Cavalcare

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Calibro. E’ il diametro dell’anima di un’arma da fuoco rigata; è misurato tra i pieni della rigatura stessa. Camaglio. Parte dell’armatura medievale e del 1400 a protezione del volto e delle spalle. Camera. A partire dal 1300, la parola assume nell’ambito dell’amministrazione statale il significato di organismo preposto a controllare i rendiconti di tutti gli amministratori e delle diverse tesorerie. Campo. Il luogo dove si combatte in duello o dove si effettua la giostra. Anche campo di battaglia. Capitano. Capo, condottiero, governatore di soldati. Viene pagato come due lance; gode, pertanto, di due paghe, una delle quali si chiama, a distinzione delle altre, paga morta. Più tardi i capitani hanno fino a cinque paghe morte. Capitano di guerra: titolo conferito, verso la metà del secolo XIII, dai comuni italiani ai comandanti delle truppe dello stato. A questi capitani, come pure ai capitani del popolo, succedono in alcune località i gonfalonieri. Caporale. Fra i principali comandanti di un esercito. Nel processo del tempo il titolo sta ad indicare uno degli ufficiali di una compagnia cui è affidato il comando di una sua parte. Caposoldo. Donativo di denaro con il quale si alletta o si premia il soldato; ciò che si può aggiungere sopra la paga normale. Cappa. Specie di mantello corto con cappuccio, usato dai soldati italiani nel secolo XVI ad imitazione degli spagnoli. Cappelletti. Soldati greci, dalmati ed albanesi a cavallo armati alla leggera. Lo stesso che stradiotto. Vestono come i turchi, solo che invece del turbante portano una forma più leggera del cappello di ferro dalla forma troncoconica o emisferica. Cappello di ferro. Forma particolare di elmo, in uso alle fanterie e negli assedi, dal XII secolo a tutto il XVII: la struttura base comprende un coppo emisferico e la tesa circolare dritta. Caracollo. Evoluzione di soldati a cavallo, i quali marciando di trotto o di galoppo voltano la fronte a destra o a sinistra sia avanzando che ritirandosi. Dallo spagnolo caracol. Casamatta. Luogo coperto nei bastioni e nei cavalieri che serve da alloggio per la guarnigione e da magazzino per le munizioni e le vettovaglie. Cassero. La parte più forte di un antico castello, fatta di forma quadra o tonda, a struttura di torrione ed innalzata sopra le mura della fortezza. Il vocabolo è di origine araba. Castello. Vari significati. A) dal latino castrum, che nelle fonti medievali non indica più l’accampamento ma una fortificazione permanente. Terra murata e fortificata nella quale hanno la loro residenza i feudatari: il modello che si impone è quello della cerchia muraria merlata, al cui interno una robusta torre quadrata costituisce un ultimo ridotto difensivo B) la rocca, la cittadella di una terra ed anche una fortezza isolata. C) una macchina militare murale costituita da una grossa torre di legno, di forma tonda o quadrata. Con lo spianamento o il riempimento del fossato, che difende una data località e/o fortezza, essa viene accostata dagli assedianti alle mu ra: dal castello viene calato un ponte e si irrompe al suo interno. D) strumento di legno, chiamato anche gatto, che serve a conficcare i pali (le palafitte) nei terreni paludosi e nei fiumi. Cava. Scavo sotterraneo per giungere sotto terra entro la fortezza assediata. Un altro significato riguarda l’azione di scavo atta a scal lzare le mura che si vogliono gettare a terra, sostenendole via via con puntelli di legno. Al termine del lavoro, si bruciano i puntelli o li si tirano a terra, facendo così rovinare le mura o l’edificio preso di mira. Cavalcare. Termine tecnico che sta per scorrere il paese amico o nemico per saccheggiarlo. Cavalcata. Fazione o scorreria di uomini armati a cavallo. Anche truppa di uomini insieme a cavallo. Cavaliere. A) gentiluomo esperto nelle armi investito della dignità cavalleresca. Il cavaliere porta gli speroni e la impugnatura della spada dorati, ha una propria bandiera ed un proprio stemma ed ha al suo servizio scudieri e donzelli. Per le armi, egli si affida alla spada ed alla lancia o, eventualmente, alla daga ed