PANDOLFO MALATESTA Signore di Fano

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Condottieri di ventura

0947      PANDOLFO MALATESTA  Signore di Fano, Pesaro, Fossombrone. Figlio di Malatesta, fratello di Malatesta Ungaro, padre di Malatesta, nipote di Galeotto, suocero di Rodolfo da Varano e di Sinibaldo Ordelaffi.

1325 – 1373 (gennaio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1331
Apr. A soli sei anni è promesso in matrimonio a Lapa (Puppa) Francesca Bulgarelli, dei conti di Marsciano, con un breve pontificio che assegna la dispensa ai futuri sposi in quanto consanguinei per terzo o quarto grado.
1342  

 

 

 

 

 

 

 

Dic. Rimini Carignano  

 

Marche

Il padre lo invia a Fano con 1000 cavalli della “Grande Compagnia” di Guarnieri di Urslingen che sono stati assoldati per un mese. Obiettivo è quello di domarvi una rivolta provocata da Teresino da Carignano. Parte da Pesaro.

1343  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Marche

Entra in Fano per il castello vicino al mare e si scontra con i cittadini.

Primavera  

 

 

 

 

 

Marche

Ottiene in signoria Pesaro dal padre.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Riceve a Rimini il vicario pontificio di Romagna Filippo dell’Antella, priore di San Scheraggio, alla Porta di San Giuliano;  gli consegna in atto di omaggio le chiavi della città.

1347  

 

 

 

 

 

 

 

Dic.  

 

 

 

 

 

Marche

Accoglie a Fano il re Ludovico d’Ungheria, dal quale viene armato cavaliere con Masio da Pietramala.

1348  

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si reca a Ferrara per incontrarsi con il marchese Obizzo d’Este.

1351  

 

 

 

 

 

 

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana

A Bagni di Petriolo per curarsi. I senesi lo accolgono con tutti gli onori.

1352 Napoli Ungheria 400 cavalli Campania

Assedia in Aversa fra Moriale.

1354 Pesaro Comp. ventura  

 

Marche

Contrasta nelle Marche la “Grande Compagnia” condotta da fra Moriale.

1355  

 

 

 

 

 

 

 

…………… Rimini Chiesa  

 

Marche
Giu. Con la sconfitta e la resa dei suoi famigliari di fronte ai pontifici, gli è conferito il governo di Pesaro con il titolo di podestà.
Lug.  

 

 

 

 

 

Umbria

E’ segnalato a Gubbio con Malatesta Malatesta Guastafamiglia  ed il cardinale Albornoz.

1356  

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Milano Monferrato Capitano g.le Lombardia

Ha il comando della cavalleria nella campagna contro il marchese Giovanni di Monferrato. Si muove sotto Pavia con Galeazzo Visconti. Si accampa nella regione detta Sicomario, tra il Ticino ed il Po. Si impadronisce del ponte di Gravellona Lomellina. Quando Galeazzo Visconti rientra a Milano Pandolfo Malatesta ha la responsabilità dell’assedio: costruisce alcune bastie attorno la città per impedirne il vettovagliamento dall’ esterno. Giovanni di Monferrato esce da Pavia con gli abitanti guidati dal frate Jacopo Bussolari; sono assalite tre bastie che sono date alle fiamme; analoga sorte subisce tutto il naviglio giunto da Piacenza per agevolare l’attacco finale.

Autunno Milano Lega  

 

Lombardia

Si collega con Lodrisio Visconti e Francesco d’Este: alla testa di 4000 cavalli e di molti fanti si dirige contro l’esercito della lega antiviscontea fermo a Magenta. Gli avversari ripiegano;  il Malatesta si mette al loro inseguimento.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia Prende parte alla battaglia di Casorate Primo.
1357  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

 

 

