FILIPPO SCOLARI/PIPPO SPANO

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Andrea del Castagno. Philippus Descolaris

FILIPPO SCOLARI/PIPPO SPANO  (Filippo Buondelmonti degli Scolari)  Di Villa di Tizzano, presso Bagno a Ripoli.

Conte di Ozora (feudo portatogli in dote dalla moglie), di Simontornya, Temeswar (Timisoara), Bobovac, Borzafò, Dombo, Erdomslyo, Haram, Mihald, Sarvar, Solymos, Szad, Szeged, Vilagovar e Zaidovar.  Detto Spano. E’ conosciuto nelle fonti magiare come Ozorai Pipo.

1369 – 1426 (dicembre)

filippo-scolari
Filippo Scolari, Andrea del Castagno. Philippus Descolaris
Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1382
Sett.Germania o UngheriaConcluso il ciclo di studi che prevede lo studio dell’abaco e della grammatica, a 13 anni è affidato dai famigliari ad alcuni mercanti diretti in Germania. Si ferma presso l’arcivescovo di Treviri. Secondo altre fonti, invece, segue in Ungheria il mercante Luca del Pecchia.
1383/1390Ungheria

A Buda. Fattosi conoscere al servizio del mercante fiorentino per la bravura, il senso dell’ordine e l’abilità, passa al servizio del tesoriere del re Sigismondo di Boemia Miklos Kaniszai;  è quindi a Strigonia (Esztergom) presso il vescovo della città (il cardinale Demeter Kaplai). Alla morte di quest’ultimo nel marzo 1387, passa al servizio del nuovo re magiaro Sigismondo d’Ungheria.  Procura il denaro per combattere i turchi che minacciano il Danubio.

1391UngheriaRivoltosiUngheria e Bosnia

Affronta i ribelli al sovrano;  prende parte alla cattura a Dobor, in Bosnia, di Giovanni Unghero: consiglia Sigismondo d’Ungheria di uccidere tutti i 32 nobili ungheresi catturati. Costoro sono ammazzati a coltellate, due alla volta, nel suo castello di Ozora.

1396
Sett.UngheriaImpero Ottomano250 lanceBulgaria

Fronteggia i turchi a Nicopoli (Nicopolis Ad Istrum). Con l’esercito crociato prende parte  all’omonima battaglia che si conclude con la cattura di Enguerrand de Coucy e di altri capitani francesi. Filippo Scolari riesce a salire con il re, il cardinale Kaniszai, il conte Ermanno di Cilli su di una piccola imbarcazione ed a fuggire verso la foce del Danubio, ove è raccolto e portato in salvo dalle galee veneziane.

1397UngheriaIl cardinale Kaniszai gli fa dono del castello di Simontornya.
1398UngheriaSi fidanza con Borbola Ozorai, figlia del vicino proprietario terriero Andras Ozorai.
1399SlovacchiaIl re Sigismondo, divenuto re d’Ungheria, gli affida la responsabilità di sovraintendere alle miniere d’oro di Kormocbanya (Banya Kremnica) in Slovacchia.
1400UngheriaRivoltosiUngheria

Si ribella a Sigismondo d’Ungheria il barone magiaro Stefano Lackfi, alleatosi con il re di Napoli Ladislao d’Angiò: Filippo Scolari fa divulgare una serie di calunnie ai danni  dei rivali per dividere i nobili ungheresi. Sigismondo d’Ungheria si dice disposto alla clemenza, convoca un parlamento per trattare la pace ed invita Stefano Lackfi, cui è consegnato un salvacondotto, a prendervi parte con i suoi fautori. In un’assemblea  il conte di Zagorie, in Croazia, Ermanno di Cilli e lo Scolari si gettano sul Lackfi e sul fratello che si sono presentati inermi e li uccidono alla presenza del sovrano; un terzo fratello, Andrea, è incarcerato con i suoi partigiani: tutti saranno uccisi in segreto mesi dopo su consiglio dello stesso Scolari e di Ermanno di Cilli. Gli immensi possessi dei Lackfi, comprensivi di 8 fortezze e di 250 villaggi, sono divisi tra il re ed i suoi fedeli.

1401
Apr.Ungheria

I grandi baroni si presentano a Sigismondo d’Ungheria e ne chiedono la deposizione nel castello di Buda; il re è imprigionato ed è rinchiuso nel castello di Visegrad dove, quindici anni prima, è stato ucciso a tradimento Carlo di Durazzo. Filippo Scolari difende il sovrano dalle armi dei congiurati; corre il rischio di essere ucciso;  gli è salvata la vita dal cardinale Kaniszai, che pure fa parte della congiura.  Scoppiano forti contrasti tra i baroni a seguito dei quali il sovrano assume l’impegno di governare sotto il controllo dei nobili.

