ALBERICO DA BARBIANO Conte

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Condottieri di ventura

0150       ALBERICO DA BARBIANO  Conte. Di Barbiano o di Cunio. Signore di Lugo, Castel Bolognese, Cotignola, Dozza, Tossignano, Granarolo, Trani, Giovinazzo, Conversano, Nogarole Rocca, Montecchio Emilia. Fratello di Giovanni, padre di Ludovico da Zagonara e di Manfredo da Barbiano, genero di Guido da Polenta, suocero di Giovanni Colonna.

1349 – 1409 (aprile)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avvesario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1365
Mar. Romagna Invia propri procuratori a Forlì per prendere parte al parlamento generale, convocato nella città dall’ arcivescovo di Ravenna Petrocino, vicario del cardinale Egidio Albornoz in Romagna.
Primavera Cunio Milano Romagna

Entra in conflitto con i Visconti per il possesso di Zagonara. La disputa ha termine con l’intervento del rettore pontificio della Romagna Daniele del Carretto.

1371 Lombardia

Crea a Milano l’armatura di ferro e di acciaio.

…………….. Milano Chiesa

Milita al servizio di Bernabò Visconti. Catturato nel corso di un combattimento dai pontifici, viene riscattato dal signore di Milano.

1373
Ott. Comp. ventura Lombardia

Nel mantovano. Fa parte della “Compagnia di San Giorgio”.

1375
…………….. Venezia Genova Padova Lombardia e Veneto

A Mantova viene contattato da Stefano Balbi e passa al servizio della Serenissima contro i genovesi ed i carraresi nella guerra di Chioggia. Riceve un acconto di 8000 ducati sui 25000 richiesti come spettanza; si lascia corrompere con Pellegrino degli Adelardi dal doge di Genova Niccolò Guarco e, presto, abbandona il campo.

…………….. Chiesa Firenze

Affianca Giovanni Acuto nella guerra degli Otto Santi contro i fiorentini.

1376
Mar. Romagna

Partecipa all’ eccidio di Faenza dove vengono uccisi circa 4000 uomini.

……………..

Segue  Giovanni Acuto nelle sue scorrerie.

1377
Gen.

Costituisce una propria compagnia di 200 lance con la quale si pone al servizio del cardinale legato Roberto di Ginevra (il futuro antipapa Clemente VII).

Feb. Romagna

Entra in Cesena con la compagnia dei bretoni e prende parte ad un secondo eccidio,  nel corso del quale in tre giorni rimangono uccise 5000 persone.

…………….. Romagna

Si ferma a  Cesena con Venturino da Cremona mentre i bretoni sono costretti ad abbandonare la località.

Nov. Marche Stanzia con la sua compagnia nel territorio di Monte Giorgio.
1378
Ago. Milano Verona Veneto

Fonda nel veronese, con Francesco da Correggio e Galeazzo Pepoli, la “Compagnia di San Giorgio”, forte di 800 lance e di 700 fanti: essa è composta di soli italiani.

Dic. Venezia Genova  Padova Lombardia

Si trova a Marmirolo, nel mantovano;  si conduce per 25000 ducati per i veneziani. E’ bloccato sull’ Adige dalle forze scaligere e dalla piena del fiume: è così obbligato a desistere dal suo tentativo di unirsi con le truppe della Serenissima.

1379
Gen. Comp. ventura Bologna Veneto

Supera gli ostacoli e contrasta nel veronese con efficacia 10000 cavalli ungheri capitanati da Carlo di Durazzo. Si trasferisce nel bolognese e gli sono consegnati 2000 ducati; si sposta in Romagna.

Feb. Comp. ventura Firenze Toscana Emilia Romagna Lazio

Si unisce con Giovanni Acuto e Lucio Lando per minacciare la Toscana. I fiorentini sono obbligati a riconoscere ai venturieri 10000 fiorini; in cambio ottengono la promessa che il loro territorio non sarebbe stato molestato dai suoi uomini per diciotto mesi. Alberico da Barbiano ritorna nel bolognese con la sua compagnia di 800 lance: Bologna è costretta a concedergli la medesima somma. Rientra in Romagna.

Mar. Chiesa Antipapa Marche e Umbria

Passa agli stipendi del papa Urbano VI al fine di combattere la compagnia dei bretoni che milita per l’antipapa Clemente VII e per la regina Giovanna d’Angiò. Si reca prima nel Montefeltro presso Antonio da Montefeltro; è avvicinato dagli ambasciatori perugini che lo convincono con 2000 fiorini a non irrompere nel loro contado. Entra in Assisi per un acquedotto; nel combattimento muore Antonio da Correggio.

Apr. Lazio

I perugini gli inviano 2000 fanti. Sconfigge Giovanni di Maléstroit in un primo scontro a Carpineto Romano. Occupa saldamente Roma, assedia Castel Sant’ Angelo.  A fine mese si svolge a Marino, nella Valle dei Morti, la battaglia decisiva contro la compagnia dei bretoni comandata dal    Maléstroit, da Luigi di Montjoie e da Bernardo della Sala. Dispone l’esercito in due squadroni, di cui uno comandato da lui e l’altro da Galeazzo Pepoli. Gli avversari si suddividono invece in tre schiere. La prima linea bretone ha ragione sulla sua squadra; essa si infrange, tuttavia, contro la sua seconda squadra rafforzata dai fanti romani e da numerosi balestrieri. Alberico da Barbiano conduce i suoi all’ attacco ed ottiene una rapida vittoria contro la seconda schiera bretone; il confronto con la terza, infine, è lungo e si risolve a favore dei pontifici solo a sera (dopo cinque ore) quando una piccola riserva di cavalleria pesante riesce a colpire gli avversari sui fianchi.  Nel combattimento sono catturati  Bernardo della Sala e Luigi di Montjoie con 1200 cavalli; i capitani avversari sono tutti condotti a Roma. Entra nella città e vi è accolto in trionfo; dopo pochi giorni gli si arrende anche Castel Sant’ Angelo. Alberico da Barbiano, con Galeazzo Pepoli, è armato dal papa cavaliere di Cristo con Galeazzo  Pepoli;   gli è donata un’insegna nella quale è dipinta una croce rossa con la dicitura LI-IT-AB-EXT  “Italia liberata dai barbari” che diviene motto della sua famiglia e parte dello stemma del suo casato.

Mag. Lazio

Santa Caterina da Siena gli invia una lettera affinché continui a militare a favore del papa Urbano VI.

Estate Lazio ed Umbria

Recupera in Roma Castel Sant’ Angelo;  affianca il cardinale di Vercelli Giovanni  Fieschi ed attacca in Viterbo il prefetto Giovanni di Vico. Pone il campo in tre luoghi diversi senza darsi alcun pensiero della città e del suo presidio. I suoi uomini schivano ogni contatto con gli avversari per dare il guasto ai vigneti e per distruggere le messi già mature; predano uomini ed animali desolando tutte le proprietà e le abitazioni del contado. Dopo due mesi di scorrerie Alberico da Barbiano lascia l’assedio per trasferirsi con il legato, il cardinale Giovanni Fieschi, a Montefiascone ed a Orvieto al fine di togliere tale rocca a Rinaldo Orsini. Con Ugolino da Montemarte (1200 cavalli e 200 fanti) penetra nel Chiugi ai danni dei perugini e nel ducato di Spoleto. Si accampa, infine, ad Anagni e costringe le truppe dell’ antipapa a ritirarsi nel regno di Napoli.

…………….. Durazzo Romagna

Rientra in Romagna  con Guglielmo Ferrebach.  E’ assoldato da Giannozzo da Salerno per conto di Carlo di Durazzo.

1380
Feb. Comp. ventura Perugia Siena Pisa Toscana

Si spinge in Toscana con la propria compagnia e la “Compagnia dell’Uncino” di Villanuccio da Villafranca, oltre a numerosi fuoriusciti ed un folto stuolo di ungheri (Pietro Cornwald) e di tedeschi (Guglielmo Ferrebach). Minaccia i perugini che hanno inviato truppe in soccorso ai fiorentini: chiede così in prestito al comune di Perugia 2000 fiorini  accontentandosi del versamento della metà. Giunge nel senese;  è ora avvicinato dai fiorentini che gli ricordano i suoi impegni dell’anno precedente. I pisani gli riconoscono 10000 fiorini.

