FEDERICO GONZAGA DA BOZZOLO

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Condottieri di ventura

0788      FEDERICO GONZAGA DA BOZZOLO  Conte. Di Bozzolo. Duca di Sabbioneta. Signore di Bozzolo, Viadana, Rivarolo Mantovano, San Martino dell’Argine, Isola Dovarese e di Monreale in Francia. Figlio di Giovanni Francesco; fratello di Ludovico, Pirro e Febo; zio di Roberto da San Severino e di Cagnino Gonzaga; genero di Ludovico Orsini.

               1480 ca.- 1527 (dicembre)

Anno, mese

 

Stato. Comp. ventura

 

Avversario

 

Condotta

 

Area attività

 

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1496

 

Francia

 

 

 

 

 

Campania e Francia

 

Giovanissimo, alla morte del padre viene inviato a Napoli presso il re Carlo VIII. Segue il sovrano nella sua ritirata in Francia. Eredita con i fratelli la signoria di San Martino dall’ Argine e  solo  con il fratello Ludovico la signoria di Bozzolo, Rivarolo Mantovano ed Isola Dovarese.

1497

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.       Lombardia Rientra dalla Francia in Lombardia con il fratello Ludovico.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

E’ investito di Bozzolo dall’ imperatore Massimiliano d’Austria che gli concede pure il diritto di battere moneta. Nello stesso mese si reca a Venezia per i funerali dell’ambasciatore sforzesco Battista Sfondrato.

1502

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si reca a Pavia;  davanti a Luigi XII si batte a duello con Pirro Gonzaga, da lui accusato di avere diffamato Francesco Gonzaga. Lo Chaumont, Gian Giacomo da  Trivulzio ed il maresciallo di Gié cercano di fare cessare  lo scontro: solo il re di Francia riesce in tale intento.

1503

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Venezia con il fratello Ludovico. Nella città alloggia a Cà Turlon in San Girolamo; è alla vana ricerca di una condotta.

1509

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

 

Impero

 

Venezia

 

 

 

Veneto

 

Entra in Padova appena conquistata  con il fratello Ludovico. Prende alloggio fuori della porta del Portello. Nel castello cittadino si pone Marco Sittich con 1000 fanti tedeschi. A fine mese lascia la città per unirsi con l’esercito imperiale a Castelfranco Veneto.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Si trova a Bassano del Grappa; con il fratello Ludovico (650 cavalli) va incontro all’ imperatore Massimiliano d’Austria. Si sposta a Cittadella.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Piombino Dese, alla rassegna dell’esercito tenuta da Costantino Arianiti. Ottiene la rocca di Camposampiero e fa prigioniero il provveditore Antonio Querini; si sposta all’ assedio di Padova con 150 uomini d’arme. Deve assicurare i rifornimenti da Vicenza al campo, condurvi le artiglierie e  cercare di deviare le acque del Bacchiglione. Mentre sta svolgendo questa funzione è sorpreso nottetempo a San Martino di Lupari, nei pressi di Longare, dagli uomini di Giano Fregoso, di Giovanni Greco e di Dimitri Megaduca (150 uomini d’arme, 120 balestrieri a cavallo e 120 stradiotti). Nel combattimento è catturato Filippo dei Rossi con 300 cavalli: Federico Gonzaga da Bozzolo riesce a fuggire per la montagna senza che i veneziani si preoccupino molto ad inseguirlo perché occupati nella ricerca del bottino.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Ritorna a Longare con il fratello Ludovico per cercare di deviare le acque del Bacchiglione.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Ai primi di ottobre gli imperiali abbandonano le operazioni di assedio di Padova. Federico Gonzaga da Bozzolo conduce l’artiglieria estense a Montagnana ed affianca il cardinale Ippolito d’Este alla difesa di tale località.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto Emilia

 

Con la caduta di Montagnana in mano veneziana lascia tale territorio per riparare nel Polesine. Quando anche il Polesine è conquistato dalle truppe della Serenissima  ripara  a Ferrara.

Dic.

 

 

 

 

 

30 lance

 

Veneto

 

Si trasferisce alla guardia di Verona. Colloca il suo campo  a San Nazzaro.

1510

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Verona. Tenta una sortita con Carlo Baglioni e Sacramoro Visconti;  viene sconfitto a San Bonifacio dai cavalli leggeri di fra Leonardo Prato. Fra gli imperiali sono uccisi 60 balestrieri a cavallo e sono catturati 50 uomini d’arme e 200 cavalli leggeri italiani. Federico Gonzaga da Bozzolo si salva su un cavallo turco con l’aiuto dei francesi usciti in suo soccorso da Verona. Si allontana ancora dalla città con Giovanni Gonzaga; è ancora battuto a Villanova da fra Leonardo Prato (cattura di 100 cavalli, tra i quali 40 uomini d’arme borgognoni).

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Lascia Verona per Porta Vescovo con Giovanni Gonzaga ed il fratello Ludovico per depredare il territorio circostante: razzia numerosi capi di bestiame e fa numerosi prigionieri.

Giu.