……………UngheriaE’ nominato governatore delle miniere di sale.
1402
AutunnoUngheriaSigismondo d’Ungheria si allea con i duchi di Asburgo, i quali garantiscono al re d’Ungheria il pieno appoggio per la conquista della corona boema. In cambio promette ai duchi d’Austria la successione in Ungheria nel caso in cui non avesse avuto figli maschi. I magnati sono estromessi dal governo.  Filippo Scolari è al fianco del sovrano alla dieta di Pozsony in cui vengono prese tali decisioni. Fa già parte tra i grandi del regno: è il 48° tra i 110 prelati, baroni ed altri nobili del seguito regio.
1403
EstateUngheriaNapoliUngheria

I baroni ungheresi chiamano in loro soccorso Ladislao d’Angiò, figlio di Carlo di Durazzo. L’esercito angioino sbarca a Zara. La marcia del re di Napoli verso Buda è ostacolata dal conte di Zagorie Ermanno di Cilli e dal bano di Macso. Il primate Janos Kaniszai non si perde d’animo ed ai primi di agosto incorona Ladislao d’Angiò a Zara.  Filippo Scolari si allontana da Esztergom e ripara ad Ozora dove raccoglie 700 cavalli ed altre truppe; conquista il castello di Veszprém e contrasta i ribelli che sconfigge sul fiume Raab.

Sett.Ungheria

Attacca Esztergom dove si è fortificato il cardinale Kaniszai; affronta Tommaso da San Severino che muove dalla Bosnia e con la sua energica azione fa in modo che i baroni ribelli abbandonino gli angioini. Il San Severino è costretto a rientrare a Zara. Marcia contro i congiurati alla testa di milizie boeme. E’ chiamato a far parte del Consiglio regio.

……………AustriaA Vienna Sigismondo d’Ungheria gli dona il castello di Témesvar (Timisoara) con il titolo di Spano (Ispan), ossia governatore della contea. Negli stessi giorni dà prova di estrema crudeltà assaltando e dando alle fiamme il villaggio appartenente ad uno dei congiurati, facendo uccidere tutti gli abitanti senza distinzione di età e di sesso e darne alle fiamme gli edifici. Tali atti di efferatezza convincono i baroni ribelli ad implorare clemenza. Divenuto il principale consigliere del sovrano, Filippo Scolari persuade Sigismondo d’Ungheria di perdonare tutti i ribelli con l’eccezione dell’ex voivoda di Transilvania Imre Bebek.
1405/ 1406UngheriaSerbiaBosniaPartecipa alla campagna bosniaca alla testa di molti cavalli e fanti. Si impadronisce di un ingente bottino mettendo a soqquadro tutta la regione. Sono date alle fiamme in Bosnia anche le due residenze del re di Serbia Stjepan Tvrtko.
1407BosniaContribuisce in maniera decisiva alla riconquista della fortezza di Bobovic. Le truppe regie recuperano anche Branics ed alcune fortezze bosniache: La campagna si chiude con un nulla di fatto a causa della malattia del re Sigismondo d’Ungheria.
1408
……………..Croazia e Bosnia

Muove sempre contro il re di Serbia  che sta assediando Sebenico. Libera la piazzaforte e conquista Dobor, dove entra accolto con tutti gli onori. A dicembre è armato cavaliere dell’Ordine del Drago dallo stesso Sigismondo d’Ungheria; gli è conferito il titolo di ispan di Szoreny (conte: da cui il nome italianizzato Spano) e gli è affidato il governo delle contee di Termes, Csanad, Keve, Krasso. Arad, Fejér in  Bosnia ed in  Bulgaria. 162 ribelli, ospitati dal re di Serbia, sono catturati e decapitati su sua proposta. I loro cadaveri sono gettati nel fiume Bosna.

1410UngheriaBosniaBosniaPartecipa ad un’ultima campagna in Bosnia contro il voivoda Ostoja.
……………..Ungheria

Divenuto molto ricco, aiuta a salire nella scala sociale anche il fratello Matteo ed Andrea Scolari, che diviene vescovo di Varadino; sempre per la sua influenza non pochi fiorentini hanno cariche e ricchezze in Ungheria. I fiorentini gli raccomandano Francesco Capponi, che si sta recando in Ungheria per prendere possesso del priorato della chiesa Veranense.

1409
Feb. mar.UngheriaImpero OttomanoCapitano g.leSerbiaMarcia dalla Bosnia, appena sottomessa, alla volta della Serbia per sostenere vittoriosamente il despota Stjepan Lazarevic nella guerra contro i turchi.
1410
……………..Ungheria

Sigismondo d’Ungheria è nominato imperatore; peggiorano le relazioni con i veneziani che nell’anno precedente hanno avuto modo di acquistare Zara dal re di Napoli. Filippo Scolari si reca in Italia per preparare con l’antipapa e con i fiorentini un accordo ai danni di Ladislao d’Angiò. Organizza con grande pompa la sua ambasceria, si fa accompagnare da numerosi gentiluomini e da una scorta di 300 cavalli.

Giu. ago.Toscana ed Emilia

Raggiunge Firenze. Si ferma per 40 giorni in un palazzo posto all’angolo tra il Canto dei Giraldi ed il borgo degli Albizzi, fatto costruire dal fratello Matteo con il suo denaro. Sempre a Firenze farà pure edificare una chiesa presso l’orto del convento camaldolese di Santa Maria degli Angeli. Nella città non ottiene altro riconoscimento che le insegne e le bandiere militari della libertà e del popolo. E’ accolto a Ferrara da Niccolò d’Este;  ad agosto si incontra a Bologna con l’antipapa Giovanni XXIII.