Ha la piena fiducia di Galeazzo Visconti perché sa dare un’organizzazione all’esercito milanese. Ciò suscita la gelosia di Bernabò Visconti, che tende a fare il vuoto intorno a sé eliminando i fratelli ed i loro collaboratori. Durante i festeggiamenti seguiti alla vittoria di Casorate Primo il Malatesta ha modo di frequentare il palazzo di San Giovanni in Conca appartenente al signore di Milano. Si interessa troppo ad una sua favorita (Giovannola di Montebretto, dalla quale Bernabò Visconti ha avuto una figlia). La donna consegna a Pandolfo Malatesta come pegno d’amore un anello donatole proprio da Bernabò Visconti. Il signore di Milano riconosce il gioiello mentre Pandolfo fa l’inchino di rito; Bernabò si avventa subito su di lui sguainando la spada. In un istintivo gesto di difesa il Malatesta, che si trova in ginocchio, si aggrappa al fodero finendo lungo disteso. E’ la sua salvezza perché in tal modo va a vuoto la stoccata. Nel frattempo la moglie di Bernabò Visconti Regina della Scala, che è presente alla scena, riesce a riportare alla ragione il marito pregandolo di non uccidere un ospite nella sua casa. Bernabò ordina che il Malatesta sia arrestato per essere decapitato. Interviene Galeazzo Visconti reclamando la vita del suo capitano; Bernabò, ancora una volta per le pressioni della moglie, accetta di consegnare il condottiero al fratello dietro l’impegno di quest’ultimo a mantenere la punizione che gli è stata inflitta. Pandolfo viene invece liberato e si rifugia nelle Marche.

Feb.  

 

 

 

 

 

Cechia

Si allontana da Pesaro e si reca a Praga dall’imperatore Carlo di Boemia: gli svela le macchinazioni di Bernabò Visconti che si fa gioco della maestà dell’impero.

……………  

 

 

 

 

 

Inghilterra

A Londra;  ripete le accuse nei confronti del signore di Milano alla corte del re Edoardo III. E’ sfidato a duello dall’ambasciatore visconteo che lo ha seguito da Praga, Sagremor di Pommiers.

Estate/ autunno  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ segnalato a Venezia. Gli è offerto dalla Serenissima il capitanato generale delle truppe: i negoziati non hanno seguito.

………….. Chiesa Forlì  

 

Romagna

Passa al servizio del cardinale legato Egidio Albornoz.  Contrasta in Romagna la “Grande Compagnia”, comandata ora dal conte Lando. I venturieri combattono  agli stipendi del signore di Forlì  Francesco Ordelaffi.

1358 Firenze Comp. ventura Capitano di guerra Toscana

Viene assunto dai fiorentini allorché il conte Lando dall’alta valle del Tevere si sta trasferendo in Val di Chiana.

1359  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Toscana

Controlla la rassegna delle sue truppe: 2000 barbute, 500 ungheri, 2500 balestrieri scelti.

Giu.  

 

 

 

 

 

Toscana

Gli è dato dai fiorentini come gonfaloniere di giustizia il senese Niccolò dei Tolomei, mentre l’insegna dei feditori è retta da Orlando Tedesco. In Val di Pesa aumentano gli uomini a sua disposizione: oltre gli iniziali effettivi, si aggiungono alle sue truppe altri 2000 masnadieri, 1200 barbute e 400 cavalli, che hanno combattuto agli ordini di Bernabò Visconti, nonché i soccorsi inviati dal marchese di Ferrara (200 cavalli), dal signore di Padova (200 cavalli), dal legato pontificio (300 cavalli), dai nobili napoletani (50), da Bonifacio Lupo (30), dagli aretini (80 cavalli e molti fanti), dai pistoiesi (Ricciardo Cancellieri). Di fronte il Malatesta ha la “Grande Compagnia” del conte Lando, che consta di 12000 uomini, tra i quali vi sono 5000 cavalli, 1000 ungheri e più di 2000 masnadieri. Il Malatesta affronta l’esercito nemico che da Pratolino si sta muovendo verso Pontedera; tallona gli avversari a Pieve a Nievole;  spedisce contro i loro alloggiamenti, posti a San Pietro in Campo nel lucchese, 500 cavalli agli ordini di Ricciardo Cancellieri. E’ qui sfidato a battaglia dal conte Lando che gli invia il guanto di sfida (lacero e sanguinante). Accetta prontamente, memore della vittoria riportata sull’avversario a Casorate Primo.

