MALATESTA BAGLIONI Signore di Perugia

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MALATESTA BAGLIONI  Di Bastia Umbra. Signore di Perugia, Bettona, Bevagna. Conte di Bettona. Figlio di Giampaolo, fratello di Orazio, padre di Rodolfo, nipote di Gentile Baglioni. Zio di Ottaviano Signorelli.

1491 (agosto) – 1531 (dicembre)

Anno, mese Stato.  Comp. ventura Avvesario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1498
Lug. Toscana E’ segnalato in Toscana al fianco del padre che sta combattendo i pisani per conto dei fiorentini.
1500
Lug. Umbria Il padre Giampaolo deve abbandonare Perugia a seguito della congiura dei congiunti lasciando soli i figli Malatesta ed Orazio. Si prende cura di costoro Atalanta Baglioni, che seppure madre di Grifone, uno dei congiurati,  li mette in salvo nelle case paterne.
Sett. Chiesa Viterbo Lazio Affianca il padre nella vittoriosa spedizione ai danni di Viterbo.
…………….

Malatesta ottiene la sua prima  condotta (virtuale) di 30 cavalli dai fiorentini. Il padre Giampaolo non la accetta a causa della giovane età del figlio: promette, nello stesso tempo, di non combattere mai contro la repubblica ed offre, in pegno della sua fede, come ostaggio il figlio.

1501 Umbria E’ associato dal padre ad uno dei collegi delle arti di Perugia.
1503
Gen. Toscana

Segue il padre in esilio a Siena allorché il congiunto è scacciato da Perugia dai pontifici.

1505
Apr. 15 lance Ottiene dai fiorentini una condotta di quindici uomini d’arme.
Mag. Toscana Milita agli ordini di Ercole Bentivoglio.
Giu. Umbria e Toscana E’ lasciato dal padre in ostaggio ai fiorentini quando Giampaolo Baglioni viene convinto da Niccolò Machiavelli a non dare il suo appoggio  Bartolomeo d’Alviano nella sua spedizione contro la repubblica a favore dei Medici e di Pisa.
Ago. Firenze Pisa Toscana

Gli è riconosciuta  una provvigione di 1700 fiorini. Si trova alla guardia di Cascina con la sua compagnia, 200 fanti e quindici lance spezzate.

1506
Sett. Chiesa Bologna Umbria ed Emilia

Il padre si reca ad Orvieto per rendere omaggio al papa Giulio II; rimette nelle mani del pontefice il suo stato e gli consegna in ostaggio i figli. Costoro sono affidati al duca d’Urbino. Malatesta affianca il padre all’ impresa di Bologna; sembra che in questo periodo sia inquadrato nella compagnia di Bino Signorelli.

……………. Umbria

A Perugia è eletto tra i capitani del contado. Ha l’incarico di castellano della rocca di Castel della Pieve (Città della Pieve).

1509 Venezia Francia Lombardia

Milita nella compagnia dell’Alviano.

1510 Umbria Sposa Costanza Monaldeschi erede di alcuni castelli nell’ orvietano (Rivalbella e Collelungo), già di proprietà del cognato Pier Giacomo.
1511 Chiesa Francia

E’ condotto dai pontifici con nove lance e ventidue cavalli leggeri.

1512
Gen. Romagna e Emilia

Si unisce ad Imola con le truppe della Lega Santa. Assedia Bologna; respinge un corpo  di cavalleria uscito dalla città per procurarsi vettovaglie;  cattura quattro partigiani dei Bentivoglio.

Feb. Emilia e Romagna

Si ritira all’ avvicinarsi dei francesi di Gastone di Foix e rientra in Imola: inquadrato nella retroguardia, allontana con facilità alcuni cavalli francesi.

Apr. 25 lance Romagna e Umbria

E’ ferito gravemente alla testa (ventidue ferite nel complesso) ed è fatto prigioniero nella battaglia di Ravenna dopo avere perso 47 cavalli nello scontro.  Viene salvato da un francese che ha militato agli ordini del padre e che lo conduce in salvo a Perugia.

……………. Umbria

Gli è rinnovata la carica di capitano del contado di Perugia.

1513
Feb. Venezia Francia Veneto

Affianca il padre Giampaolo nel veronese. Non interviene quando i suoi uomini  mettono a sacco Cazzano di Tramigna.

Mar. Veneto

Rimane a San Bonifacio allorché il padre rientra a Perugia.

Apr. Veneto

A Venezia.

Lug. Veneto

Passa alla difesa di Treviso.

Sett. Umbria

Si reca a Città di Castello per le nozze dello zio Gentile con Giulia Vitelli. Il papa Leone X lo incita a perseguire i colpevoli dell’omicidio di Gentile da Marsciano, avvenuto a Roma ad opera di un certo Graziani uomo di fiducia dello zio Gentile.

Dic. Perugia Chiesa Umbria Entra in conflitto con la comunità di Orvieto. Alla testa di 1000 fanti e di 200 cavalli occupa, a nome della suocera Imperia, i castelli di Rivalbella e di Collelungo che il papa Giulio II ha assegnato, alla morte del cognato, agli abitanti della città. Cerca di sorprendere Orvieto; la località viene presidiata ancora di più  dai pontifici ed il tentativo va a vuoto.
1514
Gen. Venezia Spagna Impero 80 lance e 40 cavalli leggeri Umbria e Veneto

Viene di nuovo assoldato dai veneziani per un anno di ferma e due di rispetto. Lascia Perugia e ritorna a Venezia. In sua compagnia in Collegio vi è Niccolò Vendramin;  si incontra con il doge Leonardo Loredan. A Treviso si vede con Baldassarre Signorelli.

Feb. Veneto

Sorveglia Serravalle (Vittorio Veneto) con la sua compagnia; invia i suoi balestrieri a cavallo a Belluno e 30 uomini d’arme alla guardia dei passi; protegge la ritirata di 110 stradiotti che provengono da Sacile.

Mar. Veneto e Friuli

Si reca a Padova con 100 lance. Giunge a Muzzana del Turgnano per opporsi agli imperiali; appoggia l’Alviano, Giampaolo Manfrone, Baldassarre di Scipione ed il provveditore Niccolò Vendramin a Sacile, ove raccoglie fanti e cavalli di quella terra. Collocato inizialmente nei pressi di Rorai, viene inviato in avanscoperta con Pietro da Longhena verso Pordenone; raggiunge il borgo di San Giovanni fuori le mura. Il Rizano esce dalla città incontro alle sue truppe; il Baglioni si ritira ad arte verso Sacile e gli imperiali cadono in un’imboscata. Gli avversari sono battuti;  costringe alla resa il Rizano dopo averlo scavalcato e ferito con lo stocco. 100 nemici sono uccisi o catturati nell’occasione.

Lug. Veneto

Al campo di Brusegana, presso Padova. E’ inviato dall’Alviano con Giulio Manfrone, Giampaolo da Sant’ Angelo, Mercurio Bua (300 uomini d’arme, cavalli leggeri e fanti) a Camposampiero per fare fronte ad una scorreria degli avversari portata da 100 lance, 300 cavalli leggeri e 300 fanti. Supera il Brenta, si trasferisce verso Cittadella e Castelfranco Veneto, sorprende i nemici a Camisano Vicentino e recupera tutte le prede. Sono catturati 100 cavalli; tutti i fanti spagnoli sono uccisi o fatti prigionieri.

Ago. Veneto

Si sposta nel veronese. Si pone in agguato in un bosco a San Michele Extra: invia 10 stradiotti a Porta Vescovo per provocare l’allarme in Verona. I cavalli leggeri sono inseguiti da 30 lance che cadono in un’imboscata: l’azione termina con la cattura dello Zuchero, del luogotenente di Muzio Colonna, Ascanio Romano, e di Signifreddo Caliari. L’ ultimo è impiccato per una sua precedente diserzione dalle file veneziane.