Mar. Comp. ventura Firenze Toscana

Spinto dai fuoriusciti entra in Val di Strona: poiché in Firenze, contrariamente alle aspettative, non si verifica alcun disordine colloca il suo campo in più posti tra Staggia e Colle di Val d’Elsa, a Poggibonsi, a Tavernelle Val di Pesa.  Incomincia a derubare gli abitanti, a bruciare le case, a prendere prigionieri.

Apr. Toscana

Tocca Carcheri, Quaranta, Malmantile. Viene fronteggiato da Lucio Lando, da Giovanni Acuto e da Everardo Lando che lo sconfiggono a Malmantile  facendo prigioniero il fratello Giovanni con più di 200 uomini. Lascia allora il contado di Empoli e ritorna in Val d’Elsa.

Mag. Comp. ventura

 

Orvieto

Lucca

 

 

Antipapa

Toscana e Umbria

Si riconcilia con senesi e fiorentini, che gli consegnano 40000 fiorini (10000 i primi e 30000 i secondi): da parte sua promette di non depredare i loro territori per nove mesi. Avuti 10000 fiorini anche dai lucchesi (dopo averne  richiesti 20000) prende la strada della Maremma. A fine mese si trova a San Giuliano, presso Orvieto, per venire in soccorso di Ugolotto Biancardo, assediato dagli avversari nella rocca. Alberico da Barbiano giunge in ritardo, per cui la fortezza cade nelle mani di Rinaldo Orsini e della compagnia dei bretoni. Di conseguenza, la fazione dei mercorini è scacciata da Orvieto da quella dei muffati o beffati. Il Barbiano protegge gli esuli con i suoi uomini fino al fiume Paglia,  proseguendo da qui per la sua strada.

Giu. Durazzo Napoli Marche e Lazio

Promette a Rodolfo da Varano di non molestare le sue terre per quindici mesi in cambio di 5000 fiorini. Con Guglielmo Ferrebach raggiunge a Fano Carlo di Durazzo e lo segue nel regno di Napoli contro le truppe di Giovanna d’Angiò: gli abitanti di Fano consegnano ai due capitani 300 ducati per preservare dal saccheggio il loro contado. Successivamente marcia verso il regno; devasta le terre controllate dall’abbazia di Montecassino; mette a sacco San Vittore del Lazio e San Pietro.

Lug. Campania

A Napoli, prende parte alla battaglia di Porta Capuana in cui viene battuto Ottone di Brunswick.

……………… Romagna Si sposa con Beatrice da Polenta, figlia di Guido.
1381
Gen. Comp. ventura Firenze Siena Toscana e Umbria

Staziona a Poggibonsi con Villanuccio da Villafranca.  I senesi raccolgono numerose truppe per contrastare una sua possibile incursione. preferisce dirigersi verso Perugia.

Sett. Napoli Umbria

Si trova a Todi allorché Arezzo si ribella a Carlo di Durazzo ad opera della fazione ghibellina, dei Tarlati e degli Ubertini.

Nov. Comp. ventura Arezzo Umbria e Toscana

Si incontra a Ponte San Giovanni con Meo Bostoli ed è invitato in Perugia ad un pranzo suntuoso con tutti i suoi ufficiali. A metà mese punta su Arezzo con 1200 cavalli. Giunto a Castiglion Fiorentino, invia nella città in avanscoperta 300 cavalli, entra per la Porta di Sant’Alberto (controllata dai durazzeschi) e da qui irrompe nella città con il favore dei Bostoli. Arezzo viene messa a sacco;  non sono risparmiate neppure le case dei guelfi. Alberico da Barbiano chiede  inutilmente al governatore durazzesco Giacomo Caracciolo la consegna della cittadella e della rocca; le fortezze gli vengono rifiutate. Il viceré chiama in suo aiuto dallo spoletino la “Compagnia dell’ Uncino” di Villanuccio da Villafranca.

Dic. Comp. ventura Siena Toscana

Sempre con Villanuccio da Villafranca forma una compagnia di 1000 lance, di molti fanti e balestrieri; insieme i due condottieri scorrono il senese fino ad Asciano.

1382
Gen. Comp. ventura Firenze

 

 

 

 

Toscana

Razzia bestiame e fa prigionieri al Sambuco ed a Tavernelle Val di Pesa. Gli si oppone Giovanni Acuto con 800 lance, 200 balestrieri e 600 fanti, che si colloca a San Casciano in Val di Pesa, tallona Alberico da Barbiano e Villanuccio da Villafranca senza attaccarli  consentendo loro di rientrare in Arezzo senza problemi.

Feb. Comp. ventura Lucca Siena Toscana

Minaccia il lucchese con Villanuccio da Villafranca. I senesi riconoscono alla compagnia 10000 fiorini (costo complessivo per il comune, comprese alcune regalie, 10153 fiorini).

Mar. Comp. ventura Arezzo Cortona Umbria e Toscana

A Perugia i lucchesi  consegnano ai due capitani 5000 fiorini dietro la promessa di non essere molestati nel loro territorio per un anno. E’ richiamato da Giacomo Caracciolo ad Arezzo per opporsi ai ghibellini; Alberico da Barbiano si accorda, viceversa, con Marco da Pietramala ed aiuta i membri della fazione di quest’ultimo a rientrare nella città. Per tale motivo entra in urto con Villanuccio da Villafranca. Taglieggia Cortona;  estorce a tale comune più di 500 fiorini.

Mag. Comp. ventura Perugia Toscana e Umbria

Per tacitarlo nelle sue pretese Firenze e Siena assegnano a lui ed a Villanuccio da Villafranca 30000 fiorini (10000 i senesi) in cambio dell’usuale vincolo di non danneggiare i territori delle due repubbliche per diciotto mesi come compagnia e di quindici mesi come soldati singoli. Il Villafranca si allontana dalla Toscana mentre Alberico da Barbiano si ferma con i suoi uomini fra  Castelfiorentino ed il perugino. Entra nel contado di Assisi e reclama dai perugini 3400 fiorini a fronte di paghe pregresse; gliene sono consegnati 3500 affinché abbandoni l’assisate.

Giu. Napoli Angiò Toscana Romagna

L’arrivo di Luigi d’Angiò, giunto dalla Francia con 15000 cavalli e 3500 balestrieri per togliere a Carlo di Durazzo il regno di Napoli, fa spostare il suo campo d’azione, lo costringe a lasciare Arezzo ed a spostarsi in Romagna con 3000 cavalli.

Ago. Romagna

Difende Forlì e Cesena dagli attacchi nemici; sconfigge e cattura nei pressi di Bertinoro Luigi di Montjoie; fallisce, al contrario, il suo tentativo di distruggere nel forlivese i depositi di foraggio degli avversari.

Sett. Romagna e Marche

I francesi vincono le sue linee di resistenza e penetrano nel regno di Napoli. Si sposta anch’egli in tale territorio.  Nell’ attraversare il  contado di Ascoli Piceno viene contattato da un certo Cavallino affinché conduca un assalto ai danni di Ancona.

……………… Campania

Porta avanti con Giovanni Acuto nel regno di Napoli una campagna sostanzialmente fiacca.

1383 Abruzzi

Entra in L’Aquila nei primi mesi dell’anno.