Lug.  

 

 

 

 

 

Toscana

Il conte Lando invia 300 cavalli e 300 masnadieri a Castelfranco. Il Malatesta si prepara ad attaccarlo nel lucchese al “campo delle mosche”; il conte Lando preferisce ritirarsi;  i fiorentini proibiscono al signore di Pesaro di inseguirlo sconfinando nelle terre di un altro stato. Viene fatto correre un palio per ricordare l’avvenimento. Il Malatesta è ricevuto in trionfo a Firenze. Rientra in Romagna.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

E’ inviato dal cardinale Albornoz a Firenze per proporre un patto di alleanza tra fiorentini e pontifici. La missione non ha esito.

1360  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. ago. Chiesa Milano  

 

Marche

Sottomette Corinaldo, che si è ribellata allo stato della Chiesa: costringe Niccolò da Buscareto ad abbandonare la località. Assedia Buscareto e Montenovo (Ostra Vetere) finché è obbligato ad allontanarsi per l’intervento di 1500 barbute e di 1000 masnadieri condotti da Anichino di Baumgarten. Ad agosto il condottiero tedesco si ritira e Niccolò da Buscareto è costretto alla resa.

1361  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Padova  

 

Capitano di guerra Veneto

A Padova in visita da Francesco da Carrara. Rinnova l’amicizia con Francesco Petrarca, fuggito da Milano a causa della peste. Gli è raccomandato il giovane Francesco Bruno. Da poco vedovo, il poeta lo invita a risposarsi.

1362  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Marche

Ottiene dal cardinale Albornoz il permesso di edificare il castello di Novilara.

Dic.  

 

 

 

 

 

Marche

Gli è pure concesso di ampliare il porto di Pesaro.

1363  

 

 

 

 

 

 

 

Ago. Firenze Pisa  

 

Toscana

Le trattative con i fiorentini per il suo arruolamento vanno a rilento per le sue richieste ritenute eccessive. Si porta a Firenze con 100 cavalli e 100 fanti.

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana

Contro il parere di Ranuccio Farnese e di Amerigone Tedesco fa porre il campo ad Incisa. Si sposta a Firenze.

Ott.  

 

 

 

Capitano g.le Toscana

Distacca dal campo di Incisa 500 cavalli, che invia nel pisano. I fiorentini sono sconfitti ed i trinceramenti di Incisa cadono nelle mani degli avversari: i fiorentini, tra morti e prigionieri, perdono più di 400 uomini; sono catturati anche Ranuccio Farnese e Giovanni degli Obizzi. Il Malatesta, che si trova a San Donato in Collina (San Donato) con 500 fanti, alla notizia della sconfitta si dà alla fuga e rientra a Firenze. Viene nominato capitano generale: non ottiene, tuttavia, i poteri straordinari da lui domandati con insistenza. Licenzia il conte Artimanno con 800 cavalli, già alla difesa di Incisa, e rafforza le opere difensive di Firenze. Se ne resta inoperoso quando gli inglesi, che militano al soldo dei pisani, saccheggiano il piano di Ripoli. Nell’occasione il Malatesta non chiude loro i passi della Val di Pesa e del Chianti.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana

Gli inglesi giungono a Figline Valdarno; per potere ritornare nel pisano con le prede  ed i prigionieri i venturieri fanno sapere di volersi portare all’abbazia di San Salvi per l’ordinazione di un nuovo prete. Pandolfo Malatesta dà credito all’ informazione;  in tal modo permette agli avversari di  ritirarsi senza problemi dalla Val di Pesa. Si rinserra in Firenze e non consente a ottomila cittadini di rientrare nella città dopo che essi ne sono usciti contro i suoi ordini per contrastare i pisani. Il suo operato è sempre più criticato.

