BARTOLOMEO D’ALVIANO

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BARTOLOMEO D’ALVIANO  (Bartolomeo dei Liviani). Di Alviano. Guelfo. Signore di Pordenone, Attigliano, Alviano. Nipote di Corrado d’Alviano; cognato di Virginio Orsini e di Giampaolo Baglioni; zio di Bernardino Antignola.

1455 – 1515 (ottobre)

Anno, meseStato Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1455La madre Isabella degli Atti muore nel darlo alla luce. Bartolomeo è affidato alle cure della zia Emilia Monaldeschi della Cervara, moglie di Corrado d’Alviano, signora del  castello di Monte Rubiaglio. Bartolomeo studia con il maestro Antonio Pacini di Todi, discepolo d Francesco Filelfo, e fondatore dell’Accademia dei Convivanti.
1465 

 

 

 

 

 

A seguito della sconfitta dei congiunti ad opera dei pontifici e della loro incarcerazione in Castel Sant’ Angelo, diviene paggio alla corte di Virginio Orsini.

1469 

 

 

 

 

 

Ago.  ChiesaRimini 

 

Romagna

Prende parte alla battaglia di Mulazzano. Fin dalle prime scaramucce cui prende parte si dimostra incapace di starsene inoperoso ed indifferente di fronte alle operazioni troppo lente che si svolgono in genere  in quel tempo.

……………. 

 

 

 

 

 

Alla morte del fratello abate di San Valentino Bartolomeo d’Alviano rinuncia alla carriera ecclesiastica;   cede i benefici relativi a tale  badia al fratello maggiore Bernardino in cambio della rocca di Alviano.

………….. 

 

 

 

 

 

Viaggia in Italia, in Francia ed in Germania.

1472  ChiesaChiaravalle 

 

Umbria

A Todi con i soldati inviati da Amelia per ordine del papa Sisto IV; combatte i Chiaravalle.

1473 

 

 

 

 

 

……………  ChiesaPerugia 

 

Umbria

Difende Uguccione da Baschi da Ranieri da Baschi e dai Baglioni di Perugia. Raccoglie un centinaio di cavalli e coglie all’improvviso gli avversari nei pressi di Orvieto. Consegna il castello di Baschi ad Uguccione, marito della zia Violante d’Alviano, sorella del padre Francesco.

…………..  ChiesaChiaravalle 

 

Umbria

Allorché i  Chiaravalle assalgono in Todi i degli Atti, interviene in soccorso di questi ultimi con il cardinale Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II). Costringe gli avversari a desistere dall’ assedio di Montecastelli e toglie loro molte fortezze.

1478  NapoliFirenze 

 

Toscana

Milita agli ordini di Virginio Orsini;  segue Girolamo Riario nei suoi spostamenti. Si impratichisce nell’uso delle artiglierie e nello studio delle fortificazioni.

1481    NapoliImpero Ottomano 

 

Puglia

Combatte i turchi nella guerra d’Otranto. Prende parte all’assedio della città.

1482 

 

 

 

 

 

…………..Sposa Bartolomea Orsini, sorella di Virginio e di Clarice, moglie di Lorenzo dei Medici.
Giu.    ChiesaNapoli 

 

Umbria

Milita al fianco di Roberto Malatesta, di Rodolfo Baglioni e di Everardo Montesperelli.

Dic.    ChiesaVenezia 

 

Emilia

Sconfigge alla Stellata Niccolò Secco.

1485NapoliPugliaProgetta ed inizia le opere di potenziamento del castello di Otranto, a pianta trapezoidale, con forti torrioni cilindrici angolari.
1486 

 

 

 

 

 

Feb.    NapoliChiesa 

 

Lazio

Con Giovambattista Caracciolo viene assediato in Lanuvio da Roberto da San Severino e da Antonio Maria da San Severino: costretto a cedere, è rinchiuso in Castel Sant’ Angelo a Roma. E’ liberato con il Caracciolo in cambio del vescovo di Tursi Niccolò Fieschi, fatto prigioniero dagli Orsini agli inizi del conflitto.

1487 

 

 

 

 

 

Feb.    GuelfiChiaravalle 

 

Umbria

Con l’entrata dei Chiaravalle in Todi (che culmina con la contemporanea  uccisione dei cugini Andrea ed Onofrio degli Atti) abbandona Roma e raggiunge la città. Ne entra a forza, batte con le artiglierie la rocca e costringe alla fuga Altobello e Vittorio da Canale. E’ nominato da Innocenzo VIII governatore e castellano di Todi.

………….. 

 

 

 

Umbria

Rimane a Todi poco più di un anno;  dà inizio ai lavori di rafforzamento della rocca. E’ sostituito nel suo incarico.

1488UmbriaCinge di mura la rocca di Alviano e Porchiano, rafforza i bastioni di Guardea, fortifica la rocca e le mura di Todi. Sempre da tale anno guida la ricostruzione della rocca di Alviano, costruita intorno all’anno 1000 dal conte Offredo d’Alviano, di cui salva soltanto la fondazione di alcune torri; il castello è adattato a palazzo gentilizio. I lavori saranno terminati nel 1506 e coinvolgeranno anche il restauro della chiesa parrocchiale di Santa Maria, da lui dedicata ai Ss. Pietro e Paolo. Nella sala consiliare vi è un affresco, opera recente, che lo raffigura. Le fattezze del condottiero sono tratte da una moneta coniata dai veneziani nel 1500. Sempre nel castello sono ospitati nel seminterrato il museo della civiltà contadina e quello, multimediale, dedicato alle sue gesta.
1489 

 

 

 

 

 

Lug.   AlvianoAmelia 

 

Umbria

Entra ostilmente nel territorio di Amelia, razzia bestiame, asporta frumento ed imprigiona i famigliari di alcune casate patrizie.

1491   Firenze 

 

 

 

Umbria

A Perugia per sostenervi la causa dei Baglioni.

1494 

 

 

 

 

 

Giu.    NapoliFrancia 

 

 

 

Con Giovanni Battista Conti e Ludovico Orsini scorta il papa Alessandro VI da Orvieto a Perugia alla testa di 300 uomini d’arme.

Sett. 

 

 

 

Romagna

Giunge a Cesena; con Alfonso d’Avalos e Giovanni Savelli sconfigge gli avversari nei pressi di Russi.

………….. .

 

 

 

 

 

Romagna

Sempre con Giovanni Savelli sbaraglia di notte  a Sant’Agata sul Santerno 400 cavalli leggeri. Sfida invano a battaglia Giovan Francesco da San Severino. Entra in urto con Niccolò Orsini, fautore di una strategia difensivista.  Salva quest’ultimo in Cesena allorché l’Orsini sta per essere catturato dai partigiani dei francesi. Il duca di Calabria Ferdinando d’Aragona lo invia a Teodorano ed in uno scontro è ferito da una freccia; il castello si arrende agli aragonesi  in due giorni.

Dic.     GuelfiChiaravalle 

 

Umbria

Scaccia di nuovo da Todi la fazione rivale dei Chiaravalle.

1495 

 

 

 

 

 

Gen.    NapoliFrancia 

 

Abruzzi

Viene preposto alla difesa di Tagliacozzo con due compagnie di fanti ed una di cavalli: è sopraffatto da Fabrizio Colonna, da Antonello Savelli, da Giovanni della Rovere, da Giovanni Paolo Cantelmi e da Graziano di Guerra superiori di numero.

Mag. 

 

 

 

Puglia

Affianca Cesare d’Aragona. Muove in aiuto di Brindisi con Andrea Matteo Acquaviva (3000 fanti biscaglini e italiani e 500 uomini d’arme). Attaccato da Fabrizio Colonna, le sue truppe si danno allo sbando.

Giu.    GuelfiChiaravalle 

 

Umbria

Rientra a Perugia;  con i Baglioni affronta  una volta di più Altobello e Vittorio da Canale.

…………..Napoli 

 

Abruzzi

Segue a malincuore Virginio Orsini contro gli aragonesi.

1496 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

Abruzzi e Puglia

Entra in L’Aquila; tocca Fragneto Monforte con Paolo Orsini. Con Virginio Orsini sostiene sul fiume Chilone l’azione di Camillo e Paolo Vitelli  contribuendo alla sconfitta della fanteria tedesca. Raccoglie il bestiame razziato in Terra di Lavoro.

Apr. 

 

 

 

Campania

Si muove sotto Fragneto Monforte con Paolo Orsini.

Mag. 

 

100 lanceCampania

Si muove in Terra di Lavoro; i suoi uomini non ricevono la paga da quattro mesi.

Lug. 

 

 

 

Abruzzi e Basilicata

Si trova negli Abruzzi con Graziano di Guerra; si ritira in Atella dove viene assediato dagli avversari. Con Gian Giordano Orsini appoggia la ritirata di Paolo Orsini e di Paolo Vitelli, sconfitti nei pressi dalla cavalleria leggera veneziana.

Ago. 

 

 

 

Basilicata

Ad Atella. Virginio Orsini ed il Montpensier lo inviano con il Précy a trattare una tregua di trenta giorni con gli avversari. Dopo tre giorni il francese si arrende a condizione.

Sett. 

 

 

 

Campania

Le squadre di Bartolomeo d’Alviano sono svaligiate, contro i patti, dai pontifici di Guidobaldo da Montefeltro; il condottiero viene ferito nel combattimento. Imprigionato a Napoli, riesce a fuggire dal carcere forse per volontà dello stesso re Ferdinando d’Aragona che lo ha in forte stima.

Nov.    OrsiniChiesa  Colonna 

 

Lazio

Raduna soldati e vagabondi e si accinge a difendere i possedimenti degli Orsini (Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano) minacciati dai pontifici.

Dic. 

 

 

 

Lazio

Il duca di Gandia Giovanni Borgia tenta invano di subornare i suoi uomini. Bartolomeo d’Alviano, con 100 cavalli leggeri, sorprende vicino a Roma 400 cavalli di Troilo Savelli che stanno scortando alcuni pezzi di artiglieria ed un brigantino, trasportati sul Tevere e destinati all’assedio di Anguillara Sabazia. I nemici sono posti in fuga;  il condottiero ferisce personalmente la cavalcatura del Savelli. In altre scaramucce è sul punto di catturare a Monte Mario Cesare Borgia, uscito da Roma per una partita di caccia. Gli è tolta Trevignano Romano ed è assediato in Bracciano: con 30 uomini d’arme esce  dalla rocca e recupera il borgo caduto nelle mani degli avversari. Costoro perdono fra morti e feriti più di 200 uomini. Mette in fuga a Cerveteri un contingente pontificio  impadronendosi di alcuni piccoli pezzi di artiglieria. Cresce nel frattempo il suo disprezzo nei confronti del duca di Gandia. Un giorno è spalancata la porta del castello di Bracciano e ne è fatto uscire un asino. Dal collo gli pende un cartello con la scritta “lasciatemi passare perché sono un ambasciatore e reco un messaggio per il duca di Gandia.” Appesa alla coda oscilla una lettera scritta dall’Alviano, piena di sanguinosi insulti diretti al duca. Esce una volta di più da Bracciano, molesta i pontifici di Guidobaldo da Montefeltro e di Giampiero Gonzaga e li spinge verso le truppe di Vitellozzo Vitelli e di Carlo Orsini.

1497 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Lazio

Vitellozzo Vitelli e Carlo Orsini battono le milizie ecclesiastiche a Soriano nel Cimino. Negli stessi giorni Bartolomeo d’Alviano si reca a Napoli per i funerali di Virginio Orsini.

Feb. 

 

 

 

Lazio

A Roma;  con Giorgio di Santacroce presenzia alle trattative di pace con il papa.

Mar.SienaFuoriuscitiToscanaViene condotto per un periodo limitato dai senesi per controllare i movimenti dei locali fuoriusciti.
Apr.    MediciFirenze 

 

Toscana e Umbria

Raccoglie a Siena 600 cavalli e 400 fanti. Si avvia nottetempo verso Firenze con Piero dei Medici; una pioggia straordinaria ostacola la marcia dei suoi uomini per cui è prevenuto da Paolo Vitelli che ha lasciato Pisa. Si trattiene quattro ore davanti alla Porta Romana, salvo a  ritirarsi senza avere tentato  alcun assalto. Si sposta  a Siena ed a Perugia.

Mag.   Spoleto   GuelfiChiaravalle          Colonna

Savelli

Capitano g.leUmbria

Vittorio da Canale, con milizie fornitegli da Terni, Foligno ed Amelia, rientra in Todi, fa strage di oltre 30 avversari della fazione contraria e ne incendia le case. Interviene Bartolomeo d’Alviano in soccorso dei degli Atti; assale con le bombarde il castello di Montecchio; invia fanti a Cesi ed a San Gemini e si  oppone all’avanzata dei Savelli e dei Colonna che provengono da Terni. Conquista il castello a seguito di un attacco durato cinque ore e mezzo: i Chiaravalle catturati sono tutti uccisi. Il giorno seguente, dopo un inutile tentativo su Ficulle, entra in Todi, espugna San Fortunato, prende a forza il borgo di via Ulpiana e lo dà alle fiamme uccidendo 50 ghibellini; assedia Altobello da Canale nel rivellino ed ottiene la resa a patti dei difensori. L’Alviano, nel proseguimento dell’azione, penetra nel ternano al comando di 10000 uomini; espugna il forte di Col di Luna, che è demolito dalle fondamenta, e devasta il territorio del capoluogo per quattro giorni. Viene costretto a desistere per decisione del papa. Negli stessi giorni è sospettato a Roma di essere il mandante dell’ uccisione del duca di Gandia:  (secondo l’opinione corrente)  per vendicare la memoria di Virginio Orsini, che è stato fatto avvelenare, o strangolare in carcere, in Castelnuovo a Napoli, su ordine del papa.

Lug. 

 

 

 

Umbria

Fa in modo che le truppe dei Savelli entrino in San Gemini rompendo la tregua. Riprende la strada di Terni e di Amelia e colloca il suo campo a  Casteltodino.

Ago. 

 

 

 

Umbria

Viene stipulata una nuova tregua con gli avversari.

