BARTOLOMEO COLLEONI

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Condottieri di ventura

0475     BARTOLOMEO COLLEONI  Di Solza. Signore di Calcinate, Cologno al Serio, Martinengo, Malpaga, Romano di Lombardia, Covo, Antegnate, Urgnano, Castell’Arquato, Cavenago d’Adda, Mornico al Serio, Cologno al Serio, Solza. Genero di Leonardo da Martinengo; suocero di Gaspare, Gerardo da Martinengo, di Giacomo della Motella e di Niccolò da Correggio.

1395 – 1475 (novembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……………. Lombardia

Giovanissimo, il padre Paolo viene ucciso dal cugino Giovanni Colleoni per impadronirsi della signoria di Trezzo sull’Adda; la madre, Riccadonna dei Valvassori, è, invece, incarcerata dal congiunto. Quando anche il fratello Antonio viene ammazzato dal cugino quest’ultimo, timoroso di una vendetta, fa arrestare Bartolomeo Colleoni  dal signore di Crema Giorgio Benzoni. Anche il Benzoni ha il suo interesse nella vicenda:e vuole, infatti, recuperare anticipi della paga da lui effettuati a favore del fratello morto. Il condottiero verrà liberato solo quando la madre sarà in grado di riscattarlo mediante la cessione di parte dei suoi beni dotali.

1410 Emilia

Si trova a Piacenza in qualità di paggio di Filippo Arcelli.

1418 Piacenza Milano

Combatte al servizio del signore di Piacenza contro i viscontei del Carmagnola.

1419 Napoli Puglia

Milita nel regno di Napoli al servizio di Braccio di Montone.

1421
Ott. Napoli Chiesa Campania

Si distingue all’ assedio di Acerra: cerca di entrare nella città attraverso un cunicolo. Riconosciuto dalle guardie, sfugge alla cattura in mezzo ad una selva di frecce; è ferito alla nuca da un colpo di mazza in un attacco portato alle mura con le scale.

……………. Campania

Non si vede remunerato secondo le sue aspettative; chiede licenza a Braccio di Montone e si reca a Napoli.

1423 Francia e Campania

Si imbarca per la Francia alla ricerca di un soldo; catturato da alcuni corsari nei pressi di Marsiglia, riesce ad evitare la prigionia ed a fare rientro nel napoletano.

1424
……………. Napoli Re d’Aragona 20 cavalli Campania

Si presenta a Jacopo Caldora, diviene l’amante della regina Giovanna d’Angiò e gli è data una condotta di venti cavalli, accresciuta in breve tempo a 35.

Giu. 50 cavalli Abruzzi

Partecipa alla battaglia di L’Aquila. Si segnala nel combattimento allorché blocca, con poche forze a Collemaggio, gli squadroni di cavalleria del Gattamelata.

1425 Chiesa E’ segnalato nella compagnia di Micheletto Attendolo.
1428 Venezia Milano 40 cavalli Lombardia

Milita agli ordini del Carmagnola.

1430 Lombardia

Nel cremonese cattura in un’imboscata il Sarpellione che si sta dirigendo con 60 cavalli verso Crema; ritorna a Bergamo con le prede.

1431
Ott. Lombardia

Affianca Guglielmo Cavalcabò e Moccino da Lugo all’ occupazione della rocca di San Luca a Cremona. Entra nella fortezza dopo avere ucciso le guardie ed avere fatto qualche prigioniero. Il Carmagnola non interviene con il resto delle truppe come da piani predisposti sicché Bartolomeo Colleoni è costretto a ritirarsi al termine del terzo giorno.

1432
Apr. 80 cavalli Lombardia

Gli sono donate dai veneziani alcune terre dietro la consegna, ogni anno, di uno sparviero al podestà di Bergamo. Gli è anche aumentata la condotta a 80 cavalli.

…………….

La sua condotta è portata a 100 cavalli, in un secondo momento a 300.

Nov. Lombardia

Viene sconfitto da Niccolò Piccinino e da Guido Torelli a Delebio, dove è catturato il provveditore generale Giorgio Corner. Porta in salvo parte delle truppe.

1433
Apr. Lombardia

Dopo la pace di Ferrara gli sono date alcune proprietà confiscate ad Antonio Suardi ed a Carabello Poma, site nel contado di Bottanuco: ha solamente l’obbligo di presentare al podestà di Bergamo uno sparviero. A Bergamo abita nell’ attuale casa della Pietà, confiscata agli stessi Suardi.

1435 Napoli Re d’Aragona Regno di Napoli

Affianca ancora Jacopo Caldora contro gli aragonesi.

1437
Apr. Venezia Milano 700 cavalli Lombardia

Asseconda Gian Francesco Gonzaga nella sua azione offensiva contro Milano, che prevede in primo luogo l’attraversamento dell’ Adda. Si trova a San Carpoforo, pronto ad attraversare il fiume ed a occupare Trezzo sull’Adda.

Sett. ott. Lombardia Appoggia Gian Francesco Gonzaga ed il Gattamelata sull’ Oglio contro i ducali capitanati da Niccolò Piccinino. E’ coinvolto nella sconfitta di Calcinato sull’ Oglio. Si oppone all’ iniziio alla ritirata verso Pontoglio (ed all’ invio dei carriaggi a Palazzolo sull’ Oglio per attirare gli avversari su tale obiettivo) voluta dal capitano generale della Serenissima. Bartolomeo Colleoni si sposta alla difesa di Bergamo con i suoi uomini d’arme e 300 fanti. Raggiunge la città nottetempo. Il Piccinino tenta, invano, di impadronirsi di Costa di Mezzate: alla fine il capitano visconteo deve riattraversare il Serio a causa della piena che ostacola il vettovagliamento del suo esercito. Ad ottobre Bartolomeo Colleoni respinge un assalto del Piccinino alla rocca di Bergamo. Quando costui si ritira per dirigersi verso il parmense, punzecchia la retroguardia viscontea alle spalle impedendo agli avversari di trovare alloggiamenti sicuri.
Dic. Lombardia Affianca sempre il Gattamelata. I suoi uomini, come quelli di Sigismondo Pandolfo Malatesta, danneggiano i raccolti nel contado di Gorle. Il danno è valutato in 225 fiorini. Il doge Francesco Foscari si lamenta per l’ operato dei due condottieri.
1438
……………. Lombardia

Contrasta ancora Niccolò Piccinino nel bergamasco; respinto da Palazzolo sull’ Oglio, si ritira a Pontoglio. Entra alla difesa di Bergamo con i suoi cavalli e 300 fanti.

Lug. Lombardia

Ritorna a Palazzolo sull’Oglio quando il Gattamelata è obbligato a riparare in Brescia. Con Antonio e Leonardo da Martinengo e Paride di Lodrone (300 cavalli e 2000 fanti) si trasferisce in Val Camonica per bloccare il passo ad Antonio Beccaria: costui è sconfitto e catturato con 1500 uomini tra i quali si segnala Daniele Malacrida. Assale la rocca di Gardone Val Trompia e costringe alla resa a patti i due connestabili Piero Bruno e Andrea da Treviso; li rilascia dopo averli svaligiati di armi e di cavalli.

Ago. Capitano g.le fanteria 800 cavalli e 150 fanti. Lombardia

Abbandona Palazzolo sull’Oglio e si trasferisce con 130 cavalli a Brescia. Si accampa prima al borgo delle Pile e, poi, entro le mura cittadine. Il Senato gli aumenta la condotta di altri 100 cavalli e gli dà il comando della fanteria.

Sett. Lombardia Trentino Veneto

Collabora con il Gattamelata nella sua famosa ritirata da Brescia a Verona attraverso la Val Sabbia, le valli del Chiese e Rovereto. Quando la strada viene sbarrata dagli avversari sul Sarca Bartolomeo Colleoni guada il fiume con le sue compagnie ed impegna i nemici in un combattimento che  permette ai veneziani di guadagnare l’altra riva.

1439
Feb.

I veneziani gli regalano una casa a Padova; gli è  pure concessa una provvigione mensile di 20 ducati per mantenere la moglie nella città.

……………. Veneto

Ha l’incarico di proteggere il trasporto su carri della flotta veneta (6 galee e 25 barche da otto banchi) sul Monte Baldo e da qui fino a Torbole.

Mag. Veneto

Viene eletto governatore di Verona: difende la città dagli attacchi di Niccolò Piccinino; opera continue scaramucce in cui razzia cavalli e fa numerosi prigionieri.

Giu. Veneto

Può lasciare Verona all’avvicinarsi delle truppe condotte da Francesco Sforza e dal Gattamelata. Spia i lavori di due bastie fatte costruire da Niccolò Piccinino a Soave,  che ostacolano il passo ai veneziani; raggiunge il campo dei due capitani  e riferisce loro il risultato delle sue esplorazioni. Subito dopo rientra in Verona. Con 1000 cavalli, 1500 fanti, numerosi partigiani del bresciano e del bergamasco, coadiuva gli sforzeschi nell’ attacco a Soave.

Nov. Veneto

Verona perviene nelle mani di Niccolò Piccinino per un’azione di sorpresa effettuata dal Piccinino stesso, da Gian Francesco Gonzaga e da Luigi dal Verme: immediatamente Bartolomeo Colleoni isola tutta la Val Lagarina ed obbliga Francesco Piccinino a ripiegare; si ricongiunge, indi, a Francesco Sforza ed al Gattamelata e con costoro irrompe in Verona attraverso il castello di San Felice.

1440
Gen. Lombardia Recupera la Valle di San Martino con Diotisalvi Lupi.
……………. Lombardia

Prende parte alla liberazione di Brescia dall’assedio dei ducali.

Apr. Lombardia

Contribuisce alla vittoria di Castel San Giovanni alla Ragna sul lago di Garda.

Giu. Lombardia

Partecipa alla battaglia di Soncino.

Nov. Lombardia La moglie Tisbe può lasciare Padova e raggiungere il marito a Bergamo.
1441
Gen. Lombardia

Esce da Martinengo ed occupa nuovamente la valle di San Martino che riconduce al dominio veneziano. Gli è riconfermata la condotta di 200 lance e di 150 fanti.