1364  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Firenze Pisa  

 

Toscana

Ritorna al soldo dei fiorentini per combattere la “Compagnia Bianca”, capitanata da Alberto Sterz e da Giovanni Acuto e 3000 barbute tedesche condotte da Anichino di Baumgarten. Nonostante il parere contrario degli Otto della Guerra vuole cavalcare con 1000 barbute nel Mugello: prevale la sua volontà, ma deve accettare di essere accompagnato da Arrigo di Montfort. Si attenda tra Scarperia e Borgo San Lorenzo. L’Acuto gli invia contro piccoli contingenti di truppe che continuano nelle loro incursioni nei territori vicini. Un centinaio di inglesi si scontra con 30 mercenari tedeschi combattenti ai suoi ordini. Un caporale tedesco, di nome Heinrich, scende dalla sua cavalcatura e si getta contro gli avversari: ne scavalca tre e ne uccide due. Il successo spinge tale soldato a gettarsi contro gli inglesi ed a metterli in fuga. In seguito a tale episodio l’Acuto decide di cambiare zona d’azione. Il Malatesta   non riesce ad impedire che gli avversari abbandonino di notte il territorio per San Giorgio a Colonica e se ne tornino indisturbati a Pistoia per la Val di Bisenzio. Per tale fatto il condottiero è aspramente rimproverato dai fiorentini. Chiede di rientrare a Rimini per dieci/quindici giorni; per tutta risposta il comune gli fa sapere che non vi è più bisogno del suo operato. Il Malatesta lascia Firenze ed Arrigo di Montfort gli succede come capitano generale.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

A Rimini per il funerale del padre.

1365  

 

 

 

 

 

 

 

Dic.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si riconcilia con i Visconti;  si reca a Milano.

1366  

 

 

 

 

 

 

 

Estate Milano  

 

 

 

Lombardia

Si incontra a Pavia con Francesco Petrarca.

1367  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ritorna a Rimini.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lazio

Si porta a Viterbo; inserito con 400 cavalli nella retroguardia del corteo, scorta da tale città a Roma il papa Urbano V che proviene da Avignone. Sono con lui, nell’ingresso trionfale in San Pietro, i congiunti Galeotto Malatesta e Malatesta  Ungaro, nonché Rodolfo da Varano, Niccolò d’Este ed il conte Amedeo di Savoia.

1368  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Affianca a Bologna il cardinale legato Anglico Grimoard, fratello del pontefice.

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia e Veneto

Segue il cardinale Grimoard a Ferrara, a Padova ed a Venezia per organizzare la spedizione antiviscontea.

Ago.  

 

 

 

 

 

Francia

Si trova alla corte del papa Urbano V per trattare la tregua tra Città di Castello e Perugia.

Nov. Chiesa Perugia  

 

Umbria

Agli stipendi del papa Urbano V. Assale Città di Castello ed entra nella città con Bartolomeo da Genova.

1369  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Veneto Presenzia al trattato di pace pubblicato a Venezia, che vede da un lato i Visconti, Cansignorio della Scala, il papa, l’imperatore, i marchesi d’Este, i Gonzaga e dall’altro i comuni di Siena e di Perugia.
Mar.  

 

 

 

 

 

Umbria

Prende possesso del cassero di Città di Castello dopo averne scacciato  Branca Guelfucci, che si è ribellato ai pontifici.

Apr.  

 

 

 

 

 

 

 

Gli sono rinnovate da Urbano V le precedenti concessioni.

…………. Chiesa Montefeltro  

 

Marche

Difende Cagli ed Urbino dagli attacchi portati da Antonio da Montefeltro.

Nov.  

 

 

 

 

 

Umbria

Viene pubblicata la pace con i perugini; entra in Città di Castello a nome dei pontifici.

1370  

 

 

 

 

 

 

 

…………… Chiesa Perugia  

 

 

 

Mar. Chiesa Comp. ventura  

 

Marche

Afianca i Brancaleoni di Piobbico. Interviene ancora alla difesa di Urbino ai danni di Antonio da Montefeltro. Contrasta la compagnia dell’ Acuto, inviata dai Visconti a sostegno del suo avversario.

1371  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Giunge a Bologna;  si incontra ancora una volta con il Petrarca; nella chiesa di San Domenico presenzia alle esequie del papa, morto di recente. Accoglie nella città il  nuovo legato, il cardinale Pietro di Bourges.

