FRANCESCO ORDELAFFI Di Cesena

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Condottieri di ventura

1275      FRANCESCO ORDELAFFI  Di Forlì. Ghibellino. Padre di Sinibaldo, nipote di Fulceri da Calboli, genero di Giovanni degli Ubaldini.  Signore di Forlì, Cesena, Bertinoro, Forlimpopoli, Castrocaro Terme, Meldola, Riolo Terme, Cusercoli Predappio, Dovadola, Roversano, Ponte Ronca, Predappio, Fiumana.

1310 ca. – 1373 (ottobre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1324 Forlì Rimini  

 

Romagna

Fronteggia i Malatesta con lo zio Cecco;  occupa il castello di Roversano.

1326  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Forlì Faenza  

 

Romagna

Al fianco dello zio Cecco entra in conflitto con il signore di Faenza Francesco Manfredi per il possesso del castello di Lugo.

1327  

 

 

 

 

 

Romagna

Ottiene i vicariati di Forlì, di Forlimpopoli e di Cesena dall’imperatore Ludovico il Bavaro.

1328
Feb. Forlì Faenza Romagna Sempre con lo zio Cecco favorisce Alberghettino Manfredi nel tentativo di usurpare la signoria di Faenza a spese del padre  Francesco, che ha lasciato la città per incontrarsi a Bologna con il cardinale Bertrando del Poggetto.
1331

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug. ago.

 

Forlì

 

Chiesa

 

 

 

Romagna

Muore lo zio Cecco per una caduta da cavallo;  l’Ordelaffi, seppure con molte resistenze, viene salutato come signore di Forlì. Si fa rinnovare dall’ imperatore Ludovico il Bavaro il mandato di vicario imperiale di Forlì. Ai primi di agosto è assediato nella città dal legato pontificio il cardinale Bertrando del Poggetto che si trova alla testa di milizie di Bologna, Ravenna, Rimini, Cesena, Faenza ed Imola al comando del rettore Aimerico di Chaluz. Sono costruite alcune bastie attorno a Forlì. Durante le operazioni di assedio si verifica un solo scontro ai margini di una breccia delle mura provocata dall’ esplosione di una mina.

Nov.  

 

 

 

 

 

Romagna

Deve cedere per fame ed accettare a Faenza le condizioni di pace che gli sono proposte. Il cardinale legato entra in Forlì alla testa di 1500 cavalli: la  signoria dell’Ordelaffi si riduce alle sole Forlimpopoli e Ronco.

1332  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Rende atto di omaggio al cardinale del Poggetto prima a Faenza e poi  a Forlì.

1333  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Chiesa Ferrara  

 

Emilia

Combatte le truppe di Rinaldo d’Este e dei collegati del signore di Ferrara.  Partecipa alla battaglia di Ferrara nella quale è sconfitto e fatto prigioniero.

Ago.

 

Ordelaffi

 

Chiesa  

 

Romagna

Rilasciato senza il pagamento di alcun riscatto, nutre sempre più  risentimento nei confronti del del cardinale del Poggetto che si è    rifiutato di pagare la taglia che gli è stata imposta in un primo momento per essere liberato.  Si ribella ai pontifici.

Sett.  

 

 

 

 

 

Romagna

A metà mese rientra nottetempo in Forlì con l’aiuto degli estensi nascosto in un carro di fieno; il mattino seguente con i suoi seguaci solleva la popolazione. Scaccia il legato Tommaso Formiglini ed i familiari di quest’ultimo che si rifugiano in Faenza. Sono aperte le prigioni e viene messo a sacco il Palazzo Pubblico; sono pure dati alle fiamme gli atti ed i bandi emessi dagli ecclesiastici. Si impossessa anche di Forlimpopoli; ovunque il popolo si muove a suo favore. A fine mese si porta a Roversano ed ottiene la rocca di Sogliano al Rubicone; entra in Cesena con il conte di Ghiaggiolo Ramberto Malatesta.

Ott. Forlì Chiesa  

 

Romagna

A Cesena. Assedia con mangani, trabucchi ed altre macchine da guerra il castello nel quale si sono rinchiuse più di 130 persone con il podestà cittadino il modenese Rodolfo Grassoni. Convoca un consiglio generale a Forlì ed a Cesena; fa catturare cinque cavalieri sospettati di essere ostili alla sua politica ed uno di costoro viene assassinato all’ istante: il  corpo viene gettato dalla finestra del palazzo comunale nella piazza sottostante; gli altri quattro saranno uccisi più tardi in prigione.

1334  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Ottiene la resa dei difensori della rocca di Cesena. Nello stesso mese si reca a Peschiera del Garda per partecipare ad una riunione dei signori della lega lombarda: tema dell’ incontro è il proseguimento della guerra contro il cardinale del Poggetto e l’imperatore Giovanni di Boemia.

Feb.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si fa eleggere capitano di Cesena per un anno: entra nella città e scaccia dalla podesteria il Malatesta in quanto entrambi mirano alla signoria della località. Anche il vescovo di Forlì, il fiorentino Giovanni Monti degli Acciaiuoli, è costretto ad abbandonare la città con l’intero capitolo. Le case del clero e la sede episcopale sono messe a sacco.

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Respinge un contrattacco portato dal vescovo di Sarsina Francesco da Calboli e dal conte Guido da Bagno; attacca la cintura dei castelli dell’Appennino controllati dai Calboli. Conquista in breve le rocche di Lugaruccio, Tisello, Mercato Saraceno, Montecavallo, Monte Abate, Monte Pietra,  Bagnolo e Sadurano; assedia in Castrocaro Terme lo zio Fulceri da Calboli che detiene la località per i pontifici. Leva l’assedio dalla località, forse per le preghiere della madre Orestina, non prima di avere catturati e uccisi 30 uomini della guarnigione. Negli stessi giorni invia a Bologna una bandiera di cavalli per aiutare gli abitanti che si sono ribellati al dominio dello stato della Chiesa.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si riconcilia con Fulceri da Calboli;  gli lascia Castrocaro Terme.