Feb. Veneto e Lombardia

Si reca inizialmente a Venezia per i festeggiamenti legati alle nozze del figlio del doge Francesco Foscari; rientra in Val Camonica dove cerca di resistere all’ avanzata di Niccolò Piccinino. Retrocede e passa alla difesa di Brescia.

Mar. Lombardia

Chiede inutilmente che la sua condotta sia aumentata a 1000 cavalli ed a 200 fanti. Viene accolto in Brescia con grandi feste da Francesco Sforza.

Apr. 800 cavalli e 200 fanti Lombardia

I veneziani gli concedono il castello di Romano di Lombardia e quelli di Covo e di Antegnate, confiscati a Giovanni ed a Pietro da Covo, dichiarati ribelli dalla Serenissima. Gli viene rinnovata la condotta di 200 lance e di 200 fanti fino ad ottobre: a tale data, secondo gli accordi, dovrebbe essere riassoldato per un anno di ferma ed uno di rispetto con l’ulteriore aggiunta di 200 cavalli.

……………. Lombardia

Alla difesa di Brescia con Diotisalvi Lupi, per timore di una prossima offensiva di Niccolò Piccinino.

Giu. Lombardia

Occupa Pontoglio con Tiberto Brandolini; vi cattura Moretto da San Nazaro con 40 cavalli. Si congiunge, successivamente, con Francesco Sforza e con Micheletto Attendolo per aggredire con forze notevolmente superiori (10000 cavalli e 6000 fanti) Niccolò Piccinino nel campo trincerato di Cignano. Si accampa a Martinengo. I veneziani vengono sconfitti; Bartolomeo Colleoni protegge la ritirata  ed impedisce ai fuggitivi di sbandarsi.

1442
Gen. 1000 cavalli e 200 fanti

Secondo i patti gli è confermata la condotta prevista per sei mesi di ferma ed uno di rispetto.

Mag. Lombardia Gli viene concessa una proprietà già appartenente al conte Giovanni da Covo: poiché questa è stata già acquistata da Diotisalvi Lupi, sono concessi a Bartolomeo Colleoni  beni demaniali per un valore  di 5000 ducati. I terreni si trovano nelle terre di Cenate, di Trescore Balneario, di Zandobbio, di Chiuduno, di Grumello del Monte e di Intratico.
Ott. Lombardia

 

Al termine del conflitto il provveditore Gerardo Dandolo stabilisce autonomamente di ridurgli la condotta da 1000 cavalli a 400 e da 200 fanti a 150. Si sdegna per tale fatto, acuito anche dal suo credito per paghe arretrate salito a 34000 ducati.

……………. Milano 1000 cavalli e 400 fanti Lombardia

 

Passa al servizio del duca di Milano Filippo Maria Visconti.

1443
Gen. Lombardia

Filippo Maria Visconti accoglie Bartolomeo Colleoni in Milano nel castello di Porta Giovia; gli viene concesso in feudo il castello di Adorno nel pavese. Gioielli ed altri monili sono donati alla moglie Tisbe da Martinengo. I veneziani lo dichiarano traditore e ribelle.

Mar. Emilia

Bartolomeo Colleoni entra in Val di Nure per domarvi una sollevazione: è costretto a ripiegare dopo soli tre giorni con la perdita di numerosi uomini fra morti e feriti.

……………. Romagna

E’ inviato in Romagna dal duca di Milano allo scopo di mantenere l’equilibrio fra Francesco Sforza e Niccolò Piccinino che operano con differenti obiettivi nella regione.

1444
Gen. Milano Sforza Romagna

Attraversa il forlivese con Carlo Gonzaga alla testa di 2000 cavalli e di 1000 fanti; durante la marcia tocca Villafranca, Ronco, Fornovo, Carpena e Magliano. Di seguito si trasferisce nel cesenate, sempre rifornito di vettovaglie dal signore di Forlì Antonio Ordelaffi.

Feb. Romagna

A Lugo ed a Bagnacavallo; tocca Rimini con 1000 cavalli e 400 fanti e si attenda a Coriano.

Mar. Marche

Nel pesarese.

Apr. Marche

La vigilia di Pasqua esce da Senigallia: compie una scorreria nel pesarese e cattura 500 uomini che conduce a Senigallia. Interviene il duca di Milano che fa liberare i prigionieri dietro il pagamento di una taglia.

Giu. Marche

Avvicina Niccolò Piccinino e cerca di convincerlo ad accordarsi con Francesco Sforza.

Lug. Lombardia

Si trova all’assedio di Cremona;  con cinque squadre colloca il suo campo a San Lazzaro. Assalito da Giacomo da Salerno è messo in fuga con una ventina di morti, la cattura di nove cavalli e di 140 fanti.

Ago. Lombardia

Opera attorno a Castelleone con Luigi da San Severino e Luigi dal Verme.

Sett. Marche

Si trova a Recanati: gli abitanti si rifiutano di introdurlo nella città per la mancanza di foraggio per la sua cavalleria.

1445
Lug. Milano Bologna Emilia

Giunge nel bolognese con Guglielmo di Monferrato per prestare soccorso ai fuoriusciti contro le milizie dei Bentivoglio: si impadronisce di parecchi castelli ed ha numerose scaramucce al ponte di Casalecchio di Reno.

1446
Lug. ago. Milano

 

Sforza

 

Emilia e Lombardia

E’ richiamato in Lombardia, ritorna all’ assedio di Cremona. Si dirige con cinque squadre di cavalli a San Lazzaro per provvedere ai loro alloggiamenti. Sorpreso da un attacco improvviso portato da Giacomo da Salerno, si deve ritirare fino al Po. Ad agosto si rafforza a Castiglione con Luigi da San Severino e Luigi dal Verme. Negli stessi giorni viene sospettato di volersi accordare con i veneziani per divenire signore di Piacenza; si crede che un suo emissario, il Rasmino, tenga pratiche con Giovanni Filippo dei Migli; analoghi avvertimenti giungono da Torchio da Citerna e da Ludovico Gonzaga. A causa dei sospetti che si accumulano nei suoi confronti Francesco Piccinino gli ordina di raggiungerlo nel piacentino per impadronirsi di Pontremoli ai danni di Francesco Sforza.

Sett. Emilia e Lombardia

Attraversa il Po ed è catturato a Pontenure da Niccolò Terzi con un suo nipote, il Cimatta, e quattro segretari. Viene incarcerato prima nel castello di Sant’Antonino a Piacenza, poi a Milano.

……………. Lombardia

E’ rinchiuso nei Forni di Monza: i suoi soldati si rifiutano di combattere per i ducali contro le truppe della Serenissima.

1447
Ago. Lombardia

Muore Filippo Maria Visconti. Bartolomeo Colleoni approfitta del subbuglio e fugge dal castello in maniera rocambolesca dopo avere corrotto il castellano Giorgetto Poma, il quale allontana per qualche tempo i sorveglianti con un pretesto. Il Colleoni si cala dalle finestre con delle lenzuola e, sempre con il Poma, raggiunge a Landriano le sue schiere che lo stanno aspettando. Da qui si porta a Pavia e libera la moglie e le figlie.

Sett. Milano Orléans 1000 cavalli Lombardia

Milita agli stipendi della Repubblica Ambrosiana;  affronta le genti del duca di Orleans con Astorre Manfredi. Francesco Sforza, da Pavia, gli fa restituire i beni che gli sono stati sequestrati a suo tempo dai viscontei. Si accampa nel parco di Mirabello.

Ott. Lombardia Piemonte

Attaversa il Ticino ed il Po, entra in Alessandria: ne scaccia i fautori del partito guelfo, in particolare i Guasco che hanno permesso ai francesi di occupare la rocca di Bergoglio. Espugna il castello e lo fa distruggere; affronta, quindi, i nemici, guidati dal governatore di Asti Rinaldo di Dresay, fermi a Bosco Marengo nella pianura detta la Frascata. Nello scontro Bartolomeo Colleoni lascia da parte la sua usuale tattica, che prevede l’affaticamento del nemico attaccato a rotazione continua da squadre di cavalli; vengono, peraltro, disfatte fra i milanesi le squadre di Giovanni Bono Trotti (400 morti) e quella di 1500 fanti comandata da Angelo da Lavello. Il Colleoni preferisce lanciare con Astorre Manfredi tutte le sue forze in una carica travolgente al grido di “carne, carne”, contrapposto a quello francese “à la gorge”. Nel contempo il Campanella esce dal castello con i difensori per buttarsi contro i francesi, pari ai milanesi per numero di cavalli, ma inferiori in termini di fanti. 2000 morti restano sul terreno, per tre quarti di parte francese; 300 cavalli sono catturati, fra cui lo stesso Dresay che il Colleoni farà condurre a Romano di Lombardia e liberare solo dietro il pagamento di una taglia di 14000 corone. I francesi ripiegano a Castellazzo con la perdita del campo e dei carriaggi. Il giorno seguente molti nemici, che si sono arresi a discrezione, sono uccisi dagli abitanti di Alessandria contro la volontà del governatore Pietro Pusterla.

……………. Milano Venezia Piemonte Lombardia

Raggiunge Tortona e ne scorre il contado; si accampa sotto le mura arrecando sensibili danni nelle immediate vicinanze. Gli abitanti abbandonano l’obbedienza di Francesco Sforza e ritornano sotto la signoria della Repubblica Ambrosiana. In un secondo momento Bartolomeo Colleoni supera l’Adda al ponte di Brivio e si muove contro i veneziani. Ricevuti in soccorso numerosi fanti,  si pone l’obiettivo di riconquistare un ponte sull’Adda vicino a Lecco: è obbligato a ritirarsi per l’arrivo di un forte contingente di truppe inviato da Micheletto Attendolo per il bergamasco e la Valle di San Martino.

1448
Apr. Lombardia

A Sant’Angelo Lodigiano; su ordine di Francesco Sforza attraversa l’Adda con Astorre Manfredi.

Mag. Lombardia

Alla testa di 4000 uomini recupera Mozzanica, Vailate, Treviglio, Cassano d’Adda, Melzo e Pandino; punta su Lodi.