1384
Feb. E’ segnalato alla rassegna indetta da Carlo di Durazzo.
Mar.apr. Campania e Puglia

Gli angioini sconfiggono i durazzeschi a Campobasso ed entrano in Napoli. Data la superiorità numerica degli avversari suggerisce una tattica temporeggiatrice in attesa della disgregazione delle loro forze prive di adeguate linee di vettovagliamento. Raggiunge  Barletta e vi si ferma alcuni mesi. Carlo di Durazzo sfida a duello Luigi d’Angiò. Muore all’improvviso Amedeo di Savoia, il Conte Verde; la sua scomparsa segna la partenza dal campo delle milizie sabaude. Un mese dopo la morte del conte di Savoia i durazzeschi si scontrano con gli angioini nelle gole di Pietracatella (Campobasso). L’esito è ora incerto; numerose sono le perdite d’ambo le parti.

Giu. Gran Connestabile Puglia

Viene investito dell’incarico di Gran Connestabile del regno a seguito della morte di Giannozzo da Salerno.

…………….. Abruzzi e Puglia

Ottiene in pegno le rendite della città di Trani e di Giovinazzo allorché la “Compagnia di San Giorgio” entra in agitazione presso Pescara per il ritardo delle paghe.

Sett. Puglia

Batte i francesi sotto le mura di Bari in un combattimento in cui gli sono uccise due cavalcature e riporta cinque ferite. Assedia nel capoluogo Luigi d’Angiò: invano quest’ ultimo cerca di farselo amico con lusinghe e promesse.

Ott. Puglia

Si scontra ancora con gli avversari tra Barletta e Bari; Luigi d’Angiò muore dopo pochi giorni a Bisceglie per cinque ferite riportate in tale combattimento. Alberico da Barbiano fa molti prigionieri, dei quali alcuni sono uccisi. Assedia Bari.

1385
Feb. Napoli Chiesa Romagna Marche e Campania

Lascia la Romagna con Azzo da Castello allo scoppio del conflitto tra il re di Napoli ed il papa Urbano VI; attraversa il territorio di Fano e la marca d’ Ancona con il gonfaloniere di Bologna Ramberto Bacilieri;  assedia, per più mesi con l’abate di Montecassino Pietro de Tartaris il pontefice in Nocera. Carlo di Durazzo promette un premio di 10000 fiorni per la cattura di Urbano VI.

Lug. Campania

Raimondo Orsini del Balzo e Tommaso da San Severino assalgono con 3000 cavalli le truppe sue e quelle di Villanuccio da Villafranca  rompendo l’assedio di Nocera. Il pontefice può così abbandonare la località e riparare, secondo le fonti, a Capo Palinuro, o nelle foci del Sele vicino a Salerno, o addirittura nelle spiagge fra Trani e Barletta dove si potrà imbarcare in alcune galee genovesi  mettendosi in tal modo in salvo.

…………….. Campania

Alberico da Barbiano occupa Nocera;  vi cattura il nipote del pontefice Francesco Prignano le cui ambizioni sono state causa della guerra.

Sett. Puglia e Ungheria

Lascia il campo con Villanuccio da Villafranca ed il conte di Alife; si imbarca con i suoi uomini a Barletta su 4 galee per accompagnare in Ungheria il re di Napoli.

1386
Gen.

In Italia a seguito dell’ uccisione di Carlo di Durazzo ad opera dei baroni ungheresi.

Apr.  Cunio Bologna Romagna

Si dirige a Ferrara con 200 cavalli per soccorrere il fratello Giovanni dalle insidie dei bolognesi: la sua presenza induce costoro a miti consigli. Si reca a Bologna.

……………… Napoli Angiò Campania

Combatte a favore di Ladislao d’Angiò, figlio di Carlo di Durazzo.

……………… Campania

Disperde a Montecorvino, nel salernitano, il conte di Venosa Venceslao da San Severino. Per la vittoria viene nuovamente investito di Trani e di Giovinazzo.

1387
Apr. Campania

E’ presente ad un atto di concessione feudale con altri dignitari del regno quali il Gran Giustiziere Carlo Ruffo di Calabria, Luigi da Capua, Roberto Orsini, Luigi di Gesualdo e Francesco Dentice. Viene chiamato a Napoli con Federico di Brunforte  dalla regina madre Margherita  d’Angiò; giunge con 2 galee ed una galeotta genovesi; si addentra nella città ed in piazza delle Corregge viene sconfitto dagli abitanti che si sono ribellati ai durazzeschi. Sono poste a sacco le case dei cortigiani, in particolare quella del Gran Giustiziere; sono liberati i prigionieri dalle carceri e date alle fiamme tutte le carte riguardanti i processi conservati nel tribunale della Vicaria.

Sett.  nov.

 

Campania

 

Si ferma ad Aversa con 300 cavalli e ne depreda il territorio. Si scontra con Tommaso da San Severino ed Ottone di Brunswick. Inferiore di forze è obbligato a rientrare nei suoi possedimenti in Puglia.

1388
Gen. Campania

Con Ottone di Brunswick, passato nel frattempo dal campo angioino a quello durazzesco, e Giovanni Acuto lascia Aversa (4000 cavalli e 500 fanti)  per venire in soccorso dei difensori di Castel Capuano in Napoli.

Feb. Campania

Luigi di Montjoie esce a sua volta da da Napoli con 1600 cavalli e sconfigge i tre condottieri.

Apr. Puglia

Alla caduta di Castel Capuano in potere degli avversari fa ritorno ai suoi possedimenti pugliesi.

1389 Gran Connestabile

 

E’ riconfermato nella carica di Gran Connestabile.

1390
………………

E’ nominato viceré della Calabria. Gli sono confermate una volta di più Trani e Giovinazzo.

Sett. E’ considerato fra i più stretti collaboratori di Ladislao d’Angiò con il conte di Nola e Soleto Nicola Orsini, Benedetto Acciaiuoli, il maresciallo del regno Francesco Dentice, il capitano delle galee, il genovese Baldassarre Spinola e Pieretto de Andreis.
Ott. Chiesa Angiò 600 cavalli Puglia ed Emilia

Si allontana dalla Puglia e si reca a Bologna; passa agli stipendi del papa Bonifacio IX per combattere le truppe di Luigi d’Angiò.

1391
Gen. feb. Sono confermate dalla corte alcune donazioni, da lui effettuate a favore di alcuni seguaci del partito durazzesco a valere su beni di ribelli.
1392
Mar. Campania e Puglia

Prende la via di Campobasso e si dirige verso la Capitanata; a San Bartolomeo in Galdo si collega con Ottone di Brunswick e subito dopo  con Cecco dal Borgo.

Apr. Puglia

E’ affrontato, all’alba, ad Ascoli Satriano, da Tommaso da San Severino (5000 fanti e 2000 cavalli) che lo coglie di sorpresa con i suoi uomini dopo avere marciato per ventiquattro ore dal fiume Bradano ed avere percorso settanta miglia. Fatto prigioniero senza che i suoi soldati abbiano avuto la possibilità di armarsi, per ottenere la libertà deve pagare una taglia di 30000 fiorini e promettere di non militare contro i San Severino per dieci anni.  Gran Connestabile diviene ora Luigi da Capua.

Sett.

Riprende la guerra nel regno di Napoli e gli è affidato il comando delle truppe italiane. Con Guglielmo Ferrebach vende la terra di Pescara per 16000 ducati ai fratelli Napoleone Orsini, gran logoteta e protonotario del regno, e Nicola Orsini, consigliere e ciambellano. La vendita è ratificata da Ladislao d’Angiò.

Ott. Gran Connestabile

 

Ottiene la riconferma nell’ incarico di Gran Connestabile.

1393
Apr. Abruzzi Su indicazione del sovrano, con il maresciallo del regno Francesco Dentice, vende per 35000 ducati ad Antonio Acquaviva, conte di San Flaviano, le città di Teramo ed Atri. La stipula dell’atto avviene nel palazzo vescovile di Teramo.
Mag. Campania ed Abruzzi

Con Cecco dal Borgo ed Onofrio Pesce (3600 cavalli) soccorre in Capua Giovanni da Fabriano; Luigi di Montjoie è costretto a levare l’assedio dalla località. Alberico da Barbiano si sposta, in un secondo momento, a Gaeta.