1335  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Romagna Gli succede nella podesteria di Cesena il figlio Giovanni.
Mar. Forlì Calboli Chiesa  

 

Romagna

Usurpa Popiglio che appartiene al vescovo di Ravenna; gli muove  guerra Francesco da Calboli.

Apr. mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Occupa Linaro con il favore degli abitanti ed assedia Montecavallo con l’aiuto dell’ arcidiacono di Sarsina Francesco da Monte Abate, nemico del vescovo Francesco da Calboli. A metà maggio espugna il castello in cui cattura 23 difensori;  attacca la vicina località di Teodorano; si impossessa anche di Bagnolo. Con Giovanni degli Ubaldini assedia Paolo da Calboli in Meldola. Le operazioni di assedio dureranno sei mesi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Circonda Calboli di trincee e di fossati per impedire l’ingresso di eventuali soccorsi a favore dei difensori;  continua le operazioni fino ai primi giorni di ottobre. In un assalto cattura Ottolino Belga e gli fa tagliare entrambe le mani. Il papa Benedetto XII invia il tesoriere di Romagna Francesco Truello a Firenze e si assicura l’aiuto del comune contro l’Ordelaffi. Una colonna fiorentina, agli ordini di Pietro Gianni da Siena, forza il blocco e rafforza il presidio.  Il signore di Forlì accetta un accordo. E’   scomunicato per la prima volta dal papa Benedetto XII per avere occupato città e rocche appartenenti allo stato della Chiesa. Trascorrono pochi giorni e reagisce incurante della scomunica e del relativo interdetto nelle località da lui controllate.  Attacca l’arcivescovo di Ravenna Francesco Michiel-Bianchi, colpevole di essersi impadronito del castello di Oriolo (Riolo Terme). Riconquista il castello, fa bastonare il presule, lo fa caricare seminudo su un asino con le mani legate dietro la schiena  (montato alla rovescia) per  condurlo in trionfo a Forlì alla sua sede (o in carcere). Lo stesso trattamento è riservato a coloro che accompagnano il vescovo.

Nov. Forlì Malatesta  

 

Romagna

Si ripete a Cesena una scena similare. Nei pressi del castello vi è una casa abitata da alcuni canonici: costoro sono accusati sia di essersi rifiutati di celebrare la messa nella città perché l’Ordelaffi ed i suoi fautori  sono incorsi nella scomunica, sia per avere cospirato con i guelfi Calesidio. Fa spianare l’abitazione ed ordina la loro espulsione da Cesena. L’Ordelaffi viene attaccato nel riminese dal Malatesta.

1336  

 

 

 

 

 

Romagna

Ottiene dagli abitanti il castello di Valdinoce. Fa strangolare sette sacerdoti che vogliono applicare l’interdetto pontificio nei suoi stati; altri li fa circolare nudi per le strade; sono bruciati pupazzi di carta, riempiti di fieno, che raffigurano i cardinali ed il papa. Il papa Benedetto XII ordina, invano, al rettore di Romagna Guglielmo dal Querco di contrastarlo con le armi.

1337  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Scomunicato nuovamente ed accusato di eresia, è citato a comparire ad Avignone per discolparsi ed ottenere il perdono. L’Ordelaffi promette al rettore il pagamento dei censi pretesi dalla Camera Apostolica. Il pontefice gli toglie la scomunica e lo nomina vicario di Forlì, di Cesena e di Forlimpopoli dietro un censo annuo di 3000 fiorini e con l’impegno di fornire al  legato, per qualsiasi scopo difensivo, 500 fanti e 200 cavalli. Si affretta a costruire la rocca di Castelnuovo nei pressi di Meldola. Il rettore pontificio si trasferisce da Meldola a Castrocaro Terme presso Fulceri da Calboli.

…………..  

 

 

 

 

 

 

 

Conclusa la pace con lo stato della Chiesa, invia a sostegno di Mastino della Scala, in guerra con fiorentini e veneziani, alcuni contingenti di armati.

………….. Romagna Si pone l’obiettivo di espandersi territorialmente nel Montefeltro e nella Marca, nonché quello di conquistare Calboli. Il consiglio generale di Forlì non si rivela disponibile alle sue richieste: l’Ordelaffi fa occupare la sala dalle sue guardie, trae in arresto i renitenti alla sua volontà e, senza processo, li fa decapitare nella notte.
1338  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Forlì Guidi  

 

Marche

Consegna a Nolfo da Montefeltro la rocca di San Leo, conquistata con un colpo di mano da Niccolò da Montefeltro a Guido della Petrella.

Nov.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ottiene da Zacco e Vecchio da Rontagnano il castello di Taibo,  trafugato da costoro all’arcivescovo di Ravenna.

1339  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Con Niccolò da Montefeltro conquista per trattato la rocca di Monte Leone in cui si è rinchiuso Nino della Petrella: anche tale fortezza viene consegnata a Nolfo da Montefeltro.

Lug. sett.

 

Forlì

 

Calboli Faenza  

 

Romagna

L’anno precedente lo zio Fulceri da Calboli ha venduto Castrocaro Terme a Riccardo Manfredi per 6000 fiorini. L’Ordelaffi si sdegna per tale fatto;  nell’ estate si muove contro il Manfredi al comando di truppe che provengono da Cesena, da Rimini e da Ravenna. Scorre nel faentino, si impadronisce di Nuzzo a spese del  Manfredi ed assedia  Calboli. Gli vengono contro gli avversari rafforzati dai conti Guidi di Modigliana, dagli estensi, dagli imolesi, dai fiorentini e dai bolognesi con 300 cavalli. Suoi alleati sono i Visconti, i da Carrara ed i Gonzaga. Sconfitto, è costretto a ritirarsi dopo avere subito forti perdite.