all’ascia d’arme. B) soldato a cavallo, di cavalleria. C) opera di fortificazione di terra o di muratura, che si alza sui bastioni per dominare meglio la campagna e le altre parti della fortezza. Si adopera anche nelle fortificazioni offensive per assicurare le trincee e scoprire meglio le opere di difesa della piazza assediata (cavalieri di trincea). Cavaliere a cavallo è invece un’opera che si colloca tra un bastione e l’altro sulla cortina, per difendere il fossato e per battere il terreno circostante. Cavallata. Banda di soldati a cavallo arruolati nel contado. Cavalleria. Con il termina si designa innanzitutto l’insieme dei combattenti a cavallo. Il punto di forza della cavalleria pesante è la sua capacità d’urto. Ancora nei primi anni del Cinquecento il suo intervento continua a rappresentare il momento decisivo nella battaglia per la grande forza che possiede nei confronti della fanteria. Una efficace carica di cavalleria dipende da un’ampia serie di fattori interdipendenti come la natura del terreno, la qualità dei cavalli a disposizione ed il peso dell’armamento. Condizionata da tutti questi elementi, l’azione va lanciata ad una distanza che permetta la massima spinta contro il nemico. Con l’evoluzione del tempo, la cavalleria è costretta ad adattarsi alle nuove condizioni di lotta, specialmente quando le armi da fuoco accrescono la capacità operativa degli schieramenti avversari: il procedimento della carica in massa al galoppo si appalesa insufficiente per superare la resistenza dei quadrati (creati sul tipo dello schieramento oplitico o della falange macedone) utilizzati dai combattenti a piedi. L’uomo d’arme scompare nella seconda metà del secolo; una parte della cavalleria diventa leggera ed una parte accoppia l’arma da fuoco all’arma bianca. Il medesimo termine qualifica anche la dignità cavalleresca che si consegue all’interno di gruppi di guerrieri legati ad un medesimo capo. Tali gruppi, caratterizzati dal cingulum, la cintura cavalleresca, sono segnati da speciali cerimonie d’iniziazione e dall’ assunzione di particolari insegne che, a partire dal XIII secolo, si formalizzano (sproni, elsa della spada e morso del cavallo dorati; cinturone rinforzato di borchie di metallo, mantello foderato di ermellino). Cavallo. Animale quadrupede da tiro e da sella che serve in guerra per molti usi. Il vocabolo identifica soprattutto il soldato a cavallo. Cavallo grosso è il soldato di cavalleria pesante. Cavallo leggero. Soldato di cavalleria leggera. Agli inizi del secolo XVI il cavallo leggero non differisce dall’uomo d’arme se non in alcune parti della sua armatura, ancora tutta di acciaio, ma di minor peso dell’altra. Combatte con la lancia e con lo stocco, porta in testa una celata; petto e schiena sono protetti da un’armatura. Scopo della cavalleria leggera è quello di scorrere, sorvegliare i movimenti del nemico, molestarlo nei suoi spostamenti, tendere delle imboscate o fare assalti improvvisi con veloci ritirate. Celata. Armatura che copre la testa dell’uomo d’arme. Forma particolare di elmo in uso dai primi anni del 1400 sino alla fine del 1500. Assicura la protezione del cranio e della parte superiore del volto, lasciando scoperto il mento; non ha né cimiero né cresta. Anche soldato armato di celata. Cerbottana. Si tratta di un’arma da fuoco di canna lunga e per lo più di piccolo calibro. Si adopera appoggiata ad un cavalletto come l’archibusone e la spingarda e scaglia piccole palle di ferro e di piombo. Cerna, cernita. Dal latino cernere. Soldato arruolato nel contado per i bisogni della guerra ed inquadrato da ufficiali e da soldati di mestiere (i compagni). Con la scomparsa delle fanterie comunali subentrano le milizie composte da cerne o cernite. In pratica il potere centrale sceglie (cerne) i più idonei fra gli uomini che sono stati descritti (censiti) per partecipare ad imprese militari. Sono fissati i compiti che il servizio comporta, limitandoli ad un certo numero di giorni ed a un determinato territorio. Ogni compagnia consiste di circa 100 contadini; costoro sono arruolati con una specie di coscrizione e formano il presidio delle