FEDERICO DA MONTEFELTRO Di Gubbio

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Condottieri di ventura

1159      FEDERICO DA MONTEFELTRO  Nasce nel castello di Petroio, comune di Gubbio. Conte e duca di Urbino, conte di Mercatello e della Massa Trabaria. Signore di Gubbio, Sassorcorvaro, Fossombrone, Urbania, Cagli, Sant’Angelo in Vado, San Leo, Pergola, Monte Cerignone, Montegrimano, Soanne, Montemaggio, Montefotogno, Montecopiolo, Montegelli, Savignano sul Rubicone, Pietracuta, Casteldelci, Pietramaura, Senatello, Frontino, Montebello, Fenigli, Belvedere, Santa Croce, Lunano, Petrella Guidi, Cartoceto, Macerata Feltria, Sant’Agata Feltria, Maiolo, Sartiano, Torricella, Cavoleto, Monte Benedetto, Pereto, Scavoleto, San Donato, Ugrigno, Pagno, Pennabilli, Monte Santa Maria, Pietrarubbia, Montedale, Castellina, Ripamassana, Valle Avellana, San Giovanni, Auditore, Tavoleto, Gesso, Certalto. Nipote di Guidantonio, anche se fatto passare per suo figlio naturale. Il padre è Bernardino degli Ubaldini, sposato con Aura da Montefeltro, figlia illegittima di Guidantonio. Padre di Antonio e di Guidobaldo; cugino di Guidantonio Manfredi; suocero di Giovanni della Rovere, Roberto Malatesta, Agostino Fregoso, Fabrizio Colonna, Antonello da San Severino; cognato di Domenico Malatesta, genero di Alessandro Sforza. Insignito  dell’ordine della Giarrettiera e di quello dell’Ermellino. Cavaliere di San Pietro.

1422 (giugno) -1482 (settembre)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1424
Dic.MarcheUna bolla del papa Martino V dichiara Federico figlio di Guidantonio e di una ragazza nubile di Urbino, concubina di quest’ultimo. Allorché Guidantonio da Montefeltro si sposa con Caterina Colonna, nipote del pontefice, Federico da Montefeltro è allontanato nel vicino monastero di Gaifa per essere riportato a corte solo alcuni mesi dopo.
1425
Ott.MarcheIl vescovo di Urbino Giacomo Balardi rilascia la dispensa affinché possa sposarsi con Gentile Brancaleoni, unica erde della contea della Massa Trabaria.
1426 

 

 

 

 

 

Marche

Caterina Colonna aspetta un bambino; Federico viene affidato alle cure della futura suocera Giovanna Alidosi, vedova di Bartolomeo Brancaleoni, conte della Massa Trabaria. Nel periodo un’affezione cutanea nel volto lo porta in fin di vita; superata la malattia, non gli rimane che una verruca nel viso, uno dei segni somatici caratteristici della sua iconografia.

1433
Feb. 

 

 

 

 

 

Veneto

E’ affidato ad Andrea Dandolo  in base agli accordi di Forlì, sottoscritti dal papa Eugenio IV e dal duca di Milano. Il padre, in quanto alleato di Filippo Maria Visconti, lo deve consegnare  ai veneziani che si sono fatti garanti della pace:  rimarrà nei territori della Serenissima per quindici mesi   come ostaggio. Vive presso il doge Francesco Foscari e fa parte della Compagnia degli Accesi.

1434
…………….. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Scoppia un’epidemia di peste a Venezia; Guidantonio ottiene dalla Serenissima  che sia dato in custodia al marchese di Mantova Gian Francesco Gonzaga.  Vivrà per due anni a Mantova; ha moodo di  frequentare la Cà Zoiosa, la scuola di Vittorino da Feltre che annovera fra i suoi studenti Ludovico Gonzaga. Studia latino, greco, aritmetica e geometria.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene armato a Mantova cavaliere dall’imperatore Sigismondo d’Ungheria.

1437
Gen.MarcheRientra ad Urbino dove sono celebrate le sue nozze con Gentile Brancaleoni. Entra in possesso delle terre portategli in dote dalla moglie (Sant’Angelo in Vado e Mercatello). Gentile Brancaleoni morirà nel 1457. Milita come uomo d’arme nelle compagnie di Niccolò Piccinino.
1438 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

400 cavalli 

 

Ottiene il suo primo comando alla morte di Bernardino degli Ubaldini della Carda allorché il duca di Milano Filippo Maria Visconti distribuisce la condotta di tale condottiero fra Federico da Montefeltro ed il figlio dell’Ubaldini Ottaviano.

Mag. 

 

 

 

 

 

Romagna

Transita per Forlì;  è diretto a Milano: nella città si incontra con Antonio Ordelaffi che lo invita a colazione.

Ago.MilanoVenezia 

 

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Rovato;  dà il guasto al bergamasco.

Dic.Abruzzi e MarcheFerito seriamente all’assedio di Campli rientra a curarsi ad Urbino.
1439 

 

 

 

 

 

 

 

………………… 

 

 

 

 

 

Veneto

Ha l’incarico di scortare i galeoni e le navi ducali sull’Adige.

Ott.UrbinoRimini 

 

Romagna

Soccorre in Romagna Guidantonio Manfredi; fronteggia nei pressi di Forlì Pietro Giampaolo Orsini con 500 cavalli e lo mette in fuga. Nello stesso mese ritorna ad Urbino per difendere il padre dagli attacchi di Sigismondo Pandolfo Malatesta e di Domenico Malatesta che si sono impossessati di Casteldelci, di Senatello e di Faggiuola.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Con Baldaccio d’Anghiari espugna e mette a sacco il castello di Tavoleto.

1440 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

Marche

Conquista il castello di Rupoli presso Fano mentre Baldaccio d’Anghiari mette a sacco il castello della Fossa nel Montefeltro; da parte sua batte gli avversari nei pressi di Senigallia ove cattura il Sacchino.

Apr.MilanoFirenze 

 

Toscana e Umbria

La guerra ha termine con il ripristino dei territori preesistenti sulla base di una pace suggellata da una promessa di matrimonio tra Domenico Malatesta e la figlia di Guidantonio, Violante. Federico da Montefeltro si unisce con i viscontei;  muove con altri condottieri verso Firenze da Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) e Montone alla testa di 1000 cavalli e di 1000 fanti. Preda il perugino;  si trasferisce nelle campagne di Cortona dove sono tratti 150 prigionieri e numerosi capi di bestiame. Ritorna di notte intorno a Perugia; alloggia a Montecolognola ed a Pian del Carpine (Magione): le lamentele dei cittadini inducono i venturieri a levare il campo ed a rientrare alle basi di partenza.

Giu. 

 

 

 

 

 

Toscana

Continua nelle sue scorrerie;  è  occupato a trasportare pezzi di artiglieria nel Casentino negli stessi giorni in cui Niccolò Piccinino è disfatto ad Anghiari.

………………… 

 

 

 

 

 

Umbria

Con l’avanzata dei pontifici nella marca d’Ancona ed in Romagna si ritira a Gubbio.  Contrasta validamente gli avversari: rifiuta un’offerta del cardinale legato Ludovico Scarampo di defezionare dal campo visconteo in quello pontificio.

1441 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.Milano

Pesaro

Venezia

Rimini

 

 

Romagna e Marche

Affianca Guidantonio Manfredi nel ravennate;  nei pressi del capoluogo, a Raffagnana, cade in un’imboscata nel cui corso  gli abitanti del territorio ed i veneziani lo  mettono in fuga. Per salvarsi getta via le armi e le ricche vesti per indossarne di più umili;  in tale modo sfuggire alla cattura. Accorre con 200 cavalli e 300 fanti alla difesa di Pesaro in soccorso di Galeazzo Malatesta contro il signore di Rimini.

Lug.MilanoVenezia400 cavalliRomagna

E’ costretto a rientrare in Romagna; attraversa il forlivese con 400 cavalli e si congiunge con le forze di Francesco Piccinino e di Guidantonio Manfredi.

Sett.UrbinoRimini Brancaleoni 

 

Romagna

Esce da Faenza con i suoi cavalli e 200 fanti: per non essere attaccato dagli avversari ricorre ad uno stratagemma. Dietro suo ordine un soldato finge di arrivare da Urbino e gli chiede udienza per avvertirlo che il padre è stato vittima di un incidente e che si teme per la sua vita; ore dopo giungono altri due messaggeri che confermano la notizia precedente e che il conte è in gravissime condizioni. Allerta allora i suoi uomini per la prossima partenza, sicuro che le spie nemiche facciano la loro parte. Si muove sulla strada di Urbino; nel culmine della notte fa marcia indietro ed attraversa le linee nemiche in un passo malamente sorvegliato. E’ accolto a Cesena da Domenico Malatesta che lo scorta fino a Montegelli. Alberigo Brancaleoni, in effetti, lo attacca nel Montefeltro e si impadronisce di parecchie fortezze quali Santa Croce e Montelocco. Federico da Montefeltro si mette in marcia ed in un giorno raggiunge l’urbinate; mette a sacco Santa Croce ed assedia Montelocco: gli è consegnata una lettera di Sigismondo Pandolfo  Malatesta nella quale costui gli assicura la sua neutralità nella vicenda ed anche il suo intervento, all’occorrenza ai danni di Alberigo Brancaleoni. Si fida, divide le sue truppe in tre accampamenti; è attaccato di sorpresa nottetempo dai malatestiani. Circondato, ferito da una freccia, sta per essere catturato. Ha appena il tempo di rifugiarsi nel suo terzo campo dopo avere subito molte perdite; è qui raggiunto da Matteo da Sant’Angelo con 3000 uomini. I feltreschi marciano contro i malatestiani che vacillano sotto l’urto: Alberigo Brancaleoni, abbandonato dai suoi, consegna il castello di Montelocco; Federico da Montefeltro persevera nella sua offensiva ed assedia  con le bombarde altri castelli già pervenuti nelle mani di Angelo d’Anghiari.

Ott. 

 

 

 

 

 

Romagna

Effettua una scorreria nel  territorio di San  Mauro Pascoli e nel riminese (Verucchio, Santa Cristina e Corpolò); assale invano Serravalle; Matteo da Sant’Angelo con un ardito colpo di mano occupa San Leo.

Nov. 

 

 

 

 

 

 

 

E’ costretto da Francesco Sforza a rappacificarsi con Sigismondo Pandolfo Malatesta.

1442 

 

 

 

 

 

 

 

Ott.NapoliSforza 

 

Marche e Campania

Milita al servizio del re di Napoli Alfonso d’Aragona per conto del quale fronteggia gli sforzeschi. Si reca a Sassoferrato con Braccio Baglioni e rimette alla signoria della città l’abate e Luigi degli Atti; espugna Genga e vi fa rientrare i locali conti.

1443 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

 

 

Umbria

Avvisato delle cattive condizioni di salute di Guidantonio da Montefeltro, a metà mese, può assistere alla sua fine: gli succede il fratrellastro Oddantonio. Ritorna al fronte ed affianca Niccolò Piccinino contro Francesco Sforza tra Gualdo Tadino ed Assisi.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lazio

Combatte il Sarpellione; 300  cavalli di federico da Montefeltro, comandati dal Polmone, sono vinti assieme agli abitanti di Viterbo alle Cadastre  (perdita di dieci uomini d’arme). Raggiunge Viterbo otto giorni dopo tale scontro.

PrimaveraSienaA Siena con Niccolò Piccinino. Rende omaggio al pontefice Eugenio IV: per i suoi meriti il papa eleva a contea Sant’Angelo in Vado e Mercatello con un gruppo di castelli della Massa Trabaria.
Lug. 

 

 

 

 

 

Lazio e Campania

Lascia Viterbo per unirsi con Niccolò Piccinino a Terracina:  presenzia al colloquio che il condottiero perugino ha con il re Alfonso d’Aragona. Federico da Montefeltro si reca a Napoli dove gli è consegnato del denaro per la sua compagnia; rientra a Viterbo ed ottiene dei prestiti sulla parola per mettere in ordine i suopi uomini e potere continuare il conflitto.

Ago. 

 

 

 

 

 

Marche e Romagna

Appoggia Niccolò Piccinino all’ assedio di Rocca Contrada (Arcevia), alla cui difesa si trova Roberto da San Severino; sempre con il Piccinino e Domenico Malatesta compie alcune scorrerie nel vicariato di Mondavio  tra Fano e Fossombrone, alla destra del Metro verso Senigallia.

Sett. 

 

 

 

 

 

Marche

Abbandona l’assedio di Fano, tocca il Foglia e si ferma a Montecchio nei pressi di Tomba di Pesaro.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Opera attorno a Montelauro per fare da scorta ai saccomanni. Niccolò Piccinino è sconfitto; Federico da Montefeltro soccorre i vinti e li aiuta a rifugiarsi nei castelli finitimi; si ritira a Pesaro e da qui con rapide uscite ed azioni di sorpresa difende per alcuni mesi la città dagli attacchi portati da Francesco Sforza e da Sigismondo Pandolfo Malatesta.

1444 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche

Francesco Sforza si allontana da Pesaro; Federico da Montefeltro si collega con Francesco Piccinino e fronteggia nuovamente Sigismondo Pandolfo Malatesta a Monte San Pietrangeli: è costretto a ritirarsi a seguito di un duro combattimento sotto la neve.

Giu. 

 

 

 

 

 

Marche

Recupera Montelabbate e la Tomba; scorre nei territori di Riccione, di Scanzano e di Saludecio; ottiene Novilara.

Lug. 

 

 

 

 

 

Marche

Oddantonio da Montefeltro viene ucciso nottetempo ad Urbino dai seguaci del condottiero Piero da Fabriano, Cristoforo dalla Massa e Pietro Antonio Paltroni, collegati con il protonotario apostolico Manfredo Pio e Tommaso Guidicino. I sicari sfondano con una trave il portone del palazzo e si avviano verso le stanze del duca. La prima vittima è il protonotario Manfredo Pio; Tommaso dell’ Agnello, che dopo il Pio è il principale consigliere di Oddantonio, si nasconde sotto il letto. I congiurati lo tirano fuori e lo uccidono a colpi di pugnale. Oddantonio da Montefeltro, svegliato dal rumore, tenta di fuggire; viene scoperto; cade in ginocchio di fronte ad un grande crocifisso, chiede pietà. Due pugnalate colpiscono il duca; un colpo di scure alla testa fa il resto. I cadaveri sono gettati dalla finestra del palazzo. Il corpo di Oddantonio è trasportato in piazza. L’ultima offesa è quella di tagliargli il pene e di infigliarglielo in bocca a causa dei suoi numerosi abusi ai danni di donne sposate e di fanciulle illibate. Federico da Montefeltro lascia Pesaro ed alle prime luci dell’alba si reca ad Urbino; si fa proclamare signore della città come di Cagli, di Cantiano e di Gubbio. Tutti i partecipanti alla congiura sono amnistiati per cui, per molti contemporanei, Federico risulta essere a conoscenza della trama se non addirittura il mandante degli omicidi. A seguito di tale assassinio le sorelle del duca ucciso Violante, Agnesina e Sveva sono spinte ad abbandonare Urbino. La prima sposerà Domenico Malatesta, fratello di Sigismondo, la seconda Alessandro Gonzaga e la terza, Sveva, è promessa in matrimonio ad Alessandro Sforza. Quest’ultima è sottratta, per alcune fonti, dallo zio materno il cardinale Prospero Colonna alle insidie incestuose del “fratello” Federico.  Il Montefeltro non permetterà mai alle sorellastre di ritornare nella loro città, né offrirà loro un risarcimento. Soltanto Violante, più di venti anni dopo l’assassinio del fratello, alla morte del marito Domenico Malatesta, riceverà la somma di 1000 ducati che darà in beneficenza ad un convento di Ferrara.

Sett.MarcheA fine mese una prima ribellione nei suoi confronti è suscitata da Giovanni Gabrielli: perde e recupera immediatamente Frontone. Niccolò dei Prefetti di Vico defeziona a favore di Sigismondo Pandolfo Malatesta e fa ribellare Casteldelci, Senatello e Faggiola.
ott. nov.Sforza  Firenze 

 

400 lance e 400 fantiMarche

 

Con la morte di Niccolò Piccinino si offre di militare per il papa Eugenio IV ottenendone un netto rifiuto. Accetta allora la condotta propostagli da Francesco Sforza e dai fiorentini di 400 lance e di 400 fanti in tempo di guerra (con riconoscimento di 21000 ducati) e di 800 cavalli di 100 fanti in tempo di pace (10640 ducati): la ferma, che riceve anche il consenso preventivo del papa Eugenio IV, è stabilita in un anno più uno di rispetto. La prestanza che gli viene riconosciuta è di 2000 ducati. Ha lo status di raccomandato dei fiorentini; l’alleanza di amicizia con Firenze, infine, gli apre le porte al credito delle banche medicee e dei grandi mercanti della repubblica. L’inizio della condotta è previsto per  l’aprile dell’anno seguente. Sempre nel periodo, Federico da Montefeltro dà in sposa ad Alessandro Sforza Costanza da Varano, figlia di Pier Gentile. Le nozze sono celebrate a Fermo nel Girifalco.