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si riconcilia con i Calboli ed i Manfredi su interposizione dei fiorentini.

1340  

 

 

 

 

 

Romagna

Il papa da Avignone intima vanamente il pagamento dei censi. Viene colpito una volta di più dalle censure ecclesiastiche (seconda scomunica ed interdetto a Forlì, con la proibizione di ogni cerimonia religiosa). E’ ordita una congiura in Forlì ai suoi danni. Viene decapitato Ghello dei Collisidi: la sua testa rimane esposta per diversi giorni in una gabbia di ferro presso la torre dell’ orologio. Negli stessi giorni la pubblicistica guelfa diffonde la storia di un Ordelaffi assalito dai cesenati mentre sta rapendo una popolana, peraltro favorevole ad assecondare i suoi desideri.

1341 Forlì Firenze Chiesa  

 

 

 

Si allea con Luchino Visconti ed i Gonzaga contro i fiorentini. Per liberarsi dall’influenza dello stato della Chiesa si fa investire di Forlì da Ludovico il Bavaro e rifiuta al papa ogni censo: è scomunicato una terza volta dal nuovo pontefice Clemente VI.   Attaccato dai bolognesi, respinge gli avversari.

1342  

 

 

 

 

 

 

 

…………..  

 

 

 

 

 

 

 

Il papa Clemente VI gli toglie ogni condanna e lo riconferma nei suoi vicariati.

Giu. Forlì Firenze  

 

Toscana

Con i Tarlati, il signore di Cortona, i della Faggiuola, i Pazzi di Valdarno e gli Ubertini (300 cavalli e 3000 fanti) tenta di entrare in Arezzo per trattato.

Ott. Forlì Chiesa  

 

Romagna

Conduce in Romagna per conto dei Visconti la “Grande Compagnia” di Guarnieri di Urslingen: con il sostegno dei venturieri è in grado di respingere l’intervento del rettore pontificio su Cesena e Forlì. Irrompe nel riminese, tocca con le sue scorrerie Santa Giustina e Gatteo.

1344  

 

 

 

 

 

 

 

………….. Romagna Rintuzza un attacco su Cesena portato da Astorgio di Durafort.
Dic.  

 

 

 

 

 

 

 

Invia truppe in favore di Obizzo d’Este per difendere le ragioni di quest’ultimo su Parma che vengono contestate dai Visconti e dai Gonzaga.

1345  

 

 

 

 

 

 

 

Abbandona le vecchie alleanze con Gonzaga e Visconti per unirsi con gli avversari tradizionali estensi e Pepoli.  Con Ostasio da Polenta e Malatesta Malatesta   sostiene il marchese di Ferrara ai danni di Filippino Gonzaga.

1347  

 

 

 

 

 

 

 

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Viene armato cavaliere a Forlì da Ludovico d’Ungheria con i figli Giovanni e Ludovico.

1348

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb.

 

Ungheria

 

Napoli  

 

Romagna e Regno di Napoli

Esce da Rimini e segue il re d’Ungheria nel regno di Napoli con 300 cavalli e 500 fanti. E’ costretto a ritornare a Forlì per un improvviso assalto ai suoi stati da parte del rettore Astorgio di Durafort che prende come spunto il ritardato pagamento dei censi allo stato della Chiesa.

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si riconcilia con il conte di Romagna; paga i censi che gli sono richiesti e gli è tolta ogni censura. La peste in corso facilita la tregua.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si reca a Ferrara con Malatesta Malatesta per chiedere ad Obizzo d’Este di essere arbitro in una controversia che i due signori romagnoli hanno per la proprietà dei castelli di Montecchio e di Mondaino: il marchese rifiuta l’incarico. L’Ordelaffi si reca a Bologna da Giovanni e Giacomo Pepoli: costoro lo persuadono ad addivenire ad una tregua con il rivale fino al momento in cui essi non esprimano il loro parere.

1349
Mag. Forlì Chiesa Romagna Il figlio Ludovico assale Bertinoro: si impossessa dei borghi, occupa due porte e si impadronisce del palazzo del comune. A metà mese con mangani ed altre macchine ossidionali (dopo tre mesi d’assedio) si impadronisce del castello e della rocca.
1350  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

Romagna

Presta soccorso a Giovanni Manfredi che si è impadronito di Faenza; richiama in Romagna la compagnia di Guarnieri di Urslingen che ha lasciato con 500 barbute il regno di Napoli.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Respinge i tentativi di Astorgio di Durafort.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Assale Castrocaro Terme; obbliga alla resa i difensori con un assedio di diciassette giorni.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

Irrompe nel territorio di Meldola;  conquista la località con la rocca. Sospetta di un trattato degli abitanti di tale centro con i guelfi fiorentini. L’Ordelaffi marcia risoluto su Meldola con l’intenzione di darla alle fiamme. Gli abitanti si rifugiano in chiesa e pregano Santa Caterina d’Alessandria, la santa del giorno, di proteggerli. Le loro preghiere sono esaudite; si alza una forte nebbia tale da fare sbagliare strada all’ esercito forlivese ed a condurlo invece a Teodorano. Per ricordare il fatto gli abitanti di Meldola decideranno di celebrare in tal giorno una messa solenne.

1351  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ospita a Cesena il principe di Taranto, il duca di Durazzo e Filippo d’Angiò, appena liberati dal re di Ungheria e diretti verso il regno di Napoli.

Apr. Forlì Malatesta  

 

Romagna

E’ accolto ad Argenta con Malatesta Malatesta dal marchese di Ferrara. Rientra nelle sue terre ed organizza un attacco contro il conte di Ghiaggiolo Ramberto Malatesta ed il conte Carlo di Dovadola: suo alleato nella circostanza è l’abate di Galeata, di cui il Malatesta tiene alcune proprietà  rifiutando nel contempo il servizio feudale. L’Ordelaffi con il figlio Ludovico conquista Fontanafredda e Cusercoli.