1498 

 

 

 

 

 

Feb.UmbriaSposa Pantasilea Baglioni, sorella di Giampaolo. I festeggiamenti durano cinque giorni. Per l’occasione il matematico Giovanni Battista Danti effettua un esperimento di volo con un ordigno dotato di ali adatte a volare e proporzionato al suo peso. La macchina è già stata  provata con successo sul lago Trasimeno.  Nel mezzo dei festeggiamennti succede l’imprevisto:  il sostegno metallico dell’ala sinistra si rompe ed il Danti cade dal tetto della chiesa di Santa Maria fratturandosi una gamba. Todi partecipa alle nozze del condottiero inviandogli in dono un cratere d’argento con lo stemma comunale:  valore del monile  8 fiorini.
…………..    GuelfiChiaravalle 

 

Umbria

Con l’aiuto dei Baglioni si impossessa nuovamente di Montecchio. Assedia Altobello da Canale, che si è rinchiuso nella rocca con i suoi fautori.

Apr.    OrsiniColonna 

 

Lazio

Al comando di 800 cavalli e 2000 fanti è sconfitto dai colonnesi a Montecelio. Nel combattimento gli è uccisa la cavalcatura. Assale in Palombara Sabina Troilo Savelli con Morgante Baglioni, Giulio Vitelli, Saccoccio da Spoleto, Giulio Orsini, Giovanni di Ceri, Gian Giordano Orsini, Fabio Orsini: firma un accordo con i ghibellini a Tivoli e rientra in Umbria.

Mag. 

 

 

 

Umbria

Con i Baglioni ed i Vitelli piomba su Pozzo e vi cattura Vittorio da Canale. Il rivale è incarcerato nella rocca d’Alviano. Costui vi sarà trattenuto prigioniero per tre anni. Bartolomeo d’Alviano espelle da Castel Rubello i ghibellini.

Lug. 

 

 

 

Umbria

Punta sul castello di Porchiano; demolisce in una fiancata la cinta muraria e preda molto bestiame. Giulio Orsini ed i Colonna si lamentano per la sua azione;  Bartolomeo d’Alviano continua imperterrito la campagna intrapresa con Ferrante Farnese ed i fratelli Bernardino ed Aloisio, procurando agli avversari danni per più di 2000 ducati. Non riceve il protonotario apostolico Giovanni Olivieri, commissario del legato di Perugia.

Ago. 

 

 

 

Abruzzi

Si muove sulle montagne di Tagliacozzo e punta su L’Aquila. Scorre fin sotto le porte cittadine con i fuoriusciti locali: sconfitto, rientra in Umbria.

Sett.    MediciFirenze 

 

Toscana e Lazio

Con 130 uomini d’arme e molti balestrieri sostiene sempre Piero dei Medici ai danni dei fiorentini. Si unisce a Rezzano con i veneziani comandati da Guidobaldo da Montefeltro; fa una puntata a Roma per portare al campo 700 fanti svizzeri e spagnoli, assoldati dal Medici e bloccati dai pontifici a ponte Milvio.

Ott.   VeneziaFirenze150 lanceToscana  Romagna

Passa agli stipendi dei veneziani che gli concedono uno stipendio annuo di 15000 ducati. Obbliga Giovan Francesco da San Severino a desistere dall’ assedio della rocca di Marradi. Si dirige a Forlì e da qui con 100 balestrieri a cavallo, 100 cavalli  leggeri e 800 fanti giunge a San Mauro Pascoli e Sogliano al  Rubicone, attraversa la Valle del Savio; con una marcia notturna occupa l’abbazia di Camaldoli entrandovi in un momento in cui i monaci, di nulla sospettando, stanno cantando il mattutino. Assicurano i monaci che San Romualdo, fondatore del monastero, li abbia difesi e che sia stato visto scagliare con forza alcuni mattoni respingendo l’assalto; al contrario i veneziani dichiarano di essersi impadroniti del monastero. Bartolomeo  d’Alviano prosegue nella sua azione ed ottiene, con un colpo di mano, Bibbiena: 50 cavalli vi irrompono grazie ad alcune lettere contraffatte di Giulio Vitelli; l’avanguardia è seguita la  stessa sera   da altri 100 cavalli e 100 fanti che gridano “marzocco”, urlo di battaglia dei fiorentini. Penetra nella località; si impossessa della porta e della piazza, favorito anche dai partigiani dei Medici che vivono nella città. A Bibbiena entrano poco dopo anche Carlo Orsini e Guidobaldo da Montefeltro. L’Alviano assale Poppi con Astorre Baglioni; respinge un attacco portato da 200 fanti fiorentini (uccisi 40, catturati 70/80);  il tentativo ai danni della località, tuttavia, non sortisce gli effetti sperati. Si ferma ad occupare i luoghi vicini a Bibbiena (Montefattecchio),  ha varie scaramucce con gli avversari: lo contrastano Ranuccio da Marciano e Paolo Vitelli.

Nov. 

 

 

 

Toscana

Segue Guidobaldo da Montefeltro nell’ assalto al castello di Rassina conquistato dopo sei ore di combattimento; rimane ferito al ventre nel corso dell’azione. Prende pure parte all’espugnazione del castello di Lierna ove perde due denti. Ferito pure alla lingua, rimarrà per sempre impedito nel parlare. Si scontra con Piero del Monte a Santa Maria.

Dic. 

 

 

 

Toscana Romagna

Si oppone al piano di Guidobaldo da Montefeltro che vuole restringere il raggio delle operazioni alla sola Romagna a causa delle difficoltà nel rifornimento alle truppe in prima linea. Muove nuovamente verso Poppi;  la sua marcia viene bloccata  da Chiriaco dal Borgo e da Paolo Vitelli. Fa distruggere il castello di Fronzola perché indifendibile;  salva a Rassina Giacomazzo da Venezia, assalito all’improvviso da Ranuccio da Marciano; si fortifica sui monti della Verna, occupa i castelli di Ornina ed ottiene la resa di Qualiano. La vigilia di Natale 500 fanti nemici assalgono le sue truppe a Marzano durante l’ora del rancio: l’Alviano si salva sui monti della Verna. In difficoltà per la mancanza di vettovaglie e di validi rincalzi, fa dare alle fiamme i castelli di Bulzano e di Verghereto.

1499 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Toscana

Si trova alla Verna con soli 450 fanti  (di cui 150 tedeschi) affamati, infreddoliti e stanchi; non riesce ad impedire la caduta di Mignano. Si sposta verso Chiusi e Montecoronaro, ripara in Bibbiena con Carlo Orsini e tenta una vana azione diversiva.

Feb. 

 

 

 

Toscana

Viene criticato il suo comportamento nel Collegio dei Pregadi, a Venezia, per le sue  continue richieste di denaro per far fronte alle paghe dei soldati  e per l’acquisto di vettovaglie. Mette a sacco il territorio vicino a Bibbiena ed il pratese alla ricerca di rifornimenti per le truppe. Sconfigge nei pressi Bianchino da Pisa.

Apr. 

 

 

 

Toscana e Veneto

Affronta Paolo Vitelli con Giovambattista Caracciolo; negli stessi giorni è firmata la pace tra fiorentini e veneziani per cui Bartolomeo d’Alviano si trasferisce con 70 cavalli nel contado di Monselice dove si ferma alcuni giorni.

Mag. 

 

 

 

Veneto e Umbria

Si reca a Venezia;  si incontra in Collegio con il doge Agostino Barbarigo. Ottiene 1500 ducati per ricostituire l’organico della sua compagnia. In Umbria.

Giu. 

 

 

 

Lazio ed Umbria

A Todi;   è sempre in contrasto  con i Chiaravalle. A Roma a rendere atto di omaggio al papa; rientra subito a Todi.

Lug.   Venezia 

 

 

 

Romagna e Veneto

E’ ricondotto dai veneziani per un anno di ferma ed uno di rispetto: la condotta è stabilita in 150 uomini d’arme ed in 40 cavalli leggeri. A Rimini ed a Este, dove si trovano i suoi alloggiamenti.

Ago.   VeneziaMilanoCapitano g.le cavalli leggeriVeneto e Lombardia

Chiede inutilmente ai veneziani che sia data una condotta a Baldassarre di Scipione;  invia a Roma Francesco di Santacroce affinché conduca al campo  contro gli sforzeschi un contingente di fanti spagnoli. Gli viene dato il comando dei cavalli leggeri; raggiunge Pontoglio con Niccolò Orsini e Bernardino da Montone. Attraversa l’Oglio e si muove in avanscoperta verso Romano di Lombardia. Tocca Antegnate, Barbata, Pumenengo e Calcio; ottiene Fontanella.

Sett. 

 

150 lance e 70 cavalli leggeriLombardia

Militano ai suoi ordini 150 uomini d’arme e 70 balestrieri a cavallo. Occupa Soncino; si porta sotto Cremona, ove tratta la resa con il castellano Pietro Antonio Battaglia. Ottenuto il suo obbiettivo, presenzia alla rassegna della sua compagnia. Il comportamento  tenuto nel recente conflitto è altamente elogiato in Pregadi dal provveditore generale Melchiorre Trevisan.

Ott. 

 

 

 

Lombardia

Gli viene confermato l’anno di rispetto.

Nov. 

 

 

 

Romagna

E’ trasferito a Ravenna con 2000 cavalli per proteggere, con Giacomazzo da Venezia, i confini dello stato da eventuali attacchi dei pontifici di Cesare Borgia.

1500 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Romagna

Si trova a Rimini con 600 cavalli; nel comando è sostituito  da Giacomazzo da Venezia.

Feb.   VeneziaMilano 

 

Romagna

Viene spostato in Lombardia alla notizia del rientro nel milanese di Ludovico Sforza.

Mar. 

 

 

 

Veneto

Staziona nel veronese con 2000 cavalli;  minaccia il mantovano per indurre Francesco Gonzaga a non schierarsi al fianco degli sforzeschi.

Apr.   VeneziaImpero Ottomano 

 

Veneto

Lascia Isola della Scala e si reca a Venezia dove è ricevuto dal doge. E’ distaccato in Friuli per fronteggiare possibili scorrerie dei turchi. A Treviso.

Mag. ago. 

 

 

 

Friuli

E’ segnalato ad Udine ed a giugno a Gradisca d’Isonzo. Difende con successo il castello di Polcenigo, assediato dagli avversari. Nel frangente consiglia una tattica attendista e la costruzione di 2 bastie, una a Farra d’Isonzo ed una a Lucinico. Domanda alla Serenissima nuove truppe per  rafforzare la difesa dei confini.

Sett.     ChiesaChiaravalle   Viterbo 

 

Umbria e Friuli

Abbandona il Friuli per seguire Giampaolo Baglioni e Cesare Borgia in un’azione di polizia ai danni di Altobello da Canale che, con pochi seguaci, ha iniziato ad insanguinare l’Umbria. Il da Canale è ucciso nell’espugnazione di Acquasparta. Di seguito Bartolomeo d’Alviano irrompe in Viterbo con il Baglioni e ne scaccia i figli di Giovanni Gatti; si porta pure ad Orvieto. Allontanato dalla città su ordine dal pontefice, ritorna a combattere i turchi in Friuli.

Ott.   VeneziaImpero Ottomano 

 

Friuli

Chiede di combattere i turchi in Levante ed il saldo delle paghe arretrate. Si reca a Venezia;  domanda che gli sia rinnovata la condotta scaduta nel mese.

Nov. 

 

 

 

Veneto

Gli sono forniti 1000 ducati e raggiunge i suoi uomini nel trevigiano.

1501 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

Veneto

Nuovamente a Venezia per domandare non solo il rinnovo della condotta, ma anche un suo aumento per altri 100 uomini d’arme.

Mar. 

 

 

 

Veneto

Gli è confermata la condotta alle stesse condizioni precedenti per due anni di ferma ed uno di rispetto. Il doge lo convince in tal senso; con il saldo di due paghe si sposta nel trevigiano.

Mag. 

 

 

 

Veneto

A Conegliano.

Estate    GuelfiTerni 

 

Umbria

Rientra in Umbria;  assedia Terni al comando di 10000 uomini.

Ott.   Venezia 

 

 

 

Trentino

Richiamato dai veneziani, raggiunge Rovereto;  vi rafforza il castello con un bastione triangolare che prenderà il suo nome.

Dic. 

 

 

 

Veneto

Si incontra a Venezia con il nuovo doge Andrea Loredan. Presenta un piano per consolidare le difese della Val Lagarina, chiede denaro per le truppe e la punizione di alcuni malfattori del territorio.

1503 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Veneto

Nell’attraversare il contado di Perugia alcuni spagnoli rapiscono nei pressi di Corbara la moglie Pantasilea Baglioni ed il fratello Bernardino, sospettato di avere tramato contro i pontifici assieme con gli Orsini. Vi sono forti proteste da parte della Serenissima. Cesare Borgia nega inizialmente di essere al corrente dell’accaduto.

Feb. 

 

 

 

Veneto, Romagna ed Emilia

I congiunti , imprigionati nella rocca di Todi sono rilasciati su pressione dei veneziani e del re di Francia. La Serenissima non concede a Bartolomeo d’Alviano di unirsi con gli Orsini ed i Baglioni e combattere così Cesare Borgia. Viene accontentato in parte con il  trasferimento   da Conegliano a Ravenna che gli permette di essere più vicino allo stato della Chiesa. Il condottiero ne approfitta per  vedersi segretamente a Bologna con Giovanni  Bentivoglio (altro signore minacciato dalla politica pontificia);   ritorna a Ravenna nell’attesa di essere raggiunto dagli alleati. Si incontra a Venezia con i membri del Consiglio dei Dieci; chiede 4000 ducati per portare soccorsi a San Leo con Guidobaldo da Montefeltro e, successivamente, spostarsi  nel perugino. Trova opposizione nel doge. A Ravenna.

Mar. 

 

 

 

Romagna e Veneto

A Venezia gli sono date risposte elusive in merito ai problemi da lui sottoposti; il doge non vuole concedergli il congedo.