 

Impero

 

Venezia Chiesa

 

 

 

Veneto

 

Esce da Vicenza con il fratello Ludovico e 600 cavalli: è una volta di più  sconfitto da Taddeo della Volpe, da Meleagro da Forlì e da Giovanni Greco che gli catturano 100 cavalli.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Staziona tra Rosà, San Giorgio in Bosco e Cittadella; conquista Monselice.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Vicenza : senza denari è costretto ad abbandonare il campo di Olmo ed a riparare a Verona allorché la città è attaccata dai veneziani.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

 

Si apre il passo nel mantovano fra le truppe pontificie e veneziane; alla testa di 7000 uomini giunge a Ferrara in soccorso di Alfonso d’Este. Lavora al rafforzamento delle fortificazioni della città.

1511

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

 

1000 fanti

 

Romagna

 

Con Alfonso d’Este, lo Chatillon ed Annibale Bentivoglio sorprende e sbaraglia sul Santerno veneziani e pontifici condotti dal vescovo Antonio Orfeo di Caricola e dai condottieri Guido Vaina, Meleagro da Forlì e dallo spagnolo Verdejo, giunti nel ferrarese per assediare la bastia del Zaniolo/Genivolo con 600 cavalli, 500 cavalli leggeri e 400 fanti (5000 fanti e 400 cavalli leggeri per altre fonti). Nello scontro sono uccisi 3000 uomini, in gran parte veneziani, ed è fatto a pezzi il contingente spagnolo del Verdejo. Federico Gonzaga da Bozzolo rientra a Verona con 200 cavalli  portando con sé 20 carri di vettovaglie.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Si distingue nella battaglia di Casalecchio di Reno. Al termine dello scontro fa liberare a Ferrara alcuni fanti veneziani catturati dagli estensi  che il duca Alfonso d’Este vorrebbe fare giustiziare per le loro precedenti devastazioni. In città assiste al duello che vede impegnati i due capitani spagnoli Azevedo e Giovanni di Santacroce.

Ago.

 

Francia

 

Venezia Chiesa

 

 

 

Verona

 

Con il fratello Ludovico raccoglie 2000 fanti e 300 lance: i denari necessari per il loro arruolamento sono forniti dai francesi. Ritorna alla difesa di Verona.

1512

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. mag.

 

 

 

 

 

1000 fanti

 

Romagna

 

Partecipa alla battaglia che si svolge nei pressi di Ravenna al comando di 1000 fanti italiani: è posto alla retroguardia accanto a 3000 unità tra arcieri e stradiotti. L’esercito francese è comandato da Gastone di Foix, dal la Palisse, da Ivo d’ Allègre, dal Baiardo, da Jacopo di Ems e da Filippo di Freiberg; esso è composto di 1900 lance, 5000 fanti tedeschi, 8000 fanti fra guasconi e piccardi, 5000 fanti italiani, 3000 fra arcieri e cavalli leggeri. Nel combattimento Federico Gonzaga da Bozzolo riporta sei ferite; cattura il legato del papa Giulio II, il cardinale Giovanni dei Medici (il futuro Leone X)  dopo avere scacciato alcuni cavalli albanesi che  hanno circondato il presule per consegnarlo al cardinale Federico da San Severino, vecchio amico del prelato. Assedia con 800 fanti la cittadella di Ravenna dove si è rinchiuso Marcantonio Colonna; lo costringe, in breve tempo, alla resa a patti. Con 1000 fanti obbliga ad arrendersi anche Giulio Vitelli  asserragliatosi nella rocca. In un assalto rimane nuovamente ferito da un sasso.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l’arrivo di 20000 svizzeri, assoldati da veneziani e da pontifici, arruola in fretta 6000 fanti italiani per sostenere l’azione del la Palisse.

1513

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inverno

 

Impero

 

Venezia Francia

 

 

 

Emilia

 

Soccorre i guelfi del piacentino, minacciati dai ghibellini locali comandati da Pietro Buso Scotti.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Alla difesa di Verona con 200 cavalli.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Esce da Verona con Guglielmo di Rogendorf (600 cavalli e 2000 fanti);  sorprende a San Bonifacio 300 cavalli leggeri e 600 fanti veneziani condotti dal provveditore Sigismondo Cavalli e da Giovanni Forti. Con la fuga degli avversari saccheggia la località e fa prigionieri tutti i soldati. Mette pure a sacco Soave dopo avere dato alle fiamme un ponte sull’ Adige;  tenta inutilmente di impadronirsi di Vicenza, alla cui difesa si portano molti contadini del territorio.

1514

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Guelfi

 

Ghibellini

 

 

 

Emilia

 

Con Troilo dei Rossi attacca nel piacentino i ghibellini di Pietro Buso Scotti;  costringe quest’ ultimo a rifugiarsi in Carpaneto Piacentino.

1515

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

………………

 

Chiesa

 

 

 

Capitano g.le fanteria

 

 

 

Milita al servizio del papa Leone X. Giuliano dei Medici lo nomina capitano generale della fanteria pontificia.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

E’ segnalato a Roma alla cerimonia in cui vengono consegnati a Giuliano dei Medici il gonfalone della Chiesa ed il bastone di capitano generale. Giuliano dei Medici si ammala ed il suo successore, Lorenzo dei Medici, non rinnova a Federico Gonzaga da Bozzolo il mandato.

Sett.