Sett. nov.Veneto e Friuli

E’ segnalato a Venezia ed a Padova: si parla di una sua partecipazione ad una congiura ai danni della Serenissima ed a favore di Brunoro della Scala e di Marsilio da Carrara. A novembre è nominato con Federico di Ortenburg procuratore imperiale plenipotenziario per Aquileia e il Friuli.

1411
Nov.ImperoVeneziaCapitano g.leFriuli e Veneto

Occupa Aquileia;  giunge sul Livenza con 11000 ungheri: vi è fronteggiato da Taddeo dal Verme. Cividale del Friuli gli apre le porte.

Dic.Friuli e Veneto

Dopo avere superato una breve resistenza entra in Udine con 200 cavalli e riceve la città a nome di Sigismondo d’Ungheria: fa inalberare il vessillo imperiale dell’aquila nera bicipite sopra le torri della rocca. Tristano Savorgnano, rimasto fedele ai veneziani, chiama il popolo alla rivolta; pochi dei suoi aderenti prendono le armi per cercare di recuperare la fortezza. Il Savorgnano è messo in fuga; è dichiarato ribelle; gli vengono saccheggiate le case e gli sono confiscati i beni. Gli abitanti, tramite Michele di Rabatta, promettono di aiutare Filippo Scolari e di proteggerlo nelle sue imprese. Lo Scolari espugna Marano Lagunare e Portogruaro; dà alle fiamme i serragli di Visandone, Blessagno e Valeriano (o Variano); ottiene a forza il castello di Torreano, la bastia di Montereale: a 40 balestrieri veneziani è tagliata una mano ed è tolto un occhio. Occupa la fossa di Cangone nei pressi di Polcenigo e vi sbaraglia Taddeo dal   Verme che si salva nella fortezza; irrompe nel Veneto, saccheggia Ceneda e Serravalle (Vittorio Veneto) e vi cattura il podestà Niccolò Barbarigo. Si narra (Andrea Redusio) che in tale occasione sia stata catturata una giovane, figlia di un nobile cittadino di Feltre. La donna respinge le sue “avances”; per vendetta Filippo Scolari la concede ai suoi servi organizzando intorno al suo corpo un vero e proprio lupanare. La ragazza per la vergogna si uccide. Il condottiero si trasferisce, indi,  nel bellunese ove continua nella sua politica del terrore sistematico;  500 contadini si ribellano per unirsi sul colle di San Vito con l’intenzione di assalire il capoluogo. Gli abitanti di Belluno  aprono le porte allo Scolari.  Quando ha luogo la cerimonia ufficiale dell’insediamento degli ungheri in città (due giorni dopo Natale), il clero al completo va incontro agli occupanti cantando l’inno “Veni Creator Spiritus”; il giorno seguente tutta la cittadinanza giura fedeltà all’imperatore. Sono tolte le bandiere con lo stemma di San Marco per essere sostituite da quelle con l’aquila nera in campo d’oro. Seguono l’esempio di Belluno Feltre, Sacile, Brugnera, Cordignano, Valdimareno e Castelnuovo del Quero. Solamente Conegliano (difesa dai cittadini e dal podestà Marino Gritti), Castelfranco Veneto ed Asolo respingono i suoi attacchi.

1412
Gen. lug.Veneto

Rinnova l’attacco ai veneziani al comando di 16000 ungheri e boemi; si impadronisce delle fortezze di Covolo e di Scala, occupa Motta di Livenza per la viltà dei difensori.  Biagio Magno e Giacomo Querini, che ne sono alla difesa, sono incarcerati a Venezia. Ai  veneziani catturati Filippo Scolari fa tagliare la mano destra, il naso e gli orecchi per vendicare la morte di un barone ungherese ucciso da una freccia: 82 mutilati giungono a Venezia suscitando con la loro vista orrore e desiderio di vendetta. Segue un attacco ad Oderzo, che si difende gagliardamente sotto la guida del podestà Matteo Querini. Gli assalitori danno alle fiamme il borgo e si ritirano.  A metà mese un soldato della Serenissima apre le porte del castello agli ungheri. Sulla testa del comandante della fortezza, Boldrino da Gazo, è messa una taglia di 5000 ducati se catturato vivo, 4000 se consegnato morto. Un dipinto lo raffigura impiccato per i piedi a Rialto sopra la porta del muro delle meretrici ed a San Marco in Portanuova. Oderzo viene messa a sacco. Di seguito lo Scolari occupa Portobuffolé, devasta il contado di Collalto, assale Treviso. Si presenta davanti al borgo di San Tomaso con scale ed altre macchine da guerra: deve abbandonare il terreno con alcuni morti e più di 150 feriti.

Ago.Veneto

Alla notizia che il capitano generale della Serenissima Carlo Malatesta si è accampato presso Motta di Livenza lascia Cividale del Friuli con 3000 cavalli, conduce con sé le guarnigioni di Udine e di altre località e si avvicina in silenzio al campo veneziano. Divide il suo esercito in 3 parti, 2 composte di ungheresi, tedeschi e friulani; la terza di boemi. Le 3 colonne attaccano il campo e  colgono gli avversari alla sprovvista. Carlo Malatesta non si perde d’animo; coadiuvato da Taddeo  dal Verme e dagli altri capitani, inquadra i reparti e predispone la resistenza. L’intervento finale di Crasso da Venosa e di Ruggero Cane Ranieri muta le sorti della battaglia.