Ago

 

    Orsini BaglioniChiesa 

 

Veneto, Romagna Emilia ed Umbria

A Lovadina, nel trevigiano, alla mostra dei suoi uomini. Alla notizia della morte di Alessandro VI, su sollecitazione di Fabio Orsini, lascia il servizio dei veneziani con 15 cavalli mentre la moglie rimane a Conegliano. Aiuta Pandolfo Malatesta a rientrare in Rimini e scorta i Bentivoglio in Bologna; transita travestito in Toscana e raggiunge a Marsciano Giampaolo Baglioni. A fine mese compie una razzia di bestiame  facendo numerosi prigionieri a Castel delle Forme.

Sett. 

 

 

 

Umbria e Lazio

Attacca Perugia alla Porta della Mandola; riuscito a penetrare nella città, riammette nei loro stati i conti di Marsciano;  con i degli Atti punta su Todi. Fa irruzione in tale località alla testa di 9000 uomini; ne assedia la rocca i cui difensori si arrendono a patti. Si scontra a Pantalla con Paolo Astancolle ed alcuni Chiaravalle che invano cercano di sbarrargli il passo. L’Astancolle è impiccato; la rocca gli si arrende in breve tempo dopo essere stata distrutta dalle artiglierie e dalle mine. Bartolomeo d’Alviano prosegue nella sua marcia, tocca Amelia, Orvieto, Viterbo e con 800 uomini riammette i guelfi nell’ultimo centro.

Ott.

 

 

 

 

    SpagnaFrancia 

 

Lazio

Piomba su Nepi dove staziona Cesare Borgia;  lo costringe a rifugiarsi in Roma. Con Giulio Orsini è contattato sia dai francesi che dagli spagnoli al fine di  combattere nel regno di Napoli. Su consiglio dei veneziani (ha un incontro con l’ambasciatore della Serenissima a Roma), e, soprattutto, perché i francesi proteggono il Borgia, preferisce militare agli stipendi degli spagnoli. Nel frattempo con Giampaolo Baglioni, Fabio Orsini e Renzo di Ceri assale in Roma il Borgo Leonino, supera le difese approntate da Giovanni da Sassatello e da Silvio Savelli ed appicca il fuoco a Porta Torrione (Porta Cavalleggeri). E’ ferito il balivo di Caen; il cardinale di Rouen, Giorgio d’Amboise, confesserà che per quel giorno ha temuto per la sua vita. Il duca Valentino riesce a fuggire in Castel Sant’Angelo. Alla morte del papa Pio III il cardinale Giuliano della Rovere obbliga Bartolomeo d’Alviano a lasciare la città con Giampaolo Baglioni. Il condottiero accetta dagli spagnoli, a nome degli Orsini, una condotta di 500 uomini d’arme dietro uno stipendio di 12000 ducati (dei quali 8000 destinati alla sua persona) e per il fratello abate benefici ecclesiastici nel regno di Napoli che comportano una rendita di 2000 ducati.  Consalvo di Cordoba gli promette pure di aiutarlo a riammettere i Medici in Firenze. Bartolomeo d’Alviano chiede invano ai veneziani di essere raggiunto dalla sua compagnia stanziata nel Veneto.

Nov. 

 

 

 

Lazio

Si ferma a Monterotondo per conoscere il futuro dei Borgia sotto il nuovo papa.

Dic. 

 

 

 

Campania e Lazio

Si unisce sul Garigliano con Consalvo di Cordoba. Con Prospero e Fabrizio Colonna e l’ appoggio degli archibugieri spagnoli si avventa su 1500 francesi che hanno attraversato il fiume. Dopo la vittoria convince Consalvo di Cordoba a costruire un ponte di barche per superare a sua volta il Garigliano; un primo tentativo fallisce per le cattive condizioni atmosferiche; a fine mese ne fa costruire un altro in un casale vicino a Sessa Aurunca; il manufatto è trasportato nottetempo al passo di Suio. E’ gettato all’alba, non più a due miglia da un analogo ponte francese (come in precedenza ha tentato Consalvo di Cordoba), bensì a quattro miglia. Bartolomeo d’Alviano attraversa il fiume all’avanguardia con Pietro Navarro e Garcia di Paredes. Sugli argini della riva destra non vi sono vedette; 300 balestrieri normanni si trovano, viceversa, sull’alto di una collina;  costoro avvistano il passaggio delle milizie spagnole solo quando questo è in piena attuazione. I nemici ripiegano a Carloforte ove si trovano 150 uomini d’arme francesi con altrettanti balestrieri a cavallo. Bartolomeo d’Alviano occupa Castelforte e, sempre tenendosi per la collina, prosegue verso Traietto (Minturno). I francesi si ritirano di notte; all’ alba  l’Alviano entra nel loro campo ed inizia a inseguire gli avversari. I cavalli leggeri di Prospero Colonna sono travolti; egli, al contrario, giunge al bivio Gaeta- Itri e disperde numerosi uomini d’arme francesi con grande mortalità fra i nemici (almeno 1000 uomini fra cavalli e fanti). Il giorno seguente conquista il Monte Orlando, sopra Gaeta, ed obbliga i francesi che si sono rifugiati nella città ad arrendersi. La vittoria riportata dall’esercito spagnolo sul Garigliano è dovuta in gran parte ai suoi meriti. “Bartollomeo fu quello che ci tolse il Regno” è il riconoscimento del cardinale d’Amboise, ministro del re Luigi XII.

1504 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Campania

E’ contattato dai fiorentini e dai pontifici per militare ai loro stipendi.

Feb. 

 

 

 

Campania Calabria

Basilicata e Puglia

Lascia Napoli con 6000 fanti, 700 uomini d’arme e molti pezzi di artiglieria; risale la Calabria verso la Basilicata; conquista Melfi; combatte a Tricarico, espugna il castello di Miglionico (detto anche del Manconsiglio, perché anni prima vi si sono riuniti i baroni ribelli al re Ferrante d’Aragona).

Mar. 

 

 

 

Puglia

Prosegue verso Altamura; scaccia i francesi di Luigi d’Ars da Venosa con sanguinose scaramucce; viene stipulata una tregua per la quale sono fatti uscire da Taranto 50 uomini d’arme francesi. Assedia il marchese di Bitonto in Conversano; allorché gli uomini d’arme da lui lasciati andare rafforzano tale guarnigione, minaccia di impiccarli in caso di nuova cattura. Li costringe, in tal modo, ad abbandonare la località ed a riparare a Trani nel veneziano.

……………. 

 

 

 

Puglia Abruzzi Lazio Campania

Toscana

Si impadronisce di Minervino e di Spinazzola; entra negli Abruzzi; ingaggia cruenti combattimenti ad Orsogna, a Bucchianico, a Manoppello, a Penna. Annientati gli avversari, si dirige verso ovest lungo il confine con lo stato della Chiesa; costeggia la Maiella, attraversa Fara Filiorum Petri (Fara San Martino), Alvito, Cassino, Caserta, per giungere, infine, a Napoli. La guerra ha termine con la pace di Blois. Viene chiamato da Consalvo di Cordoba in Toscana. Gli spagnoli gli concedono in feudo in Calabria il  ducato di Alvito (San Marco Argentano), la gabella della seta in Calabria ( con entrate per 8000 ducati), la val di Grado ed un palazzo in Napoli, già del principe di Bisignano.

Giu. 

 

 

 

Lazio

Ha un colloquio a Roma con il papa, che fa liberare il fratello abate rinchiuso giorni prima in Castel Sant’Angelo; da parte sua promette di restituire il castello di Lugnano, nel reatino.  Si incontra nuovamente con l’ ambasciatore veneziano Antonio Giustinian e si offre di ritornare al servizio della Serenissima.

Ago. 

 

 

 

Umbria

Giunge con alcuni uomini d’arme a Città di Castello, il che provoca sospetti nei pontifici. Chiede il saldo delle sue spettanze a Consalvo di Cordoba o il permesso di trasferirsi al soldo di altri committenti: gli sono consegnati 4000 ducati ed è convocato a Napoli. Viene accusato dal governatore pontificio di Città di Castello di avere tenuto un trattato a Montone.

Sett. 

 

 

 

Lazio

E’ segnalato a Perugia ed a Monterotondo. A Perugia sostiene la causa dei Baglioni contro i fuoriusciti.

Nov. 

 

 

 

 

 

Ricevuto altro denaro dagli spagnoli, allestisce una compagnia di 400 uomini d’arme. Giulio II gli ordina di abbandonare i territori dello stato della Chiesa oppure di licenziare le truppe raccolte.

Dic.UmbriaAd Alviano. E’ sospettato dai fiorentini di volersi muovere in soccorso dei pisani e di volere occupare Piombino.
1505 

 

 

 

 

 

Gen.      Comp. venturaRieti 

 

Lazio

Contatta i veneziani tramite Antonio Giustinian. Attacca Rieti con Renzo di Ceri. Ne viene respinto da Fabrizio Colonna.

Mar. 

 

 

 

 

 

Consalvo di Cordoba gli riduce la condotta a 100 lance;  non gli concede neppure i fanti che pure gli sono stati promessi per fare rientrare i Medici in Firenze. Bartolomeo d’Alviano rinuncia alla condotta con gli spagnoli.

Apr. 

 

 

 

Lazio ed Umbria

Si accampa nei pressi di Roma e raccoglie a Viterbo 300 uomini d’arme e 400 cavalli leggeri. Si incontra ad Ostia con il papa; durante la sua visita alcuni corsari sbarcano sul litorale. Bartolomeo d’ Alviano invia al loro inseguimento i suoi uomini: ne sono catturati cinque o sei che sono tutti fatti impiccare dal pontefice. Rientra in Umbria e sparpaglia le sue truppe fra Alviano ed altre località.

Mag. 

 

 

 

Umbria

Entra in trattative per occupare Orvieto.

Giu. 

 

 

 

Umbria e Lazio

Giunge a Piegaro; contatta gli Orsini, il signore di Siena Pandolfo Petrucci e Giampaolo Baglioni per avere aiuti con i quali rimettere i Medici in Firenze e prestare soccorso ai pisani. Tocca Pitigliano; Fernando di Cordoba gli ordina di non muoversi. Nonostante tutto, decide di tentare l’avventura e di assalire i fiorentini. A fine mese si trasferisce nel senese.

Lug.      Comp. venturaFirenze 

 

Toscana

Supera la Maremma e giunge nello stato di Piombino con 300 uomini d’arme (dei quali 70 della sua compagnia) e molti fuoriusciti di Firenze, Arezzo e della Val di Chiana. Si ferma a Scarlino, inseguito sempre dalle minacce di Consalvo di Cordoba: presto viene abbandonato da Giampaolo Baglioni e, parzialmente, anche da Pandolfo Petrucci.

Ago. 

 

 

 

Toscana  e Umbria

Con 240 uomini d’arme, 120 cavalli leggeri e 500 fanti raccogliticci punta inizialmente su Vignale Riotorto, nel territorio di Piombino tra la Val di Cornia e la Val di Pecora: i pisani si rifiutano di appoggiare la sua iniziativa per le pressioni ricevute dagli spagnoli. Bartolomeo d’Alviano è contrastato dal commissario Antonio Giacomini, da Ercole Bentivoglio e da Marcantonio Colonna (200 uomini d’arme e 1500 fanti) a Campiglia Marittima: dispone ora di 160 uomini d’arme, 20 lance spezzate, 20 balestrieri a cavallo, 600 cavalli leggeri e 800 fanti. Di questi ultimi, 100/150 fanti corsi disertano dalle sue file appena giunge alla Macchia. Obbligato allo scontro a metà mese in località San Vincenzo, l’artiglieria fiorentina lo prende d’infilata; è assalita la sua retroguardia, mentre l’avanguardia è impegnata dalle squadre di Marcantonio Colonna, di Jacopo Savelli e dai colonnelli di fanti comandati da Zitolo da Perugia e da Vittorio da Canale. La fanteria di Bartolomeo d’Alviano cede al primo assalto e si dà alla fuga dopo avere subito numerose perdite. Chiappino Vitelli si ritira con la sua cavalleria verso Bibbona per ricongiungersi con l’Alviano verso la torre di San Vincenzo. Il condottiero tenta di resistere e riprende il combattimento animato dalla tradizionale emulazione fra Orsini e Colonna, in particolare di Marcantonio Colonna suo nemico personale. I colonnesi cedono ma vengono sorretti dalle fanterie di Piero del Monte a Santa Maria e di Vittorio da Canale. Il condottiero è ferito al volto da alcuni colpi di stocco infertigli dal Colonna; anche il Vitelli è ferito. Da ultimo aprono il fuoco su una squadra di 100 uomini d’arme 6 falconetti fatti condurre dal commissario generale Antonio Giacomini. Dopo due ore Bartolomeo d’Alviano è costretto a cedere; si salva con Giovan Corrado Orsini e Chiappino Vitelli ed altri 8/10 cavalli (guidati da un figlio di Pietro Paolo della Sassetta) a Monterotondo Marittimo nel grossetano, territorio controllato dai senesi. In tale località si collega con Giampaolo Baglioni con il quale, in un secondo momento, riparerà nel perugino. Gran parte degli uomini della compagnia sono fatti prigionieri a San Vincenzo, a Cecina ed a Rosignano Marittimo; parte degli sconfitti sono, invece, salvati dai contadini della Maremma favorevoli ai della Sassetta. I fiorentini si appropriano di 1000 cavalcature e dei carriaggi; oltre che della preda si impadroniscono della corrispondenza dell’ Alviano con il Baglioni, il Petrucci e Jacopo d’Appiano. Sono conquistati 9 stendardi di uomini d’arme e 5 insegne di fanteria e l’armatura dello stesso Bartolomeo d’ Alviano. Bandiere ed insegne saranno appese a Firenze nella sala del Grande Consiglio.

Sett. 

 

 

 

Umbria

A Perugia ed a Todi.

…………… 

 

 

 

 

 

Ristabilitosi, si reca nel regno di Napoli e rende omaggio al re di Spagna; restituisce ai San Severino il ducato di Alvito ed in cambio gli viene concessa la ducea di Bucchianico negli Abruzzi. Ha modo di riconciliarsi con Consalvo di Cordoba.

Dic. 

 

 

 

 

 

In contatto sia con i pontifici che con i veneziani per passare ai loro stipendi.

1506

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

   Venezia 

 

150 lance

 

Umbria

L’ipotesi di una sua  condotta trova resistenze nel senato veneziano: gli sono, alfine, concessi 150 uomini d’arme con uno stipendio annuo di 15000 ducati per un anno di ferma ed uno di rispetto.