Sett. Veneto

Tallona con 150 cavalli leggeri gli spagnoli che hanno abbandonato Monselice. E’ poi inviato dall’Alviano alla volta di Bevilacqua con 100 uomini d’arme, 200 cavalli leggeri e 300 fanti agli ordini di Orsino Orsini. Con tale capitano si impadronisce del bastione che difende il ponte di Frassine, cattura il Moriglione; si avvicina a Rovigo con il Cardillo, entra nella città, giunge sulla piazza e coglie gli avversari in disordine. Nello scontro  è ferito alla mano. Si reca a Venezia in Collegio: a lui (ed ai suoi uomini) viene assegnato un premio di 500 ducati.

Ott. Veneto

Si dirige verso Verona con Giacomo da Vicovaro ed il Bua. A Porcile (Belfiore) si trova la strada sbarrata da una palizzata; la rompe, attraversa l’Adige e ciascun condottiero  prende una direttrice diversa per convergere, alla fine, tutti insieme sugli spagnoli che vengono sorpresi nottetempo nel loro campo. Ritorna ai suoi alloggiamenti con il Vicovaro , il Bua e 300 cavalli carichi di bottino.

Nov.

Staziona al campo di Legnago.

Dic. Veneto e Lombardia

Si reca a Venezia; è presente alla riconciliazione pubblica organizzata da Niccolò Vendramin e da Andrea Gritti tra l’Alviano e Renzo di Ceri. Il Baglioni chiede una condotta di 150 uomini d’arme ed una provvigione annua di 3000 ducati: gli viene proposta una condotta di 100 uomini d’arme ed una provvigione di 1000 ducati per l’anno di rispetto. Non accetta. E’ inviato alla guardia di Bergamo; con Mercurio Bua cattura 300 cavalli imperiali  fermi presso tale località.

1515
Feb. apr. Veneto

L’Alviano organizza a Padova una giostra  cui partecipano 60 concorrenti. Il premio in palio sono 100 ducati. La giostra, dopo tre giorni, è vinta da una lancia spezzata del Baglioni. Sempre nella medesima circostanza  prende parte ad una seconda giostra (con il suo seguito di sei uomini d’arme) contro la squadra di Sertorio da Collalto. Ottiene la vittoria. Ad aprile segue i lavori di fortificazione di Padova; nella città è raggiunto dalla moglie che vi è accolta dall’ Alviano e dal provveditore generale Domenico Contarini. Sono con lui anche Laura Signorelli ed il figlio Ottaviano.

Mag. Friuli e Veneto

Ad Udine con i suoi uomini: costoro non vogliono allontanarsi dalla città e trasferirsi a Vicenza se prima non siano loro saldate tre paghe.

Giu. Veneto

A Vicenza;  sorprende con il Bua verso Lonigo 60 fanti spagnoli di cui metà sono uccisi e venti sono condotti a Vicenza. Alla difesa di Padova.

Lug. Veneto

Contrasta gli avversari nel Polesine.

Sett. Lombardia

Partecipa alla battaglia di Melegnano.

Ott. nov. Lombardia

Prende parte all’assedio di Brescia; conduce un assalto alla Porta di San Nazzaro che viene respinto dalle artiglierie nemiche con la perdita di più di 300 soldati. Ne segue una sortita improvvisa di 1500 schioppettieri del Moriglione che mette in fuga le truppe della Serenissima e permette agli spagnoli di inchiodare alcuni cannoni. A novembre il Baglioni viene ferito in maniera leggera ad una mano dai detriti provocati da un tiro di artiglieria.

Dic. Lombardia

Il Consiglio dei Savi gli riconferma la condotta per un anno; il Baglioni, non contento, chiede il permesso di recarsi a Venezia. Passa per Toscolano Maderno con 80 lance.

1516
Gen. Veneto

Lascia Brescia, transita per Ostiglia e si dirige verso Verona.

Feb. Lombardia

Rientra nel bresciano; con Mariano da Lecce e Baldassarre Signorelli prepara un’imboscata al ponte di Bagnolo Mella: l’esito è negativo e finisce con la cattura, da parte degli avversari,  del capitano veneziano Camillo da Martinengo.

Mar. Veneto e Lombardia

Si trova in varie riprese a  Peschiera del Garda, alla difesa di Crema e, per finire, con il Bua  sotto Milano. Colloca il suo campo nei borghi di Porta Romana; si fa valere con bravura  nel respingere un attacco spagnolo alla città. E’ lodato dal provveditore generale Andrea Gritti per il valore dimostrato alla difesa di Milano.

Apr. 100 lance e 50 cavalli leggeri Lombardia

Entra di notte nel castello di Lodi con la compagnia di Gian Giacomo da Trivulzio (sono uccisi 30 guelfi e vengono messi in fuga Niccolò Varolo e Ludovico Vistarini). Attraversa l’Adda e punta su Crema con 130 lance e venti archibugieri; si unisce con il Martinengo e rientra nel lodigiano per controllare i movimenti degli avversari: ha una nuova scaramuccia e venti lance mettono in fuga 200 fanti. Il Consiglio dei Savi gli aumenta la condotta da 80 a 100 uomini d’arme e da 40 a 50 quella dei balestrieri  a cavallo. Si collega con il provveditore degli stradiotti Giovanni Vitturi e con alcuni capitani di cavalli leggeri (Camillo da Martinengo, Giampaolo da Sant’ Angelo, Mariano da Lecce, Baldassarre Signorelli ed Annibale da Lenzo, 200 cavalli): prepara a Monticelli Brusati un  agguato al marchese di Brandeburgo che da Salò si sta dirigendo verso Brescia con i denari di una taglia posta alla comunità. Nell’imboscata cadono 200 fanti che sono tutti uccisi, con l’eccezione di tre soldati risparmiati per avere informazioni sui movimenti degli avversari. Appoggia il Martinengo ed il Vitturi verso Melzo e Lodi nel tagliare le linee di rifornimento ai nemici; affianca  Antonio da Martinengo e Pietro da Longhena su Pontoglio.

Mag. Lombardia

Raggiunge a Spirano con 100 lance Teodoro da Trivulzio ed il Connestabile di Borbone. E’ nominato conte di Bettona con il padre dal papa Leone X.

Giu. Veneto

Si porta a Legnago con il Vitturi ed il  Contino (300 stradiotti emolti fanti romagnoli) per contrastare gli imperiali. Si collega poi con il provveditore Giovanni Paolo Gradenigo, sposta il campo ad Albaredo d’Adige, getta un ponte nel fiume e danneggia i raccolti attorno a Verona. Si reca a Venezia; a fine mese è inviato alla difesa di Padova minacciata da un’incursione degli imperiali (8000 fanti, 800 cavalli e diciotto pezzi di artiglieria). Nella città si insedia al campo di Brentelle con Giovanni Naldi.

Lug. Veneto

Ritorna a Venezia con il Gradenigo;  gli viene consegnato del denaro.

Ago. Veneto

Prende parte all’assedio di Verona. A fine mese si accampa alla Tombetta con 200 uomini d’arme, 1500 fanti e 300 cavalli leggeri. Mette le sentinelle di guardia sull’Adige. Giorgio Frundsberg e Marco Sittich (2000 fanti tedeschi) e Francesco Maldonado (1000 fanti spagnoli) escono nottetempo da Porta Calzari, marciano lungo la riva dell’Adige ed assalgono Tombetta. I lanzichenecchi non fanno prigionieri: uccidono chiunque incontrino; agli uomini d’arme è tagliata la gola. Diverso è il comportamento dei fanti spagnoli che fanno prigionieri. Il Baglioni alloggia all’ospedale con molti uomini d’arme e fanti. Gli avversari lo assalgono nei suoi alloggiamenti, per cui, dopo essere stato ferito, corre anche il rischio di essere catturato. Nell’ azione sono uccisi 500 veneziani tra fanti e cavalli. Il bottino ricavato dagli attaccanti comprende novanta buone cavalcature, otto buoi e due muli carichi di saponi, cappe di seta ed altri beni preziosi.