Dic.FriuliAlla testa di 1000 cavalli ungheri è sconfitto dal nuovo capitano generale della Serenissima, Pandolfo Malatesta.
1413
Gen.Friuli e Veneto

Ritorna in Friuli;  costringe alla resa Tristano Savorgnano. Si sposta nel trevigiano con 16000 cavalli; con lo Scolari vi sono anche Brunoro della Scala e Marsilio da Carrara. Intima ai cittadini di arrendersi; il tentativo di conquistare Treviso fallisce; prende allora la via di Cittadella e di Villa del Conte e perviene a Vigodarzere nei pressi di Padova. Gli manca il foraggio per la cavalleria per cui non può intraprendere le desiderate operazioni di assedio; si indirizza su Bassano del Grappa, dove è respinto dalle bombarde e dalle baliste cittadine. Indispettito per la resistenza incontrata, guada il Brenta a Cartigliano, al passo dei Tedeschi (da allora chiamato degli Ungheri) e punta su Marostica. E’ qui respinto da Martino da Faenza; gli abitanti catturano 60 ungheri dei quali molti sono uccisi. Si vendica mettendo a ferro e fuoco il vicentino; si volge su Vicenza ed è prevenuto alla difesa della città ancora da Martino da Faenza. Il condottiero romagnolo si collega     con Pandolfo Malatesta;  assale Filippo Scolari  sulla strada che porta a Verona e  costringe l’avversario a ritirarsi sulle colline. Lo Scolari assale Vicenza;  è di nuovo sconfitto dai 2 condottieri che gli infliggono la perdita di 400 uomini e la cattura di altri 320. E’ respinto anche da Verona.

Feb.Veneto Friuli ed Ungheria

Si dirige nuovamente verso Bassano del Grappa;  tenta un nuovo assalto; punta su Asolo;  assale Pederobba, dove è parimenti respinto. Tutti questi insuccessi lo spingono a rientrare in Friuli; si muove sotto Collalto e San Salvatore  devastando i territori appartenenti ai conti Schinella e Pietro da Collalto. Non ottiene alcun risultato significativo se non la cattura di Scalabrino da Treviso, fatto prigioniero allorché tale condottiero osa contrastarlo nella sua ritirata. Si ammala; lascia forti presidi a Motta di Livenza ed a Sacile e si fa condurre in Ungheria. Per tale scelta sarà più tardi tacciato di tradimento da alcuni storici veneziani, i quali riferiscono come si sia fatto corrompere dalla Serenissima nonostante la vittoria in pugno. La leggenda parla di un suo imprigionamento da parte dell’ imperatore che lo fa giustiziare facendogli stillare oro fuso in bocca. L’accusa e la morte straziante sono smentite da molte circostanze e da parecchi biografi.

Apr.Viene stipulata a Trieste un tregua di cinque anni tra le parti con la mediazione del duca d’Austria.
Sett.FriuliRitorna in Italia. Offre l’aiuto delle sue armi ai fiorentini in difficoltà di fronte alle truppe del re di Napoli Ladislao d’Angiò.
……………LombardiaAccompagna l’imperatore a Lodi per un incontro con il signore della città Giovanni da Vignate.
1414
AutunnoUngheriaSerbiaBosniaE’ richiamato in Bosnia a combattere contro il voivoda Hervoja, ribellatosi alla corte magiara.
1415
Mar.Germania ed AustriaPresenzia ai lavori del concilio di Costanza. Giunge nella località accompagnato da un seguito di 60 persone. Gli è data l’incombenza di sorvegliare l’antipapa Giovanni XXIII, trattenuto prigioniero. Si narra che il presule sia riuscito a fuggire dalla prigione, in cui é stato posto, con l’aiuto del duca Federico d’Austria. Il prelato fa dormire nel suo letto un servitore; vestito, poi, da semplice stalliere, cavalca un piccolo ronzino per  dirigersi verso Sciaffusa dove si svolge un torneo appositamente organizzato dal suo temporaneo salvatore.  Filippo Scolari agisce prontamente; entra con le sue truppe in Austria, mette a sacco numerosi castelli finché il duca non gli consegna Giovanni XXIII, subito ricondotto a Costanza.
Lug.GermaniaAssiste a Costanza all’esecuzione degli eretici Jan Hus e Girolamo da Praga.
1416UngheriaSerbiaToscana e BosniaA Firenze per una nuova ambasceria. A novembre, a seguito delle numerose sconfitte subite l’anno precedente ad opera del voivoda Hervoja, interviene nuovamente in Bosnia.
1417UngheriaImpero OttomanoSerbiaSorveglia le frontiere dell’impero contro eventuali incursioni degli ottomani cui infligge una grave sconfitta nei pressi di Belgrado.
1419
Sett. nov.Bosnia e Romania

La campagna si svolge nella regione del Basso Danubio. Muove da Varadino in direzione della Bosnia: dopo qualche giorno batte gli avversari presso Nissa; raggiunge le Porte di Ferro e prosegue la sua azione verso la Valacchia. Ritorna a Varadino e vi stipula una tregua di cinque anni con i turchi.