Mag. Milano Chiesa 800 cavalli Romagna

Occupa Ghiaggiolo. Il figlio Ludovico attacca Dovadola; rimane gravemente ferito in uno scontro  con Carlo di Dovadola e le sue milizie sono ridotte a mal partito. Interviene da Cesena a favore di Ludovico Ordelaffi la  madre Cia degli Ubaldini. Il combattimento si riaccende e Carlo di Dovadola è sconfitto e fatto prigioniero. L’Ordelaffi negli stessi giorni passa al servizio dell’arcivescovo di Milano Giovanni Visconti.  Con Giovanni Manfredi, i da Polenta di Ravenna e gli Ubaldini conduce un attacco contro Imola alla cui difesa si trova Roberto Alidosi. E’ costruita una bastia; le operazioni  non hanno successo e l’assedio è tolto lo stesso mese.

Lug.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova a Bologna ed a Milano.

1353  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Forlì Rimini  

 

Marche

Invia dodici bandiere di cavalli in soccorso del signore di Fermo Gentile da Mogliano: i suoi uomini cadono in un’imboscata ad opera di Malatesta Malatesta durante la marcia di trasferimento.

Nov.  

 

 

 

 

 

Marche e Lombardia

Si collega con fra Moriale; e costringe i Malatesta a levare l’assedio da Fermo. Con Gentile da Mogliano riconosce alla compagnia del condottiero francese 30000 fiorini. Nello stesso mese si reca a Milano per il battesimo di Marco Visconti figlio di Bernabò.

1354  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

E’ convocato ad Avignone dal papa.

Giu.  

 

 

 

 

 

 

 

Il papa Clemente VI rinnova il provvedimento di  scomunica a Francesco Ordelaffi ed ai Manfredi. Allorché sente le campane che annunciano in Forlì la sua  quarta scomunica fa ardere nella piazza alcuni fantocci di carta, ripieni di fieno, che raffigurano il papa ed i cardinali: un falso sacerdote scomunica papa e cardinali e getta i loro manichini in un grande rogo. L’Ordelaffi costringe il clero a celebrare la messa. Quattordici religiosi, che si sono rifiutati di obbedire al suo ordine, ricevono il martirio: sette sono strangolati e sette vengono scorticati. Il vescovo di Forlì si salva dalla sua ira solo con la fuga.

Lug. Romagna Viene citato con il figlio Ludovico per il possesso di Cesena e per avere imposto nei suoi territori tasse e gabelle al clero. Per tutta risposta l’Ordelaffi assale Teodorano il cui castello è espugnato dopo quattro giorni di assedio.
Ott.  

 

 

 

 

 

 

 

E’ dichiarato eretico.

Nov. dic. Romagna Sono distrutti su suo ordine i castelli di Monte Borro, di Sogliano al Rubicone e di Formignano i cui abitanti sono sospettati di volere aderire alla causa ecclesiastica.
1355  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Romagna

Gli è rinnovata la scomunica dal patriarca di Grado ed arcivescovo di Ravenna Fortunerio. L’Ordelaffi tenta di vincolare i signori delle Marche e della Romagna (Manfredi, Malatesta, Gentile da Mogliano) ad un’alleanza comune contro i pontifici.

Mar.  

 

 

 

 

 

Marche

Cavalca con 200 cavalli nella marca d’ Ancona. Viene informato sul fatto che 400 cavalli agli ordini di Rodolfo da Varano stanno per tendergli un agguato: si fa precedere da 100 dei suoi uomini per attirare a  a sua volta gli avversari in un’imboscata. Gli avversari li assalgono: l’Ordelaffi giunge in loro soccorso, sorprende i pontifici e cattura loro più di 200 cavalli.

Mag. giu.  

 

 

 

 

 

 

Toscana

Cerca di persuadere alla sua causa l’imperatore Carlo di Boemia: gli chiede udienza, si reca a Pisa; non è ricevuto. La concessione di un vicariato ai Malatesta ed ai da Polenta da parte del cardinale Egidio Albornoz, nonché il debole sostegno che gli è riservato dai Manfredi, in breve lasciano solo l’Ordelaffi contro i pontifici comandati da Galeotto Malatesta.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Assale Savignano sul Rubicone  (difesa da Carlo di Dovadola), prepara un’imboscata nei pressi e vi sconfigge i pontifici: nello scontro muore Carlo di Dovadola e sono catturati due figli del Malatesta.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Assedia Montibono, Sogliano al Rubicone e Formignano che gli si sono ribellate.

1356  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Romagna La “Compagnia degli Sperati”, al comando del capitano Antrimarzio e di altri dieci connestabili inizia a danneggiare il contado di Faenza in appoggio ai fuoriusciti di Forlì ed ai cavalli del conte Andrea di Cunio.
Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

E’ reiterata la scomunica a lui ed a Giovanni Manfredi dal cardinale Albornoz. E’ predicata la crociata nei suoi confronti nella chiesa di San Pietro a Bologna.  E’ promossa l’assunzione della croce con la concessione dell’indulgenza plenaria per chi prenda le armi o contribuisca con denaro al mantenimento delle truppe. L’indulgenza plenaria è, inoltre, accompagnata da una fitta serie di esenzioni da debiti, imposte e usure nonché dalla cassazione di ogni condanna. Nunzi speciali sono inviati in tutte le località della legazione; il vescovo di Narni va a predicare in Toscana; il patriarca di Grado e Ravenna in Romagna e nelle province di Aquileja, di Grado e di Ravenna. Non solo in Italia ma anche nel Brandeburgo è bandita la crociata. Innocenzo VI si rivolge con calde parole al re d’Ungheria con la descrizione delle crudeltà dei Manfredi a Faenza e degli Ordelaffi a Forlì allo scopo di invitarlo a dare il suo aiuto allo stato della Chiesa. L’Ordelaffi rafforza le difese delle città da lui controllate accumulando vettovaglie nei depositi e facendo affluire tutto il bestiame del territorio nei centri abitati. Migliora le difese di Meldola e di Castrocaro Terme; a Cesena la chiesa di Santa Maria del Monte viene trasformata in una fortezza circondata da un profondo fossato. Il vescovo di Sarsina Francesco da Calboli ed Azzo degli Orgogliosi si congiungono con le truppe del cardinale Albornoz.