Sett. Veneto

Si lamenta per il disordine imperante nel campo veneziano; con Gabriele da Martinengo assale il bastione di Porta Vescovo per rovinarlo con i guastatori. E’ colpito da una palla di schioppetto che non trapassa l’armatura. Conduce con Antonio da Castello altre operazioni offensive al medesimo bastione che si rivelano parimenti senza esito. Si sposta con Babone Naldi al Campo di Marte con 300 cavalli e 400 fanti. I suoi uomini respingono una sortita portata da 30 cavalli spalleggiati da 200 fanti. Si ritira nel campo fortificato di Albaredo d’Adige perché stanno arrivando numerose truppe in rinforzo ai difensori di Verona. Prende parte ad un consiglio di guerra.

Ott. Veneto

Abbandona il campo senza licenza e si reca a Venezia per reclamare il  versamento di cinque paghe e per chiedere per il fratello Orazio la condotta già di Giampaolo da Sant’ Angelo. E’ ricevuto dal doge che lo invia al Consiglio dei Savi.  Rientra ad Albaredo d’Adige; si dirige nuovamente a  Venezia per protestare per il ritardo delle paghe.

Nov. Veneto

Si unisce a Caldiero con Camillo da Martinengo ed il Gradenigo (200 uomini d’arme). A metà mese respinge a Colognola ai Colli un attacco portato da 1000 fanti spagnoli. Gli sono catturati 35 cavalli.

1517
Gen. Veneto

Al termine del conflitto, a metà mese, entra in Verona per Porta Calzari al seguito di Teodoro da Trivulzio. Sverna con i suoi uomini nel padovano;  ha modo di lamentarsi, una volta di più, per le modalità di pagamento della sua condotta. Si offre, nel contempo, ai pontifici. A Venezia il suo operato è lodato da Andrea Gritti.

Mar. Veneto

A Venezia in Collegio.

Mag. Chiesa

 

Comp. ventura

 

Umbria

Lascia Cittadella con il permesso del Collegio e si dirige a Perugia con otto/dieci lance. Difende la città dagli attacchi di Francesco Maria della Rovere.

……………. Veneto ed Umbria

Al cessare delle ostilità rientra in Umbria. Nell’ anno il costo della sua compagnia è valutato dai veneziani in 13500 ducati. Raggiunge il padre a Castiglione del Lago per respingere un improvviso attacco condotto da Gentile Baglioni. Si avvia a Montegualandro con numerosi fanti e cavalli per impedire il passo a Filippo Ranieri venuto in appoggio allo zio Gentile. Segue una tregua fra le parti ad opera del vicelegato pontificio a Perugia, il vescovo di Famagosta Matteo Ugone. Sempre sulla fine dell’anno è chiamato a far parte del collegio che nomina in Perugia i capitani delle porte. La durata dell’ incarico è prevista in sei mesi e lo stipendio è di 200 fiorini.

1518
Gen. Veneto

Da Città di Castello punta su Venezia; protesta in Collegio per il ritardo delle paghe.

Ott. Veneto e Lombardia

Si reca in incognito alla fiera di Crema; giunge alle porte di Peschiera del Garda e si rifiuta di dare le sue generalità. Ne nasce una zuffa con i soldati di guardia nel corso della quale viene colpito da un sasso.

1519
Mag. Lombardia

Staziona nel bergamasco con la sua compagnia.

Giu. Toscana

A Firenze per il battesimo di Cosimo, primogenito di Giovanni dei Medici. E’ uno dei padrini del neonato (futuro duca e granduca di Toscana) con il cardinale dei Rossi.

1520
Gen. Veneto

Rientra a Venezia e chiede licenza di andarsene; per restare domanda che la sua provvigione sia ritoccata da 1000 a 2000 ducati. E’ ricondotto dal Consiglio dei Savi per un anno di ferma ed uno di rispetto.

Mar. 478 cavalli Veneto Lazio ed Umbria

Ottiene il permesso di recarsi a Roma presso il papa Leone X per conto del padre. Al termine della missione rientra in Perugia. E’ convocato ancora a Roma allorché il padre  è incarcerato in Castel Sant’Angelo. Con il cognato Camillo Orsini si reca a Paciano dallo zio Gentile per indurlo a riconciliarsi con il padre. Tutto inutile. Abbandona nottetempo Perugia con molti uomini; fugge a Spello con il fratello Orazio. Da qui si trasferisce nel regno di Napoli.

Apr. Baglioni Chiesa Abruzzi Umbria e Veneto

Si rifugia negli Abruzzi per la via di Gavelli; è ospitato in L’Aquila da Ludovico Franchi. Raduna truppe e rientra nello spoletino a Monte Pianciano. Alla fine reputa inutile la  sua iniziativa, per cui decide di raggiungere Venezia  e di  riprendere il suo incarico. Vive a Padova.

Mag. giu. Venezia Impero Ottomano Friuli

Si muove in Friuli con i suoi balestrieri a cavallo per rispondere ad eventuali scorrerie dei turchi nella regione. A giugno entra in Perugia il congiunto Gentile.

Sett. Lombardia

I suoi balestrieri sono utilizzati nel bergamasco per un’azione di polizia indirizzata alla ricerca degli assassini del vescovo di Recanati e di Macerata Ludovico Tasso.

1521
Gen. Veneto

Si incontra a Cittadella con l’Orsini.

Mar. Veneto

Chiede una casa a Padova perché vuole trasferire i propri famigliari nel veneziano.

Mag. Veneto

E’ citato con Bernardino di Montone, Teodoro da Trivulzio e Giulio Manfrone tra i relatori di uno studio sulle fortificazioni di Padova consegnato al Consiglio dei Savi. Segue a Padova l’addestramento per l’utilizzo delle artiglierie;   abita ora a Cittadella.

Giu. Veneto

Lascia Cittadella e si porta a Verona con 100 uomini d’arme : è stata, infatti, scoperta a Milano una congiura anti-francese favorita dai partigiani degli Sforza. Sovraintende agli apprestamenti difensivi ed alle artiglierie della città. E’ segnalato con note lusinghiere a Venezia dal podestà di Verona Leonardo Emo.

Lug. Veneto

Ha ai suoi ordini a Verona 600 fanti.

Ago. Venezia Impero Veneto

Prende parte ad un consiglio di guerra con Guido Naldi ed i rettori di Verona al fine di valutare la richiesta di 6000 fanti tedeschi che, da Trento, hanno chiesto il passo per unirsi con l’esercito imperiale sul Po. Viene inviato in ispezione sui passi;  il permesso non gli è accordato. Appoggia il capitano del Garda Niccolò Barbaro, perlustra le rive del lago con Giovanni Naldi e Marco da Napoli, rientra a Verona al termine della missione. Si porta a Caprino Veronese con Giano Fregoso per impedire che transitino  per tale località 8000 fanti svizzeri e tedeschi diretti a Mantova. I soldati tedeschi passano in ogni caso per il veneziano a causa dell’ inazione di Giampaolo Manfrone.

Sett. Veneto

E’ sempre alla guardia di Verona con 945 fanti, 100 lance e 50 balestrieri a cavallo.

Dic. Comp. ventura Chiesa  Perugia Veneto Emilia Romagna e Marche

Alla morte del papa Leone X si reca a Venezia;  chiede il permesso di rientrare a Perugia. Ottiene una risposta dilatoria, ritorna a Verona e da qui si unisce con il della Rovere ed il fratello Orazio per scacciare da Perugia Gentile Baglioni. Tocca Ferrara e Rimini; aiuta il della Rovere a recuperare il ducato di Urbino. Si avvia verso Perugia, si impadronisce di Collelungo a spese degli orvietani.