 

Francia

 

Spagna

 

 

 

 

 

Contatta Bartolomeo d’Alviano ed i veneziani; ritorna, viceversa, agli stipendi dei francesi.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si trova a Milano a rendere omaggio al nuovo re di Francia Francesco I.

1516

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Pavia con 3000 fanti.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Lautrec gli dà l’incarico di radunare 1000 fanti italiani con i quali unirsi ai veneziani all’ assedio di Verona.

Sett.

 

 

 

 

 

1266 fanti

 

Veneto

 

All’assedio di Verona: a ciascuno dei suoi uomini viene anticipata la paga di un mese (due scudi e mezzo a testa). Prende parte ad un consiglio di guerra con il provveditore generale Andrea Gritti;  conduce i primi assalti alle mura della città. Con Rizino d’Asola entra nottetempo in un bastione e respinge alcuni cavalli e fanti usciti dalla trincea prospiciente il Campo di Marte.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Giungono ai difensori di Verona notevoli rinforzi, inviati dall’imperatore Massimiliano d’Austria. Federico Gonzaga da Bozzolo si trasferisce al campo di Villafranca di Verona. Con Mercurio Bua intercetta a Peri un convoglio di vettovaglie diretto al capoluogo:  nello scontro sono uccisi 25 veneziani contro 70 tedeschi. Con i suoi fanti, 200 uomini d’arme e 3 sagri è inviato in soccorso di Babone Naldi che ha dovuto abbandonare Groara. Recupera tale località e fa ritorno a Povegliano Veronese.

Nov.

 

 

 

 

 

1008 fanti

 

Veneto

 

A Villafranca di Verona, per la mostra dei suoi uomini.

1517

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

Comp. ventura

 

Chiesa

 

 

 

Lombardia Emilia e Marche

 

Alla fine del conflitto i suoi uomini sono licenziati. Tratta con i fanti spagnoli impegnati all’ assedio di Verona e li assolda per conto di Francesco Maria della Rovere per riconquistare il ducato di Urbino ai danni di Lorenzo dei Medici e dei pontifici. Giunge a Sermide con 1000 soldati tra uomini d’armi e cavalli leggeri; lascia la cittadina nonostante gli inviti del Lautrec a non muoversi. Nell’ attraversare il bolognese mette a sacco Budrio; arriva presto nelle Marche ed assedia Mondavio. Lorenzo dei Medici deve ritirarsi.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Entra in Urbino; punta su Fano;  ne è respinto da Troilo Savelli in quanto dispone di soli 5 pezzi di artiglieria e di scarse munizioni. In un assalto perde 150 uomini; un altro attacco viene respinto dalla resistenza opposta da Fabio da Gallese. L’arrivo via mare da Pesaro di 500 fanti inviati da Renzo di Ceri lo induce  a rifugiarsi con Francesco Maria della Rovere a Mombaroccio.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

I pontifici si presentano nei pressi di Mombaroccio: dopo un primo scontro, gli avversari puntano su Fossombrone inseguiti dai feltreschi; giunti sul Metauro, costoro ritornano indietro per occupare le sue basi di partenza. Federico  Gonzaga da Bozzolo comprende il pericolo insito nella manovra, abbandona i bagagli e raggiunge Tavernelle.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Federico Gonzaga da Bozzolo è scomunicato dal pontefice come ribelle allo stato della Chiesa.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Marche  Umbria e Toscana

 

Si muove tra Fossombrone, Cagli e Gubbio. Blocca ad Apecchio Gentile Baglioni che  cade in un’imboscata. Si sposta in Umbria con Francesco Maria della Rovere; a Ponte Valleceppi ha il compito di istruire il processo che porta alla condanna a morte di Pietro Maldonado, trovato colpevole di tradimento. Obbliga i perugini a pagare una taglia di 10000 ducati ai feltreschi; si trasferisce in Toscana; la pressione dei pontifici lo costringe a rientrare nelle Marche.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Staziona sotto Ancona;  si volta verso Fermo.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Marche

 

Con Carlo Baglioni (alla testa di fanti guasconi e di due compagnie di cavalli) si imbatte a Chiaravalle in Ludovico Euffreducci che   conduce 6000 fanti: ordina alla cavalleria  di arretrare e di farsi inseguire dal nemico che viene in tal modo attratto in un agguato dove sono stati appostati in precedenza i suoi fanti. Sconfigge gli avversari e si appropria di 22 insegne.

Ago. sett.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Obbligato a ritirarsi con Francesco Maria della Rovere per l’intervento di 300 lance francesi del   Lescun (Tommaso di Foix) e di 6000 fanti (2000 svizzeri e 4000 fra grigioni ed italiani) viene sconfitto dai pontifici a Rimini al borgo di San Giuliano; nello scontro rimane ferito leggermente al petto. E’ raggiunto finalmente l’accordo con gli avversari; liberato da ogni censura ecclesiastica ripara a Mantova con le truppe italiane (100 cavalli e 600 fanti).

1518

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………..       Lombardia A Casalmaggiore per le nozze della nipote Camilla, figlia del fratello Ludovico, con il marchese di Atripalda Alfonso Castriota.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Piemonte

 

Accompagna Francesco Gonzaga a Casale Monferrato.

1519

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

Francia

 

 

 

 

 

 

 

Ha l’incarico di raccogliere 6000 fanti per conto dei francesi.

