

Il doge Francesco Foscari lo nomina capitano generale; la provvigione mensile gli è aumentata da 300 a 500 ducati e gli è regalata una casa a Venezia nel campo dei Santi Giovanni e Paolo, già appartenente a Luigi dal Verme. Nel proseguio delle operazioni scaccia Gian Francesco Gonzaga dal veronese, penetra nel mantovano e dà il guasto a tale territorio; si avvicina al Po per affiancare l’azione della flotta di Piero Loredan forte di 6 galeoni, di 6 galee e di 150 altre barche. In tale periodo la sua compagnia di ventura (secondo Marin Sanudo) per numero è seconda solo a quella di Francesco Sforza ed è la quinta per numero di armati tra le 170 che operano in Italia.

…………

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Per tutto l’inverno tenta di alleviare le pene dei bresciani assediati da Niccolò Piccinino: invia ad essi a più riprese convogli di vettovaglie  appoggiando dall’ esterno la loro resistenza. Si fortifica sulla riva orientale del lago di Garda.

1439

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino e Veneto

 

Occupa Peneda e Torbole; si accorda con Paride di Lodrone per l’invio a Brescia di un grande quantitativo di frumento. Prende la strada della Val d’Adige, piega per Mori e punta su Lodrone. Da tale località si porta ad Arco ed a Tenno: appena viene a conoscenza che in tali castelli è stato preceduto da Gian Francesco Gonzaga e da Niccolò Piccinino ripiega verso Peneda  e spedisce 400 uomini di scorta al frumento per i monti di Tenno. Costoro sono intercettati e sbaragliati da 600 cavalli e 1000 fanti capitanati da Taliano Furlano.  Gattamelata non si perde d’animo e riesce spesso, ora con l’astuzia, ora con altri mezzi (incursioni diversive nel mantovano) a sfondare i posti di blocco creati dagli avversari.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Di fronte ad una nuova offensiva di Niccolò Piccinino si ritira con 9000 cavalli e poco meno di 6000 fanti nel serraglio di Padova; mette a sacco Montagnana, caduta nelle mani dei partigiani dei Visconti, e si rinserra nella chiusa del Brenta.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Viene raggiunto dal capitano generale della lega, Francesco Sforza;  si accorda con tale condottiero sul piano di guerra. I due capitani giungono a Cologna Veneta; ai loro ordini vi sono ora 14000 cavalli e 8000 fanti. Niccolò Piccinino si fortifica a Soave; Francesco Sforza ed il Gattamelata si portano a Roncà. Una sortita di Troilo da Rossano e di Niccolò da Pisa spinge i viscontei a lasciare quest’ ultima posizione.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ insignito dalla Serenissima del diploma di nobiltà distinto con bolla d’oro.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Supera l’Adige per soccorrere Brescia; trova la via chiusa a Peschiera del Garda.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino

 

Costruisce una linea difensiva dal Garda ai monti soprastanti Riva del Garda. Per contendere ai viscontei il dominio del lago Gattamelata, con l’ingegnere dalmata Niccolò Sorbolo, concepisce un piano che prevede il trasporto di un convoglio di navigli (costituito da 25 barche, cariche di armi e di vettovaglie, e da 5 galee, 3 piccole e 2 lunghe 40 metri del peso, quest’ultime, di 250 tonnellate ciascuna). Il piano prevede che il convoglio si muova  via terra e lungo l’Adige.  L’impresa è realizzata in una quindicina di giorni. Le imbarcazioni, trascinate inizialmente da migliaia di uomini e da altrettanti animali da lavoro,  lasciano la laguna di Venezia; giungono alla foce dell’Adige; da qui navigando controcorrente con remi e vele, abbattendo ponti di barche ed attraversando paludi, risalgono il fiume fino a Verona. Si infilano  nello stretto passaggio della Chiusa e toccano Mori. Sono ora tirate a secco. Sono trasportate su appositi carri che utilizzano nella loro ascesa attraverso la catena del Monte Baldo rotaie in legno, smontate e riassemblate in continuazione davanti ad essi.  Giunti al lago di Loppio le imbarcazioni sono rimesse in acqua e fatte navigare fino all’altezza di un salto naturale di un centinaio di metri che porta all’odierno passo di San Giovanni. Appositi argani montati in cima alla salita permettono di superare anche tale dislivello. L’ultima difficoltà per il convoglio è rappresentato dal tratto in discesa della ripida valletta di Santa Lucia, sul versante est del picco roccioso sul quale sorge il castello di Peneda.  Le imbarcazioni giungono, alfine, alla meta prevista, le acque di Torbole.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino

 

Si collega con Troilo da Rossano, si trasferisce in Val di Ledro e prende la strada di Tenno.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino e Veneto

 

Assedia la rocca di Tenno (nei pressi di Riva del Garda) che viene soccorsa da Niccolò Piccinino: la battaglia (in cui è catturato Sacramoro da Parma) è decisa dall’intervento dei bresciani che mettono in fuga i ducali e li obbligano a ritirarsi nella fortezza. I difensori si arrendono a discrezione; Niccolò Piccinino sfugge ai veneziani nascosto in un sacco trasportato da un soldato. Subito dopo  Gattamelata si getta al soccorso di Brescia. E’ presto richiamato con Francesco Sforza quando, alcuni giorni dopo, i viscontei si impadroniscono di sorpresa di Verona. Da Torbole attraversa l’Adige sopra Brentonico fino ad arrivare alla Chiusa; supera la resistenza dei viscontei, volti a bloccare ogni uscita dalla valle;  si accosta nottetempo a Verona all’altezza del castello  di San Felice, mentre i ducali sono ancora intenti al saccheggio. Con Alessandro Sforza recupera Porta Oriello, difesa dalle milizie mantovane, e Porta Vescovo, sorvegliata da soldati veronesi che si arrendono quasi subito. Più tardi gli abitanti, a titolo di ringraziamento, gli regalaneranno un podere a Montorio Veronese appartenente a Marino Contarini: all’ opposizione del gentiluomo veneziano, i veronesi gli consegneranno 4000 ducati.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino

 

Riconquista i castelli di Peneda e di Torbole. Sempre nel mese rinuncia ai propri diritti su Valmareno in cambio di 3000 ducati che gli sono riconosciuti da Brandolino Brandolini.

1440

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino e Veneto

 

E’ colto da un attacco apoplettico sulla montagna di Tenno; viene trasportato su un burchiello da Lazise a Venezia.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Si fa condurre a Montegrotto Terme.

…………

 

 

 

 

 

 

 

Toscana

 

Si reca nel senese per curarsi come ha già fatto nel passato per un analogo malore.

………….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritorna sui campi di battaglia anche se non perfettamente guarito.

1441

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Venezia per le nozze del figlio del doge Foscari, Jacopo, con la figlia di Leonardo Loredan. Nella città è accolto con il bucintoro; sue compagnie partecipano ad una giostra durata due giorni assieme con truppe scelte di Francesco Sforza e di Taddeo d’Este. Al suo fianco si trova il figlio Giovanni Antonio.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Con il progredire della malattia lascia l’esercito e si ritira a Padova (palazzo Lion). I veneziani gli riconoscono una pensione annua di 1000 ducati in caso di non guarigione ed una condotta di 450 lance e di 350 fanti nel caso di sua ripresa: in tale circostanza dovrebbe godere anche di  una provvigione mensile di 250 ducati.