Lug. Lazio e Abruzzi

Si accampa a Traietto (Minturno) alla foce del Garigliano con 3000 cavalli e 1600 fanti assieme con Cecco dal Borgo e Cristoforo Gaetani. Dopo un consiglio di guerra tenutosi a Gaeta con Ladislao d’Angiò, viene presa la decisione di attaccare L’Aquila. Per strada sottomette alla causa regia i conti di Sora e di Alvito, entra negli Abruzzi per il contado di Celano e sconfigge Rinaldo Orsini.

……………… Puglia

Viene a discordia con i veneziani, che si sono stanziati a Trani, e cerca di ritoccare a suo favore i loro privilegi.

1394
………………

La flotta della Serenissima lo obbliga ad addivenire ad un accordo che verrà rinnovato nel 1398 e nel 1401.

Mag. Toscana Marche ed Emilia Transita per Firenze con 400 lance: è diretto verso la Lombardia. I fiorentini lo contattano per averlo ai loro stipendi. Ad Ancona si incontra con l’ambasciatore Donato Acciaiuoli: gli sono offerti una condotta di sei mesi (o, più lunga, a sua scelta) ed uno stipendio mensile di 500 fiorini. Si ferma a Bologna per discutere del possibile accordo.
……………… Milano Capitano g.le 100 lance

Si conduce agli stipendi di Gian Galeazzo Visconti, che già lo ha aiutato nel raccogliere il denaro per pagamento del suo riscatto ai San Severino; gli sono donate molte terre, fra le quali Nogarole Rocca nel veronese e Montecchio Emilia nel reggiano.

1395
Gen. Milano Lucca Toscana

Si muove attorno a Lucca con 5000 cavalli e ne infesta il territorio.

Mar. Milano Firenze Toscana

Raggiunge Ponte a Signa e scorre a Pozzolatico sotto le mura di Firenze.

Sett. Lombardia

A Milano per l’incoronazione a duca di Gian Galeazzo Visconti da parte dell’imperatore Venceslao di Boemia.

1396
Giu. Milano Firenze  Lucca Toscana

Si trasferisce con 6000 cavalli in Toscana per soccorrervi il signore di Pisa Jacopo d’Appiano. Con il fratello Giovanni costringe Bartolomeo Boccanera ad abbandonare il pisano ed a rientrare nel fiorentino. Irrompe a sua volta nel fiorentino senza incontrarvi resistenza; tocca il senese e da qui punta direttamente su Firenze. Conduce le prede nel senese;  non gli viene dato dalle autorità il permesso di toccare il capoluogo; si dirige in Val di Chiana verso Montepulciano e da lì nell’ aretino, sempre saccheggiando i territori per dove transita.

Dic. Toscana

Entra in Pisa con il tesoriere del Visconti Niccolò Diversi (300 lance e 200 balestrieri); alloggia nell’ arcivescovado e con la sua presenza induce ancora Bartolomeo Boccanera ad abbandonare il contado.

1397
Gen. Milano Firenze Umbria e Toscana

Apparentemente sotto la veste di condottiero di ventura si avvia in Umbria con   Luca di Canale, Paolo Orsini, Giovanni da Barbiano, Paolo Savelli, Ottobono Terzi e Ceccolo Broglia. Attraversa il territorio di Città di Castello, perviene a Monterchi e scende nell’ aretino dove è raggiunto  da Bartolomeo da Pietramala.

Feb. Toscana Romagna

Con lui si unisce pure Ceccolino dei Michelotti; Alberico da Barbiano si ferma a Cesena nell’ attesa che si ribelli ai fiorentini San Miniato ad opera di Benedetto Mangiadori.

Mar. Toscana

Si muove verso San Miniato;  per strada, si imbatte in una compagnia di fiorentini che stanno inseguendo i fuoriusciti in fuga dalla stessa città  perché la congiura di Benedetto  Mangiadori è stata scoperta. Raccoglie allora presso Siena 4000 cavalli e numerosissimi fanti, di cui molti sono fuoriusciti, e con Paolo Orsini e Paolo Savelli conduce una scorreria fin sotto le porte di Firenze.

Apr. mag. Comp. ventura

 

Cortona

 

Umbria e Toscana

Deve rimanere inattivo per due mesi in Val di Chiana per la mancanza di denaro. Ciò non gli impedisce di scorrere nei territori circostanti. Entra nel perugino e Biordo dei Michelotti, in cambio di 10000 fiorini, lo convince a depredare il volterrano ai danni di Uguccione Casali. I suoi uomini assalgono Borghetto ma non riescono ad impadronirsene; avanzano allora su Melello dove sono sconfitti e messi in fuga fino al Torrione della Croce dalle milizie di Volterra.

Giu. Milano Firenze Toscana e Umbria

Riceve il denaro da Gian Galeazzo Visconti, colloca il campo a Staggia con l’obiettivo di espugnare il castello di Rincine in Val di Sieve. Respinto dopo alcuni sanguinosi assalti, è bloccato tra l’Arbia e Staggia dall’azione di Bernardo della Serra che lo tallona da vicino  chiudendogli tutti i passi. Alberico da Barbiano ricorre all’astuzia: minaccia Arezzo in modo che ogni sforzo di Bernardo della Serra si volga da quel lato; nella realtà  irrompe nel Chianti, attraversa la Val di Greve, mette a sacco un castello (difeso da 100 uomini) appartenente a Giampaolo da Panzano;  per Mercatale Valdarno (data alle fiamme) sfocia nel Valdarno Inferiore che trova impreparato alla sua scorreria. Porta la desolazione in tale territorio per dieci giorni. Di seguito attacca nel perugino Biordo dei Michelotti .

Lug. Toscana

Ritorna con il bottino nel senese; il campo fiorentino è sconvolto da gravi disordini conseguenti alla decapitazione di Bartolomeo Boccanera su ordine di Bernardo della Serra. Alberico da Barbiano ne approfitta per invadere nuovamente il fiorentino dalla parte del Chianti; lo occupa e dà alle fiamme Castellina in Chianti; si accampa a Certosa, nei pressi del capoluogo, e da qui dà alle fiamme numerose abitazioni   riempiendo di terrore tutti i paesi circonvicini. Oltre le prede cattura più di 500 uomini d’arme nemici: i prigionieri, il bestiame razziato e tutto ciò che è stato depredato viene condotto in Val di Pesa. Ritorna sotto Firenze a Santa Maria d’Impruneta, si attenda a Pozzolatico nella confluenza dell’Ema con il Greve. Dopo nuovi guasti a  Giogoli, Galluzzo, Marignolle e Soffiano  punta verso Pisa. Attraversa l’Arno, si accampa a   Lastra a Signa; invia i propri saccomanni sino a San Gaggio; sono bruciati i raccolti a Colombaia ed a San Sepolcro dai fuoriusciti fiorentini, da quelli pisani e da Giovanni da Barbiano. Assedia per due giorni il castello di Ponte a Signa difeso da Tommaso Rucellai. Vi perde sotto le mura molti uomini fra morti e feriti; gli avversari respingono i viscontei e si impadroniscono dello stendardo di Alberico da Barbiano e di quello di Ceccolo Broglia. Nella fortezza, da ultimo, entrano superando le sue linee alcuni fanti e Fabrizio da Perugia con 25 cavalli. Il Barbiano riprende il cammino per San Casciano e Siena a causa della mancanza di foraggio per la sua cavalleria, di ferri per le cavalcature e di altre necessità. Durante la ritirata sono rapite due donne, figlie di Ghiandone Machiavelli, rinchiusesi in una torre a Sant’Andrea in Percussina: una è fatta prigioniera dal fratello Giovanni e la seconda dal nipote Conselice. A tutto ciò segue una nuova incursione nel fiorentino a Colle di Val d’Elsa, a San Gimignano ed in altre località: gli  avversari non si fanno però trovare impreparati. Il Barbiano è fronteggiato con decisione da Bernardo della Serra le cui file si sono ingrossate mentre nell’esercito milanese si contano numerose defezioni. A mal partito per la strettezza dei luoghi che gli ostacolano ogni manovra, invia in avanscoperta 250 cavalli dei saccomanni. Costoro  sono inseguiti dai nemici che, in tal modo, gli lasciano il campo libero: il Barbiano può allora muoversi indisturbato per un’altra strada con il resto delle truppe, i prigionieri ed il bottino.  Nel proseguio della campagna respinge i lucchesi a Vicopisano.