Giu. Venezia Milano 1500 cavalli e 400 fanti Lombardia

Si accampa a Cassano d’Adda ed occupa la località dopo pochi giorni. Si fa corrompere dal provveditore generale Giacomo Antonio Marcello e ritorna al soldo dei veneziani con una condotta di 500 lance e di 400 fanti per un anno di ferma ed uno di rispetto. A Milano è proclamato traditore ed è promessa una taglia di 10000 ducati per chi lo consegni vivo e di 4000 se morto. I veneziani, per speciale concessione del Senato, gli restituiscono i suoi feudi di Romano di Lombardia, di Covo e di Antegnate.

……………. Lombardia

Si congiunge con Micheletto Attendolo.

Sett. Lombardia

Occupa Mozzanica in tre giorni: il centro è dato alle fiamme. Si muove per liberare Caravaggio dall’assedio di Francesco Sforza. All’inizio condivide il parere prudente  di Micheletto Attendolo che non vuole attaccare battaglia: l’ispezione di Tiberto Brandolini, che con mentite spoglie si è recato personalmente a visionare le posizioni dell’ esercito milanese, lo persuade che è possibile lanciare un attacco per una boscaglia pantanosa.  Si decide per l’assalto. Bartolomeo Colleoni è lasciato alla difesa del campo con numerosi   cavalli e fanti; i veneziani, con l’appoggio della sua artiglieria, irrompono nel campo milanese dal lato più debole. Egli fa porre su un argine alcune bombarde e respinge gli assalti delle milizie sforzesche: il fatto è ritenuto una violazione delle leggi di guerra perché è una delle prime volte nella storia militare del suo tempo in cui siano usate direttamente le artiglierie contro le truppe di terra. Francesco Sforza, nonostante tutto, sa reagire con rapidità; riordina l’ala dell’esercito che vacilla di fronte ai veneziani ed invia molti cavalli sui fianchi degli avversari per accerchiarli. La cavalleria veneziana si impantana nella boscaglia; alcuni reparti riescono ad aprirsi la strada della fuga, una larga parte dell’ esercito è, viceversa, fatta prigioniera. Anche il Colleoni deve fuggire sotto la pressione dello Sforza e di Francesco Piccinino: si rifugia prima in un bosco e, successivamente, a Bergamo per nascosti e difficili sentieri. Dei 3000 fanti e 12500 cavalli che compongono l’esercito della Serenissima solo 1500 cavalli si salvano dalla cattura.

1449
Gen. Emilia

Francesco Sforza nell’autunno precedente si è riavvicinato ai veneziani per combattere la Repubblica Ambrosiana: Bartolomeo Colleoni è  inviato nel parmense con 1200 cavalli per coadiuvarvi l’azione di Alessandro Sforza e di Pietro Maria dei Rossi.

Feb. Emilia

Entra in Parma.

Apr. Piemonte

E’ spedito contro il duca Ludovico di Savoia-Acaia per controllare l’avanzata dei sabaudi venuti in soccorso della Repubblica Ambrosiana. Devasta il contado di Vercelli senza, tuttavia, superare il Sesia secondo gli ordini del Senato. Il signore di Gruffy, Giovanni di Campeys, guada il fiume al comando di 6000 cavalli, fra i quali vi sono molti arcieri piccardi, ed assale i veneziani. Bartolomeo Colleoni contrasta ora i transalpini con una tattica attentamente studiata secondo il profilo dello stile italiano. Il capitano avversario attraversa il Sesia sfidandolo a battaglia. Il Colleoni lo lascia avanzare; ha una prima scaramuccia a Romagnano Sesia, in cui cattura dai 300 ai 400 nemici fra i quali lo stesso Campeys.  Gaspare di Varax attraversa, a sua volta, il Sesia con 3500 cavalli senza l’ausilio della fanteria: spera di avere Borgomanero per trattato, ma il progetto si rivela fallace. Il capitano sabaudo ordina la ritirata e si dirige nuovamente verso il fiume. Lo stesso giorno il Colleoni con i due condottieri sforzeschi Corrado da Fogliano e Giacomo da Salerno esce da Novara per attaccare il castello di Carpignano Sesia. La battaglia di Borgomanero è terribile. La linea degli sforzeschi cede; l’ala destra tagliata fuori dal resto delle truppe è posta in fuga e si mette in salvo a Novara. Il Colleoni tiene il campo assecondato da Corrado da Fogliano e da Giacomo da Salerno. I cavalli sabaudi, temendo di cadere in una qualche imboscata, si dispongono in cerchio. Gli arcieri a cavallo scendono dalle cavalcature e si pongono davanti agli uomini d’arme, ficcano in terra pali aguzzi in modo da costituire una specie di steccato e colpiscono veneziani e sforzeschi con i loro archi. Gli avversari non si muovono. Gaspare di Varax invia metà delle sue forze ad attaccare lo squadrone guidato da Giacomo da Salerno. Quest’ultimo inizia una carica di cavalleria seguito presto dagli altri due squadroni. La disposizione difensiva sabauda è rotta; gli avversari si disordinano: 2000 morti e 1000 prigionieri sono le perdite registrate , con la cattura di tutti i capitani fra i quali sono compresi Giacomo di Challant, Giacomo Albonato e Gaspare di Varax; 600 morti nelle file veneziane.

Mag.

I veneziani gli rinnovano la condotta per un anno.

Giu. Piemonte  Lombardia

Si ferma nel novarese ed è chiamato da Francesco Sforza all’assedio di Vigevano. Conquista la città ed inizia a devastare i raccolti del milanese.

Sett. Lombardia

Nuovo capovolgimento di fronte. I veneziani si riavvicinano alla Repubblica Ambrosiana: Bartolomeo Colleoni, per tale motivo, non affianca secondo i piani iniziali Francesco Sforza in un assalto notturno a Milano, da portarsi ad un argine di difesa situato tra i borghi di Porta Orientale e quelli di Porta Comasina.

Nov. Venezia Sforza Lombardia

Gli sono saldati 14000 ducati per crediti risalenti ad anni precedenti (7000 in immobili e 7000 in contanti). Muove contro Francesco Sforza divenuto ora nemico della Serenissima. Attraversa l’Adda a Trezzo su un apposito ponte; si spinge a Como con buone quantità di granaglie per collegarsi con Jacopo Piccinino, condottiero della Repubblica Ambrosiana per prestare soccorso a Milano affamata.

Dic. Lombardia

Si trasferisce in Valsassina dopo avere attraversato la Valle di San Martino; scende verso il lago di Como, supera la Valle Imagna, valica il monte detto la Culmine ed entra nella valle sopra Introbbio; conquista Mandello del Lario, Bellano e Varenna; naviga nel lago su imbarcazioni fattigli avere dal governatore di Como Giovanni della Noce e giunge a Bellagio. Conquista la rocca di Pizzo e vi cattura Onofrio Rufaldo, che vi comanda due squadre di cavalli. Persuade anche Jacopo Piccinino a puntare su Como;  i due capitani uniscono le loro milizie.

1450
Gen. Lombardia

Sconfigge Giovanni Sforza ad Asso e sbaraglia Carlo Gonzaga ad Erba. Riconquista Monte Barro alla cui guardia è Ruggero Galli;  dall’alta Brianza invia una colonna di viveri a Milano. Perde tempo e Giovanni Sforza riesce a  bloccare la sua avanzata sulle rive del lago.

Feb. Lombardia

Milano apre le porte a Francesco Sforza e Bartolomeo Colleoni si ritira.

Apr. Lombardia

Staziona nel bresciano con 1500 cavalli e 400 fanti.

Giu. Lombardia

Viene riconfermato nella sua condotta per sei mesi di ferma ed altrettanti di rispetto; ottiene l’assicurazione di un rapido saldo dei suoi crediti ammontanti a 14000 ducati.

……………. Veneto

E’ segnalato con i suoi uomini nel veronese; la sua compagnia vi provoca alcuni disordini.

1451
Apr. Veneto

I veneziani scelgono come capitano generale Gentile da Leonessa; Bartolomeo Colleoni, sdegnato, non accetta tale decisione e non vuole presenziare in Brescia alle cerimonie in cui vengono consegnate a tale condottiero le insegne del comando. Le sue compagnie sono alloggiate nel veronese e generano con il loro comportamento molti disordini.

Mag. Milano 2000 cavalli e 500 fanti Veneto e Lombardia

Chiede alla Serenissima il permesso di abbandonare i suoi stipendi; il Senato, in previsione di una sua diserzione, decide di farlo uccidere da Jacopo Piccinino che, con la fine della Repubblica Ambrosiana, è passato a militare ai loro stipendi. Il Piccinino arma le sue squadre nel bresciano e, a fine mese, con Gentile da Leonessa e Tiberto Brandolini attacca il campo di Bartolomeo Colleoni ad Isola della Scala e lo mette a sacco: i cavalli sono svaligiati, diversi fanti riescono a fuggire a Legnago. Dei soldati, parte sono massacrati, parte sono liquidati, parte riassunti o come lance spezzate o immessi in compagnie di altri condottieri. Il danno subito dal Colleoni e dai suoi uomini è valutato tra gli 80000 ed i 100000 fiorini. E’ pure inviata una lettera infamante nei suoi confronti a tutti gli stati, al papa ed ai cardinali. Il Colleoni, alla notizia dell’ attacco, fugge da Montichiari; per strada la cavalcatura gli muore per la stanchezza;  può proseguire la sua corsa solo grazie ad una mula prestatagli da un contadino. Per Nogara ed il ponte del Tartaro perviene nel mantovano dove è ospitato da Ludovico Gonzaga. Si reca a Milano e passa agli stipendi di Francesco Sforza, divenuto duca: gli è concessa una condotta di 2000 cavalli e di 500 fanti;  gli è   promesso che la moglie e le figlie sarebbero state riscattate. I veneziani conducono a Venezia i suoi congiunti e gli sequestarno tutti i suoi beni.

1452
Giu. Milano Venezia Lombardia

A Quinzano d’Oglio. Si collega con Bartolomeo Quartero e Giacomo da Salerno e con sei squadre di cavalli fronteggia Jacopo Piccinino e Tiberto Brandolini (40 squadre di cavalli) i quali lo mettono facilmente in fuga a Genivolta catturandogli 160 cavalli. Sette suoi saccomanni sono uccisi dai contadini di San Zenone ed a un ottavo è cavato un occhio e tagliata la mano. Bartolomeo Colleoni si mette alla testa di 4000 cavalli, devasta il bresciano ed impedisce la mietitura dei raccolti; si spinge fin sotto le mura del capoluogo, alle Porte di San Nazzaro e di Sant’ Alessandro; fa prigionieri 400 uomini di San Zenone e razzia 2000 capi di bestiame. Per rivalsa i veneziani fanno un’incursione nel contado di Covo e vi distruggono i suoi beni. Respinto a Ghedi da Gentile da Leonessa e da Jacopo Piccinino, assale Orzinuovi.