1522
Gen. Umbria e Toscana

Perviene a Civitella Benazzone ed a  Ponte Valleceppi; conquista molti castelli del  perugino. Perugia si leva a rumore alla notizia che il Baglioni è giunto con una scorreria al borgo di Fontenuovo. Gli attaccanti si accampano a Monterone dopo avere lasciato Lindarno. Poiché a Roma la sede pontificia è sempre vacante, il collegio dei cardinali ordina ai fiorentini di lasciare la difesa della città ed a Malatesta, Orazio e Gentile Baglioni di recarsi a Roma. Malatesta non accetta e si avvicina sempre più a Perugia; tocca Ponte San Giovanni e Bastia Umbra con il della Rovere e Camillo Orsini alla testa di 200 uomini d’arme, 300 cavalli leggeri e 5000 fanti. Conclude inizialmente un accordo con Gentile Baglioni per entrare senza problemi in Perugia; il patto viene  subito infranto allorché nella città entrano rinforzi pontifici condotti da Vitello Vitelli e da Guido Vaina (120 uomini d’arme, 200 cavalli leggeri e 2500 fanti) per cui il numero dei difensori sale a 150 lance, 4000 fanti e molti cavalli leggeri. Malatesta Baglioni alloggia  nel convento di San Domenico: Perugia è attaccata da borgo San Pietro (dove Malatesta agisce personalmente), da Porta Sole e da Porta Borgna.  Sette pezzi di artiglieria, forniti da Alfonso d’Este, battono le mura e riducono al silenzio i  cannoni avversari; altri pezzi vengono collocati sul campanile del convento  di San Pietro. E’ respinto un  primo lungo assalto che viene condotto dal della Rovere alla Porta di Santa Giuliana. Vitello Vitelli abbandona di notte la città a seguito della ferita riportata al piede destro da un colpo di schioppetto; il fatto scompagina i difensori ed il Baglioni (seppur ferito ad una coscia) può entrare in Perugia alle prime luci dell’alba, su invito del vicelegato Francesco Pitta, per la Porta di San Pietro. Nel combattimento tra gli attaccanti sono uccisi 200 uomini, tra cui Rodolfo da Marsciano e Paolo Corso; tra i difensori restano sul terreno 8/10 persone. Viene accolto con molte attestazioni di festa dalla popolazione, dal suono delle trombe e delle campane. I suoi uomini, viceversa, sono bloccati nel borgo di San Pietro, fuori delle Due Porte,  per il timore dei cittadini di subire il sacco. Con la vittoria prosegue verso Siena con il della Rovere ed il fratello Orazio per rimettere alla signoria della città Lattanzio Petrucci. Il tentativo fallisce.

Feb. Perugia Firenze Chiesa Umbria

E’ assalito dai fiorentini condotti da Giovanni dei Medici; rientra in Perugia e vi  coordina i lavori difensivi. L’Orsini con fanti e cavalli sorveglia l’ingresso nella città da Porta San Pietro; Marzio Orsini con i Signorelli si colloca a Porta Borgna; Onofrio di Santacroce con i della Cornia si pone alla Porta di Santa Susanna; Orazio Baglioni a quella di Sant’Angelo, Filippo Ranieri ed i Tei, infine, a quella del Sale. Il Baglioni prende posto nella piazza. Gli avversari si fermano ad Olmo; tentano un assalto alla Porta di Santa Susanna che viene respinto. Il collegio dei cardinali  impone al Medici di desistere dalla sua azione.

Mar. Lazio

Viene costretto a firmare la pace con i congiunti. Si reca a Roma.

Apr. Lazio ed Umbria

Rientra in Umbria ed è informato che il fratello Orazio si è impegnato per suo conto con il cardinale dei Medici affinché entrambi militino per Firenze contro il cardinale di Volterra Francesco Soderini e Renzo di Ceri. Non ratifica l’impegno  perché in precedenza ha ricevuto del denaro per assoldare 100 cavalli leggeri e 2000 fanti proprio dal Ceri. Nel contempo si finge ammalato per non unirsi con quest’ultimo a Castel della Pieve.

Mag. Umbria

E’ bloccato in Perugia dal mal francese.

Giu. lug. Venezia 100 lance e 50 cavalli leggeri Umbria

Ristabilitosi a luglio, transita per Ferrara ed è ricevuto onorevolmente in Collegio a Venezia.

Ago. Venezia Francia Veneto

Si propone vanamente come governatore generale al posto di Teodoro da Trivulzio.

Sett. Lombardia

Sorveglia le rive dell’ Oglio.

1523
Giu. A metà mese si lamenta con il papa Adriano VI perché la Santa Sede vuole privarlo di alcune concessioni apostoliche da lui godute da più anni nel Chiugi verso il lago Trasimeno.
1524
Feb. Veneto

A Padova per curarsi dai suoi malanni.

Apr. Lombardia

Guarito, prende parte all’assedio di Caravaggio. La località  si arrende a patti.

Mag. Lombardia

Lascia Caravaggio con Giano Fregoso; si collega a Trezzo sull’Adda con  il duca di Milano, Girolamo Morone e Giovanni dei Medici per un consiglio di guerra.

Lug. Veneto

A Venezia in Collegio: è sempre affetto dal male francese. Domanda di essere trasferito a Zara ed in Dalmazia per provvedere alle opere difensive di tale città e dell’intera regione. Ritorna in Collegio prima di partire per la nuova destinazione.

Sett. Croazia

Invia da Zara un suo progetto inerente la fortificazione della città e quella del castello di Novigrad: il piano viene discusso in Collegio.

Nov. Veneto

Rientra a Venezia, si incontra con il doge Andrea Gritti;  discute in collegio il lavoro svolto in Dalmazia.

1525
Giu. Veneto

Su sua richiesta ottiene la cittadinanza di Verona.

……………. Nonostante che sia assente fisicamente dall’Umbria è in grado di sostenere le ragioni della moglie per quanto riguarda l’eredità della madre Imperia, contesa anche da Achille Monaldeschi e dalla moglie di quest’ultimo Tradita. Segue un processo a Perugia.
Veneto e Lombardia

Prende parte a Verona ad un consiglio di guerra con il della Rovere, nuovo capitano generale della Serenissima, e con il provveditore generale Piero Pesaro. A Brescia.

Nov. Lombardia

Passa alla guardia di Crema; prende alloggio nella casa dei Sant’Angelo vicino alla Porta Umbriano. Ha qualche screzio con Babone Naldi; provvede a rafforzare le difese cittadine e  fa introdurre in Crema molte vettovaglie.

Dic. Lombardia

Controlla il territorio di Orzinuovi; informa il Consiglio dei Dieci su alcune pratiche intrattenute con alcuni abitanti di Cremona, Romanengo e Soncino che si sono offerti di collaborare con i veneziani. Ha un benestare di massima. Mentre staziona in Lombardia gli orvietani si impadroniscono di quei castelli dei quali egli si è impossessato anni prima a nome della suocera e della moglie. Il Baglioni fa uccidere il capitano che ne è alla guardia e non lascia occasione per vendicarsi degli orvietani.

1526
Feb. Lombardia

L’ultima domenica di carnevale organizza nel suo palazzo di Crema una cena di quattordici portate cui sono invitati ottanta commensali, comprese alcune nobildonne di Crema con i rispettivi mariti. Al banchetto partecipano molti capitani veneziani e tre capitani spagnoli di guardia a Soncino.

Mar. Lombardia

Il suo operato a Crema viene lodato dal provveditore generale Piero Pesaro.

Apr. Veneto

A Venezia in Collegio per illustrare i lavori approntati per la difesa di Crema.