Nov.

 

Concordia

 

Mirandola

 

 

 

Emilia

 

Difende Concordia dalle mire di Giovan Francesco della Mirandola.

1520

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Acquista nel bresciano 250 palle di ferro destinate alle artiglierie dei suoi castelli.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Contrasta Giovan Francesco della Mirandola.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Viene insignito dal re di Francia dell’ordine di San Michele: l’onorificenza gli è conferita a Milano dal Lautrec nella chiesa di San Francesco.

1521

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

Francia

 

Impero Chiesa

 

 

 

 

 

Raduna molti fanti per i francesi.

Apr.

 

 

 

 

 

50 lance

 

Lombardia

 

A Milano, per un consiglio di guerra con il Lautrec ed il provveditore generale  Andrea Gritti: sono concordati i piani per il prossimo conflitto. Ha il compito, con Pietro Navarro e Giulio da San Severino, di supervisionare le difese dei passi di confine della Lombardia e delle terre della Serenissima.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Informa il Lescun di movimenti di truppe imperiali diretti da Trento e dalla Brianza verso Milano e Como. Si pone alla difesa di Parma; da qui con 1300/1400 fanti appoggia il Lescun che cerca di sorprendere Reggio Emilia ove si trovano pochi soldati con il commissario Francesco Guicciardini. Il capitano francese è fatto prigioniero in un tafferuglio sorto mentre pontifici e francesi stanno parlamentando. Federico Gonzaga da Bozzolo libera il Lescun e blocca gli uomini d’arme francesi, che si sono dati alla fuga a seguito del fatto.  Occupa per otto giorni Cavriago e ritorna alla difesa di Parma. 

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raduna  per i francesi molti fanti con Pietro Francesco Barbiano da Belgioioso.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Ancora alla difesa di Parma: la città  viene attaccata dalle milizie di Prospero Colonna. Federico Gonzaga da Bozzolo ha ai suoi ordini 5000 fanti italiani (il Lescun guida 400 lance francesi). Resiste con vigore  agli attacchi di imperiali e pontifici tanto che ha anche l’opportunità di prestare soccorso con 1000 fanti alla guarnigione di Piacenza, quando tale centro viene investito dagli avversari. Con il Buonavalle sconfigge i fuoriusciti capitanati da Ettore Visconti: costoro sono posti in fuga sui monti con la perdita di 500 fanti della retroguardia. A fine mese rimane ferito da un colpo di schioppetto al braccio durante un sanguinoso attacco portato dagli imperiali: viene respinto un primo assalto ad un bastione diroccato dalle artiglierie.  Federico Gonzaga da Bozzolo  attraversa il Po con tutte le artiglierie per diminuire la lunghezza delle proprie linee difensive.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

L’avvicinarsi di rinforzi, portati dal Lautrec al Taro e da Alfonso d’Este a Finale Emilia ed a San Felice sul Panaro, convincono gli imperiali a ritirarsi da Parma.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Raduna 4000 fanti e si porta alla guardia di Milano.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Muove da Parma con 1500 fanti, 120 lance e 17 pezzi di artiglieria e si dirige verso Piacenza che ha aperto le porte ai pontifici di Vitello Vitelli. Durante la sua assenza il Vitelli ed il vescovo di Pistoia Antonio Pucci si sono impadroniti anche di Parma.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

 

Attacca vanamente Parma con Marcantonio Colonna. Alla morte del papa Leone X lascia Cremona.

1522

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Punta al recupero di Parma con il Buonavalle e Marcantonio Colonna (5000 fanti e 600 lance). La città, alla cui difesa si trovano il marchese di Mantova Federico   Gonzaga ed il governatore Francesco Guicciardini con 700 fanti italiani e 50 uomini d’arme, è attaccata all’ improvviso con le scale. Federico Gonzaga entra in Codiponte; è condotto un feroce assalto di quattro ore dalla parte verso il Po e verso Porta San Michele.  La stanchezza, alfine, prende gli assalitori ed il mattino seguente l’esercito franco-veneziano abbandona Parma per ritornare al di là del Po. Federico Gonzaga da Bozzolo  attraversa il fiume e scorre il territorio; è affrontato dai Pallavicini che gli catturano 60 cavalli e mettono in fuga 200 fanti.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte

 