Mar. 

 

 

 

Veneto

Lascia Roma per Venezia.

Mag. 

 

 

 

Veneto

Alla mostra della sua compagnia che si svolge a Conegliano.

Ago. 

 

 

 

Friuli

Alla rassegna dei suoi uomini a Sacile; si trasferisce ad Udine per controllare da vicino eventuali movimenti di milizie imperiali sui confini.

Nov. 

 

 

 

Veneto

Al cessare del pericolo fa rientro a Venezia ed al campo di Conegliano. Gli è data una licenza di due mesi per potere rientrare nel regno di Napoli e risolvervi alcuni problemi sorti a seguito dello scambio Alvito/Bucchianico.

1507 

 

 

 

 

 

Gen.     mar. 

 

 

 

Campania

A Napoli gli è concesso il contado di Malapelle e gli viene promesso un conguaglio a suo favore per colmare la differenza di entrate fra i due ducati.

Apr. 

 

 

 

Veneto

Fa ritorno a Venezia ed a Conegliano.

Mag. 

 

 

 

Lombardia

E’ trasferito in Ghiaradadda;  a Ghedi passa in rassegna i propri uomini con Niccolò Orsini. Rafforza le difese di Caravaggio. Milizie imperiali scendono in Italia per la via dei grigioni e del lago di Como. L’Orsini e l’Alviano ne controllano i movimenti appostandosi tra Trezzo sull’Adda e Cassano d’Adda. 300 cavalli leggeri e 300 fanti montati sulle groppe delle cavalcature di quest’ultimi tallonano gli avversari da vicino.

…………….FranciaUna lapide murata all’interno della cisterna nel cortile del castello di Alviano attesta una misteriosa campagna da lui combattuta a favore del re di Francia. Sembra che l’ abbia sostenuta senza informare i veneziani e che sia stato fatto prigioniero nella Francia meridionale.
Ago. 

 

 

 

Veneto

A Venezia per consultazioni  con Niccolò Orsini e Giovanni Battista Caracciolo.

Sett. 

 

 

 

Veneto

Gli viene confermato l’anno di rispetto.

Dic. 

 

 

 

Friuli

A Gradisca d’Isonzo; invia una memoria al Consiglio dei Savi sui risultati della sua ispezione.

1508 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Veneto e Friuli

Effettua un sopralluogo a Butistagno in Cadore ed al passo di Chiusaforte, la cui fortezza fa munire opportunamente. Fa scavare un fossato a Primolano e costruire due bastioni a Celazzo ed a Laurone. Rientra in Friuli dopo avere riportato a Venezia, al Consiglio dei Dieci, i risultati delle sue ispezioni.

Feb.   VeneziaImpero 

 

Veneto e Friuli

A Bassano del Grappa;  è spostato in Friuli con Piero del Monte a Santa Maria per contrapporsi agli imperiali che stanno minacciando i confini della repubblica. Tocca Castello di Gardona  e Belluno, individua una linea di azione comune con Girolamo Savorgnano in Cadore. E’ avvertito da tale capitano di non risalire il Piave, bensì di piegare per la val di Zoldo. Prende con sé 100 uomini d’arme, 400 tra stradiotti e balestrieri a cavallo, 1500 fanti e, sotto la neve, raggiunge Forno di Zoldo.

Mar. 

 

Governatore g.le  1050 cavalliVeneto

Con l’aiuto degli abitanti sgombera dalla neve la mulattiera che porta in Cadore;  per la forcella di Cibiana varca il Boite, occupa Venàs; prima dell’ alba si ferma a Valle nei pressi di Pieve di Cadore. Decide di affrontare i tedeschi in campo aperto a Tai di Cadore. Ranieri della Sassetta e Babone Naldi (800 fanti) sono schierati sui campi che da Nogaredo portano al monte Zucco. Costoro spingono una compagnia di balestrieri contro le artiglierie ed i carriaggi degli imperiali. A sinistra l’Alviano colloca gli uomini d’arme in più drappelli; egli si pone al centro con Piero del Monte a Santa Maria. Il condottiero fa dare il segnale dell’attacco; vi partecipa anch’egli in sella ad un ronzino. Lo seguono i fanti e gli uomini d’arme. Gli avversari sono assaliti su entrambi i fianchi mentre la cavalleria leggera veneziana si impadronisce delle artiglierie. Fra i nemici sono uccisi Sisto di Trantson con 1500 fanti. La mattina seguente attacca il castello di Pieve di Cadore: i difensori si arrendono a patti a seguito della perdita di due rivellini. I  prigionieri sono rilasciati ed accompagnati in luogo dicuro dotto la scorta di Giulio Buzzaccarini, caposquadra di Guido Brandolini, e di Matteo da Ferrara. Nella rocca entra per conto della Serenissima Antonio da Norcia con 200 fanti. Riconquistato così tutto il Cadore, ridiscende lungo il Piave e si colloca a Conegliano. Viene nominato governatore generale delle truppe, gli è aumentata la condotta di 400 cavalli e la sua provvigione annua è portata a 30000 ducati; gli vengono pure donati 1000 ducati e le artiglierie conquistate. Nel proseguimento del conflitto invia parte delle truppe per i passi della Carnia alla volta di Pontebba; con il resto degli uomini muove celermente verso l’Isonzo. A metà mese transita per Sacile e tocca Udine; occupa Codroipo e San Lorenzo; giunge a Cividale del Friuli.

Apr. 

 

 

 

Friuli

Arriva a Savorgnano con 2500/3000 fanti, 700 uomini d’arme, 300 balestrieri a cavallo, 300 stradiotti, le cernite friulane e numerosi pezzi di artiglieria. Giunge a  Tricesimo, assale Cormons il cui castello conquista dopo un attacco di sette ore: la guarnigione (guidata da Giorgio Hoffer) è passata a fil di spada. La località è messa a sacco;  il bottino ammonta a 100000 ducati.  Ottiene la resa di Pordenone e di altri castelli fra i quali Reifenberg. Fa gettare un ponte sull’Isonzo e si ferma sotto Gorizia alla cui difesa si trova Andrea di Liechtenstein con 700 fanti. Dalla sponda destra del fiume incomincia il bombardamento della torre che costituisce la testa di ponte del campo trincerato goriziano. Sono sparate nella città 500 palle di ferro da 10 pezzi di artiglieria. Alcuni assalti, condotti personalmente dall’Alviano, vincono la resistenza degli imperiali; è riattato il ponte parzialmente distrutto dagli avversari; la città, dopo quattro giorni, cade in potere dei veneziani. I difensori si arrendono a patti.  Bartolomeo d’Alviano mantiene la disciplina fra i suoi e non esita a fare giustiziare i soldati che si danno al saccheggio. Dopo altri quattro giorni, in cambio di 4000 ducati, ottiene anche la capitolazione del castello alla cui difesa si trova Andrea di Liechtenstein. Quest’ultimo è rinchiuso in prigione a Venezia. Con la vittoria l’Alviano ha modo di innalzare l’antico emblema araldico della sua casa che a tutt’oggi è presente nella processione del Corpus Domini ad Orvieto. Questo stemma è spaccato in due parti: nella prima, azzurra, vi compaiono tre gigli d’argento; nella seconda sono presenti in alternanza tre colonne rosse e due bianche. Per ritornare all’aspetto militare a fine mese l’Alviano punta su Trieste. Lungo il cammino espugna i castelli di Duino e di Prosecco e chiede, invano, la resa di Monfalcone.

Mag. 

 

 

 

Friuli e V.Giulia

Assedia Trieste per terra mentre per mare la città è bloccata dalla flotta di Girolamo Contarini con 9 galee e numerose barche armate. 40 triestini, usciti dalla città, depredano il castello di Draga controllato dai veneziani. Un’altra sortita dei difensori rallenta i lavori di allestimento di una batteria collocata nel sito “le fornaci”. L’opera è messa a punto ed inizia il bombardamento di Trieste per tre giorni da terra e dal mare. L’Alviano si attesta a Prosecco. Viene contrattata la resa con il provveditore Corner dopo che sono state atterrate parte delle mura, molte case ed alcune torri. I triestini si arrendono e riconoscono ai veneziani 15000 ducati per non subire il saccheggio della città. La rocca cede a seguito di un trattato con alcuni fanti spagnoli dietro la consegna di 4000 ducati. Per ringraziamento dei successi conseguiti l’Alviano dona alla chiesa di Montona l’altarino da campo quattrocentesco che egli porta sempre con sè. A Trieste giunge come provveditore Alvise Capello che mantiene la disciplina con severità (impiccagioni, frustate e donne messe alla berlina). Nel castello è posto Alvise Zeno.

Giu. 

 

 

 

V. Giulia  Slovenia

Entra in Istria, ottiene Pisino, Fiume e Postumia superando la guerriglia organizzata da alcuni signori feudali.

Lug. 

 

 

 

Friuli e Veneto

Lascia Udine ed è accolto in trionfo a Venezia con il bucintoro. Nella chiesa di San Marco gli vengono consegnate lo stendardo ed il bastone di governatore generale;   giura i suoi obblighi mettendo entrambe le mani sul messale. Alla solenne cerimonia assiste la moglie, arrivata a Venezia da pochi giorni: la donna è alloggiata nel palazzo di Raffaele Gritti a San Martino. Al condottiero sono pagate le spese per la sua permanenza nella città. E’ investito dal doge di Pordenone e di Porto Naone, dietro il censo di un cero da consegnarsi ogni anno alla basilica di San Marco; è inscritto al Maggior Consiglio. Subito si trasferisce a Pordenone: lo accompagnano la moglie ed il fratello Bernardino ora vescovo di Nocera dei Pagani. Prende formalmente possesso del castello dalle mani del luogotenente del Friuli Andrea Loredan.

Ago. sett.FriuliA Pordenone.
Ott. 

 

 

 

V.Giulia  e Croazia

Ispeziona le opere difensive di Gorizia, Trieste, Fiume e Belluno. Nell’anno la sua paga complessiva ascende a 26400 ducati.

Nov.FriuliRientra a Pordenone.
1509 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

Veneto e Friuli

Lascia Pordenone e si reca a Venezia per essere consultato con Niccolò Orsini; gli sono riconosciute spese giornaliere per 15 ducati mentre all’Orsini ne sono concessi 25. Partecipa ad alcune sedute del Maggior Consiglio, ispeziona le fortificazioni del Friuli e provvede con il provveditore Andrea Gritti a rafforzare le difese di Vicenza (dove fa tagliare gli alberi e le costruzioni vicine alla mura per un raggio di mezzo miglio) e di altri centri del veronese.

Mar. 

 

 

 

Friuli e Lombardia

Da Pordenone raggiunge la  Ghiaradadda.

Apr.   VeneziaFrancia 

 

Veneto e Lombardia

A Peschiera del Garda pronto ad iniziare la guerra; suggerisce una strategia di attacco agli antipodi rispetto a quella desiderata dal capitano generale Niccolò Orsini, teso, viceversa, ad aspettare gli avversari nel campo fortificato di Orzinuovi. Non è ascoltato. Da Isola della Scala passa a Nogara per sorvegliare i confini del mantovano; distrugge il ponte di Ponte Molino sul Tartaro e punta su Casalmaggiore, caduta nelle mani di Francesco Gonzaga. Si porta a Pontevico con il provveditore generale Giorgio Corner e Niccolò Orsini alla testa della quarta colonna, forte di 440 lance, di 6940 fanti agli ordini di Piero del Monte a Santa Maria, di 200 balestrieri a cavallo e di 100 cavalli leggeri come esploratori. A Fontanella; quando i francesi dello Chaumont si ritirano al di là dell’Adda si dirige a Treviglio su disposizione del Senato. Occupa Rivolta d’Adda, respinge uno squadrone di cavalleria nemica ed attraversa a sua volta il fiume incalzando gli avversari fino a Cassano d’Adda. Negli stessi giorni nasce a Pordenone il primo figlio maschio, Marco, che morirà più tardi nel 1512.

Mag. 

 

 

 

Lombardia

Si accosta a Treviglio dove sono 50 lance e 1000 fanti francesi; pianta le artiglierie  e dopo due giorni la città cade nelle sue mani. Treviglio è messa a sacco. I francesi di Gian Giacomo da Trivulzio approfittano di tale azione dispersiva per riattraversare l’Adda; non trovano ora alcuna resistenza. Bartolomeo d’Alviano si ritira con Niccolò Orsini (2000 uomini d’arme 20000 fra fanti e cernite e molti cavalli leggeri, di fronte a 2000 lance, a 6000 fanti svizzeri ed altri 12000 uomini tra guasconi ed italiani). Mentre procede in ordine sparso alla retroguardia con 400 lance ed i migliori fanti dell’esercito veneziano (5400 uomini), si scontra ad Agnadello con l’avanguardia dello Chaumont e del Trivulzio (500 lance e 6000 fanti svizzeri). Respinge i primi assalti ed infligge gravi perdite ai nemici; chiede soccorsi all’Orsini, che, invece, gli ordina di ripiegare. Si attesta con lance, fanti e 6 pezzi di artiglieria su un piccolo argine, posto su un letto vuoto di un torrente. I fanti veneziani hanno modo di  avanzare respingendo i guasconi; si allungano però troppo sul terreno anche perché la vicina colonna di Antonio Pio non si muove a colmare gli spazi apertisi;  le cernite bresciane, inoltre, si scompigliano e si danno presto alla fuga. Sopraggiungono i rinforzi francesi comandati dal Connestabile di Borbone e dallo stesso re Luigi XII. La fanteria italiana di Piero del del Monte, di Zitolo da Perugia e di Saccoccio da Spoleto resiste per tre ore di fronte all’incalzare della cavalleria pesante; alla fine rimangono tutti  sul terreno. L’ Alviano è ferito ad un occhio e si arrende nelle mani  del  Vandenesse (Jean de Chabanne). A Venezia è accusato della sconfitta senza mezzi termini; il re Luigi XII lo fa condurre a Milano nel Castello Sforzesco.

Lug. 

 

 

 

Francia

Segue, prigioniero, il re in Francia.