1443

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

Muore ai primi del mese, all’ora del vespro, a Padova nella sua casa che si trova vicino al duomo (via Vescovado). I veneziani decretano una giornata di lutto in tutti i territori della Serenissima; vengono spesi per il suo funerale 250 ducati. L’elogio funebre è di Lauro Querini. Dodici giorni dopo la sua morte le  esequie saranno ripetute a Venezia davanti al doge ed ai senatori della repubblica: in questo caso l’orazione funebre è di Giovanni Pontano. Gattamelata è sepolto a Padova nella chiesa di Sant’ Antonio, in una cappella dedicata a San Francesco ed a San Bernardino da Siena (ora del Santissimo), di fronte al figlio Giovannantonio. I coperchi dei sepolcri (uno di fronte all’altro) portano scolpite in rilievo la figura di entrambi i guerrieri in posizione supina. La cappella è stata fatta costruire a sue spese dalla moglie Giacoma. Il decoro pittorico è opera del veneziano Matteo dal Poro, del padovano Pietro Calzetta e di Jacopo da Montagnana. L’arca del sepolcro è opera del maestro Gregorio di Allegretto.    Sempre il figlio e la moglie gli faranno innalzare a Padova un monumento equestre, opera del Donatello, nella piazza antistante la stessa basilica. La statua di Gattamelata a cavallo sarà ultimata solo sulla fine del 1453 e costerà 1650 ducati. Quando Donatello è incaricato dell’ esecuzione di tale monumento esisteva già un Gattamelata a cavallo, una scultura in argento del peso di 14 libbre, donato dallo stesso Erasmo da Narni alla chiesa della Ss. Annunziata di Firenze. Nel medesimo tempo che  Donatello lavora a Padova alla statua  di Gattamelata due altri artisti fiorentini sono impegnati a Ferrara nell’ esecuzione di due monumenti equestri di bronzo: Antonio di Cristofano a quella del marchese Niccolò d’Este; Niccolò Baroncelli, allievo del Brunelleschi, all’altra del marchese Borso d’Este. Ventisei anni dopo nel 1479 Andrea del Verrocchio è invitato a Venezia per scolpire in bronzo a cavallo  Bartolomeo Colleoni, un’opera sorta non tanto per onorare il valore del condottiero bergamasco, quanto per incoraggiare gli altri capitani al servizio della Serenissima. Delle quattro statue ne rimarranno solo due in quanto quelle dei marchesi d’Este sono state distrutte nel 1796. Braccio di Montone, in riconoscimento dei suoi meriti, permette a Gattamelata l’uso della propria insegna araldica: un busto di montone rosso, rampante, in campo giallo. Con la morte del condottiero perugino Gattamelata utilizza come propria insegna un gatto rosso rampante in campo argento. A seguito dell’ inserimento del suo nome nell’albo d’oro della nobiltà veneziana gli è conferita, da ultimo, una nuova insegna araldica:  uno scudo contenente tre cappi di corda, simboleggianti le sue  imprese militari e la facilità con la quale egli entra ed esce dalle città assediate. Secondo alcuni nel suo stemma potrebbero essere rappresentate tre funi, implicando quindi che forse il padre del Gattamelata fosse un cordaio. Nel suo monumento funebre e sulla base del suo monumento equestre, nonché nell’arco della cappella Gattamelata nella chiesa di San Domenico a Narni, è scolpito quest’ultimo stemma. Nella  casa natale di Narni è posta una lapide con la scritta “Narnia me genuit/ Gattamelata fui”. L’armatura del condottiero è conservata nel museo dell’ Arsenale di Venezia; è montata su un cavallo di legno, messo a freno e bardato;  si compone di 124 pezzi, pesa 49 chilogrammi ed  è alta da terra 206 centimetri, per 122 centimetri di torace e 74 di spalle. Il suo (probabile) bastone di comando è collocato nel tesoro della basilica del Santo a Padova: misura 70 centimetri di lunghezza ed è ricoperto da una piastra d’argento rivestita d’oro. Nel pomo sono incastonate 40 pietre turchine.  Suo ritratto attribuito ad Antonio Maria Crespi; ritratto del Giorgione (con Brandolino Brandolini) ora alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Giovanni, Jacopo e Gentile Bellini con Andrea Mantegna, su commissione degli eredi, hanno dipinto la “pala Gathamelata” ora andata perduta nella stessa cappella dove è sepolto con il figlio. In essa vi erano rappresentate  dieci figure nude che piangono sul suo cadavere. Esistono, infine, altre  immagini del condottiero a Dueville (Villa Monza, oggi Cavedon) risalenti alla seconda metà del Quattrocento: la facciata dell’ edificio è affrescata con scene di guerra ed i ritratti sia del Colleoni come quello del Gattamelata.

  CITAZIONI

“Furono il Gattamelata e lo Sforza che nel 1439 emanarono uno dei più noti regolamenti militari del tempo. Era probabilmente prassi normale fin dai primi del Quattrocento che un capitano generale stabilisse le norme di condotta a cui doveva attenersi il suo esercito, soprattutto quando era accampato. Tuttavia ben poche di quelle regolamentazioni normative sono giunte. E’ plausibile che ricalcassero tutte un modulo stereotipato e che si trattasse di norme convenzionali relative ad aspetti della vita militare su cui i militari erano preventivamente d’accordo. In realtà i regolamenti militari italiani differiscono ben poco da quelli allora emanati dall’amministrazione militare inglese. Il Gattamelata e lo Sforza si trovavano in una situazione alquanto inconsueta, nel senso che avevano il comando congiunto di un esercito bipartito. Il Gattamelata, infatti, in quanto capitano generale di Venezia era specificamente a capo delle forze veneziane; lo Sforza era capitano generale della Lega e comandava la sua imponente compagnia e anche un certo numeo di soldati arruolati da Firenze. Le norme emanate dai due condottieri ebbero, quindi, un contenuto peculiare là dove stabilivano quale dovesse essere l’ordine di marcia. I due eserciti dovevano andare in testa un giorno l’uno e un giorno l’altro e chi stava in testa doveva assicurare la protezione della colonna in marcia. Su altri punti le norme erano convenzionali, come quando ingiungevano di scompigliare i ranghi, di proteggere con contingenti di cavalleria tutte le compagnie incaricate del vettovagliamento, di formare una squadra speciale per gli alloggi delle truppe comprendendovi rappresentanti di ogni compagnia, oppure quando stabilivano le mansioni del maresciallo di campo e la procedura da seguir nel caso che il campo fosse assalito. MALLETT