Ago. Toscana

Colloca i suoi alloggiamenti a Pisa con 5000 cavalli; fallisce un suo tentativo di recuperare il castello di San Gervasio nei cui pressi si è posto in agguato Giovanni del Boneca con 500 fanti ed alcuni cavalli. Distribuisce i suoi uomini tra Ponsacco, in Val d’Elsa, al Fosso Armonico ed a Santa Maria del Monte. Decide anche di assalire Bernardo della Serra;  il suo tentativo viene respinto dagli arcieri fiorentini.

Sett. Toscana   Lombardia

E’ richiamato in Lombardia da Gian Galeazzo Visconti per collegarsi nel mantovano con Jacopo dal Verme. Si allontana dalla Toscana con 1000 lance; ne lascia 300 con Paolo Savelli alla guardia di Pisa ed altrettante a Siena con Ceccolo Broglia.

Ott. Lombardia

Si spinge nel serraglio di Mantova;  con Jacopo dal Verme sconfigge a Borgoforte gli avversari.

……………… Lombardia

Si avvicina a Mantova distruggendo le opere difensive del serraglio. Il sopraggiungere del freddo ed il cattivo tempo lo portano a fermarsi a Marcaria.

1398
……………… Lombardia

E’ pronto all’attacco finale a Mantova; Gian Galeazzo Visconti si accorda, viceversa, con Francesco Gonzaga ed il conflitto ha termine.

Mag. Emilia

Licenziato, attraversa il bolognese e si dirige verso il regno di Napoli.

……………… Napoli Angiò Campania

Affronta un’ultima volta le truppe angioine; si accampa ad Afragola, assedia Napoli ed obbliga i difensori ad arrendersi.

1399
Sett.

Il fratello Giovanni è giustiziato dai bolognesi su istigazione del signore di Faenza Astorre Manfredi. Alberico da Barbiano abbandona il regno di Napoli per vendicarsi di tale fatto.

Ott. Romagna

Attraversa il territorio di Fano e prosegue per Rimini.

………………  Cunio Faenza Romagna

Attacca Faenza.

1400
Giu. Romagna

Conduce un’accanita guerra nel faentino; ne dà alle fiamme i raccolti ed ha numerose scaramucce con gli avversari. Astorre Manfredi, inferiore di forze, evita ogni occasione di battaglia campale.

Ago. Romagna

Si impadronisce del castello di Fusignano.

……………… Romagna

Assedia Faenza con Pino Ordelaffi e tiene la città bloccata con due bastie.

……………… Puglia

Viene segnalato nei suoi possedimenti in Puglia.

1401
Mar.  Cunio Faenza Romagna

Di ritorno dalla Puglia si allea con il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio per combattere ancora Astorre Manfredi. Il Bentivoglio si accorda, al contrario, con l’avversario: il condottiero è in tal modo costretto a levare l’assedio da Faenza che stava per concludersi positivamente.

Apr.  Cunio Bologna Emilia

Mosso dall’ira, invade il bolognese; tocca Quaderna, Varignana, Medicina; varca  l’Idice e spinge le sue scorrerie fino a San Lazzaro di Savena. Prigionieri e bestiame razziato sono condotti a Barbiano; a tutti i prigionieri (400 uomini) è imposto il pagamento di una taglia. Il bottino è valutato in 60000 fiorini.

Mag. Milano Lombardia

Richiamato in Lombardia da Gian Galeazzo Visconti, lo raggiunge a Pavia.

Giu. Milano Bologna Romagna

Cavalca nel bolognese con Ottobono Terzi e ritorna con le prede a Barbiano.

Lug. Emilia e Veneto

Giunge sull’Idice e sfida Giovanni Bentivoglio; questultimo esce da Strada Maggiore e lo invita ad entrare in Bologna. Avuto in ostaggio un figlio del signore della città, vi si reca e vi trascorre la notte. Prende accordi con il Bentivoglio; ricevuti 30000 ducati per le competenze a lui dovute per la guerra di Faenza ed il mancato acquisto di Granarolo come da intese precedenti, si dirige a Verona.

Sett. Milano Firenze Impero Lombardia

Raggiunge Brescia per contrastare con Jacopo dal Verme, Carlo Malatesta, Pandolfo Malatesta, Facino Cane ed Ottobono Terzi (4500 lance tutte italiane) le truppe dell’imperatore Roberto di Baviera, chiamato in Italia da fiorentini e dai carraresi.

Ott. Lombardia

Sconfigge a Nave i tedeschi comandati da Francesco Novello da Carrara (16000 cavalli e 500 fanti).

Dic. Milano Bologna Emilia e Romagna

Lascia il modenese e riprende le ostilità con Giovanni Bentivoglio; attraversa il Reno e per una settimana depreda orrendamente tutto il territorio fra San Giovanni in Persiceto, Cento, Altedo, Granarolo, Cazzano, Riccardina e Medicina. Sbaraglia i bolognesi a Porta Mascarella e fa decapitare Niccolò da San Piero perché colpevole di spionaggio. Colloca il campo a San Niccolò con 1800 cavalli, tocca San Prospero ed ottiene Dozza per trattato. Libera i due capitani che ne sono alla guardia, Bennolo Papazzoni e Marco Cattani: Giovanni Bentivoglio fa subito impiccare il primo, mentre il secondo riesce a fuggire a Rimini. Alberico da Barbiano fornisce di 200 fanti la rocca per la guardia della località e raduna tutti i fuoriusciti ed i nemici del Bentivoglio nei suoi castelli di Barbiano e di Lugo in Romagna.

1402
Gen. Emilia

Giunge ad Altedo con 500 lance; è qui raggiunto da altre schiere condotte da Marcoardo dalla Rocca e dai fuoriusciti guidati da Bonifacio e Nanne Gozzadini. Ottiene per  trattato molti castelli di confine quali Pieve di Cento, Massumatico, San Prospero, Galliera e Vergato.

Feb. Emilia

Si ribella a Giovanni Bentivoglio anche San Giovanni in Persiceto; Alberico da Barbiano si presenta all’ improvviso davanti alla Porta delle Lame ed a Porta Galliera a Bologna ed ha una scaramuccia con i provvigionati dell’ avversario. Viene sconfitto a Massumatico da Fuzzolino Tedesco, dallo Scorpione, dal Tartaglia, da Lancillotto Beccaria e da Muzio Attendolo Sforza. Fra i suoi sono catturati più di 1000 uomini con diversi condottieri quali Alberto Pio, Gherardo Rangoni e Marco da Pisa. Per la vittoria Giovanni Bentivoglio si reca alla Madonna del Santo Monte, fuori Porta San Mammolo sul monte di San Paolo lasciandovi i trofei conquistati nel campo.

……………… Milano Bologna Firenze Emilia

Si ammala;  tale fatto dà l’opportunità a Giovanni Bentivoglio di sorprendere il suo campo con l’aiuto di genti d’arme fiorentine e di recuperare i castelli persi in precedenza dai bolognesi.

Mag. Emilia

Ristabilitosi, danneggia con Jacopo dal Verme (600 cavalli) il bolognese nei pressi di San Giovanni in Persiceto; vi fa molti prigionieri e, al solito, effettua grandi razzie di bestiame. Si impadronisce di Dozza: un certo Antonio da Santa Lucia tratta per fargli trovare aperta una porta di Bologna. La trama è scoperta e molti congiurati sono giustiziati. Alberico da Barbiano con Nanne Gozzadini colloca i suoi alloggiamenti a tre miglia da Bologna: nella città, tuttavia, non nasce alcun tumulto a favore dei fuoriusciti. Si muove, successivamente, con Facino Cane e Pandolfo Malatesta in difesa di San Giovanni in Persiceto su cui convergono Giacomo da Carrara, Muzio Attendolo Sforza e Lancillotto Beccaria. Si getta contro la “Compagnia della Rosa”, i cui capitani hanno sconfitto e catturato il fratello Giovanni: costoro si difendono con vigore e gli uccidono due cavalcature. Di notte i contendenti si separano;  rientra in San Giovanni in Persiceto.