provincie. In tempo di pace si presentano alle manovre prestabilite ed alle mostre, poi tornano alle loro abitazioni ed ai loro lavori. Un battaglione di cernite consta in genere di 500 archibugieri. Cervelliera. Tipo particolare di elmo in uso nel 1200, nel 1300 e nella prima metà del 1400 a protezione del cranio: si tratta di una semplice calotta emisferica, talvolta tagliata in corrispondenza degli orecchi. Cimiero. Un fregio posto in cima dell’elmo che raffigura per lo più l’impresa (lo stemma araldico) del cavaliere. Cittadella. Con tale termine nel 1300-1400 si indica un grande recinto fortificato che racchiude edifici, manufatti e chiese, capace di ospitare soldati e, se necessario, offrire rifugio ai cittadini ed ai notabili. Suo scopo è anche quello di tenere a freno gli abitanti. Clientes e milites. I primi sono uomini armati al servizio dei secondi; armigeri improvvisati che non esercitano il mestiere delle armi. Collaterale. Magistrato che ha la responsabilità dell’amministrazione del denaro destinato alle paghe dei soldati. Il collaterale compila i ruoli di tutti i fanti e dei cavalieri con il loro nome, cognome, origine, età e qualità esteriore; tiene i controruoli delle compagnie con i cambiamenti mensili; il registro particolare dei cavalli e quello delle licenze e dei congedi. Partecipa alle mostre dell’esercito, esaminando lo stato delle compagnie e delle squadre con facoltà di licenziare, congedare, cassare i soldati e dando a tutti il soldo do vuto. Controlla, infine, l’ armamento dei soldati ed i loro vestiti (il cosiddetto buon ordine) dei quali tiene parimenti conto nei suoi libri. Il collaterale generale è quel magistrato dal quale dipendono gli altri collaterali ed è unico in uno stato. Collegio. A Venezia si compone del doge, dei suoi sei consiglieri, dei tre capi della Quarantia (in pratica la corte di appello al vertice del sistema giudiziario), di sei savii grandi, di cinque della Terraferma, di cinque agli ordini. I primi dieci membri del collegio costituiscono la Signoria e formano,in senso stretto, il governo. Il collegio è l’organo da cui parte l’iniziativa della maggior parte dei lavori degli altri consigli di cui, a sua volta, è tenuto a rispettare le decisioni. Colonna. Un corpo di soldati serrato in ordinanza con il fronte minore sui lati. Colonnello. Colonna di soldati. Unione di compagnie comandate da un colonnello, inteso come titolo di grado militare. Colubrina. Specie di artiglieria, più lunga e più grossa dei cannoni ordinari e di maggiore portata. Il calibro è variabile secondo i tempi: sulla fine del Medio Evo può lanciare palle fino a 120 libbre. Commissario. Nome generico di tutti coloro cui viene dato l’incarico dell’amministrazione degli eserciti. A Firenze è insignito del titolo di commissario generale quel cittadino deputato dalla Signoria a sovraintendere sul posto i movimenti del capitano generale. Provvede al carico della leva, alle paghe, ai bisogni di vettovaglie e di alloggiamento dei soldati. Compagnia. Viene anche chiamata società. Un numero determinato di soldati sotto un particolare capitano. Nel secolo XVI una compagnia di fanti può avere dai 100 ai 200 uomini e si divide in più squadre comandate da un caporale; una compagnia di cavalli è per lo più di 2550 cavalli. I condottieri si avvalgono di un consiglio di quattro capitani per quelli a cavallo (i cavalieri), e di altrettanti per i fanti (masnadieri). Gli affari di maggior rilevanza, almeno nel Trecento, sono inoltre sottoposti alle deliberazioni del parlamento di tutti i caporali. Queste associazioni soldatesche serbano una loro gerarchia, diventando in tal modo al loro interno un’occa sione di promozione sociale; i vari connestabili, marescialli e caporali sono disposti per bandiere o squadre. Le compagnie hanno i loro notai, giudici e tesorieri che pagano il bottino e gli stipendi ed amministravano le finanze. Le compagnie trattano in forme diplomatiche con signori e republiche da pari a pari. Ne ricevono i messaggi davanti al piccolo consiglio di guerra o innanzi al gran parla mento; mandano procuratori e oratori agli stati; ricevono e compilano