1510 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Francia

Si parla a Venezia di un suo possibile utilizzo da parte francese per combattere gli inglesi (condotta di 100 lance).

Sett. 

 

 

 

Francia

Viene rinchiuso in una gabbia a Loches; in cattività scrive le proprie memorie, andate successivamente perdute. I suoi commentarii sono redatti sulla carta “igienica” usando  penne fabbricate con le pagliuzze delle scope e , per inchiostro, carbone tritato e bagnato con del vino.

1512 

 

 

 

 

 

Ott. 

 

 

 

Francia

E’ sempre in carcere a Loches con Pietro Navarro.

Nov. 

 

 

 

Francia

Viene liberato dalla prigione di Oulx, in Savoia per un intervento di Gian Giacomo da Trivulzio e dietro il versamento – da parte degli Orsini – di una cauzione a suo favore di 40000 ducati.

1513 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Francia

Alla corte francese.

Mar. apr. 

 

 

 

Francia

Veneziani e francesi si alleano contro gli spagnoli. Bartolomeo d’Alviano è rilasciato;  con il provveditore Andrea Gritti, anch’egli prigioniero dei transalpini, si incontra con il re Luigi XII. A Cahors con Gian Giacomo e Teodoro  da Trivulzio; da qui prende la strada per l’Italia.

Mag.   VeneziaSpagna  MilanoCapitano g.le. 325 lance e 200 cavalli leggeriPiemonte Emilia Veneto e Lombardia

Tocca Susa, Torino, Ferrara, Chioggia e Venezia. A metà mese in una superba veste di broccato d’oro, seguito dalla gente della sua casa, con la servitù in livrea a scacchi rossi e bianchi, è guidato in Palazzo Ducale. Riferisce in Pregadi la sua versione sulla battaglia di Agnadello. E’ nominato capitano generale per due anni di ferma e due di rispetto; gli viene concessa una condotta di 325 uomini d’arme e di 200 balestrieri a cavallo. Riceve dal doge leonardo Loredan lo stendardo ed il bastone d’argento nella basilica di in San Marco lo stesso giorno in cui è caduto prigioniero quattro anni prima. Si reca a Padova con Teodoro da Trivulzio (nella città gli è data per abitazione il palazzo del vescovo di Corfù sito in Prato della Valle). Si collega a San Bonifacio con Giampaolo Baglioni; perviene a San Martino Buon Albergo per muovere ai danni di Verona. E’ scoperto un suo trattato per impadronirsi  della città con l’ausilio di Pandolfo Malatesta; si accampa a Porta Palio, di fronte alla cittadella. Vista l’ inutilità degli sforzi, si allontana ed occupa Valeggio sul Mincio e Peschiera del Garda, ottenuta a patti. Ha l’ordine di non attraversare né l’Adda, né il Po. Raggiunge Gambara e Cremona. Invia nel contempo Giacomo Rusconi a prendere possesso di Pordenone.

Giu. 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Getta un ponte di barche sull’Oglio, a Marcaria, ed irrompe nel cremonese. Scaccia dal capoluogo 500 fanti di Galeazzo Pallavicini e di Antonio Maria Pallavicini, che ne hanno occupato i borghi per conto dei francesi. Entra nella località e vi svaligia 1000 fanti spagnoli e 200 uomini d’arme sforzeschi; cattura Alessandro e Galeazzo Sforza che avevano viceversa ottenuto la resa a patti dai Pallavicini. Consegna la città e la rocca  ai francesi; invia Renzo di Ceri a Brescia mentre egli si ferma a Cava Tigozzi sul Po. Mette in allarme Pizzighettone con Teodoro da Trivulzio ed ordina a Giampaolo Baglioni di impedire a Raimondo di Cardona la costruzione di un ponte sul Po. I francesi sono sconfitti a Novara. Di conseguenza  l’Alviano con i provveditori Andrea Gritti, Giorgio Corner e Cristoforo Moro decide di rientrare nel Veneto; nella sua ritirata tocca progressivamente Pontevico, Gambara, Casalmoro, Valeggio sul Mincio, valica l’Adige a Tombazosana ed a Tomba di Sotto con 600 uomini d’arme, 1000 cavalli leggeri e 5000 fanti.  A San Giovanni Lupatoto; entra in Legnago e ne fa conquistare la rocca al Baglioni. Si accosta nuovamente a Verona, a Santa Lucia dalla parte di Porta San Massimo. Abbatte con le artiglierie 40 braccia delle mura e la torre della Portara;  dà battaglia alle mura. Subisce molte perdite. Poiché non sorgono tumulti nella città a favore della Serenissima deve dare ancora una volta l’ordine della ritirata. Mantiene sempre la disciplina con pugno di ferro e fa giustiziare tutti gli indisciplinati (almeno 20 uomini). Ritorna a San Giovanni Lupatoto e blocca tutte le strade per le quali possano essere introdotte vettovaglie in Verona. Si sposta a Ronchi; all’ avvicinarsi dell’ esercito spagnolo cambia i suoi piani e ripara ad Albaredo d’Adige. Fa minare il castello di Peschiera del Garda perché indifendibile; si reca a San Bonifacio.

Lug. 

 

 

 

Veneto

A Montagnana ed a Padova. Invia alla difesa di Treviso Malatesta Baglioni, Malatesta Malatesta da Sogliano, Taddeo della Volpe e Serafino da Cagli con 300 lance, 300 cavalli leggeri e 2000 fanti; manda Giampaolo Manfrone a Cittadella a proteggere i lavori di mietitura nei campi; induce  Mercurio Bua a disertare dalle fila imperiali e provvede ai lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova e Treviso. Fa entrare l’esercito in Padova (9000 fanti, 1000 lance e molti cavalli leggeri). Rafforza la cinta muraria della città con uno sviluppo di undici chilometri e munisce le mura di nuovi baluardi, bastioni, cunicoli, casematte e  porte;   all’ esterno sono fatte spianare  tutte le abitazioni e tagliare tutte le piante entro l’arco di tre miglia. Dà al sistema bastionato di Padova l’assetto definitivo, che non muterà in modo sostanziale nei decenni successivi, nonostante gli aggiornamenti e le integrazioni, imponendo così alla città la forma urbana che la caratterizzerà fino quasi alla metà del 1900. Padova è assalita da 1000 lance, da 800 cavalli leggeri, da 5000 fanti spagnoli e da 5000 lanzichenecchi agli ordini tutti di Raimondo di Cardona.

Ago. 

 

 

 

Veneto

Fa uscire 100 cavalli leggeri e 150 fanti per ispezionare la linea delle trincee avversarie costruite al Bassanello: l’Alviano è sempre in prima linea a curare ogni particolare. Il tiro delle artiglierie veneziane provoca forti perdite agli imperiali, sicché il viceré di Napoli ed il vescovo di Gurk decidono di accamparsi alla Mandria. E’ in questi giorni che avrebbe dovuto svolgersi un duello fra 11 lanzicheneccchi ed 11 campioni italiani: la sfida non ha luogo perché i tedeschi non accettano le condizioni poste dai veneziani.  Gli imperiali, alfine,  si ritirano dopo aver dato alle fiamme il campo della Mandria. L’Alviano invia i cavalli leggeri e gli stradiotti al loro inseguimento per controllarne i movimenti. In una scaramuccia con i cavalli del Rizano (Bernardino Rizan) i veneziani perdono otto uomini, gli imperiali dodici; sono pure catturati 18 uomini d’arme tedeschi e spagnoli.  Andrea Gritti loda il suo zelo in Pregadi.

Sett. 

 

 

 

Veneto

Si incontra a Venezia con il doge; il Consiglio dei Savi apporta alcune modifiche alla sua condotta: anche il provveditore generale Domenico Contarini ha elogi in Collegio per il suo comportamento. Presenta un memoriale per la razionalizzazione dei corpi di fanteria al fine di diminuire gli sprechi. A Treviso fa rafforzare le mura con tre rivellini ed ordina di spianare case e piantagioni attorno alla cinta muraria.

Ott. 

 

 

 

Veneto

Ottiene dal Senato il permesso di attaccare battaglia campale a causa del saccheggio del territorio di Piove di Sacco e del bombardamento di Venezia. Dispone che Giampaolo Baglioni esca da Treviso, mentre egli da Padova si porta a Limena ed a Fontaniva. Raggiunge Cittadella ed impedisce a Raimondo di Cardona ed a Prospero Colonna (1000 lance, 4000 fanti spagnoli, 2000 fanti tedeschi e 1000 venturieri) l’attraversamento del Bacchiglione. Gli avversari riescono, tuttavia, a guadare il Brenta a Cervarese Santa Croce. L’Alviano allora retrocede  su Vicenza con il Baglioni ed il provveditore Gritti, spedisce Giampaolo Manfrone a Montecchio Maggiore per difendere il passo sul Retrone. Altri 500 cavalli sono inviati a Barbarano Vicentino con la medesima finalità;  fa occupare dai contadini tutte le vie che conducono a  Schio ed a Vallarsa. Si ferma ad Olmo e fortifica la strada verso Verona con tagliate, fossi ed artiglierie. Gli spagnoli eludono di notte la sua sorveglianza grazie ad una folta nebbia a causa del caldo e si avviano verso Schio. Allorché si accorge del ripiegamento degli avversari invia al loro inseguimento Niccolò Vendramin con i cavalli leggeri; segue gli imperiali con 1400 uomini d’arme, 10000 fanti non di prima scelta e 1000 stradiotti. Su pressione del provveditore Andrea Loredan assale la retroguardia di Prospero Colonna a Creazzo. La cavalleria leggera veneziana è  respinta da quella del Rizano; interviene a sua volta con la cavalleria pesante ed avanza risoluto sugli  uomini d’arme nemici che incominciano a ripiegare. I fanti della Serenissima , fra i quali vi sono molte cernite, non reggono all’urto dei fanti tedeschi e spagnoli di Ferdinando d’Avalos; i fanti romagnoli di Babone Naldi sono travolti; nello stesso tempo non arrivano i rinforzi che avrebbe dovuto condurre Giampaolo Baglioni. I veneziani subiscono una disfatta (fra morti e prigionieri 400 uomini d’arme e 4000 fanti). Inizialmente è imputata a Bartolomeo d’Alviano la sconfitta;  anche alcuni condottieri, come il Baglioni, prendono le distanze da lui. Egli si assume ogni responsabilità e ritorna alla difesa di Padova con 3300 fanti. Per sopperire alla estrema mancanza di denaro impone alla comunità di Pordenone il pagamento di un contributo straordinario di 4000 ducati a titolo di rimborso per danni da lui subiti a causa dell’incuria degli abitanti (asportazione delle sue artiglierie dal castello da parte degli imperiali): gliene sono consegnati 2600.

Nov. 

 

 

 

Veneto

Ferdinando d’Avalos giunge sino alle Brentelle; Bartolomeo d’Alviano esce da Padova con i cavalli leggeri ed obbliga gli spagnoli a ritirarsi ad Este, Montagnana, Monselice, Cologna Veneta, Bevilacqua e Badia Polesine. Segue sempre i lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova e di Treviso.

Dic. 

 

 

 

Veneto

Esercita pressioni perché Renzo di Ceri sia nominato governatore generale al posto del Baglioni. Si reca a Venezia con Mercurio Bua e Giampaolo da Sant’Angelo: è accolto dal doge e da molti nobili in Collegio. Ritorna a Padova. Invia una compagnia di fanti e 200 cavalli leggeri ai Palazzi ove sono attaccati notettempo 200 fanti spagnoli: ogni giorno si svolgono fatti come questo con esiti alterni.

1514 

 

 

 

 

 

Feb. 

 

 

 

Veneto

Fa muovere i cavalli leggeri nel vicentino per difendere il territorio dalle scorrerie spagnole.

Mar. 

 

 

 

Veneto e Friuli

Lascia Teodoro da Trivulzio al governo di Padova per spostarsi a Treviso: ottiene il via libera per un’operazione in Friuli al fine di contrastarvi le scorribande di Cristoforo Frangipane. Quest’ultimo, infatti, allorché gli abitanti di Muzzana del Turgnano si sono ribellati agli imperiali uccidendo due suoi corrieri sta esercitando una forte rappresaglia sui veneziani facendo abbacinare un occhio a 25 persone;  ad altri 25 uomini fa  imprimere con il fuoco, sul loro volto, la croce di Sant’ Andrea. A fine mese l’Alviano lascia di  notte Padova con 200 uomini d’arme, 400 cavalli leggeri e stradiotti, 700 fanti e 6 pezzi di artiglieria (3 falconetti e 3 sagri). In due tappe, di giorno nascondendosi alla vista nei boschi, giunge a Sacile; si avvicina a Pordenone e divide le sue truppe in tre squadroni. Egli si colloca a Santa Maddalena di Porcia, Malatesta Baglioni nei pressi di Rorai, parte degli stradiotti, dei cavalli leggeri e degli uomini d’arme sulla strada che conduce a Polcenigo con il provveditore Giovanni Vitturi. Alla guardia di Pordenone si trova il Rizano, un capitano di Fiume, con un presidio di 120 fanti, di 100 cavalli leggeri, di 200 lance e di numerosi balestrieri a cavallo croati condotti dal conte Guido della Torre; vi sono, inoltre, altri 300 cavalli capitanati dal Rainer. L’Alviano spinge avanti l’avanguardia con il Baglioni e Pietro da Longhena. Costoro arrivano nel borgo di San Giovanni fuori le mura. Il Rizano fa uscire alcuni esploratori; esce a sua volta,   per affrontare i veneziani. Inizia il combattimento. Le milizie della Serenissima si ritirano ad arte sotto la pressione nemica, si fanno inseguire finché gli imperiali cadono in un agguato predisposto in precedenza. Sono così sconfitti 200 uomini d’arme e 300 cavalli leggeri imperiali; il Rizano, ferito alla faccia, cade dalla sua cavalcatura ed è fatto prigioniero. Gli avversari si danno alla fuga e riparano in Pordenone. I veneziani si impadroniscono del borgo di San Giovanni: da qui incominciano a bombardare la città ed il castello con i 6 pezzi di artiglieria. Il giorno seguente si ripete il bombardamento; sono abbattute le porte e sono abbassati i ponti levatoi dopo averne troncate le catene. A mezzogiorno la città è conquistata; anche il castello, due giorni dopo, subisce la medesima sorte. La maggior parte dei difensori viene passata a fil di spada e tra i morti si trovano pure un centinaio di cittadini: segue il saccheggio che dura un intero giorno. Nessuna casa si salva dalla furia dei soldati, nemmeno i chiostri e le chiese  (Santa Maria,  San Marco e  San Francesco, in cui sugli altari sono uccisi alcuni uomini). L’Alviano entra a cavallo in una chiesa. I villaggi di Rorai e di Cordenons incorrono in analoghi maltrattamenti:  sono razziati 1000 buoi e 10000 pecore. Da ultimo, 132 prigionieri (fra cui Nicola della Torre) sono condotti a Venezia per essere incarcerati nelle prigioni di Torresella e di Torrenuova. Subito dopo l’Alviano guada il Tagliamento ed occupa San Daniele del Friuli; ancora due giorni e libera il castello di Osoppo dall’assedio postovi da tempo da Cristoforo Frangipane.