“Questo Gatto era assai avveduto nelle battaglie; ..costui, come uomo che al tutto cercava fama, spesso i nemici assaliva, e di belle battaglie con loro faceva: l’ozio gli era nemico.” CAVALCANTI

“Non mai il potere lo rese soperchiante, non mai la vittoria superbo..Nel dar mano alle imprese, prudente; nel condurle, tenace; nel compierle, bene attento.” PONTANO

“Dux aetatis suae cautissimus.” BARBARO

“Valoroso capitano de’ soldati de Venetiani.” ALBERTI

“Cujus nomen Erasmus Narniensis, obscurissimo genere, militia clarissimus.” MANELMI

“Soprannominato per la sua astuzia Gattamelata, grand’Uomo di guerra.” BONIFACCIO

“Non indegno della sua fama ed esperto.” PASERO

“Un prode, e valoroso guerriero.” BROGNOLI

“Qui in bello etiam nostro in tempore tantum florent, ut etiam victor fortunatus evaserit.” SAVONAROLA

“Huomo peritissimo dell’arte della guerra.” MARCELLO

“Meritò nome singolarissimo Condottiero..Haveva Erasmo persona grande, volto colorito, occhi e capelli castagnicci.” ROSCIO

“Nel fatto dell’arme uno di quelli che in tal tempo teneva el primo posto, homo di grande ardire et ingegno.” ANONIMO VERONESE

“Uomo nobile per gloria militare e benemerito del dominio veneziano.” SABELLICO

“Huomo molto valoroso nell’armi e a tempi suoi famisissimo Capitano, pratico nel mestier dell’armi.” PELLINI

“Acquistò gran credito, ma di capitano più accorto che bellicoso.” GIOVIO

“Vir rebus in bellicis ea tempestate non ultimus.” CORNAZZANO

“Del condottieri che il santo luogo regna.” D’ANNUNZIO

“Strenuus ac prudens bellator.” FARINA

“Valente condottiere dei veneziani nel secolo XV.” BOSI

“Capitano generale di diversi principi d’Italia e famoso per l’eccellente suo valore nell’imprese passate.” SANSOVINO

“Militiae longe clarissimus dux postea evasit, qui quum operam suam in terra Italia diversis principibus praeclarum exhibuisset..Mox militiam professus inter imperatores Italicos sibi prima vindicavit, Venetorum autem dictus imperator, ea fide ac facilitate bellum contra Philippum Mediolani principe gessit, ur praeclarus inde victorias atque trophaea retulerit..Inter egregios rei militaris imperatores aetate sua adnumerari meruit.” EGNAZIO

“Uomo da porre tra i primi di quella età nelle cose di guerra.” SPINO

“Vecchio ed espertissimo capitano.” UGOLINI

“Virum in re militari praestantem.” PLATINA

Alla battaglia di L’Aquila “Gran guerra li facea Gattamelata/ el conte Brandolino el seguitava.” CIMINELLO

Alla battaglia di L’Aquila “Gaeto parea un danese songiery” VALENTINI

“Fedele alla sua republica contrariamente all’abitudine dei tempi.” AMBROSETTI

“Non mai permise saccheggiar le città, spogliare i templi, devastare i campi, guastar le case villerecce. Non mai tollerò a’ soldati di crudelmente rapire e malmenare le madri di famiglia o le vergini ed i fanciulli ingenui.” Da una cronaca riportata dall’ARGIOLAS

“Condottiero celeberrimo.” PAOLINI

“Praefectum magni animi virum..Vir strenuus, atque impiger rei militaris.” BRACCIOLINI