All’assedio di Milano. Cerca di far disertare con un trattato 2200 fanti che militano nel campo imperiale. E’ ferito da un colpo di schioppetto fra il gomito e la  mano sinistra mentre sta ispezionando alcune trincee. Si collega ancora con il Lescun (400 lance e 7000 fanti svizzeri ed italiani) e costringe a rinchiudersi in Pavia Federico  Gonzaga che ha  cercato di bloccargli il passo a Gambolò. Muove, di seguito, su Novara, batte la città con le artiglierie e la conquista con tre assalti: sono catturati, oltre Filippo Tornielli, anche alcuni fuoriusciti milanesi.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Assedia Pavia con Giovanni dei Medici;  si impadronisce del tratto di terreno che intercorre tra Borgoratto e la Porta Calcinaria: abbattute con le artiglierie 40   braccia di mura, si prepara all’ assalto finale. Questo non ha alcun esito sia per la mancanza di denaro che frena lo slancio dei soldati, sia per le fortissime piogge che impediscono un corretto proseguimento delle operazioni. Federico Gonzaga da Bozzolo prende parte alla battaglia della Bicocca in cui è sconfitto da Prospero Colonna e da Ferdinando d’Avalos. A seguito della disfatta si avvia alla guardia di Lodi con il Buonavalle e Giovanni dei Medici (300 lance e 3000 fanti). Viene assalito da Ferdinando d’Avalos mentre le sue truppe stanno prendendo posizione nella città: Lodi è messa a sacco dagli imperiali.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Ripara a Crema; nel contempo i suoi possessi allodiali e feudali gli sono confiscati a favore del marchese di Mantova. Federico Gonzaga da Bozzolo si sposta con Giovanni dei Medici alla difesa di Cremona con 3000 fanti. A metà mese il Lescun e gli altri capitani francesi si arrendono a patti nelle mani di Prospero Colonna; anche il Gonzaga li segue in tale scelta effettuata alla condizione che non arrivino rinforzi dalla Francia entro il termine di pochi giorni. Allo scadere di tale data rientra nel mantovano.

Lug.

 

Ferrara

 

 

 

 

 

 

 

Agli stipendi di Alfonso d’Este.

1523

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett.

 

Francia

 

Impero Milano Venezia

 

50 lance

 

Lombardia

 

Ritorna al soldo dei francesi. Raccoglie con Renzo di Ceri 4000 fanti nel ducato di Ferrara e nel mantovano, si unisce sull’Adda con 1000 fanti, 400 uomini d’arme e 10 pezzi di artiglieria condotti dal Baiardo. Rioccupa Lodi e ne scaccia Federico Gonzaga, che ne è stato preposto alla difesa con 500 cavalli e 500 fanti. Attraversa l’Adda su un ponte di barche e soccorre i difensori del castello di Cremona, che si impegnano ad arrendersi  entro la fine del mese a meno di non ricevere soccorsi dall’ esterno. Nella città sono introdotti dagli imperiali   vettovaglie e munizioni. Federico Gonzaga da Bozzolo  decide, pertanto, di  dare l’assalto a Cremona la cui guarnigione, negli stessi giorni, è stata rafforzata dalla presenza di 100 uomini d’arme, di 100 cavalli leggeri e di 400 fanti inviati dal marchese di Mantova. Il Gonzaga  inizia a bombardare le mura con l’artiglieria;  dà battaglia inutilmente; si ritira a San Martino al Lago ove aspetta Renzo di Ceri  proveniente dal reggiano con 2000 fanti e 200 cavalli. 

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Sono colpite con le artiglierie le mura di Cremona alla Porta di San Luca e vi è fatto un largo varco. Federico  Gonzaga da Bozzolo e Renzo di Ceri si preparano a dare il colpo finale ai difensori allorché incomincia a cadere per quattro giorni una pioggia torrenziale che ingrossa torrenti e fiumi  ostacolando di fatto il flusso dei rifornimenti al campo francese. Gli assalitori sono così indotti a ritirarsi per non incorrere in mali peggiori. Il Gonzaga mette a sacco Gramignana e ripara a Pizzighettone dopo avere subito un assalto dei veneziani di Mercurio Bua uscito da Pontevico. Si trasferisce  a Soncino e, con il Baiardo, ottiene a patti dal castellano Leonardo Tortora la rocca di Caravaggio. Prende parte all’assedio di Milano; viene rimproverato dai francesi e preso a  male parole con Renzo di Ceri per il cattivo esito dell’ impresa di Cremona. Impedisce ai veneziani di prestare soccorso a Prospero Colonna.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia e Francia

 

Gli è concesso un salvacondotto;  tenta di trattare una tregua di sei mesi tra le parti. Si reca in Francia per avere direttive sulla conduzione della guerra; al rientro raggiunge Abbiategrasso dove con il Bonnivet e Galeazzo Visconti deve fare da paciere tra le truppe francesi ed italiane a seguito dell’ uccisione di Carlo da San Severino da parte di un luogotenente dello Chandée.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Entra in Lodi con la sua compagnia e 500 schioppettieri; rafforza le difese cittadine.

1524

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Incominciano le diserzioni fra i suoi fanti; si uniscono, viceversa, ai suoi uomini 80 cavalli leggeri licenziati dal marchese di Mantova. Federico Gonzaga da Bozzolo sorprende nottetempo a Gorgonzola, in disordine, 400 fanti e 400 cavalli guidati da Bartolomeo da Villachiara e da Francesco Masino.