Apr. 

 

 

 

Friuli

Lascia San Daniele del Friuli, supera l’Isonzo ed attacca Gorizia: l’arrivo di 2000 fanti tedeschi da Tolmezzo, lo convince a ritirarsi. A fine mese rientra ad Udine.

Mag. 

 

 

 

Veneto

Tocca in rapida progressione Venezia, Treviso, dove si incontra con il capo del Consiglio dei Dieci, Castelfranco Veneto e Padova. Fa tagliare sul Brenta il  ponte di Torre; invia i suoi uomini d’arme ad alloggiare tra il Piave ed il Sile ed i suoi balestrieri a cavallo ad Asolo. Ritorna ancora a Venezia con Baldassarre di   Scipione; non viene accontentato quando domanda di trasferirsi all’ assedio di Marano Lagunare. Illustra un suo progetto di riforma dei regolamenti militari che è approvato.

Giu. 

 

 

 

Veneto

Gli spagnoli giungono a Torri di Quartesolo, vicino a Vicenza, ed espugnano Cittadella. Bartolomeo d’Alviano si fortifica a Brentelle e sorprende in una sortita Raimondo di Cardona (340 morti). Non lo fermano i rimproveri ricevuti per questa azione non concordata;  insegue, anzi, i nemici che hanno incominciato a saccheggiare il padovano. Si porta ad Arlesega in perlustrazione e per poco non è  catturato da una pattuglia spagnola; sposta il campo a Brusegana perché gli avversari hanno lasciato Montegalda per attaccare Padova alla Porta di Santa Croce.

Lug. 

 

 

 

Veneto

Spedisce nel vicentino Malatesta Baglioni, Giulio Manfrone, Giampaolo da Sant’ Angelo e Mercurio  Bua che a Camisano Vicentino sorprendono le milizie nemiche. Quando gli spagnoli lasciano Monselice, invia loro contro a Battaglia Terme Giovanni Naldi e Mercurio Bua; invia, infine, quest’ultimo con Niccolò  Vendramin a scorrere in Valsugana.

Ago. 

 

 

 

Veneto

Fa condurre alcune azioni nel veronese che portano alla cattura ed all’ impiccagione del fuoriuscito Siginfreddo Caliari. Nasce il figlio Livio: a fine mese, al suo rientro a Padova, organizza una grande festa per la sua pubblica presentazione. Alla cerimonia sono presenti Teodoro da Trivulzio, il fratello vescovo e tutti i condottieri. Il bambino è battezzato con l’acqua del Bacchiglione e gli sono imposti quattro nomi che rappresentano il mondo del condottiero: Livio, per la continuazione della stirpe; Lorenzo, in ricordo del cognato Lorenzo dei Medici; Eusebio, in riconoscenza del santo del giorno; Settimo perché è il settimo figlio dopo cinque femmine ed un maschio (morto due anni prima). Il corteo si imbarca e giunge al ponte romano di San Giovanni delle Navi sotto il quale vi è l’approdo delle imbarcazioni che giungono da Este e da Monselice. L’Alviano scende a terra e per la via Vescovado giunge al duomo; da qui prosegue per piazza Capitaniato dove, nell’attuale sede del Liviano, si trova il suo palazzo.

Sett. 

 

 

 

Veneto

Gli spagnoli abbandonano Vicenza, Brendola e Monselice per la scarsità di vettovaglie; l’Alviano si dirige a Battaglia Terme, spinge Antonio da Castello ad  occupare di notte Este. Costui non riesce ad impadronirsi del castello; fallita l’azione di sorpresa, l’Alviano decide di procedere con tutto l’esercito. Da Brognoligo perviene a Roveredo di Guà dove si impossessa di un bastione;  si avvicina intrepido a Montagnana: i veneziani impauriti per la sua strategia offensiva lo convocano in Collegio. Li rassicura ed ottiene il saldo delle paghe arretrate. Raimondo di Cardona si rifugia a Lendinara, per cui Bartolomeo d’Alviano  invia parte delle truppe nel Polesine.

Ott. 

 

 

 

Veneto

Lascia Padova e si dirige sotto la pioggia verso Vicenza e Marostica. Si ferma a Thiene ed impone agli abitanti di Schio una taglia di 6000 ducati; allorché viene a conoscenza che gli spagnoli hanno attraversato l’Adige a Castelbaldo, ritorna indietro verso Barbarano Vicentino e spedisce Baldassarre di Scipione a Cavarzere affinché il provveditore Andrea Bondimer getti un ponte di barche vicino ad Anguillara Veneta. Punta  su Conselve; con 6000 uomini attraversa l’Adige a Campobianco. Entra in Rovigo; la porta cittadina gli viene aperta da 50 soldati travestiti da contadini. Cattura cattura il presidio di 150 lance e di 50 cavalli leggeri. Impadronitisi della  rocca, i veneziani recuperano tutto il Polesine. Si ritira alla notizia del prossimo arrivo ai suoi danni di truppe inviate da Ferdinando d’Avalos. Il condottiero si avvia verso Badia Polesine per oltrepassare l’Adige alla Torre Marchesana su un altro ponte di barche; si volge ora su Legnago, Cerea e Verona.

Nov. 

 

 

 

Veneto

Alloggia le truppe nei contadi di Legnago e di Cerea. E’ reggiunto da 200 barche armate con 9 uomini a bordo ciascuna. I veneziani depredano il territorio fin sulle porte di Verona. Prospero Colonna e Ferdinando d’Avalos lasciano, rispettivamente, Bergamo e Verona, per indirizzarsi su Legnago e Monselice e stringere, in tal modo, Bartolomeo d’Alviano tra due fuochi. Il condottiero evita la manovra: imbarca sull’Adige le artiglierie mentre i soldati attraversano le paludi; abbandona il veronese e per difficili vie, sotto una continua pioggia, giunge senza perdite a Piove di Sacco ed a Padova. Gli imkperiali si accorgono in ritardo della sua ritirata. L’Alviano manda gli uomini d’arme a svernare tra Noale e Castelfranco Veneto, gli stradiotti nel vicentino, gli altri cavalli leggeri di Troilo Pignatelli nel padovano ed i fanti tra Bovolenta e Piove di Sacco. Fa licenziare parecchi cavalli leggeri e ridurre il numero degli stradiotti, dei quali molti saranno trasferiti in Levante; fa impiccare due capitani (Piero Corso e Vincenzo Rano) scoperti in corrispondenza con i nemici.

Dic. 

 

 

 

Veneto

Prende parte a Mestre alla rassegna generale; si reca, indi, a Venezia dove è accolto dal doge; è pure consultato dal Collegio e dal Consiglio dei Dieci. Andrea Gritti e Niccolò  Vendramin si operano affinché si riconcili con Renzo di Ceri (un altro condottiero dal carattere simile al suo). Gli viene, da ultimo, consegnato del denaro destinato alle paghe pregresse delle truppe.

1515 

 

 

 

 

 

Gen. 

 

 

 

Veneto

Protesta aspramente per il ritardo delle paghe.

Feb. 

 

 

 

Veneto

Organizza a Padova, in Prato della Valle, una grande giostra in occasione della nomina a re di Francia di Francesco I. In palio vi è un premio di 100 ducati. Si presentano 60 concorrenti sicché il torneo dura tre giorni: ne esce vincitore Bino da Perugia, una lancia spezzata di Malatesta Baglioni.

Mar. 

 

 

 

Veneto

Si lamenta con i veneziani perché, a suo dire, Renzo di Ceri, eroe della difesa di Crema, riceve un trattamento migliore del suo. Compie ispezioni a Treviso con Giorgio Emo e trova che i lavori vanno a rilento. Non riesce, viceversa, a fare assegnare a Mercurio Bua il comando di tutti gli  stradiotti. Cura la disciplina fra le truppe e fa impiccare alcuni malfattori.

Apr. 

 

 

 

Veneto

Controlla sempre l’andamento dei lavori di fortificazione di Padova; falliscono, al contrario, due iniziative da lui coordinate, condotte in Friuli (Baldassarre di Scipione) ed in Polesine. Si reca in Collegio in compagnia di Giorgio Corner.

Mag. 

 

 

 

Veneto

Ha nuovi scontri con le autorità veneziane; si incontra a Venezia con Renzo di Ceri e discute con lui in Collegio sulla conduzione della guerra. Si porta a Treviso; viene parzialmente soddisfatto nelle sue richieste di denaro per le paghe dei soldati. Ritorna a Padova e dispone una nuova azione di sorpresa in Friuli, questa volta con Antonio da Castello. A fine mese lascia la città per dirigersi a Vicenza; chiede a Renzo di Ceri di essere raggiunto in tale località con i suoi fanti.

Giu. 

 

 

 

Veneto

Ha ai suoi ordini 730 lance, 2500 fanti e 1200 cavalli leggeri. Fa avere ai suoi uomini tre paghe rispetto alle quattro richieste; a tutti, compresi i vari capitani, fa tagliare la barba. Di fronte alla pressione spagnola si colloca a Vicenza. Continua ad avere diatribe con Renzo di Ceri; fa impiccare due fanti della compagnia di quest’ultimo perché trovandosi senza denaro hanno rubato del pane. Gli imperiali puntano su Vicenza; il condottiero invia  a difesa del passo di Olmo l’artiglieria, 400 uomini d’arme ed i fanti; altri  sbarramenti sono posti a Sossano ed a Longare (Mercurio Bua con 500 cavalli leggeri e Troilo Pignatelli con 200 cavalli leggeri). L’Alviano abbandona nottetempo Vicenza a seguito delle sconfitte dei due capitani veneziani da parte del viceré di Napoli. Rientra a Padova e si accampa alle Brentelle.

Lug. 

 

 

 

Veneto

Raggiunge Venezia con Chiappino Orsini per discutere sulle modalità di gestione della guerra.

Ago. 

 

 

 

Veneto

Esprime ancora lamentele per il cronico ritardo delle paghe. Gli vengono consegnati 10000 ducati; esce allora da Badia Polesine e procede lungo il corso del Po, affiancato da una flottiglia di navigli destinati al vettovagliamento del suo esercito (830   lance e 7000 fanti). I francesi entrano nel ducato di Milano e gli spagnoli si ritirano ad Isola della Scala; l’Alviano per Ficarolo punta su Ostiglia.

Sett. 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Perviene a Fiesso Umbertiano ed a Calto mentre continuano sempre le sue liti con Renzo di Ceri. Alla notizia che i francesi stanno marciando verso Milano si sposta su Governolo, Casola, Marcaria e Santa Maria di Bozzolo. A Cremona chiede la resa della città; prosegue con la medesima celerità a Pieve, Soresina e Lodi per congiungersi con i francesi; occupa quest’ ultima località e si dirige su Melegnano. Si incontra con il Connestabile di Borbone, Gian Giacomo e Teodoro da Trivulzio, l’Alençon e, la sera, con il re Francesco I. Dopo un giorno prende parte alla battaglia di Melegnano dove coglie alle spalle gli svizzeri con i cavalli leggeri. Il suo intervento si rivela definitivo; gli avversari si devono ritirare inseguiti dai cavalli veneziani. La Serenissima spinge Bartolomeo d’Alviano a recuperare Brescia; entra in Bergamo e da qui passa a Soncino ed a Ghedi.

Ott. 

 

 

 

Lombardia

Muore ai primi del mese nel castello di Ghedi a causa di un’ occlusione intestinale. Alcuni riferiscono che il motivi del suo decesso  sia da attribuirsi ad un’ernia, altri ancora alle complicazioni derivanti da una caduta da cavallo. Si sparge pure la voce che sia stato avvelenato. Tre medici cercano di operarlo, finché una sera, dopo essersi confessato e comunicato, muore senza avere fatto  testamento. I soldati, nel condurre a Venezia la sua salma sotto la pioggia, non  chiedono agli avversari alcun salvacondotto mentre attraversano il territorio da loro controllato. Durante il trasporto, che dura  venticinque giorni, il cadavere dell’Alviano è adagiato su un letto di erbe aromatiche.  In suo onore vi sono funerali solenni in San Marco alla presenza del patriarca e di tutte le autorità; il corpo è tumulato nella chiesa di Santo Stefano; il  monumento funebre è opera di Baldassarre Longhena. La Serenissima concede alla moglie 300 ducati e delibera un vitalizio mensile di 60 ducati per lei e per il figlio Livio; è pure loro concessa una casa alla Giudecca. Viene, infine, promessa a ciascuna figlia una dote di 3000 ducati da consegnarsi al momento del loro matrimonio. Alla sua morte il Senato chiede all’ architetto Sebastiano da Lugano, suo stretto collaboratore, una relazione per conoscere i suoi piani relativi al rafforzamento del settore difensivo di Padova,  riconoscendone in tal modo  la figura di vero protagonista. Ancora oggi una porta della città è dedicata al suo nome. Nel 1508 l’Alviano  fonda a Pordenone l”Accademia Liviana” (che ha come insegna il Noncello), frequentata da Girolamo Fracastoro (suo medico personale), Andrea Navagero, Pietro Bembo, Giovanni Cotta e Girolamo Aleandro (docente alla Sorbona, amico di Erasmo da Rotterdam e bibliotecario alla Vaticana). Ritratto, probabilmente di di Giovanni Bellini, alla Washington National Gallery; di Gerolamo Romano nella Pinacoteca Tosto Martinengo di Brescia; di Cristoforo dell’Altissimo agli Uffizi di Firenze. Autore di alcune memorie, viste dal Giovio, di scritti di teoria militare; compone persino delle rime. Nulla di tutto ciò è rimasto. Per la sua attività umanistica  Bartolomeo d’Alviano è ricordato da Traiano Boccalini nella sua opera “Ragguagli di Parnaso”. Lo stemma della sua famiglia è presente ad Alviano, nel castello e sulla facciata della chiesa parrocchiale (unito a quello degli Orsini); a Todi ed a Acquasparta nella chiesa parrocchiale, dove sono  sepolti il fratello Bernardino ed il figlio Livio.