Lug. Lombardia

Sconfigge a Genivolta Tiberto Brandolini;  infligge gravi perdite ai veneziani che hanno aggredito il campo sforzesco. Nel combattimento sono uccisi quattro capitani e sono catturati Corrado Laviceno e Roberto d’Atene.

Ott. Lombardia

Attacca nottetempo gli alloggiamenti degli avversari;  ne è respinto con facilità da Jacopo Piccinino. Si scontra presso Leno con Carlo Gonzaga;  è ferito leggermente da una freccia. Blocca l’avanzata del Piccinino e lo induce a ritirarsi a Bagnolo Mella.

Nov. Lombardia

Sconfigge ancora Jacopo Piccinino e Gentile da Leonessa verso Asola: dopo un inizio difficile per gli sforzeschi sbuca con i suoi uomini dai boschi vicini ed insegue i nemici il cui ripiegamento viene protetto dalle fanterie di Matteo da Sant’Angelo e di Giovanni Pazzaglia. Sempre nel mese si scontra con Tiberto Brandolini fra Gottolengo ed Iseo ed affianca Francesco Sforza a Montichiari allorché le truppe venete sono sfidate a battaglia campale dagli sforzeschi. Con 100 fanti e tre compagnie di cavalli respinge un ulteriore tentativo del Piccinino di impadronirsi di Calvisano.

Dic. Lombardia

Con Alessandro Sforza e Roberto da San Severino si impossessa dell’ abbazia fortificata e del ponte sull’ Adda collocati presso Abbadia Cerreto: dei difensori molti sono uccisi, molti annegano nel fiume, i rimanenti sono fatti prigionieri.

1453
Mag. Lombardia

Si trova alla difesa di Quinzano d’Oglio, conquistata a fine mese ai veneziani.

Ago. Milano Monferrato Lombardia Liguria e Piemonte

Partecipa alla battaglia di Ghedi dove tenta di superare l’accesso al campo avversario: gli viene uccisa la cavalcatura.   Ha l’incarico di rimettere in possesso di Bixio Andrea Doria; si sposta in Piemonte e minaccia il duca di Savoia per ottenere il passo alle milizie di Renato d’Angiò assunte da Francesco Sforza. Con 500 cavalli di Rinaldo di Dresay recupera Pozzolo Formigaro e contrasta nell’ alessandrino Guglielmo di Monferrato. Con altri condottieri si rifiuta di obbedire al governatore di Alessandria Andrea da Birago che vorrebbe effettuare una cavalcata ai danni del Monferrato. Lo Sforza sconfessa l’operato del da Birago.

Sett. Piemonte  Lombardia

Ottiene nel Monferrato la rocca di San Martino Alfieri. Rientra in Lombardia. Si unisce con i francesi e partecipa a Verola ad un consiglio di guerra in cui propone di puntare sull’Oglio per avere il passaggio libero verso il cremonese. Gli viene dato il comando della terza colonna dell’ esercito sforzesco. Espugna Pontevico dopo un intenso fuoco di artiglieria, tocca Pontoglio, occupa Martinengo (dopo avere patteggiato con gli abitanti) e Romano di Lombardia. Si presenta davanti al secondo castello con pochi uomini: gli abitanti tardano a cedere ed egli fa vi entrare nottetempo Antonio Colleoni e Domenico da Forlì; il castellano Bettino da Covo si arrende in due giorni ed esce dalla località con i suoi beni. Conquista poi Trescore Balneario, la Val Calepio e tutta la pianura tra Bergamo e l’Oglio. In seguito a queste operazioni Francesco Sforza gli conferma la signoria di Martinengo e di Romano di Lombardia, lo insignorisce di Castell’Arquato e gli aggiunge Cologno al Serio ed Urgnano. Bartolomeo Colleoni si ferma ad Urgnano.

Ott. Lombardia

Costringe alla resa Soncino, Rovato, Orzinuovi e Romanengo. Si volge su Acquanegra sul Chiese; assale, invano, Asola e ne depreda il contado.

Nov. Lombardia

Sverna nel bergamasco con i suoi uomini ed entra in contatto con i membri della fazione guelfa. Esce da Urgnano e penetra in Iseo; risale le rive del Sebino nonostante i rigori dell’inverno; scorre tutto il restante bergamasco con la sola eccezione della Val Seriana. I veneziani liberano la moglie e le figlie in cambio del rilascio di Giovanni Conti e di altri capitani.

Dic. Lombardia

Si sposta in Franciacorta, si spinge in Val Camonica e sosta a Darfo. Vi lascia la fanteria e si allontana sulle rive innevate di un torrente per porre un’imboscata a Pietro Brunoro. Il tentativo non ha successo; ottiene, invece, a patti la rocca di Breno. Scende su Lovere, giunge a Gandino, prende e saccheggia Comenduno, Desenzano ed Albino, marcia su Bergamo. Gli si muovono contro Ludovico Malvezzi, Giorgio Benzoni, Antonio Benzoni,  Roberto da Rimini e numerosi valligiani.

1454
Gen. Lombardia

Sconfigge i veneziani presso Alzano Lombardo: trovata la strada sbarrata dalla cavalleria pesante, Bartolomeo Colleoni ordina ad alcuni suoi fanti di salire sui monti vicini, di prendere delle grosse pietre, di avvolgerle nella neve e di farle scendere a valle non appena sentano che la battaglia abbia avuto inizio. Queste vengono rovesciate dall’ alto sugli avversari che si trovano, peraltro, in un luogo ristretto; nello stesso tempo costoro sono molestati da Gaspare da Martinengo che guada il Serio con due squadre di uomini d’arme e da molti balestrieri i quali, collocatisi sull’ altra sponda del fiume  colpiscono con precisione i veneziani.  Con la vittoria Bartolomeo Colleoni continua la sua marcia per Nembro,  Alzano Lombardo, Pradalunga e Cornale che dà in preda ai soldati: il bottino ed il riscatto dei prigionieri ascendono a 6000 ducati. Gli sono pure consegnati 1500 ducati dagli abitanti di Nembro per non fare deviare il letto del fiume Serio.

Feb. apr. Venezia Milano Capitano g.le

3000 cavalli

Lombardia

Francesco Sforza gli promette in feudo Chiari e lo nomina luogotenente ducale per Bergamo. Assale il capoluogo fino ad aprile. E’ avvicinato da Andrea Morosini e dall’ amico Andrea Zulian; non sa resistere alla tentazione e ritorna definitivamente al servizio della Serenissima con il titolo di capitano generale. Gli è concessa una condotta di 3000 cavalli per due anni di ferma ed uno di rispetto, uno stipendio di 100000 ducati l’anno. Gli vengono pure promesse in feudo Trezzo sull’Adda, Mozzanica e Fontanella, già appartenenti a Luigi da San Severino. A Milano è considerato un grande traditore. Riceve il bastone del comando a Brescia. Nel contempo viene rimproverato dalle autorità della Serenissima il provveditore di Bergamo, autore del progetto del suo assassinio perpetrato a Isola della Scala nella primavera di tre anni prima.

Mag. giu. Veneto

Si reca a Venezia: è accolto a Marghera da una flottiglia di barche compresi tre bucintori; è scortato sul Canal Grande sino al monastero di San Giorgio ed a San Marco dove gli sono consegnati solennemente i segni della sua carica.

Ago. Lombardia

La Signoria gli riconosce il possesso di Martinengo, Urgnano e Cologno al Serio, Calcinate, Ghisalba, Mornico al Serio dietro il censo di due ceri, di quindici libbre ciascuno, da consegnarsi a Venezia il giorno di San Marco. Gli sono dati i beni già posseduti da Minolo de Federici, da Micheletto Attendolo, dalla moglie di costui Isabella e da altri ribelli di Bergamo e Brescia per una rendita annua di 1000 fiorini.

Nov. Capitano g.le

 

Accetta la riduzione della sua provvigione da 100000 ducati l’anno a 60000. Gli è promessa la nomina a capitano generale alla scadenza della ferma di Jacopo Piccinino.

1455
……………. Lombardia

Si offre inutilmente ai fiorentini per contrastare in Toscana l’avanzata della compagnia di Jacopo Piccinino.

Mar. Lombardia

Gli è confermata dai veneziani la nomina di capitano generale.

Mag. Lombardia

Due nobili veneziani, Giovanni Moro e Paolo Barbo, gli consegnano nella piazza grande di Brescia le insegne del comando. Negli stessi giorni i senesi richiedono il suo operato per combattere Jacopo Piccinino: i veneziani nicchiano alla sua richiesta di licenza ed i senesi provvedono in altro modo.

1456
Apr. Lombardia

Acquista all’asta il castello di Malpaga per 100 ducati.

1457
Mag. Veneto

A Venezia. Viene inscritto con i suoi famigliari al Consiglio Maggiore. Nell’occasione organizza un torneo cui sono invitati tutti i capitani. Il punto centrale delle manifestazioni è rappresentato da una battaglia di due squadre di 70 armati ciascuna, le quali combattono per impadronirsi di una bastia di legno eretta nelle prossimità del Palazzo Ducale. Bartolomeo Colleoni rientra a Malpaga.

1458
Giu. Veneto Il doge Pasquale Malipiero lo riconferma nel capitanato generale. La cerimonia si svolge a Venezia.
1460
Mag. Lombardia

Gli sono concessi la giurisdizione e gli introiti di Calcinate, di Mornico al Serio e di Ghisalba. In visita a Forlì dove è padrino di battesimo di Antonio Maria Ordelaffi.

Dic.

Il papa Pio II lo esorta a lasciare gli stipendi dei veneziani per assumere il comando delle truppe pontificie e portare la guerra a Sigismondo Pandolfo Malatesta.