1420
Mar.ImperoProtestantiCechiaAffronta in Boemia gli eretici hussiti comandati da Jan Zizka.
1421
Ott. nov.Capitano g.leCechia

A seguito di ripetute sconfitte dell’ esercito crociato ha il comando della cavalleria ungherese forte di 15000 uomini. Attraversa il confine con la Moldavia. L’imperatore Sigismondo lo segue alla testa di truppe tedesche della Slesia e della Lusazia, cui si uniscono anche l’arcivescovo di Omolouc ed il duca Alberto d’Austria. Penetra con rapidità nel territorio nemico, si accampa a Ledetz e punta su Praga. Jan Zizka organizza la difesa del castello di Kutna Hora. Filippo Scolari lancia un attacco di cavalleria contro i rivali (hussiti o taboriti come sono chiamati) che si sono asserragliati in tale località. Con l’ausilio della notte fa aggirare dai suoi cavalli il fianco  destro dello schieramento nemico sino a raggiungere la porta occidentale della città, dove alcuni abitanti  lasciano entrare i suoi uomini che si uniscono loro nel massacro dei taboriti. Con l’avvicinarsi dell’ inverno lo Scolari consiglia l’imperatore ad evacuare Kura Hotna poiché i soldati a causa del rigore invernale si sono dispersi nel circondario in case private. L’esercito  a causa della  disorganizzazione si ritira dalla città; gli avversari vi rientrano prima che sia data alle fiamme dagli imperiali.

1422
Gen.Cechia

Filippo Scolari è attaccato presso Nemecky Brod da Jan Zizka: ripiega in grande disordine e migliaia dei suoi uomini muoiono annegati mentre stanno tentando di varcare  il fiume Sazava, la cui crosta di ghiaccio si rompe sotto il peso degli armati. Con la vittoria i nemici si appropriano di 7 bandiere e di 500 carri carichi di oggetti preziosi, libri e denaro.

1423UngheriaImpero OttomanoRomaniaInterviene in Valacchia per scacciare dalla regione Radu Praznaglava, che con l’appoggio dei turchi, ha cercato di spodestare il legittimo voivoda. Sconfigge i turchi nei pressi del Danubio.
1424
Giu. lug.UngheriaA Buda, al fianco del re Sigismondo, chiamato come arbitro nella contesa sorta tra il re di Danimarca, Svezia e Norvegia Erico da una parte ed i conti di Holstein Enrico, Adolfo e Gerardo dall’altra. Il mese successivo si trova a Visegrad, dove lo Scolari partecipa alle assise presiedute, sempre dal sovrano, in una causa presentata dall’arcivescovo Gunther di Magdeburgo.
Sett. nov.UngheriaImpero OttomanoRomaniaViene stipulata una tregua biennale tra il re d’Ungheria Sigismondo e l’impero ottomano. Da essa viene tuttavia esclusa la Valacchia. I turchi invadono tale regione per cui lo Scolari è costretto ad intervenire ancora una volta sul fronte danubiano. Affronta gli avversari nel territorio di Szorény; ne fa ricostruire la fortezza.
1425
Sett. nov.SerbiaTorna a combattere i turchi in Serbia. I nemici sono sconfitti a Vidin.
1426
Sett.UngheriaImpero OttomanoSerbia

Si avvia un’ultima volta contro i turchi penetrati in Valacchia alla falsa notizia della sua morte. Su richiesta del despota di Serbia Stjepan Lazarevic muove contro gli avversari alla testa di 5000 cavalli e di 10000 uomini. Giunge a Galamboc (Golubac).  Vince in battaglia campale i turchi che subiscono la perdita di 20000 uomini; numerosi sono pure i morti nel suo esercito, tra cui Pietro, il figlio del re del Portogallo. Lo Scolari non ha però il tempo di assaporare il frutto della vittoria. Gli viene un collasso per gli strapazzi sopportati e perde quasi la parola.