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Rifiutate le ultime proposte di accordo da parte del cardinale legato Egidio Albornoz, l’Ordelaffi viene attaccato senza  risultati di rilievo attorno a Cesena ed a Forlì da Galeotto e da Malatesta Malatesta. Nel periodo viene stabilito dagli avversari un premio di 1000 fiorini per chi catturi vivo lui o il figlio Ludovico, e di 500 fiorini per chi faccia prigioniero Giovanni o Guglielmo Manfredi.

Mag. giu. Romagna Roberto Alidosi si accampa a Ronta nel cesenate con l’intero esercito crociato forte di 12000 uomini e 3000 guastatori. A metà giugno il castellano di Montevecchio cede la rocca per denaro ed alcuni giorni dopo il Malatesta conquista con l’astuzia Cusercoli e Ghiaggiolo attraverso la divulgazione della falsa notizia della  morte dell’ Ordelaffi.
Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Francesco Manfredi, i fuoriusciti di Forlì come Azzo degli Orgogliosi e Galeotto Malatesta Ungaro devastano il forlivese mentre Galeotto Malatesta e Roberto Alidosi compiono un’analoga azione devastatrice nel cesenate. E’ assediato in Forlì. L’Ordelaffi fa tagliare il ponte di pietra che collega la Porta Valeriana con le rive del fiume Montone, e murare quattro porte della città (la Valeriana, quella di Santa Chiara, quella di San Biagio ed il Portone della Rotta) lasciando aperte le altre quattro. Compie con molti fanti una sortita da Porta Schiavonia ed assale con la cavalleria pesante gli alloggiamenti degli ecclesiastici al serraglio di San Giorgio. I pontifici rientrano nel faentino.

Ago. Romagna Gli abitanti di Forlì inviano propri ambasciatori al pontefice per cercare la pace. L’Ordelaffi, viceversa, chiude con un netto rifiuto ogni possibile trattativa di resa.
Sett.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si reca a Cesena, a Bertinoro, a Meldola, a Riolo Terme, a Castrocaro Terme ed a Forlimpopoli per  verificarne lo stato delle fortificazioni.

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Esauritasi l’offensiva dei nemici, prende l’iniziativa e fa costruire due bastie, una a Villafranca, di fronte a Cosina, difesa da 400 cavalli ed un’altra alla chiesa di San Bartolomeo, pure essa dotata di un forte presidio. Porta le armi nel riminese, entra nel borgo di San Giuliano e lo pone a sacco. Ritorna a Cesena carico di prede.

Nov.  

 

 

 

 

 

Romagna

Faenza cede ai pontifici; l’Ordelaffi viene contattato dal cardinale Albornoz.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si ripetono le richieste di resa da parte dei pontifici; gli sono offerti la signoria di Forlì ed il titolo di capitano generale in cambio della consegna di Castrocaro Terme, di Meldola, di Bertinoro e di Cesena. E’ convocata un’assemblea dall’Ordelaffi; il popolo gli raccomanda di cercare un accordo con il pontefice; ciò provoca la sua ira e per poco non fa uccidere l’ambasciatore che gli reca la richiesta. Invia la moglie Cia degli Ubaldini a Cesena con i figli e rifornisce di vettovaglie tutti i castelli; fa uscire, nel contempo, da Forlì tutti gli inabili alla difesa (donne, vecchi e bambini).

1357  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Romagna Muore a Cesena il figlio Ludovico. La pubblicistica guelfa ne approfitta per attribuirne la morte  alla sua ferocia: l’Ordelaffi avrebbe pugnalato  alle spalle il figlio in un impeto di furore perché costui si sarebbe rivelato favorevole ad un accordo con i pontifici.
Feb.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si rafforza in Forlì;  delega alla difesa di Cesena la moglie. Al presidio della bastia di Villafranca, che si  lamenta per la rigidità invernale e per le continue piogge, fa avere numerose stuoie di papiro e di canne, nonché grandi quantità di vimini e di legname da costruzione. Fortifica la bastia di San Bortolo e dà il  ad uno spagnolo il comando del presidio. Alla rassegna generale delle sue truppe si trova ad avere a disposizione solo 900 cavalli e 1500 fanti.

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

I pontifici sono a Faenza con il nuovo legato il cardinale Androino de la Roche: l’Ordelaffi va loro contro, cade in un agguato e perde 100 uomini per lo più cavalli.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Rigetta un tentativo di mediazione dei fiorentini. Cesena si ribella al governo della moglie che si asserraglia nella rocca con 400 cavalli e molti masnadieri. La donna si difende coraggiosamente con il figlio Sinibaldo dagli attacchi della cavalleria crociata, nella quale milita suo padre  Giovanni degli Ubaldini. L’Ordelaffi cattura a Cesena due capi dell’opposizione e li fa giustiziare; sfoga,  la sua ira dando alle fiamme il campanile della cattedrale e le case circostanti. Cesena viene bombardata da otto mangani;  le mura del castello vengono puntellate da gallerie sotterranee da parte degli assedianti per farle crollare al momento ritenuto più opportuno.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Cia degli Ubaldini si arrende a patti; i difensori sono rilasciati mentre la donna è  condotta ad Ancona. Ora è l’Ordelaffi ad essere assediato in Forlì: entrano per trattato nella città alcuni pontifici che egli riesce a ricacciare. Ai prigionieri fa imprimere con ferri roventi  il segno della croce sul petto e sulla fronte; altri sono  scorticati.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Il figlio Giovanni abbandona il castello di Bertinoro dopo che è stata tolta l’acqua ai difensori e che sono stati scavati alcuni cunicoli sotterranei per abbattere le mura. Con la connivenza dei Visconti l’Ordelaffi richiama la “Grande Compagnia”, comandata al momento da Amerigo del Cavalletto; a Forlì è pure raggiunto da un’altra compagnia tedesca di 2000 barbute capitanate da Lucio Lando e da Anichino di Baumgarten. I venturieri  depredano i territori vicini per non gravare troppo sulla città. Perde Bertinoro.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

Con il ritorno del conte Lando in Lombardia viene assediato nuovamente in Forlì da 2000 cavalli e da molti più fanti.