1461
Gen. Lombardia

Viene a trovarlo Stefano Trevisan;  è convinto a non lasciare il servizio della Serenissima.

Giu.

Acquista numerose cavalcature per la sua compagnia alla fiera di Anversa.

1462
Mar. Lombardia

 

Dà segni di scontentezza. Viene ancora sollecitato il suo intervento nel regno di Napoli da Pio II; riceve dai veneziani un nuovo divieto e gli è rinnovata la ferma per altri sei mesi.

Nov. Lombardia Si parla di un suo possibile utilizzo come capitano generale nella guerra che oppone i veneziani contro i turchi in Morea. Analogo progetto si ripresenterà nel dicembre dell’anno successivo.
1464
Giu. Lombardia Giace ammalato a Malpaga.
Nov. Lombardia Rinnova i segnali di agitazione. Vuole essere liberato dai veneziani dalla sua condotta. Nello stesso tempo propone a Ludovico Gonzaga di passare al soldo della Serenissima.
1465
Mar. mag. Lombardia Viene esentato dai veneziani dalla presentazione annuale dei due ceri a titolo di censo, il che comporta la liberazione da ogni servitù e vassallaggio. Sempre negli stessi giorni invia a Ludovico Gonzaga un proprio emissario, Domenico Correr, per riproporre al marchese di Mantova una condotta con i veneziani.
1466
Mar. Lombardia

Alla morte di Francesco Sforza accarezza l’idea di divenire duca di Milano, specie quando la vedova Bianca Maria Visconti gli propone, oltre un grosso stipendio, il castello di Trezzo sull’Adda. Raduna soldati e connestabili e si accampa ad Orzinuovi in attesa degli eventi: i veneziani lo dissuadono da ogni azione.

……………. Lombardia

Incomincia, allora, a trescare con i fuoriusciti fiorentini, ospitati a Malpaga, i quali sperano nel suo aiuto per scacciare da Firenze Piero dei Medici. Tiene pratiche con Giberto da Correggio ed ha contatti con Giovanni d’Angiò.

Ott. Lombardia

A Crema con 200 cavalli;  vi si intrattiene con il podestà Francesco Contarini. Si reca a Brescia.

Nov. Lombardia

Si incontra ancora a Brescia con alcuni gentiluomini veneziani; passa in continuazione in rassegna i suoi uomini e riceve i fuoriusciti fiorentini a Malpaga.

Dic. Lombardia

A Natale si trova a Brescia per l’ordine e la preparazione di materiale vario da guerra.

1467
……………. Lombardia

Il Senato accetta le proposte dei fuoriusciti fiorentini e concede a bartolomeo Colleoni carta bianca per una prossima spedizione. In parte con denari propri, in parte con quello dei fuoriusciti e della Serenissima, raduna gli antichi seguaci.

Mar. apr. Veneto

Si incontra a Legnago con Alessandro Sforza ed i fiorentini; ad aprile è allestito un esercito.

Mag. Venezia Firenze Milano Napoli Lombardia  Veneto Emilia e Romagna

Esce da Brescia. Supera Valeggio sul Mincio, Villafranca di Verona e Castagnaro; entra nel ferrarese;  tocca Trecenta, Ficarolo, Bondeno ed Argenta. In tale centro si ferma a pranzo con il duca Borso d’Este. Irrompe nell’imolese ed infesta il territorio con l’aiuto di Astorre Manfredi al comando di 5000 cavalli e di 6000 fanti. Occupa i castelli di Bubano e di Bagnara di Romagna ai danni di Taddeo Manfredi; libera Mordano dall’assedio postovi dalle milizie sforzesche. Si accampa sotto Imola: respinto dai difensori, si rafforza tra Faenza, Cotignola e Castel Bolognese. Punta verso Solarolo, Faenza, Castrocaro Terme per l’avvicinarsi delle truppe ducali e di quelle di Federico da Montefeltro. Ne segue una serie di marce e di scaramucce; si allontana da Castel Guelfo di Bologna ed avanza sino a Dovadola per trasferirsi in Toscana. Nello stesso mese Renato d’Angiò gli concede il privilegio di unire al suo cognome anche quello d’Angiò, con le insegne e lo stemma della sua casata.

Giu. Romagna

Si trova tra Castel Bolognese e Faenza; tocca Cesena e Faenza.

Lug. Emilia

Tallona gli avversari. Arriva a Cantalupo Selice e depreda il contado di Medicina; si porta a Mezzolara. Lo  scontro decisivo si verifica a Molinella/Riccardina a seguito dell’ attacco di Federico da Montefeltro. Combattono dal lato di Bartolomeo Colleoni 7000 cavalli e 6000 fanti e, dalla parte degli avversari, altrettanti cavalli e 3500 fanti. Anche in tale combattimento utilizza con efficacia le spingarde. La lotta dura otto ore: in un primo momento si trova a mal partito circondato dai nemici. Interviene la cavalleria di Ercole d’Este che impedisce la sconfitta dei suoi uomini. Sul far della notte il Colleoni ed il Montefeltro si incontrano e la battaglia ha termine: l’esito dello scontro è molto incerto, anche se ai cronisti di parte fiorentina pare favorevole al Montefeltro. I morti sono moltissimi e le stime variano dai 600 ai 1400 cavalli e 500 fanti; fra i veneziani sono feriti più o meno gravemente Ercole d’Este, Marco Pio, Deifobo dell’ Anguillara, Costanzo Sforza, Silvestro da Lucino e Giovan Francesco della Mirandola.

Ago. Emilia

Si ammala al campo ed è trasportato ad Argenta; il comando viene preso da Alessandro Sforza che si trasferisce a Mordano.

Sett. Romagna

Guarito, si colloca fra Russi e Villafranca; invia Astorre Manfredi a contrastare gli avversari in Val di Lamone.

Ott. Romagna

Ai primi del mese si trova a Villafranca: fornisce all’ imperatore Federico d’Austria, diretto a Roma, un salvacondotto per l’attraversamento della Romagna. Nel contempo i suoi soldati incominciano a tumultuare e solo l’intervento del provveditore generale Girolamo Barbarigo vale a calmare gli animi: l’esercito a sua disposizione decresce a 3000 cavalli ed a 3500 fanti. Bartolomeo Colleoni finge di ripiegare e raccoglie provviste a Santa Maria in Porto fuori Ravenna.

Nov. Romagna

Bombarda la rocca di Modigliana che gli si arrende; nei giorni successivi ottiene pure Dovadola, forse grazie ad un trattato con un connestabile fiorentino.

Dic. Romagna

Assale Castrocaro Terme che bombarda per alcuni giorni dopo avervi fatto costruire attorno alcune bastie. Provvede a rafforzare la bastia di Forlì e vi si ferma con Pino Ordelaffi, Gaspare da Martinengo, Gerardo da Martinengo, Costanzo Sforza, Marco e Cola da Sermoneta con 800/900 uomini d’arme piuttosto in disordine dal punto di vista dell’ armamento.

1468
Gen. Romagna

Si allontana infermo da Forlì.

Feb.

Il papa lo convince a cedere le armi; gli è promesso uno stipendio di 100000 ducati, che gli è riconosciuto da tutti gli stati italiani per portare la guerra in Albania ai turchi (Chiesa, regno di Napoli, Venezia, ducato di Milano: 19000 fiorini a testa; Firenze: 15000; Siena: 4000; Ferrara: 3000; Mantova: 1000; Lucca: 1000).

Apr.

E’ ratificata dagli stati belligeranti la pace. Bartolomeo Colleoni restituisce Dovadola ai fiorentini, Bubano, Mordano e Bagnara di Romagna a Taddeo Manfredi.

…………….

Paolo II non riesce a fare accettare il suo lodo, con l’unica eccezione dei veneziani per la parte che riguarda la sua nomina a capitano generale. La situazione, in ogni caso, non nuoce alla sua fama: il re di Francia Luigi XI, tramite il proprio ambasciatore Ludovico Valperga, gli propone di passare al suo servizio per combattere i nobili ribelli con una condotta di 1000 cavalli e la paga di 125000 corone. Gli sono promessi il titolo di luogotenente e di governatore generale ed alcune signorie in Francia. Bartolomeo Colleoni non accetta perché il sovrano conduce una politica estera contraria a quella dei veneziani ed appoggia in Italia il duca di Milano.

Autunno Lombardia

E’ segnalato a Malpaga; i suoi uomini alloggiano nel padovano. Invia il Feracino, Guido e Zuccone da Faenza, Riccio da Visso ad acquistare cavalcature in ogni parte d’Europa.

1469
Ago. Lombardia

Cresce in Bartolomeo Colleoni il suo odio per il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, tanto che quest’ultimo invia propri emissari a Malpaga per dare fuoco alle sue stalle: la trama viene scoperta ed è aumentata la sorveglianza dei veneziani per la sua sicurezza.

1470
Mag.

Viene inscritto alla nobiltà veneta. Sempre nell’anno fa restaurare le terme di Trescore Balneario.

1471
Ott. Lombardia

Sfida a duello il giovane duca di Milano.

1472
Gen. Lombardia Offre a Taddeo Manfredi 100000 ducati in cambio della cessione di Imola a favore dei veneziani.
Mag. Lombardia

Galeazzo Maria Sforza ordisce un complotto teso ad avvelenare Bartolomeo Colleoni. Il sicario Ambrogio Vismara, un funzionario al servizio del condottiero da dieci anni, nonostante che intervenga a suo favore il marchese di Mantova Ludovico Gonzaga, è squartato a maggio e le sue membra sono esposte in varie località, a Malpaga, a Romano di Lombardia, nelle strade dei borghi vicini. Il figlio di costui, Francesco, è impiccato a Martinengo.

1473
Gen. Lombardia

Il duca di Borgogna Carlo il Temerario, che già ha concesso a Bartolomeo Colleoni di unire al nome del suo casato quello di Borgogna, gli avanza la proposta, tramite Troilo da Rossano e Guglielmo di Robertet, di divenire capitano e luogotenente generale del ducato per tre anni: gli sono offerti uno stipendio di 150000 ducati l’anno ed una condotta di 1000 uomini d’arme e di 1500 fanti. Il Colleoni firma il contratto con la speranza di potere invadere il ducato di Milano; alla fine è obbligato dai veneziani a non rispettare gli impegni presi. Il Senato gli invia Giorgio Corner che lo incontra a Malpaga; anche il duca di Borgogna ritiene opportuno abbandonare la sua offerta dopo un colloquio con l’ambasciatore della Serenissima Bernardo Bembo.