Dic. 

 

 

 

 

 

Romagna

Cattura dodici cittadini di Cesena a titolo di rappresaglia nei confronti di Roberto da Montalboddo: costoro saranno liberati solo nell’ aprile  seguente. Nell’anno ottiene Sassocorvaro.

1445 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche

Acquista da Galeazzo Malatesta per 13000 ducati ( datigli in prestito da Francesco Sforza) Fossombrone;  anche Alessandro Sforza può acquistare Pesaro  con fondi fornitigli dal fratello. Si inasprisce l’odio di Sigismondo Pandolfo Malatesta nei  confronti suoi ed in quelli di Alessandro Sforza.. Ad una lettera diffamatoria inviata dal signore di Rimini al cardinale Ludovico Scarampo il signore di Urbino risponde con un libello altrettanto calunnioso.

Feb. 

 

 

 

 

 

Marche

Viene sfidato a duello da Sigismondo Pandolfo Malatesta: la cosa non ha alcun seguito.

Lug.SforzaChiesa Napoli 

 

Marche

Rimane con Alessandro Sforza al comando dell’ esercito allorché Francesco Sforza si reca a Firenze alla ricerca di denaro. Eugenio IV tenta di intimidire Federico da Montefeltro, gli ricorda che è feudatario dello stato della Chiesa e gli ordina di abbandonare la condotta sforzesca. Federico da Montefeltro passa all’offensiva con Alessandro Sforza e riprende agli avversari Candelara ed altri castelli posti tra il Foglia ed il Metro.

Ago. 

 

 

 

 

 

Marche

Assale Pergola; colloca i suoi alloggiamenti presso il monastero di Santa Lucia ed espugna la città che viene saccheggiata; conquista anche Montesecco dopo tre giorni di fuoco di artiglieria. La località si salva dal sacco con il riconoscimento di una taglia agli attaccanti. Rimane all’assedio di Fano allorché Francesco Sforza (rientrato nelle Marche) lascia il contado con cavalli e fanti armati alla leggera per muovere in soccorso di Fermo.

Sett. 

 

 

 

 

 

Marche

Viene chiamato a Jesi da Francesco Sforza perché Giacomo da Caivana ha lasciato il fanese per occupare Montefano;  il condottiero pontificio è giunto a Recanati. Federico da Montefeltro recupera Montefano dopo due giorni togliendo l’acqua ai difensori; con lo Sforza occupa Filottrano; analogo successo ha ad Appignano riconquistata a Giacomo da Caivana.

Ott. 

 

 

 

 

 

Marche

Giunge nei pressi di Macerata; si sposta sul fiume Potenza.  La sola notizia della sua presenza persuade gli aragonesi di Giovanni Ventimiglia ed i pontifici del cardinale Scarampo a retrocedere oltre il Tronto. Si collega con Francesco Sforza a Montolmo/Pausula (Corridonia);  si accampa con il suo capitano generale ed Alessandro Sforza sul Chienti per attaccare Taliano Furlano, intento all’assedio di Civitanova Marche. Stipula una tregua con Carlo di Montone che si allontana dall’ Umbria per spostarsi in Lombardia.

1446 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. giu. 

 

 

 

 

 

Marche

Durante le feste del carnevale è organizzata ad Urbino un nuovo trattato fomentato da Sigismondo Pandolfo Malatesta, cui prendono parte Antonio di Niccolò del Conte, zio di Oddantonio, un cancelliere del duca assassinato e Francesco di Vico. Il piano è sventato all’ultimo momento. Il conte di Urbino fa decapitare nella pubblica piazza tre congiurati ed una donna utilizzata come messaggera. Solo Antonio di Niccolò del Conte viene risparmiato. Federico da Montefeltro si mantiene sempre fedele a Francesco Sforza, rigetta ogni proposta di pace separata fattagli dai pontifici o da Alessandro Sforza (che ha dovuto consegnare Pesaro al cardinale Scarampo); preferisce, anzi, che la guerra tocchi anche i suoi stati per fare consumare ai nemici la bella stagione in inutili assedi.

Lug. 

 

 

 

 

 

Marche

Viene assediato in Urbino. Gli anconetani recuperano Pergola; la città ritorna sotto il controllo di Sigismondo Pandolfo Malatesta.

Ago. 

 

 

 

 

 

Marche

Sigismondo Pandolfo Malatesta si impadronisce a sue spese di Montegrimano e di Monte Cerignone.

Sett. ott. 

 

 

 

 

 

Marche

Una serie di fortunate circostanze, come la vittoria dei veneziani sui viscontei al Mezzano, l’arrivo di rinforzi a Francesco Sforza da parte di veneziani e di fiorentini e  la morte del papa Eugenio IV capovolgono la situazione. Federico da Montefeltro espugna e mette a sacco Pergola ed ottiene Montesecco; con la caduta di Arcevia in potere degli avversari lascia Acqualagna, giunge a Piandimeleto e si impossessa di varie località che sono date alle fiamme. I pontifici si ritirano presso Tavoleto a nord del Foglia; lo Sforza li tallona, si accampa alcune miglia a sud vicino a Montecalvo in Foglia e li provoca a  battaglia; anche il Montefeltro sfida Sigismondo Pandolfo Malatesta. Il condottiero ospita ad Urbino la moglie ed i figli dello Sforza e, sempre nel periodo, fa in modo che i due fratelli Francesco ed Alessandro si rappacifichino. Si congiunge con quest’ultimo e  riacquista  castelli perduti quali Pozzo del Piano, Tomba (messo a sacco con la cattura di Santino da Ripa); assedia Gradara.

Dic. 

 

 

 

 

 

Marche

Sigismondo Pandolfo Malatesta lo obbliga dopo sessantatre giorni a desistere dall’assedio di Gradara. Nel mese gli è rinnovata la condotta.

1447 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. mag. 

 

 

 

 

 

 

 

Su pressione di Francesco Sforza stipula una tregua con i fratelli Sigismondo Pandolfo  e Domenico Malatesta. A maggio si incontra a Belfiore con il signore di Rimini.

Lug. 

 

 

 

 

 

Marche

Il nuovo papa Niccolò V gli toglie la scomunica e, dietro l’esborso di 12000 ducati, lo conferma nei suoi beni rinnovandogli i vicariati di Urbino, Cagli, Fossombrone, Gubbio e del Montefeltro.

Sett.Urbino

Firenze

Rimini

Napoli

400 cavalli e 800 fantiMarche

Sigismondo Pandolfo Malatesta gli toglie Fossombrone con un colpo di mano: Federico da Montefeltro sconfigge l’avversario, introduce nella rocca molti balestrieri ed uomini d’arme, recupera la città in tre giorni: questa viene messa a sacco e nell’eccidio sono colpiti sia i colpevoli che gli innocenti. Si accinge ad invadere a sua volta il riminese quando intervengono gli ambasciatori di Firenze e di Venezia a pregarlo di lasciare perdere ogni proposito di vendetta. Viene condotto dai fiorentini per cinque mesi ed una settimana al fine di contrastare gli aragonesi in Toscana.

Ott. 

 

 

 

 

 

Marche e Toscana

Messe in ordine le sue genti per Castel Durante (Urbania) e Sant’Angelo in Vado raggiunge Sansepolcro con 500 cavalli, 500 fanti e 500 balestrieri del Montefeltro; ad Arezzo passa in rassegna i suoi uomini;  da qui si dirige verso Pisa.

Nov.UrbinoRimini 

 

Toscana

Attacca l’esercito napoletano e lo respinge dalla parte di Volterra, riacquista le località cadute nelle mani degli avversari. Ritorna a Pisa per gli alloggiamenti invernali. In contemporanea Sigismondo Pandolfo Malatesta approfitta della sua lontananza per fargli sollevare, con l’aiuto di Galeazzo Malatesta, le popolazioni di Montalto, di San Biagio, di Casaspassa, di Bellaguarda e di Sant’Ippolito. La rivolta non allontana il Montefeltro dalla Toscana.

Dic. 

 

 

 

 

 

Marche

Anche Sigismondo Pandolfo Malatesta passa al soldo dei fiorentini; ciò non induce il signore di Rimini a dimenticare le sue trame perché convince Alessandro Sforza che Federico da Montefeltro sta per assalire Pesaro; nel contempo il Malatesta informa il Montefeltro che Alessandro Sforza è sul punto di attaccare Urbino. I due capitani decidono di unire le loro forze ai danni del preteso nemico; da alcuni segni, tuttavia, Federico da Montefeltro si accorge dell’inganno ed è lesto a collegarsi in Pesaro con Alessandro Sforza ed a assalire, a sua volta, le terre del Malatesta.

1448 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

 

 

Intervengono i fiorentini a seguito delle sue minacce di non combattere più in Toscana;  è stipulata una ennesima tregua con l’avversario. Nello stesso periodo Alfonso d’Aragona lo fa avvicinare da Raimondo Ortofa, comandante della flotta regia che opera in Liguria, il quale gli offre una condotta alle stesse condizioni dei  fiorentini con il solo compito di portare l’offensiva nelle terre malatestiane. Rifiuta.

Apr. 

 

 

 

405 lance e 300 fantiToscana

Gli è rinnovata la condotta dai fiorentini per un anno (costo 45000/50000 ducati, più una provvigione personale a suo favore). Si trasferisce nel volterrano ed al solito riacquista molti castelli quali Castelnuovo, Sasso, Monteverde, Castel dei Rossi e Ripamarance (Pomarance) dove cattura Raimondo Ortofa; con Arrigo e Fazio  della Gherardesca si impadronisce di Montescudaio, Guardastallo, Bolgheri, Torre San Vincenzo, Ripalbella; si accampa a Campiglia Marittima.

Lug. sett. 

 

 

 

 

 

Toscana

Concentra le truppe a Campiglia Marittima per proteggere Livorno e Pisa dagli aragonesi. L’esercito si colloca in un luogo paludoso ricoperto di pietre e di sabbia,  detto le Caldane per alcune sorgenti di acqua calda ivi esistenti:  la malaria, l’acqua pessima, la mancanza di vino e le continue privazioni si abbattono sui fiorentini provocando diserzioni su larga scala.

Ott. 

 

 

 

 

 

Toscana

Ha l’incarico di snidare gli aragonesi da Castelnuovo nel volterrano. Ospita nel contado di Gubbio la compagnia di Napoleone Orsini.

1449 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

506 lance e 300 fanti 

 

Gli è rinnovata la condotta per la terza volta per sei mesi di ferma e sei di rispetto; gli sono riconosciuti due mesi di prestanza ed una provvigione mensile di 3000 fiorini.

Primavera 

 

 

 

 

 

Toscana

Posto il campo invernale a Fucecchio riprende le operazioni e recupera tutti i castelli caduti in potere degli aragonesi con l’eccezione di Castiglione della Pescaia.

Ago. 

 

 

 

 

 

Toscana

Allo scadere del periodo di ferma  lascia la Toscana con Napoleone Orsini; subito i fiorentini gli riconoscono i sei mesi di rispetto.

Sett. 

 

 

 

 

 

Toscana

E’ a Staggia; giunge a Colle di Val d’Elsa e da qui invia Francesco da Mercatello a Siena per professare la sua amicizia alla repubblica. Tocca Peccioli, Fucecchio e controlla i movimenti degli aragonesi nel senese.

1450 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

 

 

Marche

Alla scadenza del suo contratto con i fiorentini rientra ad Urbino.

Mar. 

 

 

 

 

 

Umbria

Si trova a Gubbio;  vi ospita Napoleone Orsini.

Mag.UrbinoMontone 

 

Umbria

Organizza a Gubbio una giostra;  fa venire nella località tutti i suoi uomini d’arme; di notte parte dalla città per attaccare Montone. I suoi armigeri sono scoperti mentre scalano le mura: è dato l’allarme. E’ costretto a ritirarsi; porta via con sé tredici prigionieri di taglia e molto bestiame razziato.

Lug.UrbinoRimini 

 

Marche

Sigismondo Pandolfo Malatesta giunge nel pesarese e gli invia Gaspare Broglio per sollecitare quei soccorsi che Federico da Montefeltro gli ha promesso nel dicembre precedente per un attacco congiunto a Pesaro. Tergiversa; entra in Pesaro e si palesa apertamente nemico al rivale obbligato a ripiegare.

Ago.Milano 

 

600 lance e 400 fantiMarche

Tenta di rinnovare la condotta con i fiorentini sulla base di uno stipendio di 50000 fiorini;  si accorda con Francesco Sforza, divenuto ora duca di Milano, per 600 lance e 400 fanti con una provvigione mensile di 2000 ducati nel caso che egli rimanga nei suoi territori; è previsto un aumento della provvigione mensile a 4000 ducati e la prestanza come gli altri capitani nel caso che il suo intervento sia sollecitato entro i limiti delle terre malatestiane in Romagna, di Anghiari in Toscana, di  Ponte San Giovanni e Foligno in Umbria, di Fermo a sud verso il regno di Napoli. Gli viene promessa una prestanza superiore, con una paga in più, nel caso di un suo passaggio in Lombardia: la ferma è stabilita in un anno più uno di beneplacito. Si impegna a contrastare tutti gli avversari dello Sforza tranne i pontifici ed i fiorentini, verso cui vanta, peraltro, un credito di 10550 fiorini per il periodo 1448/1449 e di 14500 fiorini per il 1449/1450.

1451 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche

Partecipa ad una giostra ad Urbino organizzata in onore di Francesco Sforza.  Federico da Montefeltro monta in sella; come avversario sceglie Guidangelo dei Ranieri, un giovane di Urbino, noto nei tornei e che ha già vinto un premio a Firenze. Nel secondo combattimento viene ferito casualmente da un colpo di lancia che gli solleva la visiera dell’elmo, trancia l’osso nasale e si conficca nell’ occhio destro. Il papa Niccolò V invia al suo capezzale un suo scudiero affinché esprima il suo rammarico per l’accaduto ed offra ogni aiuto per la sicurezza dello stato. Il Montefeltro è costretto a portare una benda sull’organo offeso; per tale motivo  preferirà sempre di essere ritratto  di profilo. Più tardi cominciano a circolare alcune dicerie secondo cui il duca si sarebbe sottoposto ad un’operazione chirurgica al naso dopo l’incidente per essere in grado di vedere anche dal suo angolo cieco.

Lug. sett. 

 

 

 

 

 

 

 

E’ informato delle trattative di Francesco Sforza per assoldare Sigismondo Pandolfo Malatesta. Se ne lamenta. Rompe con il duca di Milano perché è stata contravvenuta una clausola del suo contratto.

Ott.Napoli 

 

600 lance e 600 fanti 

 

Ai primi del mese si reca a Napoli e, con la mallevaderia dei veneziani, passa al soldo degli aragonesi che gli riconoscono una prestanza di 40 fiorini (stipendio 50000 ducati, un anno di ferma ed uno di beneplacito). Denuncia la tregua in essere con Sigismondo Pandolfo Malatesta.

1452 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.UrbinoRimini 

 

Marche

Organizza a Fano una congiura tramite Roberto di Misino e Niccolò di Giannino; si avvicina alla città con i suoi uomini e si impossessa della porta di Senigallia: i feltreschi irrompono nella città per la strada di Sant’Antonio. Il tentativo fallisce; Federico da Montefeltro deve rientrare a Fossombrone con un nulla di fatto.

Mag.NapoliFirenzeCapitano g.le     2000 cavalli e 400 fantiMarche

Si riconcilia una volta di più con il rivale per l’interessamento del papa Niccolò V: gli aragonesi lo nominano capitano generale per affrontare i fiorentini in Toscana. Ha ai suoi ordini diretti 2000 cavalli e 400 fanti.

Giu. 

 

 

 

 

 

Umbria e Toscana

Alla testa di 1400 cavalli si incontra con il duca di Calabria Ferrante d’Aragona nel perugino fra Casalina e Marsciano; gli è consegnato il bastone di capitano  generale.  Si trova ad avere ai suoi ordini un esercito di 12000 uomini;  si pone fra Monticelli e Castiglion Fosco, tocca Panicale e per il territorio di Chiusi punta su Cortona. Attraversa la Chiana.