Feb. Muore la seconda moglie Paola Orsini.
Lug. Muore a metà mese il fratello Malatesta Ungaro.
1372  

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Chiesa Milano  

 

Emilia

Milita al servizio del papa Gregorio XI. Combatte Ambrogio Visconti e Manfredino da Sassuolo nel modenese. Nello stesso mese gli è affidata la difesa delle terre dello Stato della Chiesa governate dal cardinale Pietro Corsini e dal fratello di quest’ultimo Filippo, eletto di recente rettore della Massa Trabaria.

Ott. A metà mese redige il proprio testamento. Erede universale è il figlio Malatesta.
1373  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Marche

Dopo breve malattia muore a Pesaro, probabilmente di catarro. E’ sepolto nella cattedrale cittadina (oggi Santa Maria delle Grazie) nella cappella di San Giovanni Battista a sinistra dell’altare maggiore. Amico di Francesco Petrarca e di Francesco Bruni. Il Petrarca gli dedica un sonetto del “Canzoniere” e la settima edizione dello stessa opera. La sua corte risulta frequentata da artisti e letterati  di un certo rilievo come il fiorentino Francesco Bruni, il conte Roberto di Battifolle, il ferrarese Antonio Beccari e, soprattutto, da Francesco di Fiano, rimastogli vicino fino alla sua scomparsa. A quest’ultimo va attribuito un breve carme latino, in cui viene anche descritto un dipinto, perduto,in cui è rappresentato con l’abito di frate minore al fianco di San Francesco, di Gesù Cristo e della Madonna.

 CITAZIONI

“Però mi dice il cor ch’io in carte scriva/ cosa onde ‘l vostro nome in pregio saglia;/ ché ‘n nulla parte sì saldo s’intaglia/ per far di marmo una persona viva./ Credete voi che Cesare o Marcello/ o Paolo od Affrican fossin cotali/ per incude già mai né per martello?/ Pandolfo mio, quest’opere son frali/ al lungo andar, ma ‘l nostro studio è quello/ che fa per fama gli uomini immortali.” PETRARCA

“L’era probo e savio, sì como è stato sempre quilli di casa soa.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

“Era signore de Pesaro e de Fossombrone e de molta moneta e altri grandi texori.” CRONACA MALATESTIANA

“Capitaneus cum infinitis et determinatis expensis viguit et nichil ver parvum fecit.” AZARIO

“Giovane cavaliere franco ardito e di grande aspetto..Grande maestro di guerra e uomo di grande cuore.” VILLANI

“Era bello, coraggioso, di bel carattere; era amato e ricercato. Molte furono le sue imprese d’armi.” NISSIM ROSSI

“Miles iste singulari prudentia, consilio et auctoritate magnus etiam apud principes, maximisque in curiis inter primos honoratus.” DEGLI ABATI

“Ce Pandolphe est un de ceux dont la vie est la moins tourmentée, et il semble que, sous son règne, Pesaro, sans cesse opprimée, attaquée, disputée de tout part, ait pu prospérer et gouter enfin un peu de repos.” YRIARTE

“Il Malatesta emerge nel casato malatestiano come personaggio complesso, animato dal coraggio del guerriero..ma percosso, forse più profondamente, dal sacro fuoco dell’amore per le lettere.” FALCIONI

“Was a noted Italian mercenary who had gained considerable fame ..by defeating Konrad von Landaus’s (conte Lando) Great Company.” CAFERRO

“Ebbe  un’intensa carriera di capitano di ventura, che lo portò al servizio delle principali potenze dell’epoca.. Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 fu in più occasioni assoldato come capitano di guerra da Firenze, che considerava i Malatesta preziosi alleati per la comune militanza nel fronte guelfo. Ciò, tuttavia, come spesso accadeva per queste famiglie signorili che traevano dalle condotte risorse economiche ormai indispensabili per sopravvivere nel difficile contesto politico, non impedì al M. di porsi al servizio anche dei Visconti di Milano: in particolare, egli ebbe un rapporto privilegiato con Galeazzo Visconti.”  POLONI

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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