…………….

Ottiene in feudo Cavenago.

Nov. Lombardia

Si lamenta con i veneziani per la conclusione di una lega in cui è presente anche il duca di Milano.

1474
Gen. Romagna e Marche

Si ferma a Rimini dove è accolto da Roberto Malatesta; transita per Ancona con 100 cavalli ed è diretto a Loreto per un pellegrinaggio. Riceve donativi dai recanatesi.

Feb. Lombardia

La Signoria gli impone di non molestare in alcun modo lo stato milanese anche se, nel mese precedente, il duca ha cercato ancora una volta di farlo uccidere da sicari da lui fatti giustiziare.

Mar. Lombardia Ospita nel castello di Malpaga il re di Danimarca Cristiano I ed il suo numeroso seguito.
Ago. sett. Lombardia

Si ammala gravemente.

1475
Gen. feb. Lombardia e Marche

Si incontra a Cavriana con il marchese di Mantova. Si reca in pellegrinaggio a Loreto.

……………. Lombardia

Migliorano i suoi rapporti con il duca di Milano, tanto che Galeazzo Maria Sforza gli regala una mula in occasione di un suo viaggio. Da parte sua Bartolomeo Colleoni gli invia alcuni volatili.

Mag. ott. Lombardia

Restituisce ai veneziani le insegne di capitano generale inviando in due riprese a Venezia il suo cancelliere ed  otto condottieri delle sue compagnie: la Serenissima rifiuta le sue dimissioni. A settembre accetta di sottoscrivere un nuovo contratto, che sarà firmato il mese successivo non senza essere riuscito ad ottenere in feudo Cividate e San Nazzaro. A metà ottobre cade ammalato. Fa testamento.

Nov. Lombardia

Muore ai primi del mese nella sua reggia, come un patriarca, circondato da figlie, generi, nipoti e soldati. A Malpaga le campane suonano i primi rintocchi lugubri, ai quali fanno eco le salve di cannone sparate a Pontoglio, Brescia, Verona, Vicenza ed Arcole, Venezia. I suoi funerali si svolgono a Bergamo in forma solenne. E’ sepolto in tale città nella cappella Colleoni sita nella basilica di Santa Maria Maggiore. Nel gennaio 1476, nella stessa chiesa (con il completamento dell’arca destinata a custodire le sue spoglie) sono celebrate nuove esequie con orazioni di Guglielmo Pajello e Michele Carrara. Nello stesso mese i veneziani si preoccupano di fare un inventario dei suoi beni (216000 ducati in contanti ed altri beni quali gioielli, mobili armature, cavalli per un valore complessivo di mezzo milione di ducati) e di dare esecuzione al suo testamento solo in quelle parti accettate dal Collegio dei Pregadi. Nel contempo il Colleoni  rinuncia agli stipendi non ancora saldati e lascia alla Serenissima 100000 ducati per la guerra contro i turchi, i crediti da lui vantati verso il marchese di Mantova ed il duca di Ferrara (altri 10000 ducati). Per riconoscenza i veneziani gli innalzeranno un monumento equestre, opera di Andrea Verrocchio (ed ultimato da Alessandro Leopardi), non in piazza San Marco come da sue richiese, bensì nella  piazza in cui si affaccia la Scuola Grande di San Marco nel campo dei Santi Pietro e Paolo. Molto religioso, fa portare da Senigallia alla chiesa di Romano di Lombardia le ossa di Santa Maria Maddalena; a quella di Covo le reliquie di San Lazzaro. Fonda a Bergamo il “Luogo Pio della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni” voluto per fornire la dote alle fanciulle povere e legittime nate nel bergamasco. Sono garantiti 2000 ducati all’anno da distribuirsi a tale scopo. Fa ricostruire la chiesa ed il monastero dei domenicani alla Basella, nei pressi di Malpaga dove viene sepolta inizialmente, nel 1470, la figlia decenne Medea. Tale sepolcro, nel 1842, sarà trasportato nella Cappella Colleoni, da lui edificata a Bergamo alta a ridosso della basilica di Santa Maria Maggiore, opera di Giovanni Antonio Amaseo. A Martinengo fa realizzare la chiesa di Sant’Agata in stile gotico lombardo (progetto di Tonino da Lumezzane). Sempre  a Martinengo, fonda due conventi francescani, il primo (dedicato a Santa Chiara) dei frati zoccolanti, il secondo (fuori le mura, San Francesco), eretto in memoria della moglie Tisbe da Martinengo,  delle monache clarisse. Restaura la chiesa di San Pietro a Romano di Lombardia. Fa ricostruire il castello di Malpaga e quello di Solza; le pareti del primo castello sono affrescate da maestri di scuola francese e borgognana e da alcuni affreschi attribuiti al Romanino. Nelle sale del castello di Malpaga sono ospitati Borso d’Este, i figli di Francesco Sforza, il duca di Borgogna Carlo il Temerario ed il re Cristiano I di Danimarca. Fa riparare le terme di Trescore Balneario destinate ai suoi soldati feriti; migliora la rete di irrigazione facendo scavare  da Fara Olivana il canale  della  Misericordia che arriva presso Fara Gera d’Adda; ne fa costruire un altro mediante l’ampliamento delle bocche di presa del Serio (chiamato Borgogna in onore del duca Carlo il Temerario) ed i canali Curna e Coleona nelle vicinanze di Bergamo. Amico di Cola da Montano,  Mario Filelfo,  Ludovico Foscarini, Jacopo Tiraboschi, Giovanni Michele Carrara, del Pajello e di Antonio da Cornazzano (che gli dedica una biografia e scrive molte opere in latino, in italiano, in prosa ed in versi). Un disegno di Leonardo da Vinci lo rappresenta nella raccolta degli Uffizi a Firenze; ritratto da Girolamo Romanino in vari affreschi nel castello di Malpaga; di Giovan Battista Moroni (la sua effigie è ripresa da una medaglia). E’ pure ritratto a Bergamo, sotto la loggia della piazza vecchia, in una pittura raffigurante una battaglia. Renato d’Angiò gli concede la facoltà di aggiungere al suo cognome l’appellativo Angiò e gli dà come arme quello della sua casata.

  CITAZIONI

“Insigne Capitano di questi tempi.” MURATORI

“Di bell’aspetto, come fu in ogni età della sua vita, di smisurata statura, saldo e quadrato, col capo fieramente eretto sul largo collo, asciutto in volto, con gli occhi chiari, fissi e penetranti, forti il naso e le narici, grande, vigorosa e imperiosa la bocca, sporgente il labbro inferiore, in atteggiamento di prepotenza soldatesca, egli veramente sembrava impersonare il tipo classico del condottiere…Specialmente Francesco Filelfo, nell'”Oratio parentibus de divi Francisci Sphortiae Medio. ducis felicitate”, descrisse il bergamasco quale traditore, ed anzi quale traditore abituale, come nella “Oratio in funere divae virginis” Bianca Maria, vedova di Francesco Sforza, lo chiamò poi “numquam sua sorte contentus”, di insaziabile avarizia, “cui auri congerendi satis esse nil poterat”, vecchio quasi decrepito, “senem iam prope decrepitum”, e tornato malamente dalla guerra di Romagna, colla quale sembrava voler soggiogare mari e monti…Specialmente negli ultimi anni della sua vita, nel Colleoni il soldato è sopraffatto dal politico, dall’ansioso possessore e dal provvido amministratore di una immensa fortuna, dall’inquieto e deluso aspirante a una sognata signoria, sicché appunto quegli anni suoi sono scontenti. E altrettanto è certo, almeno a nostro avviso, che le considerazioni di questi vari aspetti della figura del condottiere, più che a una vita eroica, richiama a una di quelle maschie e gagliarde ma egoistiche vite italiane, che sono particolari caratteristiche del quattrocento…Egli conobbe tutte le avidità del suo tempo. Ebbe l’ardore dei sensi: e per ciò si disse di lui che fosse estremamente inclinato alle donne, anche in età avanzata..Il Colleoni ebbe pure l’avidità delle ricchezze.. Così accumulato una grande fortuna, della quale si valse per far prestiti a condottieri, a principi, come quello di Modena e quello di Mantova, e perfino a pontefici, e dalla quale poi poté avere ristorno l’erario di uno stato..Finalmente il Colleoni ebbe uno sfrenato desiderio di gloria e di grandezza, come in genere gli uomini del tempo suo: e in gran parte riuscì a sodisfarlo, ancorché..gli ultimi ani della sua vita diano l’impressione di un malinconico tramonto.” BELOTTI

“Gran conducitor di genti d’arme.” CAVALCANTI

“Princes and captains begged immortality..with antique..style bronze equestrian sculptures, such as Verrocchio’s magnificent memorial sculpture of the great venetian captain Bartolommeo Colleoni.” ARNOLD 

“A fare ombra alla fama di Colleoni era…la sua proverbiale mancanza di lealtà. Cambiava spesso fronte, smuoveva cielo e terra pur di strappare condizioni migliori per le sue condotte…La sua avidità era leggendaria. Machiavelli lo cita come primo esempio nella filippica contro la specie esecrabile dei condottieri, prima di Roberto Sanseverino e del conte di Pitigliano (Niccolò Orsini).” BOECK-TONNESMANN

“…..l’alto condottiere,/ benigno a’ suoi ed ai nemici crudo/../Stretto nel pugno il folgore di guerra,/ I fanti contro Galeazzo ei sferra,/ Tonando col mortaio e la spingarda/ Arcato il duro sopracciglio, ei guarda/ Di su la manca spalla irta di pietra; E, bronzo in bronzo, nell’arcion s’incastra.” D’ANNUNZIO