Lug. 

 

 

 

 

 

Toscana

Assedia per trentasei giorni il castello di Foiano della Chiana difeso da 200 fanti. I difensori si arrendono a seguito del tiro di una grossa bombarda.

Ago. 

 

 

 

 

 

Toscana

Sconfigge nei pressi di Montepulciano Astorre Manfredi. A metà mese gli è consegnata metà paga.

Sett. 

 

 

 

 

 

Toscana

Entra nel senese ed assedia vanamente per quarantaquattro giorni Castellina in Chianti.

Ott. 

 

 

 

 

 

Toscana

Scorre fino a Galluzzo, vi cattura 100 prigionieri di taglia e vi razzia una grande quantità di bestiame. Gli è rinnovata la condotta per un altro anno.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Costretto a ritirarsi a causa delle grandi piogge rientra ad Urbino.

………………… 

 

 

 

 

 

Puglia

Si incontra a Foggia con il re di Napoli.

1453 

 

 

 

 

 

 

 

Primavera 

 

 

 

 

 

Toscana

Lasciati presidi a Foiano della Chiana ed a Rencine si dirige in Maremma a Castiglione della Pescaia per giovarsi dell’appoggio della flotta aragonese.

Estate 

 

 

 

 

 

Toscana

E’ colpito dalla malaria al campo di Tumulo;  l’infermità minaccia l’occhio sano; Federico da Montefeltro lascia il comando al giovane duca di Calabria e si ritira a Campagnatico, a Pitigliano ed a Siena per curarsi e trascorrervi un periodo di convalescenza. Recuperata la salute, rientra ad Urbino.

Sett.Capitano generale 700 lance e 600 fantiMarchePietro Arcangeli stipula per suo conto nuove condizioni per la prossima condotta (costo previsto, 81600 ducati). Gli è sempre riconosciuto il titolo di capitano generale nonostante le critiche dei baroni del regno di Napoli per i sostanziali insuccessi registrati nella recente campagna di fronte a Sigismondo Pandolfo Malatesta. Nella primavera dell’anno seguente è previsto il pagamento della prestanza in ragione di 40 ducati per lancia e di 4 ducati per fante (costo complessivo 30400 ducati).
1454 

 

 

 

 

 

 

 

………………… 

 

 

 

 

 

Toscana

E’ segnalato al campo di San Quirico dove si incontra con l’ambasciatore veneziano Francesco Contarini, che cerca invano di condurlo agli stipendi della Serenissima.

………………… 

 

 

 

 

 

Toscana Abruzzi e Campania

Alla firma della pace con Napoleone e Roberto Orsini scorta fino al confine Ferrante d’Aragona nel suo viaggio di ritorno nel regno di Napoli: viene ricevuto con tutti gli onori a L’Aquila ed a Napoli.

1455
NovembreRiceve in due rate 6000 ducati dagli aragonesi.
1456
Feb.Il re di Napoli gli fa consegnare 2000 ducati a saldo dei 6000 ducati relativi all’anno precedente.
PrimaveraCampaniaA Napoli per prendere accordi con Alfonso d’Aragona restio a muoversi per le difficoltà economiche in cui versa il regno. Al ritorno nelle Marche vorrebbe recarsi a Milano ma ne è impedito dalla peste che sta travagliando l’Italia. Il viaggio sarà rimandato.
1457 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. 

 

 

 

 

 

Toscana Emilia e Lombardia

Si sfoga con piccoli colpi di mano ai danni di Sigismondo Pandolfo Malatesta che risponde nello stesso modo. Saccheggi, incendi di raccolti, furti di bestiame, uccisione di uomini sono il bilancio di questa situazione conflittuale che, a sua volta, provoca l’impoverimento del territorio dei due stati. Deciso a vendicarsi  si reca a Firenze, a Bologna e nel ducato di Milano. Per strada, si imbatte in Tristano Sforza ed in Giovanni da Tolentino, gli viene incontro fuori Milano lo stesso Francesco Sforza, ha un colloquio a Lodi con  Galeazzo Maria Sforza. Si sposta  a Mantova e vi viene ospitato magnificamente da Ludovico Gonzaga.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia  Toscana  Umbria e Marche

Borso d’Este prende l’iniziativa di tentare di riconciliarlo con Sigismondo Pandolfo Malatesta; l’incontro fra i due antagonisti avviene nella villa di Belfiore e finisce in un fiero alterco che minaccia di concludersi con le armi. Federico da Montefeltro prende la via del Casentino, tocca Arezzo e Cortona, giunge a Gubbio ed a Urbino.

Giu. ott.UrbinoRimini 

 

Campania       Abruzzi e Marche

Raggiunge Napoli e vi si ferma più mesi. Trova facilmente un alleato nel suo odio a Sigismondo Pandolfo Malatesta in Alfonso d’Aragona,  desideroso di sbarazzarsi, a sua volta, di una figura altrettanto ingombrante come Jacopo Piccinino.  Federico da Montefeltro persuade quest’ultimo ad affiancarlo in un’azione contro il signore di Rimini facendogli balenare la speranza di acquistare per sé uno stato nella marca d’ Ancona ed in Romagna; sollecita 3 fuste armate onde potere offendere le terre del rivale anche dal mare; gli sono consegnati 10000 ducati per affrontare le prime spese di guerra. A fine ottobre inizia le ostilità con 1800 cavalli e 4000 fanti; Jacopo Piccinino lo appoggia con pochi cavalli e 2000 fanti. I due capitani partono dagli Abruzzi, superano il Pescara, ottengono un passaggio attraverso le terre dello stato della Chiesa e prendono la litoranea; si dirigono verso Fossombrone. A luglio muore la moglie del Montefeltro Gentile Brancaleoni.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Conquista Reforzate; con poca fatica vengono pure in potere di Federico da Montefeltro Montalbo, Torsella, Isola di Fano, Casaspessa, Montevecchio, La Valle e qualche altro castello.

Dic. 

 

 

 

 

 

Marche

Favorito dal bel tempo si colloca con Jacopo Piccinino di fronte a Sant’ Ippolito;  pensa di impadronirsi Fano con l’ausilio della flotta aragonese. Sigismondo Pandolfo Malatesta è presto ridotto a mal partito nonostante le continue dispute del Montefeltro con Jacopo Piccinino dovute alle malversazioni dei bracceschi ai danni della popolazione locale.

1458 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

 

 

Marche

Roberto Malatesta si trova da mesi a Napoli per rispondere ad eventuali mosse diplomatiche  del conte di Urbino avversario. Federico da Montefeltro vi invia, a sua volta, il figlio Bonconte con Bernardino degli Ubaldini. Nello stesso periodo si accinge con Jacopo Piccinino a stringere d’assedio Senigallia per mantenere le comunicazioni via mare con la flotta.

Mar. 

 

 

 

 

 

Marche

Scala nottetempo le mura del castello di Carpegna e se ne impadronisce a spese di Ramberto Malatesta; si collega con una compagnia di Jacopo Piccinino e si impossessa anche del Castellaccio dove sono trovati notevoli quantità di strami, di frumento e di vettovaglie. Assale Le Fratte, castello del vicariato di Mondavio, cui fanno seguito quelli di San Vito sul Cesano, di Monterolo e di Sassocorvaro.

Apr. 

 

 

 

 

 

Marche e Romagna

Dopo il saccheggio di Le Fratte sorge una contesa tra bracceschi e feltreschi che degenera in una mischia violenta che dura più di un’ora; al suo termine si contano più di 100 feriti ed alcuni morti. Segue uno scambio di parole assai aspre fra i due capitani che sono sul punto di separarsi definitivamente e di rinunciare alla comune impresa. Jacopo Piccinino, infatti, sembra propenso a dare ascolto alle proposte di Borso d’Este e di Domenico Malatesta tendenti a farlo desistere dall’azione dietro un adeguato compenso. Federico da Montefeltro si trasferisce tra Rimini, Bellaria, Savignano sul Rubicone e Santarcangelo di Romagna (cattura di 100 prigioni di taglia e razzia di 1000 capi bovini).

Giu. 

 

 

 

 

 

Marche

Gli uomini di Federico da Montefeltro e quelli di Jacopo Piccinino danneggiano i raccolti del territorio di Fano e quelli del vicariato di Mondavio.

Lug. 

 

 

 

 

 

Marche

Informato della presenza di Antonello da Forlì, di Marco Pio e di Giovambattista dell’ Anguillara nei pressi di Carpegna lascia Fossombrone, si collega con Jacopo Piccinino e sconfigge sotto le mura di tale castello i tre condottieri malatestiani. Gli avversari  sono messi in fuga e svaligiati. Alla notizia che Sigismondo Pandolfo Malatesta sta puntando a sua volta su Carpegna, raduna i suoi uomini a Belforte all’Isauro, si congiunge con sei squadre del Piccinino e si dirige contro l’avversario. Il Malatesta leva l’assedio e si mette in salvo nella rocca di Pietrarubbia. Nel mese muore a Napoli, a soli diciotto anni, il figlio prediletto Buonconte, destinato a succedergli.

Ago. 

 

 

 

 

 

 

 

La quasi contemporanea morte di Alfonso d’Aragona e del papa Callisto III spingono Jacopo Piccinino a deviare temporaneamente la sua attenzione verso l’Umbria.

Ott. 

 

 

 

 

 

Marche

Si muove sotto Tavoleto con Jacopo Piccinino, sconfigge Antonello da Forlì, saccheggia il castello ed ottiene nel Montefeltro la resa a patti della rocca di Maiolo. Alla fine l’inclemenza del tempo e la fredda stagione spingono i due capitani agli accampamenti invernali. Viene stipulata una tregua fra i contendenti.

1459 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche

Raduna le milizie a Belforte all’Isauro e costringe Sigismondo Pandolfo Malatesta a lasciare l’assedio di Carpegna.

Feb.Chiesa 

 

Capitano g.leUmbria

Si trova a Perugia con 70 cavalli (ospite di Costantino Ranieri), a rendere omaggio al papa Pio II che lo nomina proprio capitano generale.

Inverno 

 

 

 

 

 

Romagna

Sempre con Jacopo Piccinino si rovescia nel riminese e con incredibile velocità distrugge qualsiasi cosa trovi sulla sua strada: 57 castelli sono conquistati dai suoi uomini e, di questi, 37 sono messi a sacco ed incendiati. Sigismondo Pandolfo Malatesta cerca un accordo.

Lug. 

 

 

 

 

 

 

 

Su pressione del pontefice firma la pace di Mantova con Sigismondo Pandolfo Malatesta; recupera Pergola, Sassocorvaro, Pietrarubbia, Certalto ed altre sei/sette terre già tolte al rivale.

……………….. 

 

 

 

 

 

 

 

Ha subito modo di lamentarsi con Francesco Sforza perché Sigismondo Pandolfo Malatesta, contro i patti, non vuole consegnargli Pietrarubbia, Certalto, Morro, San Costanzo e Montesecco; da ultimo, gli accordi diventano esecutivi apparentemente senza grossi problemi.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Federico da Montefeltro si incontra a Mondavio con Sigismondo Pandolfo Malatesta per concordare un possibile piano d’azione contro Jacopo Piccinino che sembra volere appoggiare la causa di Giovanni d’Angiò nel regno di Napoli.

1460 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.Milano Chiesa NapoliAngiòCapitano g.le 

 

Riceve 12000 ducati dal re Ferrante d’Aragona e passa agli stipendi del duca di  Milano, degli aragonesi e dello stato della Chiesa con il titolo di capitano generale. Gli è concessa una provvigione di 25800 ducati da versarsi metà in anticipo ed il resto in rate mensili.

Feb. 

 

 

 

 

 

Marche e Toscana

Si sposa a Pesaro con Battista Sforza, figlia di Alessandro e di Costanza da Varano, nonché  nipote di Francesco Sforza. Il matrimonio è celebrato a Pesaro dal vescovo della città. Si reca a Gubbio e da qui raggiunge Siena dove è ricevuto dal papa.

Mar. 

 

 

 

 

 

Marche

Si unisce con Alessandro Sforza per impedire il passo a Jacopo Piccinino che si sta muovendo da Bertinoro con 7000 armati per congiungersi con Giovanni d’Angiò nel regno di Napoli. Il capitano avversario si trasferisce nella marca d’ Ancona e si accampa a Sassoferrato a cavallo delle due strade per Camerino e per Loreto: con una diversione riesce ad eludere l’  attenzione di Federico da Montefeltro ed a guadare il Cesano. Probabilmente l’ inazione del Montefeltro, anche se si trova a disporre di forze di molto superiori (8000 uomini contro 3000), è dettata dal calcolo di allontanare la guerra dai suoi territori e di spostarla nel regno di Napoli. Inizia ad inseguire gli avversari solo dopo che costoro sono già passati; corre a Serra San Quirico, a Jesi, a Macerata, a Mogliano con l’intento di sbarrare la strada di Camerino; quando è informato che Jacopo Piccinino anziché per la via dei monti è transitato per la strada del mare e si sta avviando al Tronto con Alessandro Sforza decide di tallonarlo da vicino.

Apr. giu. 

 

 

 

 

 

Abruzzi

Negli Abruzzi; si impadronisce di San Flaviano (Giulianova) a spese di  Giosia Acquaviva. Muove in soccorso di Chieti alla cui difesa si trova Matteo da Capua,  assediata da Jacopo Piccinino.

Lug. 

 

 

 

 

 

Abruzzi

Mette a sacco San Flaviano; i due accampamenti sono separati dal  Tordino. A seguito di una delle discese da una collina operata dallo Zaccagnino   per abbeverare i cavalli nel fiume  divampa la battaglia fra i due eserciti (5000 cavalli e 3000 fanti, l’angioino; 5000 cavalli e 1500 fanti, quello aragonese). Federico da Montefeltro è ammalato; informato che i suoi stanno per avere la peggio si fa armare e si getta nel combattimento riequilibrando in parte l’esito dello scontro.  La notte seguente la battaglia ripiega verso il Tronto fino a Controguerra per timore che gli avversari gli possano tagliare alle spalle le vie di rifornimento.

Sett. 

 

 

 

 

 

Marche

Si ferma a Grottammare dove il cardinale legato Niccolò Forteguerra gli consegna 2000 ducati in contanti ed altrettanti in pezze di lana da distribuire ai soldati.

Ott. 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Gli viene rinnovata la ferma. Con Alessandro Sforza ed il cardinale Forteguerra attraversa i monti di Norcia per scendere nel reatino ove si congiunge con le truppe di Donato del Conte, di Marcantonio Torelli e di altri capitani sforzeschi.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lazio

Riconquista Monteleone Sabino e restituisce il castello agli Orsini; assedia Poggio Nativo, feudo di Jacopo Savelli, che è messo a sacco dopo la resa a discrezione di  Roberto da Montevecchio di fronte ad Antonio Piccolomini comandante dell’ esercito ecclesiastico. Sorgono alcuni disordini nel campo causati dalle milizie sforzesche; Federico da Montefeltro interviene e fa restituire le prede ai soldati del castello; indi si porta sotto Cantalupo in Sabina. Espugna una rocca nella quale si trovano due figlie di Jacopo Savelli. La fortezza  cede in breve tempo;  fra gli attaccanti rimangono uccisi venti uomini d’arme a causa del conflitto sempre più vivo fra il nipote del papa e lo stesso Federico da Montefeltro.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lazio

Al termine della campagna acquartiera le sue truppe a Magliano Sabina.

1461 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Lazio

Si reca a Roma con Alessandro Sforza: è accolto nella città da 600 cavalli;  il giorno seguente  rende visita a Pio II.

Mar. mag. 