Dic.Ungheria e Romania

Ripresosi, si reca a Varadino. Per alcune fonti si ammala,  muore nel castello di Ozora e viene sepolto a Buda. Secondo Jacopo Bracciolini, invece, è condotto a Lippa (Lipova, in Romania) dove muore a fine mese. E’ sepolto in Ungheria ad Alba Reale (Székesfehérwar, Stalvaisemburg), nella chiesa della  Prepositura, in una cappella a fianco di quella in cui sono sepolti i re d’Ungheria. Tale edificio è stato distrutto dai turchi nel 1453. Ai suoi funerali  presenzia anche l’imperatore Sigismondo d’Ungheria. Fa costruire un ospedale a Lippa (dedicato a Sant’Elisabetta), una chiesa ed un palazzo ad Ozora (i cui giardini ricevono l’acqua dal lago Balaton), vari edifici a Temeswar, una chiesa anche a Firenze presso l’orto del convento camaldolese di Santa Maria degli Angeli, su progetto si Filippo Brunelleschi. Nel 1517 Lorenzo Buondelmonti fa dipingere da Jacopo di Michele, detto Jacone, sulla facciata di un palazzo di fronte a Santa Trinità a Firenze le imprese del condottiero, andate di seguito perdute. Viene rappresentato in un affresco  da Andrea del Castagno, ora conservato nella Galleria degli Uffizi  a Firenze nell’Aula di San Pier Selvaggio;  un altro ritratto si trova nel deposito della Galleria degli Uffizi a Firenze: si tratta di una copia di Cristoforo dell’Altissimo di un quadro (andato perduto) del Museo Gioviano di Como. Altri suoi ritratti sono quelli di Jan van Eyck (o Albert von Ouwastar), la cui copia è conservata nel Museo delle Belle Arti di Budapest e quello di ignoto autore presente nella Collezione Ambras di Vienna.  E’ pure ricordato in un medaglione di Aliprando Capriolo nell’opera “Ritratti di cento Capitani illustri”. Un’ulteriore sua immagine si trova ad Urbania nel Palazzo Ducale (Museo Civico Pinacoteca). Amante dell’arte,  è Filippo Scolari a chiamare in Ungheria Masolino da Panicale che stava lavorando agli affreschi della cappella Brancacci terminati dal Masaccio. Lo Scolari compare nella novella del “Grasso legnaiuolo” (attribuita ad Antonio Manetti), dove si tratta di un ebanista che, a seguito di una crudele beffa, si rifugia in Ungheria divenendo ricco. “Pippo Spano” è il titolo di un’opera di  Heinrich Mann. In Ungheria, sempre Pippo Spano, è il protagonista di un romanzo storico del 1903 (Masolino. Un romanzo sull’epoca del re Sigismondo, di Gyorgy Tarczai); è, inoltre,  citato in “Kocsik szeptemberben” di LaszloNémeth e nelle strofe di “Philippo Scolari di Ozora szellemének” (Allo spirito di Filippo Scorari di Ozora) di Gyulo Illies.  A Firenze si trova una via  intitolata sempre al suo nome.

CITAZIONI

-“In virtù della lunga esperienza di guerra contro i turchi, Pippo Spano si fece abile in tecniche militari che in genere non rientravano nel corredo della maggior parte dei condottieri italiani. Infatti, era un comandante temerario della cavalleria ed era uso combattere fino alla morte. La sua crudeltà verso i prigionieri, la rapidità e la spietatezza dei suoi atti sbalordirono i veneziani e Carlo Malatesta nelle prime fasi della guerra tra ungheresi e Venezia. Tuttavia, gradualmente l’impostazione tattica più metodica e più cauta dei condottieri italiani ebbe la meglio e Pippo andò incontro alla sconfitta. A Firenze, dove era venuto in visita come rappresentante dell’ imperatore, Pippo fu guardato con sospetto e anche un po’ di apprensione. Sia il ricordo del suo casato sia l’ostentazione smaccata di ricchezza e di altezzosità che egli affettò lasciarono del tutto sbalorditi i suoi concittadini. E sebbene diversamente da tanti altri esiliati non desse segno di volere riavere nella città nativa una posizione autorevole, egli però continuò sempre ad amare Firenze. I fiorentini furono sempre bene accetti alla sua corte in Ungheria e fu lui a portare in Ungheria Masolino perché gli dipingesse la cappella che aveva ad Alba Reale. Inoltre fornì i fondi per la costruzione a Firenze di una cappella, la Rotonda di Santa Maria degli Angeli, progettata da Brunelleschi. Fu anche un appassionato collezionista e al suo mecenatismo si dovettero in Ungheria molte opere architettoniche.”  MALLETT

-“Divenne così invitto e valoroso capitano, che in ventitré battaglie campali ruppe e disfece i turcheschi eserciti.” NARDI

-“Essercitò la guerra con ogni ferina crudeltà, passando contro prigioni alla mutilatione de’ membri, alla privatione de gli occhi, e ad ogni maggior empietà.” MOROSINI

-“Si dice lui essere stato excellentemente dotato: facundo nel parlare, bello e grande d’aspetto, amplo nelle forze, di velocie ingegnio, victorioso nelle battaglie, recto nel giudicio..E anchora fu uomo magnanimo et piacevole a largire; e dare elemosine fu inclinato e pronto, e alle povere chiese e agli orfani et alle xenodochie, o vogliam dire spedali.” Da una cronaca riportata dal POLIDORI

-“Fu capitano esperto, ma uomo avaro e venale.” POLIDORI

-“Valente e sagace capitano.” BONIFACCIO

-“Eccellente Captano.” BERTONDELLI

-“Lo Re Sigismondo lo fece cavaliero, e lo maggiore che fusse in la sua Corte, e donoli molte ricchezze et deli conducta de vinte milia cavalli.” DIARIO FERRARESE

-“Capitano veramente grande, e sotto la cui militar disciplina molti divennero egregi Condottieri d’esserciti..Fu lo Scolari di carnagione bianco; gli occhi hebbe vivaci e neri; la barba e i capelli biondi.” ROSCIO