“Viri in re militari celebrati nominis.” FACIO

Con Pietro Giampaolo Orsini, Niccolò Piccinino e Malatesta Baglioni “Capitani tutti che avevano già dato prova del loro valore.” CUTOLO

“Certamente valoroso capitano..Valoroso e modesto.” BELOTTI

“Eut donc l’insigne fortune que, du décor d’une cuirasse à l’antique, sinée de conventionnele tete de Méduse, Donatello ait faire saillir un étonnant visage dont on ne peut douter qu’il ne soit son portrait..Menton carré, pommettes accusées, bouche mince, Gattamelata est tout en nuances, en raffinements inquiétants.” LABANDE

“Virbello strenuus, atque impiger.” SANT’ANTONINO

“Del cui merito ne vive in Padova tutt’hora sovra gran cavallo di bronzo, vicino al tempio di Santo Antonio, conspicua memoria.” VERDIZZOTTI

“Astuto capitano.” MUZZI

“Assai pregiato dal governo (di Venezia) pel suo valore e per la costante fedeltà.” TENTORI

“Gatta Melata ancor nella bandiera, Gran Guerriero, che per la sua virtù e fedeltà la illustrissima signoria di venetia lo fece suo capitano generale..Valente capitano.” BROGLIO

“Pochi condottieri ebbero in morte come il Gattamelata altrettanti laudi e onori: dall’elogio del Querini a quello del Pontano: da Francesco Barbaro al Porcellio, al Giovio, le lettere fecero a gara ad onorarlo..Lo spirito semplice e austero del grande condottiero rivive nel sepolcro ch’egli volle nella basilica del Santo, dove nel marmo appare disteso nella sua armatura, compagna fedele di tante battaglie, mentre nel rilievo intorno si profilano la spada d’onore e il bastone del comando. Poco lontano è Giannantonio che volle seguirlo in vita come in morte.” M.L. FIUMI

“Divenuto..celebre come condottiero dei Veneziani; la cui statua equestre, scolpita dal Donatello, orna anche oggi dì la piazzetta avanti la chiesa di S. Antonio di Padova.” VON PLATEN

“Era uno stratega avveduto; .. raramente i suoi successi sono stati determinati dalla sola forza delle armi o dalla particolare abilità nei combattimenti. Il Gattamelata fu soprattutto un esperto di strategia militare, un uomo capace di riflessione, astuto, profondo e attento osservatore degli avversari che si apprestava ad affrontare, oltre che dei suoi uomini, con i quali era in continuo contatto e che conosceva personalmente uno per uno…In questo suo atteggiamento, che oggi definiremmo di moderazione, Erasmo ci appare simile agli eroi del mondo antico, che rifuggivano da ogni eccesso (o per lo meno ci provavano) per non essere vittime della tracotanza, quella che i Greci chiamavano ubris, le cui conseguenze temevano più di ogni altra disgrazia, in quanto severamente punita dal Fato. In questo Gattamelata fu uomo antico, erede di un’etica lontana, in contrasto – almeno apparente – con l’immagine di uomo nuovo, decisamente più avanti del suo tempo, una personalità che avrebbe lasciato un’impronta molto apprezzata, pur con mille contraddizioni, nei secoli successivi.” GAZZARA

“Il più onesto, corretto e leale condottiero di tutti i tempi…Il Gathamelata è un soldato valoroso ed energico e, cosa rara in quei tempi e non solo in quelli, sempre fedele allo Stato che serve, schietto e a volte di una rude eloquenza. Non è affatto un diplomatico od un uomo di eccezionale furberia, come si potrebbe credere dal soprannome, che invero gli si adatta poco e che gli deriva, forse, dal nome della madre Melania Grattelli, e nemmeno uno sforzesco amante delle lunghe guerre di logorio inframmezzate agli intrighi diplomatici…Erasmo..esercita il comando secondo il pensiero ed il modo di Braccio, temperando il rigore disciplinare ed i rapporti gerarchici con una innata affabilità e con un senso d’umana simpatia: vigile e pensoso dei suoi gregari e delle cavalcature, prodiga loro tutta la sua esperienza e la sua passione; dalla cura delle armi all’efficienza degli uomini e dei cavalli, dai medicamenti delle ferite, delle febbri, delle piaghe, dei guidaleschi (escoriazioni o piaga prodotta da attrito di cinghie e simili), all’ ordinamento tattico ed all’addestramento delle squadre, dalla corresponsione delle paghe e dalla distribuzione del bottino all’esaltazione dei fattori morali.” BASSETTI