 

 

 

 

 

Lazio

La condotta gli è rinnovata dai tre contraenti alle medesime condizioni: il più restio a riconoscere la sua quota è Francesco Sforza. Federico da Montefeltro ritorna nella Sabina per devastare nuovamente i territori di Jacopo Savelli. Assale ancora Cantalupo in Sabina: gli abitanti si difendono con vigore fino al crollo, per i colpi inferti dalle bombarde, della torre più grande della fortezza. I difensori si arrendono a patti; devono consegnare ai vincitori le vettovaglie e le masserizie che vi sono raccolte, nonché una certa somma di denaro in contanti. Federico da Montefeltro conquista Asolo ed espugna con le macchine da guerra il castello di Forano.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lazio

Pio II lo conferma nei vicariati di Urbino, Gubbio, Cagli, Fossombrone, San Leo, Pergola, Montecavallo e di altre località. Sempre fermo   in Sabina Federico da Montefeltro decide di attaccare il borgo fortificato di Montorio, situato su un monte scosceso. E’ trasportata una bombarda per sentieri che si inerpicano su precipizi e dirupi: è vinta rapidamente la resistenza ed il paese è saccheggiato e dato alle fiamme. Subito dopo assale Palombara Sabina alla cui difesa si trovano Silvestro da Lucino e Jacopo Savelli con 400 cavalli e 300 fanti: il Savelli si arrende non appena vede puntate le artiglierie contro la località. Silvestro da  Lucino rientra liberamente con i suoi uomini negli Abruzzi.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lazio

Cerca inutilmente di dissuadere il pontefice che vuole spostare la propria residenza estiva da Roma a Tivoli; il papa insiste; Federico da Montefeltro  lo scorta dall’ Aniene fino al ponte Lucano con dieci squadre di cavalli. Assedia in Montecelio Deifobo dell’Anguillara.

Ago. 

 

 

 

 

 

Abruzzi e Lazio

Si sposta nell’ aquilano: razzia molto bestiame e ne devasta i raccolti. 200 sono i prigionieri di taglia; il danno è valutato in 30000 ducati. Punta su Cofligato con dodici squadre di cavalli e 400 fanti;  con una marcia notturna vi sorprende Carlo Baglioni; si porta nel Fucino ed assale i contadi di Albe e di Tagliacozzo. A Vezzano costringe Mariano da Camerino ad arrendersi a patti.  Si dirige, di seguito, su Albe dove si trova Carlo Baglioni: vi fa entrare due falsi disertori che gettano in un pozzo del castello immondizie e carogne di animali per  avvelenarne le acque. Costoro sono scoperti, uno è fatto impiccare e l’altro riesce a fuggire. Federico da Montefeltro cerca di impadronirsi di un secondo pozzo che alimenta le necessità idriche della località e fa scavare un cunicolo per intercettarne la sorgente. I difensori rimediano con una controcava; nel successivo scontro uccidono il connestabile Giovanni Corso e feriscono gravemente Annibale da Cagli.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lazio ed Abruzzi

Approfitta di un allentamento della sorveglianza ed ottiene la rocca di Albe. Stabilisce di puntare su L’Aquila con il cardinale Forteguerra: si impossessa di tutta la pianura che circonda la città appropriandosi dei raccolti già mietuti; sono fatti 400 prigionieri e sono razziati migliaia di capi di bestiame fra buoi, bestie da soma, muli, greggi di pecore e 20000 galline. Il bottino della cavalcata è valutato superiore ai 15000 ducati. Raccolte le prede colloca il campo a San Vittorino in modo che da L’Aquila possano essere visti i vessilli delle tende. Gli abitanti non escono a battaglia campale; punta su Avezzano; si scontra  spesso con gli avversari durante la marcia praticata per vie impervie e ripide. Ha a patti prima Paterno e poi Avezzano; gli altri castelli della contea di Albe e di Tagliacozzo sono occupati in parte con la forza, in parte per accordo, con l’eccezione di quelli appartenenti ai colonnesi  per volontà del papa. Gli aquilani ottengono una tregua; l’esercito ritorna nell’agro romano, attraversa la campagna e si indirizza contro il duca di Sora Giovanpaolo Cantelmi.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lazio

Assedia in Castelluccio Antonio Petrucci. Il duca di Sora riceve rinforzi dal principe di Rossano e duca di Sessa Marino di Marzano (sei squadre di cavalli), dal duca di Sermoneta Onorato Gaetani (una squadra), da Carlo Baglioni (una) e da Antonio Caldora (due).  Federico da Montefeltro conquista la rocca a seguito di un violento attacco: Giovanpaolo Cantelmi deve ritirarsi ed Antonio Petrucci viene spedito in catene ad Urbino.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lazio ed Abruzzi

Entra nel distretto di Sora, espugna Campli e Rivisondoli, si impadronisce delle rocche di Fontana sul Garigliano e di Casalvieri sul fiume Casina. E’ firmata una tregua tra i contendenti; Federico da Montefeltro si trasferisce tra Ferentino ed Anagni. Prosegue  per Roma.

Dic. 

 

 

 

 

 

Campania

Si sposta in Terra di Lavoro con dodici squadre di cavalli. Il pontefice gli concede l’investitura di Pergola, di Auditore e di 40 castelli nel Montefeltro.

1462 

 

 

 

 

 

 

 

………………… 

 

 

 

 

 

Lazio e Campania.

Riprende la campagna ai danni del duca di Sora e ne infesta i territori; stessa sorte subiscono  quelli controllati da Onorato Gaetani, da Antonio Spinelli e da altri baroni napoletani della fazione angioina.

Apr.ChiesaRimini 

 

Lazio

Inizia l’ultima sua contesa con Sigismondo Pandolfo Malatesta. Si trova a Roma;  non cela la sua disapprovazione allorché il suo rivale viene bruciato in effigie in Campo dei Fiori. Conclude una nuova tregua con il duca di Sora, che gli frutta una buona quantità di denaro con i quali può assoldare numerosi uomini d’arme e sottrarre agli angioini 600 fanti.

Mag.Il suo credito nei confronti degli sforzeschi ascende a 18000/20000 ducati.
Lug.LazioE’ sempre fermo nel Lazio. Il suo credito verso il duca di Milano ora è sceso a 11000 ducati. A fine mese lascia la Campagna romana e punta sugli Abruzzi.
Ago. 

 

 

 

 

 

Abruzzi e Marche

Chiede denaro al duca di Milano ed al pontefice per potere proseguire nel conflitto. Raggiunge gli Abruzzi ed il Piceno con una marcia di trenta miglia; dal Chienti si collega sotto Senigallia con Napoleone Orsini alla testa di 24 squadre di cavalli. Federico da  Montefeltro occupa l’unico  guado del Misa, un fiume a nord della città, fa tagliare ai suoi guastatori una strada in mezzo ad un bosco, riattare i ponti rovinati, alzare gli argini delle vicine paludi e porre sentinelle tutto intorno a Senigallia dove si trova Sigismondo Pandolfo Malatesta. Il signore di Rimini, dopo un inutile tentativo di accordo, decide di abbandonare la città e di ritirarsi; quando il Montefeltro è informato dal  Fantaguzzo delle intenzioni del rivale lo insegue  e lo intercetta al guado del Cesano.  Fa attaccare Sigismondo Pandolfo Malatesta inizialmente da Antonello da Forlì e da Corrado d’Alviano; interviene in un secondo momento  con Napoleone Orsini e  sconfigge l’avversario;  viene catturato nello scontro Giovan Francesco della Mirandola con 500 cavalli e 150 fanti. Attacca Mondavio, difesa da Roberto Malatesta con 65 uomini d’arme e 120 fanti forestieri,  conducendo l’assedio con molta abilità. Sono scavati cunicoli sotto le mura;  in pochi giorni cede la torre principale scossa dai colpi delle bombarde: i difensori (70 uomini d’arme con quattro condottieri e 200 fanti) si arrendono a discrezione; sono svaligiati di armi e cavalcature; sono rilasciati con l’impegno di non combattere i pontifici per un mese. Vino, orzo e frumento sono consegnati ai soldati; sono pure loro consegnati 3000 fiorini dagli abitanti per non subire il saccheggio degli altri loro beni.

Sett. 

 

 

 

 

 

Marche e Romagna

Capitolano ai pontifici quasi contemporaneamente Montevecchio, Isola di Fano,  Reforzate, Barni, Barchi, Orciano, San Giorgio, Piagge, Montemaggiore al Metauro, Monterolo, San Longarino, Serrungarina, Montebello, Saltara, Ripe, Tomba, Ripalta e Pozzuolo. Mette a sacco Sorbolungo. Federico da Montefeltro penetra in Romagna con il cardinale Forteguerra;  ottiene la resa di Saludecio e di Mondaino.   Il cardinale Forteguerra gli consegna 20000 ducati; anche Francesco Sforza gli fa avere 6000 ducati.

Ott. 

 

 

 

 

 

Marche e Romagna

Cadono in potere dei pontifici San Giovanni in Marignano, Gradara (dopo quattordici giorni), Meleto, Cerreto, Montegridolfo, Montegiardino (data alle fiamme per avere   opposto una qualche resistenza), San Clemente, Tombaccia, Gemmano, Castelnovo, Coriano, Mulazzano, Montescudo, Serravalle con altri 10 castelli di minore importanza in Romagna e nel Montefeltro. Federico da Montefeltro assedia, indi, in Montefiore Conca Giovanni Malatesta e Suardino da Barignano: gli abitanti, dopo un intenso bombardamento, trattano la resa e fanno entrare nella località i pontifici. I difensori si rinserrano nella rocca ed innalzano la bandiera di San Marco; alcuni terrazzani che vi lavorano fanno entrare gli ecclesiastici che non hanno problemi nell’impossessarsi della località. Federico da Montefeltro salva la vita a Giovanni Malatesta e non lo affida al cardinale Forteguerra; lo fa anzi scortare al sicuro con i beni dai suoi uomini. Nel proseguimento delle operazioni si accampa sotto Senigallia che gli si arrende grazie al caposquadra Nicoletto da Casona, il cui esempio viene seguito anche dal castellano della rocca Niccolò da Rimini. In questo periodo ha ai suoi ordini dodici squadre di uomini d’arme, ognuna delle quali è composta da 28 lance.

Nov. 

 

 

 

 

 

Romagna

Marcia contro Rimini;  attende, invano, la resa della città ad opera di una congiura che è scoperta e sventata da Sigismondo Pandolfo Malatesta. Assedia Verucchio ed ottiene la rocca con uno stratagemma: invia infatti al castellano Rigo da Ferrara una falsa lettera di Domenico Malatesta nella quale viene preavvertito dell’ arrivo di rinforzi. Sedici soldati si presentano nottetempo, catturano il castellano ed aprono le porte alle truppe pontificie: le suppellettili e tutte le macchine di difesa sono donate ai sedici uomini. Cadono, poi, senza contrasti Savignano sul Rubicone, Sant’Arcangelo di Romagna, San Giovanni in Galilea, Scorticata, Sestino, Gatteo, Longiano, Bellaria: da conquistare rimangono solo Rimini, Cesena e Fano. Il timore della diffusione della peste fra le truppe, l’avvicinarsi dell’ inverno e l’impossibilità di agire dal mare a causa della flotta veneziana lo convincono a rinviare il colpo finale. In questo periodo i veneziani cercano di arruolarlo come loro capitano generale per combattere i turchi in Morea. Si dimostra interessato all’offerta poiché ha costanti problemi di liquidità dovuti   non solo al fatto di dover  tenere in ordine le  truppe, ma anche per fare fronte alle notevoli spese che sta incontrando per la costruzione del palazzo di Urbino.

Dic.MarcheStaziona nel territorio di Fano. In uno scontro Sigismondo Pandolfo Malatesta gli cattura quattro squadre di uomini d’arme.
1463 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb. 

 

 

 

 

 

Romagna

Invia a Venezia Pierantonio Paltroni e Matteo da Sant’Angelo per chiedere una condotta ai veneziani.  Secondo alcuni commentatori il contatto sarebbe stato strumentale per spingere la Serenissima a non aiutare più Sigismondo Pandolfo Malatesta. Sul fronte di guerra ordina di distruggere Montegiardino i cui abitanti si sono ribellati allo stato della Chiesa. A febbraio rifiuta l’offerta fattagli dalla Serenissima. Per le fonti legate a Venezia è  quest’ultima ad opporre un cortese rifiuto alle sue richieste.

Mar. apr. 

 

 

 

 

 

Marche

Accetta un rinnovo della condotta da parte di sforzeschi, aragonesi e pontifici alle medesime condizioni. I pagamenti ritardano (d’altra parte è sempre creditore di 17000 ducati per paghe relative all’anno precedente);  resta inattivo a Piatracuta fino all’incasso della prima rata. Con il ricevimento di parte del denaro (6000 ducati dai pontifici e la promessa a subito di altri 2000 dagli sforzeschi) inizia le operazioni nel Montefeltro.

Mag. 

 

 

 

 

 

Marche e Lazio

Si accampa di fronte a Sassoferrato; non ha a disposizione un numero sufficiente di guastatori e fa ritorno a Pietracuta;  si sposta a Certalto ed ottiene la località a patti in due giorni; uguale sorte tocca a Macerata Feltria che resiste quasi un giorno alle sue bombarde: i cittadini sono costretti a consegnargli 1000 fiorini. Poco di più dura il nuovo assedio di Sassoferrato che viene espugnata e data alle fiamme. Ritorna nel Lazio per concludere anche la guerra con il duca di Sora: espugna Isola del Liri e costringe alla resa Arpino e Sora: Giovanpaolo Cantelmi cede completamente al papa.

Giu. lug. 

 

 

 

 

 

Marche

Conquista Sassocorvaro. Si sposta sotto Fano;  colloca gli accampamenti all’abbazia di San Patrignano ad un tiro di freccia dalle mura. Assedia la città al comando di 5000 uomini, comprese quattordici squadre di cavalleria. Sono costruite 3 bastie per impedire l’arrivo di soccorsi ai difensori via terra. Fa venire 3 grosse bombarde e scavare alcuni cunicoli sotterranei affinché i suoi uomini giungano con tranquillità fin sotto le mura; da Ancona e da Pesaro giungono una galea e 2 fuste per sorvegliare la costa. Al suo esercito si uniscono anche dieci squadre di cavalli provenienti da Forlì e da Faenza. E’ costretto ad inviare truppe nel pesarese per proteggere il lavoro dei contadini impegnati nella mietitura.

Sett. 

 

 

 

 

 

Marche

E’ sempre occupato nelle operazioni  d’assedio di Fano,  validamente difesa da Roberto Malatesta. Porta un primo attacco che gli permette di penetrare nei bastioni; può collocare le artiglierie più avanti.  Il loro tiro apre una seconda breccia; segue un nuovo assalto che fa pervenire i pontifici nella piazza: i cittadini si arrendono. Roberto Malatesta si rinchiude nella rocca con la madre e le sorelle: Federico da Montefeltro salva a tutti la vita,  permette loro di uscire indisturbati nonostante le rimostranze del cardinale legato;  li fa scortare sino al porto dove sono attesi da una galea pronta a salpare per Ravenna.

Ott. 

 

 

 

 

 

Marche

Si accinge ad espugnare la terra di Maiolo allorché viene l’ordine di troncare le ostilità: Sigismondo Pandolfo Malatesta si è arreso.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Gli sono consegnate molte località malatestiane, quali Macerata Feltria, Sant’Agata Feltria, Maiolo, Sartiano, Torricella, Lebiano, Rocchi, Maiano, Caioletto, Monte Benedetto, Pereto, Scavolino, San Donato, Ugrigno, Pagno, Pennabilli, Maciano, Pietrarubbia, Monte Santa Maria, Montedale, Castellina, Fossa, Ripamassana, Valle Avellana, San Giovanni, Auditore, Sasso, La Torre, Piandicastello, Tavoleto, Gesso, Petrella Guidi e Certalto dietro un censo annuo di 1340 fiorini. Sempre nel mese gli sono saldate parzialmente le sue spettanze: a valere sul suo credito di 21000 ducati verso gli sforzeschi gli sono consegnati 4000 ducati in contanti e 2500 in cambiali pagabili in sei mesi.

Dic.E’ in ballottaggio con Bartolomeo Colleoni e Carlo di Montone per il comando delle truppe veneziane in Morea per combattervi i turchi. Nel febbraio seguente deciderà di rifiutare l’offerta della Serenissima suscitando la delusione del papa Pio II che in questa rinuncia vede una possibilità di riscatto per Sigismondo Pandolfo Malatesta (sua alternativa) come in parte effettivamente sarà. A metà mese tramite il cardinale Forteguerra gli è rinnovata la condotta scaduta a settembre. Clausole: durata sei mesi; compenso 28500 ducati; 300 uomini d’arme e 300 fanti (700 uomini d’arme in bianco); prestanza immediata di 12900 ducati da parte di Ferrante d’Aragona e di 5000 dal papa.
1464 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche

Pio II gli concede Sassocorvaro.

Apr.Gli sforzeschi pensano di rinnovargli la condotta solo a mezzo soldo.
Mag.La situazione italiana è mutata e ne risentono le condizioni per il rinnovo della condotta. la durata ora è annuale; il compenso è valutato 25000 ducati; l’impegno che gli è richiesto è per 150 uomini d’arme.
Lug. 

 

 

 

 

 

Umbria e Marche

Si trova a Gubbio e nelle immediate vicinanze della città; a fine mese si incontra ad Ancona con il papa.