………….. Romagna Toglie ai Calboli la rocca d’Elmo ed i castelli di Predappio, Castrocaro Terme e Fiumana; stringe d’assedio Meldola; fa affluire in Forlì preziosi rifornimenti di vettovaglie.
1358  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Il cardinale de la Roche promette il perdono a tutti coloro che abbandonano la città di Forlì: viene ripreso dai pontifici l’assedio alla città.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Sono costruite dagli avversari, attorno a Forlì, due bastie, una sulla strada che porta a Faenza ed una sul ponte del Ronco.

            Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

L’abate di Cluny ha un trattato con alcune guardie di Forlì affinché gli siano consegnate le bertesche: 600 uomini tra fanti e cavalli se ne impossessano ed entrano nella città. La pronta reazione dei cittadini rigetta gli assalitori e fa molti prigionieri tra i quali vi è il figlio del conte Bandino di Montegranelli.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

I pontifici occupano Meldola e si accampano a San Varano.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

Interviene ancora in suo soccorso la “Grande Compagnia”;  Forlì viene liberata dall’assedio.

Sett.  

 

 

 

 

 

Romagna

Esce dalla Porta di San Pietro con il conte Lando e mette in fuga a San Lazzaro Galeotto Malatesta Ungaro. Sempre con il conte Lando affronta gli avversari alla bastia di San Bortolo ed a Villanova. Molte sono le perdite d’ambo le parti. Ricevuti nuovi rinforzi da Forlì, attacca i pontifici sulle due direttrici di Cassirano e di San Lazzaro: gli avversari si danno alla fuga verso Riolo Terme mentre il campo della Cosina, dove si è fortificato Galeotto Malatesta Ungaro, resiste ai suoi assalti. La sua situazione ritorna assai presto pericolante perché invece dei 15000 fiorini promessi ai venturieri ne può consegnare loro solo 2000; dà in pegno ai soldati alcuni prigionieri quali il figlio del conte di Montegranelli e due figli di Ramberto Malatesta la cui liberazione è valutata da Corrado Lando in 4000 fiorini.

1359  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Accoglie ancora in Forlì la “Grande Compagnia” reduce da alcune scorrerie nel riminese. In una scaramuccia con i pontifici è ferito da un colpo di mazza ferrata infertogli da Nicoluccio da Calboli. Ottiene una tregua grazie alla pressione del conte Lando. A Forlì regna la fame; l’Ordelaffi continua a rifiutare ogni prospettiva di pace.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Allo scadere di una tregua è attaccato in Forlì. Fa decapitare due parenti del fuoriuscito Bartolo Codiferri che hanno cercato di fare insorgere la città ai suoi danni.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Gli abitanti di Forlì si ribellano sempre più apertamente nei suoi confronti. L’Ordelaffi cerca un diversivo ed assale il campo ecclesiastico con tutti i suoi uomini: dopo cinque ore è obbligato a ritirarsi con notevoli perdite.  Solo l’intervento dei suoi capisquadra vale a salvarlo dalla cattura; i suoi uomini per rientrare in città devono fare strage degli abitanti che si oppongono al loro ingresso. Riprende l’assedio;  nello stesso mese è costretto alla resa: fa da mediatore il signore di Bologna Giovanni Visconti da Oleggio. Si reca a Cesena a rendere atto di omaggio al cardinale Albornoz, confessa i suoi errori e viene perdonato; deve compiere un pellegrinaggio di espiazione nelle chiese di Faenza; è ricomunicato; gli sono restituiti moglie e figli; deve rinunciare a Forlì;  gli è riconosciuta per dieci anni la signoria di Castrocaro Terme, Forlimpopoli e Meldola.

…………..  

 

 

 

 

 

Romagna e Marche

I patti non sono  rispettati dal cardinale Albornoz che fomenta rivolte nelle varie località, tanto che nel giro di pochi mesi l’Ordelaffi (incarcerato e minacciato di morte ad Ancona) si vede costretto a riprendere il conflitto.

1360  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

Ordelaffi

Chiesa

 

 

 

Romagna e Veneto

Viene assediato in Forlimpopoli. Promette di recarsi al confino di Chioggia in cambio della liberazione della moglie e dei suoi famigliari, nonché di una provvigione annua di 6000 lire. Allorchè Cia degli Ubaldini gli fa sapere di essere arrivata sana e salva nella città veneta lascia nottetempo Forlimpopoli e la raggiunge nella laguna. I pontifici controllano ora anche Castrocaro Terme e Meldola.