“(Chiamato Gattamelata) per..la dolcezza de’suoi modi congiunta a grande astuzia e furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e poi un parlar accorto e come miele dolce e soave.” EROLI

“Tanto fedele e tanto prudente che fino a quando durerà Venezia (e lo sarà in eterno) i veneziani ricorderanno la sua mirabile fede e degna laude. Quante cose questo fedele duca per la repubblica operò non saprei oggi dichiarare…Prudenza nel consigliarsi, fortezza d’animo nell’agire e prontezza nell’eseguire; tolleranza mirabile per la fatica..Mai atroce freddo, altissime nevi, lunghezza del cammino, gravezza di morbo, lo poterono dalle imprese ritardare.” Dall’elogio funebre di LAURO QUERINI riportato da BASSETTI

“Era un gigante che doveva sfiorare i due metri, arrivato tardi ai comandi importanti. Probabilmente non era un genio militare, ma rappresentò bene l’evoluzione del mercenariato del suo tempo: fu un funzionario preparato e coraggioso, preposto da chi lo assumeva alla conduzione degli eserciti, sostanzialmente fedele e leale e per di più esente dagli eccessi di violenza che contraddistinguevano i suoi colleghi”…..Riguardo la ritirata del Gattamelata da Brescia assediata. “Oggi forse non si comprende bene l’eccezionalità dell’impresa, ma per i tempi, alle soglie dell’autunno, con i pregiati cavalli da battaglia che tanto erano robusti per combattere, tanto erano delicati quando si trattava di cibo e temperatura, avventurarsi per montagne ostili e strade che spesso erano solo sentieri, a volte con la necessità di abbattere gli alberi per far passare i soldati, era una cosa talmente temeraria che i milanesi non l’avevano nemmeno presa in considerazione.” SCARDIGLI

“La grande dote di questo condottiero è in realtà quella di non avere ambizioni politiche, di essere fedele allo Stato.” RENDINA

“Con lui se ne andava davvero un condottiero sui generis: non ebbe mai ambizioni politiche e non prese parte agli intrallazzi dei giochi di potere, troppo frequenti negli ambienti di corte. Il suo obiettivo fu solo quello di assolvere nel migliore dei modi le incombenze militari che gli venivano affidate, con la massima lealtà e la devota fedeltà allo Stato che lo pagava. Se a ciò si aggiunge che in anni di ruberie e di stragi “non mai permise saccheggiar le città, spogliare i templi, devastar i campo, guastar le case villereccie. Non mai tollerò a’ soldati di crudelmente rapire o malmenare le madri di famiglia, o le vergini, o i fanciulli ingenui”, secondo quanto riportato dal’orazione funebre declamata da Lorenzo Quirini e Giovanni Pontano, possiamo attribuire al condottiero un lusinghiero bilancio morale. Chi più di tutti colse la reale portata del personaggio fu proprio Donatello, quando concepì la statua che l’ha consegnato ai posteri, realizzata inseguendo l’archetipo della virtù militare secondo i canoni tradizionali dell’antichità. Dedicarla a un uomo di umili origini, privo di legami aristocratici, i cui successi furono il frutto del suo impegno concreto nella carriera militare significò ribaltare le rigide concezioni dell’arte medievale, basate sulla sacralità o sulla nobiltà del protagonista, per proporre una nuova figura di eroe popolare.” STAFFA

“Noto per le sue imprese al servizio di Venezia alla metà del Quattrocento.” TANZINI

“Una carriera esemplare, la sua; nel 1434 diventa capitano generale, per conto dei Veneziani, nella lotta armata contro il Duca di Milano; sfugge dall’assedio di Brescia; diventa patrizio, e il 9 novembre 1439, conclude la gloriosa vicenda militare con la vittoria del piano d’Arco, morendo poi in quella città, Padova, che ha scelto come propria patria d’elezione, chiedendo addirittura di esser sepolto nel convento del Santo.” GROSSI-JORI

“Grazie all’esperienza maturata in tante battaglie può esprimere una smisurata saggezza tattica e strategica.” BRIGNOLI

Sulla sua tomba è riportato il seguente epitaffio “Dux bello insignis, dux et victricibus armis/ Inclytus, atque animi Gatamelata fui,/ Narnia me genuit media de gente, meoque,/ Imperium Venetum fortia signa tuli./ Munere me insigni, et statua decoravit equestri, Ordo Senatorius, et mea pura fides.” PORCELLIO