Sett. ott. 

 

 

 

 

 

Umbria  Lazio Abruzzi

Transita per Gubbio con 150 cavalli e raggiunge Roma per rendere atto di omaggio al nuovo papa Paolo II. Subito dopo parte per il regno di Napoli;  si incontra a Chieti con Ferrante d’Aragona. A fine ottobre rientra ad Urbino.

1465 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.ChiesaAnguillara 

 

Lazio

Combatte i figli di Everso dell’ Anguillara, Deifobo e Francesco che si sono impossessati del castello di Caprarola. In pochi giorni con Napoleone Orsini ed il cardinale Forteguerra ottiene il possesso, senza combattere, di 13 castelli compresi Giove, Capranica, Carbognano, Ronciglione e Vetralla. La breve campagna gli frutta un grosso bottino, senza contare gli 8000 ducati extra per essersi mosso dalle sue terre come da clausole del suo contratto. Gli è rinnovata la condotta.

Lug. 

 

 

 

Luogotenente g.leLazio

A Roma. E’ nominato luogotenente generale.

Ago.Napoli 

 

Capitano g.le 

 

Ha da Ferrante d’Aragona il comando delle truppe napoletane.

Nov. dic.Chiesa

 

Cesena

 

 

 

Romagna

A metà novembre muore Domenico Malatesta; Roberto Malatesta si impadronisce della rocca di Cesena. Gianfrancesco da Piagnano si reca a Roma dal papa per convincerlo a lasciare quello stato al figlio di Sigismondo Pandolfo. Tutto inutile. Federico da Montefeltro ha il compito di recuperare la località allo stato della Chiesa. Paolo II gli fa avere 4673 fiorini (la rata della condotta) e gli fa rimettere il censo annuo per altri 1200 fiorini. Il condottiero lascia Roncofreddo e Longiano e costringe Roberto Malatesta, dopo un breve assedio difficile per la mancanza di artiglierie e per l’inclemenza del tempo, a cedere  Cesena e Bertinoro in cambio della signoria su Meldola e Sarsina.

1466 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano, per i funerali di Francesco Sforza che si svolgono nel duomo. Con la sua presenza coadiuva nella città la vedova Bianca Maria Visconti e scoraggia ogni tentativo degli avvversari del nome sforzesco.

Apr. giu.Milano 

 

Capitano g.le      150 uomini d’armeLombardia Emilia e Marche

Rimane a Milano dove riceve dal nuovo duca Galeazzo Maria Sforza il bastone di capitano generale dell’alleanza che lega Milano, Firenze ed il regno di Napoli. Lascia la città a giugno accompagnato per più miglia dal nuovo duca Galeazzo Maria Sforza; tocca Cremona, Reggio Emilia, Carpi, Modena, Bologna e rientra ad Urbino. Gli è rinnovata la condotta per 150 uomini d’arme; durata un anno; stipendio 25000 fiorini, di cui 12000 di prestanza entro venti giorni ed il resto in rate mensili; riconoscimento di 8000 fiorini extra in caso di intervento del Montefeltro fuori le Marche o la Romagna.

Lug. ott. 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

A Gubbio ed a Roma. Ritorna nei suoi possedimenti a fine ottobre.

1467 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.LombardiaA Milano. Durante un banchetto è vittima di uno scherzo che lo costringe a levarsi da tavola ed a cambiarsi d’abito.
Feb.LombardiaCon Ignazio d’Avalos accompagna Galeazzo Maria Sforza a Mortara, castello del duca Ludovico Sforza. Caccia, banchetti e conversazione piacevole sono gli svaghi della comitiva.
Mar.FirenzeVenezia 

 

 

 

Rifiuta nuovamente un’offerta veneziana di militare agli  stipendi della repubblica. In previsione di una guerra con  la Serenissima avanza la richiesta per un compenso annuale di 60000 fiorini. Inizialmente solo il re di Napoli lo appoggia; nel giro di poche settimane è accontentato dai tre contraenti: durata un anno; 36000 ducati in tempo di pace e 60000 in caso di guerra; 6000 ducati di provvigione personale. 51660 ducati sono a carico del re di Napoli e del duca di Milano, 8340 del papa; un terzo dell’ammontare è da pagarsi subito, salvo la detrazione di 12000 ducati ricevuti nel febbraio precedente per il rinnovo della condotta. Fronteggia Bartolomeo Colleoni che agisce a favore dei fuoriusciti fiorentini. Sospetta di Astorre Manfredi; impedisce che i suoi uomini alloggino nel faentino come è stato richiesto dallo stesso signore di Faenza.

Apr. 

 

 

 

Marche e Romagna

Raccoglie le truppe a Fossombrone e si muove verso Bologna; si ferma a Cosina;  devasta i territori di Astorre Manfredi che si è rivelato a favore dei veneziani. A fine mese si trova nel faentino con 1000 cavalli.

Mag. 

 

 

 

Capitano g.le

 

Romagna e Emilia

Giunge a Solarolo; si reca a San Pietro Terme ed invia alla difesa di Imola 700 fanti e 100 cavalli, sia per controbattere i movimenti di Bartolomeo Colleoni, sia per controllare il signore della città Taddeo Manfredi sospettato anch’egli di volere compiere qualche novità.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Si colloca sull’Idice ove è raggiunto da 42 squadre di uomini d’arme e da molti fanti condotti da Galeazzo Maria Sforza e dagli aragonesi (altri 2000 cavalli).

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

Al comando di 7000 cavalli e 3500 fanti attacca alla Riccardina/Molinella Bartolomeo Colleoni che conduce, a sua volta, 7000 cavalli e 6000 fanti. L’assalto al campo avversario dura otto ore;  Federico da Montefeltro penetra nelle linee nemiche;  ne è respinto dagli squadroni di Astorre Manfredi; si salva dalla cattura solo per l’intervento  delle sue lance spezzate; al termine della battaglia preferisce ritirarsi nel bolognese per attendervi altri rinforzi inviati dagli aragonesi. Entrambi gli eserciti subiscono gravi perdite per un totale di 600 morti. A fine mese si trova a Ponte Poledrano (Bentivoglio) dove è raggiunto dal duca di Calabria Federico d’Aragona con sedici squadre di uomini d’arme.

Ago.Anche i fiorentini lo nominano loro capitano generale.
Sett. 

 

 

 

 

 

Romagna

I fiorentini gli abbuonano un precedente prestito di 3000 ducati. Federico da Montefeltro si rafforza a San Prospero; assedia Oriolo (Riolo terme) mentre Bartolomeo Colleoni si trasferisce a Piangipane. Entra in Val di Lamone, vi effettua molte scorrerie che terminano con l’imprigionamento di uomini e la razzia di bestiame; tutto è depredato dai soldati, dalle vettovaglie alle suppelletili domestiche.

Ott. 

 

 

 

 

 

Romagna ed Emilia

Si sposta in Val di Senio dove continua nella politica di sistematica spoliazione degli abitanti. Da qui invia le truppe agli alloggiamenti invernali del bolognese. A Milano Galeazzo Maria Sforza gli dona un palazzo come attestato del suo benvolere e della sua stima.

Nov. 

 

 

 

 

 

Toscana e Marche

A Firenze (ove viene alloggiato in un palazzo appartenuto al fuoriuscito Diotisalvi Neroni) ed a Lucca, con Roberto da San Severino ed il duca di Calabria. Ad Urbino.

1468 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Nel pavese, a caccia nel parco di Mirabello con il duca di Milano.

Primavera 

 

 

 

 

 

 

 

Gli viene rinnovata la condotta dal re di Napoli, dal duca di Milano e dai fiorentini.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia e Liguria

A Pavia, alla ratifica del trattato di pace proposto dal papa, ed a Genova, per ricevervi il duca di Milano, reduce da Amboise, dove si è sposato con Bona di Savoia. Gli è rinnovata la condotta alle condizioni precedenti.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia   Toscana e Marche

A Milano, per rendere omaggio a Galeazzo Maria Sforza ed alla sua sposa; è segnalato successivamente nel bolognese, a Pisa dove ha un abboccamento con il duca di Calabria, a Firenze ed a Urbania, dove è raggiunto dalla moglie Battista Sforza.

Ago. 

 

 

 

 

 

Marche e Umbria

Si reca con la moglie in visita a Fossombrone, Pergola, Cagli e Gubbio: ovunque è ricevuto con feste ed onori.

Sett.MilanoDuca SavoiaCapitano g.leUmbria e Marche

In visita a Branca, a Costacciaro ed a Cagli. E’ chiamato in Piemonte per affrontare Filippo di Savoia, alleato del duca di Borgogna Carlo il Temerario.

Ott. nov.MilanoCorreggio 

 

Piemonte ed Emilia

Entra nel novarese, attraversa il Sesia ed infesta il vercellese occupando alcuni forti. Viene firmata la pace di Péronne fra il re Luigi XI ed il duca di Borgogna e Federico da Montefeltro rientra a Novara. Ai primi di ottobre si trasferisce nel piacentino; si dirige, di seguito,   a Brescello per assediare in tale castello Manfredo e Niccolò da Correggio. Lo asseconda nella spedizione Ludovico Gonzaga. Le truppe si abbandonano ad una rapina metodica che i comandanti non riescono a mantenere sotto controllo. La situazione degenera presto per cui a metà novembre, dopo quindici giorni, Federico da Montefeltro stipula di sua iniziativa un frettoloso accordo con i da Correggio che irrita il duca, ma che non viene sconfessato. Dopo Brescello Galeazzo Maria Sforza vorrebbe continuare la campagna contro i feudatari piemontesi ribelli e condurre l’esercito e le bombarde ai danni di Rocca d’Arazzo appartenente ai Cacerani   simpatizzanti di Filippo di Bresse. Il Montefeltro sconsiglia l’impresa;  la rocca sarà consegnata ai ducali senza azioni armate l’anno seguente.

Dic. 

 

 

 

 

 

 

 

Viene inviato dal duca di Milano presso l’imperatore Federico d’Austria: non è ricevuto.

1469 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

 

 

Toscana

Ispeziona in Lunigiana per gli sforzeschi le fortezze di confine.

Lug.MilanoChiesaCapitano g.leMarche

Si muove in soccorso di Roberto Malatesta, attaccato nei suoi stati dai pontifici comandati da Alessandro Sforza e da Napoleone Orsini. Per finanziare la partecipazione milanese alla guerra di Rimini escono dalla camera ducale quasi 100000 ducati, calcolando solo le spese per gli stipendi e per il panno consegnato alla gente d’arme come parte del soldo (in natura).

Ago. 

 

 

 

 

 

Romagna

Riceve rinforzi da fiorentini e da aragonesi (diciotto squadre comandate da Alfonso d’  Avalos); lascia Montegrimano e si accosta a Rimini. Occupa Ceresolo ed incalza gli avversari per sfruttare la sua superiorità numerica; i fiorentini gli impediscono di attaccare Alessandro Sforza perché, come capitano della lega, è tenuto solo ad un’azione difensiva. Federico da Montefeltro si piazza su un colle, a Borgazzano. Si muove in modo da farsi  assalire dalla cavalleria pontificia; si ritira ad arte e conduce i pontifici sul piano per farli cadere in un’imboscata preparata con Roberto Malatesta. Al sopraggiungere di quest’ ultimo con quattro squadre di cavalli e di numerosi fanti gli avversari sono costretti a ripiegare nei loro alloggiamenti. Lo scontro avviene a Mulazzano e dura dall’alba al tramonto; Alessandro Sforza è sconfitto; sono catturati 300 uomini d’arme con Virginio Orsini, Gian  Francesco da Piagnano e Carlo da Pian di Meleto. I morti  sono nel complesso 300; i vincitori si appropriano di bandiere, bagagli, carriaggi ed artiglieria.

………………… 

 

 

 

 

 

Romagna e Marche

Non infierisce sui vinti  limitandosi ad impadronirsi di una trentina di castelli tra Rimini e Fano che passano a Roberto Malatesta.

Nov. 

 

 

 

 

 

Marche

Licenzia l’esercito ed invia i suoi uomini alle loro stanze.

1470 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

Marche

Viene accusato dal duca di Milano di essere troppo indipendente e di contrastare con la sua politica gli interessi sforzeschi; Galeazzo Maria Sforza, inoltre, ritarda nell’ottemperare agli impegni presi nei suoi confronti (rifiuto di inviargli 10000 ducati come rata della condotta. Visto l’atteggiamento sempre più aspro ed intollerante nei suoi confronti a metà mese invia a Milano Antonio da Tolentino per restituire le insegne di capitano generale dell’ esercito ducale. Napoli e Firenze si dolgono per questo suo atto.

Feb. 

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze.

Mag. 

 

 

 

 

 

Marche

E’ contattato a Fossombrone dai veneziani in crisi a seguito della caduta di Negroponte nelle mani dei turchi.

Lug. 

 

 

 

 

 

 

 

Apre trattative con aragonesi e veneziani per contrastare i turchi che stanno minacciando l’Italia meridionale.

Sett.Napoli Firenze Milano 

 

 

 

 

 

Le cose si appianano. Gli sono saldate tutte le pendenze;  gli è rinnovata la condotta alle medesime condizioni contrattuali con in più un premio annuale su proposta del re di Napoli.

1471 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

Marche e Umbria

Accoglie ad Urbino Borso d’Este diretto a Roma con una comitiva di 500 cavalli,  150 muli e  100 artigiani: accompagna il duca per un tratto di strada fino a Gubbio.

Mag.Continua la sua diatriba con il duca di Milano. Un suo incaricato d’affari viene accusato pubblicamente di avere sparlato nei suoi confronti. Federico da Montefeltro rimprovera il suo collaboratore; ciò nonostante non riesce a vincere la diffidenza di Galeazzo Maria Sforza.
Ago.Sale al soglio pontificio il generale dei frati minori Francesco della Rovere (Sisto IV). Ferderico da Montefeltro invia subito a Roma il suo maggiore collaboratore Ottaviano degli Ubaldini con il figlio naturale Antonio a rendere omaggio al nuovo papa.
Nov.Il duca di Milano non accondiscende più a nominare il Montefeltro capitano generale delle sue truppe.
Dic.UmbriaSi trasferisce a Gubbio con la moglie e tutta la sua corte. Nel gennaio successivo nascerà Guidobaldo.
1472 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. 

 

 

 

 

 

Marche

Riceve, sempre ad Urbino, il cardinale Bessarione: per festeggiare l’ospite organizza una giostra con i suoi uomini d’arme.

Mag.FirenzeVolterraCapitano g.leToscana

Raduna in pochi giorni 5000 fanti nel pisano ed occupa subito alcuni castelli del contado quali Pomarance, Querceto e Montecatini. A metà mese raggiunge Siena; stabilisce il campo a Mazzolla e si ferma davanti alle mura di Volterra con la speranza di avere la città per trattato. Si decide per l’assedio; respinge una sortita dei difensori, si impadronisce di una collina fortificata antistante la città ed inizia a bombardare Volterra: una batteria è posta davanti ad una porta ed una seconda vicino alla chiesa di Sant’Andrea posta all’esterno della cinta muraria. Fa  scavare  trincee e  cunicoli sotterranei che conducono verso le mura.

Giu. 

 

 

 

 

 

Toscana

Volterra capitola a patti dopo venticinque giorni: prima che le trattative di resa siano del tutto definite alcuni mercenari al servizio dei volterrani aprono le porte della città, sollecitano i fiorentini al saccheggio. L’invito è accettato.  Federico da Montefeltro e Lorenzo dei Medici   non si oppongono a questa situazione  accontentandosi di ordinare che il saccheggio duri solo mezza giornata: sono, invece, fatti impiccare nella piazza grande, senza processo, i presunti responsabili dell’ accaduto. Al termine delle operazioni, poco più di un’azione di polizia ai danni di Volterra, anche a Federico da Montefeltro è concessa una parte del bottino;  gli sono donate alcune fattorie a Rucciano (acquistate appositamente da Luca Pitti) e la casa di un ebreo chiamato Menahem ben Aharon (la cui ampia collezione di manoscritti ebraici è sequestrata dal Montefeltro per potere creare una nuova sezione nella sua biblioteca), il tutto per un valore di 100000 ducati. I fiorentini, inoltre, commissionano al Pollaiolo un elmetto da parata in argento battuto decorato di smeraldo con una figura di Ercole che sottomette un grifone (il simbolo di Volterra) e gli regalano una cavalcatura riccamente bardata. Durante la sua permanenza a Firenze (tre giorni) tutte le botteghe restano chiuse in suo onore. La repubblica non esita a valersi della sua vasta esperienza militare per la costruzione dell’imponente fortezza di Volterra.