“Il Colleoni fu senza dubbio una figura eccezionale. La sua statura imponente e il suo fisico robusto costituirono un vantaggio naturale nella sua carriera militare. Sembrò che in lui si combinassero le qualità della tradizione della scuola sforzesca e di quella braccesca, ambedue caratteristiche dell’arte militare  italiana del XV secolo. Molte delle sue grandi vittorie si dovettero alla rapidità e ferocia dei suoi attacchi; eppure egli poteva, quando le circostanze lo richiedevano, rivelarsi estremamente cauto e fu sempre capace di mantenere la disciplina. Il suo contributo fondamentale fu l’enfasi che egli pose sul ruolo della fanteria, le sue compagnie includevano sempre grossi corpi di fanteria ed egli stesso preferiva marciare a piedi coi suoi uomini. Come specialista della guerra di montagna e con un senso chiaro anche se non eccezionale dell’importanza dell’artiglieria, egli fu particolarmente consapevole della crescente importanza del ruolo della fanteria sul campo di battaglia. Considerato da un punto di vista più ampio, egli fu certamente ambizioso e non abbandonò mai il desiderio di crearsi un proprio solido stato indipendente. Ma nello stesso tempo seppe adattarsi in grande misura al sistema istituzionale veneziano, divenendo il classico esempio di condottiero feudatario, installato sulla frontiera in qualità di difensore permanente dello stato. In realtà, il suo ruolo nel Bergamasco non fu tanto lontano da quello di un principe indipendente, cosicché si potrebbe affermare che egli riuscì a uscire fuori dal sistema veneziano, soprattutto nei momenti in cui Venezia si venne a trovare in difficoltà finanziarie e dovette adattarsi alla coesistenza con Milano in Lombardia.” MALLETT

“Fu temperante ne’ cibi, ma proclive all’amore ed al piacere delle donne; alto di statura e di gran forza, colorito in volto, azzurri gli occhi e nero il pelo.” MUONI

“Personaggio influente, pratico della guerra, egli godeva di una grandissima autorità nell’esercito.” GREPPI

“Huomo peritissimo nella militia.” ALBERTI

“Spertissimo dell’arte militare e illustre per fama di fortezza e di senno.” BRUTO

“In quel tempo eccellentissimo Capitan di guerra.” MARCELLO

“Si dice, ch’egli fu il primo che con barbarico costume adoperò l’artiglierie, con le quali prima si solevano battere le mura della città, in battaglia aferire i soldati, e a rompere le schiere, contra l’usanza di guerra, ch’era in Italia.” GIRALDI

“Costui diligentissimo osservatore in un grandissimo tempo della disciplina Sforzesca, et Braccesca, et con molti valorosi fatti, s’acquistò fama di valente, e animoso Capitano. ” GIOVIO

“….la nobil Brescia a gara corre/ Col tuo Bergamo illustre a forti honore,/ Sforzandosi il tuo nome a morte torre,/ E i padri Vinitiani, il cui valore/ Honora Italia, e l’empio giogo sdegna/ D’ogni straniero, e barbaro signore./ Tu l’alma lor vittoriosa insegna/ Lungo tempo reggesti in guerra invitto,/ Ond’è d’honor la tua memoria degna:/ Tal che hor di bronzo, e d’oro eterno e ritto/ Sopra cadente destrier dinanzi al Tempio/ Ricevi il guiderdone e è ben dritto./ D’haver dato di te sì chiaro essempio.” Da un sonetto in suo ricordo di A. COCCIANO raccolto dal GIOVIO

“Aveva dalla sua prima gioventù marciato sulle traccie di que’ felici soldati di fortuna, che fecero tanto rumore in Italia nel decimoquinto secolo. Nato suddito de’ duchi di Milano, sommesso poi al dominio de’ Veneziani per la conquista, ch’essi fecero di Bergamo sua patria, li servì e tradì a vicenda con l’idea di avanzare più rapidamente negli onori militari. I suoi talenti per la guerra, e il bisogno che avevasi de’ suoi servigi, impegnarono queste due potenze a rapirselo vicendevolmente.” LAUGIER

“Famoso capitano.” BROCCHI

“Celebrem rei militaris Ducem.” PICCOLOMINI

“Era Bartolomeo di persona alta, e di gran forza; il volto hebbe colorito; gli occhi azzurri, chiari, e il pelo nero.” ROSCIO

“Allora eccellente Capitano.” SABELLICO

“Famoso Capitano di quei tempi.” VIANOLI

“Militari laude insignis Venetorum imperator hinc creatus, tanta cum fide tanta constantiaque et gloria militaris disciplinae perpetuo excellit..Qui sua virtute militarique scientia, ac faelicitate tantum apud Venetis valuit, ut illum gratissimi patres patritio donarint ordine, semperque propter egregiam eius fidem in magno pretio habuerint.” EGNAZIO

“Non ti dovrà parer soverchie, o false/ Darsi lode a costui lettor gentile;/ Se guarderai dal fondamento umile,/ All’altezza de’ gradi, ov’egli salse:/ Che assai fè, e sofferì, ch’ei sudò, ed alse/ Né già si perdé in piuma, od ozio vile;/ Chi a Fortuna, ed Invidia (un par simile/ Di nimiche potenti) ancor prevalse./ Però se cavalier di livor tinto,/ L’appella Capitan del tempo antico;/ E le sue guerre un gioco d’arme finto;/ Più volte, ei può ben dir, vid’io ‘l nemico;/ E più giornate ho combattuto, e vinto; Che tu spada non hai cinto, e discinto.”                 “Dalle immondizie (per così dire) domestiche, per li gradi della propria virtù ascendendo, a tanto d’altezza ei pervenne, che presso a’ potentissimi signori Veneziani la maggioranza suprema dell’imperatoria potestà nell’armi egli ottenne..Sopra tutt’i Capitani de’ suoi tempi, di tutte le cose ad avvenire possibili, la prudenza ebbe sempre fida rivelatrice ed interprete ..Capitano d’inclito nome per tante vittorie..Fu questo Capitano adunque, né letterato molto, né eziandio senza lettere..Egli nondimeno fu de gli uomini scienziati e dotti amantissimo..Fu presso a principi e re nostrali e stranieri, in tanta opinione e credito di scienza e di potenza nell’armi, ed oltre a ciò d’incorrotta integrità e costanza che egli ne conseguì non solo i più illustri titoli ed eccellenti gradi, che né prima né poscia alcun altro mai Capitano di guerra..Egli non si dilettò gran fatto del parlare straniero: ma usando per il più la sua propria e naturale favella, fu nelle risposte e ne’ motti pronto, grave ed arguto.. Egli fu di vigoria di corpo e d’agilità e destrezza sommamente mirabile..Fu d’alta, ritta e ben compressa statura, e di proporzionata e ben rispondente unione e collegamento di membra. Fu di pellagione alquanto più al fosco che al chiaro tendente: impresso tuttavia di una carnagione sanguigna e vivace. Ebbe occhi neri nella guardatura ed acutezza del lume, penetranti e terribile. Nei lineamenti del naso e di tutta la faccia, egli rappresentava una certa viril nobiltà, accompagnata da bontà e prudenza.” SPINO

“Bartholomaeum Colemu omnium ducum aetatis nostrae facile principem..Haec profecto omnia hi praestantissimi duces Philippus Arcellas, Otto Tertius, Bracchius Perusinus, Sfortia Cotognolus, Jacobus Candolus, Franciscus Carmignolus, Nicolaus Picininus summa cum laude et gloria effecerunt, quos omnes ipse vidit, ac non solum vitae magistros elegit, verum etiam clarissimas eorum imagines ante oculos habere voluit, sed horum alius eritruit in bello, sed obsolevit in pace.” Dall’orazione funebre del PAJELLO riportata dallo SPINO

“Famoso Capitano di quella età.” TARCAGNOTA

“Uno de’ più grandi condottieri del suo tempo.” UGOLINI

“Clarum in primis et singularis opinionis ducem.” F. CONTARINI

Alla battaglia di Molinella “Qui se vedea le squadre insiem urtarse,/ Bartholomeo i suoi va confortando, s’alcun fugia, ai nemici apresentarse.” SANTI

“Clementiam et bonitatem habuit tantam, ut hoc unum illi vitio daretur a pluribus. Cum fiducia naturae ejus, nihil ulciscentis, etiam minimi in maximis illum rebus, et saepe periculo capitis, offenderint; ab ejus enim lenitate nihil magis abhorrebat, quam caedes extra praelium, et humani sanguine effusio, atque adeo numquam de inimicis, etiam quando excusatissimus saepisse potuisset, supplicium sumere laetatus est: quinimo nonnumquam illorum perfidiam, et malignitatem beneficio, ac charitate superavit..Virtutem igitur re magis quam verbo colebat, e fortitudinem consilio, magis quam peruculo ostendebat: eam tamen, ubi necessitas exigeret, habuit animositatem et robur, quam maxime omnes admirari, nulli aequa satis laudis quae aut tollere.. Tantae et peragendis in rebus fuit celeritas, et diligentiae, ut omnes nostrorum duces illi sine controversia concesseverint.” CORNAZZANO

“Celebre condottiero del secolo XV.” BOSI

“Fu certamente uno dei più famosi condottieri, affermatisi per capacità militari di tattico e di stratega, per valore personale, per fedeltà e lealtà nei riguardi di chi lo volle e lo tenne al suo servizio.” ARGIOLAS

“Quello tanto illustra huomo e al tempo suo veramente principe nella scienza dell’arte militare.” BELLAFINO

“Ille notus adhuc, et per feria, per jocos ob militarem gloriam simul et cognomenti ludum frequens in ore famae.” RIPAMONTI

“Vattene nella lombardia/ la romangnia e lla toschana/ bartolomeo cavalcha via/ la champangnia è tutta piana./ E ti parrebbe chosa istrana/ l’armeggiare in tua vechiezza/ perché in tua giovanezza/ tu non fusti mai gagliardo./ Salvalaglio è risuscitato/ tutto il mondo vuole fare tremare/ questo chapitano pregiato/ a llui si vuole assomigliare./ E ti chonverrà or altro fare/ che di gridare choglione/ perché e’ t’a preso el lione (di San Marco)/ e terratti pel ciuffetto.” Da una poesia politica raccolta da NOVATI-PELLEGRINI

“Quidem militari scientia et magnanimitate probantissimus.” PORCELLIO

“E’ il primo che, intuendo con acuta genialità militare come con l’artiglieria sia cominciata una nuova epoca nella pratica della guerra, pensa subito trarne il massimo vantaggio..Egli monta le bombarde e le spingarde su carretti mobili con le fanterie, trasformando cioé in cannone da campagna il vecchio carro da battaglia; alla battaglia di Molinella..usa con grande vantaggio dei veri e propri cannoni montati alla leggera.” MONTU’