Giu. Venezia Impero Capitano g.le  fanteria Lombardia

Ha l’incarico di seguire un trattato con Ludovico Vistarini al fine di impadronirsi di Lodi. Si porta a Chiari con l’Orsini ed il  della Rovere; a fine mese lascia Crema con 1200  fanti ed irrompe in Lodi dove il Vistarini gli fa trovare aperta la porta del bastione di Porta Milanese. Supera la resistenza degli spagnoli di guardia e con alcuni rinforzi, che hanno a loro volta infranto  le difese al bastione di Porta Reale, obbliga Fabrizio Maramaldo a rinchiudersi nella rocca. 800 fanti napoletani del presidio sono svaligiati e fatti prigionieri. Il Baglioni inizia a bombardare il castello con otto pezzi di artiglieria;  rifiuta 1000 scudi che gli sono proposti dagli imperiali per fare evacuare con un salvacondotto un capitano  ferito in combattimento. Viene respinto un attacco portato dal  marchese di Vasto Alfonso d’Avalos e da Giovanni d’ Urbina con 400 cavalli leggeri e 400 fanti spagnoli. Per l’impresa riceve le lodi del podestà e capitano di Crema Piero Boldù e del provveditore generale Piero Pesaro. Il Consiglio dei Savi lo nomina capitano generale della fanteria e gli concede una condotta di 1000 fanti e di 100 balestrieri a cavallo in tempo di guerra e di 50 balestrieri a cavallo in tempo di pace. La provvigione annua è portata a 1500 ducati. I cremaschi gli donano sei pezzi di artiglieria.

Lug. Lombardia

Segue il della Rovere al campo di San Donato Milanese; a Lambrate è testimone nel duello che oppone il Vistarini a Sigismondo Malatesta. Attacca i bastioni di Porta Romana a Milano; obbligato a ritirarsi, affianca il della Rovere a Melegnano; ne sostiene le tesi attendiste. Ha modo di rappacificarsi con Vitello Vitelli.

Ago. Lombardia

E’ inviato alla conquista di Cremona con 6200 fanti (di cui 1000 lanzichenecchi), 300 lance e 350 cavalli leggeri. Alla difesa della città si trovano 1400 lanzichenecchi, 350/400 fanti spagnoli, 120 cavalli leggeri e 90 lance. Il Baglioni invia in soccorso di Annibale Picenardi, assediato a sua volta dagli imperiali nel castello cittadino, prima 300 schioppettieri e poi altri 1900 fanti con molti guastatori che hanno il compito di distruggere le trincee costruite dai nemici. Inizia a battere con le artiglierie Porta Moso, si espone e rimane colpito alla celata da una palla di archibugio; sono abbattute  settanta braccia della cinta muraria. Il Baglioni non ritiene sufficiente tale risultato e si colloca in località Santa Monica, verso la Porta di San Luca, non lontano dal castello. Fa scavare due trincee, una in direzione del Po e l’altra verso un bastione: i risultati sono analoghi, per cui gli sono inviati in rinforzo altri 1200 fanti tedeschi, comandati da Michele Gaissmayr, ed altri 3000 condotti dal provveditore Pesaro. Cadono di notte altre cinquanta-sessanta braccia di mura: il Baglioni non sa approfittare dell’ occasione;  con il suo ritardo permette ai difensori di ovviare all’ inconveniente. Conduce un assalto generale che costa ai veneziani la perdita di 100 uomini tra morti e feriti (tra i primi Giulio Manfrone e Macone da Correggio) ed agli imperiali 500 uomini. Viene accusato di essere intempestivo; non trova di meglio che scaricare le proprie responsabilità su altri capitani come se fosse stato forzato ad ordinare l’azione. Presto falliscono due nuovi attacchi, condotti uno dal castello ed uno alla breccia procurata con l’artiglieria a Santa Monica. Il provveditore Pesaro gli invia altri 3000 fanti,  1000 svizzeri e nuovi pezzi di artiglieria. A fine mese progetta di assalire la città con 9150 fanti disposti in cinque batterie. L’Orsini tenta di assalire Porta Moso, mentre egli porta la sua azione verso Porta Po. La sua batteria composta di 2993 fanti, per lo più corsi e perugini, 150 uomini d’arme e 140 cavalli leggeri, si colloca su un terreno paludoso. I colpi di artiglieria provenienti da essa risultano pertanto troppo elevati per effetto del cedimento del suolo al rinculo; gli uomini dell’ Orsini, viceversa, si trovano di fronte ad un fossato protetto da più file di archibugieri che fiancheggiano e proteggono la porta. I veneziani sono respinti con la perdita di 189 morti, di 541 feriti e di 224 soldati che fuggono dal campo. Alla rassegna successiva la sua compagnia risulta composta di 89 lance (invece di 100) e di 41 balestrieri a cavallo (invece di 50). Il Baglioni si ammala ed è sostituito nel comando dallo stesso della Rovere.

Sett. Lombardia

A metà mese venti cavalli leggeri della sua compagnia si scontrano con 50 cavalli imperiali che stanno rientrando in Cremona: alcuni sono fatti prigionieri.

Nov. Lombardia

Si lamenta aspramente con i veneziani perché 25 uomini d’arme della sua compagnia sono stati trasferiti in quella di  Pietro da Longhena.

Dic. Lombardia

Appoggia  il della Rovere a Borgoforte per contrastare Giorgio Frundsberg ed i suoi lanzichenecchi. Si ammala nuovamente.

1527
Gen. Lombardia ed Emilia

Staziona con i suoi uomini a Bagnolo Mella; si reca a Venezia; è sempre affetto dalla lue; è criticato dal nuovo provveditore generale Alvise Pisani perché non è in grado di mantenere la disciplina nelle fanterie. A Parma  partecipa ad un consiglio di guerra con il della Rovere, il marchese Michelantonio di Saluzzo ed il commissario pontificio Francesco Guicciardini.

Feb. Lombardia

A Casalmaggiore; gli viene dato l’incarico di controllare gli imperiali fermi a Pizzighettone. Sempre indisposto ritorna verso Cremona all’annuncio che i lanzichenecchi sono sul punto di abbandonare il piacentino.

Mar. Emilia

Si sposta alla difesa di Parma con sedici bandiere di fanti e tre compagnie di cavalli leggeri. Attraversa l’Enza e raggiunge Castelnuovo di Sotto;  è segnalato a Budrio, a San Faustino ed a Giovita nel reggiano;  si accampa nei pressi di Rubiera. A Valverde.

Mag. Toscana

Procede in Toscana con Alvise Pisani: ai suoi ordini sono 80 lance spezzate, 26 uomini d’arme e 54 cavalli leggeri; altre 60 lance restano in Lombardia con il provveditore Domenico Contarini.

Giu.   lug. Veneto

I partigiani del Baglioni vengono scacciati da Perugia; è costretto a ritornare a Padova per curarsi.

Ago. Veneto

A Venezia in Collegio; ottiene il permesso di rientrare in Umbria.

Sett. Umbria

A Perugia, ove è accolto con tutti gli onori. Litiga negli stessi giorni con il fratello Orazio perché non vuole aiutarlo nell’ assediare nell’abbazia di San Pietro in Valle Braccio Baglioni che vi si è asserragliato.

……………. Firenze Siena 150 cavalli

e 1000 fanti

Toscana

E’ congedato a seguito dell’accordo trovato dal pontefice Clemente VII con i Colonna. Viene assoldato dai fiorentini con 150 cavalli e 1000 fanti affinché si porti nel Chianti a sostegno dei fuoriusciti di Siena contro il capoluogo.

……………. Umbria

Si incontra ad Orvieto con il marchese di Saluzzo.

1528
Apr. Chiesa

I veneziani gli richiedono di rientrare in Lombardia con 1000 fanti. Passa, invece, agli stipendi dei pontifici dopo che non hanno avuto buon fine le trattative per una nuova condotta con i fiorentini. le trattative sono seguite a Firenze dal suo rappresentante Cencio Guercio (Vincenzo Colombi) e dai  commissari della repubblica Raffaello Girolami, Cristoforo da Pacciano e Vincenzo Alessi.