Ott. nov.E’ contattato dal duca di Milano per ritornare al suo servizio. Declina l’offerta: d’altra parte a novembre il suo credito verso lo stato sforzesco ascende a 12000 ducati pari a nove mesi di stipendi arretrati.
1473 

 

 

 

 

 

 

 

Mag. 

 

 

 

 

 

Umbria

A Gubbio con Costanzo Sforza e Roberto Malatesta per rendere omaggio al cardinale di San Sisto Pietro Riario. Sempre nel periodo promette a Girolamo Riario di concedergli in prestito 5000 ducati necessari per acquistare dal duca di Milano il titolo di conte di Imola.

1474 

 

 

 

 

 

 

 

Mag. 

 

 

 

 

 

Lazio

Si trova a Roma ospite del cardinale di San Pietro in Vincoli il cardinale Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II); nell’ occasione si gettano le basi per il matrimonio tra la figlia Giovanna con Giovanni della Rovere. Si trasferisce subito dopo a Foligno per concordare con Braccio Baglioni e Giulio Cesare da Varano le linee della politica pontificia in Umbria.

Lug.CampaniaA Napoli, dove riceve da Ferrante d’Aragona il collare dell’ordine dell’ Ermellino, titolo di fratellanza con il sovrano.
Ago.ChiesaC.di CastelloGonfaloniere dello stato della ChiesaLazio ed Umbria

A Roma. Fa il suo ingresso nella città con 2000 cavalli ed in San Pietro. Il mattino seguente entra nella chiesa di San Pietro,  viene circondato dal collegio dei cardinali, è condotto nelle camere del papa. Il pontefice appoggia la spada ducale sulle sue spalle (nomina a duca di Urbino) e gliela consegna invitandolo ad usarla per combattere i nemici della Chiesa (nomina a Gonfaloniere dello stato della Chiesa). E’ armato cavaliere di San Pietro. Girolamo Riario e Giovanni della Rovere gli mettono ai piedi gli speroni d’oro; Federico da Montefeltro  afferra la spada e la brandisce tre volte; il Riario riprende l’arma mentre il della Rovere gli toglie gli speroni. Gli è consegnato un abito di broccato d’oro ed una berretta ducale; Sisto IV benedice il duca inginocchiato. Federico giura eterna lealtà alla Chiesa e bacia le mani del pontefice: viene abbracciato da quest’ultimo e gli è permesso di sedere fra i cardinali. Il giorno seguente è formalizzato il fidanzamento della figlia Giovanna con Giovanni della Rovere. Di seguito si reca a Viterbo e da qui raggiunge il campo di Città di Castello con 50 cavalli per assediarvi Niccolò Vitelli con l’aiuto segreto di Lorenzo dei Medici. Il duca  di Urbino è accolto dal cardinale della Rovere e come suo primo atto prende visione delle fortificazioni cittadine. Nello stesso mese ottiene la bolla di subinfeudazione della contea di Sant’Angelo in Vado, Mercatello e Sassocorvaro per il fedele Ottaviano degli Ubaldini.

Sett. 

 

 

 

 

 

Umbria e Lazio

Con la semplice apparizione delle sue truppe e delle sue bombarde persuade Niccolò Vitelli alla capitolazione; si dirige a Perugia con l’avversario (nella città è ospitato da Berardino Ranieri) e lo scorta a Roma dal pontefice.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lazio Umbria e Marche

Invia a Firenze come suo ambasciatore a Lorenzo dei Medici Piero Felici per reclamare il saldo delle paghe arretrate: riceve una risposta negativa. Si reca a Gubbio con Niccolò Vitelli dove costui è stato confinato. Restaura l’autorità pontificia con il cardinale Giuliano della Rovere a Spoleto ed a Todi; subito dopo accompagna il presule a prendere possesso di Senigallia e di Mondavio. A fine mese viene insignito ad Urbino dell’ ordine della Giarrettiera dal re d’Inghilterra Edoardo VII.

Dic.Lorenzo dei Medici gli fa chiedere una cavalcatura per una giostra organizzata a Firenze: il duca di Urbino risponde che lo ha già dato in prestito ad un membro della famiglia dei Pazzi.
1475 

 

 

 

 

 

 

 

………………… 

 

 

 

 

 

Marche

A Jesi ed a Loreto in pellegrinaggio.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lazio

Gli è consegnata a Roma, nella camera del pappagallo, la Rosa d’Oro.

Mag.MarcheA Pesaro, testimone per le nozze di Costanzo Sforza con Camilla di Marzano d’Aragona.
Giu. 

 

 

 

 

 

Romagna

A Rimini, per le nozze di Roberto Malatesta con la figlia Elisabetta.

Ott.ChiesaVitelli 

 

Umbria

Con Roberto Malatesta e Costanzo Sforza  scaccia Niccolò Vitelli teso alla riconquista di Città di Castello.

1477 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.All’uccisione in Milano del duca Galeazzo Maria viene convocato nella città dal cancelliere Cicco Simonetta per conto della vedova Bona di Savoia. Interviene Lorenzo dei Medici che  gli impedisce di recarvisi.
Apr.LazioA Roma.
Mag. 

 

 

 

 

 

Umbria

A Perugia, per i funerali del figlio di Braccio Baglioni Grifone.

Lug.ChiesaComp. ventura 

 

Umbria

Muove contro Carlo di Montone.

Ago. 

 

 

 

 

 

Umbria

Giunge a Pianello;  il territorio è molestato dalle sue truppe; si reca a Perugia, accolto con i soliti donativi di cera, biade e confetti;  punta con 30 squadre di cavalli e molti fanti verso Montone, alla cui difesa si trova Bernardino da Montone. 5 pezzi di artiglieria battono le mura del castello; gli assalti si ripetono per trenta giorni senza  ottenere l’esito sperato.

Sett. 

 

 

 

 

 

Umbria

I difensori di Montone si arrendono solo quando Bernardino di Montone è accampato fuori del castello e Roberto Malatesta convince la sorella Margherita, moglie di Carlo di Montone, a sottomettersi al papa ed a cedere la località ai pontifici dietro la somma di 10000 scudi.

Ott. nov.ChiesaManfredi 

 

Romagna

Viene inviato a Faenza in soccorso di Carlo Manfredi in lotta con il fratello Galeotto. Lascia Urbania, giunge a Forlì ed a Meldola dove la sua marcia è bloccata dalla piena dei fiumi. Si ferma;  viene ospitato a Forlì da Pino Ordelaffi.

1478 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

 

 

San Marino

Sulla via del ritorno giunge a San Marino; è alloggiato  nel palazzo del castellano. Mentre sta andando a letto crolla il pavimento;   nella caduta si rompe il tallone del piede destro e si ferisce gravemente. Rimane in fin di vita per alcune settimane; si teme la cancrena e l’amputazione della gamba sinistra. Il governo è retto durante la sua degenza da Ottaviano degli Ubaldini.

Feb.MarcheSi incontra a metà mese in gran segreto ad Urbino con Lorenzo da Castello: viene informato sugli estremi della cosiddetta congiura dei Pazzi.
Apr.Chiesa NapoliFirenzeCapitano g.le      400 uomini d’arme e 400 fanti 

 

Gli è rinnovata la condotta da pontifici ed aragonesi. E’ nominato capitano generale nella guerra contro i fiorentini di Lorenzo dei Medici.

Lug. 

 

 

 

 

 

Umbria e Toscana

Lascia Todi in una lettiga a causa del recente incidente; transita per Pianello con alcune squadre di cavalli;  giunge a Fratta Todina seguito sempre dalle devastazioni dei suoi uomini al contado. Si reca a Perugia;  si collega nel Chiugi, presso la Chiana, con le truppe del duca di Calabria Alfonso d’Aragona; prosegue con le milizie senesi a Montepulciano.  Invia un trombetta a Firenze con un breve del papa in cui è dichiarata la guerra. Ha ai suoi ordini 7000/8000 cavalli e 4000/7000 fanti per contrastare l’esercito avversario comandato da Ercole d’Este. Si blocca  cinque giorni per impadronirsi di Rencine; mette a sacco la località;  assedia Castellina in Chianti.  Tale centro, sebbene battuto da 4 grosse bombarde, resiste ventiquattro giorni; per rappresaglia Federico da Montefeltro fa impiccare davanti alle porte del castello tre prigionieri fatti a Rencine. Nell’ occasione due illustri tecnici presiedono ai lavori di difesa e di offesa: Giuliano da Sangallo per i fiorentini e Francesco di Giorgio Martini per i pontifici. Nel contempo  le truppe di Federico da Montefeltro compiono scorrerie devastatrici nel fiorentino incendiando mulini, cascine, fienili, depredando grandi quantità di bestiame grosso e minuto.

Ago. 

 

 

 

 

 

Toscana

A metà mese i difensori di Castellina in Chianti si arrendono a patti dietro la condizione di non ricevere soccorsi entro il termine di tre giorni. I capitolati non vengono rispettati e la località è messa a sacco. Federico da Montefeltro avanza ora verso Radda in Chianti. In sei giorni di assedio anche tale località viene conquistata. Vi entra ed ordina agli abitanti di prendere con sé quanti beni possono e di depositarli ai suoi piedi. Tale accumulo viene dichiarato far parte del suo bottino; Federico da Montefeltro permette ora ai terrazzani di fare un altro carico e di portare via i beni residui. Radda in Chianti è abbandonata al saccheggio: per un giorno si continua a trasportare le prede a Siena. Vi sono comprese anche 600 capi di bestiame e 6000 some di grano.

Sett. 

 

 

 

 

 

Toscana

Sono conquistati e messi a sacco Castello di Brolio e Cacciano;  si accampa a Gargonza per assediare Monte San Savino alla cui difesa è passato Bernardino di Montone. Raccoglie nuove truppe e chiude l’alveo del fiume Isso che gli serve come fossato. Allo scadere di una tregua di quindici giorni, concordata fra Virginio e Niccolò Orsini, militanti nei due campi avversi, riprende l’assedio con maggiore violenza.

Nov. 

 

 

 

 

 

Toscana

Ottiene la resa di Monte San Savino anche perché Ercole d’Este non ha il coraggio di affrontarlo nonostante che si trovi nelle vicinanze. Si ferma a Bagni di Petriolo per svernare con le sue truppe e riprendersi dagli strapazzi della campagna.

1479 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. apr.ToscanaA Bagni di Petriolo. Nel periodo ha alcune controversie con i condottieri del duca di Calabria che lo chiamano Caino, chiaro riferimento all’ uccisione del fratellastro Oddantonio. A metà aprile giungono ad Urbino i mandati di pagamento del papa e degli aragonesi. Il soldo degli uomini d’arme passa, rispetto all’anno precedente, da 23 a 30 ducati per lancia (25 in denaro e 5 in panni); i suoi emolumenti rimangono invariati.
Mag. 

 

 

 

 

 

Toscana

A Siena. Attraversa la città con le sue truppe;  si collega con Alfonso d’Aragona. Si indirizza verso Lornano; a fine mese si accampa presso Rencine.

Giu. 

 

 

 

 

 

Umbria

Gli è affidato l’incarico di difendere Perugia, assalita da Carlo di Montone e da Roberto Malatesta. Si dirige al lago Trasimeno, recupera Magione ed altre località conquistate nei giorni precedenti da Carlo di Montone;  costringe quest’ ultimo a riparare in Cortona. Conquista anche Casole d’Elsa; fa impiccare due connestabili sospettati di connivenza con gli avversari.

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana

 

Approfitta del fatto che i fiorentini sono costretti, per beghe interne (litigi tra Ludovico Gonzaga ed Ercole d’Este) a tenere due eserciti separati, uno nel perugino con Ludovico Gonzaga e Roberto Malatesta ed uno nel senese (Ercole d’Este e Costanzo Sforza).  Concentra le sue forze a Rigomagno, fra Monte San Savino e Sinalunga, in attesa dello sviluppo delle operazioni nemiche. In questi frangenti Ludovico Gonzaga è richiamato a Milano dalla duchessa, vedova di Galeazzo  Maria Sforza perché i cognati e Roberto da San Severino hanno conquistato Tortona ed altri luoghi del milanese; anche Ercole d’Este si reca a Milano dopo avere lasciato il fratello Sigismondo a Poggio Imperiale (Poggibonsi). Ricominciano pertanto da entrambi i campi  scorrerie e depredazioni che si prolungano per due mesi. A fine agosto Federico da Montefeltro si trova sempre nella Chiana: gli sono inviati da Perugia gli usuali generi di conforto (scatole di torte, marzapane, vino, cera ed altre cose).

Sett. 

 

 

 

 

 

Toscana

Con il duca di Calabria e Giulio Cesare da Varano decide di assalire il campo fiorentino di Poggibonsi: 22 squadre scelte lasciano il campo di Rigomagno; si uniscono loro 2000 fanti e 1000 guastatori senesi. Le truppe si accampano indisturbate fra San Gemignano e Poggibonsi; un risoluto attacco della fanteria sostenuto dalla cavalleria permette a pontifici ed aragonesi di impadronirsi degli alloggiamenti nemici e di sbaragliare gli avversari. L’azione di Federico da Montefeltro non si rivela però risolutiva perché perde tempo nella conquista della badia di San Lucchese e della città e rocca di Poggibonsi. Continuano sempre le scorrerie nella Val d’Elsa che culminano negli assalti a Gambassi Terme ed a Certaldo (data alle fiamme); nulla si fa invece contro il resto dell’esercito fiorentino accampato a San Casciano dei Bagni e  presto rafforzato dalle milizie di Roberto Malatesta. Rinuncia ad ogni proposito di muovere su Firenze e si accampa davanti a Colle di Val d’Elsa. Concentra quasi tutte le sue forze per assediare tale località alla cui difesa si trovano 500 fanti veneziani: utilizza 5 bombarde da assedio, di cui una colossale che lancia proiettili del peso di 380 libbre; all’interno di Colle Val d’Elsa si trovano invece molti piccoli pezzi di artiglieria e 2 grosse bombarde. A metà mese gli è rinnovata la condotta: il suo compenso è ritoccato. Gli sono concessi 50000 ducati in tempo di pace e 91666 in caso di guerra.

Ott. 

 

 

 

 

 

Toscana

Ha inizio il bombardamento di Colle di Val d’Elsa: viene respinto con gravi perdite un primo attacco generale alle mura. All’azione fanno seguito nuovi bombardamenti sempre più accurati, con un maggiore numero di pezzi a disposizione e tre nuovi assalti: anche questi non hanno un esito migliore dei precedenti. I feriti riempiono gli ospedali di Siena; sette fanti fiorentini, catturati mentre cercano di portare notizie a Firenze, sono pubblicamente impiccati.

Nov. 

 

 

 

 

 

Toscana

A metà mese ottiene la resa dei difensori di Colle di Val d’Elsa. Con la caduta della città cessano le operazioni: pontifici ed aragonesi si riducono ai quartieri invernali, altrettanto fanno i fiorentini. E’ firmata una tregua di tre mesi. Federico da Montefeltro si reca allora a Siena con il duca di Calabria ed è ospitato nell’arcivescovado: le autorità gli fanno un dono del valore di 200 ducati. Riconosce alla Camera Apostolica 2680 fiorini, pari al censo di due anni per il vicariato di Urbino.

Dic. 

 

 

 

 

 

Toscana e Lazio

E’ ancora a Siena;  partecipa ad un ballo svoltosi nella sala del consiglio. Si trasferisce a Viterbo per la cura delle acque e trascorre il giorno del Natale nel palazzo dei Gatti.

1480 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. mag. 

 

 

 

 

 

Lazio ed Umbria

Ai primi di gennaio il papa Sisto IV gli invia a Viterbo la spada ed il cappello ducale che gli sono consegnati nella cattedrale. Nella città si trattiene cinque mesi;  vi si incontra con il duca di Sassonia che invita ad Urbino. A marzo viene a fargli visita il duca di Calabria; i rapporti con gli aragonesi si deteriorano per la sua conduzione nella guerra ritenuta sbilanciata a favore del Medici; gli viene tolto il comando generale delle truppe che è conferito ad Alfonso d’Aragona. Federico da Montefeltro lascia Viterbo ed a fine maggio è a Perugia dove  è accolto dal governatore il cardinale Giovambattista Savelli. Il giorno seguente rientra nei suoi stati a Gubbio.