CITAZIONI

“Perhaps the first sustained effort of an infrantry reform “all’antica”..was that promoted by Bartolomeo d’Alviano in 1513-14 for the armies of the republic of Venice…Alviano proposed regular and standard infantry companies of 256 men, a perfect square formation of sixteen ranks and sixteen files. Organizational detail confirm Alviano’s commitment to ancient forms and language each sixteen man file was to be a separate sub-unit, a “decurion” led by a “decurione” and closed by a “tergiductor” – these Latinate titles and roles were directly borrowed fron surviving ancient drills…Along with his tactical reform Bartolomeo d’Alviano promulgated a military code intended to establish the spirit of the legions among the soldiers of St. Mark Officers and men were to swear allegiance to the Republic and forswear blasphemy, brawling and whore mongering; among other speciific items, particularly fast horses were forbidden as a temptation to fly in the face of danger. Alviano was serious, too; in the summer of 1514 he had the noses slit of those prostitutes still found in camp. Reformers wanted more than new battle schemes; they were after a whole new military ethic.” ARNOLD

“Era il condottiero italiano più temuto e ammirato dagli oltramontani, per la sua foga unita alla capacità di effettuare rimonte spettacolari.” PELLEGRINI

“Il fut en son temps un grand homme de guerre et bon capitaine.” DU BELLAY

“Capitano, come ciascuno confessava, di grande ardire ed esecutore con somma celerità delle cose deliberate, ma che molte volte, o per sua mala fortuna o, come molti dicevano, per essere di consiglio precipitoso, fu superato dagli inimici: anzi, forse, dove fu principale degli eserciti non ottenne mai vittoria alcuna.” GUICCIARDINI

” Fu.. l’unico condottiero italiano in grado di poter competere con il Trivulzio e i grandi generali francesi e spagnoli…(Dalla sua vita emerge) l’immagine di un uomo che non solo fu un condottiero votato alla guerra, ma una sorta di mecenate, nel suo piccolo, e forse anche poeta; anche se quest’altra faccia dell’uomo sfugge ad una precisa documentazione, resta ugualmente di lui un aspetto alternativo di carattere artistico, presumibilmente dilettantesco, ma pur sempre rico di fascino, che la leggenda contribuisce ad arricchire.” RENDINA

Con Vitellozzo Vitelli “Uomini veramente eccellenti in tal mestiero.” G.G. ROSSI

“Sopra tutti gli altri capitani professione di singolar prestezza e d’ardimento.” AMMIRATO

“Uomo arrisicatissimo e di grande autorità e virtù.” VARCHI

” E’ homo picolo, tutto vivo, bruta statura e pocha presentia… A’ dito pazie, vol protestar ai proveditori, à colera, è rabioso, è impossibile possa durar, non vol consejo, à bon voler, animo e core, ma non vol consulto… E’ stato homo d’assai, et fedelissimo a la Signoria et solicito, ma un poco sbarajoso (audace)… El capitanio zeneral è molto solicito e tropo animoso, e tutto principia e compie con lo suo cervelo; e s’il mancasse, ogni cossa resteria confusa et imperfecta; è molto temudo.” SANUDO

“Fu veramente reputato costui per uomo di guerra valoroso e molto audace, e tale che per alcuna battitura di caso non si sbigottiva; sì che fu sempre in buona riputazione.” NARDI

“Come il Liviano nelle spedizioni del Friuli, in questa del Polesine e in altre simili, dove faceva mestieri tentare arditamente la fortuna, e usar celerità nell’eseguire i disegni, e con una parte dell’esercito battere le forze nemiche, fu molto fortunato ed eccellente uomo; così all’incontro si può dire che nelle battaglie generali e nel governo di tutto il corpo d’un esercito, egli fosse poco avventurato.. nel fatto d’arme di Ghiaradadda, non avendo egli saputo né aspettare né combattere, tenne le forze del nostro esercito tanto separate, che una non poté in tempo del bisogno dar soccorso all’altra. In quello poi di Vicenza, quando bisognava permettere che l’inimico se ne andasse, egli si lasciò condurre in luogo dove non poté spiegarsi, né valersi di tutte le forze.” BARBARO

“Qualità ottima pratica e fama nell’esercitio militare.” SENATO SECRETA

“Uomo animoso e pratico.” MACHIAVELLI

“In parole e fatti valoroso.” MOCENIGO

“Era costui d’età d’anni cinquantatrè, di corpo piccolo, ma de animo grande, et gran bestemmiatore; et nelle cose sue più prontato che cauto sempre si dimostrò; et la sproveduta subitezza et cieca fretta, più che la maturata tardità, li fu sempre amica.” PRATO

“Et era homo molto piccolo, ma era de grandissimo ingenio e cervello, e de gran condutta, e degno soldato e conduttiero.. Era de ingegnio subtilissimo e acuto nell’arte militare. MATARAZZO

“Uno dei più costanti e più risoluti nel mantenere la data fede, e nel fare di sé sagrifizio all’onor delle insegne da lui prese a difendere.” POLIDORI

“Fra i primi capitani de’ suoi tempi.” UGOLINI

“Ardentissimo in qualunque sua operatione, e pieno di grandissima vivacità, e d’ardire.. Ma l’Alviano ne’ suoi pensieri portato era da soverchio desiderio di conseguire la vittoria, in modo che l’animo dall’appetito della gloria quasi de certa caligine accecato, bene spesso non conosceva i pericoli, e dispreggiava i consigli più prudenti, e più sicuri… Fu per certo l’Alviano per common consenso degli uomini eccellentissimo Capitano, per grandezza d’animo, e per esperienza di cose militari, e riuscì ancora più chiaro, e famoso, perché fiorì in tempo, nel quale hebbe larghissimo campo di dimostrare la sua virtù, e la scienza militare nell’administrare importantissime guerre. Ma la sua laude riuscì per ciò alquanto minore, perché era desideroso di gloria, che con immaturo, e spesso precipitoso consiglio affrettavasi alla vittoria: nondimeno si può nelle laudi di lui annoverare, che nel mandare ad essecutione le cose, usava certa maravigliosa, e a’ costumi di quelli tempi veramente nuova, e inusitata prestezza.” PARUTA

“Eccellente capitano della militia Venetiana ne’ nostri giorni.” ALBERTI

“Inquietissimo animo ebbe sempre, e vivissimo.” DA PORTO

“Uomo prontissimo.” BEMBO

“Cum veritade hera valenthomo, ma quello molto pericoloso et balordo.” PRIULI

“Plus hardy que bien advisé.” LE LOYAL SERVITEUR

“Petit homme, sec et alaigre, lequel estoit homme sage et avoit fact beaucoup de belles choses.” R. DE LA MARCK

“Audace, intrepido, vigilante, ad uno spirito pronto, ad un’indole viva, ardente congiungea una sagacia di mente, un’ostinazion di volere, una celerità di eseguire mirabile.. Avidissimo di gloria, piacentesi nelle lodi ‘pose molto amore ne’ letterati, e poeti del suo tempo, dilettosi nel dotto lor conversare, divisa con essi la mensa.” CIANI

“Fu dignissimo capitanio, animoso et d’ogni altra cosa.” TEDALLINI

“Huomo animoso, e sempre desideroso di tentar la Fortuna.. Fu sempre d’animo ardente, e di militare industria nel governare l’imprese.. In ogni suo consiglio vivo, e feroce, e desideroso molto di far fatti.. Hebbe il Liviano poco bello aspetto di volto, e quasi brutto affatto, per lo corpo picciolo, e gobbo. Ma egli haveva ingegno molto alto, e vehemente; il quale molte volte pareva troppo più ardente e gagliardo per lo suo troppo vigor d’animo, di quel che conveniva a Capitano Generale; di maniera, che molti lo riputavano alquanto miglior guerriero, che Capitano. Nessun però meglio di lui possedette gli ordini della disciplina, né nessun altro fu più valoroso, né più desto a essequire tutte le fattioni della militia; e finalmente egli, che non essendo illustre per alcuna gloria de’ suoi maggiori di privato cavaliere, era arrivato a supremi honori; sarebbe paruto degno d’ogni lode di guerra, se nel corso delle cose, e nelle imprese la Fortuna havesse risposto a consigli, e alle virtù di lui.. Non era allora capitano più vigilante né più pronto, dì e notte intento con gran cura in tutte l’occasioni della guerra.” GIOVIO

“Dagli infimi gradi della milizia era col suo coraggio sorto ai primi onori.” DARU

“Capitano al certo di valore, di pronta risoluzione, e di fede incorrotta, ma adatto piuttosto al servigio di gran Re, che desideroso di gloria fosse inclinato ad incontrare cimenti pericolosi, che della repubblica di Venezia portata per costume, e per massima ad attendere le opportunità, non a rischiare con precipitosi consigli decisivi avvenimenti.” DIEDO

“Gran Capitano, per la cui virtù la Repubblica era già quasi certa di rihaver tutto il dominio.” P. GIUSTINIAN

” Cesare ben eri, tu però ch’uscisti/ Dal corpo morto di tua madre al mondo:/ E’n mezzo ‘l Ciel fu Marte furibondo,/ Appunto alhor che in luce tu venisti./                                  Perché dunque il suo nome non t’acquisti,/ Se non lei di valor a lui secondo?/ Tal ti vide e di seno alto e profondo/ Vinegia ai tempi suoi torbidi e tristi.” P. GIOVIO il giovane, da un sonetto raccolto dal GIOVIO

“Tal ti provò il Magnanimo Thedesco,/ Et lo Svizer per te fuor di Milano/ Spirito a favor del magno re Francesco./ Ne il tuo intrepido ardir fu però vano./ Perché t’havesse il carcere Francesco/ Chiuso gran tempo, o chiaro Liviano.” A.F. RINIERI, da un sonetto raccolto dal GIOVIO

“Questo era uomo di carattere audace e intraprendente…La repubblica perdette in lui un bravissimo Capitano; egli amava la gloria, e spesso la cercava con più ardore che vera prudenza; difetto scusabile in un uomo di guerra, ma che ha sempre conseguenze funeste; difetto, che cagionò le disgrazie, che offuscarono la fama di questo celebre generale. Egli aveva per altro una capacità particolare per guadagnere l’amore de’ soldati, e per farsi temere. Era infinitamente severo nel punto della disciplina, si esponeva a’ pericoli, sopprtava le fatiche come un semplice soldato, e giustificava questa sua condotta col dire, che un generale, che si risparmia, ha gran torto, poiché ha più parte d’ogni altro nella gloria.” LAUGIER

“D’Alviano was rather a brave soldier stan a skilful general. he was not frequently defeated, but it had been observed that when ever he held the chief command he had never obtained the victory. Yet it must be confessed that the man who by his activity, courage, and perseverance, coult frustrate the efforts of such a powerful alliance as had been formed against the Venetian states, had no slight pretensions to the applause and gratitude of his country. In the elegant Latin oration of Navagero, which yet remains, are briefly enumerated the principal transactions of his life; and we learn from the same authority, that his few hours of leisure were sedoulously devoted to the cultivation of literature, in which he had made a much greater proficiency than could have been expected from a person devoted to the causeless duties of a military profession.” ROSCOE

“Hebbe valor..grande, e meriti dignissimi di guerra.. Era il Liviano di piccola statura, il volto hebbe bianco, gli occhi e capelli neri.” ROSCIO

“Assai spesso mutavasi in venturiere e predatore.” BALAN

“Senili prudentia,diligentia incredibili, atque ea indole, quae cognitam post bellicam industriam, fortitudinemque tanto ante promitteret.” BEAUCAIRE

“Geniale e ardito condottiero… L’Alviano fu uno dei nostri maggiori condottieri del Rinascimento; assunse alla più alta fama relativamente tardi, a quarant’otto anni, con la battaglia del Garigliano, e solo dieci anni più tardi si trovò a comandare un esercito. Assertore d’una strategia quanto mai vigorosa, vera strategia annientatrice in alcuni casi, trovò difficoltà ad attuarla per la sua novità in confronto con la politica e la prassi guerresca del tempo..Nel campo tattico, a differenza della maggior parte dei nostri condottieri, non fu un seguace del principio difensivo-controffensivo appoggiato alla fortificazione campale, ma assertore di una tattica ardita, mirante ad avvolgere uno o  entrambi i fianchi dell’avversario.. Dove, però, si poté giungere a una piena comprensione e in una reciproca fattiva collaborazione fra generalissimo e generale in sott’ordine, come al Garigliano, o fra entrambi i capi dei due eserciti alleati, come a Melegnano, il successo fu clamoroso; dove l’accordo mancò, come ad Agnadello, si ebbe la sconfitta. Quando l’Alviano agì da solo, parve rivelare più le manchevolezze che i vantaggi del suo arrischiato procedere; ma, in realtà, la rotta di Campiglia fu un episodio d’imprudenza dovuto ad eccessiva sottovalutazione dell’avversario; in quella di La Motta ebbero parte decisiva drficienze di truppe e insidie del terreno acquitrinoso. Viceversa, la vittoria di Rio Secco in Cadore fu la conseguenza di un’azione arditissima sulle retrovie del nemico, operata in terreno asprissimo e nel cuore dell’inverno.. Fu poi mente aperta ad ogni innovazione: contribuì ad armare e addestrare alla svizzera le fanterie veneziane, utilizzò grandemente la cavalleria leggera degli stradiotti; e fu pure valente ingegnere militare, come mostrano i castelli da lui fatti costruire o rifatti nell’Umbria e i rafforzamenti delle fortificazioni di Vicenza e di Treviso. Non solo, ma si mostrò mente aperta a ogni forma di cultura, e le non poche lettere che di lui rimangono mostrano proprietà di lingua e vigore di stile; a Pordenone tenne una vera accademia nell’autunno-inverno 1508-09 e 1514-15.” PIERI