documenti e trattati. Condotta. Il contratto in forza del quale un condottiero o un capitano di soldati viene condotto (assoldato) con un certo numero di lance agli stipendi di uno stato per un tempo determinato. Il periodo normale è di sei mesi, più altri sei a piacimento (o beneplacito). In pratica le parti si obbligano per sei mesi, che si dicono fermi (da qui il termine ferma, sinonimo di condotta); per gli altri sei viene rimessa alla volontà dei contraenti la continuazione o meno del rapporto. La clausola più importante è quella che riguardava il soldo. Tutte le condotte prevedono un suo anticipo, in genere di un quarto o di un terzo (la prestanza), sia per le spese di trasferimento e di messa a punto della compagnia, sia per garanzia da parte dello stato. Spesso le condotte contemplano diverse condizioni di soldo e di forze numeriche per il periodo e per il periodo di pace; specie a Venezia, sono differenti anche le remunerazioni a seconda che si pre vedeno campagne in zone calde o meno. Altra clausola importante è quella che riguarda la divisione del bottino e dei prigionieri. Di solito, al condottiero ed ai suoi uomini spettano i beni mobili di cui si siano impadroniti; terreni, castelli e fortezze si devono, al contrario, intendere conquistati per conto dello stato. Lo stesso criterio vale per i prigionieri: i fuoriusciti ed i capitani devono essere con segnati alle autorità; gli altri sono a disposizione di coloro che li hanno catturati. Condizioni di una condotta. A)(Venezia, marzo 1373). Ai soldati la paga di un mese dopo la mostra. La paga viene data mese per mese. Ferma: 4/6 mesi. Taglia dei prigionieri e bottino ai soldati; la località conquistata alla Serenissima. Non si concede paga doppia e neppure viene riconosciuto alcun indennizzo per le cavalcature perdute. Il capo di lancia deve avere corazza (o giaco, panciera o petto), gambiere, cosciali, bracciali e barbuta; ogni cavaliere deve disporre alla mostra di panciera, guanti, spada e cappello o cappellina inglese. I cavalli perduti, se non si vuole perdere la paga, devono essere sostituiti entro otto giorni. Gli ammalati o i feriti non perdono i loro emolumenti; i morti devono essere rimpiazzati dal capo entro otto giorni (solo entro tale termine non viene persa la paga). I cavalli ed i ronzini sono soggetti a registrazione. I soldati, allo scadere della ferma o al loro licenziamento, giurano di non combattere contro i veneziani per quattro mesi. B) (Venezia, ottobre 1468, Bartolomeo Colleoni). Lo stato fornisce 10 carri di legname l’anno per ogni lancia. Il letame dei cavalli spetta agli uomini d’arme. Viene riconosciuto il pagamento dell’affitto per quei sol dati che abitino in case di terzi. E’ concessa la possibilità di vivere nei propri possedimenti per chi ne abbia modo. Sono accordati due mesi di tempo per il pagamento dei foraggi utilizzati: ne è predisposto il prezzo secondo la qualità. Non è prevista l’esenzione dalle tasse sul fieno per chi ne abbia a disposizione in proprie proprietà. C)(Venezia, dicembre 1479, Roberto Malatesta). Unico giudice civile e criminale dei suoi soldati. Viene dato gratuitamente alloggio, strame e legname nelle terre della Serenissima alle milizie del Malatesta; le vettovaglie sono loro cedute a prezzi convenienti. Alle lance è concesso il trasporto di cose ed armi esente da dazio nei domini della Signoria. Condotta di uomini d’arme in bianco: condotta concessa ad un condottiero, ma comandata diretta mente da un suo incaricato, il luogotenente. Condottiero. Capitano che stipula un contratto, detto condotta, con un signore o un governo comunale e si impegna a reclutare un dato numero di cavalieri e fanti. Li conduce in guerra per un periodo prestabilito, in cambio di uno stipendio preordinato. Connestabile, contestabile. Comandante o governatore di una fortezza o di un corpo di soldati. Dal latino comes stabilis. Consiglio dei Pregadi. A Venezia, organo equivalente al senato. In origine un comitato di 60 membri incaricato di preparare i decreti riguardanti il commercio, l’invio di ambasciate ed i movimenti della flotta. Console. I comuni italiani sono governati