Lug.La figlia Costanza si sposa con il principe di Salerno Antonello da San Severino. Per le sue cattive condizioni di salute è rappresentato a Napoli da Ottaviano degli Ubaldini.
Ago.ChiesaOrdelaffi 

 

Romagna

Si leva da Cesena;   con l’esercito pontificio si fortifica sul fiume Ronco.  Sconfigge i contadini che si battono a favore di Antonio Maria Ordelaffi. Questi, sconfitto, comprende che l’umore della popolazione di Forlì sta mutando a suo sfavore; decide di  abbandonare la città per evitarle il saccheggio. Federico da Montefeltro entra in Forlì con Girolamo Riario;  acquista dalla vedova di Pino Ordelaffi, Lucrezia della Mirandola, la rocca di Ravaldino dietro l’esborso di una forte somma di denaro. Vi pone come castellano Giacomo Feo, di Savona. Si allontana poi da Forlì per scortare a Cesena Lucrezia della Mirandola. La donna si allontana dalla città con il tesoro del marito (130000 ducati) e 320 carri carichi di mobilia. Gian Francesco da Tolentino diviene governatore di Forlì.

Sett.Sisto IV nomina Girolamo Riario capitano generale dell’esercito pontificio.
1481
……………..Gli è impedito da Sisto IV di intervenire nella guerra d’Otranto a favore degli aragonesi contro i turchi. Contribuisce, seppure da lontano, alla conduzione della guerra inviando agli alleati i suoi esperti di architettura militare agli ordini di Scirro Scirri.
Giu.E’ riconfermato nel suo incarico. Non avendo ottenuto alcun miglioramento economico contatta artatamente i veneziani per aumentare la sua forza contrattuale.
1482 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Lascia Gubbio, si reca a Firenze ospite di Giovanni Tornabuoni;  raggiunge Milano.

Apr. mag.Firenze Milano Napoli FerraraVeneziaCapitano g.le       325 uomini d’arme e 325 fantiMarche Lombardia ed Emilia

Dopo avere respinto le proposte della Serenissima viene nominato capitano generale della lega contro i veneziani. E’ ricondotto per tre anni; gli è riconosciuto uno stipendio annuo di 75000 fiorini circa (60000 in tempo di pace). Non ha l’obbligo di combattere le milizie pontificie. La condotta è stipulata nel palazzo ducale di Urbino: testimoni dell’atto sono Niccolò Brancaleoni, Filippo Gabrielli e Francesco degli Ubaldini. Su un totale di 260 capisquadra (1500 uomini d’arme) ben 69 provengono dai territori del Montefeltro (sono presenti membri della famiglia degli Ubaldini, dei Brancaleoni, dei signori della Genga, dei da Montevecchio, dei da Carpegna e degli Olivi). Le altre regioni sono rappresentate da 14 capisquadra provenienti dall’ Emilia, 20 dalla Romagna, 35 dall’Umbria, 23 dal Lazio, 11 dalle Marche meridionali, 17 dalla Lombardia, 8 dal Piemonte, 9 dal Veneto, 3 dal Trentino. L’Italia meridionale è caratterizzata dalla presenza di 4 capisquadra della Calabria, 3 ciascuno per   Sicilia,  Campania ed  Abruzzi, uno per la Puglia. Dei rimanenti condottieri sono ignote le origini. A fine aprile Federico da Montefeltro parte per il fronte;  si ferma ad Ostiglia;  fa deviare le acque del Tartaro per rallentare la marcia verso Melara dell’esercito veneziano comandato da Roberto di San Severino. Il capitano avversario riesce a diminuire l’effetto di tale misura facendo tagliare un altro argine, attraverso il quale tutte le acque rifluiscono nel Po. Il Montefeltro si ferma a Ferrara ove trova la città piena di malcontento e le opere difensive trascurate e confuse. Si sposta a Stellata;  con le artiglierie impedisce alla flotta nemica di inoltrarsi verso Ficarolo; invia, invano, 1000 cavalli e 1000 fanti al recupero di Melara.

Giu. 

 

 

 

 

 

Emilia

Staziona a Stellata con 5500 cavalli, 4000 fanti e 10 galeoni sforzeschi; spedisce più volte soccorsi a Ficarolo per via d’acqua. Fa tagliare l’argine sinistro del Mincio per distogliere Roberto da San Severino dall’ assedio. E’ colpito da una febbre malarica.

Lug. 

 

 

 

 

 

Emilia

A Pontelagoscuro; attraversa il Po e si  ferma al bastione della Punta di Ficarolo per bombardare una flottiglia dei veneziani: ne respinge l’attacco con Ercole d’Este.

Ago.EmiliaA metà mese si calcola che nel corso del conflitto siano morti già 8000 uomini, vittime sia dei combattimenti che della pestilenza presente in entrambi i campi (20000 per altre fonti).
Sett. 

 

 

 

 

 

Emilia

A causa della malaria muore a metà mese a Ferrara, assistito dalla sorellastra Violante, suora in un monastero della città.  Il suo decesso avviene in una camera del Palazzo Ducale che dà sul giardino verso la cappella della Madonna. Federico da Montefeltro  non proferisce alcuna parola dopo avere saputo della disfatta del duca di Calabria nella battaglia di Campomorto. E’ sepolto ad Urbino nella chiesa francescana di San Bernardino. Ritratto di Piero della Francesca, di Giusto di Gand,  di Pedro Berruguete e di melozzo da Forlì; miniatura di Francesco di Giorgio. Lavorano nel suo palazzo architetti come il dalmata Luciano Laurana, il senese Francesco di Giorgio Martini, lo spagnolo Pedro Berruguete, il fiorentino Paolo Uccello, Joost Van Wassenhove (Giusto di Gand), Braccio Pontelli, Giovanni Sanzio, Bramante Lazzari  e Piero della Francesca. Una sua statua, scolpita da Girolamo Campana, si trova nel Palazzo Ducale.  Tra i suoi protetti vi è il matematico Luca Pacioli. Amico di Leon Battista Alberti, del Porcellio, del Cantalicio, di Jacopo Cornazzano e  di Vespasiano da Bisticci. L’umanista fiorentino Cristoforo Landino gli dedica le sue “Disputationes Camaldulenses”. Nella prefazione dell’opera il condottiero viene celebrato come campione della vita sia attiva che contemplativa e come maestro di guerra che aspira alla pace. Il Pontano gli dedica, a sua volta, un lavoro sul Tolomeo; Masuccio Salernitano le “Novelle”; altrettanto fanno Francesco di Giorgio Martini con il suo trattato sull’ architettura, Alamanno Rinuccini con la  traduzione di alcune opere di Aristotele, Pirro Donati con la “Cornucopia” ed il Pendilacqua con la sua biografia di Vittorino da Feltre. Antonio da Cornazzano gli dedica, infine, a sua volta il “De re militari”, da tale autore in precedenza destinato, seppure con altro titolo (Dell’integrità dell’arte militare”), al duca di Ferrara Ercole d’Este. Giovanni Santi scrive un poema sulla corte feltresca. In corrispondenza con altri umanisti quali Galeotto Muzzo e Niccolò Perotti. Vespasiano da Bisticci e Federico Veterani realizzano per suo conto una biblioteca (del costo di 200000 ducati) molto famosa al suo tempo. Si tratta di oltre 1760 codici manoscritti trascritti per più di quattordici anni da 30/ 40 amanuensi. La biblioteca, caduta in stato di abbandono alla morte del figlio Guidobaldo, sarà acquistata per 10000 scudi dal papa Alessandro VII nel 1657 per essere inserita nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

 CITAZIONI

“Federigo..era uscito dalla scuola di Vittorino da Feltre, che era stata aperta a Mantova sotto gli auspici di Gianfrancesco Gonzaga. La scuola di Vittorino può essere indicata come una delle creazioni più importanti del mecenatismo praticato dai condottieri.” MALLETT

“Il duca d’Urbino..come altri uomini del Rinascimento..è un uomo dalla personalità multiforme, a dispetto del ritratto (di Piero della Francesca) che mostra solo un lato della sua faccia. Federico era un capitano mercenario, un appassionato studioso dei classici e un generoso mecenate, ma aveva anche un “lato oscuro”. SIMONETTA

“Among the first and most assiduously practical students of ancient warfare was the warlord Federigo da Montefeltro…who won fame as a field commander and spent no small part of his mercenary profits building one of the best libraries of his generation. The Florentine bookseller and biographer vespasiano da Bisticci admiringly compared Montefeltro to two different Roman generals, Scipio Africanus and fabius maximus, and explicity connected the duke’s knowledge of Latin and study of ancient history with his battlefield success.” ARNOLD

“Era un signore singolarmente abile nel “bilanciare i propri servizi tra le potenze d’Italia” e capace di legare le fortune sul personale del suo piccolo dominio ai successi della sua attività di capitano.” COVINI

“Se Federico non era tutta luce, Sigismondo Pandolfo non era neppure quel diavolo sotto sembianze umane che numerosi interpreti hanno voluto vedere persino nel ritratto di Piero della Francesca al Louvre. Non sono molti gli indizi per gli omicidi attribuiti al Malatesta, mentre non c’é dubbio che fu il Montefeltro a tirare le fila dell’attentato al fratello. Omicidio e cospirazione sarebbero stati anche in seguito fra le armi politiche usate dal signore di Urbino – si pensi al suo coinvolgimento nella congiura dei Pazzi. La partecipazione di Malatesta a simili imprese, come il tentativo di attentato ad Alessandro Sforza, non è invece stata dimostrata…. Tra i mecenati del XV secolo pochi riuscirono a competere con lui. Negli anni del suo governo, tra il 1444 e il 1482, Urbino, da borgo di montagna ai margini delle Marche, si trasformò in un centro della cultura rinascimentale. La sua biblioteca era una delle più importanti del tempo, non era soltanto un deposito del sapere ma anche una raccolta di preziose opere librarie: manoscritti finemente miniati in rosso carminio, volumi con la rilegatura in argento. Il suo palazzo diventò il modello di residenza per i principi dell’epoca nuova che stava iniziando: sorgeva nel punto più alto della città, era circondato da piazze, con interni ariosi e pieni di luce e senza la sommessa reminiscenza delle disagevoli fortezze dove altri signori del tempo tenevano corte.” BOECK-TONNESMANN

“Trascorse i primi anni di vita con i monaci dell’abbazia benedettina di Gaifa, nei pressi di Urbino. Questi trasmisero al giovane Federico un marcato senso del sacro. Successivamente venne educato severamente alla condotta religiosa da alcuni precettori personali, appartenenti all’ordine monastico dell’importante abbazia di Fonte Avellana, situata non lontano da Gubbio…Ma l’incontro fondamentale della sua vita religiosa sarà quello con San Bernardino da Siena nel 1435. Durante la permanenza del santo nella terra dei Montefeltro, infatti, Bernardino ebbe la simpatia e la stima di Federico che, frequentemente, fruì della sua direzione spirituale rimanendone segnato nel carattere per tutta la vita.” www.wikipedia.condottieri italiani

“Libero e schietto di modi, catturava fede alle sue parole colla bontà del suo costume. Nel guerreggiare accorto e spedito, e, come allievo di Francesco Sforza e di Niccolò Piccinino, partecipe della velocità d’esecuzione e della alacrità di pensiero dell’una, e della esattezza e circospezione dell’altra…Sia che passeggiasse a cavallo, sia a pié per le vie, non sdegnava chiamare a sé ora questo ora quel cittadino, e intrattenersi familiarmente delle sue faccende, e sovvenirlo di consiglio e di denaro, e se per caso lo vedesse inteso ad innalzare qualche fabbrica di momento, fermarsi ad esaminarla e profferirgli aiuto per compierla. Insomma Federico conseguì quello che deve essere, ed è il più sovente senza effetto, il desiderio dei principi, di essere cioé venerato come signore, ed amato come uomo.” RICOTTI

“Dopo il settanta, la fama di Urbino e della sua corte si diffuse per tutta l’Italia e l’Europa. In mezzo ai soldati di mestiere la corte di Urbino era divenuta la più celebre scuola di guerra della penisola: da essa erano usciti uomini famosi nella milizia, come quell’Annibale da Cagli, che verrà celebrato da Sabbadino degli Arienti, quale alunno di quel duca Federico “ne la perizia militare a veruno greco o romano in alcuna parte inferiore, e ne li umani studi quanto altro moderno principe erudito e docto..”; o quel Contuccio della Genga che, più fortunato combatté strenuamente nella giornata di Ceresolo e cadde in campo da prode; o il giovane Gian Giacomo da Trivulzio, maresciallo di Francia infesto alla sua patria, o quel Francesco da Sassatello, capo di squadra animoso e tenace, o quel Matteo Grifoni da Sant’Angelo in Vado, che diverrà capitano generale della Serenissima.” FRANCESCHINI

“Federico intratteneva cinquecento persone: le cariche di corte vi erano complete quanto in qualsiasi delle corti dei maggiori monarchi; ma nulla vi si sprecava, tutto aveva uno scopo, e un severissimo controllo vegliava su tutto. Qui non giuochi, non corruzioni, non dissipazioni, perché la corte doveva essere al tempo stesso una scuola di educazione militare per i figli di altre grandi case..Il palazzo ch’egli si fece costruire, non era de’ più splendidi, ma spirava un’aria di pieno classicismo per la felice sua disposizione: in esso egli raccolse il suo maggior tesoro, la celebre biblioteca. Siccome si sentiva perfettamente sicuro in un paese dove ognuno godeva de’ suoi benefici e nessuno elemosinava, così egli usciva sempre disarmato e quasi senza seguito; e in ciò nessun principe avrebbe potuto certamente imitarlo, sia quando egli s’aggirava pe’ suoi giardini aperti a chiunque, sia quando sedeva ad un banchetto molto frugale in una sala del tutto aperta, facendosi leggere qualche passo di Livio o libri ascetici in tempo di quaresima.” BURCKHARDT

“Furono in messer Federigo molte singulari virtù, e per uno uomo degno in tutte le specie di virtù, l’età sua non ha avuto il simile. Venendo alla disciplina militare, che è la prima sua professione, egli è stato istrenuo capitano, quanto ignuno che n’abbia avuto la sua età; e in questo ha adoperato la forza, coniuncta con una grandissima inaudita prudenza, e non meno ha vinto col senno che s’abbia fatto con la forza…Fece fare una libraria la più degna che sia mai istata da quello tempo in qua. Non ha guardato a cosa ognuna, e dove egli ha saputo che sia libro ignuno degno, o in Italia o fuori d’Italia, ha mandato per essi. Sono anni quattordici, o più che cominciò a fare questa libraria; e del continovo, ed a Urbino e a Firenze ed in altri luoghi, ha avuti trenta e quaranta scrittori, i quali hanno iscritto per la Sua Signoria.” V. DA BISTICCI

“Che possiamo chiamare veramente..espugnatore di città; da poiché molte n’espugnò per natura e per arte fortificatissime e inespugnabili; né mai tornò da impresa mal riuscita..Uomo di tanto merito in ogni cosa di guerra, da poter essere paragonato ai più distinti capitani d’ogni età e nazione.” CONTI

“L’era bone e fidelle cristiano e molte bene governava li soi populi ed era stato uno home de gram iusticia ed era stato molte spirituale; contenuvamente amava al culte devine.” BERNARDI

“Se tutti i pregi di Federico stessero nella gloria militare, avvegnaché fosse uno dei più valenti capitani di quell’età, quando si fosse paragonato a uno Sforza o a un Piccinino, ciò sarebbe il massimo della lode che gli si potrebbe concedere; giacché l’arte della guerra, come allora esercitavasi, non apriva l’adito ad imprese grandi veramente, siccome avvenne in appresso…Il più celebre capitano d’Italia de’ suoi tempi..Fu valente come guerriero, fu valentissimo come principe..Fu peritissimo negli stratagemmi, negli agguati, ne’ subiti assalti, nelle finte mostre, nel far nascere nuove occasioni o approffittarne, nello stancare il nemico, nello scegliere e fortificare gli alloggiamenti, nell’arte degli assedi, nel buon uso delle artiglierie: ma tutto ciò non sarebbe bastato senza l’arte di affezionarsi i soldati e trasfondere in loro il proprio coraggio..; non ostante amava appassionatamente lo studio e teneva in gra pregio gli uomini dotti, molto del conversare con loro dilettandosi.” UGOLINI

“Fu prudente, facondo nel parlare, letterato, e amatore de i letterati. Nella guerra fortunato, nella pace amato, da Prencipi d’Italia honorato, e da’ suoi popoli diletto.” ALBERTI

“Ornato di molta sapienza et molto avveduto nell’essercito militare quanto altro capitano fosse a questi giorni.” GHIRARDACCI