“Virum praeferocem et strenuum..Venetae militiae Ductor egregius.” ARLUNO

“Sapientissimo nella disciplina militare..Capitano d’invitto valore.” ULLOA

“Nacque da taglio cesareo,e fu brutto e contraffatto assai.. Era piccolo e brutto, d’animo invitto, idolatra della gloria militare, rapido fino al precipizio nelle mosse, abusando della forza del soldato, che però lo amava, perché seco divideva i disagi e pericoli. Vincendo, l’inimico era da esso senza posa perseguitato, vinto, non si perdeva d’animo, ma tornava a combattere. benché severo nella disciplina, era.. amato da’ suoi soldati. termino di lui col dire, che la sua celebrità consiste nell’aver fatto morire molte migliaia de’ suoi simili, per cui si deve credere mandato da Dio al mondo per castigo degli uomini.” LITTA

“Condottiero sagace, animoso, indomito.” TENNERONI

“La scienza militare quanto altri del suo tempo conosceva: per velocità delle marcie prodigioso, a niuno secondo per coraggio, peritissimo nella militare architettura, di che sta memoria in Trevigi. La carriera delle armi in tutti i gradi percorse, paggio d’un gentiluomo romano, generalissimo de’ Veneziani. Se in lui vedevi soverchia la piccolezza ed esilità del corpo, se ignobile l’aspetto, presto lo giudicavi grande dell’animo, schietto, generoso, informato a virtù.” FABRETTI

“Folgore di guerra, ornamento della sua famiglia, terror di nemici e sostegno de suoi. Il quale vincea ogni cosa non meno con le armi, che con l’ingegno ed era impatiente d’ogni tardanza.” CANTALICIO

“Vir fervidi et audacis ingenii.” VERI

“Huomo segnalato e di rara virtù.” BELLAFINO

“O car Livian, ben conosciuto adesso/ è il tuo valor e ‘l mar di tue virtute,/ e quel che fusti ora si vede expresso/…. Tu, intrepido, viril, pien d’ardimento,/ ogni terra expugnavi, ogni fortezza,/ e sol el nome tuo dava spavento./ Con tua celleritate e gran presteza/ ogni difficultate penetravi/ et addolcavi ogni sublime alteza./ … O sol di guerra capitano experto,/ che un simil non produsse ancor natura/ di fede e di valor: questo è pur certo! Or che dirò? con quanto studio e cura/ di Antenor la cità festi potente/ con fossi e torri e inexpugnabil mura? Trevisi ancora del tuo ingegno sente,/ factosi munitissimo e securo,/ che le speranze ostil restano spente./ Ma di ciò, signor car, ben ti assecura; ché morto sei con tanta phama e onore/ che non sari per alcun tempo obscuto.”  Da un lamento di ANONIMO, per la morte di Bartolomeo d’Alviano, raccolto da MEDIN-FRATI

“Hardi et vaillant chef des Vénitiens.” PERRENS

“Chi dunque meta,, o Livian, prescrive/ Nel ciel di Marte al tuo gran nome alato,/ Se tu raccogli altero/ Delle sventure i vinti,/ Né più che al verno antica rupe al pian,/ A sorte avversa il tuo valor consente.” CHIABRERA

“Era l’Alvian da semplice valetto/ Per alma audace ai sommi onor venuto.” GAMBARA

“Ex disciplina Virginii (Virginio Orsini) magnae hominem virtutis, mezimaeque pugnacem atque impigrum.” A.M. GRAZIANI

Con Giampaolo Baglioni “Huomini, secondo Italiani, di grande conditioni et experientia.” Da una lettera dei Dieci di Balia al GUICCIARDINI

Con Renzo di Ceri “Erano Renzo e l’Alviano due valorosi signori di casa Orsina, ed intendenti assai di architettura militare.” PROMIS

“Uno dei maggiori capitani del pieno Rinascimento.” SIMIONI

“Presto, pronto, ardito, tanto nella maturità di risolvere, quanto nell’espeditezza e nell’ordine dell’eseguire.” VERDIZZOTTI

“Assai abile capitano, ma quasi sempre sfortunato.” VILLARI

“Valente capitano.” VARIALI

“Uomo fervido e per natura impetuoso.” A. ZENO

“A skilfut but unlucky condottiere.” BAYLEY

“Orsino valentissimo homo in fatto d’aeme.” A. DA PAULLO

“Ursinorum alumnus et aptis animi dotibus vir.” Da un documento riportato dal SANSI

“Nell’età seguente (a Federico da Montefeltro) fu sì famoso  nell’arme.” BALDI

“La liberalità del quale, e la vivacità insieme, pare che inviiti ogni gentiluomo alle sue bandiere.” CASATI

“Divenuto..uno dei più grandi capitani dell’Italia.” CERRI

“Famoso condottiero..esponente di una famiglia baronale di secondo piano alleata agli Orsini.” SHAW

“Insigne generale ma di carattere focoso e impaziente di qualunque indugio.” BRUSCALUPI

“Eccellente Capitano.” ROSEO

“A esté de son temps un très grand et bon capitaine, mais pourtant estimé plus vaillant, hardy et hasardeux que sage, considéré et provident.” BRANTOME

“D’animo invitto; iracondo, impetuoso, idolatrato da’ suoi soldati.” SOMMI PICENARDI

“Soldataccio di pessimo carattere.” ZORZI

“Celebre capitano veneto.” TONINI

“Fu segnalato per coraggio bollente e di grand’impeto in un tempo nel quale la superiorità delle truppe francesi avea circospetti tutti gli altri generali italiani.” SISMONDI-FABRIS

“Un mostro piccolin, un gran tirano/ Venuto a darci dolore e pena/ Di gola e ventre mazor di balena/ Squarta, impicca chi gli va a le man.” A. MEDIN riportato dal BATTISTELLA

“Pochi comandanti di squadre e di eserciti, giunti sulla quarantina, avevano le cognizioni da ingegnere che possedeva questo illustre capitano; ma bisogna sapere ch’egli, nato da una grande famiglia di feudatari umbri dove, anche in mezzo alle armi, la cultura era tanto onorata, da giovanetto aveva potuto curare insieme al maneggio delle armi lo studio del disegno applicato ai fortilizi; studi, prove, applicazioni che rivelarono in seguito la sua alta competenza…La prontezza nelle decisioni, lo smagliante impegno, lo slancio possente, il coraggio indomito, la perizia nel fortificare un accampamento e nella scelta delle posizioni, l’arte di rimaneggiare i fortilizi adattandoli ai continui progressi delle artiglierie.” CANSACCHI

“Magnanimo Livian ne l’arme un Marte,/ Un Alessandro, un Cesar di valore;/ duci di questi sei superiore,/ d’animo, di prestezza, studio et arte./…/ El ciel che tante gratie in te comparte,/ e per farte ogni giorno ancor maggior, e dar al nome tuo merto e splendore,/ e po’ in stato sublime alfin locarte./…/Inteso s’ha de qui l’alma vittoria/ et agli Elvetii la gran strage data,/ di che gran parte è ascripto a la tua gloria./ Che del Christianissimo l’armata,/ labante soccorresti: onde memoria/  eterna fia da te per tal giornata; però ch’ai liberata/ Italia di gran pena, et instaurato/ Justo et sancto Veneto Senato.” ANONIMO. Sonetto riportato dal SAVI LOPEZ scritto poco dopo la battaglia di Melegnano.

“Solo un ricordo di Bartolomeo d’Alviano sopravvive tutt’oggi; un ricordo di tipo culinario, un piatto della cucina popolare di Pordenone. E’ definito, in un raffinato ristorante vicino al castello, Stringoli al radicchio rosso trevisano e riassume almeno due aspetti dell’Io di Bartolomeo: la pasta della terra natia coniugata con il condimento di quella adottiva, i colori bianco e roosso, quelli del suo blasone…Il Navagero scrive che la magnificenza di Bartolomeo Liviano d’Alviano è quasi regale; che mette lautissima tavola, sebbene egli sia parchissimo, contentandosi di una grossolana vivanda. Gode il Liviano delle dispendiose cacce all’orso ed al cinghiale, in gioventù, e di quella esercitata con l’impiego del levriero e del falcone, nella maturità; e benché l’esercizio delle armi gli abbia tolto in giovinezza di attendere alle lettere, supplisce al difetto con la vivacità dell’ingegno…Una peculiarità di Bartolomeo d’Alviano è quella di essere un professionista della guerra e dell’arte militare. Egli non è, infatti, un capitano di ventura che a capo della propria compagnia di cavalieri, uomini d’arme, avventurieri, disperati, milita per l’uno e per l’altro Stato o governo o signore. Egi è solo, contratta il proprio stipendio, non considera proprio il saccheggio nemmeno come arrotondamento della paga, segue una linea di condotta che, secondo lui, lo porta comunque sempre a combattere per gli interessi finali dell’Italia.” BASSETTI

“Ardito e forte.” PERUSINO DELLA ROTONDA

“Questo ch’è un Curzio, un marcel e un Traiano/ o quel ch’è un fulgor di bataglia i  guerra/ o qualche Marte con la spada in mano.” BARBIERO

“Signor valoroso…/ guerrier degno in battaglia prudente.” Da GUERRE IN OTTAVA RIMA

In guerra contro i francesi “Bartholomeo livian poi ne venia,/ gubernator pel campo glorioso,/ che sopra un bel corsier gir se vedia/ con un baston in man da valoroso,/ con la sua schiera di giente sì forte/ ch’aria fatto di lei tremer la morte.” DEGLI AGOSTINI

Dopo la battaglia del Garigliano “Al signor dal Viano/ fu la nostra dissiplina/ e ne dè tal medicina/ che l’amaro anchora i’ sento.” S. LITTA. Da un poema riportato dal MEDIN

“Non hebbe uguali nella cognittione della vera disciplina militare, e nel bene ordinare una battaglia.” LETI

“Singolare figura di uomo d’armi umanista, godrà sempre di grande stima e ammirazione da parte di tutti, nonostante le molte sconfitte sul campo, dovute paradossalmente proprio al suo coraggio e alla sua abilità tattica, unite a un temperamento che lo portava ad agire senza curarsi troppo degli ordini ricevuti.” PADOVA E LE SUE MURA

“La tradizionale fama di imbellità spesso affibbiata ai comandanti italiani del Rinascimento viene totalmente contraddetta dalla vita di questo valorosissimo soldato, che fin da giovanissimo si distinse nel mestiere delle armi. Si narra addirittura che la carriera militare gli fu predetta alla nascita dagli astrologi, dopo che la madre lo partorì nel momento in cui il pianeta Marte raggiungeva lo zenith.” DONVITO-CRISTINI

“Imparò presto l’arte della guerra.” GAZZARA

“Figura geniale.” RUIZ-DOMENEC

“La Signoria ge choncese quisti capitoli che mai più fo choncesi a niuno suo chapitanio; che el potese fare impichare e despichare in l’esercito e che l’avese libertà sopra tuti li soldati e posa chomandare a tuti i capitani sì a piè chomo a cavallo e che la Segnoria de Venecia non posa impaçarse in ti li soldati et encian i provedadori e che i diti provedadori non posa chomandarge se non per parte de la Sa. e che lui e la sua chompania non fuse obighado a fare la mostra a niuno chomeso de la Sa. se non a lui e altri chapitoli asai. Non fu mai più chapitanio niuno de la Sa. de Venecia che avese la libertà che à buto el se. Bartolamio d’Aviano. La Sa. donò al dito chapitanio pani d’oro e pani d’arzento e veluti..El se. Bortolamio veramente era bono chapitanio e valentomo, ma non aventurato, imo disgraciato.” BUZZACCARINI

“Era egli piccolo di statura, di stentata favella e d’ignobile aspetto, insomma da parere quasi generato per dispregio della umana schiatta, se i neri e vivissimi occhi non avessero di lui svelata quell’anima potentissima secondo la quale soleva abbracciare di tutti i consigli il primo o il più pericoloso, senza indugio intraprenderlo, senza riguardo seguirlo, con furia pari all’audacia proseguirlo sino alla fine, e, vincitore, estendere la vittoria all’estremo, vinto, con i più terribili intenti ritornare sul nemico, offenderlo sempre, ad ogni colpo serbare l’animo invitto, anzi crescerlo nella sventura, moltiplicarlo.” RICOTTI

Scritta che compare sulla facciata della chiesa parrocchiale di Alviano “Bartholomeus Atibus Livianus dux S. Marci/ Cassani Bisignani et Tricasici nobilium Brutorum et Luca/ norum urbium, cum XX validis adjacentibus oppidis,/ dominus Catholici Fernandi Aragoniae regis munere ob fu/ gatos ad Minturnas hostes additoque ob id sibi citerio/ ris Siciliae regno arce majorum suorum vetustate collabente./ A fundamentis erecta templum hoc Livianae plebi ad orandum./ D.M.O.L./ Apostolorum Christi principibus Petro/ et Paulo faciebat MDVI

Epitaffio posto sul sepolcro sotto la sua statua di marmo         “Bartholomaeo Liviano imperatori plurimis bellis spectato, quem ad Gaidum praepropera mors fractum laborius abstulit, M.D.X.V nonis octobris, Senatus dicatam memoriam renovavit ad meritae gloriae peremitatem MDCXXXIII”

   BIOGRAFIE SPECIFICHE

-S. Bassetti. Bartolmeo Liviano, unego sior de Pordenon. Historia de lo governador  zeneral   di la zente d’arme de la Serenissimanostra veneta repubblica.

-C. Cansacchi. I primi passi di un grande condottiero: Bartolomeo d’Alviano.

-L. Leonij. Vita di bartolomeo d’Alviano.

-M. Savi Lopez. Bartolomeo d’Alviano.

-A. e M. Tenneroni. Vita di Bartolomeo d’Alviano.