Mag. Umbria

Ad Orvieto al fianco del papa: i veneziani cercano sempre di riaverlo al loro servizio. Il pontefice si dimostra favorevole al Baglioni cui affida oltre il beneficio delle “cacce nel Chiugi”, anche concessioni e privilegi che vanno a favore degli abitanti del suo stato. I perugini, grati, collocano il ritratto del Baglioni nel Pubblico Palazzo come esempio e stimolo di virtù.

Giu. Chiesa Rimini Romagna

Combatte Sigismondo Malatesta;  appoggia i pontifici al recupero di Rimini.

Lug. Chiesa Assisi Umbria

Ha l’incarico di riconquistare le rocche di Assisi, cadute nelle mani dei de Nepis. Espugna la prima fortezza e la seconda gli si arrende a patti dietro la consegna di 600 o di 1000 scudi. I difensori ne escono; di costoro ne fa impiccare uno (o dieci secondo le fonti) ed uccidere altri due con vari pretesti. I loro beni sono confiscati a suo favore. Guidone de Nepis riesce a mettersi in salvo.

Ago. Lazio ed Umbria

Raggiunge Clemente VII a Viterbo con 600 archibugieri e 400 cavalli leggeri; rientra a Perugia e fa rafforzare le difese cittadine.

Nov. Perugia Fuoriusciti Umbria

E’ molestato da Braccio Baglioni e da Pirro Colonna che godono del segreto appoggio dei pontifici. Affronta i rivali a Spello e li costringe a ritirarsi a Bevagna. La guerriglia continuerà anche per i primi mesi del 1529.

Dic. Umbria Il papa gli conferma le precedenti concessioni a suo favore .
1529
Apr. Francia Governatore g.le Umbria

 

Alla morte del cardinale Giulio Passerini il pontefice emette un breve per il quale la legazione di Perugia è affidata ad un suo nipote, il cardinale Ippolito dei Medici. Negli stessi giorni il Baglioni passa nominalmente allo stipendio dei francesi che gli preannunciano la consegna dell’ordine di San Michele; in realtà la condotta è stipulata per conto dei fiorentini. Gli viene riconosciuta una provvigione di 2000 scudi ed il comando di 1000 fanti in tempo di guerra. Ha il titolo di governatore generale perché capitano generale è nominato Ercole d’Este.

Giu. Umbria

Fa giustiziare a Perugia alcuni suoi uomini sospettati di tradimento. Si apprestano ad assalirlo Braccio Baglioni, Giovambattista Savelli e Pirro Colonna. Il primo si accampa a Norcia con i ghibellini fuoriusciti; il Savelli e Pirro Colonna raggiungono Pale, nei pressi di Foligno con 700 fanti e 350 cavalli.

Lug. Firenze Chiesa  Impero Umbria

Spedisce in Francia Benedetto Montesperelli e Vecchia Alessi. Al ritorno dalla loro missione costoro sono catturati dai pontifici con 3000 scudi (inviati al Baglioni dai francesi a conferma della sua condotta) sulla spiaggia di Rimini. Per rappresaglia il Baglioni fa catturare in Perugia il vescovo di Veroli, il vicelegato Ennio Filonardi ed il tesoriere apostolico Alfano Alfani; tenta, anche, di catturare il cardinale di Trani che si è fermato a Piegaro. Si adopera ad avere l’appoggio dei veneziani;  i fiorentini gli inviano in soccorso 1500 fanti. Clemente VII emette un breve ai suoi danni con il quale si proibisce a tutti i cittadini dello stato della Chiesa di combattere contro i pontifici, pena la dichiarazione di essere considerato ribelle, di avere i beni confiscati, di essere soggetti ad interdetto e di dovere subire altre pene sussidiarie; sempre il pontefice, spinge gli imperiali  ai suoi danni. Il principe d’Orange lascia gli Abruzzi e si impossessa in breve tempo di Bevagna, Montefalco ed Assisi da dove scaccia i presidi che vi sono stati posti dal Baglioni. I fiorentini inviano a Perugia Francesco Ferrucci e Benedetto da Verrazzano per dargli il comando delle loro truppe con cui contrastare l’avanzata degli avversari.

Ago. Umbria

Gli abitanti di Perugia gli danno in prestito 30000 scudi; difende la città con 3000 fanti;  il commissario fiorentino Zanobi Bartolini gli porta in rinforzo 250 cavalli ed altri 3000 fanti. Perde Spello, dove sono concentrate le sue truppe, la cui difesa è stata affidata al fratello Leone, figlio naturale di Giampaolo ed arciprete della cattedrale di Perugia.

Sett. Umbria e Toscana

Assediato in Perugia, si accorda con il principe d’Orange ed il cardinale legato Angelo del Monte che gli offrono valide condizioni per la resa. Viene assolto da tutte le censure ecclesiastiche; gli è concesso che la moglie ed i figli possano vivere nella città nel proprio palazzo. Perugia passa sotto il controllo dello stato della Chiesa. Gli sono assicurati la conservazione di alcuni domini in Umbria; gli è fatta la promessa che sarebbero stati tenuti lontani da Perugia i fuoriusciti Braccio e Sforza Baglioni; gli è concesso per spostarsi con un salvacondotto con i suoi uomini per la Toscana. I fiorentini inviano a Perugia Giovanni Battista Tosinghi con 1500 cavalli e 3000 fanti per autorizzarlo a trattare la resa; gli ingiungono, nel contempo, di portarsi con le truppe ad Arezzo onde unirle con quelle del commissario Zanobi Bartolini. Il messaggero non giunge in tempo perché il principe d’Orange ha già attraversato il Tevere dopo una piccola scaramuccia e trova il Baglioni disposto alla capitolazione. Il condottiero prende la via di Preggio e della Val di Pierla e perviene a Cortona ed a Arezzo; abbandona quest’ultimo centro rafforzato da altri 1000 fanti, tocca Montevarchi, Figline Valdarno e Firenze. Concentra le sue forze nel capoluogo; ai suoi ordini sono 7000 fanti esperti, 3000 ordinanze e 500 cavalli: l’esercito imperiale, al momento, è composto di 300 uomini d’arme, di 500 cavalli leggeri, di 2500 fanti tedeschi, di 2000 fanti spagnoli e di 6000 italiani.

Ott. Toscana

Si fortifica in Firenze sui Renai, nelle case dei Serristori, sulla riva sinistra dell’Arno, poste nelle vicinanze del colle di San Miniato. Ha inizio l’assedio della città da parte degli avversari.

Dic. Firenze Chiesa  Impero Capitano g.le Toscana

Passa in rassegna le truppe al Monte di San Miniato ed è eletto capitano generale  al posto di Ercole d’Este. La spesa complessiva per l’esercito ammonta a 70000 fiorini il mese. Al Baglioni è concessa una condotta di 1000 fanti, di 100 lance, di 25 lance spezzate e di 200 cavalli leggeri. La provvigione è stabilita in 6400 ducati; la ferma è di quattro mesi con un anno di beneplacito. Asseconda l’attacco di Stefano Colonna a Santa Margherita a Montici; dà il segnale della ritirata allorché vede che gli imperiali oppongono una fiera resistenza. Di seguito, decide una sortita ai danni degli avversari: fa uscire Ivo Biliotti e pone in agguato vari condottieri, quali Jacopo Tabussi, Marzio Orsini, Francesco Corso ed il Pacchiarino. Interviene loro contro Giovanni da Sassatello: Paoluccio da Perugia chiama la ritirata a suo nome.

1530
Gen. Toscana

Riceve lo stendardo della repubblica ed il bastone del comando di capitano generale dal gonfaloniere Raffaello Girolami in una solenne cerimonia svoltasi nella Piazza dei Signori. Pochi giorni prima della sua nomina il re di Francia dà pubblicamente ordine a lui ed a Stefano Colonna di abbandonare il servizio dei fiorentini; ad entrambi, in segreto, viene loro fatto sapere di non obbedire all’ ingiunzione.