1361  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Milano Chiesa  

 

Veneto e Romagna

Rompe il confino e passa agli stipendi di Bernabò Visconti che lo nomina suo capitano a Lugo.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

Invade il bolognese con 2000 cavalli; ottiene il castello di Piumazzo;  si sposta a Lugo con 300 barbute per domarvi un’insurrezione a favore dei pontifici; giunge nei pressi di Bologna e vi sostiene l’azione di Francesco d’Este che impegna la città dal ponte del Reno. Si collega con Giovanni Manfredi;  insieme i due condottieri tessono un complotto ai danni del signore di Imola Roberto Alidosi. Ramberto Alidosi, che ha il compito di uccidere il congiunto Roberto, è scoperto; è impiccato ai merli delle mura cittadine.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna e Marche

Ai primi del mese si avvicina a Forlì in attesa che nella città sorga qualche tumulto a suo favore. Rimane deluso nelle sue speranze: due connestabili tedeschi, che hanno complottato contro lo stato della Chiesa, sono decapitati. L’Ordelaffi lascia Forlì e si colloca davanti alle porte di Rimini per un’azione diversiva che, di fatto, diminuisce il numero dei viscontei attorno a Bologna: si parla di un falso trattato organizzato dal cardinale Albornoz nella città dei Malatesta che gli ha fatto credere ormai prossima la fine dei suoi odiati nemici in Rimini. Si accampa a Santa Giustina;  mette a ferro e fuoco tutto il territorio fino alla periferia della città. Con la sconfitta subita dai viscontei al ponte di San Ruffillo ad opera di Galeotto Malatesta e di Galeotto Malatesta Ungaro Francesco Ordelaffi scorre la marca d’ Ancona; ripiega poi verso la Romagna e raggiunge Lugo in ventiquattro ore con una marcia di cinquantasei miglia.

1362  

 

 

 

 

 

 

 

Estate  

 

 

 

 

 

Romagna

Staziona sempre a Lugo. Desola nuovamente il riminese.

1363  

 

 

 

 

 

 

 

………….. Romagna Fa rientrare in Imola gli Alidosi che ne sono stati scacciati dai pontifici.
Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Alla difesa di Bagnacavallo. Esce dalla città ed affronta pontifici ed estensi. Dà loro addosso con tanta foga che li mette in fuga; insegue in particolare i pontifici e fa uccidere quanti cesenati cadano nelle sue mani. sedici carri carichi di cadaveri di soldati nemici vengono condotti a Cesena.

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Colloca i suoi alloggiamenti a San Valeriano presso Forlì. Mediante un trattato si introduce nottetempo nella città con molti ghibellini in località Scampacecca: scoperto, ripiega per la resistenza riscontrata.

1364  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con la fine della guerra si trasferisce a Milano.  Rimane al soldo di Bernabò Visconti che lo utilizza come suo luogotenente a Cremona.

1365
Mar. Con Giovanni e Riccardo Manfredi viene assolto da ogni scomunica.
1366 Milano Genova  

 

Lombardia e Liguria

Ha l’incarico di podestà di Cremona;  appoggia Galeazzo Visconti in un conflitto con i genovesi.

1368  

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova al campo di Borgoforte dove scoppia una rissa tra i mercenari tedeschi da un lato e quelli italiani dall’altro. I soldati tedeschi  attaccano ed incendiano gli alloggiamenti dei rivali.  Molti sono gli uccisi nei successivi scontri (almeno mille secondo fonti mantovane). L’Ordelaffi riesce a calmare gli animi dei contendenti.

1372  

 

 

 

 

 

 

 

Dic. Venezia Padova  

 

Veneto

Agli stipendi dei veneziani contro i carraresi. Assale la torre del Curano e costringe i difensori alla resa.

1373  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

Capitano g.le Veneto

Ricopre temporaneamente l’incarico di capitano generale degli eserciti della Serenissima a seguito della rinuncia al mandato da parte di Rinieri da Baschi.

Lug.  

 

 

 

Capitano g.le Veneto

Agli ordini di Giberto da Correggio batte i carraresi presso la bastia del Buon Conforto dove è catturato il voivoda di Transilvania: all’ Ordelaffi sono donati 1000 ducati per essersi impadronito della bandiera del condottiero ungherese. Viene ancora nominato capitano generale alla morte per peste di Giberto da Correggio.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Fa ricostruire la bastia di Medicina con un fossato che la unisce attraverso le paludi a quella del Buon Conforto. Ammalatosi anch’ egli di peste, è condotto a Venezia o a Chioggia dove muore nello stesso mese. Gli sono accordati funerali solenni a Venezia. Con il recupero della signoria da parte del figlio Sinibaldo, sarà sepolto, dopo solenni esequie, con la moglie a Forlì, nella chiesa di Sant’ Agostino, nel giugno 1381. Amico di Giovanni Boccaccio che, per la sua grande passione per la caccia, lo chiama Fauno e lo pone fra gli interlocutori nella terza egloga. Ricordato pure da Franco Sacchetti in una novella.

 CITAZIONI

Il cardinale Egidio Albornoz predica la crociata nei suoi confronti “..potendo il cavaliere e il pedone partecipare in due anni il servigio d’un anno in arme contro a loro. Ordinati furono i predicatori, e’ collettori delle provincie e delle città, e incontanente l’avarizia de’ chierici cominciò a fare l’uficio suo, e allargarono colla predicazione l’indulgenza oltre alla commissione del papa, e cominciarono a non rifiutare danaio da ogni maniera di gente, compensando i peccati e i voti d’ogni ragione con danari assai o pochi come gli poteano attrarre; e per non mancare alla loro avarizia, sommoveano nelle città e ne’ castelli e nelle ville ogni femminella, ogni povero che non avea danari, a dare panni lini e lani, e masserizie, grani e biada, niuna cosa rifiutavano, ingannando la gente con allargare colle parole quello che non portava la loro commissione; e così davano la croce, e spogliavano le ville e le castella più che non poteano fare le città, ma nelle città le donne e le femmine valicavano tutta l’altra gente, e per questa maniera davano la cosa.” VILLANI

“Huomo di grand’animo, e nell’arte militare molto esperto.” CORIO

“Era incarnato (strettamente congiunto) con Forlivesi, amato caramente.” ANONIMO ROMANO