-“Miles florentinus apud Sigismundum imperatorem honore et auctoritate primus habetur. Hic copiarum dux et imperator ab imperatore factus XX magnis preliis variis temporibus Sarmatos et Theucros (i turchi) in christianos Europa ruentes superavit, eos propriis quiescere sedibus compulit.” SOZOMENO

-“Sommo maestro di guerra..Fu questi..di mezzana statura; hebbe gli occhi neri e lucenti, e anzi che no grandi e proporzionati al suo volto. Il colore delle sue carni era più presto bianco che altrimenti, e quello de’ capelli e della barba fu nell’età giovanile di lui assai somigliante al colore delle biade mature, il quale col crescere de gl’anni andò sempre biancheggiando più. La faccia sua era allegra, e lo aspetto grazioso e ridente. Fu gracile: ma di tutte le membra ottimamente disposto e ben complessionato, e di ottimo temperamento. Percioché egli fu sempre sano, eccetto che ne gl’ultimi anni della sua vita ne’ quali egli fu aspramente tormentato dalle gotte. Usò portare la barba lunga, e i capelli infino in su le spalle secondo il costume Ungaresco; e così ancora i vestimenti dicevoli e in tutto conformi all’usanza di quella gente, ma sempre di seta. Fu di grand’eloquenza, e hebbe facilità incredibile nello sprimere qualunche suo concetto, e ingegno stupendo e presto in apparare ogni cosa, e in particolare le lingue..Dispiacquegli sommamente la licenza militare: e però in ogni suo potere s’ingegnò di tenere i soldati essercitati nelle armi, e occupati ne’ più virtuosi essercizi, che per lui si potesse..Odiò in tanto le contese vane e le discordie, e le maldicenze de’ soldati, che da’ suoi esserciti le tolse via come dannosissime al Capitano.. Dimostrossi in ogni suo affare, e nell’habitare e nel modo di vivere, e nel farsi sevire magnifico, splendido e di squisita pulitezza, inperoché la casa sua era sempre di ricchi abbigliamenti adornata, e a tutte le stagioni dicevola..Fu del mangiare e del bere in ogni tempo e in ogni luogo temperatissimo; ma dell’atto carnale in tanto continente..Fu clementissimo e liberalissimo, non volle mai alcuno per guardia della sua persona, né chi beendo egli gli facesse la credenza. Fu singolarmente humano e affabile, e paziente in sostenere da gli amici gli avvertimenti: e quello che più di ogn’altra cosa importa religioso e buono.” MELLINI

-“Famosissimo Capitano generale dell’imperatore Sigismondo.” GAMURRINI

-“Capitano del secolo XIV.” BOSI

-“Di natura mitissimo e clementissimo..Fu del mangiare e del bere continentissimo; ma di lussuria molto più continente: in modo che, infermando lui nella Magna, e nell’estremo pericolo della vita essendo, promettendogli i medici la pristina sanità se il coito usare volesse, con costante animo recusò ciò fare; molto meglio essere dicendo, onoratamente morire, che bruttamente per lussuria e vizio vivere..Dicesi, lui essere stato di mediocre forma, d’occhi neri, di pelo bianco, di faccia allegra e quasi simile a uno che rida, di corpo magro, di buona valitudine: se non che negli ultimi anni fu dalle gotte molestato. Usò la barba lunga; e’ capelli insino in sulle spalle lunghi, secondo il costume di quella gente; le veste insino in terra lunghe, e sempre di seta. Fu di grande eloquenza, e d’ingegno in modo facile, che oltre alla fiorentina ed unghera lingua, la tedesca, la polacca e la boema..e la valacca lingua ben sapea.” J. BRACCIOLINI

-“Il Fessler lo giudica capitano esperto, ma uomo avaro e venale che, nell’ocupazione delle città del Friuli e del Trevigiano, e specialmente in quella di Serravalle, si mostrò sopratutto sollecito nel condurre i soldati alla rapina. Pretese sempre che i soldati non tralasciassero gli esercizi..di piazza d’armi, che marciassero in ordine perfetto, ubbidissero con prontezza agli ufficiali, non infrangessero la disciplina..Pretese inoltre che non fossero maldicenti e che andassero d’accordo fra di loro..Ma nonostante la sua intransigente severità, i soldati gli volevano bene e gli ubbidivano ciecamente..Nella guerra contro Venezia Pippo Spano si rivelò un coraggioso comandante, ma un mediocre stratega, come fu un valoroso combattente, ma un mediocre comandante, nella prima guerra contro gli Ussiti..Fu un personaggio eminente che arrecò lustro al nome di Firenze, anche se, come condottiero di eserciti la sua fama di invincibilità fu superiore ai suoi meriti, e come politico non sempre riuscì nei suoi compiti..Come uomo non fu quello stinco di santo che i suoi biografi ci descrivono, ma fu spesso crudele, talvolta lussurioso, sempre avido di ricchezze. Fu, insomma, un uomo del suo tempo. E se consideriamo che costruì la sua fortuna nell’ infido ambiente di corte, fra intrighi, congiure, ribellioni, il fatto di essersi mantenuto per tutta la vita fedele al re che aveva contribuito a stabilizzare sul trono, costituisce indubbiamente per lui un non comune titolo di merito.” UGURGIERI