Feb. Toscana

Minaccia di impiccare Giovanni da Vinci per avere lasciata incustodita la Porta di Santa Croce al fine di prestare soccorso ad Anguillotto da Pisa. Si occupa della costruzione di nuove opere di difesa specie alla Porta di San Gregorio; nella chiesa di San Niccolò le truppe giurano di combattere per la libertà di Firenze.

Mar. Toscana

A fine mese fa uscire da cinque porte diverse cinque schiere forti di 500/600 fanti ciascuna per assalire un cavaliere o una ridotta di fronte a Porta Romana. Una compagnia deve condurre a buon fine l’impresa mentre le altre hanno il compito di distrarre il nemico: un suo soldato diserta mezz’ora prima dell’ attacco ed avverte gli imperiali della prossima azione. Questa termina con la perdita per i fiorentini di una cinquantina di uomini. Ripete il tentativo due giorni dopo ma l’esito è ancora peggiore del precedente in termini di perdite subite. Seguono altre scaramucce a Pasqua e nei giorni successivi.

Mag. Toscana

Si sposta dagli Orti dei Serristori e colloca i suoi alloggiamenti nella via di San Felice, nel palazzo dei Bini, sito nel quartiere di Santo Spirito. Fa pure costruire un bastione nell’orto dei Pitti che si collega con le mura. Spinto dalle autorità perché accusato di condurre in lungo la guerra, esce dalla Porta di San Frediano, da San Pier a Gattolini e dal Monte di San Miniato alla testa di trenta compagnie: espugna un convento costruito sul poggio di Colombaia. Gli vengono contro Andrea Castaldo e da Marignolle Ferrante Gonzaga con la cavalleria. Si getta nella mischia sebbene infermo ed aspetta inutilmente i soccorsi che dovrebbero essergli portati da Amico da Venafro: questi, infatti, che ha il  comando di uno dei tre colonnelli non può intervenire in quanto è stato in modo barbaro ucciso il giorno precedente da Stefano Colonna. Dopo quattro ore di scontro il Baglioni è assalito anche dai fanti tedeschi per cui è obbligato ad ordinare la ritirata con la perdita di 200 uomini, tra i quali numerosi capitani come Ottaviano Signorelli e Vico Machiavelli. Negli stessi giorni ha alcuni abboccamenti con il vescovo di Faenza Rodolfo Pio, emissario del papa Clemente VII.

Giu. Toscana

Esce con Stefano Colonna per aggredire nottetempo i fanti tedeschi asserragliati nel monastero di San Donato a Polverosa. Si attesta sulla riva sinistra dell’Arno con 1500 fanti per impedire agli avversari, che si sono fermati sull’altra riva,  di attraversare il fiume e di prestare soccorso ai fanti tedeschi accampati a San Donato in Polverosa. Alle prime luci dell’alba fa suonare la ritirata per timore che la via del ritorno delle sue milizie possa essere tagliata fuori dalla cavalleria nemica. Spera sempre di raggiungere con i nemici un accordo tale da procurargli il loro favore.

Lug. Toscana

Invia Cencio Guercio da Pirro Colonna per cercare un accordo  tra le parti; tramite Bino Mancino Signorelli si incontra con lo stesso principe d’Orange, nei pressi delle mura, fuori Porta Romana.

Ago. Toscana

Cencio Guercio si reca ancora nel campo imperiale per convincere Ferrante Gonzaga a chiedere il sacco di Firenze in caso di mancata resa. Malatesta Baglioni interrompe i colloqui allorché il principe d’Orange pone come condizione preclusiva il rientro dei Medici in Firenze; in ogni caso promette all’avversario di non attaccare gli imperiali nel caso di un suo allontanamento dal campo per affrontare nel pistoiese le milizie di Francesco Ferrucci. Il Baglioni comincia a criticare l’operato delle autorità civili in pubblico ed in privato, si rifiuta di seguire Stefano Colonna in una sortita che definisce folle, impedisce che siano inviati in soccorso al Ferrucci 2000 fanti. Con la sconfitta e la morte del commissario a Gavinana vuole spingere i fiorentini alla pace;  li ragguaglia sulla pessima situazione dal punto di vista militare. Zanobi Bartolini, suo amico, viene privato dal Consiglio degli Ottanta dell’incarico di commissario generale. Ciò indispone il condottiero a tal punto che spedisce ancora Cencio Guercio da Ferrante Gonzaga, divenuto nel frattempo capitano generale per la morte del principe d’ Orange. La Signoria non accetta le condizioni di resa da lui trattate e gli ordina di allontanarsi da Firenze per combattere gli avversari. Si rifiuta di obbedire. Chiede licenza di lasciare la città; quando questa gli è accordata è costretto a rivelare il suo vero disegno. Sono inviati 2 ambasciatori per portargli il congedo (peraltro espresso in termini onorevoli). Il Malatesta reagisce a modo suo; sorpreso dall’iniziativa pugnala Andreolo Niccolini senza voler leggere l’atto; l’altro, lo Zati, si salva dandosi alla fuga. Il gonfaloniere Niccolò Capponi comanda alle sedici compagnie della milizia civica di assalire nelle sue case il condottiero perugino, solo otto obbediscono all’ordine: un capitano di fanti guasconi (il Vaviges) si offre di attaccare con la sua compagnia le truppe perugine; 400 giovani fiorentini, viceversa, si schierano con le armi nella Piazza di Santo Spirito a sostegno del Baglioni. Il condottiero, da parte sua, invia Morgante da Perugia a rompere la Porta di San Pier a Gattolini e gli ordina di allontanarne Caccia Altoviti che ne è alla guardia. Fa  entrare nei bastioni  Pirro Colonna, disarma la guarnigione di Porta Romana. si asserraglia nel bastione di San Niccolò e fa puntare le artiglierie contro la città. Viene raggiunto dai partigiani dei Medici, gli è restituito il comando, il Bartolini è reintegrato nel suo incarico cosicché può  negoziare in modo ufficiale la capitolazione della repubblica con l’inviato del papa, il commissario generale pontificio in Toscana Baccio Valori. Quest’ ultimo entra in Firenze ed è ospitato dal Baglioni nella casa dei Puis in cui il condottiero ha posto la sua ultima residenza. I capitoli sono presto firmati, a metà mese, a Santa Margherita a Montici nella villa del Guicciardini con Ferrante Gonzaga, capitano dell’esercito cesareo ed il Valori.  Quest’ultimo lo ringrazia con un breve pontificio per l’attività prestata. Il condottiero chiede di potere ritornare a Perugia come signore della città; nello stesso tempo, sempre durante la sua permanenza, fa imprigionare un frate domenicano,  Benedetto da Foiano, e lo spedisce dal pontefice perché durante le operazioni di assedio della città ha predicato ai fiorentini a favore della libertà. Nei medesimi giorni i suoi fanti corsi e perugini si rivoltano intimorendo con con le loro violenze  la popolazione; mettono sottosopra la Piazza di Santa Croce. Il Baglioni viene fatto prigioniero dai suoi uomini; convince i fiorentini, se vogliono evitare il sacco delle loro case, a consegnare agli insorti 10000 ducati.

Sett. Toscana e Umbria

Clemente VII, dopo pochi giorni, gli intima di abbandonare Firenze con le sue truppe; il Baglioni si offre ai veneziani tramite l’ambasciatore Capello. Si allontana dalla città dopo che l’ordine gli è ripetuto dal commissario apostolico; porta con sé due giovani leoni, molto denaro e gioielli donatigli dai fiorentini (drappi, catene d’oro ed altro), nonché 10/ 12 pezzi di artiglieria che gli sono stati donati  dai reggenti del nuovo stato. Durante la marcia i suoi uomini mettono a sacco i territori di San Casciano, Poggibonsi, Staggia. Il Baglioni, infine, è raggiunto da altri due brevi pontifici con i quali gli sono concessi i redditi del Chiugi, la signoria di Bettona, Bevagna, Limignana e Castelbono. Rientra trionfalmente in Perugia e vi fa subito uccidere un rivale politico. Due mesi dopo acquisterà nella città, fuori Porta Borgna fino alle fonti di Veggio, alcuni poderi da destinare a giardino. Da ultimo con i frutti del bottino inizia a costruire, sempre a Perugia, un palazzo che sarà poi incorporato nella rocca Paolina.