“Era guerriero di provato valore.” UGOLINI

“Soldato e conquistatore memorabile, ogni ragione poneva nel brando e nell’acume delle astuzie, per le quali era callidissimo. La bramosia di regno, e non è a dir poco, superava la perversa libidine de’ suoi costumi. Iroso, pertinace, crudele, femminaiolo oltre il credere. Profuso coi soldati per cattivarseli ministri efferati alle sue furie. Provvidente, poi, costante ed animoso così che impavido il credevi in qualunque sorta di pericoli, da lui dominati con insoliti conati di corpo e di mente; robusto com’era delle membra e di subiti non avvertiti scampi feroce…(Si racconte che) nelle ore di ozio stillasse potentissimi veleni: delle virtù dei quali si narrano prove che toccano l’incredibile. ” ROSETTI

“Forolivii tyrannum pestilentissimo.” D’INUNDA

“Suorum virtute belli et potentia major.” MARCHESI

“Uno dei più intrepidi e prodi guerrieri che avesse l’Italia nel secolo XIV.” BOSI

“Eius aevi scriptores, et posteri non sane definierunt utrum virtutes, an dominandi mores excesserint: fuit scilicet adeo strenuus, constans et providens, ut nec illi in certaminibus robur, nec inconcussus in periculis animus, nec in adversis rebus consilium unquam defecerunt.. Erat disciplinae militaris admodum studiosus, ut ipsa pacis tempora in ludicris bellis collocaret. At per otium componere venenum acutissimi generis conserverat, quod super prunas effusum, ex vi pestiferae naturae, per nares ad cor descendus, repentinam adstantibus necem inferebat. Fuit ille statura mediocris, sed lacertosa, frons cogitabonda, et severi vultus lineamentis discriminata, quam cutis ignea obducebat, animi ad iram proclivis index, capilli et barba nigra. Bireto (beretto) et vestibus nigris coloris utebatur, baltheo praecinctis, cui ensem et crumenani aptare consueverat, ut secum ultionis, et praemii instrumenta gestaret, pallio usque ad genua fluente; quemadmodum eius imago in meis edibus asseverata estendit.” VIVIANI

“Pessimo uomo, capace d’ogni delitto, ma valente in guerra ed arditissimo..Fece ardere per sispetto fantocci che rappresentavano il papa ed i cardinali; scomunicato, volle costringere a forza i sacerdoti a celebrare durante l’interdetto; di coloro che si rifiutarono sette ne fece scorticare vivi, sette impendere alle forche, altri otto ne uccise in vari modi.” ARGIOLAS

“Era un valente gintilomo.” COBELLI

“Uno dei più grandi condottieri del suo tempo.” ARGEGNI

“Uomo fiero..d’indole aspra e bizzarra..Fu valentissimo capitano, ed è uno de’ primi che abbia nell’armi illustrato Forlì. Era estremamente atrabiliare ed impetuoso, sebbene verso li suoi cittadini si rendesse amabile e cortese; ed a sistema di chi aspira al dominio fu liberalissimo con li soldati. Crudele e vendicativo con li nemici, fabbricava una sorta di veleno, che al solo odorarlo uccideva, specialmente poi se, sparso sulle brage (braci), venivano gli astanti a riceverne il fumo.” P. BONOLI

“Che era molto potente in armi.” COLUCCI

“Guerriero fortissimo, fu tiranno benefico, caritatevole, alla mano, tanto che, esaurita ogni più atroce calunnia partigiana, l’anonimo è costretto a dire di lui “Era incarnato con Forlivesi ed amato caramente; dimostrava modo di pietosa caritade; maritava orfane, allocava pulzelle e sovveniva a povera gente di sua amistade.” PASOLINI

“La figura di più forte rilievo del suo casato ed una delle più potenti del trecento romagnolo e italiano..Francesco, a detta dei suoi biografi, aveva proprio natura di gran tiranno, energico e crudele, odiatore acerrimo dei preti ed eretico ostinato. Egli non riconosceva autorità alcuna ed aveva l’ardire di applicare a sé la formula:” Superiorem non recognoscens est imperator in regno suo.”” PECCI

“Natura di gran tiranno, energico e crudele, odiatore acerrimo dei preti.” FILIPPINI

“Nei quarant’anni di dominio signorile, Francesco eccelse in una sola disciplina, quella delle armi e il suo carattere fu sempre connotato da tenacia, ambizione, cinismo e scarso realismo. Le fonti guelfe lo definiscono perfido tiranno, senza fede e senza pietà. Altre, invece, lo descrivono amato dal popolo di Forlì, adorato dai suoi guerrieri e rispettato dalla maggior parte del clero forlivese, sordo alle disposizioni del papa..Seppur colpito più volte da scomuniche e battuto sul campo, terminò la sua vita in esilio, sempre impugnando la spada per vivere fino all’ultimo istante nel vento caldo delle battaglie.” DAL MONTE

“Un personaggio al tempo stesso fosco e straordinario, che per mezzo secolo combatté incessantemente tanto le forze papali che volevano togliergli la sua città, quanto i vicini con cui la discordia era perenne.” SCARDIGLI

“La figura più rilevante del Trecento romagnolo.” BALZANI MALTONI

“In perenne conflitto con i papi per il riconoscimento del suo dominio sulla città romagnola, contò spesso su armate mercenarie, locali o da territori vicini, per difendere la signoria dal legittimo dominio papale. Quando non potè combattere da solo contro il papa fu condottiero al servizio dei nemici del pontefice: le vesti in cui agiva erano diverse, il fine restava lo stesso.” TANZINI

“Adottò un atteggiamento spregiudicato, in particolare nei confronti del clero locale sostenitore della posizione papale, e non si può escludere che egli stesso abbia fatto dell’anticlericalismo una sorta di bandiera identitaria.” POLONI

 

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

L. Mascanzoni. La crociata contro Francesco II Ordelaffi (1356-1359) nello specchio della storiografia