-“Entrò dal Friul messer Pipispanno/ Contra Venetia per L’Imperio gionto,/ Come cignal, che in caccia arma la sanna;/ Un essercito odioso, e al sangue pronto/ D’Ongari havea, che rimetter gli usciti / Di verona, e di Padova tenne conto;/ In campo fur con lui tutti i banditi./ Et Tedeschi in gran numero pur per questa/ Simil subversion gli erano uniti.” CORNAZZANO

-“Custode per 22 anni di una zona limitata del regno magiaro fino alla morte.” PELLEGRINI

-“Il quale aveva appreso alla perfezione le tecniche di guerra applicate della cavalleria ungherese; inoltre durante i combattimenti di frontiera contro i Turchi era già venuto a contatto con la brutalità e l’impeto di questi scontri..Quando ritornò in Italia i suoi contemporanei rimasero colpiti dai suoi metodi rigorosi e spietati. Tanto per citare un esempio, prima di rilasciarli faceva tagliare a tutti i suoi prigionieri la mano destra.” NEWARK

-“Capitano veramente grande, e sotto la cui militar disciplina divennero molti egregi condottieri d’eserciti.. Fu lo Scolari di carnagion bianca: gli occhi hebbe vivaci, e neri: la barba, e i capelli biondi.” CAPRIOLO

-“Celebre condottiero italiano.” MORO

-“Chiamò a sé alcuni parenti del ramo dei Buondelmonti, fra cui due vescovi: Giovanni, vescovo di Collocia (Kalocsa), e Andrea di Filippo di Lorenzo di Durante, che tenne il vescovado di Varad (Oradea) fino al 19 gennaio 1426, data in cui gli successe un altro toscano: Giovanni Milanesi da Prato… Va smentita la leggenda secondo la quale lo Spano fu accusato di tradimento, subendo per questo motivo il supplizio che i Parti, dopo la battaglia di Carre (53 a.C.), inflissero al triumviro romano  marco Licinio Crasso versandogli in gola oro fuso. Al Concilio di Costanza, infatti, lo Spano era senza dubbio presente insieme con Sigismondo e assistette ai supplizi di Jan Hus (1415) e Girolamo da Praga (1416). Lo Scolari prese in moglie una donna ungherese di nome Barbara (Borbala Ozorai) ed elesse a sua residenza ufficiale il castello di Ozora, feudo recatogli in dote dalla consorte. In particolare il progetto del castello è attribuito al falegname Manetto Ammanatini, protagonista della “Novella del grasso legnaiuolo” che precede la “Vita di Filippo Brunelleschi” scritta da Antonio di Tuccio Manetti. Nella novella, che narra la burla ordita dal Brunelleschi, da Donatello e da altri ai danni di Manetto, detto il Grasso, sia Sigismondo che lo Spano sono lodati, non senza ironia, per le loro virtù.” MASI

-“Filippo Scolari, alias Pippo Spano, alias Ozorai Pipo, non fa parte di quei grandi personaggi della storia dell’Ungheria che sono stati circondati da un’aura di gloria eterna; anzi, è addirittura rimasto nella mediocrità ed è tuttora poco conosciuto sia in Ungheria che in Italia, pur avendo avuto un peso considerevole nelle vicende storiche e politiche del regno magiaro in virtù del suo rapporto di collaborazione col re Sigismondo di Lussemburgo, di cui s’era guadagnato la benevolenza e la fiducia. Filippo Scolari visse in un periodo di grande transizione e di trasformazioni sociopolitiche decisive sia per lo stato magiaro che per quello europeo… Filippo amava il lusso anche a pranzo: faceva apparecchiare le tavole con piatti d’oro e d’argento; tuttavia, esigeva poche portate, purché buone e nella porzione giusta, siccome era molto misurato sia nel mangiare che nel bere. Studiava però il menù a disposizione prima di farsi servire i cibi e non voleva che nessuno assaggiasse le vivande che gli venissero servite, né amava farsi circondare di guardie del corpo.. la caccia era il suo passatempo preferito, che praticava con passione quando era libero da impegni politici o militari. Filippo era sì “continentissimo del mangiare e del bere”, ma “di lussuria molto più continente”, scrive di lui Jacopo di Poggio Bracciolini. (Diversa al riguardo è la valutazione di Andrea Redusio nella sua “Cronaca Trevigiana, che riporta un episodio della sua campagna nel Friuli del 1411”. NEMETH PAPO- A. PAPO

-Sulla sua tomba è inscritto il seguente epitaffio “Sepulchrum Egregii et Magnifici Domini Philippi de Scolaribus/ de Florentia Comitis Themesvaricensis et Ozonae./ Qui obiit anno Domini 1426 die XXVII Mensis Decembris.”

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-D. Mellini. Vita di Filippo Scolari, volgarmente chiamato Pippo Spano.

-Iacopo di Messer Poggio (Jacopo Bracciolini). Vita di messer Filippo Scolari cittadino fiorentino.

-G. Nemeth Papo – A. Papo. Pippo Spano. Un eroe antiturco antesignano del Rinascimento.

Immagine: Filippo Scolari, l’ascesa da condottiero fiorentino a conte di Temesvar

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