Giu. Capitano g.le Emilia

Occupa Piumazzo, Sant’Agata Bolognese, Manzolino e Crevalcore. Decide con Jacopo dal Verme di attaccare gli avversari a Casalecchio di Reno; si  mette al comando  della quinta colonna forte di 3000 cavalli ed assale da più parti il campo nemico. Bernardo della Serra è fatto prigioniero; Giovanni Bentivoglio fugge in Bologna. Il popolo insorge ed i partigiani dei Gozzadini aprono le porte alla cavalleria di Jacopo dal Verme; subito dopo vi entra anch’egli per Porta Saragozza che gli è consegnata da un fautore dello stesso Bentivoglio, il macellaio Lando d’Ambrogino. La città è messa a sacco, i soldati della “Compagnia della Rosa” sono svaligiati nei loro alloggiamenti posti all’ albergo della Luna, presso Porta Santo Stefano. Il Bentivoglio, dopo avere combattuto, si rifugia nel Palazzo dei Notai; ne esce travestito per rifugiarsi in una casupola presso il ponte di Sant’Arcangelo, sulla Aposa dove abita la sua vecchia nutrice. E’ messa una taglia sulla testa dell’ex signore di Bologna; Domenico di Procolo scopre dove si è nascosto e lo fa arrestare. Alberico da Barbiano fa trascinare il Bentivoglio al Palazzo della Reggenza; costui è insultato e minacciato di morte; viene forzato a chiedere perdono al Barbiano ed a Nanne Gozzadini. Interviene, infine, mosso a pietà, il Gozzadini che ordina la custodia del suo antico rivale in una camera lontano dagli insulti. Nel frattempo la città cade ufficialmente sotto il controllo del duca di Milano, grazie alle pressioni messe in essere con Francesco Gonzaga che permettono di vanificare le ambizioni di Nanne Gozzadini. Il Barbiano fa allora uscire il Bentivoglio dalla camera in cui è sorvegliato, lo accompagna nella piazza ed aizza il popolo ai suoi danni: il corpo dell’ex-signore è fatto a pezzi, un barbiere gli taglia un orecchio: i resti dopo lo scempio saranno messi in un mastello per essere condotti, senza preghiere né funerali, nella chiesa di San Giacomo. Da ultimo Alberico Barbiano invia in ostaggio 40 cittadini a Pavia  (dieci cavalieri, dieci dottori, dieci gentiluomini e dieci mercanti). E’ infeudato di Castel Bolognese ed il figlio Manfredo ne è nominato conte.

Lug.  ago.

 

Toscana

 

Irrompe in Toscana con 12000 cavalli e 18000 fanti; conduce la guerra con un’ asprezza tale che nessuno può entrare o uscire in Firenze. E’ chiamato a far parte del consiglio ducale con Carlo e Pandolfo Malatesta, i vescovi di Pavia, di Novara, di Pisa e di Feltre; Francesco Gonzaga, Antonio da Montefeltro, Giovanni Colonna, Paolo Savelli, Baldassarre Spinola, Leonardo Doria, Jacopo dal Verme, il camerlengo Francesco Barbavara, il cancelliere Giovanni da Carnago, i consiglieri Pietro di Corte e Filippo dei Migli.

Sett. Lombardia

Gian Galeazzo Visconti muore di peste a Melegnano; Alberico da Barbiano si reca a Milano e presenzia ai suoi funerali nel duomo. Si trova a fianco della bara nel lato sinistro con Antonio da Montefeltro, Paolo Savelli e Jacopo dal Verme.

1403
Gen. Firenze Milano Emilia

 

Muta partito a motivo dei suoi contrasti con Francesco Barbavara e per la protezione accordata dalle autorità milanesi ad Astorre Manfredi. Gli sono consegnati dai fiorentini 50000 fiorini per due mesi di ferma. Assedia  Bologna.

Feb. Emilia

Restituisce ai viscontei Montecchio Emilia; raggiunge Ferrara per persuadere Niccolò d’Este a passare anch’egli al soldo dei pontifici.

Mar. Emilia

Si incontra ancora a Ferrara con il marchese d’Este.

Apr. Emilia

Contrasta i viscontei comandati da Facino Cane e da Galeazzo Pio; tenta, invano, di impadronirsi di Castel San Pietro Terme;  occupa Castel Bolognese.

Mag. Emilia

I fiorentini gli consegnano 50000 fiorini. Ha per trattato anche Castel San Pietro Terme, giunge al ponte del Sillaro e ne viene respinto da una sortita dei difensori.

Giu. Emilia

E’ segnalato a Ferrara;  presenzia nella cattedrale alla cerimonia nella quale viene consegnato a Niccolò d’Este il bastone di capitano generale. Si trasferisce nel parmense con Paolo Orsini e Carlo Malatesta alla testa di 2200 lance e di 1000 fanti, senza contare i fautori dei Rossi, dei da Correggio e dei da Fogliano.

Lug. Gonfaloniere dello stato della Chiesa Capitano g.le  500 lance Emilia e Romagna

Il papa lo nomina anche Gonfaloniere dello stato della Chiesa. In Romagna è raggiunto da ambasciatori del signore di Cremona Ugolino Cavalcabò che lo inducono a tentare un’ azione diversiva in Lombardia.

Ago. Lombardia Romagna

Si trova con 600 lance e 400 fanti tra Lodi e Cremona. Con Paolo Orsini, Carlo Malatesta e Niccolò d’Este muove direttamente contro Milano; contribuisce alla devastazione di Pavia. Allorché Carlo Malatesta firma per conto dei pontifici la pace di Caledio con i viscontei Alberico da Barbiano  rientra in Romagna con la conferma da parte del pontefice  dei suoi possedimenti di Tossignano e di Castel Bolognese.

Nov. Firenze Milano Romagna Veneto Lombardia

Riprendono le ostilità. I fiorentini lo inviano con 400/600 lance in soccorso di Ugolino Cavalcabò: dalla Romagna tocca Ferrara, Padova, il veronese e raggiunge il Cavalcabò a Cremona con 2000 cavalli e 1500 fanti. Partecipa alla difesa di Crema.

1404
Lug. Ferrara Venezia Capitano g.le 1500 cavalli Lombardia ed Emilia

Raduna a Cremona 1200 cavalli, attraversa il mantovano con un salvacondotto di Francesco Gonzaga e per la via di Serravalle entra nell’estense.

Sett. Veneto

Si trova a Ficarolo nel Polesine, scaccia i rettori veneziani da Lendinara e da Badia Polesine; occupa i borghi di Rovigo ed assedia la città con Niccolò d’Este ed Uguccione  Contrari. Si muove per dirigersi a Padova  a sostegno dei carraresi; attacca a Limena il campo di Paolo Savelli e disperde l’esercito nemico (cattura di 600 cavalli e 200 fanti).

Ott. Cunio Faenza Chiesa Veneto  Romagna ed Emilia

Ritorna ad assediare Rovigo dove affianca il figlio Manfredo; alla notizia che il castello di Sant’Alberto, nel ravennate è assalito da Azzo d’Este, lascia il campo per rientrare in Romagna e riprendere il conflitto con Astorre Manfredi. Riduce quest’ ultimo ad un punto tale che il signore di Faenza è costretto a cedere la città per 25000 fiorini al cardinale legato Baldassarre Cossa. Alberico da Barbiano dispone le sue truppe tra Castel Bolognese ed Imola mentre l’esercito nemico, capitanato da Bernardo della Serra, si colloca sulla sponda del rio Sanguinario. Su consiglio di Braccio di Montone attacca i pontifici: i suoi sono all’ inizio respinti finché l’intervento di Braccio di Montone, che sta alla retroguardia, capovolge l’esito dello scontro. Si dirige verso Bologna; la sua marcia è bloccata dal Reno in piena. In difficoltà per l’avvicinarsi di milizie pontificie fa costruire, sempre su suggerimento del capitano perugino, tre ponti di legno e si trincera vicino a questi capisaldi. La manovra ha successo;  dal bolognese si può spostare tra Modena e Castelfranco Emilia. Si accorda con il cardinale Cossa dietro il versamento a suo favore di 25000 fiorini.