……………. Umbria

Deve riguardarsi dagli intrighi del cardinale Ippolito dei Medici che favorisce in Perugia il partito di Braccio Baglioni. Consegna al fedele Cencio Guercio alcune lettere da essere inviate a numerose personalità politiche nelle quali cerca di giustificare il proprio tradimento.

1531
Mag. Umbria

Il cardinale dei Medici lo costringe a ritirarsi a Bettona.

Dic. Umbria

Muore per un attacco di lue a Bettona la vigilia di Natale. E’ sepolto a Perugia. Nella stessa occasione il corpo del fratello Orazio, già sepolto a Spello, e quello di Malatesta sono oggetto di solenni esequie nella chiesa di Monte Luce con orazione di Mario Podiani; entrambi sono sepolti nella chiesa di San Domenico ai lati dell’altare maggiore. Il corpo di Malatesta viene riposto in una cassa coperta di broccato d’oro; il sepolcro, più tardi, sarà fatto abbattere nel 1540 su ordine del papa Paolo V;  il corpo verrà interrato con quello di altri Baglioni nella cripta sottostante. Esistono sue immagini in una medaglia offerta alla Madonna dagli abitanti di Collazzone nel 1512, negli statuti cittadini pubblicati nel 1528; altri suoi ritratti compaiono nelle opere del Pomarancio, del Vasari e nel poema in ottava rima di Mambrino Roseo sull’assedio di Firenze. Un suo ritratto viene pure posto dai perugini nel Pubblico Palazzo come esempio e stimolo di virtù per i posteri. Anche tale immagine sarà fatta rimuovere, pochi anni dopo, nel 1544, dal legato pontificio, il cardinale Crispo.

 CITAZIONI

“Sebbene indebolito e quasi attratto da lunghe malattie, egli non era men riputato per coraggio che per militare perizia..Sapeva farsi amare e rispettare dai soldati, sebben contenesseli nella più severa disciplina.” INGHIRAMI

“E’ zovene, fa ogni fazion..fa l’oficio di bombardier e fino dil guastador, adeo l’hò ripreso; lui vol faticharsi e merita laude” Giudizio del provveditore generale ANDREA GRITTI riportato dal SANUDO

“Val più che Zuan Paulo suo padre.” SANUDO

“Se i molti ritratti che di costui furon fatti, anche di celebri artisti, sono veri, il suo carattere volpino fa singolare contrasto con la marziale, aperta, e bella fisionomia, forse perché i casi più che l’indole lo ridussero a mal fine: e se egli fosse morto pochi anni prima, avrebbe lasciato bella fama di sé, quant’altro mai ne lasciasse condottiero italiano.” BONAZZI

“Giovane valoroso..Astuto e valoroso capitano..Fu quel che diede gran riputattione alla famiglia.” GIOVIO

“Divenne celebre Capitano.” SANSOVINO

“Costui sapeva sì bene ordinare le fazioni, che sempre faceva li nostri (i fiorentini) con disavvantaggio combattere.” GIANNOTTI

“Impigro duci” CAPELLA

“Puissant capitaine.” PERRENS

“Astuto e valoroso cavaliere.” PANVINIO

“Era di cuore grande, ed ardore buono per la guerra, molto amato dalli suoi soldati li quali da lui erano trattati bene. Ma fu cattivo assai per noi (fiorentini) perché fece achordo con papa Clemente, e ci tradì.” Da una cronaca coeva riportata dal VERMIGLIOLI

“Fe grandissime defese potrem dire contro un papa, uno imperatore e un exercito Spagnolo che era suto sempre vittorioso, e fatte grandissime prove et battaglie in Italia, et for d’Italia, e potrem dire che se el papa avea fatto partire Malatesta da Peroscia, luje avea tenuto el papa fuore de casa.” Dai ricordi di G. DI COSTANTINO riportati dal VERMIGLIOLI

“Se Malatesta fino dalla sua prima età era infermo e quasi storpio, era noto per coraggio ed illustre per militari talenti. Gli eserciti veneziani da lui comandati con brillante fortuna lo avevano renduto celebre fra le italiane milizie, e diceasi che a somiglianza dei grandi capitani dell’antichità sapesse far rispettare la più severa disciplina senza far venir meno in esso l’amor verso il suo capitano.” VERMIGLIOLI

“Qui dentro il quarto Malatesta stassi/ Che l’Italia sol da mille affanni e lai/ Tolse con l’arme, e tu Perogia il sai/ Qual dal barbar furor più volte extrassi./Fidel fu sempre a ciascun suo Signore/ E se Fiorenza ne’ bisogni il volse,/ Servè salvando Lei d’ambo l’honore.” Da un epitaffio di L. BINA MANTOVANO riportato dal VERMIGLIOLI

“E’ forse risultato dalle pagine precedenti come il suo tradimento non fosse così inesplicabile, o preparato così deliberatamente come si pensò fin qui. E’, peraltro, difficile di temperare molto il verdetto del doge veneto: “Egli ha venduto quel popolo e quella città e il sangue di que’ poveri cittadini a oncia a oncia e messoci un cappello del maggior traditore del mondo.” ROTH

“Egli era stato un traditore. Mandò per tutte le corti cartelli di sfida a chiunque osasse chiamarlo traditore; i suoi sicarj, i suoi bravi giravano in tutte le città per smentire questa fama. Erano derisi e rimandati con la risposta: che non faceva mestieri di duelli; chi dubitava essere stato traditore malatesta?.” ADEMOLLO

Alla battaglia di Ravenna”El baglion malatesta che non suole/ saper al mondo quel che sia paura/ divenne come sotto il caldo sole/ el ghiaccio, che suoi raggi poco dura/ perché mai più non fu né per parole/ udito ragionar, né per scrittura/ la maggior uccision, né maggior stratio/ da far esser Neron di piera satio./…/El baglion malatesta fu trovato/ come il ciel volse, & sua buona ventura/ ferito a morte sopra il verde prato/ fra gli altri uccisi in quella guerra dura/ da li franciesi che l’hebber portato/ in ravenna, ove con solenne cura,/ perché conobber quel guerrier soprano,/ lo fecero medicar fin che fu sano.”/…/ (Alla battaglia di Creazzo) Così il baglion ardito malatesta sopra d’un sasinato suo destiero/ fra li nemici con molta tempesta/ gir si vedeva come un leon fiero/ e di menar il stocco mai non resta/ giettando hor questo, hor quello sopra il sentiero/ con infiniti affanni, e molta voglia/ e più combatte ha di combatter voglia.” DEGLI AGOSTINI

“…fu primo: almo, e pregiato/ ornamento, e splendor, dell’età nostra.” ROSEO

“E da Perosa guerier Malatesta/ fiol di Ioanpaul sì famoso/ che fe gran prova con la lanza in resta/ a quanti li scontrò fe a l’arato.” DE’ SORCI

“Che Malatesta tradì è indiscutibile, ma sotto certi aspetti la sua azione fu un calcolo politico necessario..l’unico modo per mantenere la signoria di Perugia, trovandosi in mezzo tra un papa Medici e Carlo V.” RENDINA

“Buon soldato della signoria di Venezia,..fatto aiutante di Bartolomeo di Alviano ch’eragli maestro e duce nel governo delle armate e ne’ particolari dell’arte di guerra.” FABRETTI

 

   BIOGRAFIE SPECIFICHE

-G. B. Vermiglioli. Le imprese militari di Malatesta IV Baglioni. Narrazione storica.

-A. Fabretti. Vita e fatti d’arme di Malatesta Baglioni condottiero dei fiorentini.

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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