in genere da un piccolo gruppo di “consoli” che formano un organo simile al Consiglio dei Pregadi veneziano. Per rendere l’amministrazione più unitaria ed imparziale, viene creato un capo unico del potere esecutivo e giudiziario, con il titolo di podestà, la cui carica, limitata nel tempo, è ricoperta da forestieri. Contado. L’area su cui ciascun comune rivendica il diritto di imporre la propria giurisdizione. Controccava. La cava o il cunicolo di riscontro. Contrafforte. Tratto di mura unito alla cinta, al fine di renderla più forte contro la spinta del terrapieno e di resistere ai colpi delle artiglierie. Contrafosso. Un secondo fossato che gira ai piedi dello spalto per maggiore difesa della fortezza. Contramina. Riscontro effettuato dai difensori di una fortezza, per impedire l’avanzata dello scavo delle mine preparate dagli assedianti. Dall’uso della polvere da sparo nelle mine alle contromine il passo è stato breve e facile da farsi. Sono poste la prima volta in opera all’assedio di Cefalonia nel 1500, quindi a quello di Padova nel 1509. In questo caso i difensori scavano una mina, la cui ca mera da scoppio è piazzata sotto le batterie degli attaccanti, nel tempo impiegato dai cannoni degli assalitori per aprire una breccia nelle mura. La contromina è fatta brillare nel momento in cui le forze attaccanti si stanno lanciando nella breccia. Contrassegno. Un segno per fare riconoscere ai governatori delle fortezze ed ai capitani degli eserciti l’ordine delle massime autorità. Consiste per lo più in una medaglia spezzata a metà, della quale una parte rimane nelle mani delle autorità ed una in quella del castellano. Talvolta consiste in un codice noto solamente alle due parti. Coppo. Voce generica per indicare quella parte dell’elmo che protegge il cranio. Corazza. Armatura del busto, originariamente in pelle o stoffa; è sovente rinforzata da piastrine o lamelle metalliche di foggia varia. Copre il petto, i fianchi e la schiena del cavaliere. Sinonimo anche di uomo d’arme. Corazzina. Corsaletto di stoffa o pelle recante fissato lamelle di ferro embricate. Corda. Corda preparata e bollita nel salnitro con la quale si dà fuoco agli archibugi. Correria. Lo scorrere che fanno gli eserciti nei paesi nemici mediante il saccheggio e gli incendi. Corridore. Soldato a piedi o a cavallo, inviato in avanscoperta per visionare i luoghi e spiare i movimenti dei nemici. Esploratore. Corsaletto. Mezza corazza di ferro, della quale vanno per lo più armati i fanti, specie i picchieri. Corsaro. Colui, anche privato, che esercita la guerra da corsa con un bastimento armato autorizzato con lettere patenti di uno stato. Scorre il mare in tempo di guerra contro i nemici del suo paese a suo rischio e guadagno. Il pirata è invece colui che conduce la guerra da corsa in forma autonoma. Corsiere. Cavallo da corsa; viene sovente adoperato come cavallo da battaglia. E’ pure chiamato cavallo da lancia, perché lo scudiero lo guida alla sua mano destra, cioè dalla parte della lancia. Cosciale. Parte dell’armatura da cavallo o da uomo d’arme a protezione della coscia. Costola. Parte della lama delle armi bianche manesche e talora anche di armi in asta. Si tratta dell’ingrossamento dorsale che conferisce una maggiore rigidità alla lama. Cotta. Armamento difensivo in maglia di ferro che copre il capo, il busto, le braccia e parte delle gambe. Si tratta di una vera e pro pria armatura, costituita da un cappuccio di ferro e da una lunga camicia con maniche larghe che scendono poco oltre il gomito. Tale tipo di difesa, integrato dal casco o dall’elmo, dalle calze e dai guanti di maglia, rappresenta fino al 1300 l’armamento protettivo del combattente e prende anche il nome di usbergo. Cuneo. Nome d’ordine di battaglia per la fanteria, per il quale i soldati vengono disposti in triangolo con la punta rivolta verso il ne mico. Cunicolo. Strada sotterranea per scalzare le mura dei nemici e rovinarle. Il termine è pure utilizzato per indicare la strada che viene fatta dagli assediati per opporsi ad un’analoga attività da parte degli assedianti.

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