1405
Feb. mar. Cunio Chiesa Emilia

Riprende il conflitto con il cardinale Cossa, ora legato dell’antipapa. Impedisce il vettovagliamento di Bologna. E’ avvicinato da Niccolò Roberti inviatogli dall’ avversario: Alberico da Barbiano gli chiede la signoria di Faenza e di Castel San Pietro Terme. A marzo viene stipulata una tregua.

Apr. Romagna

E’ avvicinato da emissari dei carraresi che vogliono assoldarlo con la sua compagnia di 600 lance e 300 fanti; anche i veneziani, tramite Uguccione Contrari, esercitano analoghe pressioni nei suoi confronti.

Mag. Cunio Chiesa Romagna ed Emilia

In cambio di 14850 ducati si impegna con i veneziani a non militare per i nemici della Serenissima per un periodo di tre mesi: nonostante ciò invia alcune schiere comandate da Braccio di Montone, da Lorenzo Attendolo e da Rosso dall’Aquila in soccorso dei carraresi. Richiama il Montone, sospettato di tradimento, e cerca di farlo uccidere dai suoi uomini. Il tentativo fallisce; capisce di essere stato strumentalizzato da Lorenzo Attendolo e da Rosso dall’Aquila e raccomanda Braccio di Montone al cardinale Cossa. Il legato non rispetta le proprie obbligazioni;  per rappresaglia Alberico da Barbiano si appropria di molti carri di frumento che dalla marca di Ancona sono condotti a Bologna per approvvigionare la città. Gli viene inviato Niccolò Roberti per rabbonirlo; ha un colloquio diretto con il cardinale legato cui chiede la somma di 10000 ducati e l’investitura di Lugo, Barbiano, Oriolo dei Mille Fichi, Dozza, Tossignano, Castel Bolognese, Pieve di Sant’Andrea, Fagnano e Liano. Gli è dichiarata guerra; intervengono come pacieri Niccolò d’Este e Carlo Malatesta. I capitoli non vengono rispettati da Alberico da Barbiano per l’inadempienza del cardinale Cossa.

Giu. Romagna

I pontifici si impadroniscono di molti suoi castelli; è scomunicato;  la relativa bolla è appesa a  Bologna nelle Porte di San Pietro Maggiore e di San Petronio. Viene assalito da 7000 uomini;  in una scaramuccia restano uccisi 100 uomini delle sue compagnie.

Lug. Emilia

E’ assediato in Castel Bolognese da Paolo Orsini.

Ago. Emilia

Viene sfidato a battaglia campale; gli sono tolte Liano e Fagnano.

Sett. Romagna

Perde Granarolo. Ne segue una nuova tregua.

Ott. Emilia

Conclude la pace con il cardinale Cossa; gli è riconosciuta la somma di 12000 fiorini e gli   sono confermati in feudo tutti i castelli da lui detenuti (Lugo, Barbiano, Zagonara, Cotignola, Riolo Terme, Dozza, Tossignano, Granarolo, Macincollo, Monte Catone, Fagnano, Pieve di Sant’Andrea, Liano); da parte sua restuisce ai pontifici Castel Bolognese e Dozza e si impegna ad aiutarli  contro gli Ordelaffi.

……………… Chiesa Forlì Romagna

Si accampa a San Martino di Villafranca ed assedia Forlì.

1406
Feb. Napoli Taranto Puglia

Richiamato da Ladislao d’Angiò, contrasta in Puglia le milizie del principe di Taranto Raimondo Orsini del Balzo; al comando di 7000  cavalli e di molti fanti assedia per terra Taranto con Antonio Acquaviva mentre per mare la città è assalita  da 5 galee e da 3 grosse navi. Dopo due mesi è obbligato a desistere dalle operazioni per la forte mortalità tra i suoi uomini.

1408
……………… Napoli Firenze Antipapa

Favorisce l’alleanza fra Guidantonio da Montefeltro ed il re di Napoli;  combatte i fiorentini e le truppe dell’ antipapa Alessandro V, comandate dal cardinale Bartolomeo Cossa. Lascia la Puglia.

Dic. Umbria

Si reca a Perugia con 800 cavalli; la città stanzia 44 fiorini per ospitarlo con la sua comitiva.

1409
Gen. Puglia e Marche

Si dirige verso Bologna contrastato dai fuoriusciti perugini. I  Malatesta lo bloccano a Montefiore dell’ Aso per cui si ferma in Urbino. E’ qui raggiunto da alcuni ambasciatori inviatigli da Perugia.

Apr. Umbria

Muore a Città della Pieve per una malattia alla vescica. Ritratto nel castello di Pavia nella loggia sinistra.  Ogni anno si svolge a Barbiano in suo onore il Palio di Alberico nel quale, dopo una sfilata per le vie del paese con abiti medievali, i quattro rioni del borgo si affrontano in un torneo di tiro alla fune. Il trofeo è rappresentato dalla riproduzione del suo elmo e dal vessillo papale.  Al condottiero è stato intitolato l’incrociatore “Alberico da Barbiano”, costruito dalle Acciaierie Ansaldo di Genova e varato nell’agosto 1930. Impiegato nella seconda guerra mondiale, la nave è stata affondata dagli inglesi nel dicembre 1943 al largo di Capo Bon (fonte Wikipedia).

 CITAZIONI

“Percioche al tempo suo facendosi tutte le guerre in Italia con soldati forestieri, la qual cosa havea ridotta l’Italia in bruttissima servitù; egli fu il primo che cominciò armare gli huomini italiani in quella maniera c’hoggidì s’usa anchora; e perseguitò, e cacciò tutti i barbari fuor d’Italia.” DOMENICHI

“Un condottiero cui è stata attribuita una patente di maestro dell’arte militare in gran parte esagerata.” BALESTRACCI

“Innovò il modo di combattere dei suoi tempi. Introdusse la ventaglia all’elmo degli uomini d’arme e munì il collo di una goletta; coprì i destrieri di barde lunghe sino al ginocchio di cuoio cotto dipinte e indorate, e ornò il frontale di questi con uno stilo di ferro aguzzo; i quali perfezionamenti permisero la vittoria sui tedeschi.” RICOTTI

“Alberigo da Barbiano continuò ad essere fino alla fine del secolo uno dei condottieri più in vista fra quelli operanti in Italia, ma..non si può affatto dire che tra i condottieri tenesse il primo posto.” MALLETT

“Celebre Condottieri d’armi in questi tempi.” MURATORI

“Uomo di grande riputazione.” ARETINO

“Capitano famosissimo de’ suoi tempi.” RONCIONI

“Tutta Italia gli debbe essere obbligata, havendola riscossa alla libertà..eccellente Capitano di militia.” ALBERTI

“Valente e astutto capitano.” BUONINSEGNI

“Era il più malizioso uomo d’arme che allora fosse in Italia e ‘l più pratico.” MINERBETTI

“Fece ne la militia Italiana strana mutatione..; ornò la militia in Italia, che dove non usavano ne le guerre, se non corazze, gambali, e bracciali di cuoio, insegnò di farle di ferro, e di acciaro, e così fece armare ne l’esercito suo.” BIONDO