“Ecce autem inbar ille dicem, pheltrensis hero/ Issus adest, nuper dederit cui signa Secundus (papa Paolo II)/ Ecclesiae nullo Caesar superatus ab hoste/…/Fortunatus quaecumque in prelia victor.” PORCELLIO

“Condottiero sagace e soldato valoroso, politico abile, che con la sua spada e le sue mediazioni consolidò il suo principato, mecenate fra i più generosi ed illuminati.” ARGIOLAS

“El quale era vissuto con opttima fama et virtù e masimamente ne li facti d’arme..Anche chostui veramente fu ne li fati d’arme molte eselente et anchora nel suo tenpo era el primo capitanio in Italia e in seschaduna so ispidision sempro fu solicito; oltra de questo de infinito vertù litterato e dotto e prudente et costumato e magnanimo, et senpre de la sua tenera età exercitò li studii et ne le arme.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSIUM

“Huomo veramente e ottimo et invittissimo..Costui sendo prima tenuto valentissimo soldato e poi singolar Capitan generale, fu talmente ammirato al tempo de’ nostri padri, che meritatamente fu paragonato a quelli antichi Capitani, i quali s’acquistarono opinione e fama di singolar valore: percioché pareva che con argutissimo ingegno egli imitasse certe virtù particolari di ciascuno..Vedevasi in lui a tempo di guerra et di pace un ingegno molto grave, ma però senza severità alcuna, essendo egli piacevole e humano verso ogniuno, senza delicatezza e non mai iracondo, si che facesse villania a veruno. Hebbe eloquenza gagliarda et temperata molto, con la quale non offendendo nessuno insegnava a ognuno modestia e bontà, sena mai riprendere alcuno con aspre parole.” GIOVIO

“Ben poté ancor l’alta famiglia Sforza/ Con Arte, con consiglio, e con prudenza,/ Ammaestrarti, o Federigo, e poi/ Porti a l’imprese de l’horrende guerre,/ Et così quei che la Fortuna havea/ Privi, sì come te, d’un occhio loro,/ La virtù te gli ha fatto inferior.” Da un sonetto di P.A. BARGEO riportato dal GIOVIO

“Sopra ogn’altro stimato nell’amministratione di vera e ben’ intesa giustizia. nel valore e peritia dell’armi..si diede a conoscere per uno de’ primi Capitani d’Italia.” LOSCHI

“Oltre alla militare eccellenza, ch’egli haveva, onde fu reputato un de’ maggiori Capitani della età sua, era così di magnificenza, di lettere, e di humanissimi costumi adornato, che in esso per compimento di una suprema virtù non era che desiderasse..Fu anche di non poco splendore a Federigo, l’esser molto magnifico in fabricare diversi nobilissimi edificii: come in Urbino il superbo palagio, con la famosa libraria, piena di scelti libri. Era Federigo di persona alta e forte; di volto bianco, d’occhi azzurri e capelli neri.” ROSCIO

“Egli amò sommamente gli huomini illustri nelle lettere e nell’ armi, e gli piacquero molto le mathematiche discipline, e ne diede anco segno in un fregio che egli fece fare in una fabrica fuori della corte di Urbino, nel quale fece intagliare in pietra ogni sorta di stromento bellicoso da mare e da terra..Gli scrittori favellando di questo principe dicono, che essendo prima tenuto valentissimo soldato e poi singolar capitano generale, fu talmente ammirato da nostri padri, che meritatamente fu paragonato a quegli antichi capitani, i quali s’acquistarono opinione e fama di singolar valore..Vedevasi in lui a tempo di guerra e di pace uno ingegno molto grave, non però senza severità alcuna: essendo egli piacevole e humano verso ogniuno, senza delicatezza e nom mai iracondo si che facesse villania a veruno. Hebbe eloquenza gagliarda e temperata molto, con la quale non offendendo nessuno, insegnava a ogniuno modestia e bontà, senza mai riprendere alcuno con aspre parole.” SANSOVINO

“Federico a’ dì suoi fu lume dell’Italia. Non c’era..difetto di testimonianze della sua prudenzia, della umanità, della giustizia, della liberalità, dell’animo invitto e della disciplina militare; della quale precipuamente fanno fede le sue tante vittorie, le espugnazioni di lochi inespugnabili, la subita prestezza nelle espedizioni, l’aver molte volte con pochissime genti fuggato numerosi e validissimi eserciti, né mai esser stato perditore in battaglia alcuna; di modo che possiamo non senza ragione a molti famosi antichi agguagliarlo.” CASTIGLIONE

“Questo dunque, assunto al dominio, fece spiccare una prudenza e rettitudine tale nel governo, che diede la vera norma a tutti gli altri principi nell’amministrazione de’ loro stati. Nel valore e perizia dell’armi..si rese degno d’essere reputato e stimato uno de’ primi Capitani d’Italia.” GAMURRINI

“Questi fu quel valoroso Capitano tanto lodato nelle storie de’ suoi tempi, superando col suo merito la fama di tutti i suoi maggiori, ed accrescendo coll’armi non poco il suo dominio..Fu Federico di statura comune e ben compatto, ben formato di sua persona, destro e robusto, paziente nelle sofferenze del freddo, caldo, fame, sete, sonno, fatica in guisa tale che niuna di queste cose sembrava che a lui desse molestia. D’aspetto fu allegro e affabile, ne fanno fede le chiese e i monasteri da lui edificati.” REPOSATI

“Hic super omnes mortales, omnibus virtutibus praeditus fuit: erat enim vir prudentissimus, in sermone verax, in judicio justus, in consiliis providus, in bonitate conspicuus, in universa morum honestate praeclarus, facundissimus, libenter elemosynas largiens inopi, inaudita aequitate, summa jistitia, singulari fide, divina sapientia, adeo omni genere studiorum eruditus, in adversis patiens, in prosperis modestissimus, strenuissimus omnium imperator.” CIRNEO

“Fu gran capitano de’ suoi tempi, vale a dire un flagello del genere umano. Gli si fanno però molti elogi per due titoli, il primo, che tra’ condottieri d’armi, fu meno crudele degli altri, giacché si narra che ne’ tanti saccheggi di terre e città, usasse verso gli innocenti abitanti molti riguardi..Il secondo titolo d’elogio è il suo amore per la sapienza. La gloria che sempre ambì di avere presso di sé uomini dotti, e di far fiorire le arti e le lettere, è la vera gloria di un principe, non già quella di forzare in di lui nome gli uomini all’infamia di ammazzare i loro simili senz’averne ricevuta alcuna ingiuria e senza nemmeno conoscerli.” LITTA

“Pompeux, gras, borgne des suites d’un tournoi, le front fuyant mais noble, satisfait de sa bonne conscience et du bien qu’il prodigue à son peuple, habile à assurer sa propre réclame par le moyen de portraites (Piero della Francesca), de protégés lettrés, historiographes patentés comme Vespasiano Bisticci..De Federico Commynes dira qu’il fut “grant saige homme et bon capitaine”, que lui et ceux de son ecole “prenoyeint toutes les places qu’ils assiégeoient”, car ils étaient, ajoute-t-il, non pour la tactique, mais pour la stratégie et les questions d’intendance, plus habile et savant que lea Français.” LABANDE

“Imparò egli sotto la disciplina braccesca la velocità delle risoluzioni e la prestezza delle esecuzioni; dalla sforzesca l’essere pesato ne’ consigli e pronto a valersi delle occasioni; la qual mistura di maniere diverse e quasi che contrarie adattata da lui alle opportunità ed a’ tempi, è certo che gli apportò quella gloria, per cagione della quale fra’ capitani grandi del suo secolo meritò d’esser detto simile a Filippo nel prender le guerre con prudenza e nel terminarle con prestezza, ad Annibale negli stratagemmi, ed a Sertorio nel prendere improvvisi partiti ..Era peritissimo negli aguati, nell’ordinare, nell’alloggiare, nel piantare assedi e batterie, nel conoscere quando gli avversari fossero da esser vinti con la lunghezza, e quando con l’arme e con la fame. Era oltre di questo d’ingegno grave e maturo, di costumi piacevoli, temperatissimo nell’ira, efficace nel ragionare, modesto nelle parole, e inimico affatto delle lodi proprie, il medesimo maestro perfettissimo de’ soldati giovani, co’ quali per l’ordinario non usava modi aspri né acerbi, ma dolci e piacevoli, incitando alle azioni onorate i nobili con gli sproni della gloria, con la speranza de’ gradi, e gli altri tenendo svegliati con promesse di premi e con l’emulazione.” BALDI

“Come ombra si dilegua inanzi al vento,/ Fuggon d’inanzi a te l’emole schiere./ Tu ovunque volgi le pupille altere,/ Porti terror, spavento./ E in chiuso ovil sembri leon feroce/ Quando sul gregge avventa il dente atroce./ Ben sa del braccio tuo l’inclite prove/ Il temerario Sigismondo, e il sanno/ Le genti sue, che con lor aita, e danno/ Volser le piante altrove./ In disperata fuga, e molte volte/ Ingombrarono il suol d’ossa insepolte.” Da un’ode di A. LUPI riportata dal COLUCCI

“Esempio rarissimo di tutti li principi dell’età nostra non solo di disciplina e scienza militare, nella quale fu sovra modo espertissimo e fortunato, ma d’ogni altra lode e virtù eroica.. Di questo gran principe, ogni scrittore di quei tempi celebra fino alle stelle i meriti gloriosi.” COLUCCI

“Moribus insignis, militia bonus.” Da un poeme di F. PANFILI riportato dal COLUCCI

“Illustre e provato condottiero di guerra..gran maestro nella strategia di guerra.” CECCONI

“Federico da Montefeltro has come down to us as the exception that proves the rule: he is the virtuous condottiere, the brave captain, the lover of arts, letters end justice, the devout son of the Church, loved by his people and respected by his nobles peeres in Italy and abroad. In sum, a prince among men. And so he was but..goodness had very little to do with it.  While he was the most brilliant exponent of the princely order of his day, his patronage was not disinterested. Shrewdly, with his eye on the best value for money, Federico invested in tangible things – this because he thought it was fashionable to do so, and because it benefited his dynasty. To which one must add that although Federico became a cultural ideal emulated by other Italian princes, his lifelong ambition was to surpass Sigismondo Pandolfo Malatesta and what he did once his rival was gone can be seen as continuing competition with the shade of the man he had so throroughly humbled in life.” BICHENO

Confronto con Sigismondo Pandolfo Malatesta “Due uomini dal fisico prodigioso, induriti come ferro a tutte le fatiche e ai colpi della vita. Esattamente contemporanei, benché Sigismondo fosse maggiore di cinque anni, ambedue figli illegittimi e tuttavia legittimi sovrani di principati press’a poco uguali e incastrati l’uno nell’altro, e condottieri parimenti ricercati delle stesse potenze in Italia, tutti e due egualmente precoci ed egualmente valorosi; abituati alla dura vita del campo, l’amavano nella stessa misura, nonostante il lusso che si compiacevano di ordinare nei loro palazzi da essi mai abitati; si servivano degli stessi artisti, chiamavano gli stessi dotti, l’uno e l’altro parlavano con facilità e scrivevano con precisione, nutriti di classicità al punto di concepire le cose del loro tempo solo nelle belle forme dell’epoca latina, d’una attività continua e universale e di una curiosità quasi enciclopedica, di stirpi press’a poco simili e continuamente mescolate.. Ebbene due individui siffatti differiscono solo sul piano morale… Piero della Francesca li ha dipinti entrambi di profilo e dallo stesso lato, genuflessi, con le mani giunte, in preghiera: l’uno, Montefeltro, in un quadro sacro oggi a Brera, vicino allo Sposalizio di Raffaello, quadro che aveva comandato per la cappella dei francescani riformati di San Bernardino, nei pressi d’Urbino…Non molto alto, ma ben piantato, robusto, sanguigno, probabilmente gottoso, con la testa grande, il collo corto e vigoroso, non ha la fronte obliqua del sognatore, né il mento rientrante dell’impulsivo. La sua grossa mascella quadrata è la base che s’addice alla perfetta cupola del suo cranio..mentre l’occhio incastonato sotto l’alta volta del sopracciglio emette sulle cose una luce tranquilla e opaca che non le trasformerà ..Ecco un uomo calmo, ponderato, sempre padrone di se stesso, salvo quando riceve un’offesa a bruciapelo, di sangue caldo che ribolle subito, ma sempre attento a tenersi a freno,.. paziente, retto, pio, disciplinato, rispettoso del potere costituito, in cui egli si stabilisce per gradi.., studioso, portato a cercare nell’Antichità esempi di condotta, d’eroismo, d’abnegazione.” DE LA SIZERANNE

Alla battaglia di Poggio Imperiale “Ma, havendo il duca già distribuiti/ gli ordini al facto d’armem fé montare/ li fanti a piedi, como prodi e arditi,/ per quel ripido monte ad attacchare/ el facto d’arme; e ‘l duca Alfonso (d’Aragona) possa/ fece a le sbarre d’un passo voltare,/ qual, facto havendo cum gran furia mossa,/ combattea lì cum supremo vigore,/ già l’erba incominciando a farsi rossa./ El duca poi, cum terribil clamore,/ entrò pel monte, andando da traverso,/ qual, da’ nemici visto, han gran terrore,/ perché sopra un caval lucente e terso/ quel dì a seder fo visto cavalcare,/ viepiù che mai ad ogni ardir converso.” SANTI

“In certo qual modo Urbino diventa una scuola.., quasi centro di formazione per quadri specializzati, quasi vivaio di condottieri. Tant’è che per Annibale da Cagli, Contuccio della Genga, Trivulzio, Francesco da Sassatello, Matteo Grifoni e lo stesso genero di Federico Giovanni della Rovere non è improprio parlare di formazione urbinate. E il contado, d’altro canto, è area di reclutamento per la costituzione di bellici contingenti, è costante fornitore di truppe.” BENZONI

“Federico da Montefeltro, che aveva per lunghi anni militato prima con Niccolò Piccinino erede dei “bracceschi” e poi con Francesco Sforza potrà riunire in sé le strategie e le tattiche delle due scuole mediante una capacità vocazionale che gli è propria fin dall’inizio della sua vita militare. L’esser egli riuscito, del resto, a conservare la sua compagnia di ventura unita ed efficiente per oltre quarant’anni, in un crescendo di valori non soltanto economici, sta a dimostrare quanto veniamo asserendo…Il Malatesta con il suo modo di agire, nel passato, si era alienato la simpatia e la fiducia delle potenze conducenti; Federico vuol comportarsi nello stesso modo ma lo fa ottenendo l’approvazione di chi lo paga. Questa, a nostro avviso, la differenza sostanziale fra i due uomini: l’uno segue il suo impulso senza curarsi di ciò che la sua azione, al di là delle contingenze, potrà procurargli; l’altro riesce a “legalizzare” i suoi interessi particolari, senza, s’intende, portar nocumento a quelli generali di chi lo conduce e lo paga…Uomo di guerra, e da questa attività di uomo d’arme trae i suoi immensi guadagni, egli lavora sempre per la pace. A questo fine il Montefeltro si pone sempre come mediatore che ricerca con la parola e il consenso, di appianare i dissidi e le controversie che muovono l’agitato mondo politico dell’Italia della seconda metà del ‘400..L’altra dimensione umana di Federico, la più celebrata, è quella della sua proverbiale lealtà alla parola data.” TOMMASOLI

Nel cornicione superiore del palazzo ducale di Urbino compare il seguente elogio delle sue imprese “Federicus Urbini dux, Montis Feretri, ac/ Durantis comes, Sacrae Romanae Eccle/ siae confalonierus, atque Italiae con/ foederationis imperator, hanc domum a/ fundamento erectam gloriae, ac poste/ ritati suae ex aedificavit”. Nel cornicione inferiore compare invece la scritta “Qui bello pluries depugnavit, sexies si/ gna contulit, octies hostem profliga/ vit, omniumque praeliorum victor di/ tionem auxit, Ejusdem justitia, clemen/ tia, liberalitas, et religio pace victo/ rias aequarunt, ornaruntque.”

Epigrafe sulla sua tomba “Federico Montefeltrio Urbini duci S.R.E./ Vexillifero Italia foederis aliorumque/ Exercituum imperatori praeliorum pas/ sim victori. Numquam victo. Ditionis et/ Bonarum artium propagatori. Celebris/ Bibliotechae et insignium aedificiorum/ Tum ad magnificentiam tum ad pieta/ tem structori. Quem licet aliis praeferas/ Nescias tamen belli aut pacis gloria se/ Ipsum superavit. Obiit A.D./ MCCCCLXXXII. Suo LXV.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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