Feb. mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si impadronisce per trattato di Castelleone;  la città viene messa a sacco; i suoi cavalli leggeri occupano inoltre Caravaggio: fa restituire ai veneziani le prede trafugate dai suoi uomini nel cremasco. Si accampa nelle vicinanze di Abbiategrasso; da Lodi effettua continue scorrerie nel territorio per impedire il vettovagliamento agli imperiali che controllano Milano. A marzo lascia Lodi con il fratello Pirro alla testa di 1000 fanti e di 500 cavalli per sostenere i soldati del castello di Cremona giunti all’estremo della resistenza. Saccheggia per strada Sambedo ed invia in avanscoperta un suo esploratore per avvertire i difensori del suo prossimo arrivo. Costui è scoperto; Federico Gonzaga da Bozzolo cade in un agguato preparato dagli sforzeschi;  deve ritirarsi abbandonando nelle mani dei nemici le vettovaglie allestite. Per rivalsa i suoi uomini, sulla strada del ritorno, distruggono tutto ciò che possono, fanno molti prigionieri e predano molti capi di bestiame.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Esce nuovamente da Lodi con 1500 cavalli e diversi cavalli per congiungersi con l’esercito francese: è intercettato a Lacchiarella da 10000 uomini usciti da Milano;  deve pertanto rientrare. Invia, allora, a Stradella 500 schioppettieri per tagliare le linee di rifornimento al campo imperiale di Gambolò. La località è assalita da 2000 fanti spagnoli;  i suoi soldati sono costretti ad arrendersi a patti. Assale Pizzighettone, dove è castellano Marco Antonio Cipello con soli tredici terrazzani: il Cipello si accorda con Federico Gonzaga da Bozzolo e lo fa entrare. Con la disfatta del Bonnivet  a Romagnano Sesia il Gonzaga si rinserra in Lodi con 2000 fanti che non ricevono le loro paghe da tempo.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si arrende a patti ai veneziani entro il termine di quindici giorni per verificare l’effettivo ritiro in Francia del Bonnivet. Si incontra con Alessandro Donato; un suo emissario attesta la partenza dei francesi dal pavese; ha nuovi colloqui con Luigi Gonzaga, che milita per i veneziani;  si arrende nelle mani del marchese di Mantova Federico Gonzaga e di Francesco Maria della Rovere cui consegna le artiglierie.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte e Francia

 

Abbandona Lodi, a bandiere spiegate, con 80 uomini d’arme, 200 cavalli leggeri, 1000 fanti e tutti i carriaggi; raggiunge Torino e Susa con la scorta dei veneziani di Francesco Maria della Rovere. Mette a sacco la città perché gli abitanti si sono rifiutati di aprire le porte alle sue truppe. Con Renzo di Ceri e Giulio da San Severino conduce in Francia 5000 uomini, compresi altri fanti italiani che provengono da Alessandria.

Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

In Provenza;  si trasferisce con 1500 fanti alla difesa di Aix-en- Provence e Tolone.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

Si sposta alla guardia di Arles con 1600 fanti;  da Aix-en-Provence cerca di soccorrere più volte Renzo di Ceri, assediato in Marsiglia dagli imperiali.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

Gli avversari sono costretti ad abbandonare il campo  con l’arrivo da Avignone di 6000 svizzeri assoldati da Francesco I: con il la Palisse ed Annes di Montmorency Federico Gonzaga da Bozzolo tallona da vicino il Connestabile di Borbone che ripiega, a sua volta, su Savona.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si impossessa del castello di  Sant’Angelo Lodigiano con la sua compagnia e 2000 fanti;  si muove attorno  a Lodi. Supera il Ticino e punta su Pavia alla cui difesa si trova Antonio di Leyva. Alla testa dei suoi fanti italiani si accampa con il maresciallo di Montmorency nell’ isola formata a sud da due rami del Ticino.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Inizia a bombardare Pavia con 6 pezzi di artiglieria; conduce un primo assalto alla  città cui segue un secondo portato vicino al monastero di Sant’Angelo.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

 

A Pavia. Fa costruire un cavaliere dalla parte del Ticino per riprendere a bombardare alcuni tratti delle mura. La sua compagnia perde molti effettivi a causa del ritardo delle paghe. Attraversa il Po ed accompagna Giovanni dei Medici nel prelevare a Rubiera molti carri di munizioni e 50000 ducati inviati da Alfonso d’Este ai francesi. Scorre nel piacentino a Pontenure;  affianca Giovanni dei Medici a Borgo San Donnino (Fidenza); conquista Fiorenzuola d’Arda con i cavalli leggeri;  si incontra con il duca di Albany, Giovanni Stuart, diretto verso il regno di Napoli. Rientra all’ assedio di Pavia;  effettua la rassegna dei suoi uomini.

1525

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Pavia. Attacca il bastione di Santa Margherita, o di messer Torrello, dopo che le artiglierie hanno aperto nelle mura un varco di 60 braccia; l’assalto è respinto in tre ore con la perdita di 400 fanti fra i francesi e di venti uomini, con molti feriti, fra gli imperiali. Si allontana allora temporaneamente dal pavese con il la Palisse e Giovanni dei Medici per impedire che Melegnano cada nelle mani degli avversari.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Gli imperiali riescono ad entrare dentro il parco di Mirabello di Pavia: a Federico Gonzaga da Bozzolo è dato l’incarico di assalire con Filippo di Brion la retroguardia rimasta ancora fuori. Incomincia un crudele combattimento in cui i fanti imperiali sono inizialmente obbligati a riparare in un bosco vicino sotto l’incalzare della cavalleria e del fuoco  dell’artiglieria. Il Gonzaga entra anche nel bosco: alla fine la battaglia è vinta dagli avversari.  Il condottiero, una volta di più ferito, è fatto prigioniero con lo stesso sovrano ed altri capitani quali Enrico d’Albret, Renato di Savoia, il Montmorency, il Saint-Pol, il Brion, Galeazzo e Bernabò Visconti; perdono la vita, invece, venti capitani francesi fra i quali Giacomo d’Amboise, il Lescun, il Bonnivet, il la Palisse, il la Trémouille, l’Aubigny e Galeazzo da San Severino. Nella battaglia muoiono di parte francese 8000  uomini e 700 di parte spagnola, fra cui un solo capitano, il marchese di Sant’Angelo Ferrando Castriota. Altri 1300 uomini muoiono annegati nel Ticino durante gli scontri, di cui 400 fra gli imperiali. Il Gonzaga è condotto prima nel castello di Pavia e poi nel palazzo della marchesa di Scaldasole, da lui molto amata.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Gli è imposta una taglia di 3000 scudi (che Francesco Maria della Rovere si offre di pagare in sua vece). Durante la sua detenzione ha una disputa con  Zuchero sulla conduzione della battaglia di Pavia.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Gode di un regime di semilibertà;  segue il Connestabile di Borbone a Voghera.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia e Liguria