“Magnus armorum capitaneus..Potens armorum Imperator.” RIPALTA

“Generale illustre del 15° secolo..Coleoni passava per il miglior tattico dei suoi tempi, come quegli che per primo avea fatto uso dell’artiglieria di campagna e muniti di affusti i cannoni. La sua versatilità e le depredazioni dei suoi soldati, lo resero temibile anche da coloro che serviva. Senz’aspirare ad alcuna sovranità, come tanti generali ad esso contemporaneo, intese ad accumulare tesori.” PAOLINI

“Provecta in armorum exercicio experiencia, prudencia et strenuitate informati sumus.” Da una lettera del duca di Borgogna Carlo il Temerario ad Antonio da Lignana, riportata dal SESTAN

“Soggetto molto stimato.” VERDIZZOTTI

“Illustrissimo capitano.” BROGLIO

“Nobilissimus sane Dux..Gloriae avidissimus.” FABRONIO

Figura del Colleoni da come risulta dalla statua del Verrocchio “Sous le casque Colleoni, lui, offre un facès brutal, contracté, des sourcils froncés, les narines sont tuméfiées, les veines du cou gonflées par la colère.” LABANDE

“Uno de’ suoi (Francesco Sforza) più saggi e valenti capitani.” BIFFIGNANDI

“Avea ottenuto fama di forte ed esperto in guerra.” VESI

“Celebre Capitano.” TENTORI

Con Francesco e Jacopo Piccinino “Tutti e tre capitani valentissimi.” A-VALLE

“Spertissimo dell’arte militare e illustre per fama di fortezza e di senno.” BRUTO

“Era magnifico..nutriva odio verso i malvagi e le spie, e puniva i ladri in modo esemplare. Nella tattica e nella strategia di quei tempi seppe eccellere tanto da sorprendere il nemico per la celerità delle mosse delle sue schiere e per la loro disposizione. Pretendeva la disciplina più rigorosa, indispensabile nerbo degli eserciti, e dava esempio di coraggio ai soldati che amava, tanto che tutti i suoi uomini erano entusiasti di lui ed erano sempre pronti ad ogni suo cenno.. Fu sobrio nei cibi, ma era molto lussurioso..Era dotato però di sentimenti buoni, proclive alla pietà ed era molto osservante delle pratiche religiose…Spirito bizzarro e tenace, nacque per la guerra e per la conquista..Era di carnagione bianca, sanguigno, aveva occhi grigi, vivaci e penetranti; sopracciglie molto inarcate; era di alta statura e molto aitante nella persona.” BIGNAMI

“Famous condottiere.” TREASE

“Coleonus gelidus stat Bartholomeus in centro,/ Dux Venetorum, bello invictus, pacisque magister. Aemiliam quassavit atrox: gallosque superbos/ ter cepit: tenet ossa lapis, mens sydera lustrat.” da un’epigrafe di M.A. CARRARA, riportata dal BELOTTI

“Fu vero lume d’Italia, né mancano testimonianza della sua prudenza, della umanità, della giustizia, della liberalità, dell’animo invitto, e della disciplina militare, della quale precipuamente fanno fede le sue tante vittorie, le espugnazioni di luoghi inespugnabili, la subita prontezza nelle espedizioni, e nell’eseguire tutte le fazioni della milizia, l’aver molte volte con pochissima gente fugato numerosi eserciti, di modo che possiamo a molti famosi antichi eguagliarlo.” ROCCHETTI

“Fu tra i più celebri capitani di ventura italiani del Rinascimento, epoca in cui le Signorie si affidavano a essi per abilità e preparazione, tanto da riuscire a sconfiggere spesso i più efficienti eserciti stranieri.” BEONIO BROCCHIERI

Con Niccolò Piccinino, Uguccione della Faggiuola, Castruccio Castracani, Lodrisio Visconti, Facino Cane ed il Carmagnola “Furono capi notissimi per le loro imprese.” AGOSTINI

“Il Colleoni fu certamente un personaggio degno di rappresentare il suo tempo. Nel suo animo si ritrovarono virtù e mancanze tipiche dei suoi contemporanei: egli…fu bramoso di ricchezze, avido di potere e di gloria, e fino alla più tarda età non cessò di indulgere ai vizi della carne. In più occasioni fu accusato di aver tradito chi lo aveva assunto …Ma il Colleoni fu anche un geniale stratega e un innovatore in campo militare, un tattico brillante, un padre amorevole, un uomo che si prodigò instacabilmente nella costruzione di infrastrutture e opere pubbliche.” CRISTINI-RADAELLI

“Il capitano generale era morto ed entrava nella leggenda; ci sarebbero voluti cinque secoli per ritrovarne la salma, nel 1969, con ancora intatti il bastone di comando e la spada. I suoi resti sono ora dentro il mausoleo che l’Amaseo completò due anni dopo la sua morte, nella cappella a Bergamo.” RENDINA

“Un personaggio che fu in grado di padroneggiare l’arte militare al punto di comprendere quanto il mutato spirito dei tempi enfatizzasse il ruolo delle fanterie e dell’artiglieria, due ingredienti che non mancarono mai nelle sue milizie e nelle sue tattiche. Sebbene fosse ambizioso, non abbandonando mai il desiderio di crearsi un proprio solido stato indipendente, egli seppe adattarsi al sistema istituzionale veneziano, divenendo il classico esempio di condottiero feudatario installato sulla frontiera in qualità di difensore permanente dello stato. Un pregio che la Serenissima gli riconobbe, eternandolo con una statua equestre commissionata al Verrocchio seppur riserbandogli l’ultimo oltraggio: il marmo, che il condottiero voleva eretto in piazza S. Marco, fu invece allocato nella secondaria piazzetta dei Santi Giovanni e Paolo.” STAFFA

“The last and the best of the Condottieri..The great condottiere leader.” BROWNING

“Fu probabilmente Bartolomeo Colleoni ad intuire quanto i fanti potessero essere fondamentali nella tattica di battaglia, e non solo come complemento della cavalleria. Non a caso, le fonti attribuiscono proprio a Colleoni i primi esperimenti dell’uso dell’artiglieria come armamento da campo, da usare direttamente contro i nemici e non solo contro le mura dei loro castelli..Fu per molti aspetti il modello dell’azione politica e delle capacità di governo di sé che i più grandi signori delle armi seppero mostrare all’Italia del tempo..Molti ritengono Colleoni il più grande condottiero del Quattrocento, il vero artefice di una grande sintesi tra le due scuole braccesca e sforzesca.” TANZINI

“Fu..il più grande (condottiero al servizio dei veneziani). Più abile e più leale del Carmagnola, più sagace e più sottile del Gattamelata, aveva servito sotto entrambi in Lombardia. Aveva avuto la disgrazia di nascere una generazione dopo e di avere così minori opprtunità per mettersi in luce come comandante militare.” NORWICH

“Era il condottiero più famoso del suo tempo, il capitano di ventura più celebre del Quattrocento, legato a Venezia da un lungo rapporto fatto di odio e amore. L’uomo resta diviso tra la ricerca del riconoscimento alle proprie notevoli capacità e la gratitudine che prova per la Repubblica che lo ha reso ricco.” E. e G.N. PITTALIS

“E’ veramente singolare, e quasi malinconica, la sorte di questo grande capitano che, arrivato al massimo del suo potere, è costretto ad una tormentosa inoperosità..Con Bartolomeo Colleoni si chiude praticamente un’era: l’era dei grandi capitani di ventura e con essa lo splendido Rinascimento italiano.” MONTELLA

“Secondo la leggenda popolare, Bartolomeo Colleoni era afflitto dalla patologia nota come poliorchidismo, ossia la presenza di un testicolo soprannumerario, ma non ci sono valide prove che attestino quest’anomalia, in quanto fa sempre parte del folklore popolare, come il detto attribuitogli erroneamente “Ci vogliono tre coglioni per fare la guerra”. Già nel Trecento, ben prima della nascita di Bartolomeo, lo stemma della famiglia raffigurava tre testicoli.” BIONDINI-SANGIORGIO

Sul monumento del Verrocchio compare la seguente epigrafe “Bartholomaeo Collaeono Bergomensi ob militare imperium optime gestum. S.C. Sul lato destro della sua tomba, opera dell’Amaseo, è riportata un’iscrizione riguardante la sua attività guerresca “Bartholomeus Coleonus de Andegavia virtute immortalitatem adeptus/ usque adeo in re militari fuit illustris, ut non modo tunc/ viventium gloriam longe excesserit, sed etiam posteris spem/ eum imitandi ademerit, multoties enim a diversis principibus,/ deinde ab illustrissimo venetorum senatu accepto imperio,/ tandem totius christianorum exercitus sub Paulo II pontifice/ maximo delectus fuit imperator, enim acies quatuordecim annis/ ab eius obitu, sub solo iam defuncti imperatoris tamquam/ vivi nomine militantis iussa cuiusquam alterius contempserunt.” Sul lato sinistro, vi è invece un’esplicazione delle sue opere di pace “Et in iis, quae in paces fiunt, neque principibus ipsis concessit,/ si quidem per id temporis aquas ad publicos usus derivavit,/ balnea restituit, arces aedificavit, coenobia et templa magnifice/ extruvit, splendideque dotavit, atque perpetuam in collocandis/ virginibus pauperibus pecuniam constituit. Obijt anno Domini MCCCCLXXV, quarto nonas novembris et hic iusserat sepultus est.”

 

    BIOGRAFIE SPECIFICHE

-B. Belotti. La vita di Bartolomeo Colleoni.

-A. Cornazzano. De vita et gestis Bartholomai Colei, principis bello invictissimi commentarium.

-M Frigeni. Il condottiero. Vita, avventure e battaglie di Bartolomeo Colleoni.

-P. Operti. Bartolomeo Colleoni.

-G. Rosa. Bartolomeo Colleoni da Bergamo.

-P. Spino. Istoria della vita, e fatti dell’eccellentissimo capitano di guerra Bartolomeo Colleoni.