“Con la sua singolare lode venne a riacquistar lo antico honore della dignità d’Italia..Hebbe il primo luogo di fama illustre tra ‘ Capitani Italiani, e fu veramente eguale all’Aucutho in riputatione di scienza militare, ma di gran lunga superiore d’honori, e di qualità di genti…Costui haveva alhora armati i cavalieri a questa foggia d’armatura, la quale hoggi per una gran parte si vede intermessa, ritrovata, et aggiunta la baviera all’elmetto, la quale per vedere si può alzare, et lascia solamente una fessura a traverso quando ella s’abbassa, per bisogno degli occhi: a cui aggiunse anchora il gozzarino di ferro per difendere la gola: percioché gli pareva che il camaglio che pende dall’elmetto, non bastasse a difendere la gola contro le punte gagliarde. Coperse anchora d’ogni parte i cavalli fino alle ginocchia con bande grandi indorate, et dipinte di cuoio ricotto, e gli armò la testa con frontali di ferro con una punta in fuori, spronando i cavalli si andasse a ferire il nemico. GIOVIO

O Conte Alberico adorno di justitia,/ Savio, gagliardo, cortese  leale,/ Disprezzator di chi segue avaritia.” CAMBINO D’AREZZO

Con Jacopo dal Verme, Galeazzo da Mantova, Ottobono Terzi, Facino Cane, Pandolfo Malatesta “Peritissimos belli duces.” BRACCIOLINI

“Fra i condottieri della seconda metà del sec. XIV superiori a lui, ci sembra, sono l’Acuto e specialmente Jacopo dal Verme. E quanto alla sua azione di maestro di un’intera generazione di nuovi condottieri, ben poco in realtà sappiamo; così come delle sue innovazioni tattiche. Fu soprattutto stratega prudente e avveduto, buon giudice delle situazioni, valente consigliere; e senza dubbio a lui spetta un posto notevole nella storia dei nostri condottiieri.” PIERI

Con Giovanni Acuto “Huomini valorosi nell’arte militare, quanto altri fossero in quei tempi.” GIORGI

Con Ottobono Terzi, Jacopo dal Verme, Facino Cane, Francesco Gonzaga, Pandolfo Malatesta “Condottieri di stima assai in questo tempo.” PORRO LAMBERTENGHI

“La fede nostra, la quale vedete contaminata per gl’iniqui uomini amatori di loro medesimi, i quali somo membri del dimonio, negando quella verità che essi medesimi hanno data a noi, dicendo che papa Urbano VI non sia vero papa. E essi non dicono la verità; ma mentono sopra il capo loro, come menzogneri: che egli è papa in verità in cui sono commesse le chiavi del sangue. Ben potete confortare, perché combattete per la verità; la qual verità è la fede nostra.” Elogio dopo la battaglia di Marino. Dalle lettere di SANTA CATERINA DA SIENA

“An adventurer of noble birth who served his apprenticeship-in -arms under Hawkwood, was the first Italian professional soldier of any standing to lead own company.. Barbiano instantly acquired a reputation as an Italian hero who did not harm Italians. Indeed, his company was composed entirely of Italians who had sworn an oath of “hatred and eternal enmity” toward foreigners – except, evidently, if they emerged as the highest bidder.” STONOR SAUNDERS

“Founder and paragon of the so-called Italian achool of mercenaries.” COOPER

“Gode forse di una fama superiore ai suoi meriti; ma gli è rimasta tenecemente attaccata e che, idealizzandone la figura, la modella a guisa di campione dell’italica virtù e di nobile coraggio di fronte allo staniero…Come tutti i capitani dell’epoca ha anche lui un certo merito nell’organizzazione della guerra: se Giovanni Acuto aveva introdotto il combattimento a piedi e fatto alleggerire le armature, Alberico introduce un criterio opposto; quei cavalli che inizialmente erano protetti solamente dal cuoio, adesso ricevono una bardatura ferrea in piena regola…I suoi criteri strategici, pur adottando parecchie delle innovazioni venutesi via via facendo luce nei vari anni si discostano abbastanza dagli insegnamenti (di Giovanni Acuto)…Obbliga i suoi.. uomini a portare un elmo con una celata particolare, la cosiddetta “baviera”. Introduce il gorzario, sorta di protezione mobile (naturalmente metallica) del collo. Fissa una punta sull’armatura che protegge il muso del cavallo per tramutare anche il quadrupede in una sorta di terribile ostacolo.” ADAR

“Il primo che costituisce una compagnia di ventura tutta composta di italiani.” BASSETTI

“One of the first Italian condottieri.” TUCHMAN

“Guidava una compagnia prevalentemente italiana, il cui fulcro era formato dai suoi parenti e da romagnoli.” SCARDIGLI

“Di animo grande e anelando a grandissime imprese, adoprò tutta la sua vita nel domare i barbari; nell’opprimere i tirannelli nostrani, i re e gl’imperatori stranieri; nell’acquistare, difendere e’ conservare provincie; nel togliere e mettere corone sulle teste dei monarchi; e, ciò che è più glorioso, nel restituire all’Italia la quiete, la floridezza, la vigoria, lo splendore e la gloria.” LOMONACO

“Oltre a essere un soldato dotato di grandi capacità organizzativa e strategica, fu in grado di apportare modifiche e innovazioni che se proprio non rivoluzioneranno, sicuramente impressero una svolta all’arte della guerra medievale. Fu lui a potenziare la cavalleria sia nella tattica offensiva che nell’armatura, con l’introduzione di protezioni supplementari per gli elmi dei cavalieri che si tradussero nelle visiere, nei collari e nelle ventaglie, l’elemento mobile posto alla guardia della parte inferiore del viso. Celebri furono inoltre le lastre d’acciaio che applicò a protezione delle cavalcature, vere e proprie gualdrappe che ricoprivano l’animale fin sotto le ginocchia, per non parlare delle testiere dotate di un lungo spuntone che oltre a trasformare l’animale in una sorta di unicorno, lo rendevano una temibile macchina da sfondamento delle linee nemiche nel corso di una carica..Stratega prudente e avveduto, non solo fu in grado di imprimere alla più celebre compagnia di ventura italiana il carattere che ne determinerà la fama ma, secondo il parere più che lusinghiero del Gregorovius, fu l’artefice di un risveglio che almeno in campo militare segnò un prevalere dello spirito nostrano su quello straniero.” STAFFA

“Quella di Alberigo da Barbiano fu la prima grande compagnia di ventura italiana, condotta da un italiano e composta prevalentemente non da mercenari raccogliticci, ma da uomini arruolati nelle terre avite da Alberigo, a lui legati da fedeltà personale e che quindi garantivano maggiore affidabilità rispetto alle bande straniere.” GULLO

“Considerando la sua vicenda senza preconcetti nazionali, c’é poco in Alberico di quelle idealità patriottiche che un tempo gli vennero attribuite. L’interessata spregiudicatezza nel passare da un padrone all’altro, la determinazione ad usare anche i mezzi più brutali per i propri fini lo pongono al pari di tanti altri che l’avevano preceduto. Ma la sua esperienza di trent’anni di guerre italiane e la capacità di mantenere per tanto tempo una compagnia unita e organizzata alle sue dipendenze gli consentirono di veder crescere un’intera generazione di capitani suoi fedeli, che avrebbero riempito le cronache italiane del primo Quattrocento.” TANZINI

“It was Barbiano who became the folk-hero of Italy’s military renaissance. His conscious Italianism even extended to tactics and the consequent equipment of his troops. Condottieri warfare had always been characterised by dramatic strategy, large-scale manoeuvre, an avoidance of unnecessary battles, and an abundance of inconclusive sieges. Barbiano believed that Hawkwood’s preference for dismounting his men-at arms undermined the status of the knightly class. This prejudice was, however, based on sound military considerations, for a small corps of highly trained cavalry impressed a potential employer far more than did a comparable investment in infantry. Militias could still provide sufficient of these. Italian cavalry armour also now increased in weight, following fashions in France and England, while infantry armour almost disaappeared. Barbiano and others favoured the visored bascinet – which tended to replace both the old great helm and even the newer sallet among heavy cavalry – as well as the use of more extensive horse-armour. Such equipment for horse and rider was primarily a defence against infantry weapons like bows and pikes.” NICOLLE