 

Si reca anche a Crema ed a Milano; affianca il Connestabile di Borbone verso Savona. Corrompe alcuni soldati spagnoli e decide di fuggire con il Saint-Pol (Francesco di Borbone) quando si paventa la possibilità di un loro trasferimento in Spagna.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si parla di una sua assunzione da parte dei veneziani come capitano generale della fanteria con una condotta di 100 lance.

1526

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Francia

 

 

 

50 lance

 

Emilia Veneto Lombardia e Francia

 

 

 

Si trova dapprima a Colorno, dove con Roberto da San Severino presenzia alla pace generale firmata dai Dovara da un lato, e dai Moreschi e Chiozzi dall’ altro, per porre termine alla sequela di omicidi che hanno dilaniato la vita di Casalmaggiore negli ultimi anni. Di seguito raggiunge a Legnago Francesco Maria della Rovere; tocca Verona, Milano e Lione con un salvancondotto degli imperiali.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Francia

 

Si ammala a Bordeaux.

Giu.

 

 

 

 

 

40 lance

 

Francia

 

Gli viene ridotto dai francesi a 40 il numero delle lance a sua disposizione.

Ago.

 

Francia

 

Impero

 

 

 

Piemonte

 

Ha il comando di 1000 fanti svizzeri. Entra in Valenza con Giovanni da Birago alla testa di 700 fanti; si sposta a Carmagnola e si dirige verso Asti per collegarsi con le truppe del marchese di Saluzzo Michelantonio.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Al campo di Lambrate; tocca Crema dove si incontra con il duca di Milano Francesco Sforza e con Francesco Maria della Rovere.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Francesco Maria della Rovere fa pressioni per farlo nominare capitano generale delle fanterie della lega con una provvigione mensile di 200 ducati. Federico Gonzaga da Bozzolo non è in grado di raggiungere Monza per alcuni disordini sorti nel campo ad opera dei fanti grigioni.

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Al campo di Vaprio d’Adda.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

 

Partecipa ad un consiglio di guerra con il provveditore generale Giovanni Vitturi. E’ presa la decisione di attraversare il Po: Federico Gonzaga da Bozzolo con la sua compagnia, uno squadrone di scozzesi e 200 archibugieri prende la strada dei monti.  Si dirige a Piacenza con l’  obiettivo di tagliare il flusso dei rifornimenti ai lanzichenecchi. Sono uccisi 70 imperiali per strada e ne sono catturati solo tre per avere informazioni. Si trasferisce a  Cortemaggiore ed a Fidenza; i lanzichenecchi  stanno fermi a Fiorenzuola d’Arda.

1527

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

A Sissa vi è un nuovo consiglio di guerra cui prendono parte anche Paolo Camillo da Trivulzio, Ugo Pepoli, Michelantonio di Saluzzo, Giovanni Vitturi ed il commissario pontificio Francesco Guicciardini;  si sposta poi a Parma ed a Modena dove viene ospitato nel palazzo di Guido Rangoni. Si avvia alla guardia di Bologna;  raggiunge la città dopo avere ottenuto in prestito 200 ducati dal provveditore veneziano. I suoi soldati, d’altra parte, a causa del ritardo delle paghe si comportano verso i cittadini come i lanzichenecchi.

Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Toscana

 

E’ inizialmente a Modena ed a Parma; viene inviato a Firenze da Francesco Guicciardini per supervisionarne le difese cittadine.

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana  Emilia

 

Da Firenze raggiunge Pistoia; è inviato a Faenza con 3000 fanti perché sembra che i lanzichenecchi stiano puntando sulla Romagna. L’ordine viene revocato;  Federico Gonzaga da Bozzolo si ferma a Sasso Marconi per ostacolare il transito agli avversari.

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

RomagnaToscana

 

Si incontra ad Imola con Guido Rangoni, il marchese di Saluzzo ed il Guicciardini. Prosegue per Firenze per precedervi gli avversari; invia 500 cavalli nel senese per rovinarvi i mulini; ha un ulteriore consiglio di guerra a Barberino di Mugello con Michelantonio di Saluzzo, Francesco Guicciardini e Francesco Maria della Rovere. Rientra a Firenze;  trova la città in rivolta contro i Medici. Si ferma all’Orto di San Michele;  è informato che la piazza della Signoria è in mano ai rivoltosi. Con i suoi armati irrompe anch’egli nella piazza, penetra nel palazzo con Lorenzo Cybo e riesce a convincere i ribelli a desistere dai loro propositi. Costoro  sono perdonati dal legato pontificio ed i relativi atti sono siglati anche dal della Rovere e dai provveditori veneziani.

Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana Umbria e Lazio

 

A San Casciano in Val di Pesa; si trasferisce ad Orvieto ed a Otricoli :  in tale località viene a conoscenza della caduta di Roma nelle mani dei lanzichenecchi. Dopo una vivace e contrastata riunione con gli altri capitani si muove verso Roma con Ugo Pepoli e Michelantonio di  Saluzzo per prestare soccorso  con 500 cavalli e 2000 fanti al papa Clemente VII assediato in Castel Sant’ Angelo. Da Castiglione in Teverina transita fra Corciano e Fabrica di Roma,   tocca Civita Castellana, Magliano Sabina, Formello. Nel viaggio cade dalla sua cavalcatura,  la sella di ferro gli fracassa il petto: Federico Gonzaga da Bozzolo non può pertanto proseguire la sua marcia. E’ condotto come morto a Viterbo.

Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

 

Viene a trovarlo a Viterbo, di cui è stato nominato governatore, Francesco Maria della Rovere.

Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Cattura a Perugia Gentile Baglioni mentre sta pranzando: l’accusa è di  tradimento. Lo consegna alla custodia di Gigante Corso. Nonostante ciò Gentile Baglioni è ucciso la sera stessa con due nipoti da sicari di Orazio Baglioni.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Con il marchese Michelantonio di Saluzzo e Francesco Maria della Rovere (400 cavalli e 500  fanti) sconfigge nei pressi di Perugia 300 cavalli e 500 fanti italiani: costoro si trincerano nell’ abbazia di San Pietro in Valle presso Trevi. Piermaria dei Rossi, Braccio Baglioni ed Alessandro Vitelli sono assaliti nottetempo: dopo una difesa di alcune ore gli avversari si arrendono a discrezione con l’eccezione dei tre capitani che  possono uscirne senza danni.

Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

A Narni. Sempre con il marchese di Saluzzo ed il duca di Urbino (600 cavalli e 2500 fanti) tenta di svaligiare di sorpresa 700 cavalli leggeri spagnoli fermi a Monterotondo ed a Mentana senza l’opportuna sorveglianza. L’azione non ha successo.

Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

 

Si trova ancora a Narni ed a Todi. Incontra ad Orvieto il pontefice uscito da Castel Sant’ Angelo;  con il marchese di Saluzzo e Francesco Maria della Rovere riceve da Clemente VII il fermo invito ad allontanarsi con le truppe dallo stato della Chiesa. Esce da Bevagna per recarsi a Todi: nel viaggio il freddo acuisce il dolore procuratogli dalle coliche di cui soffre in continuazione. Muore a Todi in tre giorni dopo avere fatto testamento a favore del fratello Pirro, di Luigi Rodomonte Gonzaga e di Cagnino Gonzaga ed avere preso gli ultimi sacramenti. E’ sepolto a Bozzolo. Amico di Pietro Aretino cui commissiona la “Marfisa” e di Matteo Bandello. Sposa Giovanna Orsini, figlia di Ludovico.

 CITAZIONI

“Con le fanterie, uomo valoroso e nelle opere della guerram e nel fortificare e difendere le città valentissimo.” GIOVIO

“Homo valoroso nel mestier di le arme.” SANUDO

“Fu huomo molto prode in trattar l’armi, e valoroso capitano di soldati.” ALBERTI

“Riuscì un guerriero valoroso e infaticabile, e non cambiò mai partito essendo sempre rimasto fedele ai francesi.” LITTA

“Fu costui grave nella presenza e di grata maestà nella daccia. Eccellentissimo nelle cose belliche e di molto nome, per le quali fu stimato da tutti i principi d’Italia..Dignissimo capitano.” SANSOVINO

“Soldato famoso di que’ tempi.” LEONI

“Abile Capitano al soldo francese.” ROTH

“Assai rinomato condottiero d’armi in quei giorni.” CECCONI

“Uno de’ più valenti condottieri nell’oste Francese.” RIGHI

“Hom aspro e duro.” Da GUERRE IN OTTAVA RIMA

Alla battaglia di Ravenna “Giva anchor lui pel campo come un drago/ senza temer d’incendire impetuoso;/ e più combatte è di combatter vago,/ non fu mai homo di cottanto animoso.” (In un assalto a Fano) “Costui dal capo al piede coperto/ d’un gran pavese, e da guerrier pregiato,/ essendo ne le guerre molto experto,/ sotto l’alte muraglie n’era andato/ dove mostrava il suo valor aperto./ Et uno scalon a quelle hebbe appoggiato/ sprezzando i sassi che da lor cadeano,/ e solfi, e fochi ch’adosso i pioveano.” DEGLI AGOSTINI

Alla battaglia di Pavia “Guidati da colui che non spaventa/ et che non teme suoi futuri danni,/ da Bozolo l’alma inquieta.” M. VERRI

“Militante nelle schiere francesi, considerato tra i primi in Italia a comandare squadre regolari di fanteria.” RENDINA